venerdì 6 novembre 2026

pc 6 novembre - ORE 12 Controinformazione rossoperaia - Protesta operaia al processo ex-Ilva Ambiente Svenduto a Potenza

 

pc 6 novembre – Tra Meloni e Orsini, capo di Confindustria, incontro positivo! Dall’iperammortamento alla Zes unica… chiesti tanti altri aiuti di Stato

 
Assemblea di Confindustria maggio 2026

Anche a fronte del disastro che procurerà la legge di bilancio sulle masse popolari, la Meloni sta cercando di rafforzare il sostegno che le viene dai padroni.

Due giorni fa, infatti, si è incontrata con il capo della Confindustria, Orsini, che tutto soddisfatto ha detto, secondo quanto riporta il Sole24Ore: “Abbiamo parlato delle cose che interessano al paese: l’industria, la legge di bilancio e l’altro tema per me fondamentale, l’energia. È stato un dialogo franco e costruttivo, sicuramente positivo”.

La soddisfazione di Orsini conferma l’impegno della Meloni a “non disturbare” chi produce, cioè i padroni, detto fin dal primo giorno del suo insediamento, e dall’altro riconferma che è sempre disponibile a fare tutto il possibile per esaudire tutti i loro desideri.

E quali sono le richieste che ha fatto Orsini? Mettiamole una dietro l’altra e vediamo quanto ci guadagnano i padroni e quanti soldi sborsa lo Stato per questi aiuti.

Per il cosiddetto Iperammortamento, Orsini chiede la proroga fino al 2029: acquisto di beni strumentali, macchinari interconnessi e transizione digitale pagati in buona parte dallo Stato. Costo per lo Stato di circa 2 miliardi di euro.

Poi ci sono i contratti di Sviluppo e la ZES Unica: praticamente aiuti fatti di prestiti agevolati o a fondo perduto. Poi una delle cose cui più tengono i padroni, la semplificazione e velocizzazione delle procedure “che valgono più di una legge di bilancio” dice Orsini! Per sbloccare i grandi progetti industriali. Insomma, basta con i controlli su appalti, subappalti, diritti dei lavoratori o vincoli ambientali! Sull’ambiente in particolare, i padroni insistono affinché sia riformato il meccanismo dell’ETS, cioè quello che controlla le emissioni inquinanti! E su questo, dice Orsini: “… la presidente del consiglio c’è stata di grande supporto”! Non c’era nemmeno bisogno di dirlo!

pc 6 novembre - La Cgil manda una delegazione allo sciopero in Francia di ieri, ma qui si schiera contro la rivolta dei giovani...

...e non sembra intenzionata a lavorare per portare in piazza il 20 novembre la forza e la giusta rabbia operaia, manifestazioni provinciali città per città, senza una campagna nelle fabbriche con assemblee per la riuscita forte dello sciopero e la partecipazione con pullman per portare tanti operai in piazza.

mentre la situazione reale sempre più pesante si contrappongono solo le parole  in primis quelle di Landini segretario della Cgil che già nel 2024 aveva detto: 'È arrivato il momento di una vera rivolta sociale', poi l'hanno scorso aveva detto "non si arriva più alla fine del mese" e oggi siamo alla frutta, come dicono sempre a parole i vari segretari regionali fanno la fotografia della realtà (vedi sotto quella del veneto) ma in realtà solo perché hanno paura che la "coesione sociale" salti con la rivolta operaia e sociale sempre più necessaria, in tutti i paesi imperialisti e non dall'Italia al Bangladesh....

Rivolta nel tessile in Bangladesh: "Impossibile vivere con 94 euro al mese", gli operai bloccano le fabbriche

“400 mila persone rinunciano alle cure eil carrello della spesa è cresciuto del 30% dal 2022”

. A settembre l’inflazione è salita al 4,4% in Veneto (+ 0,2% della media nazionale) rispetto al 3,4% del mese precedente e sta continuando a salire, mentre salari e pensioni sono fermi. In Veneto la percentuale di persone a rischio povertà è aumentata dal 10% del 2019 al 15% del 2025

le ore di cassa integrazione straordinaria, quindi legate a crisi strutturali e non a normali cicli aziendali, sono raddoppiate dal 2024 al 2025 e da maggio a giugno 2026 sono addirittura triplicate (2.400.000 a giugno e poco più di 800.000 a maggio). Il che significa che se già con il salario pieno si fatica ad arrivare a fine mese, con la cig proprio non ci si riesce.

. In Veneto il lavoro è sempre più precario, e questo influisce su tutto: sui progetti di vita delle nuove generazioni, dei giovani che sempre più spesso lasciano il nostro territorio”.







pc 6 novembre - CONTINUA L'ATTACCO DEL GOVERNO FASCISTA MELONI AI GIOVANI STUDENTI, CON ESCALATION DI ABUSI POLIZIESCHI. IL CASO DI FIRENZE

 MA LA REPRESSIONE ALIMENTA LA RIBELLIONE

Collettivo Di Fabbrica - Lavoratori Gkn Firenze

Domattina 7:30, massima convergenza all'Istituto Agrario via delle Cascine FI, in risposta ai fatti gravissimi agiti dalle fdo ai danni dell3 student3.

Tra la notte di lunedì 2 e martedì 3 gli studenti dell’istituto tecnico agrario hanno occupato la loro scuola. Hanno occupato con coraggio, nonostante l’opposizione del loro preside.

La stessa notte una decina di volanti della polizia e dei carabinieri più due della Digos hanno fatto irruzione nel plesso, sfondando la porta e puntando le pistole contro i sette studenti presenti. Hanno continuato l’operazione di sgombero con insulti, razzismo ed abusi insensati - mascherando gli studenti e fotografandoli.

Carabinieri armati che fanno irruzione in una scuola, sfondano porte, alzano armi da fuoco in faccia a ragazzi, minacce, insulti, perquisizioni corporali, terrorismo di stato. Accadde alla Diaz, Genova, 2001. Accade oggi, novembre 2026, Firenze, le forze dell'ordine che sgomberano una occupazione studentesca. Fuori da ogni raziocinio, da ogni legge, da ogni etica.

Non ci saranno scuse che tengano a coprire questa vicenda gravissima. Preside, questura e istituzioni dovranno rendere conto dell'accaduto e porgere scuse formali e pubbliche a student3, famiglie e cittadin3 per questo episodio vergognoso.

Non c'è molto da dire, solo tutto da fare perché la rabbia esploda e ribalti una volta per tutte la loro indecente ipocrisia. "Vigliacchi in divisa" da una parte e "generazioni intere ingannate per sempre a sangue freddo" dall'altra. Solidali e complici con cento mille occupazioni che speriamo da oggi dilaghino ancora di più.

