venerdì 17 luglio 2026

Le fabbriche e il ruolo degli operai durante la Rivoluzione culturale in Cina - 2: La pianificazione industriale al servizio del popolo

Si ricorda che quanto descritto riguarda il periodo del socialismo nella Repubblica popolare cinese, col potere degli operai e delle masse popolari, durante la lunga fase di 10 anni della Grande rivoluzione culturale proletaria, in cui la Cina, sotto la Direzione di Mao Tse tung e del Partito comunista di allora, affrontò una acuta e vasta lotta per dare effettivo potere al proletariato e alle masse popolari, contro coloro, nel Partito comunista e nella società, che volevano affossare i risultati della rivoluzione in Cina; e in questo periodo della Rivoluzione culturale vi furono grandi trasformazioni (in parte descritte nel libro di Charles Battelheim). 

Dopo, in Cina la borghesia ha ripreso il potere, e si è incamminata in quello che è diventata la Cina di oggi, un paese socialimperialista.

Ma quanto descritto mostra che quando il proletariato diretto dal suo partito ha il potere, tutto si può trasformare nell'interesse dei lavoratori e delle masse popolari, niente è impossibile. 

E NIENTE E' FINITO IN CINA...

LEGGI LA PRECEDENTE PUNTATA:

https://proletaricomunisti.blogspot.com/2026/07/le-fabbriche-e-il-ruolo-degli-operai.html

(ripresi passi del libro di Charles Bettelheim "L'organizzazione industriale in Cina e la rivoluzione culturale") 

"...Le imprese si dividono in tre categorie:
1. Le imprese di una certa dimensione: queste sono gestite "dallo Stato"... come il governo centrale o le autorità pubbliche di una provincia o di una municipalità...
2. Le imprese urbane di piccole dimensioni; queste sono gestite a livello di una "strada" o di un "quartiere", generalmente sotto la direzione del Comitato rivoluzionario corrispondente.  
(Queste prime due categorie di imprese sono al servizio dei bisogni della popolazione, dell'industria e dell'esportazione).
3. Le imprese industriali che funzionano a livello di distretti, delle comuni popolari e delle brigate di produzione; queste imprese sono soprattutto al servizio dell'agricoltura...

In città la proprietà collettiva delle fabbriche e delle unità di produzione esiste a livello "della strada"; si tratta di unità di produzione gestite a livello di un blocco di abitazioni o di una strada. Nella periferia, questa, questa proprietà collettiva esiste essenzialmente a livello delle comuni popolari e delle brigate...
Le "fabbriche di strada"... costituite su iniziativa degli abitanti di un quartiere o di una strada... rappresentano uno sforzo per spezzare le vecchie forme. Esse consentono, tra l'altro, alle donne di integrarsi nel lavoro della collettività sociale. La quasi totalità di queste imprese è stata creata su iniziativa di casalinghe...

...in ogni unità di produzione, i principi di base sono i seguenti: mettere la politica al posto di comando,

Da Viareggio al tribunale di Genova - Uniti e organizzati per impedire ogni altra strag, ogni morte nei luoghi di lavoro e nel territorio

Il volantino diffuso di fronte al Tribunale

Genova, 16 luglio 2026
Viareggio: presente alla sentenza di 1° grado del ‘Ponte Morandi’ (14 agosto 2018): 43 Vittime e decine di feriti. Siamo qui, al Tribunale, PER esprimere la nostra solidarietà e il sostegno ai familiari delle vittime.
La solidarietà si dà e si riceve. E’ una potente arma contro la rassegnazione, la passività, la delega … Esercitiamola, in primo luogo, nei confronti dei familiari di stragi operaie, industriali e ambientali, e dei morti sul lavoro e da lavoro.
Il 25 giugno 2026, le condanne nel processo per il disastro ferroviario del 29 giugno 2009 a Viareggio.
Dopo 17 anni: 250 udienze, 7 gradi di giudizio, 28 giudici.
Le condanne definite e definitive a pene da 4 a 6 anni per le figure apicali delle società coinvolte; in primis l’ex Ad delle ferrovie, Mauro Moretti. Il 25 giugno si è consegnato nel carcere di Orvieto.
In questo caso, sicuramente un’eccezione, poteri forti, centri di potere della casta, delle lobbies, non l’hanno fatta franca.
La rituale e ordinaria impunità è stata loro negata!
Le responsabilità sono state accertate anche penalmente, pur se a pene lievi, di fronte all’immane tragedia: 32 Vittime e feriti gravissimi che mai saranno ex ustionati.
Dopo Viareggio, altre stragi di lavoratori e passeggeri: Andria e Corato (Puglia, 2016), Pioltello (Mi, 2018), Livraga (Lodi, 2020), Brandizzo (To, 2023) ...
A Viareggio, la mobilitazione popolare ha prodotto un ‘risultato’. Una strage che non è stata dimenticata e che ha strappato un brandello di giustizia.
Uniti e organizzati per impedire ogni altra strage (industriale, operaia, ambientale), ogni morte nei luoghi di lavoro e nel territorio.
L’UNITA’ fa la forza! La LOTTA la differenza!
 
