giovedì 8 ottobre 2026

pc 8 ottobre - Madrid, dove tutto è cominciato...

 

pc 8 ottobre - ORE 12 Controinformazione rossoperaia - Sanità, tagli per 19 miliardi e la Meloni continua a raccontare balle!

 

pc 8 ottobre - È morta Maricarmen Abascal, in ospedale dopo lo sfratto coatto che ha dato il la alla nuova fase della lotta per la casa a in Spagna


Le manifestazioni ora muovono verso il Congresso

 


Il comunicato di legale e familiari
Ci addolora annunciare che Maricarmen è venuta a mancare oggi.
Il 23 settembre, come sapete, era stata sfrattata e da allora era rimasta ricoverata.
Sebbene sia stato stato ottenuto un accordo storico, che le avrebbe permesso di tornare a casa, la soluzione è arrivata troppo tardi: una situazione del tutto evitabile, giunta al culmine di un calvario straziante.
Gli eventi scatenati dall'ingiustizia del suo sfratto hanno  senza dubbio scandito un prima e un dopo nella storia di questo Paese: manifestazioni imponenti, presidi nelle piazze, la convocazione di elezioni anticipate e uno sciopero generale. Il tema della casa è ormai al centro del dibattito ma il prezzo pagato per arrivare a questo punto è stato fin troppo alto.
Ora, dopo la sua scomparsa, ci resta l'esempio della sua lotta e l'eredità che Maricarmen ci lascia.
Soprattutto, manterremo ciò che ci ha sempre chiesto:
"Lottate: continuate a lottare per ciò che è vostro".







La ricostruzione di El Pais che contiene una ricca galleria fotografica sulla lotta di Maricarmen

pc 8 ottobre - Con la rivolta studentesca in Francia. Sì, signori, viva la Comune!

Stanno crescendo le proteste contro i governi che scaricano le loro scelte di guerra sul popolo, sui lavoratori, sui proletari e sulle masse, il loro sistema fondato sul profitti del Capitale imperialista vengono contestati, ci sono riprese di movimenti di protesta in Germania dove studenti e lavoratori stanno scendendo in piazza contro il riarmo, il servizio militare, i tagli allo stato sociale del governo, così come dilagano le proteste in India, dalle studentesse contro i crimini contro le donne e contro il patriarcato, così come contro la corruzione del governo fascista indù tornano di nuovo in piazza gli "scarafaggi" il movimento studentesco che ha già costretto alle dimissioni il ministro dell'istruzione; poi in Spagna, a Madrid, dove è esplosa la mobilitazione vasta, spontanea che vede lavoratori, giovani, donne, studenti, universitari sul problema della casa, contro gli sfratti.

Questa trasmissione vuole dare sostegno e dare qualche informazione su quello che in questi giorni, in queste ore, sta accadendo in Francia dove la protesta dilaga con i giovani studenti in prima fila. Proteste che sono partite dalla lotta contro la scuola classista, dove avanzano solo i figli dei ricchi, dalla lotta contro i tagli alla scuola da parte di un governo che destina risorse alla guerra, una guerra che serve solo a fare uscire dalla crisi economica i padroni e farli arricchire ancora di più, lotte contro la precarietà estesa oramai a tutta la vita delle masse, ma una protesta che comincia a mettere in discussione tutto questo marcio sistema capitalista/imperialista, i suoi rappresentanti che sono i governi, che mette in discussione il rovesciamento della crisi sulle masse, sul popolo, sui proletari che vedono peggiorare giorno per giorno le loro condizioni di vita, non c'è niente che può andare bene: dai salari da fame, dal

pc 8 ottobre - Dichiarazioni - resistenza palestinese e libanese nell'Anniversario del Diluvio di Al-Aqsa - infosolidale proletari comunisti

 

da GPI - Giovani Palestinesi d'Italia:
 
🇱🇧🟡Dichiarazione di Hezbollah in occasione del terzo anniversario del Diluvio di Al-Aqsa (1/2):

Sono trascorsi tre anni consecutivi nella storia della regione, eppure il dibattito sulle narrazioni relative al Diluvio di Al-Aqsa, che il 7 ottobre 2023 ha scosso il mondo e gli ha ricordato la causa palestinese – una causa che le potenze arroganti e i loro complici hanno cercato strenuamente, nel corso degli anni, di soffocare nella caverna dell’oblio e nei corridoi del compromesso – non è ancora stato risolto.
Coloro che comprendono le giustificazioni e le motivazioni alla base del Diluvio di Al-Aqsa giungono alla conclusione, attraverso la loro catena di prove e argomentazioni, che il Diluvio è stato un atto di resistenza coraggioso, eccezionale, naturale, giustificato e legittimo, proporzionato alla portata dell’ingiustizia e della cancellazione che minacciavano la Palestina e il suo popolo di dissoluzione. 

