Per le imprese italiane è il momento dell’India: da Stellantis a Sparkle chi può raddoppiare l’export nei prossimi tre anni
Con la riduzione dei dazi e l’accordo di libero
scambio, per le imprese italiane si aprono nuove opportunità in India
I punti chiave
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L'accordo di libero scambio UE-India apre nuove prospettive per le imprese italiane, puntando a raddoppiare l'export
Settori chiave includono meccanica, lusso, auto e alimentazione, con Stellantis e Sparkle già attive
La strategia mira a diversificare i mercati del Made in Italy, riducendo la dipendenza da aree instabili
Contenuto generato dall’AI: può contenere errori
All’AI Impact Summit di Nuova Delhi non si parla solo di intelligenza artificiale. Sullo
sfondo dei panel dedicati agli algoritmi e alle applicazioni
industriali dell’IA, si sta giocando una partita molto più ampia: quella
dei nuovi rapporti tra Italia e India dopo lo storico accordo di libero scambio firmato con l’Unione Europea a fine gennaio.
E il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, lo ha detto molto chiaramente: «È il momento dell’India per le imprese italiane.
Anche nel 2025, anno orribile per il commercio globale,
Berlinale 2026: Kaouther Ben Hania rifiuta il premio al Cinema for Peace
La regista tunisina Kaouther Ben Hania rifiuta il riconoscimento “Most Valuable Film” per Berlinale, un rifiuto che accende il dibattito.
La Berlinale 2026 si trova al centro di una nuova controversia internazionale dopo la decisione della regista tunisina Kaouther Ben Hania di rifiutare un premio durante la cerimonia Cinema for Peace, evento collaterale al Festival internazionale del cinema di Berlino.
L’autrice del documentario The Voice of Hind Rajab ha scelto
di non ritirare il riconoscimento “Most Valuable Film”, lasciando il
trofeo nella sala della premiazione. Il gesto è arrivato in seguito all’assegnazione, nello stesso evento, di un riconoscimento al generale
israeliano in pensione Noam Tibon, coinvolto nel documentario canadese The Road Between Us, dedicato agli eventi del 7 ottobre 2023.
Durante il suo intervento, la regista ha spiegato di percepire più
una responsabilità che un motivo di gratitudine, trasformando la
premiazione in una presa di posizione pubblica.
Il film e il caso Hind Rajab
Il documentario The Voice of Hind Rajab racconta la
vicenda della bambina palestinese di cinque anni uccisa a Gaza nel 2024
mentre era intrappolata in un’auto colpita da centinaia di proiettili.
La
Dall'intervento dello Slai cobas per il sindacato di classe all'assemblea organizzata dal Coordinamento di Taranto della Freedom Flotilla del 14.02.26.
Noi
abbiamo due impegni.
Primo,
smascherare di fronte ai lavoratori, come ogni organizzazione
sindacale deve fare, i danni per gli interessi dei lavoratori e della
città del passaggio dell’Ilva nelle mani del Fondo Flacks.
Ma come
proletari internazionalisti dobbiamo anche mostrare il ruolo di
questo Fondo nella partita di Israele. Il legame tra questo Fondo,
come finanziatore e sostenitore attivo dell'ala più estrema tipo
nazista, e Israele, è una questione centrale per chi ha una
concezione e lavora in una visione internazionalista, perché gli
operai siano fratelli, siano uniti dalla solidarietà internazionale
e le forze che si rifanno alla classe operaia siano
internazionaliste. Per questo è fondamentale che gli operai
esprimano un chiaro No a questo Fondo.
E'
un lavoro che abbiamo già cominciato. Nella prossime settimane
faremo uno specifico comizio alla fabbrica tematizzato solo su
questo, perché è importante considerare i lavoratori come i
soggetti principali di questa dinamica dell'ingresso del Fondo Flacks
nella proprietà dell’ex Ilva. Lo
stesso vale alla Leonardo.
La
nostra considerazione è che i lavoratori sono una forza materiale
indispensabile per combattere dall'interno dell'industria. E in un
certo senso gli operai della Leonardo lo stanno dimostrando; hanno
Resistenza
dei cittadini: avvocati svizzeri denunciano il proprio Ministro degli
Esteri alla Corte penale internazionale per presunti crimini di guerra a
Gaza
"La resistenza è inutile", ha scritto Fintan O'Toole su The New York Review of Books,
riferendosi ai paesi dell'emisfero occidentale costretti ad accettare
l'egemonia degli Stati Uniti. Ma la resistenza è davvero inutile oggi?
