domenica 26 aprile 2026

pc 26 aprile - La Leonardo in tribunale. Il limiti del profitto e quelli del diritto

Nel mese di ottobre 2025, commentando il sequestro da parte di Israele di membri degli equipaggi della Flotilla per Gaza – tra cui cittadini italiani – il ministro degli Esteri Antonio Tajani dichiarò che il diritto internazionale vale “fino a un certo punto”.

L’affermazione, formulata per spiegare la mancata reazione del governo italiano a un atto illegittimo e piratesco compiuto da Israele in acque internazionali ai danni di propri cittadini, suggeriva qualcosa di più generale: che esiste un limite oltre il quale il diritto cede il passo alla decisione politica. E che quel limite non è fissato dalle norme, ma dal potere che le applica.

Dinanzi al Tribunale Civile di Roma pende una causa che affronta questa tesi, ma in senso inverso. Sette associazioni (AssoPace Palestina, Pax Christi, ATTAC, A Buon Diritto, Un Ponte Per, ARCI e ACLI) insieme a Hala Abulebdeh (donna palestinese rifugiata in Scozia che ha perso l’intera famiglia a causa dei bombardamenti israeliani su Gaza), hanno chiesto al giudice di dichiarare nulli i contratti con cui Leonardo S.p.A. ha venduto o continua a vendere, direttamente o attraverso le sue controllate, materiale bellico ad Israele: ali per gli F-35, sistemi di puntamento laser, aerei da addestramento, elicotteri, cannoni navali, alette di guida per le bombe GBU-39, carrelli per il trasporto di tank ed anche altro.

Il giudizio è promosso contro la Leonardo e contro lo Stato italiano, che quelle esportazioni ha sempre autorizzato, limitandosi a sospendere nuove autorizzazioni dopo il 7 ottobre 2023, ma rifiutandosi di sospendere le autorizzazioni relative a contratti stipulati prima, sebbene ancora non completamente eseguiti.

pc 26 aprile - solidali con cospito sempre! - soccorso rosso proletario

 

Gli orrori del 41 bis. I pericolosi libri negati ad Alfredo Cospito

Il Pg ricorre in Cassazione per bloccare acquisti autorizzati dal Tribunale di Sorveglianza: contestati testi ritenuti portatori di messaggi di disobbedienza e critica sociale. Sullo sfondo la decisione imminente di Carlo Nordio sul rinnovo del 41 bis ad Alfredo Cospito.

Alfredo Cospito aveva ottenuto dal Tribunale di Sorveglianza di Sassari l’autorizzazione per acquistare una serie di libri e un Cd. La direzione del carcere non aveva dato corso alla decisione. Il procuratore generale ha presentato ricorso in Cassazione affinché l’ok dei giudici venga annullato.

I libri sono: “Dio gioca a dadi con il mondo” di Giuseppe Mussardo edizioni Castelvecchi; “L’incubo di Hill House” di Shirley Jackson edizioni Adelphi; “Gli altri figli di Dio” di Catherine Nixey ed. Bollati Botinghieri. “Ghost Story” di Peter Straub ed. Fanucci. Il cd è “Who Let the Dogs Out” di Lambrini Girls.

Il Pg solleva dubbi sulla base delle recensioni prese dalla rivista online Rock Nation che direbbe che i testi sono espliciti e provocatori, un manifesto contro il sistema, il patriarcato e le ingiustizie sociali, intrecciano anarchia e attivismo femminista…

Secondo la Procura generale non è opportuno che “un detenuto con il percorso dell’attuale reclamante acquisti libri i CD veicolanti messaggi di disobbedienza e di contestazione istituzionale”.

Questo è il clima in cui nei primi giorni di maggio il ministro della Giustizia Carlo Nordio deciderà se propri fare o meno la tortura del 41 bis che affligge Cospito dal 2022 per decisione del ministro Marta Cartabia. La decisione appare scontata. Il detenuto anarchico continua a pagare il coraggio con cui aveva fatto un lunghissimo sciopero della fame contro il carcere duro che riguarda in Italia oltre 700 reclusi.

