mercoledì 20 novembre 2019

pc 20 novembre - la repressione antioperaia a Bologna - dopo lo sciopero del 25 ottobre - lottiamo uniti contro sfruttamento e repressione


non è questione di solidarietà ma di lotta permanente comune
andare verso il sindacato unico di classe

slai cobas per il sindacato di classe - coord. nazionale


Contro sfruttamento, condotte antisindacali e repressione: non ci fermerete!
lunedì 18 novembre un presidio molto partecipato ha manifestato la propria solidarietà a Simone, Karim, Eleonora, Pietro, Camara e Marian sotto il tribunale di Bologna in occasione dell'udienza in cui il giudice è stato chiamato a esprimersi sulla richiesta di applicare la misura cautelare del divieto di dimora per i nostri sei compagni. Se fosse convalidato, i sei compagni verrebbero "esiliati" dalla provincia di Bologna, dove abitano, lavorano, e svolgono la loro attività sindacale.
Come già specificato in vari comunicati, ci troviamo di fronte all'ennesimo salto di qualità da parte delle procure e dei piani alti dello Stato, teso a colpire al cuore il nostro sindacato.
I teoremi repressivi puntano il mirino in particolare contro i nostri dirigenti nazionali e locali, al fine di sbarazzarsi di un movimento che in questi anni ha imposto con la lotta il rispetto di quei diritti fondamentali dei lavoratori che, sebbene fossero sanciti dai contratti nazionali e dalle leggi e dalla stessa Costituzione della Repubblica, sono stati e vengono tuttora calpestati in migliaia di posti di lavoro nel più totale silenzio e, spesso, con la complicità delle Istituzioni e dei sindacati confederali.
I compagni sotto attacco della magistratura bolognese sono "colpevoli" semplicemente di aver partecipato a uno sciopero nello scorso giugno alla Logista, la multinazionale spagnola del Tabacco che nel mercato italiano si occupa della distribuzione in condizioni di monopolio. Lo sciopero scaturiva dall'arroganza della società interinale Elpe: quest'ultima infatti, all'atto del subentro nell'appalto per le attività di facchinaggio, ordinava decine di esuberi e si rifiutava di avviare una trattativa col SI Cobas, che rappresentava l'80% dei lavoratori, preferendo discutere unicamente coi sindacati confederali e filopadronali.
Uno sciopero che fu represso brutalmente da un reparto di agenti in assetto antisommossa a cui fu dato ordine di manganellare e picchiare persino chi era seduto a terra...
Si tratta di uno schema oramai trito e ritrito, che ha come suo unico fine quello di eliminare ogni presenza "scomoda" nei luoghi di lavoro in modo da permettere ai padroni di fare il bello e il cattivo tempo e imporre condizioni di lavoro e salariali semi-schiavistiche.
A questo schema il SI Cobas si è opposto sin dalla sua nascita e continuerà a farlo, indipendentemente dalle manovre padronali e dai teoremi repressivi che in queste settimane stanno piovendo sulle nostre teste in tutta Italia, forti dell'esperienza concreta di migliaia e migliaia di lavoratori che solo grazie agli scioperi hanno potuto liberarsi dalle più odiose forme di sfruttamento, dai ricatti e dal caporalato imposto dai padroni con la complicità di uno Stato asservito ai loro interessi.
A chi tenta di liquidare le nostre lotte i lavoratori hanno già dato una prima risposta stamattina, scandendo uno slogan chiarissimo: "Non ci fermerete".
Le misure cautelari contro i compagni di Bologna non possono e non devono passare: per questo motivo il SI Cobas è pronto fin da ora ad attivare iniziative di sciopero e di mobilitazione su scala nazionale qualora si verifichi quest'ennesima e grave ingiustizia e fa appello a tutte le realtà solidali di sostenere tali iniziative.
Intanto in tutta la provincia di Bologna è già aperto uno stato d'agitazione con proclamazione di sciopero!

Lo sciopero è un diritto, non è un reato!
Riconquistiamo dal basso una vera democrazia sindacale nei luoghi di lavoro!
Solo la lotta Paga!
Se toccano uno, toccano tutti!

18/11/2019

SI Cobas nazionale

pc 20 novembre - la liberazione attuale del compagno Ajith - speranza per le le forze dell'opposizione al regime del fascismo indutva di Modi


pc 20 novembre - Fuori l'imperialismo italiano da Iraq, Siria, Kuwait!

