martedì 20 ottobre 2026

pc 20 ottobre - Milano - adulti e ragazzi...

pc 20 ottobre – Ribellarsi è giusto! Dalla Francia all'Albania, al Bangladesh, dall’India all’Italia… la gioventù ribelle è in rivolta

Che nel mondo i giovani si stanno ribellando contro la miseria di questo sistema sociale che si chiama capitalismo-imperialismo se ne stanno accorgendo benissimo tutti e in particolare la borghesia al potere che fa leggi e decreti d’urgenza!

E naturalmente anche i mezzi di comunicazione, dagli Stati Uniti all’Italia. Il fascista Trump non perde occasione per accusare i governi europei di debolezza contro l’immigrazione mentre con l'Ice continua ad ucciderli, arrestarli e deportarli, in Francia comincia il coprifuoco mentre in Italia si prepara l’ennesimo decreto repressivo!

Ma la repressione alimenta la ribellione.

Ribellione che si allarga a tanti paesi del mondo, in questo senso riportiamo parte di un articolo del New York Times che definisce questi giovani “una formidabile forza politica” e mette in fila una serie di manifestazioni della “Generazione Z” che ha “rovesciato governi in Bangladesh, Nepal, Perù e Madagascar.” E ancora: “Sono alla guida delle più grandi proteste in India degli ultimi anni, che

pc 20 ottobre - Dichiarazione di Hamas - info

🟢 Hamas ha dichiarato che una delegazione guidata da Zaher Jabarin ha concluso i colloqui del dialogo nazionale tenutisi al Cairo negli ultimi giorni, ai quali hanno partecipato i membri del comitato politico Husam Badran e Ghazi Hamad. La delegazione ha tenuto discussioni con Fatah sui requisiti per un dialogo nazionale di successo, seguite da un incontro allargato con il Jihad Islamico Palestinese, il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina e il Blocco Democratico di Riforma di Fatah per affrontare gli ostacoli del passato.

Durante gli incontri, la delegazione ha affermato che il dialogo nazionale completo è l'unico percorso per affrontare le questioni nazionali e contrastare i piani "israeliani". Hamas ha sostenuto la riforma dell'Organizzazione per la Liberazione della Palestina per garantire la partnership tra tutte le fazioni, l'istituzione delle elezioni come meccanismo principale per la formazione delle istituzioni palestinesi ufficiali, il raggiungimento di un accordo su una strategia unificata e la continuazione dei colloqui fino al raggiungimento di intese comuni.

https://t.me/Palresistmirror/97300


pc 20 ottobre - L’Onu taglia gli aiuti a Gaza, niente più pasti per mezzo milione di palestinesi: “Da questo mese fondi non sufficienti”


L’annuncio del Programma alimentare mondiale che denuncia un taglio dei fondi destinati all’organizzazione umanitaria Onu. Dimezzate anche le razioni alimentari e diminuiti i pasti caldi per singola famiglia.

Oltre mezzo milione di palestinesi di Gaza sono rimasti senza aiuti umanitari a partire da questo mese a causa del taglio dei fondi destinati al Programma alimentare mondiale. Lo ha annunciato oggi la stessa agenzia Onu spiegando che a causa della carenza di mezzi e risorse, le proprie operazioni umanitarie nella striscia di Gaza sono state ridotte e il numero di persone assistite ogni mese è diminuito di 500mila unità, vale a dire circa un terzo in meno di quelle attuali.

A causa di "carenze di finanziamenti, mezzo milione di persone ha perso l'accesso agli aiuti alimentari”  ha sottolineato il World Food Programme aggiungendo: "È una scelta che abbiamo dovuto compiere per garantire che le nostre risorse durino il più a lungo possibile". L’annuncio è stato accompagnato da un

pc 20 ottobre - Francia - Le Pen per la volata verso l’Eliseo: “Noi il partito dell’ordine” contro il movimento della ribellione studentesca/proletaria che si estende ai lavoratori

Le Pen cavalca i disordini per la volata verso l’Eliseo: “Noi il partito dell’ordine”
La leader dell’estrema destra si presenta come l’unica in grado di affermare lo Stato. È sempre più favorita per le presidenziali

pc 20 ottobre - Il decreto di Meloni: fermo e 500 militari (con poteri d’arresto) contro la gioventù proletaria che si ribella al carovita e allo Stato di polizia

In Cdm. La norma ad hoc: misure preventive per i minori e l’esercito potrà trattenerli. Stretta degli 007 sui social network. Il Colle ora valuta
Il decreto di Meloni: fermo  e 500 militari (con poteri d’arresto)

“Risposta ferma dello Stato”. All’ora di pranzo, forse anche per evitare che si amplifichino le immagini degli scaffali vuoti nelle regioni del Sud per la protesta degli autotrasportatori, la premier Giorgia Meloni convoca i ministri a Palazzo Chigi per dare subito la linea dopo le violenze di sabato e domenica a Milano.

pc 20 ottobre - albania- rivolta giovanile e popolare - info

 

Popular Protests in Albania Enters 6th Consecutive Night of Clashes with Police

Student protests in Albania demanding affordable education and housing, and the resignation of Prime Minister Edi Rama are now entering their 6th consecutive night. The demonstrations developed from the so-called “Flamingo” movement, which has been ongoing for months against the encroachment of foreign luxury resorts on Albanian land, linked among others to son-in-law of US President Donald Trump.


On Wednesday, tens of thousands joined the demonstrations. Parts of the Ministry of Education were lit on fire, and the Prime Minister’s office, as well as the Ministry of Finance, Ministry of Justice and the Ministry of Economy were attacked. According to reports, 29 police officers were injured, and 35 people were detained.

On October 15, the protests forced the cancellation of the parliamentary plenary session on the third consecutive day of clashes with the police, A Nova Democracia (AND) reports.

The protests continue, with attacks on government buildings and with clashes with the police. So far, reports are saying that 61 police officers have been injured, and around 180 have been either detained or arrested as part of the protests. As the people continue to voice their just demands, the government and Prime Minister Edi Rama, along with their reactionary apparatus, continue to entrench themselves as enemies of the people.

