La prima parte è stata pubblicata il 3 maggio:
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ORE12 Controinformazione rossoperaia de 08.05.26
Il 6 e 7 maggio sono state due giornate di mobilitazione, in particolare studentesca, a cui si è collegato anche lo sciopero che ha coinvolto il mondo della scuola indetto da alcune organizzazioni sindacali di base, come USB, Cub, Cobas. Due giornate in cui maggiormente studenti e studentesse, ma in alcune città anche insieme ai lavoratori e lavoratrici della scuola, hanno fatto manifestazioni in tante città di questo paese, dal nord al sud, con mobilitazioni grosse, come a Milano, a Torino e a Roma. A Milano gli studenti in Corteo insieme al lavoratori sono arrivati fino all'Ufficio Scolastico Regionale, così a Roma si è presidiato il Ministero dell'Istruzione e del Merito.
A Palermo dove noi operiamo, abbiamo partecipato direttamente al corteo in sostegno degli studenti, sostenendo questa giornata a livello nazionale, perché giuste erano le ragioni della denuncia e della protesta. Al centro di queste ragioni c'è stata la questione della riforma degli istituti tecnico-professionali del Ministro Valditara.
Alcuni giorni fa in un evento specifico al premio maestro del Made in Italy, il Ministro Valditara aveva sponsorizzato questa riforma con grandi paroloni, dicendo che è una delle grandi sfide del futuro, uno dei pilastri del sistema formativo italiano, per cui è arrivato il momento di rompere un giudizio in base al quale, talvolta in passato, questa istituzione tecnica professionale era considerata di serie B. Aggiungendo che non ha più senso distinguere tra i licei e gli istituti tecnici e professionali, usando parole come “modernizzazione” per sponsorizzare questa riforma che in realtà - come hanno denunciato studenti e studentesse e quei lavoratori e lavoratrici che hanno scioperato e partecipato alle
India - May Indian Revolution Continues

One month after the Indian Old State declared March 31 as the “end of Maoism” in the country, revolutionary graffiti was documented in the capital city of Delhi. For the sake of meeting this self-imposed deadline, the State unleashed military tactics on the Indian people over the last two years. Thousands of adivasi/indigenous people have been killed, injured, or displaced from their traditional lands under this justification, with the State and Bureaucrat Capitalists using this as a way to engage in land-grabbing. In the cities, repression against workers and activists has greatly intensified, with basic opposition to the Hindu Fascist State being treated as grounds for imprisonment and torture.
Earlier in March, 12 activists were abducted and tortured by the Indian National Investigation Agency collaborating with Delhi Police. Many of these activists were part of the international call to make
info a cura dello slai cobas per il sindacato di classe
La Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di lavoro ha approvato ieri la relazione conclusiva sulla tragedia di Casteldaccia, costata la vita a cinque operai. Il documento è il risultato di un lungo iter di audizioni, sopralluoghi e analisi tecniche approfondite.
“A due anni da quella tragedia – dichiara la relatrice Giovanna Iacono – approvare questa relazione significa dire con chiarezza che quelle morti erano evitabili. Questo lavoro non serve solo a ricostruire l’accaduto, ma a indicare cosa deve cambiare. Continuare a morire di lavoro nel 2026 è inaccettabile.”
Secondo la relazione, quanto accaduto non è stato una fatalità, bensì il risultato di:
Omissioni e carenze nei sistemi di controllo.
Gestione degli appalti che scarica il rischio sui lavoratori.
Sicurezza percepita come costo anziché come diritto inalienabile.
Formazione carente, ridotta a un mero adempimento burocratico.
Frammentazione delle responsabilità causata dalle catene di subappalti.
Mancanza di consapevolezza specifica sui rischi dei lavori in ambienti confinati.
L’approvazione del documento è giunta in concomitanza con il secondo anniversario della strage, avvenuta il 6 maggio 2024 presso l’impianto fognario lungo la statale 113. Durante la commemorazione è stata celebrata una messa nella Chiesa Madre del paese e sono state ricordate le cinque vittime:
Epifanio Alsazia (71 anni, Alcamo)
Roberto Raneri (51 anni, Alcamo)
Giuseppe Miraglia (47 anni, San Cipirello)
Ignazio Giordano (59 anni, Partinico)
Giuseppe La Barbera (28 anni, Palermo)
Alla cerimonia erano presenti i familiari delle vittime, che continuano a chiedere giustizia e risposte concrete.
Non sono mancate le polemiche sui ritardi del processo. Il Procuratore della Repubblica di Termini Imerese ha respinto le accuse, sostenendo che nessuna lungaggine sia addebitabile al lavoro della Procura.
Tuttavia, dopo la prima udienza dello scorso 17 marzo, il Tribunale ha disposto un rinvio al 7 luglio per l’assegnazione del fascicolo a un nuovo GUP. In quella sede, le famiglie si costituiranno formalmente parte civile.
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Circa 2mila attivisti pro Pal in corteo contro la presenza di Israele alla Biennale. I manifestanti hanno sfilato verso l’Arsenale e negli interventi al megafono hanno chiesto che “venga chiuso il padiglione di Israele” e che non ci sia “nessuno spazio per il sionismo e per giustificare il genocidio ancora in corso”. Momenti di tensione con la polizia, quando gli attivisti hanno cercato di sfondare il cordone della polizia, che li ha bloccati con l’uso di manganelli. Dopo pochi minuti, i manifestanti si sono allontanati ed è tornata la calma.
Protesta anche all’interno della Biennale: decine di padiglioni ed esposizioni sono chiusi per lo sciopero di lavoratrici e lavoratori della cultura sempre contro la presenza del padiglione israeliano e il genocidio ancora in corso in Palestina e in solidarietà con gli attivisti della Global Sumud Flotilla Thiago e Saif. Come annuncia Global Project la lista dei padiglioni chiusi, in aggiornamento, è la seguente: Austria, Belgio, Egitto, Lituania, Catalogna, Lussemburgo, Polonia, Slovenia, Spagna, Svizzera, Turchia, Finlandia, Olanda, Irlanda, Qatar, Malta, Cipro, Ecuador, UK.