Il governo italiano in prima fila nella "pacificazione" imperialista in Asia occidentale assieme ai peggiori banditi criminali e terroristi


L’Italia nella Coalizione «antiterrorismo»

By Manlio Dinucci
Global Research, November 19, 2019
ilmanifesto.it


Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, accogliendo a Roma i cinque militari feriti in Iraq, ha dichiarato che «lo Stato italiano mai indietreggerà di un centimetro di fronte alla minaccia terroristica e reagirà con tutta la sua forza di fronte a chi semina terrore». E’ quindi volato a Washington per partecipare alla riunione del gruppo ristretto della «Coalizione globale contro Daesh» di cui fanno parte, sotto guida Usa, Turchia, Arabia Saudita, Qatar, Giordania e altri paesi che hanno sostenuto Daesh/Isis e analoghe formazioni terroristiche, fornendo loro armi e addestramento (come abbiamo documentato su questo giornale).

La Coalizione – di cui fanno parte Nato, Unione Europea, Lega Araba,  Comunità degli Stati del Sahel/Sahara e Interpol, più 76 singoli Stati  – rivendica nel suo comunicato del 14 novembre di «aver liberato l’Iraq e la Siria nord-orientale dal controllo di Daesh/Isis», mentre è evidente che le forze della Coalizione avevano lasciato volutamente mano libera a Daesh/Isis.

Questa e altre formazioni terroristiche sono state sconfitte solo quando la Russia è intervenuta militarmente a sostegno delle forze governative siriane.

La Coalizione rivendica inoltre di aver «fornito 20 miliardi di dollari di assistenza umanitaria e per la stabilizzazione ai popoli iracheno e siriano, e addestrato ed equipaggiato oltre 220.000 membri delle forze di sicurezza per stabilizzare le comunità locali». Scopo di questa «assistenza» è in realtà non la stabilizzazione ma la continua destabilizzazione  di Iraq e Siria, facendo leva strumentalmente soprattutto sulle diverse componenti dell’indipendentismo curdo, per disgregare questi Stati nazionali, controllare il loro territorio e le loro riserve energetiche.

Avanzata Usa/Nato a Est e Sud
Nel quadro di tale strategia l’Italia, definita «uno dei massimi contribuenti  della Coalizione», è impegnata in Iraq principalmente nell’addestramento delle «Forze di sicurezza curde» (Peshmerga), in particolare all’uso di armi anti-carro, di mortai e artiglieria, e a quello di fucili di precisione in speciali corsi per cecchini.

Operano attualmente in Iraq circa 1100 militari italiani, divisi in diverse task force in luoghi differenti, dotati di oltre 300 mezzi terrestri e 12 mezzi aerei, con una spesa nel 2019 di 166 milioni di euro.

A quella in Iraq è affiancata una componente aerea italiana in Kuwait, con 4 cacciabombardieri Typhoon, 3 droni Predator  e un aereo-cisterna per il rifornimento in volo.

Con tutta probabilità le forze speciali italiane, cui appartengono i cinque feriti, partecipano ad azioni di combattimento anche se il loro compito ufficiale sarebbe solo quello di addestramento. L’impiego delle forze speciali è di per se stesso segreto. Ora diviene ancora più segreto perché il loro comando, il Comfose, viene trasferito dalla caserma della Folgore a Pisa alla limitrofa area della base di Camp Darby, il più grande arsenale Usa fuori dalla madrepatria, dove si svolgono anche attività di addestramento.

Nella Coalizione l’Italia ha inoltre il compito di co-dirigere il «Gruppo finanziario di contrasto all’Isis» insieme ad Arabia Saudita e Stati uniti, ossia a coloro che hanno finanziato e organizzato l’armamento delle forze dell’Isis e di altre formazioni terroristiche (v. inchiesta del New York Times nel 2013).

Forte di tutti questi meriti, il ministro degli Esteri Di Maio ha avanzato a Washington la proposta, subito accettata, che sia l’Italia ad ospitare la riunione plenaria della Coalizione nel 2020. L’Italia avrà  così l’onore di ospitare strenui oppositori del terrorismo come l’Arabia Saudita che, dopo aver finanziato l’Isis, ora spende i suoi petrodollari per finanziare la sua guerra terroristica nello Yemen.

