Articolo su Limes - che commenteremo in seguito
GERUSALEMME E DELHI, AMICI CON BENEFICI MA NON ALLEATI
Articolo su Limes - che commenteremo in seguito
In
Calabria il Cnr stima 11-12 mila lavoratori agricoli irregolari. La
Piana di Sibari è una bomba sociale, più della Piana di Gioia Tauro.
Nella sola Corigliano-Rossano, gli elenchi INPS contano 3.500 stranieri
su 11.400 operai agricoli

CORIGLIANO-ROSSANO - Se la Piana di Gioia Tauro resta il simbolo storico e abitativo del caporalato calabrese, la Piana di Sibari oggi è l’area in cui il fenomeno è più esteso, più mobile: meno visibile nelle forme del ghetto, ma più diffuso nei territori, nelle filiere, nei trasporti, nel lavoro grigio e nelle reti di intermediazione. E la Calabria del nord-est è diventata quindi il simbolo silenzioso di un paradosso gigantesco: da una parte filiere ricche, export, clementine, agrumi, ortofrutta, imprese capaci di stare sui mercati decantato da istituzioni e politica; dall’altra un esercito mobile, stagionale, spesso invisibile, fatto di braccianti stranieri, lavoro grigio, trasporti informali, giornate dichiarate meno di quelle realmente lavorate, contratti che non sempre proteggono e intermediazioni illecite che continuano a riempire il vuoto lasciato dai canali ordinari del mercato del lavoro.
Il numero di partenza è quello più aggiornato: secondo i ricercatori Cnr-Ismed Giovanni Ferrarese e Donato Di Sanzo, curatori dell’ultimo Rapporto Agromafie e Caporalato, pubblicato appena ieri (3 giugno) nel settore agricolo calabrese si stima la presenza di 11.000-12.000 lavoratori impiegati in
Caporalato nel Fermano: "I casali nelle campagne da latifondisti a sfruttatori"

Fabio Sorgoni, Responsabile dell’Area Tratta e Sfruttamento di ’On the Road’
La tragedia dei quattro braccianti agricoli bruciati vivi nella loro auto in Calabria ha risollevato drasticamente l’attenzione sul tema del caporalato: quella forma illecita di intermediazione tra lavoratori, spesso migranti, e aziende che, tra appalti e subappalti, apre le porte allo sfruttamento, con turni di lavoro estenuanti e paghe da pochi euro l’ora. Un sistema criminale che si basa sulla fragilità di chi arriva in Italia senza documenti e, spesso, pure con elevati debiti, necessari ad affrontare i viaggi di fortuna da Pakistan, Bangladesh o Africa Sub-Sahariana. Il vile ricatto: se non hai soldi sei costretto a lavorare a qualsiasi condizione, se non hai i documenti sei costretto a stare sotto il mio controllo.
Nelle Marche il fenomeno è altrettanto diffuso: nel 2024 registrate 808 vittime di caporalato. I numeri
Uno dei punti importanti, molto importanti, del Partenariato
Strategico Speciale firmato dal duo fascista Modi-Meloni il 20 maggio scorso, è
quello che riguarda i lavoratori, la forza lavoro, e ne parla in un capitolo
intitolato però Migrazione e mobilità, titolo che però rende chiaro il
concetto di come deve essere per l’imperialismo odierno la forza lavoro.
Ecco il capitolo con i suoi tre punti:
Migrazione e mobilità
23. I due leader hanno
concordato di migliorare la mobilità di studenti, ricercatori e lavoratori
qualificati, in particolare nei settori STEM, e per ampliare la cooperazione
nello sviluppo delle competenze, in linea con le esigenze del mercato del
lavoro, inclusa una specifica Dichiarazione Congiunta di Intenti sulla
facilitazione della mobilità degli
infermieri dall'India all'Italia. In questo contesto, hanno accolto con
favore la situazione in corso discussioni tra le agenzie competenti
sull'Accordo di Sicurezza Sociale (SSA).