Il ministro dell'istruzione e del merito Giuseppe Valditara: "Piersanti Mattarella ucciso dalle Brigate rosse"
dal Domani: "Le parole testuali di Valditara nel teatro di Avellino: «Qui voglio spendere due parole… All’epoca avevo quasi 19 anni, ricordo quella foto drammatica del presidente Sergio, che prendeva in braccio suo fratello assassinato dalle Brigate rosse e lo tirava fuori dalla macchina"....Il ministro Valditara invece ha scelto ieri il palcoscenico di un teatro di Avellino dopo l’inaugurazione di una scuola intitolata proprio a Piersanti Mattarella e tenuta a battesimo proprio da lui".... "Le tensioni che attraversano la maggioranza meloniana sui grandi delitti siciliani degli anni Ottanta e Novanta, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino ma anche Mattarella, stragi dove affiorano responsabilità dei neofascisti in combutta con apparati dello Stato ma ignorate con protervia da chi oggi comanda e orienta in ben altre direzioni."
Non è una gaffe, è copertura della grande criminalità, di apparati dello Stato assieme allo stragismo neofascista, è un infame, miserabile, attacco politico anticomunista di un ministro di una scuola al servizio dei padroni, una scuola sempre più fascista, una sciagura che gli studenti e le masse lavoratrici e questo nostro paese non meritano.
I caseggiati del quartiere popolare di Molise-Calvairate dove vivo sono invasi dai topi: sono tantissimi e ovunque, nei cortili che noi attraversiamo ogni giorno, dove affacciano le porte delle abitazioni al pianterreno e delle cantine, dove giocano i bambini e dove andiamo a buttare la spazzatura. Sono state fatte decine di segnalazioni e denunce publiche (anche a Comune ed Asl) ma la proprietà Aler (ente a partecipazione pubblica) non muove un dito e scarica le responsabilità. Questa emergenza è esplosa da più di un anno ma ora la situazione è fuori controllo, è una vera invasione e gli abitanti stanno correndo seri rischi sanitari. Fate passare la notizia per favore.
Mercoledì c’è stata la manifestazione dei sindacati e associazioni inquilini che riguarda la situazione del degrado di tutti i quartieri Aler, degli sfratti anche in presenza di minori e invalidi, del generale abbandono dei quartieri popolari, della totale mancanza di manutenzione strutturale, della non assegnazione di 10.000 alloggi vuoti e contro i progetti di valorizzazione privata del patrimonio pubblico di edilizia popolare. Della serie, nei quartieri popolari hanno più diritto a stare i topi che le persone.
Chiediamo pulizia e ci mandano polizia
Da un abitante del quartiere
Squarciare il velo, alzare la denuncia sul genocidio a Gaza, ma soprattutto denunciare il ruolo complice della fascista Meloni "donna, madre, cristiana"
La mortalità neonatale è raddoppiata e tra le madri malnutrite il 90% dei parti è prematuro. Le storie di Shar, Mahmoud e Samar raccontano il calvario di chi sopravvive senza cibo né cure
La storia l’avete già sentita, ma non in questi termini, non con questi dettagli. Con nomi, cognomi, destini interi di chi è scampato alla morte a Gaza. Storie che sono prova della “malnutrizione artificiosa” provocata da Israele nella Striscia, delle sue conseguenze “devastanti” per la salute materna e neonatale su madri e neonati. Di questa fame parla l’ultimo report di Medici senza Frontiere – tra i pochi ad essere arrivati dove a tutti gli altri è stato impedito l’accesso. In 4 strutture sanitarie dell’organizzazione, tra la fine del 2024 e l’inizio del 2026, “i team di Msf hanno registrato livelli più elevati di prematurità e mortalità tra i neonati nati da madri affette da
Con la storica vittoria di domenica nello stato del Bengala Occidentale, il partito del primo ministro indiano Narendra Modi controlla 21 dei 36 stati e territori indiani, in cui vive più del 70 per cento della popolazione (composta da 1,4 miliardi di persone). L’egemonia del Bharatiya Janata Party (BJP), partito nazionalista, induista e di destra, ha pochi precedenti. L’India è un paese enorme, nato nel 1947 come multiculturale, multireligioso e attento a preservare le enormi differenze degli stati che lo compongono. In poco più di un decennio l’ascesa del BJP di Modi lo sta trasformando in un paese induista, con meno spazi per le minoranze e fortemente controllato da un unico leader.
Insieme all’ascesa del BJP, le recenti elezioni statali hanno confermato un’altra tendenza degli ultimi due anni: l’indebolimento delle opposizioni. Riguarda sia l’Indian National Congress, il principale partito di centrosinistra, a lungo dominante in India e ora principale forza di opposizione, sia i partiti cosiddetti “regionali”, quelli radicati in uno o più stati. Alcuni dei loro leader in questi anni sono stati i più efficaci oppositori di Modi, ma ora non ne restano molti in carica.

Al centro Diplu Ranjan Sarmah, uno dei candidati a Guwahati, città dello stato di Assam, il 4.5.2026
Il Bengala Occidentale era considerato una sorta di ultima frontiera per il BJP di Modi, che solo dieci
Al Centro Studi americani la presentazione di "West Asia", il libro con cui Mohammed Soliman cambia la prospettiva. Nell’intervista con l'Adnkronos, l’analista spiega perché l’Italia è uno dei nodi naturali del nuovo spazio strategico
Non è stato un evento ordinario. Intorno allo stesso tavolo si sono ritrovati Giampiero Massolo e Alessia Melcangi in una prima parte, e poi Karim Mezran, Gabriele Natalizia, Nicola Pedde e Mario De Pizzo, moderati da Flavia Giacobbe, insieme ad accademici, diplomatici e analisti tra i più attenti osservatori del Mediterraneo allargato. Un parterre chiamato a misurarsi con una provocazione intellettuale capace di mettere in discussione l’architettura stessa con cui l’Europa legge il proprio vicinato strategico .