MASSIMA SOLIDARIETÀ E NESSUNA PAURA. DOMANI, 7:30 DAVANTI ALL’ISTITUTO TECNICO-AGRARIO, INSORGIAMO!



pc 6 novembre - Oggi a Potenza sede del processo 'Ambiente svenduto' un'assemblea per fare il punto di parte operaia e popolare sulle vicende giudiziarie

 



pc 6 novembre - No CPR in toscana... NO ai centri di detenzione e tortura di migranti - Manifestazione a Firenze

 

Associazioni, organizzazioni e realtà sociali locali si mobilitano contro il progetto di costruzione di un Centro di Permanenza per il Rimpatrio ad Aulla, o in un’altra località della regione.

I promotori dell’iniziativa chiedono a Presidente e Giunta della Regione Toscana di esprimere una posizione chiara e contraria e spiegano le ragioni delle proprie obiezioni e della protesta:

L’iniziativa è promossa da un primo gruppo di associazioni, movimenti, organizzazioni politiche, sindacali e realtà sociali contrarie alla realizzazione di una struttura ad Aulla o in qualsiasi altra località della regione.

giovedì 5 novembre 2026

pc 5 novembre - sciopero generale 1 milione e 500.manifestanti - prime informazioni

 




dalla stampa borghese

La CGT estime que les mobilisations ont réuni près de 1,6 million de personnes, dont 350 000 à Paris. 

Arrivée du cortège à Place de la Nation, à Paris, le 5 novembre 2026. - AGNÈS DHERBEYS/MYOP POUR « LE MONDE »
Arrivée du cortège à Place de la Nation, à Paris, le 5 novembre 2026.

Le ministère de l’intérieur fait état de « cortèges qui se sont globalement bien déroulés », malgré des tentatives « de les faire dégénérer » dans certaines villes

Selon Beauvau, la majorité des « cortèges (…) se sont globalement bien déroulés », observant toutefois que dans plusieurs villes, dont Rennes, Marseille, Nantes, Lyon, Bordeaux ou encore Strasbourg, « des groupes à risque, composés à chaque fois de plusieurs centaines de militants radicaux et d’ultragauche, se sont constitués et ont tenté de faire dégénérer les cortèges et/ou de pénétrer dans les périmètres interdits et notamment dans les centres-villes ».

Selon le ministère, ces groupes « ont été systématiquement entravés dans leur volonté de passer à l’acte mais ont fait preuve d’une grande violence vis-à-vis des policiers et gendarmes engagés », relevant des jets de projectiles et des tirs de mortiers d’artifice notamment.

A Toulouse − qui a fait l’objet d’un refus des syndicats d’emprunter le parcours excentré de la préfecture − « des incidents extrêmement violents » ont eu lieu. A Strasbourg, l’effigie d’un CRS porteuse des lettres « CRS SS », « qui aurait été conçue par les élèves de la haute école d’art de la ville, a été mise à feu ».

A 18 heures, 448 personnes ont été interpellées et 53 membres des forces de l’ordre ont été blessés, selon le ministre, qui n’a pas donné de détails sur la gravité des blessures ni communiqué sur le nombre de manifestants blessés.

Dans son communiqué sur le bilan de la journée, Beauvau estime à 575 000 le nombre de manifestants en France, dont 65 000 dans la capitale. Aussi, le ministère de l’intérieur a recensé 193 actions, contre 227 samedi 31 octobre, 289 le 24 octobre et 430 le 17 octobre.


De son côté, la CGT estime que les mobilisations ont réuni 1 573 000 personnes, dont 350 000 à Paris. Outre la capitale, 150 000 personnes étaient réunies à Marseille, 120 000 à Bordeaux, 100 000 à Lille, 80 000 à Toulouse, 55 000 à Lyon, 35 000 à Nantes et Rennes, estime le syndicat.

Pour rappel, les manifestations à l’appel des différents organisateurs (intersyndicale de la jeunesse, coordination nationale des « gilets jaunes », CGT…) ont mobilisé, samedi 31 octobre, entre 320 000 et 500 000 personnes ; samedi 24, entre 410 000 et 800 000 et le 17 octobre, 550 000 et 800 000 personne

lyon

 

Un mannequin à l’effigie d’un CRS brûlé à Strasbourg ; Laurent Nuñez demande au préfet de signaler les faits à la justice

 Céline Esen, avocate, la massification des gardes à vue « est terrible pour notre état de droit qui connaît des dérives jamais vues »

Des avocats du syndicat des avocats de France ont enfilé leurs robes noires pour rejoindre le cortège. « C’est en soutien au mouvement lycéen et surtout pour dénoncer la répression que subit ce mouvement sur le plan judiciaire, que nous constatons nous-mêmes ces derniers temps », explique Me Céline Esen, avocate pénaliste de 33 ans au barreau de Paris qui évoque notamment les 8 000 gardes à vue, majoritairement de mineurs pour le premier mois du mouvement lycéen. « Elles ne servent pas à grand-chose sauf à traumatiser toute une génération. C’est terrible non seulement pour eux mais pour notre état de droit qui connaît des dérives jamais vues avec en outre l’utilisation de lois antiterroristes désormais pour assigner à résidence des manifestants ! »

Elle dénonce également le fait que les avocats parisiens n’aient pas eu accès aux geôles pour constater les conditions de détention ou encore des condamnations de jeunes gens alors « qu’il n’y avait rien dans le dossier ! » « Une fièvre répressive s’est emparée de tout le système policier et judiciaire, avec chaque jour une surenchère, renchérit Me Romain Ruiz, avocat au barreau de Paris. Nous ne devons pas l’accepter et commencer de nous habituer au fascisme qui pourrait arriver au pouvoir l’an prochain. Il faut le dénoncer dans la rue comme dans les tribunaux ».

 pancarte : « Plus besoin de mec, plus besoin de copine, c’est l’État qui nous baise. »

Vu dans la manif: "quand tout sera privé, on sera privé de tout"

Une pancarte à Bordeaux avec un seul mot : Lacrymocratie

À Paris : "Quitte à être une goutte d'eau, autant être celle qui fait déborder le vase !"

PARIS | La fin du cortège atteint la place de la Nation, bondée et toujours calme

La fin du cortège arrive enfin place de la Nation, suivie par une cinquantaine de gendarmes à pied et une longue double file de camions de gendarmerie. L’ambiance est encore festive.

Un départ de feu a été signalé sur la place, mais il a rapidement été éteint par les pompiers. Les forces de l’ordre ont procédé à quelques tirs de gaz lacrymogène et à au moins une charge pour évacuer la zone autour.

Le calme revient presque immédiatement lorsque les forces de l’ordre se replient. La place est noire de monde, des enceintes crachent de la musique très fort, et certains manifestants quittent le rassemblement en prenant le métro à la station Nation, gardée ouverte.


