giovedì 11 giugno 2026

pc 11 giugno - Il corteo operaio oggi a Milano di Electrolux e fabbriche di Ticino Olona - voci operaie

 







pc 11 giugno - ORE 12 Controinformazione rossoperaia - Governo Meloni sempre più governo dei padroni

 

pc 11 giugno - I nostri compiti attuali nella lotta sul fronte internazionale e contro il governo

da ORE12/Controinformazione rossoperaia del 10.06.26

La guerra di aggressione imperialista americana e sionista nei confronti dell'Iran non è certo alla vigilia di un accordo ma di una nuova fase dell'aggressioneGli interessi dell'imperialismo americano di rovesciare il legittimo regime in Iran e quelli dei sionisti israeliani - che oltre a questo continuano nella loro marcia per la Grande Israele che comporta l'aggressione continuata di tutti i paesi dell'area mentre prosegue lo stillicidio genocida nei confronti della Palestina e l'occupazione/annessione della Cisgiordania - spingono per una nuova fase dell’aggressione.

Sia la resistenza palestinese, che recentemente ha fatto un attacco all'interno di Israele, sia la resistenza delle forze nazionali libanesi rappresentate dal Hezbollah stanno mettendo in difficoltà il piano di Israele; così come la resistenza e la reazione dell'Iran rende assai difficile la vittoria più volta annunciata da Trump.

In questo contesto è importante, come sempre, mantenere la barra dritta: i proletari e i popoli del mondo sono contro l'aggressione imperialista americana, sono contro il regime sionista israeliano che oggi, come consenso generico internazionale è ai minimi storici, ma le forze che lo sostengono, innanzitutto l'imperialismo americano, poi a diverse sfumature i governi dei paesi imperialisti, quindi

pc 11 giugno - Il nuovo numero di ORE 12 settimanale

 

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pc 11 giugno - Intensa campagna di boicottaggio dei mondiali in Messico


Sol Rojo Mx

🔻 ¡SolRojistas a las calles!

📍Frente del Pueblo-SolRojo en pie de lucha en la marcha de esta mañana convocada por la #CNTE rumbo al #EstadioCDMX (Estadio Azteca) como parte de la acciones de la #HuelgaNacional.

📌 Denunciamos nuevamente el desproporcionado despliegue policíaco y el cerco al estadio que #ClaraBrugada y #ClaudiaSheinbaum mantienen como parte del Estado de excepción que le impone la #FIFA.

📢 Sol Rojo Mx presente con volanteo masivo del suplemento especial y difusión del #PM29 #PrensaPopular

📢 ¡Huelga General de Resistencia Nacional!
🚩 ¡Contra el viejo Estado y el imperialismo!
📌 ¡ Que no ruede el balón!

#Huelga #1Junio #CNTE #MadresBuscadoras #FECSM #ComunidadesEnResistencia #AntiGentrificación #Boicot #Mundial #FIFA2026 #NiUnPasoAtrás

pc 11 giugno - “Ti rispedisco in India in una bara” - Milano cantiere del Consolato Usa

Da Fanpage

“Ti rispedisco in India in una bara”: è la minaccia che, secondo l’accusa, il presunto caporale della Caddell usava per intimidire gli operai impiegati nella costruzione del nuovo consolato USA di Milano.

Così il 51enne Aji Appukuttan, presunto "caporale operativo" della Caddell Construction – l'azienda costruttrice americana impegnata nella realizzazione del nuovo consolato degli Stati Uniti a Milano che è finita al centro di un'inchiesta per caporalato e "para-schiavismo" – avrebbe minacciato alcuni degli operai impiegati nei lavori. Gli stessi che agli inquirenti hanno poi denunciato: "Tratta gli operai come schiavi, come si vede nei film che parlano di schiavi".

È quanto si legge nell'ordinanza firmata dalla gip di Milano Angelica Cardi su richiesta dei pm Storari e

pc 11 giugno - Dopo Amendolara nulla deve essere come prima, denuncia, lotta, organizzazione - L'altra faccia della Calabria: piattaforme concrete che possano rafforzare i migranti e indebolire l'asse padroni/caporali/info

In Calabria c’è anche chi aiuta i lavoratori migranti

Nella stessa zona in cui quattro braccianti sono stati bruciati vivi, alcune aziende e associazioni hanno trovato un modo per togliere potere ai caporali

di Angelo Mastrandrea

Lavoratori migranti nei terreni dell'azienda agricola Gias a San Marco Argentano, in Calabria (Angelo Mastrandrea/il Post)
Lavoratori migranti nei terreni dell'azienda agricola Gias 
a San Marco Argentano, in Calabria