- Associazione “Il Mondo che vorrei” (Familiari di Viareggio)
- Assemblea 29 giugno (Ferrovieri e cittadini/e di Viareggio)

«I medici non sono poliziotti»: la FNOMCeO contro la securizzazione della salute dei migranti


La Federazione nazionale degli Ordini dei Medici lancia un monito netto sul Nuovo Patto europeo su migrazione e asilo: la tutela della salute non può essere subordinata al controllo delle frontiere, al trattenimento e ai rimpatri. «L’atto medico deve restare un atto di cura, non uno strumento di ordine pubblico».

«Il medico non può essere trasformato in un ausiliario dell’ordine pubblico». È una presa di posizione netta, inequivocabile, destinata a pesare nel dibattito sulle politiche migratorie e sulla progressiva securizzazione delle frontiere europee. A pronunciarla è la FNOMCeO, la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, che ha approvato all’unanimità un Ordine del Giorno dedicato alla tutela del diritto alla salute delle persone migranti nel quadro del nuovo Patto europeo su migrazione e asilo.

Il documento, adottato nel corso della tre giorni romana che ha riunito tutti i presidenti degli Ordini territoriali dei medici, rappresenta molto più di una semplice presa di posizione corporativa. È, al contrario, un richiamo forte ai principi costituzionali, deontologici e umanitari che rischiano di essere progressivamente erosi dall’evoluzione delle politiche europee in materia di immigrazione.

La FNOMCeO non entra nel merito delle scelte di politica migratoria, che riconosce appartenere

La Cina imperialista e la sua analisi - esaltati da parte dei revisionisti nostrani - per il dibattito

Un’analisi scientifica, fredda e totalmente politica della follia europea (nel frattempo riunita, solo in parte, a Parigi per dare, come “gruppo dei volenterosi”, per incrementare spese e partecipazione alla guerra in Ucraina).

Arriva dalla Cina, direttamente dall’ufficialissimo Global Times. E suona come una sentenza. Il resto del mondo, o almeno la sua parte più moderna, tecnologicamente sviluppata e affluente, ci vede così. Morti. Preoccupati di non far partire il tappo dalla bottiglia mentre gli altri avanzano a razzo (anche se il giudizio sull’economia Usa sembra parecchio “benevolo”).

Soprattutto inchioda i governi europei alla loro insopportabile e squallida ipocrisia: “Se una società non dà priorità alla protezione del proprio popolo durante eventi meteorologici estremi, quanto è credibile la sua affermazione di una governance superiore?“.

Blablabla su diritti umani, libertà (solo quella di impresa), democrazia, ecc, e non siete capaci neanche di trovare soluzioni efficaci per una ondata di caldo che la scienza aveva abbondantemente anticipato? E fate anche i neo-negazionisti climatici invece di assestare il vostro modello industriale verso un sistema che utilizza energie alternative?

Ecc.

*****

L’Europa sta silenziosamente perdendo il futuro?

Sta emergendo una linea di demarcazione nel panorama globale odierno: mentre Cina e Stati Uniti corrono avanti nella prossima generazione tecnologica, l’Europa rimane bloccata nelle lotte geopolitiche di ieri da cui sembra non riuscire a sfuggire. I titoli recenti lo chiariscono – l’Europa sembra tradire la propria epoca di influenza.

Questo fine settimana, Reuters ha riportato che la Germania sta finanziando 50.000 droni d’attacco per l’Ucraina in un ordine del valore di circa 90 milioni di euro (103 milioni di dollari), citando una fonte a conoscenza della questione, che rappresenta uno dei più grandi acquisti noti di droni per Kiev da parte di un governo occidentale.

Solo pochi giorni prima, un’altra storia tedesca aveva colpito duramente: “Germania: ondata di caldo di giugno collegata a 5.000 morti in eccesso,” poiché “la maggior parte degli edifici in Germania non è costruita pensando a temperature così elevate, inclusi molti ospedali e case di cura che ancora non dispongono di aria condizionata.”

Generoso all’estero, fatica a casa. Questo non è solo un problema della Germania, è una situazione comune in tutta Europa.

