Il primo giorno 70 % di adesioni. Blocchi stradali delle principali arterie di Madrid.
Manifestanti caricati alla Complutense
Fonti di stamoa e social media spagnoli:
https://www.instagram.com/reel/DeefTA9tSzH/?exln=N3k3MHBpOGt4ZDU2
Il primo giorno 70 % di adesioni. Blocchi stradali delle principali arterie di Madrid.
Manifestanti caricati alla Complutense
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Da ORE 12 del 14.10.26
Diamo un ulteriore aggiornamento dai blocchi degli operai delle Acciaierie di Taranto e dell'Appalto.
Detto questo, oggi le ragioni per bloccare tutto sono aumentate di cento volte, perché il governo sciagurato della Meloni e Urso, con un indirizzo che è condiviso da tutti i governi e rappresenta gli interessi particolari e generali dei padroni, ha partorito nella tarda serata di ieri un decreto che è un rimedio peggiore del male. Bisognerebbe dirgli “lasciate stare, non fate nulla piuttosto che fare decreti di questo genere”.
Cosa si è deciso con questo decreto?
A premessa si dice che il governo interviene sul futuro dell'Ilva con un pacchetto di misure che riguardano la funzionalità degli impianti, il sostegno ai lavoratori, la tutela delle imprese dell'indotto e la reindustrializzazione delle aree disponibili.
Ieri pomeriggio siamo intervenuti alla manifestazione promossa da Cgil a Palermo contro il carovita e il caro prezzi, alcune migliaia i manifestanti con diverse delegazioni di lavoratori del pubblico impiego, operai agricoli, una rappresentanza di operai metalmeccanici, lavoratori precari come i riders, lavoratrici scuola, pensionati, giovani.
Abbiamo diffuso al concentramento e lungo un pezzo del corteo tra i lavoratori e lavoratrici un volantone ben accolto contenente un articolo di Controinformazione rossoperaia su " Le balle della Meloni su inflazione e gli interventi spot del governo fondati sul populismo verso le masse, ma in realtà per non andare ad intaccare i profitti dei padroni" così una buona diffusione è stata fatta del giornale stampato di Controinformazione rossoperaia. Questo volantone è stato anche affisso lungo le vie attraversate dal corteo.
Partiamo da uno studio del Politecnico di Milano, che si basa a sua volta su una ricerca del Banco Alimentare, sulla povertà che esiste in questo Paese e sulla ricchezza. Sulla povertà il Banco Alimentare fa un'analisi abbastanza cruda, non che i dati non si conoscessero, per esempio quelli della povertà assoluta, sono anni che si sbandiera come se fosse una cosa normale il fatto che in questo Paese ci siano quasi 6 milioni di poveri assoluti, ”assoluti” significa che non riescono a mangiare tre volte al giorno, 6 milioni sulla popolazione di oramai 58 milioni di persone. Quindi una bella fetta di persone in questo Paese praticamente non riesce a sopravvivere, e siamo una delle potenze industriali del mondo, come va blaterando la Meloni insieme a tutti i suoi accoliti.
In questo studio si dice che il 56% delle persone in povertà assoluta non riceve alcun sostegno alimentare, perché il Banco Alimentare, insieme ad altri enti che si occupano di dare da mangiare ai poveri, come la Caritas e altri enti, non riesce a coprire tutto lo spettro dei poveri. Quindi il 56% rimane fuori mentre si copre, a quanto pare, soltanto il 44%.
Negli anni è cambiata anche la “povertà” che viene registrata in questo Paese e qui si dice che fino a sei anni fa, prima del covid, erano in maggioranza stranieri, senza tetto o anziani a ritirare pacchi pieni di cibo. Oggi il 77% di chi è aiutato in modo continuativo è rappresentato da famiglie con minori, italiani, il 42% in prevalenza al sud, stranieri dove l’incidenza maggiore al nord. Ci sono poi tanti lavori da basso reddito, quelli che in inglese si chiamano working poor dai tempi di Marx comunque e che sarebbero quelli il cui salario è diventato insufficiente a far fronte ai costi della vita soprattutto nelle grandi città, quelli che non riescono, pur lavorando, a risolvere i problemi dell'alimentazione quotidiana.
Praticamente la cifra complessiva di questi che ricevono il pasto quotidiano è di 1.800.000 persone, quindi rispetto ai 6 milioni di poveri assoluti ne rimangono fuori tantissimi.
Ma in un paese imperialista, nel paese del capitalismo/imperialismo, questo per la borghesia è un dato normale da accettare.