Le drapeau bleu-blanc-rouge est noué en cape sur le dos de nombreux manifestants, comme sur celui d’Ismaël, lycéen de 16 ans. « Ces derniers temps, c’est plutôt les fachos qui les réutilisent. Moi je suis arabe, et je trouve qu’il faut qu’on se le réapproprie, pour ne pas le laisser au RN ».

Ismaël, avec le drapeau sur le dos, à Paris, le 5 novembre 2026.
Ismaël, avec le drapeau sur le dos, à Paris, le 5 novembre 2026

Pour Louis, développeur informatique de 29 ans, c’est d’abord « un symbole révolutionnaire, et face à l’extrême droite, c’est plus que jamais le moment de le rappeler ! » Il est venu pour « faire entendre sa voix, montrer que le peuple existe et ne plus voir ces évènements à travers le prisme déformant des réseaux sociaux et de certains médias ».

Louis, à Paris, le 5 novembre 2026.
Louis, à Paris, le 5 novembre 2026.
Aline Leclerc
Nicolas, Lionel, Mateo, Brice, Tiphaine, grévistes de Disney, à la manifestations de Paris, le 5 novembre 2026.
Nicolas, Lionel, Mateo, Brice, Tiphaine, grévistes de Disney, à la manifestations de Paris, le 5 novembre 2026.

L’augmentation anticipée du smic dès le 1er décembre, avec un coup de pouce, évoquée par le gouvernement pourrait-elle les satisfaire ? « Le truc, c’est que le smic c’est que pour les débutants chez nous, et nous, on est un peu au-dessus désormais donc on ne sera pas concernés », répond-il. Il gagne 1 730 euros nets par mois (contre 1 478 euros nets pr le smic). « Ce qu’on aimerait c’est que le gouvernement nous entende, qu’on oblige nos entreprises à augmenter les salaires, et une vraie baisse des prix de l’essence ! »


Le principe d’encerclement d’un groupe de manifestants figure au schéma national du maintien de l’ordre, au point 3.1.4. Il se justifie, selon le texte, pour « éviter le recours à des techniques de maintien de l’ordre pouvant présenter des risques supérieurs d’atteinte aux personnes ». Aujourd’hui, il n’est pas illégal, mais strictement encadré.

En 2021, le Conseil d’Etat avait bien demandé la suppression de cette « technique des nasses », considérant qu’elle était « susceptible d’affecter significativement la liberté de manifester et de porter atteinte à la liberté d’aller et venir ». A la suite de cette décision, le ministère de l’intérieur avait mis à jour son schéma national du maintien de l’ordre en décembre 2021.

Désormais, l’encerclement d’un groupe de manifestants doit « systématiquement ménager un point de sortie contrôlé pour ces personnes ». Le texte précise que cette « technique de la nasse » ne peut être utilisée que « pendant une durée strictement nécessaire et proportionnée » et doit dans tous les cas être levée dès la fin de la manifestation ou de l’attroupement. Ces critères restent toutefois à l’appréciation des forces de l’ordre, et apparaissent trop vagues aux yeux de nombreux juristes.


PARIS | Des slogans critiquent CNews : « A force d’être trop démocrate avec ceux qui sont contre la démocratie, on finit par laisser arriver le fascisme

Dans la manifestation parisienne, on observe de plus en plus de pancartes critiquant directement la chaîne CNews, plusieurs en référence directe à la pétition déposée sur le site de l’Assemblée nationale demandant la « suppression de la chaîne de l’audiovisuel français » – elle avait recueilli jeudi à 17 h 30 plus de 898 000 signatures.

A Paris, le 5 novembre 2026.
A Paris, le 5 novembre 2026.

« Je trouve horrible les propos qui sont tenus sur cette chaîne, témoigne Sylvain, ouvrier offset de l’imprimerie à la retraite qui brandit une pancarte “Dissolution de la chaîne de TV raciste Cnews” et a signé la pétition. Et puis c’est contre Bolloré, qui est derrière et soutient l’extrême droite en rachetant médias, maison d’édition etc. Le racisme n’est pas une opinion mais un délit, faudrait un peu faire la distinction ! A force d’être trop démocrate avec ceux qui sont contre la démocratie, on finit par laisser arriver le fascisme ! Alors j’espère qu’ils vont ouvrir un débat à l’Assemblée ! »

Sylvain, à Paris, le 5 novembre 2026.
Sylvain, à Paris, le 5 novembre 2026.

Un peu plus loin, Obisk, artiste de 42 ans, a réalisé un dessin de Grouchat, le présentateur de Téléchat, émission jeunesse de la télévision des années 1980 avec le slogan « Vrai JT, no Cnews ». « Évidemment qu’on a signé la pétition, mais vous pensez que ça a une chance de marcher ? » Le dépassement du seuil des 500 000 signatures permet en effet que les députés puissent organiser un débat dans l’hémicycle sur le sujet.

Obisk, à Paris, le 5 novembre 2026.
Obisk, à Paris, le 5 novembre 2026.

PARIS | Le rejet de l’extrême droite, un thème important pour les manifestants 

LYON | Des manifestants sérieusement blessés et choqués à la suite d’une nasse policière

Plusieurs manifestants ont été sérieusement blessés et choqués au cours d’une nasse opérée par la police, vers 15 h 30, square René Bayet, dans le 8e arrondissement de Lyon. La scène s’est produite une heure environ après la dispersion officielle de la manifestation qui a rassemblé plus de 30 000 participants, 55 000 selon l’intersyndicale. Des cordons policiers ont repoussé des groupes de manifestants avec des grenades lacrymogènes, pour les inciter à se disperser plus rapidement en remontant l’avenue Berthelot.

« Nous avons vu un barrage en amont, alors on a pris une rue à gauche et on s’est retrouvés devant une autre rangée de policiers, ils ont chargé sur nous, on n’avait rien fait, ça a été très violent », témoigne une quadragénaire qui a vu « les jeunes courir et tomber » et parle de « cinq manifestants qui ont dû se faire soigner ». Plusieurs témoignages font état de « violents coups de matraque ». « Je n’ai jamais eu aussi peur de ma vie », dit un étudiant, tout pâle, après la charge.

« On faisait la chenille dans la bonne humeur, ils ont voulu vider la place avec des grenades de désencerclement », dit un autre, un bandeau sur la tête, alors qu’un de ses camarades tient un bandage sur sa main, après un « coup de matraque ». Prise dans cette nasse, une trentenaire raconte avoir pris « trois coups de matraque à la tête, à l’épaule et aux fesses ».

