domenica 11 gennaio 2026

pc 11 gennaio - Avanza il piano Trump per Venezuela e comprende l'ENI - organizzare presidi e mobilitazione - proletari comunisti

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L’attacco statunitense al Venezuela non è finito col rapimento del presidente Maduro e l’uccisione di oltre cento persone, ma si appresta ora a implementare la seconda fase, volta a mettere le mani sui ricchi giacimenti di petrolio del Paese. Con o senza il beneplacito del governo ora guidato dalla presidente ad interim Delcy Rodríguez, si intende. Dopo aver rilasciato in un primo momento dichiarazioni forti contro Washington, Rodríguez ha aggiustato il tiro, aprendo alla collaborazione con gli Stati Uniti ed evitando, almeno per ora, l’escalation militare. Il presidente USA Donald Trump non la esclude e minaccia l’esecutivo di Caracas in caso di interferenze coi suoi piani sul petrolio venezuelano (sic!). Nel frattempo, il Tycoon ha iniziato a radunare le multinazionali del settore per spartirsi le riserve del Paese. Immancabili i colossi americani, come Exxon Mobil e Chevron, cui si è aggiunta in sordina anche l’italiana ENI.

«Le aziende americane avranno l’opportunità di ricostruire le infrastrutture energetiche obsolete del Venezuela e alla fine aumentare la produzione di petrolio a livelli mai visti prima», ha dichiarato Trump durante un incontro avuto venerdì alla Casa Bianca con 14 multinazionali del fossile. Presenti, tra gli altri, i rappresentanti di Exxon Mobil, ConocoPhillips, Chevron ed ENI, nella persona dell’amministratore delegato Claudio Descalzi, che ha commentato: «Abbiamo 500 persone nel Paese. Siamo pronti a investire e lavorare con le compagnie americane». A quanto pare, la fedeltà del governo Meloni, avamposto europeo dell’amministrazione Trump, potrebbe portare presto a maturazione i primi frutti con il coinvolgimenti di ENI — il cui azionista principale è il Ministero dell’Economia e delle

pc 11 gennaio - Si conferma: Taranto hub strategico per le guerre - NON PERMETTIAMOLO!

 Si vuole fare di Taranto una città di guerra. Un grande deposito per le armi - le prime arrivate sono di Israele - da utilizzare per i genocidi dei popoli (come in Palestina), per massacrare uomini, donne, bambini. Noi non siamo complici! Non in nome dei lavoratori, delle masse popolari di Taranto.

Nessuno può far finta di niente! Nessuno può non dire da che parte sta! 

Contro questo piano di guerra, di morte dobbiamo subito mobilitarci (ieri sera abbiamo appena cominciato col presidio in piazza) contro il governo, le forze militari, ma anche contro le Istituzioni locali: Comune, Prefettura che di fatto col loro silenzio stanno dando l'assenso, sono complici!  

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Da GdM - maristella massari

Difesa e industria, Taranto hub strategico della Marina chiamato a reggere un ruolo sempre più centrale nello scacchiere della Difesa nazionale e Nato

Molto più di una base militare: Taranto è un perno strategico nell’architettura della sicurezza internazionale. Lo conferma la prima visita ufficiale nel capoluogo ionico del Capo di Stato Maggiore della Marina, l’ammiraglio di squadra Giuseppe Berutti Bergotto.

I numeri raccontano meglio di ogni slogan il peso di Taranto. Nel polo militare della Marina che comprende Taranto, Brindisi e Grottaglie operano oltre 10 mila militari, a cui si affianca una presenza

pc 11 gennaio - La Cisl non perde occasione per "tifare" Governo Meloni e...

...spera in un riconoscimento del suo viscido, interessato servilismo - come lo ha avuto il precedente segretario Luigi Sbarra ora sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega alle Politiche per il Sud... 

Fumarola segr. Cisl: “Dalla Premier Meloni parole chiare e conferma sulla volontà del Governo ad accogliere l’appello per nuovo Patto tra Governo e parti sociali riformiste”

Sulla conferenza della Meloni: “Dalla Premier  Meloni oggi è arrivata una fondamentale conferma sulla volontà del Governo ad accogliere l’appello della Cisl per nuovo Patto tra Governo e parti sociali riformiste per affrontare le sfide della qualità del lavoro, delle nuove tutele, della competitività delle imprese, di un welfare universale e vicino alla persona”. 
Così Daniela Fumarola, segretaria generale della Cisl, commentando le parole di Giorgia Meloni in conferenza stampa. “Apprezziamo e ringraziamo il Presidente del Consiglio per le parole chiare che ha voluto usare. L’obiettivo è cruciale, tanto più in vista della fine delle risorse del PNRR... 
...Dobbiamo guardare al metodo e allo spirito dell’accordo di San Valentino, dando al paese una nuova politica dei redditi espansiva e puntando anche a rigenerare il welfare del Paese. Vuol dire mettere al centro sanità e scuola, fisco e pensioni, politiche sociali e non autosufficienza. E mettere ognuna di queste tessere dentro il mosaico di una politica di sviluppo equa e stabile, perché fondata sul principio di corresponsabilità. Questa è la sfida che dobbiamo affrontare uniti. E senza pregiudiziali...".

Questo commento è stato fatto dalla Fumarola dopo la lunga conferenza stampa addomesticata della Meloni, in cui nulla ha detto sulla grave condizione dei lavoratori in tante aziende, e con lavoratori morti/uccisi sul lavoro anche in quelle ore; nulla sulla sanità e scuola, nulla sulla miseria in cui

pc 11 gennaio - Da Milano per Venezuela e Palestina

 


pc 11 gennaio - Nuovo appello di Amnesty International per Gaza

La petizione di AI al governo è senza speranza - ma la mobilitazione nel proletariato e popolo in tutte le forme assolutamente necessaria

pc 11 gennaio - Torino: a 20 giorni dallo sgombero l’area attorno Askatasuna è ancora territorio militare

TORINOPochi minuti prima dell’uscita dei bambini da scuola, la zona pedonale si riempie di genitori e parenti in attesa. Sembrano quasi non fare più nemmeno caso alle decine di agenti che fanno su e giù per l’area, chiacchierando tra loro e guardandosi intorno con aria circospetta. Questa sembra essere diventata, almeno per il momento, la realtà del quartiere Vanchiglia, a quasi un mese dallo sgombero del centro sociale Askatasuna. L’interno dell’edificio è ormai vuoto e semidistrutto, gli ingressi murati. Nella pace che regna nel quartiere in un pomeriggio qualunque di inizio anno, niente sembra giustificare effettivamente la massiccia presenza di forze dell’ordine.

Al mio arrivo, all’altezza del numero 47 di corso Regina sono almeno tre le camionette parcheggiate, più un camion idrante e alcune volanti della municipale. I jersey recintano ancora tutta la zona antistante il centro sociale. Altre camionette sono sparse intorno a tutto il perimetro di Askatasuna, inclusa l’area dove si trovano l’asilo nido e la scuola elementare. Tra le persone in attesa vi sono residenti del quartiere, ma anche persone che vengono da altre zone della città. Sono soprattutto queste ultime che commentano come la presenza degli agenti abbia «finalmente liberato l’area da spacciatori e brutta gente». Chi in Vanchiglia ci vive risponde con un sorriso a queste affermazioni. «Innanzitutto sappiamo tutti che questo è un problema che non viene da Askatasuna», mi dice un padre in attesa