martedì 19 maggio 2026

pc 19 maggio - L'importante e partecipata manifestazione nazionale di Milano per la Palestina verso lo sciopero generale del 29 maggio

da ORE12/Controinformazione rossoperaia del 18.05.26



Sabato 16 vi è stata a Milano una nuova manifestazione nazionale di solidarietà al popolo palestinese indetta dalle associazioni palestinesi in Italia, dai sindacati di base, dal movimento degli studenti nelle sue diverse forme, dalle realtà di organizzazioni e partiti della sinistra rivoluzionaria e con la partecipazione di rappresentanze di partiti parlamentari o che lavorano per partecipare alle elezioni.

Questa manifestazione è stata all'incirca di oltre 10.000 persone e, tenendo conto che si teneva a Milano e che quindi poteva coinvolgere tecnicamente come partecipazione larga, le realtà del Nord, innanzitutto di Milano, ma anche da Torino, dal Veneto, da Bologna, da Genova, mentre era molto difficile la partecipazione di delegazioni che provenissero da Firenze in giù e ancor meno dalle città del Sud e come città del Sud erano presenti i rappresentanti di Taranto, aderenti alla manifestazione come Slai cobas e presenti all'interno della delegazione di proletari comunisti come una delle organizzazioni politiche partecipanti.

Il corteo è stato indetto in questa data perché l'anniversario della Nakba, la più importante pagina storica dell’occupazione, deportazione, espulsione del popolo palestinese dalla sua terra che ci sia stata nella storia di questo popolo prima dell’attuale fase di genocidio, deportazione, dello Stato sionista di Israele con il sostegno innanzitutto dell'imperialismo americano e poi di tutti gli Stati e dei governi imperialisti reazionari del mondo, anche nel mondo arabo.

Quindi è una data fondamentale per il popolo palestinese perché da questa data nasce la volontà e l'aspirazione del popolo palestinese a conquistare la liberazione, l’autodeterminazione, la nascita di uno Stato palestinese “dal fiume al mare”, com’è giusto che sia e come è alla base della eroica e prolungata resistenza del popolo che non si è mai fermata, neanche di fronte al crimine rappresentato dal genocidio e dai massacri che stiamo assistendo negli ultimi due anni e che sono ancora in corso nonostante i presunti “accordi di pace”.

Ed era fondamentale questa manifestazione per riportare al centro dell'attenzione la battaglia del popolo palestinese e della sua resistenza, combinata in questi giorni anche dalla solidarietà e al sostegno alla Flottilla, alla nuova Flottilla, con la campagna di sostegno nel nostro paese rappresentata anche dalla iniziativa dei “100 porti”.

Quindi era una manifestazione assolutamente necessaria e rappresentativa nei fatti dell'intero movimento di solidarietà con la Palestina.

In questa manifestazione tutte le forze che sono state presenti hanno fatto due cose: da un lato si sono unite, in una marea di solidarietà, innanzitutto intorno alla grossa delegazione di palestinesi che ha guidato il corteo.

In secondo luogo la manifestazione si è legata alla più generale situazione politica nazionale e internazionale, in particolare alla lotta contro la guerra, alla lotta contro l'economia di guerra, alla lotta sulle ricadute in questo paese dei piani di guerra dell'imperialismo americano innanzitutto e delle complicità del nostro governo sia rispetto al genocidio del popolo palestinese sia rispetto ai piani di riarmo e della guerra.

Un aspetto che le organizzazioni e le realtà sindacali e politiche presenti hanno voluto mettere in rilievo sono state le proprie posizioni su questo, perché è bene dire che all'interno di questo grande movimento di solidarietà di questa grande manifestazione ognuno ha parole d'ordini in parte comuni, in parte differenti, e questa pluralità di posizioni non intacca in nessuna maniera l’unanime e totale solidarietà rispetto alla Palestina, alla resistenza del suo popolo e alla lotta contro i piani genocidari e guerrafondai dell'imperialismo americano e dello Stato sionista israeliano.

Questi sono due valori positivi della manifestazione, in una fase che non è quella che ha portato alla gigantesca mobilitazione di popolo del 4 ottobre, dove si sono fuse le istanze dei sindacati di base, delle associazioni palestinesi che non hanno mai smesso di lottare dal giorno successivo al 7 ottobre contro il piano genocida dell'imperialismo e del sionismo, e che hanno contribuito a mettere in campo, proprio in una situazione in cui non ci sono ancora le condizioni per la riproposizione di un gigantesco moto di popolo come è stato quello del 4 ottobre, le posizioni e le riflessioni che, pur non perdendo lo spirito unitario, si confrontano e affrontano le diverse soluzioni connesse alla situazione in Palestina non rispetto all'obiettivo strategico e generale della “Palestina fino a mare”, della lotta contro la guerra imperialista, del fermare e combattere l'imperialismo americano e il sionismo, ma rispetto al percorso di realizzazione di questi obiettivi nel quadro più generale della situazione nazionale e internazionale.

