La prima grande piazza dopo la stretta del governo Meloni sul
diritto a manifestare finisce tra lacrimogeni, idranti e cariche. Sei
fermi e diversi feriti al corteo
La prima risposta di piazza al nuovo decreto sicurezza del governo
Meloni è arrivata a Milano. Ieri pomeriggio oltre 10 mila persone hanno
attraversato la città per contestare le Olimpiadi invernali
Milano-Cortina e, soprattutto, «il modello di sviluppo che
rappresentano». Una manifestazione che non si è limitata a dire no ai
Giochi, ma ha messo in discussione l’intero immaginario politico che li
accompagna: grandi eventi come acceleratori di trasformazioni urbane,
speculazione immobiliare, compressione dei diritti sociali,
normalizzazione della precarietà e militarizzazione del territorio.
A convocare la mobilitazione è stato il Cio, Comitato insostenibili
olimpiadi. Le previsioni degli organizzatori parlavano di circa 5 mila
partecipanti, ma la partecipazione ha raddoppiato le attese: un dato che
pesa anche sul piano politico. Perché se l’obiettivo del decreto
sicurezza era restringere lo spazio pubblico e rendere più costoso
manifestare, l’effetto immediato è stato opposto: la stretta ha
allargato la piazza.
Una piazza giovane, segnata da Gaza
Dentro il corteo si è vista una presenza forte di giovanissimi. Molti
arrivavano dalle mobilitazioni dei mesi scorsi per Gaza: piazze che non
si sono esaurite in una singola rivendicazione, ma hanno lasciato una
traccia più profonda, fatta di legami, pratiche comuni, nuove reti. Il
passaggio da una mobilitazione internazionale a una vertenza cittadina
non è stato un salto, ma una continuità: la stessa generazione che ha
contestato la guerra ora si ritrova a contestare la città come
dispositivo economico e politico.
E Milano, da questo punto di vista, è un laboratorio perfetto. Perché
è la città dove il “modello di sviluppo” viene raccontato come successo
nazionale, ma produce anche sfratti, rincari, espulsione dei ceti
popolari, gentrificazione, quartieri trasformati in merce.
Corvetto, simbolo e frontiera
Quando il corteo è arrivato a Corvetto, quartiere popolare della
periferia sud-est, il messaggio è diventato ancora più esplicito. I
manifestanti hanno lasciato alcuni striscioni sul mercato comunale
chiuso per ristrutturazione: «Stop speculazione nei quartieri» e «Lunga
vita ai quartieri popolari».
Un gesto semplice, ma politicamente preciso. Perché in quella zona,
come in molte altre periferie milanesi, la ristrutturazione e la
“rigenerazione” sono spesso il primo passo di un processo più lungo:
aumento dei prezzi, trasformazione commerciale, sostituzione sociale. La
città cambia pelle, e chi non può permettersela viene spinto fuori.
Poco più avanti, però, la tensione sale.
Lacrimogeni, idranti, cariche: la gestione dell’ordine pubblico
La testa del corteo si copre il volto e avanza verso la polizia che
blocca la strada. Partono fuochi d’artificio. La risposta delle forze
dell’ordine è immediata: un fitto lancio di lacrimogeni e l’uso degli
idranti. Nel giro di pochi istanti arriva la carica.
Una ragazza esce con la testa ferita, un ragazzo con un braccio
rotto. Il corteo indietreggia, la tensione si abbassa, ma la gestione
dell’ordine pubblico non si limita a contenere lo scontro. Quando la
situazione sembra rientrare, la polizia ferma alcuni manifestanti
rimasti a lato, tutti a volto scoperto, che stavano osservando quanto
stava accadendo. Alla fine si conteranno sei persone fermate, tutte
portate in Questura e poi rilasciate con una denuncia.
La piazza sfida il decreto sicurezza
Il corteo di Milano è stato, di fatto, la prima grande prova generale
del nuovo impianto repressivo. Un decreto che non colpisce solo chi
compie reati, ma tende a spostare la linea del conflitto: rende più
fragile il diritto a manifestare, più rischiosa la partecipazione, più
facile la costruzione di un “nemico interno”.
Ma la piazza di ieri ha mostrato un’altra dinamica: la repressione non sempre spegne. A volte salda.
Davanti alle cariche, buona parte del corteo è rimasta compatta,
arretrando ma senza sciogliersi, mantenendo la distanza dal luogo degli
incidenti. La manifestazione si è poi conclusa nella zona Brenta, vicino
a Corvetto.