Così, l’«Al-Aqsa Flood» è diventato uno shock di grande portata, le cui conseguenze devono essere misurate in base alla scala dei valori, delle leggi e della loro influenza sulla politica, non in base alla scala della forza, della superiorità e dell’uso eccessivo della violenza, compreso lo sterminio di donne e bambini, come commesso dal nemico sionista a Gaza.

Sebbene i popoli del mondo si siano sollevati e abbiano manifestato a sostegno dei valori umanitari e dei diritti che il Diluvio di Al-Aqsa ha riportato in primo piano nella causa palestinese, riempiendo le capitali e le università di tutto l’Occidente con marce che condannavano e denunciavano il genocidio e i crimini contro l’umanità, la regione circostante la Palestina è stata gettata nel caos perché il Diluvio si è opposto direttamente al percorso di normalizzazione disfattista verso cui i regimi regionali stavano guidando la regione, in accordo con la volontà dell’entità sionista e dei suoi sostenitori internazionali.

Tre anni durante i quali il mondo è stato inondato da resoconti e immagini della brutalità e della barbarie sionista, americana e degli alleati occidentali non hanno ancora portato a risolvere il conflitto su Gaza e sul suo futuro politico e giuridico a favore del nemico sionista e dei suoi sostenitori. Né ha prevalso la narrativa di coloro che si sono opposti o hanno espresso riserve riguardo al «Diluvio», nonostante i lamenti e le elegie sulla devastazione e sulle perdite umane e materiali inflitte dal nemico sionista senza alcun riguardo per il diritto internazionale o i diritti umani.

Nonostante tutta quella brutalità e quel genocidio, il nemico non è riuscito a eliminare Hamas, le fazioni della resistenza o il popolo di Gaza. Non ha ottenuto né la pace né tantomeno una tregua temporanea e la stabilità. La situazione rimane aperta a sviluppi le cui conseguenze si estendono oltre la Striscia fino al futuro dell’intera regione, alla causa palestinese e alla pace e alla sicurezza internazionali. Anzi, vanno oltre la semplice denuncia della falsità del sistema internazionale e delle sue pretese di tutela dei diritti umani. L’attuale prevalenza della brutalità sionista, sostenuta dagli Stati Uniti e dall’Occidente, sui diritti del popolo palestinese oppresso non è sufficiente per affermare che la pace internazionale stia conducendo la regione verso la sicurezza e la stabilità. Non si può sperare in alcuna sicurezza, né fare affidamento sulla stabilità, fintanto che i diritti dei popoli vengono negati e il loro diritto all’autodeterminazione viene ignorato.

🇵🇸🟢 Abu Obeida, portavoce delle Brigate Al-Qassam:

Sono trascorsi tre anni dalla sacra traversata, il giorno in cui le armi dei nostri uomini hanno infranto una volta per tutte la dottrina di sicurezza dell’occupazione. Per grazia di Dio, non c’è più deterrenza, né vittoria decisiva, né avvertimento. Un profumato saluto di onore e orgoglio agli eroi e ai martiri della grande traversata, comandanti e soldati, e al nostro grande popolo, l’inizio e la fine di questa storia.

O grande popolo di Gaza, il prezzo è stato enorme, ma la vostra impresa è stata monumentale. Le generazioni vi ricorderanno come artefici di gloria, come coloro che hanno cambiato il corso della storia e gli equilibri del mondo, e come difensori incrollabili dell’onore e dei valori sacri della nazione su questa stretta striscia di terra assediata che ha risvegliato le coscienze dei popoli liberi e smascherato tutti coloro che hanno cospirato e si sono sottratti alle proprie responsabilità.

Il 7 ottobre ha rappresentato un’impresa militare, per guida e grazia di Dio, la cui grandezza nella pianificazione e nell’esecuzione è stata riconosciuta dal nemico prima ancora che dagli amici. Ha dimostrato una straordinaria strategia di inganno, concepita magistralmente dalle menti della resistenza, che ha saputo sfruttare al meglio ogni minaccia e opportunità, compreso il narcisismo, l’arroganza e la sottovalutazione degli avversari da parte di Netanyahu.