 

pc 20 ottobre - Francia in rivolta - una indicazione


 

lunedì 19 ottobre 2026

pc 19 ottobre - Manifesto di proletari comunisti - affiggere ovunque


pc 19 ottobre - Da Taranto Buonasera: Ex Ilva, lo Slai Cobas attacca Governo, sindacati e ambientalisti: «Riprendere subito scioperi e blocchi»

 Home

Dura presa di posizione del sindacato di classe sulla crisi dello stabilimento siderurgico. Critiche alla gestione della cassa integrazione e alla sospensione della protesta operaia. Contestato anche il corteo del 17 ottobre: «Ha contribuito a isolare i lavoratori»

Ex Ilva, lo Slai Cobas attacca Governo, sindacati e ambientalisti: «Riprendere subito scioperi e blocchi»

TARANTO - Riprendere la mobilitazione dei lavoratori dell'ex Ilva, riportando i presidi sulle strade e rilanciando lo scontro sindacale contro le decisioni del Governo e la gestione commissariale dello stabilimento. È la posizione espressa dallo Slai Cobas per il sindacato di classe di Taranto, che interviene con un documento particolarmente duro sugli sviluppi della vertenza siderurgica, prendendo le distanze anche dalle scelte delle organizzazioni sindacali e dalla manifestazione ambientalista del 17 ottobre.

Secondo lo Slai Cobas, gli avvenimenti dell'ultima settimana avrebbero evidenziato una contrapposizione tra gli interessi dei lavoratori, impegnati a difendere occupazione e reddito, e le decisioni assunte dalle istituzioni sul futuro della fabbrica.

Nel mirino dell'organizzazione finisce innanzitutto il Governo Meloni e, in particolare, il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, ai quali viene attribuita la responsabilità politica dell'attuale gestione della crisi.

Nella ricostruzione proposta dal sindacato, le misure adottate dall'esecutivo e gli sviluppi giudiziari legati alla decisione della magistratura milanese starebbero determinando le condizioni per una progressiva chiusura dello stabilimento tarantino, accompagnata da un ridimensionamento dell'occupazione.

Lo Slai Cobas sostiene infatti che il progetto di una nuova configurazione industriale dell'ex Ilva non presenti, allo stato attuale, sufficienti garanzie economiche e produttive.

Il sindacato contesta in particolare quella che considera una prospettiva di chiusura della fabbrica senza un'alternativa industriale concretamente definita, con conseguenze dirette per migliaia di

pc 19 ottobre - "In piazza fino a caduta del governo" - info

"In piazza fino a caduta del governo"

"In piazza fino a caduta del governo"
"I violenti siete voi, ci riprendiamo il futuro"

Una pagina appena nata sui social inaugura il "Movimento 17 ottobre", inneggia agli scontri di ieri e del 17 e dà appuntamento ogni sabato alle 15 "fino alla caduta di questo governo".

"Siamo quelli delle piazze. Quelli che vedono l'unica violenza nel manganello degli sbirri. Violenti siete voi che ci avete negato futuro: ce lo riprendiamo".

Intanto il Pm milanese ha chiesto il carcere per 5 maggiorenni fermati negli scontri di due giorni fa: resistenza e devastazione e saccheggio le ipotesi di reato contestate loro.

I giovani del "Movimento 17 ottobre": "Pronti ad alzare l'asticella | Perché voler bene a un mondo che ci demonizza?"

Parlano i ragazzi che hanno saccheggiato i negozi in centro: "È la violenza dell'oppresso, abbiamo il terrore del futuro. Ora faremo crollare il governo"

© IPA

© IPA

"Prendiamoci cura gli uni degli altri, così da poter essere pericolosi insieme". Nero su bianco, a caratteri cubitali, sono queste le prime parole del vademecum "Guida tascabile alle manifestazioni di piazza". A diffonderlo sui suoi canali social il neonato "Movimento 17 ottobre", protagonista dei saccheggi e della guerriglia in centro a Milano dello scorso fine settimana. Nelle chat tramite cui giovani e giovanissimi - anche 11enni e 12enni - si contattano e programmano nuove azioni, c'è chi si dà alla filosofia e cita Bertolt Brecht: "Chi combatte rischia di perdere, chi non combatte ha già perso". All'origine di tutto un forte sentimento di rabbia e terrore per il futuro, che serpeggia nelle frange più giovani della società. Questa la spiegazione di alcuni dei membri del movimento che abbiamo raggiunto telefonicamente. Una vera e propria "rivoluzione fai da te". 

Cosa c'è alla base delle vostre azioni? Qual è il vostro messaggio?
"Quello che ci spinge è una stanchezza e una rabbia profonda per la società in cui viviamo: esclusi, emarginati e senza futuro. Chi ha le possibilità economiche va all'estero, chi non può farlo rimane qui,

pc 19 ottobre - Le giornate di venerdì e sabato - editoriale - proletari comunisti

Le giornate di venerdì e sabato sono state per il nostro paese importanti. Venerdì vi sono state le grandi manifestazioni studentesche che hanno portato nelle piazze di tante città italiane, in primis le grandi, circa 400mila studenti. Esse effettivamente segnano l’ingresso in campo di un grande movimento studentesco, innescato da due fattori, esterno e interno, che si sono influenzati reciprocamente.

Primo di tutti il movimento di solidarietà con la Palestina, che ha mostrato come un’area significativa degli studenti ha scelto da che parte stare e si è impegnata a portare i combattimenti all’interno delle scuole del nostro paese. Un gigantesco movimento solidale che dentro le Università ha messo in discussione i rapporti tra Italia e Israele, e, per naturale prosecuzione, industria bellica e guerra imperialista. In entrambi si è cominciato a colpire netto e chiaro il governo e le Istituzioni italiane, caratterizzate dalla complicità con il genocidio e dal ruolo costante del governo, nella marcia verso la guerra, nel sostenere l’industria bellica e l’economia di guerra. Questo movimento ha riguardato essenzialmente le aree più politicizzare e meglio organizzate nella scuola, ma ha sicuramente contagiato una generazione di ragazzi e ragazze che è cresciuta e si è impegnata, e soprattutto si è scontrata perché la reazione del governo, dello Stato, dell’autorità scolastica è stata la repressione e la violenza.

