giovedì 12 febbraio 2026

pc 12 febbraio - La lotta per il salario ora nelle fabbriche e i posti di lavoro è urgente e necessaria. Perché e come farla

da ORE 12 Controinformazione rossoperaia  del 11.02.26

A fronte della situazione effettiva che c'è oggi nelle fabbriche, nelle file dei lavoratori, è importante per le organizzazioni sindacali di base e di classe, così come per le organizzazioni politiche di orientamento comunista - e noi siamo sia l’uno che l'altro nelle file dei lavoratori - fare chiarezza sulla lotta necessaria, sulla lotta possibile e limiti di essa.

Il processo di sviluppo del capitalismo, nella direzione che esso ha preso nel sistema imperialista, significa peggioramento la classe operaia perché i capitalisti devono difendere i loro profitti e i loro investimenti vanno in direzione dove sono più profittevoli.

Il punto necessario è vedere cosa fanno gli operai a fronte di tutto questo.

Qui dobbiamo fare riferimento a Marx perché senza fare chiaro riferimento a Marx in realtà gli operai si muovono come gattini ciechi e le organizzazioni dei lavoratori sia sindacali che politiche dicono sciocchezze ai lavoratori e quindi non sono la soluzione ma diventano parte del problema della lotta, per cui non si lotta e non si lotta in maniera corretta nelle file dei lavoratori.

Dice Marx: “Quando la bilancia pende sempre più a favore del capitalista contro l'operaio è chiaro che la tendenza generale della produzione capitalista non è l'aumento del livello medio dei salari ma la diminuzione di esso, cioè spinge il valore del lavoro su per giù a suo limite più basso. Se tale in questo sistema è la tendenza delle cose significa forse che la classe operaia deve rinunciare alla sua resistenza contro gli attacchi del Capitale e deve abbandonare i suoi sforzi per strappare dalle occasioni che le si presentano tutto ciò che può servire a migliorare temporaneamente la sua situazione?

Certamente no - dice Marx - se esse se essa si riuserebbe a livello di una massa amorfa di affamati e di disperati a cui non si potrebbe più dare nessun aiuto”.

Quindi è questo il punto: se gli operai non lottano e se non lottano decisamente per il salario, se si accontentano di una situazione in cui il salario arriva solo per via indiretta e a titolo individuale e i contratti non portano a casa i risultati concreti sul fronte del salario, la situazione è che gli operai non lotteranno neanche per cose più importanti di loro.

“Credo di aver dimostrato - dice Marx - che le lotte della classe operaia per il livello dei salari sono fenomeni inseparabili da tutto il sistemi del salario, che in 99 casi su 100 i suoi sforzi per l'aumento dei salari non sono che tentativi per mantenere integro il valore dato del lavoro e che la necessità di contrattare con il capitalista per il prezzo del lavoro dipende dalla sua condizione, dal fatto che esso è costretta a vendersi come merce”.

Se la classe operaia cedesse per viltà, se non facesse la lotta per il salario in condizioni in cui esso viene abbassato dall'azione del capitalismo, dalla crisi, ecc, ecc, se la classe operaia cedesse per viltà, cioè per mancanza di combattività, per passività, per indisponibilità a fare questa lotta, nel suo conflitto quotidiano con il Capitale si priverebbe essa stessa della capacità di intraprendere un qualsiasi movimento più grande, è questa l’insistenza che da tempo facciamo sia verso gli operai sia verso perfino le nostre realtà organizzate affinché questa lotta per il salario sia realmente fatta e la lotta per il salario significa unire i lavoratori sulla base dell'abbassamento dei salari e chiamarli a lottare, indipendentemente dalla dimensione dei contratti nazionali che non stanno soddisfacendo questo elemento, a lottare per forti aumenti salariali a partire dalle fabbriche in cui si riesce a convincerli che questa è la strada da percolare.

Se noi non riusciamo a innescare la lotta per il salario sui posti di lavoro, sia tra quelli che la crisi ha portato all'abbassamento effettivo del loro salario e alla messa in discussione del loro lavoro sia tra quei settori “che tirano”, in cui gli operai non stanno ricavando niente se non dal fatto che stanno lavorando dai profitti che i partiti stanno continuando a fare, è evidente che noi ci troviamo in una possibilità in cui viene a mancare ai lavoratori il brodo di cultura necessario - e quindi a noi stessi - perché si possa innescare, sulla base di questa lotta, uno scontro radicale con il Capitale in cui tutti gli elementi generali di politica nazionale e internazionale possono essere messi in discussione perché a questa questione sono comunque legati.

"Nello stesso tempo la classe operaia -dice Marx - indipendentemente dalla servitù generale che è legata al sistema del lavoro salariato, non deve esagerare a se stessa il risultato finale di questa lotta quotidiana.

Quindi è chiaro che questa lotta la quotidiana la dobbiamo fare a maniera anche se siamo d'accordo su quei sindacati perché concentrano tutto su questa lotta o sulla lotta sindacale sul posto di lavoro pensando di stare facendo chissacchè, che questa sia una condizione necessaria per lo sviluppo del movimento reale dei lavoratori non vuol dire che vanno esagerati i risultati.

Sindacati come il Si Cobas tentano a esagerare ogni giorno le piccole conquiste che pure vengono fatte, certo esse non vanno disprezzate ma esagerarle e considerare quindi che questo sia il termometro dei lavoratori per di più in un solo settore che può essere quello della logistica, mentre è fondamentalmente guardare alla classe operaia nel suo insieme e al peso che hanno le grandi fabbriche, gli operai metalmeccanici, gli operai industriali nella più generale composizione della classe operaia oggi.

Solo a partire da questo dato di fatto che noi possiamo tradurre in fatti l'indicazione di Marx che è ancora oggi la più netta, chiara e semplice che possiamo avere e dare ai lavoratori. La classe operaia non deve dimenticare che essa lotta contro gli effetti ma non contro le cause di questi effetti si può soltanto frenare il movimento discendente ma non mutarne la direzione, cioè che la stessa lotta sindacale che comunque bisogna fare, che comunque è necessaria, che comunque è un brodo di cultura, di lotte più importanti presenti e future, ma essa applica in questa lotta soltanto dei palliativi ma non cura la malattia.

Quindi la classe operaia, quindi le lotte, quindi le organizzazioni sindacali che fanno questa lotta, non devono lasciarsi assorbire, dice Max, esclusivamente da queste inevitabili guerriglie che scaturiscono incessantemente dagli attacchi continui del Capitale o dai mutamenti del mercato. Essa deve comprendere che il sistema attuale con tutte le miserie che accumula sulla classe operaia, sui proletari, sul movimento dei lavoratori generano nello stesso tempo le condizioni materiali e le forme sociali necessarie per una ricostruzione economica della società, perché a partire dal mutamento radicale delle condizioni dei lavoratori che si può costruire sia in termini economici, sia socialmente, sia politicamente sia alla fine in termini di Stato, la società a misura dei lavoratori, dei proletari e del loro reparto centrale che resta comunque la classe operaia industriale.

