venerdì 13 febbraio 2026

pc 13 febbraio - Il governo delle mani sulla magistratura. Al referendum votiamo NO!

da ORE12 /Controinformazione rossoperaia  del 12.02.26



La riforma sulla giustizia fortemente evoluta dal governo Meloni è un'iniziativa che sta tutta dentro la marcia del moderno fascismo. Mettere le mani sulla magistratura, averne il controllo per non essere intralciati quando si fanno leggi liberticide o sempre più repressive o si agisce direttamente contro le leggi esistenti, non incappare nella giustizia (sia pur borghese) sono i veri obiettivi del governo Meloni e per questo bisogna votare NO al prossimo referendum.

Il tentativo del governo non è nemmeno tanto nascosto, visto che Nordio lo ha detto più volte in più occasioni: limitare l'eccessiva autonomia dei giudici. Così anche la Meloni, che vuole, così come ha detto, liberare la magistratura da tutti i possibili condizionamenti politici, perché di fatto l'unico condizionamento politico deve essere quello suo e quello del suo governo, e limitare le ingerenze della magistratura nella politica.

Gli attacchi quotidiani alla magistratura da parte di tutti i membri di questo governo, dalla Meloni a Nordio a Salvini, ai loro più luridi scagnozzi vanno, di fatto in questa direzione. Non si tratta quindi di una riforma costituzionale come blatera Nordio o la Meloni per cercare di ingannare la cosiddetta opinione pubblica, ma si tratta di un vero e proprio stravolgimento della Costituzione, attraverso cui ci si vuole vendicare di fatto di quei giudici che non sono allineati al governo e si mira a volere trasformare questa società capitalista di cui il governo Meloni oggi è al servizio, rappresentando l'ala più reazionaria della borghesia al potere, trasformare questa società in una società dove i potenti, i padroni, i politici devono praticamente farla sempre franca e quindi anche per questo bisogna votare NO al prossimo referendum.

Le ragioni del NO sono abbastanza chiare, mentre sarebbe davvero una perdita di tempo quella di cercare di smascherare i vuoti e ingannevoli argomenti del si, però qualcosa bisogna pur dirla.

Innanzitutto non c'entrano niente le chiacchiere che ci sono a destra e manca, dalla Meloni a Nordio a Salvini, sulla separazione delle carriere, perché di fatto oggi con le leggi attuali è già così, come abbiamo ascoltato in questi giorni in diverse trasmissioni televisive dove intervengono gli “esperti” del settore, quindi da giudici ad avvocati, da più voci è stato spiegato che già di fatto ora esiste la separazione delle carriere, per cui sia questa questione così come appunto l'altra questione sbandierata delle correnti dentro la magistratura o della necessità di una giustizia giusta.... sono tutte le ennesime bugie e le ennesime fandonie che questo governo propina ogni giorno attraverso i mass media che ha nelle sue mani per ingannare ancora una volta la cosiddetta opinione pubblica e illudere ancora una volta.

Come ha dichiarato il magistrato Sergio Rossetti, componente della giunta esecutiva centrale dell'Associazione Nazione dei Magistrati in una intervista, dove dice che “questa riforma è un inganno, una trappola che il governo sta tendendo al popolo italiano e che non migliora fatto la giustizia. Tutti sappiamo - dice - che per una giustizia efficiente servono risorse, vedi la questione dei processi infiniti che non finiscono mai degli organici che sono carenti, ecc, ecc, questa riforma non investe neanche un solo euro in questo senso. Il suo vero scopo è un altro, è quello di sottrarre i poteri forti al controllo della magistratura e quindi minare in questo senso appunto l'autonomia e l'indipendenza della magistratura”.

Alla domanda quali sono gli aspetti più preoccupanti della riforma, il magistrato risponde: “da mani pulite in poi il potere politico ha costantemente minato la fiducia dei cittadini nella magistratura e si sono poste le basi per intaccarne la sua autonomia e indipendenza. Singoli magistrati sono stati attaccati, l'intero corpo screditato. Oggi si arriva a questa riforma con la separazione delle carriere, il sorteggio dei membri del Consiglio Superiore della Magistratura, un'alta corte disciplinare con un grande numero di esponenti politici, cioè si vuole, dice il magistrato Rossetti, per Costituzione, spingere il pubblico ministero nell'orbita dell'esecutivo, cioè sotto il controllo del governo, screditare il Consiglio Superiore della Magistratura e intimorire i magistrati, quindi tutto è costruito per indebolire l'autonomia e l'indipendenza della magistratura e quindi poi di conseguenza la libertà dei cittadini”.

pc 13 febbraio - Giù le mani da Francesca Albanese!

Respingiamo subito la campagna avviata dalla Francia, e appoggiata da vari paesi imperialisti, in prima fila l'Italia col governo Meloni, che non vedono l'ora di zittire la sua voce, la sua attività di denuncia del genocidio di Israele in Palestina e delle complicità dei governi imperialisti.

Nessuno tocchi Francesca Albanese!



pc 13 febbraio - La resistenza non è reato, la solidarietà è un'arma, non un reato. Presidi a Melfi e a Terni in solidarietà ad Anan, Announ e a tutti i prigionieri palestinesi

 


LA SOLIDARIETA’ NON SI ARRESTA - MOHAMMAD HANNOUN LIBERO!

DOMENICA 1 MARZO ORE 14,30 PRESIDIO NAZIONALE AL CARCERE DI TERNI

La detenzione di Mohammad Hannoun, il presidente dell'API l'associazione Palestinesi d'Italia nel carcere a Terni dopo l'arresto avvenuto a fine dicembre con l'accusa di essere finanziatore di Hamas, arresto confermato. nonostante l'esclusione delle "prove" presentate da Israele, ci impone di mobilitarci ed esprimere la nostra piena solidarietà e anche di leggere questo come l'ennesimo attacco alla solidarietà con la Palestina. Lo Stato italiano sta conducendo -su mandato di Israele e in ossequio alla sua logica di annientamento del popolo palestinese- un attacco alla resistenza palestinese e ai movimenti di solidarietà. Questo attacco ha molte facce, ma una sola direttrice: schiacciare chiunque osi opporsi al colonialismo di insediamento e alla pulizia etnica in corso. Vengono imprigionati e processati, su richiesta israeliana, partigiani palestinesi rifugiati politici in Italia, come Anan Yaheesh condannato incredibilmente in 1° grado a 5 anni e mezzo; vengono colpiti e arrestati palestinesi che, in piena guerra genocida, raccolgono aiuti umanitari per il loro popolo sterminato da bombe, fame e malattie diffuse; viene repressa con ferocia' differenziata la solidarietà al popolo e alla resistenza palestinesi con condanne pesantissime come quella a Tarek e con azioni esemplari contro studenti pro-Palestina come fermi, arresti domiciliari e schedature che coinvolgono le stesse scuole pubbliche.

