sabato 7 febbraio 2026

pc 7 febbraio - Milano in piazza contro le olimpiadi dello spreco, della speculazione e della corruzione - contro Stato governo di polizia “Riprendiamoci le città, liberiamo le montagne”CE -

prima info stampa

Milano, manifestazione contro le Olimpiadi: 5mila in corteo,


Milano, manifestazione contro le Olimpiadi: 5mila in corteo, fuochi d’artificio e cariche
(lapresse)

Dopo un momento di tensione con carica, i manifestanti si sono ricompattati

La situazione adesso è di stallo. Dopo la carica di alleggerimento con cui la polizia ha respinto il tentativo di un gruppo di entrare in tangenziale, i manifestanti si sono ricompattati in viale Lucania e stanno ripartendo verso Brenta, dove la manifestazione dovrebbe terminare.

Le immagini della carica della polizia

Scontri al corteo anti-Olimpiadi a Milano: carica della polizia per respingere i manifestanti

Scontri tra manifestanti e polizia in via Marocchetti

Si registrano i primi scontri alla manifestazione anti olimpiadi. Un gruppo di manifestanti, dopo il lancio di fuochi d’artificio contro la polizia, è stato respinto indietro con una carica all’altezza di via Marocchetti. Tre manifestanti (uomini) e due manifestanti (ragazze) presi dalla polizia, finiranno in questura.

(reuters)

Un gruppo di antagonisti diretto verso la tangenziale

Un gruppo di manifestanti incappucciati e con caschi si sta dirigendo verso la tangenziale est. Una volta giunto al Corvetto, dal corteo promosso dal Comitato Insostenibili Olimpiadi contro i Giochi di Milano-Cortina, un gruppo si è staccato per prendere la direzione della tangenziale. I manifestanti proseguono lanciando fumogeni e fuochi d'artificio. A sbarrare la strada agli agenti in antisommossa.

Fuochi d’artificio contro la polizia: idranti, lacrimogeni e cariche in risposta

I manifestanti hanno cominciato a sparare fuochi d’artificio contro le camionette. La polizia ha risposto con idranti e lacrimogeni. Si è registrata anche una carica della polizia

Caschi e maschere antigas in prima fila, alcuni si sono cambiati

In via Monpiani alcuni dei manifestanti, “coprendosi” con il fumo di torce e fumogeni, si sono cambiati. Tra le prime file ora alcuni indossano caschi e maschere antigas. Lo striscione di testa, con la scritta “know your enemy”, “conosci il tuo nemico”, è rafforzato con delle aste di legno. Il corteo è ripartito passando da piazza Gabrio Rosa e svoltando in viale Martini.

Lancio di petardi e fuochi d’artificio sui binari

A Milano la protesta contro le Olimpiadi: lancio di petardi e fuochi d'artificio sui binari

In piazzale Ferrara la protesta per il diritto alla casa

In piazzale Ferrara esposto uno striscione “lunga vita ai quartieri popolari”. I manifestanti hanno creato l’insegna “mercato popolare” con dei cartoncini. Su altri due striscioni si legge “case alle famiglie, fuori le divise dal quartiere” e “stop speculazione nei quartieri”.

pc 7 febbraio - Torino chi sono i veri criminali - Nel carcere di Torino si tortura: condannati 7 agenti


Si è concluso con otto condanne il processo di primo grado incentrato sulle violenze ai danni di alcuni detenuti avvenute nel carcere Lorusso Cutugno di Torino tra il 2017 e il 2019. Nello specifico, sette agenti della polizia penitenziaria sono stati condannati per il reato di tortura, un altro per rivelazioni di atti d’ufficio. Ad altri sei è andata meglio, tra assoluzioni o proscioglimenti per intervenuta prescrizione. I fatti oggetto del processo riguardano, nello specifico, violenze consumatesi all’interno del padiglione C, dove sono reclusi i detenuti puniti per reati a sfondo sessuale, a cui, secondo i giudici, sono stati inflitti abusi, vessazioni e minacce.

L’inchiesta era nata dalle segnalazioni della garante dei detenuti di Torino, Monica Gallo, venuta a conoscenza degli episodi poi entrati nel processo. 22 gli agenti sotto inchiesta in una fase iniziale, con alcune contestazioni che erano poi cadute nel corso del dibattimento. A settembre, la procura aveva chiesto 14 condanne, con pene fino a sei anni di reclusione. Contestati, a vario titolo, reati di tortura, abuso di autorità, lesioni, violenza privata, stato di incapacità procurato mediante violenza, favoreggiamento, omessa denuncia e rivelazione di segreti d’ufficio. Il tribunale, presieduto dal giudice Paolo Gallo, ha comminato pene comprese tra cinque mesi e tre anni e cinque mesi di carcere per i soggetti alla sbarra. Tra questi, vi sono diversi vertici e lavoratori del carcere, alcuni dei quali impegnati nei sindacati della polizia penitenziaria. Un processo civile dovrà anche stabilire l’entità dei risarcimenti dovuti da alcuni imputati alle loro vittime, all’Associazione Antigone – che da anni si occupa delle condizioni dei carcerati – e al garante dei detenuti; nel frattempo, sono stati disposti risarcimenti provvisionali per 40mila euro.

Secondo quanto ricostruito dai pubblici ministeri, sono almeno undici i detenuti che avrebbero subito torture e abusi dai poliziotti della penitenziaria attivi nel padiglione C della casa circondariale. Le persone che facevano ingresso nel reparto, ha messo nero su bianco la Procura, dovevano ricevere il “battesimo”: alcuni imputati avrebbero infatti «agito con crudeltà, cagionando sofferenze psichiche, fisiche e traumi», attraverso schiaffi, insulti, minacce, perquisizioni vessatorie e umiliazioni, con uno «svilimento totale della personalità». Sempre secondo la Procura, quando gli agenti picchiavano i detenuti facevano riferimento al reato di violenza sessuale per cui erano dietro le sbarre. «Questo non è un processo alla polizia penitenziaria, ma ad alcune persone che indossano la divisa e con il loro comportamento l’hanno infangata», ha affermato il Procuratore Francesco Pelosi in sede di requisitoria, ricordando anche come Don Guido, il cappellano del carcere, avesse «raccontato di aver udito un agente riferire agli altri di un detenuto che era stato “spaccato” da due ispettori», mentre «un altro era stato costretto a rimanere in piedi nel corridoio e costretto a ripetere: “Sono un pezzo di merda”».