Sulla costa jonica nel nord della Calabria, dove il primo giugno quattro braccianti migranti sono stati bruciati vivi in un minivan, ci sono anche aziende agricole che assumono i lavoratori con contratti regolari e condizioni di lavoro dignitose. Provvedono alla casa e al trasporto, in modo da evitare che si rivolgano a caporali, cioè persone che fanno da intermediari per ingaggiare i braccianti, sfruttarli e trattenere parte della loro paga. Li assumono andandoli a cercare soprattutto nella baraccopoli di San Ferdinando, nella piana calabrese di Gioia Tauro, o in quelle pugliesi di Borgo Mezzanone e di Rignano.

Queste aziende riescono a lavorare nella legalità grazie a un progetto che si chiama Spartacus, ideato dall’associazione Giuste Terre e finanziato da alcune fondazioni e dai soldi dell’8 per mille versati alla Chiesa valdese. «Cerchiamo di far assumere il più possibile le persone legalmente e di garantire ai braccianti la possibilità di avere un alloggio, perché se continuano a vivere nei ghetti o alle dipendenze dei caporali è tutto inutile», dice il responsabile del progetto Gianantonio Ricci.

Ricci dice che in un anno sono riusciti a far assumere 180 persone che vivevano a Borgo Mezzanone o a San Ferdinando, tirandole fuori dai ghetti e sottraendole al caporalato.

Secondo uno studio del CNR (Consiglio nazionale delle ricerche, il più importante ente pubblico che si occupa di ricerca), nelle campagne calabresi 12mila migranti sono «impiegati in condizioni di irregolarità». I caporali riescono a tenere sotto controllo i braccianti perché si occupano di tutto al posto loro, offrendo insieme al lavoro una casa e il trasporto: i lavoratori migranti spesso non hanno alternative.

Gli ideatori del progetto Spartacus allora hanno pensato che per contrastare il caporalato avrebbero dovuto fare lo stesso, ma in maniera legale e offrendo un servizio migliore. «La prima cosa che

pc 11 giugno - Sfruttamento schiavista nelle campagne - utilizzare ogni dato per denuncia organizzazione e lotta

Storie di schiavitù tra i braccianti delle campagne lucane

Migliaia di migranti vivono in masserie fatiscenti e lavorano 12 ore al giorno per pochi soldi, minacciati dai caporali come i quattro bruciati vivi in un minivan

Un'abitazione in un campo dove vivono i lavoratori africani durante la stagione della raccolta dei pomodori a Palazzo San Gervasio, in Basilicata, 2016 (Michele Borzoni/TerraProject/contrasto)
Un'abitazione in un campo dove vivono i lavoratori africani durante la stagione della raccolta dei pomodori a Palazzo San Gervasio, in Basilicata, 2016 (Michele Borzoni/TerraProject/contrasto)

In poco più di una quarantina di chilometri tra Metaponto e Nova Siri, nelle campagne della costa ionica della Basilicata, e nella vicina Val d’Agri, lavorano circa 20mila braccianti nella raccolta di fragole, albicocche, pesche e ortaggi vari. Sono quasi tutti migranti, arrivati in Italia via mare dall’Africa, a piedi attraverso la cosiddetta rotta balcanica o in aereo con il decreto flussi, la norma con cui ogni anno il governo stabilisce quanti stranieri extracomunitari possono entrare regolarmente in Italia per lavorare (molto esposta a illeciti e truffe).

Secondo le stime del sindacato Flai (Federazione lavoratori agro industria) Cgil, la metà – quindi circa 10mila – sono a rischio di sfruttamento: sono controllati dai caporali, cioè persone che fanno da intermediari per lucrare sul contratto, ingaggiando i lavoratori, portandoli nei campi e trattenendo una parte della loro paga; e lavorano in nero o in grigio, cioè con contratti per un certo numero di ore e per il resto in nero, pagati in contanti.

Molti dei migranti che lavorano in questi campi sono tenuti in condizioni di schiavitù: vivono stipati nelle masserie in campagna o in case affittate dai caporali nei comuni dell’entroterra o della vicina

pc 11 giugno - Contro la repressione dei compagni irlandesi di AntimperialistAction Ireland - massima solidarietà


Esprimiamo incondizionata solidarietà alle compagne e ai compagni di anti imperialist action ireland per le recenti intimidazioni poliziesche fatte di perquisizioni, sequestri di telefoni e pc.
Come ben sappiamo, questo è il trattamento che gli stati imperialisti riservano ai compagni che decidono di lottare contro le loro politiche di aggressione e sfruttamento.
Perché quando sul fronte esterno preparano e combattono le guerre, allo stesso modo sul fronte interno devono reprimere chi non accetta queste logiche.
Per questo, come rivoluzionari, abbiamo il compito e la necessità di organizzarci e migliorare la nostra azione e combattere prima di tutto il nemico in casa nostra.
Come internazionalisti crediamo che sia fondamentale creare e mantenere una rete con tutte le forze antimperialiste, antisioniste e anticapitaliste, perché solo così potremo liberarci una volta per sempre di questa società fatta di sfruttamento e morte.