"Al momento ci sono così tanti fattori in gioco che fare qualcosa solo
per fare qualcosa, potrebbe essere un enorme spreco di energie", mi ha
scritto un amico. Molteplici fattori in movimento - politici, sociali ed
economici - si mescolano tra loro, scoraggiando alcuni tentativi di
resistenza e facendo sembrare altri "un enorme spreco di energie".
Eppure stanno emergendo forme di resistenza creative e potenzialmente
significative.
Un esempio lampante di resistenza creativa viene dalla Svizzera, dove
una ventina di avvocati svizzeri hanno compiuto il passo straordinario
di rivolgere il diritto internazionale contro il proprio Ministro degli
Esteri, Ignazio Cassis, presentando una "comunicazione" alla Corte penale internazionale
(CPI). (Una "comunicazione" alla CPI non è un'accusa formale). Gli
avvocati accusano Cassis di complicità con Israele in crimini di guerra,
crimini contro l'umanità e genocidio a Gaza. Sostengono che Cassis, in
qualità di Ministro degli Esteri svizzero, sia responsabile delle
politiche svizzere che violano le Convenzioni di Ginevra e non
rispettano il Diritto internazionale umanitario (DIU). È la prima volta che un ministro svizzero viene citato in un caso presentato alla CPI dell'Aia.
Il DIU e la Svizzera sono così strettamente legati che questa iniziativa
ha un peso simbolico significativo. Le Convenzioni di Ginevra del 1949,
che hanno istituito la protezione giuridica internazionale dei diritti
umani durante i conflitti armati e richiedono il trattamento umano di
soldati, prigionieri e civili, sono chiamate Convenzioni di Ginevra
perché sono state negoziate e firmate a Ginevra. Quasi 196 paesi - essenzialmente tutti
gli Stati membri e gli osservatori delle Nazioni Unite - sono parti
delle Convenzioni. Dal punto di vista geopolitico, fanno parte del DNA
della Ginevra internazionale, sono una pietra miliare della neutralità
svizzera e un principio fondante del Comitato internazionale della Croce
Rossa, anch'esso con sede a Ginevra.
Le accuse contro il Ministro degli Esteri svizzero
È proprio perché la Svizzera è così legata a queste Convenzioni che le
accuse contro Cassis sono così rilevanti. Un Ministro degli Esteri
svizzero complice di crimini di guerra? Secondo gli avvocati, Cassis
avrebbe potuto interrompere i rapporti commerciali della Svizzera con
Israele, continuare a finanziare l'Agenzia delle Nazioni Unite per il
soccorso e l'occupazione dei profughi palestinesi nel Vicino Oriente
(UNRWA) - guidata da un diplomatico svizzero - e bloccare le
esportazioni di armi verso Israele. Essi sostengono inoltre che avrebbe
potuto usare la sua influenza diplomatica, morale ed economica per
fermare il genocidio. In qualità di Ministro degli Esteri e membro del
Consiglio federale composto da sette persone, Cassis avrebbe anche
potuto ricordare all'intero Consiglio i suoi obblighi di rispettare sia
le Convenzioni di Ginevra che la Convenzione sul genocidio del 1948.
Prima di diventare Ministro degli Esteri, Cassis ha servito nel
Parlamento svizzero come membro e vicepresidente dal 2011 al 2017 del
"Gruppo di amicizia con Israele" del Parlamento.
“Picchiò dei neonazisti insieme a Ilaria Salis”: Budapest condanna a 7 anni l’italiano Gabriele Marchesi Gabriele Marchesi, 25 anni, è stato condannato in contumacia a sette anni: secondo un Tribunale di Budapest avrebbe preso parte al pestaggio di alcuni neonazisti insieme a Ilaria Salis.