Sulla fattispecie del reato di tortura – introdotta nel nostro ordinamento, con grave ritardo solo nel 2017 – si sono concentrate nel tempo le critiche di un largo pezzo di maggioranza. Che infatti, una volta al governo, non ha perso tempo per presentare progetti di legge in cui si intende intervenire in maniera dirompente sulla materia. In particolare, Fratelli D’Italia ha proposto l’abrogazione del reato di tortura attraverso l’eliminazione degli articoli 613-bis e 613-ter del codice penale che lo delineano, mantenendo soltanto una nuova aggravante comune. Nel dicembre del 2023, il Consiglio d’Europa è intervenuto per bacchettare l’esecutivo italiano, invitandolo «caldamente» a «garantire che qualsiasi eventuale modifica al reato di tortura sia conforme ai requisiti della Convenzione europea dei diritti umani e alla giurisprudenza della Cedu».

pc 7 febbraio - Lo sciopero nei Porti, la riuscita manifestazione a Ravenna e la dissociazione della Cgil. Report dello Slai Cobas psc di Ravenna

In occasione dello sciopero internazionale di alcuni porti del Mediterraneo indetto dall'Usb che ha coinvolto i porti del Pireo, Elefsina (Grecia), Bilbao (Spagna), Pasaia nei Paesi baschi, Mersin in Turchia, Marsiglia, Brema e Amburgo, oltre ai Porti di Genova, Trieste, Ravenna, Salerno, Palermo, le reti solidali con la Palestina di Ravenna, Bologna, Modena, Ferrara sono scese in piazza a fianco del popolo palestinese raccogliendo l'appello del Coordinamento popolare contro i traffici di armi nel porto di Ravenna, con un corteo partito dall'Autorità portuale, passato davanti all’agenzia di spedizioni Sagem che commerccia con Israele e l'Astim, l’azienda che sviluppa sistemi di sicurezza per la Zim, la compagnia marittima che assieme a MSC e Maersk fornisce a Israele le risorse necessarie per genocidio, apartheid e occupazione illegale. 

Lo sciopero ha impedito alla Zim di attraccare a Livorno, a Genova e a Venezia.

dal sito della Rai/Liguria: "il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, d’intesa con la Farnesina, ha comunicato di seguire "con la massima attenzione l’evoluzione della vertenza in corso, in particolare presso il porto di Marsiglia e le possibili ripercussioni sui collegamenti marittimi strategici tra Italia, Francia, Corsica e Nord Africa. Nel corso degli ultimi giorni sono stati continui i contatti con le autorità francesi, anche tramite la nostra Ambasciata a Parigi e il Consolato generale a Marsiglia. 

Il MIT ha rappresentato con chiarezza le preoccupazioni del Governo italiano per le conseguenze dello sciopero sulle compagnie di navigazione e sulla continuità dei collegamenti marittimi, ritenuti essenziali non solo in chiave nazionale ma anche europea. 

È stata ribadita l’attenzione dell’Italia affinché si giunga rapidamente a una soluzione che consenta il pieno ripristino delle attività portuali e che eviti qualsiasi azione discriminatoria nei confronti di singoli operatori del settore".

Ma torniamo a Ravenna. Trecento persone in corteo, moltissimi i giovani che hanno aperto il corteo, studenti, lavoratori

(coordinamento Usb lavoratori di Marcegaglia, Sgb, Slai Cobas-Ravenna, Cobas confederazione), giovani palestinesi, Bds, sanitari per Gaza-Ravenna, donne in nero, la partecipazione attiva dell'avvocato Maestri che ha fatto un intervento molto applaudito contro la repressione, dai decreti sicurezza alle denunce a Ravenna, una manifestazione per dire "Fuori Israele dal Porto di Ravenna", per denunciare le complicità del governo nazionale Meloni e quella delle istituzioni locali e regionali a guida Pd. "Tra il 2024 e il 2025 sono passate 659 tonnellate di munizioni nel porto di Ravenna, e 48mila tonnellate di propulsori di esplosivi: un problema anche per la sicurezza della città" ha denunciato Linda Maggiori, la giornalista de il manifesto che in questo caso, però, il quotidiano non gli ha permesso di scrivere e pubblicare l'articolo (la giornalista scrive anche per "l'altraeconomia" che ha pubblicato l'importante dossier "la flotta del genocidio/sulle rotte delle armi dai porti italiani" che ha presentato in alcune città portuali tra cui Genova, Livorno, Ancona, Trieste e altri. A Ravenna l'inchiesta è stata presentata in assemblea due giorni prima della manifestazione e su questo daremo qualche notizia utile per comprendere il ruolo del sistema-porti nel genocidio nazi-sionista e nel transito/carico/scarico di materiale bellico.

Ma su un altro aspetto di questa manifestazione dobbiamo parlare, perchè i nodi sono venuti al pettine per il ruolo della CGIL: dal Porto di Ravenna alcuni portuali non iscritti al sindacato ma già attivi nella lotta contro lo Stato nazisionista israeliano nel movimento Bds come sempre erano in piazza mentre il Comitato Autonomo Portuale di Ravenna non solo ha apertamente boicottato lo sciopero ma si è dissociato dal blocco di novembre, arrivando a dire che i 32 denunciati "se la sono cercata", che loro sono per il dialogo con le istituzioni, tutto scritto nelle chat del coord per boicottaggio al Porto di Ravenna e detto in maniera aperta all'assemblea per preparare la manifestazione. Di "autonomo" questo comitato ha confermato di esserlo ma rispetto al movimento, hanno vissuto di rendita dopo il blocco di 2 soli container chiamando il sindaco ad intervenire mentre il flusso del transito di armi, di componenti bellici, di prodotti commerciali continuava indisturbato verso Israele genocida. Dietro la foglia di fico di collettivo autonomo la realtà è che si tratta di portuali legati alla filt-cgil e fare appello all'unità con questi come ha fatto il rappresentante nazionale Usb Porti, Franceso Staccioli, intervenuto all'assemblea a Ravenna non ha aiutato certo lo sviluppo della lotta dei lavoratori al Porto per bloccare e denuciare il transito verso Israele. Il coordinamento cittadino, di cui fa parte anche lo Slai Cobas psc di Ravenna, ha le idee (e la pratica) chiare da che parte stare e ha rivendicato pienamente la linea dei blocchi.


Nell'intervento fatto al termine del corteo lo Slai Cobas psc ha denunciato la complicità di questo governo nel genocidio, dall'invio di armi alla repressione dei palestinesi in Italia, da Anan ad Hannoun e a tutti gli altri, la falsa pace di Trump che sul genocidio permette ai padroni di arricchirsi con la ricostruzione di Gaza, così come ha denunciato i decreti sicurezza fascisti per impedire le manifestazioni del governo Meloni/Piantedosi, così come ha denunciato la complicità delle istituzioni locali e regionali a guida Pd che fa affari con Israele, e contro i legami Autorità portuale e università e fondazioni con Israele genocida.

Ma torniamo all'inchiesta sui porti del dossier de l'altraeconomia che ha il merito di fornire un'ampia e dettagliata documentazione che denuncia il ruolo dell'italia imperialista, oggi guidata dal governo Meloni, coinvolta nel genocidio, la violazione della legge 185/1990 su export e transito bellico, e in questo dossier ci sono i nomi delle aziende coinvolte, spedizionieri, trasportatori, generi di materiali, dogane, il ruolo dell'Uama che autorizza il transito, le prefetture, il Parlamento.



Ma non solo il Porto di Ravenna è strategico (reso "sicuro" dall'israeliana Raphael) ma Ravenna ha anche la presenza dei padroni del gas, come ENI e Snam, che collaborano con Israele.

"Eni, nota multinazionale che da oltre mezzo secolo opera a Ravenna, nel 2023 ha ottenuto da Israele la concessione per lo sfruttamento di vari giacimenti di gas, tra cui quelli all’interno del territorio marittimo palestinese conteso. Per questo lo studio legale Foley Hoag per conto delle organizzazioni umanitarie Al-Haq, Al Mezan Center for Human Rights e Palestine Center for Human Rights (PCHR) ha diffidato il gigante energetico nel 2024. 