[ENG]
We express our unconditional solidarity with our comrades at Anti-Imperialist Action Ireland following the recent police intimidation, which has included searches and the seizure of mobile phones and computers.
As we well know, this is the treatment that imperialist states reserve for comrades who decide to fight against their politics of aggression and exploitation.
Because when they prepare and wage wars on the external front, in the same way they must repress those who do not accept this logic on the internal front.
For this reason, as revolutionaries, we have the duty and the need to organise ourselves, improve our action and, first and foremost, fight the enemy within our own ranks.
As internationalists, we believe it is essential to create and maintain a network with all anti-imperialist, anti-Zionist and anti-capitalist forces, because only in this way can we free ourselves once and for all from this society built on exploitation and death.
 

Anti Imperialist Action Ireland affirme que des militants ont été visés par des perquisitions menées à l’aube du 7 juin à Dublin par la police, qui a forcé l’entrée de plusieurs domiciles et saisi du matériel électronique appartenant aux personnes présentes, y compris à des individus non impliqués dans l’activisme politique. Aucune arrestation n’a été effectuée, soulignant que c’est une opération d’intimidation visant le mouvement républicain socialiste irlandais. En réaction, plusieurs actions de solidarité ont eu lieu pour réaffirmer leur solidarité avec les militants réprimés.

pc 11 giugno - Meloni/Modi un'alleanza all'insegna del fascismo/imperialismo/guerra/oppressione di proletari e masse popolari

Un'alleanza e una azione comune che siamo i soli a denunciare e contrastare all'insegna dell'internazionalismo proletario.

*****

Da Giorgia Meloni
Congratulazioni a @narendramodi
che oggi diventa il Primo Ministro eletto più longevo nella storia dell’India. È stato un piacere ritrovarci a Roma nelle scorse settimane e lanciare assieme un Partenariato Strategico Speciale che guarda al futuro per creare nuove opportunità per le nostre Nazioni e i nostri popoli.

Immagine

pc 11 giugno - La repressione a Trieste non impedirà la prossima manifestazione antifascista - infosolidale

Scontri in viale XX settembre, partite dieci denunce. Punto di domanda sul percorso del corteo antifascista

A riportarlo è Il Piccolo. Si tratta di deferimenti all'autorità giudiziaria a vario titolo; ancora troppo presto per indagini e nomi. Sul caso la Digos, presente in viale XX settembre con la Celere. Nessuna intenzione di vietare la prossima manifestazione, ma il tracciato potrebbe subire limitazioni per ragioni di sicurezza

Secondo il quotidiano locale Il Piccolo sarebbero una decina le persone deferite a vario titolo all'autorità giudiziaria per i fatti del 19 maggio, quando una contromanifestazione antifascista aveva contestato il rito del "presente" in memoria di Almerigo Grilz in viale XX settembre e la situazione era rapidamente degenerata in scontri. Cinque persone erano rimaste colpite nei tafferugli, di cui tre in quota antifascista e due giornalisti.

Contromanifestazione non autorizzata

Almeno nei casi in cui le lesioni sono state inferte con un oggetto atto a offendere – in viale venivano utilizzati cinghie, spranghe e tirapugni, ma persino lanciate sedie – le indagini sarebbero procedibili d'ufficio. Indaga la Digos, che il 19 maggio era sul posto con la Celere tentando di calmare gli animi. Non è ancora chiaro se sia perseguibile il saluto fascista durante la commemorazione di Grilz – la giurisprudenza sembrerebbe propendere verso il no –, mentre chi ha partecipato alla contromanifestazione antifascista, non autorizzata dalla questura, potrebbe andare incontro a sanzioni pecuniarie anche importanti. Tra i membri di quest'ultima assemblea nessuno avrebbe ancora ricevuto notifiche di alcun genere. Non ci sarebbe, infine, intenzione di vietare la manifestazione programmata tra nove giorni – a un mese di distanza dai fatti. Partenza prevista dalla riva Traiana alle 18.30. Manca ancora, però, una conferma sul percorso, che potrebbe subire limitazioni e contenimenti per ragioni di sicurezza.