Manlio Dinucci

martedì 19 novembre 2019

pc 19 novembre - Iran: rivolta delle masse contro il caro-benzina

Ancora manifestazioni in Iran per il caro-benzina imposto dall'FMI. Le rivolte sono dirette contro il regime e contro l'embargo dell'imperialismo USA. E, come sempre, la repressione genera l'estensione della ribellione.
Non è chiaro il numero dei morti, Amnesty International ha sostenuto che il bilancio delle vittime potrebbe essere tra 100 e 200 morti, denunciando l'uso della "forza letale" contro incontri "in gran parte pacifici" e ci sono molti feriti. Il governo costretto a ordinare il razionamento e l’aumento del prezzo (50%) per far fronte alla stretta economica delle sanzioni Usa. Il presidente Rauani a Trump: ‘giocare con la coda del leone è molto pericoloso’.

da ilmanifesto: Con l’embargo petrolifero, Washington vuole aizzare gli iraniani contro ayatollah e pasdaran: è vero che i dimostranti urlano slogan contro il presidente moderato Rohani, ma sono anche consapevoli che la crisi è causata dall’uscita degli Stati uniti dall’accordo nucleare. 



dal sole24ore
L’Iran in recessione scende in piazza contro il regime
Il drastico aumento dei carburanti è stato il motivo che ha scatenato le proteste, ma la popolazione deve anche fare i conti con una difficile crisi economica accompagnata da un’elevata inflazione
di Roberto Bongiorni


La benzina a prezzi bassi, anzi bassissimi? Per gli iraniani è come se si trattasse di un diritto, acquisito dalla nascita. Su cui nessuno, proprio nessuno, è autorizzato a dire una parola di più. D’altronde l’Iran vanta le quarte riserve di greggio al mondo per volume. E con le ultime grandi scoperte, annunciate la scorsa settimana, potrebbe ambire anche a di più.

La benzina più economica del mondo
In un Paese sviluppato ma molto esteso, dove i mezzi pubblici sono insufficienti, e comunque raggiungono poche località, la decisione peggiore che il Governo poteva assumere in questi tempi difficili era deliberare un drastico aumento dei prezzi del carburante. Non solo. Accompagnare i rincari con una razionalizzazione. Quasi una beffa per chi ha sempre vissuto con il carburante che costava molto meno di una bottiglietta d'acqua. La benzina costerà 15mila rials al litro, 11,5 centesimi di euro. Ma chi vorrà consumarne più di 60 litri al mese, allora dovrà pagare i litri extra ben 23 centesimi al litro.
Il Governo ha dalla sua i numeri: in questo periodo di vacche magre, soffocati dalle sanzioni, con i budget costantemente in deficit, i sussidi all’energia, in particolare al carburante sono una zavorra insostenibile sui conti pubblici. Ecco la decisione dell’aumento. Che ha il sapore di un prova generale per tempi ancora più bui.

pc 19 novembre - Torino sgombero a Cavallerizza - contro i potenti e gli utili idioti - RESISTENZA!

 tra resistenza e promesse irrealizzabili.

Arriva a compimento lo sgombero della Cavallerizza Reale. Occupata dal 2014, ha costituito un importante esperienza cittadina di resistenza alla gentrificazione e alla speculazione. All’alba camionette, poliziotti e Digos hanno sgomberato con la forza l’ultimo presidio in difesa dell’occupazione: Casa Riders. La sede che serviva da ciclofficina, luogo di ritrovo per riunioni e assemblee e socialità era rimasta l’unica ala ad essere occupata,  dopo l’accordo tra Cavallerizza Irreale (l’assemblea dell’occupazione), Prefettura e Comune. Oggi, martedì 19 Novembre è prevista una manifestazione dei Riders in lotta in risposta allo sgombero.