La Palestina non dimenticherà coloro che l’hanno sostenuta, specialmente coloro che hanno versato il proprio sangue per essa. La profanazione di Al-Aqsa e la ferita sanguinante di Gaza interpellano tutti, senza eccezioni. Il Sudan e la Libia non sono meno coraggiosi o impegnati dello Yemen, del Libano, dell’Iraq e dell’Iran. È stato dimostrato che non ci sono scuse per coloro che restano a guardare mentre tutti hanno visto come anche semplici droni provenienti da diversi fronti abbiano tenuto il nemico sveglio di notte. Cosa accadrebbe quindi se venisse aperto un fronte occidentale contro di lui?

pc 8 ottobre - Torino - polizia contro il Corteo per la Palestina


Torino, alta tensione al corteo pro Pal: la polizia usa l’idrante
Circa 200 manifestanti sono stati bloccati dagli sbarramenti delle forze dell’ordine. Dopo un’ora di fronteggiamenti sono stati lanciati oggetti e una torcia da segnalazione ieri sera a Torino durante un corteo pro Pal partito dal Campus Einaudi. 
I manifestanti sono stati bloccati dagli sbarramenti predisposti dalle forze dell’ordine e, dopo circa un’ora di fronteggiamenti, contro gli agenti sono stati lanciati alcuni oggetti e una torcia da segnalazione. La polizia ha risposto utilizzando un idrante.
Il corteo era composto da circa 200 persone. Con il passare dei minuti la manifestazione si è progressivamente sciolta, mentre i promotori hanno annunciato un nuovo appuntamento per sabato, quando è in programma il corteo regionale.
La manifestazione si è svolta nel quadro delle mobilitazioni pro Palestina organizzate in occasione del 7 ottobre. 
A Torino, nel corso della giornata, era stato organizzato al Campus Einaudi anche un dibattito sulla situazione palestinese, iniziativa dalla quale l’Università di Torino aveva preso le distanze, precisando di  
non aver ricevuto alcuna richiesta né rilasciato autorizzazioni.
Il nuovo appuntamento annunciato dai manifestanti è quello di sabato 10 ottobre.
Secondo quanto riferito dalle fonti locali, il corteo regionale è previsto a Torino con partenza da piazza Castello.

pc 8 ottobre - Oggi Presidio-manifestazione a Ravenna contro il transito di armi al Porto e per la fine dei rapporti economici e militari con Israele genocida criminale

Il governo, attraverso le Dogane, vuole impedire la trasparenza dei traffici di armi (uso bellico e "dual use") al Porto di Ravenna. Il governo considera il Porto di interesse militare pertanto nega qualsiasi notizia sui traffici di armi.

Il governo con i decreti sicurezza intende colpire le legittime proteste: per il reato di blocco stradale ci sono 32 denunce in occasione dello sciopero-manifestazione al Porto di novembre scorso, denunce che devono essere ritirate!
Il governo viola la l. 185/90 su esport/import/transito di armi verso paesi in guerra, Israele ha commesso un genocidio eppure l'invio e il transito di armi da parte dell'Italia non è mai cessato.
Il governo continua a violare l'art. 11 della Costituzione e le norme di diritto internazionale
La "sicurezza" del Porto di Ravenna è affidata ad Israele. Via Israele dal Porto di Ravenna!

Contro la complicità di governo, Regione e Comune con Israele!
Come Slai Cobas sindacato di classe-Ravenna saremo in piazza per denunciare le complicità con Israele genocida da parte di governo, istituzioni locali, e dei padroni del Porto e per rivendicare l'obiettivo della rottura di qualunque rapporto con Israele.

Il genocidio sta continuando, l'annessione della Cisgiordania va avanti giorno per giorno con la violenza dei coloni razzisti suprematisti, il governo italiano è complice di Netanyhau e vuole impedire le manifestazioni a fianco della Palestina con la legge 1004/legge bavaglio, fascista, liberticida, il governo ha fatto condannare alcuni attivisti palestinesi rinchiusi nelle carceri italiane. Mobilitiamoci per la liberazione dei prigionieri politici palestinesi!

Di seguito il comunicato stampa del Coordinamento popolare contro i traffici di armi nel porto di Ravenna e il volantone che diffonderemo per la mobilitazione del 10 ottobre a Bologna



L'8 ottobre, dalle ore 18, in piazza del Popolo a Ravenna, si terrà un presidio contro il traffico di armi dal porto di Ravenna e per la trasparenza.

Il presidio sarà in concomitanza con l'udienza conclusiva del Consiglio di Stato, a Roma, che deciderà sulla vertenza “Dogane di Ravenna vs Linda Maggiori”.

La giornalista, assistita dall'avvocato Andrea Maestri, e le associazioni che intervengono al suo fianco (ad adiuvandum) — USB, Unione Sindacale di Base, The Weapon WATCH - Osservatorio sulle armi nei porti europei e mediterranei, Cred e altri giuristi — dopo l'udienza parteciperanno alla conferenza stampa alla Camera dei deputati (sala stampa), a Roma, dalle ore 19.

Saranno presenti anche la deputata 5S Stefania Ascari, che ha seguito la vicenda da tempo, e i senatori Marco

pc 8 ottobre - 7 OTTOBRE BERGAMO: VIVA LA RESISTENZA PALESTINESE! NO ALLO STATO DI POLIZIA!