La sfida non era abbastanza evidente, fino al caldo estremo di quest’estate che ha messo alla prova il continente a tutti i livelli: ritardi o cancellazioni di treni legati al caldo si verificano in molti paesi, tra cui Belgio, Danimarca, Francia e Stati Uniti, a causa di asfalto deformato, deformazioni ferroviarie, guasti dell’aria condizionata a bordo, semafori malfunzionanti e segnalazioni di surriscaldamento e scioglimento; I reattori nucleari spesso si spengono perché i corpi d’acqua usati per il raffreddamento diventano troppo caldi…

Peggio ancora, le autorità nazionali in diversi paesi europei hanno segnalato migliaia di morti in eccesso a causa dell’ondata di caldo di giugno. La resilienza climatica è diventata un punto di riferimento chiave per la governance nel XXI secolo. Se una società non dà priorità alla protezione del proprio popolo durante eventi meteorologici estremi, quanto è credibile la sua affermazione di una governance superiore?

Purtroppo, per alcuni politici europei, l’unica cosa che non possono rinunciare – e in alcuni casi sono persino disposti a investire di più – rimane il confronto geopolitico.

Hanno fatto le scelte strategiche sbagliate. Considera questo: l’Europa un tempo godeva di energia russa a basso costo che alimentava la sua industria, beni cinesi accessibili che mantenevano bassa l’inflazione e un enorme mercato cinese che portava profitti elevati alle aziende europee.

Quella era una finestra d’oro per rafforzare la base industriale e investire nelle tecnologie future. Invece, l’Europa si è isolata dall’energia russa senza un sostituto pronto e ha seguito gli Stati Uniti in una politica di “de-risking” verso la Cina che ha danneggiato i propri interessi.

Il risultato? I costi energetici alle stelle, le imprese che lottano per sopravvivere e molti meno soldi ed energie rimasti per l’innovazione. Ora il risultato si vede che l’Europa sta perdendo terreno in materia di IA, tecnologia verde ed esplorazione spaziale. Il continente che un tempo guidò la Rivoluzione Industriale sta diventando sempre più spettatore delle tecnologie che plasmeranno il domani.

Un meme virale su X lo cattura perfettamente: Cina e Stati Uniti recuperano con successo i razzi, mentre l’Europa si assicura che il tappo della bottiglia non lasci mai la bottiglia. La battuta fa male perché è vera – non solo nella tecnologia, ma anche nell’atteggiamento mentale.

Il problema principale dell’Europa risiede nelle priorità profondamente fuori luogo. I suoi leader restano troppo rumorosi sulle pose geopolitiche e sul confronto ideologico, mentre le sfide interne come l’innovazione, la forza industriale e il benessere dei cittadini sembrano passare in secondo piano.

L’Europa deve adattarsi e liberarsi dalle sue rigide camice di forza ideologiche. Ora è costretto ad affrontare il caldo cocente di quest’estate e deve mettere da parte il suo rigido politicamente corretto e liberarsi dalle infinite lotte politiche interne. I problemi le stanno davanti davanti – richiedono soluzioni reali. Una società non può permettersi di pagare la propria ideologia politica con la vita del suo popolo durante ondate di caldo estreme.

La stessa logica si applica nella diplomazia: l’Europa deve liberarsi dai suoi vincoli ideologici obsoleti e decidere se perseguire una cooperazione vantaggiosa per tutti o se aggrapparsi a uno scontro a somma zero. La risposta giusta è da tempo chiara: ciò di cui ha bisogno ora è il coraggio di agire di conseguenza.

L’estate europea è appena iniziata, ma il vero “caldo” che affronta potrebbe solo iniziare a prendere forma. Il modo in cui la regione si adatterà determinerà non solo se riuscirà a superare in sicurezza quest’estate, ma anche se riuscirà a evitare un calo più profondo della competizione globale.

Israele e America Latina: le relazioni pericolose (parte 1)

di Marco Consolo (*)

Forse non tutti sanno che, nel recente passato, Israele ha fornito armi, intelligence ed addestramento alle dittature civili-militari fasciste in America Latina; E che, nel presente, Israele è sempre più attivo nel continente latino-americano. Il sogno sionista del “Grande Israele” non si limita al Medio Oriente, ma lambisce anche l’America Latina.

Questa nota, divisa in due parti, affronta le relazioni pericolose tra Israele ed America Latina, nel passato recente e nell’attualità. Si basa su diverse ricerche realizzate dal movimento BDS latino-americano, su centinaia di notizie, su contatti sul campo realizzati dall’autore in quasi 40 anni di frequentazioni del continente latino-americano e dei Caraibi.

La “creazione” di Israele e l’America Latina

I rapporti diplomatici tra Israele e l’America latina sono iniziati subito dopo la creazione di Israele nel 1948.

