venerdì 9 ottobre 2026

pc 9 ottobre - ingiustizia è fatta: la Cassazione respinge i ricorsi di Mohammad Hannoun e Raed Dawoud.


La Corte di Cassazione ha rigettato oggi il ricorso di Mohammad Hannoun, attivista e presidente dell’Associazione palestinesi in Italia, arrestato lo scorso 27 dicembre con l’accusa di terrorismo per aver finanziato Hamas attraverso una rete di associazioni di beneficenza.

E’ la seconda volta che i giudici romani si pronunciano sul tema della misura cautelare. Una prima volta, lo scorso aprile, avevano accolto alcune delle tesi dei difensori degli arrestati, rispendendo al tribunale del Riesame di Genova gli atti per una nuova valutazione.


La posizione dello stesso Riesame, però, è sempre rimasta la stessa: Hannoun e gli altri indagati devono restare in carcere. E così è scattato il nuovo ricorso, discusso in giornata dai legali di Hannoun (Dario Rossi e Fabio Sommovigo). Questa volta, però, il verdetto è stato di una bocciatura.

La decisione definitiva sull’esigenza cautelare è arrivata pochi giorni dopo la chiusura delle indagini della Procura sullo stesso Hannoun e altri cinque: il pm Luca Monteverde e l’aggiunto Marco Zocco, insieme al procuratore Nicola Piacente, li accusano di avere raccolto 18 milioni di euro in 25 anni per Hamas, “mascherandoli” attraverso donazioni ad associazioni benefiche.


Per arrivare a una contestazione del genere gli inquirenti si sono basati su intercettazioni, dati informatici e contenuti che però, almeno in parte, erano stati bocciati proprio dalla Cassazione. A partire dall’utilizzo di fonti aperte. Poi c’è il tema “Avi”, ovvero l’agente segreto israeliano che ha portato alla Digos e alla Procura una mole non indifferente di elementi utilizzati nell’inchiesta. In questo caso era stato il Riesame a stabilirne la non utilizzabilità, ancor prima che la questione finisse in Cassazione. La Procura, però, ha chiesto a Israele, tramite rogatoria, di poter sentire Avi.

Fuori del Tribunale una settantina di compagne e compagni hanno ribadito la centralità dei prigionieri politici palestinesi in tutte le mobilitazioni per la Palestina, a partire da domani in numerose piazze d'Italia.

Qui una corrispondenza con radio onda rossa:

 

Di seguito l'intervento dell'avv. Dario Rossi

 


 

pc 9 ottobre - Siamo tutti Askatasuna! Massima solidarietà alle compagne e compagni repressi

 

Ondata di perquisizioni domiciliari – 14 – in diverse parti d’Italia nei confronti di compagne e compagni per la manifestazione nazionale del 31 gennaio contro lo sgombero di Askatasuna a Torino (qui la cronaca di quel giorno su Radio Onda d’Urto) e in particolare per gli scontri a fine corso in Corso Regina Margherita, non distante dal centro sociale torinese sgomberato a metà dicembre e da allora abbandonato se non da un gigantesco dispositivo poliziesco, da 10 mesi a guardia del nulla.

Le veline di Torino parlano anche di 19 misure cautelari, dal carcere all’obbligo di firma, che dovranno tuttavia passare prima dal vaglio dell’interrogatorio di garanzia. Le parole di una compagna di Askatasuna.

Di seguito il comunicato del csa Askatasuna di Torino:

Questa mattina sono state effettuate 12 perquisizioni ai danni di compagni e compagne per un totale di 19 richieste di misure cautelari che vanno dal carcere all’obbligo di firma, tutte prevedono il passaggio preliminare all’interrogatorio di garanzia. Un’operazione a firma Paolo Scafi, pm dalla penna facile quando c’è da fare incetta di misure cautelari, tra le sue ultime prodezze le misure per gli ultras di Toro e Juve a seguito degli scontri del derby quando Marco Basoccu venne gravemente ferito alla testa da un lacrimogeno sparato ad altezza uomo.

Il contesto è quello della manifestazione oceanica del 31 gennaio scorso a seguito dello sgombero del centro sociale Askatasuna. Ai compagni e alle compagne coinvolti nelle richieste di misura cautelare vengono imputati diversi reati con l’intento di dare la responsabilità ad alcuni di quella che è stata una manifestazione di rabbia popolare che ha visto la partecipazione di oltre 50 mila persone. Ricordiamo anche l’uso massiccio e violento da parte delle forze dell’ordine di lacrimogeni sparati ad altezza uomo, di cui si è parlato in un dossier e in diverse inchieste giornalistiche. La violenza è quella che viene dall’alto e che viene perpetrata ogni giorno nei confronti di chi deve essere messo a lavoro per interessi nemici ai nostri.