 
L’Affare Cavallerizza, dopo l’ultimo incendio che aveva coinvolto l’area delle Pagliere, ha subito un importante cambio di rotta, riaccendendo i mai sopiti appetiti delle istituzioni verso una delle più grosse speculazioni della storia di Torino. Dopo cinque anni e mezzo di occupazione, nata per restituire un bene storico alla città e mettere in luce il progetto speculativo dell’allora giunta Fassino, un triste punto di fine è stato segnato sulla storia dell’occupazione. Le cause e le responsabilità sono molteplici e difficili da riassumere qui, ma  la matrice di fondo crediamo rimanga la spinta lobbistica e affaristica che sotto la Mole continua a comandare e dettare legge, in un sistema di interessi trasversale che da Banca Intesa attraversa Questura, Prefettura  Comune per arrivare nei cosiddetti “salotti buoni” in cui siede chi veramente conta nella capitale sabauda.
Ma proviamo a ricostruire un po’ di storia.

pc 19 novembre - Cagliari. Presidio di solidarietà agli antimilitaristi indagati davanti la questura - massima informazione e solidarietà

GIU’ LE MANI DAI NOSTRI FIGLI
(Solidarieta’ agli antimilitaristi indagati)
Ci risiamo: era da prevedere che le lotte contro le basi, contro l’occupazione del suolo a scopi militari, avrebbero dovuto portare a conseguenze. Era da prevedere che lo stato (ed i suoi organi) non sarebbero rimasti inerti; le prime avvisaglie della reazione si potevano evincere  da un’intervista dell’allora Prefetta di Cagliari qualche mese addietro, dove candidamente affermava che i problemi della Sardegna, per quanto riguardava l’ordine pubblico erano “l’anarco-insurrezionalismo e le lotte contro la fabbrica di bombe di Domusnovas”.
Queste affermazioni, sembra, abbiano dato la stura per formulare accuse che sembrano essere un accrocchio di presunti fatti e intenzioni volti a togliere qualunque forma di libero pensiero, di lotta e di protesta, l’intenzione di ridurli e ridurci al silenzio di servi, schiavi e mendicanti. La Sardegna deve essere una terra di disperati mendicanti che si china prona a qualsiasi feroce padrone. Un teorema, insomma che, vorremmo esserne certi, verrà smontato nelle sedi deputate ma che si ripercuote pesantemente sulla pelle dei quarantacinque imputati ed in special modo sui più giovani. Un accrocchio che ha portato al rinvio a giudizio per quarantacinque persone accusate di reati vari e 5 di loro addirittura   di  associazione con finalità di terrorismo o di eversione dell’ordine democratico fino alla  resistenza aggravata.
A questo teorema rispondiamo:
Siamo persone, siamo o siamo stati lavoratrici, lavoratori. Siamo madri, siamo padri o tali ci sentiamo.
Siamo antimilitaristi.
Ci unisce il ripudio alla guerra, alle basi militari, alla fabbrica di bombe, alla distruzione dell’ambiente, alle diseguaglianze sociali e allo sfruttamento.
Abbiamo trasmesso questi valori ai nostri figli e alle nuove generazioni. Essi  li hanno recepiti e affinati con la loro cultura, intelligenza ed esperienze personali.
Con loro portiamo avanti il nostro impegno politico e sociale utilizzando come strumento di lotta l’esercizio del diritto a manifestare il nostro dissenso.

pc 19 novembre - 50 anni fa MILANO era calda... A dicembre Convegno per trarre un bilancio da quella storia. Per costruire la nuova storia, quella della rivoluzione necessaria e possibile - info: pcro.red@gmail.com

19 novembre 1969 

Scontri al Lirico e morte dell’agente Annarumma


Al termine di uno sciopero generale per la casa con assemblea al Lirico dei sindacati e di una manifestazione del Movimento Studentesco che ha pacificamente attraversato il centro di milano si scatenano incidenti imprevisti.
Un gruppo di manifestanti di Servire il Popolo affluiscono verso via Larga dove, davanti al teatro Lirico stazionano e stanno uscendo i partecipanti all’iniziativa sindacale.
Improvvisamente senza apparente ragione, i gipponi di presidio davanti agli uffici comunali di via Larga si muovono e cominciano a caricare i manifestanti.
Rapidamente si accendono scontri con i manifestanti in tutta via Larga. Molti si rifugiano in Statale dove il Movimento Studentesco erige barricate a difesa dell’Università in via

pc 19 novembre - ArcelorMittal Taranto - Una sola linea e una sola soluzione nell'interesse della classe operaia e delle masse popolari


La sola soluzione è quella che si può imporre con la lotta degli operai!
Tutto il resto porta allo sfascio
Senza la lotta della classe operaia organizzata in una fabbrica aperta
non si può vincere

Il governo – con divisioni interne- attualmente propone per far restare Mittal di dare ciò che Mittal vuole: migliaia di esuberi - immunità penale rafforzata - proroga dei tempi dei lavori dell'Altoforno 2 - taglio dell'affitto...ecc.
Gli effetti di queste misure sarebbero inoltre devastanti per gli operai dell'appalto e all'interno

pc 19 novembre - Ancora un giovane operaio assassinato sul lavoro! dobbiamo ricostruire il sindacato di classe e la rete nazionale sulla sicurezza e salute e dobbiamo cambiare programmi e forme di lotta!

