mercoledì 8 luglio 2026

pc 8 luglio - La Cina nel mirino dell'imperialismo USA: Berretti Verdi a Taiwan




da indideover

I Berretti Verdi nelle basi di Taiwan: i soldati Usa non sono più di passaggio sull’isola

L’ombra degli Stati Uniti si allunga su Taiwan. Da un po’ di tempo è sempre più facile imbattersi in soldati americani nelle basi militari presenti sull’isola. La conferma è arrivata direttamente da fonti locali, secondo le quali le squadre delle United States Army Special Forces, cioè le forze Speciali dell’esercito statunitense (i Berretti Verdi), sono state assegnate ai battaglioni del Comando delle Operazioni Speciali dell’esercito taiwanese. Il loro obiettivo? Partecipare alle esercitazioni di addestramento delle unità di Taipei e alle operazioni di difesa congiunte, così da osservare sul campo le loro capacità di combattimento e il funzionamento degli equipaggiamenti forniti dagli Usa.

Non è una novità assoluta, visto che questa cooperazione va avanti in maniera abbastanza intensa da almeno il 2023, e cioè da quando la Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha approvato il National Defense Authorization Act (Ndaa), un provvedimento in seguito autorizzato da Joe Biden che include disposizioni per l’istituzione di “un programma completo di formazione, consulenza e rafforzamento delle capacità istituzionali” dell’esercito taiwanese. Rispetto al passato, tuttavia, la presenza militare di Washington sull’isola si è fatta sempre meno discreta.

Che cosa ci fanno i soldati Usa a Taiwan?

Secondo quanto riportato dallo United Daily News ci sarebbe un flusso costante di personale statunitense in entrata e in uscita dalla base militare taiwanese di Wuhan Camp a Taoyuan. Alcuni sono stati avvistati a bordo di auto a noleggio civili, altri a piedi. Il Wuhan Camp, per la cronaca, ospita il quartier generale del Comando delle Forze Speciali dell’Esercito di Taiwan, l’organizzazione che sovrintende alle unità d’élite per le operazioni speciali di Taiwan.

Qual è, dunque, la vera portata della presenza militare Usa impegnata in operazioni speciali a Taiwan? In base a quanto emerso questo modello di cooperazione non è più un semplice scambio a breve termine, ma si sta evolvendo verso l’istituzionalizzazione e la sostenibilità a lungo termine.

Già nel 2023 l’esercito Usa ha istituito sull’isola lo Special Operations Liaison Group (Sofle), responsabile del coordinamento di tutto il personale delle forze speciali statunitensi, della gestione delle attrezzature e delle risorse di addestramento presenti a Taiwan. Sappiamo che il numero di istruttori e consulenti militari statunitensi di stanza a Taiwan è aumentato da circa 200 nel 2023 a circa 500 nel 2025.

La mossa di Washington

Alcuni team dei famigerati Berretti Verdi sarebbero addirittura entrati direttamente in unità d’élite come i sommozzatori del Corpo dei Marines di Taiwan. Il loro compito? Addestrare alla guerra asimmetrica, alle tattiche di guerriglia e all’utilizzo di equipaggiamenti avanzati come i droni Black Hornet. Il personale Usa sarebbe stato avvistato anche nelle isole Kinmen e Penghu per contribuire a rafforzare le capacità di combattimento delle forze speciali taiwanesi impegnate in prima linea.

C’è dell’altro. Il quotidiano taiwanese China Times ha spiegato che alcuni militari statunitensi sarebbero di stanza presso l’ufficio di intelligence militare di Taiwan dall’inizio dell’anno e che questi soldati potrebbero essere membri di un programma denominato Meiyuan. Secondo quanto riportato dal taiwanese CTi News, Meiyuan viene descritta come “l’unità militare più segreta di Taiwan”. Sarebbe inoltre responsabile dell’intercettazione di segnali elettronici provenienti dalla Cina continentale, dalle regioni costiere sudorientali e dal Mar Cinese Meridionale.

La vendita di armi a Taiwan da parte di Washington è soltanto la punta di un iceberg molto più grande. Lo step successivo riguarda infatti la condivisione di informazioni di intelligence. Una mossa che Pechino sta monitorando con grande attenzione.


pc 8 luglio - Vertice NATO: lo shopping delle armi, il "ruggito" dei padroni italiani sostenuti da Meloni e Crosetto

Rutte: "Il ronzio dei macchinari deve trasformarsi in un ruggito" e lo ha detto mentre rideva, tutto contento che la marcia verso una carneficina mondiale possa diventare una enorme opportunità di profitti per i padroni. Lo sottolinea persino il quotidiano di Confindustria: "un segretario generale ridanciano in modo imbarazzante, è parso fuori linea rispetto alla gravità della situazione politica, e ai rischi del riarmo in corso".


dal sole24ore

Meloni si presenta al summit con una spesa salita sì al 2,8% del Pil, quasi il doppio rispetto all’ 1,6% del 2024, ma con un aumento legato soprattutto alla componente sicurezza (15 miliardi, lo 0,71%). La spesa “core” in armamenti è al 2,1 per cento.

