sabato 11 aprile 2026

pc 11 aprile - Hannoun subito libero - liberi tutti i prigionieri politici palestinesi!

pc 11aprile - Il cielo cupo di Sigonella - un contributo di Antonio Mazzeo

Comune-info.net questo documentato intervento di Antonio Mazzeo, proprio sui movimenti che hanno coinvolto la base negli ultimi anni.

da Prima pagina Mazara

Il cielo cupo di Sigonella

di Antonio Mazzeo

L’analisi dei tracciati dei velivoli con e senza pilota delle forze armate Usa di stanza nella base siciliana di Sigonella confermano il ruolo chiave di questa infrastruttura nei più sanguinosi scenari bellici internazionali, dal conflitto russo-ucraino (più propriamente ormai russo-Nato), al genocidio perpetrato da Israele contro la popolazione palestinese della Striscia di Gaza, fino ai raid israeliani contro Siria, Libano, Yemen e Iran.

Grazie all’attività di monitoraggio di ItaMilradar è possibile ricostruire alcune delle operazioni più rilevanti dal punto di vista strategico-militare, effettuate dai droni di intelligence e dai pattugliatori marittimi statunitensi. Si tratta di veri e propri interventi di guerra che coinvolgono pericolosamente la Sicilia in violazione della Costituzione italiana e delle norme del diritto internazionale, accelerando i processi di militarizzazione del territorio ed esponendo sempre più l’Isola a possibili ritorsioni da parte di quei paesi e/o attori armati “obiettivi” delle incursioni Usa e Nato.

I “Global Hawk” di Sigonella in funzione anti-Russia

L’ultima missione monitorata dal sito specializzato ItaMilRada risale alla notte tra mercoledì 14 e giovedì 15 gennaio 2026. Un drone RQ-4B “Global Hawk” di US Air Force denominato “FORTE10”, dopo essere decollato dalla base di Sigonella ha effettuato una lunga missione di intelligence e riconoscimento in Europa centrale ed orientale.

Dopo aver lasciato la base siciliana, il “Global Hawk” ha attraversato lo spazio aereo della Grecia e dei Balcani, per poi dirigersi verso la Polonia e la Lituania. A conclusione della missione, il drone ha fatto rientro verso Sigonella.

Nonostante non siano disponibili dettagli pubblici sull’operazione, la geometria del tracciato suggerisce che si è trattata di una classica missione a largo raggio ISR (intelligence, sorveglianza e riconoscimento) su obiettivi in Europa orientale e nordorientale”, scrivono gli analisti di ItaMilRadar. “La traiettoria del volo ha incluso estese linee rette e cambi di direzione sulla Polonia e la regione Baltica (…) Il tipo di profilo mostra che l’RQ-4B ha raccolto notevoli dati di intelligence in diverse regioni con una singola sortita”.

Ciò che rende degna di nota questa missione non è la novità ma la sua regolarità”, aggiunge ItaMilRadar. “Dopo settimane di ripetuti voli di “FORTE” svoltisi in aree geografiche simili, la missione della notte tra il 14 e 15 gennaio conferma che queste attività ISR a lungo raggio sono parte di un trend operativo costante più che una mera reazione a un singolo evento. Il volo odierno si inserisce in uno schema più ampio già osservato nei giorni

pc 11 aprile - Verso il 25 aprile - la questione della 'brigata ebraica' - un contributo di conoscenza utile

BRIGATA EBRAICA

Negli ultimi anni alle manifestazioni del 25 Aprile partecipa anche la Brigata Ebraica. La sua presenza è contestata dai sostenitori convinti della lotta del popolo palestinese. È tempo che si faccia chiarezza sul presunto contributo di questa alla lotta partigiana per la liberazione dal nazifascismo in Italia.

Negli ultimi anni alle manifestazioni del 25 Aprile partecipa anche la Brigata Ebraica. La sua presenza è contestata dai sostenitori convinti della lotta del popolo palestinese. È tempo che si faccia chiarezza sul presunto contributo di questa alla lotta partigiana per la liberazione dal nazifascismo in Italia.