Soliman, senior fellow al Middle East Institute e dirigente di McLarty Associates, appartiene a quella categoria sempre più rara di policy intellectual capaci non solo di interpretare il mondo, ma di provare a ridefinire le categorie con cui lo si interpreta. Il suo lavoro incrocia realismo classico, economia politica e trasformazioni tecnologiche, muovendosi lungo una traiettoria che, non a caso, viene descritta come “kissingeriana” nella sua impostazione.
A margine dell’incontro, l'Adnkronos lo ha intervistato.
Lei cita Italia, Francia e Grecia come tre paesi particolarmente ben posizionati per confrontarsi con la West Asia, l’Asia occidentale. Quali sono le caratteristiche italiane che rendono più facile per l'Italia ingaggiarsi con la regione? E su quali settori dovrebbe concentrarsi di più?
L'Italia è una grande potenza marittima. È un paese con un orizzonte molto lungo sulla geopolitica, non è un caso se avete sviluppato questo concetto di Mediterraneo allargato. Il vero confine dell'engagement italiano è l'Oceano Indiano. È per questo che l'Italia è al centro della tesi della West Asia che sostengo nel libro.
I settori prioritari? Primo, la difesa e la sicurezza, perché ciò che accade nel Golfo non resta nel Golfo avrà un impatto sull'Italia sulla migrazione, sulla sicurezza nazionale, sul terrorismo. Ha fatto bene Giorgia Meloni a visitare il Golfo dopo i primi giorni di attacchi in Iran, ed è stata una dei pochi leader a farlo. Bene anche per la fornitura di munizioni e per gli asset navali italiani dispiegati nell'area. Secondo, la sicurezza energetica, che resta estremamente importante. Terzo, le nuove tecnologie:
Materiale militare e carburante a Israele, il dossier che mette sotto accusa l’Italia: “Oltre 400 spedizioni dal 2023”

Da ottobre 2023 fino alla fine del 2025, ci sono state oltre 400 spedizioni di materiale militare dall’Italia verso Israele e il trasferimento di oltre 220mila chilotonnellate di carburante. Nonostante le dichiarazioni del Governo, secondo cui il nostro Paese ha limitato le esportazioni di armamenti verso Israele, il flusso commerciale non si è mai interrotto. A certificarlo è il dossier Made in Italy per l’industria del genocidio redatto dai Giovani palestinesi d’Italia con People’s Embargo for Palestine, Palestine Youth Movement e Weapon Watch e con il contributo dell’European Legal Support Center. Ed è proprio in seguito al report, presentato alla Camera martedì 5 maggio, che la deputata del Movimento 5 Stelle Stefania Ascari ha depositato un’interrogazione parlamentare.Dal rapporto emerge che la fornitura da parte del nostro Paese non è mai stata sospesa – ha commentato – l’Italia è stata
Un ricovero fatto troppo tardi e le sovrainfezioni, dovute a esposizione continuata ad agenti chimici, è quello che il 24 aprile ha ucciso Paul Neeraj, il giovane indiano ricoverato all'Ospedale Ruggi di Salerno. Era stato portato in Pronto Soccorso nella notte tra venerdì 10 e sabato 11 aprile, incosciente, le gambe in cancrena, dopo giorni e giorni in cui non aveva ricevuto cure. Una sovra - infezione attecchita su ferite già gravi, che avevano compromesso muscoli e organi interni. Ha lottato tra la vita e la morte per altre due settimane, camere iperbariche e continue trasfusioni non lo hanno salvato da una vita passata ai margini. Sfruttato e lasciato a morire, dopo giorni di agonia.
La salma, trasferita in obitorio, è ora sotto sequestro. Da fonti interne all'ospedale si viene a sapere che il quadro clinico, gli esami di laboratorio e gli esami strumentali propendono per un quadro di insufficienza multiorgano talmente estesa da essere spiegabile con una intossicazione sistemica, da diretto contatto o esposizione indiretta a urticanti, chimici, solventi. Sostanze che potrebbe anche avere inalato, visto il massimo versamento pleurico, ma stando alla condizione degli arti inferiori, con impegno di cute sottocute derma e finanche muscolo, sembrerebbe piuttosto una ustione da azione corrosiva di sostanze chimiche con cui è stato a contatto. Paul, nei momenti in cui aveva ripreso conoscenza, non ha parlato. Per sciogliere ogni dubbio, erano stati inviati campioni per analisi
Siamo a un netto peggioramento della questione ex Ilva. I nodi stanno sempre più venendo al pettine, ma in situazioni ancora peggiori. Abbiamo denunciato più di quanto volessimo i due competitor che vorrebbero acquisire l'Ilva, Flacks, il fondo finanziario filo Trump e filo estrema destra azionista israeliana, e Jindal, la grande multinazionale indiana che aveva perso la precedente gara con ArcelorMittal.
Abbiamo detto che le due soluzioni erano entrambi da respingere. Il fondo Flax, perché evidentemente prende l'Ilva per ripiazzarla sul mercato dopo averla ottenuta quasi regalata e facendo gli investimenti necessari solo per ridimensionarla e venderla, più o meno come fanno tutti i fondi finanziari quando mettono mani a un'attività industriale e la trattano alla stregua di una squadra di calcio, per così dire. Jindal invece aveva presentato e ha presentato un piano per farne una succursale in Europa del grande stabilimento che ha messo su in Oman e chiaramente ridimensionandone occupazione e mercato. Occupazione in forma clamorosa con una complessiva riduzione di 6 mila operai; sul piano poi del mercato si può ripetere l'operazione ArcelorMittal che provò ad affermarsi sul mercato prendendosi l'Ilva, poi si rese conto di non riuscirci e la usò per appropriarsi dei mercati che aveva già l’ex Ilva abbandonandola a se stessa.