Orribile morte di Edorado Pizzinari schiacciato in fabbrica da un rullo. Ci ha rubato il sorriso a Edordo? Ma sono stai tre i morti per infortunio anche il 18 novembre

Tragedia che ha colpito un giovane di 26 anni a genova Voltri. edoardo Pizzinari aveva solo 26 anni ed è morto in un modo orribile: è rimasto schiacciato da un rullo all’interno di una azienda che lavora metalli. Sul posto sono intervenuti i soccorsi con medici e ambulanze ma non è stato possibile salvare la vita al lavoratore. Ma muore anche un 65enne che ancora lavorava: stava facendo la manutenzione in un'azienda di refrigerazione quando all'improvviso è scoppiato un tubo che l'ha ucciso e ferito gravemente il figlio che lavorava con lui. Muore anche un altro lavoratore a Rho in provincia di Milano travolto da un bancale

pc 19 novembre - Grecia repressione a Exarchia – 46 anni dopo il massacro del Politecnico la Polizia invade il quartiere


Sono state settimane di tensione per gli studenti di Atene, la Grecia sta vivendo un nuovo autunno caldo. La revoca dell’asilo universitario, legge che salvo casi eccezionali impediva alla polizia di entrare nelle università, ha scatenato i primi atti repressivi delle forze dell’ordine (MAT). Il neonato governo di destra ha cancellato quindi una norma introdotta all’indomani della caduta della dittatura dei colonnelli, avvenuta a seguito delle rivolte nel Politecnico del novembre del 1973. Il tempismo è stato infatti fatto notare soprattutto per la vicinanza con la data di ieri, ricorrenza della strage al Politecnico stesso.
Lunedì scorso la Polizia di Atene ha fatto irruzione nell’Università lanciando gas lacrimogeni e arrestando due giovani studenti. È seguita la stessa sera una grande manifestazione. Poi un’altra

pc 19 novembre - Prostituzione: dall’Eden alla Lombardia. Autonomia regionale = autonomia sessuale in salsa fascio/leghista

di Giovanni Sarubbi
Secondo il presidente della Lombardia Attilio Fontana la prostituzione «esiste dalla nascita dell’umanità». Non avevo mai pensato ad Eva come prostituta e ad Adamo come “puttaniere” con il padreterno nella funzione di pappone. Neanche il peggiore anticlericale lo ha mai fatto. Il “cattolico” leghista Fontana sì! Quello secondo cui la «razza bianca è a rischio».
I leghisti hanno il chiodo fisso della prostituzione. Poi si arrabbiano se uno li chiama fascisti. Sono tali e quali a Mussolini che, si racconta, avesse prostitute in ogni stanza pronte a soddisfare quella che Fontana chiama

pc 19 novembre - Niente carcere per Nicoletta!

Dichiarazione di Nicoletta sulla sua pagina Facebook, stasera stessa:

Ecco quanto notificatomi poco fa dai carabinieri.
La procura di Torino, fingendo di ignorare la mia decisione di non chiedere misure alternative alla carcerazione e facendo lo gnorri circa la mia dichiarata volontà di rifiutare ogni misura che mi renderebbe carceriera di me stessa e della mia famiglia, rimanda di propria iniziativa al magistrato di sorveglianza la sentenza se per me sarà carcere o “esecuzione presso il domicilio delle pene definitive”. Decisione singolare, che non ha precedenti presso il tribunale di Torino.
Ah Ponzio Pilato! La scelta di non scegliere ha lastricato la storia di iniquità e di viltà.
Queste condanne definitive non sono che la tappa finale di un'ingiustizia portata avanti (e non solo nei miei confronti) attraverso tre gradi di giudizio.
No, non sarò la carceriera di me stessa. Proseguo tranquilla per la mia strada, perché so di non essere sola e sono consapevole che, contro l'ingiustizia del potere, la resistenza è un dovere.

