giovedì 5 febbraio 2026

pc 5 febbraio - Un gruppo di insegnanti ha lanciato una settimana contro la censura nelle scuole - info

4 Febbraio 2026 - 15:00

Dal 9 al 13 febbraio ci sarà una settimana di mobilitazione per la libertà di insegnamento, organizzata dall’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università e da Docenti per Gaza. Di fronte alle recenti ispezioni negli istituti che avevano osato parlare del genocidio in Palestina e alle circolari che cercavano di «orientare, limitare e censurare l’autonomia didattica dei docenti e delle docenti», questi ultimi hanno deciso di reagire. «Se rinunciamo a parlare di Palestina e di diritti violati e a scegliere autonomamente gli esperti che devono entrare nelle nostre scuole, allora avranno avuto ragione a “colpirne uno per educarne cento!”», scrivono gli organizzatori, invitando i colleghi docenti a prendere parte alla settimana di mobilitazione prevista dal 9 al 13 febbraio. L’obiettivo è creare una fitta rete di incontri, interventi e presidi sui territori, intorno al tema della “crisi del diritto internazionale: catastrofe e opportunità”.

La narrazione a senso unico che in questi due anni ha contornato il genocidio in Palestina ha trovato una scorta nella repressione del dissenso, anche nelle scuole e università, luoghi in teoria deputati alla formazione del pensiero critico. A dicembre, circa 500 istituti hanno aderito all’iniziativa di Docenti

pc 5 febbraio - Su Stellantis info

 Su stellantis e le dichiarazioni di Eddy Lazzi dopo il 31 

Il 30 gennaio il governo con il ministro D’Urso ha convocato un incontro per ricomporre il dialogo tra Stellantis le istituzioni locali e i sindacati al Mimit, il famigerato ministero che si occupa di crisi industriali dove le speranze dei lavoratori coinvolti in queste crisi muoiono, ma al tavolo i sindacalisti possono digliene quattro ai padroni.

L’amministratore delegato Filosa ha annunciato che il nuovo piano industriale non è disponibile ma che verrà presentato a maggio nella città di Detroit, che sarà un passaggio chiave, ‘per illustrare agli investitori e al mercato le linee guida della strategia del gruppo, in una fase di profonda trasformazione dell’industria automotive, tra transizione elettrica, digitalizzazione e revisione degli asset produttivi a livello globale.’

Un incontro svuotato già in partenza, diventato teatro per le nuove promesse del responsabile europeo Stellantis Castellano, con gli operai convocati in un presidio dai vari stabilimenti, lasciati impotenti a fare da controfigura nella stretta via del ministero.

In mezzo, per il governo già schierato con Stellantis, il ministro D’Urso che ha vantato meriti per aver rallentato la svolta green e Fiom Fim Uilm a riportare senza effetto alcuno i numeri della condizione produttiva ed operaia negli stabilimenti del gruppo Stellantis in Italia oggi.

A partire dal forte stato di ansia e di preoccupazione delle lavoratrici e lavoratori del gruppo compresi quelli della componentistica, per la situazione allarmante con il 60% degli operai del gruppo che usa la casssa integrazione, per la produzione ai mimini storici, per 10000 operai in meno in soli quattro anni.

Hanno richiesto di accelerare le scelte per i nuovi modelli per evitare il tracollo di alcune fabbriche.

pc 5 febbraio - ORE 12 Controinformazione rossoperaia - Ex Ilva: solo cassa integrazione e nessuna soluzione da parte di padroni e governo

 

pc 5 febbraio - Formazione marxista - Marx sempre più necessario - Riprende il 10/2 da Taranto

In tempi in cui il marxismo sembra dimenticato, noi lo riconsegniamo con forza agli operai, ai giovani, alle donne.

I proletari senza marxismo non hanno gli strumenti per analizzare l'effettiva natura della società capitalistica, le sue leggi interne, i suoi meccanismi. Per questo stiamo facendo la Formazione marxista, per costruire, praticamente, teoricamente, la forza materiale che può rovesciare questo marcio sistema capitalista.

pc 5 febbraio – Niscemi: la frana avanza mettendo tutta la popolazione in pericolo, mentre Musumeci non vede soluzioni… continua lo sciacallaggio catastrofico del governo fascista della Meloni

 

Mentre continuano a cadere pezzi del costone interessato dalla frana, il procuratore di Gela che ha aperto il fascicolo sul disastro di Niscemi è stato chiaro e ha fatto affermazioni pesanti, importanti e impegnative: ha detto che sta raccogliendo tutto il materiale necessario all’indagine e che poi non guarderà in faccia nessuno a qualsiasi livello questi possa (o possano) essere.

Queste affermazioni, che devono trasformarsi in fatti concreti, hanno scatenato qualche timore tra i politici. Musumeci, attuale ministro della protezione civile e le politiche del mare, in particolare, che ieri ha riferito in Parlamento ha subito scaricato vigliaccamente a raffica le responsabilità su tutti: “Tutte le istituzioni in questa triste storia devono sentirsi coinvolte” ha detto. “Tutte” ha ribadito “da Roma a Palermo, da Caltanissetta a Niscemi”, insomma il solito giochino “tutti colpevoli, tutti innocenti”! E ha perfino aggiunto, scaricando le responsabilità anche sui tecnici, che nella sostanza non c’era niente da fare perché già nel 2005 i tecnici parlavano di “dimensioni e caratteristiche tali da rendere impossibile pensare a interventi finalizzati alla stabilizzazione definitiva dei versati”.