Nessuno si mette in testa di propagandare “la fine della povertà” perché per questo sistema la fine della povertà è impossibile. Le famiglie con i bimbi, gli anziani soli, i disoccupati, le madri con figli, malati cronici, c'è una serie di persone che sono costrette ad andare ogni giorno a cercarsi da mangiare presso questi enti.
Qui addirittura si dice che uno stipendio, in particolare al Nord, tra i 1.500 e i 1.800 euro al mese, è sempre più difficile sostenere i costi di un mutuo, dell'affitto, ecc.
Quindi anche persone che potrebbero permettersi sono costretti ad andare in questi luoghi. Nella sostanza quello che manca è diventato un lusso, dove il “lusso” sarebbe la carne, la frutta, il pesce, l'olio, il caffè, lo studio li definisce addirittura “un miraggio”.
Quindi stiamo parlando di una situazione veramente assurda e incresciosa che però, ripetiamo, nel sistema capitalista è considerata assolutamente normale, con cui convivere, di tanto in tanto qualcuno pensa di fare una propaganda attenuando i problemi che ci sono da questo punto di vista. Ma è una presa in giro colossale, sia dal punto di vista strutturale del sistema capitalistico, perché, a parte il fatto che la ricchezza c'è, ma attenuare come? In che forma? Da dove poi li prendi i soldi visto che dici che non ce ne sono?
Quindi serve solo a buttare fumo negli occhi invece a chiunque contesti davvero i dati della borghesia, il modo di essere della borghesia che prevede che ci siano i poveri, che esistano i poveri e questi indistintamente, partiti politici, enti di vario genere, esprimono non solo un pensiero assolutamente inutile, ma l'ironia e il cinismo stanno nel fatto che dall'altro lato abbiamo la ricchezza che aumenta.
Senza più il Pnrr “È come togliere l'acceleratore. Non ci sarà un crollo degli investimenti, ma l'economia deve trovare altre gambe per crescere. Questa è la sfida vera", dice il direttore generale di Confindustria, Maurizio Tarquini (v. Ansa)
Ma lo ha ribadito
senza sosta anche direttamente il presidente di Confindustria, Orsini!
Insomma sono presi
dal panico della fine dei soldi gratis del Pnnr e chiedono altri interventi per
reperire risorse: "La via è quella di avvicinare il risparmio
privato all'investimento pubblico".
Perché proprio grazie ai soldi pubblici del Pnrr ci sono stati "comparti che si sono retti su incentivi e
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Le 13 octobre 2026, l’acte V de la mobilisation lycéenne a rassemblé jusqu’à 480 000 manifestants à travers le pays pour exiger notamment des moyens pour l’enseignement public, l’abrogation de Parcoursup et la fin de la répression. Partout sur le territoire, de Paris à Toulouse en passant par Lyon et
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infostampa
Gli stabilimenti ex Ilva di Taranto e Genova continueranno a produrre
Gli stabilimenti ex Ilva di Taranto e Genova continueranno a produrre. Per Novi Ligure, invece, i commissari straordinari di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria puntano a individuare una soluzione entro il primo trimestre del 2027, con l’obiettivo di scongiurare la chiusura del sito. È quanto si legge nel documento trasmesso alle organizzazioni sindacali, con il programma degli interventi per contenere gli effetti della contrazione produttiva, salvaguardare i livelli occupazionali e tutelare le imprese dell’indotto.
La comunicazione arriva in una fase delicata della vertenza, mentre a Genova prosegue la mobilitazione dei lavoratori. Dopo tre giorni di presidio in largo Eros Lanfranco, un gruppo di dipendenti ha occupato la Prefettura per protestare contro le prospettive dello stabilimento ligure.
I commissari ribadiscono che le sospensioni tecniche previste tra una fase produttiva e l’altra rientrano in un piano di continuità industriale e occupazionale e non rappresentano una cessazione dell’attività. Per Taranto e Genova è previsto il progressivo richiamo dalla cassa integrazione straordinaria del personale necessario alle lavorazioni.
Per lo stabilimento ionico il programma si basa sugli accordi di laminazione conto terzi avviati con alcune delle principali imprese siderurgiche italiane. I commissari hanno già sottoscritto con tre società ordini per la laminazione di circa 365mila tonnellate di bramme, quantitativi destinati ad alimentare le successive fasi di lavorazione.
Le prime ricadute organizzative riguardano il personale degli impianti marittimi e del trasporto ferroviario, già richiamato dalla cassa integrazione straordinaria per garantire la movimentazione dei materiali necessari alle attività produttive.