Affollata conferenza stampa convocata dalla Rete Bg per la Palesstina e dalle associazioni palestinese, per contestare il divieto della Questura di Bergamo a manifestare il 7 ottobre perché ciò averbbe generato tensioni tra appartenenti alle diverse ideologie.

E da quando si manifesta nel rispetto di chi si vuole combattere, nel rispetto dei sostenitori del genocidio del popolo palestinese e di chi ne occupa militarmente la sua terra?

Una prescrizione uguale a quella rilasciata a Lecco contro il presidio solidale indetto il 7 ottobre con la Palestina, che altro non rappresenta che l’intenzione di sottomettere la libertà di manifestare con i provvedimenti immediati delle questure, all’orientamento più generale del governo da stato di polizia e dei suoi decreti 'sicurezza'.

E nello specifico, come ha formalmente dichiarato dal Viminale il Comitato Nazionale ordine e sicurezza pubblica di Piantedosi che schiera la polizia a protezione di fascisti, sionsiti e razzisti, riunitosi pochi giorni fa, il 7 ottobre è stato indidcato come giornata di massima allerta e quindi di repressione preventiva per le iniziative solidali alla lotta di liberazione palestiese e con tutti i suoi prigionieri.

Per questo è stato positivo che un centinaio di compagni, solidali ProPal, abbiano risposto e dato forza alla conferenza stampa convocata per denunciare che il diritto di manifestare liberamente è stato

pc 8 ottobre - “Facciamo come in Francia” - occupazioni e mobilitazioni studentesche

La mobilitazione degli studenti francesi arriva anche in Italia, istituti occupati in molte città: “Più soldi per la scuola e meno per le armi”

Barricate a Torino, Roma, Napoli e Bologna. Lo slogan è "facciamo come in Francia". I giovani protestano contro le condizioni degli edifici e il decreto scuola. E chiedono di ridurre la spesa militare per finanziare quella per l'istruzione
La mobilitazione degli studenti francesi arriva anche in Italia, istituti occupati in molte città: “Più soldi per la scuola e meno per le armi”

Le prime barricate sono comparse a Torino, poi la protesta è arrivata a Roma e Napoli. L’onda delle mobilitazioni studentesche francesi ha attraversato il confine fino in Italia, seppur con dimensioni e forme diverse: occupazioni e assemblee usano esplicitamente lo slogan “facciamo come in Francia” per rilanciare vertenze già note.

mercoledì 7 ottobre 2026

pc 7 ottobre - Madrid/lotta per la casa - "Niente sarà più come prima"

CORRISPONDENZE DA MADRID - Dalle tende e dalla stampa spagnola



Maricarmen sta tornando a casa, e niente sarà più come prima


Solo pochi giorni fa, questa affermazione sarebbe sembrata ingenua, forse persino crudele. L'avevamo vista portata via in barella dall'appartamento in cui aveva vissuto per oltre settant'anni, dopo un'operazione di polizia che era finalmente riuscita a realizzare ciò che avevamo cercato a lungo di impedire. Le serrature erano state cambiate, lo sfratto era avvenuto e l'intero apparato istituzionale che accompagna questi processi sembrava aver pronunciato la sua ultima parola. Eravamo arrivati al capolinea, a quel punto in cui ci viene spesso detto che non c'è più niente da fare. Ma Maricarmen sta tornando.

Vale la pena soffermarsi un attimo su questo, perché oggigiorno tutto accade così in fretta che rischiamo di passare da una cosa all'altra senza nemmeno comprendere la portata di ciò che abbiamo ottenuto. Dopo anni di lettere, procedimenti legali, incertezza e paura, dopo diversi tentativi di sfratto e persino dopo che lo sfratto è stato finalmente eseguito, Maricarmen potrà finalmente varcare di nuovo la soglia di casa con un affitto che non potrà superare il 30% del suo reddito e una serie di lavori di ristrutturazione in un'abitazione le cui carenze ha sopportato fin troppo a lungo.

 

Questo non è successo perché all'improvviso è spuntata una soluzione tecnica che nessuno era riuscito a trovare prima, né perché coloro che avevano deciso di sfrattarla si sono improvvisamente resi conto dell'ingiustizia di ciò che stava accadendo. Tra il momento in cui Maricarmen ha lasciato la sua casa in barella e il momento in cui è stato raggiunto l'accordo, è successo qualcos'altro: centinaia di persone si sono sacrificate durante il suo sfratto, migliaia di altre sono scese in piazza dopo, la piazza Puerta del Sol si è riempita di persone che volevano fare qualcosa, e un caso che per anni avrebbe potuto essere trattato come una questione privata tra un'inquilina e un'azienda è diventato una questione politica impossibile da ignorare. Tutto questo ci ha accompagnato fino alla sala delle trattative.


