venerdì 6 febbraio 2026

pc 6 febbraio - info solidale: Firenze. Fratelli d’Italia e Lega puntano il dito contro il CPA

 Centro Popolare Autogestito Firenze Sud


Dopo il corteo di sabato scorso a Torino, che vorrebbero ridurre a semplice questione di ordine pubblico affinché non si parli del dato politico che esso rappresenta, Lega e Fratelli d’Italia continuano nella corsa esasperata verso lo Stato di polizia.

A Firenze puntano il dito contro il CPA Firenze Sud e invitano a una “riflessione sui centri sociali”.

Giusto per capirsi: un corteo di decine di migliaia di persone durante il quale si producono anche scontri con la polizia diventa motivo per approvare d’urgenza un nuovo decreto sicurezza.

Noi ci guardiamo alle spalle e allora non capiamo proprio quale sia il metodo… oppure, purtroppo, lo capiamo troppo bene!

Ci chiediamo:

pc 6 febbraio - ORE 12 Controinformazione rossoperaia - Combattere la narrazione tossica del governo e i suoi strumenti con la costruzione del fronte e la fiducia in proletari e masse

pc 6 febbraio – Accordo India-Ue… l’imperialismo italiano deve fare in fretta “chiudendo gli occhi sui diritti”!

 

L’India di Narendra Modi, fascista indù, responsabile del massacro delle popolazioni tribali di tanti Stati federali del Paese, è in pieno ribollio sociale, economico e politico.

Il ribollio sociale è stato manifestamente e clamorosamente dichiarato da Modi stesso e il suo ministro degli interni Amit Shah quando alcuni mesi fa hanno annunciato pubblicamente di voler mettere fine al “terrorismo maoista” entro il 31 marzo di quest’anno!

Questo “… approccio spietato al naxalismo” come lo ha chiamato Shah, serve in realtà a portare fino in fondo il programma fascista indù di fare dell’India un Paese con una sola religione, l’induismo, e una “India forte, sicura e prospera” economicamente che fa “sforzi incessanti per uno sviluppo onnipervasivo”, sforzi per non essere più un paese fonte solo di materie prime e forza lavoro a basso costo, sforzi che servono per arrivare al 2047, nel centenario dell’Indipendenza dall’imperialismo inglese, come “nuova potenza mondiale”.

A questo servono gli accordi economici, politici e militari che l’India ha messo in campo in questi ultimi anni e che sono inseriti pienamente dentro i tentativi di trovare una via d’uscita dalla crisi mondiale.

Dentro questo percorso l’Italia della fascista Meloni vuole trovare il suo posto… e l’intervista ad un esperto come Armellini ex ambasciatore di Nuova  Dehli spiega non solo l’approccio dell’India sull’accordo con l’Unione Europea ma anche il ruolo dell’Italia in tutto questo.

Innanzi tutto definisce l’accordo non “la madre di tutti gli accordi” ma ““minimale ma storico”… questo per ridimensionare in parte l’enfasi dei paesi dell’imperialismo europeo, avvertendo che “Narendra Modi cambia atteggiamento perché si sente forte, ma non cerca mai alleati, al limite dei partner. E l’Italia ora non perda terreno”. 

Nell’accordo, dice Armellini, che è stato il più lungo perché le trattative sono durate 28 anni!  c’erano due linee rosse: l’agricoltura, che rappresenta una grossa fetta del Pil, e i servizi. Due settori che per adesso sono infatti rimasti fuori dall’accordo.

La caratteristica principale che vuole mettere in risalto l’ex ambasciatore è che “L'India ha sempre visto con una certa indifferenza l’Ue. Ora ha cambiato atteggiamento e si sente abbastanza solida per porsi da protagonista di primo piano. Ancora non è a quel livello, ma la strada è tracciata. L’agricoltura era un problema, perché Modi sa che elettoralmente è un serbatoio. Sono aperture modeste, direi minimal, ma segnano un punto politico: il premier si sente sufficientemente forte per affrontare le rivolte contadine che ci saranno..”

pc 6 febbraio - Ex Ilva: solo cassa integrazione e nessuna soluzione da parte di padroni e governo

da ORE 12 Controinformazione rossoperaia del 05.02.26

Torniamo a fare il punto sui grandi gruppi industriali che sono in sofferenza che di conseguenza viene scaricata sugli operai diretti e indiretti dell'appalto, vale a dire che ritorniamo sulla questione ex Ilva.

Sulla questione ex Ilva viene sempre più alla luce come la soluzione che punta sull'acquisizione da parte del fondo americano Flacks sia quando mai fragile e senza prospettive sia industriali, sia ambientali e sia occupazionali. Si assiste all’azione quasi disperata del governo Meloni/Urso che è corresponsabile insieme ai precedenti governi della profondissima crisi scaricata sugli operai e sulle masse popolari in particolare a Taranto e che ora cerca disperatamente di supportare il fondo americano per potere effettivamente andare alla presa di possesso dell'ex Ilva da parte di esso.

Nello stesso tempo la situazione nella fabbrica continua ad essere profondamente negativa per i lavoratori. La maggior parte dei lavoratori dell'Ilva - o una parte rilevante di essi - in particolare a Taranto sono in cassa integrazione e ora fronteggiano la richiesta di rinnovo della cassa integrazione dato che la precedente scade il 28 febbraio. La nuova richiesta di cassa integrazione riguarda 4.450 lavoratori su un organico attualmente complessivo di circa 10.000 operai (per l’esattezza 9702) a partire dal 1 marzo per 12 mesi, sono più o meno la metà dei lavoratori per cui si chiede la cassa integrazione e la gran parte è concentrata su Taranto che dovrebbe avere 3.803 cassa integrati di cui 2.599 operai e 801 tra impiegati a quadri, 647 invece sarebbero gli operai interessati della cassa integrazione a Genova, a Novi Ligure e a Racconici.