In questa manifestazione sono emersi anche altre cose che sono state perfettamente rappresentate: era molto consistente lo spezzone che metteva al centro la liberazione dei prigionieri politici palestinesi in questo paese colpiti da una campagna repressiva attivata dal governo allo scopo di colpire la resistenza palestinese attraverso i prigionieri politici, tutti accusati soprattutto di essere o partecipanti alla resistenza palestinese - è il caso di Anan rinchiuso tutt'ora nelle carceri dopo una sentenza infame che lo condanna, di cui peraltro non si conoscono ancora le motivazioni a distanza di mesi dalla sua carcerazione - o palestinesi fatto segno di operazioni repressive per il fatto di aver sostenuto il loro popolo sia con finanziamenti, sia con aiuti umanitari. Per non dire di coloro, prigionieri o meno, comunque incriminati nella gigantesca ondata repressiva che sta colpendo tutti i solidali con il popolo palestinese che hanno attivato iniziative più combattive in questi mesi.

Così come era fortemente presente la campagna di boicottaggio nei confronti dello Stato sionista di Israele, di tutti i legami dell'imperialismo italiano, dell'economia italiana, del governo italiano con lo Stato sionista di Israele e che contribuiscono, attraverso tutte queste forme, sia al genocidio militare del popolo palestinese e ai massacri e a tutto quello che ne è seguito, sia attraverso il rafforzamento dei legami indissolubili tra imperialismo, governo e Stati imperialisti e Stato sionista, il suo governo e il suo piano.

Infine, tra i sindacati di base era fortemente presente la delegazione del SiCobas per le caratteristiche di sindacato classista e combattivo ma anche per la sua composizione sociale, rappresentata in larghissima parte di proletari immigrati delle diverse realtà di questo paese che, oltre che a essere sottoposti anche allo sfruttamento, hanno dato vita a ondate di lotte significative che sono servite a fare esprimere non solo il loro spirito di classe ma anche il loro spirito internazionalista.

Così il movimento degli studenti in tutte le sue diverse forme che è stato l'anima delle campagne di solidarietà nelle università, nelle scuole e la prima linea nel fronte della contestazione dei legami tra università, ricerca, governo e Stato sionista di Israele, economia israeliana, così come pure prima linea della lotta contro i piani di guerra, il riarmo, il rapporto tra le università, le scuole, gli istituti di ricerca e le industrie belliche.

La nostra presenza in questa manifestazione, con una delegazione rappresentativa e compatta, ha portato un elemento in più, rappresentato dalle forme con cui oggi si deve esprimere l'internazionalismo proletario e il legame che c'è tra la lotta di liberazione del popolo palestinese e la lotta di liberazione di tutti i popoli oppressi nel mondo e il rapporto che c'è tra questa lotta di liberazione del popolo palestinese e le lotte di liberazione più radicali, la lotta di armata, la guerra di popolo, la lotta imperialista dall'America Latina all'India, con un particolare risalto all'India - su cui diremo dopo - e i piani della guerra imperialista e la necessità che siano il proletariato, i lavoratori, la spina dorsale del movimento di lotta contro il capitalismo, l'imperialismo e della unità internazionale dei popoli e dei proletari oppressi.

La nostra delegazione ha portato una parola d’ordine nello striscione volutamente in inglese proprio per rappresentare questo movimento per quello che è a livello internazionale e affermare, senza sé e senza ma, la linea generale che a nostro giudizio è in sintonia con il moto di liberazione dei popoli e l'effettivo fronte comune che si debba realizzare tra i proletari di tutto il mondo e i popoli oppressi di tutto il mondo intorno alla questione palestinese innanzitutto, ma al moto di lotta per rovesciare l'imperialismo nel nostro paese.

Utilizzando uno slogan largamente affermato nella mobilitazione per la Palestina, modificato per dagli forza e respiro internazionale, il nostro striscione che diceva “i popoli del mondo scrivono la storia/dalla Palestina all'India, guerra popolare fino alla vittoria”, ha costituito un tratto distintivo della nostra presenza che ha voluto essere un contributo sia alla mobilitazione internazionale e nazionale intorno alla questione Palestina, sia al dibattito tra le forze che sostengono il popolo palestinese e le stesse organizzazioni palestinesi, in una prospettiva di unità internazionalista che permetta effettivamente di rovesciare e di vincere questa battaglia fino alla vittoria.