Il programma prevede poi il rientro, nei primi giorni di novembre, dei lavoratori addetti all’esercizio e alla manutenzione del Treno Nastri 2, l’impianto destinato alla laminazione a caldo dei semiprodotti. Si tratta di una fase centrale del calendario operativo predisposto per lo stabilimento di Taranto.
La laminazione delle bramme è programmata dal 10 novembre al 14 dicembre 2026. Al termine delle lavorazioni, entro il 19 dicembre, dovranno essere completate le operazioni di messa in sicurezza degli impianti.
Il piano non si esaurisce con il primo ciclo. Una seconda fase è prevista dal 7 gennaio 2027 per tutto il mese, mentre i commissari stanno lavorando per ampliare gli ordinativi già acquisiti e definire nuovi accordi con altri operatori siderurgici. L’obiettivo è garantire ulteriori lavorazioni per l’intero primo semestre del 2027.
L’estensione dell’attività dipenderà dalla conclusione di queste trattative e dalla disponibilità di nuove commesse. Gli ordini già sottoscritti per 365mila tonnellate rappresentano intanto la base del programma di laminazione avviato per il sito ionico.
Per lo stabilimento ligure i commissari confermano la prosecuzione delle attività sulle linee di zincatura, decapaggio e produzione di banda stagnata fino alla fine di novembre 2026, utilizzando i coils attualmente disponibili e impiegando le maestranze.
Parallelamente, sono in corso trattative avanzate con operatori esterni per nuove forniture e accordi commerciali, anche attraverso la laminazione conto terzi. La conclusione delle negoziazioni è attesa entro circa dieci giorni, ma gli accordi non risultano ancora finalizzati.
L’obiettivo è assicurare a Genova una fornitura di 35mila tonnellate mensili di coils: 25mila destinate alle linee di zincatura e decapaggio e 10mila alla produzione di banda stagnata. Il richiamo del personale necessario alla ripresa delle lavorazioni è previsto a partire dall’11 gennaio 2027.
Tra l’esaurimento dei materiali attualmente disponibili, previsto a fine novembre, e l’avvio delle nuove lavorazioni si renderà necessaria una sospensione tecnica di alcune settimane. Secondo i commissari, la pausa non equivale a una chiusura: le linee dovrebbero riprendere regolarmente l’attività una volta disponibili i nuovi materiali e perfezionati gli accordi commerciali.
Più incerta la situazione di Novi Ligure, dove non è stata ancora individuata una soluzione definitiva. I commissari dichiarano di essere consapevoli delle difficoltà affrontate dai dipendenti e confermano l’impegno a individuare condizioni analoghe a quelle previste per Taranto e Genova.
La principale criticità riguarda la disponibilità di coils con caratteristiche tecniche compatibili con gli impianti di laminazione del sito piemontese. L’obiettivo indicato è arrivare, ragionevolmente, entro il primo trimestre del 2027 a una soluzione in grado di sostenere la continuità produttiva.
Al momento, tuttavia, per Novi Ligure non è stato definito un accordo equivalente a quelli già avviati a Taranto o in fase avanzata a Genova.
Il documento dei commissari delinea un programma basato sull’acquisizione di commesse e sulle forniture di materiale da parte di operatori esterni, con il progressivo richiamo dalla cassa integrazione del personale necessario alle diverse fasi produttive.
Per Taranto, i passaggi immediati sono già scanditi: richiamo delle maestranze degli impianti marittimi e ferroviari, rientro del personale del Treno Nastri 2, laminazione dal 10 novembre e messa in sicurezza degli impianti entro il 19 dicembre. La seconda fase è prevista a gennaio, mentre proseguono le trattative per ampliare le lavorazioni nel primo semestre del 2027.
Per Genova, la continuità oltre novembre dipende dalla conclusione degli accordi per le forniture di coils. Per Novi Ligure, invece, resta da risolvere il problema dell’approvvigionamento di materiale idoneo.
I commissari confermano che le sospensioni tecniche previste a Taranto e Genova non costituiscono una cessazione dell’attività, ma intervalli funzionali all’organizzazione delle successive fasi produttive. Il piano punta a contenere gli effetti della contrazione produttiva e a tutelare l’occupazione e l’indotto, ma la sua attuazione dipenderà dalla disponibilità dei materiali e dal perfezionamento degli accordi commerciali ancora in corso.

contro le denunce del 3 ottobre, contro i decreti di sicurezza, in occasione delle due udienze preliminari del 12 e 14 ottobre.
