sabato 18 aprile 2026

pc 18 aprile - Giuristi democratici e il Memorandum Italia/Israele

pc 18 aprile - L’Italia continua a comprare armi da Israele

Nel 2025 il governo ha rilasciato autorizzazioni alle aziende italiane per acquistare 85 milioni di euro di tecnologie militari dal Paese mediorientale 
ANSA
Da quando è stata annunciata dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, la decisione dell’Italia di sospendere il rinnovo automatico dell’accordo di cooperazione militare con Israele sta facendo discutere. Fonti del Ministero della Difesa hanno spiegato a Pagella Politica che questa decisione comporterà la cessazione del trattato, fino a eventuali nuove decisioni. L’accordo forniva regole generali anche per quanto riguarda l’esportazione e l’importazione di armi tra aziende italiane e israeliane. Al momento non è chiaro quali saranno gli effetti della sospensione dell’accordo sul commercio di armi tra Italia e Israele: fonti del Ministero degli Esteri Israeliano, citate dall’Adnkronos, hanno fatto sapere che l’accordo è molto generico e la sua sospensione non produrrà effetti concreti.

Quel che è certo è che nel 2025 il governo Meloni ha continuato ad autorizzare le aziende italiane ad acquistare armamenti da Israele, per un valore complessivo di circa 85 milioni di euro. È quanto emerge dalla nuova “Relazione sulle operazioni autorizzate e svolte per il controllo dell’esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento”, trasmessa al Parlamento lo scorso 25 marzo 2026 e pubblicata ieri, 16 aprile. La relazione raccoglie tutti i dati delle autorizzazioni concesse per vendere o acquistare armamenti, come aerei, navi da guerra, veicoli terrestri, bombe, razzi e munizioni. In Italia per esportare e importare armi e tecnologie militari verso o da Paesi al di fuori dell’Unione europea serve un’autorizzazione governativa, da parte dell’Unità per le autorizzazioni dei materiali d’armamento (UAMA) del Ministero degli Esteri.

I numeri sulle importazioni

Secondo la nuova relazione del governo, nel 2025, così come nel 2024, l’Italia non ha approvato nuove licenze per l’esportazione di armi verso Israele, secondo quanto stabilito dal governo italiano dopo

pc 18 aprile - Sull'ultimo "Decreto sicurezza" varato in tutta fretta - Un intervento

Venerdì mattina il Senato ha approvato in tutta fretta la conversione in legge del nuovo “decreto sicurezza”, che deve essere convertito entro il 25 aprile; questo decreto raccoglie una serie di norme relative all’ordine e alla sicurezza pubblica. 

Il provvedimento è rimasto a lungo in commissione Affari costituzionali, in attesa che alcune parti venissero riformulate, ma, siccome si approssimava la scadenza, la maggioranza ha deciso di portare il testo in aula senza completarne l’analisi in commissione, come si farebbe di solito. È passata, per esempio, senza quasi nessuna modifica la norma sul fermo preventivo per le manifestazioni, sulla quale il Consiglio superiore della magistratura (Csm), nel suo parere, aveva espresso qualche perplessità, perchè alcune formulazioni lascerebbero «margini eccessivamente discrezionali all’operatore di polizia» e rischierebbero di fondare la prevenzione del crimine «su presunzioni di pericolosità astratta anziché su comportamenti effettivamente in atto». Ma nonostante il Csm abbia consigliato al parlamento di correggere la legge, l’unico cambiamento che la maggioranza ha introdotto in Senato riguarda la necessità di avvisare il genitore della persona portata in questura, se minorenne.

Su questo nuovo "Decreto sicurezza", meglio chiamare "nuovo Decreto repressione", pubblichiamo un intervento, fatto in una assemblea organizzata dalla Flotilla a Taranto, dalla Avvocata Antonietta Ricci: 

Questo Decreto sicurezza è un'ulteriore misura repressiva che questa volta interverrà non solo sul diritto di manifestare in senso concreto ma sul pensiero, cioè vogliono anche dirci cosa dobbiamo dire durante una manifestazione. 

Il nuovo, ultimo decreto sicurezza delinea detto in modo chiaro uno Stato autoritario; tutti gli articoli evidenziano che chiunque si mette contro il potere, chiunque osa contrastare il potere, chiunque osa mettere in discussione il potere viene messo a tacere, viene colpito in tutti i modi. Evidentemente vogliono una massa silente che non deve mettere in evidenza e deve occultare le ingiustizie sociali, le disuguaglianze sociali. 

Ovviamente questa linea di marcia non parte soltanto con questo governo, certe forme di repressione delle manifestazioni risalgono già a vent'anni fa attraverso dei decreti posti in essere anche da esponenti di una cosiddetta “centrosinistra”. Però questo governo ha segnato un'accelerazione nella repressione e nella modifica delle regole democratiche di questo Stato. 

Io lo dico in totale sicurezza, è un fascismo che si sta annidando. non con l'eliminazione del diritto - nel senso che se si fa un decreto che dica: non si manifesta è ovvio che sarebbe immediatamente

pc 18 aprile - Una proposta delle associazioni palestinesi da raccogliere - Slai cobas per il sindacato di classe

PER LA PALESTINA E CONTRO LA GUERRA: APPELLO DEI PALESTINESI ALL’UNITÀ E ALLA CONVERGENZA SINDACALE

Abbiamo colto con entusiasmo l’indizione di sciopero generale da parte di CUB, SGB, ADL Varese, SI COBAS e USI-CIT per il 29 Maggio 2026.

