sabato 14 marzo 2026
pc 14 marzo - Smascheriamo le menzogne della meloni in Parlamento
da ORE12/Controinformazione rossoperaia del 12.03.26
La Meloni in Parlamento non ci va, prova fastidio per il Parlamento, fastidio per la stampa che accetta solo quando deve fare monologhi o interviste esclusive, ma si rifiuta di incontrarli per rispondere alle domande effettive. In sostanza, la sua presenza in Parlamento è stata un cumulo di menzogne, a partire dal fatto che l'Italia non è in guerra.
L'Italia non è in guerra, ma le navi da guerra italiane sono a Cipro, l'Italia non è in guerra ma la base militare ad Erbil in Iraq che è stata fatta segno - e giustamente - delle azioni di reazione all'Iran all'aggressione imperialista, Stati Uniti/Israele. L'Italia non è in guerra eppure tutte le base militari sono a disposizione o pronte ad essere a disposizione dell'imperialismo americano, della NATO, proprio per partecipare a questa guerra. L'Italia non è in guerra, ma allo stretto di Hormuz, nel Mar Rosso, navi italiane ci sono da tempo con una funzione a protezione di Israele e delle stesse vie di comunicazione che vengono considerate cosa propria dall'imperialismo, dai signori del petrolio, dai governi quando legittimamente sono in territorio iraniano o nei territori dei Paesi vicini.
Quindi è una menzogna assoluta che viene sostenuta dalla claque rappresentata dai suoi parlamentari e dalla claque della stampa, della televisione, che sembrano ormai diventate, con Meloni, una sorta di megafono del governo, peggio di tutti gli altri governi, peggio perfino di Berlusconi che è tutto dire.
La Meloni mente sapendo di mentire sulla guerra, la sua menzogna principale è quella di non essere schierata saldamente al carro di Trump e Netanyahu, è l'unico dei governi che non ha detto quasi nulla di critica all'intervento americano, anzi, nonostante Trump e l'imperialismo americano che l'abbiano considerata persona insignificante che non andava neanche informata, che sembrerebbe vero tenendo conto che il ministro Crosetto era a Dubai e non sapeva nulla della guerra.
Il governo mente, in realtà è ben schierato con americani e israeliani e dice le stesse cose che dicono gli americani e gli israeliani e quindi è un governo sicuramente non rappresentativo delle masse proletarie e popolari del nostro paese ma degli interessi dominanti, italiani e internazionali, in Europa agisce da quinta colonna dell'imperialismo americano e del sionismo, anche se parte del capitalismo e della borghesia imperialista italiana è ben lungi da volere giocarsi tutte le carte su Trump essendo comunque dentro la comunità europea.
Così come la Meloni mente sui problemi economici: è un governo che non ha preso alcun provvedimento per fronteggiare il caropetrolio e il carobenzina. Qui dice: “deve decidere l'Europa”, su tutto il resto decide lei, ma quando si tratta di prendere dei provvedimenti a favore dei proletari e delle masse italiane colpite dagli effetti della guerra, la Meloni dice che deve decidere l'Europa.
Ma il Parlamento è casa sua perché oltre ai parlamentari della maggioranza - che è purtroppo predominante - c'è tutta una parte rilevante della cosiddetta opposizione che è passata armi e bagagli con la Meloni su questi temi, prima fra tutte l'area del PD - Renzi, Calenda - che non è poco, fatta di parlamentari come Delrio, che stanno nel PD ma lavorano per la Meloni e il dibattito del l’11 marzo in Parlamento lo ha anche dimostrato.
L'opposizione ha strillato ma sulla guerra non è innocente.
Detto questo il nostro problema è sempre come fare per combattere il governo Meloni e su questo senza la mobilitazione sociale e politica dei lavoratori, delle larghe masse, la cosa risulta assai difficile nonostante che avanzi anche nell'opinione pubblica proletaria, l'idea che è tutta una menzogna quello che dice il governo, non solo sui problemi della guerra ma anche sui problemi sociali e politici del nostro Paese.
Chiaramente si doveva parlare della guerra ma la lingua batte dove il dente duole, come si dice, e la Meloni ha usato il Parlamento per fare un attacco squallido ancora una volta ai magistrati in funzione del voto referendario che avrebbe voluto plebiscitario ma che si vede, giorno dopo giorno, che plebiscitario non sarà.