Lo sgombero dell’Aska è stato un colpo voluto dal governo a seguito di un movimento che ha bloccato un Paese intero per fermare un genocidio mostrato in diretta tv. In quella giornata Piantedosi si sfregava le mani e scriveva sui social che finalmente giustizia era stata fatta, i politici locali con Marrone in testa non hanno sprecato l’occasione per togliersi sassolini dalle scarpe, la questura di Torino e la Procura hanno avuto la loro soddisfazione effimera nel vedere che finalmente i loro sforzi erano stati premiati. Eppure, l’unica cosa certa è che il 18 dicembre 2025 ha chiuso una porta ma ha spalancato uno spazio di possibilità che ancora oggi vive nelle lotte di ogni giorno.

Torino è partigiana avevamo detto in quell’occasione e Torino continua anche oggi a schierarsi contro la guerra, contro il riarmo e contro un sistema che sfrutta e specula per il profitto. Torino è partigiana perché è con la Palestina che resiste, è con gli studenti e studentesse che nelle scuole e nelle università pretendono un futuro più giusto, è con i lavoratori e lavoratrici che scioperano per interrompere e bloccare la guerra sui nostri territori.

Torino è solidale con chi viene colpito da questa operazione, un tentativo di punire alcuni per una giornata che rimane nella storia ma che non è finita con le ceneri di un pomeriggio, anzi, consolida una prospettiva di lotta collettiva per la libertà di tutti e tutte. Intanto, ci vediamo nelle piazze di questo ottobre contro il riarmo e per la Palestina, verso il 24 ottobre e oltre.

Askatasuna vuol dire libertà, solidarietà a tutti e tutte le compagne inquisite!

pc 9 ottobre - ORE 12 Controinformazione rossoperaia - Le balle della Meloni su inflazione: interventi spot fondati sul populismo verso le masse, ma in realtà per non andare ad intaccare i profitti dei padroni

 

pc 9 ottobre - Nobel per la pace alla giurista Navi Pillay: ha accusato Israele di genocidio a Gaza



alcune informazioni dalla stampa online

Chi è Navi Pillay


Fino a poco tempo fa ha presieduto la Commissione internazionale d'inchiesta delle Nazioni Unite sui Territori palestinesi occupati e attualmente partecipa come giudice al procedimento davanti alla Corte internazionale di giustizia in cui il Myanmar è accusato di genocidio. Il Comitato, nelle motivazioni, ha ricordato in particolare il contributo determinante di Pillay alla storica decisione del Tribunale per il Ruanda che ha riconosciuto come lo stupro e la violenza sessuale possano costituire crimini contro l'umanità e atti di genocidio.


Nel corso della sua lunga carriera, Pillay ha difeso numerosi prigionieri politici, compreso Nelson Mandela. «Pillay», si evidenzia nelle motivazioni, «ha mantenuto una ferma bussola morale e una costante adesione ai principi fondamentali della giustizia, contribuendo a rafforzare il ruolo e l'efficacia del diritto internazionale».


Nata il 23 settembre 1941, la magistrata è cresciuta nel Sudafrica dell'aparthaid in una famiglia di origini indiane tamil ed è stata la prima donna non bianca a ricoprire il ruolo di giudice presso l'Alta Corte del suo Paese. Ha inoltre prestato servizio come giudice della Corte penale internazionale e come presidente del Tribunale penale internazionale per il Ruanda, oltre a guidare l'Alto commissariato Onu per i diritti umani dal 2008 al 2014. 

pc 9 ottobre - Roma - in difesa dei colpevoli di Palestina - sostegno di Soccorso rosso proletario

pc 9 ottobre – Gozzi di Federacciai vuole la sovranità economica dell’Europa per battere la concorrenza cinese e non solo

 Gli interventi dei rappresentanti dei padroni, come quello di Gozzi di Federacciai in occasione del convegno “Quale Europa di fronte alle sfide globali?”, sono molto interessanti perché rivelano la loro posizione sulla politica e l’economia, ultimamente in modo sempre più chiaro: quali sono le necessità dei padroni delle industrie, in particolare dell’acciaio, a chi si rivolgono affinché si risolvano i loro problemi e cioè quelli di continuare a fare profitti a valanga.

Ricordiamo che la Federacciai raccoglie circa 130 aziende che rappresentano oltre il 95% della produzione nazionale di acciaio, e che tra queste ci sono le più importanti, dall’ex Ilva di Taranto/Acciaierie d'Italia S.p.A. in A.S., alla Marcegaglia, e poi Arvedi, ABS, Acciai Speciali Terni… E proprio per la questione più importante, l’Ex Ilva, Gozzi è stato incaricato di guidare la cordata italiana per trattarne l’eventuale acquisizione.