In questo quadro, l'operazione di criminalizzazione degli aiuti umanitari al centro del processo contro Mohammad Hannoun assume un significato chiaro. È la stessa logica applicata su scala globale: come Israele nei territori occupati e a Gaza blocca gli aiuti, caccia Medici Senza Frontiere e accusa l'UNRWA (l'agenzia ONU che dal 1949 fornisce assistenza ai profughi palestinesi) di complicità, così all'estero chiede ai governi vassalli, come quello italiano, di colpire i flussi di solidarietà dal basso. Due piccioni con una fava: screditare i movimenti di solidarietà e garantirsi il business esclusivo degli aiuti e della futura ricostruzione, mentre si tenta di ridurre al silenzio la solidarietà con il popolo palestinese e mentre continua l'assedio a Gaza con l'imposizione di condizioni di vita inumane e l'impedimento di qualsiasi forma di aiuto e assistenza alla popolo palestinese. Per questo è urgente smontare questa narrazione tossica e ristabilire un piano di verità: l'unica direttrice giusta è quella della resistenza e della liberazione del popolo palestinese dall'entità coloniale israeliana.

Di fronte a questa macchina repressiva, le finzioni legali crollano. A nulla valgono l'esclusione delle prove israeliane anonime ed estorte nel processo Mohammad Hannoun, o l'inconsistenza delle testimonianze dell'ambasciatrice israeliana nel processo contro Anan Yaheesh. La partita non si gioca sul campo dello stato di diritto, ma su quello dei loschi affari e delle convenienze politiche: accordi energetici (ENI), commesse militari, cyber sorveglianza, affari di altre società italiane con Israele, in cambio di ostaggi e del silenzio sulla Palestina. In questo contesto, diventa cruciale creare un legame forte e visibile tra tutte le mobilitazioni. I presidi del 21 febbraio per Anan Vaheesh a Melfi e per Ahmed Salem, Yaser Alassali e Riyad Albastangi a Rossano Calabro, per Raed Dawood a Ferrara sono in continuità con gli scioperi, i presidi, i cortei e le manifestazioni per la Palestina, come lo è il presidio per Mohammad Hannoun a Terni e quelli per Tarek, e tutti gli altri detenuti e processati perché credono che l'autodeterminazione del popolo palestinese, la sua liberazione dal fascismo israeliano sia oggi una possibilità di riaffermare anche qui da noi delle pratiche di autodeterminazione e libertà da uno stato sempre più autoritario, poliziesco, autoritario e fascista. Ogni processo contro la solidarietà è un processo contro la libertà di tutte e tutti. Libertà per tutti i prigionieri politici.

Perché la liberazione della Palestina è liberazione di tutti!

Perché la solidarietà è un'arma e per questo il potere la vuole spezzare!


Coordinamento ternano per la Palestina, API e UDAP

pc 13 febbraio - Oggi ORE 12 Controinformazione Rossoperaia non esce e lascia spazio alle immagine del gigantesco sciopero generale in India - Speciale lunedì 16

Speciale ORE 12 lunedì 16 con informazioni valutazioni testi provenienti direttamente dai compagni indiani



pc 13 febbraio - India 250 milioni di lavoratori in sciopero nel gigantesco Bharat Bandh del 12 febbraio - Massima info Lunedi speciale a ORE 12 Controinformazione Rossoperaia


 


pc 13 febbraio - I fascisti di CasaPound condannati giustamente a Bari sono protetti dal governo Meloni/da Fratelli d'Italia, dal Ministro Piantedosi

Ieri il Tribunale di Bari ha condannato 12 militanti di CasaPound per riorganizzazione del disciolto partito fascista e manifestazione fascista. Pene fino a 2 anni e 6 mesi, più la privazione dei diritti politici per 5 anni.

È la PRIMA VOLTA in Italia che viene riconosciuto questo reato per attivisti di CasaPound. 

I fatti risalgono al settembre 2018: un'aggressione squadrista con sfollagente, manganelli telescopici e manubri da palestra contro manifestanti antifascisti che tornavano da un corteo. Tra le vittime l'europarlamentare Eleonora Forenza.

Sette anni per arrivare a questa sentenza. Ma oggi si ribadisce un fatto chiaro: il fascismo NON è un'opinione. È un crimine. E oggi la giustizia lo conferma.

Per fortuna che c'è la Costituzione, che all'articolo XII delle disposizioni transitorie vieta la riorganizzazione del partito fascista "sotto qualsiasi forma". Una norma antifascista nata dalla Resistenza che ancora oggi ci difende.

pc 13 febbraio - Dichiarazioni di Khaled Mashaal Hamas - proletari comunisti appoggia queste dichiarazioni nel contesto tattico e strategico in cui si trova la Resistenza palestinere ora

“Nel contesto in cui il nostro popolo è ancora sotto occupazione, parlare di disarmo è un tentativo di trasformare il nostro popolo in una vittima facile da eliminare e facilmente sterminata da Israele, che è armato con tutto l’armamento internazionale”, ha dichiarato il leader politico di Hamas all’estero, Khaled Mashaal, al Forum della rete televisiva qatariota Al Jazeera a Doha.

“Mashal ha anche sottolineato che il movimento della Resistenza palestinese ha offerto una tregua a lungo termine, di 7 o 10 anni, con i paesi mediatori come garanti che queste armi non saranno usate, ma “Israele” l’ha rifiutata.