Nel 1947, nei primi dibattiti delle Nazioni Unite sulla Palestina, i governi liberali dell’America Latina erano in genere favorevoli alla creazione di uno Stato ebraico nel territorio palestinese, mentre, viceversa, i governi cattolici conservatori avevano un atteggiamento meno disponibile. Da subito Uruguay, Guatemala e Perù seguirono una linea marcatamente filosionista nella United Nations Special Committee on Palestine (UNSCOP), una commissione d’inchiesta istituita nel 1947 per indagare sulle cause del conflitto in Palestina, proporre una soluzione per il suo futuro governo e preparare la proposta di partizione. Sotto pressione degli Stati Uniti e delle rispettive lobby sioniste, quei tre Paesi, in qualità di membri dell’UNSCOP, insieme soprattutto al Brasile (allora alla presidenza dell’Assemblea Generale dell’ONU), convinsero molti dei governi latinoamericani a sostenere la partizione della Palestina [i].  Nel caso del Brasile, il diplomatico Oswaldo Aranha, come presidente dell’Assemblea Generale ONU, svolse un ruolo procedurale e politico cruciale nel promuovere il Piano di spartizione della Palestina (Risoluzione 181). Aranha rinviò la votazione per consolidare una maggioranza dei due terzi a favore del piano e fece grandi pressioni sulle singole delegazioni. Azioni per le quali in seguito ricevette onorificenze pubbliche da parte di Israele [ii] .

Alla fine, nel novembre 1947, tredici degli allora venti Paesi latinoamericani votarono a favore del Piano di Partizione [iii] 6 si astennero [iv] e solo Cuba votò contro [v].

Passarono pochi mesi e, nel maggio 1948, i primi a riconoscere Israele furono gli Stati Uniti di Harry Truman [vi]. Solo 3 giorni dopo, il Guatemala fu il secondo (ed il primo in America Latina), seguito da Uruguay, Nicaragua, El Salvador, Repubblica Dominicana. A questa prima ondata, si aggiunsero poi Argentina, Brasile, Costa Rica, Ecuador e Panamá.

Un anno dopo, nel maggio 1949, diciotto Paesi su 20 sostennero l’ammissione di Israele all’ONU, mentre sia il Brasile che El Salvador, si astennero.

L’Argentina peronista, che si era astenuta nel voto sulla partizione, fu la prima ad aprire un’ambasciata a Tel Aviv, capitale di Israele. Seguirono il Brasile e l’Uruguay. Viceversa, nel 1955, il Guatemala istituì la prima rappresentanza latino-americana a Gerusalemme. Da parte sua, tra il 1949 e il 1953, Israele

giovedì 16 luglio 2026

Lo Slai cobas di Taranto alla Stellantis Melfi e al presidio dei lavoratori dell'appalto Pmc - dal blog tarantocontro

Ieri vi è stato un buon intervento alla Stellantis di Melfi dello Slai cobas di Taranto. Da tempo dovevamo andare, ma gli impegni a Taranto e l'incertezza della presenza degli operai alla Stellantis, che il giorno prima non sanno se il giorno dopo andranno a lavorare o no, ha impedito finora che andassimo. 

Ma questo non ha però impedito che tramite contatti con operai della Stellantis, anche vedendoci nelle andate al Tribunale di Potenza per il processo Ilva, seguissimo quotidianamente la situazione della fabbrica e dell'appalto, e facessimo una lunga intervista ad alcuni di questi operai.

E' questa intervista, insieme ad alcune valutazioni/indicazioni, che ieri abbiamo diffuso e discusso con gli operai alla Stellantis (in calce il foglio diffuso).
Buon rapporto, accoglienza tra gli operai e operaie. Anche se erano passati dei mesi dall'ultima volta, sembrava che ci eravamo visti da poco. Tanti hanno denunciato con rabbia la situazione difficile: pochi giorni al mese di lavoro e gli altri in cassintegrazione o addirittura senza salario, rimandati a casa dall'zienda perchè: non c'è lavoro; e il salario si riduce sempre di più. Nei pochi giorni di lavoro, i carichi e i ritmi aumentano, mentre i lavoratori sono diminuiti. Non c'è alcuna chiarezza sul futuro.