Uno sciopero “CONTRO la guerra, l’economia di guerra e l’aumento delle spese militari, CONTRO il Genocidio in Palestina, la fornitura di armi ad Israele e l’assenza di un intervento concreto per

pc 18 aprile - Lo Stato borghese condanna i compagni anarchici - massima solidarietà Soccorso Rosso Proletario

 Disordini al corteo per Cospito, 18 anarchici condannati a pene fino a 5 anni e mezzo

Disordini al corteo per Cospito, 18 anarchici condannati a pene fino a 5 anni e mezzo

Il giudice li ha puniti per danneggiamento aggravato e imbrattamento, escludendo l’imputazione più pesante mossa dalla procura di devastazione e saccheggio.

Diciotto condanne hanno chiuso a Torino, il processo di primo grado nato dai disordini avvenuti durante il corteo in solidarietà ad Alfredo Cospito il 4 marzo 2023, che in quel periodo stava sostenendo uno sciopero della fame per protestare contro il regime di 41 bis cui era sottoposto in carcere.

La sentenza, letta dalla presidente Elisabetta Chinaglia, ha escluso l'ipotesi più grave di devastazione e saccheggio, derubricando i fatti in reati di danneggiamento aggravato e imbrattamento. Nonostante questo "sconto" sulla qualificazione del fatto, le condanne sono state pesanti per il nucleo centrale dei

pc 18 aprile - La legge della forca: Israele potrebbe giustiziare i bambini palestinesi?

Ramzy Baroud | palestinechronicle.com

09/04/2026

Palestinian child prisoner raises the victory sign.

Sebbene la legge in sé non menzioni esplicitamente i bambini, tuttavia non li esclude. Considerando il trattamento riservato da Israele ai bambini palestinesi e la loro classificazione giuridica, questa distinzione non è secondaria: è decisiva.

Secondo la nuova legge israeliana sulla pena di morte, i bambini palestinesi, come gli adulti, potrebbero, in pratica, ritrovarsi di fronte al patibolo. Questo potrebbe sorprendere alcuni, o addirittura essere liquidato come un'esagerazione. Purtroppo, non è né l'uno né l'altro.

La legge sulla pena di morte, approvata dalla Knesset israeliana il 30 marzo, impone la pena capitale per i palestinesi condannati per aver compiuto attacchi mortali. La legislazione, spesso definita legge sulla "pena di morte per i terroristi", richiede che le esecuzioni siano eseguite rapidamente, entro 90 giorni, limitando fortemente le possibilità di appello o di commutazione, secondo le organizzazioni per i diritti umani tra cui Amnesty International e Human Rights Watch.

La legge risponde a una richiesta politica di lunga data da parte della leadership di estrema destra israeliana di formalizzare l'esecuzione come strumento di controllo sui palestinesi. Come ha

pc 18 aprile - Il socialimperialismo cinese e la situazione attuale in una intervista necessaria al dibattito - 2° parte

 seconda parte

Sharmine Narwani: La Cina possiede i dossier?

Victor Gao: Beh, alla fine tutto verrà alla luce. Aspettiamo.

Sharmine Narwani: Ok, mi piace questo tipo di ambiguità strategica. Victor, il mese scorso, a febbraio, hai difeso le vendite cinesi all’Iran dei missili antinave CM-302. Come potrebbe esserci una reazione contro le vendite cinesi all’Iran, un partner strategico, quando gli Stati Uniti e i loro alleati vendono equipaggiamento militare ai peggiori tiranni di tutto il mondo?

Victor Gao: Innanzitutto, il governo cinese ha spiegato chiaramente la situazione reale e non credo che la Cina voglia vendere armi – specialmente armi con determinate caratteristiche – a nessun altro paese. La Cina non vuole impegnarsi in alcuna vendita di armi che possa alla fine portare a maggiori tensioni, a un’escalation o a ulteriori conseguenze di guerra. Questo è il punto numero uno. D’altra parte, la Cina e l’Iran, due paesi sovrani, dovrebbero avere tutto il diritto di intrattenere normali rapporti commerciali tra loro, e la Cina non cederà mai alle cosiddette sanzioni imposte da qualsiasi altro Paese se queste non hanno l’approvazione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Pertanto, nessuno dovrebbe allarmarsi se la Cina e l’Iran – due Paesi sovrani, due Paesi indipendenti con piena autonomia decisionale – volessero intrattenere rapporti commerciali per scopi normali, costruttivi e reciprocamente vantaggiosi. D’altra parte, credo sinceramente che la Cina non effettuerà alcuna vendita di armi a nessun paese se ritiene che ciò possa effettivamente aumentare la tensione e portare a conseguenze più gravi nel caso in cui scoppiasse un conflitto militare.

Sharmine Narwani: Quindi, la vendita di missili anti-nave era chiaramente, dal punto

venerdì 17 aprile 2026

pc 17 aprile - Da Bergamo: i padroni lo scenario internazionale e lo stato degli operai nelle fabbriche

Partiamo della situazione nelle fabbriche di Bergamo, della Tenaris Dalmine in cui siamo presenti e in cui operiamo, che è parte di una multinazionale in mano a Rocca, un padrone italo-argentino, un'azienda con 1.600 lavoratori, oltre 2000 in Italia, con vari stabilimenti in 25 paesi del mondo, con una produzione di tubi di acciaio senza saldatura che riguarda il settore dell’energia, del petrolio, del gas e che determina, nello stesso tempo, quelli che sono anche le politiche a livello internazionale. 