Qui ha preso in considerazione ancora una volta la questione dell'infame trasferimento di i migranti in Albania con un diluvio di soldi in parte regalati al regime vassallo albanese. Qui ha tirato fuori che i giudici impedendo che venissero trasferiti in Albania ha detto che “stiamo trasferendo stupratori” (a parte che è un falso in generale visto che è stato preso come pretesto per trasferire qualcuno dei migranti che possono avere questi reati)
Sicuramente, a parte l'illegittimità di questi campi e di questi trasferimenti e l'indegna scelta di tipo imperiale e neocoloniale verso l'Albania e di disprezzo della vita dei migranti, la questione è un'altra, ha usato il problema degli stupratori. La Meloni quando parla degli stupratori si dovrebbe mettere una lingua a quel posto perché proprio questo governo, attraverso la sua ministra di riferimento, si è adoperato in Parlamento per togliere proprio le leggi sullo stupro, ammesso che servissero a qualcosa, la questione era il consenso, appena era passo l'idea che il no è no e quindi senza consenso è sempre stupro, si sono scatenati tutti i ministri del governo e tutta l'ala che gli fa da claque sulla stampa, sulla televisione, associazionismo e così via per dire prima sì e poi no e quindi la legge che hanno fatto difende gli stupratori non li colpisce.
Così come la cultura fascista, sessista, razzista, antidonne, maschilista, patriarcale e organica alle concezioni di questo governo da parte della sua frazione principale, Fratelli d'Italia e si facesse un sondaggio per chi votano tutti gli uomini che odiano le donne, le violentano e le uccidono, si vedrebbe bene che anche oltre l'idea anche perfino l’appartenenza politica di area è proprio quella della feccia al governo, anche se chiaramente non solo della feccia al governo.
Quindi un ennesimo show fatto per ingannare il popolo e fare del Parlamento una cassa di risonanza di un governo che non vuole dire né la verità né prendere provvedimenti per il popolo, ma vuole usare il popolo per potersi mantenere al potere e marciare casomai vesso uno Stato di polizia, una dittatura aperta a servizio della borghesia italiana, europea, americana, israeliana.
pc 1a marzo -Referendum 2: tante voci dicono NO! - Militante politico e sindacalista Slai Cobas di Ravenna
da ORE12/Controinformazione rossoperaia del 12/03
Sono Enzo dello Slai Cobas per il sindacato di classe di Ravenna, impegnato nelle lotte dei lavoratori, nella solidarietà internazionalista, antifascista, e intervengo sul referendum sull’attacco alla magistratura non allineata al governo, un tema che, come lavoratori, ci riguarda.
Il Referendum è politico, lo affermano ogni giorno governo, ministri, parlamentari, quindi è sul terreno politico su cui dobbiamo agire.
Voterò nettamente NO al Referendum del 22 e 23 marzo!
Ora, a parte il peggioramento delle nostre condizioni di vita e di lavoro, il carobollette, i provvedimenti di un governo fascista e guerrafondaio che trova sempre i soldi per la guerra, per questo governo infame cosa è una priorità in questo momento? Attaccare i giudici.
Non abbiamo certo fiducia o simpatia per chi amministra la giustizia borghese, è una giustizia di classe ma che va bene per il governo dei padroni fin quando reprime l'opposizione dei proletari, dei lavoratori, dei giovani, ma che va punita e riportata sotto il suo controllo se indaga sul potere politico, cioè sul governo Meloni ora, e visto che il governo Meloni è interessato all'occupazione totale del potere dello Stato, i magistrati che indagano su di esso sono un “plotone di esecuzione” e il governo non vede l’ora di toglierseli di torno coloro che applicano le leggi, ad esempio contro la deportazione di immigrati in un territorio estero come l'Albania.
Dal governo solo menzogne come le rapine in casa, la famiglia nel bosco, i campi Rom, il caso Tortora, il caso Garlasco e altro ancora che non centrano nulla con gli obiettivi della controriforma che sono fumo negli occhi per disorientare le masse, i cittadini, i lavoratori.
Ma i processi che riguardano i lavoratori, le morti sul lavoro, saranno forse accelerati da questa controriforma? Non di certo, non si parla assolutamente di questo, i tempi per i processi che hanno a che fare con i nostri diritti non avranno corsie privilegiate, continueranno a non avere corsie preferenziali, e con un governo che non considera una priorità le morti sul lavoro, con questa controriforma saranno dimenticati e ai padroni verrà garantita l’impunità.
