ORE 12 Controinformazione rossoperaia del 18.02.26
Da giorni in Parlamento e su tutta la stampa, il Ministro Piantedosi continua la sua sfrenata campagna volta a giustificare la repressione di massa.
Il Ministro degli interni è diventato sempre più apertamente un braccio operativo del governo, da Stato di Polizia e moderno fascista, che si permette nelle aule del Parlamento e nei giornali - in particolare
nei suoi - di condurre una campagna di criminalizzazione, di infamie, di fake news nei confronti di tutti coloro che si oppongono al suo governo e nei confronti delle libertà democratiche sancite dalla Costituzione.
Tutto il movimento antagonista viene definito come “terrorista” sostanzialmente, aprendo la strada a provvedimenti ancora più gravi, mentre nulla dice questo infame ministro
fascista nei confronti della sentenza di Bari che ha segnalato come il gruppo fascista Casapound - e gli altri sono anche peggio - sia un gruppo illegale che vada sciolto e le sue sedi vanno chiuse, ma questo ministro in
realtà sembra uno di Casapound.
Così tutta questa campagna oscura sugli attentati alle stazioni, fatti rientrare ormai da questo ministro in una aperta strategia della tensione volta ad aumentare, in forme illegali,
controlli e Stato di Polizia, che agisce come braccio operativo del governo Meloni e come forma concreta di sostegno alle leggi liberticide definite decreti sicurezza, deve essere contrastata e denunciata in tutte le forme
da tutti coloro che hanno interesse ad affermare e a far rimanere in questo paese la libertà di manifestare, la libertà di organizzazione, sancite peraltro dalla Costituzione.
Questo ministro copre i crimini polizieschi che stanno venendo alla luce e che fanno di molti poliziotti
Tutte e tutti liberi, solidarietà agli arrestati e alle arrestate!
Non c’è altro da fare che continuare a lottare.
Questa mattina, con un’operazione di
polizia all’alba sono stati notificati 5 arresti domiciliari e 12
obblighi di firma ad altrettanti compagni e compagne come esito di
un’operazione della DIGOS di Torino, durata mesi, contro le lotte per la
Palestina in città.
Dai cortei oceanici che assediarono Leonardo all’ingresso dentro
le ogr fino al blitz a città metropolitana e la Stampa, la procura di
Torino continua a costruire il proprio castello di carte.
Fra i tanti reati imputati ci sono i blocchi stradali e ferroviari,
indice della volontà sia di colpire una pratica messa in atto da
migliaia e migliaia di persone in tutta italia, sia del fatto che il
movimento di settembre e ottobre ha fatto veramente paura.
A Torino da mesi si stanno susseguendo operazioni di polizia quasi
settimanali contro le lotte, in un attacco che non accenna a fermarsi,
ma anche le lotte non si fermano, saremo già da questo weekend a Livorno
per il convegno “per realizzare un sogno comune” organizzato dalla rete
infoaut. Sarà un momento di condivisione e di analisi di come
organizzarci insieme all’altezza della fase e del periodo che stiamo
attraversando.
Tutte e tutti liberi, solidarietà agli arrestati e alle arrestate!
Palestina, Italia e Torino. con l’ennesima operazione di polizia all’alba di giovedì 19 febbraio. Sono 18 le misure cautelari –
5 arresti domiciliari, 12 obblighi di firma quotidiani e 1 divieto di
dimora – contro 11 compagni e 7 compagne disposte, a cui aggiungere 21
perquisizioni domiciliari all’alba e svariate denunce a piede libero
per, a vario titolo danneggiamento, violenza privata aggravata,
resistenza aggravata e lesioni a pubblico ufficiale.
Questo l’esito della nuova ondata di misure volta a colpire le lotte
per la Palestina in città. “Dai cortei oceanici che assediarono Leonardo
all’ingresso dentro le Ogr fino al blitz a Città metropolitana e la
Stampa, la procura di Torino continua a costruire il proprio castello di carte” commentano infatti, in prima battuta, compagne-i torinesi.
Su Radio Onda d’Urto l’intervista a Umberto, compagno di Askatasuna.
Non c’è altro da fare che continuare a lottare. Solidarietà all3 compagn3 colpit3 dalle misure repressive.