Sui 4.450 cassa integrati ci era stata già una opposizione, una rottura, tra l'Ilva e i sindacati, quindi già la cassa integrazione che è incorso non è stata firmata dai sindacati ed è una cassa integrazione unilaterale gestita interamente dai commissari di nomina governativa.

Non è successo assolutamente niente e rimane quindi questa situazione, i cassaintegrati invece di diminuire aumentano, si passa appunto dagli attuali 4.050 ai 4.450 di adesso.

A Taranto questo dipende dal fatto che è in funzione un solo altoforno e che non ci sono stati ulteriori sviluppi sia sul piano degli impianti che industriali e tale e che delle soluzioni di conseguenza si va a un aumento della cassa integrazione e a una proroga.

L'azienda dei commissari che gestiscono l'azienda motivano questa nuova cassa integrazione con frasi del genere: “la crisi finanziaria e industriale che è interessata Acciaierie d’Italia prodotte negative effetti sulla capacità produttiva nel medio termine e si è aggravato lo squilibrio dei fattori produttivi. A Taranto in particolare abbiamo una produzione che non riesce e né si prevede che possa superare a breve un milione e mezzo o un milione e otto tonnellate di acciaio. Un eventuale incremento potrà avvenire solo se ripartiranno gli altoforni 2 e 4 ma anche in questo caso non si supererebbe i due milioni e mezzo di tonnellate”.

Questo vuol dire che sostanzialmente per un organico che secondo i piani dovrebbe essere in grado di fare una di 6 milioni di tonnellate di acciaio a fronte di una produzione di 2 milioni e mezzo comporta che la maggior parte, una parte rilevante dei lavoratori - soprattutto a Taranto - andranno in cassa integrazione e, se non si svilupperà diversamente il piano industriale una volta che sarà segnato a qualcuno, tutta questa cassa integrazione è destinata a costituirsi i massicci esuberi.

Chiaramente questa situazione mette i difficoltà i vertici sindacali di Fim/Fiom/Uilm e USB nel rapporto con i lavoratori perché i sindacati continuano ad essere in questa situazione dei puri registratori degli enti certificatori di scelte che ricadono sui lavoratori.

pc 6 febbraio - Fuori Israele genocida dai porti/Basta guerre! 6 febbraio Ravenna-presidio con corteo in occasione dello sciopero internazionale dei porti

lo Slai Cobas per il sindacato di classe di Ravenna partecipa e aderisce 

Il Porto di Ravenna ha un ruolo centrale nel sistema-porti in Italia nel transito e carico/scarico di armi e di componenti belliche verso Israele nazi-sionista.

Governo Meloni e istituzioni complici!

Contro la repressione che a Ravenna ha colpito 32 attivisti della solidarietà alla Palestina


A Ravenna ore 15:00

concentramento Autorità Portuale Ravenna 

(Via Antico Squero 31) 







pc 6 febbraio - Torino: escono dal carcere i tre manifestanti arrestati per la manifestazione nazionale del 31 gennaio. Intervista all’avvocato Gianluca Vitale

Intervista all’avvocato Gianluca Vitale

su radio onda d'urto

Sempre a Torino, dopo il corteo di 50mila persone per Askatasuna e contro il governo Meloni, ci sono 24 denunce a piede libero per resistenza, violenza a pubblico ufficiale, travisamento, inosservanza ai provvedimenti delle autorità. Tutto è in capo alla Procura, che ha aperto un’altra inchiesta, al momento contro ignoti, con l’ipotesi di devastazione, mentre proprio oggi – mercoledì 4 febbraio – e proprio in Procura a Torino via agli interrogatori precautelari per una ventina di giovani e giovanissimi (diversi sono minorenni) dei Collettivi Studenteschi, indagati per le manifestazioni in solidarietà con la Palestina, contro guerra e governo fra settembre e novembre. La procura ha già chiesto per loro un’altra ondata di misure cautelari e restrittive.

Da ultimo, il 13 aprile, data comunicata (nelle ore successive al corteo del 31 gennaio) per l’apertura in Corte d’appello a Torino del secondo grado del processo con cui un folto gruppo di compagne-i antagonisti torinesi, in particolare sempre di Askatasuna, sono accusate-i di…associazione per delinquere. In primo grado, da questo capo d’accusa, tutti gli imputati erano stati assolti.


6 febbraio - MILANO 7 FEBBRAIO: CORTEO NAZIONALE INSOSTENIBILI/OLIMPIADI: SPEZZONI PALESTINA E DIRITTO ALL'ABITARE

 



Associazione dei Palestinesi in ItaliaMilano.

FUORI ISRAELE DALLE #OLIMPIADI !

NO ALLA NORMALIZZAZIONE DEL GENOCIDIO !

Sabato 07 Febbraio - #MILANO

Ore 15:00

MILANO, PIAZZA MEDAGLIE D’ORO (P.TA ROMANA M3)

Mentre #Gaza viene distrutta, con migliaia di vittime civili, fame, assedio, prigionieri torturati e colonizzazione continua, l’occupazione sionista viene accettata nello sport internazionale come se nulla stesse accadendo.

Lo sport non può coprire crimini di guerra.

No allo sportwashing, no agli sponsor complici.

L’antisionismo non è antisemitismo.

Solidarietà al popolo palestinese, libertà per tutti i prigionieri.