mercoledì 10 giugno 2026

pc 10 giugno - Dal Fronte Democratico per la liberazione della Palestina


 In spagnolo fascilmente leggibile

«Democracia»: La entidad israelí logra, mediante el acuerdo de Gaza, lo que no consiguió con la guerra

[domingo, 07 junio 2026 13:24:11 +0300]

Ramallah – Saba:
El Frente Democrático para la Liberación de Palestina condenó hoy, domingo, la sangrienta escalada de violencia por parte de la entidad israelí en la Franja de Gaza, así como las muertes y heridas de decenas de mártires, especialmente en los campamentos de desplazados de la densamente poblada zona de Rimal.
El Frente Popular para la Liberación de Palestina (FPLP), en un comunicado al que tuvo acceso la Agencia de Noticias Yemení (SABA), consideró esta escalada un ataque contra las conversaciones de El Cairo que se celebran entre las facciones palestinas, los mediadores y el Coordinador Especial de la ONU para el Proceso de Paz en Oriente Medio, el Embajador Mladenov. Las conversaciones tienen

pc 10 giugno - Il governo rinnova e amplia le missioni militari. All'ombra di quelle del gas e del petrolio in Africa e Asia si espandono i profitti dell'ENI. Dal Parlamento pieno appoggio


alcune info - decode39/9 giugno 2026:

L'Italia rimane uno dei paesi europei più attivi nelle missioni internazionali, con dispiegamenti in ambito NATO, ONU, UE e in operazioni bilaterali.

Il dibattito parlamentare ha rispecchiato una crescente enfasi sulla deterrenza e sulla prontezza militare, accanto alle tradizionali missioni di stabilizzazione.

Crosetto ha inoltre avvertito che "la minaccia atomica che avevamo relegato ai libri di storia sta tornando ad essere rilevante"

Martedì il governo italiano ha avviato le procedure per il rinnovo di 50 missioni militari internazionali, mentre il ministro degli Esteri Antonio Tajani e il ministro della Difesa

pc 10 giugno - Milano Piazza Insubria - assemblee di cittadini in rivolta contro i topi/Aler/Comune - info solidale


pc 10 giugno - I caporali sono lo strumento, non la causa: un contributo

Quattro braccianti bruciati vivi ad Amendolara. I caporali sono lo strumento, non la causa: dietro c’è una filiera agricola che scarica il costo sui più vulnerabili, con la complicità di trent’anni di legislazione bipartisan.

Quattro nomi, un sistema: i braccianti bruciati vivi e la catena dello sfruttamento

Ullhaismat Qiemi, Safi Iayjad, Amin Fazal Khogjani, Waserm Khan. Quattro nomi. Quattro braccianti pakistani morti bruciati vivi ad Amendolara, in Calabria, per mano di due caporali connazionali. La notizia ha occupato qualche colonna nei quotidiani, poi è scivolata via con la velocità tipica delle tragedie che non producono indignazione politicamente redditizia. Nessuna visita del Presidente della Repubblica, nessuna dichiarazione di cordoglio della Presidente del Consiglio. Il confronto con il caso di Modena — dove le istituzioni si sono mobilitate con solerzia commovente — non richiede particolari commenti: lì le vittime avevano una nazionalità e una visibilità mediatica diverse. Qui invece si applica la regola non scritta che governa certa narrazione pubblica: stranieri uccisi da stranieri, faccenda tra loro, cali il sipario. Questa lettura è comoda, e per questo va smontata.

La filiera dello sfruttamento: dal campo agli scaffali

I due caporali non operavano nel vuoto. Lavoravano per aziende agricole inserite in una filiera produttiva che termina, puntualmente, sugli scaffali della grande distribuzione organizzata. È lì, in quella catena, che si deve cercare la responsabilità sistemica: non nei singoli aguzzini — figure criminali che esistono perché il sistema li tollera e li utilizza — ma nei meccanismi che rendono possibile e conveniente il loro operato.

Il caporalato non è un’anomalia residuale dell’agricoltura italiana: è una funzione strutturale. Garantisce manodopera flessibile, a basso costo, priva di tutele reali, in settori dove i margini si

pc 10 giugno - ORE 12 Controinformazione rossoperaia - I nostri compiti attuali nella lotta sul piano internazionale e contro il governo

 

pc 10 giugno - Processo "Ambiente svenduto" - Non gli basta il trasferimento, vogliono la cancellazione dell'intero processo - Non permettiamoglielo

Venerdì, 19 giugno, ci sarà un'udienza che potrebbe essere decisiva per il processo Ilva “Ambiente Svenduto” che da settembre si tiene a Potenza. Potrà essere un'udienza decisiva perché potrebbe nuovamente mettere in discussione addirittura l'intero processo.