L'intento della propaganda governativa è nascondere il fine ultimo della riforma che è una controriforma, questo governo Meloni ha come stile comunicativo quello dell'inganno, propagandando menzogne continue su tutti gli ambiti ed è per questo che ha messo le mani sulla televisione, abbiamo Telemeloni che ci bombarda con le sue fake news per confondere e impedire il conflitto sociale e avanza verso la formazione di un regime antioperaio e antipopolare: dal riarmo alla guerra, alla condizione dei lavoratori, agli immigrati, ma anche con le controriforme degli apparati dello Stato.
Ora, se prendessimo singolarmente ogni provvedimento del governo avremmo sì la visione reazionaria di questa casta politica sugli aspetti che riguardano i rapporti sociali e la trasformazione dei poteri dello Stato (e questa controriforma della magistratura riguarda proprio questo aspetto) ma il fine di questo governo si può comprendere, al di là dei tecnicismi specifici, se leggiamo questi provvedimenti tutti interni ad un disegno politico che è eversivo, che è repressivo, che è fascista, perché punta alla trasformazione dello Stato in senso fascista, demolisce la democrazia liberale e va avanti pezzo a pezzo, provvedimento per provvedimento, con le esternazioni di rappresentanti di governo e maggioranza usati come picconate alla Costituzione antifascista, va verso l'edificazione di un regime, di una dittatura aperta in nome e per conto di chi ha già il potere nella società, cioè i padroni, le banche, e la controriforma della giustizia del governo Meloni/Nordio risponde a questo disegno, è la giustizia dei ricchi, come giustamente qualcuno ha detto, dei potenti che vogliono fare quello che vogliono e rimanere impuniti.
Ora, dittatura è repressione, è bavaglio alla stampa non allineata, è attacco ad intellettuali non allineati, e molti sono i fatti dimostrano l'avversione di questo governo per una magistratura indipendente, non allineata al governo, per le inchieste che ha fatto contro ministri e parlamentari della maggioranza (Santanchè, Sangiuliano, Delmastro, la stessa Meloni e gli stessi Nordio, Piantedosi e Mantovano sono indagati per la liberazione e la consegna del criminale libico Almasri alla Libia invece che alla Corte Penale Internazionale che lo ha condannato, e poi i lager antimmigrati in Albania, e poi deputati e consiglieri indagati per i rapporti con la mafia, per corruzione). E poi repressione e impunità per gli sbirri violenti e fascisti (come quello che ha potuto tranquillamente affermare che durante il fermo di polizia non c'è alcun diritto da far valere).
Il governo vorrebbe che tutta l’opposizione non avesse possibilità neanche di una difesa legale di fronte all’azione repressiva poliziesca.
Quindi qual'è il fine del Decreto Caivano, decreto Cutro, dei decreti sicurezza, delle deportazione degli immigrati in Albania? Tutti assieme, compreso il prossimo attacco politico con il premierato formano le tappe di un disegno eversivo di questo governo.
Non solo i contenuti ma anche il metodo usato da questo governo nei rapporti con il Parlamento va in quella direzione: sono decreti legge senza alcuna discussione parlamentare, nella logica tipica di questi fascisti al governo che tutto è "necessario e urgente", il governo sta costruendo il suo ordine fascista e non vuole avere ostacoli, né dalle lotte sociali, sindacali, né dalla stampa indipendente né dagli altri apparati dello Stato. Sono i padroni a cui dà conto questo governo, per loro ha cancellato il reato dell'abuso di ufficio, per loro non interviene sulle morti dei lavoratori nei luoghi di lavoro garantendo così l'impunità ai padroni assassini.
Ci sarebbero ancora moltissimi fatti da denunciare ma basta questo elenco sommario per descrivere la politica del governo Meloni, la marcia verso l'edificazione di un moderno fascismo, ed è anche la premessa per la mia dichiarazione di voto per il NO al referendum del 22 e 23 marzo.
Quindi è di questa controriforma del tronfio ministro della Giustizia che vogliamo parlare.
Quando Nordio afferma: "non vogliamo la giustizia domestica" riferendosi con disprezzo al CSM, l'organo di autogoverno dei magistrati, in realtà non vuole l'indipendenza della magistratura ma assoggettarla al governo e quando gli viene ricordato che la sua controriforma della giustizia con al centro la separazione delle carriere era già uno dei punti eversivi della P2 di Gelli questo ministro non si scandalizza affatto, anzi ha affermato che era comunque "giusta" e che il suo governo ora la vuole attuare.
Il fascismo storico aveva eliminato le correnti della magistratura e questo governo è su quella stessa scia, anticipata da Berlusconi nell'attacco alla magistratura che faceva i processi contro la sua corruzione, evasione fiscale, processi per i suoi legami con la mafia, un attacco, quello di Berlusconi, che ha aperto la strada ai fascisti di oggi. Il fascismo storico sciolse le correnti per obbligare i giudici ad avere la sola tessera del fascio.