Questa mattina, un’ulteriore operazione repressiva ha colpito
all’alba giovani compagne e compagni del Coordinamento Torino Per Gaza
per fatti relativi alle mobilitazioni per la Palestina svolte durante il
Blocchiamo Tutto. 5 arresti domiciliari e 12 obblighi di firma ai
danni di altrettanti compagn3 colpevoli insieme ad altre milioni di
persone, di aver partecipato a quel movimento oceanico che per settimane
ha inchiodato il governo Meloni alle proprie responsabilità nelle
complicità al genocidio del popolo palestinese, nella sudditanza a Usa e
Israele e nell’aggravarsi dello scenario di guerra globale in cui ci
troviamo. Il governo italiano, tanto impegnato nella guerra interna
contro il dissenso, è entrato anche nel Board of Peace di Trump per
colonizzare definitivamente la Palestina, pronto a banchettare sul
sangue dei palestinesi. Nell’ultima settimana gli attacchi delle
forze di occupazione israeliana hanno fatto più di 32 martiri a Gaza,
ferendo almeno altre 74 persone, e arrestandone almeno 126 inclusx
bambinx in Cisgiordania. Il parlamento israeliano ha approvato una
misura per annettere definitivamente la Cisgiordania, e mantenere
parziale la riapertura del valico di Rafah. Investigazioni
internazionali stanno riportando che nel corso di questi anni di
genocidio i corpi di quasi 3000 persone sono stati resi introvabili a
causa dell’uso da parte di Israele di armi proibite dal diritto
internazionale, ordigni talmente letali da fare evaporare le persone
direttamente colpite. E i criminali siamo noi. Netanyahu può
sorvolare senza timori l’Italia nonostante un mandato di arresto
internazionale, mentre giovani studenti vengono rinchius3 ai domiciliari
per aver preteso la fine dello sterminio di un popolo.
Sappiamo di essere dalla parte giusta della storia e l’accanimento
dello Stato contro chi si assume la responsabilità di lottare per la
giustizia ce lo conferma. Se per loro siamo un problema, allora
rappresentiamo un pezzo della soluzione alle barbarie che la storia sta
consumando contro i popoli di tutta la Terra. Ovunque nel mondo si
lotta in maniera sempre più determinata, la mobilitazione popolare
continua a vincere e supportare la resistenza del popolo palestinese. Dobbiamo
guardare oltre i confini e renderci conto che siamo ancora, nonostante
tutto, una forza dirompente che non potranno annientare facilmente. Non c’è altro da fare che continuare a lottare.
Teniamo alta l’attenzione e non lasciamo indietro nessuno:
Forum Against Corporatization And Militarization
(FACAM)
La strenua resistenza del popolo indiano contro la
genocida Operazione Kagaar nell'India centrale e orientale risuona in
tutto il mondo come un appello alla giustizia per le vittime di
massacri di massa, sturpi, esecuzioni stragiudiziali e assassinii
politici, torture e detenzioni illegali. Scosso dalla massa di
cadaveri di attivisti politici e indigeni in Bastar e altre regioni,
il movimento proletariato internazionale ha risposto all'appello ha
raccolto singoli e organizzazioni progressisti, democratici e amanti
della giustizia per esigere la fine dell'Operazione Kagaar e del
genocidio del popolo Adivasi e dei suoi attivisti politici. Il 27
gennaio si sono svolte proteste e presidi a Bruxelles presso
l'Ambasciata indiana e il Parlamento europeo, oltre a una grande
manifestazione di protesta organizzata dal Comitato Congiunto Stop
Repressione in India (JCSR) e varie altre organizzazioni presso il
Consolato Generale dell'India a Birmingham, Regno Unito, lo stesso
giorno. Il 28 si è tenuta anche una protesta a Vienna.
Queste proteste sono state indette all’indomani
della chiusura dei negoziati sull'Accordo di libero scambio UE-India
e di fronte alla Sottocommissione per i diritti umani del Parlamento
europeo, nonché in occasione della celebrazione del 77° Giorno
della Repubblica, il 26 gennaio 2026, per riflettere sulla natura
della "Repubblica" dello Stato indiano.