Dalla Palestina all’Italia: no alla normalizzazione no alla complicità no alla repressione



pc 6 febbraio - imperialismo americano oggi



 

pc 6 febbraio - Genova manifestazioni antifasciste - “Chiudere i covi fascisti, aprire spazi sociali”

 verso la manifestazione del 14 febbraio

Manifestazioni alla Foce, antifa e antagonisti “chiamano” Silvia Salis: “Chiudi i covi fascisti, apri spazi sociali”

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Genova. Continua il dibattito pubblico sul caso delle “manifestazioni alla Foce“, quartiere che da tempo ospita con crescente periodicità cortei e presidi organizzati da antagonisti e attivisti di Genova Antifascista contro la presenza della sede di Casapound, movimento di estrema destra. Dopo il polverone sollevato dall’esposto depositato da un comitato di residenti, dopo l’interrogazione sul tema depositata dai partiti di centrodestra in municipio, arriva la risposta degli “antifa” a cui si è aggiunta, poche ore dopo, quella degli autonomi del Buridda, che rilanciano, chiamando in causa la nuova amministrazione cittadina.

In un post intitolato “Uno sguardo a destra e uno a sinistra”, dopo aver osservato come la “destra istituzionale si compatta attorno ai piagnistei dei loro nipotini politici di CasaPound”, Genova Antifascista bussa alle porte di Tursi, chiedendo un intervento sul tema: “Dall’altra parte invece vediamo tanta stanchezza, poverini le giunte precedenti hanno lasciato tutto in disordine e per rimettere tutto a posto devono fare addirittura gli straordinari – puntualizza sarcasticamente il post – qualche ritardo e qualche dimenticanza la capiamo, ma sappiamo che il tema della chiusura delle sedi fasciste a loro sta veramente a cuore, per davvero. Li abbiamo visti in prima linea a Sestri Ponente e all’istituto Leonardo Da Vinci – punzecchiano – li abbiamo visti schierarsi nelle scorse legislature contro le giunte precedenti che coltivavano rapporti con esponenti di CasaPound e Lealtà Azione, e siamo certi che anche questa volta faranno la loro parte! Non si tireranno indietro, ed insieme a tutte le forze democratiche ed antifasciste si impegneranno a modo loro a far si che quei covi fascisti vengano chiusi per sempre”.

pc 6 febbraio - Lavoratori portuali contro la guerra oggi - info solidale

sciopero e presidio a Genova

Tornano in piazza i lavoratori portuali di Genova. Una manifestazione indetta, a livello internazionale, per la giornata di venerdì 6 febbraio. Alla base il contrasto al traffico d'armi nei porti che alimenta le guerre. A Genova il concentramento è previsto a varco San Benigno alle 18,30. Da lì possibile corteo fino alla piazza davanti alla Stazione Marittima ma tutto verrà deciso sul momento. Uno sciopero che in Italia vede la partecipazione dell'Usb (Unione sindacale di base) con l'adesione da parte del Calp (Collettivo autonomo lavoratori portuali di Genova).

Le motivazioni della protesta

Diverse e numerose le motivazioni che hanno portato allo sciopero. Una protesta, si legge nel volantino diffuso, che nasce "per garantire che i porti europei e mediterranei siano luoghi di pace e liberi da qualsiasi coinvolgimento nella guerra; per opporsi agli effetti dell'economia di guerra sui nostri salari, pensioni, diritti e condizioni di salute e sicurezza; per bloccare tutte le spedizioni di armi dai nostri porti verso il genocidio in Palestina e verso qualsiasi altra zona di guerra, e per chiedere un embargo commerciale su Israele da parte dei governi e delle istituzioni locali; per opporsi al piano di riarmo dell'UE e per fermare l'imminente piano dell'UE e dei governi europei di militarizzare i porti e le infrastrutture strategiche; per respingere il riarmo come alibi per introdurre ulteriore privatizzazioni e automazione dei porti".

Manifestazioni in tutto il mondo

Una manifestazione globale. Partecipano infatti i sindacati Enedep di Grecia, Lab dei Paesi Baschi, Liman-Is di Turchia, ODT del Marocco e USB in Italia. In sciopero i lavoratori portuali di circa 21 tra porti europei e del Mediterraneoda Tangeri a Mersin, passando Bilbao, da gran parte dei porti italiani e dal Pireo ed Elefsina,

Ecco l’elenco delle iniziative in Italia indette per quel giorno:

Genova - ore 18.30 - Varco San Benigno

Livorno – ore 17.30 - piazza 4 Mori

Trieste – ore 17.30 – Cia K. Ludwig Von Bruck presso autorità portuale Trieste

Ravenna – ore 15.00 Via Antico Squero 31 (Autorità Portuale)

Ancona – ore 18.00 Piazza del Crocifisso

Civitavecchia – ore 18.00 – Piazza Pietro Gugliemotti

Salerno - ore 17.00 – varco principale al porto

Bari - ore 16:00 - Terminal Porto

Crotone – ore 17.30 - Piazza marinai d’Italia presso l’entrata del porto.

Palermo – ore 16.30 - Varco Santa Lucia

Cagliari - ore 17:00 - via Roma lato porto

Le manifestazioni nei porti europei:

Pireo (Grecia) - Appuntamento alle 10.30 l.t. davanti all’ingresso principale del porto

Elefsina (Grecia) – Appuntamento alle ore 10.30 l.t davanti all’ingersso principale del porto.

Bilbao (Paesi Baschi) – Ore 10.00 preso il porto

Pasaia/ San Sebastian (Paesi Baschi) - ore 10.00 presso il porto

Mersin (Turchia) - ore 10.30 l.t. terminal porto

Tangeri (Marocco) - ore 10.00 presso l’ingresso del porto.