pc 19 novembre - ArcelorMittal, non solo l’Ilva: il precedente della Taranto di Romania

“Ha acquisito il siderurgico, poi licenziamenti e dismissioni”

Nel ricorso dei commissari al Tribunale civile di Milano viene ricostruito il caso del centro siderurgico di Hunedoara, in Transilvania, dove negli anni '90 ventimila persone (su novantamila abitanti) lavoravano all'Ispat Siderurgica: ora sono 700 i lavoratori della centrale. "L’acquisto del centro avvenuto nel 2003 nell’ambito delle privatizzazioni del Paese, per il suo perfezionamento comportò all'inizio un drastico ridimensionamento del personale e la dismissione di ampia parte del complesso industriale", scrivono i commissari.

pc 19 novembre - Sostegno a tutte le iniziative della magistratura sul razzista Salvini - nessuna archiviazione - andare a fondo!

Matteo Salvini è di nuovo indagato dalla procura di Agrigento. Le ipotesi di reato sono sequestro di persona e omissione d’atti d’ufficio . Il procuratore Luigi Patronaggio ha già inviato il fascicolo alla Dda di Palermo competente per valutare le accuse che dovranno adesso essere sottoposte al tribunale dei ministri. A dare la notizia della nuova indagine su Salvini è il quotidiano Repubblica. Dopo il precedente della Diciotti, l’ex ministro dell’Interno è indagato per aver trattenuto in mare per venti giorni la Open Arms, che aveva a bordo 164 migranti salvati in zona Sar libica e costretti in “condizioni estreme”. “Altra indagine, altro processo per aver difeso i confini, la sicurezza, l’onore dell’Italia? Per me è una medaglia!
Il procuratore capo di Palermo Francesco Lo Voi entro dieci giorni dovrà decidere se confermare le ipotesi di reato, riformularle o chiedere l’archiviazione. Insomma, si tratta di una vicenda fotocopia del caso Diciotti, anche se nel caso della nave della Guardia costiera il procedimento fu poi trasferito a Catania per competenza territoriale. L’epilogo di quell’indagine su Salvini fu il salvataggio del Parlamento che negò l’autorizzazione a procedere.
Era il 20 agosto, quando Salvini aveva già staccato la spina al governo Conte 1 ma era ancora formalmente ministro, quando il pg Patronaggio salì a bordo della Open Arms e si assunse la responsabilità di far scendere i migranti rimasti a bordo dopo uno stillicidio di evacuazioni d’urgenza ordinate dai medici. Tra le presunte prove sul tavolo del procuratore, tra l’altro. c’è anche il decreto cautelare d’urgenza del presidente di sezione del Tar del Lazio Leonardo Pasanisi che, alla vigilia di Ferragosto, aveva accolto il ricorso della Ong spagnola annullando il provvedimento di divieto di ingresso in acque territoriali italiane firmato da Salvini in virtù del decreto sicurezza-bis. Divieto di ingresso illegittimo – fu la valutazione del Tar – perché “in violazione delle norme del diritto internazionale del mare in materia di soccorso”, che prescrivono l’obbligo di soccorrere e portare immediatamente i migranti nel porto sicuro più vicino

pc 19 novembre - La Lega di Salvini... Una non tanto occulta associazione a delinquere

Lega, 14 operazioni sospette: “Attività finanziaria anomala”
I documenti - L’inchiesta sul tesoriere del partito Giulio Centemero. L’appunto della Finanza: i passaggi di denaro da una società all’altra


pc 19 novembre - Alla portineria dell'appalto ArcelorMittal Taranto


pc 19 novembre - Sui muri di Taranto si prepara e annunciano le iniziative del 23 novembre a Roma e 25 novembre a Taranto


pc 19 novembre - Nell'anno del centenario della Fondazione della Terza Internazionale Comunista far avanzare l'unità internazionale dei comunisti marxisti-leninisti-maoisti


pc 19 novembre - Alla FCA Melfi - info sul convegno del 13-14-15 dicembre Milano/Panetteria Occupata - info pcro.red@gmail.com

pc 19 novembre - ArcelorMittal Taranto - L'altra linea alternativa al sindacalismo aziendalista e alla parte dell'ambientalismo antioperaio