In precedenza, proteste e iniziative si erano
svolte anche in Turchia, Cile, Brasile, Perù, Filippine,
Gravi
interferenze sulla causa di licenziamento alla Scala di Milano
In
merito alle notizie relative all’udienza sul licenziamento della
lavoratrice della Scala
Apprendiamo
con forte preoccupazione e con estrema gravità quanto riportato in
queste ore da diverse testate giornalistiche in merito a una
situazione poco chiara che si sarebbe verificata nel corso di
un’udienza relativa alla causa di lavoro che ha visto coinvolta la
lavoratrice licenziata dal Teatro alla Scala, da noi assistita come
CUB Informazione e Spettacolo. Secondo
quanto riportato dagli organi di stampa, alcuni individui avrebbero
tentato di accedere o di acquisire documentazione identificandosi
come appartenenti alle forze dell’ordine. Le informazioni
attualmente disponibili risultano frammentarie e non consentono di
comprendere con certezza la dinamica dei fatti né l’effettiva
natura degli episodi segnalati. Apprendiamo inoltre che la
magistratura abbia qualificato tali comportamenti come «quantomeno
impropri» e che «obiettivamente si sono posti come potenziali
interferenze nel sereno esercizio dell’attività giurisdizionale». Se
tali circostanze fossero confermate, ci troveremmo di fronte a un
fatto di inaudita gravità. Interferenze, anche solo potenziali,
nell’esercizio della funzione giurisdizionale
...Mentre la Meloni continua a strillare e ad attaccare giudici e magistratura
*****
Il tribunale di Palermo ha stabilito che il fermo della nave era illegittimo e l'ONG Sea Watch deve essere risarcita dallo Stato italiano per oltre 76mila euro. Un risarcimento per le spese sostenute dall'organizzazione tra ottobre e dicembre 2019. "Mentre il governo annuncia il 'blocco navale' si legge in un post di Sea Watch su X - il diritto ancora una volta dà ragione alla disobbedienza civile".
Estate 2019, da una parte Carola Rackete,allora comandante dellanave umanitaria Sea Watch 3, dall’altraMatteo Salviniall’epoca dei fattiministro dell’Interno. Entrambi protagonisti di
"Mi
hanno licenziato perché sono palestinese”: il racconto di Fadel,
steward per le Olimpiadi Milano-Cortina
Fadel Mosadag Mohammad Masri era stato
assunto con contratto part-time come steward per le Olimpiadi
Milano-Cortina, ma per non specificati motivi di sicurezza è stato
licenziato. A cura di Lidia Ginestra Giuffrida Basta essere
palestinese o urlare "Free Palestine" per essere licenziato
durante le Olimpiadi di Milano-Cortina. Dietro l'ombra dei cinque
cerchi e della tregua olimpica, ci sono anche le storie di coloro che
denunciano di essere stati licenziati per un nulla: Fadel Mosadag
Mohammad Masri è uno di loro, che ha perso il lavoro solo perché
palestinese. "Avevo trovato l'annuncio online, ho inviato
l'application, mi hanno preso e il 10 gennaio sono andato a Milano",
racconta a Fanpage.it il giovane originario della Cisgiordania e
rifugiato in Italia da quattro anni. "Ho iniziato a lavorare con
un contratto a tempo determinato e part-time che sarebbe dovuto
valere dal 25 gennaio al 15 marzo 2026″, continua. Secondo
quanto si legge nel documento di diffida inviato alla società One
Group S.r.l. e alla Fondazione Milano Cortina 2026, e visionato da
Fanpage.it, Masri era stato assunto con un contratto part-time come
Non si perde un’occasione per farsi pubblicità gratis! Per quanto
grave possano essere le situazioni! È tempo di sciacalli, abbiamo detto, e la
passerella continua. La Meloni lunedì è tornata a Niscemi stringendo le mani
del sindaco (nel frattempo indagato per corruzione!) e promettendo soldi. Sempre
naturalmente al riparo delle quattro mura del Municipio e alla presenza di
qualche niscemese scelto apposta, ma quanti soldi? E per chi? Si parla di un
miliardo complessivo per i danni subiti dalle tre regioni, Calabria, Sardegna e
Sicilia, e sono solo la metà di quelli già calcolati dagli esperti fino ad ora,
mentre per Niscemi ci sarebbero 150 milioni, gestiti da un nuovo commissario, “destinati
a demolizioni, delocalizzazioni e opere di stabilizzazione” come riporta il
Sole 24 Ore di oggi.
