sabato 2 gennaio 2021

pc 2 gennaio - Lo sciopero generale nazionale del 29 gennaio è indetto - ora occorre che riesca nel maggior numero di posti di lavoro e che incida e apra lo scontro nelle fabbriche con padroni e sindacati confederali

Per non pagare la crisi come lavoratori e lavoratrici

Lo Slai cobas per il sindacato di classe aderisce e convoca lo sciopero nelle realtà lavorative e nelle città dove è presente 

INDIZIONE SCIOPERO GENERALE NAZIONALE DI 24 ORE SU TUTTE LE CATEGORIE NELLA GIORNATA DI VENERDI’ 29 GENNAIO 2021

La scrivente O.S. Sindacato Intercategoriale Cobas, considerato che:

  • La perdurante crisi sanitaria esaspera una crisi strutturale dell’economia capitalistica, con un impoverimento generalizzato e un peggioramento delle condizioni di vita per milioni di lavoratori e lavoratrici;
  • A più di 9 mesi dall’inizio della pandemia, le misure di contenimento adottate dal governo Conte, dalle Regioni e dagli enti locali si sono dimostrate totalmente fallimentari sia sotto il profilo sanitario (l’Italia è il paese UE che registra il maggior numero di decessi), sia sul versante della

pc 2 gennaio - Dalla Rinascente di Torino: La ressa per lo shopping ha un costo. E lo stiamo pagando noi.

"Ci stiamo ammalando in serie. La ressa per lo shopping ha un costo. E lo stiamo pagando noi. Sotto al piano terra, quello dei profumi, c’è la situazione più complicata».

Queste le parole di denuncia dei lavoratori della Rinascente di Torino, costretti al momento a rimanere anonimi per non perdere il posto.

In neanche un mese e mezzo, un terzo dei dipendenti si sono ammalati di Covid, quasi tutti del reparto beauty, il reparto profumi e trucchi, dove sono necessarie misure di prevenzione più stringenti per evitare i contagi. Misure che l’azienda non sta mettendo in atto, nonostante sia un suo obbligo di legge.

I lavoratori più esposti sono quelli che fanno provare le fragranze ai clienti, questi infatti abbassano le mascherine per annusare campioncini e boccette, così il contagio si diffonde facilmente.

Ad ammalarsi il capoarea e una commessa, direttamente alle dipendenze di Rinascente e i lavoratori esterni, assunti dai veri brand per promuovere il proprio marchio: la coppia di Dior, uno di Armani, una di Aesop, una di Dolce & Gabbana, una di Olfattorio.

Le misure per salute e sicurezza, messe in atto da Rinascente, non sono minimamente sufficienti e risultano di pura facciata, vista la situazione gravissima dei lavoratori. L’azienda infatti controlla la temperatura all’ingresso e contingenta i clienti perché non superino il numero massimo consentito, poi più nulla viene fatto. In alcune aree del negozio vi sono evidenti affollamenti, mentre i consumatori abbassano le mascherine per provare trucchi e profumi.

Da una denuncia della Usb

pc 2 gennaio - FCA Melfi - l'eterno fascismo padronale e la logica dello sfruttamento

Una denuncia che mostra come in questa fabbrica manchi il sindacato di classe 

La Fca di Melfi ha sanzionato un lavoratore della unità plastica per essersi recato in bagno a causa di un improvviso bisogno fisiologico.
Nonostante una sentenza l’abbia già condannata per un episodio analogo, Fca continua a mettere pressione e sanzionare i lavoratori che, per questioni fisiologiche impellenti, sono costretti ad allontanarsi momentaneamente dal lavoro, affinché non si muovano dalla postazione senza autorizzazione. Una situazione simile si era verificata nello stabilimento Sevel di Atessa, in quel caso il lavoratore per non incappare in un provvedimento disciplinare, era rimasto sulla propria postazione di lavoro in attesa del sostituto, fino al punto di urinarsi addosso. A seguito di quel triste episodio il Tribunale di Lanciano prima e la Corte di Appello dell’Aquila poi hanno condannato Fca per il danno arrecato al lavoratore.
Il dipendente di Melfi, in assenza di un responsabile nelle vicinanze da avvisare, ha invece deciso di andare in bagno ed evitare eventuali umiliazioni, per questo è stato sanzionato. Va fatto presente che il lavoratore di Melfi affiancava un collega per apprendere una nuova mansione, durante l’affiancamento non gli era stata assegnata alcuna postazione, per cui la punizione inflittagli non è attribuibile ad una eventuale perdita di produzione.
In entrambi i casi appare chiaro il comportamento repressivo del padrone, che decide di mettere pressione e punire chiunque non si attenga alle sue regole. Il messaggio che Fca vuol far passare è che chiunque si allontani dal proprio posto di lavoro senza permesso, anche per un periodo breve e per improvvise e comprovate esigenze fisiologiche, verrà punito. Evidentemente la condanna di Lanciano non ha insegnato nulla a Fca.
Usb denuncia questo ennesimo gesto lesivo dei diritti fondamentali dei lavoratori e valuterà insieme ai propri legali quali azioni intraprendere in difesa del lavoratore.
Potenza, 28 Dicembre 2020.

Usb Basilicata L.P.
USB Fca Melfi

Comunicato stampa USB FCA Melfi. Potenza, 28 dicembre 2020

pc 2 gennaio - La lotta degli operai della WHIRLPOOL non si è fermata neanche a capodanno

 CONTRO LA CHIUSURA IMPOSTA DA WHIRLPOOL

Da domani, 1 gennaio 2021, scatta la cassa integrazione Covid per i dipendenti dello stabilimento Whirlpool di Napoli. Sarà il preludio al licenziamento imposto dall’azienda che avverrà dal primo aprile,  quando scadrà il blocco imposto dal governo alle aziende. La multinazionale USA sta disertando gli incontri al Mise e prosegue con il proprio piano di dismissione contro il quale i dipendenti dello stabilimento di via Argine, nella periferia Est di Napoli, si sono organizzati  con un presidio permanente davanti alla fabbrica. Ufficialmente lo stabilimento avrebbe chiuso i battenti già lo scorso 31 ottobre, ed è per questo che ii licenziamenti diventeranno effettivi dal prossimo 1 aprile, quando il governo sbloccherà la possibilità dopo un anno di sospensione causa pandemia da Covid19. Ma i lavoratori non ci stanno, la partita non è chiusa e continuano a chiedere vengano rispettati gli accordi presi anni fa e adesso disattesi.

pc 2 gennaio - Leggi - sostieni - organizzati con Soccorso Rosso Proletario

Sul blog - ultimi articoli

pc 2 gennaio - CISL - il sindacalismo del padrone/governo e del carrierismo e corruzione sulla pelle dei lavoratori

Cisl: se questo è un sindacato…

di Sergio Scorza (ripreso da sinistrainrete)

Fatti e antefatti dell’inesorabile declino dei principali sindacati italiani.