L’obiettivo è principalmente quello di ribadire che l’Italia vuole mantenere i suoi impegni sulle spese per la difesa (da portare al 5% entro il 2035)



da MilanoFinanza

l’industria della difesa faceva quello che tutti si auguravano riuscisse a essere fatto: firmava accordi miliardari destinati a rafforzare la base industriale militare transatlantica, partendo da un piano da oltre 40 miliardi di dollari, da mettere a terra nei prossimi cinque anni, per sviluppare sistemi di difesa contro i droni.

La Nato ha bisogno «di una rivoluzione industriale transatlantica della difesa», ha detto ieri il segretario generale della Nato, Mark Rutte. 

la prima iniziativa, battezzata Nato Drone Edge, coinvolge 20 Paesi alleati (Italia compresa) e ha come obiettivo quello di costruire una capacità di contrasto ai droni, quintuplicando entro la fine del 2027 il numero di operatori di Uav (veicoli senza conducente) nelle forze armate dei Paesi aderenti. Per accelerare gli acquisti, l’Alleanza si doterà di una piattaforma dedicata ai sistemi anti-drone, per acquistare tecnologie già testate dalla Nato. Ma quello sui droni, per l’appunto, è solo un primo tassello

L’americana Nuburu punta le pmi italiane nella Difesa

Quotata a New York, al segmento Nyse American, ma con management e strategia industriale italiani, Nuburu è quasi un unicum sulla scena finanziaria e industriale. Il piano di sviluppo per l’Italia, che prevede ricavi cumulati per oltre 336 milioni di dollari tra il 2026 e il 2029, punta a costruire un hub integrato della difesa e della sicurezza, passando per acquisizioni mirate di aziende italiane. Tra queste, c’è Tekne, operatore abruzzese specializzato in ingegneria della difesa e nei veicoli industriali, speciali e militari. «L’Italia è al centro dei nostri piani», conferma Zamboni (presidente esecutivo e co-ceo di Nuburu.): Tekne apporterà veicoli speciali e tecnologie di guerra elettronica; Lyocon competenze nella fotonica e nei laser blu e verdi e blu, destinati anche all’underwater (come nei programmi di Fincantieri); Orbit il software per monitoraggio, controllo e orchestrazione dei sistemi e di gestione di strutture critiche. Si aggiunge l’accordo con Hipert, spin-off dell’Università di Modena e Reggio Emilia, con le soluzioni di AI per la guida autonoma dei veicoli tattici. L’idea è integrare tutto in un’architettura con sovranità tecnologica nazionale destinata alla protezione delle infrastrutture critiche, applicazioni anti-drone e mercati Nato. 



    Militari e padroni delle armi premono sul governo, cioè sull'ex presidente
 dell'AIAD (Federazione Aziende Italiane per l'Aerospazio, la Difesa e la Sicurezza), Crosetto, sul libro paga della Leonardo

da starmag

Il ministro della Difesa Crosetto ha fatto sapere che il programma per i carri Panther e i corazzati Lynx della joint venture Leonardo-Rheinmetall prosegue, ma con un taglio del 18% dei costi, tempi rivisti e l'obiettivo di aumentare il ritorno industriale in Italia. 

Il ministro ha sottolineato che “nulla nei nostri programmi è stato interrotto”: “Prosegue l’intenzione di avere mezzi di nuova generazione ma stiamo ragionando sui numeri e sui tempi”.

Il programma originario della joint venture Leonardo-Rheinmetall per l’Esercito italiano prevedeva la fornitura entro il 2040 di 272 carri armati Panther e 1.050 veicoli da combattimento della fanteria Lynx, per un valore complessivo stimato in circa 23 miliardi di euro.

Il titolare della Difesa ha parlato di “scontro duro” con le aziende “che arrivano a usare i giornalisti per convincere il governo a muoversi più velocemente”: “il risparmio di soldi pubblici da una parte e l’idea di far ricadere il massimo del ritorno in Italia sono due obiettivi che un ministro della Difesa deve perseguire”.

IL COMMENTO DEL DIRETTORE DI RID (Rivista Italiana di Difesa)

Nel frattempo, sui ritardi del programma è intervenuto anche il direttore di Rid, Pietro Batacchi.

“L’eterna campagna elettorale italiana sta pesantemente condizionando l’ammodernamento della componente terrestre pesante del nostro Esercito” ha osservato Batacchi aggiungendo che “L’incertezza sui fondi europei Safe, la mancata uscita dalla procedura di infrazione europea per deficit eccessivo, i tentennamenti dovuti alla congiuntura politica (dal referendum, all’ascesa del Generalissimo…pacifista), ecc., hanno di fatto bloccato la firma del contratto per lo sviluppo e l’acquisizione dei primi esemplari del nuovo carro PANTHER-IT, frutto della cooperazione tra Leonardo e Rheinmetall”.

LE RICADUTE SULLA FILIERA INDUSTRIALE

Secondo l’esperto, il rinvio della firma del contratto sta producendo effetti sull’organizzazione industriale delle aziende coinvolte, che avevano già avviato investimenti e pianificato le attività produttive.

Batacchi cita il caso dello “stabilimento di Leonardo di La Spezia: uno stabilimento di prim’ordine e una vera eccellenza industriale, raddoppiato nelle dimensioni negli ultimi 2-3 anni, con tanti, nuovi, giovani ingegneri e tecnici specializzati, una filiera riattivata e rimobilitata, ampliata nel suo perimetro di competenze, ordini per materiali strategici fatti, con rischi di perdita di slot di consegna, e così via”.

