mercoledì 29 aprile 2026

pc 29 aprile - Stellantis Melfi - padroni e governo annunciano futuri radiosi, ma intanto il presente si fa sempre peggiore

 a proposito degli incentivi all'esodo

Continuano a far discutere gli incentivi all’esodo per il 2026. L’operaio: “Cosa ce ne facciamo di 80mila euro se siamo giovani per la pensione?” Stellantis, Melfi: “Ci servono i contributi, non ‘le briciole’ della fuoriuscita”


Continuano a far discutere gli incentivi all’esodo per il 2026. Ci sono così tante auto da completare nei piazzali che sembrano messe una sull’altra”, scherza un addetto alla linea Stellantis. Stamani, lunedi 27, a Melfi non si lavora “per mancanza componenti”, mentre resta confermato il turno del pomeriggio. Ma a tenere banco, nei dialoghi e nei pensieri degli operai, è sempre la notizia del fine settimana sui nuovi incentivi all’esodo 2026, per massimo “425” lavoratori.

Lo schema con le mensilità previsto per chi volesse lasciare “su base volontaria”, continua a non convincere. “L a maggior parte di noi – spiega la fonte – è qui da almeno 30 anni, e ha un età compresa tra i 50 e i 55 anni”. Una storia sulla linea, tra “doppia battuta”, “sciopero dei 21 giorni”, rilanci vari, Grande Punto, Renegade, Marchionne, 500x, e infine Stellantis, dal 2021. “Ripercorrendo gli anni vissuti e il punto in cui siamo arrivati – aggiunge – è chiaro che non possiamo tornarcene a casa con le briciole della fuoriuscita previste anche quest’anno dalla multinazionale”. E’ chiaro che “80mila euro” non mettono al riparo da nulla, in una terra “amara” come la Basilicata. “Padri e madri di famiglia non sanno che farsene di 80mila euro visto che sarebbero i contributi a mancare, in chiave futura”. Quell’assenza di contributi necessari ad agganciare la pensione.

Giovani per la pensione, quindi, ma vecchi per reinserirsi nel mondo del lavoro. “Forse chi è più stressato per questa continua guerra sui nervi, e per questi ritmi diventati ingestibili, accetterà”, ammette il lavoratore. “E lo farà anche chi sta riuscendo a trovare un nuovo lavoro”. E così anche questa volta ci sarà chi accetterà “il gruzzoletto”. Anzi “le briciole”, perchè così sono definite da chi opera da 30 anni a San Nicola di Melfi. “Se il prossimo incentivo, quello del 2027 dovesse contemplare uno scivolo verso la pensione di 7 anni, allora forse ci potrebbe essere anche la gara ad andarsene”. Diversamente si rimarrà dentro la fabbrica, sul filo dell’incertezza, “dietro una linea che corre veloce e che spesso non ti lascia neanche il tempo di allacciarti una scarpa o sbagliare anche la più banale delle operazioni richieste, perchè i tempi sono calcolati al secondo…”

Il canovaccio sarà questo. Resistere alla fatica sperando in un’offerta “migliore”, magari già dal prossimo anno. Solo così il piano di “sfoltimento” deciso dalle alte sfere potrà essere digerito anche dalla base. Ad oggi sono poco più di 4 mila gli occupati diretti (da 7200 di qualche anno fa). E poco conta se il “quinto modello” annunciato la scorsa settimana sposa l’ottimismo dei sindacati di categoria. Al famigerato “Piano industriale”, cha a breve sarà illustrato anche a Melfi, ci credono solo i vertici. E qualche sottoposto compiaciut

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