lunedì 12 gennaio 2026

pc 12 gennaio - Gaza Palestina - Sionismo/imperialismo Trump/Netanyahu: un solo piano /genocidio e deportazione

 

Times of Israel: Tel Aviv prepara una nuova offensiva a Gaza per marzo

Secondo quanto rivelato dal Times of Israel, ripreso poi da varie testate internazionali, attraverso fonti diplomatiche arabe e funzionari governativi, il giornale israeliano è venuto a sapere che l’esercito di Tel Aviv avrebbe già elaborato piani dettagliati per una massiccia operazione militare da lanciare a marzo sulla Striscia di Gaza.

L’intento strategico è quello di spingere la cosiddetta “linea gialla” – la linea di demarcazione concordata tra la Striscia sotto occupazione e quella libera dall’IDF – ulteriormente verso la costa. Attualmente Israele controlla circa il 53% del territorio della Striscia, ma proprio qualche giorno fa avevamo scritto di come stesse già allargando le zone sotto il proprio controllo, nell’impunità e nel silenzio dei governi occidentali.

L’operazione mirerebbe a consolidare ed espandere queste aree, giustificando l’azione con la “necessità” di neutralizzare le minacce alla sicurezza. Il piano sarebbe il contraltare di ciò che il primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu avrebbe concordato all’incontro di fine dicembre con Donald Trump, cioè l’avanzamento verso la seconda fase del piano di The Donald per la Striscia.

Il nodo è che questa fase prevede il disarmo di Hamas, che l’organizzazione della resistenza palestinese ha legato alla creazione di uno stato palestinese. Ipotesi rifiutata categoricamente da Israele, perché per i sionisti il tema è proprio evitare di riconoscere il popolo palestinese e i suoi diritti all’autodeterminazione, cancellandolo culturalmente e fisicamente.

I vertici israeliani avrebbero dunque preparato i piani per raggiungere questa “soluzione finale” di nazista memoria, giustificandola con l’indisponibilità da parte di Hamas di proseguire sulla strada della “tregua” tracciata da Trump. Ovviamente un tale piano, con tutte le ripercussioni che potrebbe avere sul piano internazionale e anche su quello interno di molti paesi, dopo le oceaniche manifestazioni degli ultimi due anni, dovrà avere il via libera statunitense.  Che di solito non manca…

Gli analisti citati dal Wall Street Journal sottolineano che, dal punto di vista militare, i pianificatori israeliani ritengono che le condizioni attuali, caratterizzate dal massiccio sfollamento della popolazione e dall’assenza di ostaggi israeliani nell’area (rimane un solo corpo da consegnare), permetterebbero un assalto molto più rapido rispetto al passato.

Sul fronte opposto, sempre secondo il Wall Street Journal, Hamas starebbe ricostruendo parte della rete di tunnel danneggiata e, grazie a un nuovo afflusso di fondi, sarebbe tornato a pagare regolarmente gli stipendi ai propri combattenti, preparandosi alla ripresa degli scontri. Ovviamente, i palestinesi sanno da sempre che non si può avere alcuna fiducia nel rispetto degli impegni presi da parte dei sionisti.

Dalla sua entrata in vigore, Israele ha del resto violato il cessate il fuoco oltre 1.200 volte. Sono circa 440 i palestinesi uccisi dal 10 ottobre ad oggi.

Intanto, UNRWA e OCHA (l’ufficio delle Nazioni Unite che coordina gli aiuti umanitari sul piano globale) denunciano una situazione disperata: rifugi inadeguati, allagamenti dovuti alle piogge invernali e una cronica mancanza di aiuti umanitari a causa delle restrizioni imposte ai valichi. A dimostrazione della malafede impunita di Israele.

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