Ma anche queste due proposte non sono andate avanti, il “procacciatore di affari”, Urso, per conto della
PRATO: GRAVISSIMO EPISODIO DI VIOLENZA PADRONALE DURANTE UNO SCIOPERO. MANIFESTAZIONE ALLE 18 DAVANTI ALL’AZIENDA

Gravissimo episodio di violenza padronale questa mattina a Prato, in via Galcianese, dove il sindacalista del Sudd Cobas Arturo Gambassi è stato brutalmente aggredito durante un picchetto di protesta. Le immagini diffuse dal sindacato mostrano Gambassi venire colpito ripetutamente con calci e pugni, continuando a subire percosse anche dopo essere caduto a terra.
La mobilitazione era stata indetta insieme agli operai di una ditta locale per protestare contro il mancato pagamento degli stipendi, fermi dallo scorso mese di marzo. Nonostante l’aggressione, i lavoratori hanno deciso di non interrompere lo stato di agitazione, indicendo per le ore 18 un presidio di solidarietà e protesta davanti alla sede dell’azienda.
“Nella testa dei padroni succede questo quando realizzano che gli operai non sono degli schiavi, che possono organizzarsi, che possono far valere i loro diritti, che non si lavora gratis. E quindi facciamogli capire tuttə insieme che a Prato il vento è cambiato: manifestazione alle ore 18:00 davanti a Stamperia Mix”.

Questo il dilemma tra gli operai dopo la presentazione dei nuovi incentivi all’esodo per il 2026. L’ala dura: “Non conviene, resisteremo fino all’ultimo”
"L’azienda non va mai a perdere, siamo noi che potremmo perderci, se non abbiamo gli anni di contributi per la pensione”. Calcolatrice alla mano, impazza il dibattito tra gli operai Stellantis di Melfi, da quando, ieri, è stato reso noto il piano di incentivi all’esodo per l’anno 2026. Incentivo, Naspi e (ovviamente) tfr per chi accetta di lasciare “su base volontaria” fino al raggiungimento di “425” unità entro l’anno. Il licenziamento con incentivo cambia in base all’età e si va dalle ’12 mensilità più 20mila euro’ per chi ha tra 35 e 39 anni, fino a 33 mensilità più 30mila euro per chi supera la soglia dei 55 anni. Con fasce intermedie. Al di là del calcolo economico, è proprio però sull’ultima fascia di età, quella a cavallo dei 55 e oltre, che si proietta “l’offerta”.
È molto importante mantenere l'attenzione e la denuncia nei confronti del governo Meloni, dei suoi ministri, delle inchieste che sono state aperte ai danni dei suoi ministri e del suo governo e sulle questioni che hanno messo in effettiva difficoltà il governo sul piano dell'opinione pubblica e nei confronti della stessa magistratura.
Perché sono importanti queste cose? Perché chiaramente un po' la stampa borghese, un po' le televisioni legate a Meloni hanno interesse a stornarle dall'attenzione per presentare il governo come un governo che sta lavorando, sta facendo provvedimenti per la gente, per il paese, mentre invece questo non lo è affatto. Anzi, questi provvedimenti fatti per il paese che abbiamo anche analizzato in altre occasioni servono da parte del governo proprio per stornare l'attenzione dalla profonda crisi politica, ideologica e morale di cui è avvolto e che ha contribuito a una sua battuta effettiva che è stata la sconfitta del referendum sulla giustizia.
D'altra parte noi dobbiamo assolutamente, e questo riguarda soprattutto il nostro movimento, il movimento sindacale, il movimento di lotta dei lavoratori e i movimenti di opposizione radicale esistenti su altri temi, operare in questi movimenti per convincere che non è vero che con i movimenti si possa rovesciare questo governo, sia perché la dimensione del movimento sociale è ancora al di sotto della situazione.
Nelle fabbriche, nei posti di lavoro, nei settori poveri colpiti dall'azione del governo, dei padroni, dallo scarico della guerra non ci sono veri movimenti che abbiano costruito un'opposizione fastidiosa per il governo. Ci sono chiaramente iniziative di lotta che totalmente appoggiamo, e ad alcune delle quali noi partecipiamo, ma questo movimento così com'è non è in grado di mettere in crisi questo governo.
Invece per chi vuole la caduta del governo, e questa è un'opinione comune esistente in tutte le realtà di lotta, dobbiamo considerare che è estremamente importante la crisi interna di questo governo, la crisi di
Cina strage operaia in Cina - dirigenti di azienda arrestati - Bene, ma il problema è il modo di produzione capitalista su cui si basa oggi la Cina
Mondo
05 mag 2026
Secondo l'emittente di Stato Cctv, l'incidente è avvenuto ieri nel Liuyang, nella provincia di Hunan. Video pubblicati sui social media mostrano esplosioni successive alla prima più potente e un'enorme nuvola di fumo che si alza nel cielo. Più di 480 persone sono state inviate sul posto per condurre operazioni di ricerca e salvataggio, mentre gli abitanti della zona sono stati evacuati. I vertici dell'azienda sono stati arrestati, mentre le indagini proseguono per accertare le cause. Almeno 26 persone sono morte e altre 61 sono rimaste ferite in un'esplosione avvenuta in una fabbrica di fuochi d'artificio nella provincia centrale cinese dello Hunan. La deflagrazione è avvenuta per cause ancora
May Day Joint Declaration 2026 traslated and diffused in China
comrades a greeting!