Le vicende della CISL documentate dall’eccellente inchiesta di Report, andata qualche giorno fa su Rai3, avrebbero fatto arrossire anche uno come Jimmy Hoffa, se fosse ancora vivo.

Ispezioni pilotate, dimissioni forzate, opacità, omertà, violenze psicologiche, mobbing, abusi, distrazione di fondi, arricchimenti illeciti ai danni degli iscritti etc.

Tutto in un quadro di omertà e di opacità assoluta in cui il dirigente apicale di turno, pur di difendere il

pc 2 gennaio - Sulla strage ferroviaria annunciata di Viareggio - 8 gennaio la sentenza della Cassazione

 A sette giorni dalla sentenza … sul 29 giugno 2009

Sulla strage ferroviaria annunciata di Viareggio
 
L'8 gennaio 2021, dopo 11 anni e mezzo, la Cassazione emetterà la sentenza per le 32 Vittime e i feriti gravissimi.
Il Moretti fu oggetto, da Viareggio a Bruxelles, di una campagna/mobilitazione focalizzata sul suo ruolo apicale. Ruolo esercitato come Amministratore di FATTO da parte di questo personaggio, alto manager di Stato o, vero e proprio, boiardo di Stato.
Una campagna di mobilitazione affinché non fosse illegittimamente escluso dalla lista degli indagati e fosse legittimamente dimesso da Ad della holding Fs. Addirittura(!) furono raccolte 10.000 firme per le sue dimissioni e protocollate alla Camera e al Senato, da ‘lorsignori’ cestinate come avviene per ogni volontà popolare degna di questo nome e di rispetto.
Il primo obiettivo fu conseguito, il secondo lo è stato (formalmente) a seguito della condanna di 1° grado del 31 gennaio 2017 da parte del Tribunale di Lucca, dopo che il suddetto era stato promosso a “Leonardo-Finmeccanica”, secondo le sue/proprie volontà.
Una campagna mediatica e di mobilitazione da parte di senza-potere come familiari, ferrovieri, cittadini/e. Una campagna che, comunque, ha prodotto risultati per un interesse collettivo: una verità già scritta, scampoli di giustizia, briciole per la … sicurezza.
Il “manovrismo” dei poteri forti per salvare il Moretti dalla definitiva condanna è sempre stato presente, con una rapida accelerata in vista della sentenza di Cassazione.
Massima vigilanza e forte mobilitazione per impedire il ribaltamento di due sentenze processuali, un’indecente e blasfema offesa ai familiari e alle 32 Vittime, un’indecorosa delegittimazione della salutare mobilitazione popolare di questi 11 anni e mezzo.

venerdì 1 gennaio 2021

pc 1 gennaio - CALENDARIO MFPR - ALLE GRANDIOSE LOTTE DELLE DONNE IN TUTTO IL MONDO

 

pc 1 gennaio - in preparazione il nuovo numero di proletari comunisti in uscita nel mese

 proponiamo gli editoriali che indicano la linea politica e l'orientamento che stiamo seguendo sul medio e breve periodo e che sarà ulteriormente approfondita e aggiornata nel prossimo numero del giornale

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Primo, spiegare ai proletari e alle masse popolari che la pandemia/le pandemie cicliche sono la manifestazione estrema del sistema capitalista e imperialista in cui viviamo e che non ce ne potremo realmente liberare se non lottando, rovesciando questo sistema.

Secondo, che i governi non creano la pandemia ma contribuiscono a trasformarla in strage di vite umane, principalmente di vite proletarie, non solo con la gestione drammatica di una sanità continuamente a rischio collasso, ma con tutto il sistema di vita e di organizzazione che produce e alimenta la diffusione della pandemia. Da questo punto di vista non siamo “tutti nella stessa barca” e il governo, qualsiasi governo, non tutela la salute pubblica, ma la continuità del sistema in cui viviamo che ha prodotto il disastro della salute pubblica.

Terzo, per questo è centrale difendere le condizioni di vita, di lavoro dei proletari e della masse popolari, non con il governo e i padroni ma contro il governo e i padroni... Questo vuol dire, quindi, oggi intensificare la lotta, l'organizzazione dei proletari e delle masse popolari per difenderne le condizioni e trasformare questa difesa “economica” in lotta politica fino alla seconda trasformazione: la lotta rivoluzionaria per il potere proletario.

E' evidente che i padroni vogliono le fabbriche aperte per sfruttare i lavoratori mettendo a rischio la loro vita e continuando ad accumulare profitti; rigettano una tassa patrimoniale perchè le loro ricchezze non si devono toccare, mentre i proletari e masse si impoveriscono, oltre che morire si trovano senza lavoro, con salari tagliati e senza futuro; le donne sono le prime ad essere ricacciate in casa col doppio danno di vedersi ancor più scaricare su di loro il peso oppressivo dei servizi e dell'assistenza; gli studenti si vedono negare il diritto allo studio e fasce intere di popolazione perdono perfino le attività che ne permettevano la sopravvivenza.

E' giusto quindi ribellarsi, organizzarsi e lottare. Con le dovute misure sanitarie indispensabili, non possiamo accettare di essere rinchiusi in casa quando c'è esigenza di lottare, né possiamo accettare di lavorare in ogni condizione. 

La ribellione dei proletari e delle masse popolari è e deve essere autonoma dai lamenti dei commercianti e bottegai, spesso e volentieri sfruttatori di manodopera a nero, che vogliono solo che i loro affari vadano bene e che il governo li rimborsi “pronta cassa” di quello che stanno perdendo. In questo senso le mobilitazioni di questi settori anche se sono contro il governo sono mobilitazioni di destra, in sintonia con l'opposizione di destra e ben contente della presenza dei fascisti e negazionisti nelle loro fila...

La ribellione dei proletari e delle masse non è una ribellione anarchica contro un generico Stato, per un'altrettanta generica “libertà”. E' una ribellione che chiede un altro Stato, un altro governo che le rappresenti, fino ad un loro Stato, un loro governo che organizzi in forme determinate la lotta alle pandemie, senza il capitalismo e le sue leggi.

Organizzare la ribellione, trasformarla in rivoluzione! E' necessario e possibile, E la pandemia non deve essere considerata un ostacolo ma una opportunità.

Ma serve organizzare la lotta in forme nuove, con scioperi, manifestazioni che siano vere, incisive e non quelle pilotate o rituali del sindacalismo collaborazionista, né quelle che hanno solo come scopo di entrare nel “comitato di affari”, nel parlamento nelle mani e al servizio dei padroni.
Servono il sindacato di classe, i comitati popolari, serve che tutti questi organismi e queste lotte siano unite in un fronte comune contro i padroni e il governo – a questo serve il Patto d'azione che ha fatto i suoi primi timidi, incerti e ancora non irreversibili passi. Serve, però, rispondere ed attrezzarsi contro lo Stato che trasforma l'emergenza sanitaria in repressione e che vuole impedire l'esercizio delle libertà di sciopero, di manifestazione, che vuole imporre un coprifuoco più o meno permanente fondato più che su emergenze sanitarie necessarie e legittime. sullo stato di polizia e la militarizzazione.