Essa deve comprendere che il sistema attuale con tutte le miserie che accumula sulla classe operaia genera nello stesso tempo le condizioni materiali e le forme sociali necessarie per una ricostruzione economica della società e chiaramente qui allora il problema della parola d'ordine che guida la stessa lotta per il salario, che in forme sindacali significa richieste di aumenti salariali, riduzione dell’orario di lavoro che ha la stessa valenza di miglioramento delle condizioni di lavoro, il mantenimento del posto di lavoro che sono tutte dentro questa stessa lotta, la cui leva centrale è la lotta per il salario, sono sempre lotte intorno a una parola d'ordine che è lotta che è “un equo salario per un equa giornata di lavoro” e il salario dignitoso, il salario minimo, tutte queste rivendicazioni, rispondono esclusivamente al criterio di una parola d'ordine di conservazione dell'esistente, ma in una situazione di crisi, di approfondimento di essa del sistema capitalistica e perfino di precipitazioni di esso, di una dinamica di guerra imperialista, gli operai non possono che scrivere sulla loro bandiera il motto di rivoluzionario: “soppressione del sistema del lavoro salariato” perché solo l'abbattimento del capitalismo, la soppressione del sistema di lavoro salariato, è quello che può radicalmente cambiare la situazione degli operai, delle masse popolari e dell'intera società.

Ora, tra i lavoratori, è di questo che bisogna parlare, bisogna imporre nell'agenda dei lavoratori non inseguendo né discorsi populisti, né discorsi di bassa lega che vengono fatte dai lavoratori stessi e in primo luogo in forme assolutamente inadeguate dalle stesse organizzazioni sindacali, serve l'organizzazione sindacale di classe che dica chiaro ai lavoratori queste parole, ne organizzi la lotta e la spieghi in questo senso come lotta rivendicativa necessaria a costruire le condizioni per il rovesciamento generale del sistema capitalistico, per rimuovere le cause in cui effetti sono la perdita del lavoro, l'abbassamento del salario e tutto il resto.

Oggi questo è centrale. La concentrazione delle forze nelle file della classe operaia, dei proletari su questo terreno è una condizione perché questo produca quel radicamento, quel rafforzamento delle file operaie, necessario oggi a far sì che la classe operaia poi possa prendere posizione, giocando un luogo nella lotta più generale, contro il sistema imperialista, il sistema capitalista, lo Stato del Capitale, i governi nel nostro paese, il governo fascio-padronale della Meloni e, perché gli operai offrano una sponda ai movimenti, agli studenti, alle masse che si stanno mobilitando sul terreno della solidarietà alla Palestina, della lotta contro la guerra, dell'antifascismo, dell'antirazzismo, della difesa degli spazi sociali, delle libertà contro i decreti sicurezza e i piani del governo.


 

pc 12 febbraio - dall'India alla Palestina a Palermo, passando per Bruxelles

 


pc 12 febbraio - Da Grottaglie a Torino: i lavoratori Leonardo contro il genocidio a Gaza

 

È con un richiamo esplicito all’esortazione di Vittorio Arrigoni, quel suo “restiamo umani” spesso invocato nei due anni di genocidio a Gaza, che si apre il comunicato di un gruppo di lavoratori di Leonardo Torino. Una presa di posizione pubblica che si somma a quella già manifestata dai loro colleghi dello stabilimento di Grottaglie e che, ancora una volta, esprime aperto disagio – si legge nella dichiarazione – per l’«implicita connivenza tra l’industria tecnologica in cui lavorano e una politica globale fattasi sempre più sbilanciata dalla parte israeliana», e anche una profonda preoccupazione legata ai rischi per la loro stessa sicurezza.

Nella nota stampa si fa anche un riferimento esplicito al piano statunitense per Gaza che «non ha fermato il genocidio dei gazauiti e le dinamiche oppressive e colonialiste e nei territori della Cisgiordania». Il prossimo 19 febbraio, secondo quanto rivelato dal sito Axios, il Board of Peace presieduto dallo stesso Trump si riunirà a Washington per accelerare l’attuazione della seconda fase del cosiddetto accordo di cessate il fuoco a Gaza e raccogliere fondi per la ricostruzione. Ma, mentre il presidente Donald Trump ha dichiarato lo scorso ottobre che la guerra a Gaza era finita, Israele ha continuato a violare l’accordo oltre 1.500 volte, secondo quanto riporta l’agenzia di stampa indipendente Drop Site News, causando ancora centinaia di morti.

Leonardo è tra le aziende coinvolte nel massacro dei palestinesi, secondo quanto scritto dalla Relatrice Speciale ONU Francesca Albanese nel suo rapporto “Dall’economia dell’occupazione all’economia del genocidio”. Come scritto in precedenza su Kritica.it, il colosso italiano, che si posiziona tra i dieci leader globali nel settore aerospaziale e della difesa, è indicato come fornitore di tecnologie e supporto all’apparato militare israeliano, contribuendo così alle violazioni dei diritti umani nei confronti della popolazione palestinese. 

Così, dopo i lavoratori dello stabilimento Leonardo di Grottaglie, anche una compagine di dipendenti torinesi del Gruppo ha deciso di levare la propria voce per chiedere di affrontare il tema collettivamente nelle assemblee sindacali e promuovere soluzioni durature che pongano fine alla complicità del colosso nel genocidio del popolo palestinese, in primis. Ma anche per riabilitare la reputazione della multinazionale italiana agli occhi della società civile. 

Kritica li ha intervistati.

Come già avvenuto a Grottaglie, anche voi contestate la narrazione aziendale che richiama la legge 185/90 come garanzia di estraneità di Leonardo rispetto ai crimini israeliani. Quali sono, secondo voi, le principali omissioni o zone grigie che questa difesa lascia fuori?

Innanzitutto, è la stessa legge, all’Art.1 comma 6b, a sancire che la vendita di materiali d’armamento verso Paesi la cui politica contrasti con i principi dell’Art. 11 della nostra Costituzione è vietata. E lo stesso Articolo al comma 6c dice che tale vendita è vietata verso i Paesi che hanno violato le convenzioni internazionali in materia di diritti umani, cosa che Israele ha reiterato nel corso degli anni.

pc 12 febbraio - ROMPERE IL SILENZIO SUL GENOCIDIO IN PALESTINA. RILANCIARE LA MOBILITAZIONE E LA SOLIDARIETA' CONTRO LA REPRESSIONE COMPLICE DEL GOVERNO FASCISTA MELONI!