Se è per questo tutti dicono che già con la frana del 1997 la gravità era evidentissima. Queste dichiarazioni rendono ancora più pesante l’irresponsabilità messa in atto da parte di Musumeci e compagnia fascista.

Ma come se non bastasse ha riportato le ultime rilevazioni della frana, dicendo che questa continua a propagarsi “verso monte” cioè verso l’interno del paese “in direzione del centro abitato … Il fenomeno attuale è suscettibile di evoluzione retrogressiva, purtroppo.” A questo “purtroppo” dovrebbero seguire interventi immediati per tutta la popolazione di Niscemi, e invece niente di niente!

Ma questo lugubre personaggio d’altronde si era già distinto durante gli alluvioni in Emilia Romagna!  e anche lì le famiglie e chi ha avuto una vita distrutta sta ancora aspettando… Ma anche questa volta a dimettersi per manifesta incapacità e volontà Musumeci non ci pensa nemmeno.

Che il governo stia accusando il colpo cercando in qualche modo di scaricare a sua volta su di lui tutte le responsabilità lo si è percepito ieri in aula, come ha notato qualcuno, perché è stato lasciato solo durante tutto l’intervento. Questo anche perché il governo, nonostante le chiacchiere messe in giro (dallo stesso Musumeci che ha detto “Per il nostro governo non è un problema di risorse finanziarie!), sta “cercando” i soldi che servono per i primi interventi e i “ristori”.

Ma sempre Musumeci, smentendosi da solo, in modo cinicamente chiaro, ha detto che "Allo stato attuale non è ancora definita la soluzione da dare alle famiglie che sono state costrette ad abbandonare per sempre le loro case". Mettendo una specie di pietra tombale sulle aspettative delle famiglie, ma anche di tutti i niscemesi, che direttamente o indirettamente hanno visto la loro vita sconvolta. E un uomo di tal fatta ha il coraggio di parlare di quelli che lo attaccano di essere “sciacalli in giacca e cravatta”, naturalmente facendo la vittima!

Ma al ridicolo (pericoloso) non c’è limite, perché l’altro figuro di questo governo, Tajani, ministro degli esteri, che si trova negli Stati Uniti ha promesso pure lui: “Saremo presenti anche quando i riflettori saranno spenti", ha detto, per fare cosa non lo ha specificato, aggiungendo che incontrerà gli italiani in America e la Niaf (Associazione italiani in America) per contribuire ai ristori alle popolazioni di Calabria, Sicilia e Sardegna, a proposito di mentalità da elemosina!

Nessuna soluzione, quindi, è all’orizzonte, è per questo che la ribellione popolare è necessaria e non deve servire solo per cacciare questi ignobili elementi, ma per cacciare tutto il governo moderno fascista capeggiato dalla Meloni.

pc 5 febbraio - Torino: la "opposizione" parlamentare sa da che parte stare... dalla parte dello Stato, della polizia

Alcuni giornali stanno dicendo che gli scontri che sono avvenuti alla fine della grande manifestazione di Torino, la necessaria risposta che c'è stata da parte di migliaia e migliaia di giovani alla repressione, al divieto della polizia di andare verso il centro sociale a Askatasuna, chiuso dopo più di trent'anni di esistenza, sarebbero stati un regalo al governo e quindi sarebbero questi scontri che permetterebbero al governo di andare avanti e fare nuovi provvedimenti repressivi con l’ultimo decreto sicurezza. Non è affatto così e in realtà chi sta dando invece un forte sostegno a queste ulteriori norme repressive è la cosiddetta “opposizione” parlamentare.

Matteo Piantedosi ha detto che sarà anche l'occasione per vedere chi sta veramente dalla parte dello Stato e di chi lo rappresenta. Ebbene, i partiti dell'opposizione parlamentare di fatto hanno subito detto da che parte stanno. Dalla parte dello Stato, dalla parte del governo che alla grande manifestazione di Torino, 50.000 persone - una manifestazione per Askatasuna, contro una repressione sempre più estesa e continua a Torino in particolare, ma anche in tante altre città, verso soprattutto i giovani, anche verso minorenni, per la libertà di tutti - a questa grande manifestazione sostenuta da tante masse popolari di Torino e non solo di Torino, ha risposto con migliaia di poliziotti, con blocchi della città, con lacrimogeni, con idranti, con fermi e arresti.

Un governo che ora, con una campagna stampa e televisiva, questa sì terrorista, questa sì fatta di “grandi parole” allarmiste (si parla di tentato omicidio, di “anni di piombo”, di squadrismo, di criminali), si prepara ad altri fatti nuovi, ad altri provvedimenti che, sia chiaro, toccheranno tutti, non solo chi ha manifestato a Torino, chi si è dovuto difendere dalla polizia, ma toccheranno tutti, dai giovani ai lavoratori che lottano (vedi le denunce agli operai metalmeccanici di Bologna per il blocco stradale), ai migranti, a chiunque osi protestare per i diritti. Un nuovo decreto sicurezza che vuole dare ancora più impunità, libertà di colpire chiunque, alla polizia e vuole istituire i cosiddetti arresti preventivi come accadevano ai tempi del fascismo e di fatto vuole instaurare un divieto di manifestare in aperta cancellazione della stessa Costituzione.