In conclusione, il direttore di Rid evidenzia che “questa situazione non è certamente ottimale da diversi punti di vista. Credibilità internazionale, aspettative industriali e operative, ecc., con sullo sfondo uno scenario internazionale sempre più complicato e competitivo”.

    L’Italia guida l’iniziativa multidominio TASK FORCE X – CENTMED della NATO

fonte RID, 08/07/2026

I Paesi partecipanti alla TFX-CENTMED sono 5: Italia, Stati Uniti, Slovenia, Croazia e Lettonia, affiancati da 7 Paesi osservatori, ossia Albania, Bulgaria, Grecia, Macedonia del Nord, Montenegro, Romania e Ungheria, con lo schieramento, in totale, di circa 180 sensori tra quelli forniti dagli Stati e dall’industria. L’iniziativa è aperta alla partecipazione del mondo industriale, con la presenza di più di 80 tra grandi aziende e PMI, con lo scopo di favorire occasioni di confronto, collaborazione e sviluppo di potenziali sinergie a livello nazionale e internazionale. 

pc 8 luglio - Leggi il blog femminismorivoluzionario

 Gli articoli usciti nel mese di Giugno

pc 8 luglio - COMUNICATO STAMPA DEGLI OPERAI DELLA PMC AUTOMOTIVE DI MELFI


 IN PRESIDIO DA QUASI 9 MES
I

Quasi nove mesi di lotta alla PMC di Melfi ma l’occupazione lavorativa per tutti, sembra un miraggio.
Siamo a quasi nove mesi dal 13 ottobre 2025, giorno in cui è iniziato il presidio alla PMC Automotive di Melfi. Una mobilitazione voluta da quasi tutta la forza lavoro, anche se non tutti vi hanno preso parte attiva. Chi ci ha creduto davvero ha vissuto il presidio giorno e notte, sfidando il gelo dell’inverno e il sole cocente di questi giorni. Sacrificando famiglia, festività e tanto altro.
I lavoratori in lotta non sono rimasti a guardare: hanno distribuito volantini ai cancelli dello stabilimento centrale Stellantis e hanno partecipato alle manifestazioni e iniziative sindacali sul territorio e a Roma. Una resistenza che ha ricevuto una forte solidarietà e aiuti concreti da parte di molti.
Tanti sono stati i tavoli fra sindacati, le parti datoriali e chi governa la regione. La trattativa si è anche spostata a Roma, presso il Mimit (Ministero delle Imprese e del Made in Italy), in continui incontri tra

pc 8 luglio - Free Dr Hussan Abu Sayfa la sua vita è in pericolo

 Report di Physicians for Human Rights Israel.

Nuove informazioni fornite dall’avvocato Nasser Odeh, l’avvocato in rappresentanza del dottor Abu Safiya, direttore dell’ospedale Kamal Adwan, a seguito della sua visita al dottor Abu Safiya nel centro di interrogatorio sotterraneo di Rakefet nella prigione di Nitzan, indica un grave peggioramento delle sue condizioni, al punto da costituire un pericolo concreto per la sua vita. L’organizzazione Physicians for Human Rights Israel e l’avvocato Odeh chiedono il suo immediato trasferimento dalla struttura e una visita urgente da parte di un giudice per valutare le sue condizioni – prima che sia troppo tardi.*

Physicians for Human Rights Israel (PHRI) e l’avvocato Nasser Odeh hanno avvertito sabato che il dottor Hussam Abu Safiya, direttore dell’ospedale Kamal Adwan nel nord di Gaza, si trova in pericolo di vita immediato, a seguito di nuove informazioni ottenute durante una visita del suo avvocato, Nasser Odeh, il 2 luglio presso la struttura di Rakefet nella prigione di Nitzan.

Secondo la dichiarazione giurata dell’avvocato Odeh, il dottor Abu Safiya è stato condotto all’incontro ammanettato alle mani e ai piedi e scortato da guardie carcerarie mascherate. Presentava ferite recenti e

pc 8 luglio - Gaza. Il TAR conferma il diritto di sapere se i nostri porti hanno alimentato la macchina bellica di Israele

Porto di Ravenna, scalo coinvolto nella vicenda relativa al blocco di 
 componenti destinati a materiale d’armamento diretto in Israele.

Il Tribunale amministrativo di Bologna ha dichiarato illegittimo il rifiuto delle Dogane di rendere pubblici i dati sulla quantità di materiale bellico transitato dal porto di Ravenna.

Una sentenza che rafforza il diritto dei cittadini alla trasparenza mentre cresce il dibattito sul ruolo dell’Italia nei rifornimenti militari destinati a Israele durante quella che numerosi esperti delle Nazioni Unite, organizzazioni per i diritti umani e studiosi di diritto internazionale definiscono un genocidio.

Qualcuno non voleva che gli italiani sapessero.

Il TAR di Bologna ha deciso il contrario. Le Dogane non potevano tenere nascosti i dati sulla quantità di materiale bellico transitato dal porto di Ravenna. È una sentenza importante, perché arriva mentre il governo israeliano guidato da Benjamin Netanyahu è accusato da una parte crescente della comunità internazionale di gravissime violazioni del diritto internazionale nella Striscia di Gaza.