Alla faccia di noi operai che proprio in questi mesi, nelle assemblee, nelle discussioni, anche per gli scioperi per Gaza, abbiamo dovuto affrontare direttamente gli effetti della situazione internazionale, ci dicono che la Tenaris Dalmine non c'entra niente con quello che succede nel mondo e quello che succede in fabbrica; quando invece questo si è visto benissimo. Ad esempio sin dall'insediamento di Trump (che Rocca ha comunque giudicato positivamente), in una intervista, in una sua “call”, come le chiama, in cui parla a tutti gli operai, lavoratori dipendenti, ha detto che questi dazi servono per ridefinire i mercati in una situazione in cui bisogna riequilibrare quello che è lo sbilancio nell’economia, il vantaggio della Cina rispetto agli Stati Uniti, e quindi si inseriscono in quella guerra commerciale che poi in questi ultimi periodi sta diventando sempre più una guerra a livello mondiale tra le varie potenze nel sistema imperialista in crisi.

Per inciso, dopo l’aggressione del Venezuela, e sempre sui canali aziendali, il padrone aveva detto che stava monitorando la situazione e allo stesso tempo, dopo poche settimane, dice che quest'anno la proiezione delle vendite in Venezuela prevede di raggiungere 10.000 tonnellate di tubi, equivalenti a 30 milioni di dollari. Questo è dovuto alla riattivazione della licenza concessa dagli Stati Uniti a Chevron, ad ottobre 2022, che le permette di riprendere le operazioni in Venezuela, con una Join Venta, con Petroleos de Venezuela PDVSA. Tutte queste operazioni sono state riattivate appunto a seguito dell'aggressione.

Questo ha dei riflessi praticamente anche per quanto riguarda i lavoratori in ogni Stato, in ogni

pc 18 aprile - La rivista Lancet spiega 'scientificamente': più spesa militare meno spesa sanitaria

pc 17 aprile - Contro decreti sicurezza, multe e fogli di via - info solidale

 

pc 17 aprile - Mondiali di calcio targati Trump/Infantino - Sviluppiamo la campagna di boicottaggio

Mondiali, scoppia il caso Ice: minacce di sciopero e paura. Infantino al bivio, deve chiedere a Trump lo stop alle retate

I lavoratori del SoFi Stadium, l'impianto di Los Angeles dove debutteranno gli Usa, sono pronti alla protesta. Mentre sindacati e ong denunciano i rischi legati agli interventi degli agenti anti-immigrazione durante le partite. Il presidente della Fifa è di fronte a una scelta delicata se vuole salvare l'immagine del torneo
Mondiali, scoppia il caso Ice: minacce di sciopero e paura. Infantino al bivio, deve chiedere a Trump lo stop alle retate

Le crepe si sono aperte lontano dai palazzi del potere, tra i corridoi operativi del SoFi Stadium. Qui, dove tra pochi mesi si accenderanno i riflettori sulla partita inaugurale della Nazionale statunitense ai Mondiali di calcio 2026, migliaia di lavoratori hanno alzato la voce. Minacce di sciopero, lettere ufficiali, rivendicazioni. Al centro di tutto, una richiesta politicamente esplosiva: tenere lontana l’Immigration and Customs Enforcement (ICE). È da questa pressione dal basso che si è innescata una reazione ai vertici della FIFA. Il presidente Gianni Infantino si trova ora davanti a una scelta delicata: sfruttare il suo rapporto diretto con Donald Trump per chiedere una moratoria totale sulle retate dell’ICE durante i 39 giorni dei Mondiali.

Il sindacato Unite Here, attraverso il suo rappresentante Kurt Petersen, è stato chiaro: non si tratta solo di contratti o salari, ma di sicurezza e dignità. In una città simbolo come Los Angeles, scrive Petersen in una lettera indirizzata a Infantino e Stan Kroenke (il magnate dello sport che ha costruito lo stadio),

pc 17 aprile - Oltre 500 persone arrestate a Londra durante la manifestazione di Palestine Action

QNN | qudsnen.co

Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

12/04/2026

Londra (QNN) - Sabato, nel centro di Londra, sono state arrestate oltre 500 persone durante una manifestazione di massa contro il divieto imposto dal governo britannico al gruppo di azione diretta Palestine Action.

Centinaia di persone si sono radunate a Trafalgar Square, molte delle quali con cartelli a sostegno del gruppo su cui si leggeva "Mi oppongo al genocidio. Sostengo Palestine Action". I manifestanti hanno trovato ad attenderli un massiccio dispiegamento di forze di polizia, con furgoni che circondavano la piazza già ore prima dell'inizio della manifestazione.

I manifestanti sono stati portati via, mentre alcuni venivano scortati appoggiandosi alle stampelle. Alcuni manifestanti erano vestiti da suffragette, le prime attiviste per i diritti delle donne. Una donna sembrava essere svenuta mentre veniva trasportata ed è stata messa in posizione di sicurezza mentre era

pc 17 aprile - Formazione rivoluzionaria delle donne - Donne fascismo Resistenza - 1° parte

 In questa settimana e nella prossima ci sembra importante, giusto - in occasione del 25 aprile - fare la FRD su Donne fascismo e Resistenza, su cui negli anni abbiamo fatto due opuscoli.

Pertanto rimandiamo la FRD che avevamo annunciato sulla lotta a teorie del femminismo borghese.
In questa prima parte pubblichiamo un articolo tratto dall'opuscolo "Resistenza 1945-1995" sulle linee del fascismo sulle donne.


pc 17 aprile - Da Milano, alla conferenza stampa di presentazione della manifestazione di domani

Conferenza stampa in piazza duomo di presentazione della manifestazione di domani.
All'inizio quando sono stati aperti gli striscioni è arrivata la provocazione di 2 vigili che volevano contestarli ma è intervenuta la dirigente Digos dicendo che era tutto autorizzato.



pc 17 aprile – La strage dei due operai a Palermo: lavoro in nero e niente misura di sicurezza! Colpa del “dio profitto” grida pure l’arcivescovo Lorefice… 4 gli indagati fino a questo momento

 

Ieri si è svolto il funerale di Daniluc Tiberi, uno dei due operai morti a Palermo in seguito al crollo della gru che teneva il cestello su cui stavano lavorando al decimo piano di un palazzo.