La mobilitazione ha raccolto l’impegno preso il 24 gennaio quando al termine di una grossa manifestazione contro ‘la repressione del dissenso’ in solidarietà ai 37 manifestanti pro Palestina denunciati in seguito alla forte mobilitazione del 3 ottobre scorso contro il genocidio in Palestina e contro il governo Meloni nella giornata di sciopero generale nazionale con le vaste protesta nelle piazze, nelle autostrade, nelle stazioni, Cgil Toscana aveva dichiarato di essere pronta ad indire uno sciopero generale regionale se dalle indagini si fosse passati al rinvio a giudizio di chi aveva manifestato.
Le perquisizioni che hanno portato all'ipotesi dell'associazione a delinquere, sono partite da un'informativa del Servizio centrale operativo della polizia di Stato. Dieci anni fa lo stesso Sco aveva condotto le indagini in un altro caso eclatante in ambito migratorio: quello contro l'ong Iuventa, e anche quella volta l'attacco della polizia e dello Stato è stato respinto!
Avevamo riportato in un articolo-contributo precedente il nuovo attacco della polizia ai medici che si occupano di Cpr [https://proletaricomunisti.blogspot.com/2026/09/pc-19-settembre-cpr-sbatti-il-medico-in.html] adesso la cassazione per il momento ha respinto il nuovo attacco come riporta l'articolo del quotidiano il manifesto di oggi.
Dottoresse sospese
per i certificati nei Cpr. La Cassazione annulla
Guardia medica Primo
punto a favore dei medici indagati dalla procura di Ravenna per le mancate
idoneità al trattenimento. I difensori: «La Suprema Corte restituisce dignità
personale e professionale»
La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio le misure
cautelari contro le tre dottoresse sospese dal servizio professionale
nell’ambito delle indagini sul mancato rilascio delle idoneità al trattenimento
nei Cpr.
NELL’INCHIESTA PARTITA dalla procura di Ravenna erano coinvolti originariamente otto medici. A loro, dopo le perquisizioni in diverse città italiane della metà dello scorso settembre, si è aggiunto
“L’Italia è in guerra”. Così lo Stato difende il segreto sulle armi. Per l’Avvocatura di Stato siamo già nel “terzo conflitto mondiale a pezzi”. Questo è il titolo in prima pagina del il Fatto quotidiano di ieri. L’Avvocatura dello Stato risponde al ricorso legale, sostenuto dalle mobilitazioni cittadine organizzate dal Coordinamento popolare contro i traffici di armi nel porto di Ravenna - questa trasmissione di ORE12/Controinformazione rossoperaia viene fatta oggi proprio da Ravenna - al ricorso della giornalista Linda Maggiori assistita dall'avvocato Maestri che, tra l'altro assiste i 32 denunciati per blocco stradale durante le mobilitazioni per la Palestina al Porto a novembre scorso.
Quali sono i passaggi di questa vertenza legale?
La vicenda nasce nel 2025, quando vengono scoperti alcuni traffici di armi verso Israele passanti dal porto di Ravenna.
A gennaio 2026, la giornalista Linda Maggiori fa un accesso generalizzato agli atti alle Dogane per avere dati aggregati sulle armi in export e in transito dal porto di Ravenna e sulle relative destinazioni.
Le Dogane oppongono un diniego per motivi di sicurezza nazionale.
Assistita dall'avvocato Andrea Maestri, la giornalista fa ricorso al TAR.
A inizio luglio 2026, il TAR accoglie parzialmente il ricorso: si devono divulgare i dati aggregati sulle armi, ma si possono celare le destinazioni.
Le Dogane si oppongono di nuovo e si rifiutano di svelare anche i dati sul traffico di armi; assistite dall'Avvocatura dello Stato, si appellano al Consiglio di Stato per non divulgare nulla, motivando che il porto di Ravenna ha una “rilevanza militare nel contesto di una guerra mondiale ibrida e a pezzi che coinvolge anche l’Italia”.
8 ottobre: c’è l’udienza finale presso Consiglio di stato a Roma e mobilitazione cittadina in contemporanea a Ravenna.
L'Avvocatura dello Stato difende l'operato del governo, difende la sua scelta guerrafondaia, l’Avvocatura attribuisce al porto commerciale di Ravenna una “rilevanza militare complessiva” e una “strategicità nel dispositivo difensivo marittimo complessivo della Nazione ”. Sostiene inoltre che la diffusione dei dati attraverso i mezzi d’informazione permetterebbe alle potenze straniere di conoscere il ruolo strategico dello scalo. Un rischio da scongiurare, appunto, perché sarebbe in corso una guerra mondiale ibrida che coinvolge anche il nostro Paese. La trasparenza è quindi rappresentata come un pericolo, mentre la rilevanza militare dello scalo, per la prima volta, viene rivendicata apertamente dallo Stato (da Il Fatto Quotidiano).