Sono inoltre arrivate adesioni in supporto e solidarietà da altri porti europei tramite gruppi indipendenti di lavoratori portuali e movimenti sociali e politici: Amburgo, Brema e Marsiglia. Dagli Stati Uniti solidarietà dal sindacato di Minneapolis SEIU Local 26, tra i protagonisti degli scioperi generali contro l'Ice. In Colombia l’iniziativa del movimento “Green go home” davanti all’ambasciata Usa di Bogotà. Manifestazione anche dal sindacato dei lavoratori petroliferi del Brasile.

pc 6 febbraio - nelle scuole di Roma - Alziamo la testa! Non lasciamoci silenziare! - una lettera ricevuta

 

I can't breathe - Salvo Bullara

Care colleghe, cari colleghi,

domani, venerdì 6 febbraio, si riunirà il Consiglio d'istituto del nostro liceo per discutere il punto all'odg "Informativa sull’evento del 26/01/2026". Consiglio di assistere alla seduta, in qualità di uditori, per comprendere meglio alcuni fatti che ci riguardano e avviare un processo di confronto.

In questo tempo difficile di arroganza e di guerra è diventato più problematico esprimersi nelle piazze, come nel web, negli ambienti di lavoro e di apprendimento. I segnali inquietanti di restrizione progressiva della libertà d'espressione, d'insegnamento, di riunione, di protesta, di sciopero suscitano in molti preoccupazione e allarme.
Dai palazzi del potere l'indicazione generale è chiara: non disturbare il manovratore impegnato nella guerra esterna e interna. Questo vento reazionario sembra abbattersi in particolare sulle scuole, minacciate da un soffocante clima di censura di fronte al quale abbiamo il dovere e il diritto di alzare la testa.
La trasmissione televisiva "Report" qualche giorno fa ha dato visibilità nazionale all'annullamento della conferenza sulla Palestina prevista per il 24 di ottobre 2025 nel nostro liceo. Gli studiosi che avevamo invitato, tra cui lo storico di fama internazionale Ilan Pappé, sono stati imbavagliati per assecondare i proclami di un politicante della Lega che confonde Dante con Topolino.

pc 6 febbraio - Genova contro la militarizzazione


 

pc 6 febbraio - Almeno 45 manifestanti feriti dalle forze dell’ordine durante gli scontri di sabato a Torino e mostra chi sono gli aggressori e chi gli aggrediti

 info stampa

8 intossicazioni da gas, 10 feriti a braccia e gambe, 2 persone colpite in modo violento dai lacrimogeni. I numeri dei collettivi che si sono occupati del soccorso medico

TORINO – Sono almeno 45 i manifestanti che sono stati feriti dalle forze dell’ordine durante gli scontri di sabato scorso. A riferirlo è sono i militanti di Askatasuna, che citano i numeri di diversi collettivi che si occupano di soccorrere le persone in difficoltà nelle manifestazioni di piazza

Nel comunicato dei manifestanti si legge che ci sono state”8 intossicazioni da gas e crisi respiratorie, di cui 1 attacco di panico con crisi respiratoria evacuato in ambulanza ed 1 con perdita di coscienza. Incalcolabili intossicazioni minori.

Contusioni, ferite e traumi agli arti ed al corpo: almeno 10 lesioni o ferite agli arti, la maggior parte alle mani durante la fuga; almeno 2 da impatto diretto di lacrimogeni, 1 ferita alla mano suturata. 6 contusioni su corpo e arti per manganelli o da impatto diretto di lacrimogeni. 2 ferite lacero-contuse alle gambe ed 1 escoriazione per caduta durante la fuga. Numerose contusioni ed escoriazioni minori agli arti”.

pc 6 febbraio - la repressione a Torino e i conseguenti processi mostrano la giustezza delle iniziative contro la leonardo

info stampa 

Assalto allo stabilimento Leonardo di Torino, 16enne affidato a una comunità: pietre, bottiglie, fumogeni e petardi contro la polizia, più di 30 lanci verso gli agenti

di Alberto Giulini

È accusato di resistenza aggravata a pubblico ufficiale, travisamento e danneggiamento durante la guerriglia del 3 ottobre 2025: ripreso dalle telecamere di videosorveglianza, a tradirlo una felpa rossa e una sciarpa gialla

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Quando il corteo raggiunge lo stabilimento di Leonardo, dopo una lunga marcia in corso Francia, a Torino, è il primo a farsi avanti e avvicinarsi alla cancellata. Ha il volto scoperto e indossa una vistosa felpa rossa, nascosta solo in parte da uno smanicato di colore nero. È giovanissimo, ha appena 16 anni e non è un «volto noto» delle piazze torinesi, ma ci mette pochi minuti a prendersi la scena e diventare uno dei principali protagonisti dell’assalto. Il suo viso viene subito ripreso dagli operatori polizia scientifica, mentre le telecamere di videosorveglianza dall’alto immortalano tutte le sue azioni. E così, al termine di un’indagine della Digos, per il 16enne è scattato il collocamento in comunità. Il giovanissimo dovrà rispondere di resistenza aggravata a pubblico ufficiale, travisamento e danneggiamento per la guerriglia urbana davanti allo stabilimento di Leonardo, la mattinata del 3 ottobre. La misura cautelare, disposta dal gip del tribunale per i Minorenni di Torino, è stata eseguita giovedì mattina, 5 febbraio, dagli agenti della questura di Torino. Il 16enne dovrà andare in comunità e, in attesa di individuare la struttura, sarà sottoposto alla permanenza in casa.