Avevamo accennato al fatto che il mezzo che sostiene la gru sembrava troppo lontano dal punto dei lavori e adesso questo sembra confermato dalle perizie, ma vi si aggiunge il fatto che i sensori di sicurezza che in questo caso si attivano per bloccare comunque il braccio elevatore in caso di eccessiva estensione siano stati disattivati! E vi si aggiunge anche che a quanto pare gli operai non avessero nemmeno la formazione per operare a quelle altezze.

Proprio per questo parliamo di omicidio volontario soprattutto in tutti quei casi in cui per accelerare i tempi di lavoro per diminuire i costi e aumentare il profitto, si aggirano e si annullano i mezzi di sicurezza come fu per Luana D’Orazio, solo per riportare un altro esempio.

E tanto per cambiare anche sulla situazione lavorativa ci sono dichiarazioni discordanti: avevano un’assunzione regolare? Era stato applicato il contratto di categoria? Subito si era detto che non erano in

pc 17 aprile - per problemi tecnici oggi ore 12 Controinformazione Rossoperaia non è uscita - appuntamento a lunedi 20 ore 12

 

pc 17 aprile - Oggi giornata internazionale di solidarietà con i prigionieri e prigioniere palestinesi


Alle torture che nelle carceri israeliane vengono portate avanti verso i prigionieri palestinesi, oggi il governo israeliano vuole aggiungere una legge che istituzionalizzi la pena di morte per i prigionieri palestinesi. Prigionieri palestinesi che stanno lottando, stanno resistendo contro il genocidio, i massacri di migliaia e migliaia di palestinesi, di donne, di tantissimi bambini. Ma Israele non vuole che ci sia questa voce, questa lotta, vuole continuare i massacri, vuole cacciare tutti i palestinesi, vuole fare della terra di Gaza, di Cisgiordania il posto al sole degli israeliani, dei coloni.

Un appello che ci è stato mandato dalle organizzazioni della resistenza palestinese chiama tutti, ognuno di noi, ogni realtà, ogni forza a scendere in piazza, chiama alla solidarietà, a lottare perché non passi questo ulteriore genocidio che vogliono fare nelle carceri palestinesi. Un genocidio che tutti sanno che continua, anche il nostro governo Meloni lo sa benissimo ed è complice.

E' necessario che in ogni città noi ci uniamo e diciamo NO alla pena di morte, NO alle orrende torture che vengono fatte nelle carceri contro palestinesi che hanno la sola colpa di volere la libertà, di

pc 17 aprile - MILANO SABATO 18 APRILE CONTRO LA CALATA XENOFOBA DEI PATRIOTI EUROPEI - massima partecipazione

Ad opporsi – realmente – alla calata nera dei patrioti europei, la Milano antifascista e antirazzista

sta organizzando diverse iniziative.

  • Una manifestazione è prevista in Piazza Lima dalle ore 14 (precedentemente era stata convocata in largo Cairoli) con la parola d’ordine “Milano è migrante. Fuori i razzisti e i fascisti da Milano” organizzata dal mondo dell’associazionismo, partiti, realtà autorganizzate solidali;+

  • Stesso orario, ma in piazza Tricolore, la manifestazione sotto lo slogan “Antifa. Liberiamo Milano. Senza paura, contro fascismo, razzismo e sessismo” organizzata da diversi spazi sociali milanesi, tra cui Lambretta;


pc 17 aprile - Dopo Stellantis Melfi che si ferma, Cassino si ferma ancora: Stellantis prolunga lo stop e trascina l’indotto nel baratro

info - Slai cobas per il sindacato di classe 

Lo sciopero generale a Cassino quindi non è servito a niente? La lotta quella vera e senza regole è ORA!

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La paralisi produttiva, che va avanti dal mese di marzo, sta prosciugando le buste paga dei dipendenti

Stellantis Cassino

Si allunga ancora l’ombra della crisi sullo stabilimento Stellantis di Cassino a Piedimonte San Germano, dove i fermi produttivi continuano a colpire operai e aziende dell’intero hinterland industriale. L’ultima comunicazione aziendale ha infatti spento le residue speranze di una ripartenza a breve: il blocco delle attività, inizialmente previsto fino al 20 aprile, è stato prorogato fino al 24. Questo significa che i lavoratori potranno rientrare in fabbrica solo dal 27 aprile, trasformando di fatto l’intero mese in un lungo periodo a zero ore.

Cassino: la paralisi produttiva riduce le buste paga dei dipendenti e mette in difficoltà serie l’indotto

Una situazione che, ormai da settimane, pesa direttamente sulle famiglie. La paralisi produttiva di Cassino, che va avanti dal mese di marzo, sta infatti prosciugando le buste paga dei dipendenti. Per molti operai, costretti a restare a casa senza una prospettiva chiara, gli stipendi si sono ormai ridotti a cifre comprese tra i 1.000 e i 1.200 euro. Un ridimensionamento netto delle entrate che sta alimentando preoccupazione, sfiducia e un diffuso senso di incertezza tra i lavoratori.