In questo intervento al convegno, secondo quanto riporta il Sole 24 Ore del 7 ottobre, Gozzi parte addirittura dalla perdita di posti di lavoro “nell’industria dell’Europa occidentale in dieci anni … dai 4 ai 6 milioni”!!! Certo, dice Gozzi: “Il calo occupazionale è stato in parte compensato dalla crescita nei Paesi dell’Est e nei servizi.” E cioè, detto chiaramente, le aziende in questi dieci anni hanno trasferito la produzione nei Paesi dell’Est sfruttando la classe operaia a basso costo. In realtà è una tendenza che dura da decenni. Per cui se qualcuno pensava che questa affermazione di Gozzi potesse significare un interessamento agli operai che perdono il lavoro sbaglia. Nemmeno per sogno, e d’altronde non è previsto dal capitalismo-imperialismo. Quello dei licenziamenti definiti “perdita di posti di lavoro” è un dato “tecnico” solo per mettere in mostra l’ampiezza dei dati che colpiscono i settori dell’industria di base, come li chiama Gozzi: “I settori più colpiti naturalmente sono i settori manifatturieri di base: il siderurgico, la chimica, il cemento, il vetro, la carta”. Per difendere questi settori, che correttamente si definiscono grande industria e non manifattura, Gozzi fa appello alla “sovranità economica” che deve essere messa in campo dall’Europa.

pc 9 ottobre – INDIA: mentre si prepara la grande mobilitazione di domani, continuano le proteste per la libertà dei 10.000 arrestati dal governo fascista di Modi


Domani è prevista un’altra grande mobilitazione in India per continuare la protesta contro il governo che trucca le elezioni e reprime chi lotta.

“In vista della manifestazione prevista per sabato, centinaia di sostenitori del movimento giovanile CJP [il partito degli “scarafaggi”] hanno protestato giovedì nel polo tecnologico di Bengaluru. Molti manifestanti tenevano manifesti con la scritta: "Ogni nome conta, ogni voto conta" e "Fermate l'uccisione della democrazia".

Così scrive il Guardian di oggi: “Un portavoce del CJP, Ashutosh Ranka, ha dichiarato in un post su X giovedì che "almeno 10.000" persone provenienti da manifestazioni del CJP, organizzazioni studentesche, gruppi di base affiliati e partiti politici sono state arrestate in tutto il paese.

“Le autorità di polizia non hanno risposto immediatamente alle richieste di commento di Reuters. Videocassette pubblicate sulla piattaforma social X mostravano attivisti portati via in furgoni.

“Il Presidente del Parlamento ha dichiarato che tra i detenuti c'era un gruppo di studenti della città occidentale di Pune diretti alla protesta del 10 ottobre a Delhi. Ha detto che venivano portati via in autobus verso un luogo sconosciuto.”

“La polizia ha barricato l'area di Delhi in vista delle manifestazioni previste per sabato.”

La notizia delle enormi manifestazioni in India contro il governo fascista hindutva man mano viene riportata da altre testate giornalistiche, da quelle internazionali come il New York Times a la Repubblica in Italia... dove ancora una volta sono i “compagni del movimento” che “non si accorgono” di ciò che succede nel paese più grande del mondo!



giovedì 8 ottobre 2026

pc 8 ottobre - Madrid, dove tutto è cominciato...

 

pc 8 ottobre - ORE 12 Controinformazione rossoperaia - Sanità, tagli per 19 miliardi e la Meloni continua a raccontare balle!

 

pc 8 ottobre - È morta Maricarmen Abascal, in ospedale dopo lo sfratto coatto che ha dato il la alla nuova fase della lotta per la casa a in Spagna


Le manifestazioni ora muovono verso il Congresso

 


Il comunicato di legale e familiari
Ci addolora annunciare che Maricarmen è venuta a mancare oggi.
Il 23 settembre, come sapete, era stata sfrattata e da allora era rimasta ricoverata.
Sebbene sia stato stato ottenuto un accordo storico, che le avrebbe permesso di tornare a casa, la soluzione è arrivata troppo tardi: una situazione del tutto evitabile, giunta al culmine di un calvario straziante.
Gli eventi scatenati dall'ingiustizia del suo sfratto hanno  senza dubbio scandito un prima e un dopo nella storia di questo Paese: manifestazioni imponenti, presidi nelle piazze, la convocazione di elezioni anticipate e uno sciopero generale. Il tema della casa è ormai al centro del dibattito ma il prezzo pagato per arrivare a questo punto è stato fin troppo alto.
Ora, dopo la sua scomparsa, ci resta l'esempio della sua lotta e l'eredità che Maricarmen ci lascia.
Soprattutto, manterremo ciò che ci ha sempre chiesto:
"Lottate: continuate a lottare per ciò che è vostro".