Une autre charge a provoqué des blessés, plus tôt dans la manifestation, au niveau de la station de métro Garibaldi, selon des témoignages recueillis par Radio France. Alors que la police cherchait à stopper une attaque de black blocs sur une vitrine de banque, des manifestants pacifiques ont reçu coups et grenades alors qu’ils étaient placés contre le cordon syndical.

Selon les autorités, des « groupes hostiles » n’ont cessé de perturber le cortège, ce qui a nécessité plusieurs « interventions compliquées », pour limiter violences et dégradations. La journée s’est soldée par 5 commerces dégradés, 24 interpellations, et 40 blessés, dont 34 membres des forces de l’ordre, selon le bilan de la préfecture. Le bilan des blessés parmi les manifestants pourrait être plus important, selon les témoignages recueillis par Le Monde.


AUXERRE | Un millier de manifestants et des tracteurs : « On a les mêmes soucis dans l’agriculture que dans la société en général »

Les deux tracteurs rouges plantés de drapeaux jaunes de la Confédération paysanne font une arrivée remarquée sur la place de l’Arquebuse d’Auxerre (Yonne), au départ de la manifestation. Au volant, les frères Baptiste et Antoine Rouger, 32 et 26 ans, qui ont repris ensemble la ferme de leur père, des céréales bio qu’ils transforment en farine et pain.

Ils ont laissé les semis en plan pour être là. L’aîné, Baptiste, a embarqué son fils de deux ans. Il était déjà là les samedis précédents. A chaque fois, c’est une demi-journée de travail de perdue. « Mais c’est important de montrer notre présence, considère-t-il. On a les mêmes soucis dans l’agriculture que dans la société en général. »

Dans le cortège auxerrois, ils sont un millier. Un chiffre qui satisfait Eric Beaujean, secrétaire départemental de la CGT de l’Yonne. On trouve des fonctionnaires, des étudiants, des retraités, des cadres du privé, quelques lycéens… L’ambiance est festive, les visages souriants, qui tranchent avec la gravité des revendications.

Surveillante dans un établissement classé en REP de Migennes, Célestine, 23 ans, a fabriqué une pancarte sous forme de BD sur laquelle elle a écrit tous ses griefs : « J’ai 23 ans et je m’inquiète pour mon avenir, c’est pour ça que je fais grève. » Une journée de grève qui pèse lourdement sur son salaire de 1 153,29 euros par mois, qu’elle connaît à la virgule près. Sans compter le prix de l’essence qu’elle a dû mettre dans sa vieille voiture pour venir de Joigny, à 30 kilomètres. « Mais j’estime que faire grève et manifester restent le seul moyen de se faire entendre », dit-elle, en évoquant tous les autres « petits grévistes comme elles » qu’elle imagine être en train de défiler dans les rues, partout en France, au même moment.

Célestine, 23 ans, à Auxerre, le 5 novembre 2026.
Célestine, 23 ans, à Auxerre, le 5 novembre 2026.

 « On fait caca sur Bardella, pipi sur les nazis, popo sur les fachos… et on gerboule sur Odoul [du nom du député de l’Yonne et porte-parole du RN, Julien Odoul] ».

Gwen, à Auxerre, le 5 novembre 2026.
Gwen, à Auxerre, le 5 novembre 2026.

Sébastien Lecornu réunit une « conférence sociale » entre syndicats et patronat lundi

Dans un communiqué de presse, les services du premier ministre ont annoncé réunir les organisations de salariés et patronales lundi lors d’une « conférence sociale » pour « apporter des réponses aux questions de pouvoir d’achat et de salaires », enjeu au cœur des mobilisations sociales depuis plusieurs semaines.

Le chef du gouvernement a demandé au ministre du travail Jean-Pierre Farandou « de finaliser d’ici dimanche les concertations qu’il mène depuis plusieurs jours » sur ces sujets, ajoute Matignon. Le ministre de l’action et des comptes publics David Amiel « poursuit » par ailleurs « ses échanges avec les représentants des agents de la fonction publique ».

PARIS | Des blessés, notamment à la tête, au cours de la charge policière boulevard Voltaire

Plusieurs personnes ont été blessées au cours des charges policières à l’avant du cortège, plus tôt dans l’après-midi, selon un de nos journalistes sur place.

Il a été témoin de blessures à la tête sur au moins trois jeunes, au niveau du boulevard Voltaire.

Ils étaient soignés par des street médics, comme l’a aussi montré une vidéo du journaliste indépendant Luc Auffret postée sur X, qui évoque, lui, au moins six blessés.

Bertrand Bissuel
17:01 En photos
Lors de la mobilisation syndicale, à Strasbourg, le 5 novembre 2026.
Lors de la mobilisation syndicale, à Strasbourg, le 5 novembre 2026.

Un tracteur de la conféderation paysanne ferme la marche du cortège, à Auxerre, 
Lors de la mobilisation syndicale, à Rennes, le 5 novembre 2026.
Lors de la mobilisation syndicale, à Rennes, le 5 novembre 2026.
Lors de la mobilisation syndicale, à Montpellier, le 5 novembre 2026.
Lors de la mobilisation syndicale, à Montpellier, le 5 novembre 2026.

RENNES | Plus de 20 000 manifestants, des dizaines d’interpellations et des syndicalistes attaqués

En tête du cortège à Rennes (Ille-et-Vilaine), plusieurs responsables d’organisations syndicales échangent, inquiets. Il est 16 heures. La situation est très confuse. Faut-il poursuivre le défilé ou appeler à sa dispersion ? Il y a beaucoup de monde dans les rues de Rennes jeudi. La préfecture d’Ille-et-Vilaine annonce une affluence de 20 600 personnes, un record depuis le début de la contestation sociale.

Le cortège a d’abord marché dans une ambiance festive et sereine avant de se figer à 15 heures à proximité de la gare. Les forces de l’ordre sont intervenues pour empêcher l’attaque d’un hôtel haut de gamme. La situation s’est alors brutalement tendue. Selon préfecture, des individus masqués ont « violemment attaqué » des syndicalistes alors que les manifestants reprenaient leur progression. Deux syndicalistes confirment l’attaque au Monde. En témoigne le pare-brise fissuré du camion guidant le cortège.

Les CRS ont chargé et interpellé à la volée des personnes. Ils ont isolé un groupe d’une cinquantaine de présumés fauteurs de troubles. Parmi eux : de personnes vêtues en noir ou de treillis, mais aussi de chasubles syndicales.

A 16 h 30, la manifestation piétine. Le cortège est coupé à plusieurs endroits. Les CRS chargent pour interpeller de nouvelles personnes. Au loin, de nouvelles grenades lacrymogènes éclatent.


La liste des 200 lycées à rénover « en priorité », publiée cette semaine par le gouvernement à l’issue d’une consultation en ligne organisée en octobre, suscite de vives critiques de la part des régions, qui dénoncent une méthode « inacceptable ».