 Dal circolo proletari comunisti Milano

Oggi parliamo di Palestina perché è necessario rompere la cortina fumogena scatenata, attraverso stampa/media, dei cosiddetti accordi di pace, “Board of peace” del nazi/sionista Trump e della sua servetta Meloni, per silenziare le coscienze e coprire la continuazione del genocidio-espulsione-espropri di terra-arresti-violenze inaudite da Gaza alla Cisgiordania.
Una narrazione tossica, che da un lato cerca di criminalizzare la solidarietà e dall'altro contenere le enormi mobilitazioni dello scorso autunno, che hanno visto scendere in campo una nuova generazione di giovani, studenti in primis, lavoratori, sinceri democratici. Una mobilitazione “oceanica” che non si vedeva in questo paese da decenni e che ha messo paura al governo.
Parliamo di Palestina nel giorno in cui Netanyahu va dal suo padrino Trump per pianificare i piani per Gaza, ma anche il prossimo attacco all'Iran e in “apparente” disaccordo sul progetto di annessione della Cisgiordania. Apparente, perché conosciamo bene l'appoggio pieno di Trump alla linea sionista della grande Israele.
Come scrive InfoPal nel 854 giorno di genocidio vi sono 10.000 morti sotto le macerie e 5.000 scomparsi. Dall’entrata in vigore dell’accordo di cessate il fuoco, le forze israeliane hanno ucciso 576 palestinesi, tra cui 179 bambini e 69 donne, e ne hanno feriti altri 1.526 in ripetute violazioni. Ma è la descrizione dei fatti ha mostrare l'orrore della barbarie sionista: Il direttore del Complesso Medico Al-Shifa di Gaza ha confermato che Israele ha consegnato 66 scatole contenenti solo teschi, oltre ai corpi di donne il cui luogo di rapimento è sconosciuto. Alcuni dei corpi restituiti erano mutilati, tra cui cadaveri con mani mozzate e altri con l’addome aperto e ricucito rozzamente. Ha anche accusato Israele di aver rubato gli organi dei martiri, aggiungendo che Israele conosce l’identità dei corpi restituiti ma si rifiuta di rivelare qualsiasi informazione. 
L’Ufficio Governativo per i Media (GMO) parla di 1.520 violazioni israeliane del cessate il fuoco a Gaza in 115 giorni. Israele ha violato il cessate il fuoco a Gaza più di 1.520 volte in 115 giorni, uccidendo centinaia di civili e bloccando l’ingresso di aiuti tanto necessari. Israele ha ucciso più di 556 palestinesi da quando il “cessate il fuoco” è entrato in vigore quasi quattro mesi fa, tra cui 288 bambini, donne e anziani. Almeno 71.803 palestinesi sono stati uccisi negli attacchi israeliani dall’inizio della guerra il 7 ottobre 2023. Queste violazioni hanno causato 559 vittime palestinesi e 1.500 feriti, nell’ambito di violazioni sistematiche dei termini del cessate il fuoco e del diritto internazionale umanitario.
Secondo il comunicato, tali violazioni hanno incluso 522 episodi di colpi d’arma da fuoco, 73 incursioni di veicoli militari in aree residenziali, 704 raid aerei e attacchi mirati, e 221 demolizioni di abitazioni e di vari edifici. Tra i 1.500 feriti, oltre 900 erano bambini, donne e anziani, molti dei quali sono stati colpiti all’interno di quartieri residenziali e lontano da qualsiasi linea del fronte, portando il tasso di feriti civili al 99,2%. Il comunicato ha inoltre riportato l’arresto di 50 palestinesi durante questo periodo, tutti provenienti da aree residenziali e al di fuori delle linee designate del cessate il fuoco. 
Il GMO ha affermato che solo 29.603 camion di aiuti, commercio e carburante sono entrati a Gaza, su un totale previsto di 69.000, con un tasso di conformità di appena il 43%. I camion di carburante hanno rappresentato solo il 14% del volume concordato. Ha inoltre osservato che Israele non ha rispettato gli obblighi del protocollo umanitario, inclusi l’ingresso di tende, rifugi e case mobili, macchinari pesanti per la rimozione delle macerie e il recupero delle vittime, forniture mediche, la riapertura del valico di Rafah e il funzionamento della centrale elettrica di Gaza. Ha inoltre condannato le violazioni in corso lungo la linea gialla (la zona cuscinetto). Il GMO ha anche avvertito che le continue violazioni minano pericolosamente il cessate il fuoco, aggravando la catastrofe umanitaria a Gaza. Ha ritenuto Israele pienamente responsabile del deterioramento delle condizioni e delle morti civili.
La situazione in Cisgiordania: come documentato dal Centro d'informazione palestinese “Ma'ta” (organizzazione per i diritti umani indipendente), le violazioni dell'Idf e coloni sono state 6.785. Le forze sioniste hanno condotto 1.344 raid quotidiani provocando una distruzione diffusa delle abitazioni; l'arresto di 779 palestinesi; demolito 273 strutture incluse 32 abitazioni. Dall'inizio del genocidio le violenze di Idf e coloni ha prodotto 1.100 palestinesi uccisi; 11.000 feriti e 21.000 arresti. E nelle ultime ore, mentre il governo legittima il “diritto” dei coloni ad occupare tutta la Cisgiordania, mentre le forze di occupazione israeliane portano avanti un violento raid di due giorni nella città di Al-Mughayir, a nord di Ramallah, in tutta la Cisgiordania occupata si registra una nuova escalation repressiva. Oltre 20 palestinesi sono stati arrestati, tra cui due bambini e due donne. Detenzioni sono segnalate non solo nell’area di Ramallah, ma anche a Nablus, Hebron e Jenin.