Il suo nome è iscritto nel registro degli indagati per i disordini del 3 ottobre, in occasione di una mobilitazione oceanica per la Palestina. In quella lunga giornata di proteste, scattate in mattinata con il tentativo di entrare alle Ogr e terminate a notte fonda con la guerriglia davanti alla prefettura, uno spezzone di circa 4 mila persone ha raggiunto lo stabilimento torinese di Leonardo, in corso Francia. Il colosso dell’aerospazio, ritenuto «complice del genocidio del popolo palestinese», è stato preso d’assalto per un’ora dai manifestanti. Le forze dell’ordine schierate dietro le cancellate sono state bersagliate con pietre e bottiglie e hanno risposto con un fitto lancio di lacrimogeni

Tra i protagonisti dell’assalto c’è anche il 16enne, tra i primi ad avanzare quando il corteo raggiunge il civico 426 di corso Francia. Il giovanissimo è tra i più attivi, con il passare dei minuti e l’intensificarsi della guerriglia indossa anche una sciarpa gialla per coprirsi il viso. Ma è troppo tardi, le immagini della scientifica lo hanno ormai ripreso in maniera nitida. E così è possibile ricostruire un ruolo di primo piano: il 16enne è protagonista di oltre trenta lanci tra pietre, bottiglie di vetro, un cassonetto, fumogeni e petardi verso lo schieramento di polizia. Una condotta che gli varrà il collocamento in comunità con le accuse di resistenza aggravata, travisamento e danneggiamento.

Il nome del 16enne si aggiunge così a quelli di diversi altri indagati. La guerriglia del 3 ottobre davanti allo stabilimento di Leonardo spicca nel fascicolo che ha spinto la Procura di Torino a chiedere gli arresti domiciliari per 18 militanti antagonisti, tra cui diversi attivisti di Askatasuna, indagati per i disordini nelle mobilitazioni dello scorso autunno. È prevista venerdì 6 febbraio l’ultima di tre giornate di interrogatori preventivi che potranno orientare la decisione del gip sull’applicazione delle misure cautelari. L’assalto alla Leonardo è inoltre menzionato nel decreto di perquisizione e sequestro che, il 18 dicembre, ha permesso alla Digos di entrare nel centro sociale di corso Regina Margherita e dare il via alle operazioni di sgombero.

giovedì 5 febbraio 2026

pc 5 febbraio - Un gruppo di insegnanti ha lanciato una settimana contro la censura nelle scuole - info

4 Febbraio 2026 - 15:00

Dal 9 al 13 febbraio ci sarà una settimana di mobilitazione per la libertà di insegnamento, organizzata dall’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università e da Docenti per Gaza. Di fronte alle recenti ispezioni negli istituti che avevano osato parlare del genocidio in Palestina e alle circolari che cercavano di «orientare, limitare e censurare l’autonomia didattica dei docenti e delle docenti», questi ultimi hanno deciso di reagire. «Se rinunciamo a parlare di Palestina e di diritti violati e a scegliere autonomamente gli esperti che devono entrare nelle nostre scuole, allora avranno avuto ragione a “colpirne uno per educarne cento!”», scrivono gli organizzatori, invitando i colleghi docenti a prendere parte alla settimana di mobilitazione prevista dal 9 al 13 febbraio. L’obiettivo è creare una fitta rete di incontri, interventi e presidi sui territori, intorno al tema della “crisi del diritto internazionale: catastrofe e opportunità”.

La narrazione a senso unico che in questi due anni ha contornato il genocidio in Palestina ha trovato una scorta nella repressione del dissenso, anche nelle scuole e università, luoghi in teoria deputati alla formazione del pensiero critico. A dicembre, circa 500 istituti hanno aderito all’iniziativa di Docenti

pc 5 febbraio - Su Stellantis info

 Su stellantis e le dichiarazioni di Eddy Lazzi dopo il 31 

Il 30 gennaio il governo con il ministro D’Urso ha convocato un incontro per ricomporre il dialogo tra Stellantis le istituzioni locali e i sindacati al Mimit, il famigerato ministero che si occupa di crisi industriali dove le speranze dei lavoratori coinvolti in queste crisi muoiono, ma al tavolo i sindacalisti possono digliene quattro ai padroni.

L’amministratore delegato Filosa ha annunciato che il nuovo piano industriale non è disponibile ma che verrà presentato a maggio nella città di Detroit, che sarà un passaggio chiave, ‘per illustrare agli investitori e al mercato le linee guida della strategia del gruppo, in una fase di profonda trasformazione dell’industria automotive, tra transizione elettrica, digitalizzazione e revisione degli asset produttivi a livello globale.’

Un incontro svuotato già in partenza, diventato teatro per le nuove promesse del responsabile europeo Stellantis Castellano, con gli operai convocati in un presidio dai vari stabilimenti, lasciati impotenti a fare da controfigura nella stretta via del ministero.

In mezzo, per il governo già schierato con Stellantis, il ministro D’Urso che ha vantato meriti per aver rallentato la svolta green e Fiom Fim Uilm a riportare senza effetto alcuno i numeri della condizione produttiva ed operaia negli stabilimenti del gruppo Stellantis in Italia oggi.

A partire dal forte stato di ansia e di preoccupazione delle lavoratrici e lavoratori del gruppo compresi quelli della componentistica, per la situazione allarmante con il 60% degli operai del gruppo che usa la casssa integrazione, per la produzione ai mimini storici, per 10000 operai in meno in soli quattro anni.

