All’assemblea a Palermo che si è svolta ieri 14 gennaio presso la sede dello Slai Cobas per il sc, una parte di essa è stata dedicata alla informazione/aggiornamento ai lavoratori e lavoratrici della vicenda di Anan Yaeesh/Palestina, anche alla luce della imminente giornata del 16 gennaio in cui presso il Tribunale penale di l’Aquila sarà emessa la sentenza del processo farsa sul prigioniero politico Anan e su due palestinesi suoi amici, Ali e Mansour, che rischiano rispettivamente 12, 9 e 7 anni di carcere. La loro colpa? Quella di essere palestinesi = terroristi per una magistratura al servizio del governo Meloni che più che complice del genocidio del popolo palestinese si piega ai dettami nazisionisti di Israele, arrestando e processando in questo paese chi è partigiano della legittima resistenza del popolo palestinese.
giovedì 15 gennaio 2026
pc 15 gennaio - L'assemblea di lavoratori precari a Palermo ribadisce la solidarietà ad Anan - contro la repressione un saluto solidale a Luigia
Una vicenda che i lavoratori da un lato hanno seguito in questi mesi attraverso i comunicati sulla campagna di azione e solidarietà messa in campo sia a l’Aquila e che a Melfi, dove Anan adesso si trova in carcere, ma mettendo anche in campo a Palermo delle azioni solidali per Anan, e in particolare negli importanti scioperi generali per la Palestina.
Sincera e bella è stata poi la solidarietà che lavoratori e lavoratrici precari hanno concretamente espresso alla compagna Luigia attraverso un collegamento in diretta telefonico.
Nella campagna di solidarietà e lotta per Anan e per la Palestina, a fronte di un governo fascista come quello Meloni che oggi avanza rapido nella marcia sempre più repressiva verso chi lotta per la Palestina, Luigia è stata sempre in prima linea nella denuncia e lotta e per questo è stata attaccata, prima indagata in quanto promotrice di un flash mob di denuncia del genocidio del popolo palestinese fatto un supermercato Carrefour di L’Aquila e poi di recente aggredita con violenza fascista e sessista da un poliziotto che ha cercato invano in una iniziativa di toglierle la bandiera palestinese.
Al telefono poi Luigia ha ribadito che “…La campagna repressiva scatenata negli ultimi mesi è molto grave perché ad esempio l'impianto accusatorio verso Anan è un impianto che di fatto nasce dallo Stato sionista di Israele. E lo vediamo riprodotto in fotocopia anche nelle operazioni repressive successive rispetto ad Hannoun e agli altri palestinesi arrestati. Adesso, nonostante stanno cercando a partire dalla finta pace di Trump/Usa, di disperdere e immobilizzare di fatto la grande ondata di solidarietà di manifestazioni che ci sono state tra settembre e ottobre in sostegno del popolo palestinese, contro la complicità dello Stato del governo fascista Meloni nel genocidio e i piani di riarmo al servizio della guerra imperialista, ecco la questione Palestina è un punto che deve continuare ad interessare tutti, soprattutto i lavoratori e le lavoratrici in questo paese, perché di fatto pone perfino un problema di difesa e tenuta degli stessi diritti democratici perché qua viene attaccata ogni giorno sempre di più la legittima libertà di manifestare, di dissenso.. a me la polizia voleva togliere la bandiera palestinese, sono stata aggredita e mi è stato frantumato il polso…”
Anche in una manifestazione addirittura sindacale a Palermo la digos cercò di far togliere invano la bandiera palestinese ai precari di Palermo che invece continuarono a tenere alta protestando subito... il motivo è lo stesso, l'odio verso quello che simboleggia quella bandiera, la resistenza di un popolo oppresso fino in fondo dal nazisionismo di Israele sostenuto dall'imperialismo.
Alcune lavoratrici e lavoratori esprimendo solidarietà a Luigia hanno detto che l’attacco alla compagna non sembra affatto casuale ma mirato, proprio volto a fermare la sua azione militante che su alcuni giornali, come ci ha raccontato la stessa compagna, vedi il Messaggero d'Abruzzo o il Centro, è stata criminalizzata e considerata un pericolo tanto da associarla addirittura alla scorta assegnata al pm e al presidente del collegio nel processi di Anan, Alì e Mansour.
Significa che hanno paura, ha detto una lavoratrice, perché comunque la questione della Palestina ha smosso in questo paese anche tante persone, lavoratori e la paura comunque è un elemento di debolezza del governo…
Con un grande applauso l’assemblea ha salutato Luigia ribadendo che la solidarietà verso il popolo palestinese che resiste e verso chi lotta per la liberazione della Palestina dal fiume al mare non è reato, criminale e terrorista è chi ha massacrato, ucciso, violentato, affamato migliaia e migliaia di bambini, donne, il popolo e continua a farlo con il beneplacito in questo paese del governo Meloni fascista.
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