Se porti italiani hanno movimentato materiale bellico destinato a Israele mentre Gaza veniva devastata, i cittadini hanno il diritto di saperlo. Perché nessuna democrazia può chiedere trasparenza agli altri e praticare il segreto quando si parla di armi.

Tutto nasce dalla richiesta della giornalista Linda Maggiori, assistita dall’avvocato Andrea Maestri. La domanda era semplice: quante armi e quanti materiali militari sono transitati dal porto di Ravenna nel

martedì 7 luglio 2026

pc 7 luglio - Vertice Nato ad Ankara: l'imperialismo Usa con Trump detta l'agenda - editoriale 1


arresti di massa ad Ankara contro chi si oppone al Vertice della guerra




Il vertice Nato si è aperto ad Ankara. 

Sono i padroni delle armi che s’incontrano al Forum dell'Industria della Difesa ad iniziare il vertice e non poteva che essere così visto che principalmente loro beneficeranno dei profitti dei piani di riarmo che i governi imperialisti faranno pagare ai loro popoli. Tutto è già stato deciso ovviamente all’ultimo vertice all’Aja dell’anno scorso con l’aumento delle spese per il riarmo con l’obiettivo di arrivare al 5% del Pil alla Difesa e dove il “tutto è stato deciso” è tutto per la guerra, è l’aumento delle spese per le armi, è economia di guerra, riconversione industriale per la guerra, “tutto” scaricato sulle masse in termini di tagli allo stato sociale, alla Sanità, ai trasporti, tutto per finanziare la guerra perché è in quella direzione che gli imperialisti stanno correndo.

Questo vertice è un passaggio molto importante per i governi imperialisti e tutti i giornali hanno questo tema in apertura nelle loro prime pagine.

Oggi non ci saranno ancora le discussioni “politiche” ma assisteremo al teatrino con i salamelecchi dei

pc 7 luglio - Nella Turchia in lotta contro il vertice Nato - si canta BellaCiao

The protest marched to the Eminönü Ferry Terminal where several speeches were presented. After which there was a joint singing of “Bella Ciao” and final slogans.

Turkey: Anti-Nato Protests Continue in the Face of Repression

Source: Yeni Demokrasi

Protest in Istanbul

On July 5th a protest called by the “No to NATO! Coordination” gathered hundreds to take to the streets of Kadıköy, Istanbul, opposing the NATO Ankara Summit scheduled to take place July 7-8th.

Partizan participated carrying a banner of the Anti-Imperialist League (AIL) with the slogan ‘Anti-Imperialists of the World, Unite!’ and placards that said ‘Imperialism is a Paper Tiger,’ ‘Organize and Struggle Against Imperialism,’ and ‘Freedom for Prisoners Resisting NATO.’ . Partizan readers chanted slogans such as ‘Long Live the People’s War Against Imperialism,’ ‘Our Leader Ibrahim Kaypakkaya,’ and ‘Freedom for Prisoners Resisting NATO’.

In the march multiple banners, signs and slogans showed the combativeness and hatred against NATO

pc 7 luglio - Non dimentichiamo Maja - Deve essere liberata! da https://femminismorivoluzionario.blogspot.com/

Sui prigionieri e prigioniere politici nulla è cambiato dal regime Orban?

Al popolo, i giovani, le donne, gli intellettuali ungheresi che si sono mobilitati in massa per cacciare Orban e che hanno festeggiato la sua sconfitta, facciamo appello a mobilitarsi per i prigionieri antifascisti ancora rinchiusi nelle carceri. E' una battaglia di solidarietà che va oltre le carceri, ma riguarda il cambiamento che deve esserci anche del peso in Ungheria delle forze fasciste/naziste.

MFPR


Maja T: «Resisto nella gabbia dell’isolamento»

di Marta Massa


L'INTERVISTA Chius* nel carcere ungherese, da due anni vive in cella senza socialità: «È un sistema disumano che impedisce forme minime di sostegno reciproco»


A Budapest è una mattina soleggiata. A pochi metri dal parlamento è detenut* Maja T., da due anni in isolamento. La guardia carceraria attende il nostro arrivo, ci guida nell’aula delle visite e aspettiamo il suo arrivo. Una guardia armata, una traduttrice e un agente penitenziario si siedono al lato sinistro della stanza. Maja arriva con le manette ai polsi, un quaderno lilla in mano e una maglietta dai colori pastello, un sorriso delicato sul volto.


Come va?

Sono davvero molto tes*: è strano essere qui adesso, con te e con tutte queste persone, mentre solo dieci minuti fa ero in cella. È da 25 ore che non parlo con nessuno. Però sono felice di avere un attimo per aprirmi e parlare, anche se è difficile esprimere come mi sento e come sto.


Come è stato il periodo tra febbraio, in cui è stata annunciata la sentenza di otto anni, e oggi?