Oltre a infliggere una condanna a otto anni di carcere all'all'antifascista Maja T., il Tribunale di Budapest ha condannato in contumacia a 7 anni il militante italiano Gabriele Marchesi, e a 2 anni e mezzo, con condanna sospesa, Anna Christina Mehwald, un'altra attivista del gruppo. La difesa di tutti i tre imputati ha presentato ricorso, mentre anche la procura ha presentato ricorso per chiedere l'aggravamento della pena. Chi è Gabriele Marchesi
Gabriele Marchesi, milanese di 25 anni, era imputato insieme all'europarlamentare italiana Ilaria Salis nel procedimento sui presunti scontri a Budapest dell’11 febbraio 2023 in occasione del Giorno dell’onore, giornata in cui i gruppi di estrema destra ungherese celebrano la "resistenza" dei nazisti tedeschi e ungheresi all’Armata Rossa. Anche Marchesi era accusato di aver aggredito dei neonazisti tuttavia, a differenza di Ilaria Salis, aveva fatto rientro in Italia poco prima che venisse raggiunto da un mandato di arresto Europeo. A Milano aveva scontato 129 giorni di arresti domiciliari al termine dei quali, nel marzo 2024, era tornato in libertà.
Budapest ne aveva ripetutamente chiesto la consegna, tuttavia i giudici italiani avevano più volte rinviato una decisione in tal senso in attesa che le autorità ungheresi fornissero chiarimenti su una decina di quesiti che riguardavano le condizioni detentive, lo Stato di diritto e l’indipendenza della magistratura nel Paese guidato dall'autocrate Orban.
Dall’Ungheria però era arrivata solo una "risposta gravemente deficitaria rispetto alle domande dettagliate poste dalla Corte d’Appello", in particolare sulle condizioni detentive; per questa ragione il sostituto procuratore generale di Milano Cuno Jakob Tarfusser aveva chiesto di non dare seguito all’istanza ungherese perché le "lesioni potenzialmente letali" contestate dalla procura di Budapest all'allora ventitreenne "hanno generato solo 3-5 giorni di prognosi alle presunte vittime che in Italia sarebbero state considerate lievissime".
In ogni caso, il Tribunale di Budapest ha comunque processato Gabriele Marchesi: e oggi è arrivata la condanna in contumacia a sette anni. Continua a leggere su Fanpage.
Per gli operai della ex Fiat di Termini Imerese, poi ex
Blutec, adesso passata al Gruppo Pelligra che a sua volta l’ha passata alla
Nicolosi Trasporti, e per gli operai dell’indotto, tutti ancora in attesa da 15
anni del famoso “rilancio produttivo”, rilancio che non si vede proprio, le
sorpresenon finiscono mai… nella
finanziaria di quest’anno il governo ha “inserito quasi di nascosto” scrive il
manifesto di ieri la cancellazione del
“l’assegno mensile degli operai licenziati dalle aziende dell’indotto nelle
aree di crisi complessa italiane”.
Il governo ha voluto anche togliere alle Regioni la gestione
diretta dei fondi, passandole alMinistero del Lavoro: “Le somme per la mobilità in deroga dei lavoratori
disoccupati sono stati spostati nel capitolo della cassa integrazione in deroga
che, tra l’altro sarà gestita direttamente dal ministero del Lavoro e non dalle
Regioni.” Regioni che avevano così la possibilità, anche in funzione elettorale,
di indirizzare le somme e mantenere “tranquilli” gli operai.
“Un doppio scippo – scrive la Repubblica - del quale fanno
innanzi tutto le spese i 107 lavoratori
dell’indotto ex Fiat di Termini Imerese e i 55 di quello ex Enichem di Gela,
le due aree di crisi
Oggi il Coordinamento del Parlamento inter-arabo
riunito a Il Cairo ha designato la data del 17 ottobre – ricorrenza del
giorno in cui nel 2023 l’esercito israeliano ha bombardato l’ospedale
Al-Ahly Al-Maamadany e ucciso 500 persone tra gli sfollati rifugiati
negli spazi aperti della struttura e con altri attacchi provocato oltre
200 morti – come giornata di commemorazione delle vittime del genocidio
dei palestinesi a Gaza, uno sterminio che intanto continua…
Le notizie diffuse oggi, 17 febbraio, riferiscono che a Beit Lahia
sono state uccise 4 persone e decine di feriti sono stati trasportati a
piedi fino all’ospedale Shifà, a Gaza città, perché in tutta la zona
nord gli ospedali sono stati rasi al suolo, e che a Khan Younis è stato ucciso un ragazzo.
E la strage continua anche in Cisgiordania, dove
a Salfit, a nord di Ramallah, tutte le arterie stradali sono state
chiuse con cumuli di terra, blocchi di cemento e barriere metalliche, e
il sindaco ha ordinato la chiusura delle scuole, a causa dell’emergenza
repressione coloniale: la città è diventata come un ghetto in cui
rastrellamenti violenti nelle case, interrogatori di piazza e
umiliazioni contro persone inermi davanti ai loro bambini.