TOULOUSE | Une manifestation dans la confusion

Après plus d’une heure d’un face-à-face avec un important dispositif policier, sur le pont des Catalans qui enjambe la Garonne, la manifestation opère un grand demi-tour, dans la confusion, pour se diriger vers le quartier des Arènes. Selon les premiers chiffres de la préfecture, près de 22 000 personnes composeraient le cortège.

 « contre les injustices sociales : on peut rétablir l’impôt sur la fortune, supprimer les niches fiscales, instaurer la taxe Zucman, bref, arrêtons de parler de dépenses mais parlons de recettes » plus de justice sociale, fiscale, salariale, climatique, éducative », « y’a trop à dire », s’exclame-t-elle.« Quand on voit le climat, le chômage, le capitalisme, la montée de l’extrême droite, l’IA, je ne vois pas comment les jeunes ne peuvent pas être révoltés. Ils devraient nous envoyer nous faire voir d’avoir bousillé leur avenir comme ça ! » 

À l’angle de la rue Oberkampf et du boulevard Voltaire, un groupe de 5 étudiantes en sciences de l’éducation à l’Upec (Créteil), tente de se frayer un chemin pour rejoindre le cortège principal. « On est là pour les lycéens, pour nous, pour les travailleurs, contre l’extrême droite », résume Elisa, 22 ans, tandis que slogans et musique se mélangent dans un joyeux brouhaha autour d’elles.

« J’ai vu des policiers sourire en mettant leur casque, ils nous disaient de partir par telle rue mais elle était fermée », témoigne Erika.

Charlotte Bozonnet

RENNES | La préfète dénonce des « violences inacceptables » commises ce jeudi matin

La préfète d’Ille-et-Villaine, Emmanuelle Dubée, a déploré la présence d’« un groupe hostile d’individus masqués (…) en avant du cortège » à Rennes ayant commis des dégradations, dans un post sur X publié à 14 h 44. Vers 15 h 20, notre correspondant sur place, Benjamin Ketlz, rapportait des « affrontements » et une « situation très confuse » avec des charges et des arrestations.

Ce jeudi matin, la préfète communiquait que des « violences urbaines » étaient en cours dans la préfecture bretonne avec des tentatives d’installation de barricades dans des rues. « Des feux de poubelles ont été allumés sur la voie publique devant plusieurs lycées » et des « actes de violence particulièrement graves, par des jeunes gens souvent accompagnés d’adultes, ont été commis envers les forces de sécurité intérieure qui ont notamment fait l’objet de jets de boules de pétanque devant le lycée Bréquigny ». Mme Dubée a dénoncé « fermement ces violences inacceptables ».

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PARIS | Le cortège bloqué en raison « des dégradations commises par des individus cagoulés sur le boulevard Voltaire », selon la Préfecture de police


Le cortège a été bloqué en raison « des dégradations commises par des individus cagoulés sur le boulevard Voltaire », selon la Préfecture de police de Paris, qui a nécessité l’intervention des policiers. La marche a repris, de même source.

Selon un de nos journalistes suivant la manifestation, la tête du cortège arrive doucement sur la place de la Nation. Des CRS sont positionnés autour du terre-plein où se trouve la statue, au centre de la place. Le cortège syndical est encore très loin, selon lui.

J

MARSEILLE | Tensions depuis le milieu de l’après-midi ; tirs de gaz lacrymogènes et de mortiers d’artifice

Depuis le milieu de l’après-midi, quelques dizaines de jeunes manifestants, repoussés hors du centre-ville par les forces de l’ordre, se déplacent dans les rues autour du quartier de La Plaine à Marseille reversant les poubelles, les incendiant et improvisant des miniblocages.

Plusieurs tirs de gaz lacrymogènes ont été effectués pour disperser un groupe posté boulevard Chave, à l’entrée de la place Jean Jaurès. Les forces de l’ordre repoussent peu à peu les manifestants qui ripostent avec des mortiers d’artifice. La place est noyée dans un nuage de gaz.


Lors de la manifestation à Nantes, le 5 novembre 2026.
Lors de la manifestation à Nantes, le 5 novembre 2026.
Lors de la manifestation à Lyon, le 5 novembre 2026.
Lors de la manifestation à Lyon, le 5 novembre 2026.

D’après nos journalistes sur place, le cortège est coupé au niveau du métro Charonne, sur le boulevard Voltaire. Un black bloc s’est formé à ce niveau-là et les forces de l’ordre chargent, selon nos reporters.

Sur la place de la République, une foule de plus en plus compacte est bloquée depuis plus d’une heure, incapable de rejoindre le boulevard Voltaire. Les chars de la CGT tentent de faire patienter la foule avec de la musique. Certains tentent de se frayer un chemin, en vain. Au-dessus, un hélicoptère surveille la foule.


Si la composition du mouvement social est composite, les revendications exprimées sont relativement similaires, nourries par un sentiment commun de déclassement et d’appauvrissement. Une paupérisation loin de n’être qu’un simple ressenti, comme le montrent les statistiques.

Le candidat Place publique et Parti socialiste a quitté la manifestation parisienne sans avoir pu avancer, après quasiment une heure d’affrontements verbaux face à des militants « insoumis » qui applaudissent son départ. « S’il y a des militants politiques qui sont hostiles à notre présence, je m’en fous, je m’en contrefous », avait-il déclaré quelques dizaines de minutes auparavant à la presse, après être arrivé sous les sifflets et slogans hostiles.

Depuis le début de sa campagne, celui qui a remporté la primaire sociale-démocrate peine à se rendre dans les manifestations, où il est régulièrement pris à partie par des militants de gauche radicale, et dénonce un « harcèlement » de La France insoumise.

Grève du 5 novembre : les images des manifestations partout en France

Des manifestants se rassemblent place de la République, à Paris, le 5 novembre 2026, dans le cadre d’une journée d’action nationale marquée par des grèves syndicales et des manifestations étudiantes qui secouent le pays depuis des semaines. Le mouvement lycéen, né de la contestation des jeunes contre des conditions d’apprentissage déplorables, a rejoint une colère plus large face à la hausse du coût de la vie et aux inégalités ; une situation qui a culminé, le 17 octobre 2026, avec les pires émeutes que la France ait connues depuis des années. (Photo de GEOFFROY VAN DER HASSELT / AFP)

Mobilisations sociales : « Les forces de l’ordre robocopisées et les black blocs en noir alimentent une dramaturgie de l’affrontement »

A la fin de la manifestation du 24 octobre 2026, les forces de l'ordre chargent des manifestants sur le cours de Vincennes, à Paris.


pc 5 novembre - La sconfitta elettorale di Trump incoraggia la lotta antimperialista nel mondo


Sono usciti i risultati elettorali delle elezioni americane: Trump ha perso sonoramente, i democratici hanno conquistato sia la Camera che il Senato.