Non è affatto una riforma della giustizia, manipolando la realtà il governo Meloni ha tirato fuori l'argomento che funziona come uno specchietto per le allodole che è la separazione delle carriere, ma la realtà è che il governo vuole assoggettare la magistratura.
Gli scopi di questa controriforma sono detti apertamente da Meloni. Dopo la grande e determinata manifestazione di Torino contro lo sgombero di Askatasuna le parole della presidente del consiglio sono state: "è tempo che la magistratura non ostacoli le scelte della politica e del governo". Se per questo governo manifestare contro le sue scelte è antinazionale, antipatriottico, e chi lo fa è chiamato "terrorista", non mancherà che dichiari lo sciopero come un crimine da punire e cancellare pezzo a pezzo, e una volta per tutte, la Costituzione antifascista.
Quella del governo, come ha giustamente detto qualcuno, è la giustizia dei ricchi, dei parassiti rappresentati in politica dalla feccia di essi, è la casta che si blinda per continuare a fare i porci comodi loro sulla pelle dei proletari, dei lavoratori, delle masse.
La vittoria del NO rappresenterebbe un duro colpo per il governo e noi lavoriamo perché questi farabutti facciano la stessa fine che fece il referendum Renzi.
pc 14 marzo - Ex Ilva - Nessuna soluzione dal Governo, dai padroni, dai sindacati in fabbrica - La voce differente dello Slai cobas sc
Questo governo sembra non in grado di risolvere alcune delle vertenze su cui sono impegnati i lavoratori. In particolare quelle legate alle grandi fabbriche, ai due grandi gruppi che sono maggiormente in sofferenza in questa fase, Stellantis e ex Ilva.
Innanzitutto il gruppo ex Ilva dove in questi giorni è passato di tutto e di più.
Prima di tutto vi sono stati i due operai morti sul lavoro a breve distanza e in circostanze simili che hanno messo in luce che assassino non è la fabbrica ma chi la gestisce. I commissari dell'ex Ilva avevano come uno dei compiti fondamentali in questa fase quello appunto di assicurarne la messa in sicurezza, di assicurarne la manutenzione, di assicurare la salute e la sicurezza dei lavoratori in un periodo di cassa integrazione, di scarso lavoro e di bassa produzione e di difficile attesa di un esito futuro. Ebbene, su questo commissari hanno totalmente fallito perché le due morti sono avvenute proprio per mancanza di manutenzione, per mancanza di controllo della manutenzione: e per questo sono morti prima un operaio diretto dell'Acciaieria e un mese e mezzo dopo un operaio dell'appalto, la Geopower.
Purtroppo su questo la risposta sindacale è stata fiacca e la risposta dei lavoratori è stata di sconcerto, preoccupazione e attesa e ricerca di una soluzione. Atteggiamenti che non hanno certo favorito né una ripresa effettiva della lotta dei lavoratori né di porre come centrale che nessun operaio debba più morire in questa fabbrica.
Analogamente, la soluzione di questa fabbrica anche sul terreno dell’inquinamento sul territorio ancora
pc 14 marzo - A Torino si torna a manifestare - sabato 14 marzo ore 14.30 corteo da Porta Susa: «Noi continuiamo a lottare»
L’appuntamento è alle 14.30 in piazza XVIII Dicembre. Poi la sfilata in città
«Non c’è altro da fare che continuare a lottare». Così, poche ore dopo l’esecuzione di 18 misure cautelari, il comitato Torino per Gaza aveva annunciato un corteo regionale per la Palestina sabato 14 marzo pomeriggio i manifestanti pro Pal torneranno a sfilare per le strade del centro cittadino. L’appuntamento è alle 14.30 in piazza XVIII Dicembre per una manifestazione che vuole tenere alta l’attenzione sulla Palestina e «rispondere» all’operazione della Digos dopo i disordini di settembre e ottobre.
«Sappiamo di essere dalla parte giusta della storia e l’accanimento dello Stato contro chi si assume la responsabilità di lottare per la giustizia ce lo conferma — spiegano gli attivisti di Torino per Gaza nell’annunciare il corteo regionale —. Se per loro siamo un problema, allora rappresentiamo un pezzo della soluzione alle barbarie che la storia sta consumando contro i popoli di tutta la terra. Ovunque nel
pc 14 marzo - ISRAELE STA INTENSIFICANDO GLI ATTACCHI CONTRO I PRIGIONIERI:
Nel contesto della guerra di aggressione imperialista condotta da Stati Uniti e Israele contro Iran e Libano, Israele sta intensificando gli arresti di palestinesi e le violenze contro i prigionieri, portando il numero totale degli arresti registrati in Cisgiordania dall’ottobre 2023 a 22.000.