Si calcola che nel corso della 2a guerra mondiale furono tra 1 e 1,5 milioni gli ebrei che combatterono contro il nazifascismo; inquadrati nell’Armata Rossa oppure negli eserciti alleati e non solo, anche nelle formazioni partigiane in occidente e in Europa orientale dove ci furono alcune bande a maggioranza ebraica. Combattenti che sembra siano stati dimenticati.
Invece, agli inizi del 2000 è stata ripescata la storia della Brigata Ebraica che era rimasta in Italia meno di un anno e vedremo a far cosa. E ogni anno in aprile la Brigata torna sulla scena sotto la benevola attenzione da parte di quasi tutti i partiti del cosiddetto arco costituzionale che coltivano relazioni amichevoli di tipo politico e affaristico con il governo e gli imprenditori di Israele.
Il ricordo della Brigata, tenuto al caldo nel dopoguerra nei circoli ebraici di Roma e Milano in collegamento ai sionisti israeliani, si materializzò in pubblico per la prima volta a Roma per poi diffondersi nei cortei del 25 aprile a partire dal 2004. Berlusconi era al governo, in buone relazioni con l’ambiente sionista israeliano grazie ai rapporti personali con Sharon e Netanyahu (entrambi del Likud, partito di destra).

La propaganda dei circoli sionisti italiani lascia intendere che la Brigata avesse contribuito in modo sostanziale alla liberazione del Paese e quindi ne consegue che la sua presenza nelle manifestazioni sia naturale e dovuta1. Gli antifascisti nei cortei conoscono più o meno la storia delle formazioni partigiane mentre non sanno da dove arrivi quella brigata ebraica; ma normalmente non sorgono dubbi, si ha l’impressione che fosse stata un’unità militare partigiana ebrea, autonoma, a fianco delle altre forze della Resistenza. Inoltre quando sfilano alcuni personaggi indossando la divisa da internati dei lager nazisti (in realtà mai stati nella Brigata !) muovono la simpatia per i sopravvissuti della Shoah e così la Brigata è accettata. Solo una minoranza di manifestanti, sostenitori convinti della lotta del popolo palestinese, protesta per la presenza della Brigata che rappresenta indirettamente una indebita ingerenza dello stato israeliano nel corteo del 25 Aprile; quella protesta smaschera l’equivoco cavalcato dai sionisti nostrani e israeliani: travisare un fatto storico per avallare il racconto di un mai visto impegno democratico e pacifista dello Stato di Israele in Italia che così avanza un credito di riconoscenza morale e politico dalla società italiana. Sollecitano la solidarietà da partiti e organizzazioni antifasciste, spingono per la repressione dei manifestanti che non esitano a tacciare di antisemitismo e che un giorno potrebbero anche definire terroristi, come d’uso in Israele per i Palestinesi che resistono all’occupazione della loro terra.
Ma il contributo della Brigata alla Liberazione fu minimo in termini di impegno militare (284 giorni in Italia di cui 5 di combattimento effettivo in zone già “ammorbidite” da reparti alleati e partigiani – vedi storia sintetica nelle note 2) e senza relazione e coordinamento con il popolo italiano insorto, il loro impegno in quel senso fu pari a zero. La Brigata, sotto la direzione di agenti dell’Haganah, braccio armato dell’Agenzia ebraica3, sionista, condusse invece un’importante e intensa attività di proselitismo tra gli ebrei scampati al fascismo o reduci dai lager per convincerli ad emigrare in Palestina. La Brigata si dedicava anche alla raccolta di armi destinate alle bande paramilitari ebraiche4 che in Palestina conducevano il terrorismo contro l’amministrazione britannica e contro gli arabi che già si erano

pc 11 aprile - Hezbollah: "Il tempo delle concessioni gratuite è finito"

Il segretario generale di Hezbollah Naeem Qassem in un messaggio al popolo del Libano, ha dichiarato:

"Il nemico israeliano sul campo di battaglia è stato impotente di fronte agli eroi della resistenza e non è riuscito a iniziare l'attacco terrestre come aveva annunciato più volte.