In questo senso il rapporto India-Palestina è una caratteristica della nostra attività più recente per due ordini di motivi. Il primo, naturalmente, è quello che il regime di Modi, dopo l'imperialismo americano, è il principale sostenitore nel mondo dello Stato sionista d'Israele, di cui condivide ideologia e prassi genocida, espressa in un clamoroso discorso fatto da Modi in occasione della sua andata in Israele fatto alla Knesset, per di più condito delle ultime notizie sul regime indiano che ha messo a disposizione 10.000 lavoratori per sostituire i lavoratori palestinesi o i lavoratori arabi che lavorano in Israele e mantengono, come manodopera sfruttata, il regime e l'economia israeliana che li hanno colpiti oltre che con il genocidio, i massacri, anche con il fatto che tanti di questi lavoratori non hanno potuto più lavorare nello Stato sionista di Israele e questi lavoratori sono stati sostituiti da lavoratori provenienti da altri paesi, in particolare dai paesi asiatici, e l'India ha avuto un ruolo importante.

Ma l'India in queste ultime settimane ha fatto di più, ha annunciato come gli ebrei indiani possono trasferirsi in Israele e partecipare al piano di colonizzazione/annessione della Cisgiordania, cosa che nessun paese al mondo ha fatto, e parliamo del più grande paese del mondo che è attualmente l'India per popolazione, un anello chiave della contesa interimperialista, delle alleanze interimperialiste operanti sul terreno della guerra. E sappiamo pure come il regime di Modi sia strettamente legato, anche con un corridoio (IMEC) che punta ad aggirare le difficoltà delle rotte commerciali, delle vie del petrolio, delle vie della seta di matrice cinese, che comprende il passaggio di queste rotte e linee commerciali, dall'India a Israele, dall'Israele all'Italia, che è quindi è una una porta d'ingresso importante per tutta l'Europa imperialista. Quindi stiamo sottolineando questo aspetto non ancora diffuso, né come informazione, né come mobilitazione nel movimento di solidarietà della Palestina.

L'altro aspetto che abbiamo voluto dare di salto con la nostra partecipazione, è stato il legame che c'è, giusto e necessario tra la manifestazione nazionale che si è tenuta ieri e dalle forze che l'hanno indetta con l'appello, la partecipazione, allo sciopero generale per il 29 maggio, un rapporto reale tra solidarietà con la Palestina, lotta contro la guerra e condizione di vita e di lavoro degli operai, dei proletari, delle masse popolari.

Quindi una giusta indicazione dello sciopero generale che, pur non prevedendo che possa essere grande ed esteso per partecipazione, è sicuramente determinante e decisivo per avviare la nuova fase della lotta generale degli operai, dei proletari nel nostro Paese nel contesto più generale della situazione nazionale internazionale della lotta contro il governo.

In questo senso il nostro volantino, diffuso in questa manifestazione, ha unito le ragioni dell'internazionalismo e della solidarietà al popolo palestinese alla condizione e della situazione degli operai e dei lavoratori nelle fabbriche e più in generale delle masse popolari, in particolare ponendo in risalto in questa fase, gli effetti di scaricamento, non solo quelli in atto da tempo, dei costi del riarmo, ma dei costi provocati dall'aggressione imperialista e sionista nei confronti dell'Iran e tutte le questioni collegate a questa aggressione rispetto alle rotte commerciali e il rapporto economico su fronte del petrolio, l'energia e l'economia imperialista che anche queste vengono scaricate sui lavoratori innanzitutto, con i costi dell'energia e gli effetti che essi hanno sul carovita.

Quindi tutte ragioni assolutamente condivise nell'impianto generale dall'intera manifestazione.

Un'altra particolarità del nostro intervento - che è stato particolarmente apprezzato da buona parte dei partecipanti - è stato portato proprio dalla delegazione di Taranto a questa manifestazione, rappresentato dal portare nel cuore la vicenda dell’assassinio razzista di Saco nella città vecchia di Taranto, nei quartieri significativi di questa città, che ha originato - oltre che in questa città - un moto di solidarietà, un moto di indignazione più generale, raccolto in diverse forme nelle diverse città di questo paese, con una forte attenzione nella pubblicazione del manifesto che è stato simbolo sia dalla denuncia sia della solidarietà.