In questo contesto l'altro lato del problema è il ruolo complice/repressivo del governo fascista Meloni, che da un lato è complice del genocidio e delle mani sporche del sangue di Netanyahu con la fornitura di armi e dall'altro è ad uso interno, sia per difendere gli interessi imperialisti nostrani nell'ottica di capitalizzare la spartizione degli espropri ai danni del popolo palestinese, sia per reprimere/pacificare la solidarietà ma anche ogni dissenso contro uno stato di polizia e dittatura aperta. 
Anche la legittimazione che in questi giorni viene fatta con le Olimpiadi invernali, Milano-Cortina), per cui invece il CIO (comitato olimpico internazionale aveva sancito: “gli atleti che sostengono attivamente la guerra non potranno competere”. Questo è stato applicato a Russia e Bielorussia anche per il non rispetto “della tregua olimpica", ma non è valido per Israele che è stata ammessa senza alcuna condizione (in tutto 10 atleti che hanno partecipato e manifestato sostegno al massacro di Gaza). 
Da Redazione LaViaLibera: Come enfatizzato dalla stampa sionista, in particolare della squadra di bob, sono stati chiamati dopo il 7 ottobre 2023 a prestare servizio militare durante l'offensiva a Gaza. Ma sono i post di questi atleti/criminali che mostrano la loro vera natura. Su Instagram, 13 ottobre 2023, Ward Fawarsy ha scritto “dobbiamo ricordarci che ciò che definisce Israele non è la tragedia, ma la nostra forza. E uno dei più cazzuti che stanno prestando servizio in prima linea in questo momento è Ward Fawaarsy: "mandategli un messaggio di sostegno”. Il capitano del bob, Adam AJ Edelman primo ebreo ultraortodosso che si definisce sui social “sionista fino al midollo”, scriveva su X nel maggio scorso: “quella di Gaza è la guerra più moralmente giusta nei suoi obiettivi e più umana nella sua esecuzione della storia”. In altri post recenti recenti, nell'ottica di Giustificare” le uccisioni di giornalisti e operatori sanitari da parte dell'IDF scrive: “Gaza è l'unico posto sulla terra dove puoi nascondere ostaggi e “identificarti come giornalista” o sparare razzi da un ospedale e “identificarti come un dottore” e ancora “Gaza è diventata la guerra più mortale per i giornalisti la cui storia più importante è stata facilitare attivamente violenze sessuali sui minori a un festival musicale”. 
In questo contesto si inseriscono prima il monito del ministro dello sport a Ghali che doveva cantare l'inno di Mameli, che non gli sarebbero state consentite “esternazioni” (il riferimento è a Stop Genocidio dal palco di Sanremo) e poi teleMeloni ha fatto il resto oscurando la lettura di una poesia di G. Rodari per la pace e il parlato in arabo, che fa il pari con gli strilli della Meloni “chi ha manifestato contro le Olimpiadi è contro l'Italia”, svelando il volto fascio/razzista/islamofobo di questo governo. Ma il cuore della repressione marcia su diversi piani: 
1) quello della montatura poliziesca/giudiziaria contro Hannoun-Dawoud-Yaser-Albustanji e in particolare contro Hannoun a cui è stata vietata una video/chiamata coi familiari (anche loro indagati) a differenza degli altri arrestati, nell'ottica di dividere tra buoni e cattivi, che mostra, come ha detto l'avvocatessa A. Ricci, l'israelizzazione della giustizia che fa proprie le veline sioniste e attacca l'ordinamento giuridico che non si allinea applicando il teorema “solidarietà = terrorismo” rinchiudendoli in carceri ad alta sorveglianza; 
2) la condanna di Anan, sempre su richiesta sionista, per essere un militante della Resistenza palestinese e senza aver commesso nessun reato nel nostro paese. Che da un lato è un attacco alla giusta causa del popolo palestinese, e di tutti i popoli oppressi, a lottare con ogni mezzo necessario per la propria liberazione, legittimando così il vero terrorismo “il colonialismo sionista” e, dall'altro lato, procedere nell'attacco ulteriore alla nostra Gloriosa Resistenza Partigiana; 
3) la canea mass mediatica contro F. Albanese “rea” di aver denunciato non solo il genocidio ma soprattutto la collaborazione militare/inteligens/economica con Israele; 
4) la repressione in particolare degli studenti che in autunno sono scesi in piazza; 
5) le miglia di multe che colpiscono da nord a sud per i blocchi stradali-stazioni-porti-davanti alle fabbriche di morte-i lavoratori e le loro organizzazione che hanno scioperato in solidarietà col popolo palestinese; 
6) impedire a studenti e docenti di parlare di Palestina e Genocidio nelle scuole e Università; 
7) il DDL Gasparri/Del Rio che equipara antisionismo ad antisemitismo, che mostra anche la condivisione della cosiddetta opposizione parlamentare, al genocidio e attacco ai diritti del popolo palestinese.
Questa repressione, un DDL al giorno, attacca pesantemente ma non ferma, ma alimenta la ribellione e la determinazione, che richiede la continuazione di una risposta collettiva che guardi al suo aspetto generale (da Askatasuna al diritto di sciopero; ai decreti sicurezza, ai migranti alla difesa dei territori; ecc.) nell'ottica di cacciare questo governo con le parole d'ordine “guerra, genocidio, fascismo, Stato di polizia, tutti insieme vi spazzeremo via”.
Riteniamo che questa unità necessariamente debba procedere nella chiarezza, non solo espellendo dalle mobilitazioni chi o si è dissociato dal conoscere Hannoun o porti le istanze dei traditori dell'ANP dei "due stati" o chi sparge l'idiozia che vi sono imperialismi buoni (riferimento Russia e Cina che non hanno contrastato i piani del nazista Trump e vogliono partecipare alla spartizione di Gaza), ma soprattutto contrastando chi vuol intestarsi le grandiose mobilitazioni di settembre e ottobre per incanalarle in falsa e illusoria alternativa filo parlamentarista.
Come hanno detto, e noi tra loro, i palestinesi in tante manifestazioni “i popoli vogliono la libertà, serve la rivoluzione”, e noi diciamo che anche in questo paese serve una Nuova Resistenza.

pc 12 febbraio - ORE 12 Controinformazione rossoperaia - Il governo delle mani sulla magistratura. Al referendum votiamo NO!

 

pc 12 febbraio - DOMENICA 15 FEBBRAIO ORE 15 - Milano - fermiam0 il genocidio / libertà per tutti


Dal 27 dicembre 2025 i nostri amici e compagni di lotta Mohammad, Raed, Yaser e Riyad sono stati rinchiusi in carceri di massima sicurezza con l’accusa di finanziamento di terrorismo. L’ultima udienza del riesame ha dichiarato inaccettabile la documentazione accusatoria dell’ agente segreto sionista perchè proveniente da un paese in guerra e quindi “probabilmente” soggetta a “torsioni” (leggi bugie) utili alla propaganda di guerra ed estorta con torture. Con una sorta di colpo al cerchio e uno alla botte ha però dichiarato come, una volta sgombrato il campo dalle imbeccate sioniste, sussistesse un quadro accusatorio ben sostenuto dalle “prove” elaborate dagli inquirenti italiani. La completa vacuità, e quindi la strumentalità tutta politica di questa persecuzione giudiziaria politica verità viene invece a galla dalle stesse motivazioni quando riportano testualmente che …”ll sostegno alle articolazioni civili del movimento si risolve inevitabilmente in un agevolamento della sua componente militare, sollevandola da oneri finanziari altrimenti gravanti sulle proprie casse”. Comprendiamo la portata di questa dichiarazione? Secondo questo assunto ogni centesimo di euro che è arrivato a Gazadall’ Abspp di Hannoun, Dawoud, Yaser e gli altri, come da ogni altra organizzazione umanitaria per sfamare chi aveva fame, per distribuire acqua potabile, per fornire assistenza il livelli minimi di assistenza medica, per portare tende, vestiti, pannolini, macchinari medici e ogni altra cosa indispensabile alla sopravvivenza del popolo palestinese ha sgravato da impegni finanziari Hamas e quindi si è trasformato in sostegno al “terrorismo”.