Il nemico sionista ha cambiato più volte i suoi obiettivi, a volte il fiume Litani e altre volte avanzate limitate.

Il nemico è rimasto sorpreso dai metodi della resistenza, dalla flessibilità dei combattenti e dalla loro capacità difensiva.

Non accetteremo mai di tornare alla situazione precedente e chiedo ai responsabili di astenersi dal concedere concessioni gratuite".

pc 11 aprile - Lo scorso anno sono aumentate del 58% le denunce contro manifestanti e attivisti

Secondo l’Osservatorio Repressione, in Italia nel 2025 sono aumentate del 58% le denunce contro chi partecipa alle manifestazioni di movimento in Italia. Nel 2024 le denunce comminate contro attivisti e attiviste e contro i/le partecipanti alle manifestazioni di movimento infatti erano state 2.051, mentre nel 2025 sono salite a 3243, con un aumento percentuale del ben 58,12% rispetto all’anno precedente.

Stando ad un rapporto diffuso ieri dalla Polizia di Stato, nel 2025 le attività della Polizia e della Digos hanno portato al deferimento all’Autorità giudiziaria di “3.243 estremisti violenti di sinistra”, con 38 arresti e l’emissione di “61 fogli di via obbligatori e 20 avvisi” con quasi un milione e mezzo di persone che hanno manifestato nelle piazze di tutta Italia.

Nel 2025 si sono tenute infatti su tutto il territorio nazionale migliaia di manifestazioni per esprimere

pc 11 aprile - Roma - manifestazione contro il blocco imperialista e le minacce di aggressione a Cuba - infosolidale

venerdì 10 aprile 2026

pc 10 aprile - NO ai licenziamenti alla Trasnova - mobilitazione unitaria in tutti gli stabilimenti in Piemonte, Lazio, Basilicata e Campania

Primo maggio amaro per i lavoratori di Trasnova: scatta il licenziamento collettivo

L'azienda di logistica chiude per la fine del contratto con Stellantis che ha deciso di internalizzare il servizio di consegna dei veicoli. Tra proteste dei lavoratori e una battaglia legale si cerca una soluzione

Primo maggio amaro per i lavoratori di Trasnova: scatta il licenziamento collettivo
A Pomigliano la produzione della Fiat Pandina
Dal primo maggio si ritroveranno senza lavoro per la decisione di Stellantis di internalizzare il servizio di consegna dei veicoli. La vertenza Trasnova, azienda di logistica con stabilimenti in Piemonte, Lazio, Basilicata e Campania, è ai titoli di coda con una guerra legale tra le due realtà e le proteste dei sindacati che chiedono al governo di intervenire prima che sia troppo tardi.
Il caso era scoppiato nel dicembre 2024 quando il gruppo automobilistico aveva annunciato che non avrebbe rinnovato la commessa nei servizi della logistica negli stabilimenti italiani. Una scelta dettata dalla volontà di internalizzare il servizio di consegna. Le proteste degli operai e la mobilitazione politica aveva garantito

pc 10 aprile - Macron e Le Pen vogliono sostanzialmente abolire il 1 maggio

Il dibattito in Assemblea è stato superato con una mozione presentata dal campo macronista con il sostegno d Repubblicani e Rassemblement National, Il testo passa all'esame di una Commissione parlamentare mista, a prevalenza di centro e destra. La norma prevede che una serie di esercizi commerciali potranno chiedere ai dipendenti di lavorare durante la ricorrenza, dietro paga adeguata
Francia, il governo vuole abolire la festa del 1°maggio. Binet (sindacato CGT): “Pugnalata alle spalle dei lavoratori”

In Francia i sindacati si battono per “salvare” il primo maggio, Festa dei lavoratori, giornata “simbolo” dei diritti conquistati nel tempo e che il governo di Parigi intende rendere lavorativa, almeno parzialmente: “Abbiamo il sostegno di tutti i sindacati del mondo – ha detto stamattina Sophie Binet, segretaria generale della CGT -. Ci dicono che, se la Francia abolisse il primo maggio come giorno festivo, sarebbe un segnale negativo per tutti i lavoratori del mondo”.