Ma il nodo non riguarda soltanto il sito produttivo di Stellantis Cassino. La crisi si sta propagando con forza su tutta la filiera collegata, mettendo in seria difficoltà le aziende dell’indotto che da anni gravitano attorno allo stabilimento laziale. Il caso più urgente è quello di Trasnova, con l’appalto in scadenza il prossimo 30 aprile. I lavoratori attendono con crescente ansia l’incontro al Ministero, nella speranza che possano essere attivati ammortizzatori sociali in grado di contenere almeno nell’immediato l’impatto occupazional

Nelle prossime ore, il monitoraggio della crisi si sposterà infatti a Roma, dove sono previsti nuovi tavoli di confronto anche per altre due realtà strategiche della filiera: Logitech e Teknoservice. Appuntamenti delicati, da cui dipenderà una parte importante del futuro occupazionale del territorio. Il timore, sempre più concreto, è che senza risposte rapide l’intero comparto possa avvicinarsi a un punto di non ritorno.

 

già pubblicato sul nostro blog

 

Promesse di padroni e governo a cui credono solo le segreterie sindacali, realtà: operai mandati a casa e licenziamenti senza soluzione nell'indotto

Stellantis, Melfi: ancora uno stop su tutti i turni

13 aprile 2026 | 17:21

pc 17 aprile - Migranti, Sea-Watch attacca Piantedosi: “Ridicolo ricevere lezioni di diritto internazionale da lui”

E'  un intervento scomposto e anche provocatorio sul piano personale quello di Sea-Watch contro il titolare del Viminale, definito dalla Ong “inadeguato, pericoloso e disumano”

Migranti, Sea-Watch attacca Piantedosi: “Ridicolo ricevere lezioni di diritto internazionale da lui”

L’Ong Sea-Watch, a seguito del fermo nave di 45 giorni dell’imbarcazione Aurora dopo un recupero di migranti da una piattaforma abbandonata tra Tunisia e Libia, ha risposto in maniera scomposta al ministro degli Interni, Matteo Piantedosi. Il titolare del Viminale nelle ultime ore ha sottolineato che la Ong, “ancora una volta non ha rispettato gli obblighi previsti per le operazioni di salvataggio in mare. Un’altra grave violazione del diritto internazionale che impone di coordinarsi con le competenti autorità statali. Le leggi si rispettano”

Ma da parte sua l’Ong ha replicato con toni inauditi, coinvolgendo le vicende personali del ministro e

pc 17 aprile - Lo stato sionista di Israele, erede diretto del nazismo, è orrore storico che deve essere cancellato - Una nuova testimonianza

“A Gaza distribuzione del cibo sembrava Squid Game, Israele gioca con la disperazione”: il racconto di MSF 

Martina Marchiò, infermiera e coordinatrice medica di Medici senza frontiere, ha raccontato a Scanner Live le sue esperienze in missioni umanitarie organizzate a Gaza e in Afghanistan. Dal rumore costante dei droni alle ferite, fino allo “Squid Game” per il cibo. E alla sua fonte di speranza che la spinge ad andare avanti.

Intervista a Martina Marchiò
Infermiera, coordinatrice medica di MSF

A Scanner Live, programma di approfondimento politico di Fanpage.it, Valerio Nicolosi ha intervistato Martina Marchiò, infermiera e coordinatrice medica di Medici senza frontiere, che alle spalle ha anni di esperienze in missioni umanitarie organizzate in diverse zone di conflitto.

Marchiò ha parlato soprattutto della sua esperienza a Gaza, e in particolare dell'impatto umanitario dell'utilizzo dei droni. Ma anche dell'Afghanistan, dove vent'anni di guerra americana hanno lasciato una situazione peggiore della precedente. E di cosa la spinge a continuare a proseguire nel suo lavoro nonostante gli orrori a cui assiste.
"Israele diceva ‘prendete quello che potete in un'ora'. Poi i droni sparavano"

In apertura, Marchiò ha ricordato che sono passati tre anni dall'inizio della guerra in Sudan, una delle

pc 17 maggio - Verso la Terza Guerra Mondiale - Un commento

di Antonio Mazzeo

A balzi forzati verso la Terza Guerra Mondiale. 
Nessuna descrizione della foto disponibile.

L’incendio scatenatosi in tutto il Medio oriente dopo l’attacco USA-Israele all’Iran rischia di trasformarsi in una catastrofe globale. In verità, considerando il numero dei paesi direttamente o indirettamente presenti nei campi di battaglia, siamo già di fronte ad un conflitto mondiale. Israele, Iran, Libano, Siria, tutti i Paesi del Golfo, il Corno d’Africa dall’altra parte del Mar Rosso, l’Egitto, la Turchia e la belligeranza dimenticata tra Pakistan e l’Afghanistan. Poi gli USA e gli alleati NATO, primi

pc 17 aprile - Il socialimperialismo cinese e la situazione attuale in una intervista necessaria al dibattito - 1° parte

Prof. Victor Zhikai Gao ci spiega come la pensa la Cina: “Se Netanyahu userà l’atomica contro l’Iran, sarà la fine di Israele”

A cura di Redazione CDC
Il 14 Aprile 2026

Il blocco navale dei porti iraniani ordinato da Trump il 13 aprile dopo che gli stessi americani hanno fatto fallire le trattative con l’Iran mediate dal Pakistan, ha aperto il fronte con la Cina, che stavolta si è fatta sentire con forza per voce del Ministro Dong Jun,

“Abbiamo accordi commerciali ed energetici con l’Iran. Ci aspettiamo che gli altri non interferiscano nei nostri affari. Lo Stretto di Hormuz è aperto a noi”. 

Nonostante Trump non molli la presa, Regno Unito e Francia si sono già tirate fuori. Con il prezzo del petrolio salito a 100 dollari, si guarda ora alla scadenza della tregua del 21 aprile, anche se una ripresa aperta delle ostilità ed i venti di crisi a livello internazionale si fanno sempre più concreti.