Ieri, infatti, il consiglio dei ministri ha approvato un “decreto
sul maltempo e Niscemi”, che “combina ristori e misure per la tenuta del sistema produttivo, piani per i territori e ammortizzatori sociali per
Soldato
israeliano ammette (senza rimorso): uccidiamo e stupriamo donne e
bambini a Gaza
Gaza-InfoPal. Il sistema sionista, quello, per intenderci, degli Epstein files, è una pratica molto utilizzata dall’esercito israeliano nella Striscia di Gaza. Notoriamente, i colonizzatori sionisti hanno sempre usato lo stupro come arma di guerra, e nei tre anni di genocidio a Gaza tale pratica è diventata tanto sistematica quanto impunita. I giusti del mondo fanno fatica a comprendere come governi e istituzioni occidentali continuino a sostenere ancora Israele, e, anzi, a perseguitare attivisti e giornalisti umanitari pro-Palestina accusandoli di terrorismo al posto dei veri terroristi: gli occupanti genocidari israeliani e stupratori di donne e bambini. Ma ormai l’Occidente, una civiltà basata su 500 anni di stermini di popoli nativi da cui ha tratto le risorse naturali e umane per il proprio sviluppo economico, è nudo; ha tolto ogni maschera residua e appare per ciò che è: la cloaca della Terra, insieme ai suoi vassalli e valvassini di ogni piccola o più grande posizione di potere, sempre esercitata contro i deboli e gli oppressi e a favore di criminali assassini e stupratori pedofili. Per il principio dell’equivalenza algebrica, chi sostiene genocidari, pedosatanisti, infanticidi, chi li copre, chi li appoggia, chi ne esegue le direttive nei propri Stati e dentro le proprie istituzioni, ne condivide la natura, ed è, pertanto, complice.
Sta scatenando una grande indignazione un video virale che circola sui social media dove un soldato israeliano ammette, senza vergogna, di aver commesso atrocità nella Striscia di Gaza.
In una sessione live su TikTok con lo YouTuber americano Jeff Davidson, il soldato ha affermato: “Non uccidiamo solo, stupriamo anche“, riferendosi alle azioni compiute dalle forze armate israeliane contro
Esattamente due anni fa, il 17
febbraio del 2024, moriva a Frascineto, in provincia di Cosenza, Edison
Malaj: operaio di 54 anni rimasto schiacciato da una lastra di cemento
caduta da una gru nel cantiere dove stava lavorando. La moglie Silvana e
i figli sono in attesa che cominci il processo al datore di lavoro.
La stessa sorte è toccata ai
familiari di Salvatore Cucè, minatore calabrese di 33 anni impiegato nei
cantieri per il Terzo Valico. Ha perso la vita, tre anni fa, il 7
febbraio 2023, in seguito all’esplosione di una sacca di gas metano.
Anche in questo caso il processo non è ancora iniziato. A marzo dovrebbe
infine cominciare, dopo quasi tre anni, il procedimento sulla strage di
Casteldaccia, dove persero la vita
...All'umanità intera, alle madri del mondo, ai medici senza frontiere, ai giornalisti con dignità, ai governi che credono ancora nella giustizia:
Il mio nome è come quello di milioni di altre persone. Non ho cognomi famosi né cariche importanti. Sono una cubana comune. Una figlia, una sorella, una patriota. E scrivo questo con l'anima straziata e le mani tremanti, perché quello che oggi vive il mio popolo non è una crisi. È un omicidio lento, calcolato, freddamente eseguito da Washington.
E il mondo guarda dall'altra parte.
👵 DENUNCIA PER I MIEI NONNI:
Denuncio che a Cuba ci sono anziani che muoiono prematuramente perché il blocco impedisce l'arrivo di farmaci per il cuore, la pressione e il diabete. Non è una questione di mancanza di risorse. È un divieto deliberato. Le aziende che vogliono vendere a Cuba vengono multate, perseguitate, minacciate. I loro governi tacciono. E nel frattempo, un nonno cubano stringe il petto e aspetta. La morte non avvisa. Il blocco sì.
👶 DENUNCIA PER I MIEI BAMBINI:
Denuncio che a Cuba ci sono incubatrici che hanno dovuto essere spente per mancanza di carburante. Che ci sono neonati che lottano per la vita mentre il governo degli Stati Uniti decide quali paesi possono venderci petrolio e quali no. Che ci sono madri cubane che hanno visto mettere in pericolo la vita dei
È deceduto sabato, a Lione, il militante di estrema destra Quentin
Deranque. Sui media principali è stato subito lanciato l’allarme per lo
“squadrismo di sinistra”: Deranque sarebbe stato ucciso in un pestaggio
organizzato da militanti antifascisti, a margine di un evento con Rima
Hassan, europarlamentare de La France Insoumise, presso l’Istituto di
studi politici (Iep) di Lione (dedicato alle relazioni tra UE e i
governi europei nel contesto del conflitto in Medio Oriente) contro il
quale era stata convocata una “protesta” del collettivo “identitario” di
estrema destra Némésis.