Chiaro che da un governo moderno fascista queste grida e provvedimenti anche isterici, a getto continuo, si fanno decreti sicurezza quasi ogni mese, sono sempre di più una normale conseguenza della sua politica, piani generali, ma questa reazione del governo oggi trova una porta aperta da un'opposizione, dai cosiddetti “partiti di sinistra”, che subito, nelle ore immediatamente successive alla manifestazione di Torino, hanno strillato anche loro e stanno quindi di fatto dando man forte all'azione di Piantedosi, della Meloni, degli esponenti di governo più invasati da Crosetto a Donzella, eccetera, eccetera.

Vediamo qualcuna di queste grida e partiamo proprio dal PD, da Elly Schlein, che neanche poche settimane fa aveva cercato di fare un'alleanza, un compromesso con la Meloni sulle donne, sulla grave situazione di stupri che colpisce le donne.

La Schlein ha subito detto: “Ferma condanna da parte del PD. Quelle che giungono da Torino sono immagini inqualificabili di una violenza inaccettabile. La solidarietà mia e di tutto il PD va agli agenti delle forze dell'ordine e ai giornalisti colpiti, alla città di Torino, che hanno subito un'aggressione delinquenziale da parte di frange, violente, organizzate e a volto coperto”.

Ora, due questioni vanno subito dette. La città di Torino è stata colpita dal blocco quasi totale della città, delle strade, dei mezzi pubblici che il Ministero degli Interni, con la giunta comunale, ha imposto il giorno della manifestazione. I cittadini, noi l'abbiamo visto direttamente, erano molto, ma molto arrabbiati non con la manifestazione, ma con una decisione assurda che ha bloccato anche la vita normale, chi doveva andare a lavoro, chi doveva andare a fare la spesa, ecc. Una sorta di mega zona rossa ha investito tutta la città, contro cui invece c'è stata anche una solidarietà, per esempio, di alcuni tassisti che hanno permesso ad alcuni manifestanti di arrivare nei punti di concentramento facendo pagare meno delle tariffe previste.

L'altra questione è che è veramente falso parlare di “frange violenti e organizzate”. In Corso Regina Margherita e poi lungo il Po, erano migliaia e migliaia; non è affatto vero che si sarebbero staccati delle minoranze. E’ stata una buona parte del corteo che ha cercato di arrivare alla sede di Askatasuna. M

Ma la Schlein continua: “La nostra condanna della violenza è come sempre la più ferma e aspettiamo che gli aggressori vengano individuati al più presto”. In conseguenza di questa posizione, una delegazione del Partito Democratico si è recata all'ospedale Le Molinette per portare la solidarietà del PD agli agenti feriti.

Ma anche qui si straparla, si enfatizza, anche sull'episodio dell'agente aggredito da alcuni manifestanti si usano grandi parole, esagerazioni assurde. Come mai questi agenti feriti - questo lo ha sottolineato anche una consigliera di sinistra del Comune di Torino - come mai questi agenti quasi assassinati, a rischio di morire, poi sono stati dimessi il giorno dopo, lo stesso agente colpito è stato dimesso dopo poche ore, e lì si vede sorridenti, in posa per la fotografia, quasi senza neanche un graffio, al massimo qualche contusione? Invece devono parlare di “terrorismo”, di “tentato omicidio”…

Ma chiaramente non è stato solo il PD. Giuseppe Conte, subito, anche lui è stato solerte a dichiarare da che parte stare: “Il Movimento 5 Stelle condanna con la massima fermezza le violenze e le aggressioni perpetrate ai danni delle forze dell'ordine, atti che nulla avrebbero a che fare con il dissenso democratico e che vanno respinti senza nessuna ambiguità. Agli agenti feriti, a tutti i professionisti coinvolti va la nostra piena solidarietà”.

Si unisce a queste dichiarazioni anche Roberto Fico, oggi Presidente della Regione Campania, che ha dichiarato che “l'aggressione avvenuta a Torino ai danni di un poliziotto è un fatto grave, che va stigmatizzato con fermezza. La violenza non è mai una risposta e non può trovare spazio in una società che crede nella giustizia sociale e nella convivenza civile. Difendere chi ogni giorno opera per garantire sicurezza, legalità e diritti significa proteggere i valori su cui si fonda la nostra democrazia”.

Ma quanto di falso c'è quasi in ognuna di queste parole. Dove sta la giustizia sociale? Dove sta la convivenza civile? Dove sta la giustizia sociale quando neanche il dissenso è permesso? Quando i giovani nelle scuole, nelle università, come parte degli insegnanti, non possono neanche parlare della Palestina, di ciò che succede a Gaza, perché vengono subito colpevolizzati, subito anche denunciati. Dove sta questa giustizia quando la giustizia normale che ci dovrebbe essere per i lavoratori, per chi sta male, per chi muore sul lavoro, non c'è. Ci si appella alla giustizia sociale solo quando vengono colpiti i poliziotti.

