sabato 23 maggio 2026

pc 23 maggio - Sciopero generale il 29 maggio: per la Palestina, contro guerra e riarmo, contro la repressione, per il salario, il lavoro, salute e sicurezza sui posti di lavoro, per sanità pubblica, scuola, territorio

Il 29 maggio è stato indetto uno sciopero generale nazionale che nasce da un appello delle associazioni palestinesi in Italia a tutte le organizzazioni sindacali di base e di classe del nostro Paese.

Questo appello chiama al sostegno del popolo palestinese contro l'imperialismo, il sionismo, il regime fascista e genocida di Netanyahu.

Nello stesso tempo chiama alla lotta contro la guerra imperialista e chiama i lavoratori italiani a mobilitarsi contro tutto questo e contro le ricadute della guerra sulle condizioni di vita e di lavoro.

Una parte dei sindacati di base ha raccolto questo appello che prevedeva una manifestazione nazionale tenutasi in Milano il 16 maggio e uno sciopero per il 29 maggio.

Lo Slai Cobas per il sindacato di classe ha aderito sia alla manifestazione sia allo sciopero generale, nel testo da noi distribuito sulla base anche del testo nazionale dei sindacati di base che promuovono lo sciopero del 29 maggio scriviamo:

“la guerra imperialista e colonialista scatenata da Trump e Netanyahu contro l'aggressione all'Iran e al Libano con il rischio concreto di un ulteriore allargamento del conflitto a livello globale anche attraverso il coinvolgimento della Nato e di altri paesi tra cui l'Italia é dentro una marcia della terza guerra mondiale imperialista per una nuova ripartizione del mondo e delle sue risorse per i profitti del grande capitale, finanza e signori della guerra. Questa tendenza alla guerra imperialista e queste guerre in corso, oltre che comportare un carico inaccettabile di morte e di distruzioni, sono scaricate sui proletari e sulle masse oppresse attraverso l'aumento del costo della vita e la perdita del potere d'acquisto dei salari e l'impoverimento generale.

In Palestina, in tutto il Medio Oriente, Israele, guidato dal boia criminale, Netanyahu continua le violenze e le operazioni militari a Gaza e in Cisgiordania con un numero altissimo di vittime civili e una distruzione e di vittime.

Anche in Libano l'attacco avviene con gli stessi metodi utilizzati a Gaza contro le popolazioni pressoché inermi causando migliaia di vittime e distruzioni di massa.

In Italia il governo guidato da Giorgia Meloni, è complice del genocidio in Palestina, è asservito all'imperialismo americano, sta demolendo quello che rimane dello Stato sociale scaricando sui proletari in nome della corsa al riarmo gli effetti di questa guerra”.

Questo sciopero parte da queste due questioni fondamentali che i lavoratori debbono impugnare nelle proprie mani, secondo i propri interessi di classe e secondo la propria necessità di combattere in questo paese contro tutto questo e agli effetti sulla loro condizione di queste cose.

Nel volantino vengono messi in rilievo la privatizzazione della Sanità, la sottrazione di risorse dal lavoro, soprattutto al sud devastato da precarietà e disoccupazione, le risorse sottratte alla scuola pubblica, ai trasporti, ai servizi sociali, alla cultura, alla casa, mentre l'indirizzo del bilancio è verso le spesi militari, l'utilizzo per la guerra e delle basi militari. A tutto questo si aggiunge la grave questione della repressione e dello Stato di polizia di questo governo contro le lotte dei lavoratori e dei movimenti, in particolare nei confronti degli studenti di solidarietà alla Palestina, dei movimenti contro la distruzione e la devastazione ambientale e conduce un attacco al diritto di sciopero, alle libertà democratiche sancite dalla Costituzione.

Queste sono le ragioni generali dello sciopero del 29 maggio.

Noi vi aderiamo e avremmo voluto che tutte le organizzazioni sindacali di base avessero fatto fronte comune e avessero partecipato - tutte insieme - sia alla manifestazione nazionale del 16 Maggio a Milano sia allo sciopero stesso perché l’unità delle organizzazioni sindacali è una base necessaria per mobilitare i lavoratori in maniera significativa e coinvolgere in questo sciopero il maggior numero di lavoratori, nel maggior numero di posti di lavoro.

Questa circostanza non si è realizzata per le responsabilità innanzitutto della USB, che è una delle organizzazioni sindacali di base, per di più la più forte, che invece si è separata dall'insieme del sindacalismo di base in quest'occasione, per promuovere un proprio sciopero generale - peraltro riuscito pochissimo - e per sottrarsi alla manifestazione nazionale di Milano. Questo ha indubbiamente danneggiato lo sciopero generale che si tiene il 29 maggio.

Noi persistiamo nella necessità di dare un segnale forte chiaro ai lavoratori, con la partecipazione in tutte le forme possibili e nei limiti delle situazioni esistenti nelle diverse realtà del Paese, allo sciopero generale del 29.