24. Hanno accolto con favore il lancio di "ICI - Italia chiama India: un ponte di talenti università-
CdS Milano «Febbre e vomito? Ci davano antidolorifici e si tornava a lavorare»
Repubblica: Consolato Usa, le minacce agli operai: “Se ti assenti ancora ti rispedisco a casa dentro a una bara" - Il capo del personale: “Era una sorta di padrone con la costante minaccia del licenziamento”

Le testimonianze ricostruiscono un clima di ricatti e vessazioni del capo del personale, ora fermato dai pm. L’accusa dei magistrati: “Era una sorta di padrone con la costante minaccia del licenziamento”Se ti assenti ancora ti rispedisco in India in una bara». Se lo sentivano ripetere allo sfinimento gli operai indiani al cantiere del consolato americano di piazzale Accursio, messo una settimana fa in «controllo giudiziario» dai pm Mauro Clerici e Paolo Storari per sfruttamento dei lavoratori pagati meno di due euro all’ora, sei giorni alla settimana, turni massacranti senza festivi e stipendi tra gli 800 e i 1.400 euro. Negli ultimi giorni, quando la notizia delle indagini era nota, la minaccia era di tacere: «Se parlate di quello che succede in cantiere e come si lavora la vostra fine sarà la stessa: il rimpatrio». E a ricattarli era sempre lui, Aji Appukuttan, connazionale, 51 anni. Il gestore del personale, fermato venerdì sera con un provvedimento d’urgenza dai pm per il pericolo che fuggisse, come già aveva tentato di fare Ulas Demir, manager della divisione italiana della Caddell Construction, bloccato domenica scorsa dai carabinieri a Orio al Serio mentre tentava di imbarcarsi con la famiglia su un volo per la Turchia.
Il secondo fermato nell’inchiesta per caporalato aggravato nel cantiere da 200 milioni di dollari per la
DOMANI ASCOLTA ORE 12
*****
Le falsità del governo Meloni, della sua Ministra del Lavoro:
Ex ispettore capo: “Contro il caporalato 200 milioni, il governo non li usa”. Il magistrato Bruno Giordano: “Solo undici progetti avviati e non è mai partito il portale nazionale. Erano soldi del Pnrr, dal 30 giugno non ci saranno più”
Il volantino diffuso dallo Slai cobas Taranto ieri ad Amendolara, soprattutto tra i migranti e la gente del posto
Abbiamo visto che con la nascita della proprietà privata e l'alienazione della donna dalla produzione sociale, si è perso il valore collettivo del ruolo economico della donna nella società. La direzione dell'amministrazione domestica, nella famiglia singola monogamica, ha perso il suo carattere pubblico, sociale, ed è diventato un servizio privato, escluso dal processo produttivo.
In questi giorni è arrivata una vera e propria pioggia di denunce e sanzioni pecuniarie ad attiviste e attivisti di vari movimenti e organizzazioni di Pisa. Si tratta di un insieme di oltre 140 ipotesi di reato per 54 persone, a cui vanno aggiunte diverse multe, per un totale di oltre 60 misure riguardanti una serie di iniziative e manifestazioni che vanno dal luglio 2025 a questa primavera.
Il carattere repressivo e intimidatorio è evidente, sia nella mole degli atti contestati e del danno economico annesso per vicende che si sono svolte in maniera assolutamente pacifica, sia nell’aver sparato nel mucchio cercando di portare a processo una lunga sfilza di soggetti per eventi che si svolti nel corso di una decina di mesi.
Ormai il processo "Ambiente svenduto" non è più un processo/atto d'accusa contro i padroni Riva, i loro complici, responsabili di sfruttamento, morte dentro la fabbrica e nei quartieri vicini, di repressione verso i lavoratori che denunciavano, di disastro ambientale, di associazione a delinquere, ecc, ecc.,
sta diventando in realtà un "PROCESSO AL PROCESSO". Un processo ai giudici di Taranto, agli operai e abitanti dei quartieri, alle parti civili.
Un processo che da essere "la madre di tutti i processi" di questo tipo, con condanne esemplari, sta diventando "la madre di tutte le ingiustizie di classe"!