Sapevo che non sarei potut* tornare a casa dopo il verdetto, ma questo periodo ha segnato la fine di una tappa. È stato un incubo essere in tribunale quel giorno ma allo stesso tempo sentivo la forza della mia famiglia, amiche e amici. Era molto bello sentire il supporto e la solidarietà delle persone, però ero immers* nella realtà di una profonda ingiustizia orchestrata da un sistema la cui volontà è di distruggere e sopprimere. Potevo solo stare sedut* lì con le manette, con tanti occhi addosso. Mi sono

pc 7 luglio - Lo schiavismo dei lavoratori a Milano consolato USA - domanda l'organizzazione e la lotta permanente dei lavoratori indiani

Caporalato al consolato Usa, gip conferma carcere per il manager: “Condizioni di lavoro degradanti”

Caporalato al consolato Usa, gip conferma carcere per il manager: “Condizioni di lavoro degradanti”

Respinta la richiesta di Ulas Demir, il manager turco bloccato in aeroporto: “Uso di metodi intimidatori e minacciosil Tribunale del Riesame di Milano ha confermato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Ulas Demir, il manager turco bloccato all'aeroporto di Orio al Serio nelle scorse settimane, mentre stava prendendo un volo per Istanbul, e accusato di caporalato nell'indagine dei carabinieri del Nucleo ispettorato del Lavoro e dei pm Paolo Storari e Mauro Clerici sullo sfruttamento della manodopera indiana nel cantiere del nuovo Consolato statunitense realizzato dalla divisione italiana di Caddell Construction in piazzale Accursio, nel capoluogo lombardo. Società, tra l'altro, per cui è stato disposto il controllo giudiziario d'urgenza convalidato dalla gip Angelica Cardi.

I giudici (Galli-Ambrosino-Recaneschi) hanno rigettato il ricorso della difesa del 47enne e confermato

pc 7 luglio - All'ombra del vertice Nato nella Turchia di Erdogan - Gürkan Türkoğlu assassinato sotto tortura!

Gli assassini di Gürkan Türkoğlu sono il fascismo e l'imperialismo dell'AKP.

Il prigioniero rivoluzionario Gürkan Türkoğlu era in sciopero della fame da 267 giorni per protestare contro le severe condizioni di isolamento delle sue celle. Il 13 aprile, è stato prelevato dalla sua cella dalle autorità dell'AKP e portato in ospedale. Lì, il suo corpo emaciato è stato ammanettato a un letto d'ospedale ed è stato sottoposto alla tortura dell'alimentazione forzata.

L'alimentazione forzata di chi conduce uno sciopero della fame prolungato può causare disabilità permanenti, tra cui la sindrome di Wernicke-Korsakoff. In passato, numerosi attivisti sono rimasti permanentemente disabili dopo essere stati sottoposti a questa pratica. Il fascismo dell'AKP ha torturato consapevolmente e deliberatamente un rivoluzionario perché cercava un corpo che si arrendesse. Gürkan Türkoğlu ha categoricamente respinto l'intervento forzato.

La resistenza di Gürkan, rappresentante di una tradizione che dice "o la morte o la vittoria", ha raggiunto il suo obiettivo. Le richieste dei due prigionieri rivoluzionari che avevano scioperato al suo fianco sono state accolte e sono stati trasferiti dalle celle di isolamento. Tuttavia, a causa delle torture subite, Gürkan è caduto in coma. Dopo essere stato ricoverato in ospedale da aprile, Gürkan Türkoğlu è morto oggi.

L’assassino di Gürkan Türkoğlu è il fascismo dell’AKP.

L'isolamento e la tortura hanno mietuto un'altra vittima nelle carceri turche. Nel

1984, nel 1996 e nel 2000, quasi 200 rivoluzionari persero la vita

opponendosi all'isolamento. Migliaia di prigionieri sono inoltre deceduti a causa delle conseguenze per la salute derivanti dalle condizioni di isolamento.

L'isolamento è tortura. In queste celle, l'unica arma a disposizione dei

rivoluzionari è il proprio corpo. Consapevole di ciò, il fascismo ricorre alla tortura dell'alimentazione forzata. Il fascismo turco non è diverso dalla Germania nazista o dal sionismo israeliano. I rivoluzionari vengono torturati in prigione con metodi sviluppati grazie all'addestramento e al sostegno dell'imperialismo statunitense. Le politiche di isolamento, i metodi di tortura e l'addestramento che li sottende sono tutti prodotti della politica imperialista.

Gürkan era un figlio dei popoli del mondo. Era un socialista e un internazionalista. Come Bobby Sands e i suoi compagni, ha dato la vita nella lotta per il popolo. Non si è arreso in prigione; ha rafforzato la resistenza.

Si dice che un vero internazionalista sia colui che combatte nel paese in cui vive, perché ovunque ci troviamo, dobbiamo lottare contro l'imperialismo. Gürkan Türkoğlu è stato un vero internazionalista e un vero antimperialista.

Chi era Gürkan? Era un membro di Dev-Genç. Si unì al movimento rivoluzionario attraverso la lotta studentesca e divenne una delle figure di spicco del movimento antifascista nelle università. Svolse un ruolo pionieristico nella lotta contro il fascismo e le bande di narcotrafficanti. In ogni circostanza, dimostrò cosa significa rimanere rivoluzionari di fronte al tradimento.

Fu imprigionato più volte, eppure divenne un simbolo di resistenza anche dietro le mura del carcere. Portò avanti la bandiera di coloro che in precedenza avevano perso la vita resistendo all'isolamento. Prese inoltre parte alla lotta contro le severe celle di isolamento "a pozzo" (Kuyu Tipi) e non si arrese mai, nemmeno sotto tortura.