Anche la Snam, proprietaria del rigassificatore ormeggiato a largo di Ravenna, ha interessi nei territori marittimi contesi. Ha infatti una quota del 25% nella East Mediterranean Gas Company (EMG), che gestisce il gasdotto Arish-Ashkelon per il trasporto di gas dai giacimenti israeliani verso l’Egitto, attraverso il mare di Gaza. Lo stesso gas che, una volta liquefatto e trasformato in Gnl negli impianti egiziani, viene inviato tramite metaniere all’Italia (e in parte anche a Ravenna). 

Sempre in zona porto opera Saipem, multinazionale che ha realizzato le condutture offshore del rigassificatore BW Singapore. Saipem nel 2020 si è aggiudicata una commessa di 200 milioni di euro con Haifa Group, compagnia di fertilizzanti israeliana, per la costruzione di un nuovo impianto  di ammoniaca nel sito industriale di Mishor Rotem, in Israele, con il dichiarato obiettivo di rendere Israele indipendente dall’importazione di ammoniaca. L’ammoniaca è uno dei componenti del nitrato di ammonio, fertilizzante ma anche precursore di esplosivo ed ampiamente usato dall’esercito israeliano per minare gli edifici di Gaza. " (da l'altraeconomia)

Al concentramento è stato diffuso il foglio di Controinformazione rossoperaia/Ore12 sulla grande manifestazione di Torino 









pc 7 febbraio - India .. ma quale resa - Il PCI(maoista) espelle i liquidatori, unisce il campo comunista e rilancia la guerra di popolo di lunga durata -

 

Partito Comunista dell’India (Maoista)

Comitato di Coordinamento Nord (NCC)

comunicato



Lasciate Balraj alias Bacha Prasad Singh/Satish alias Joginder Singh a capo dell'organizzazione dei liquidatori e unitevi al campo comunista rivoluzionario guidato dal nostro partito!

Smascherare la politica opportuniste di Joginder Singh alias Satish Master!

Viva la lotta contro l'Opportunismo-Liquidazionismo-Revisionismo!

Teniamo alta la bandiera rossa del Marxismo-Leninismo-Maoismo!



Cari compagni e amici,


Ci troviamo nel periodo più critico degli ultimi dieci anni. Il nostro CC ha già definito che gli imperialisti e i loro lacchè marciano verso la Terza Guerra Mondiale. Questa guerra accelererà la crisi economica e politica mondiale, in particolare nelle nazioni oppresse e nei paesi come il nostro. I popoli del mondo reclamano a gran voce la rivoluzione. E, per realizzare i sogni dei popoli del mondo, del popolo indiano in particolare, il nostro partito sta guidando il centro della tempesta della rivoluzione. Abbiamo affrontato una dura repressione e perso molti preziosi figli della nostra terra. I nostri coraggiosi compagni del PLGA marciano ancora con un sogno che riecheggia nei popoli della di Palestina, Venezuela, Filippine e di tutti i popoli del mondo oppressi e aggrediti dalle forze imperialiste americane. La recente perdita dei membri del CC compagni Ganesh Da, Anal Da e Vaparao è una grave perdita per la rivoluzione indiana e per la rivoluzione socialista proletaria mondiale. Esprimiamo il nostro umile omaggio a questi coraggiosi martiri e ci impegniamo a realizzare il loro sogno di una repubblica federale democratica popolare in India. E, affinché possiamo realizzare questo tipo di India, esprimiamo con altrettanta fermezza il nostro odio contro gli elementi opportunisti, liquidazionisti e revisionisti.


Ribadiamo il nostro impegno a combatterli e a tenere alta la bandiera rossa del marxismo-leninismo-maoismo.

pc 7 febbraio - Napoli - info /contro il governo della guerra e repressione che peggiora le condizioni di vita dei proletari massimo sostegno all'organizzazione per lo scatenamento della lotta


 

pc 7 febbraio - breve info dello sciopero dei portuali a Palermo

 

partecipazione a sostegno dello sciopero dei portuali in tutta Italia, e a livello internazionale contro la guerra imperialista il genocidio del popolo palestinese e l' invio di armi,contro il governo Meloni guerrafondaio, dei piani di riarmo, della repressione fascista e da stato di polizia, presidio anche a Palermo al porto ieri pomeriggio

vedi VIDEO | Sciopero dei portuali, protesta anche a Palermo: "Diciamo no alle armi e sì alla pace" https://www.palermotoday.it/cronaca/sciopero-portuali-contro-guerra-armi-video.html

diffuso ore 12 controinformazione rossoperaia su torino, ben accolto 

È stata anche occasione per parlare a parte dei compagni presenti della iniziativainternazionalista per l'India realizzata a Bruxelles con il sit in al parlamento Europeo il 27 gennaio - nel quadro della Campagna internazionale d'emergenza contro l'operazione Kagar e informare sulle future iniziative

info dai compagni di palermo presenti 



pc 7 febbraio -Valditara "ben accolto" nelle scuole di Corvetto


Dal Collettivo sottobanco

Questa mattina (ieri), il Ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara è venuto in visita ufficiale alla nostra scuola, l’IIS Albe e Lica Steiner di Corvetto, poiché segnalato (come riportato dalla circolare) dal Direttore generale dell’USR Lombardia, “perché rappresenta un unicum nel panorama lombardo”. È così: l’IIS (ex ITSOS), è una scuola sperimentale in Cinema e Grafica, di grande innovazione e, soprattutto, di grande tradizione antifascista. Non a caso, è intitolata a due partigian*. 

Durante la mattina, abbiamo organizzato alcune contestazioni simboliche, per esprimere il nostro dissenso: abbiamo affiso uno striscione, con su scritto “Fuori i fasci dalle scuole” e abbiamo appeso lungo i corridoi – già piena di manifesti contro il genocidio a Gaza e la violenza di genere – alcuni fogli, con su scritte le frasi che il ministo Valditara, negli anni, ha pronunciato. Tutte frasi riportate da testate nazionali.

Subito, i troppi poliziotti presenti hanno scelto di censurarci, tirando giù lo striscione e strappando i volantini. Ma noi tenendo conto dell’ eventualità che c’è li togliessero ne avevamo tenuti alcuni da parte per riattaccarli, uno di essi è finito in mano al Ministro stesso". 

Giuseppe Valditara lunedì mattina ha commemorato Sergio Ramelli con una targa all'istituto superiore Ettore Molinari, scuola frequentata dallo studente militante del Fronte della Gioventù morto dopo un'aggressione 'politica' nel 1975.

"Le contestazioni dei collettivi degli studenti questa mattina all'Istituto Molinari sono inaccettabili - commenta l'assessore alla Sicurezza della Regione Lombardia, Romano La Russa -. Oggi dovrebbe

venerdì 6 febbraio 2026

pc 6 febbraio - Info solidale: Firenze. Fratelli d’Italia e Lega puntano il dito contro il CPA

 Centro Popolare Autogestito Firenze Sud

Dopo il corteo di sabato scorso a Torino, che vorrebbero ridurre a semplice questione di ordine pubblico affinché non si parli del dato politico che esso rappresenta, Lega e Fratelli d’Italia continuano nella corsa esasperata verso lo Stato di polizia.

A Firenze puntano il dito contro il CPA Firenze Sud e invitano a una “riflessione sui centri sociali”.