Tutti i governi del capitale e dell’imperialismo hanno reagito nella stessa maniera, ma la natura fascisteggiante di questo governo vi ha aggiunto un carico da 90 coi decreti sicurezza e calando all’interno generale della scuola ideologie, programmi e azioni, volte a militarizzare la scuola, subordinarla, insieme all’alternanza scuola-lavoro, ai piani e programmi della borghesia imperialista italiana, delle borghesie imperialiste europee e, data la particolare natura del governo Meloni, del capo stipite dell’imperialismo, l’imperialismo Usa e del caporione di tutti i fascismi, Trump.

Questo è stato l’obiettivo detonatore del movimento attuale.

Ma il movimento sceso in campo in queste ultime settimane ed espressosi in questi giorni non è la stessa cosa, non è di pura continuità.

Il movimento colpisce al cuore la condizione studentesca, i costi della scuola, e vede questi costi dentro i costi generali dello scarico della crisi e delle guerre sulla condizione generale dei proletari e delle masse popolari.

Questo chiaramente mobilita le scuole di ogni ordine e grado e chiama in campo una generazione di giovanissimi che le frequenta.

Al fattore Palestina, anima del movimento e detonatore, si è aggiunta la questione Francia, e non solo.

In Francia, come storicamente avviene, dal maggio ’68 francese ai giorni nostri, ma senza alcun parallelismo superficiale, è davvero esploso un movimento possente nelle scuole, partito pressoché interamente dalla situazione delle scuole e dal rapporto tra le scuole e il bilancio generale dello Stato imperialista, di cui la guerra la fa sempre più da padrone.

L’ondata possente, tumultuosa, incalzante, con una dimensione di rivolta della Francia, ha parlato forte e chiaro attraverso gli schermi televisivi, i social e come sempre con l’incredibile tam-tam che stravolge e contrasta la narrazione delle borghesie imperialiste, dei suoi governi, dei suoi mass media, e mette in luce l’elemento centrale dello Stato che, quando i movimenti sono reali, mostra la sua natura nuda e cruda: lo Stato di polizia, la violenza di Stato, la reazione alla ribellione. Ma la repressione non spegne ma alimenta la ribellione.

La dimensione dello scontro di piazza è l’elemento che da valore ai movimenti e alla lotta, è esso che fa apparire come dietro lo scontro sociale c’è “l’idra della rivoluzione”. E’ questa la forza del movimento in Francia e il messaggio principale che buca lo schermo delle borghesie imperialiste e dei suoi governi e che arriva anche in Italia.

La cosa peggiore che possono fare i comunisti rivoluzionari e non guardare a questo; guardare l’albero e non la foresta e dimenticare la natura eterna e scientifica delle frasi di Mao Tse-tung: “E’ giusto ribellarsi”, “E’ la scintilla che accende le praterie”, “Grande è il disordine sotto il cielo, la situazione è eccellente”.

E, come si vede, via via che il movimento alza il tiro, con buona pace di tutti i riformisti, gli opportunisti, il movimento si allarga e non si restringe e raggiunge la materia incandescente della gioventù proletaria. La gioventù proletaria che viene dalle periferie, dalle banlieues francesi e da quelle italiane.

E quando questo avviene, lo scontro cambia natura, non è la condizione della scuola che è al centro, ma la condizione fuori della scuola, che oggi in realtà impatta sul problema dei problemi dei proletari e delle masse povere, il carovita. i governi della miseria, le famiglie costrette a privarsi di tutto, questo spiega come ad un venerdì si aggiunge un sabato.

Il sabato di fuoco di Milano, Torino, Bologna, e latente in altre città minori, ci dice chiaro che “s’avanza uno strano soldato”,

Per i proletari, i comunisti, i rivoluzionari è una gioia non una preoccupazione; è il nostro “richiamo della foresta”. Ed è lì nel fuoco della lotta di classe, in stretto legame con le masse che dobbiamo stare.

pc 19 ottobre – Lavoratori indiani in arrivo e non solo… come l’imperialismo italiano importa forza lavoro per aumentare i profitti

 

Alcuni giorni fa padroni, governo e Cgil, Cisl e Uil hanno festeggiato l’arrivo dei primi 7 giovani lavoratori indiani a Benevento che “dopo un periodo di formazione nel Paese di origine, entro il dieci novembre cominceranno a lavorare nei cantieri di sei imprese edili del Sannio”.

Si tratta quindi di lavoratori edili “importati” dall’India “per rispondere all’esigenza delle imprese edili di reperire figure specializzate, soprattutto per carpenteria, movimento terra, scavo e demolizione.” Il progetto si chiama all’inglese, con un nome che dice tutto “WORK4ITALY”, ovvero “Lavora per l’Italia”.

Perché questa importazione? Ce lo spiega il presidente di Ance Benevento: "Siamo partiti da un problema … che tutte le nostre imprese conoscono: non si trovano lavoratori qualificati.

L’imperialismo italiano, in questo caso impersonato dai padroni di Confindustria e in particolare da Ance e Confindustria Benevento, sono naturalmente contenti di aver trovato questa soluzione, così come sono contenti Cgil-Cisl-Uil che fanno parte di Fondimpresa, che è uno dei tanti “Enti bilaterali” attraverso i quali padroni e Cgil, Cisl e Uil gestiscono in comune la forza lavoro di questo Paese. La gestione prevede anche come dice il progetto “il sostegno nell'inserimento in azienda, nella ricerca della casa e nell'integrazione nella comunità, anche con il contributo delle organizzazioni sindacali di settore Feneal Uil, Filca Cisl e Fillea Cgil.”

pc 19 ottobre - La situazione all'ex Ilva di Taranto

All’ex Ilva di Taranto e a Taranto si è giocata in questa settimana una partita molto chiara che ha visto due fronti contrapposti.

Da un lato il governo Meloni/Urso responsabile dell’attuale gestione della crisi Ilva che, oltre a non aver dato soluzioni accettabili, proprio nelle ultime settimane e giorni ha mostrato da che parte sta, e lo ha fatto da un lato dando il là, utilizzando la sentenza di Milano, al piano di chiusura, con elementi di ristrutturazione, della fabbrica a Taranto; perché accettare e o utilizzare quella sentenza porta inevitabilmente alla chiusura dell’attuale ex Ilva per un fumoso piano di nuova Ilva che attualmente non ha né basi economiche, né industriali, né materiali; e come conseguenza di questa linea generale ha emesso un decreto che è di cassintegrazione permanente di quasi totalità dei lavoratori e un piano assolutamente insufficiente di ammortizzatori sociali che ne fanno, sia nello stabilimento, sia soprattutto nelle Ditte dell’appalto una misura di accompagnamento alla massiccia riduzione dell’occupazione e niente affatto un “paracadute” che tuteli il reddito dei lavoratori.