Naturalmente è una buona notizia, in tutto il mondo i proletari, le masse popolari - e non solo - sono contro Trump e l'hanno espresso in tante forme e in tante manifestazioni. E quindi è molto positivo che anche sul piano elettorale Trump abbia avuto una battuta d'arresto.

Trump è portatore del neonazismo imperialista, della guerra imperialista, dell'oppressione dei popoli, del genocidio della Palestina, dove “portatore” significa che non è lui, evidentemente, come persona, l'unico responsabile di tutto questo, ma dietro Trump ci sono le grandi multinazionali, la borghesia imperialista europea e gli interessi dell'imperialismo americano che sono difesi da tutti i capi di Stato in America Latina. Non stiamo qui in questa occasione a fare l'elenco delle guerre, delle aggressioni imperialiste.

L'imperialismo per sua natura è guerra, fascismo, miseria e oppressione dei popoli. Questo sistema definito e analizzato in maniera scientifica innanzitutto dal grande Lenin sulla base del marxismo è ulteriormente sviluppato in quest'analisi grazie alla mobilitazione enorme dei popoli nell'arco della storia.

Mao Tze Tung dice che l'imperialismo è una tigre di carta, definendo strategicamente come esso non possa vincere sul lungo periodo e che ai popoli spetta l'ultima parola e l'ultima parola dei popoli è liberarsi dall'imperialismo, dal capitalismo, con tutte le sue conseguenze.

Però, tornando a noi, Trump rappresenta in questo momento la faccia peggiore dell'imperialismo, la faccia più truce e, quindi, è evidentemente in grado di fare sfracelli come già li sta facendo. Qualsiasi battuta d’arresto è positiva. Solidarizziamo con tutte le masse che negli Stati Uniti e in ogni Stato stanno inneggiando a questa sconfitta e stanno salutando alcuni candidati di natura progressista che sarebbero stati eletti. Si sa che per tutti c'è la prova dei fatti e quindi staremo a vedere quello che questa vittoria elettorale produrrà sul piano dei fatti, i fatti che contano: la guerra, la Palestina, i migranti, la condizione delle masse più sfruttate in questo paese.

Nei confronti di Trump si esprime anche una parte rilevante delle borghesie imperialiste europee e dei rivali imperialisti come la Russia, la Cina. Occorre dire però, proprio a proposito della Russia e della Cina, che Russia e Cina sono stati dei puntelli della presidenza Trump, i loro interessi imperiali vanno al di là delle amministrazioni e aggli Stati Uniti non gli è parso vero trattare con la Russia la spartizione dell'Ucraina e con la Cina l'immaginaria possibilità di un nuovo equilibrio tra le due superpotenze che permetta ai reciproci interessi di convivere.

La sconfitta di Trump è anche una sconfitta di Putin e di Xi Ping, oltre che chiaramente di tutti i governi che hanno fatto parte della sua orbita, e l'Italia della Meloni in primo luogo.

Nel nostro paese una buona notizia, certo Meloni era recentemente caduta in disgrazia, ma questo non toglie che essa facesse parte del fronte fascista e reazionario, della parte più reazionaria dei paesi imperialisti e quindi evidentemente saremmo i primi a essere contenti se la sconfitta elettorale di Trump aprisse la strada anche nel nostro paese alla sconfitta elettorale della Meloni.

Ma a questo punto è importante vedere quali ragioni da parte nostra hanno hanno anche contribuito a questa sconfitta di Trump: in primo luogo, su scala mondiale, il gigantesco movimento di solidarietà con la Palestina.

La Palestina non ha vinto a casa sua e la situazione resta molto difficile, questa guerra di lunga durata pagata così caramente ancora non ha raggiunto risultati per il popolo palestinese, lo stato di Palestina dal fiume al mare, la fine dell'oppressione sionista e imperialista. Però la Palestina ha fatto vincere tutti coloro che si sono opposti alle forze che hanno principalmente attuato il genocidio del popolo palestinese. La Palestina ha risvegliato le anime di milioni e milioni di giovani in tutto il mondo che oggi stanno caratterizzando i movimenti di lotta nel cuore stesso dei paesi imperialisti, dalla Francia all'Italia del 30 ottobre, e così via.

Quindi la Palestina ha vinto a livello internazionale e contribuisce oggi apertamente ad essere la spinta necessaria per sconfiggere l'imperialismo.

Chiaramente va dato onore all'Iran di aver resistito all'aggressione, di aver inferto dei colpi e di essere stata l'ultima - decisiva - anche per la sconfitta di Trump sul piano elettorale perché è da questa resistenza che ha opposto l'Iran di fronte all'aggressione imperialista e sionista che ha provocato il rialzo dei prezzi di energia che sono stati l'elemento - alla fine anche decisivo - in questa contesa elettorale americana, cioè la benzina a 4 dollari evidentemente è stata una visione palpabile di dove porta la politica imperialista aggressiva nel Medio Oriente di Trump.

Ci sono tante tante questioni che questa situazione comporta e che vanno analizzate uno per uno.

Noi traiamo l'elemento che ci interessa di più: l'imperialismo è una tigra di carta e comunque è destinata a morire, a perdere la battaglia con i proletari e i popoli del mondo.

La seconda questione è che solo intensificando la lotta dei proletari e dei popoli del mondo possiamo far sì che queste “vittorie elettorali” (per modo di dire) alimentino il moto dei popoli, il moto rivoluzionario dei proletari, dei popoli oppressi del mondo che sono le due forze in grado di sconfiggere non solo di Trump ma tutti i regimi e i governi della borghesia imperialista, non solo negli USA ma in tutto il mondo.


 

pc 5 novembre - Torino - liberi tutti e subito - pronti a una nuova prova di solidarietà e lotta - contro governo stato di polizia stato del capitale

 tanto per ricordare cosa è stato il 31 gennaio a torino

- Torino, Torino è una gran bella città…. Da che parte stare

Da ORE 12/Controinformazione rossoperaia del 02.02.26

Torino è stata teatro di una grande manifestazione di 50.000 persone e diversi non sono riusciti ad arrivare per l'azione della polizia e per le decisioni sciagurate prese dalla questura e dalle istituzioni di Torino che hanno bloccato la città, le stazioni dove arrivava la manifestazione, le vie principali di alcuni pullman che arrivavano a Porta Nuova o che toccavano alcuni pezzi del corteo, con cittadini che sono stati lasciati a terra per ore, anche là dove non passava alcun corteo. Nello stesso tempo la polizia ha bloccato i bus che arrivavano dalle altre città per la manifestazione, identificando e fotografando tutte le persone.