Opporsi, ribellarsi a tutto questo è giusto se il fine è conquistare risultati per gli operai e le masse popolari, opporre soluzioni migliori al contenimento della pandemia, a partire dall'emergenza sanitaria che richiede qui ed ora più medici, più infermieri, più ospedali che producano il risultato pratico di più tamponi, più prevenzione, più cure per contenere malattia e morte.

Quest'autunno, in cui paghiamo la crisi e la pandemia sulla nostra pelle, è frutto di un lungo inverno, dominato dall'affermazione senza limiti del capitalismo e delle leggi della dittatura dei padroni. Un lungo inverno fatto di partiti politici divenuti caste affaristiche e corrotte che si sono ingrassate sulla pelle delle masse sfruttate; un lungo inverno in cui è stato propagandato il razzismo, sono stati ritirati fuori dalle fogne i fascisti, sono stati cancellati diritti e conquiste in materia di salari, lavoro, sanità pubblica, scuola pubblica, conquistati con la straordinaria stagione del '68, dell'Autunno caldo, conquistati con una lotta vera in cui gli operai, gli studenti, le masse hanno messo in discussione il sistema, hanno visto all'orizzonte un altro potere, un'altra società, un altro modo di vivere. Questa straordinaria stagione è stata schiacciata dal tallone di ferro del capitale e del suo Stato, ma anche dalle sue debolezze interne, in materia di organizzazione politica, coscienza di classe, forme della lotta armata rivoluzionaria.

Per uscire dalla pandemia e dalla crisi dobbiamo uscire da questo lungo inverno. Non c'è altra strada, non c'è altra soluzione. Ne va della nostra vita, intesa a 360°, e del presente e futuro delle nuove generazioni proletarie e popolari che non possono oggi essere rinchiuse in casa in una inaccettabile reclusione forzata e uscire poi in un mondo ancora peggiore.


Renzi e il governo


E' in corso una manovra politica attivata da Renzi per mettere in crisi l'attuale governo, per conto e interesse del centro destra e di un settore dei padroni, con utilizzatore finale Salvini. In palio oltre che il governo, c'è il controllo dei Ministeri chiave e la gestione dei fondi europei. 
Se questa manovra va a buon fine avremmo un governo ancora più a destra in tutte le sue forme possibili: rimpasto del governo Conte, allargamento della maggioranza, unità nazionale, ipotesi Draghi, nuove elezioni.

Proletari comunisti è per l'intensificazione della lotta sulla base degli interessi dei proletari e delle masse, espresse parzialmente dalla piattaforma del Patto d'azione contro questo governo, per ottenere risultati concreti e impedire l'ulteriore scaricamento della crisi economica e della pandemia sui proletari e sulle masse popolari.
Siamo per la polarizzazione della lotta di classe, siamo contro ogni governo dei padroni. 

E' importante che questo orientamento caratterizzi la vera opposizione politica e sociale a padroni e governo, epurata da ogni sovranismo, populismo di sinistra che fanno parte non del nostro campo ma del campo dell'avversario di classe. 

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fondi europei - mes ecc

Non abbiamo dubbi che l'azione di questo governo comporta che i fondi europei in arrivo con il Recovery fund ed eventuale Mes verranno utilizzati in gran parte da padroni e banche per tutelare i loro interessi e i loro profitti, e non sono in grado di impedire lo scaricamento della crisi economica e pandemica sui proletari e le masse popolari.

Ciò non toglie che essi debbano essere terreno della lotta di classe e in particolare terreno della lotta sociale, alzando il tiro delle rivendicazioni operaie e popolari, in particolare dalle istanze espresse dalla piattaforma del Patto d'azione anticapitalista, dando il dovuto rilievo soprattutto la sanità, la salute e la sicurezza sui posti di lavoro, a fronte della permanenza/aggravarsi della pandemia. 
E ancor più della costruzione del difficile sciopero generale del 29 gennaio '21, indetto dall'Assemblea nazionale dei lavoratori combattivi. Uno sciopero che deve avere l'obiettivo di portare dei risultati concreti a casa e di dare un segnale generale all'intero movimento dei lavoratori e delle masse popolari. 


Consideriamo tutte le posizioni anti Mes nel movimento di opposizione al governo ispirate dal sovranismo e dal riformismo. Il loro risultato non è in nessuna maniera a favore delle masse popolari, ma unicamente a dare valenza e giustificazione ai rapporti di forza nell'Europa imperialista, e in particolare alle sue espressioni più reazionarie, espresse da un lato dai cosiddetti "paesi frugali", sostanzialmente ostili all'uso dei fondi europei verso Italia, ecc., e dall'altro dall'estrema destra sovranista dei governi, Polonia, Ungheria che vogliono i soldi ma continuare nella loro marcia fascista, condizionando l'intera Europa su questa strada. I proletari e le masse popolari nel nostro paese devono fare una lotta all'interno di questo paese contro il nostro governo e lavorare per costruire nella lotta l'unità internazionale e internazionalista contro tutti i governi dei paesi imperialisti, dalla Germania alla Francia, alla Grecia, alla Polonia, ecc. 


le misure del governo per fronteggiare la pandemia


Queste misure sono chiaramente a favore degli affari di commercianti, ristoratori, medi e piccoli padroni - tenuto conto che i grandi padroni non sono stati mai toccati da provvedimenti restrittivi in questa seconda fase. 
Esse, infatti, non si spiegano altrimenti se non per questa ragione. Le pressioni  di commercianti e ristoratori, dei loro rappresentanti politici nel governo e nel parlamento hanno pagato, prima i ristori, poi le aperture quasi indiscriminate, certo non mitigate dal necessario sanitariamente periodo di restrizioni natalizie

I lavoratori, gli studenti potevano fare e fanno decine di proteste, manifestazioni, lotte per la difesa della salute, per lavorare e studiare in sicurezza, per misure effettive e immediate di incremento di trasporti, di aumento delle strutture sanitarie e scolastiche, di assunzioni nella sanità e nella scuola, ecc. ecc., non è successo e non succede nulla; i lavoratori protestano, scioperano, lottano per difendere, aumentare il salario, per integrare una cassintegrazione che lo riduce al 50%, per protocolli reali di sicurezza sui posti di lavoro, non hanno alcuna risposta (se non briciole - pensiamo ai bonus - offensive, indegne e vessatorie, il cui uso è nella maggiorparte dei casi sempre a favore delle vendite dei commercianti); i commercianti grandi e piccoli invece, vengono subito accontentati. 