La repressione dei prigionieri palestinesi e i bombardamenti contro Iran e Libano sono espressioni della stessa logica imperialista.
vedi su https://www.instagram.com/p/DV1pnPpDAz9/?igsh=aXJtaTI2MzdqaTAw
pc 14 marzo - Binario 3 della stazione centrale di Pisa: treno carico di mezzi militari e munizioni bloccato! - Massima condivisione
Erano circa un centinaio i manifestanti che dal tardo pomeriggio di giovedì hanno invaso il binario 3 della stazione centrale.
Paralizzano la stazione di Pisa per bloccare il treno di mezzi militari: i manifestanti si siedono sui binari e il convoglio è costretto a tornare indietro.
Ore di caos e disagi in stazione dal pomeriggio di giovedì a notte fonda, la polizia non interviene: dopo le 23 il treno «delle armi» fa dietrofront
Hanno tenuto in stallo la stazione di Pisa dal pomeriggio fino a oltre le 23 per impedire il passaggio a un treno di mezzi militari. Che alla fine si è visto costretto a tornare indietro. Erano circa un centinaio i manifestanti che dal tardo pomeriggio di giovedì hanno invaso il binario 3 della stazione centrale. Esponenti del Movimento No Base si sono seduti sul binario bloccando il transito di un treno
pc 14 marzo - “Il diritto di sciopero è troppo limitato”: Italia bocciata dal Comitato europeo dei diritti sociali

“In Italia è eccessivamente limitato il diritto di sciopero”; questa è la sonora bocciatura arriva dal Comitato europeo dei diritti sociali (Ceds), con una decisione appena pubblicata. Secondo l’organismo internazionale, infatti, le nostre norme sono troppo restrittive, riducono in modo esagerato il diritto di scioperare per i lavoratori dei servizi pubblici. Questo rappresenta un bel guaio per il governo Meloni, che ora dovrà adeguarsi al provvedimento arrivato dopo un ricorso presentato nel 2022 dall‘Unione sindacale di base (Usb), curato dal giuslavorista Giovanni Orlandini e dagli avvocati Danilo Conte e Marco Tufo. L’obiettivo dichiarato del centrodestra, in questi anni, era semmai ridurre ancora di più il diritto di sciopero con regole ancora più aspre.
Il Ceds è il comitato che vigila sul rispetto della Carta sociale europea da parte degli Stati membri del Consiglio d’Europa - da non confondere con l’Unione europea; anche l’Italia ne fa parte, quindi è tenuta a rispettare le norme della Carta. La nostra legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali, la 146
pc 14 marzo - “Il decreto Sicurezza è un assalto alla Costituzione. Si vuole arrivare allo Stato di polizia”. Dossier dei Giuristi Democratici - piena condivisione e sostegno di proletari comunisti

Il dl Sicurezza voluto dal Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, in vigore da quasi un mese, è stato definito un “assalto alla Costituzione” dai Giuristi Democratici, che in un dossier di tredici pagine presentato oggi in Senato e distribuito alla stampa insieme a una copia della Carta, elencano tutti i punti critici del provvedimento e parlano esplicitamente di una “escalation autoritaria” nelle politiche sulla sicurezza.
Secondo gli autori del dossier, rappresentati da Antonello Ciervo, infatti, il decreto rappresenterebbe “un tassello organico di un progetto eversivo” volto a trasformare progressivamente “lo Stato di diritto in uno Stato di polizia“, riducendo le garanzie costituzionali e comprimendo l’esercizio delle libertà civili. Nel mirino dei giuristi c’è innanzitutto la legittimità stessa dello strumento utilizzato dal governo. Il decreto legge, sostengono, sarebbe stato adottato in assenza dei presupposti richiesti dalla Costituzione. Nel testo si legge infatti che “nel Decreto legge pubblicato in Gazzetta Ufficiale non sono motivate né presenti in fatto e diritto le premesse circa la sussistenza dei presupposti di straordinaria
venerdì 13 marzo 2026
pc 13 marzo - Referendum 1: tante voci che dicono NO! Lavoratore Sanità, militante politico, sindacale, sociale
da ORE12 Controinformazione rossoperaia dell'11.03.26
Io, Giuseppe, lavoratore della Sanità in pensione, militante politico, sindacale, sociale, al referendum voterò un NO convinto per tante ragioni ma principalmente per contrastare la bufala del governo fascista Meloni sulla giustizia uguale per tutti, vista dal fronte dei lavoratori e delle lavoratrici.