Chiaramente del fronte opposto agli operai, lo vogliano o no, sono i magistrati di Milano che hanno fatto questa sentenza, che lungi dall’essere chiara, risponde ad esigenze concentrate di padroni, governo e della frazione antioperaia del movimento ambientalista.

In questo quadro l’azione dei Commissari è apparsa dall’inizio alla fine “più realista del re”, traducendo subito in fatti il fermo della fabbrica prima e la messa generale in cassintegrazione dei lavoratori, senza tener conto della lotta – e questo sarebbe il minimo – ma soprattutto senza tener conto dei tempi effettivi della vicenda giudiziaria e degli incontri e trattative in corso tra governo e sindacati.

Fanno parte chiaramente di questo fronte antioperaio i capi e le associazioni del movimento ambientalista che perseguono la chiusura di tutta la fabbrica, usando la gravità della vicenda

pc 19 ottobre – Poliziotti torturatori condannati, carabinieri inquisiti… sempre più stato di polizia

Due poliziotti condannati, altri 12 a processo, a Verona, altri carabinieri indagati a Lodi…  

Nei giorni scorsi alcuni quotidiani hanno pubblicato notizie su ciò che succede nelle caserme a coloro che vengono arrestati, ma sono anni che questi “episodi” continuano a verificarsi… così come gli attacchi violenti a chi manifesta nelle piazze… insomma è una vera e propria marcia verso lo stato di polizia, e il governo moderno fascista Meloni copre questi assassini con lo scudo penale.

 

Riportiamo un articolo dell’Osservatorio Repressione

**

Verona, la tortura dentro la Questura: due poliziotti condannati, altri dodici a processo

14/10/2026-by Osservatorio Repressione


Sei anni e sei mesi ad Alessandro Migliore, quattro anni e tre mesi a Loris Colpini. Nell’“acquario” della Questura venivano picchiati e umiliati migranti e persone senza dimora. La sentenza di primo grado apre interrogativi sulle responsabilità, sui controlli e sulla protezione degli abusi in divisa.

Il luogo nel quale una persona viene accompagnata per essere identificata, fermata o arrestata dovrebbe essere quello in cui lo Stato garantisce la sua incolumità e il rispetto dei suoi diritti fondamentali. A Verona, invece, una stanza della Questura, conosciuta come l’“acquario”, è diventata il teatro di violenze che il Tribunale ha riconosciuto come tortura. Non un’aggressione avvenuta durante uno scontro di piazza, non un intervento degenerato nel tentativo di fermare una persona pericolosa, ma violenze esercitate contro individui già sottoposti al controllo della polizia, all’interno di un edificio dello Stato, dove avrebbero dovuto essere protetti da qualsiasi abuso.

La sentenza pronunciata il 13 ottobre 2026 dal Tribunale di Verona ha condannato in primo grado due appartenenti alle Volanti della Polizia di Stato: Alessandro Migliore a sei anni e sei mesi di reclusione e Loris Colpini a quattro anni e tre mesi. Entrambi sono stati riconosciuti responsabili del reato di tortura per le violenze commesse ai danni di due persone condotte negli uffici della Questura. Per entrambi è stata inoltre disposta l’interdizione dai pubblici uffici. Migliore si era già dimesso dalla Polizia di Stato, mentre Colpini risulta ancora in servizio. Le difese hanno annunciato ricorso contro la decisione, che non è quindi definitiva.

domenica 18 ottobre 2026

pc 18 ottobre - Massimo sostegno alla mobilitazione e lotta delle migliaia di studentesse e studenti in tante piazze, contro la repressione del governo moderno fascista Meloni/Piantedosi/Valditara

Migliaia di studentesse e studenti sono scesi in piazza in tutta Italia il 16 ottobre, animando una grande mobilitazione in tante città dal nord al sud del paese contro le politiche reazionarie del governo Meloni, i tagli alla scuola pubblica, contro il razzismo sparso dall’alto da questo governo, contro le politiche al servizio della guerra imperialista e anche in sostegno della Palestina. Da Milano a Torino a Roma, passando per Bologna, Napoli, ecc. i cortei studenteschi hanno riempito le strade, cortei a cui questo Stato borghese e il governo Meloni hanno dato solo una risposta repressiva con cariche della polizia contro i determinati studenti in lotta, tra cui molti giovanissimi.





Nelle giuste ragioni della protesta degli studenti anche il caro affitti, la precarizzazione, il carovita che colpiscono soprattutto i figli, le famiglie della classe lavoratrice. Così gli studenti anche organizzati in diversi collettivi hanno denunciato la trasformazione della scuola in una caserma, carri armati di cartone sono stati dati alle fiamme, e in un'azienda al servizio del profitto. E mentre si tagliano i fondi per l'istruzione, la sanità e i servizi, il governo Meloni mette sempre più soldi per il riarmo e l’economia di guerra, dirottando risorse preziose verso la guerra imperialista.
A Roma lanciati petardi contro il ministero l'Istruzione, bruciate anche bandiere di Usa e Israele.


Un elemento significativo emerso in questa giornata di lotta è stato il legame di forte solidarietà creatosi tra studentesse e studenti e lavoratrici e lavoratori della scuola, numerosi docenti, come avvenuto a Torino, sono scesi in piazza al fianco degli studenti schierandosi con le ragazze e i ragazzi, quegli studenti che il ministro Valditara, continuando a dire falsità sul buon funzionamento della scuola pubblica ha definito teppisti, condannando la repressione poliziesca e la criminalizzazione del dissenso che questo governo vuole imporre, facendo in piazza davanti ai poliziotti in assetto antisommossa anche uno scudo umano contro le cariche, i lacrimogeni, gli idranti, dicono gli studenti “se non cambia sarà come la Francia” …

                             

Siamo senza se e senza ma al fianco delle studentesse, e degli studenti sosteniamo la loro giusta e più che legittima rabbia che si è espressa nella tante manifestazioni e che come hanno annunciato gli stessi studenti continuerà perché nell’insieme delle molteplici e particolari istanze gli studenti, giovani e giovanissimi, stanno denunciando quello che è un sistema sociale ed economico di sfruttamento e di oppressione di classe, il sistema capitalista.