Giusto per capirsi: un corteo di decine di migliaia di persone durante il quale si producono anche scontri con la polizia diventa motivo per approvare d’urgenza un nuovo decreto sicurezza.

Noi ci guardiamo alle spalle e allora non capiamo proprio quale sia il metodo… oppure, purtroppo, lo capiamo troppo bene!

Ci chiediamo:

pc 6 febbraio - ORE 12 Controinformazione rossoperaia - Combattere la narrazione tossica del governo e i suoi strumenti con la costruzione del fronte e la fiducia in proletari e masse

pc 6 febbraio – Accordo India-Ue… l’imperialismo italiano deve fare in fretta “chiudendo gli occhi sui diritti”!

 

L’India di Narendra Modi, fascista indù, responsabile del massacro delle popolazioni tribali di tanti Stati federali del Paese, è in pieno ribollio sociale, economico e politico.

Il ribollio sociale è stato manifestamente e clamorosamente dichiarato da Modi stesso e il suo ministro degli interni Amit Shah quando alcuni mesi fa hanno annunciato pubblicamente di voler mettere fine al “terrorismo maoista” entro il 31 marzo di quest’anno!

Questo “… approccio spietato al naxalismo” come lo ha chiamato Shah, serve in realtà a portare fino in fondo il programma fascista indù di fare dell’India un Paese con una sola religione, l’induismo, e una “India forte, sicura e prospera” economicamente che fa “sforzi incessanti per uno sviluppo onnipervasivo”, sforzi per non essere più un paese fonte solo di materie prime e forza lavoro a basso costo, sforzi che servono per arrivare al 2047, nel centenario dell’Indipendenza dall’imperialismo inglese, come “nuova potenza mondiale”.

A questo servono gli accordi economici, politici e militari che l’India ha messo in campo in questi ultimi anni e che sono inseriti pienamente dentro i tentativi di trovare una via d’uscita dalla crisi mondiale.

Dentro questo percorso l’Italia della fascista Meloni vuole trovare il suo posto… e l’intervista ad un esperto come Armellini ex ambasciatore di Nuova  Dehli spiega non solo l’approccio dell’India sull’accordo con l’Unione Europea ma anche il ruolo dell’Italia in tutto questo.

Innanzi tutto definisce l’accordo non “la madre di tutti gli accordi” ma ““minimale ma storico”… questo per ridimensionare in parte l’enfasi dei paesi dell’imperialismo europeo, avvertendo che “Narendra Modi cambia atteggiamento perché si sente forte, ma non cerca mai alleati, al limite dei partner. E l’Italia ora non perda terreno”. 

Nell’accordo, dice Armellini, che è stato il più lungo perché le trattative sono durate 28 anni!  c’erano due linee rosse: l’agricoltura, che rappresenta una grossa fetta del Pil, e i servizi. Due settori

pc 6 febbraio - Ex Ilva: solo cassa integrazione e nessuna soluzione da parte di padroni e governo

da ORE 12 Controinformazione rossoperaia del 05.02.26

Torniamo a fare il punto sui grandi gruppi industriali che sono in sofferenza che di conseguenza viene scaricata sugli operai diretti e indiretti dell'appalto, vale a dire che ritorniamo sulla questione ex Ilva.

Sulla questione ex Ilva viene sempre più alla luce come la soluzione che punta sull'acquisizione da parte del fondo americano Flacks sia quando mai fragile e senza prospettive sia industriali, sia ambientali e sia occupazionali. Si assiste all’azione quasi disperata del governo Meloni/Urso che è corresponsabile insieme ai precedenti governi della profondissima crisi scaricata sugli operai e sulle masse popolari in particolare a Taranto e che ora cerca disperatamente di supportare il fondo americano per potere effettivamente andare alla presa di possesso dell'ex Ilva da parte di esso.

Nello stesso tempo la situazione nella fabbrica continua ad essere profondamente negativa per i lavoratori. La maggior parte dei lavoratori dell'Ilva - o una parte rilevante di essi - in particolare a Taranto sono in cassa integrazione e ora fronteggiano la richiesta di rinnovo della cassa integrazione dato che la precedente scade il 28 febbraio. La nuova richiesta di cassa integrazione riguarda 4.450 lavoratori su un organico attualmente complessivo di circa 10.000 operai (per l’esattezza 9702) a partire dal 1 marzo per 12 mesi, sono più o meno la metà dei lavoratori per cui si chiede la cassa integrazione e la gran parte è concentrata su Taranto che dovrebbe avere 3.803 cassa integrati di cui 2.599 operai e 801 tra impiegati a quadri, 647 invece sarebbero gli operai interessati della cassa integrazione a Genova, a Novi Ligure e a Racconici.

Sui 4.450 cassa integrati ci era stata già una opposizione, una rottura, tra l'Ilva e i sindacati, quindi già la cassa integrazione che è incorso non è stata firmata dai sindacati ed è una cassa integrazione unilaterale gestita interamente dai commissari di nomina governativa.

Non è successo assolutamente niente e rimane quindi questa situazione, i cassaintegrati invece di

pc 6 febbraio - Fuori Israele genocida dai porti/Basta guerre! 6 febbraio Ravenna-presidio con corteo in occasione dello sciopero internazionale dei porti

lo Slai Cobas per il sindacato di classe di Ravenna partecipa e aderisce 

Il Porto di Ravenna ha un ruolo centrale nel sistema-porti in Italia nel transito e carico/scarico di armi e di componenti belliche verso Israele nazi-sionista.

Governo Meloni e istituzioni complici!

Contro la repressione che a Ravenna ha colpito 32 attivisti della solidarietà alla Palestina

A Ravenna ore 15:00

concentramento Autorità Portuale Ravenna 

(Via Antico Squero 31) 



pc 6 febbraio - Torino: escono dal carcere i tre manifestanti arrestati per la manifestazione nazionale del 31 gennaio. Intervista all’avvocato Gianluca Vitale

Intervista all’avvocato Gianluca Vitale

su Radio onda d'urto

Sempre a Torino, dopo il corteo di 50mila persone per Askatasuna e contro il governo Meloni, ci sono 24 denunce a piede libero per resistenza, violenza a pubblico ufficiale, travisamento, inosservanza ai provvedimenti delle autorità. Tutto è in capo alla Procura, che ha aperto un’altra inchiesta, al momento contro ignoti, con l’ipotesi di devastazione, mentre proprio oggi – mercoledì 4 febbraio – e proprio in Procura a Torino via agli interrogatori precautelari per una ventina di giovani e giovanissimi (diversi sono minorenni) dei Collettivi Studenteschi, indagati per le manifestazioni in solidarietà con la Palestina, contro guerra e governo fra settembre e novembre. La procura ha già chiesto per loro un’altra ondata di misure cautelari e restrittive.

Da ultimo, il 13 aprile, data comunicata (nelle ore successive al corteo del 31 gennaio) per l’apertura in Corte d’appello a Torino del secondo grado del processo con cui un folto gruppo di compagne-i antagonisti torinesi, in particolare sempre di Askatasuna, sono accusate-i di…associazione per delinquere. In primo grado, da questo capo d’accusa, tutti gli imputati erano stati assolti.


6 febbraio - MILANO 7 FEBBRAIO: CORTEO NAZIONALE INSOSTENIBILI/OLIMPIADI: SPEZZONI PALESTINA E DIRITTO ALL'ABITARE

 


Associazione dei Palestinesi in ItaliaMilano.