Poliziotti che hanno un curriculum di violenze, non solo nelle manifestazioni (pochissimi giornali o social hanno informato e messo foto delle violenze fatte il 31 a Torino dalla polizia verso ragazzi, persone, fotografi, che stavano solo partecipando alla manifestazione) ma nelle carceri, nella vita normale - basterebbe sentire ciò che dice la gente, tutti i soprusi che subisce. Ma per i rappresentanti della cosiddetta “sinistra” sono questi che dovrebbero essere difesi, sostenuti, mentre tutti gli altri che subiscono ogni giorno ingiustizia sociale, no e appena si ribellano diventano “criminali”.

Ancora. Anche AVS non è stata da meno a questa presa di posizione dalla parte della polizia, dalla parte dello Stato. Marco Grimaldi, vice capogruppo dell'AVS alla Camera, ha detto: “a chi mi chiede come sto e come stiamo rispondo che siamo tristi e amareggiati, che fatti gravi abbiano oscurato su tutti i media i commenti la manifestazione pacifica di 49 mila persone contro mille”.

Ma chi li ha oscurati? Chi si è buttato subito sull'episodio della agente buttato a terra? Non sono stati certo i manifestanti a farlo, siete stati voi, i vostri giornali, le vostre televisioni a buttarvi a pesce su queste cose. Ma Grimaldi continua dicendo: Lo dico chiaramente a chi ha commesso quel reato, così si fa il gioco di chi vuole i decreti sicurezza”. Il problema – come abbiamo detto - è che il gioco, l'aiuto ai decreti sicurezza lo stanno dando loro.

Infine non poteva mancare la CGIL. Avremmo preferito che la CGIL usasse il silenzio quantomeno. E invece Lara Liglione, segretaria confederale della CGIL, subito anche lei ha dichiarato: “la CGIL condanna con fermezza le violenze avvenute ieri a Torino. La violenza non è mai una risposta e non può essere tollerata in alcuna forma. Esprimiamo solidarietà a tutti gli agenti e agenti coinvolti negli scontri. Chi pensa – continua - di imporre le proprie idee con la violenza attacca la democrazia e alimenta un clima pericoloso. La CGIL sta senza se e senza ma dalla parte della democrazia e della legalità costituzionale e respinge ogni forma di estremismo”.

Allora, questa signora dovrebbe un po' anche documentarsi, leggere quello che sta avvenendo, perché chi sta violando la Costituzione, la democrazia, i diritti di cui ancora la Costituzione parla, è il governo. è la polizia, sono le forze dell'ordine, i Piantedosi che la stanno violando su tanti terreni sia con le norme dei decreti sicurezza che violano vari articoli costituzionali, sia con la complicità nel genocidio a Gaza, nel sostegno attivo alle guerre, nell'aumento degli armamenti, ecc. Tutto questo fa carta straccia della Costituzione e della democrazia. Allora di che parliamo? Non stiamo in uno stato democratico, sia pur borghese. Siamo in una continua cancellazione dei diritti, con la complicità di Mattarella che firma tutto.

E allora in quale società la signora della CGIL pensa di stare? Se non in quella che risponde a problemi seri, a problemi reali (pensiamo ai problemi di quartieri, come Caivano, ai femminicidi, al degrado sociale, alla condizione dei migranti, ecc. ecc.) sempre e solo con la logica securitaria, con la logica di più pene, più fermi, più arresti.

Tornando a Torino. Sia chiaro, tutta la manifestazione è stata combattiva, è stata ben ferma nel denunciare l'azione estesa di repressione che viene fatta in particolare a Torino, ma che è un segnale per tutti, per tutte dovunque. Non vi lamentate, quindi, se poi questi manifestanti, questi giovani vogliono, pretendono la libertà, vogliono rioccupare gli spazi sociali sequestrati, vogliono prendersi le piazze, le strade che invece vengono bloccate. Questo è normale ed è inevitabile che sarà sempre più così.

Fatevene una ragione, non è possibile fare altrimenti.

Le 50.000 persone, tante di più che potevano essere, a Torino lo sanno da che parte stare, dalla parte di Askatasuna, dalla parte della Palestina, dalla parte della lotta contro le vostre guerre imperialiste, ecc..

Voi della cosiddetta “opposizione” che vi ritenete “rappresentanti dei diritti”, invece state dalla parte di chi questi diritti li calpesta ogni giorno.

pc 5 febbraio - Ddl liberticida: “Dietro la retorica della lotta all’antisemitismo si tenta di imporre un bavaglio preventivo e di criminalizzare chi ne denuncia i crimini dello Stato d’Israele”

Da Avvocata Cathy La Torre. Nel silenzio generale, la destra ha adottato come testo base una proposta di legge che rischia di trasformare la critica politica in un reato, colpendo il diritto di parola, di dissenso e di manifestazione.

Dietro la retorica della lotta all’antisemitismo, si tenta di imporre un bavaglio preventivo e di criminalizzare chi ne denuncia i crimini dello Stato d’Israele.

Leggete fino in fondo.