Inizialmente, Urbagestión non voleva la presenza del Sindacato degli Inquilini. Maricarmen e noi abbiamo chiarito che non avremmo accettato negoziati a quelle condizioni. Può sembrare un

pc 7 ottobre - Alla Stellantis Melfi - riprendono i licenziamenti nell'indotto - info

Indotto Stellantis Melfi, i numeri di una debacle “voluta” dall’alto

Indotto Stellantis Melfi, i numeri di una debacle “voluta” dall’alto
Un presidio di operai dell'Indotto

Its, Lgs, Gls, Fdm, Tecnova: operai “sacrificati” sull’altare del profitto

Its Logistica: 87 operai a forte rischio di licenziamento e in cassa integrazione straordinaria fino a dicembre. Ma è solo l’ultimo tsunami che si è abbattuto sull’indotto/Logistica Stellantis di Melfi. Tanti pezzi di un puzzle che si sgretola progressivamente, poco alla volta. Logitech e Tecnoservice: altri 80 posti in meno nella movimentazione auto. E che dire di Lgs, Las e Fdm, Gruppo Sit e Sit Rail. Difficile da quantificare il numero complessivo di lavoratori sul lastrico. Ad alcuni di loro nel 2024 è stata inviata una “lettera di licenziamento, via mail” per conto di Stellantis, che gestiva la commessa. Sono seguiti due anni e mezzo di Cassa per cessazione, ma senza futuro.

OPERAI DI SERIE ZETA “Non siamo operai di serie b, ma di serie z”, urlavano gli addetti Fdm, Las e

pc 7 ottobre - Studenti antifascisti in piazza a Milano - immagini e corrispondenza di un compagno

corrispondenza di un compagno di proletari comunisti presente

UNA GRAN BELLA MOBILITAZIONE ANTIFASCISTA ANIMATA, PRINCIPALMENTE, DA UNA GENERAZIONE DI GIOVANISSIMI “SENZA PARTITO” E GENUINAMENTE CONTRO IL FASCISMO CHE AVANZA

Ieri quello che in principio doveva essere un presidio, convocato dai collettivi studenteschi dell'Einstein e del Berchet (scuola frequentata dallo studente aggredito per aver staccato i manifesti dei fascisti e oggi studente universitario) e che ha visto il convergere di molti collettivi di altre scuole, dal Carducci al Volta al Tenca ecc., si è trasformato in un partecipatissimo, 3000, e colorito corteo che ha attraversato le strade del quartiere e raggiunto l'università Statale frequentato dallo studente aggredito.

All'inizio, con una presenza esigua di studenti tranne quelle di alcuni militanti dei vari collettivi promotori, la presenza -ostentata- era formata da gruppi e associazioni che politiche (dal PD con bandiere e Majorino in bella evidenza; all'ANPI con striscione e Pagliarulo in testa; a Rifondazione con striscione e bandiere; a Verdi/Sinistra; Fiom con bandiere e il segretario provinciale) che erano lì per rimarcare il loro “antifascismo pacifico”, cosa che è stata ed è la linea dei collettivi che hanno convocato la manifestazione -area milanoinmovimento-, erano presenti a ranghi sparsi PaP/OSA; cs Vittoria; T28; Lambretta; Cantiere; ZAM, senza striscioni tranne T28 con bandiere -NOTAV-Palestina-Autonomia Contropotere-, e “vecchi” compagni di movimento.

Ritardando la partenza del corteo lo scenario è cambiato con l'arrivo in massa dei giovani/giovanissimi studenti/studentesse, l'ordine di partenza è stato stravolto con i ragazzi, ma sopratutto le ragazze, si sono presi la scena, si sono compattati e nonostante in alcuni passaggi interventi i promotori continuavano a ribadire il carattere “pacifico” della risposta antifascista, alcuni slogan dicevano un altro messaggio. Da quelli, giusti e condivisibili, “siamo tutti/tutte antifascisti” o “ora e sempre Resistenza” o ancora “Milano è antifascista”, si sono “aggiunti” slogan più militanti “mio nonno partigiano me l'ha insegnato uccidere un fascista non è reato” “le sedi fasciste si chiudono col fuoco ma coi fascisti dentro se no è troppo poco” a interventi che indicavano il fascismo del governo Meloni; ma anche “tutto il mondo detesta la polizia” o cantare e ballare in coro la canzone “Vanchiglia” con riferimento a Torino e come sempre Bella Ciao. Questo spezzone ha visto la partecipazione attiva di genitori, anche con bambini, che si sono uniti al balllo e canti e la condivisione di alcuni passanti che con visi gioiosi facevano dei video o applaudivano dai balconi. Con alcuni studenti universitari a cui è stato dato ORE12 Controinformazione Rossoperaia si è convenuto che servono l'antifascismo militante e la lotta per rovesciare questo governo.

pc 7 ottobre - Giovani palestinesi sul 7 ottobre verso le mobilitazioni del 10 ottobre in tutta Italia



Il 10 ottobre saremo in piazza in tutte le città d'Italia per onorare gli oltre settantamila martiri di Gaza e i suoi combattenti, per tutta la Palestina che da oltre un secolo resiste al progetto coloniale sionista, e per tutti i popoli colpiti in questi tre anni dall'imperialismo occidentale e dall'espansionismo sionista: Yemen, Libano, Siria, Iraq e Iran.
Non è per sopravvivere che abbiamo bisogno di sostegno, ma per continuare a vincere un nemico che dopo tre anni è più fragile che mai.