FUORI ISRAELE DALLE #OLIMPIADI !

pc 6 febbraio - Imperialismo americano oggi

pc 6 febbraio - Genova manifestazioni antifasciste “Chiudere i covi fascisti, aprire spazi sociali”

 Verso la manifestazione del 14 febbraio

Manifestazioni alla Foce, antifa e antagonisti “chiamano” Silvia Salis: “Chiudi i covi fascisti, apri spazi sociali”

Genova. Continua il dibattito pubblico sul caso delle “manifestazioni alla Foce“, quartiere che da tempo ospita con crescente periodicità cortei e presidi organizzati da antagonisti e attivisti di Genova Antifascista contro la presenza della sede di Casapound, movimento di estrema destra. Dopo il polverone sollevato dall’esposto depositato da un comitato di residenti, dopo l’interrogazione sul tema depositata dai partiti di centrodestra in municipio, arriva la risposta degli “antifa” a cui si è aggiunta, poche ore dopo, quella degli autonomi del Buridda, che rilanciano, chiamando in causa la nuova amministrazione cittadina.

In un post intitolato “Uno sguardo a destra e uno a sinistra”, dopo aver osservato come la “destra istituzionale si compatta attorno ai piagnistei dei loro nipotini politici di CasaPound”, Genova Antifascista bussa alle porte di Tursi, chiedendo un intervento sul tema: “Dall’altra parte invece vediamo tanta stanchezza, poverini le giunte precedenti hanno lasciato tutto in disordine e per rimettere tutto a posto devono fare addirittura gli straordinari – puntualizza sarcasticamente il post – qualche ritardo e qualche dimenticanza la capiamo, ma sappiamo che il tema della chiusura delle sedi fasciste a loro sta veramente a cuore, per davvero. Li abbiamo visti in prima linea a Sestri Ponente e

pc 6 febbraio - Lavoratori portuali contro la guerra oggi - info solidale

Sciopero e presidio a Genova

Tornano in piazza i lavoratori portuali di Genova. Una manifestazione indetta, a livello internazionale, per la giornata di venerdì 6 febbraio. Alla base il contrasto al traffico d'armi nei porti che alimenta le guerre. A Genova il concentramento è previsto a varco San Benigno alle 18,30. Da lì possibile corteo fino alla piazza davanti alla Stazione Marittima ma tutto verrà deciso sul momento. Uno sciopero che in Italia vede la partecipazione dell'Usb (Unione sindacale di base) con l'adesione da parte del Calp (Collettivo autonomo lavoratori portuali di Genova).

Le motivazioni della protesta

Diverse e numerose le motivazioni che hanno portato allo sciopero. Una protesta, si legge nel volantino diffuso, che nasce "per garantire che i porti europei e mediterranei siano luoghi di pace e liberi da qualsiasi coinvolgimento nella guerra; per opporsi agli effetti dell'economia di guerra sui nostri salari, pensioni, diritti e condizioni di salute e sicurezza; per bloccare tutte le spedizioni di armi dai nostri porti verso il genocidio in Palestina e verso qualsiasi altra zona di guerra, e per chiedere un embargo commerciale su Israele da parte dei governi e delle istituzioni locali; per opporsi al piano di riarmo dell'UE e per fermare l'imminente piano dell'UE e dei governi europei di militarizzare i porti e le infrastrutture strategiche; per respingere il riarmo come alibi per introdurre ulteriore privatizzazioni e automazione dei porti".

Manifestazioni in tutto il mondo

Una manifestazione globale. Partecipano infatti i sindacati Enedep di Grecia, Lab dei Paesi Baschi, Liman-Is di Turchia, ODT del Marocco e USB in Italia. In sciopero i lavoratori portuali di circa 21 tra porti europei e del Mediterraneoda Tangeri a Mersin, passando Bilbao, da gran parte dei porti italiani e dal Pireo ed Elefsina,

Ecco l’elenco delle iniziative in Italia indette per quel giorno:

Genova - ore 18.30 - Varco San Benigno

Livorno – ore 17.30 - piazza 4 Mori

Trieste – ore 17.30 – Cia K. Ludwig Von Bruck presso autorità portuale Trieste

Ravenna – ore 15.00 Via Antico Squero 31 (Autorità Portuale)

Ancona – ore 18.00 Piazza del Crocifisso

Civitavecchia – ore 18.00 – Piazza Pietro Gugliemotti

Salerno - ore 17.00 – varco principale al porto

Bari - ore 16:00 - Terminal Porto

Crotone – ore 17.30 - Piazza marinai d’Italia presso l’entrata del porto.

Palermo – ore 16.30 - Varco Santa Lucia

Cagliari - ore 17:00 - via Roma lato porto

Le manifestazioni nei porti europei:

Pireo (Grecia) - Appuntamento alle 10.30 l.t. davanti all’ingresso principale del porto

Elefsina (Grecia) – Appuntamento alle ore 10.30 l.t davanti all’ingersso principale del porto.

Bilbao (Paesi Baschi) – Ore 10.00 preso il porto

Pasaia/ San Sebastian (Paesi Baschi) - ore 10.00 presso il porto

Mersin (Turchia) - ore 10.30 l.t. terminal porto

Tangeri (Marocco) - ore 10.00 presso l’ingresso del porto.

Sono inoltre arrivate adesioni in supporto e solidarietà da altri porti europei tramite gruppi indipendenti di lavoratori portuali e movimenti sociali e politici: Amburgo, Brema e Marsiglia. Dagli Stati Uniti solidarietà dal sindacato di Minneapolis SEIU Local 26, tra i protagonisti degli scioperi generali contro l'Ice. In Colombia l’iniziativa del movimento “Green go home” davanti all’ambasciata Usa di Bogotà. Manifestazione anche dal sindacato dei lavoratori petroliferi del Brasile.

pc 6 febbraio - Nelle scuole di Roma - Alziamo la testa! Non lasciamoci silenziare! - una lettera ricevuta

I can't breathe - Salvo Bullara

Care colleghe, cari colleghi,

Domani (oggi), venerdì 6 febbraio, si riunirà il Consiglio d'istituto del nostro liceo per discutere il punto all'odg "Informativa sull’evento del 26/01/2026". Consiglio di assistere alla seduta, in qualità di uditori, per comprendere meglio alcuni fatti che ci riguardano e avviare un processo di confronto.

In questo tempo difficile di arroganza e di guerra è diventato più problematico esprimersi nelle piazze, come nel web, negli ambienti di lavoro e di apprendimento. I segnali inquietanti di restrizione progressiva della libertà d'espressione, d'insegnamento, di riunione, di protesta, di sciopero suscitano in molti preoccupazione e allarme.

Dai palazzi del potere l'indicazione generale è chiara: non disturbare il manovratore impegnato nella guerra esterna e interna. Questo vento reazionario sembra abbattersi in particolare sulle scuole,

pc 6 febbraio - Genova contro la militarizzazione

 

pc 6 febbraio - Almeno 45 manifestanti feriti dalle forze dell’ordine durante gli scontri di sabato a Torino, e mostra chi sono gli aggressori e chi gli aggrediti

 info stampa

8 intossicazioni da gas, 10 feriti a braccia e gambe, 2 persone colpite in modo violento dai lacrimogeni. I numeri dei collettivi che si sono occupati del soccorso medico

TORINO – Sono almeno 45 i manifestanti che sono stati feriti dalle forze dell’ordine durante gli scontri di sabato scorso. A riferirlo è sono i militanti di Askatasuna, che citano i numeri di diversi collettivi che si occupano di soccorrere le persone in difficoltà nelle manifestazioni di piazza

Nel comunicato dei manifestanti si legge che ci sono state”8 intossicazioni da gas e crisi respiratorie, di cui 1 attacco di panico con crisi respiratoria evacuato in ambulanza ed 1 con perdita di coscienza. Incalcolabili intossicazioni minori.