Perché quello che sta accadendo riguarda la democrazia. E dunque tutte e tutti.

pc 5 febbraio - Ampia eco internazionale della valutazione e azione di proletari comunisti alla manifestazione di Torino

Italia: la poderosa manifestación en Turín contra el cierre del centro social Askatasuna y su respuesta a la violencia oficial

 traducida por 

pc 5 febbraio - La posizione di proletari comunisti su Torino nella traduzione inglese ufficiosa

Italy - Turin, Turin is a great beautiful city… which side to be on

Turin was the scene of a large demonstration of 50,000 people and several other were unable to arrive due to the action of the police and the unfortunate decisions taken by the police headquarters and the institutions of Turin that blocked the city, the stations where the demonstration arrived, blocked the main streets for some buses that arrived at Porta Nuova or that touched some pieces of the procession, with citizens who were left on the ground for hours, even where no procession at all passed. At the same time, the police blocked the buses arriving from other cities for the demonstration, identifying and photographing everyone.

This whole demonstration was hindered with a preventive press campaign, with prohibitions and provisions from the Ministry of the Interior, the Turin police headquarters, up to the miserable rector of the Palazzo Nuovo University who, under pressure from Minister Bernini, closed the university to students, to those who are the actual owners.

So the violence began even before and it was state violence, institutional violence, police violence. The mother of all violence is the eviction of the Askatasuna social centre, because it has meaning taking

pc 5 gennaio - Lo scopo del nostro lavoro

L'aspirazione per cui operiamo è perché ci sia un nuovo partito comunista in questo Paese, ci sia un fronte unito di tutte le realtà che combattono, lottano, delle classi sociali, proletari, studenti, che ricordi la stagione del ‘68, dell'Autunno caldo, applicata a una realtà cambiata nella sostanza e soprattutto nella coscienza delle persone, e purtroppo non in bene.

Occorre una nuova resistenza, perché se parliamo di guerra, fascismo, la prospettiva è la nuova resistenza, la prospettiva è che i proletari facciano gli scioperi economici, gli scioperi politici che preparano l'insurrezione. L'insurrezione si fa con la lotta partigiana, con le unità partigiane armate che sono in grado di resistere e combattere l'esercito nemico.

Ci vogliono, dice Mao Tse Tung, tre strumenti: il partito, il fronte unito e l'esercito popolare, nelle forme adeguate a ciascun paese, perché se in un paese la massa è contadina si sa che l'esercito popolare è fatto soprattutto dai contadini, nelle grandi metropoli imperialiste chi deve prendere le armi ce lo sta insegnando di più Minneapolis.

Contro l’imperialismo, il fascismo non è la prima volta che in Italia ci siamo misurati, e l'ultima volta abbiamo vinto con la grande epopea della resistenza antifascista.

Ora dovremo ricostruire le condizioni storico-oggettive, e soggettive soprattutto. Perché quando si parla di condizioni storico-oggettive, a queste ci sta pensando il capitalismo con l'impoverimento delle masse, il fascismo, la trasformazione della democrazia borghese in dittatura aperta, con le guerre interimperialiste. Questa è la condizione oggettiva che il nemico stesso sta creando. A noi tocca organizzare le condizioni soggettive, ma “soggettive” non significa il pensiero, soggettiva significa l'organizzazione cosciente in grado di combattere e rovesciare lo stato di cosa esistente, e questa organizzazione cosciente non è solo un problema di coscienza, ma è un problema di organizzazione, di lotte, di scioperi, manifestazioni, per la rivoluzione.

La rivoluzione è la lotta armata con cui il popolo si libera dello Stato borghese armato che esiste per impedire che il capitale venga rovesciato e che i popoli prendano il potere.

A questo serve il lavoro piccolo o grande che facciamo.

pc 5 febbraio - L’ICE è cresciuta alla scuola della sicurezza israeliana - Non avevamo dubbi

Le gesta dell’ICE hanno scandalizzato il mondo. Non solo i due cittadini uccisi, ma anche l’arresto di bambini e tanto altro, così che il paragone tra gli agenti dell’Agenzia anti-immigrazione e la Gestapo è diventato d’uso comune.

Tra tanti scritti sul tema, quello di Connor Echols su Responsible Statecraft, di cui riportiamo ampi brani: “Nelle ultime settimane, migliaia di agenti federali delle forze dell’ordine hanno invaso Minneapolis. I video mostrano agenti dell’immigrazione che saltano fuori da furgoni senza targhe, affrontano i manifestanti, usano spray al peperoncino, rompono i finestrini per trascinarli fuori dalle auto”.