Noi avevamo sempre detto dall'inizio, dal 2012, anno in cui è stato avviato questo processo che il processo Ilva in un certo senso rappresentava la “madre di tutti i processi” di questo tipo sulla sicurezza, sulla salute dei lavoratori e degli abitanti della città, dei quartieri inquinati. Perché, per la grande fabbrica che rappresenta l'insieme degli attacchi alla salute e alla sicurezza sia degli operai che degli abitanti dei quartieri, per la quantità e la varietà di soggetti imputati che erano in primis i padroni Riva ma poi tutto il contorno, i legami politici, istituzionali, addirittura la Chiesa, la Digos, eccetera, che avevano contribuito a questo sistema di attacco alla salute e alla sicurezza, questo processo rappresentava un pò un quadro, una visione concreta di che cosa è il sistema capitalista in cui tutti gli aspetti di questa società sono determinati e sono funzionali al capitale.

Questo lo dicevamo, in un certo modo in senso positivo, perchè alla sbarra non c'erano solo delle persone ma c'era appunto un intero sistema che aveva fatto morti, malati e continuava a farli.

Oggi invece lo dobbiamo dire in termini sicuramente negativi, Cioè il processo “Ambiente svenduto” da essere la “madre di tutti i processi di questo genere” sta diventando la “madre di tutte le ingiustizie di classe”.

Quello che sta avvenendo nelle udienze, soprattutto in queste ultime udienze, ha qualcosa, è poco dire di vergognoso, di scandaloso, perché è molto di più. In particolare nell'ultima udienza, a un certo punto è sembrato che si tornasse alle ultime udienze fatte a Taranto sia nel processo di primo grado sia soprattutto nell'appello. Cioè il focus, il tema centrale degli interventi degli avvocati e degli imputati

pc 10 giugno - Sulla manifestazione di Amendolara, la nostra valutazione e indicazioni


La manifestazione ad Amendolara nella giornata di sabato era necessaria e dovuta. Occorreva farla a caldo subito dopo l'orrenda strage alla stazione di servizio. L'unica che era in grado di organizzarla erano la CGIL, insieme alla Flai Cgil, che, come ha rivendicato dal palco, ha organizzato questa manifestazione in tre giorni.

Sotto questo punto di vista la manifestazione è riuscita. Migliaia hanno manifestato ad Amendolara sabato. Il numero esatto non ci interessa. Ci interessa che questa manifestazione ci sia stata con una presenza rappresentativa di migranti, con una presenza significativa degli attivisti di CGIL che sono arrivati sul territorio.

Noi abbiamo immediatamente appoggiato questa manifestazione. Non perché non conosciamo linea, piattaforme e prassi della CGIL, né tantomeno perché riteniamo che questa manifestazione fosse in grado realmente di avviare una fase di lotta nuova, prendendo slancio dalla strage di Amendolara. Ma perché occorrono fatti e non parole.

Il primo fatto che occorreva era non lasciare agli articoli di stampa, alle cronache televisive, peraltro molto scarse, la denuncia. Non lasciare la risposta a futuri piani, sia di parte governativa che di parte dell'opposizione e ancor più di parte sindacale. Bisognava scendere in piazza subito e mostrare chiaramente da che parte bisognava stare contro il tentativo sui corpi caldi dei nostri fratelli di classe bruciati vivi di ridimensionare la cosa.

L'orrore del fatto è stato però coperto, affidandone la responsabilità agli esecutori materiali parlando genericamente di caporalato, mafia pakistana, retroterra malavitoso e così via. Ma innanzitutto nascondendo per chi lavoravano questi lavoratori e in quale contesto lavorano i braccianti, i braccianti della Piana di Sibari, i braccianti del Metapontino, i braccianti della Puglia e via via la geografia dello sfruttamento schiavistico che va dalla Sicilia alle Marche, a Lazio, a Latina, al Nord. Bene, questa manifestazione ci doveva essere, ci è stata, ed è stato un fatto positivo.

Detto questo, chiaramente è stato positivo che dei compagni, molto pochi a dir la verità sia sul piano sindacale sia sul piano dell'area militante, siano affluiti ad Amendolara, anche per la necessità che c'era

pc 10 giugno - Dopo la strage di Amendolara, ora lavoro di inchiesta denuncia organizzazione in Calabria, Puglia, Basilicata

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