SI TRATTA SPUDORATAMENTE DI MISURE DI CLASSE, che migliorano gli affari dei padroni e padroncini e peggiorano la situazione sanitaria.

 

Non vi è alcuna logica, se non appunto quella di classe, di difesa di interessi, profitti privati: perchè mai una scuola con distanziamenti, controlli, obbligo di misure di sicurezza era pericolosa e invece piazze e strade con centinaia, migliaia di persone, inevitabilmente non distanziate, con negozi pieni di gente no; ma anche perchè mai un cinema in cui le persone stanno non ad un metro ma a 4/5 metri di distanza e sempre con la mascherina sarebbe pericoloso e andare sui bus, nei metrò pieni no; perchè una manifestazione di lotta viene impedita dalle forze di polizia con la scusa del distanziamento e gli assembramenti nei centri commerciali no? E potremmo continuare.   

La difesa degli interessi dei settori della borghesia, accontentare, nel gioco al massacro dei partiti e nella ricerca di Conte di equilibrio, gli interessi politici, elettorali delle forze sia dell'opposizione che della maggioranza, valgono bene qualche migliaia di contagiati e morti in più.


In questo torna a fagiolo nel natale la rinnovata campagna sui valori della famiglia. 

Neanche il papa è arrivato a tanto...  

Le misure di liberalizzazione così si presentano a due facce: bassamente economiche, per le "sacre" tasche dei bottegai e ideologiche/spirituali per la centralità della "sacra famiglia" - che nel "bene" e nel male è sempre la "responsabile": da un lato il più grande "ammortizzatore sociale" dello scarico della crisi, dei nuovi disoccupati, del caricarsi di tutti i servizi sociali - ora anche in sostituzione della scuola; dall'altro, secondo le comode statistiche sui contagi, il più grande vettore di contagi - benchè questo, e non spiegano il perchè, non valga per natale.

L'esaltazione della famiglia, dei sentimenti familiari è falso, ipocrita ed oppressivo. Alla fine, insieme ai contagi dovremo conteremo il numero di femminicidi, il numero di ore delle donne occupate a fare i pranzi di natale per la famiglia allargata, ecc.  


Noi siamo quindi contrari a queste liberalizzazioni su negozi ecc., sui movimenti da regione a regione da comune a comune fino a  quando i contagi restano sempre di decine di migliaia al giorno, quando i decessi non calano, quando l'Italia è il quinto paese nel mondo per morti da covid e il primo in Europa, quando gli ospedali e la sanità in genere non sonoancorapiù in grado di garantire le vite umane, co sì sicontinuare a trasformare ancora una volta la pandemia in strage. 


Come abbiamo scritto nella prima fase, uno Stato socialista, il potere proletario sarebbe stato più rigido e serio. Avrebbe mantenuto le chiusure, i divieti di spostamento, contando sulle organizzazioni dei lavoratori, delle masse, dei giovani, delle donne, che avrebbero realizzato le misure e i provvedimenti (in primis sulla sanità) effettivamente utili a contenere la pandemia, con una solidarietà popolare su tutto il territorio fatta di organizzazione sanitaria, mobilitazione di tutti i medici - dando loro decisionalità e mezzi - di gestione dei beni essenziali, di difesa delle condizioni di vita, di una partecipazione organizzata delle masse. 

In questo senso, per dirla in sintesi, un potere proletario farebbe esattamente l'inverso di questo governo, questo Stato: sarebbe rigido contro gli interessi privati e favorirebbe la liberalizzazione del ruolo attivo delle masse, organizzate e in sicurezza


proletari comunisti/PCm Italia

dicembre 2020


pc 1 gennaio - INDIA: Le donne in prima linea nella protesta dei contadini contro il fascista indù Modi

Nel Paese delle condizioni di vita e di lavoro ancora semifeudali per centinaia di milioni di donne, nel paese della povertà assoluta e relativa, nel paese delle indicibili violenze e degli stupri quotidiani… ogni volta che ne hanno l’occasione le donne mostrano la loro forza e determinazione e “stupiscono” coloro che se ne accorgono: ciò accade alle donne che scelgono di combattere nella guerra popolare in corso, così come a quelle descritte da questo articolo dalla stampa borghese internazionale, Associated Press, per citare solo alcuni esempi... "Una caratteristica sorprendente delle proteste questa volta è la presenza delle donne" dice infatti https://frontline.thehindu.com...

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Un mese dopo, le donne mantengono il forte nelle proteste degli agricoltori indiani

Quasi il 75% delle donne rurali in India che lavorano a tempo pieno sono contadine.

Di Sheikh Saaliq

mercoledì 30 dicembre 2020

Manjeet Kaur, 60 anni, a destra, posa per una fotografia con le nipoti mentre arrivano per partecipare alla protesta contro le nuove leggi agricole al confine di stato Delhi-Haryana, alla periferia di Nuova Delhi, in India, domenica 27 dicembre 2020.

Credit: AP Photo/Manish Swarup

Gli uomini sono arrivati per primi. E sono arrivati facendo il botto.

Decine di migliaia di loro, marciando come un esercito, guidando camion e roulotte, si sono preparati a soffocare le principali autostrade che alimentano la vivace capitale indiana.
Ma una volta che i contadini maschi si sono accovacciati e posto una sorta d’assedio intorno a Nuova Delhi, accadde qualcosa di straordinario nelle settimane che seguirono: un flusso di donne, giovani e anziane, iniziò a farsi largo con forza attraverso una folla brulicante di uomini.
In primo luogo, si è trattato di un rivolo - una dozzina o due, drappeggiate con sciarpe gialle e verdi, che accompagnavano una legione di agricoltori maschi che arrivavano ogni giorno sul luogo della protesta. Poi i loro numeri lentamente cominciarono a gonfiarsi. Dalle studentesse, insegnanti e infermiere alle casalinghe e nonne, le donne sono apparse in auto e pullman. Alcune guidavano persino trattori con bandiere montate in cima a ingombranti cofani metallici che facevano appello alla "rivoluzione".
Adesso, a un mese dalle proteste, queste donne sono in prima linea, sorridenti, cantando canzoni di rivoluzione e chiedendo risolutamente il ritiro delle nuove leggi agricole approvate dal governo del

pc 1 gennaio - riceviamo e pubblichiamo dai compagni turchi


 

giovedì 31 dicembre 2020

pc 31 dicembre - Governo e Fincantieri consegnano la nave da guerra a lregime fascista e assassino egiziano di Al SISI


Cantiere del Muggiano, consegnata prima di Natale la prima fregata all'Egitto

A darne notizia è la Rete Italiana Pace e Disarmo, secondo cui il 23 dicembre è stata consegnata "presso i cantieri del Muggiano a La Spezia, la fregata multiruolo Fremm Spartaco Schergat, ora ribattezzata Al-Galala".