this message and traslation come from redaction of Revolutionary Newspaper of workers in China
We see this declaration may day and we approve, want to sign and to diffuse
our signature is
Redaction of Gongge News (Cina)
2026 年五一劳动节联合宣言
无产阶级的、红色的、国际主义的
五一劳动节
反对帝国主义、帝国主义战争、反动与法西斯主义
反对对无产阶级和各国人民的剥削、苦难与压迫
为了全世界每一个国家的人民民主革命、无产阶级革命和社
会主义革命
世界无产阶级正在新的世界帝国主义战争危险日益增长的局势下庆祝五一
劳动节,这场战争甚至存在演变为核战争的风险。帝国主义正深陷总危机的泥
潭,一切试图克服危机的尝试均告失败。这正是主要帝国主义国家(美国/欧
盟/俄罗斯/中国)为重新瓜分世界而相互争夺、以期夺取对原材料和全球各
国市场控制权的根本原因。
帝国主义及其国家、各国政府、议会政党以及工人运动和人民运动中的代
理人,每天都在为这场新的世界帝国主义战争迈出具体步伐。
尤其是美帝国主义,在特朗普纳粹式总统任期的主导下,进一步提升烈度、加
剧了帝国主义战争的进程:它为巴勒斯坦人民遭受的种族灭绝提供了全面掩
护;它在与俄罗斯帝国主义既勾连又对抗中推进了瓜分乌克兰的战争;随后,
先是对委内瑞拉发动袭击,如今又以帝国主义和犹太复国主义的侵略战争攻打
伊朗,意图颠覆相关国家政府、扶植新的傀儡政权取而代之,却遭到伊朗和黎
巴嫩的国家与人民的顽强抵抗。
它发动关税战争,妄图将欧洲帝国主义列强及世界上所有资本主义和帝国
主义国家统一到其计划和利益旗下,却面临各方的反对,以及各种滋养帝国主
义间矛盾的协议。
与此同时,它在种族主义和镇压的旗号下,对无产阶级群众、移民以及反
法西斯和反帝国主义的反对力量发动内部战争,妄图将美国改造为大资本公开
独裁的工具;在全球范围内,它竭力强化和整合各国一切反动、法西斯、纳
粹、主权主义和民粹主义力量。对于依赖帝国主义且受其压迫的国家,它着力
将其中具有地区霸权地位的国家——土耳其、印度、巴西——拉入自己的战
线,以在新的世界瓜分战争中构建获胜联盟,同时培育和强化沙文主义、民族
主义与原教旨主义。
美帝国主义意图以战争摆脱危机与颓势,而其他大大小小的帝国主义列强
则各自谋求捍卫本国的帝国主义利益。
凡此种种,导致各国国家和政府正通过重新武装、建立战争经济、将危机
与战争代价转嫁给无产阶级和人民,为参战装备自身。世界贫富差距日益扩
大,世界经济危机越深重,贫困便越恶化。资本主义/帝国主义对利润的竞
逐,正导致社会与环境灾难。所谓"第三次、第四次工业革命",带来的并非推
动人类发展的创新,而不过是通过金融资本积累更多资本的工具。帝国主义战
争与反动战争制造了数以十万计的难民,贫困与失业将受帝国主义压迫的依附
国半殖民地地区的人口推向资本主义与帝国主义国家。
资本主义与帝国主义国家的统治阶级,以及受帝国主义压迫国家的统治阶
级,都在气喘吁吁地试图维持自身权力——一方面借助旨在更换政府面孔却不
触动权力实质的选举;而在出现大规模弃权的地方,则公然指向法西斯式的政
府与政权、警察国家与公开独裁。
面对这一切,无产者、人民群众和受帝国主义压迫的各族人民别无他途,
只有加强斗争,开展社会与人民起义、武装斗争,发动人民战争,推进旨在推
翻为帝国主义和统治阶级服务的反动政府的运动。这些运动以其力量与局限性
共同证明:革命之路——新民主主义革命、社会主义革命——别无替代。
进行革命的主要工具是革命政党。建设和巩固共产党,保护其免遭资产阶级的
消灭图谋(尤其是针对毛主义者的镇压:印度的"卡加尔行动"、菲律宾和土耳
其的镇压等),是当前的首要任务,也是推进全世界无产阶级和人民运动的关
键。
唯有建立马列毛主义共产党,才能发展无产阶级和人民统一战线,建立推
翻各国统治阶级、摧毁世界范围内帝国主义体系所必需的人民的和无产阶级的
军队。马列毛主义共产党必须在与人民群众紧密相连的阶级斗争烽火中形成和
发展,作为工人阶级的先锋队分队,作为能够在不同国家的具体条件下领导无
产阶级和人民斗争、政治斗争,发展阶级战争、革命战争和人民战争的战斗单
元。
马列毛主义共产党必须能够分析共产主义运动过去和当今的错误与失败,
能够引领无产者、群众及各斗争运动的直接实践经验。
投身人民战争的共产党,以及为此和为革命而奋斗的一切政党与组织,必
须在与修正主义和"左"倾主义的持续斗争中发挥先锋队作用,以马列毛主义为
旗帜,建立统一的国际共产主义组织——一个统一的国际组织,领导资本主
义、帝国主义国家和受帝国主义压迫国家的无产阶级和人民群众,投身争取社
会主义的革命斗争。
为此,今天有必要创建一个统一的国际共产主义论坛,以帮助领导资本主
义、帝国主义国家和受帝国主义压迫国家的无产阶级开展斗争,动员一切反帝
力量、民族解放运动,以及反战、反法西斯、反反动与镇压、反种族灭绝、反
领土与环境破坏运动中的先进力量。
这是当前推进重建国际共产主义运动和建立新共产国际的必要阶段。
世界正面临帝国主义战争与解放无产者和各族人民的革命之间的世纪大决
战。
列宁和毛泽东的教导与口号,今天显得格外清晰:
——列宁:
"变帝国主义战争为国内战争!"