Tutta questa manifestazione è stata ostacolata con una campagna stampa preventiva, con divieti e disposizioni del Ministero degli Interni, della questura di Torino, fino alla miserabile rettrice dell'Università Palazzo Nuovo che, su pressione del ministro Bernini, ha chiuso l'università agli studenti, a coloro che ne sono gli effettivi proprietari.

Quindi la violenza è cominciata già prima ed era violenza di Stato, violenza delle istituzioni, violenza della polizia. La madre di tutte le violenze é lo sgombero del centro sociale Askatasuna, sottrarre non solo ai militanti e agli attivisti di Askatasuna ma alla città, al quartiere, un centro sociale attivo da oltre 30 anni su tutte le grandi tematiche così come sulle piccole questioni del quartiere.

Questo centro sociale è stato uno dei cuori pulsanti della protesta contro la guerra, della solidarietà al popolo palestinese, della lotta sociale dei precari, dei disoccupati. ma innanzitutto è

stato l'espressione della ribellione di una nuova generazione che a Torino per giorni e giorni, per settimane e settimane, è scesa in campo contro l'industria della guerra, la devastazione territoriale, l'opera speculativa fondata sul profitto del Capitale ai danni delle popolazioni che si chiama TAV. Contro tutto questo è stata esercitata una costante violenza, contro tutto questo è stato fatto di tutto per cancellare questa esperienza, per cancellare questa storia, queste vite.

Ebbene adesso parlano di violenza, ma la vostra violenza è la vera matrice di ogni disordine, è la vera matrice di una società, di uno Stato, di una città non fatta a misura dei proletari, delle masse popolari, dei giovani, dei migranti, dei lavoratori, ma fatta a misura della speculazione, della ricchezza, fatta a misura dei padroni, fatta a misura poi di una generazione di politici di centro-destra come di centro-sinistra che hanno permesso il sacco speculativo di questa città, la deformazione di una città operaia, giovane, volta al futuro, in una città a servizio del malaffare e dei grandi affari.

Contro tutto questo è vissuta l'esperienza trentennale di Askatasuna e non saranno certo quei quattro maledetti e miserabili che sono al governo e nelle istituzioni ad avere il diritto di denigrare un centro sociale che ha costituito una ricchezza di questa città e vuole continuare ad esserlo, una ricchezza del movimento antagonista, proletario, popolare e giovanile, una ricchezza del nostro Paese, contro coloro che se ne sono ora appropriati e pensano di usarla a uso e misura loro.

pc 5 novembre - Ennesima operazione repressiva contro Askatasuna - ma il 31 gennaio è patrimonio di tutti - siamo tutti askatasuna

 

Torino 31 gennaio 2026 - foto di Riccardo Sacchi

Prosegue l’offensiva giudiziaria dopo lo sgombero del centro sociale e la militarizzazione di Vanchiglia. 16 perquisizioni, 2 persone in carcere e 6 ai domiciliari contro chi ha partecipato alla mobilitazione del 31 gennaio

Nuova operazione di polizia contro gli attivisti di Askatasuna e le persone che hanno partecipato alla manifestazione nazionale del 31 gennaio scorso. Dalle prime ore di questa mattina sono in corso perquisizioni e l’esecuzione di misure cautelari a Torino, in Toscana e in Lombardia, nell’ambito dell’inchiesta sulla mobilitazione contro lo sgombero del centro sociale di corso Regina Margherita, avvenuto il 18 dicembre 2025.

Secondo le prime informazioni, il giudice per le indagini preliminari di Torino avrebbe disposto 16 misure cautelari di diversa natura, tra custodia in carcere, arresti domiciliari, obblighi di firma e divieti di dimora. I provvedimenti rappresentano un ulteriore sviluppo dell’inchiesta giudiziaria avviata dopo il corteo che aveva portato nelle strade torinesi migliaia di persone in opposizione allo sgombero di Askatasuna e alla conseguente militarizzazione del quartiere Vanchiglia.

L’impostazione della Procura tende a ricondurre gli episodi contestati a un’azione organizzata e premeditata, attribuendo ad alcuni indagati un ruolo di direzione. Una ricostruzione accusatoria che rischia di cancellare il carattere collettivo della mobilitazione e soprattutto le ragioni politiche che l’avevano determinata. Il corteo del 31 gennaio era infatti la risposta a una decisione del Viminale che aveva posto fine a un’esperienza sociale radicata da decenni nella città, interrompendo anche il percorso di interlocuzione istituzionale avviato con il Comune per il riconoscimento di Askatasuna come bene comune.

La vicenda non può dunque essere ridotta alle contestazioni penali rivolte a singoli manifestanti. Prima delle indagini e delle misure cautelari c’è stata una precisa scelta politica: sgomberare uno spazio sociale, interrompere le attività che vi si svolgevano e sottoporre un intero quartiere a un imponente dispositivo di controllo poliziesco. È da questa decisione che ha avuto origine la mobilitazione, mentre la successiva narrazione giudiziaria e mediatica ha progressivamente spostato l’attenzione dalle responsabilità istituzionali alle condotte attribuite agli indagati.

La nuova operazione si inserisce in un quadro più ampio di inasprimento delle politiche sicuritarie del governo Meloni. L’estensione degli strumenti preventivi, il ricorso crescente alle misure restrittive e la centralità assegnata all’intervento di polizia stanno trasformando la gestione del conflitto sociale in una questione prevalentemente penale. In questo processo, le ragioni delle proteste vengono subordinate alle esigenze dell’ordine pubblico, mentre la repressione diventa uno strumento ordinario di governo.

L’inchiesta non può oscurare la questione politica che attraversa l’intera vicenda: la progressiva riduzione degli spazi di autonomia e organizzazione collettiva, accompagnata dall’impiego della forza pubblica per imporre decisioni che incidono direttamente sulla vita sociale dei territori.

La solidarietà con gli attivisti colpiti dai provvedimenti è quindi parte integrante della difesa del diritto di organizzarsi, manifestare e costruire esperienze politiche autonome. Askatasuna non è soltanto un edificio sgomberato, ma una realtà che ha attraversato per decenni i conflitti sociali torinesi. La sua cancellazione forzata e la successiva offensiva giudiziaria mostrano come il governo del dissenso passi sempre più attraverso l’intervento poliziesco e penale, anziché attraverso il riconoscimento delle ragioni politiche e sociali delle mobilitazioni.

Il comunicato del Network Antagonista Torinese

All’alba diversi compagni e compagne sono stati prelevati dalle loro abitazioni dalla Digos per eseguire le misure cautelari decise dal Giudice per le indagini preliminari. Due compagni sono stati portati in carcere, sette agli arresti domiciliari, sei si vedono applicato il divieto di dimora a Torino con obbligo di firma quotidiana e un ulteriore obbligo di firma quotidiana.