La ricostruzione dei fatti, fuori dagli ambienti mainstream, racconta invece esattamente l’opposto.
Prima
di tutto una loro breve ricostruzione. Giovedì 12 febbraio, nel tardo
pomeriggio, si stava svolgendo all’università di Lione una conferenza
dell’europarlamentare che negli ultimi mesi ha difeso strenuamente la
posizione filopalestinese. All’esterno, il collettivo di estrema destra
Némésis, autodefinitosi però “femminista”, aveva organizzato un presidio
di protesta.
Secondo
le autorità francesi, Deranque si trovava sul posto insieme ad altri
“camerati” per
Dall’ Introduzione di F. Engels all’edizione del 1891.
F. Engels in questa introduzione spiega in maniera chiarissima e sintetica su cosa si base lo sfruttamento dell’operaio e perchè esso è la fonte del profitto capitalista.
Nello stesso tempo, Engels spiega come proprio dal conflitto: produzione di enormi ricchezze nelle mani di pochi borghesi e impoverimento degli operai e della maggioranza della popolazione nasce la possibilità, necessità di un “nuovo ordine sociale”.
*****
”... che cosa avviene dopo che l’operaio ha venduto al capitalista la sua forza lavoro, cioè dopo che l’ha posta a sua disposizione, per un salario convenuto, giornaliero o a cottimo? Il capitalista conduce l’operaio nella sua officina o fabbrica, dove già si trovano tutti gli oggetti necessari per il lavoro, le materie prime, le materie ausiliarie... gli utensili, le macchine. E qui l’operaio comincia a sgobbare. Poniamo che il suo salario giornaliero sia di tre marchi.... Supponiamo che... con il suo lavoro di dodici ore l’operaio aggiunga alla materia prima impiegata un nuovo valore di sei marchi, un nuovo valore che il capitalista realizzerà con la vendita del pezzo finito. Di questo importo egli paga all’operaio tre marchi, e gli altri tre se li tiene per sè. Se l’operaio produce in dodici ore un valore di sei marchi, in sei ore produce un valore di tre marchi. Quindi dopo aver lavorato sei ore egli ha già restituito al capitalista l’equivalente di tre marchi, ricevuti come salario. Dopo sei ore di lavoro, tutti e due sono pari; nessuno dei due deve più un soldo all’altro.
“Un momento! - esclama ora il capitalista - io ho noleggiato l’operaio per un giorno intero, per dodici ore. Sei ore non sono che una mezza giornata. Avanti dunque, al lavoro, fino a che anche le altre sei ore siano passate. Solo allora saremo pari!” E in realtà l’operaio deve attenersi al suo contratto “liberamente” concluso, con il quale si impegna a lavorare dodici ore intere, per un prodotto di lavoro che costa sei ore...
...la forza lavoro è una merce, una merce come ogni altra, ma ciò nonostante una merce tutta affatto speciale. Essa ha cioè la proprietà specifica di essere forza produttrice di valore, di essere fonte di
Questa piattaforma è in divenire, espressione della lotta contro le condizioni di oppressione, doppio sfruttamento, discriminazioni delle donne.
Essa vuole porre la necessità, oggi più che mai con un governo, come questo della fascista Meloni che fa sciacallaggio sulle donne, sulle loro sofferenze per imporre una sorta di "moderno medioevo", di lottare/ribellarsi ovunque e su ogni aspetto di oppressione, negazione dei diritti, della libertà di scelta, ecc. ecc.
Strappare anche uno di questi obiettivi è importante per essere più forti per la lotta più generale, contro questa società capitalista/imperialista, per la necessaria lotta rivoluzionaria in cui le donne possono portare una marcia in più per rovesciare/trasformare la terra e il cielo.; perchè noi, a cui viene negato tutto,
Riceviamo e condividiamo, da Assemblea
Palestina Pescara
https://www.instagram.com/p/DU2yBzDinVP/?utm_source=ig_web_copy_link&igsh=NTc4MTIwNjQ2YQ==
Da qualche giorno il nostro compagno
Tarek si è cucito la bocca per reagire ai sopprusi che sta ricevendo nel
carcere di Pescara.