"帝国主义是无产阶级社会革命的前夜。"
"真正的国际主义只有一种,就是进行忘我的工作来发展本国的革命
运动和革命斗争,支持(用宣传、声援和物质来支持)无一例外的所
有国家的同样的斗争、同样的路线,而且只支持这种斗争、这种路
线。"
——毛泽东:
"历史上的战争分为两类,一类是正义的,一类是非正义的。一切进
步的战争都是正义的,一切阻碍进步的战争都是非正义的。我们共产
党人反对一切阻碍进步的非正义的战争,但是不反对进步的正义的战
争。对于后一类战争,我们共产党人不但不反对,而且积极地参加。
前一类战争,例如第一次世界大战,双方都是为着帝国主义利益而
战,所以全世界的共产党人坚决地反对那一次战争。反对的方法,在
战争未爆发前,极力阻止其爆发;既爆发后,只要有可能,就用战争
反对战争,用正义战争反对非正义战争。"
签署组织:
突尼斯人民党(阿尔卡迪内斯党)
阿富汗共产党(毛主义)
尼泊尔共产党(巴胡马特)
土耳其共产党-马克思列宁主义(TKP-ML)
法国共产主义统一组织
哥伦比亚共产主义工人联盟(马列毛主义)
意大利马列主义党
巴西毛主义共产党委员会
意大利毛主义共产党
东孟加拉无产阶级党(PBSP/孟加拉国)
伊朗红色道路(毛主义小组)
尼泊尔革命共产党
云水怒小组-中国
阿富汗工人组织(马列毛主义,主要是毛主义)
(签署开放,其他组织可于“五一”后加入)
Proletarian, Red and Internationalist May 1st
La guerra scatenata da Trump e dal nazisionismo israeliano all’Iran
e che ha bloccato di fatto lo stretto di Hormuz dove passa circa il 20% del
petrolio mondiale, ha messo in serio pericolo l’approvvigionamento di petrolio
e dei suoi derivati, di quasi tutti i paesi del mondo.
Una guerra che ha costretto tutti gli altri paesi
imperialisti a darsi da fare, da quelli europei al Canada, e paesi dipendenti
dall’imperialismo, a cercare vie per risolvere il problema dell’approvvigionamento.
Spinti da questa esigenza 48 paesi si sono riuniti il 4 maggio
in Armenia prendendo parte all’8a Riunione della Comunità Politica Europea su
"sicurezza e resilienza
collettiva". In Armenia che si trova proprio al confine con l’Iran,
attaccata all’Azerbaigian, altro grande paese produttore di petrolio e uno dei
transiti della nuova via della seta cinese. Non hanno partecipato gli Stati
Uniti.
Anche la Meloni in nome dell’imperialismo italiano era presente. Mentre la dichiarazione finale e gli altri interventi, nel quadro della necessità di “ridurre le eccessive dipendenze dell’Europa” e di
Silenzio assoluto in Italia da parte di tutti sui legami Modi/Netanyahu - sull'asse Netanyahu Modi Meloni
perchè?
Noi stiamo agendo per rompere questo silenzio nelle settimanali manifestazioni a Milano per la Palestina e lo faremo anche nella manifestazione nazionale del 16 maggio a Milano
proletari comunisti/PC maoista Italia
*****
Il governo israeliano ha lanciato una nuova operazione, questa volta non militare, ma comunque dalle conseguenze potenzialmente negative per i palestinesi della Cisgiordania. “Ali dell’alba”, è questo il nome sibillino scelto per contrassegnare il progetto di ingegneria demografica che ha come scopo l’ingresso in Israele di 6mila indiani della comunità Bnei Menashe. In questi giorni all’aeroporto Ben
Nello stabilimento di Campiglione Fenile si producono sistemi elettronici per Bmw, Audi e Hyundai. Sono impiegati 500 lavoratori, la linea vale 15 milioni su 200 di fatturato
Vivono ore di forte preoccupazione i lavoratori della Hanon Systems di Campiglione Fenile: una linea produttiva strategica sarà trasferita in Cina. L'annuncio è arrivato dai vertici aziendali nel corso di un incontro con le organizzazioni sindacali, svoltosi a Torino nella sede dell'Unione Industriale, e ha immediatamente acceso i riflettori sul futuro dello stabilimento Pinerolese.
La linea interessata, infatti, non è marginale: si tratta di una delle più avanzate, dedicata
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Siamo stanchi di pagare sempre noi: il 23 maggio manifestazione nazionale a Roma
La condizione materiale di chi lavora in questo Paese ha raggiunto un punto di rottura. Il problema riguarda tutti: salari bassi, salari medi, perfino retribuzioni considerate fino a pochi anni fa solide. Il potere d’acquisto si riduce mese dopo mese. Il costo della vita cresce, le bollette aumentano, i beni essenziali diventano più cari. La busta paga resta ferma mentre tutto il resto accelera.
Questo scarto produce un effetto netto: si lavora di più e si vive peggio. Il salario perde funzione, diventa insufficiente a garantire una vita dignitosa. Anche chi ha un lavoro stabile sperimenta una
A l’échelle mondiale :
En Amérique Latine se déroulent les mobilisations les plus massives et combatives.
Au Chili, les marches sont massives réunissant des centaines de milliers de personnes qui partent à l’affrontement, en colère contre la montée du coût de la vie et la crise qui s’aggrave.
En Équateur, le pays entier se mobilise contre le gouvernement réactionnaire Noboa. La ligne révolutionnaire se renforce dans le pays et différentes organisations de travailleurs et de paysans se sont unis dans la manifestation à Imbabura autour d’une ligne révolutionnaire et anti-impérialiste. À Buenos Aires en Argentine, des milliers de travailleurs protestent contre le régime réactionnaire de Javier Milei qui continue la casse des droits sociaux et du travail par une nouvelle loi de libéralisation. Des affrontements violents ont lieu entre des révolutionnaires et la police à la botte du régime.
Au Venezuela et à Cuba, les marches annuelles massives du premier mai se marquent cette année par l’unité nationale renforcée, à Cuba notamment contre le siège instauré par les États-Unis et contre les menaces d’agressions yankee.
Au Brésil dans les centres urbains, les mobilisations sont massives, menées par une jeunesse audacieuse et vaillante. À la campagne également, dans ce pays où l’Amazonie est ravagée par les monopoles, là où les droits des paysans pauvres et des peuples indigènes sont écrasés chaque jour par ce gouvernement et les milices violentes à la botte des impérialistes, la lutte pour la terre et la résistance populaire gronde, produisant des braises de partout. En ce 1er Mai encore, après que des paysans indigènes aient récupéré des terres à Guarani-Kaiowá dans les territoires indigènes, des paramilitaires envoyés par l’État ont attaqué les paysans en séquestrant et torturant des personnes dont un enfant de 14 ans. Un paysan de la réserve de Limao Verde affirme « la prise de la terre est légitime malgré les tortures et les violences de la police, ces terres sont traditionnellement les nôtres, nous ne prenons pas les terres qui ne sont pas les nôtres ».