La cerimonia di consegna, avvenuta senza alcun eco mediatico e nessun comunicato, dà ufficialmente il via alla maxi-fornitura da 10 miliardi di euro che comprende, oltre alla fregata gemella "Emilio Bianchi" anche venti pattugliatori d'altura, ventiquattro caccia Eurofighter Typhoon, venti velivoli da addestramento M346 di Leonardo oltre ad un satellite da osservazione.

Il motivo di tanta discrezione è noto: tra Italia e Egitto è in corso da tempo un acceso scontro diplomatico a seguito dell'omicidio del ricercatore Giulio Regeni, torturato e ucciso al Cairo nel 2016: lo scorso 10 dicembre la Procura di Roma ha ufficialmente chiuso le indagini chiedendo il rinvio a giudizio di quattro 007 egiziani, ma proprio in questi ultimi giorni dell'anno la magistratura egiziana ha ribadito la volontà di non voler collaborare su questo fronte investigativo, riconducendo la morte del 28enne ad una banda di criminali comuni, tra l'altro eliminati nel 2016 e scatenando le reazioni indignate della Farnesina.

L'impasse diplomatico a quanto pare non influisce sul business bellico, ma crescono le proteste: qualche giorno fa alla Spezia come davanti a tanti municipi d'Italia si è tenuta una manifestazione pacifista di protesta della Rete italiana pace e disarmo dal titolo "Stop armi Egitto".

pc 31 dicembre - BUON ANNO, OPERAI!

  "...gli operai devono protestare perchè il loro silenzio sarebbe un riconoscimento del diritto della borghesia a sfruttarli..."

"...perchè il giorno decisivo il proletariato sia abbastanza forte per vincere è necessario che si formi un partito specifico, separato da tutti gli altri ed a loro contrapposto, un partito di classe, cosciente di sè..."

Friedrich Engels 

pc 31 dicembre - INDIA: I CONTADINI OTTENGONO UNA “MEZZA VITTORIA” ANCORA DEL TUTTO INSUFFICIENTE. 4 GENNAIO NUOVO INCONTRO CON IL GOVERNO

Nuova Delhi, India - 29 dicembre 2020: i manifestanti si sono riuniti su un tratto bloccato della National Highway-9 (NH9) al confine di Ghazipur (Delhi-UP) dove gli agricoltori sono accampati per protestare contro le nuove leggi agricole

All’incontro del 29 scorso, i rappresentanti dei contadini in lotta da oltre un mese erano andati con proposte parziali, per “agevolare” l’inizio dei colloqui, rispetto alle richieste di fondo e generali che animano la protesta.

Delle quattro proposte in discussione in questa sesta tornata di incontri, e cioè:

> Modalità da adottare per l'abrogazione delle tre leggi agricole del governo centrale

> Meccanismi da adottare per rendere il prezzo minimo di sostegno (MSP) remunerativo da trasformare, secondo la Commissione nazionale degli agricoltori, in un diritto giuridicamente garantito per gli agricoltori e i prodotti agricoli di base.

> Modifiche da fare e notificare alla Commissione per la gestione della qualità dell'aria nella Regione Capitale Nazionale che escludano gli agricoltori dalle sue disposizioni penali.

> Modifiche al progetto di legge sull'emendamento sull'elettricità 2020 per proteggere gli interessi degli agricoltori.

solo le ultime due sono state accolte per il momento dai 6 ministri presenti alla riunione.

Mentre gli agricoltori hanno ribadito la necessità di discutere di come abolire le tre leggi sull’agricoltura, i ministri su questo si sono mostrati molto scettici.

Questa richiesta dei contadini è inserita negli altri punti della piattaforma di lotta, come l’aumento di almeno il 50% del prezzo minimo di sostegno (MSP), la riduzione dei prezzi del gasolio per uso agricolo del 50%, la liberazione degli agricoltori arrestati per aver bruciato stoppie di risaia nel Punjab, il ritiro di tutte le accuse contro i contadini in protesta e il rilascio dei leader arrestati.

Le proteste stanno accentuando contraddizioni e fratture all’interno della borghesia indiana: lo Stato del Kerala ha approvato una risoluzione di sostegno ai contadini e per l’abolizione delle tre leggi.

Da parte loro i contadini rimangono fermi nella loro protesta che è diventata nazionale e continuano ad assediare Nuova Delhi!

mercoledì 30 dicembre 2020

pc 30 dicembre - Riprendere da dove abbiamo lasciato - Taranto assemblea dei lavoratori e studenti - Patto d'azione anticapitalista 8 gennaio - ore 17.30


pc 30 dicembre - Il governo italiano continua ad armare il fascista egiziano Al-Sisi con la sua Fincantieri e le sue banche

Ma quali diritti! Armi e munizioni per miliardi  al regime egiziano. Gli affari al primo posto!  È questo lo slogan vero del governo italiano che naturalmente avrà la sfacciataggine di augurare a tutti un "Natale di pace e di serenità"...

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La prima fregata per al-Sisi salpata in silenzio il giorno di Natale

Italia/Egitto. "Al Galala" arriverà al Cairo il 31 dicembre, parte di un pacchetto-record di vendite militari al regime egiziano. Che avrebbe ottenuto anche 8 milioni di euro in munizionamento da Cagliari a giugno. Intanto dalla prigione arriva un'altra lettera di Patrick Zaki

La cerimonia di consegna della prima fregata Fremm a Muggiano

 © Rete Disarmo Chiara Cruciati EDIZIONE DEL30.12.2020

La più contestata delle vendite di equipaggiamento militare si conclude in sordina, così come iniziata: il 5 febbraio scorso su queste pagine avevamo rivelato la vendita di due fregate Fremm Bergamini di Fincantieri al regime egiziano, un affare da 1,2 miliardi di euro per due navi – la Emilio Bianchi F599 e la Spartaco Schergat F598 – inizialmente destinate alla Difesa italiana e poi virate sul Cairo senza comunicazioni ufficiali al parlamento.

Un affare enorme, possibile grazie alla collaborazione di banche europee e agenzie di credito (tra gli altri Cassa Depositi e Prestiti, Sace, Intesa Sanpaolo, Bnp Paribas e Santander) che copriranno parte della spesa egiziana con prestiti da 500 milioni.

All’epoca Fincantieri non aveva voluto rilasciare dichiarazioni, solo dopo montò la polemica che costrinse il governo a metterci una pezza promettendo di rivedere l’accordo e poi (con il premier Conte) affermando che per avere verità dal regime sull’omicidio di Giulio Regeni era meglio fare business e tenerselo amico.

pc 30 dicembre - INDIA: I maoisti bloccano un ampio territorio dell’Orissa nella giornata dello sciopero

Una delle arterie principali di un ampio territorio nelle foreste dell’Orissa è stato bloccato in seguito allo sciopero indetto dal Partito dell’India (Maoista) il 28 dicembre scorso


La stampa borghese riporta il fatto in questo modo:

I Maoisti del PCI attuano blocchi lungo la strada Kotagarh-Muniguda vicino a Radiguma nel distretto di Kandhamal dell’Odisha, riferisce, per esempio, The Pioneer. Hanno anche affisso manifesti in vari luoghi nelle aree di Kotagarh e Tumudibandha del distretto esortando il popolo ad estendere il sostegno al bandh. Nei manifesti, i maoisti si oppongono alla costruzione di un campo di polizia della Riserva Centrale (CRPF) nella zona e alla distruzione della coltivazione della cannabis. Denunciano anche l’operato della polizia che con denaro e false promesse cerca di corrompere i tribali per farne degli "informatori”. E avvertono che i continui assassini, non in combattimento, di membri del partito e di semplici abitanti dei villaggi, avranno la giusta risposta.