A Qalqilia i soldati di occupazione hanno sparato ad un posto di blocco e, mentre lui era seduto in auto, ucciso un giovane, il 18enne Mohammed Shrim.
A Tamoun, nei pressi di Nablus, due bambini (Alì e Razan, di 16 anni e 3 anni) sono stati uccisi dalle
ORE 12 Controinformazione rossoperaia del 18.02.26
Da giorni in Parlamento e su tutta la stampa, il Ministro Piantedosi continua la sua sfrenata campagna volta a giustificare la repressione di massa.
Il Ministro degli interni è diventato sempre più apertamente un braccio operativo del governo, da Stato di Polizia e moderno fascista, che si permette nelle aule del Parlamento e nei giornali - in particolare
nei suoi - di condurre una campagna di criminalizzazione, di infamie, di fake news nei confronti di tutti coloro che si oppongono al suo governo e nei confronti delle libertà democratiche sancite dalla Costituzione.
Tutto il movimento antagonista viene definito come “terrorista” sostanzialmente, aprendo la strada a provvedimenti ancora più gravi, mentre nulla dice questo infame ministro
fascista nei confronti della sentenza di Bari che ha segnalato come il gruppo fascista Casapound - e gli altri sono anche peggio - sia un gruppo illegale che vada sciolto e le sue sedi vanno chiuse, ma questo ministro in
realtà sembra uno di Casapound.
Così tutta questa campagna oscura sugli attentati alle stazioni, fatti rientrare ormai da questo ministro in una aperta strategia della tensione volta ad aumentare, in forme illegali,
controlli e Stato di Polizia, che agisce come braccio operativo del governo Meloni e come forma concreta di sostegno alle leggi liberticide definite decreti sicurezza, deve essere contrastata e denunciata in tutte le forme
da tutti coloro che hanno interesse ad affermare e a far rimanere in questo paese la libertà di manifestare, la libertà di organizzazione, sancite peraltro dalla Costituzione.
Questo ministro copre i crimini polizieschi che stanno venendo alla luce e che fanno di molti poliziotti
Tutte e tutti liberi, solidarietà agli arrestati e alle arrestate!
Non c’è altro da fare che continuare a lottare.
Questa mattina, con un’operazione di
polizia all’alba sono stati notificati 5 arresti domiciliari e 12
obblighi di firma ad altrettanti compagni e compagne come esito di
un’operazione della DIGOS di Torino, durata mesi, contro le lotte per la
Palestina in città.
Dai cortei oceanici che assediarono Leonardo all’ingresso dentro
le ogr fino al blitz a città metropolitana e la Stampa, la procura di
Torino continua a costruire il proprio castello di carte.
Fra i tanti reati imputati ci sono i blocchi stradali e ferroviari,
indice della volontà sia di colpire una pratica messa in atto da
migliaia e migliaia di persone in tutta italia, sia del fatto che il
movimento di settembre e ottobre ha fatto veramente paura.
A Torino da mesi si stanno susseguendo operazioni di polizia quasi
settimanali contro le lotte, in un attacco che non accenna a fermarsi,
ma anche le lotte non si fermano, saremo già da questo weekend a Livorno
per il convegno “per realizzare un sogno comune” organizzato dalla rete
infoaut. Sarà un momento di condivisione e di analisi di come
organizzarci insieme all’altezza della fase e del periodo che stiamo
attraversando.
Tutte e tutti liberi, solidarietà agli arrestati e alle arrestate!
Palestina, Italia e Torino. con l’ennesima operazione di polizia all’alba di giovedì 19 febbraio. Sono 18 le misure cautelari –
5 arresti domiciliari, 12 obblighi di firma quotidiani e 1 divieto di
dimora – contro 11 compagni e 7 compagne disposte, a cui aggiungere 21
perquisizioni domiciliari all’alba e svariate denunce a piede libero
per, a vario titolo danneggiamento, violenza privata aggravata,
resistenza aggravata e lesioni a pubblico ufficiale.
Questo l’esito della nuova ondata di misure volta a colpire le lotte
per la Palestina in città. “Dai cortei oceanici che assediarono Leonardo
all’ingresso dentro le Ogr fino al blitz a Città metropolitana e la
Stampa, la procura di Torino continua a costruire il proprio castello di carte” commentano infatti, in prima battuta, compagne-i torinesi.