“Il funzionario palestinese ha affermato che il problema è l’occupazione israeliana, non le armi della

pc 13 febbraio - A che serve la mobilitazione Stellantis a Torino di sabato 14? E' davvero quello che serve per riprendere la lotta? Noi pensiamo di no

Stellantis, il presidio Fiom davanti ai cancelli di Mirafiori: sabato la manifestazione in centro

Tre giorni di presidio davanti al cancello 2, sabato la mobilitazione nel centro di Torino

Stellantis, il presidio Fiom davanti ai cancelli di Mirafiori: sabato la manifestazione in centro

È iniziato questa mattina davanti alla porta 2 dello stabilimento di Mirafiori il presidio della Fiom, che proseguirà per tre giorni in vista della manifestazione cittadina in programma sabato 14 febbraio nel centro di Torino. L’iniziativa coinvolge le sigle Fim, Fiom, Uilm, Fismic, Uglm e Aqcfr, che hanno scelto di organizzare un momento unitario in una fase particolarmente delicata per il comparto automotive. Il presidio ai cancelli dello storico impianto torinese rappresenta un primo passaggio di mobilitazione, con l’obiettivo di richiamare l’attenzione sulla situazione produttiva e sulle prospettive industriali del gruppo Stellantis in Italia.

pc 13 febbraio - Sciopero in Tunisia contro la repressione antisindacale - info

Tunisie : Grève à Mecachrome contre la répression syndicale

Du 9 au 13 février, les travailleurs de Mecachrome en Tunisie organisent une grève et se mobilisent pour défendre leurs droits et dénoncer la criminalisation de l’action syndicale par la direction. En effet, cette mobilisation s’inscrit dans un contexte de répression croissante depuis mi-janvier : refus de reconnaître la section syndicale créée le 1er novembre, licenciement de 12 travailleurs début 2026 et convocations policières de syndicalistes. Malgré ces pressions, les travailleurs ont maintenu leur mobilisation et préparé une grève début janvier, tandis que la solidarité s’est étendue au-delà des frontières, avec le soutien de la CGT Mecachrome Toulouse et différentes organisations

pc 13 febbraio - Gaza, l’inchiesta di Al Jazeera: “Migliaia di palestinesi ‘evaporati’ a causa dell’utilizzo di bombe termobariche”

La barbarie, senza fine e che ha uguagliato l'orrore nazista, dei criminali genocidi Trump/Netanyahu condivisa, coperta, occultata da tutti i paesi imperialisti e in particolare dal governo moderno fascista Meloni

diRedazione Esteri

Le armi di produzione statunitense hanno disintegrato 2842 palestinesi, cancellando ogni traccia dei loro corpi

Disintegrati. Cancellati senza che siano rimaste tracce: né un corpo da seppellire, né una salma da piangere. Le squadre della Protezione Civile della Striscia di Gaza hanno accertato l’uccisione di 2842 palestinesi “evaporati” a causa dell’utilizzo da parte di Israele di armi termiche e termobariche. Si tratta di una parte delle oltre 72mila vittime dei raid di Tel Aviv dal 7 ottobre 2023. Lo racconta un’approfondita inchiesta di Al Jazeera Arabic intitolata The Rest of the Story, che ha documentato il ricorso delle cosiddette bombe a vuoto o aerosol. I giornalisti hanno inoltre consultato analisti ed esperti per capirne il funzionamento, il paese di produzione e raccolto le testimonianze di soccorritori e famiglie di Gaza che hanno avuto un proprio caro “sparito” dopo un raid.

Il portavoce della Protezione Civile di Gaza, Mahmoud Basal ha spiegato ai cronisti dell’emittente del Qatar come sono arrivati alla cifra di 2842. Un numero preciso, non una stima. “Entriamo in un’abitazione dove c’è stato un attacco e confrontiamo il numero noto di occupanti con i corpi recuperati”, ha detto Basal. “Se una famiglia ci dice che all’interno c’erano cinque persone e noi recuperiamo solo tre corpi intatti, consideriamo i restanti due come ‘evaporati‘ solo dopo che una ricerca approfondita non ha prodotto altro che tracce biologiche: schizzi di sangue sui muri o piccoli frammenti come scalpi”, ha aggiunto.

Tra i racconti c’è quello di una donna di Gaza City, Yasmin Mahani. La mattina del 10 agosto 2024 è alla ricerca di suo figlio Saad tra le macerie della scuola al-Rabin. Trova suo marito disperato che urla, ma non il figlio. Per giorni cerca ovunque: ospedali, obitori. “Non abbiamo trovato nulla di Saad. Nemmeno un corpo da seppellire. Quella è stata la parte più difficile” dice. Suo figlio non esiste più. Secondo l’inchiesta, la causa è nell’utilizzo sistematico da parte dell’Idf delle bombe termiche o termobariche di fabbricazione Usa. Sono armi vietate dal diritto internazionale, in grado di generare temperature superiori a 3500 gradi Celsius. “A differenza degli esplosivi convenzionali, queste armi disperdono una nube di combustibile che si infiamma creando un’enorme palla di fuoco e un effetto vuoto”. Una potenza che riduce la materia in cenere in pochi secondi.


pc 13 febbraio - A 25 anni dal G8, la lettera aperta di Haidi Giuliani: “Quando il dissenso diventa un reato servono nuovi spazi collettivi di partecipazione”

Genova. Riceviamo e pubblichiamo la lettera aperta ai movimenti scritta da Haidi Gaggio, mamma di Carlo Giuliani, ucciso in piazza Alimonda 25 anni fa, duranti i giorni del G8 di Genova.

“La storia si ripete sempre due volte: la prima come tragedia, la seconda come farsa”, scriveva Marx nel Diciotto Brumaio. Ci pensavo guardando le immagini di sabato scorso, a Torino. Sembrava di rivedere, in scala ridotta, quelle del luglio 2001 qui a Genova. La grande presenza unitaria di uomini e donne di tutte le età e di varia provenienza che hanno manifestato lungo il percorso fino alla fine. L’arrivo di chi viene subito nominato come “guastatore. Le forze dell’ordine massicciamente presenti, addobbate per la guerra. I petardi da una parte, i candelotti lacrimogeni dall’altra, le botte date nel mucchio. A Torino per fortuna nessun morto, nemmeno in coma, solo un poliziotto preso a calci. Delle altre persone ferite molti solerti giornalisti non hanno neppure parlato: sembra che sia diventato normale tornare a casa dopo una giornata di legittima protesta con la testa sanguinante e qualche osso rotto, si tratti di cittadinǝ che difendono il proprio territorio, operaǝ che difendono il posto di lavoro, studentǝ davanti a scuole e università.