Contusioni, ferite e traumi agli arti ed al corpo: almeno 10 lesioni o ferite agli arti, la maggior parte alle mani durante la fuga; almeno 2 da impatto diretto di lacrimogeni, 1 ferita alla mano suturata. 6 contusioni su corpo e arti per manganelli o da impatto diretto di lacrimogeni. 2 ferite lacero-contuse alle gambe ed 1 escoriazione per caduta durante la fuga. Numerose contusioni ed escoriazioni minori agli arti”.

pc 6 febbraio - La repressione a Torino e i conseguenti processi mostrano la giustezza delle iniziative contro la Leonardo

info stampa 

Assalto allo stabilimento Leonardo di Torino, 16enne affidato a una comunità: pietre, bottiglie, fumogeni e petardi contro la polizia, più di 30 lanci verso gli agenti

di Alberto Giulini

È accusato di resistenza aggravata a pubblico ufficiale, travisamento e danneggiamento durante la guerriglia del 3 ottobre 2025: ripreso dalle telecamere di videosorveglianza, a tradirlo una felpa rossa e una sciarpa gialla

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Quando il corteo raggiunge lo stabilimento di Leonardo, dopo una lunga marcia in corso Francia, a Torino, è il primo a farsi avanti e avvicinarsi alla cancellata. Ha il volto scoperto e indossa una vistosa felpa rossa, nascosta solo in parte da uno smanicato di colore nero. È giovanissimo, ha appena 16 anni e non è un «volto noto» delle piazze torinesi, ma ci mette pochi minuti a prendersi la scena e

giovedì 5 febbraio 2026

pc 5 febbraio - Un gruppo di insegnanti ha lanciato una settimana contro la censura nelle scuole - info

4 Febbraio 2026 - 15:00

Dal 9 al 13 febbraio ci sarà una settimana di mobilitazione per la libertà di insegnamento, organizzata dall’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università e da Docenti per Gaza. Di fronte alle recenti ispezioni negli istituti che avevano osato parlare del genocidio in Palestina e alle circolari che cercavano di «orientare, limitare e censurare l’autonomia didattica dei docenti e delle docenti», questi ultimi hanno deciso di reagire. «Se rinunciamo a parlare di Palestina e di diritti violati e a scegliere autonomamente gli esperti che devono entrare nelle nostre scuole, allora avranno avuto ragione a “colpirne uno per educarne cento!”», scrivono gli organizzatori, invitando i colleghi docenti a prendere parte alla settimana di mobilitazione prevista dal 9 al 13 febbraio. L’obiettivo è creare una fitta rete di incontri, interventi e presidi sui territori, intorno al tema della “crisi del diritto internazionale: catastrofe e opportunità”.

La narrazione a senso unico che in questi due anni ha contornato il genocidio in Palestina ha trovato una scorta nella repressione del dissenso, anche nelle scuole e università, luoghi in teoria deputati alla formazione del pensiero critico. A dicembre, circa 500 istituti hanno aderito all’iniziativa di Docenti

pc 5 febbraio - Su Stellantis info

 Su stellantis e le dichiarazioni di Eddy Lazzi dopo il 31 

Il 30 gennaio il governo con il ministro D’Urso ha convocato un incontro per ricomporre il dialogo tra Stellantis le istituzioni locali e i sindacati al Mimit, il famigerato ministero che si occupa di crisi industriali dove le speranze dei lavoratori coinvolti in queste crisi muoiono, ma al tavolo i sindacalisti possono digliene quattro ai padroni.

L’amministratore delegato Filosa ha annunciato che il nuovo piano industriale non è disponibile ma che verrà presentato a maggio nella città di Detroit, che sarà un passaggio chiave, ‘per illustrare agli investitori e al mercato le linee guida della strategia del gruppo, in una fase di profonda trasformazione dell’industria automotive, tra transizione elettrica, digitalizzazione e revisione degli asset produttivi a livello globale.’

Un incontro svuotato già in partenza, diventato teatro per le nuove promesse del responsabile europeo Stellantis Castellano, con gli operai convocati in un presidio dai vari stabilimenti, lasciati impotenti a fare da controfigura nella stretta via del ministero.

In mezzo, per il governo già schierato con Stellantis, il ministro D’Urso che ha vantato meriti per aver rallentato la svolta green e Fiom Fim Uilm a riportare senza effetto alcuno i numeri della condizione produttiva ed operaia negli stabilimenti del gruppo Stellantis in Italia oggi.

A partire dal forte stato di ansia e di preoccupazione delle lavoratrici e lavoratori del gruppo compresi quelli della componentistica, per la situazione allarmante con il 60% degli operai del gruppo che usa la casssa integrazione, per la produzione ai mimini storici, per 10000 operai in meno in soli quattro anni.

Hanno richiesto di accelerare le scelte per i nuovi modelli per evitare il tracollo di alcune fabbriche.

pc 5 febbraio - ORE 12 Controinformazione rossoperaia - Ex Ilva: solo cassa integrazione e nessuna soluzione da parte di padroni e governo

 

pc 5 febbraio - Formazione marxista - Marx sempre più necessario - Riprende il 10/2 da Taranto

In tempi in cui il marxismo sembra dimenticato, noi lo riconsegniamo con forza agli operai, ai giovani, alle donne.

I proletari senza marxismo non hanno gli strumenti per analizzare l'effettiva natura della società capitalistica, le sue leggi interne, i suoi meccanismi. Per questo stiamo facendo la Formazione marxista, per costruire, praticamente, teoricamente, la forza materiale che può rovesciare questo marcio sistema capitalista.

pc 5 febbraio – Niscemi: la frana avanza mettendo tutta la popolazione in pericolo, mentre Musumeci non vede soluzioni… continua lo sciacallaggio catastrofico del governo fascista della Meloni

 

Mentre continuano a cadere pezzi del costone interessato dalla frana, il procuratore di Gela che ha aperto il fascicolo sul disastro di Niscemi è stato chiaro e ha fatto affermazioni pesanti, importanti e impegnative: ha detto che sta raccogliendo tutto il materiale necessario all’indagine e che poi non guarderà in faccia nessuno a qualsiasi livello questi possa (o possano) essere.

Queste affermazioni, che devono trasformarsi in fatti concreti, hanno scatenato qualche timore tra i politici. Musumeci, attuale ministro della protezione civile e le politiche del mare, in particolare, che ieri ha riferito in Parlamento ha subito scaricato vigliaccamente a raffica le responsabilità su tutti: “Tutte le istituzioni in questa triste storia devono sentirsi coinvolte” ha detto. “Tutte” ha ribadito “da Roma a Palermo, da Caltanissetta a Niscemi”, insomma il solito giochino “tutti colpevoli, tutti innocenti”! E ha perfino aggiunto, scaricando le responsabilità anche sui tecnici, che nella sostanza non c’era niente da fare perché già nel 2005 i tecnici parlavano di “dimensioni e caratteristiche tali da rendere impossibile pensare a interventi finalizzati alla stabilizzazione definitiva dei versati”.