Perché è una bufala? Prendiamo a pretesto, ultime in ordine di tempo, le dichiarazioni della Bartolozzi, vice del ministro Nordio, che ha detto che i magistrati sono un “plotone di esecuzione”, facendo leva su un populismo becero. Gli esponenti di questo governo cercano di confondere ed influenzare la cosiddetta opinione pubblica nell'ottica di far credere che questa riforma renderebbe giustizia contro lo strapotere dei magistrati. Ma sono i fatti che mostrano che la riforma mira all'impunità per i corrotti del governo, come lo scandalo che ha investito la Regione Sicilia su mafia e corruzione nel campo della Sanità, proprio loro che gridano ai risultati ottenuti nel contrasto alla mafia, e questi risultati sono i
pc 13 marzo - Il caso Bartolozzi, il lato oscuro del sistema di potere della Meloni
ORE 12 Controinformazione rossoperaia dell'11-03
La questione della Bartolozzi, capo di gabinetto del Ministero della Giustizia, ha preso le prime pagine dei giornali e delle televisioni in questi ultimi giorni, a causa delle dichiarazioni della stessa, riguardanti i magistrati, in cui in un'occasione ha detto in forme esplicite "votiamo Sì così ci liberiamo dei magistrati".
Chiaramente questo ha creato, oltre che il teatrino politico dell'opposizione che ha parlato, come ha fatto Conte, di "dichiarazioni violente ed eversive contro la magistratura", e altri parlamentari hanno parlato di dichiarazioni indecenti, una attivazione dell'opposizione per vedere se la Bartolozzi poteva o no per il ruolo che svolge nel Ministero fare queste dichiarazioni nel corso di una campagna elettorale per il referendum.
Perché tutto questo casino intorno a quella che viene esplicitamente definita come "la zarina" del Ministero, cioè quella che comanda realmente? Lo stesso Nordio è considerato un uomo al servizio del potere, una figura spendibile sul piano istituzionale ma obiettivamente un ministro non in condizione di rappresentare linee e piani del governo in merito alla magistratura. Nordio in un certo senso è stato blindato ed è di fatto 'guidato da un comitato oscuro' di cui fa parte la Bartolozzi, ma di cui fa parte, questo senza possibilità di smentita, anche Dalmastro, il sottosegretario filo nazista, uomo di punta del governo Meloni, quello che si occupa delle carceri, ma in senso lato, ed è quello che fa parte del "cerchio magico" che circonda Nordio.
Questa cosa esiste ormai in tutti i ministeri della Meloni, c'è un ministro e c'è un comitato di controllo e
pc 13 marzo - Formazione rivoluzionaria delle donne - Presentazione dell'opuscolo "Riprendiamoci la Kollontaj" - dal blog femminismorivoluzionario
Riportiamo la presentazione fatta on line nel giorno del 9 marzo, giorno dello sciopero delle donne, di questo importante lavoro.
La presentazione è stata fatta a tre
voci, dalle tre compagne del Mfpr di Milano
che hanno scritto questo opuscolo.
Ora l'opuscolo è stampato, in uscita, si può
già richiedere a mfpr.naz@gmail.com.
Nello stesso tempo, possiamo fare delle
altre presentazioni in presenza o on line,
se ce lo chiedete.
pc 13 marzo - Formazione sul Capitale di Marx: Palermo 20 marzo, 7a lezione
“… fine ultimo al quale mira quest’opera è di svelare la legge economica del movimento
della società moderna”, e per svelare questa legge serve lo studio
scientifico, ma “La natura peculiare del materiale che tratta chiama a battaglia contro di essa le
passioni più ardenti, più meschine e più odiose del cuore umano, le Furie dell’interesse privato”…
Marx, dice un critico, “proponendosi il fine di indagare e
di spiegare l’ordinamento economico capitalistico da questo punto di vista, non
fa che formulare con rigore scientifico lo scopo che non può non proporsi ogni
indagine esatta della vita economica…
E apprezzando l’uso della scienza dialettica da parte di
Marx, continua: “… il valore scientifico di tale indagine sta nella spiegazione
delle leggi specifiche che regolano nascita,
esistenza, sviluppo e morte di un
organismo sociale dato, e la sua sostituzione da parte di un altro, superiore…”
Ecco, contribuire alla morte definitiva dell’“organismo sociale dato” causa di sfruttamento, distruzione e guerre, e alla sua “sostituzione da parte di un altro, superiore…” è il fine ultimo di queste nostre “lezioni” facendo nostro naturalmente il “valore scientifico” dell’opera di Marx.