Per venerdì 20 febbraio è stato chiamato un nuovo presidio davanti al
Carcere di Pescara per sostenere la lotta di Tarek e tutti i detenuti,
in continuità con i diversi presidi che ci saranno davanti alle carceri
di Melfi, Ferrara e Terni, e davanti ai tribunali di Campobasso e
Torino.
Tarek è detenuto dal 5 ottobre 2024,
giornata in cui migliaia di persone sono scese in piazza a Porta San
Paolo, a Roma, in solidarietà con la Palestina, sfidando il divieto del
governo per quella manifestazione e le sperimentazioni di quello che è
poi diventato il primo decreto sicurezza di questo governo.
Diversi mesi fa, è stato trasferito dal
carcere romano di Regina Coeli, assieme a decine di altr3 detenut3,
all’improvviso e senza avvisare le persone a lui vicino, neanche
l’avvocato che è venuto a saperlo tentando di contattarlo.
Da quando è a Pescara, Tarek ha perso quel poco di relazioni che si
creano durante la detenzione, non ha potuto portare diverse cose che
aveva, gli è stata vietata la possibilità di avere colloqui e impedito
la
Dopo
i presidi solidali sotto la casa circondariale di Melfi del 13 e del
26 Ottobre 2025, poi del 15 Novembre; dopo il corteo interregionale
che il 13 Dicembre si è snodato per le strade di Melfi per giungere
sotto il carcere locale di massima sicurezza, sabato
21 Febbraio 2026, a partire dalle ore 15,
si terrà un nuovo presidio di solidarietà a favore del prigioniero
politico palestinese Anan Yaeesh,
che in questo carcere è stato trasferito da Settembre in custodia
cautelare dalla sezione di alta sicurezza del carcere di Terni per
allontanarlo da un consolidato circuito di sostegno esterno.
Con
Anan, che ha ingiustamente subito lo scotto di oltre
due anni di detenzione preventiva
per un surreale processo
che lo vede imputato per “terrorismo internazionale” (art. 270
bis c.p.) a causa del suo sostegno, mai rinnegato, alla Resistenza
palestinese; che da Melfi ha subito l’ignominia delle udienze del
21 e del 28 Novembre del processo celebrato al Tribunale dell’Aquila,
condivideremo collettivamente l’indignazione contro un
processo voluto da istituzioni e servizi segreti dello stato genocida
di Israele. Si è trattato di un
processo smaccatamente
The
world campaign against Operation Kagaar has denounced that imperialists
and Modi’s government set the target to wipe put the Indian
revolutionary movement and the CPI (Maoist), that are the real political
alternative for the proletarians and the people’s masses of India.
Modi claims he will wipe out the people’s war, the revolutionary movement and the CPI(M) by 2026. The
International Committee to Support the People’s War In India (ICSPWI)
has called all the revolutionary parties and forces, the friends and
comrades of the Indian revolution, to meet the challenge launched by the
Modi’s government with a one-year-long campaign from March 2025 to
March 2026. . A mobilization in the streets, in the workplaces, in the
squares.
The CPI(M) and the masses in India are withstanding and
repelling the Operation
A
un mese dall’avvio dei lavori del Comitato Strategico, promosso dal
Ministro della Difesa Guido Crosetto, lunedì 16 febbraio è stato
presentato, presso lo Stato Maggiore della Difesa, il nuovo modello di
riorganizzazione delle Forze Armate, che costituirà la base del disegno
di legge di revisione dello strumento militare.
La proposta - si legge in una nota - recepisce l’indirizzo iniziale
delineato dal Ministro: una riforma complessiva e strutturale, di natura
tecnica e operativa, volta ad adeguare lo strumento militare al mutato
contesto geopolitico, rafforzandone capacità, resilienza ed efficacia
nel lungo periodo. «Il disegno di legge non risponde alle esigenze di un
Ministro pro tempore, ma definisce lo strumento militare di cui il
Paese avrà bisogno nei prossimi vent’anni», ha sottolineato Crosetto,
confermando che saranno gli uomini e le donne delle Forze Armate a
illustrarne contenuti e prospettive in Parlamento.
Coinvolti i vertici della Difesa
Il
percorso, spiega ancora la nota, ha coinvolto i vertici operativi e
amministrativi della Difesa con