La Cina, nel frattempo, dopo aver – di fatto – convinto l’Iran a sedersi al tavolo delle trattative in Pakistan – si affaccia sempre con maggiore convinzione nello scenario e non solo dietro le quinte della diplomazia e degli aiuti bellici, ma anche sul piano informativo. Giornalisti, studiosi e analisti sono ormai parte del dibattito pubblico anche in Occidente, soprattutto sul web.

Victor Gao è un esperto di relazioni internazionali e vicepresidente del Center for China and Globalization, un think tank molto vicino agli ambienti che contano della Repubblica Popolare Cinese. È professore ordinario presso l’Università di Soochow. In passato ha ricoperto il ruolo di interprete per Deng Xiaoping.

Vi proponiamo la recente intervista rilasciata alla giornalista Sharmine Narwani della testata libanese The Cradle, dove illustra a tutto tondo la posizione di Pechino nella guerra in corso. E avvisa pesantemente Stati Uniti e Israele.

Buona lettura.

Sharmine Narwani: Benvenuti a una nuova puntata di Rock the Cradle. Oggi abbiamo

pc 17 aprile - ORE 12 Controinformazione rossoperaia a fabbriche e posti di lavoro- denuncia politica, orientamento proletario e comunista, voce e indicazione per la lotta politica e sociale

giovedì 16 aprile 2026

pc 16 aprile - ORE 12 Controinformazione rossoperaia - Contro l'infame legge di governo e parte PD contro il movimento di solidarietà con la Palestina

 

pc 16 aprile - Frana di Niscemi: da Musumeci a Schifani... 4 presidenti indagati e un nulla di fatto per gli sfollati!

 A quasi tre mesi dalla frana a Niscemi lunga circa 4 chilometri, mentre il sindaco assegna solo 25 alloggi alle famiglie sfollate che devono pagare l’affitto! che adesso sono circa 700 (erano 1600 ma è stata ridotta la zona rossa e tante famiglie sono rientrate nelle loro case), il procuratore di Gela Vella ha iscritto nel registro degli indagati ben 4 presidenti della Regione siciliana in carica dal 2010 al 2026: Raffaele Lombardo, Rosario Crocetta, Nello Musumeci e Renato Schifani nel complesso, fino ad ora, di 13 indagati tra cui i capi della Protezione civile regionale dal 2010 al 2026: Calogero Foti e Salvatore Cocina (attuale capo della protezione civile siciliana!), i direttori generali della Regione Vincenzo Falgares, il direttore regionali Salvo Lizio, e Maurizio Croce, Sergio Tuminello, Giacomo Gargano e il responsabile dell'Ati che doveva eseguire le opere di mitigazione del rischio comportato dalla frana appaltate a inizio 2000.

E i fondi che erano stati stanziati, dice un articolo dell’Ansa di ieri, circa 12 milioni, sono ancora nelle casse della Regione! I fondi saranno pure nelle casse, ma gli stipendi e gli onorari per tutti gli esperti sono sicuramente stati pagati!

L’indagine durerà a lungo, visto che, come dice il procuratore Vella, questa è solo la prima parte, alla quale ne seguiranno altre due, e quindi si presume che anche il numero di politici ed esperti coinvolti, aumenterà.

In ogni caso ciò che di sicuro è cresciuto in questi mesi è la sofferenza e la condizione precaria delle

pc 16 aprile - Presidente della Confindustria, Orsini: aumentare la produttività non i salari... con la collaborazione di governo e sindacati confederali

Il presidente della Confindustria. Orsini dà voce alla politica di tutti i padroni di non aumentare i salari degli operai, e di contrastare ogni iniziativa in questo senso; il primo bersaglio è il "salario minimo". 

Con vari scritti, soprattutto su Sole 24 Ore (in particolare uno del 4 aprile) Orsini sostiene decisamente questa linea perchè - dice-  che l'unica cosa che deve aumentare è la produttività delle aziende. 
In questo si sbilancia a dare un giudizio positivo del governo Meloni: "lavoro condiviso con il governo orientato a rafforzare il sistema produttivo" e, quindi (?), a "sostenere il potere d'acquisto dei lavoratori". Quindi, se si sostiene l'economia dei padroni, i loro profitti, si sostiene il "potere d'acquisto dei lavoratori" - Attenzione, non dice neanche "il salario dei lavoratori", ma i lavoratori visti soprattutto come "consumatori".
Tra le misure più significative, dice Orsini, fatte dal governo e la "detassazione degli aumenti salariali, per favorire la crescita delle retribuzioni senza gravare sul costo del lavoro delle imprese". 

Da questa premessa, Orsini si lancia in un attacco all'introduzione del salario minimo, fornendo una importante sponda alla Meloni che ha ribadito il suo NO al salario minimo. Dice Orsini: "Per raggiungere risultati duraturi, la risposta non può essere l'introduzione di un salario minimo legale generalizzato. 

Sottolineiamo la parola generalizzato. Perchè quando indica come alternativa al salario minimo "il rafforzamento della contrattazione collettiva di qualità", chiarisce poi che "questa rappresenta la via più efficace per garantire salari adeguati, (MA) coerenti con le specificità dei diversi settori e con l'andamento della produttività". Quindi salari non uguali per tutti i lavoratori, appunto non generalizzati dal sud al nord, ma dipendenti dalla situazione delle aziende e soprattutto legate come un cappio al collo all' "andamento della produttività". Torna di fatto la linea, la volontà dell'introduzione di "gabbie salariali", certo, moderne e un pò mascherate; torna la divisione tra i lavoratori; ma

pc 16 aprile - Milano per i prigionieri politici palestinesi - ma è necessario comunque confluire nella manifestazione contro il raduno fascio razzista di piazza DUOMO - proletari comunisti

 

Associazione dei Palestinesi in Italia

 

 

Giornata del Prigioniero Palestinese: Contro le leggi di morte e le politiche di repressione

In occasione della Giornata del Prigioniero Palestinese, scendiamo in piazza per contrastare le politiche dell'occupazione che tentano di imporre la legge nazista sull'esecuzione dei prigionieri, e per denunciare ogni forma di tortura, affamamento e stupro sistematico perpetrati all'interno delle carceri.