Ma c'è solo lo Slai cobas e le sue parti civili, i suoi avvocati che sono presenti alle udienze, denunciano, fanno presidi davanti al tribunale di Potenza, come è accaduto anche ieri, con la solidarietà, presenza di rappresentanti di operai della Stellantis, di compagne di Potenza, di giornalisti democratici.
Un processo che a Potenza, dopo 12 anni dal suo inizio a Taranto, ha già portato per le infinite prescrizioni a passare da 52 imputati a 16 imputati e da 4 società a una sola: Ilva Spa (che in cassa ha solo debiti e quindi non potrà mai risarcire le parti civili).
Un processo che ha archiviato la maggiorparte dei reati, tra cui associazione per delinquere, rimozione
Bergamo
La questione della repressione vogliamo trattarla a partire da un episodio che sta colpendo Bergamo all'interno della campagna repressiva più generale contro il movimento della Palestina e vogliamo centrarla sull'azione necessaria per contrastarla, facendo anche la nostra parte a livello locale in tutte le realtà dove siamo colpiti.
Partiamo da un dato: dal nostro punto di vista la repressione non è un accidente, la repressione è parte inevitabile della lotta di classe e va quindi affrontata come una battaglia di classe, questo è molto importante. Una repressione che da un lato c'è sempre stata, dove c'è lotta c'è repressione, dove c'è sfruttamento c'è ribellione, ma questo governo moderno fascista, da Stato di polizia, ci mette del suo con la sua ideologia e, attraverso i decreti sicurezza, inserisce tutta una serie di misure per aumentare questo attacco verso chi lotta e per criminalizzare il dissenso.
Questo è un governo schierato apertamente dalla parte della polizia, è ossessionato da tutto quello che si muove contro ed è pronto a reprimere in tutte le forme, dai giovani di Extinction Rebellion alle piazze per la Palestina ai lavoratori metalmeccanici che bloccano l'autostrada per il contratto.
Parliamo di Bergamo come esempio per restituire ai lavoratori, al movimento, come si sta muovendo la repressione al tempo del governo moderno fascista della Meloni e come e su quali basi unirsi per rispondere.
Nel movimento a sostegno della lotta di liberazione del popolo palestinese, nato dal 7 ottobre 2023, la rete Bergamo per la Palestina è diventata una realtà rappresentativa per continuità e durata, formata da molte realtà sociali, sindacali, politiche che, nel sostegno alla resistenza palestinese, si sono messe in rete diventando, pur tra mille contraddizioni inevitabili, comunque un punto di riferimento con numerose e diverse iniziative di mobilitazione, di denunce, di solidarietà che abbiamo tenuto in questi anni, tra queste la buona partecipazione al corteo del 25 aprile del 2025 e il pieno sostegno alle mobilitazioni di massa di settembre/ottobre di quell'anno.
Nel 25 aprile 2025 della resistenza e della lotta partigiana antifascista e antinazista la rete decide di partecipare al corteo con la parola d'ordine “antifascismo è antisionismo”, “contro il governo fascista Meloni, della guerra, del riarmo”, la sua complicità nel genocidio di Netanyahu e delle realtà locali - amministrazione comunale in testa di area PD - presenti nel corteo, di falsa opposizione parlamentare e guerrafondaie, filosioniste o contigue nei fatti con queste posizioni.
Una prima denuncia viene fatta provando a mettersi alla testa del corteo quel giorno come critica attacco alla parte istituzionale segnando concretamente il loro distacco dai valori della Resistenza. Manovre di piazza favorite anche da Digos, Polizia e soprattutto rapporti di forza non sufficienti non hanno dato il risultato cercato, ma questo era solo l'inizio.
Filosionisti e usurpatori della Resistenza a segnare quanto profondo e irreversibile sia il loro cambio di pelle, in pieno genocidio manovrano per far entrare e far sfilare tra le loro fila quella che falsamente viene chiamata “Brigata ebraica” ma che in realtà raccoglie esponenti dell'Associazione Italia/Israele