Un progetto di legge, già votato l’estate scorsa in Senato, sta infatti facendo il suo corso in Parlamento: il testo intende autorizzare alcuni commerci – pasticcerie e panifici, macellerie e fiorai, teatri e cinema, oltre che piccoli alimentari e mini market – ad aprire il primo maggio, ufficialmente festivo in Francia dall’aprile 1941 (ma il primo corteo dei lavoratori, deciso dal Congresso della

pc 10 aprile - Guerra in Iran ed effetti economici interni: chi ne paga il costo?

da ORE 12 Controinformazione rossoperaia del 09.04.26

Non si parla altro in questi giorni, al bar, al lavoro, che dell’aumento dei prezzi della benzina, del gasolio e di tanti altri, ed è logico visto che la guerra che i Stati Uniti e Israele hanno scatenato contro l’Iran ha bloccato lo stretto di Hormuz da dove passa una quantità enorme di petrolio, gas e di altro, che ha messo in crisi l'intero sistema di approvvigionamento energetico con l’aumento dei prezzi. 

È anche per questo che oggi dedichiamo la Controinformazione a questo argomento, in particolare sulle ricadute che toccano i lavoratori, le lavoratrici, i pensionali, gli studenti, i pendolari, insomma le grandi masse popolari e naturalmente non solo chi usa l'auto o altri mezzi di trasporto.

A proposito di classi sociali, diciamo subito che è un problema che non tocca certo la borghesia ricca o la media borghesia.

I primi costi della guerra imperialista che ci devono fare inorridire sono quelli pagati con la vita, da chi muore in questa guerra del nazi-imperialista Trump e del nazi-sionista israeliano che ha fatto già oltre 2.000 morti, tra cui bambini e civili in appena un mese di guerra, dal 28 febbraio.

I quotidiani, i mezzi di informazione, su questo si fermano solo qualche secondo, poi cominciano con i danni all'economia, le perdite materiali, le aziende in difficoltà, il tempo che ci vorrà quando finirà questa guerra, visto che anche la tregua è già in pericolo, la ripresa degli affari, i costi della guerra contro l’Iran che fino a questo momento ammontano a circa 200 miliardi (ci sono 50 miliardi in più se si fa il confronto con la Guerra del Golfo del 1991) e poi si elencano i costi di un solo aereo di guerra che ammontano a 100 milioni di dollari e ricordiamo che l'Iran ne ha battuti due e poi il costo dei missili, sia di quelli che vengono per attaccare che quelli che intercettano e poi ci sono i droni che costano meno - ma fino a un certo punto - si va da quelli più semplici a quelli più sofisticati che sono diventati sempre più diffusi nelle guerre.

E con tutto questo impiego di armi gli arsenali naturalmente si svuotano che poi bisogna ricostituire. Scrive la Stampa che l'America in questo senso brucia già mezzo miliardo al giorno. Quindi chi paga davvero il prezzo? Certo non il pazzo Trump - come lo chiamano - e la sua cricca di fascisti (Trump certo tanto sano di mente non sembra essere per nessuno), bisogna però dire che la "malattia" di Trump si chiama imperialismo e fame di profitti, infatti si parla già di dividendi della guerra, cioè a chi toccheranno i profitti che vengono fuori e qui siamo al complesso militare industriale e naturalmente alle banche, infatti si torna a parlare di tassare gli extraprofitti, a conferma ancora una volta che le banche innanzitutto fanno sempre la parte del leone.