Massima solidarietà agli studenti
che hanno risposto con grande coraggio e determinazione alla vigliacca repressione poliziesca, libertà immediata per gli studenti minorenni arrestati, come a Torino.
E’ giusto ribellarsi contro le politiche di un governo quale quello Meloni di attacco sempre più pesante alla vita di lavoratori, operai, donne, studenti, giovani immigrati, nel solco dell’avanzamento del moderno fascismo.

Che le lotte, dagli studenti ai lavoratori ai proletari, confluiscano in un’unica lotta di classe per cacciare il governo Meloni e ogni governo al servizio di padroni e guerra imperialista nella prospettiva di spazzare via la reale e profonda causa di tutti questi attacchi alla nostra condizione di vita, il sistema sociale capitalista.

Mfpr

pc 18 ottobre - Formazione rivoluzionaria delle donne - Il marxismo e il movimento femminile - 1° parte

Cominciamo con questa FRD ad affrontare in termini scientifici l'origine della questione femminile, contro le analisi e concezioni antiscientifiche tuttora in corso. 

Pubblicheremo anche questa volta parti di un opuscolo editato dal Mfpr.

Ma chiaramente è bene leggere/studiare l'intero opuscolo, si può richiedere a WA 3475301704 o e mail: mfpr.naz@gmail.com


https://proletaricomunisti.blogspot.com/2026/10/pc-18-ottobre-formazione-rivoluzionaria.html


pc 18 ottobre - Milano... rivolta contro il carovita e tutto il resto - giovani in prima fila

 

Note di cronaca dalla stampa 

In cinquemila al corteo di «Italia in piazza»: sale la tensione dopo una prima sassaiola contro la polizia. Le forze dell'ordine hanno sparato lacrimogeni per disperdere i manifestanti, danni alle vetrine. Scontri violenti in pieno centro, fuggono i turisti. Il bilancio finale parla di diversi feriti, colpiti dagli oggetti

Guerriglia a Milano, i violenti trasformano piazza Duomo in un campo di battaglia: bombe carta e cestini contro la polizia che risponde con gli idranti

Gli scontri in Duomo

  • A Milano è stata organizzata il 17 ottobre la manifestazione «Italia in piazza»

  • Il corteo è partito con 5 mila persone, la tensione è salita in pieno centro

Vetrine rotte e furti - Diversi fuochi appiccati dando alle fiamme rifiuti, vetrine sfondate e un negozio saccheggiato. È quanto accaduto in corso Vittorio Emanuele II, tra il Duomo e San Babila, a Milano, durante la ritirata di alcuni manifestanti davanti alla forze dell'ordine. Alcuni partecipanti al corteo hanno appiccato diversi incendi dando alle fiamme rifiuti e sfondato le vetrine del punto vendita Foot Locker, portando via la merce esposta. 

Bruciato un bagno chimico - Sotto la statua di Vittorio Emanuele è stato incendiato un bagno chimico e una bicicletta in sharing. Sopra è stata appoggiata una sedia dove alcuni dei manifestanti si sono scattati foto.

scontri milano

19:19  |  17 Ottobre - Assedio a Piazza Mercanti

Ora in Piazza Duomo ci sono le camionette delle forze dell’ordine a presidiare il sagrato davanti alla cattedrale. I manifestanti  si sono spostati verso Piazza dei Mercanti, dove ora si concentrano gli scontri con nuovi lanci di lacrimogeni. Alcuni manifestanti hanno anche riempito delle carriole con dei sanpietrini da lanciare verso polizia e carabinieri.

scontri milano duomo

19:14  |  17 Ottobre - Cinquanta in Questura Sono una cinquantina in manifestanti portati in Questura.

19:13  |  17 Ottobre - Le forze dell'ordine avanzano in corso Vittorio Emanuele

Le forze dell'ordine, dopo aver liberato piazza Duomo, avanzano ora lungo corso Vittorio Emanuele utilizzando un carro idrante che ha disperso i manifestanti . Alcuni resistono improvvisando barricate con cestini e transenne.

18:52  |  17 Ottobre - Danneggiati i mezzi delle forze dell'ordine

In tre riprese, in centinaia tutti insieme, hanno attaccato lo schieramento di polizia al centro della piazza, la Polizia è arretrata e i manifestanti hanno devastato e saccheggiato un'auto dei carabinieri danneggiando i furgoni blindati.

tensione duomo corteo milano

18:40  |  17 Ottobre - Fumo in metropolitana

La metropolitana, fermata Duomo, è in fase di chiusura negli accessi centrali della Piazza. Quelli laterali sono aperti e continua ad arrivare persone che lamentano fumo, probabilmente lacrimogeni, anche nel mezzanino. Intanto all'esterno si contano i danni: le pietre lanciate sono anche di grandi dimensioni.

18:39  |  17 Ottobre - Idranti per disperdere i manifestanti

In Piazza Duomo è arrivato anche l’idrante della Polizia che sta cercando di disperdere i manifestanti.

18:31  |  17 Ottobre - Dieci fermati. Sarebbero almeno una decina i manifestanti fermati dalla polizia la cui posizione è ora al vaglio delle forze dell’ordine.

18:27  |  17 Ottobre - Colpito anche De Simone. Tra i feriti anche il primo dirigente della polizia Angelo De Simone, dirigente del commissariato Garibaldi-Venezia colpito alla testa da un sampietrino. Ha una profonda ferita al capo.

18:26  |  17 Ottobre - Numerosi feriti. Sono diverse le persone che hanno riportato ferite durante gli incidenti in Piazza Duomo, molti gli interventi delle ambulanze soprattutto per colpi alla testa a causa di oggetti lanciati dai manifestanti. Tra questi diversi agenti. 

18:11  |  17 Ottobre - Manifestanti portati in questura. Mentre il Duomo è tornato a riempiersi. Altri manifestanti sono stati presi dalle forze dell’ordine.