CONTRO IL SIONISMO E LA SUA VIOLENZA
ORA E OVUNQUE RESISTENZA

pc 7 ottobre - ORE 12 Controinformazione rossoperaia - Con la rivolta studentesca in Francia. Sì, signori, viva la Comune!

 

pc 7 ottobre - Brasile - il fascio/proimperialista USA Bolsonaro avanti nelle elezioni - Un primo commento dei compagni brasiliani

La schiacciante sconfitta elettorale della politica di pacificazione

Il primo turno delle elezioni maggioritarie brasiliane, che si è tenuto questa domenica 4, ha segnato una schiacciante vittoria per l'estrema destra e il bolsonarismo. Flávio Bolsonaro, contrariamente a tutti gli istituti di ricerca, è passato al secondo turno davanti all'attuale presidente, Lula: il primo ha ottenuto il 47,07% dei voti, contro il 45,12% del secondo. Il voto di Flávio Bolsonaro ha superato quelli ottenuti dal capo del clan, Jair, nel 2018 e 2022. Se, nel 2022, Jair Bolsonaro ha vinto il primo turno in 12 stati, nel 2026 Flávio Bolsonaro ha trionfato in 14 unità della federazione, incluso Minas Gerais. Dal cosiddetto ritorno alla democrazia, chi ha vinto nel Minas Gerais ha poi vinto le elezioni presidenziali; allo stesso modo, il candidato giunto secondo al termine del primo turno non ha mai concluso la campagna elettorale in testa. Anche nel Nordest, roccaforte lulista, Flávio Bolsonaro ha ottenuto un voto migliore rispetto al padre, mentre Lula ha ridotto il voto di uno schiacciante 98% dei comuni del paese rispetto alla sua stessa performance di quattro anni prima. Questo ha portato alla politica di pacificazione e al "fronte ampio" del governo PT.

Dopo l'annuncio della valanga elettorale filo-bolsonarista, ciò che si è visto nel campo PT è stata la malinconia, seguita da attacchi virulenti all'"ignoranza" o al "reazionarismo" degli elettori. Questo tipo di "spiegazione" sfugge al fatto che nel ventunesimo secolo il PT ha governato il Brasile per diciassette dei ventisei anni (2003-2016 e poi 2022-2026). Ora, la "natura" del popolo era favorevole solo quattro anni fa e ora si manifesta di nuovo come forza contraria irresistibile? Questa spiegazione, diciamolo, non vale un centesimo. Questo serve per un'altra tesi in voga, quella della causa esterna: il capitale politico dell'estrema destra è dovuto principalmente al massiccio finanziamento degli Stati Uniti. Questo fattore, senza dubbio, deve essere tenuto in considerazione, ma è anche vero che Bolsonaro Sr. nel 2022 ha avuto un ampio sostegno da Elon Musk & co. In questo caso, fattori esterni agiscono

pc 7 ottobre – Sulla legge elettorale truffa del governo Meloni, ovvero come procedere verso li moderno fascismo - un intervento di Alessandra Algostino

Nel disperato tentativo di rivincere le elezioni la Meloni e il suo governo stanno cercando di approvare una nuova legge elettorale a colpi di “fiducia”. Nel merito di questa nuova legge il cui impianto è chiaramente anticostituzionale si sono già espressi in tanti, riportiamo qui l’intervento della giurista costituzionale Alessandra Algostino apparso sul manifesto di oggi.

Quello che la Algostino chiama “neoliberismo autoritario” o “democrazia decidente” però non esprime in realtà il vero contenuto del processo in corso da anni oramai e che correttamente si chiama moderno fascismo. Ma questo risulta chiaro anche da una lettura attenta delle formulazioni della stessa Algostino che inserisce questo tentativo all’interno del “capitalismo in crisi”.

“L’unico obiettivo è «vincere»” dice l’Algostino, “conquistare il potere”. No, il potere la borghesia di questo paese ce l’ha già, la Meloni vorrebbe stare ancora al governo per mettere in pratica la sua “visione”, quella di una società apertamente fascista.

La risposta a questa “visione” la possono dare solo il proletariato e le masse popolari in lotta!