Eppure la protesta resta un diritto costituzionale, non un favore concesso, ma un elemento essenziale della democrazia. Manifestare significa rendere visibile un conflitto, portarlo nello spazio pubblico, chiedere che venga riconosciuto e discusso. Oggi, invece, il dissenso viene punito a prescindere, svuotato di legittimità politica e riscritto come devianza. Decreto dopo decreto, il perimetro di ciò che è considerato accettabile si restringe. Esporre un dubbio, avanzare una critica, rischia di diventare un

pc 13 febbraio - Propaganda militare nelle scuole tra Piemonte, Molise e Sicilia… perfino a Niscemi

 ...nei giorni in cui Niscemi era, ed è, sull'orlo dell'abisso e la sicurezza della popolazione era bellamente buttata in fondo al dirupo dagli ignobili rappresentanti del governo Meloni, è andata in scena l'unica "soluzione" al diritto allo studio degli studenti: la "sicurezza" armata (come denunciato dall'Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università) che va nella direzione di incentivare la militarizzazione delle scuole e, con la scusa di "lotta e prevenzione ai fenomeni del disagio giovanile, bullismo, cyberbullismo e ogni forma di estremismo violento", avanzare con la repressione e lo Stato di polizia, i famigerati DDL sicurezza.

Da l'Osservatorio: "Il caso di Niscemi è una rappresentazione tragicamente plastica di tutte le contraddizioni di un paese che, letteralmente e metaforicamente sull’orlo dell’abisso, è destinatario di un martellante messaggio propagandistico, accortamente elaborato come “cultura della difesa”, i cui obiettivi sono il riarmo e la militarizzazione della società, che non possono prescindere da una strategia economica di disinvestimento dal welfare in direzione del warfare. E mentre la terra, sempre più fragile per l’incuria, l’abbandono, lo sfruttamento selvaggio, si sgretola sotto i nostri piedi, l’unica nozione di “sicurezza” che viene pervasivamente trasmessa all’opinione pubblica è quella che si concretizza nella guerra verso il nemico esterno e la repressione del dissenso sul fronte interno".

Niscemi. I Carabinieri incontrano gli studenti del “Leonardo da Vinci” per promuovere la cultura della legalità

Focus su droghe, bullismo, violenza di genere, sicurezza stradale e orientamento professionale nelle Forze dell’Ordine

4 Febbraio 2026

Nei giorni scorsi, a Niscemi, presso l’Istituto d’Istruzione superiore “Leonardo da Vinci”, il Comandante del Reparto Territoriale Carabinieri di Gela e il Comandante del Nucleo Operativo hanno incontrato gli studenti, con cui sono state affrontate diverse tematiche di grande attualità: dal rispetto delle generali norme che regolano la convivenza civile ai pericoli per la salute, oltre che alle conseguenze giudiziarie, derivanti dall’abuso di sostanze alcooliche e stupefacenti, dal bullismo alla violenza di genere e alla sicurezza stradale.

giovedì 12 febbraio 2026

pc 12 febbraio - La lotta per il salario ora nelle fabbriche e i posti di lavoro è urgente e necessaria. Perché e come farla

da ORE 12 Controinformazione rossoperaia  del 11.02.26

A fronte della situazione effettiva che c'è oggi nelle fabbriche, nelle file dei lavoratori, è importante per le organizzazioni sindacali di base e di classe, così come per le organizzazioni politiche di orientamento comunista - e noi siamo sia l’uno che l'altro nelle file dei lavoratori - fare chiarezza sulla lotta necessaria, sulla lotta possibile e limiti di essa.

Il processo di sviluppo del capitalismo, nella direzione che esso ha nel sistema imperialista, significa peggioramento la classe operaia perché i capitalisti devono difendere i loro profitti e i loro investimenti e vanno dove sono più profittevoli.

Il punto necessario è vedere cosa fanno gli operai a fronte di tutto questo.

Qui dobbiamo fare riferimento a Marx perché senza fare chiaro riferimento a Marx in realtà gli operai si muovono come gattini ciechi e le organizzazioni dei lavoratori sia sindacali che politiche dicono sciocchezze ai lavoratori e quindi non sono la soluzione ma diventano parte del problema della lotta, per cui non si lotta e non si lotta in maniera corretta nelle file dei lavoratori.

Dice Marx: “Quando la bilancia pende sempre più a favore del capitalista contro l'operaio, e che per conseguenza la tendenza generale della produzione capitalista non è all'aumento del livello medio dei salari ma la diminuzione di esso, cioè a spingere il valore del lavoro su per giù a suo limite più basso. Se tale è in questo sistema è la tendenza delle cose, significa forse che la classe operaia deve rinunciare alla sua resistenza contro gli attacchi del Capitale e deve abbandonare i suoi sforzi per strappare dalle occasioni che le si presentano tutto ciò che può servire a migliorare temporaneamente la sua situazione?
Se essa lo facesse - dice Marx - essa si ridurrebbe a livello di una massa amorfa di affamati e di disperati a cui non si potrebbe più dare nessun aiuto”.

Quindi è questo il punto: se gli operai non lottano e se non lottano decisamente per il salario, se si accontentano di una situazione in cui il salario arriva solo per via indiretta e a titolo individuale e

pc 12 febbraio - Dall'India alla Palestina a Palermo, passando per Bruxelles

pc 12 febbraio - Da Grottaglie a Torino: i lavoratori Leonardo contro il genocidio a Gaza

Dopo Grottaglie, anche i lavoratori dello stabilimento torinese di Leonardo si mobilitano contro i rapporti con Israele. "Gaza grava sulla nostra coscienza".