Siccome siamo dentro fino al collo in questa guerra e ci ha trascinato il governo Meloni/Crosetto per loro i lavoratori e le masse devono rimanere all'oscuro, così come devono rimanere anche in silenzio! E questo è inaccettabile, denunce e mobilitazioni si devono mettere in campo per fermare questa scelta di guerra che non vogliamo.
Così la Meloni si è espressa all’assemblea di Assolombarda lunedì 12 ottobre:
"Clima vorticoso necessario dialogare con chi tiene acceso il motore di questa nazione….Il cuore produttivo di questa nazione 7000 aziende 400mila addetti 12% prodotto interno nazionale"
Mardi dernier, lors d’une précédente journée de manifestations, entre 266 000 (selon les autorités) et 450 000 manifestants (selon les organisateurs) avaient été recensés dans l’Hexagone, dont entre 56 000 et 100 000 à Paris.
Émaillée de sérieux incidents, et interrompue avant son terme, à cause d’une centaine d’individus violents, sur 11 000 participants selon la préfecture, la manifestation de Lyon a été le théâtre de violences policières inédites.
« Plusieurs membres du service d’ordre du SNES-FSU, bien identifiables avec leurs chasubles, ont été frappés lors de charges policières », indique François Jandraud, secrétaire départemental du SNES-FSU, présent sur place. Selon le responsable départemental, un enseignant du syndicat a été admis aux
Stamattina verso le 8,30 la presenza degli operai diretti e appalto sembrava anche più grossa di ieri. Sono sempre presidiatiùe la via Appia, e la 106 - Oggi a differenza di ieri il varco in cui transitano i camion per l'Eni è chiuso.
Lo spirito che si percepisce è in generale ottimista, nonostante una parte dei lavoratori ha passato la notte ai blocchi. Stamattina si deciderà fino a quando continuarli.
Da poco (verso le 14) è arrivato un comunicato di Fim, Fiom, Uilm nazionale che estende lo sciopero di altre 48 ore, anche Usb aderisce. Quindi è sciopero ad oltranza fino a che non arrivano novità da Roma. Ora, rispetto a stamattina c'è meno gente.
Il varco dell'Eni resta chiuso e i camion sono fermi; questo sta portando ad una carenza di rifornimento alle stazioni di servizio.
Tra gli operai gira voce che, per questo motivo, domani potrebbero arrivare agenti antisommossa per sgomberare i blocchi.
Da Slai cobas
"Grande il disordine sotto il cielo - ma la situazione è eccellente. Che cento fiori sbocciano" - ma molti sbocciano con appassite visioni e proposte ingenue o strampalate da parte di sindacalisti.

La decisione di Acciaierie d'Italia di fermare tutti gli impianti dell'ex Ilva "non rappresenta un atto dovuto", ma una scelta che punta alla chiusura dello stabilimento, alla cassa integrazione di massa e ai licenziamenti nell'appalto.
È la posizione espressa dallo Slai Cobas per il Sindacato di Classe, che chiede la prosecuzione della mobilitazione e rilancia la richiesta di una trattativa sul futuro del siderurgico direttamente a Taranto.
«La decisione di Acciaierie d'Italia di fermare tutti gli impianti dell'ex Ilva, indipendentemente dalla sentenza della Cassazione e da qualsiasi misura finalizzata a salvaguardare lavoro, salario, salute e sicurezza, non rappresenta un atto dovuto. Al contrario, si tratta di un'inaccettabile scelta che punta alla chiusura degli stabilimenti, alla cassa integrazione di massa e ai licenziamenti nell'appalto».
Secondo il sindacato, il provvedimento «vanifica gli incontri tenuti a Roma e sul territorio, creando un fatto compiuto che lascia migliaia di lavoratori senza soluzioni e senza una prospettiva concreta per il futuro».
«Come Slai Cobas abbiamo sostenuto tra i lavoratori che questa situazione doveva essere impedita attraverso un'azione diretta all'interno della fabbrica, con il coinvolgimento di tutte le organizzazioni sindacali. Questo non è avvenuto ed è stato un errore».
Il sindacato chiama in causa anche il Governo: «Oggi è necessario chiedersi: quale gioco sta facendo il Governo? Per conto di quali interessi e quale soluzione reale si sta lavorando per Taranto?».
Da qui l'appello a rafforzare la mobilitazione. «Di fronte a questa situazione la risposta dei lavoratori