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Così le elezioni sono un inganno alla democrazia

Alessandra Algostino

Scegliere un «capo» Una nuova legge elettorale occupa la discussione politica mentre nel mondo imperversano diseguaglianze, riscaldamento climatico, guerra

Edizione 07/10/2026

Una nuova legge elettorale occupa la discussione politica mentre nel mondo imperversano diseguaglianze, riscaldamento climatico, guerra. Un mezzo di distrazione, certo, ma non solo. È un elemento nella costruzione del neoliberismo autoritario. Con in mente la propria vittoria.

Il progetto di revisione costituzionale sul premierato è naufragato, ma la volontà di concentrare il potere

pc 7 ottobre - L'Italia imperialista cerca 'un nuovo posto al sole' - lo dice Limes - Bene, finirà come con Mussolini? - Proviamo a cambiarla questa storia sin da ora!

 L'Italia smetta di subire la storia

Siamo una media potenza dotata di industria, posizione geografica centrale e strumenti per contare. L'importanza di Mediterraneo e Chiesa cattolica. Rimaniamo soggetto inerte senza visione strategica, nonostante i mutamenti internazionali e transatlantici. Le possibili aree d'azione.
Dettaglio della carta &quot;Medioceania&quot;. Per la versione integrale <a href=https://www.limesonline.com/carte/carta-inedita-della-settimana/medioceania-il-nome-segreto-dell-italia-21180258/ fck_savedurl=><u>clicca qui</u></a>
Dettaglio della carta "Medioceania". Per la versione integrale clicca qui 

Abitare in un paese dotato di una chiara visione strategica, capace magari di agire sempre con tempestività e al massimo del suo possibile livello, di capire ogni volta in qual modo diplomazia, forza e finanza, integrandosi l’una con l’altra in maniera armonica, potrebbe condurre a conseguire il migliore dei risultati possibili.

Un paese dedito a crescere un’opinione pubblica compartecipe dei problemi comuni, anziché egoisticamente concentrata su piccoli vantaggi individuali del momento, e conscia di come lo scenario globale si sia allargato al punto da far risultare assurdo cercare di muoversi solo su un livello nazionale, dovrebbe comprendere come la storia la facciano unicamente i giganti e tutti gli altri si limitino a subirla.

pc 7 ottobre - 'Octobre rouge' a Parigi - Ce n'est qu'un debut...?


pc 7 ottobre - “India, esplode la protesta contro Modi”, e ancora milioni partecipano alle manifestazioni contro il governo della corruzione e della repressione

 

“India, esplode la protesta contro Modi per le liste elettorali” è il titolo oggi di un articolo del Sole 24 Ore. Più che per le liste si tratta proprio di brogli elettorali e ciò significa che se anche il quotidiano dei padroni italiani adesso se ne occupa vuol dire che la situazione in India sta peggiorando per il governo del fascista indù Modi, governo con il quale il governo italiano della fascista Meloni fa tanti affari e con il quale è in corso il progetto Imec.

“Il governo del primo ministro indiano Narendra Modi – scrive inifatti il quotidiano - è stato messo sotto pressione per la seconda volta nel giro di pochi mesi ieri dopo che le opposizioni hanno tentato di marciare verso la sede dell’Election Commission of India per chiedere le dimissioni del suo capo.”

Questo capo della Commissione Elettorale si chiama Kumar ed è stato eletto, insieme agli altri due membri della Commissione, da un’altra Commissione che guarda caso è composta dallo stesso Modi e dal suo braccio destro fascista “nonché titolare degli Interni, nonché stratega elettorale del partito del premier, Amit Shah.”

Da un’inchiesta giornalistica è partita la denuncia di questa sfacciata violazione di ogni regola elettorale

pc 7 ottobre - Una discussione con operai Stellantis di Melfi, sulla situazione attuale, ma soprattutto su come rispondere

OPERAI STELLANTIS - Da noi adesso si produce la DS7. Ma la produzione è dimezzata.

Noi lavoriamo una settimana una squadra, la settimana dopo l'altra, il pomeriggio non lavoriamo. I giorni in cui gli operai non lavorano vengono coperti con la cassintegrazione.
Il problema è sempre questo: i costi sono alti, i volumi sono bassi. A fine settembre, inizio ottobre hanno chiuso la fabbrica per una settimana, e si prevede un'altra chiusura tra fine ottobre e inizio novembre, perchè non ci sono volumi elevati.
Attualmente siamo 4.400, prima eravamo intorno ai 7.000, quindi hanno mandato via un bel po' di gente, ma per i volumi che facciamo siamo ancora tanti.
Ci una produzione di macchine più piccole, ma queste le fanno in Francia e in altri paesi; in Italia, nonostante la capacità produttiva è alta, produciamo invece macchine grosse, come la Maserati o la Tonale, che costano un po' e hanno meno mercato.
E’ una scelta produttiva che guarda a settori più medio-alti che possono comprare, però poi questo si ritorce contro noi operai.
Adesso stiamo all'osso. Veramente manca l'essenziale. Per esempio la manutenzione ordinaria non viene fatta. Non viene fatto neanche il minimo indispensabile. Neanche vengono fatte le pulizie, si pulisce a terra solo un po' nei bagni. L’azienda ha tagliato su tutto.