Quindi, come si vide, la manifestazione di Milano, non rilevata, e volutamente oscurata dai giornali borghesi, dalle televisioni che hanno interesse più che mai a nascondere la forza della solidarietà e il suo orientamento sempre più classista, combattivo, internazionalista, verso cui l'azione del governo e di tutte le forze ad esso alleate o di finta opposizione ha come linea di condotta innanzitutto la repressione e fa parte della repressione nascondere la portata della mobilitazione in questo paese, ma in realtà questa manifestazione ha riempito le strade di Milano e questa manifestazione ha occupato Piazza Duomo e ha preso il suo posto, da Milano, nello scontro più generale su scala nazionale e da questa manifestazione viene un incitamento a dare vita al sciopero del 29 maggio come una grande giornata di lotta diffusa nelle grandi come nelle piccole città, in alcune realtà di lavoratori in maniera più estesa, in altre realtà dei lavoratori di significativa affermazione e di indicazione e di crescita, alla fine, della coscienza generale dei lavoratori che è uno degli elementi fondamentali a cui la manifestazione di Milano ha guardato e ha lavorato.

lunedì 18 maggio 2026

pc 18 maggio - Il governo Meloni/Crosetto ha inviato una nave da guerra nell'Indo Pacifico per la più grande esercitazione navale del mondo

L'Italia imperialista rappresentata da questo governo guerrafondaio intensifica la sua presenza nell'Indo Pacifico nella contesa interimperialista per le rotte commerciali e del petrolio alternative a Hormuz e alla "via della seta cinese", per rafforzare il ruolo del complesso militare-industriale italiano 

La Giovanni delle Bande Nere andrà in Egitto e Sri Lanka prima di dirigersi verso Guam, sede di un'importante base navale e aerea statunitense nel Pacifico occidentale, e poi verso le Hawaii.

L'Italia intensifica la sua presenza navale nell'Indo-Pacifico con il dispiegamento di navi da guerra avanzate.

15 maggio 2026

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La nuova nave polivalente da combattimento (MPCS) della Marina Militare Italiana, la Giovanni dalle Bande Nere, è salpata da Taranto il 3 maggio per una missione di sei mesi nell'Indo-Pacifico, a sottolineare la crescente attenzione strategica di Roma verso la regione.

La missione porterà la nave ad attraversare una dozzina di porti in circa dieci paesi prima di partecipare a due importanti esercitazioni multinazionali quest'estate, RIMPAC e Pacific Dragon, intorno alle Hawaii.

Il dispiegamento riflette un più ampio sforzo italiano volto a rafforzare i legami operativi con gli alleati e i partner nell'Indo-Pacifico, ampliando al contempo la capacità della Marina di operare ben oltre il Mediterraneo.

L'Italia sta progressivamente incrementando la propria presenza navale nell'Indo-Pacifico, in un contesto di crescente competizione geopolitica e preoccupazioni per la sicurezza marittima.

Il dispiegamento rafforza l'interoperabilità con le marine militari statunitensi e alleate nelle operazioni multidominio di alto livello.

La missione mette in mostra la nuova configurazione Full Combat MPCS della Marina Militare Italiana, comprese le capacità relative alla difesa contro i missili balistici.

Le precedenti missioni nell'Indo-Pacifico hanno inoltre generato vantaggi diplomatici e industriali per le aziende italiane del settore della difesa.

In sintesi: le missioni navali italiane nell'Indo-Pacifico sono diventate sempre più frequenti negli ultimi anni, in quanto Roma attribuisce maggiore importanza alla protezione delle rotte commerciali marittime e alla costruzione di legami con partner regionali che condividono gli stessi valori.

Le autorità italiane hanno inquadrato questi dispiegamenti come parte di un più ampio sforzo volto a garantire la sicurezza delle linee di comunicazione marittima in una regione considerata cruciale per il commercio globale e le catene di approvvigionamento.

Secondo le informazioni diffuse nei giorni scorsi, la campagna mira a rafforzare le capacità operative, ad approfondire la cooperazione con le marine dei paesi partner e a mantenere una presenza marittima italiana qualificata in un'area che Roma considera sempre più strategicamente rilevante.

La nave parteciperà a:

RIMPAC 2026, la più grande esercitazione navale biennale del mondo;

Pacific Dragon, un'esercitazione multinazionale incentrata sulla difesa missilistica balistica che si svolge in genere dopo RIMPAC.

RIMPAC 2024 ha coinvolto personale di 29 paesi e ha segnato la prima partecipazione in assoluto di un MPCS della Marina Militare Italiana con l'impiego della Raimondo Montecuccoli.