Tutto ciò nonostante la Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo si fosse detta favorevole a sostituire il 41 bis con il regime dell’alta sicurezza, meno afflittivo. È un storia che appare senza fine. Quello sciopero della fame è stato considerato in pratica “a scopo di terrorismo”. È una vicenda in cui magistratura e politica non litigano. Anzi vanno d’amore e d’accordo. E di garantisti in giro non se ne vedono.

*da Giustiziami

pc 26 aprile - brevi info sulle manifestazioni prese dagli altri blog - un commento di proletari comunisti a ore 12 del 27 aprile

Migliaia e migliaia di persone sono scese in piazza oggi in tutte le città italiane per celebrare la giornata della Liberazione dal nazifascismo.

Spinte anche dal risultato del referendum di marzo che ha rappresentato uno durissimo stop ad un governo in cui i fascisti sono nella cabina di regia – e non perdono occasione per dimostrarlo – le manifestazioni hanno visto una enorme partecipazione popolare.

A creare tensione nei giorni precedenti c’erano state le esternazioni del presidente del Senato La Russa, secondo cui il 25 aprile occorre celebrare anche i miliziani fascisti della Repubblica di Salò in nome di una pacificazione difficilmente riscontrabile negli altri 364 giorni dell’anno. Queste tensioni si sono materializzate oggi con i colpi di pistola sparati a Roma contro i manifestanti nei pressi del Parco Schuster.

Ma alla vigilia c’erano stati anche gli annunci di quella che ormai si configura come l’Internazionale nera – ovvero l’alleanza tra sionisti e filo-israeliani, monarchici iraniani e fascisti ucraini – di voler dare vita a spezzoni comuni dentro le manifestazioni che celebrano la Resistenza antifascista.

Tutti gli occhi erano puntati, come di consueto, sulle manifestazioni di Milano e di Roma. E infatti in queste due città sono avvenuti episodi di sacrosanta contrapposizione tra gli antifascisti/antisionisti verso chi vorrebbe inquinare le manifestazioni del 25 aprile con istanze che ne rappresentano la negazione.

A Milano lo spezzone dei sionisti rinverditi con la Brigata Ebraica, monarchici iraniani e fascisti ucraini ha sfilato nel corteo fino a quando è stato bloccato dai manifestanti che ne hanno chiesto l’estromissione e alla fine sono riusciti a metterli fuori dalla manifestazione. Ne è conseguito il solito profluvio di polemiche e vittimismo al quale questi soggetti ci hanno abituato da anni ma che sembra non funzionare più.

Anche a Roma un gruppo con bandiere ucraine – tra cui Matteo Hallisey in prima fila nell’ aggressione contro il prof. D’Orsi all’università di Napoli – sono stati allontanati in modo piuttosto perentorio dalla manifestazione a Porta San Paolo. Anche qui c’è stato lo scontato e immediato codazzo di interviste a manetta all’insegna del vittimismo aggressivo al quale sono ormai addestrati questi gruppi di provocatori. Nella Capitale quest’anno si sono evitate le tensioni e gli scontri degli anni scorsi a causa della arrogante presenza dei gruppi sionisti nelle manifestazioni del 25 aprile. Quest’anno infatti non si sono presentati in piazza.

A Milano intorno alla manifestazione centrale conclusasi a Piazza Duomo sono proliferate altre manifestazioni, collaterali o alternative, che si sono concluse in piazze diverse da quella dove era stato allestito il palco centrale o, in alcuni casi, si sono svolte in altre zone della città proprio per l’insofferenza ormai diffusa verso celebrazioni della Giornata della Liberazione che cercano di tenere dentro tutto e tutti senza tenere conto degli sviluppi della realtà.

Anche a Roma oltre alla manifestazione centrale si è svolta il consueto corteo del 25 aprile a Roma Est, da Centocelle a Quarticciolo, alla quale hanno partecipato migliaia di persone.

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