A nome dei rivoluzionari e dei popoli oppressi di tutto il mondo, ha resistito dalla sua angusta cella, anche quando era solo. Abbracciare Gürkan significa abbracciare la lotta per il socialismo. Significa abbracciare la storia della lotta antifascista e antimperialista.

Come, Fronte Anti-Imperialista, affermiamo che uno dei fronti più agguerriti nella lotta contro l'imperialismo odierno è la resistenza all'isolamento nelle carceri turche. L'isolamento è un progetto imperialista. È una richiesta della NATO. La NATO, che mira a stabilire un esercito di 60.000 uomini sul suolo anatolico, ha lo scopo di distruggere il movimento rivoluzionario in Anatolia.

Ma c'è chi continua a resistere. C'è chi è come Gürkan. C'è chi resiste nelle condizioni più difficili e sopporta le forme di tortura più crudeli.

Gürkan Türkoğlu è immortale!

L'isolamento è una tortura!

Abbasso il fascismo! Lunga vita alla nostra lotta!

Abbasso l'imperialismo! Viva la lotta dei popoli!

pc 7 luglio - La Nato arriva ad Ankara, Erdogan reprime gli oppositori


Alla vigilia del vertice dell’Alleanza Atlantica, centinaia di arresti, manifestazioni represse, giornalisti e oppositori nel mirino. Mentre i leader occidentali discutono di riarmo, la Turchia rafforza la stretta autoritaria

Negli stessi giorni in cui Ankara si prepara ad accogliere i capi di Stato e di governo dei 32 Paesi della Nato, la Turchia offre al mondo l’immagine più autentica del regime costruito da Recep Tayyip Erdogan: non quella delle cerimonie diplomatiche e delle fotografie ufficiali, ma quella di un Paese militarizzato, dove il dissenso viene preventivamente represso e l’antiterrorismo continua a essere utilizzato come strumento di governo.

Il vertice della Nato del 7 e 8 luglio arriva in un momento cruciale per l’Alleanza Atlantica. Sul tavolo ci sarà soprattutto la richiesta avanzata dal presidente statunitense Donald Trump di portare la spesa militare al 5% del Pil entro il 2035, obiettivo già sottoscritto nel precedente summit anche dal governo italiano. Un’ulteriore accelerazione della corsa al riarmo mentre guerre e

pc 7 luglio - Trump, vertice Nato, riarmo - un commento di infoaut

 

Donald Trump riesce a fare una cosa che la diplomazia atlantica prova sempre a nascondere: ricordare a tutti qual è il vero rapporto di forza dentro la Nato.

Alla vigilia del vertice in Turchia ha scelto di prendere in giro Giorgia Meloni pubblicando un meme sui social, l’ennesimo episodio di un rapporto fatto di continue pressioni, ricatti politici e richiami all’ordine rivolti agli alleati europei. Dietro la retorica dell’unità dell’Occidente resta un dato molto concreto: gli Stati Uniti continuano a dettare la linea e all’Europa viene chiesto di pagare il conto.

Quel conto ha un numero preciso: è il famoso 5% del PIL da destinare entro il 2035 alla difesa e alle spese collegate alla sicurezza, l’obiettivo fissato dalla Nato che il governo italiano si prepara a inseguire. Per l’Italia significa passare dagli attuali circa 45 miliardi di euro destinati ogni anno alla spesa militare a una cifra che potrebbe arrivare intorno ai 145 miliardi. Cento miliardi in più ogni anno. Una somma enorme, che dice molto di più di qualsiasi dichiarazione ufficiale sulla direzione che sta prendendo il Paese.

Da mesi questa trasformazione viene raccontata quasi esclusivamente come una questione di nuovi armamenti, di deterrenza e di sicurezza internazionale. In realtà sta succedendo qualcosa di molto più profondo. Lo dimostrano le parole pronunciate nei giorni scorsi dal capo di Stato maggiore della Marina, l’ammiraglio Giuseppe Berutti Bergotto, secondo cui «la Nato conta sul rafforzamento della nostra presenza». Non si limita a parlare di nuove navi anfibie, cacciatorpediniere, droni navali o missioni nel Mediterraneo: dice anche che la Marina dovrà passare dagli attuali circa ventiduemila militari a trentamila. Ottomila soldati in più, un aumento di oltre un terzo dell’intero organico.

lunedì 6 luglio 2026

pc 6 luglio - Vertice NATO in Turchia: a passi spediti verso la guerra. Aumenti spese militari, economia di guerra da scaricare sulle masse popolari.


Il segretario generale della NATO, Mark Rutte, ha dichiarato ad Ankara che gli alleati devono concentrarsi sulla conversione della forza economica in potenza militare, man mano che i membri della NATO aumentano la spesa per la difesa ed espandono la produzione militare.

"Lo scorso anno, gli alleati europei e il Canada hanno speso quasi il 20% in più per la difesa di base rispetto all'anno precedente. Ora gli alleati europei e il Canada sono sulla buona strada per equiparare le loro spese per la difesa a quelle degli Stati Uniti", ha affermato Rutte.

"Martedì, al Forum dell'industria della difesa, annunceremo nuovi contratti per decine di miliardi di

pc 6 luglio - La Polizia con licenza di uccidere anche con i lacrimogeni - vedi Torino

 Piantedosi sdogana i lacrimogeni ad altezza persona
(Grazie a @giuseppeyron.it per il video)

Abusi da stato di polizia come prassi e non come "episodi singoli". La conferma arriva direttamente dal Ministro degli Interni, Matteo Piantedosi.