Se è per questo tutti dicono che già con la frana del 1997 la gravità era evidentissima. Queste dichiarazioni rendono ancora più pesante l’irresponsabilità messa in atto da parte di Musumeci e compagnia fascista.

Ma come se non bastasse ha riportato le ultime rilevazioni della frana, dicendo che questa continua a propagarsi “verso monte” cioè verso l’interno del paese “in direzione del centro abitato … Il fenomeno attuale è suscettibile di evoluzione retrogressiva, purtroppo.” A questo “purtroppo” dovrebbero seguire interventi immediati per tutta la popolazione di Niscemi, e invece niente di niente!

Ma questo lugubre personaggio d’altronde si era già distinto durante gli alluvioni in Emilia Romagna!  e anche lì le famiglie e chi ha avuto una vita distrutta sta ancora aspettando… Ma anche questa volta a dimettersi per manifesta incapacità e volontà Musumeci non ci pensa nemmeno.

Che il governo stia accusando il colpo cercando in qualche modo di scaricare a sua volta su di lui tutte le responsabilità lo si è percepito ieri in aula, come ha notato qualcuno, perché è stato lasciato solo durante tutto l’intervento. Questo anche perché il governo, nonostante le chiacchiere messe in giro (dallo stesso Musumeci che ha detto “Per il nostro governo non è un problema di risorse finanziarie!), sta “cercando” i soldi che servono per i primi interventi e i “ristori”.

Ma sempre Musumeci, smentendosi da solo, in modo cinicamente chiaro, ha detto che "Allo stato attuale non è ancora definita la soluzione da dare alle famiglie che sono state costrette ad abbandonare per sempre le loro case". Mettendo una specie di pietra tombale sulle aspettative delle famiglie, ma anche di tutti i niscemesi, che direttamente o indirettamente hanno visto la loro vita sconvolta. E un uomo di tal fatta ha il coraggio di parlare di quelli che lo attaccano di essere “sciacalli in giacca e cravatta”, naturalmente facendo la vittima!

Ma al ridicolo (pericoloso) non c’è limite, perché l’altro figuro di questo governo, Tajani, ministro degli esteri, che si trova negli Stati Uniti ha promesso pure lui: “Saremo presenti anche quando i riflettori saranno spenti", ha detto, per fare cosa non lo ha specificato, aggiungendo che incontrerà gli italiani in America e la Niaf (Associazione italiani in America) per contribuire ai ristori alle popolazioni di Calabria, Sicilia e Sardegna, a proposito di mentalità da elemosina!

Nessuna soluzione, quindi, è all’orizzonte, è per questo che la ribellione popolare è necessaria e non deve servire solo per cacciare questi ignobili elementi, ma per cacciare tutto il governo moderno fascista capeggiato dalla Meloni.

pc 5 febbraio - Torino: la "opposizione" parlamentare sa da che parte stare... dalla parte dello Stato, della polizia

Alcuni giornali stanno dicendo che gli scontri che sono avvenuti alla fine della grande manifestazione di Torino, la necessaria risposta che c'è stata da parte di migliaia e migliaia di giovani alla repressione, al divieto della polizia di andare verso il centro sociale a Askatasuna, chiuso dopo più di trent'anni di esistenza, sarebbero stati un regalo al governo e quindi sarebbero questi scontri che permetterebbero al governo di andare avanti e fare nuovi provvedimenti repressivi con l’ultimo decreto sicurezza. Non è affatto così e in realtà chi sta dando invece un forte sostegno a queste ulteriori norme repressive è la cosiddetta “opposizione” parlamentare.

Matteo Piantedosi ha detto che sarà anche l'occasione per vedere chi sta veramente dalla parte dello Stato e di chi lo rappresenta. Ebbene, i partiti dell'opposizione parlamentare di fatto hanno subito detto da che parte stanno. Dalla parte dello Stato, dalla parte del governo che alla grande manifestazione di Torino, 50.000 persone - una manifestazione per Askatasuna, contro una repressione sempre più estesa e continua a Torino in particolare, ma anche in tante altre città, verso soprattutto i giovani, anche verso minorenni, per la libertà di tutti - a questa grande manifestazione sostenuta da tante masse popolari di Torino e non solo di Torino, ha risposto con migliaia di poliziotti, con blocchi della città, con lacrimogeni, con idranti, con fermi e arresti.

Un governo che ora, con una campagna stampa e televisiva, questa sì terrorista, questa sì fatta di “grandi parole” allarmiste (si parla di tentato omicidio, di “anni di piombo”, di squadrismo, di criminali), si prepara ad altri fatti nuovi, ad altri provvedimenti che, sia chiaro, toccheranno tutti, non solo chi ha manifestato a Torino, chi si è dovuto difendere dalla polizia, ma toccheranno tutti, dai giovani ai lavoratori che lottano (vedi le denunce agli operai metalmeccanici di Bologna per il blocco stradale), ai migranti, a chiunque osi protestare per i diritti. Un nuovo decreto sicurezza che vuole dare ancora più impunità, libertà di colpire chiunque, alla polizia e vuole istituire i cosiddetti arresti preventivi come accadevano ai tempi del fascismo e di fatto vuole instaurare un divieto di manifestare in aperta cancellazione della stessa Costituzione.

Chiaro che da un governo moderno fascista queste grida e provvedimenti anche isterici, a getto continuo, si fanno decreti sicurezza quasi ogni mese, sono sempre di più una normale conseguenza della sua politica, piani generali, ma questa reazione del governo oggi trova una porta aperta da un'opposizione, dai cosiddetti “partiti di sinistra”, che subito, nelle ore immediatamente successive alla manifestazione di Torino, hanno strillato anche loro e stanno quindi di fatto dando man forte all'azione di Piantedosi, della Meloni, degli esponenti di governo più invasati da Crosetto a Donzella, eccetera, eccetera.

Vediamo qualcuna di queste grida e partiamo proprio dal PD, da Elly Schlein, che neanche poche settimane fa aveva cercato di fare un'alleanza, un compromesso con la Meloni sulle donne, sulla grave situazione di stupri che colpisce le donne.

La Schlein ha subito detto: “Ferma condanna da parte del PD. Quelle che giungono da Torino sono immagini inqualificabili di una violenza inaccettabile. La solidarietà mia e di tutto il PD va agli agenti delle forze dell'ordine e ai giornalisti colpiti, alla città di Torino, che hanno subito un'aggressione delinquenziale da parte di frange, violente, organizzate e a volto coperto”.

Ora, due questioni vanno subito dette. La città di Torino è stata colpita dal blocco quasi totale della città, delle strade, dei mezzi pubblici che il Ministero degli Interni, con la giunta comunale, ha imposto il giorno della manifestazione. I cittadini, noi l'abbiamo visto direttamente, erano molto, ma molto arrabbiati non con la manifestazione, ma con una decisione assurda che ha bloccato anche la vita normale, chi doveva andare a lavoro, chi doveva andare a fare la spesa, ecc. Una sorta di mega zona rossa ha investito tutta la città, contro cui invece c'è stata anche una solidarietà, per esempio, di alcuni tassisti che hanno permesso ad alcuni manifestanti di arrivare nei punti di concentramento facendo pagare meno delle tariffe previste.