Why Israeli counterterrorism tactics are showing up in Minnesota Why Israeli counterterrorism tactics are showing up in Minnesota

“[…] Per quanti hanno visto il conflitto israelo-palestinese, queste scene appaiono stranamente familiari. Una somiglianza che potrebbe non essere una coincidenza. Infatti, da due decenni, i funzionari dell’immigrazione degli Stati Uniti hanno uno stretto rapporto con il governo israeliano. Una collaborazione che comprende viaggi di alti funzionari delle forze dell’ordine statunitensi in Israele,

mercoledì 4 febbraio 2026

pc 4 febbraio - Infame condanna dell'antifascista Maja da parte del tribunale fascista dell'Ungheria di Orban - Denuncia e mobilitazione

 

Finalmente potrò sapere”, aveva detto l’attivista tedesca Maja T. alla vigilia del verdetto. La venticinquenne antifascista è stata condannata dalla giustizia ungherese a otto anni di carcere per violenza. Un processo che ricalca quello dell’italiana Ilaria Salis, attuale eurodeputata di Avs. L’’antifascista tedesca verrà inviata nello stesso carcere in cui fino a giugno 2024 si trovava anche la stessa Salis.
L’accusa aveva chiesto 24 anni per l’attivista 25enne, che invece ne dovrà scontare otto. Secondo la giustizia ungherese sarebbe colpevole, insieme ad altri 19 antifascisti europei, di violenze commesse commesse nel febbraio 2023 nei confronti di nove militanti di estrema destra a margine del raduno neonazista a Budapest. 
“La terrorista antifascista, complice di Ilaria Salis, Maja T. è stata condannata per l’aggressione brutale e politicamente motivata contro i cittadini ungheresi”, ha scritto su X Zoltan Kovacs, portavoce del premier ungherese Viktor Orban.
Anche l’eurodeputata italiana è intervenuta poche ore prima della sentenza. “Il procedimento a carico di Maja e Gabri, come quello contro tutti gli antifascisti, è un processo farsa - ha scritto sul suo profilo X -. Non ci sono dubbi. È un palcoscenico kafkiano su cui va in scena lo squallido spettacolo della punizione esemplare che il regime infligge ai propri nemici. Non mi aspetto buone notizie dalla sentenza su Maja T. e Gabriele M., prevista per oggi”. Budapest ha condannato a 7 anni anche l’altro attivista nominato da Salis, Gabriele M. “Maja e Gabri non sono mai stati riconosciuti, né dalle vittime né dai testimoni. - ha sottolineato Salis - A tutto questo si aggiunge il clima di campagna elettorale in Ungheria. È in questo contesto che va letta la sentenza.”

pc 4 febbraio - Il futuro comincia adesso - da Csoa Murazzi


.... Torino ha visto scendere in piazza oltre 50 mila persone. Il messaggio politico lanciato in questa giornata è inequivocabile: esiste un’Italia che rifiuta l’assetto di guerra con cui il governo Meloni vorrebbe imporre lo stato delle cose.

...tre piazze  sono state attraversate in maniera viva e da protagonisti, c’era l’Italia che difende la possibilità di esistere in un presente fatto di riarmo, nelle parole e nei fatti. C’era l’Italia che difende gli spazi di aggregazione e incontro, gli spazi sociali che nella storia di questo Paese hanno rappresentato un modo per affermare un’opzione concreta per fare la differenza.

C’era l’Italia che parla il linguaggio dell’inclusione, che respinge razzismo e discriminazioni, che sta dalla parte dei popoli che resistono, che combatte il patriarcato ogni giorno e lotta per la salvezza del Pianeta, a difesa dei territori contro le grandi opere inutili. Un’Italia che non vede nelle periferie problemi di ordine pubblico o bacini elettorali, ma luoghi in cui costruire solidarietà e anche comunità resistenti.

Nelle piazze c’erano i movimenti, i sindacati, i partiti, i collettivi, gli studenti e le studentesse di scuole e università, i comitati di quartiere, le bocciofile, le realtà grandi e piccole dell’associazionismo e della politica, insieme a tantissimi cittadini e cittadine che hanno scelto di non delegare e di essere protagonisti di una giornata irrinunciabile.

La mobilitazione di oggi nasce dallo sgombero di Askatasuna e non si poteva non esserci. Chi perché c’era quando è stata occupata, chi perché ha pensato che la sua esistenza fosse l’argine a una deriva conservatrice, autoritaria, violenta da parte delle politiche dei governi che si sono succeduti fino ad ora, chi perché ci ha fatto i concerti, perché ci ha cresciuto i figli, chi perché voleva e continua a volersi organizzare insieme per costruire altri mondi possibili.

E’ una storia che è patrimonio comune, è una storia che parla a tutto il Paese. E la giornata di oggi rispecchia in maniera chiara e netta una risposta di massa, popolare e dal basso a un governo che teme il conflitto e che considera chi resiste e lotta un nemico da annientare.

Giorgia Meloni lo ha finalmente detto a chiare lettere: chi era a Torino oggi è il “nemico del governo”. Lo ha esplicitato, si è squarciato l’ultimo brandello di quel velo irreprensibile. Ed è un bene che abbiano timore Giorgia Meloni, Piantedosi, La Russa, il sindacato di polizia: in questo Paese siamo in molti e molte a non essere

pc 4 febbraio - Il nuovo report di Francesca Albanese: “Dal ruolo dell’Italia nelle forniture militari a Israele alla repressione del movimento di solidarietà con la Palestina”

Dal ruolo dell’Italia nelle forniture militari a Israele alla repressione del movimento di solidarietà con la Palestina: alla Camera Francesca Albanese presenta il report Onu “Genocidio di Gaza: un crimine collettivo”, chiamando in causa Stati, istituzioni e responsabilità internazionali.