Il clima all'interno è pesante, l'azienda sa che prima o poi gli operai diranno: Basta! E cerca di impedire

Uomini e topi a Milano - Ecco cos'è successo in Molise-Calvairate: il presidente di Aler scappa dal confronto con gli inquilini - la lotta continua

Da un commento di un abitante rappresentante dell'Assemblea abitanti Molise-Calvairate

E' stata una giornata positiva, soprattutto per la presenza sia di abitanti del quartiere sia di solidali e della stampa, che hanno fatto domande "scomode" al presidente Aler. Il presidente ha cercato di fare passerella arrivando molto in anticipo con al seguito quelli di Rete 4 e le sue guardie del corpo. Ma di fronte alle domande di una compagna giornalista e agli interventi degli abitanti e dell'unione inquilini, gli scagnozzi di Aler hanno chiamato la Digos che si è presentata in 5 con fare "discreto" per farlo scappare e rimanere sino alla fine davanti l'ingresso del palazzo. 

Dopo l'assemblea con compagni di Rc e la consigliera comunale che ha presentato l'ordine del giorno,  lo scambio è stato positivo. 

La battaglia, quindi, continua!

 




Sabato - massima partecipazione ai presidi per la liberazione dei prigionieri palestinesi in Italia - Palestina Libera

CPR Macomer protesta dei migranti / Nuovo naufragio nel mediterraneo 50 dispersi

Migranti appiccano incendio al Cpr di Macomer, 

L’incendio nel Cpr di Macomer è solo l’ultimo episodio di una crisi che dura da anni. 

Le testimonianze di Nicola Cocco, medico della SIMM e della Rete Mai più lager – No ai CPR, e di Giuseppe Caracciolo, segretario regionale del SIULP Sardegna, insieme ai report di monitoraggio e ai documenti analizzati, raccontano le criticità del centro e aiutano a comprendere cosa può spingere una persona a dare fuoco al luogo in cui è rinchiusa.

Domenica 12 luglio nel centro per il rimpatrio (Cpr) di Macomer, in Sardegna, alcuni migranti hanno appiccato un incendio, distruggendo una parte della struttura, andando a ridurre sempre di più lo spazio disponibile per trattenuti e operatori. A denunciare l'accaduto è il Siulp (Sindacato italiano unitario lavoratori polizia) della Sardegna, che denuncia il malfunzionamento del centro dovuto alla carenza del personale, alle procedure non rispettate e ad una mal gestione dell'ente responsabile privato, tutti fatttori che aumentano il pericolo per lavoratori e trattenuti del centro."Non è accettabile che episodi di questa natura si ripetano con una frequenza tale da rischiare di essere considerati fisiologici", con queste parole il segretario regionale Giuseppe Caracciolo denuncia l'accaduto.

Per capire cosa può spingere una persona a dare fuoco al luogo in cui è rinchiusa, bisogna fare un passo indietro. Le motivazioni hanno radici nella storia del Cpr di Macomer e nelle condizioni che da anni

L'India di Modi sempre più attiva sul piano economico politico e militare nel quadro della ridefinizione delle alleanze imperialiste per la guerra in chiave anticinese

Canberra e New Delhi stanno costruendo con le isole del Pacifico un’architettura diplomatica fatta di accordi sicurezza e partnership commerciali per preservare un ordine regionale aperto e multipolare

L’espansione economica e militare della Cina negli ultimi anni ha fatto pensare che l’Indo-Pacifico fosse destinato a diventare la sua naturale sfera d’influenza. In realtà quello scenario appare meno scontato del previsto. E di certo non perché Pechino ha rallentato la sua proiezione strategica. A fare la differenza sono gli altri Paesi della regione, che stanno moltiplicando accordi e partenariati per provare a impedire qualsiasi forma di egemonia alla Cina.

Australia e India sono il caso più evidente di questa trasformazione. Il viaggio del primo ministro indiano Narendra Modi in Indonesia, Australia e Nuova Zelanda si inserisce proprio dentro questa traiettoria. La settimana scorsa, a Melbourne, Modi e il premier australiano Anthony Albanese hanno firmato una serie di accordi che vanno dalla difesa alla sicurezza marittima, dal nucleare civile alle tecnologie critiche, fino alla ricerca scientifica e allo spazio. Tra i risultati più significativi c’è l’intesa che sblocca finalmente le esportazioni di uranio australiano verso l’India, ferme da oltre dieci anni nonostante un accordo quadro fosse stato raggiunto già nel 2015. L’intesa sull’uranio, si legge su The Diplomat, vale soprattutto sul piano politico: rimuove l’ultimo ostacolo simbolico che impediva ai

mercoledì 15 luglio 2026

Uomini e topi a Milano - una lotta esemplare degli abitanti del quartiere - da conoscere e sostenere


 




Le prime segnalazioni della presenza di topi nei caseggiati risalgono al 2022. Se allora fosse stato fatto un intervento tempestivo e risoluto certamente non ci troveremmo oggi in una situazione di emergenza fuori controllo. Ciò che Aler fa è sempre troppo in ritardo e quindi insufficiente per lo stato attuale.