La stampa borghese in genere non riporta il perché delle azioni del governo in queste aree del Paese, e cioè il tentativo non solo di controllare le strade e le vie di comunicazione, ma di costruirne continuamente di nuove come mezzo per penetrare nelle foreste, strappare agli abitanti dei villaggi la terra e le materie prime per svenderle alle multinazionali, distruggendo le case e deportandoli in massa in veri e propri lager.

Ma la guerra popolare in corso impedisce di fatto la distruzione delle aree forestali, e cioè l’ambiente di vita degli abitanti appartenenti alle varie tribù, ostacolando la costruzione di nuove strade. E la rabbia del governo fascista indù di Modi aumenta di giorno in giorno: “

Allo scopo di approfondire questi aspetti è stata istituita una commissione parlamentare permanente che ha “osservato che dei 9.338 km di strade decise nell'ambito del Progetto di connettività stradale per le aree colpite dall'Estremismo di Sinistra [questa è la sigla usata dal governo], solo 1.796 km di lunghezza delle strade sono stati completati…la Commissione ha chiesto al ministero dell'Interno i motivi relativi ai "progressi abissalmente lenti" nel completamento di queste strade soprattutto per quanto riguarda Telangana dove sono stati completati 147 km su 705 km e Chhattisgarh dove sono stati completati 319 km su 2.479 km.”



pc 30 dicembre - Bergamo epidemia colposa: ufficiali gli avvisi garanzia per regione Lombardia e ASST bergamoest

 Da metroregione RP httpspsDichiarazione comitato noi denunceremo

Mentre la procura di Bergamo ufficializza gli avvisi di garanzia a dirigenti della regione Lombardia e a direttore e vice di ASST Bergamo est, Locati e Cosentina (https://www.varesenews.it/2020/04/condannato-busto-arsizio-cosentina-nella-bufera-ritardi-ad-alzano-lombardo/918735/

il sindaco di "Bergamo non si ferma" Gori (come a Milano il sindaco Sala), cerca di correre ai ripari 


costituendosi parte lesa al potenziale processo.....
ma nessuno può cancellare anche la sua parte di responsabilità nella trasformazione della pandemia in strage.

Ora si appella alla città offesa, ma dove era quando doveva esercitare la sua funzione di garante della salute dei cittadini?
Non sono certo le polemiche di basso profilo fatte dalla Lega, per distogliere l'attenzione da Fontana-assassino, che ci servono per sapere la verità, ossia che il sindaco Gori non si è certo opposto o ha denunciato  le pressioni dei padroni di Bergamo ...per non chiudere le fabbriche e continuare a fare profitti i suoi amici imprenditori e banchieri che l'hanno votato!!

LA POLEMICA corriere della sera 30 dicembre 2020 - 10:58

Bergamo, il Comitato per le vittime

di Silvia Seminati

Per prime erano arrivate le polemiche della Lega e del centrodestra. Martedì 29 dicembre, invece, è stato il Comitato Noi Denunceremo — che chiede verità e giustizia per le vittime del Covid-19 — a criticare la scelta del Comune di Bergamo, annunciata dal sindaco Giorgio Gori, di dichiararsi «persona offesa»nell’indagine della Procura di Bergamoche vuole accertare un eventuale reato di epidemia colposa relativo alla pandemia da Covid-19.

«Credo che dopo il comunicato di Gori non ci sia nulla da aggiungere — scrive su Facebook l’avvocato Consuelo Locati, legale del Comitato —. Credo che lo sfascio della politica sia arrivato al culmine, credo che decenza, dignità e rispetto siano termini cancellati dal vocabolario dei politici attuali. Nessun partito, destra, centro, sinistra, ha fatto di tutto per salvaguardare il diritto alla vita e alla salute dei cittadini. E adesso corrono ai ripari cercando di salire sul carro dei vincitori, 

il nostro, quello di Noi Denunceremo, senza avere alcun riguardo e rispetto per NOI che da 8 mesi lottiamo contro il sistema di cui questi politici sono parte integrante, senza avere la decenza di ammettere che Noi abbiamo smascherato le omissioni ed il fallimento di questo sistema da soli, combattendo e lavorando da soli giorno e notte. Noi — scrive ancora l’avvocato — non abbiamo avuto alcun supporto o sostegno esterno da parte della politica o anche solo delle persone che fanno la politica. E sul carro dei vincitori non salirà nessuno, a meno che non lo abbia meritato e comunque solo NOI decideremo. Sindaci degli aperitivi e delle cene in ristoranti e sui navigli non ne vogliamo». Parole dure, a cui Gori sceglie di non replicare.


Il Comitato poi affida invece a una nota il proprio disappunto: «Apprendiamo dalla stampa che il sindaco di Bergamo, Giorgio Gori, si sia schierato con il comitato Noi Denunceremo e si sia costituito parte lesa nella causa intentata dal comitato stesso. Nulla sappiamo di questo schieramento. E nessuna informazione al riguardo ci è mai giunta dal Comune di Bergamo o dal sindaco Gori. Restiamo in attesa di capire come mai il nostro nome venga accostato a quello del sindaco Gori. Abbiamo lavorato per mesi alla ricerca della verità e non permetteremo a nessuno di strumentalizzare politicamente il nostro lavoro o di usare il nostro nome senza nemmeno consultarci».


In realtà, nell’annunciare la decisione del Comune di dichiararsi «persona offesa» nell’indagine della Procura di Bergamo, Gori non ha mai citato il Comitato Noi Denunceremo, che invece ha scelto la strada della causa civile al tribunale di Roma. Il sindaco ha invece spiegato che, con questa presa di posizione, il «Comune vuole dire ai suoi cittadini, e in primo luogo a chi ha sofferto la perdita di familiari o di persone care, che intende rappresentarne il diritto a conoscere l’effettivo svolgimento dei fatti e offrire se necessario il proprio contributo all’accertamento della verità e, qualora emergessero delle responsabilità penali, a rappresentarne gli interessi per ottenere il giusto risarcimento».