Hanno richiesto di accelerare le scelte per i nuovi modelli per evitare il tracollo di alcune fabbriche.

pc 5 febbraio - ORE 12 Controinformazione rossoperaia - Ex Ilva: solo cassa integrazione e nessuna soluzione da parte di padroni e governo

 

pc 5 febbraio - Formazione marxista - Marx sempre più necessario - Riprende il 10/2 da Taranto

In tempi in cui il marxismo sembra dimenticato, noi lo riconsegniamo con forza agli operai, ai giovani, alle donne.

I proletari senza marxismo non hanno gli strumenti per analizzare l'effettiva natura della società capitalistica, le sue leggi interne, i suoi meccanismi. Per questo stiamo facendo la Formazione marxista, per costruire, praticamente, teoricamente, la forza materiale che può rovesciare questo marcio sistema capitalista.

pc 5 febbraio – Niscemi: la frana avanza mettendo tutta la popolazione in pericolo, mentre Musumeci non vede soluzioni… continua lo sciacallaggio catastrofico del governo fascista della Meloni

 

Mentre continuano a cadere pezzi del costone interessato dalla frana, il procuratore di Gela che ha aperto il fascicolo sul disastro di Niscemi è stato chiaro e ha fatto affermazioni pesanti, importanti e impegnative: ha detto che sta raccogliendo tutto il materiale necessario all’indagine e che poi non guarderà in faccia nessuno a qualsiasi livello questi possa (o possano) essere.

Queste affermazioni, che devono trasformarsi in fatti concreti, hanno scatenato qualche timore tra i politici. Musumeci, attuale ministro della protezione civile e le politiche del mare, in particolare, che ieri ha riferito in Parlamento ha subito scaricato vigliaccamente a raffica le responsabilità su tutti: “Tutte le istituzioni in questa triste storia devono sentirsi coinvolte” ha detto. “Tutte” ha ribadito “da Roma a Palermo, da Caltanissetta a Niscemi”, insomma il solito giochino “tutti colpevoli, tutti innocenti”! E ha perfino aggiunto, scaricando le responsabilità anche sui tecnici, che nella sostanza non c’era niente da fare perché già nel 2005 i tecnici parlavano di “dimensioni e caratteristiche tali da rendere impossibile pensare a interventi finalizzati alla stabilizzazione definitiva dei versati”.

Se è per questo tutti dicono che già con la frana del 1997 la gravità era evidentissima. Queste dichiarazioni rendono ancora più pesante l’irresponsabilità messa in atto da parte di Musumeci e compagnia fascista.

Ma come se non bastasse ha riportato le ultime rilevazioni della frana, dicendo che questa continua a propagarsi “verso monte” cioè verso l’interno del paese “in direzione del centro abitato … Il fenomeno attuale è suscettibile di evoluzione retrogressiva, purtroppo.” A questo “purtroppo” dovrebbero seguire interventi immediati per tutta la popolazione di Niscemi, e invece niente di niente!

Ma questo lugubre personaggio d’altronde si era già distinto durante gli alluvioni in Emilia Romagna!  e anche lì le famiglie e chi ha avuto una vita distrutta sta ancora aspettando… Ma anche questa volta a dimettersi per manifesta incapacità e volontà Musumeci non ci pensa nemmeno.

Che il governo stia accusando il colpo cercando in qualche modo di scaricare a sua volta su di lui tutte le responsabilità lo si è percepito ieri in aula, come ha notato qualcuno, perché è stato lasciato solo durante tutto l’intervento. Questo anche perché il governo, nonostante le chiacchiere messe in giro (dallo stesso Musumeci che ha detto “Per il nostro governo non è un problema di risorse finanziarie!), sta “cercando” i soldi che servono per i primi interventi e i “ristori”.

Ma sempre Musumeci, smentendosi da solo, in modo cinicamente chiaro, ha detto che "Allo stato attuale non è ancora definita la soluzione da dare alle famiglie che sono state costrette ad abbandonare per sempre le loro case". Mettendo una specie di pietra tombale sulle aspettative delle famiglie, ma anche di tutti i niscemesi, che direttamente o indirettamente hanno visto la loro vita sconvolta. E un uomo di tal fatta ha il coraggio di parlare di quelli che lo attaccano di essere “sciacalli in giacca e cravatta”, naturalmente facendo la vittima!

Ma al ridicolo (pericoloso) non c’è limite, perché l’altro figuro di questo governo, Tajani, ministro degli esteri, che si trova negli Stati Uniti ha promesso pure lui: “Saremo presenti anche quando i riflettori saranno spenti", ha detto, per fare cosa non lo ha specificato, aggiungendo che incontrerà gli italiani in America e la Niaf (Associazione italiani in America) per contribuire ai ristori alle popolazioni di Calabria, Sicilia e Sardegna, a proposito di mentalità da elemosina!

Nessuna soluzione, quindi, è all’orizzonte, è per questo che la ribellione popolare è necessaria e non deve servire solo per cacciare questi ignobili elementi, ma per cacciare tutto il governo moderno fascista capeggiato dalla Meloni.

pc 5 febbraio - Torino: la "opposizione" parlamentare sa da che parte stare... dalla parte dello Stato, della polizia

Alcuni giornali stanno dicendo che gli scontri che sono avvenuti alla fine della grande manifestazione di Torino, la necessaria risposta che c'è stata da parte di migliaia e migliaia di giovani alla repressione, al divieto della polizia di andare verso il centro sociale a Askatasuna, chiuso dopo più di trent'anni di esistenza, sarebbero stati un regalo al governo e quindi sarebbero questi scontri che permetterebbero al governo di andare avanti e fare nuovi provvedimenti repressivi con l’ultimo decreto sicurezza. Non è affatto così e in realtà chi sta dando invece un forte sostegno a queste ulteriori norme repressive è la cosiddetta “opposizione” parlamentare.