Dopo il nostro presidio sotto la sede Aler di mercoledì 1 luglio e l’incontro ottenuto da una delegazione dell’Assemblea abitanti del Molise-Calvairate, il Presidente di Aler, Alan Rizzi, è stato costretto a impegnarsi a venire in quartiere personalmente a incontrare gli abitanti e l’Assemblea. Lo farà domani, mercoledì 15 luglio, alle ore 17 nel cortile di piazza Insubria 3. Noi lo accoglieremo per fargli toccare con mano la gravità della situazione e per chiedergli conto delle condizioni di degrado, pericolo e mancanza di dignità in cui Aler ci sta facendo vivere da anni. Non permettiamogli di fare passerella e di continuare a dire che Aler già sta facendo il massimo.

Auspichiamo la presenza di tutte e tutti. Solo con la partecipazione è l’unità riusciremo a difendere la nostra salute e cambiare questa storia terribile.

Facciamoci vedere e sentire. Ora basta! 

Assemblea degli abitanti Molise-Calvairate

Nell’ultimo sopralluogo nei cortili di via Faa di Bruno 5 e di piazza Insubria 3 che abbiamo fatto giovedì scorso come “Assemblea degli abitanti Molise-Calvairate” abbiamo constatato che la situazione igienico-sanitaria in quartiere è peggiorata. I ratti sono tantissimi, molto grossi e seguiti da tanti cuccioli che diventeranno presto altri ratti adulti che si sommeranno a quelli già esistenti. Non abbiamo dubbi che la situazione sia più o meno identica nei civici degli altri nostri caseggiati. Tutto ciò significa che la possibilità che in Molise-Calvairate esplodano epidemie o che persone (soprattutto bambini) vengano morse dai topi si moltiplica. 

Il recente sgombero delle montagne di rifiuti che si erano accumulate nelle aree rifiuti nelle ultime tre settimane, non corrisponde a una diminuzione della presenza dei ratti. Ciò vuol dire che Aler non sta facendo la derattizzazione adeguata e che le nuove grosse trappole – sbandierate come risolutive - non stanno servendo.  Inoltre, nei cortili le feci di topi si accumulano e questo significa che Aler non sta provvedendo da mesi neanche a pulire i cortili. Anche queste feci, oltre a sprigionare un tanfo insopportabile, possono portare gravi malattie. Le aree rifiuti, pur sgomberate dall’eccesso di masserizie, non sono state bonificate e, di conseguenza, i topi continuano a farne il loro territorio che difendono anche con aggressività, rendendo davvero pericoloso buttare i rifiuti e impossibile farlo normalmente. Le cantine dei suddetti civici sono ancora in stato di abbandono, piene dì masserizie marce, detriti da rimuovere, sporcizia e feci di topo. Infine, cominciano a vedersi, sempre nei cortili, cadaveri di ratti in decomposizione.

I topi sono portatori di numerose malattie trasmissibili e il contagio avviene principalmente attraverso il contatto con feci, urine, saliva, morsi o tramite pulci e zecche portate dai ratti. Queste malattie sono molto gravi e, spesso, mortali: Leptospirosi, Salmonellosi, Hantavirus, Tifo Murin, Peste, Coriomeningite Linfocitaria, ecc. Un’epidemia anche solo di una di queste malattie che dovesse esplodere nel. Molise-Calvairate, certamente non resterebbe confinata all’interno dei caseggiati ma si propagherebbe anche oltre, interessando l’intera città di Milano. Come ripetiamo da settimane questa è una grave emergenza sanitaria di cui presto o tardi vedremo le conseguenze tutti, in particolare in queste settimane di temperature altissime.

Le fabbriche e il ruolo degli operai durante la Rivoluzione culturale in Cina - 1

Cominciamo a riportare alcuni brevi passi del libro di Charles Bettelheim "L'organizzazione industriale in Cina e la rivoluzione culturale" - come annunciato nel post dell'11 luglio:

Sono possibili fabbriche in cui gli operai sono i protagonisti, decidono su tutto? SI'

https://proletaricomunisti.blogspot.com/2026/07/pc-11-luglio-sono-possibili-fabbriche.htm

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Questo libro, come ha scritto nella prefazione il suo autore, "è stato scritto utilizzando soprattutto una parte del materiale raccolto durante il mio soggiorno in Cina nell'agosto e nel settembre 1971" dove ha visitato varie fabbriche, e con molti colloqui avuti con operai, delegati dei Comitati nelle fabbriche.