Parole diverse rispetto a quelle che il Comitato, nella nota, attribuisce al sindaco. «Ho letto il post di Gori su Facebook. È vero, non ci menziona — dice il presidente del Comitato Noi Denunceremo, Luca Fusco —. Ma poi, sul web, ho letto articoli di stampa in cui si dice che Gori si è schierato al fianco del nostro Comitato. Ho preso per buono quello che ho letto, per questo abbiamo poi diffuso la nota con cui prendiamo le distanze. In ogni caso, la posizione del Comitato è chiara e lineare. Noi siamo al di fuori della politica, siamo apartitici, apolitici, qui parliamo di verità e giustizia. Se Gori ha deciso di fare la nostra stessa cosa — dice Fusco — allora avrebbe potuto confrontarsi con noi. Non è corretto che non ci abbia chiamato, visto che noi stiamo lavorando su questa cosa da mesi. Ci si poteva confrontare. Se tutti cerchiamo la stessa cosa, meglio unire le forze».


martedì 29 dicembre 2020

pc 29 dicembre - I padroni nella pandemia confermano che il capitale, i capitalisti sono il virus eterno e peggiore

Un contributo

Marta Fana

In questi dieci mesi segnati dalla pandemia, la violenza nel linguaggio dei rappresentanti delle imprese ha vissuto un’escalation senza precedenti nella memoria più recente. Era inizio marzo quando Confindustria tacciava di irresponsabilità lavoratori e sindacalisti che scioperavano pretendendo sicurezza nei luoghi di lavoro. Due mesi dopo, il neopresidente Bonomi offendeva quanti chiedevano aumenti salariali nei settori essenziali, e nonostante le centinaia di miliardi messe a disposizione dal governo per le imprese (tra cui la cassa integrazione) continuava in malafede a parlare di “Sussidistan” per lavoratori e disoccupati. Produzione e profitto prima di tutto e «Pazienza, se qualcuno muore!» avrebbe detto qualcuno mesi dopo. Dalle parole ai fatti. Mentre i camion militari pieni di morti aspettavano sull’uscio degli ospedali, le imprese usavano tutti i mezzi a loro disposizione per non fermare la propria attività. Ce lo dimostra la Banca d’Italia. Nel periodo del lockdown, rispetto ai primi mesi del 2020, i cambi di codici Ateco per sfuggire ai decreti sulle chiusure sono aumentati clamorosamente in tutti i settori, addirittura quintuplicati nella manifattura, con enorme incidenza al Nord. Le parole sono coerenti coi fatti perpetrati da chi governa la produzione: la vita umana viene dopo il profitto, prima durante e dopo la pandemia. La società è di fronte a questo spartiacque: da un alto, diritti e bisogni della maggioranza della società e dall’altro il profitto. Il senso profondo della politica sta in questa scelta.

pc 29 dicembre - Biden nuovo presidente dell'imperialismo USA - cosa fa e cosa dovrebbe fare Black Lives Matter?

diretta streaming di proletari comunisti 

in occasione dell'insediamento di Biden

data  e ora e indicazioni tecniche nei prossimi giorni

pc 29 dicembre - proletari comunisti e Patto d'azione anticapitalista - da un articolo apparso sul numero di novembre 2020

Sono ormai alcuni mesi che è stato lanciato il Patto d’azione, con numerose assemblee telematiche, a cui va aggiunta l’assemblea nazionale delle lavoratrici e lavoratori combattivi di Bologna promossa dalle realtà del Patto d’azione con una partecipazione allargata ad altre realtà sindacali e politiche; sfociate nelle due giornate di lotta nazionali del 6 giugno e più recentemente del 24 ottobre.

Qual’è la linea, le battaglie che abbiamo sostenuto in questi mesi nel Patto.

Siamo partiti dal sentire comune che serve, soprattutto in questo autunno, sviluppare lotte, scioperi in ogni posto di lavoro, il lavoro alle fabbriche, estendere le lotte/vertenze in corso, dar loro continuità, coordinarle, unificarle sulle battaglie centrali.

A questo deve essere indirizzato il lavoro del Patto d'azione per un fronte unito anticapitalista, per trasformare lo scontro di classe in guerra di classe contro padroni, Stato, governo.

Il fronte avanza attraverso la lotta e se si basa sulla lotta, portando la sua piattaforma, le sue parole d'ordini che sono discriminanti per una lotta di classe, per porre le rivendicazioni sindacali in funzione

pc 29 dicembre - Ancora contro la falsa modifica dei decreti sicurezza - un contributo

La riforma dei Decreti Sicurezza segna alcuni timidi passi in avanti. Tuttavia, per far fronte al razzismo odierno – che si manifesta tanto nel discorso pubblico, quanto nella pratica istituzionale – servirebbe molto di più.

Forse sarebbe stato troppo ambizioso (ma soprattutto ingenuo) aspettarsi che questa condizione cambiasse sotto lo stesso premier che ha condotto il governo più a destra della storia del paese. Così come poco c’era da aspettarsi da un partito nazional-populista come il M5S e da un centro-sinistra che da venticinque anni fa politiche sostanzialmente uguali a quelle della destra, di cui condivide lo spirito securitario ma ne attenua la retorica.

L’ultima riforma dei Decreti sicurezza, pur se con qualche luce, rientra all’interno della lunga tradizione di leggi securitarie e repressive che hanno disciplinato le migrazioni. Come specificato da Lamorgese, la «sicurezza» rimane il contraltare con cui bilanciare le timide aperture su alcuni fronti. Infatti, Luigi Manconi e Federica Resta hanno qualificato la normativa italiana sull’immigrazione come un diritto

pc 29 dicembre - La lotta del Fronte Polisario contro il regime reazionario in Marocco sostenuto da Israele e dagli stati imperialisti Italia/Francia/USA

 Un reportage diretto di qualche settimana fa - oggi quanto mai attuale

Da settimane il popolo Saharawi protesta contro l’occupante marocchino e la forza d’interposizione Minurso delle Nazioni Unite.

....il Fronte Polisario, organizzazione per la liberazione nazionale del Sahara Occidentale e unico partito della RASD Repubblica Araba Democratica del Saharawi, ha lanciato una campagna di protesta nelle zone liberate (la piccola striscia di territorio che l’organizzazione controlla, il 20% del paese) a ridosso del muro che delimita la zona occupata dal Marocco. In particolare nella località di El Guergueratnel città saharawi al confine con la Mauritania, dove il Polisario controlla una striscia di terra tra i posti frontalieri di Mauritania e Marocco, e proprio lì stanno organizzando un blocco stradale contro quello che definiscono un “posto transfrontaliero illegale”.

Tali proteste oltre ai blocchi stradali, ha preso la forma di sit-in di fronte le postazioni militari marocchine e infine nella città di Aguenit di fronte agli uffici della MINURSO (United Nation Mission for the Referendum in Western Sahara), la forza internazionale dell’Onu incaricata nel 1991 di organizzare un referendum per decidere se il Sahara Occidentale dovesse essere uno Stato indipendente o una regione autonoma del Marocco.