Su Radio Onda d’Urto l’intervista a Umberto, compagno di Askatasuna.
Non c’è altro da fare che continuare a lottare. Solidarietà all3 compagn3 colpit3 dalle misure repressive.
Questa mattina, un’ulteriore operazione repressiva ha colpito
all’alba giovani compagne e compagni del Coordinamento Torino Per Gaza
per fatti relativi alle mobilitazioni per la Palestina svolte durante il
Blocchiamo Tutto. 5 arresti domiciliari e 12 obblighi di firma ai
danni di altrettanti compagn3 colpevoli insieme ad altre milioni di
persone, di aver partecipato a quel movimento oceanico che per settimane
ha inchiodato il governo Meloni alle proprie responsabilità nelle
complicità al genocidio del popolo palestinese, nella sudditanza a Usa e
Israele e nell’aggravarsi dello scenario di guerra globale in cui ci
troviamo. Il governo italiano, tanto impegnato nella guerra interna
contro il dissenso, è entrato anche nel Board of Peace di Trump per
colonizzare definitivamente la Palestina, pronto a banchettare sul
sangue dei palestinesi. Nell’ultima settimana gli attacchi delle
forze di occupazione israeliana hanno fatto più di 32 martiri a Gaza,
ferendo almeno altre 74 persone, e arrestandone almeno 126 inclusx
bambinx in Cisgiordania. Il parlamento israeliano ha approvato una
misura per annettere definitivamente la Cisgiordania, e mantenere
parziale la riapertura del valico di Rafah. Investigazioni
internazionali stanno riportando che nel corso di questi anni di
genocidio i corpi di quasi 3000 persone sono stati resi introvabili a
causa dell’uso da parte di Israele di armi proibite dal diritto
internazionale, ordigni talmente letali da fare evaporare le persone
direttamente colpite. E i criminali siamo noi. Netanyahu può
sorvolare senza timori l’Italia nonostante un mandato di arresto
internazionale, mentre giovani studenti vengono rinchius3 ai domiciliari
per aver preteso la fine dello sterminio di un popolo.
Sappiamo di essere dalla parte giusta della storia e l’accanimento
dello Stato contro chi si assume la responsabilità di lottare per la
giustizia ce lo conferma. Se per loro siamo un problema, allora
rappresentiamo un pezzo della soluzione alle barbarie che la storia sta
consumando contro i popoli di tutta la Terra. Ovunque nel mondo si
lotta in maniera sempre più determinata, la mobilitazione popolare
continua a vincere e supportare la resistenza del popolo palestinese. Dobbiamo
guardare oltre i confini e renderci conto che siamo ancora, nonostante
tutto, una forza dirompente che non potranno annientare facilmente. Non c’è altro da fare che continuare a lottare.
Teniamo alta l’attenzione e non lasciamo indietro nessuno:
Forum Against Corporatization And Militarization
(FACAM)
La strenua resistenza del popolo indiano contro la
genocida Operazione Kagaar nell'India centrale e orientale risuona in
tutto il mondo come un appello alla giustizia per le vittime di
massacri di massa, sturpi, esecuzioni stragiudiziali e assassinii
politici, torture e detenzioni illegali. Scosso dalla massa di
cadaveri di attivisti politici e indigeni in Bastar e altre regioni,
il movimento proletariato internazionale ha risposto all'appello ha
raccolto singoli e organizzazioni progressisti, democratici e amanti
della giustizia per esigere la fine dell'Operazione Kagaar e del
genocidio del popolo Adivasi e dei suoi attivisti politici. Il 27
gennaio si sono svolte proteste e presidi a Bruxelles presso
l'Ambasciata indiana e il Parlamento europeo, oltre a una grande
manifestazione di protesta organizzata dal Comitato Congiunto Stop
Repressione in India (JCSR) e varie altre organizzazioni presso il
Consolato Generale dell'India a Birmingham, Regno Unito, lo stesso
giorno. Il 28 si è tenuta anche una protesta a Vienna.
Queste proteste sono state indette all’indomani
della chiusura dei negoziati sull'Accordo di libero scambio UE-India
e di fronte alla Sottocommissione per i diritti umani del Parlamento
europeo, nonché in occasione della celebrazione del 77° Giorno
della Repubblica, il 26 gennaio 2026, per riflettere sulla natura
della "Repubblica" dello Stato indiano.