Ma se questo il dato su cui fa perno questa montatura giudiziaria sono migliaia anzi decine di migliaia, noi compresi, le donne e gli uomini che hanno consapevolmente finanziato il “terrorismo”. Ma tralasciando per un momento la vigliaccheria strumentale e arbitraria di questa affermazione per la quale i nostri amici e compagni di lotta sono ancora in carcere separati dalle loro famiglie, va compreso come questa stessa sia viziata dal pregiudizio antipalestinese e islamofobo che nega al popolo palestinese il diritto a eleggere ed essere amministrato da un legittimo governo, che piaccia o meno al colonialismo sionista o all’ amico imperialista, ad avere una resistenza armata che lo protegga dall’occupazione. La risibilità di questo impianto accusatorio è evidente e fa acqua da tutte le parti ma si fonda sul presupposto sionista (e fascista) che il popolo palestinese sia in quanto tale un popolo a cui non va riconosciuto il diritto fondamentale e inalienabile all’ Autodeterminazione. Ma la storia di quella terra palestinese martoriata ci dimostra che la barbarie degli assassini non ha limiti e ancora oggi muoiono donne e uomini palestinesi e soprattutto bambini per le bombe, la fame, il freddo e le malattie. Il nostro cuore si riempie di lacrime davanti alle immagini e ai filmati che arrivano da Gaza e dalla Cisgiordania ormai (nel silenzio più assordante dei media) oggetto quotidiano di depredazione e violenza. Ma anche di rabbia e di odio per questa ingiustizia, per questo genocidio che è il prodotto, anzi il progetto fondativo del progetto sionista, che ha nomi e cognomi, che ha  carnefici e vittime, che ha complici e alleati con le mani sporche di sangue in maniera identica ai macellai in divisa dell’ IDF come i loro camerati dell’ ICE, le squadracce armate di Trump che ora passeggiano per Milano.

Ma di questa rabbia gli assassini e i loro complici devono avere paura perchè è una rabbia che provano le decine di milioni di donne e uomini nel mondo che sanno stare dalla parte giusta della storia. 

CON LA PALESTINA NEL CUORE!!

Contro imperialismo e sionismo!

Non c’è pace senza giustizia!

LA SOLIDARIETA’ NON SI ARRESTA E NON SI FERMA!

Segnaliamo le prossime iniziative nazionali

21 FEBBRAIO presidio a Rossano per Yaser, Riyad, Ahmad

21 FEBBRAIO presidio a Melfi per Anan

21 FEBBRAIO presidio a Ferrara per Raed (in preparazione)

1 MARZO presidio a Terni per mohammad Hannoun 


pc 12 febbraio - Eternit bis, la Cassazione accetta il ricorso della difesa di Schmidheiny. Ora si torna in Appello - E' ben chiaro vogliono salvare il padrone assassino!

La decisione è arrivata  mercoledì 11 febbraio, dai giudici della quarta sezione Suprema Corte (presidente Emanuele Di Salvo, relatrice Eugenia Serrao) chiamati a esprimersi sulla condanna emessa dalla Corte d’Assise d’Appello di Torino a 9 anni e 6 mesi nei confronti di Stephan Schmidheiny per 91 omicidi colposi (a fronte dei 392 di inizio processo, numero sfrondato nel corso dei due gradi di giudizio a seguito di prescrizioni e assoluzioni).La Corte ha accettato il ricorso della difesa dell’ex magnate dello stabilimento di Casale Monferrato, il più grande d’Europa, presentato per la mancata traduzione in lingua tedesca della sentenza di secondo grado che secondo i legali avrebbe leso il diritto di difesa di Schmidheiny. Con la decisione della Cassazione ora l’atto verrà rinviato alla Corte d’Assise d’Appello di Torino per la traduzione con un inevitabile slittamento dei tempi e la fissazione di una nuova udienza a Roma nei prossimi mesi. E l’ulteriore prescrizione di altri casi dei 91 già considerati.

I sostituti procuratori generali Paolo Andrea Maria Fiore e Antonietta Picardi avevano concluso la loro requisitoria chiedendo l’inammissibilità di tutti i motivi di ricorso.

La sentenza è arrivata al termine di una lunga giornata. A Roma era presente una delegazione casalese di Afeva (Associazione Familiari e Vittime Amianto). Tra loro alcuni storici protagonisti della lotta contro l’amianto come Bruno Pesce e Nicola Pondrano, insieme agli avvocati che seguono le parti civili. Presente anche il sindaco di Casale Monferrato, Emanuele Capra.

Un clima ormai appesantito

Proprio il primo cittadino nei giorni scorsi aveva annunciato di aver scritto al Csm per avere chiarimenti su quanto emerso dalle recenti indiscrezioni della trasmissione Report su una possibile ingerenza internazionale (con riferimento a ex agenti del Mossad) nelle decisioni assunte dalla Cassazione nel primo maxi-processo Eternit

pc 12 febbraio - ISRAELE E LE PRIGIONI DEI RAGAZZINI....OVVERO LE RADICI E IL TENTATIVO DEL GENOCIDIO DI CANCELLARE-REPRIMERE IL FUTURO DEL POPOLO PALESTINESE

 

di Addammer *

In occasione della Giornata Mondiale dell’Infanzia, le istituzioni per i detenuti (la Commissione per gli Affari dei Detenuti ed Ex-Detenuti, la Società dei Prigionieri Palestinesi e l’Associazione Addameer per il Sostegno ai Prigionieri e i Diritti Umani) hanno dichiarato che il sistema di occupazione israeliano continua a infliggere distruzione fisica e psicologica ai minori detenuti attraverso una serie di politiche sistematiche. Negli ultimi decenni, i ragazzi palestinesi sono rimasti uno dei gruppi più esposti alle violazioni israeliane, tra cui uccisioni e ferimenti, privazione dell’istruzione, raid notturni e arresti che hanno preso di mira decine di migliaia di minori dall’inizio dell’occupazione. I bambini non sono mai stati risparmiati dalle politiche di repressione; piuttosto, sono sempre stati al centro dello scontro, pagando il prezzo di vivere sotto una realtà plasmata dal controllo coloniale che non fa distinzione tra giovani e anziani. Tuttavia, ciò che è accaduto dall’inizio della guerra genocida segna un punto di svolta pericoloso e senza precedenti. L’occupazione è passata da un livello continuo di violazioni a un livello intensificato e sistematico che colpisce l’infanzia con una severità molto maggiore. Questo si inserisce nella più ampia guerra genocida in cui l’occupazione ha ucciso decine di migliaia di bambini palestinesi, e la questione dei prigionieri—inclusi i minori prigionieri—è diventata un’estensione di questo genocidio in corso.

Dallo scoppio della guerra, le organizzazioni per i diritti umani hanno documentato più di 1.630 arresti di minori in Cisgiordania, inclusa Gerusalemme, in un breve periodo di tempo. Inoltre, decine di minori di Gaza sono stati arrestati durante la guerra e sottoposti a crimini organizzati, sparizioni forzate e negazione delle visite familiari—misure che hanno impedito una determinazione chiara dei loro numeri esatti. Questi fatti illustrano la portata dell’escalation e l’ampliamento del targeting dei minori.