Matteo Piantedosi ha detto che sarà anche l'occasione per vedere chi sta veramente dalla parte dello Stato e di chi lo rappresenta. Ebbene, i partiti dell'opposizione parlamentare di fatto hanno subito detto da che parte stanno. Dalla parte dello Stato, dalla parte del governo che alla grande manifestazione di Torino, 50.000 persone - una manifestazione per Askatasuna, contro una repressione sempre più estesa e continua a Torino in particolare, ma anche in tante altre città, verso soprattutto i giovani, anche verso minorenni, per la libertà di tutti - a questa grande manifestazione sostenuta da tante masse popolari di Torino e non solo di Torino, ha risposto con migliaia di poliziotti, con blocchi della città, con lacrimogeni, con idranti, con fermi e arresti.

Un governo che ora, con una campagna stampa e televisiva, questa sì terrorista, questa sì fatta di “grandi parole” allarmiste (si parla di tentato omicidio, di “anni di piombo”, di squadrismo, di criminali), si prepara ad altri fatti nuovi, ad altri provvedimenti che, sia chiaro, toccheranno tutti, non solo chi ha manifestato a Torino, chi si è dovuto difendere dalla polizia, ma toccheranno tutti, dai giovani ai lavoratori che lottano (vedi le denunce agli operai metalmeccanici di Bologna per il blocco stradale), ai migranti, a chiunque osi protestare per i diritti. Un nuovo decreto sicurezza che vuole dare ancora più impunità, libertà di colpire chiunque, alla polizia e vuole istituire i cosiddetti arresti preventivi come accadevano ai tempi del fascismo e di fatto vuole instaurare un divieto di manifestare in aperta cancellazione della stessa Costituzione.

Chiaro che da un governo moderno fascista queste grida e provvedimenti anche isterici, a getto continuo, si fanno decreti sicurezza quasi ogni mese, sono sempre di più una normale conseguenza della sua politica, piani generali, ma questa reazione del governo oggi trova una porta aperta da un'opposizione, dai cosiddetti “partiti di sinistra”, che subito, nelle ore immediatamente successive alla manifestazione di Torino, hanno strillato anche loro e stanno quindi di fatto dando man forte all'azione di Piantedosi, della Meloni, degli esponenti di governo più invasati da Crosetto a Donzella, eccetera, eccetera.

Vediamo qualcuna di queste grida e partiamo proprio dal PD, da Elly Schlein, che neanche poche settimane fa aveva cercato di fare un'alleanza, un compromesso con la Meloni sulle donne, sulla grave situazione di stupri che colpisce le donne.

La Schlein ha subito detto: “Ferma condanna da parte del PD. Quelle che giungono da Torino sono immagini inqualificabili di una violenza inaccettabile. La solidarietà mia e di tutto il PD va agli agenti delle forze dell'ordine e ai giornalisti colpiti, alla città di Torino, che hanno subito un'aggressione delinquenziale da parte di frange, violente, organizzate e a volto coperto”.

Ora, due questioni vanno subito dette. La città di Torino è stata colpita dal blocco quasi totale della città, delle strade, dei mezzi pubblici che il Ministero degli Interni, con la giunta comunale, ha imposto il giorno della manifestazione. I cittadini, noi l'abbiamo visto direttamente, erano molto, ma molto arrabbiati non con la manifestazione, ma con una decisione assurda che ha bloccato anche la vita normale, chi doveva andare a lavoro, chi doveva andare a fare la spesa, ecc. Una sorta di mega zona rossa ha investito tutta la città, contro cui invece c'è stata anche una solidarietà, per esempio, di alcuni tassisti che hanno permesso ad alcuni manifestanti di arrivare nei punti di concentramento facendo pagare meno delle tariffe previste.

L'altra questione è che è veramente falso parlare di “frange violenti e organizzate”. In Corso Regina Margherita e poi lungo il Po, erano migliaia e migliaia; non è affatto vero che si sarebbero staccati delle minoranze. E’ stata una buona parte del corteo che ha cercato di arrivare alla sede di Askatasuna. M

Ma la Schlein continua: “La nostra condanna della violenza è come sempre la più ferma e aspettiamo che gli aggressori vengano individuati al più presto”. In conseguenza di questa posizione, una delegazione del Partito Democratico si è recata all'ospedale Le Molinette per portare la solidarietà del PD agli agenti feriti.

Ma anche qui si straparla, si enfatizza, anche sull'episodio dell'agente aggredito da alcuni manifestanti si usano grandi parole, esagerazioni assurde. Come mai questi agenti feriti - questo lo ha sottolineato anche una consigliera di sinistra del Comune di Torino - come mai questi agenti quasi assassinati, a rischio di morire, poi sono stati dimessi il giorno dopo, lo stesso agente colpito è stato dimesso dopo poche ore, e lì si vede sorridenti, in posa per la fotografia, quasi senza neanche un graffio, al massimo qualche contusione? Invece devono parlare di “terrorismo”, di “tentato omicidio”…

Ma chiaramente non è stato solo il PD. Giuseppe Conte, subito, anche lui è stato solerte a dichiarare da che parte stare: “Il Movimento 5 Stelle condanna con la massima fermezza le violenze e le aggressioni perpetrate ai danni delle forze dell'ordine, atti che nulla avrebbero a che fare con il dissenso democratico e che vanno respinti senza nessuna ambiguità. Agli agenti feriti, a tutti i professionisti coinvolti va la nostra piena solidarietà”.