In precedenza, proteste e iniziative si erano
svolte anche in Turchia, Cile, Brasile, Perù, Filippine,
Gravi
interferenze sulla causa di licenziamento alla Scala di Milano
In
merito alle notizie relative all’udienza sul licenziamento della
lavoratrice della Scala
Apprendiamo
con forte preoccupazione e con estrema gravità quanto riportato in
queste ore da diverse testate giornalistiche in merito a una
situazione poco chiara che si sarebbe verificata nel corso di
un’udienza relativa alla causa di lavoro che ha visto coinvolta la
lavoratrice licenziata dal Teatro alla Scala, da noi assistita come
CUB Informazione e Spettacolo. Secondo
quanto riportato dagli organi di stampa, alcuni individui avrebbero
tentato di accedere o di acquisire documentazione identificandosi
come appartenenti alle forze dell’ordine. Le informazioni
attualmente disponibili risultano frammentarie e non consentono di
comprendere con certezza la dinamica dei fatti né l’effettiva
natura degli episodi segnalati. Apprendiamo inoltre che la
magistratura abbia qualificato tali comportamenti come «quantomeno
impropri» e che «obiettivamente si sono posti come potenziali
interferenze nel sereno esercizio dell’attività giurisdizionale». Se
tali circostanze fossero confermate, ci troveremmo di fronte a un
fatto di inaudita gravità. Interferenze, anche solo potenziali,
nell’esercizio della funzione giurisdizionale
...Mentre la Meloni continua a strillare e ad attaccare giudici e magistratura
*****
Il tribunale di Palermo ha stabilito che il fermo della nave era illegittimo e l'ONG Sea Watch deve essere risarcita dallo Stato italiano per oltre 76mila euro. Un risarcimento per le spese sostenute dall'organizzazione tra ottobre e dicembre 2019. "Mentre il governo annuncia il 'blocco navale' si legge in un post di Sea Watch su X - il diritto ancora una volta dà ragione alla disobbedienza civile".
Estate 2019, da una parte Carola Rackete,allora comandante dellanave umanitaria Sea Watch 3, dall’altraMatteo Salviniall’epoca dei fattiministro dell’Interno. Entrambi protagonisti di
"Mi
hanno licenziato perché sono palestinese”: il racconto di Fadel,
steward per le Olimpiadi Milano-Cortina
Fadel Mosadag Mohammad Masri era stato
assunto con contratto part-time come steward per le Olimpiadi
Milano-Cortina, ma per non specificati motivi di sicurezza è stato
licenziato. A cura di Lidia Ginestra Giuffrida Basta essere
palestinese o urlare "Free Palestine" per essere licenziato
durante le Olimpiadi di Milano-Cortina. Dietro l'ombra dei cinque
cerchi e della tregua olimpica, ci sono anche le storie di coloro che
denunciano di essere stati licenziati per un nulla: Fadel Mosadag
Mohammad Masri è uno di loro, che ha perso il lavoro solo perché
palestinese. "Avevo trovato l'annuncio online, ho inviato
l'application, mi hanno preso e il 10 gennaio sono andato a Milano",
racconta a Fanpage.it il giovane originario della Cisgiordania e
rifugiato in Italia da quattro anni. "Ho iniziato a lavorare con
un contratto a tempo determinato e part-time che sarebbe dovuto
valere dal 25 gennaio al 15 marzo 2026″, continua. Secondo
quanto si legge nel documento di diffida inviato alla società One
Group S.r.l. e alla Fondazione Milano Cortina 2026, e visionato da
Fanpage.it, Masri era stato assunto con un contratto part-time come
Non si perde un’occasione per farsi pubblicità gratis! Per quanto
grave possano essere le situazioni! È tempo di sciacalli, abbiamo detto, e la
passerella continua. La Meloni lunedì è tornata a Niscemi stringendo le mani
del sindaco (nel frattempo indagato per corruzione!) e promettendo soldi. Sempre
naturalmente al riparo delle quattro mura del Municipio e alla presenza di
qualche niscemese scelto apposta, ma quanti soldi? E per chi? Si parla di un
miliardo complessivo per i danni subiti dalle tre regioni, Calabria, Sardegna e
Sicilia, e sono solo la metà di quelli già calcolati dagli esperti fino ad ora,
mentre per Niscemi ci sarebbero 150 milioni, gestiti da un nuovo commissario, “destinati
a demolizioni, delocalizzazioni e opere di stabilizzazione” come riporta il
Sole 24 Ore di oggi.