Quindi il prezzo lo pagano le masse iraniane con morti, feriti, distruzione di strutture e di infrastrutture, con la paura, insomma con tutto quello che comporta una guerra ma anche per forza di cose la pagano le masse proletarie dei paesi imperialisti, aumenta il costo dei carburanti che soltanto significa immediatamente l'aumento dei costi del trasporto e della benzina che è salita a circa 1 euro e 80 cent, il gasolio è oltre 2 euro e 20 cent e stiamo parlando di una media, perché poi ogni padrone cerca di fare naturalmente più soldi che può.

pc 10 aprile - DICHIARAZIONE SULLA GIORNATA INTERNAZIONALE DI AZIONE CONTRO L’OPERAZIONE KAGAAR 28 marzo

Forum Against Corporutization And Militarization (FACAM)

AIRSO, AIRWO, ASA, BASO, BASF, bsCEM, ColIective, CTF, DSU DU, Fraternity Movernent, PLA, MAS, Nazariya, TUCI, VCF

Il 28 marzo 2026, forze rivoluzionarie, democratiche e antimperialiste di tutto il mondo hanno aderito alla Giornata Internazionale di Azione contro l'Operazione Kagaar, esprimendo solidarietà alle masse in lotta in India.

L'Operazione Kagaar rappresenta l'intensificarsi della guerra controrivoluzionaria condotta da lungo tempo dalle classi dominanti indiane contro le masse più umili del Paese: gli Adivasi, i contadini, la classe operaia e gli altri strati sfruttati e oppressi della popolazione. Lanciata in nome della lotta per eliminare il maoismo, è in sostanza una guerra orchestrata dalla borghesia compradora-burocratica e dalle forze feudali, sostenute dall'imperialismo, per soffocare le lotte popolari in corso e aprire vaste regioni ricche di minerali al saccheggio da parte di multinazionali e grandi aziende nazionali.

Questa operazione non è una campagna isolata, ma la continuazione di precedenti offensive volte a distruggere il movimento popolare. L'Operazione Kagaar combina brutalità militare, controllo, deportazione e guerra psicologica per smantellare gli organi di potere del popolo e reprimere le giuste lotte degli oppressi.

In tutto il mondo, si sono tenute proteste, manifestazioni e azioni politiche per denunciare ed esigere la fine dell'Operazione Kagaar.

L'importanza di questa risposta globale non si può sottovalutare. In un momento in cui entro i confini

pc 10 aprile - PALERMO: 2 MORTI SUL LAVORO E UN FERITO GRAVE PER IL CROLLO DI UNA GRU - UN'ALTRA STRAGE OPERAIA

Questa mattina 10 aprile a Palermo c’è stata l’ennesima tragedia sul lavoro, sì tragedia è la parola giusta, perché ci sono i morti, questa volta sono due operai edili, mentre un terzo è gravemente ferito e si trova all’ospedale.

Stavano lavorando tutti e tre al decimo piano di un palazzo per il rifacimento dell’intonaco della parte inferiore di una lunga balconata, quando il cestello che li reggeva è improvvisamente crollato di sotto cadendo sulla grande pensilina di una officina di pneumatici ferendo, sembra meno gravemente, anche un lavoratore dell’officina.

I due operai morti sul colpo sono stati sbalzati dal cestello e sono stati proiettati in uno scivolo che si trova accanto all’officina, l’operaio ferito è stato forse salvato dagli pneumatici.

Il cestello è crollato perché ha ceduto il lungo e imponente braccio che lo teneva sospeso, il tutto ancorato al camion posteggiato sulla strada.

Il motivo del cedimento si saprà dopo la perizia, in ogni caso non è una fatalità! I mezzi di lavoro, qualunque essi siano vanno controllati periodicamente e soprattutto usati secondo le regole prescritte! Nell’immediato possiamo solo dire che il cestello che teneva gli operai, che probabilmente non erano nemmeno ancorati, sembrava molto lontano dalla sua base. E se gli operai non erano ancorati al cestello è perché bisogna correre, il lavoro si deve finire presto… il mezzo con la gru costa…

A quanto pare l’azienda padrona del mezzo è diversa da quella che impiegava gli operai. E sulle “responsabilità” ci sarà tutto il tempo di perdersi dentro la solita burocrazia.