Per anni i vertici delle forze dell’ordine e il Viminale hanno difeso l’operato dei reparti mobili appellandosi alla professionalità degli agenti, alla correttezza delle procedure e alla necessità degli interventi. Oggi scopriamo invece che uno degli strumenti più pericolosi utilizzati nelle piazze italiane viene impiegato senza che esistano linee guida pubbliche, verificabili e trasparenti.

🗣️Non ci resta che continuare a lottare contro il loro Stato di polizia

vedi video: https://www.instagram.com/reel/DaXld74Iw4y/?igsh=Z29oMmQxbmQ0aHg3

pc 6 luglio - Tutti uniti ma per fare cosa? Prima nota sull'accordo quadro Cgil-Cisl-Uil


Una prima nota sui contenuti della piattaforma unitaria di cgil-cisl-uil per definire regole su rappresentanza, salari e contratti che ha come obbiettivo quello di arrivare ad un accordo quadro interconfederale; accordo che è stato inviato ai padroni il 17 giugno e da subito giudicata da Confindustria “una buona base di discussione”.

In questi giorni è stato rilanciato da Cgil-Cisl-Uil al congresso della Uil: “Subito l’accordo con le imprese. Fate presto”. E lo stesso Landini ha dichiarato: “La priorità è trovare l’intesa con Confindustria su contrattazione e emergenza salari” e poi: «Tanti fuori di noi sono rimasti sorpresi e non pensavano che insieme saremmo riusciti a fare questa cosa, ognuno di noi ha le sue idee, ci conosciamo, ma il mio impegno è a stare uniti per cambiare la situazione». Dichiarazioni che portano anche la Cgil di Landini a preferire l’unità con Cisl e Uil piuttosto che la lotta contro padroni e governo.

Questo congresso ha sancito, dopo la Cisl, il passaggio armi e bagagli della Uil al sostegno del governo Meloni “sui salari il governo ha fatto quello che nessuno aveva fatto prima”, “la Uil non sciopera più perché il governo ci ascolta”; queste le parole del segretario Bombardieri che  ringrazia il governo per le risposte arrivate sui salari compreso l’ultimo decreto sul “salario giusto” del 1° maggio (vedi analisi in altro articolo). La presidente Meloni che era presente non solo ha incassato gli applausi ma ha anche attaccato la Cgil bollandola senza citarla come “ideologica” e con Valter Rizzato uomo del lavoro di Fratelli d’Italia che rivendica proprio la vicinanza a Cisl e Uil, e, in previsione delle elezioni, anche ai loro 6 milioni di iscritti. 

Certo che al primo impatto parlare di accordo interconfederale nel periodo di luglio non può che

pc 6 luglio - Il "piano case" del governo Meloni e la realtà delle masse popolari


La sintesi degli obiettivi del "Piano casa" - voluto come "urgenza" dall'accoppiata Meloni/Salvini e divenuto legge nei giorni scorsi, è già tutto un "programma":


1) Riqualificazione del patrimonio di edilizia residenziale pubblica (ERP) - Bene, vedete questo video (e altri e tante denunce della mobilitazione in corso di cittadini di Milano) e si capisce che si tratta solo di propaganda; in una grande città, già trasformata ad uso solo della media borghesia, non eliminano nemmeno l'invasione di topi dei caseggiati popolari e dovrebbero riqualificare l'edilizia popolare!?;

il governo dice che ci sarebbero 60mila case popolari da recuperare in un anno. Si tratta di pochissime case a livello nazionale; ma anche la riqualificazione di queste case è una menzogna: i soldi messi a disposizione e i tempi (un anno) ci dicono che è un vero bluff (nei caseggiati invasi dai topi è da mesi e mesi che chiedono un intervento, ma ciò che hanno ottenuto è la promessa di una ricognizione del presidente dell'Aler e qualche trappola) - ma - assicura il governo - intanto, abbiamo nominato un "commissario, l'architetto Felice Squitieri, vicino alla Lega, che avrà l'incarico di fare una "ricognizione" e coordinare gli interventi"...

2) vendita degli immobili agli inquilini non morosi - questo preannuncia in realtà un nuovo mega piano di sfratti verso famiglie di lavoratori sempre più povere, verso disoccupati, giovani precari, abitanti senza reddito, e soprattutto verso gli immigrati; per realizzare questo piano cercheranno di unire gli inquilini che pagano nella cacciata dei "morosi", inquilini che a loro volta vengono illusi di potersi comprare l'appartamento, ma che in realtà li si butta nelle mani di finanziarie peggio degli usurai;

3) rent-to-buy (riscatto progressivo) per progetti di edilizia sociale - lo stesso vale per questo scopo: chi e con quali soldi potrebbe riscattarsi una casa?