È con un richiamo esplicito all’esortazione di Vittorio Arrigoni, quel suo “restiamo umani” spesso invocato nei due anni di genocidio a Gaza, che si apre il comunicato di un gruppo di lavoratori di Leonardo Torino. Una presa di posizione pubblica che si somma a quella già manifestata dai loro colleghi dello stabilimento di Grottaglie e che, ancora una volta, esprime aperto disagio – si legge nella dichiarazione – per l’«implicita connivenza tra l’industria tecnologica in cui lavorano e una politica globale fattasi sempre più sbilanciata dalla parte israeliana», e anche una profonda preoccupazione legata ai rischi per la loro stessa sicurezza.

Nella nota stampa si fa anche un riferimento esplicito al piano statunitense per Gaza che «non ha fermato il genocidio dei gazauiti e le dinamiche oppressive e colonialiste e nei territori della Cisgiordania». Il prossimo 19 febbraio, secondo quanto rivelato dal sito Axios, il Board of Peace presieduto dallo stesso Trump si riunirà a Washington per accelerare l’attuazione della seconda fase del cosiddetto accordo di cessate il fuoco a Gaza e raccogliere fondi per la ricostruzione. Ma, mentre il presidente Donald Trump ha dichiarato lo scorso ottobre che la guerra a Gaza era finita, Israele ha continuato a violare l’accordo oltre 1.500 volte, secondo quanto riporta l’agenzia di stampa indipendente Drop Site News, causando ancora centinaia di morti.

Leonardo è tra le aziende coinvolte nel massacro dei palestinesi, secondo quanto scritto dalla Relatrice Speciale ONU Francesca Albanese nel suo rapporto “Dall’economia dell’occupazione all’economia del genocidio”. Come scritto in precedenza su Kritica.it, il colosso italiano, che si posiziona tra i dieci leader globali nel settore aerospaziale e della difesa, è indicato come fornitore di tecnologie e supporto all’apparato militare israeliano, contribuendo così alle violazioni dei diritti umani nei confronti della popolazione palestinese. 

Così, dopo i lavoratori dello stabilimento Leonardo di Grottaglie, anche una compagine di dipendenti torinesi del Gruppo ha deciso di levare la propria voce per chiedere di affrontare il tema collettivamente nelle assemblee sindacali e promuovere soluzioni durature che pongano fine alla complicità del colosso nel genocidio del popolo palestinese, in primis. Ma anche per riabilitare la reputazione della multinazionale italiana agli occhi della società civile. 

Kritica li ha intervistati.

Come già avvenuto a Grottaglie, anche voi contestate la narrazione aziendale che richiama la

pc 12 febbraio - ROMPERE IL SILENZIO SUL GENOCIDIO IN PALESTINA. RILANCIARE LA MOBILITAZIONE E LA SOLIDARIETA' CONTRO LA REPRESSIONE COMPLICE DEL GOVERNO FASCISTA MELONI!

 Dal circolo proletari comunisti Milano

Oggi parliamo di Palestina perché è necessario rompere la cortina fumogena scatenata, attraverso stampa/media, dei cosiddetti accordi di pace, “Board of peace” del nazi/sionista Trump e della sua servetta Meloni, per silenziare le coscienze e coprire la continuazione del genocidio-espulsione-espropri di terra-arresti-violenze inaudite da Gaza alla Cisgiordania.
Una narrazione tossica, che da un lato cerca di criminalizzare la solidarietà e dall'altro contenere le enormi mobilitazioni dello scorso autunno, che hanno visto scendere in campo una nuova generazione di giovani, studenti in primis, lavoratori, sinceri democratici. Una mobilitazione “oceanica” che non si vedeva in questo paese da decenni e che ha messo paura al governo.
Parliamo di Palestina nel giorno in cui Netanyahu va dal suo padrino Trump per pianificare i piani per Gaza, ma anche il prossimo attacco all'Iran e in “apparente” disaccordo sul progetto di annessione della Cisgiordania. Apparente, perché conosciamo bene l'appoggio pieno di Trump alla linea sionista della grande Israele.
Come scrive InfoPal nel 854 giorno di genocidio vi sono 10.000 morti sotto le macerie e 5.000 scomparsi. Dall’entrata in vigore dell’accordo di cessate il fuoco, le forze israeliane hanno ucciso 576 palestinesi, tra cui 179 bambini e 69 donne, e ne hanno feriti altri 1.526 in ripetute violazioni. Ma è la descrizione dei fatti ha mostrare l'orrore della barbarie sionista: Il direttore del Complesso Medico Al-Shifa di Gaza ha confermato che Israele ha consegnato 66 scatole contenenti solo teschi, oltre ai corpi di donne il cui luogo di rapimento è sconosciuto. Alcuni dei corpi restituiti erano mutilati, tra cui cadaveri con mani mozzate e altri con l’addome aperto e ricucito rozzamente. Ha anche accusato Israele di aver rubato gli organi dei martiri, aggiungendo che Israele conosce l’identità dei corpi restituiti ma si rifiuta di rivelare qualsiasi informazione. 
L’Ufficio Governativo per i Media (GMO) parla di 1.520 violazioni israeliane del cessate il fuoco a Gaza in 115 giorni. Israele ha violato il cessate il fuoco a Gaza più di 1.520 volte in 115 giorni, uccidendo centinaia di civili e bloccando l’ingresso di aiuti tanto necessari. Israele ha ucciso più di 556 palestinesi da quando il “cessate il fuoco” è entrato in vigore quasi quattro mesi fa, tra cui 288 bambini, donne e anziani. Almeno 71.803 palestinesi sono stati uccisi negli attacchi israeliani dall’inizio della guerra il 7 ottobre 2023. Queste violazioni hanno causato 559 vittime palestinesi e 1.500 feriti, nell’ambito di violazioni sistematiche dei termini del cessate il fuoco e del diritto internazionale umanitario.
Secondo il comunicato, tali violazioni hanno incluso 522 episodi di colpi d’arma da fuoco, 73 incursioni di veicoli militari in aree residenziali, 704 raid aerei e attacchi mirati, e 221 demolizioni di abitazioni e di vari edifici. Tra i 1.500 feriti, oltre 900 erano bambini, donne e anziani, molti dei quali sono stati colpiti all’interno di quartieri residenziali e lontano da qualsiasi linea del fronte, portando il tasso di feriti civili al 99,2%. Il comunicato ha inoltre riportato l’arresto di 50 palestinesi durante questo periodo, tutti provenienti da aree residenziali e al di fuori delle linee designate del cessate il fuoco. 
Il GMO ha affermato che solo 29.603 camion di aiuti, commercio e carburante sono entrati a Gaza, su un totale previsto di 69.000, con un tasso di conformità di appena il 43%. I camion di carburante hanno rappresentato solo il 14% del volume concordato. Ha inoltre osservato che Israele non ha rispettato gli obblighi del protocollo umanitario, inclusi l’ingresso di tende, rifugi e case mobili, macchinari pesanti per la rimozione delle macerie e il recupero delle vittime, forniture mediche, la riapertura del valico di Rafah e il funzionamento della centrale elettrica di Gaza. Ha inoltre condannato le violazioni in corso lungo la linea gialla (la zona cuscinetto). Il GMO ha anche avvertito che le continue violazioni minano pericolosamente il cessate il fuoco, aggravando la catastrofe umanitaria a Gaza. Ha ritenuto Israele pienamente responsabile del deterioramento delle condizioni e delle morti civili.
La situazione in Cisgiordania: come documentato dal Centro d'informazione palestinese “Ma'ta” (organizzazione per i diritti umani indipendente), le violazioni dell'Idf e coloni sono state 6.785. Le forze sioniste hanno condotto 1.344 raid quotidiani provocando una distruzione diffusa delle abitazioni; l'arresto di 779 palestinesi; demolito 273 strutture incluse 32 abitazioni. Dall'inizio del genocidio le violenze di Idf e coloni ha prodotto 1.100 palestinesi uccisi; 11.000 feriti e 21.000 arresti. E nelle ultime ore, mentre il governo legittima il “diritto” dei coloni ad occupare tutta la Cisgiordania, mentre le forze di occupazione israeliane portano avanti un violento raid di due giorni nella città di Al-Mughayir, a nord di Ramallah, in tutta la Cisgiordania occupata si registra una nuova escalation repressiva. Oltre 20 palestinesi sono stati arrestati, tra cui due bambini e due donne. Detenzioni sono segnalate non solo nell’area di Ramallah, ma anche a Nablus, Hebron e Jenin.