SLAI COBAS TARANTO - Quando siamo venuti alla fabbrica, molti operai e operaie si lamentavano, denunciavano le pesanti condizioni di lavoro, i ritmi lavorativi, per cui bisogna andare sempre più in fretta…

OPERAI STELLANTIS - Sì, ci fanno fare le corse, e non c'è nessuno che vigila. Mi ricordo all'epoca c'era l'ergonomo, si creavano le postazioni, si creavano i cartelli operativi, si prendevano i tempi. Facciamo un esempio: prima per montare un pannello di una porta, ci voleva un minuto, adesso nessuno dice, guarda, per montare un pannello ci vuole un minuto, ma gli dicono: devi montare questo, questo e questo. Non si può neanche discutere.

C'è anche un problema di sicurezza, di salute. Arriviamo a casa stremati dopo otto ore di lavoro, ma se gli operai iniziano a lamentarsi non li chiamano più a lavorare. Questa è la realtà. È brutta, ma è la verità.

SLAI COBAS TARANTO – Gli RLS sono spariti?

OPERAI STELLANTIS - Sai quando li vedi in giro? Quando l'azienda li convoca per firmare qualcosa. Ecco perché poi c’è il malumore tra la gente. Manca chi dovrebbe dare l'esempio. E’ come quando un bambino va a scuola, se la maestra non dà un buon esempio, dei valori, i bambini non sono spinti a cambiare, è la stessa cosa in azienda.

Manca un leader, un esempio. Non è che si vuole fare la lotta per avere il di più, ma è il giusto, questo è il problema. Certo, si lavora, ci pagano, è giusto che devi fare la tua prestazione, però poi noi lavoratori ormai vediamo tante cose che non vanno, e i lavoratori si sfiduciano. Si sfiducia perché ha fame, perchè se uno è un padre di famiglia, pensa a ciò che c'è fuori, la famiglia, i figli, gli impegni... e allora pur di far andare avanti la famiglia, non dice nulla.
Questa situazione c'è un po' a tutte le parti. Anche per questi governi che sono cambiati, queste nuove posizioni di destra. E’ tutto voluto, il governo ha dato via libera a questi padroni.

SLAI COBAS TARANTO – E’ chiaro che c'è questa sfiducia. Il problema è, e di questo non ci si rende abbastanza conto, anche tra gli stessi operai, che non lottando, non ponendo alcun freno a questa situazione, la situazione va sempre peggio. Domani può capitare a te.
Come uscirne? Ci sono stati alcuni esempi, anche recenti qui nell’appalto Stellantis. Noi abbiamo seguito la vertenza della ditta dell'appalto, la PMC, in particolare, conclusasi ultimamente col passaggio di tutti gli operai licenziati ad altra ditta. Noi siamo stati alla tenda permanente, un presidio di 24 ore, anche di notte, durato 9 mesi. Ma in questo presidio stabili, non erano più di 5/6 operai, poi ruotavano altri. Questo per dire che anche alla Stellantis dovremmo vedere la possibilità di fare una riunione, un incontro, anche con pochi.
Perchè se riusciamo a fare una riunione, anche con pochi operai, allora la situazione si può dinamizzare.
Vediamo di lavorare a questo. Vedere intanto chi vuole e chi effettivamente può esserci, chi non è così sfiduciato che al momento non vede luce.
L'esempio della PMC mostra che se si lascia andare, fanno tutto i padroni, il governo e i sindacati confederali non fanno assolutamente niente. La situazione, ci potremmo sentire fra alcuni mesi, ma sarà ancora peggio. Se invece c'è un minimo di contrasto, per affermare i diritti elementari, allora la realtà diventa quantomeno un po' più dinamica.
Puntiamoci. Tanto, a riunirci vicino la fabbrica non ci sono problemi, ci sono i posti, stanno vari bar.

OPERAI STELLANTIS – Il problema è chiaro, come dici tu, dobbiamo riunirci. Una volta, quel giorno, non devi venire con il pulmann, ma devi venire con la macchina. Ora cominciamo a parlarne vedere chi vuole venire e poi decidiamo.

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Per chi vuole prendere contatti, avere informazioni: Slai cobas per il sindacato di classe - Taranto via Livio Andronico, 47 - WA 3475301704 - slaicobasta@gmail.com