giovedì 12 marzo 2026
pc 12 marzo - Campagna Internazionale di Emergenza contro l’Operazione Kagaar - Manifestazioni in tutto il mondo - Manifestazione internazionale a Zurigo 28 marzo
Campagna Internazionale di Emergenza
contro l’Operazione Kagaar
Il Comitato Internazionale a Sostegno della Guerra Popolare in India (ICSPWI) chiama le forze democratiche, progressiste, antifasciste, antimperialiste e rivoluzionarie di tutto il mondo a unirsi alla Campagna Internazionale di Emergenza contro l'Operazione Kagaar.
Cos'è l'Operazione Kagaar?
Dal gennaio 2024, lo Stato indiano sotto il regime fascista Hindutva di Narendra Modi conduce l'Operazione Kagaar, un'operazione militare il cui obiettivo dichiarato è la completa distruzione del movimento rivoluzionario in India entro marzo 2026. In realtà, si tratta di una guerra totale contro il popolo, principalmente contro la popolazione Adivasi, i contadini poveri, gli attivisti rivoluzionari, i giornalisti, gli studenti e i prigionieri politici. Intere regioni vengono occupate dai militari, i villaggi sono bombardati e incendiati, i civili usati come scudi umani, i prigionieri torturati ed giustiziati stragiudizialmente in cosiddetti "scontri simulati".
L'Operazione Kagaar è la continuazione ed escalation di precedenti operazioni militari controrivoluzionarie quali Samadhan-Prahar e Green Hunt. Con l’impiego di esercito, paramilitari e avizione, lo stato indiano sta tentando di distruggere il Partito Comunista dell'India (Maoista), l'Esercito Popolare di Liberazione Guerrigliero (PLGA) e la Rivoluzione di Nuova Democrazia guidata da questi. Questa offensiva controrivoluzionaria ha colpito il movimento rivoluzionario in modo particolarmente duro nel 2025, anno in cui sono stati assassinati numerosi quadri dirigenti, tra cui il segretario generale del partito, compagno Basavaraj (Nambala Keshava Rao), e altri noti dirigenti Adivasi. Allo stesso tempo, lo Stato sta intensificando la guerra psicologica, diffondendo deliberatamente voci su presunte rese, tentando di demoralizzare le forze rivoluzionarie.
Coerenza e continuità rivoluzionarie
Nonostante le pesanti perdite, il movimento rivoluzionario in India rimane saldo sul suo cammino. In diversi documenti pubblici, il CPI (Maoista) ha chiarito che non ci saranno né l’abbandono della lotta armata né la resa allo stato. Invece, il partito analizza apertamente i propri errori, trae insegnamento dalle proprie perdite e si riorganizza sulla base delle mutate condizioni. La guerra popolare di lunga durata resta l'unica via per superare lo sfruttamento, l'oppressione nazionale, il sistema delle caste, il patriarcato e la penetrazione imperialista.
Elemento centrale della repressione è la carcerazione di massa. Grazie a leggi come l'Unlawful Activities Prevention Act (UAPA), in India migliaia di persone sono detenute per anni senza processo. Giornalisti sono criminalizzati per aver pubblicato articoli critici, studenti sono arrestati per possesso di pubblicazioni marxiste e gli attivisti sono torturati e isolati. L'India si presenta a livello internazionale come "la più grande democrazia del mondo", ma in realtà è una prigione per il suo popolo, in cui i diritti democratici fondamentali sono sistematicamente sospesi.
Questo sviluppo non è una caso ma piuttosto espressione della crescente fascistizzazione dello Stato indiano. Sotto il regime dell'Hindutva, le minoranze religiose sono perseguitate, l'oppressione nazionale si intensifica e le proteste sociali vengono affrontate con la forza militare. Allo stesso tempo, l'India funge da pilastro strategico dell'imperialismo americano nell'Asia meridionale e stretto alleato di Israele. L'oppressione interna e un ruolo esterno aggressivo sono due facce della stessa politica.