In questo contesto l'altro lato del problema è il ruolo complice/repressivo del governo fascista Meloni, che da un lato è complice del genocidio e delle mani sporche del sangue di Netanyahu con la fornitura di armi e dall'altro è ad uso interno, sia per difendere gli interessi imperialisti nostrani nell'ottica di capitalizzare la spartizione degli espropri ai danni del popolo palestinese, sia per reprimere/pacificare la solidarietà ma anche ogni dissenso contro uno stato di polizia e dittatura aperta. 
Anche la legittimazione che in questi giorni viene fatta con le Olimpiadi invernali, Milano-Cortina), per cui invece il CIO (comitato olimpico internazionale aveva sancito: “gli atleti che sostengono attivamente la guerra non potranno competere”. Questo è stato applicato a Russia e Bielorussia anche per il non rispetto “della tregua olimpica", ma non è valido per Israele che è stata ammessa senza alcuna condizione (in tutto 10 atleti che hanno partecipato e manifestato sostegno al massacro di Gaza). 
Da Redazione LaViaLibera: Come enfatizzato dalla stampa sionista, in particolare della squadra di bob, sono stati chiamati dopo il 7 ottobre 2023 a prestare servizio militare durante l'offensiva a Gaza. Ma sono i post di questi atleti/criminali che mostrano la loro vera natura. Su Instagram, 13 ottobre 2023, Ward Fawarsy ha scritto “dobbiamo ricordarci che ciò che definisce Israele non è la tragedia, ma la nostra forza. E uno dei più cazzuti che stanno prestando servizio in prima linea in questo momento è Ward Fawaarsy: "mandategli un messaggio di sostegno”. Il capitano del bob, Adam AJ Edelman primo ebreo ultraortodosso che si definisce sui social “sionista fino al midollo”, scriveva su X nel maggio scorso: “quella di Gaza è la guerra più moralmente giusta nei suoi obiettivi e più umana nella sua esecuzione della storia”. In altri post recenti recenti, nell'ottica di Giustificare” le uccisioni di giornalisti e operatori sanitari da parte dell'IDF scrive: “Gaza è l'unico posto sulla terra dove puoi nascondere ostaggi e “identificarti come giornalista” o sparare razzi da un ospedale e “identificarti come un dottore” e ancora “Gaza è diventata la guerra più mortale per i giornalisti la cui storia più importante è stata facilitare attivamente violenze sessuali sui minori a un festival musicale”. 
In questo contesto si inseriscono prima il monito del ministro dello sport a Ghali che doveva cantare l'inno di Mameli, che non gli sarebbero state consentite “esternazioni” (il riferimento è a Stop Genocidio dal palco di Sanremo) e poi teleMeloni ha fatto il resto oscurando la lettura di una poesia di G. Rodari per la pace e il parlato in arabo, che fa il pari con gli strilli della Meloni “chi ha manifestato contro le Olimpiadi è contro l'Italia”, svelando il volto fascio/razzista/islamofobo di questo governo. Ma il cuore della repressione marcia su diversi piani: 
1) quello della montatura poliziesca/giudiziaria contro Hannoun-Dawoud-Yaser-Albustanji e in particolare contro Hannoun a cui è stata vietata una video/chiamata coi familiari (anche loro indagati) a differenza degli altri arrestati, nell'ottica di dividere tra buoni e cattivi, che mostra, come ha detto l'avvocatessa A. Ricci, l'israelizzazione della giustizia che fa proprie le veline sioniste e attacca l'ordinamento giuridico che non si allinea applicando il teorema “solidarietà = terrorismo” rinchiudendoli in carceri ad alta sorveglianza; 
2) la condanna di Anan, sempre su richiesta sionista, per essere un militante della Resistenza palestinese e senza aver commesso nessun reato nel nostro paese. Che da un lato è un attacco alla giusta causa del popolo palestinese, e di tutti i popoli oppressi, a lottare con ogni mezzo necessario per la propria liberazione, legittimando così il vero terrorismo “il colonialismo sionista” e, dall'altro lato, procedere nell'attacco ulteriore alla nostra Gloriosa Resistenza Partigiana; 
3) la canea mass mediatica contro F. Albanese “rea” di aver denunciato non solo il genocidio ma soprattutto la collaborazione militare/inteligens/economica con Israele; 
4) la repressione in particolare degli studenti che in autunno sono scesi in piazza; 
5) le miglia di multe che colpiscono da nord a sud per i blocchi stradali-stazioni-porti-davanti alle fabbriche di morte-i lavoratori e le loro organizzazione che hanno scioperato in solidarietà col popolo palestinese; 
6) impedire a studenti e docenti di parlare di Palestina e Genocidio nelle scuole e Università; 
7) il DDL Gasparri/Del Rio che equipara antisionismo ad antisemitismo, che mostra anche la condivisione della cosiddetta opposizione parlamentare, al genocidio e attacco ai diritti del popolo palestinese.
Questa repressione, un DDL al giorno, attacca pesantemente ma non ferma, ma alimenta la ribellione e la determinazione, che richiede la continuazione di una risposta collettiva che guardi al suo aspetto generale (da Askatasuna al diritto di sciopero; ai decreti sicurezza, ai migranti alla difesa dei territori; ecc.) nell'ottica di cacciare questo governo con le parole d'ordine “guerra, genocidio, fascismo, Stato di polizia, tutti insieme vi spazzeremo via”.
Riteniamo che questa unità necessariamente debba procedere nella chiarezza, non solo espellendo dalle mobilitazioni chi o si è dissociato dal conoscere Hannoun o porti le istanze dei traditori dell'ANP dei "due stati" o chi sparge l'idiozia che vi sono imperialismi buoni (riferimento Russia e Cina che non hanno contrastato i piani del nazista Trump e vogliono partecipare alla spartizione di Gaza), ma soprattutto contrastando chi vuol intestarsi le grandiose mobilitazioni di settembre e ottobre per incanalarle in falsa e illusoria alternativa filo parlamentarista.
Come hanno detto, e noi tra loro, i palestinesi in tante manifestazioni “i popoli vogliono la libertà, serve la rivoluzione”, e noi diciamo che anche in questo paese serve una Nuova Resistenza.

