Nel mese di ottobre 2025, commentando il sequestro da parte di Israele di membri degli equipaggi della Flotilla per Gaza – tra cui cittadini italiani – il ministro degli Esteri Antonio Tajani dichiarò che il diritto internazionale vale “fino a un certo punto”.
L’affermazione, formulata per spiegare la mancata reazione del governo italiano a un atto illegittimo e piratesco compiuto da Israele in acque internazionali ai danni di propri cittadini, suggeriva qualcosa di più generale: che esiste un limite oltre il quale il diritto cede il passo alla decisione politica. E che quel limite non è fissato dalle norme, ma dal potere che le applica.
Dinanzi al Tribunale Civile di Roma pende una causa che affronta questa tesi, ma in senso inverso. Sette associazioni (AssoPace Palestina, Pax Christi, ATTAC, A Buon Diritto, Un Ponte Per, ARCI e ACLI) insieme a Hala Abulebdeh (donna palestinese rifugiata in Scozia che ha perso l’intera famiglia a causa dei bombardamenti israeliani su Gaza), hanno chiesto al giudice di dichiarare nulli i contratti con cui Leonardo S.p.A. ha venduto o continua a vendere, direttamente o attraverso le sue controllate, materiale bellico ad Israele: ali per gli F-35, sistemi di puntamento laser, aerei da addestramento, elicotteri, cannoni navali, alette di guida per le bombe GBU-39, carrelli per il trasporto di tank ed anche altro.
Il giudizio è promosso contro la Leonardo e contro lo Stato italiano, che quelle esportazioni ha sempre autorizzato, limitandosi a sospendere nuove autorizzazioni dopo il 7 ottobre 2023, ma rifiutandosi di sospendere le autorizzazioni relative a contratti stipulati prima, sebbene ancora non completamente eseguiti.