Tutto questo avviene dopo che, una decina di giorni fa, la prima fase dell’operazione giudiziaria aveva convocato una ventina di persone davanti al Giudice per gli interrogatori di “garanzia”.

Compagni e compagne da diverse città del paese sono stati colpiti da questa inchiesta con accuse talvolta anche molto gravi come il “tentato omicidio”, nell’intento di criminalizzare poche persone per un corteo di più di 50 mila persone che erano scese in piazza per protestare contro la stretta repressiva del governo Meloni e la “punizione” che questo aveva voluto infliggere alla città di Torino, colpendo uno dei simboli delle lotte cittadine.Il Gip avvalla quasi in toto le richieste della Procura torinese disponendo misure che colpiscono in maniera pesante le persone inquisite. Le accuse spaziano dalla resistenza a pubblico ufficiale e danneggiamento fino al tentato omicidio e la rapina. I reati smisurati che vengono contestati sono l’immagine plastica di come la le istituzioni vogliano trasformare il dissenso e il conflitto sociale in un problema di ordine pubblico. Viene sposata una lettura della manifestazione che non tiene conto della spontaneità della rabbia di quella giornata e cerca di rinchiuderla tutta all’interno del solito teorema di “un’oscura premeditazione” , arrivando a disporre i domiciliari anche per chi è accusato solo di essere stato presente vicino o sopra il furgone del corteo.

Le lotte che hanno seguito lo sgombero di Askatasuna si sono inserite in un contesto più ampio di opposizione al governo e di rifiuto del genocidio contro il popolo palestinese, di cui è tutt’ora complice. In questi mesi assistiamo ad una grande sollevazione sociale contro il carovita di guerra e i suoi responsabili, gli arresti di oggi rientrano nella strategia del manganello adottata dal Governo per punire chi protesta. Oggi però non sarà solo il primo passo concreto di una ingiusta e criminale operazione repressiva, ma l’inizio di un’iniziativa di solidarietà che dovrà saper sostenere chi è stato colpito nelle spese legali che dovrà affrontare e per non lasciarli soli. Il 31 gennaio c’eravamo tutti e tutte! Que viva Askatasuna

pc 5 novembre - ORE 12 Controinformazione rossoperaia - Meloni, servetta di Trump, tace. Avanti nel movimento di lotta per farla cadere!

 

pc 5 novembre - proletari comunisti .. un blog in libertà condizionata - venghino signori, ce ne faremo una ragione

 comunicato 

abbiamo subito nei giorni scorsi una rimozione che ci ha oscurato, abbiamo cliccato la richiesta di revisione ce lo hanno riaperto e ora funziona

nelle scorse settimane c'è stata una rimozione del blog maoistroad che è stato oscurato, la redazione ha fatto ricorso e ce lo hanno riaperto - dopo qualche giorno è stato di nuovo rimosso anche questa volta la redazione ha fatto richiesta di revisione e stiamo aspettando la risposta

Con questi blog viene esercitato un diritto democratico e pubblichiamo cose nostre o cose prese da internet che condividiamo o che è giusto che vengano conosciute da chi legge

cancellare noi non  è solo cancellare le nostre opinioni e il nostro impegno nelle lotte sociali e politiche è cancellare lotte e movimenti nazionali e internazionali che esistono 

a chi giova questo se non ai padroni del mondo e del vapore?

se non ai signori della guerra, del fascismo, del genocidio palestinese, dello sfruttamento e della miseria dei proletari e popoli oppressi del mondo, al sistema capitalista/imperialista che andrebbe superato e cancellato?

quindi non  possiamo che insistere .. e il vento non si può fermare.

proletari comunisti 

 

pc 5 novembre - Catena di morti sul lavoro ieri - padroni/governo/stato del capitale/sistema capitalistico ASSASSINI!

Perfino la stampa e la tv non dicono numeri esatti dei morti di ieri, qualcuno scrive 6 altri 7... ma non sono numeri sono vite operaie, famiglie distrutte!

Morire di lavoro, altre 5 vittime. Sono oltre 700 nel 2026

Alla Fincantieri Marghera operaio colto da malore, altri morti in Puglia, Campania e Emilia-Romagna

Il cantiere Fincantieri di Marghera - 

E' uno stillicidio che non accenna a fermarsi, quello delle morti sul lavoro in Italia: oggi una giornata tragica con cinque vittime in altrettanti episodi, senza distinzione tra Nord e Sud, tra grandi e piccole aziende.

E una sesta vittima è spirata in ospedale, a distanza di cinque giorni dall'incidente.

Una strage che quest'anno ha raggiunto e superato quota 700, secondo i dati Inail, e circa 404.809 denunce totali di infortuni in occasione lavorativa, in aumento del 5,4% rispetto all'anno scorso.

All'interno dello stabilimento Fincantieri di Porto Marghera (Venezia) un operaio romeno di 34 anni ha perso la vita mentre si trovava all'interno di una nave in costruzione. Verso le 11 è stato improvvisamente colto da malore. Fincantieri ha espresso "profondo cordoglio" per la morte del

pc 5 novembre - Stellantis - una situazione inaccettabile - Gli operai non possono essere "usa e getta" - Occorre ribellarsi, dire "Basta!"

Alla Stellanti di Melfi ormai si lavora una settimana SI e una NO, e dal 8 dicembre c'è il rischio di una chiusura della fabbrica fino a gennaio.

Gli operai e le operaie, usati secondo le esigenze dell'azienda, hanno un danno non solo economico, ma anche psicologico. Il capitale può programmare la sua attività, affinchè salvaguardi i suoi profitti e per risparmiare taglia sui costi del lavoro, in primis quello della forza-lavoro; gli operai invece devono subire sfruttamento quando lavorano e riduzione pesante del salario/cassa integrazione quando non lavorano, in una situazione in cui anche un salario pieno non basta assolutamente per vivere.

Vengono periodicamente annunciati nuovi modelli auto, ma i volumi restano sempre molto bassi; i prezzi delle auto aumentano e non c'è vendita. Poi mancano i pezzi, le forniture di componenti.

Basta un minimo blocco delle forniture perchè gli operai e operaie che arrivano alla fabbrica dopo ore di viaggio dai vari paesi della provincia e della Regione, si sentono dire che non c'è lavoro, che sono "messi in libertà", e che quindi devono tornarsene a casa con bus che non ci sono più.

Si può continuare a subire questa situazione?

Occorre dire "Basta", ribellarsi; almeno provare a farlo e vedere "l'effetto che fa". Proprio a Melfi questo è già successo e scoppiarono i 21 giorni. Oggi per difendere lavoro, salario, la vita stessa è necessario una nuova lotta.