Ieri, infatti, il consiglio dei ministri ha approvato un “decreto
sul maltempo e Niscemi”, che “combina ristori e misure per la tenuta del sistema produttivo, piani per i territori e ammortizzatori sociali per
Soldato
israeliano ammette (senza rimorso): uccidiamo e stupriamo donne e
bambini a Gaza
Gaza-InfoPal. Il sistema sionista, quello, per intenderci, degli Epstein files, è una pratica molto utilizzata dall’esercito israeliano nella Striscia di Gaza. Notoriamente, i colonizzatori sionisti hanno sempre usato lo stupro come arma di guerra, e nei tre anni di genocidio a Gaza tale pratica è diventata tanto sistematica quanto impunita. I giusti del mondo fanno fatica a comprendere come governi e istituzioni occidentali continuino a sostenere ancora Israele, e, anzi, a perseguitare attivisti e giornalisti umanitari pro-Palestina accusandoli di terrorismo al posto dei veri terroristi: gli occupanti genocidari israeliani e stupratori di donne e bambini. Ma ormai l’Occidente, una civiltà basata su 500 anni di stermini di popoli nativi da cui ha tratto le risorse naturali e umane per il proprio sviluppo economico, è nudo; ha tolto ogni maschera residua e appare per ciò che è: la cloaca della Terra, insieme ai suoi vassalli e valvassini di ogni piccola o più grande posizione di potere, sempre esercitata contro i deboli e gli oppressi e a favore di criminali assassini e stupratori pedofili. Per il principio dell’equivalenza algebrica, chi sostiene genocidari, pedosatanisti, infanticidi, chi li copre, chi li appoggia, chi ne esegue le direttive nei propri Stati e dentro le proprie istituzioni, ne condivide la natura, ed è, pertanto, complice.
Sta scatenando una grande indignazione un video virale che circola sui social media dove un soldato israeliano ammette, senza vergogna, di aver commesso atrocità nella Striscia di Gaza.
In una sessione live su TikTok con lo YouTuber americano Jeff Davidson, il soldato ha affermato: “Non uccidiamo solo, stupriamo anche“, riferendosi alle azioni compiute dalle forze armate israeliane contro
Esattamente due anni fa, il 17
febbraio del 2024, moriva a Frascineto, in provincia di Cosenza, Edison
Malaj: operaio di 54 anni rimasto schiacciato da una lastra di cemento
caduta da una gru nel cantiere dove stava lavorando. La moglie Silvana e
i figli sono in attesa che cominci il processo al datore di lavoro.
La stessa sorte è toccata ai
familiari di Salvatore Cucè, minatore calabrese di 33 anni impiegato nei
cantieri per il Terzo Valico. Ha perso la vita, tre anni fa, il 7
febbraio 2023, in seguito all’esplosione di una sacca di gas metano.
Anche in questo caso il processo non è ancora iniziato. A marzo dovrebbe
infine cominciare, dopo quasi tre anni, il procedimento sulla strage di
Casteldaccia, dove persero la vita
...All'umanità intera, alle madri del mondo, ai medici senza frontiere, ai giornalisti con dignità, ai governi che credono ancora nella giustizia:
Il mio nome è come quello di milioni di altre persone. Non ho cognomi famosi né cariche importanti. Sono una cubana comune. Una figlia, una sorella, una patriota. E scrivo questo con l'anima straziata e le mani tremanti, perché quello che oggi vive il mio popolo non è una crisi. È un omicidio lento, calcolato, freddamente eseguito da Washington.
E il mondo guarda dall'altra parte.
👵 DENUNCIA PER I MIEI NONNI:
Denuncio che a Cuba ci sono anziani che muoiono prematuramente perché il blocco impedisce l'arrivo di farmaci per il cuore, la pressione e il diabete. Non è una questione di mancanza di risorse. È un divieto deliberato. Le aziende che vogliono vendere a Cuba vengono multate, perseguitate, minacciate. I loro governi tacciono. E nel frattempo, un nonno cubano stringe il petto e aspetta. La morte non avvisa. Il blocco sì.
👶 DENUNCIA PER I MIEI BAMBINI:
Denuncio che a Cuba ci sono incubatrici che hanno dovuto essere spente per mancanza di carburante. Che ci sono neonati che lottano per la vita mentre il governo degli Stati Uniti decide quali paesi possono venderci petrolio e quali no. Che ci sono madri cubane che hanno visto mettere in pericolo la vita dei