La ricostruzione di El Pais che contiene una ricca galleria fotografica sulla lotta di Maricarmen

pc 8 ottobre - Con la rivolta studentesca in Francia. Sì, signori, viva la Comune!

Stanno crescendo le proteste contro i governi che scaricano le loro scelte di guerra sul popolo, sui lavoratori, sui proletari e sulle masse, il loro sistema fondato sul profitti del Capitale imperialista vengono contestati, ci sono riprese di movimenti di protesta in Germania dove studenti e lavoratori stanno scendendo in piazza contro il riarmo, il servizio militare, i tagli allo stato sociale del governo, così come dilagano le proteste in India, dalle studentesse contro i crimini contro le donne e contro il patriarcato, così come contro la corruzione del governo fascista indù tornano di nuovo in piazza gli "scarafaggi" il movimento studentesco che ha già costretto alle dimissioni il ministro dell'istruzione; poi in Spagna, a Madrid, dove è esplosa la mobilitazione vasta, spontanea che vede lavoratori, giovani, donne, studenti, universitari sul problema della casa, contro gli sfratti.

Questa trasmissione vuole dare sostegno e dare qualche informazione su quello che in questi giorni, in queste ore, sta accadendo in Francia dove la protesta dilaga con i giovani studenti in prima fila. Proteste che sono partite dalla lotta contro la scuola classista, dove avanzano solo i figli dei ricchi, dalla lotta contro i tagli alla scuola da parte di un governo che destina risorse alla guerra, una guerra che serve solo a fare uscire dalla crisi economica i padroni e farli arricchire ancora di più, lotte contro la precarietà estesa oramai a tutta la vita delle masse, ma una protesta che comincia a mettere in discussione tutto questo marcio sistema capitalista/imperialista, i suoi rappresentanti che sono i governi, che mette in discussione il rovesciamento della crisi sulle masse, sul popolo, sui proletari che vedono peggiorare giorno per giorno le loro condizioni di vita, non c'è niente che può andare bene: dai salari da fame, dal

pc 8 ottobre - Dichiarazioni - resistenza palestinese e libanese nell'Anniversario del Diluvio di Al-Aqsa - infosolidale proletari comunisti

 

da GPI - Giovani Palestinesi d'Italia:
 
🇱🇧🟡Dichiarazione di Hezbollah in occasione del terzo anniversario del Diluvio di Al-Aqsa (1/2):

Sono trascorsi tre anni consecutivi nella storia della regione, eppure il dibattito sulle narrazioni relative al Diluvio di Al-Aqsa, che il 7 ottobre 2023 ha scosso il mondo e gli ha ricordato la causa palestinese – una causa che le potenze arroganti e i loro complici hanno cercato strenuamente, nel corso degli anni, di soffocare nella caverna dell’oblio e nei corridoi del compromesso – non è ancora stato risolto.
Coloro che comprendono le giustificazioni e le motivazioni alla base del Diluvio di Al-Aqsa giungono alla conclusione, attraverso la loro catena di prove e argomentazioni, che il Diluvio è stato un atto di resistenza coraggioso, eccezionale, naturale, giustificato e legittimo, proporzionato alla portata dell’ingiustizia e della cancellazione che minacciavano la Palestina e il suo popolo di dissoluzione. 

Così, l’«Al-Aqsa Flood» è diventato uno shock di grande portata, le cui conseguenze devono essere misurate in base alla scala dei valori, delle leggi e della loro influenza sulla politica, non in base alla scala della forza, della superiorità e dell’uso eccessivo della violenza, compreso lo sterminio di donne e bambini, come commesso dal nemico sionista a Gaza.

Sebbene i popoli del mondo si siano sollevati e abbiano manifestato a sostegno dei valori umanitari e dei diritti che il Diluvio di Al-Aqsa ha riportato in primo piano nella causa palestinese, riempiendo le capitali e le università di tutto l’Occidente con marce che condannavano e denunciavano il genocidio e i crimini contro l’umanità, la regione circostante la Palestina è stata gettata nel caos perché il Diluvio si è opposto direttamente al percorso di normalizzazione disfattista verso cui i regimi regionali stavano guidando la regione, in accordo con la volontà dell’entità sionista e dei suoi sostenitori internazionali.