https://webtv.camera.it/evento/30276

“Genocidio di Gaza: un crimine collettivo”: presentazione del nuovo report della relatrice ONU, Francesca Albanese – Conferenza stampa di Stefania Ascari.

https://webtv.camera.it/evento/30276#link-box-main

pc 4 febbraio - ORE 12 Controinformazione rossoperaia - Manifestazione di Torino: la "opposizione" parlamentare sa da che parte stare... dalla parte dello Stato, della polizia

 

pc 4 febbraio – Il nazimperialista Trump annuncia un «accordo commerciale» con l’India in risposta ai paesi imperialisti dell’Unione europea

 
immagine di repertorio

Botta e risposta! Nell’arco di qualche giorno gli USA, direttamente dal social di Trump fanno sapere di avere stretto un accordo con l’India di Modi. Ciò dimostra quanto sia stato importante l’accordo UE-India (ne abbiamo parlato a proposito degli effetti sul settore auto, ma sui suoi differenti aspetti ci ritorneremo), nello scontro mondiale in atto tra i paesi imperialisti. Gli Stati Uniti hanno bisogno di ostacolare ogni mossa dei paesi capitalisti-imperialisti nella corsa alle materie prime, alla forza lavoro a basso costo, all’accesso ai grandi mercati…

L’annuncio che Trump ha fatto direttamente dal suo account di Truth ha avuto l’effetto sorpresa visti gli ultimi scontri tra USA e India a causa dell’intromissione non richiesta di Trump nello scontro tra India e Pakistan, che aveva fatto arrabbiare il nazista indù Modi, e la richiesta di Trump all’India di non comprare petrolio russo andata a vuoto in questi anni.

Sempre nella più classica ipocrisia che contraddistingue la borghesia, Trump parla di «amicizia e

pc 4 febbraio - Il salario degli operai e l'ossessione dei padroni: la produttività

Si fa tanto parlare di salario dai padroni ai sindacalisti Uil che dicono: “Salari bassi: una bomba sociale che esploderà”, ma chiariamo i punti fondamentali di analisi necessari per inquadrare la battaglia  giusta e necessaria per aumenti salariali parte della battaglia più generale per ricostruire la forza della classe operaia, ma non per redistribuire la ricchezza prodotta ma per costruire le condizioni per abbattere il sistema capitalista e abolire il lavoro salariato 

“Innanzi tutto il salario è determinato anche dal suo rapporto col guadagno, col profitto del capitalista. Questo è il salario proporzionale, relativo. Il salario reale esprime il prezzo della forza-lavoro in rapporto col prezzo delle altre merci; il salario relativo, invece, la parte del valore nuovamente creato che spetta al lavoro immediato, in confronto con la parte che spetta al lavoro accumulato, al capitale” Karl Marx, Lavoro salariato e capitale, (con le modifiche di F. Engels)

“Quanto maggiori sono la ricchezza sociale, il capitale in funzione, il volume e l’energia del suo aumento, quindi anche la grandezza assoluta del proletariato e la forza produttiva del suo lavoro, tanto maggiore è l’esercito industriale di riserva […]. La legge per la quale una massa sempre crescente di mezzi di produzione, grazie al progresso compiuto nella produttività del lavoro sociale, può essere messa in moto mediante un dispendio di forza umana progressivamente decrescente, questa legge si esprime su base capitalistica – per la quale non è l’operaio che impiega i mezzi di lavoro, bensì sono i mezzi di lavoro che impiegano l’operaio – in questo modo: quanto più alta è la forza produttiva del lavoro, tanto più grande è la pressione degli operai sui mezzi della loro occupazione, e quindi tanto più precaria la loro condizione di esistenza: vendita della propria forza per l’aumento della ricchezza altrui […]. Ne consegue quindi che, nella misura in cui il capitale si accumula, la situazione dell’operaio, qualunque sia la sua retribuzione, alta o bassa, deve peggiorare […]. Questa legge determina un’accumulazione di miseria proporzionata all’accumulazione di capitale” Karl Marx, Il capitale, Libro I capitolo 23.

Segue un post delegati Fiom Electrolux che commentano articolo del giornale degli industriali 

NON VI DANNO SALARIO? COLPA VOSTRA, CHIEDETELO é ciò che scrive il giornale degli industriali. 

Il sole 24 ore (giornale di Confindustria): "Il problema dei bassi salari e della quota di reddito del lavoro dipendente non è spiegato dalla scarsa produttività del lavoratore italiano, ma da meccanismi di estrazione dei profitti a livello del sistema economico.

 Non abbiamo un’economia in crisi, se la si guarda dal lato dei profitti. La crisi è tutta sul lato dei salari"

Tradotto le imprese hanno i soldi ma non li danno ai lavoratori. Esattamente il problema emerso nel contratto nazionale metalmeccanici e di tutti gli altri, che non distribuisce la ricchezza prodotta dai lavoratori con aumenti superiori all'inflazione, per effetto dei vincoli del modello sindacale "PATTO PER LA FABBRICA", che impone anche di non poter contrattare soldi in azienda, se non pagato dagli stessi lavoratori, con più efficienza e produttività, cioè con più profitti per loro. Zero redistribuzione. 

pc 4 febbraio - Francesca Albanese: “Quello che si sta tentando di fare a Gaza non ha niente a che vedere con la pace"

Francesca Albanese ha partecipato ieri alla proiezione speciale a Roma del film documentario di Cristophe Cottaret, “Disunited Nations”.

