domenica 8 marzo 2020

pc 8 marzo - La Marina Militare e le sue gerarchie sono una fogna a Taranto come a la Spezia

Corruzione in Marina: inchiesta alla Spezia, spuntano tre indagati

I pm sono pronti a chiedere il rinvio a giudizio di tre persone. Primi blitz nel 2014, poi gli arresti di Di Guardo e Nervi
La Spezia – Tre richieste di rinvio a giudizio per fatti di corruzione avvenuti alla Spezia, nell’ambito del sistema di tangenti in Marina, scoperchiato a Taranto dal procuratore Maurizio Carbone. La costola spezzina dell’inchiesta si avvia a conclusione. Si parla di tre indagati, per i quali è stato richiesto il processo. L’istanza sarebbe già stata firmata. Il fascicolo è nelle mani del magistrato Claudia Merlino, in coordinamento con il procuratore generale Antonio Patrono. Per la prima volta si parlerà di tangentopoli militare spezzina, dopo i ripetuti arresti tarantini di ufficiali che avevano legami stretti con la base militare della città.

Non era mai accaduto. I tre filoni della tangentopoli tarantina, tutti legati a giri di mazzette e appalti pilotati, avevano già lambito ripetutamente Spezia. Il primo risale al 2014. Fra gli imputati eccellenti, c’erano il capitano Roberto La Gioia, l’ex direttore di Maricommi Spezia Fabrizio Germani, il sottufficiale Antonio Summa ed altri, tutti  condannati in primo grado nel settembre scorso. La Gioia aveva ammesso con franchezza che le tangenti sulle gare militari erano «la prassi». Il secondo filone di arresti aveva visto al centro il capitano Giovanni Di Guardo, anch’egli per anni in servizio alla Spezia, prima di Taranto. E anche in quel caso si era parlato di una «consuetudine» alla tangente.

Ora il procuratore Carbone è arrivato al terzo filone, quello che vede imputato il contrammiraglio spezzino Cristiano Nervi, detto “l’Imperatore”, accusato di turbativa d’asta. La costante che emerge da tutti questi procedimenti, è che a Taranto c’è stato qualcuno che ha denunciato, consentendo alla giustizia di arrivare ad inchiodare i responsabili. Qui alla Spezia non risulta alcuna segnalazione, nonostante sia emerso a Taranto che c’erano state tangenti anche per appalti militari spezzini.

Le tre richieste di rinvio a giudizio nascono proprio dalla trasmissione degli atti alla Procura della Spezia. Non è escluso che la svolta spezzina possa aprire a potenziali altre testimonianze. Potrebbe esserci qualcuno a conoscenza di aspetti che fino ad oggi non sono mai emersi. Se si arriverà in aula, infatti, è probabile che saranno chiesti dettagli e nomi.

LA GAZZETTA DELLA SPEZIA

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