Tre anni durante i quali il mondo è stato inondato da resoconti e immagini della brutalità e della barbarie sionista, americana e degli alleati occidentali non hanno ancora portato a risolvere il conflitto su Gaza e sul suo futuro politico e giuridico a favore del nemico sionista e dei suoi sostenitori. Né ha prevalso la narrativa di coloro che si sono opposti o hanno espresso riserve riguardo al «Diluvio», nonostante i lamenti e le elegie sulla devastazione e sulle perdite umane e materiali inflitte dal nemico sionista senza alcun riguardo per il diritto internazionale o i diritti umani.

Nonostante tutta quella brutalità e quel genocidio, il nemico non è riuscito a eliminare Hamas, le fazioni della resistenza o il popolo di Gaza. Non ha ottenuto né la pace né tantomeno una tregua temporanea e la stabilità. La situazione rimane aperta a sviluppi le cui conseguenze si estendono oltre la Striscia fino al futuro dell’intera regione, alla causa palestinese e alla pace e alla sicurezza internazionali. Anzi, vanno oltre la semplice denuncia della falsità del sistema internazionale e delle sue pretese di tutela dei diritti umani. L’attuale prevalenza della brutalità sionista, sostenuta dagli Stati Uniti e dall’Occidente, sui diritti del popolo palestinese oppresso non è sufficiente per affermare che la pace internazionale stia conducendo la regione verso la sicurezza e la stabilità. Non si può sperare in alcuna sicurezza, né fare affidamento sulla stabilità, fintanto che i diritti dei popoli vengono negati e il loro diritto all’autodeterminazione viene ignorato.

🇵🇸🟢 Abu Obeida, portavoce delle Brigate Al-Qassam:

Sono trascorsi tre anni dalla sacra traversata, il giorno in cui le armi dei nostri uomini hanno infranto una volta per tutte la dottrina di sicurezza dell’occupazione. Per grazia di Dio, non c’è più deterrenza, né vittoria decisiva, né avvertimento. Un profumato saluto di onore e orgoglio agli eroi e ai martiri della grande traversata, comandanti e soldati, e al nostro grande popolo, l’inizio e la fine di questa storia.

O grande popolo di Gaza, il prezzo è stato enorme, ma la vostra impresa è stata monumentale. Le generazioni vi ricorderanno come artefici di gloria, come coloro che hanno cambiato il corso della storia e gli equilibri del mondo, e come difensori incrollabili dell’onore e dei valori sacri della nazione su questa stretta striscia di terra assediata che ha risvegliato le coscienze dei popoli liberi e smascherato tutti coloro che hanno cospirato e si sono sottratti alle proprie responsabilità.

Il 7 ottobre ha rappresentato un’impresa militare, per guida e grazia di Dio, la cui grandezza nella pianificazione e nell’esecuzione è stata riconosciuta dal nemico prima ancora che dagli amici. Ha dimostrato una straordinaria strategia di inganno, concepita magistralmente dalle menti della resistenza, che ha saputo sfruttare al meglio ogni minaccia e opportunità, compreso il narcisismo, l’arroganza e la sottovalutazione degli avversari da parte di Netanyahu.

La Palestina non dimenticherà coloro che l’hanno sostenuta, specialmente coloro che hanno versato il proprio sangue per essa. La profanazione di Al-Aqsa e la ferita sanguinante di Gaza interpellano tutti, senza eccezioni. Il Sudan e la Libia non sono meno coraggiosi o impegnati dello Yemen, del Libano, dell’Iraq e dell’Iran. È stato dimostrato che non ci sono scuse per coloro che restano a guardare mentre tutti hanno visto come anche semplici droni provenienti da diversi fronti abbiano tenuto il nemico sveglio di notte. Cosa accadrebbe quindi se venisse aperto un fronte occidentale contro di lui?

pc 8 ottobre - Torino - polizia contro il Corteo per la Palestina


Torino, alta tensione al corteo pro Pal: la polizia usa l’idrante
Circa 200 manifestanti sono stati bloccati dagli sbarramenti delle forze dell’ordine. Dopo un’ora di fronteggiamenti sono stati lanciati oggetti e una torcia da segnalazione ieri sera a Torino durante un corteo pro Pal partito dal Campus Einaudi. 
I manifestanti sono stati bloccati dagli sbarramenti predisposti dalle forze dell’ordine e, dopo circa un’ora di fronteggiamenti, contro gli agenti sono stati lanciati alcuni oggetti e una torcia da segnalazione. La polizia ha risposto utilizzando un idrante.
Il corteo era composto da circa 200 persone. Con il passare dei minuti la manifestazione si è progressivamente sciolta, mentre i promotori hanno annunciato un nuovo appuntamento per sabato, quando è in programma il corteo regionale.
La manifestazione si è svolta nel quadro delle mobilitazioni pro Palestina organizzate in occasione del 7 ottobre. 
A Torino, nel corso della giornata, era stato organizzato al Campus Einaudi anche un dibattito sulla situazione palestinese, iniziativa dalla quale l’Università di Torino aveva preso le distanze, precisando di  
non aver ricevuto alcuna richiesta né rilasciato autorizzazioni.
Il nuovo appuntamento annunciato dai manifestanti è quello di sabato 10 ottobre.
Secondo quanto riferito dalle fonti locali, il corteo regionale è previsto a Torino con partenza da piazza Castello.