L'esercitazione simula scenari di conflitto multidominio, tra cui:

guerra antisommergibile;

guerra di superficie;

operazioni anfibie;

difesa del gruppo d'attacco della portaerei.

Dopo la fase hawaiana, si prevede che la Bande Nere prosegua verso:

Giappone, inclusa Yokosuka, quartier generale della Settima Flotta statunitense;

Vietnam;

Thailandia;

Indonesia;

Malaysia.

La nave farà poi ritorno via Sri Lanka, Aqaba in Giordania e il Canale di Suez prima di rientrare nel Mediterraneo intorno a novembre.

Difesa e tecnologia. Il dispiegamento evidenzia inoltre la transizione in corso della Marina Militare Italiana verso capacità di combattimento di livello superiore.

A differenza del Montecuccoli, che opera nella configurazione “Light Plus”, il Bande Nere è equipaggiato nella più avanzata configurazione Full Combat.

I sistemi chiave includono:

Il radar a doppia banda di Leonardo è dotato di otto array AESA fissi;

il sistema di difesa aerea SAAM ESD di MBDA Italia;

sistemi di lancio verticale per missili Aster;

futura integrazione del missile Aster 30 Block 1NT con capacità di difesa missilistica balistica;

sistemi avanzati di guerra elettronica;

sistemi di guerra antisommergibile;

il sistema di gestione del combattimento SADOC 4.

La partecipazione a Pacific Dragon è particolarmente significativa, dato che l'esercitazione si concentra sull'interoperabilità dei sistemi di difesa missilistica balistica.

Ammodernamento della flotta. L'Italia ha ordinato sette navi MPCS. Quattro sono già state consegnate, mentre le prime tre unità – Thaon di Revel , Francesco Morosini e Raimondo Montecuccoli – dovrebbero essere aggiornate allo standard Full Combat.

Sono in attesa di consegna altre tre unità MPCS, tra cui la Domenico Millelire, prevista per quest'anno.

Gli aggiornamenti includono anche capacità di difesa cibernetica non specificate, nonché veicoli a comando remoto (ROV) e veicoli sottomarini senza equipaggio (UUV), a testimonianza del più ampio interesse della Marina per le operazioni multidominio.

Oltre alle operazioni militari,  i dispiegamenti navali di Roma nell'Indo-Pacifico stanno producendo effetti anche sul piano industriale e diplomatico.

In seguito alla missione del Montecuccoli del 2024, l'Indonesia ha acquistato due navi MPCS costruite da Fincantieri e ha ordinato l'addestratore avanzato M-346 di Leonardo.

Si prevede inoltre che Giacarta riceverà l'ex portaerei Garibaldi, che la Marina Militare Italiana sta gradualmente dismettendo.

Le missioni, pertanto, non servono solo a scopi operativi e diplomatici, ma supportano anche l'espansione industriale della difesa italiana in tutta l'Asia.

Il crescente ritmo dei dispiegamenti navali italiani suggerisce che Roma consideri sempre più l'Indo-Pacifico come direttamente collegato alla sicurezza economica europea e italiana.

Le missioni segnalano inoltre l'ambizione dell'Italia di posizionarsi come un attore credibile nella sicurezza marittima, capace di operare al fianco degli alleati ben oltre il suo tradizionale teatro operativo mediterraneo.

In sintesi: il dispiegamento della portaerei Giovanni dalle Bande Nere rappresenta un ulteriore passo avanti nell'impegno dell'Italia a trasformare le missioni navali nell'Indo-Pacifico in uno strumento combinato di interoperabilità militare, presenza strategica e diplomazia della difesa.

pc 18 maggio - Attaccate le imbarcazioni della Global Sumud Flotilla - Gli attivisti portati dal Idf su una "prigione galleggiante"

Da Rainew

Flotilla, nuovo abbordaggio da parte dell'Idf a largo di Cipro: "Persi i contatti con 23 navi"

Ma uno dei giornalisti a bordo parla di 10 imbarcazioni intercettate. La portavoce italiana: "Operazione avvenuta illegalmente e in acque internazionali". Gli italiani a bordo sono 35. Le barche, come le precedenti missioni, erano dirette verso Gaza


Soldati dell'Idf hanno preso il controllo di alcune imbarcazioni della Global Sumud Flotilla al largo delle acque di Cipro. La notizia arriva direttamente dai media israeliani e ripropone lo scenario che si è prodotto già due settimane fa.

Una diretta streaming ha mostrato dei commando della Marina militare israeliana durante il loro abbordaggio di una delle navi.

