da ORE12/Controinformazione rossoperaia del 27.04.26
A mente fredda si può fare una valutazione di parte proletaria, comunista, antifascista, antimperialista e anticapitalista, di quella che è stata la giornata del 25 Aprile.
Per prima cosa va messo in rilievo che manifestazioni grandi e piccole si sono tenute in tutta Italia che hanno dato senso e valore a questo anniversario, alla memoria e al riferimento alla Resistenza partigiana antifascista unendola alla battaglia da fare qui e ora nel nostro paese e nel mondo contro il fascismo, la guerra, la solidarietà con il popolo palestinese, la lotta contro il governo in Italia.
Le manifestazioni sono state combattive e, nella maggior parte dei casi, unitarie, in tutte queste manifestazioni evidentemente è stata presente la solidarietà al popolo palestinese, dando continuità alla grande ondata di solidarietà che aveva avuto i suo culmine nel 4 ottobre.
Detto questo occorre però aggiungere altro.
Noi non siamo in realtà esaltatori delle iniziative - tutte giuste e necessarie - della cacciata della Brigata ebraica e dei suoi sostenitori dell'arco parlamentare filosionista e non certo antifascista, avvenuta in particolare Milano. Qui la Brigata ebraica e i suoi sostenitori, tra cui vi è chiaramente una parte rilevante del PD, hanno attuato una vera provocazione, orchestrata a tavolino prevalentemente, pensiamo, col governo oltre che con le forze politiche che l'hanno sostenuta, allo scopo di creare una situazione che potesse permettere eventualmente l'intervento della polizia come era già stato l'anno scorso e nello stesso tempo deviare la sostanza del 25 Aprile alla risposta giusta, necessaria, vibrante, degli antifascisti a questa provocazione.
Una provocazione voluta ed orchestrata c
he è stata respinta e che si è ritorta contro gli autori di essa perché sostanzialmente - e questo sì che è stato importante - la Brigata ebraica a Milano è stata espulsa dal corteo.
Detto questo però, francamente anche a Milano, la nostra intenzione e la nostra aspirazione e speranza erano che questa volta vi fosse in realtà un corteo alternativo a quello ufficiale promosso dall’Anpi, non perché non ci riconosciamo nel corteo del 25 Aprile indetto dall’Anpi - con tutte le contraddizioni che questa associazione ha e continua ad avere - ma perché era necessario che tutta la parte che rappresenta l'antifascismo militante, l'antifascismo fuori dai giochi parlamentari, l'antifascismo protagonista della lotta contro il governo, l'antifascismo protagonista della solidarietà alla Palestina - un’area molto vasta a Milano ma che esiste in tutto il Paese - ed era necessario che questo 25 Aprile facesse risaltare l'antifascismo in contrasto con l'antifascismo istituzionale - e qui non si intende per “istituzionale” quello del governo, del Presidente Repubblica e di queste vergognose manifestazioni che fanno parte più del revisionismo storico, più della negazione del valore della Resistenza che della sua affermazione, ma perché noi pensiamo che il lungo corso di questa battaglia debba proseguire secondo una linea di condotta che porti a trasformare sempre di più il movimento in un movimento di opposizione per rovesciare il governo, questo sì fascisteggiante, che c’è nel nostro Paese, per affermare nel nostro Paese, anche attraverso - e inizialmente - con la forma del rovesciamento di questo governo, la via necessaria della Nuova Resistenza.
Sappiamo bene che in tutta l'area alternativa vi sono diversità di posizioni e confusioni e queste confusioni vanno date per scontate, fanno parte della giusta lotta di posizione che ha lo scopo di posizionare via via in maniera organizzata tutto il movimento della reale opposizione proletaria sul terreno dell'antifascismo, dell'anticapitalismo, dell'antimperialismo e della lotta per rovesciare questo governo.
Tutto ciò è incoraggiato non solo dalla tenuta e continuità, sia pure in termini molto differenti, del movimento di solidarietà con la Palestina, dall'emergere crescente del movimento di lotta contro il riarmo, dalla vittoria del referendum che è stato obiettivamente una sconfitta per questo governo che incoraggia la continuità di questa lotta contro questo governo, al cui centro vi è anche la trasformazione reazionaria dello Stato, l'attacco alla Costituzione ecc ecc.
Quindi in questo 25 Aprile la nostra linea era quella di favorire manifestazioni alternative, le più unitarie possibili, ma alternative a quelle che venivano promosse dalla stessa Anpi. Queste manifestazioni alternative, per la loro storia concreta, per il loro carattere, avevano in quest'occasione, come già è stato per il referendum, la capacità di raccogliere tutto ciò che non si riconosce nell'antifascismo istituzionale, nell'antifascismo parlamentare e nell'antifascismo strettamente legato alle istituzioni riformiste e revisioniste presenti nel movimento operaio, nel movimento popolare, rappresentati dai partiti della falsa sinistra e dai loro satelliti, e rappresentate dai sindacati confederali.
Quindi in questo senso eravamo in questo 25 Aprile per manifestazioni alternative, pur sapendo che nel quadro di queste manifestazioni alternative, qualcosa della partecipazione popolare si poteva perdere e che evidentemente grande è la confusione che regna sotto cielo delle forze alternative.
La contestazione della Brigata Ebraica, se da un lato è stata parte del “vento alternativo”, di questa alternativa, sicuramente però ha concentrato tutto su questo e ha quindi abbassato e non alzato il livello del significato dal 25 Aprile e del legame tra la Resistenza di ieri con la Resistenza di oggi che non può essere che Nuova Resistenza.