Questi minori non sono stati arrestati in contesti isolati né tramite procedure legali; piuttosto, sono stati catturati durante le incursioni militari, in mezzo agli scontri, nei posti di blocco e per le strade, e persino nelle scuole e aree circostanti.
Oggi, circa 350 minori—tra cui due ragazze—sono imprigionati nelle carceri dell’occupazione, detenuti in condizioni che violano completamente tutti gli standard internazionali per la protezione dei minori. Sono sottoposti a tortura, fame, abusi medici e privazione e espropriazione sistematica, oltre all’isolamento collettivo. I minori detenuti erano un bersaglio diretto delle politiche di ritorsione intensificate dall’occupazione all’interno delle carceri. Testimonianze recenti di minori rilasciati confermano che le autorità di occupazione li hanno deliberatamente sottoposti a completo isolamento fin dalle prime ore, separandoli dalle altre sezioni.

pc 12 febbraio - La resistenza non è reato - libertà per Anan e tutti i prigionieri palestinesi

 Carcere di Melfi 21 febbraio ore 15 

presidio contro la sentenza di condanna 

per Anan

- Per esprimere solidarietà e vicinanza ad Anan  e a tutti i prigionieri politici palestinesi

- contro la montatura per Hannoun 

- contro la repressione del movimento palestinese e del movimento di solidarietà con la Palestina 

La resistenza non è reato, la solidarietà è un’arma non un reato! 

Liberi tutti! Palestina libera! 

 

Da Taranto delegazione con mezzo collettivo 

per info e adesioni: #iostoconlaPalestina Taranto

c/o Slai cobas Taranto WA 3519575628

pc 12 febbraio - Torino 31 gennaio - sotto accusa la violenza poliziesca... che comunque ha avuto al corteo una giusta risposta che va rivendicata e valorizzata! proletari comunisti

Il manifestante, 60enne, ha deciso di presentare una querela a carico di ignoti per lesioni.

Dalla stampa borghese 

Un fiume di persone, i volti travisati, armati e, soprattutto, ben organizzati con un unico scopo: violenza e guerriglia urbana. E in un attimo a Torino è il caos: sono circa 1500 gli antagonisti incappucciati armati di scudi rudimentali  – in barba ai provvedimenti e ai divieti del questore di Torino – che lanciano petardi, bottiglie e pietre. Lanciano anche molotov e bombe carta.

La polizia risponde con gas lacrimogeni e idranti. Poi gli scontri diretti tra polizia e manifestanti, le cariche. In mezzo ci finisce anche Claudio F. il cui volto sanguinante, immortalato in un video, è diventato uno dei simboli della manifestazione di quel sabato. Sessant’anni, nato in Argentina, da oltre 50 anni vive a Torino e ha dichiarato di aver partecipato a molte manifestazioni, ma questa volta è finito in mezzo a una carica della polizia che lo ha lasciato ferito; in seguito è stato soccorso e trasportato al Cto di Torino. Il manifestante ora ha deciso di presentare una querela a carico di ignoti per lesioni.


Leggi e diffondi gli articoli di ORE 12 Controinformazione rossoperaia apparsi su questo blog:
 
pc 8 febbraio - Combattere la narrazione tossica del governo e i suoi strumenti con la costruzione del fronte e la fiducia in proletari e masse
 
pc 5 febbraio - Torino: la "opposizione" parlamentare sa da che parte stare... dalla parte dello Stato, della polizia 

 pc 3 febbraio - Torino, Torino è una gran bella città… Da che parte stare

pc 12 febbraio - Moussa Balde un suicidio che è un assassinio razzista targato CPR - Un pezzo di verità emerge anche in Tribunale

Moussa Balde, migrante suicida nel Cpr di Torino: condannata la ex direttrice del centro. Ai familiari provvisionali per oltre 400 mila euro

di Ludovica Lopetti

È stato assolto per non aver commesso il fatto invece Fulvio Pitanti, responsabile sanitario della struttura

La ex direttrice del Cpr di corso Brunelleschi, Annalisa Spataro, è responsabile di omicidio colposo per la morte di Moussa Balde, 23enne guineano che si tolse la vita il 23 maggio 2021 dopo nove giorni di isolamento nella struttura. Lo ha stabilito il Tribunale di Torino (giudice Claudio Canavero), che ha inflitto 1 anno con la condizionale alla dipendente di Gepsa, società di facility management che fino al 2023 gestiva i servizi dentro il Cpr. È stato assolto per non aver commesso il fatto invece Fulvio Pitanti, responsabile sanitario della struttura accusato di non aver vigilato su Balde, soggetto ritenuto vulnerabile a rischio di suicidio.

Le richieste della Procura

 La procura aveva chiesto rispettivamente 2 anni e 1 anno e 4 mesi di reclusione (per Spataro senza attenuanti generiche, che il giudice invece ha concesso). Il Tribunale inoltre ha liquidato provvisionali da oltre 400 mila euro in favore dei familiari di Balde, costituiti parte civile e assistiti

pc 12 febbraio - Comunicato stampa del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina - Onore ai martiri caduti combattendo contro sionismo e imperialismo

"Il nostro popolo non ha altra scelta che impegnarsi in un confronto esistenziale globale' 

Le decisioni della annessione effettiva rappresentano uno spostamento essenziale nel livello di criminalità sionista è la più grande escalation dal 1967; è una dichiarazione di guerra totale contro l'esistenza palestinese, e la transizione dall'amministrazione militare alla sovranità coloniale diretta, con l'obiettivo di eliminare una volta per tutte il nostro popolo e la nostra causa.

Queste nuove misure criminali sioniste seppelliscono per sempre la fase di "Oslo" e le illusioni di un accordo e rivelano chiaramente un piano sionista per imporre una tutela globale di sicurezza, militare e amministrativa attraverso la quale trasformeranno le nostre città e i nostri villaggi in ghetti etnici gestiti da criminali di guerra sionisti.

Il Fronte Popolare vede in questa escalation di aggressione fascista sionista contro la terra, i luoghi santi e la presenza palestinese, una prova conclusiva che il nemico sionista ha deciso di eliminare la presenza palestinese geograficamente e politicamente, il che ci pone di fronte a un imperativo storico che non può essere interpretato altrimenti; il nostro popolo e le sue forze vive non hanno altra scelta che impegnarsi in un confronto esistenziale globale per spezzare questa cospirazione e respingere i suoi effetti.

Di fronte a questo fatidico punto di svolta, il Fronte Popolare chiama tutte le forze nazionali e islamiche e il nostro popolo ovunque a unirsi immediatamente dietro una strategia di confronto nazionale e militante unificata, basata su un ritiro completo e definitivo da tutti gli impegni con l'entità usurpatrice, l'abolizione di tutte le forme di coordinamento di sicurezza e l'adozione della resistenza globale come unico mezzo per rispondere a questo piano di liquidazione e proteggere il nostro diritto storico alla nostra terra.  

Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina
Dipartimento Centrale dei Media

Palestina - Saluto militante a Abu Ali Mustafa Gli eroi del popolo non saranno mai dimenticati!
Les Brigades du martyr Abu Ali Mustafa, branche armée du Front
populaire de libération de la Palestine (FPLP), ont annoncé 
samedi 7 février 2026 la mort du combattant Hazem Rabhi 
Hammad Abu Hudaid, alias Abu al-Nimr, lors d’une attaque 
israélienne dans la zone d’Asda au sud de Khan Younis. 
Membre de l’unité des commandos, il avait participé à 
plusieurs batailles et opérations. Né le 4 avril 1986 à 
Khan Younis, Abu al-Nimr avait rejoint le FPLP en 2012 puis son 
aile militaire en 2014.

pc 12 dicembre - Contro le bestie imperialiste e sioniste genocide - massima solidarietà e condivisione con Francesca Albanese

 

Disunited Nations

Il discorso sotto accusa di Albanese

"Il fatto che invece di fermare Israele, la maggior parte del mondo l'abbia armato, gli abbia fornito scuse politiche, copertura politica, sostegno economico e finanziario è una sfida". 

Questo uno dei passaggi dell'intervento della relatrice speciale dell'Onu sui territori palestinesi al Forum di Al-Jazeera del 7 febbraio scorso. "Il fatto che la maggior parte dei media nel mondo occidentale abbia amplificato la narrazione pro-apartheid e pro-genocidio è una sfida - prosegue il discorso - Allo stesso tempo qui risiede anche l'opportunità. Perché se il diritto internazionale è stato colpito al cuore, è anche vero che mai prima d'ora la comunità globale si era accorta delle sfide che tutti noi affrontiamo. Noi che non controlliamo grandi quantità di capitali finanziari, algoritmi e armi, ora vediamo che come umanità abbiamo un nemico comune".  

Albanese, poi, in un post su X del 9 febbraio, ha chiarito il suo pensiero, spiegando che "il nemico comune dell'umanità è il sistema che ha reso possibile il genocidio in Palestina, incluso il capitale

pc 12 febbraio - L'India al suo “passaggio storico” tra accordi economici e guerra contro il popolo

 

Il mondo sta esplodendo e l'Unione europea organizza un seminario per rifletterci sopra. È in questa maniera ironica che apre un editoriale del Sole 24 Ore di domenica scorsa.

Sì, il mondo è in pieno caos, e sono in corso incontri internazionali, a tutti i livelli, tra i paesi imperialisti, tra altri paesi dipendenti dall'imperialismo, che si susseguono l'un l'altro, perfino con la firma di “storici” accordi economici, politici, militari, sempre nella speranza di trovare una via d'uscita alla crisi.

Caos prodotto anche dalle mosse dell'imperialismo, in particolare l'imperialismo degli Stati Uniti a guida del nazista Trump, di "distrazione di massa", con gli attacchi al Venezuela, all’Iran, a Cuba, la Nigeria…, anche a uso interno, vista la situazione catastrofica che va dai crolli delle infrastrutture alle uccisioni di chi dimostra solidarietà con i migranti perseguitati dagli squadroni della morte dell’Ice.

All'interno di tutto questo caos, c’è l'India, che non è così gettonata a livello mediatico in generale, ma soprattutto nel nostro paese, e che invece è al centro di un passaggio storico, come è stato definito, per gli accordi che ha firmato da un lato con l'Unione Europea, dall'altro con gli Stati Uniti, passaggio storico perché l’India si è impegnata ad aprire l’immenso mercato interno!! Accordi a raffica firmati

mercoledì 11 febbraio 2026

pc 11 febbraio - La guida dei comandi operativi NATO alle quinte colonne trumpiane in Europa: Regno Unito e l'Italia del governo Meloni

L'Italia assume il comando NATO di Napoli

Con questo "peso" politico il governo fascio-imperialista di Meloni/Crosetto/Tajani si ritaglia il suo spazio alla Conferenza di Monaco sulla sicurezza dal 13 al 15 febbraio 2026 

info:

l'Italia assumerà il comando del Joint Force Command di Napoli, attualmente guidato dagli Stati Uniti. Parallelamente, il Regno Unito assumerà il comando del Joint Force Command di Norfolk, mentre Germania e Polonia si alterneranno al comando del Joint Force Command di Brunssum.

Il Comando Interforze di Napoli è uno dei tre quartieri generali operativi a quattro stelle della NATO e funge da principale centro di comando dell'Alleanza per il fianco meridionale. Dalla sua base nell'Italia meridionale, il Comando Interforze di Napoli supervisiona una vasta area strategica che si estende attraverso il Mediterraneo, i Balcani e parti del Medio Oriente e del Nord Africa

Gli Stati membri europei della NATO hanno aumentato significativamente la loro spesa per la difesa negli ultimi anni: da circa 343 miliardi di euro nel 2024 a circa 381 miliardi di euro nel 2025. In un vertice NATO del giugno 2025, gli Stati membri hanno concordato un nuovo obiettivo di spesa per la difesa pari al 5% del prodotto interno lordo, di cui il 3,5% destinato esclusivamente alla difesa.

pc 11 febbraio - Il parlamento europeo ha deciso più respingimenti dei migranti - Occorre rilanciare denuncia e mobilitazione


Le decisioni del Parlamento europeo avvengono quasi in contemporanea alla ripresa di naufragi e morti in mare di queste settimane/giorni.
Sono la macabra risposta a questi morti, tra cui bambini. E chiaramente ogni restringimento verso l'accoglienza dei migranti, si traduce anche in mancati soccorsi e quindi in più morti. 
L'Italia, il governo Meloni non solo è in prima fila in questo, ma vuole essere presa ad esempio e i partiti di estrema destra del parlamento europeo la indicano a modello.
Questo si accompagna a un mettere il silenziatore alla condizione dei migranti, a imporre un silenzio stampa anche sulle tragedie in mare.
Per questo è importante tornare con forza a rilanciare la controinformazione, la denuncia e la mobilitazione.
*****

Info - Martedì il Parlamento europeo ha approvato alcune modifiche alle norme comunitarie sulla gestione dei migranti che chiedono asilo in Europa, per renderle più restrittive:
le modifiche includono la possibilità di respingere più facilmente le richieste d’asilo e quella di inviare i richiedenti asilo in paesi terzi ritenuti “sicuri”, in maniera simile a quello che l’Italia sta facendo coi migranti inviati nei centri in Albania. 
Le modifiche per entrare in vigore necessitano di un’approvazione finale da parte dei governi dei 27 paesi membri dell’Unione.
Tra le modifiche approvate martedì ce n’è una che definisce “sicuri” paesi come l’Egitto o la Tunisia, dove le violazioni dei diritti umani sono frequenti: definirli “sicuri” significa rendere più facile

pc 11 febbraio - Dall'Italia alla Turchia la solidarietà internazionale e internazionalista dello Slai cobas per il sindacato di classe

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Lo Slai cobas per il sindacato di classe esprime la massima solidarietà alle lavoratrici e ai lavoratori, alle compagne e ai compagni colpiti dalla gravissima repressione dello stato turco che con una operazione di polizia ha arrestato nei giorni scorsi 96 persone con l’oramai consueto pretesto, usato da tanti governi reazionari, di attività di “terrorismo”.