La Global Sumud Flotilla ha poi dichiarato di aver perso il contatto con 23 imbarcazioni. Tra queste, fermate a circa 250 miglia da Gaza, la “Sadabad”. Un'altra, secondo quanto dichiarato dalla sezione turca della Flotilla su X, è la “Holy Blue”.

Gli attivisti fermati dalle forze armate israeliane, secondo il giornale Ynet, sono stati trasferiti su una nave della Marina dotata di “prigione galleggiante”, per poi essere condotti ad Ashdod, in Israele.

“Due navi da guerra sono state avvistate nei pressi delle imbarcazioni nel Mediterraneo. Abbiamo perso i contatti

pc 18 maggio - Intervento di proletari comunisti Taranto alla manifestazione nazionale per la Palestina - Milano 16 maggio


pc 18 maggio - ORE 12 Controinformazione rossoperaia - La importante e partecipata manifestazione nazionale di Milano per la Palestina verso lo sciopero generale del 29 maggio

 

pc 18 maggio - La Cassazione smonta il Decreto sicurezza - Hanno avuto ragione le lotte - Il Decreto del governo Meloni è volto solo a costruire uno Stato di Polizia

 Da Osservatorio Repressione 

Il Massimario smonta il provvedimento del governo Meloni: fermo preventivo opaco, scudo penale ambiguo, garanzie deboli e una legislazione costruita per rafforzare la polizia più che lo Stato di diritto

L’ufficio del Massimario della Corte di Cassazione ha pubblicato una lunga analisi dell’ultimo decreto sicurezza del governo Meloni, convertito in legge il 24 aprile. Sono 129 pagine che confermano, con linguaggio tecnico e giuridico, ciò che movimenti, giuristi, avvocati e associazioni denunciano da mesi: il decreto non è un normale intervento in materia di sicurezza pubblica, ma un provvedimento che sposta ulteriormente l’equilibrio tra libertà e autorità a favore degli apparati di polizia.

Il punto più controverso è il fermo preventivo di dodici ore previsto dall’articolo 7. La norma consente alle forze dell’ordine, in occasione di manifestazioni, di accompagnare e trattenere in questura persone ritenute sospette prima che abbiano commesso un reato. È questo il nodo politico e costituzionale del provvedimento: non si interviene su un fatto già avvenuto, ma su una presunta pericolosità futura.

Il Massimario definisce questa misura una forma di “neutralizzazione della fonte del pericolo”. Una formula che, tradotta fuori dal linguaggio giuridico, significa una cosa molto precisa: lo Stato si attribuisce il potere di impedire a una persona di partecipare a una manifestazione sulla base di una valutazione preventiva della polizia.

Il problema non è marginale. La libertà personale è uno dei diritti più protetti dalla Costituzione. Ogni sua limitazione dovrebbe essere tassativa, motivata, controllata da un giudice e accompagnata da garanzie effettive. Qui, invece, la

domenica 17 maggio 2026

pc 17 maggio - Contro l'imperialismo, la guerra imperialista, la reazione e il fascismo, lo sfruttamento, la miseria e l'oppressione dei proletari e dei popoli

Un testo base per avanzare nella lotta e nell'organizzazione dei comunisti nel mondo

Contro l'imperialismo, la guerra imperialista, la reazione e il fascismo, lo sfruttamento, la miseria e l'oppressione dei proletari e dei popoli.

Per la Rivoluzione Democratica Popolare e la Rivoluzione Proletaria e Socialista in ogni paese del mondo.

Il proletariato mondiale celebra il Primo Maggio in una situazione di crescente pericolo di una nuova guerra imperialista mondiale che rischia di trasformarsi anche in una guerra nucleare.

L'imperialismo sta sprofondando nel pantano della crisi generale e tutti i tentativi di superarla stanno fallendo. Per questo motivo i principali paesi imperialisti (USA/UE/RUSSIA/CINA) si contendono una nuova divisione del mondo per ottenere il controllo delle materie prime e dei mercati in tutti i paesi del mondo.

Ogni giorno l'imperialismo, i suoi Stati, i suoi governi, i suoi partiti parlamentari, i suoi agenti all'interno del movimento operaio e popolare compiono passi concreti verso questa nuova guerra imperialista mondiale.