Non c’erano parenti quando siamo arrivati sul luogo, forse perché essendo di origine straniera, uno della

pc 10 aprile - Corrispondenza da Debrecen, Ungheria, che domenica vota per liberarsi di Orban

 

Ieri è stata una giornata in qualche modo storica per l’Ungheria e che ha offerto la prova tangibile di quanto il ventennale potere di Orban si stia sgretolando con una rapidità e una spettacolarità impensabili fino a due anni fa.  Ora che c’è un’alternativa elettorale credibile e dal momento che la censura e propaganda non sono più in grado di coprire gli scandali morali, l’enorme corruzione e appropriazione privata delle risorse nazionali, il doppiogiochismo, le alleanze internazionali segrete e l’indifferenza per la sicurezza ambientale del Governo in carica, la maggioranza degli ungheresi ha sollevato la testa, non ha più paura, è tornata ad occuparsi di politica e si sta ribellando apertamente. Ieri a Debrecen (capitale della regione ungherese storicamente più fedele a Fidesz, loro roccaforte elettorale e dove più il Partito veniva ascoltato e amato) Orban non solo ha dovuto ingoiare l’umiliazione di tenere il suo comizio di fine campagna elettorale non nella piazza centrale, ma in una piazza più piccola e defilata; ma soprattutto, per la prima volta, si è trovato ad accoglierlo non la solita folla plaudente ma soprattutto tantissimi contestatori, che a volto scoperto hanno incessantemente fischiato e urlato contro di lui frasi quali “sporco Fidesz” o “andate a casa” o “vendipatria”. Orban dal palco era visibilmente nervoso, ha interrotto più volte il suo discorso, ha dovuto far alzare i volumi per essere ascoltato e, alla fine, ha chiuso il comizio anzitempo. Una contestazione così aperta e diretta contro il Presidente che tiene in pugno ininterrottamente da 16 anni il Paese, probabilmente non era mai avvenuta e ha del clamoroso se si pensa che è avvenuta in forma spontanea, non organizzata dall’Opposizione ma attraverso un tam-tam che ha convocato centinaia di persone comuni. Ed è ancora più rilevante se si pensa che nella semi-dittatura ancora operante in Ungheria chi protesta, anche pacificamente, anche in questi giorni di fine regime, subisce conseguenze pesanti: licenziamenti, denunce, minacce fisiche. Ma ormai i lavoratori, gli studenti e le donne ungheresi sanno che questa è un’occasione unica per tirare giù quella casta di potere

pc 10 aprile - ORE 12 Controinformazione rossoperaia - Meloni in Parlamento "tira dritto" verso il moderno fascismo al servizio dei ricchi padroni, di Trump e Netanyahu. Un governo anti operaio e antipopolare che dev'essere rovesciato

 

pc 10 aprile - Melfi. Vertenza Smarpaper - “Siamo stati svenduti”

Da basilicata24.it del 28/3/26 di Eugenio Bonanata

Tavoli e tavolini tecnici tra sindacati di categoria e apparati regionali anche questa settimana non sono serviti a nulla, se non a ratificare quanto previsto. “Prendevo di più 20 anni fa quando sono entrato a Smartpaper che oggi, dopo aver firmato con Accenture”. Questo ci confessa un ex dipendente Smartpaper e nelle sue parole c’è tutta la “vergogna” di una “firma al buio”, martedì scorso, 24 marzo, per un lavoro “a perdere”.