18:10  |  17 Ottobre - Incappucciati in Galleria. Violenti scontri anche in piazza dei Mercanti dove si sono radunate altre centinaia di manifestanti incappucciati che ora marciano verso il Duomo e la Galleria

18:09  |  17 Ottobre - Chiude la stazione Duomo. La metropolitana è stata chiusa e il Duomo è ora circondato.

17:57  |  17 Ottobre - Violentissimi scontri. Violentissimi scontri in piazza Duomo con la polizia che sta facendo indietreggiare i manifestanti che lanciano sassi e cestini. La piazza è stata completamente svuotata.

17:53  |  17 Ottobre - Scene di guerriglia in corso Vittorio Emanuele - Polizia carabinieri hanno fermato alcuni ragazzi e li stanno trasportando in Questura. Scene di guerriglia all’imbocco di Corso Vittorio Emanuele e anche in galleria

17:52  |  17 Ottobre - Chi cerca rifugio nelle stazioni del metrò. Molti turisti si sono rifugiati all’interno della stazione della metropolitana Duomo, ad alimentare la situazione di caos piccoli gruppetti di giovani che si spostano rapidamente lanciando petardi, bottiglie, ne danneggiando i dehors di alcuni locali. Alcuni ragazzi hanno preso estintori e manichette dalla metropolitana e li hanno svuotati sulla piazza.

17:52  |  17 Ottobre - Fuggi fuggi dalla piazza, cestini e transenne rovesciate bottiglie di vetro e qualsiasi tipo di oggetto lanciato contro gli agenti

17:51  |  17 Ottobre - Disordini in piazza Duomo. Disordine anche in piazza Duomo con la polizia che ha lanciato lacrimogeni davanti alla cattedrale

17:49  |  17 Ottobre - Danni a pensiline e vetrine. Al corteo di «Italia in piazza» partecipano oltre cinquemila manifestanti: la manifestazione è stata organizzata per protestare contro il caro carburanti e gli stipendi bassi. Danneggiate pensiline atm le vetrate ai primi piani di alcuni palazzi storici. 

17:49  |  17 Ottobre - Via Broletto bloccata. Via Broletto è completamente bloccata da tre cordoni di polizia e carabinieri con camionette e in assetto antisommossa. Le forze dell’ordine hanno fermato la testa del corteo nato per protestare contro il carovita, la crisi della sanità pubblica e le condizioni delle scuole. I manifestanti stavano procedendo verso via Cusani ma dopo alcuni violenti lanci di sassi, bottiglie, fumogeni e bombe carta la marcia è stata interrotta.

17:48  |  17 Ottobre - Contro il carovita. A Milano è in corso la manifestazione di «Italia in piazza» contro il carovita. Partecipano almeno cinquemila persone. 

pc 18 ottobre - Bologna/Torino/Bergamo - manifestazione e scontri

 https://www.instagram.com/reel/DemepHYuNeg/?psln=c2EwZXVtbnd4dDR4

 Bergamo - Scontri e almeno 7 fermi alla manifestazione studentesca ancora in corso

Centinaia di studenti delle scuole superiori bergamasche hanno partecipato sabato 17 ottobre al corteo per una scuola migliore a Bergamo: il presidio si è riunito all'Urban Center per poi raggiungere in corteo Piazza della Libertà. Lungo viale Papa Giovanni XXIII e Largo Porta Nuova tanti gli slogan e i cartelloni contro la guerra e in difesa della libertà in Palestina. Un gruppo di manifestanti ha provocato in diversi punti del corteo tensioni: distrutti i cestini della spazzatura, la cartellonistica e disperse bottiglie e cocci di vetro. La Polizia è intervenuta fermando una decina di ragazzi.

 video      https://www.youtube.com/watch?v=epmitoPKAS4

pc 18 ottobre - Lunga giornata di mobilitazione a Bergamo

con la rabbia incontenibile dei giovani, fermi e arresti dopo i rastrellamenti e le cariche. Presidio alla questura contro la repressione

La polizia del moderno fascismo che avanza spedito, quella che sul campo applica i decreti sicurezza, non può che essere razzista, oltre che repressiva e vigliacca.

Diverse centinaia di studenti in piazza, con i messaggi ben visibili sui cartelli, negli slogan, contro la scuola di Valditara, la guerra, la guerra al servizio degli interessi dei grandi capitali e che prosciuga ogni risorsa sociale istruzione compresa, fortemente antifascista, il fascismo che si annida dentro il governo, ‘hey, voi al governo, attenti che il vento sta ricominciando a fischiare’.

Da subito le provocazioni e l’aggressioni della questura, ‘ci stanno con il fiato sul collo non è possibile fare un passo liberamente’ e un dirigente della digos che al concentramento si permette di prendere a schiaffi un giovane studente.

Cercano di imporre un corteo ordinato, contenuto e compatibile dentro il loro ordine. Lo fanno anche con minacce ‘la prossima volta che entri in questura non ne esci più’.

La prima carica dopo un 'carica batterie’ che vola in direzione dei cordoni della polizia, con i reparti mobili di celere e carabinieri con scudi e manganelli alla mano, partono verso il corteo.

Una parte dei giovani, almeno in duecento non ci sta, non vuole essere bersaglio inerme di questa violenza di stato mirata, non vuole contenere e soffocare la rabbia che le condizioni di vita sempre con poche prospettive ‘a fare il soldatino o l’automa sottopagato in qualche azienda’, o sotto attacco di un razzismo continuo e aperto verso le ‘seconde generazioni’, un sentimento che dall’alto dell’esempio delle istituzioni cova e si allarga in un ricatto continuo.

Un fronteggiamento ribelle che è continuato per tutta la durata del corteo.

A fine manifestazione, con i rastrellati per le vie della città ci saranno 6 minorenni fermati, due maggiorenni successivamente arrestati e portati al carcere, con un presidio di solidarietà contro la repressione davanti alla questura fino al rilascio dei sei giovani e di altri tre pedinati mentre si allontanavano dal presidio e bloccati per un ora in questura.

Seguiranno altri materiali e aggiornamenti. 

 





pc 18 ottobre - Salerno in lotta CONTRO I LICENZIAMENTI DEI LAVORATORI NEL PORTO, carovita e economia di guerra!