Le istanze:

Libertà immediata per i detenuti in Italia: Chiediamo al governo italiano il rilascio dei prigionieri palestinesi: Mohammad Hannoun, Raid Dawoud, Riyad Al-Bastunji, Yasser Al-Assali, Anan Yaeesh e Ahmed Salem. Il loro continuo arresto rappresenta un attacco diretto alla solidarietà e alla resistenza del popolo palestinese.

Contro la repressione: Esprimiamo il nostro fermo rifiuto verso ogni pratica di restrizione e repressione che colpisce i movimenti di solidarietà con il popolo palestinese.

Giustizia per migranti e prigionieri: Questa mobilitazione si unisce alla manifestazione "Milano è Migrante", per riaffermare l'unità della lotta contro il fascismo e il razzismo. La libertà per i prigionieri e i diritti dei migranti sono una causa unica e inscindibile contro ogni forma di ingiustizia.


mercoledì 15 aprile 2026

pc 15 aprile - «Fuori l’industria bellica dalla ricerca». La protesta dei fisici quantistici - Protesta a Napoli

Da Il manifesto

Riarmo Contestato il ruolo di Leonardo e gli accordi Nato

Proteste ieri al congresso italiano della fisica quantistica: ricercatori e studenti hanno chiesto la demilitarizzazione dell’università e della ricerca. Napoli, la Città della Scienza, terzo congresso dell’Istituto nazionale di scienza e tecnologia quantistiche (Nqsti).

L’istituto è stato fondato nel 2022 dal ministero dell’università con l’obiettivo di raccogliere atenei e istituti di ricerca pubblici attivi nel settore quantum, assieme a Leonardo spa e Thales Aerospace (gruppo Leonardo). È stata proprio questa presenza e gli accordi firmati dalla Federico II con la Nato a scatenare la contestazione ai cancelli del congresso, ottenendo di intervenire all’apertura dei lavori: «Non solo la presenza delle più grandi aziende produttrici di armi italiane ma anche il recente accordo sono l’ennesima conferma di un’università sempre più integrata e asservita agli interessi della grande industria bellica e delle sue evoluzioni», ha dichiarato Francesco del collettivo autorganizzato universitario.

Un gruppo di spettatori dalla platea ha urlato «Fuori Leonardo da Nqsti» per poi chiedere la parola: «Siamo attivi nella comunità del quantum, vediamo un progressivo ed esponenziale aumento dei progetti di ricerca finanziati, o in collaborazione, con il settore militare. L’Nqsti gestisce una quota

pc 15 aprile - Alla Stellantis di Melfi siamo ormai al lavoro a chiamata

Promesse di padroni e governo a cui credono solo le segreterie sindacali, realtà: operai mandati a casa e licenziamenti senza soluzione nell'indotto

Stellantis, Melfi: ancora uno stop su tutti i turni

13 aprile 2026 | 17:21

Stellantis, Melfi: ancora uno stop su tutti i turni

E’ sempre la “mancanza di componenti” a rallentare i piani di Filosa. Via il terzo turno e “rilancio” sempre più in salita. 

Niente lavoro anche domani, 14 aprile, nello stabilimento lucano del Gruppo Stellantis. A renderlo noto l’azienda, tramite i sindacati, col metodo dei messaggini fatti veicolare ai lavoratori. “Vi informo che, per mancanza di componenti, l’attività produttiva sarà sospesa dalle ore 6 alle 22 di domani martedì 14 aprile”. Solo in “Lastratura, Stampaggio Verniciatura e Plastica si lavorerà nel primo turno di domani”.

Non cambia, in sostanza, l’andazzo rispetto alle scorse settimane. Si lavora in media 4 giorni a settimana, se tutto va bene. E saltano a volte solo uno dei due turni, a volte entrambi. Sempre con comunicazioni del giorno prima. Ci sono problemi nell’approvvigionamento di materiali, e, come

pc 15 aprile - Ungheria dopo la caduta di Orban al servizio di Trump/Putin/Xi Ping, il cambiamento parte tanto per cominciare dalle fabbriche?

Byd, accuse di sfruttamento nella prima fabbrica in Europa: un report denuncia abusi nel cantiere ungherese di Szeged

China Labor Watch denuncia violazioni nel cantiere del colosso cinese in Ungheria: orari eccessivi, salari opachi e rischio lavoro forzato nella filiera europea dell’auto elettrica 

Building BYD Szeged: Labor Risks for Chinese Migrant Workers in Hungary’s EV Supply Chain

Executive Summary

This report documents the working conditions of Chinese migrant workers at the construction site of BYD’s new electric-vehicle manufacturing facility in Szeged, Hungary.

pc 15 aprile - Processo NoTav Askatasuna - report prima udienza

 PROCESSO “SOVRANO”: AL VIA L’APPELLO TRA OMBRE E CONTRADDIZIONI

Un resoconto della prima udienza dell'appello della Procura di Torino da Notavinfo Notav

Si è da poco conclusa la prima udienza d’appello di “Sovrano”, il processo che lo scorso marzo aveva visto 16 dei 28 imputati assolti dall’accusa di far parte di un’associazione a delinquere e, a tal fine, di aver commesso diversi reati legati alla lotta No Tav e alla città di Torino, a partire dal centro sociale Askatasuna.
Con l’assoluzione di tutt* dal capo 1, quello associativo, ha preso oggi avvio il secondo grado su richiesta della procura torinese.
Prima di entrare nel merito, dobbiamo purtroppo segnalare come i timori rispetto a un clima non sereno nella maxi aula 2 del tribunale non fossero infondati.
Vale la pena raccontare che, rispetto alla prima composizione della corte (formata da tre giudici), due componenti sono stati “magicamente” sostituiti a pochi giorni dall’avvio del processo. Una circostanza

pc 15 aprile - ORE 12 Controinformazione rossoperaia - Da Bergamo: i padroni lo scenario internazionale e lo stato degli operai nelle fabbriche

 

pc 15 aprile - L'intervista di ORE 12 ad una ungherese su elezioni e dopo Orban


ORE 12
Raccontaci il clima che c’era tra le persone sia venerdì, ultimo giorno del comizio di Peter Magyar sia domenica.