pc 8 ottobre - Oggi Presidio-manifestazione a Ravenna contro il transito di armi al Porto e per la fine dei rapporti economici e militari con Israele genocida criminale

Il governo, attraverso le Dogane, vuole impedire la trasparenza dei traffici di armi (uso bellico e "dual use") al Porto di Ravenna. Il governo considera il Porto di interesse militare pertanto nega qualsiasi notizia sui traffici di armi.

Il governo con i decreti sicurezza intende colpire le legittime proteste: per il reato di blocco stradale ci sono 32 denunce in occasione dello sciopero-manifestazione al Porto di novembre scorso, denunce che devono essere ritirate!
Il governo viola la l. 185/90 su esport/import/transito di armi verso paesi in guerra, Israele ha commesso un genocidio eppure l'invio e il transito di armi da parte dell'Italia non è mai cessato.
Il governo continua a violare l'art. 11 della Costituzione e le norme di diritto internazionale
La "sicurezza" del Porto di Ravenna è affidata ad Israele. Via Israele dal Porto di Ravenna!

Contro la complicità di governo, Regione e Comune con Israele!
Come Slai Cobas sindacato di classe-Ravenna saremo in piazza per denunciare le complicità con Israele genocida da parte di governo, istituzioni locali, e dei padroni del Porto e per rivendicare l'obiettivo della rottura di qualunque rapporto con Israele.

Il genocidio sta continuando, l'annessione della Cisgiordania va avanti giorno per giorno con la violenza dei coloni razzisti suprematisti, il governo italiano è complice di Netanyhau e vuole impedire le manifestazioni a fianco della Palestina con la legge 1004/legge bavaglio, fascista, liberticida, il governo ha fatto condannare alcuni attivisti palestinesi rinchiusi nelle carceri italiane. Mobilitiamoci per la liberazione dei prigionieri politici palestinesi!

Di seguito il comunicato stampa del Coordinamento popolare contro i traffici di armi nel porto di Ravenna e il volantone che diffonderemo per la mobilitazione del 10 ottobre a Bologna



L'8 ottobre, dalle ore 18, in piazza del Popolo a Ravenna, si terrà un presidio contro il traffico di armi dal porto di Ravenna e per la trasparenza.

Il presidio sarà in concomitanza con l'udienza conclusiva del Consiglio di Stato, a Roma, che deciderà sulla vertenza “Dogane di Ravenna vs Linda Maggiori”.

La giornalista, assistita dall'avvocato Andrea Maestri, e le associazioni che intervengono al suo fianco (ad adiuvandum) — USB, Unione Sindacale di Base, The Weapon WATCH - Osservatorio sulle armi nei porti europei e mediterranei, Cred e altri giuristi — dopo l'udienza parteciperanno alla conferenza stampa alla Camera dei deputati (sala stampa), a Roma, dalle ore 19.

Saranno presenti anche la deputata 5S Stefania Ascari, che ha seguito la vicenda da tempo, e i senatori Marco

pc 8 ottobre - 7 OTTOBRE BERGAMO: VIVA LA RESISTENZA PALESTINESE! NO ALLO STATO DI POLIZIA!



Affollata conferenza stampa convocata dalla Rete Bg per la Palesstina e dalle associazioni palestinese, per contestare il divieto della Questura di Bergamo a manifestare il 7 ottobre perché ciò averbbe generato tensioni tra appartenenti alle diverse ideologie.

E da quando si manifesta nel rispetto di chi si vuole combattere, nel rispetto dei sostenitori del genocidio del popolo palestinese e di chi ne occupa militarmente la sua terra?

Una prescrizione uguale a quella rilasciata a Lecco contro il presidio solidale indetto il 7 ottobre con la Palestina, che altro non rappresenta che l’intenzione di sottomettere la libertà di manifestare con i provvedimenti immediati delle questure, all’orientamento più generale del governo da stato di polizia e dei suoi decreti 'sicurezza'.

E nello specifico, come ha formalmente dichiarato dal Viminale il Comitato Nazionale ordine e sicurezza pubblica di Piantedosi che schiera la polizia a protezione di fascisti, sionsiti e razzisti, riunitosi pochi giorni fa, il 7 ottobre è stato indidcato come giornata di massima allerta e quindi di repressione preventiva per le iniziative solidali alla lotta di liberazione palestiese e con tutti i suoi prigionieri.