L'imperialismo statunitense, in particolare, con la presidenza di stampo nazista di Trump, ha innalzato il livello e intensificato la marcia della guerra imperialista; ha dato piena copertura al genocidio del popolo palestinese; ha avanzato nella guerra con la collusione e lo scontro con l'imperialismo russo per la spartizione dell'Ucraina. Poi, prima l'attacco al Venezuela, ora la guerra di aggressione imperialista e

pc 17 maggio - Ideologia e prassi per la costruzione del Partito della rivoluzione nel nostro paese

pc 17 maggio - Nelle scuole e nelle università affermare il vento rosso per una nuova organizzazione della gioventù rivoluzionaria

pc 17 maggio - 60° anniversario della Grande Rivoluzione Culturale Proletaria - oggi celebrazione

 

pc 17 maggio - La linea internazionale dei comunisti marxisti-leninisti-maoisti contro la guerra imperialista


 Gli insegnamenti e gli slogan di Lenin e Mao sono tornati con chiarezza:

Lenin:
"Trasformare la guerra imperialista in una guerra civile"
"L'imperialismo è l'alba della rivoluzione mondiale del proletariato"
"Esiste un solo tipo di vero internazionalismo, ed è quello di lavorare incondizionatamente per lo
sviluppo del movimento rivoluzionario e della lotta rivoluzionaria nel proprio paese, sostenendo (con propaganda, solidarietà e aiuti materiali) questa lotta, questa e solo questa linea in ogni paese senza
eccezioni".

Mao:
"La storia dimostra che le guerre si dividono in due categorie: guerre giuste e guerre ingiuste. Tutte le
guerre progressiste sono giuste, e tutte le guerre che ostacolano il progresso sono ingiuste. Noi
comunisti ci opponiamo a tutte le guerre ingiuste che ostacolano il progresso. Noi comunisti non solo
non ci opponiamo alle guerre giuste, ma vi partecipiamo attivamente. La Prima Guerra Mondiale è un
esempio di guerra ingiusta: entrambe le parti combattevano per interessi imperialisti, ed è per questo
che i comunisti di tutto il mondo vi si sono opposti risolutamente. Il modo per opporsi a una tale guerra
è fare.tutto il possibile per impedirlo prima che scoppi, ma una volta scoppiata, bisogna contrastare la
guerra con la guerra, contrastare la guerra ingiusta con la guerra giusta, quando possibile.

sabato 16 maggio 2026

pc 16 maggio - in occasione del 60° anniversario della Grande Rivoluzione Culturale Proletaria - riedizione del libro - richiedere a pcro.red@gmail.com


 

pc 16 maggio - Dichiarazione politica rilasciata dal Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina in occasione del settantottesimo anniversario della Nakba palestinese

Il Fronte Popolare nel 78° anniversario della Nakba: La lotta contro l'occupazione è una lotta esistenziale e storica, e la resistenza continuerà fino alla sua fine.

La questione dei rifugiati è il fulcro del problema, e il diritto al ritorno è un diritto storico, legale e umanitario inalienabile che non decade con il tempo.

O masse del nostro grande popolo palestinese, o figli della nostra nazione araba, o popoli liberi di tutto il mondo...

Il 15 maggio commemoriamo il 78° anniversario della Nakba palestinese, il crimine storico tuttora in corso perpetrato dal movimento sionista e dalle sue milizie armate, con il sostegno coloniale e imperialista, attraverso lo sfollamento forzato del nostro popolo dalla propria terra e la creazione di un'entità coloniale fondata su massacri, pulizia etnica e terrorismo organizzato. Da quella data, le politiche

pc 16 maggio - Da Palermo a Milano con la manifestazione nazionale per la Palestina di oggi

 Ieri 15 maggio nel giorno della Nakba a Palermo vi è stata una manifestazione per la Palestina con un corteo di alcune centinaia di manifestanti che hanno attraversato il centro storico della città. 

Con il volantino diffuso, ben accolto in particolare da diversi giovani migranti, con alcuni pannelli e locandine affisse lungo il corteo e alla fine nella piazza dove si è concluso il corteo, abbiamo voluto portare la necessità/appello a collegarsi alla importante manifestazione nazionale di oggi 16 maggio a Milano per la Palestina, in un percorso di lotta che sulla scia delle grandissime manifestazioni/scioperi del 22 settembre e 4 ottobre dello scorso anno, deve oggi riprendere e avanzare e la manifestazione nazionale a Milano è una tappa importante in tal senso che può rafforzare le diverse iniziative territoriali a volte troppo ristrette a logiche localiste. 