“Siamo stati svenduti” Parliamo dei 320 dipendenti lucani della maxicommessa Enel, passati da Smartpaper ad Accenture (e Datacontact) con la firma sottoscritta martedì a Potenza. “Siamo stati costretti a firmare in 5 giorni, pur sapendo che le condizioni sono vergognose e abbiamo perso diritti acquisiti in 20 anni; anzi siamo andati peggio di quanto avremmo potuto immaginare, siamo stati svenduti”. Questo significa che siamo in alcuni casi ben oltre la decurtazione di “350 euro al mese” temuta alla vigilia. Inutile chiedere allora perché abbiano firmato. “Se non hai un piano b, se non hai un’alternativa, dovevi firmare per forza”. Ma nelle maglie del passaggio da un’azienda (Smartpaper) all’altra (Accenture e in parte minore Data Contact) si è consumata una pagina

pc 10 aprile - Dal blog tarantocontro: Ex ilva, esiste una sola linea su cui unirsi e lottare in fabbrica e in città

Notizie Radiocor

Ex Ilva: Palombella (Uilm), ne' Flacks ne' Jindal in grado di garantire transizione

Il leader sindacale torna a chiedere la nazionalizzazione (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Roma, 09 aprile

"Il governo continua a non assumere delle decisioni" e ne' Flacks ne' Jindal Steel sono "in grado di poter garantire quello che noi riteniamo sia la giusta transizione, il passaggio da un sistema a carbone a un sistema elettrico, garantendo l'ambiente". Così il segretario generale della Uilm, Rocco Palombella, ribadendo la richiesta di 'nazionalizzazione' dell'ex Ilva: "Si continua a rincorrere una soluzione che non c'e': una soluzione di una vendita e' impossibile realizzarla", ha sottolineato Palombella, insistendo che "noi crediamo che ci debba essere subito immediatamente una decisione da parte del governo per poter indicare come gestore lo Stato, certo transitoriamente, e allargare a una serie di imprenditori che siano in grado poi di gestire una fabbrica del genere per poter avviare quel piano di risanamento ambientale che necessita". Per il sindacalista, "il governo deve gestire questa azienda direttamente, la deve nazionalizzare" e "non perdere tempo".

Lo Slai cobas sc lo dice da tempo ma dice chiaro anche che "nazionalizzazione" deve voler dire lotta per imporre al governo la "piattaforma operaia"

pc 10 aprile - Oggi in piazza a Torino per la Palestina

pc 10 aprile - MILANO: SABATO 11 APRILE CORTEO CONTRO GUERRA E GENOCIDIO PER LA LIBERAZIONE DI TUTTI I PRIGIONIERI PALESTINESI!

 

Indetto dall’Associazione dei Palestinesi in Italia e dall’Associazione donne Palestinesi

ORE 16 Piazza Loreto (M1 Loreto) per terminare in via Venini 65 (M1 Pasteur) davanti alla sede dell’Associazione benefica di solidarietà con il popolo palestinese.

pc 10 aprile - Governo-Padroni-sindacati di destra vogliono istituire il "salario al massimo ribasso"


Con l’avvicinarsi del Primo Maggio, il Min. Calderone (ex capa dei consulenti dei padroni), il governo Meloni vuole fare un nuovo regalo a padroni, padroncini e sindacati amici,  come l’Ugl e la Cisal. Si vuole varare una norma per rendere legittima l'applicazione di contratti collettivi con condizioni al ribasso rispetto anche ai contratti siglati da Cgil, Cisl, Uil, spezzando quello che il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon chiama “il monopolio di Confindustria, Cgil, Cisl e Uil”. 

Durigon - tra l'altro ex segretario dell'Ugl - parla di una norma per “la libertà sindacale”, ma in realtà è una norma per "la libertà dei padroni e dei sindacati più servili" e per porre nuove catene ai lavoratori per chiedere aumenti salariali.

Il testo, collegandosi alla scadenza fissata dalla legge delega sul salario minimo (appunto vicina al 1° Maggio), da un lato riconferma la contrarietà del governo ad introdurre un salario minimo per legge (che aveva l'unico scopo di porre un freno a salari miseri, per esempio sui 5/7 euro lordi all'ora, applicati in tante realtà di servizi, pulizie, ristorazione, rider, turismo, call center, ecc. - ma recentemente anche ad operai degli appalti industriali con la trasformazione da CCNL metalmeccanico a CCNL multiservizi - e che, quindi, riguardano migliaia di lavoratori e soprattutto donne); dall'altro punta ad individuare i contratti “maggiormente applicati” come riferimento per le retribuzioni. 