Per questo è stato positivo che un centinaio di compagni, solidali ProPal, abbiano risposto e dato forza alla conferenza stampa convocata per denunciare che il diritto di manifestare liberamente è stato

pc 8 ottobre - “Facciamo come in Francia” - occupazioni e mobilitazioni studentesche

La mobilitazione degli studenti francesi arriva anche in Italia, istituti occupati in molte città: “Più soldi per la scuola e meno per le armi”

Barricate a Torino, Roma, Napoli e Bologna. Lo slogan è "facciamo come in Francia". I giovani protestano contro le condizioni degli edifici e il decreto scuola. E chiedono di ridurre la spesa militare per finanziare quella per l'istruzione
La mobilitazione degli studenti francesi arriva anche in Italia, istituti occupati in molte città: “Più soldi per la scuola e meno per le armi”

Le prime barricate sono comparse a Torino, poi la protesta è arrivata a Roma e Napoli. L’onda delle mobilitazioni studentesche francesi ha attraversato il confine fino in Italia, seppur con dimensioni e forme diverse: occupazioni e assemblee usano esplicitamente lo slogan “facciamo come in Francia” per rilanciare vertenze già note.

mercoledì 7 ottobre 2026

pc 7 ottobre - Madrid/lotta per la casa - "Niente sarà più come prima"

CORRISPONDENZE DA MADRID - Dalle tende e dalla stampa spagnola



Maricarmen sta tornando a casa, e niente sarà più come prima


Solo pochi giorni fa, questa affermazione sarebbe sembrata ingenua, forse persino crudele. L'avevamo vista portata via in barella dall'appartamento in cui aveva vissuto per oltre settant'anni, dopo un'operazione di polizia che era finalmente riuscita a realizzare ciò che avevamo cercato a lungo di impedire. Le serrature erano state cambiate, lo sfratto era avvenuto e l'intero apparato istituzionale che accompagna questi processi sembrava aver pronunciato la sua ultima parola. Eravamo arrivati al capolinea, a quel punto in cui ci viene spesso detto che non c'è più niente da fare. Ma Maricarmen sta tornando.

Vale la pena soffermarsi un attimo su questo, perché oggigiorno tutto accade così in fretta che rischiamo di passare da una cosa all'altra senza nemmeno comprendere la portata di ciò che abbiamo ottenuto. Dopo anni di lettere, procedimenti legali, incertezza e paura, dopo diversi tentativi di sfratto e persino dopo che lo sfratto è stato finalmente eseguito, Maricarmen potrà finalmente varcare di nuovo la soglia di casa con un affitto che non potrà superare il 30% del suo reddito e una serie di lavori di ristrutturazione in un'abitazione le cui carenze ha sopportato fin troppo a lungo.

 

Questo non è successo perché all'improvviso è spuntata una soluzione tecnica che nessuno era riuscito a trovare prima, né perché coloro che avevano deciso di sfrattarla si sono improvvisamente resi conto dell'ingiustizia di ciò che stava accadendo. Tra il momento in cui Maricarmen ha lasciato la sua casa in barella e il momento in cui è stato raggiunto l'accordo, è successo qualcos'altro: centinaia di persone si sono sacrificate durante il suo sfratto, migliaia di altre sono scese in piazza dopo, la piazza Puerta del Sol si è riempita di persone che volevano fare qualcosa, e un caso che per anni avrebbe potuto essere trattato come una questione privata tra un'inquilina e un'azienda è diventato una questione politica impossibile da ignorare. Tutto questo ci ha accompagnato fino alla sala delle trattative.


Inizialmente, Urbagestión non voleva la presenza del Sindacato degli Inquilini. Maricarmen e noi abbiamo chiarito che non avremmo accettato negoziati a quelle condizioni. Può sembrare un

pc 9 ottobre - Indotto Stellantis Melfi, i numeri di una debacle “voluta” dall’alto - info

Indotto Stellantis Melfi, i numeri di una debacle “voluta” dall’alto

Indotto Stellantis Melfi, i numeri di una debacle “voluta” dall’alto
Un presidio di operai dell'Indotto

Its, Lgs, Gls, Fdm, Tecnova: operai “sacrificati” sull’altare del profitto

Its Logistica: 87 operai a forte rischio di licenziamento e in cassa integrazione straordinaria fino a dicembre. Ma è solo l’ultimo tsunami che si è abbattuto sull’indotto/Logistica Stellantis di Melfi. Tanti pezzi di un puzzle che si sgretola progressivamente, poco alla volta. Logitech e Tecnoservice: altri 80 posti in meno nella movimentazione auto. E che dire di Lgs, Las e Fdm, Gruppo Sit e Sit Rail. Difficile da quantificare il numero complessivo di lavoratori sul lastrico. Ad alcuni di loro nel 2024 è stata inviata una “lettera di licenziamento, via mail” per conto di Stellantis, che gestiva la commessa. Sono seguiti due anni e mezzo di Cassa per cessazione, ma senza futuro.