In questo sciopero mettiamo in rilievo alcune questioni fondamentali, la principale delle quali è lo stato reale dei lavoratori nelle fabbriche, nei grandi gruppi innanzitutto, basti pensare all'ex Ilva, al gruppo Stellantis e alla recente vicenda dell’Electrolux, a parte quelle legate all'industria bellica e all'economia di guerra che sono attualmente meno in crisi anzi, sono in pieno sviluppo dal punto di vista degli interessi dei profitti dei padroni, privati e di Stato, e riteniamo che in questo sciopero vanga portata all'insieme della classe operaia quello che sta realmente avvenendo con i piani del governo di vendita dell'ex Ilva che hanno una pesante ricaduta sui lavoratori e non risolvono i gravi più problemi di inquinamento e di sicurezza sul lavoro che in questo grande gruppo, in particolare all'ex Ilva di Taranto, si realizza.

Dal nostro punto di vista, lo sciopero serve a far camminare una piattaforma operaia alternativa ai piani del governo e dei padroni centrata sulla difesa dell'occupazione contro ogni esubero, sulla difesa delle condizioni di vita e di lavoro in fabbrica e sul territorio.

Nel gruppo Stellantis la questione ha a che fare con i nuovi piani annunciati in pompa magna su cui torneremo nelle prossime settimane, e mentre vengono annunciati questi mirabolanti piani, i lavoratori sono in cassa integrazione, sono supersfruttati, sono trasferiti da uno stabilimento all'altro, sono sottoposti al ricatto occupazionale e molti di essi sono costretti all'esodo, apparentemente volontario, ma forzato.

Questo ha un'enorme ricaduta sulle ditte del appalto dell'indotto Stellantis con licenziamenti, chiusure nei diversi stabilimenti con particolare riferimento, per quanto ne sappiamo, allo stabilimento di Melfi, allo stabilimento di Pomigliano, allo stabilimento di Cassino, e allo stabilimento di Mirafiori.

Lo sciopero è l'occasione per proporre ai lavoratori di muoversi tutti insieme e costruire una contro-piattaforma, di rafforzare il sostegno alle lotte già in corso e di unire gli operai dello stabilimento all'indotto. Tutte cose che l'attuale linea delle organizzazioni sindacali finora non ha realizzato e che sostanzialmente ha posto i lavoratori in condizioni di debolezza rispetto all'attacco padronale.

L'esplosione della vertenza Elettrolux chiama tutti i lavoratori di questo gruppo, all'interno della più generale mobilitazione della classe operaia, a dare una risposta unitaria e di massa a difesa del lavoro, del salario, delle condizioni di lavoro.

Nella piattaforma viene evidenziato l'attacco al diritto di sciopero e giustamente si denuncia il ruolo che svolge la Commissione di Garanzia per frenare e reprimere le lotte dei lavoratori, su questo la risposta dei lavoratori si deve far sentire .

Questo sciopero generale va calato nelle varie realtà locali rispetto a questioni riguardano i proletari e che hanno colpito fortemente non solo i territori in cui questo si è verificato ma che hanno avuto un impatto nazionale e qui facciamo un riferimento per tutti al grave assassinio razzista avvenuto nella Città Vecchia di Taranto che ha visto la morte del migrante di origine del Mali, Bakari Sako.

Tutto questo portiamo nello sciopero generale nelle forme che nelle varie realtà siano praticabili.

E’ stato presentato il piano di mobilitazione per Taranto in una riunione in cui oltre alle realtà dei lavoratori che su questo territorio appartengono a Slai Cobas e quindi impegnati nello sciopero, ha partecipato il coordinamento provinciale della Flottilla che è in prima linea proprio in questi giorni e in queste ore nella battaglia di sostegno al popolo palestinese. Il piano di mobilitazione per questa città prevede un presidio agli stabilimenti dell'Ilva per il 29, assemblea tra i lavoratori dell'appalto al porto dell'Ilva, un presidio-manifestazione sotto il comune di Taranto dei lavoratori degli appalti comunali delle lavoratici dell'asilo, dei lavoratori del cimitero e di altra realtà dell'appalto in difficoltà sul territorio e in grave stato di precarietà.

Nel pomeriggio invece lo sciopero si tradurrà in una nuova manifestazione a Città Vecchia rivolta agli immigrati del quartiere perché la morte di Sako non sia inutile, che prosegua la lotta incontro il razzismo per la difesa delle condizioni di vita dei migranti, spesso sfruttati in realtà di lavoro come sono le campagne in forma di bracciantato schiavistico e a cui anche Bakari Sako che è stato ucciso apparteneva a questo settore dei lavoratori.

Riprendere nello sciopero generale la bandiera della mobilitazione contro questo omicidio, contro il razzismo, le leggi antimmigrazione per l'unità dei lavoratori migranti con i lavoratori italiani perché avanzi l'unità tra i lavoratori in generale e i settori più poveri delle masse spesso trascinate, coinvolte, dalla demagogia fascio-razzista di matrice governativa che è l'humus generale in cui si è prodotto l'assassino di Sako.

E’ giusto che ogni realtà scelga in corrispondenza alle possibilità effettive di affermare la piattaforma, di rendere partecipato lo sciopero e le iniziative di lotta di questa giornata.

Questo rende il piano che serve a rilanciare in tutto il movimento dei lavoratori la battaglia per un vero sciopero generale che paralizzi il Paese realmente, imponga la caduta del governo e il ritiro di ogni appoggio politico, economico, diplomatico e militare allo Stato sionista di Israele, il fermo del piano di riarmo, dell'aumento delle spese militari e la soluzione in positivo delle questioni del salario, del lavoro, dei servizi sociali per i proletari.

 

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