L’Amérique du Nord n’est pas en reste.
Environ 3500 actions ont eu lieu à travers les États-Unis dans le cadre d’un vaste mouvement appelé « May Day Strong », un mouvement de grève économique appelant à « ni école, ni travail, ni achats » pour marquer le 1er mai. Il s’inscrit dans la suite des manifestations « No Kings » contre Trump et des boycotts économiques après les opérations la police de l’immigration ICE à Minneapolis, dans le Minnesota, ainsi que le décès, en janvier, de Renee Good et Alex Pretti. Les groupes y prenant part sont variés, allant de syndicats à groupes politiques et écologistes.
May Day Strong a des revendications larges comme « taxer les riches » et abolir la police de l’immigration, dans un contexte où les républicains ont voté mercredi dernier une mesure budgétaire visant à financer l’ICE. Le mouvement appelle également à mettre fin à la guerre en Iran.
À Manhattan, New York, des partisans du Sunrise Movement, mené par des jeunes, se sont donné le bras devant la Bourse, bloquant toutes les entrées du bâtiment. Ils annonçaient en prévision du 1er Mai que 100 00 jeunes feraient grève de leurs cours pour marquer cette date.
Des lycéens de Rochester, dans l’État de New York, ont quitté leurs cours et ont défilé dans les rues en scandant : « Pas de justice, pas de paix. Débarrassez nos rues de l’ICE ».
À Minneapolis, certains groupes de travailleurs ont fait grève toute la journée. Les agents d’entretien et le personnel d’accueil de l’hôtel Ivy ont quitté leur poste et formé des piquets de grève pour réclamer une augmentation de salaire de 3 dollars de l’heure. À noter que les États-Unis ne reconnaissent pas le 1er mai comme jour férié officiel et célèbrent plutôt la « fête du travail », qui a lieu en septembre.
En Europe, des centaines de milliers de travailleurs ont défilé à travers le continent. Ont été mises en avant la question de l’inflation, des salaires et des conditions de travail, et bien sûr la question de l’agression américaine et la guerre au Moyen-Orient qui entraîne la question des prix de l’énergie. « Cela illustre le vide moral total qui règne aujourd’hui en Europe », a déclaré Nile Gardiner, un réactionnaire notoire (directeur du Margaret Thatcher Center for Freedom et ancien collaborateur de Thatcher), à Fox News, illustrant bien l’inquiétude des gardiens de l’ordre impérialiste.
En Espagne, à Madrid, des milliers de personnes ont défilé pour protester contre les bas salaires, la pénurie de logements et la marche vers la guerre. Des pancartes visant le président Donald Trump et le Premier ministre israélien Benjamin Netanyahu soulignaient la colère contre les agressions impérialistes.
Des milliers de manifestants ont également pris les rues d’Allemagne. À Hambourg, 13 000 personnes ont défilé. À Berlin, c’est 10 000 manifestants qui ont marché dans les quartiers de Kreuzberg et de Neukölln, pour un déploiement de 5000 policiers. Une vingtaine d’arrestations ont eu lieu et 9 policiers ont été blessés lors d’affrontements. D’autres rassemblements et manifestations ont eu lieu dans des villes comme Brême, Leipzig, Stuttgart et Francfort-sur-le-Main.
Plusieurs milliers de personnes se sont rassemblées à travers le Portugal alors que les syndicats se mobilisent pour protester contre les projets de modification du droit du travail qui, entre autres, faciliteraient les licenciements, limiteraient la durée pendant laquelle les femmes allaitantes peuvent bénéficier d’horaires de travail flexibles et réduiraient le congé de deuil en cas de fausse couche.
En Belgique, des manifestations ont eu lieu dans plusieurs villes, s’inscrivant dans une vague de mobilisation continue qui dure depuis plus d’un an et réitérant les appels à la mobilisation nationale du 12 mai, en réaction aux projets du gouvernement visant à s’attaquer au système de retraite et aux revenus des travailleurs au cours des 16 derniers mois.
En Italie, des milliers de personnes se sont rassemblées pour défiler à Milan, Turin, Naples, Venise, Palerme… À Turin, la situation a dégénéré en affrontements entre manifestants et forces de police. Certains manifestants se sont détachés du cortège et ont tenté de forcer le cordon de police, attaquant les boucliers des policiers à coups de matraque, tandis que la police a riposté avec des canons à eau.
Au Royaume-Uni, manifestations et rassemblements ont eu lieu dans un contexte tendu de répression du mouvement pro-palestinien. Keir Starmer, le Premier Ministre, a déclaré : « Je pense qu’il est temps d’examiner l’ensemble des manifestations et leur effet cumulatif. (…) Nous devons examiner quelles mesures supplémentaires nous pouvons prendre. »
À Varsovie, en Pologne, des milliers de travailleurs ont manifesté contre la législation anti-grève ce 1er Mai 2026, affirmant que le droit du travail polonais est obsolète et restreint considérablement – voire interdit – aux travailleurs de lutter contre les mauvaises conditions de travail et l’exploitation.
En Norvège, les travailleurs ont manifesté dans un contexte faisant écho au contexte français : Ingrid Olina Hovland, la dirigeante conservatrice de la jeunesse du Kristelig Folkepartis (Parti populaire chrétien), a proposé de supprimer ce jour férié, affirmant que la plupart des Norvégiens passent la Fête du Travail à « jardiner aux frais de l’État ». Hovland est également connue en Norvège pour son opposition à l’avortement. Des dizaines de milliers de personnes ont participé aux défilés et manifestations de ce 1er Mai, notamment à Oslo, où l’importante présence de drapeaux palestiniens et de messages de solidarité internationaliste ont rappelé à quel point cette date est politique.
Sur le continent africain, le 1er mai a également été suivi massivement, mais dans un contexte tendu. Historiquement, le 1er mai dans beaucoup de pays africains est organisé et encadré directement par l’État. Il mobilise principalement des travailleurs du secteur public et de l’administration, et sert traditionnellement à faire la promotion du chef de l’État.