OPERAI DI SERIE ZETA “Non siamo operai di serie b, ma di serie z”, urlavano gli addetti Fdm, Las e

pc 7 ottobre - Studenti antifascisti in piazza a Milano - immagini e corrispondenza di un compagno

corrispondenza di un compagno di proletari comunisti presente

UNA GRAN BELLA MOBILITAZIONE ANTIFASCISTA ANIMATA, PRINCIPALMENTE, DA UNA GENERAZIONE DI GIOVANISSIMI “SENZA PARTITO” E GENUINAMENTE CONTRO IL FASCISMO CHE AVANZA

Ieri quello che in principio doveva essere un presidio, convocato dai collettivi studenteschi dell'Einstein e del Berchet (scuola frequentata dallo studente aggredito per aver staccato i manifesti dei fascisti e oggi studente universitario) e che ha visto il convergere di molti collettivi di altre scuole, dal Carducci al Volta al Tenca ecc., si è trasformato in un partecipatissimo, 3000, e colorito corteo che ha attraversato le strade del quartiere e raggiunto l'università Statale frequentato dallo studente aggredito.

All'inizio, con una presenza esigua di studenti tranne quelle di alcuni militanti dei vari collettivi promotori, la presenza -ostentata- era formata da gruppi e associazioni che politiche (dal PD con bandiere e Majorino in bella evidenza; all'ANPI con striscione e Pagliarulo in testa; a Rifondazione con striscione e bandiere; a Verdi/Sinistra; Fiom con bandiere e il segretario provinciale) che erano lì per rimarcare il loro “antifascismo pacifico”, cosa che è stata ed è la linea dei collettivi che hanno convocato la manifestazione -area milanoinmovimento-, erano presenti a ranghi sparsi PaP/OSA; cs Vittoria; T28; Lambretta; Cantiere; ZAM, senza striscioni tranne T28 con bandiere -NOTAV-Palestina-Autonomia Contropotere-, e “vecchi” compagni di movimento.

Ritardando la partenza del corteo lo scenario è cambiato con l'arrivo in massa dei giovani/giovanissimi studenti/studentesse, l'ordine di partenza è stato stravolto con i ragazzi, ma sopratutto le ragazze, si sono presi la scena, si sono compattati e nonostante in alcuni passaggi interventi i promotori continuavano a ribadire il carattere “pacifico” della risposta antifascista, alcuni slogan dicevano un altro messaggio. Da quelli, giusti e condivisibili, “siamo tutti/tutte antifascisti” o “ora e sempre Resistenza” o ancora “Milano è antifascista”, si sono “aggiunti” slogan più militanti “mio nonno partigiano me l'ha insegnato uccidere un fascista non è reato” “le sedi fasciste si chiudono col fuoco ma coi fascisti dentro se no è troppo poco” a interventi che indicavano il fascismo del governo Meloni; ma anche “tutto il mondo detesta la polizia” o cantare e ballare in coro la canzone “Vanchiglia” con riferimento a Torino e come sempre Bella Ciao. Questo spezzone ha visto la partecipazione attiva di genitori, anche con bambini, che si sono uniti al balllo e canti e la condivisione di alcuni passanti che con visi gioiosi facevano dei video o applaudivano dai balconi. Con alcuni studenti universitari a cui è stato dato ORE12 Controinformazione Rossoperaia si è convenuto che servono l'antifascismo militante e la lotta per rovesciare questo governo.

pc 7 ottobre - Giovani palestinesi sul 7 ottobre verso le mobilitazioni del 10 ottobre in tutta Italia



Il 10 ottobre saremo in piazza in tutte le città d'Italia per onorare gli oltre settantamila martiri di Gaza e i suoi combattenti, per tutta la Palestina che da oltre un secolo resiste al progetto coloniale sionista, e per tutti i popoli colpiti in questi tre anni dall'imperialismo occidentale e dall'espansionismo sionista: Yemen, Libano, Siria, Iraq e Iran.
Non è per sopravvivere che abbiamo bisogno di sostegno, ma per continuare a vincere un nemico che dopo tre anni è più fragile che mai.

CONTRO IL SIONISMO E LA SUA VIOLENZA
ORA E OVUNQUE RESISTENZA