Da: "La nuova condizione degli operai e operaie frutto delle trasformazioni nelle fabbriche cinesi"

Nella fabbrica generale di maglieria di Pechino:

"All'epoca della vecchia società (prima della rivoluzione - ndr) le cose erano molto diverse. I capitalisti non si occupavano di certe faccende' 

Nei reparti sono installati condizionatori d'aria che consentono di mantenere una temperatura media. Intorno alle macchine sono predisposti sistemi di protezione per gli operai, i quali così non corrono alcun rischio.", "in certi reparti il calore si fa sentire in modo particolare... gli operai che vi lavorano percepiscono un'indennità, ricevono una razione più abbondante di carne, hanno diritto a pause più frequenti... Ma la cosa più importante è cercare di ridurre il calore... Avrete visto i camioncini che trasportano il ghiaccio: è uno dei provvedimenti che consentono di attenuare il calore. Dopo il lavoro si può fare il bagno"

"Nella fabbrica esiste un centro sanitario e in ciascun reparto del i 'medici scalzi'. I medici che lavorano al centro sanitario della fabbrica devono compiere ogni giorno il giro dei diversi reparti, così che diminuisce notevolmente la necessità per gli operai di consultare un medico esterno. Se poi non è possibile curare i pazienti nello stabilimento, si può sempre ricoverarli immediatamente in ospedale. Ve n'è uno proprio di fronte alla fabbrica e un altro in questo stesso circondario. Visite mediche e medicine sono gratuite. Per tutto il tempo della malattia i lavoratori percepiscono il normale salario".

"Le donne hanno diritto ad una giornata di riposo in più al mese... (Per le donne incinte - ndr) Quando la

martedì 14 luglio 2026

"Colpevoli di Palestina"- Cinque minori di Torino sono in custodia cautelare da sei mesi per aver partecipato ai cortei per Gaza

 da  Kritica

Da sei mesi, cinque minori arrestati dopo un corteo per Gaza a Torino – tutti figli di famiglie immigrate di provenienza araba – si trovano in custodia cautelare prima del processo, iniziato proprio oggi. La misura repressiva applicata nei loro confronti è inaudita, ma è passata completamente sotto silenzio.

Dario Morgante 13/07/2026

Striscione davanti al tribunale dei minori di Torino all’inizio del processo
contro i cinque minori arrestati dopo i cortei per Gaza

3 ottobre 2025, Torino. Sono passate appena quarantotto ore dal sequestro illegale della missione umanitaria Global Sumud Flotilla da parte di Israele. I cori che risuonano tra le vie del capoluogo piemontese sono gli stessi che caratterizzano centinaia di piazze italiane, convocate contemporaneamente: «Blocchiamo tutto», «Se non cambierà, Intifada pure qua», «Governo Meloni, dimissioni». Le mobilitazioni contro il genocidio a Gaza percorrono ormai l’intero Paese, da Milano a Palermo, passando per Bologna, dove la sera precedente una manifestante trentenne è stata colpita al volto da un lacrimogeno durante una protesta, perdendo definitivamente la vista da un occhio. Da quella vicenda nascerà la campagna Lince – Occhi sugli abusi.

Torino diventa uno degli epicentri della mobilitazione. Il corteo del 3 ottobre, promosso da USB, Giovani Palestinesi e centri sociali cittadini, attraversa la città diretto verso le Officine Grandi

lunedì 13 luglio 2026

Un’aggressione dei coloni israeliani contro i giornalisti - prima o poi le bestie sioniste i loro protettori imperialisti pagheranno caro, pagheranno tutto

Un’aggressione dei coloni israeliani contro i giornalisti

Foto e video mostrano un’auto del Post e una di CNN che vengono attaccate nella zona di Ramallah: Daniele Raineri racconta com'è andata

di Daniele Raineri, da Sinjil (Cisgiordania)

Due dei coloni che hanno attaccato l'auto del Post e quella dei giornalisti della CNN (Gabriele Micalizzi, CESURA, per il Post)
Due dei coloni che hanno attaccato l'auto del Post e quella dei giornalisti della CNN 

Questo reportage è stato scritto da Daniele Raineri per la sua newsletter Outpost, che invia ogni volta che può quando è in trasferta in zone di guerra per il Post.

Sinjil – 12 luglio 2026

Ieri siamo andati vicino a Sinjil, una zona vicino a Ramallah dove c’è una colonia israeliana che ha la fama di essere aggressiva. Il motivo era accompagnare un padre palestinese, per un momento di commemorazione, sul luogo dove il figlio ventenne è stato picchiato a morte dai coloni esattamente un anno fa.

Eravamo un mini convoglio di due macchine. Davanti una Land Cruiser blindata a sette posti con a bordo una troupe della rete americana CNN e il padre palestinese. Acquistata in modo regolare e guidata come spesso succede quando si muovono i grandi media americani da un loro addetto alla sicurezza, il taciturno Kevin, nella usuale divisa degli ex militari passati a lavori migliori: camicia a maniche corte e scarponcini.