Condividiamo quindi le valutazioni distinte, che vengono fatte anche dai nostri compagni presenti a Milano, rispetto alla posizione che esalta e definisce “storica” la cacciata della Brigata Ebraica e che rende questo episodio importante e significativo da sostenere come fosse il cuore di questo e su cui si è buttata la stampa borghese e la stampa fascista, ma questo era inevitabile, per poi ridurre a questa questione tutto il contrasto, con l'esito di oscurare la grande partecipazione popolare e le grandi ragioni che sono state portate in questo 25 Aprile.
Partecipazione e grandi ragioni che ci sono state in tante manifestazioni su tutto il territorio nazionale e in quelle a cui noi abbiamo partecipato, dove siamo presenti e a quelle che abbiamo sostenuto, consideriamo, per esempio, al sud dove chiaramente le dimensioni e il significato dell'antifascismo e della Resistenza non sono così ampie e radicate e di partecipazione proletaria e popolare, giovanile, come avviene nelle città come Roma, Milano o in altre città dove c'è l'abitudine alla grande partecipazione in questo 25 Aprile, le manifestazioni al sud sono state minori, ma ciò non toglie che in queste manifestazioni una linea di demarcazione è stata tracciata e che le forze che si sono raccolte hanno portato con maggiore ragione e con maggiore evidenza il legame tra la Resistenza di ieri e la Resistenza di oggi che per noi è Nuova Resistenza e che riguarda il moderno fascismo, la marcia imperialista verso la guerra mondiale, il genocidio palestinese, l'attacco e l'aggressione ai popoli oppressi del mondo.
Giustamente una compagna nella manifestazione di Roma, prima che tutto fosse concentrato sulla contestazione della Brigata ebraica, collegava la Resistenza partigiana a quella palestinese, mettendo in risalto la liberazione dal nazifascismo con la lotta armata e in questo la valorizzazione della Resistenza palestinese e della sua lotta armata che oggi è una discriminante fondamentale in un quadro in cui insieme al genocidio e la continuità del piano Trump/sionismo/imperialisti europei, è in discussione il disarmo della Resistenza, sapendo fino in fondo che battere, rovesciare, cancellare la Resistenza armata in Palestina significa permettere la realizzazione effettiva del piano di genocidio e di deportazione che lo Stato sionista e l'imperialismo americano stanno portando avanti anche oggi nel contesto dell'aggressione all'Iran e al Libano.
Quindi in questo senso la nostra posizione da un lato voleva che si prendessero le distanze in maniera secca, con cortei separati da tutto l'arco revisionista, riformista, parlamentare o paraparlamentare, del sindacalismo confederale, voleva che si rendesse visibile nelle piazze l'esistenza delle forze alternative e del loro sforzo difficile per unirsi contro i comuni nemici e per rappresentare un'alternativa ai proletari e ai popoli e alle masse popolari, ai giovani e a tutti i sinceri antifascisti, antimperialisti e solidali con il popolo palestinese e contrari al piano di guerra dell'imperialismo, in primis quello di Trump.
Noi volevamo questa distinzione, volevamo che in queste manifestazioni si rendesse visibile, in forme partecipate, popolari, combattive, questa distinzione per far leva per le future scadenze del 1 Maggio, per la nuova manifestazione nazionale che viene annunciata a Milano per i 16 maggio, per lo sciopero generale annunciato per il 29 maggio, che va visto all'interno del definirsi e svilupparsi di questa forza alternativa.
Detto questo, alcune altre cose sono da aggiungere: noi siamo per il fronte alternativo e vorremmo che esso fosse definito e che quindi sia un fronte antifascista, antimperialista e anticapitalista. Utilizziamo queste tre parole per dire che il fattore anticapitalista che riporta al centro lo scontro tra operai e padroni, tra proletariato e borghesia sui posti di lavoro, sui territori, è un elemento essenziale che ancora non si è realizzato e che evidentemente bisogna costruire nel tempo per tappe.
Antimperialista, perché oggi la lotta contro l'imperialismo e la marcia verso la guerra imperialista che riguarda l'imperialismo americano, ma in connubio/collusione/contesa con l'imperialismo russo, l'imperialismo cinese, ecc, con un ruolo all'interno chiaramente dello schieramento occidentale, dei governi e degli Stati imperialisti europei, è un elemento fondamentale della mobilitazione del programma alternativo che occorre sviluppare e che ha il suo cuore nella conquista dello Stato attraverso il rovesciamento del governo, dei governi che diventano sempre più moderno fascisti anche quando non si definiscono tali e moderno fascismo significa Stato di Polizia, dittatura, a cui evidentemente va opposta la lotta proletaria, democratica e popolare per un nuovo governo, per una nuova società, per un nuovo Stato che non può essere ottenuto che con una Nuova Resistenza per il potere proletario, per la rivoluzione socialista.
Questi elementi abbiamo portato, sia pure con modeste forze ma con chiarezza, all'interno delle manifestazioni e questo è il nostro ruolo specifico di proletari e comunisti nella fase attuale.
Viva il 25 Aprile
Avanti verso il 1 Maggio
Avanti verso lo sciopero generale nel nostro paese per rovesciare questo governo, uno sciopero costruito dal basso, per rovesciare tutti i governi dei padroni e della borghesia, per fermare la guerra imperialista, per avanzare verso la Rivoluzione, il potere operaio.
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