Importanza internazionale della lotta in India
È proprio per questo che la lotta del popolo indiano ha importanza internazionale. La Rivoluzione di Nuova Democrazia in India rappresenta uno dei fronti più importanti della lotta antimperialista mondiale. La sua sconfitta o vittoria avrà un impatto diretto sui rapporti di forza tra imperialismo e rivoluzione proletaria mondiale a livello mondiale. La solidarietà con la guerra popolare in India significa quindi anche solidarietà con tutti i popoli oppressi e i prigionieri politici in tutto il mondo.
In questo contesto, l'ICSPWI fa appello a una Campagna Internazionale di Emergenza contro l'Operazione Kagaar. Obiettivo di questa campagna è denunciare i crimini dello Stato indiano a livello internazionale, esercitare pressione politica, chiedere il rilascio di tutti i prigionieri politici e fornire supporto pratico alle forze rivoluzionarie in India. Azioni, presidi, eventi e pubblicazioni hanno già avuto luogo in numerosi paesi in diversi continenti. Questa mobilitazione si deve ancor più ampliare, approfondire e coordinare.
Appello alla partecipazione
Chiamiamo tutti i compagni e le organizzazioni solidali a partecipare al mese di azione contro l'Operazione Kagaar nel marzo 2026. Il 28 marzo 2026 si terrà a Zurigo una manifestazione internazionale in solidarietà con il movimento rivoluzionario in India.
Oggi più che mai è importante prendere una posizione chiara. L'Operazione Kagaar deve essere fermata. I massacri della popolazione Adivasi devono essere fermati. Tutti i prigionieri politici in India devono essere rilasciati immediatamente. Il sostegno imperialista al regime indiano deve cessare.
La lotta dei rivoluzionari indiani è la nostra lotta. La loro fermezza è un appello a tutti noi a rafforzare la solidarietà internazionale e promuovere la lotta comune contro l'imperialismo, il fascismo e l'oppressione.
STOP OPERAZIONE KAGAAR!
LIBERTÀ PER TUTTI I PRIGIONIERI POLITICI
VIVA LA SOLIDARIETÀ INTERNAZIONALE
SOLIDARIETÀ CON LA GUERRA POPOLARE IN INDIA!
marzo 2026 – Mese si azioni contro l’Operazione Kagaar
28 MARZO- ZURIGO
MANIFESTAZIONE INTERNAZIONALE CONTRO L’OPERATION KAGAAR
azioni contemporanee in Europa, Nord e Sud America, Sud Asia, Australia e Nord Africa.
International Emergency Campaign Against Operation Kagaar
international Coordination
Per l'Italia e la partecipazione a Zurigo info csgpindia@gmai.com WA 3519575628
gennaio 2026
pc 12 marzo – Iran, i pretesti dell’imperialismo USA per la guerra… che avanza a grandi passi verso la guerra mondiale
In una intervista ad un iraniano riportata oggi dal
quotidiano Il manifesto si fa l’elenco dei pretesti usati dal nazimperialismo USA
e di Israele per scatenare la guerra contro quel paese e dove poi sono andati
realmente a parare:
«… prima
Netanyahu e Trump dicevano di voler liberare gli iraniani dalla tirannia, poi
si è tirato fuori il nucleare che secondo Trump era già stato “obliterato” a
giugno, poi Israele voleva lo smantellamento del nostro arsenale missilistico,
poi si è parlato di missili capaci di colpire gli Usa e l’Europa. E ancora,
prima si voleva il regime change, poi la resa totale dell’Iran, poi è emersa
l’idea di coinvolgere le milizie curde contro Teheran. E infine sono stati
bombardati i serbatoi di petrolio, con le piogge e l’aria inquinata…” e,
infatti, tutti questi pretesti finiscono in “… un atto rivolto non contro il
regime ma contro la gente, che muore o finisce in ospedale, e che ora subisce
le conseguenze di una catastrofe terribile. E allora la gente ha cominciato a
pensare che tra tutte queste azioni una sola cosa era certa: al di là di tanti
pretesti, si vuole un Iran distrutto nelle sue strutture di base, indebolito
per quanto possibile, se non disintegrato».
“Disintegrato” è esattamente l’obiettivo dell’entità sionista di Israele, mentre non ci sono dubbi che da parte dell’imperialismo Usa, si punti almeno ad un forte indebolimento e certamente a un “cambio di regime” non solo per avere il controllo dell’area dal punto di vista politico e militare, ma anche per il controllo del petrolio, così come fatto con il Venezuela, e soprattutto per tagliare le forniture alla Cina, definito dagli Usa il loro principale nemico.
È questa la “logica” che l’iraniano intervistato “non riesce a trovare in questo conflitto” soprattutto
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