L'altra questione è che è veramente falso parlare di “frange violenti e organizzate”. In Corso Regina Margherita e poi lungo il Po, erano migliaia e migliaia; non è affatto vero che si sarebbero staccati delle minoranze. E’ stata una buona parte del corteo che ha cercato di arrivare alla sede di Askatasuna. M

Ma la Schlein continua: “La nostra condanna della violenza è come sempre la più ferma e aspettiamo che gli aggressori vengano individuati al più presto”. In conseguenza di questa posizione, una delegazione del Partito Democratico si è recata all'ospedale Le Molinette per portare la solidarietà del PD agli agenti feriti.

Ma anche qui si straparla, si enfatizza, anche sull'episodio dell'agente aggredito da alcuni manifestanti si usano grandi parole, esagerazioni assurde. Come mai questi agenti feriti - questo lo ha sottolineato anche una consigliera di sinistra del Comune di Torino - come mai questi agenti quasi assassinati, a rischio di morire, poi sono stati dimessi il giorno dopo, lo stesso agente colpito è stato dimesso dopo poche ore, e lì si vede sorridenti, in posa per la fotografia, quasi senza neanche un graffio, al massimo qualche contusione? Invece devono parlare di “terrorismo”, di “tentato omicidio”…

Ma chiaramente non è stato solo il PD. Giuseppe Conte, subito, anche lui è stato solerte a dichiarare da che parte stare: “Il Movimento 5 Stelle condanna con la massima fermezza le violenze e le aggressioni perpetrate ai danni delle forze dell'ordine, atti che nulla avrebbero a che fare con il dissenso democratico e che vanno respinti senza nessuna ambiguità. Agli agenti feriti, a tutti i professionisti coinvolti va la nostra piena solidarietà”.

Si unisce a queste dichiarazioni anche Roberto Fico, oggi Presidente della Regione Campania, che ha dichiarato che “l'aggressione avvenuta a Torino ai danni di un poliziotto è un fatto grave, che va stigmatizzato con fermezza. La violenza non è mai una risposta e non può trovare spazio in una società che crede nella giustizia sociale e nella convivenza civile. Difendere chi ogni giorno opera per garantire sicurezza, legalità e diritti significa proteggere i valori su cui si fonda la nostra democrazia”.

Ma quanto di falso c'è quasi in ognuna di queste parole. Dove sta la giustizia sociale? Dove sta la convivenza civile? Dove sta la giustizia sociale quando neanche il dissenso è permesso? Quando i giovani nelle scuole, nelle università, come parte degli insegnanti, non possono neanche parlare della Palestina, di ciò che succede a Gaza, perché vengono subito colpevolizzati, subito anche denunciati. Dove sta questa giustizia quando la giustizia normale che ci dovrebbe essere per i lavoratori, per chi sta male, per chi muore sul lavoro, non c'è. Ci si appella alla giustizia sociale solo quando vengono colpiti i poliziotti.

Poliziotti che hanno un curriculum di violenze, non solo nelle manifestazioni (pochissimi giornali o social hanno informato e messo foto delle violenze fatte il 31 a Torino dalla polizia verso ragazzi, persone, fotografi, che stavano solo partecipando alla manifestazione) ma nelle carceri, nella vita normale - basterebbe sentire ciò che dice la gente, tutti i soprusi che subisce. Ma per i rappresentanti della cosiddetta “sinistra” sono questi che dovrebbero essere difesi, sostenuti, mentre tutti gli altri che subiscono ogni giorno ingiustizia sociale, no e appena si ribellano diventano “criminali”.

Ancora. Anche AVS non è stata da meno a questa presa di posizione dalla parte della polizia, dalla parte dello Stato. Marco Grimaldi, vice capogruppo dell'AVS alla Camera, ha detto: “a chi mi chiede come sto e come stiamo rispondo che siamo tristi e amareggiati, che fatti gravi abbiano oscurato su tutti i media i commenti la manifestazione pacifica di 49 mila persone contro mille”.

Ma chi li ha oscurati? Chi si è buttato subito sull'episodio della agente buttato a terra? Non sono stati certo i manifestanti a farlo, siete stati voi, i vostri giornali, le vostre televisioni a buttarvi a pesce su queste cose. Ma Grimaldi continua dicendo: Lo dico chiaramente a chi ha commesso quel reato, così si fa il gioco di chi vuole i decreti sicurezza”. Il problema – come abbiamo detto - è che il gioco, l'aiuto ai decreti sicurezza lo stanno dando loro.

Infine non poteva mancare la CGIL. Avremmo preferito che la CGIL usasse il silenzio quantomeno. E invece Lara Liglione, segretaria confederale della CGIL, subito anche lei ha dichiarato: “la CGIL condanna con fermezza le violenze avvenute ieri a Torino. La violenza non è mai una risposta e non può essere tollerata in alcuna forma. Esprimiamo solidarietà a tutti gli agenti e agenti coinvolti negli scontri. Chi pensa – continua - di imporre le proprie idee con la violenza attacca la democrazia e alimenta un clima pericoloso. La CGIL sta senza se e senza ma dalla parte della democrazia e della legalità costituzionale e respinge ogni forma di estremismo”.

Allora, questa signora dovrebbe un po' anche documentarsi, leggere quello che sta avvenendo, perché chi sta violando la Costituzione, la democrazia, i diritti di cui ancora la Costituzione parla, è il governo. è la polizia, sono le forze dell'ordine, i Piantedosi che la stanno violando su tanti terreni sia con le norme dei decreti sicurezza che violano vari articoli costituzionali, sia con la complicità nel genocidio a Gaza, nel sostegno attivo alle guerre, nell'aumento degli armamenti, ecc. Tutto questo fa carta straccia della Costituzione e della democrazia. Allora di che parliamo? Non stiamo in uno stato democratico, sia pur borghese. Siamo in una continua cancellazione dei diritti, con la complicità di Mattarella che firma tutto.

E allora in quale società la signora della CGIL pensa di stare? Se non in quella che risponde a problemi seri, a problemi reali (pensiamo ai problemi di quartieri, come Caivano, ai femminicidi, al degrado sociale, alla condizione dei migranti, ecc. ecc.) sempre e solo con la logica securitaria, con la logica di più pene, più fermi, più arresti.

Tornando a Torino. Sia chiaro, tutta la manifestazione è stata combattiva, è stata ben ferma nel denunciare l'azione estesa di repressione che viene fatta in particolare a Torino, ma che è un segnale per tutti, per tutte dovunque. Non vi lamentate, quindi, se poi questi manifestanti, questi giovani vogliono, pretendono la libertà, vogliono rioccupare gli spazi sociali sequestrati, vogliono prendersi le piazze, le strade che invece vengono bloccate. Questo è normale ed è inevitabile che sarà sempre più così.

Fatevene una ragione, non è possibile fare altrimenti.

Le 50.000 persone, tante di più che potevano essere, a Torino lo sanno da che parte stare, dalla parte di Askatasuna, dalla parte della Palestina, dalla parte della lotta contro le vostre guerre imperialiste, ecc..

Voi della cosiddetta “opposizione” che vi ritenete “rappresentanti dei diritti”, invece state dalla parte di chi questi diritti li calpesta ogni giorno.