Per le strade di Salerno con gli studenti in lotta, le comunità resistenti Palestinesi in supporto dello sciopero dei portuali!!! ARRIVEREMO FINO AL PORTO !

CONTRO I LICENZIAMENTI DEI LAVORATORI NEL PORTO DA CICCIO COLLINA AI LAVORATORI DELLA CULP !

Contro licenziamenti, carovita e economia di guerra! 

IL LORO PROFITTO È LA NOSTRA ESTINZIONE!

LOTTA AL CAPITALISMO!

Bloccato il porto di Salerno


sabato 17 ottobre 2026

pc 17 ottobre - La lunga giornata di lotta in Francia - cominciamo con le prime informazioni provenienti dalla stampa

 Manifestations du 17 octobre : la CGT annonce 500 000 manifestants en France, où des cortèges paisibles côtoient de nombreuses scènes de chaos

 Dans la capitale, mais aussi à Lille, Lyon et Marseille, de fortes tensions ont été signalées par nos journalistes sur le terrain. Des destructions ont aussi été observées dans les grandes villes

A Nantes, le 17 octobre 2026.
A Nantes, le 17 octobre 2026.
A Nantes, le 17 octobre 2026.
A Nantes, le 17 octobre 2026.
A Nantes, le 17 octobre 2026.
A Nantes, le 17 octobre 2026.
A Nantes, le 17 octobre 2026.
A Nantes, le 17 octobre 2026.
Des CRS devant un magasin pillé de Nantes, le 17 octobre 2026.
Des CRS devant un magasin pillé de Nantes, le 17 octobre 2026.
A Nantes, le 17 octobre 2026.
A Nantes, le 17 octobre 2026.
 à Paris : « J’veux m’faire charger »

Sur les derniers mètres du boulevard du Temple, aux abords de la place de la République, une foule jeune et souvent habillée en noir tire des feux d’artifice en direction des forces de l’ordre, qui essaient tant bien que mal de laisser approcher les pompiers qui viennent évacuer des blessés sous les acclamations.

Certains s’esclaffent en disant : « J’veux m’faire charger » par la police. Lors des tirs de grandes lacrymogènes, tous s’enfuient malgré les injonctions d’habitués qui leur lancent : « Ne courez pas. » Certains manifestants, âgés, brandissent des drapeaux appelant à la révolution en scandant : « Unité, unité ! » Personne ne les écoute.

Après la dispersion des gaz, tout le monde essaie de retourner sur la place de la République.

17:39 Sur le terrain

A Rennes, fin de manifestation mouvementée : « Des violences ? Mais qui sont les violents ? »

Anne, la quarantaine, se dresse face à une ligne de gendarmes qui bloque l’accès à la place de la République à Rennes (Ille-et-Vilaine). Depuis 15 heures, la capitale bretonne baigne dans la confusion et le gaz lacrymogène. Anne observe les forces de l’ordre utiliser un camion à eau pour faire reculer des centaines de manifestants violents. Ces derniers ramassent des pavés pour les jeter. Les forces de l’ordre chargent.

Anne hurle : « Vous faites n’importe quoi avec vos armes de guerre. Pour quelques casseurs, vous chargez et nous empêchez de manifester ! » La rangée de gendarmes reste stoïque aux invectives. Une retraitée vêtue d’un chemisier rose s’approche avec des capsules de grenades lacrymogènes et abonde : « Regardez ce que vous jetez sur nos enfants. Marre des violences policières. Honte à vous ! »

Jean-Pierre, un retraité, s’interpose : « Vous dites n’importe quoi ! Les flics font ce qu’ils peuvent. Rennes est un champ de bataille. Vous parlez de violences ? Mais qui sont les violents ? » Le trio se lance dans une discussion de sourds. Le ton monte.

Soudain, de nouveaux jets de grenades lacrymogènes claquent au loin en réponse à des tirs de mortiers d’artifice. Les affrontements ont désormais lieu en tête du cortège composé d’au moins 10 000 personnes. Les gendarmes chargent avant de reculer, visiblement dépassés. Des manifestants violents les coursent. A 17 h 30, de violents affrontements se poursuivent dans Rennes.

Au moins 5 000 personnes, de tous les âges, ont défilé dans le calme à Besançon
Rue de la Préfecture, à Besançon (Doubs), à la fin de la manifestation, le 17 octobre 2026.
Rue de la Préfecture, à Besançon (Doubs), à la fin de la manifestation, le 17 octobre 2026.

Des milliers de manifestants ont défilé pacifiquement dans les rues de la préfecture du Doubs, samedi. Au départ de la place de la Révolution, noire de monde dès 14 heures, les rangs se sont étoffés durant la déambulation, sous les sourires et les bravos de certains commerçants. Au moins 5 000 personnes étaient présentes selon un premier compte réalisé par la radio locale ICI Besançon.
Le cortège composé de lycéens, d’étudiants mais aussi de familles avec enfants et de personnes âgées ou de personnes en fauteuil roulant a traversé la ville en passant sous la citadelle et s’est arrêté aux alentours de 16 h 15 dans la rue de la Préfecture.

Rue de la Préfecture, à Besançon (Doubs), à la fin de la manifestation, le 17 octobre 2026.
Rue de la Préfecture, à Besançon (Doubs), à la fin de la manifestation, le 17 octobre 2026.
Rue de la Préfecture, à Besançon (Doubs), à la fin de la manifestation, le 17 octobre 2026.
Rue de la Préfecture, à Besançon (Doubs), à la fin de la manifestation, le 17 octobre 2026.

Depuis, des jeunes essentiellement lycéens et étudiants, jouent au chat et à la souris avec les forces de l’ordre. Ils crient « ACAB », « tout le monde déteste la police », tirent des feux d’artifice… Une poubelle a pris feu. En face, des tirs de gaz lacrymogène ont été réalisés par les forces de l’ordre devant la porte de la préfecture. L’excitation est palpable, les téléphones portables brandis haut pour

pc 17 ottobre - Ravenna/Porto: le mobilitazioni hanno costretto il Consiglio di Stato a una sentenza che da ragione alle richieste di trasparenza sui dati dei traffici di armi

La sentenza del Consiglio di Stato è una vittoria parziale, si riferisce ai dati numerici di un periodo relativo alla richiesta di trasparenza di armi, quindi già transitate, non permette di accertare traffici illeciti né di conoscere i paesi di provenienza e destinazione delle armi che transitano dai Porti ma impedisce alle Dogane di opporre il segreto ogni qualvolta i lavoratori e i cittadini richiedono la trasparenza di questi dati. 