Così la questione del governo Meloni e della necessaria lotta contro questo governo sempre più complice del genocidio del popolo palestinese con tutto il sostegno a Israele nazisionista non solo economico ma anche idelogico/politico,  un governo contro cui si deve oggi costruire e portare avanti una lotta in ogni ambito  per la sua caduta/cacciata e verso cui non si ci può illudere di "fargli prendere posizione" sulla Palestina, come ha detto alla fine un rappresentante della Cgil,  questo governo che vuole avanzare verso il moderno fascismo aperto e nella politiche di guerra imperialista ha già preso posizione e continua a farlo schierandosi ogni volta con Israele terrorista,  sostenuto in primis dall'imperialismo USA/Trump di cui è servo. 

Così la questione della Resistenza del popolo palestinese e del sostegno incondizionato ad essa che è e deve essere una discriminante della lotta a sostegno della Palestina, la resistenza è viva e continua ad agire senza la quale la “soluzione finale” nazisionista sarebbe terminata da un pezzo





Il volantino diffuso ieri

pc 16 maggio - Gloria eterna a Ibrahim Kaypakkaya - celebrazione oggi in Germania - presente un nostro rappresentante


pc 16 maggio - Sumud anche per noi, compagni. Buona manifestazione di lotta e Resistenza....

La Nakba non è un evento cristallizzato in un giorno ma sangue vivo che sgorga da ferite sempre aperte. Non a caso, i Palestinesi parlano di Al-Nakba Al-Mustamirra, la catastrofe perpetua, che iniziò molto prima di quel fatidico 15 maggio 1948 e che continua con la pulizia etnica di Gaza e di ciò che resta della Cisgiordania.

Il tentativo di annichilire un popolo nel silenzio tuttavia , operazione riuscita con gli indigeni americani, è fallito miseramente. 

La resistenza di questo popolo indomito, la sua strenua capacità di sopportazione all'interno di una terra senza diritti , cosa che ha del soprannaturale, dal momento che l'essere umano per sua natura tende a spostarsi in luoghi in cui sia possibile la propria sopravvivenza, fisica e spirituale, qualora essa sia minacciata ha impedito che ciò accadesse. Il mondo è stato costretto a guardare all'interno di una voragine infernale.

La Nakba è dinanzi a noi, ci costringe a guardarci dentro e ad interrogarci sul senso che vogliamo dare alla nostra presenza su questo pianeta, oggi, ora. Se vogliamo ancora chiudere gli occhi e condannarci ad una vita ed una storia futura in cui i diritti, anche quello alla vita, saranno selezionati sulla base di parametri del tutto arbitrari, o se scegliamo di opporci e contribuire tutti assieme alla caduta ignominiosa della più grande ingiustizia dei nostri tempi, che sta già affogando nello stesso sangue versato. 

La creazione di Israele in Terra palestinese è stata un'ingiustizia cosmica. 

"Non dimenticherò mai la lezione che mi impartì mia madre quando arrivammo in Libano. Ci portarono lì dopo il massacro di Deir Yassin, per proteggerci. Cercammo di prendere delle arance da un albero, ma lei ci diede un colpetto sulla mano: queste arance non sono vostre, le vostre arance sono in Palestina. Le mangerete quando torneremo".

La gente apriva gli occhi al mattino ascoltando Feirouz che cantava della vecchia Gerusalemme, e tutti pensavano che sarebbero presto ritornati a casa. Ed erano le parole che irritavano maggiormente gli israeliani. Quando la generazione del '48 andò ad Amman per ascoltare Feirouz, gli israeliani dissero che andavano a sentir cantare una terrorista. Ricordo le parole di Ghassan Kanafani: siate grandi sopra la terra oppure siate ossa sotto di essa. Ed ogni battaglia che abbiamo combattuto è stata per amore della dignità"

È Leila Khaled, che parla. Il simbolo della generazione del '48 o quella immediatamente successiva ad essa. Coloro che erano bambini durante la Nakba e per i quali la Palestina era il sogno svanito troppo presto, un mito che cresceva insieme a loro, nutrito dalle parole d'amore e di dedizione dei vecchi.

E Leila è anche uno dei simboli della resistenza palestinese. Fu affidato a lei il primo dirottamento di un aereo israeliano, "un aereo imperialista", per dirottare in realtà l'attenzione di un mondo distratto e disinteressato verso il dramma che si consumava in Palestina. "Fu un'azione puramente dimostrativa. A nessuno fu torto un capello. Ma feci cambiare rotta al pilota, e gli chiesi di passare su Haifa, la mia città. Dall'alto la vidi. E piansi".

Sumud anche per noi, compagni. Buona manifestazione di lotta e Resistenza....

pc 16 maggio - con Anan e con tutti i prigionieri palestinesi nelle carceri dell'imperialismo italiano