Dietro io e il fotografo Gabriele Micalizzi su una Kia ibrida a noleggio. Con noi c’erano anche tre attivisti. In questi giorni li stiamo seguendo per un articolo che uscirà presto sul Post.

Un anno fa una fazione di una sessantina di coloni ha circondato un gruppo di palestinesi in questa zona di colline, strade sterrate e cespugli spinosi a est di Ramallah. Alcuni palestinesi sono scappati, altri sono stati feriti, altri ancora sono rimasti isolati. Un ventenne che aveva anche passaporto americano, Saif Musallat, è stato picchiato a morte. Un suo amico palestinese a pochi passi è stato ucciso da un colpo di arma da fuoco, ma il cadavere è stato trovato soltanto molte ore dopo, quando ormai era notte, perché tutti credevano che fosse stato arrestato dai soldati israeliani.

Di questi attacchi, che a volte sono risse o lanci di pietre o scambi di insulti e a volte prendono la forma di spedizioni punitive con centinaia di aggressori incappucciati che prima devastano cose e poi si dileguano, sono piene tutte le giornate nei territori occupati, e i soldati non riescono a prendere il

Il vertice anticomunista convocato da Trump/Rubio per il 16 luglio - passo inevitabile dentro la natura dell'azione dell'imperialismo USA

Tutto questo è analizzato enunciato in parti della Dichiarazione comune del 1° Maggio '26 delle forze marxiste-leniniste-maoiste e costituisce una parte sostanziale e discriminante della linea politica generale e nazionale di 'proletari comunisti/PC maoista Italia' 

Questo distingue questa organizzazione e questa tendenza dal revisionismo e dall'opportunismo di destra e di 'sinistra' nel nostro paese e a livello internazionale

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.....'L’imperialismo USA in particolare, con la presidenza di tipo nazista di Trump ha alzato il livello e intensificato la marcia della guerra imperialista; piena copertura al genocidio del popolo palestinese. Avanza nella guerra per la spartizione dell’Ucraina con l’imperialismo russo. Con la guerra di aggressione imperialista e sionista contro l’Iran, vuole rovesciare il governo legittimo e insediare al loro posto un governo fantoccio. E' altrettanto sta facendo e vuole fare in Venezuela, Cuba e ovunque arriva.

Scatena guerre economiche e commerciali vedi la guerra dei dazi per unire ai suoi piani e interessi le potenze imperialiste europee e tutti i paesi capitalisti e imperialisti nel mondo.

Intanto scatena la guerra interna contro le masse proletarie, i migranti, contro l’opposizione antifascista e antimperialista, all’insegna del razzismo, la repressione, lo stato di polizia, la caccia agli antifascisti e ai comunisti per trasformare gli Usa in una dittatura aperta al servizio del grande capitale. Su scala mondiale opera per rafforzare e unire tutte le forze reazionarie, fasciste, naziste, sovraniste e populiste di ogni paese......

Da il manifesto

La minaccia rossa nell’agenda di Trump

A mezzanotte di venerdì negli Stati uniti è entrata in vigore il Road to Housing Act. Si tratta di un pacchetto legislativo di agevolazioni per la costruzione di nuove abitazioni, limiti alla speculazione

I criminali di guerra israeliani scorazzano liberi nei luoghi di villeggiatura protetti da governo, Stato e polizia - Servono altri mezzi oltre la denuncia


LA FONDAZIONE HIND RAJAB. “IN ITALIA BEN ASULIN, IL SOLDATO IDF CHE DEMOLÌ LE CASE DELLA STRISCIA”» DI STEFANIA MAURIZI - FQ 7 LUG 2026
MAGNIFICA STEFANIA!... «ANCHE QUESTI "SPREGEVOLI VIAGGI-PREMIO" SONO PARTE INTEGRANTE DELL'"ORRORE GENOCIDIARIO SIONISTA IN PALESTINA"»!!!
N.B.: «Presentato un esposto alla procura di Roma. Nel 749° battaglione: distrusse il corridoio Netzarim»!
 
«La Hind Rajab Foundation – fondazione con sede in Belgio che prende il nome dalla bambina palestinese di cinque anni uccisa dai soldati israeliani nel gennaio del 2024 a Gaza insieme con la sua famiglia e con due paramedici, che avevano cercato di soccorrerla – ha la missione, impugnando le leggi internazionali, di assicurare alla giustizia i responsabili dei crimini di guerra e atrocità contro il popolo palestinese.
La fondazione ha appena presentato una denuncia alla procura della Repubblica di Roma contro un

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