Come sindacato impegnato nella lotta contro la guerra, i traffici di armi e la cancellazione di qualunque rapporto con lo Stato criminale genocida di Israele, ci uniamo alla soddisfazione espressa dal Coordinamento popolare contro i traffici di armi al Porto di Ravenna e dalla giornalista L. Maggiori e dall'avv. Maestri ma allo stesso tempo ribadiamo che il governo Meloni/Crosetto ci ha trascinato in una guerra che scarica sui lavoratori, le masse popolari e sugli studenti, e si fa beffe di Costituzione, legge 185/90, norme di diritto internazionale, pertanto continuerà ad autorizzare i transiti di armi come già accade in tutti i Porti italiani anche se con questa sentenza - che sarà un precedente - le Dogane non potranno rifiutarsi di fornire i numeri sulle armi transitate.

dallo Slai Cobas per il sindacato di classe di Ravenna 

COMUNICATO STAMPA del Coordinamento popolare contro i traffici di armi nel porto di Ravenna 

Questa mattina è arrivata la sentenza: il Consiglio di Stato ha dato ragione alla giornalista Linda Maggiori e al suo avvocato Andrea Maestri, facendo giurisprudenza: ha respinto l'appello delle Dogane di Ravenna che da gennaio si opponevano a divulgare (tramite accesso agli atti) la quantità delle armi passate dal porto di Ravenna, e che tramite avvocatura di Stato hanno invocato il segreto per via della "guerra mondiale a pezzi nella quale l'Italia è coinvolta". 

Con una guerra non dichiarata volevano erodere la democrazia.

No. Noi non ci stiamo.

Oggi facciamo la storia della trasparenza. La lunga vertenza legale per capire quante armi passano dal porto di Ravenna è giunta al termine e abbiamo vinto. Il giornalismo ha vinto, la democrazia ha vinto, la

pc 17 ottobre - Il Capitale è nocivo, non il lavoro. Ribellione operaia contro morti e sfruttamento

Torniamo sui lavoratori uccisi nei posti di lavoro, nella guerra di classe a senso unico che i padroni a difesa ed incremento del loro profitto, giorno per giorno portano avanti, posto posto.

Cinque lavoratori sono morti uccisi dal profitto nelle ultime 24 ore in altrettanti posti di lavoro, diversi tra loro, lontani tra loro, lavoratori con esperienza ed età differenti.

Ed a questa criminale lista dobbiamo aggiungere 5 operai travolti in Alto Adige dalla caduta di un solaio da 10 metri che stavano preparando per colare, due sono in condizioni gravi.

Questo per dire che il modo di produzione capitalista colpisce ovunque con la stessa logica. Contro questo dobbiamo attrezzarci, come classe operaia, come l’insieme dei lavoratori. Attrezzarci e organizzarci.

A questo serve la Formazione Marxista che riprende proprio in questi giorni di ottobre e di cui parliamo negli altri post del blog, perché armare le menti e le mani degli operai, dei proletari, con la teoria vuol dire trasformarli in forza pratica rivoluzionaria.

Ce lo spiega scientificamente Marx, nel primo libro del Capitale dove riporta che le morti sul lavoro e l’usura fisica degli operai non sono incidenti casuali, ma una conseguenza strutturale e necessaria del sistema capitalista.

Analizzando a fondo questo fenomeno Marx, che aveva utilizzato i rapporti dei medici, ispettori di fabbrica dell’epoca, documentando turni massacranti di trenta ore consecutive, ritmi innaturali e condizioni igienico- sanitarie pessime che portano all’invecchiamento precoce ed alla morte prematura della classe operaia.

E questo diceva per una ragione specifica, ben precisa, per il capitalista - il capitalista tanto quello del 19° secolo tanto quello di oggi nelle attuali condizioni - la forza lavoro degli operai è una merce da sfruttare al massimo nel minor tempo possibile e in tutte le condizioni, comprese quelle mortali.

Prolungare la giornata lavorativa oltre il limite del recupero delle energie, vuol dire di fatto consumare e

pc 17 ottobre - INDIA: New Delhi ancora blindata da 6.000 poliziotti e continuano gli arresti illegali anche per aver sventolato la bandiera indiana...

Il regime messo in piedi dal fascismo hindutva di Modi non sopporta più nessun ostacolo ai propri piani al servizio dei padroni imperialisti e dei padroni del paese, neanche il riferimento alla bandiera tricolore! e continua con gli arresti illegali, la piazza delle manifestazioni Jantar Mantar vietata per sempre, e la repressione generalizzata.

Riportiamo l'articolo di oggi del quotidiano il manifesto

**

Le proteste della gen z In India l’età mediana è 29 anni, ma chi comanda, e reprime, è sempre la gerontocrazia

Leggi ancheProteste contro il governo Modi: a New Delhi 50mila persone in corteo

Edizione 17/10/2026

Una manifestante viene arrestata durante una protesta a Nuova Delhi

Più il confronto tra la società civile e il governo indiano prosegue, più pare evidente che l’esecutivo guidato dalla destra hindu sconti un drammatico deficit culturale e anagrafico nei confronti di chi, da quasi tre settimane, assieme ai social media si è preso anche le piazze della capitale New Delhi e non sembra abbia alcuna intenzione di fare passi indietro. Narendra Modi, il primo ministro che dal 2014 governa ininterrottamente il Paese, ha 76 anni; Amith Shah, il suo braccio destro storico e ministro degli interni, ne ha 61; Gyanesh Kumar, il capo della commissione elettorale accusato di brogli e al centro delle proteste popolari, ne ha quasi 65. Secondo le ultime stime, l’età mediana in India supera di poco i 29 anni: cioè metà della popolazione ha meno di 29 anni, e l’altra metà di più.

È UN DATO CENTRALE per provare a capire gli effetti devastanti che l’effervescenza e la reattività fulminea della Gen Z indiana urbana, rappresentata da gruppi variabilmente politicizzati che vanno