Si unisce a queste dichiarazioni anche Roberto Fico, oggi Presidente della Regione Campania, che ha dichiarato che “l'aggressione avvenuta a Torino ai danni di un poliziotto è un fatto grave, che va stigmatizzato con fermezza. La violenza non è mai una risposta e non può trovare spazio in una società che crede nella giustizia sociale e nella convivenza civile. Difendere chi ogni giorno opera per garantire sicurezza, legalità e diritti significa proteggere i valori su cui si fonda la nostra democrazia”.

Ma quanto di falso c'è quasi in ognuna di queste parole. Dove sta la giustizia sociale? Dove sta la convivenza civile? Dove sta la giustizia sociale quando neanche il dissenso è permesso? Quando i giovani nelle scuole, nelle università, come parte degli insegnanti, non possono neanche parlare della Palestina, di ciò che succede a Gaza, perché vengono subito colpevolizzati, subito anche denunciati. Dove sta questa giustizia quando la giustizia normale che ci dovrebbe essere per i lavoratori, per chi sta male, per chi muore sul lavoro, non c'è. Ci si appella alla giustizia sociale solo quando vengono colpiti i poliziotti.

Poliziotti che hanno un curriculum di violenze, non solo nelle manifestazioni (pochissimi giornali o social hanno informato e messo foto delle violenze fatte il 31 a Torino dalla polizia verso ragazzi, persone, fotografi, che stavano solo partecipando alla manifestazione) ma nelle carceri, nella vita normale - basterebbe sentire ciò che dice la gente, tutti i soprusi che subisce. Ma per i rappresentanti della cosiddetta “sinistra” sono questi che dovrebbero essere difesi, sostenuti, mentre tutti gli altri che subiscono ogni giorno ingiustizia sociale, no e appena si ribellano diventano “criminali”.

Ancora. Anche AVS non è stata da meno a questa presa di posizione dalla parte della polizia, dalla parte dello Stato. Marco Grimaldi, vice capogruppo dell'AVS alla Camera, ha detto: “a chi mi chiede come sto e come stiamo rispondo che siamo tristi e amareggiati, che fatti gravi abbiano oscurato su tutti i media i commenti la manifestazione pacifica di 49 mila persone contro mille”.

Ma chi li ha oscurati? Chi si è buttato subito sull'episodio della agente buttato a terra? Non sono stati certo i manifestanti a farlo, siete stati voi, i vostri giornali, le vostre televisioni a buttarvi a pesce su queste cose. Ma Grimaldi continua dicendo: Lo dico chiaramente a chi ha commesso quel reato, così si fa il gioco di chi vuole i decreti sicurezza”. Il problema – come abbiamo detto - è che il gioco, l'aiuto ai decreti sicurezza lo stanno dando loro.

Infine non poteva mancare la CGIL. Avremmo preferito che la CGIL usasse il silenzio quantomeno. E invece Lara Liglione, segretaria confederale della CGIL, subito anche lei ha dichiarato: “la CGIL condanna con fermezza le violenze avvenute ieri a Torino. La violenza non è mai una risposta e non può essere tollerata in alcuna forma. Esprimiamo solidarietà a tutti gli agenti e agenti coinvolti negli scontri. Chi pensa – continua - di imporre le proprie idee con la violenza attacca la democrazia e alimenta un clima pericoloso. La CGIL sta senza se e senza ma dalla parte della democrazia e della legalità costituzionale e respinge ogni forma di estremismo”.

Allora, questa signora dovrebbe un po' anche documentarsi, leggere quello che sta avvenendo, perché chi sta violando la Costituzione, la democrazia, i diritti di cui ancora la Costituzione parla, è il governo. è la polizia, sono le forze dell'ordine, i Piantedosi che la stanno violando su tanti terreni sia con le norme dei decreti sicurezza che violano vari articoli costituzionali, sia con la complicità nel genocidio a Gaza, nel sostegno attivo alle guerre, nell'aumento degli armamenti, ecc. Tutto questo fa carta straccia della Costituzione e della democrazia. Allora di che parliamo? Non stiamo in uno stato democratico, sia pur borghese. Siamo in una continua cancellazione dei diritti, con la complicità di Mattarella che firma tutto.

E allora in quale società la signora della CGIL pensa di stare? Se non in quella che risponde a problemi seri, a problemi reali (pensiamo ai problemi di quartieri, come Caivano, ai femminicidi, al degrado sociale, alla condizione dei migranti, ecc. ecc.) sempre e solo con la logica securitaria, con la logica di più pene, più fermi, più arresti.

Tornando a Torino. Sia chiaro, tutta la manifestazione è stata combattiva, è stata ben ferma nel denunciare l'azione estesa di repressione che viene fatta in particolare a Torino, ma che è un segnale per tutti, per tutte dovunque. Non vi lamentate, quindi, se poi questi manifestanti, questi giovani vogliono, pretendono la libertà, vogliono rioccupare gli spazi sociali sequestrati, vogliono prendersi le piazze, le strade che invece vengono bloccate. Questo è normale ed è inevitabile che sarà sempre più così.

Fatevene una ragione, non è possibile fare altrimenti.

Le 50.000 persone, tante di più che potevano essere, a Torino lo sanno da che parte stare, dalla parte di Askatasuna, dalla parte della Palestina, dalla parte della lotta contro le vostre guerre imperialiste, ecc..

Voi della cosiddetta “opposizione” che vi ritenete “rappresentanti dei diritti”, invece state dalla parte di chi questi diritti li calpesta ogni giorno.