pc 12 febbraio - ORE 12 Controinformazione rossoperaia - Il governo delle mani sulla magistratura. Al referendum votiamo NO!

 

pc 12 febbraio - DOMENICA 15 FEBBRAIO ORE 15 - Milano - fermiam0 il genocidio / libertà per tutti


Dal 27 dicembre 2025 i nostri amici e compagni di lotta Mohammad, Raed, Yaser e Riyad sono stati rinchiusi in carceri di massima sicurezza con l’accusa di finanziamento di terrorismo. L’ultima udienza del riesame ha dichiarato inaccettabile la documentazione accusatoria dell’ agente segreto sionista perchè proveniente da un paese in guerra e quindi “probabilmente” soggetta a “torsioni” (leggi bugie) utili alla propaganda di guerra ed estorta con torture. Con una sorta di colpo al cerchio e uno alla botte ha però dichiarato come, una volta sgombrato il campo dalle imbeccate sioniste, sussistesse un quadro accusatorio ben sostenuto dalle “prove” elaborate dagli inquirenti italiani. La completa vacuità, e quindi la strumentalità tutta politica di questa persecuzione giudiziaria politica verità viene invece a galla dalle stesse motivazioni quando riportano testualmente che …”ll sostegno alle articolazioni civili del movimento si risolve inevitabilmente in un agevolamento della sua componente militare, sollevandola da oneri finanziari altrimenti gravanti sulle proprie casse”. Comprendiamo la portata di questa dichiarazione? Secondo questo assunto ogni centesimo di euro che è arrivato a Gazadall’ Abspp di Hannoun, Dawoud, Yaser e gli altri, come da ogni altra organizzazione umanitaria per sfamare chi aveva fame, per distribuire acqua potabile, per fornire assistenza il livelli minimi di assistenza medica, per portare tende, vestiti, pannolini, macchinari medici e ogni altra cosa indispensabile alla sopravvivenza del popolo palestinese ha sgravato da impegni finanziari Hamas e quindi si è trasformato in sostegno al “terrorismo”.

Ma se questo il dato su cui fa perno questa montatura giudiziaria sono migliaia anzi decine di migliaia, noi compresi, le donne e gli uomini che hanno consapevolmente finanziato il “terrorismo”. Ma tralasciando per un momento la vigliaccheria strumentale e arbitraria di questa affermazione per la quale i nostri amici e compagni di lotta sono ancora in carcere separati dalle loro famiglie, va compreso come questa stessa sia viziata dal pregiudizio antipalestinese e islamofobo che nega al popolo palestinese il diritto a eleggere ed essere amministrato da un legittimo governo, che piaccia o meno al colonialismo sionista o all’ amico imperialista, ad avere una resistenza armata che lo protegga dall’occupazione. La risibilità di questo impianto accusatorio è evidente e fa acqua da tutte le parti ma si fonda sul presupposto sionista (e fascista) che il popolo palestinese sia in quanto tale un popolo a cui non va riconosciuto il diritto fondamentale e inalienabile all’ Autodeterminazione. Ma la storia di quella terra palestinese martoriata ci dimostra che la barbarie degli assassini non ha limiti e ancora oggi muoiono donne e uomini palestinesi e soprattutto bambini per le bombe, la fame, il freddo e le malattie. Il nostro cuore si riempie di lacrime davanti alle immagini e ai filmati che arrivano da Gaza e dalla Cisgiordania ormai (nel silenzio più assordante dei media) oggetto quotidiano di depredazione e violenza. Ma anche di rabbia e di odio per questa ingiustizia, per questo genocidio che è il prodotto, anzi il progetto fondativo del progetto sionista, che ha nomi e cognomi, che ha  carnefici e vittime, che ha complici e alleati con le mani sporche di sangue in maniera identica ai macellai in divisa dell’ IDF come i loro camerati dell’ ICE, le squadracce armate di Trump che ora passeggiano per Milano.