UNGHERESE - Prima di questa cosa ti racconto che giovedì Orban è andato a fare una manifestazione a Debrecen, ma gli hanno dato una piazza piccolissima. mia sorella è andata per curiosità e mi ha detto che praticamente sono stati pochi. Anche la maggioranza era del partito Tisza, cioè dell'opposizione. Era organizzata male la manifestazione di Orban, non si sentiva quello che ha detto perché non vi era un microfono buono, non si vedeva bene, perché generalmente quando Peter Magyar c'è, allora ci sono più proiettori, così anche la gente che è distante può vedere tutto, mentre durante il comizio di Orban no. Durante la manifestazione di Orban, tante persone hanno detto sporco Fidesz, vattene, russi a casa, continuamente urlavano. Per spegnere la loro voce hanno aumentato la musica.

Quindi, sono state poche persone da Fidesz e anche queste persone sono state portate da pullman da altre città. La città era sempre la base di partito Fidesz, era sempre una città di Fidesz, ma adesso è diventata una città di odio di Fidesz.

Sabato davanti all'università di Debrecen ha fatto la manifestazione, l'ultimo comizio Peter Magyar. Durante questa giornata lui è stato anche in altre città. La manifestazione stata ben organizzata, Magyar ha parlato un po' delle cose che ha fatto Orban, che ha rovinato il governo durante questi tanti anni. Ha parlato anche dei loro progetti, come pensano di risolvere i diversi problemi del paese. Poi ha detto che praticamente loro sono pronti a governare, a guidare questo paese. Ha presentato i rappresentanti del loro partito nella regione: sono 3 persone, tutte hanno parlato, si sono presentate. Sono stati anche loro simpatici. Questo è successo sabato, era enorme, con tantissime persone. E’ durata più di 2 ore.

Ieri siamo andati a votare, quasi 80% della popolazione ha votato, tantissime persone.

Prima della giornata di elezione, in tutto il paese, si sono formati gruppi che hanno fatto una sorveglianza intorno ai posti di votazione per controllare se accadeva qualcosa di illegale. Sabato Peter Magyar ha detto che se vediamo qualcosa ha dato un sito di e-mail dove possiamo scrivere subito. Già ci ha preparato.

L'ultimo giorno prima delle elezione è vietato fare propaganda o promozione per un partito e Magyar aveva detto che stiamo attenti e se vediamo questa cosa subito chiamiamo la guardia. Durante questa mese, anche prima, sono successe tantissime cose. Un investigatore a Budapest ha lavorato nei casi di pedofilia. È un investigatore molto bravo, molto onesto. Fa il suo lavoro con tanta responsabilità. Ha detto che il governo, tramite l'ufficio di protezione di Stato, gli ha detto di andare a visitare i computer, i cellulari di due giovani perchè loro sono sospetti in un caso di pedofilia. Ma mentre indagavano hanno capito che questi due giovani non hanno nulla a che fare con la pedofilia, invece loro erano stati informatici del partito di Fidesz. Praticamente il governo non ha voluto altro che rubare tutti i dati di Tisza. Dopo hanno saputo chi sono le persone che sono simpatizzanti col partito Tisza. Inoltre hanno messo su internet i nomi, i numeri cellulari, gli indirizzi di queste persone, e sulla base di queste cose più persone sono licenziate. Ma in questi giorni più persone hanno preso coraggio e hanno raccontato i fatti di corruzione, come ha provato il governo a influenzarli, tante cose abbiamo saputo.

E siamo arrivati così all'ultimo giorno di elezione.

Era strano perché generalmente la domenica non ci sono tante persone sulla strada, mentre questo giorno abbiamo visto che tante persone erano sulle strade, andavano a votare. Già alle 6 di mattina

pc 15 aprile - "Vi è una marcia inarrestabile verso una guerra mondiale" - Intervento di proletari comunisti

Siamo in un mondo capitalista/imperialista fatto ormai di genocidi, massacri e tutti si preparano alla guerra e gli unici che si arricchiscono sono le grandi industrie belliche, i grandi capitalisti, i grandi finanzieri.

La questione è come sfuggita di mano, vi è una marcia inarrestabile verso una guerra mondiale e sembra che nessuno li possa fermare.

Il governo Meloni partecipa, è complice di questa politica guerrafondaia. Meloni sostiene la sua politica con i decreti di sicurezza che servono per colpire le manifestazioni, in primo luogo le grandi manifestazioni che hanno riguardato la Palestina, la guerra.

In Italia abbiamo avuto grandi mobilitazioni, un milione di persone a Roma contro il genocidio in Palestina; abbiamo avuto anche un massiccio pronunciamento popolare in occasione del referendum contro il governo che viola la Costituzione ed è asservito agli interessi dell'imperialismo americano e dei sionisti israeliani.

Questo dimostra che noi non stiamo fermi. Ma serve una lotta più grande e continua rispetto alla marcia