Quindi poichè i contratti "maggiormente applicati" sono quelli più svantaggiosi per i lavoratori, le

giovedì 9 aprile 2026

pc 9 aprile - Iran, "la notte ha portato consiglio...", ma lo stato delle cose non è cambiato

da ORE12/Controinformazione rossoperaia del 08.04.26

New York, 8 Aprile-corteo di protesta

La notte ha portato consiglio. Trump dichiarava che avrebbe cancellato l'Iran, il suo popolo, la sua civiltà. E la stampa mondiale e perfino i governi sembravano averlo preso sul serio. Invece ci siamo risvegliati con una tregua di 15 giorni ed un possibile accordo di pace che si sta trattando con i buoni uffici del Pakistan e della Cina.

Tutti hanno sollevato il problema se Trump sia pazzo, se Netanyahu sia pazzo, se tutti i dittatori reazionari, di stampo fascista siano pazzi, da Erdoğan a Orban a Modi a Milei e via via tutti coloro che li stanno emulando nelle diverse parti nel mondo, nei paesi imperialisti come nei paesi oppressi dall'imperialismo.

Anche Hitler si disse che era pazzo, in realtà sono pazzi ma pazzi prodotti dal sistema imperialista nella sua fase putrescente, decadente, nella fase della sua crisi generale che evidentemente partorisce uomini e soggetti che rappresentano da un lato le aspirazioni, dominanti, suprematiste, della borghesia, innanzitutto delle borghesie imperialiste, ma anche nei paesi capitalisti minori, nei paesi oppressi dell'imperialismo, delle borghesie burocratico-compradore a servizio dell'imperialismo che ha bisogno di uomini che ne affermino i propri interessi esclusivi ai danni degli altri per uscire della crisi. E nello stesso tempo si tratta di una guerra interimperialista, di una guerra degli imperialisti contro i popoli oppressi, di una guerra all'interno degli stessi popoli oppressi a seconda se i loro governi si schierino con l'imperialismo, con le classi dominanti o contro l'imperialismo e contro le classi dominanti.

“L'imperialismo, dice Mao, è una tigre di carta”, quindi è inevitabile che questo processo di decadenza dell'imperialismo, che si tinge di pazzia e di disperazione, finirà con la vittoria dei proletari e dei popoli, delle classi sfruttate e oppresse che potranno costruire sulle ceneri dell'imperialismo un nuovo mondo, che sia un mondo di uguaglianza, di pace, di libertà e di liberazione per le classi sfruttate e oppresse e, in generale, per l'intera umanità.

Ma nell'attuale fase, dice Mao, l'imperialismo, che è una tigre di carta, proprio nella sua fase agonizzante, morente, tira fuori gli artigli mortali, vuole trascinare l'intero mondo nella sua crisi, nella

pc 9 aprile - Notizie dall'Ungheria alla vigilia del voto che potrebbe portare alla caduta di Orban

In Ungheria stanno succedendo cose interessanti:

- Orban tenta di confondere gli elettori creando dal nulla liste civetta apparentemente indipendenti e che promettono le stesse cose del partito Tissa (l’opposizione favorita) ma anche di più (per esempio chiusura totale delle fabbriche di batteria cinesi molto inquinanti invece che solo imporre loro norme di sicurezza e rispetto ambientale come promette Majar); ma poi grazie alle intercettazioni sta venendo fuori il collegamento di queste liste con Fidez.

- alcuni grandi finanziatori di Fidez iniziano a portare i loro capitali a Dubai.

- alcuni ufficiali di esercito e polizia hanno dichiarato che la maggioranza di loro e dei soldati e agenti voterà per l’opposizione.

- Comizio finale del candidato Peter Majar si svolgerà sabato a Debrecen, storica roccaforte orbanista e si prevedono migliaia di persone.

- l’atmosfera da “rivolta elettorale“ è palpabile e coinvolge la gente comune tradizionalmente non politicizzata o che in passato ha votato Orban. Ogni giorno non si