Ma di questa rabbia gli assassini e i loro complici devono avere paura perchè è una rabbia che provano le decine di milioni di donne e uomini nel mondo che sanno stare dalla parte giusta della storia. 

CON LA PALESTINA NEL CUORE!!

Contro imperialismo e sionismo!

Non c’è pace senza giustizia!

LA SOLIDARIETA’ NON SI ARRESTA E NON SI FERMA!

Segnaliamo le prossime iniziative nazionali

21 FEBBRAIO presidio a Rossano per Yaser, Riyad, Ahmad

21 FEBBRAIO presidio a Melfi per Anan

21 FEBBRAIO presidio a Ferrara per Raed (in preparazione)

1 MARZO presidio a Terni per mohammad Hannoun 


pc 12 febbraio - Eternit bis, la Cassazione accetta il ricorso della difesa di Schmidheiny. Ora si torna in Appello - E' ben chiaro vogliono salvare il padrone assassino!

La decisione è arrivata  mercoledì 11 febbraio, dai giudici della quarta sezione Suprema Corte (presidente Emanuele Di Salvo, relatrice Eugenia Serrao) chiamati a esprimersi sulla condanna emessa dalla Corte d’Assise d’Appello di Torino a 9 anni e 6 mesi nei confronti di Stephan Schmidheiny per 91 omicidi colposi (a fronte dei 392 di inizio processo, numero sfrondato nel corso dei due gradi di giudizio a seguito di prescrizioni e assoluzioni).La Corte ha accettato il ricorso della difesa dell’ex magnate dello stabilimento di Casale Monferrato, il più grande d’Europa, presentato per la mancata traduzione in lingua tedesca della sentenza di secondo grado che secondo i legali avrebbe leso il diritto di difesa di Schmidheiny. Con la decisione della Cassazione ora l’atto verrà rinviato alla Corte d’Assise d’Appello di Torino per la traduzione con un inevitabile slittamento dei tempi e la fissazione di una nuova udienza a Roma nei prossimi mesi. E l’ulteriore prescrizione di altri casi dei 91 già considerati.

I sostituti procuratori generali Paolo Andrea Maria Fiore e Antonietta Picardi avevano concluso la loro requisitoria chiedendo l’inammissibilità di tutti i motivi di ricorso.

La sentenza è arrivata al termine di una lunga giornata. A Roma era presente una delegazione casalese di Afeva (Associazione Familiari e Vittime Amianto). Tra loro alcuni storici protagonisti della lotta contro l’amianto come Bruno Pesce e Nicola Pondrano, insieme agli avvocati che seguono le parti civili. Presente anche il sindaco di Casale Monferrato, Emanuele Capra.

Un clima ormai appesantito

Proprio il primo cittadino nei giorni scorsi aveva annunciato di aver scritto al Csm per avere chiarimenti su quanto emerso dalle recenti indiscrezioni della trasmissione Report su una possibile ingerenza internazionale (con riferimento a ex agenti del Mossad) nelle decisioni assunte dalla Cassazione nel primo maxi-processo Eternit

pc 12 febbraio - ISRAELE E LE PRIGIONI DEI RAGAZZINI....OVVERO LE RADICI E IL TENTATIVO DEL GENOCIDIO DI CANCELLARE-REPRIMERE IL FUTURO DEL POPOLO PALESTINESE

 

di Addammer *

In occasione della Giornata Mondiale dell’Infanzia, le istituzioni per i detenuti (la Commissione per gli Affari dei Detenuti ed Ex-Detenuti, la Società dei Prigionieri Palestinesi e l’Associazione Addameer per il Sostegno ai Prigionieri e i Diritti Umani) hanno dichiarato che il sistema di occupazione israeliano continua a infliggere distruzione fisica e psicologica ai minori detenuti attraverso una serie di politiche sistematiche. Negli ultimi decenni, i ragazzi palestinesi sono rimasti uno dei gruppi più esposti alle violazioni israeliane, tra cui uccisioni e ferimenti, privazione dell’istruzione, raid notturni e arresti che hanno preso di mira decine di migliaia di minori dall’inizio dell’occupazione. I bambini non sono mai stati risparmiati dalle politiche di repressione; piuttosto, sono sempre stati al centro dello scontro, pagando il prezzo di vivere sotto una realtà plasmata dal controllo coloniale che non fa distinzione tra giovani e anziani. Tuttavia, ciò che è accaduto dall’inizio della guerra genocida segna un punto di svolta pericoloso e senza precedenti. L’occupazione è passata da un livello continuo di violazioni a un livello intensificato e sistematico che colpisce l’infanzia con una severità molto maggiore. Questo si inserisce nella più ampia guerra genocida in cui l’occupazione ha ucciso decine di migliaia di bambini palestinesi, e la questione dei prigionieri—inclusi i minori prigionieri—è diventata un’estensione di questo genocidio in corso.

Dallo scoppio della guerra, le organizzazioni per i diritti umani hanno documentato più di 1.630 arresti di minori in Cisgiordania, inclusa Gerusalemme, in un breve periodo di tempo. Inoltre, decine di minori di Gaza sono stati arrestati durante la guerra e sottoposti a crimini organizzati, sparizioni forzate e negazione delle visite familiari—misure che hanno impedito una determinazione chiara dei loro numeri esatti. Questi fatti illustrano la portata dell’escalation e l’ampliamento del targeting dei minori.

Questi minori non sono stati arrestati in contesti isolati né tramite procedure legali; piuttosto, sono stati catturati durante le incursioni militari, in mezzo agli scontri, nei posti di blocco e per le strade, e persino nelle scuole e aree circostanti.
Oggi, circa 350 minori—tra cui due ragazze—sono imprigionati nelle carceri dell’occupazione, detenuti in condizioni che violano completamente tutti gli standard internazionali per la protezione dei minori. Sono sottoposti a tortura, fame, abusi medici e privazione e espropriazione sistematica, oltre all’isolamento collettivo. I minori detenuti erano un bersaglio diretto delle politiche di ritorsione intensificate dall’occupazione all’interno delle carceri. Testimonianze recenti di minori rilasciati confermano che le autorità di occupazione li hanno deliberatamente sottoposti a completo isolamento fin dalle prime ore, separandoli dalle altre sezioni.