Alcuni giornalisti chiamano questo "Piano casa" un "nuovo sacco edilizio" nelle città. Un

pc 6 luglio - Lotta per le case - Da Engels: "La questione delle abitazioni"

In riferimento alla questione delle case, per cui dal lato dei masse popolari c'è una lotta/resistenza (anche se intermittente) soprattutto nelle grandi città; dall'altra ci sono le "soluzioni" che governo, grandi padroni, affaristi danno e vogliono dare, è molto utile leggere o rileggere l'importante testo di Engels "La questione delle abitazioni", sia per avere sempre la visione complessiva, di classe della questione, sia per vedere quanto c'è di "ritorno" oggi, dopo due secoli, a dimostrazione che il capitalismo nella sua fase ultima ricostruisce vecchie "soluzioni".

Nel testo in cui Engels spesso richiama l'altro suo importante lavoro: "La situazione della classe operaia in Inghilterra", è impressionante vedere come nel 2000 i quartieri delle grandi città tornano ad essere sommersi dai rifiuti, dalla sporcizia, quartieri "malsani", in cui ci si può ammalare; come i quartieri vengano invasi dai topi come i tuguri dell'800, o oggi come nelle cittadelle imperialiste i bambini rischiano di essere morsi dai topi, come i bambini a Gaza; che gli operai vengono costretti ad "abitare" - molto male - negli alloggi vicino la fabbrica, o dentro l'area della fabbrica, come in Cina nei grandi stabilimenti della Foxconn, per essere corpi dei padroni 24 ore x 24; o che le famiglie dei proletari vengono cacciate dalle loro case, perchè queste devono essere distrutte per lasciare spazio ai ristoranti, parchi, strutture alberghiere, ritrovi della borghesia; che nelle città queste famiglie, e ora tante famiglie di immigrati, non trovano case, gli affitti sono alle stelle;  ecc.

Altra questione. Tutto il testo di Engels è attraversato da una critica feroce, ironica verso le "soluzioni" della piccola borghesia rivoluzionaria. Anche questa critica ci serve eccome oggi verso tutta l'odierna piccola borghesia rivoluzionaria che vuole che si rimedi ai mali più vistosi della società odierna, ma conservando il sistema capitalista, sia pur "migliorato".

Riportiamo alcune brevi parti di Engels:

"...La cosiddetta carestia di alloggi, di cui oggi giorno si fa un così gran discorrere sulla stampa, non sta nel fatto che la classe operaia viva per lo più in abitazioni scadenti, strapiene e malsane. Questa carestia non è qualcosa che sia peculiare del presente; non è neppure una delle pene che siano peculiari del proletariato moderno e lo distinguono da tutte le classi oppresse d'altri tempi: al contrario, ha colpito in misura abbastanza uniforme tutte le classi oppresse d'ogni tempo. Per mettere fine a questa penuria di abitazioni, non vi è che un mezzo: eliminare lo sfruttamento e l'oppressione della classe lavoratrice da parte della classe dominante. Quel che oggi s'intende per crisi degli alloggi non è che un particolare acutizzarsi delle già cattive condizioni abitative dei lavoratori, provocato

pc 6 luglio - Il Corridoio IMEC Italia di Meloni/India di MODI passando per Israele di Netanyahu - spiegato da Crosetto. Ci vediamo a settembre signori!

Il ministro della Difesa Guido Crosetto spiega perché il nostro Paese deve costruire un rapporto più stretto con l’India per proteggere le filiere critiche, ridurre le dipendenze strategiche e dare all’industria italiana un ruolo più forte nella nuova geografia del potere

Viviamo in un’epoca in cui la geografia è tornata a dettare la storia. Le rotte commerciali, le filiere industriali e gli approvvigionamenti energetici non sono più questioni meramente economiche: orientano gli equilibri internazionali e la stabilità degli Stati. È in questa cornice che si collocano l’India-Middle East-Europe Economic Corridor (Imec) e il nuovo capitolo che si è aperto nei rapporti tra Italia e India. L’Imec è nato per collegare alcune delle aree economiche più dinamiche del pianeta – India, Golfo, Mediterraneo, Europa – e la sua portata tocca da vicino anche la nostra sicurezza e i nostri approvvigionamenti.

Sul piano materiale, l’Imec punta a rafforzare i collegamenti marittimi e si propone di sviluppare una rete ferroviaria tra il Golfo e il Mediterraneo, cavi sottomarini per i dati e dorsali energetiche, idrogeno compreso. Un asse di questa natura non si limita ad abbattere tempi e costi di trasporto: ridisegna le dipendenze reciproche tra i Paesi che mette in collegamento.

La posta in gioco è evidente sul terreno delle materie prime. Per le terre rare e i materiali critici dipendiamo oggi da un numero ristretto di fornitori: i magneti ad alte prestazioni di missili, radar, velivoli e sistemi di puntamento, ma anche litio, cobalto, grafite, germanio e titanio arrivano da filiere che possono essere chiuse o condizionate per ragioni politiche.

A ciò si aggiunge l’acciaio: senza acciai speciali a costi competitivi non esistono né cantieristica navale né mezzi terrestri, e il sovrapprezzo che paghiamo rispetto ai concorrenti asiatici pesa direttamente sulla competitività della nostra industria militare. Un’arteria che colleghi l’India e il Golfo all’Europa può diventare la spina dorsale di filiere alternative e affidabili per questi materiali. Per chi ha responsabilità nel comparto, metterli al riparo non è un tema industriale tra i tanti: è la precondizione di ogni credibile

pc 6 luglio - Turchia - forti proteste contro il vertice Nato e repressione del regime fascista turco - immagini info