 

Il governo turco con questa operazione, come denunciano i compagni nella loro dichiarazione, attacca tutti coloro che mettono in campo quotidiane lotte per i diritti per “mettere a tacere ogni forma di opposizione”, tanto che gli arresti potrebbero continuare nei prossimi giorni.

Ogni ambito che riguarda la lotta è stato colpito, senza riguardo né alle strutture fisiche né tantomeno alle persone: è per questo che con fare da squadroni armati del governo, più che normali “forze di polizia” hanno attaccato gli uffici, distruggendo tutto e sequestrando i computer, così come hanno arrestato membri di ogni tipo di associazione, dal presidente e dal segretario generale del sindacato dei lavoratori portuali LİMTER İş, parte della Confederazione dei Sindacati Rivoluzionari (DISK), agli ambientalisti di Polen Ekoloji, dai membri e rappresentanti di spicco del Partito Socialista degli Oppressi (ESP), dei Consigli Socialisti delle Donne (SKM) e della Federazione delle Associazioni Giovanili Socialiste (SGDF), al co-presidente dell'ESP, Murat Çepni, la portavoce generale del SKM Tanya Kara e il co-presidente della SGDF Berfin Polat.”

In mancanza di “prove” inesistenti il regime fascista turco sequestra perfino il Manifesto del Partito Comunista di Marx ed Engels, e secondo la stampa turca, il vero obbiettivo sarebbero i membri del Partito Comunista Marxista-Leninista (MLKP).

 

Questa ulteriore stretta repressiva sembra essere legata a tutte le attività di sostegno in solidarietà con il Rojava e altre città della resistenza curda, che il governo attacca, in particolare in questo momento, nella speranza di una sua definitiva sconfitta.

E infatti, pochi giorni prima, come riporta il comunicato dei compagni, “di questa ondata di arresti, un tribunale di Istanbul ha condannato dieci avvocati curdi e altre 18 persone a pene fino a 11 anni e 3 mesi per aver difeso i diritti e l'assistenza medica dei prigionieri, in maggioranza curdi…”

 

Ma come sempre la reazione, i fascisti al governo, si illudono che la repressione possa fermare la lotta e la ribellione, "Non un solo passo indietro” gridano al contrario i compagni.

Le lavoratrici e i lavoratori italiani che si riconoscono classe operaia internazionale nella solidarietà alle compagne e ai compagni della Turchia, subiscono una continua azione del governo moderno fascista guidato dalla Meloni, azione tesa a peggiorare sempre più le loro condizioni di vita e di lavoro e a sopprimere ogni tipo di diritti.

L’unità nella lotta, quindi, nazionale e internazionale, è necessaria e fondamentale, per questo nella prossima assemblea generale dei lavoratori della nostra organizzazione saranno prese decisioni in merito alle iniziative di solidarietà, e insieme alle compagne e ai compagni gridiamo Libertà per tutti i prigionieri politici! Abbasso la repressione fascista!

 

Slai cobas per il sindacato di classe

Coordinamento nazionale - Italia

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Dai compagni turchi 

Scriviamo per informare urgentemente di una grave ondata di repressione contro attivisti socialisti,

pc 11 febbraio - Guerra imperialista, alleanze e territori di guerra - una nota

Tutto il sistema imperialista, quindi non solo il nazista Trump ma anche Ue, Russia, Cina, India ecc, è impegnato in direzione di uno scontro mondiale, di un’altra guerra imperialista che per i padroni del mondo avrà ricadute in termini di egemonia, di rapina delle risorse, di profitti mentre per i proletari, per i lavoratori, per le masse, si tradurrà in morte, distruzione, peggioramento delle condizioni di vita a tutti i livelli.

Imperialismo vuol dire guerra ma vuol dire anche fascismo/nazismo/sionismo, il peggio che nelle società viene a galla e che in tempi di profonda crisi arriva al potere, non con colpi di Stato ma all’interno della stessa democrazia borghese e che punta a sovvertire lo Stato, il bilanciamento di poteri, gli accordi internazionali, una marcia moderno fascista per assicurare la “sicurezza” del loro potere borghese e chi meglio dei fascisti può farlo, chi meglio dei fascisti è utile per il potere dei padroni, per

pc 11 febbraio - Giornalisti contro la campagna antipalestinese

Contro la campagna mediatica orchestrata da molte/i colleghe/i e testate giornalistiche contro associazioni e gruppi palestinesi in Italia. Un comunicato che condividiamo e da diffondere

L’appello pubblicato da Miccia Mag (Voice Over Foundation):

Come giornaliste/i e operatori dell’informazione, condanniamo con forza la campagna mediatica orchestrata da molte/i colleghe/i e testate giornalistiche contro associazioni e gruppi palestinesi in Italia. 

Esprimiamo la nostra piena solidarietà al Centro Culturale Handala Ali, ai Giovani Palestinesi d’Italia (GPI), all’Unione Democratica Araba Palestinese (UDAP), all’Associazione dei Palestinesi in Italia (API), e a Mohammad Hannoun, Mohamed Shahin, Suleiman Hijazi, Anan Yaeesh, Omar Korichi, Brahim Baya e tutti coloro che vedono costantemente i propri nomi e volti esposti sulle pagine dei giornali, subendo gogna mediatica, diffamazione, pressione psicologica e il terrore di esprimere liberamente le proprie opinioni.

L’arresto di Mohamed Shahin – ora libero – avvenuto il 24 novembre 2025 a seguito di un articolo de La Stampa che ha innescato l’interrogazione parlamentare di Augusta Montaruli (Fratelli d’Italia) ci ha allarmati profondamente. E ci costringe ad essere ancora più rigorosi su ciò che scriviamo, poiché può avere conseguenze devastanti per le persone. 

Riteniamo estremamente pericolosa questa pratica di articoli e servizi televisivi che prendono di mira

pc 11 febbraio - Da Trump alla Meloni l'utilizzo dei media come manganello


Meloni, Salvini e compagnia stanno usando la tecnica del “flood the zone”, in italiano “allagare la zona”. È tipica di Trump e della comunicazione Maga. Consiste nell’inondare lo spazio informativo di polemiche, aggressioni, notizie false per catalizzare l’attenzione e annichilire gli avversari rendendoli impotenti

Da un commento di Luigi Ambrosio su RP . Sì tutto vero ma dove sarebbe l'opposizione parlamentare? E da che parte sta rispetto alla polarizzazione?

Serve andare oltre alla denuncia per una opposizione reale che costruisca la forza contro la marcia verso un regime moderno fascista

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Meloni criminalizza chi non la pensa come lei. Anche per non perdere il referendum

Negli ultimi dieci giorni a destra hanno iniziato con le accuse alla sinistra di “stare coi violenti”, compreso il linciaggio mediatico di alcuni suoi esponenti. Poi le pose virili mostrate con l’ultimo decreto Sicurezza. Ancora, l’intolleranza verso qualsiasi critica alle Olimpiadi di Milano-Cortina e la