Cette année, cette tradition est battue en brèche dans de nombreux pays. En République Démocratique du Congo, l’Intersyndicale Nationale du Congo a plaidé pour le boycott du défilé du 1er mai, en réponse à un refus de faire du 1er mai une cérémonie de célébration du gouvernement. Ainsi, aucune grande manifestation n’a pris place dans le pays, dans un contexte de durcissement des conditions de vie des travailleurs congolais, principalement sur la question de l’instauration d’un salaire minimal interprofessionnel, promesse jamais tenue, et de l’absence de discussion féconde entre l’État et les organisations de travailleurs. Ce boycott est une première en RDC, habituée chaque année au cérémoniel gouvernemental.
Au Sénégal, des milliers de manifestants se sont réunis dans les rues de Dakar pour exiger des réponses du gouvernement quant aux promesses formulées en 2025 dans le « pacte national de stabilité ». La rue reste mobilisée dans un contexte particulièrement tendu, après la défaite sanglante du despote Macky Sall, qui avait coûté la vie à 65 personnes, et les mouvements sociaux successifs suivant l’élection du président Bassirou Diomaye Faye, principalement étudiants depuis la fin 2025. Les syndicats et organisations de travailleurs dénoncent l’inertie du gouvernement sur les réformes post-Macky Sall promises, incluant des revendications économiques, mais aussi la justice et des réparations pour les victimes de la répression politique du président précédent. Même phénomène en Tunisie, où le caractère contestataire de la journée internationale des prolétaires en lutte a été respecté par des milliers de manifestants, principalement sous la direction de l’Union Générale des Travailleurs Tunisiens.
Plusieurs gouvernements africaines ont préféré tout bonnement interdire le 1er mai. Au Mali, le gouvernement, non content d’avoir préalablement interdit les partis politiques l’année dernière, a interdit la mobilisation du 1er mai pour des raisons sécuritaires, à la suite de l’attaque conjointe du JNIM et du FLA le 25 avril sur plusieurs grandes agglomérations maliennes. La situation est la même au Burkina Faso, où le gouvernement a interdit la marche syndicale de remise des doléances au Ministre en charge de la Fonction publique, du Travail et de la Protection sociale et a fortement contraint la marche de manœuvre de mobilisation des syndicats.
En Asie cette année, dans une grande partie du Moyen-Orient, les célébrations du 1er mai ont été perturbées ou annulées, principalement en raison de la situation de guerre qui s’approfondit depuis le lancement du « Déluge d’Al Aqsa », en octobre 2023.
La Fédération générale palestinienne des syndicats déclare qu’environ 550.000 travailleurs à travers Gaza et la Cisjordanie n’ont aucun revenu et que la situation est sans précédent. Dans des données publiées à l’occasion de la Journée internationale des travailleurs, le ministère du Travail de Gaza a indiqué que le chômage atteignait désormais 80 % de la population de la bande de Gaza. Aujourd’hui, 95 % de la population dépend de l’aide humanitaire extérieure. Partout, le saccage des terres cultivables palestiniennes s’accroît, ainsi que les saisies pures et simples par les colons en Cisjordanie.
L’essentiel des célébrations ont également été suspendues au Liban, alors que les bombardements se sont poursuivent, malgré la trêve annoncée le 17 avril. Le Hezbollah poursuivant les efforts d’acheminement de matériel militaire vers le sud et continue de cibler les positions israéliennes occupantes. La veille, Israël avait d’ailleurs arrêté 175 militants d’une nouvelle flottille de solidarité avec Gaza. Tous ont été débarqués en Crète ce vendredi 1er Mai, à l’exception de deux militants qui voient leur détention prolongée et être traduits devant la justice israélienne ce dimanche : l’Espagnol Saif Abu Keshek et le Brésilien Thiago Avila.
En Turquie, la journée du 1er mai est fériées et laisse place chaque année à de grands défilés populaires. Cette année, la confrontation avec les forces de polices ont été particulièrement violentes. A Istanbul, alors que les manifestants tentaient d’investir la place Taksim, la foule a été brutalement réprimée, avec l’arrestation de 576 personnes manifestants. La place Taksim est une référence centrale du mouvement ouvrier, plus de 30 personnes ayant été tuées par les autorités dans la répression du 1er mai 1977. Partizan a défilé avec le slogan « Nous sommes le peuple, nous nous battons; nous renverserons ce système. »

En Iran, l’état de guerre est toujours en cours. Pourtant, c’est ce vendredi 1er mai que Donald Trump a déclaré unilatéralement la fin des hostilités. Contraint par le délais de 60 jours de conflit, le président Trump a l’obligation de demander l’approbation du Congrès des États-Unis pour poursuivre la guerre au-delà de ce délais. Mohammed Jafar Asadi, responsable militaire iranien, a déclaré qu’une « reprise du conflit entre l’Iran et les États-Unis est probable, et les faits ont démontré que les États-Unis ne respectaient aucune promesse ni accord ».
En Inde, des mobilisations massives ont lieu dans la plus « grande démocratie » du Monde classé 157ème dans la liberté de la presse sur 180 pays. La guérilla maoïste renaît et se renforce par de nouvelles opérations militaires, l’État indien admet officiellement cela malgré ses précédentes déclarations sur leur supposé succès dans le génocide de la révolution naxalite. Aujourd’hui la presse indienne parle même d’un « comité de coordination du nord » qui organiserait la lutte armée dans une zone historiquement peu affecté par le maoïsme.
Aux Philippines, les célébrations du 1er mai ont été massives, avec de grands défilés dirigés par diverses organisations révolutionnaires et démocratiques. Dans la capitale, Manille, la foule a incendié des effigies du président Donald Trump, de Benyamin Netanyahu et du président philippin Marcos Junior, à proximité de l’ambassade des États-Unis. Au sud de la capitale, les passants ont assisté au cœur d’une manifestation, à un défilé de militants en rang, arborant des drapeaux du Parti Communiste.