Alcune di queste proteste hanno avuto luogo anche al di là del muro come un sit-in di donne nella città

pc 29 dicembre - INDIA: I CONTADINI IN PROTESTA CONTRO LE MULTINAZIONALI, DANNEGGIATE 1500 TORRI PER LE TELECOMUNICAZIONI DI AMBANI

 

La protesta dei contadini in India si allarga, diventa più potente e precisa i suoi obbiettivi: all’inizio hanno bruciato “le effigi del primo ministro Narendra Modi, del presidente della Reliance Industries Mukesh Ambani e del presidente del gruppo Adani Gautam Adani.” Perché “Gli agricoltori ritengono che le nuove leggi in adozione da parte del governo favoriranno i due industriali, che si ritiene siano vicini a Modi.”

Dai primi di dicembre ci sono state quindi tantissime manifestazioni in diversi Stati: “… hanno sequestrato le pompe di benzina Reliance di proprietà di Mukesh Ambani [patrimonio personale: 77

lunedì 28 dicembre 2020

pc 28 dicembre - ultimora India - lo sciopero indetto dal PCI (maoista) con attacchi e blocchi nello stato di Orissa

 

-Maoist group calls for shutdown strike in Odisha State, India, Dec. 28. Attacks and disruptions likely in rural areas of some districts.

dalla stampa indiana

The Communist Party of India-Maoist (CPI-Maoist), an outlawed political party and insurgent organization, has called for a one-day bandh (shutdown strike) throughout Odisha State Dec. 28. The purpose of the action is to condemn recent killings of Maoist operatives in the state. Officials report the deaths occurred during clashes, while Maoists contend their members are regularly subjected to extrajudicial killings after capture by security forces. Impacts related to strike are most likely to occur in rural areas of the districts of Koraput, Rayagada, Malkangiri, and Sundargarh. An increase in Maoist activity is also possible in nearby areas of Chhattisgarh State, especially in the districts of Bastar and Bijapur. The CPI-Maoist group is not known to have significant operational capabilities in urban areas; hence, the strike will likely have few security implications for persons operating exclusively in major cities.

CPI-Maoist insurgents may attempt to attack security personnel, rural government offices, and infrastructure facilities during the strike. Police and paramilitary forces have deployed additional personnel to potential targets. Clashes between CPI-Maoist fighters and police are possible.

The strike will likely prompt transport and commercial disruptions in rural areas of Odisha where Maoists have a known presence. Armed attacks and sabotage targeting businesses and transport operators who do not comply with strike orders are possible. CPI-Maoist rebels have sabotaged long-distance bus operations and train services during previous actions, and similar attacks may occur Dec. 28. Authorities could suspend overnight bus and train operations in Maoist-affected areas as a precaution.


pc 28 dicembre - COMPRENDERE LA SITUAZIONE ALL'ARCELORMITTAL/ILVA E' CENTRALE NELLA LOTTA DI CLASSE NAZIONALE

Dall'assemblea del 15 dicembre organizzata dallo Slai cobas sc Taranto - Intervento di proletari comunisti

In un modo o in un altro, gli operai dell'ArcelorMittal/ex Ilva sono senza voce e aorganizzazione, tra il sindacalismo aziendalista di Uilm e Fim, e la Fiom, che è tiepida ed è alla fine al carro degli altri sindacati. Non ha aiutato nemmeno l'Usb, che si è posta al carro del governo.
Per l'ambientalismo antioperaio che usa la “Tv del dolore”, gli operai vengono considerati complici. Questo di fatto favorisce l’azione di padroni e governo che non trovano opposizione in fabbrica e lotta unitaria di operai e cittadini.
Senza ricostruire un tessuto organizzato sindacale per gli interessi immediati e generali gli operai sono messi sulla difensiva.

ArcelorMittal ha dimostrato dove vuole andare a parare: smantellare i diritti operai, senza migliore la situazione ambientale. L’accordo è l'ultima tappa di questa lunga vicenda su cui si combatte uno scontro che può vivere sulle gambe di una lotta, o la partita è per il momento persa.  

Si seminano illusioni che dire riformiste sarebbe poco. A Bagnoli la bonifica non è ancora cominciata, dopo 30 anni dalla chiusura e non vi è stato nulla che abbia permesso la ripresa della lotta dei lavoratori; anche a Cornigliano non vi è stato nulla, nessuna bonifica dell'area intorno alla fabbrica dopo la chiusura dell'area a caldo.
Noi siamo contro l’ambientalismo piccolo borghese e antioperaio. Noi siamo radicalmente contro la chiusura della fabbrica, se non decisa da un’assemblea operaia che prende in mano l’altra produzione.
Questo accordo non deve passare così, va contrastato in fabbrica con una piattaforma operaia,
che fino ad oggi hanno firmato in 350, e altri 600 hanno firmato la richiesta, partita da un gruppo di operai, della cig al 100%, Qualcosa si muove.

Ma la situazione di Taranto deve essere vista e interessare a livello nazionale.
I lavoratori d'avanguardia, combattivi e le realtà politiche di classe devono comprendere la partita che si gioca a Taranto perché se ne occupino e diano un contributo.
Ci sarà una ripresa della conflittualità operaia. La classe operaia ora è schiacciata, ma è una “pentola” che esploderà.

Sull’immediato il passaggio rappresentato da questo accordo è articolato, è un passaggio pilota, si tratta di questioni che possono aprire diversi fronti in cui innestare la lotta operaia e un’altra prospettiva.
Noi chiediamo che su tutto questo ci si esprima, non basta la mobilitazione a Taranto che chiaramente resta centrale, ma occorre un impegno nazionale, come fu per la Fiat.
La conoscenza della situazione effettiva in questa fabbrica, a Taranto è importante. Stiamo parlando della fabbrica più grande a livello europeo, attraversata da molte contraddizioni, la principale tra lavoro e salute; nello stesso tempo nella storia passata e recente dell'Ilva si sono messe in campo tutte le soluzioni proprietarie: dal 1962/65 proprietà statale, dal '95 privatizzazione con Riva, nel 2013 sotto il controllo pubblico attraverso i vari commissari governativi, e ora con l’accordo ritorna lo Stato con il capitale pubblico. È una fabbrica, quindi, che in un certo senso sintetizza l'azione del sistema capitalista. Per questo la lotta che c’è stata in alcune fasi e quella che ancora ci deve essere non può interessare solo Taranto, ma il livello nazionale.

L’accordo governo/ArcelorMittal deve portare comunque un cambiamento nella fabbrica. Vi è ora una situazione più dinamica, ma c'è ancora stanchezza e sfiducia sulle possibilità di incidere.
E' importante che a livello nazionale si comprenda da parte delle varie realtà l’importanza della situazione ArcelorMittal, a livello sindacale, politico, diversamente vorrebbe dire non riconoscere ciò che è centrale per la lotta di classe.