Dal suo intervento: “Quello che si sta tentando di fare a Gaza non ha niente a che vedere con la pace. Non si può ricostruire sulle fosse comuni e su quella che è la scena di un crimine, il crimine dei crimini, quello di genocidio“. “Negli ultimi tre mesi abbiamo iniziato a parlare di tregua. Pochissimi di noi ci hanno creduto. È di due giorni fa la notizia di un nuovo raid israeliano, oltre 30 civili palestinesi uccisi, moltissimi bambini sotto le bombe, di nuovo hanno ripreso a camminare come fantasmi”.

“Si è realizzato quello che io prevedevo quattro mesi fa. I palestinesi a Gaza continueranno a morire di fame, di stenti, di malattie e di bombe. Imporre la parola pace col pugno è stato necessario per mettere a tacere la voce delle piazze, la mobilitazione che stava

martedì 3 febbraio 2026

pc 3 febbraio - I preparativi di guerra del governo fascio/imperialista Meloni vanno avanti senza soste: sorgerà in Bulgaria la prima base militare italiana in Est Europa

Governo Meloni/Crosetto, i terroristi siete voi!

Secondo le autorità bulgare, la base consoliderà la logistica e il supporto operativo del Multinational Battlegroup in Bulgaria, gruppo tattico NATO che l’Italia guida dal 2022 nell’ambito dell’iniziativa “Enhanced Vigilance Activity” (eVA), concepita in funzione anti-Russia.

Il battlegroup è già pienamente operativo con circa 700 soldati italiani affiancati da contingenti di altri Paesi alleati e sta evolvendosi verso capacità di livello più elevato, fino alla possibilità di schieramento di una brigata o persino di un’intera divisione nelle future configurazioni infrastrutturali.

Per Niscemi, per mettere in sicurezza i territori, per la Scuola, per la Sanità, per i trasporti, per i lavoratori, per i salari, per la salute e sicurezza nei luoghi di lavoro questo lurido governo i soldi non li trova mai, per la guerra invece è un pozzo senza fondo

di Antonio Mazzeo | 2 Feb 2026    

Il 29 gennaio il Parlamento bulgaro ha ratificato l’accordo sottoscritto dal governo di Sofia e da quello italiano per la realizzazione e l’uso congiunto di una grande infrastruttura bellica nei pressi del villaggio di Yambol, Kabile, nel sud-est del paese. La nuova base sarà simile all’area addestrativa bulgaro-statunitense di Novo Selo che viene impiegata dal Battle Group NATO operativo in Bulgaria in funzione anti-Russia. A Yambole sarà insediata un’intera brigata multinazionale con la possibilità di ospitare fino ad ‘intera divisione di 3.000 unità.

La ratifica dell’accordo è stata votata a larghissima maggioranza; contrari solo il gruppo di minoranza filo-russo Vuzrazhdane e due piccoli partiti nazional-populisti, Mech e Velichie.

Secondo quanto dichiarato dal ministro della difesa bulgaro, Atanas Zapryanov, la progettazione dell’installazione sarà affidata alla Nato Support and Services Agency. “A Kabile saranno realizzate

pc 3 febbraio - Torino, Torino è una gran bella città…. Da che parte stare

Da ORE 12/Controinformazione rossoperaia del 02.02.26

Torino è stata teatro di una grande manifestazione di 50.000 persone e diversi non sono riusciti ad arrivare per l'azione della polizia e per le decisioni sciagurate prese dalla questura e dalle istituzioni di Torino che hanno bloccato la città, le stazioni dove arrivava la manifestazione, le vie principali di alcuni pullman che arrivavano a Porta Nuova o che toccavano alcuni pezzi del corteo, con cittadini che sono stati lasciati a terra per ore, anche là dove non passava alcun corteo. Nello stesso tempo la polizia ha bloccato i bus che arrivavano dalle altre città per la manifestazione, identificando e fotografando tutte le persone.

Tutta questa manifestazione è stata ostacolata con una campagna stampa preventiva, con divieti e disposizioni del Ministero degli Interni, della questura di Torino, fino alla miserabile rettrice dell'Università Palazzo Nuovo che, su pressione del ministro Bernini, ha chiuso l'università agli studenti, a coloro che ne sono gli effettivi proprietari.

Quindi la violenza è cominciata già prima ed era violenza di Stato, violenza delle istituzioni, violenza della polizia. La madre di tutte le violenze é lo sgombero del centro sociale Askatasuna, sottrarre non solo ai militanti e agli attivisti di Askatasuna ma alla città, al quartiere, un centro sociale attivo da oltre 30 anni su tutte le grandi tematiche così come sulle piccole questioni del quartiere.

Questo centro sociale è stato uno dei cuori pulsanti della protesta contro la guerra, della solidarietà al popolo palestinese, della lotta sociale dei precari, dei disoccupati. ma innanzitutto è