giovedì 4 giugno 2026

pc 4 giugno - info x amendolara - da slai cobas per il sindacato di classe - taranto

 

Lo slai Cobas per il sindacato di classe Taranto ad amendolara sabato alla manifestazione di rilievo nazionale promossa dalla CGIL alla stazione di servizio ore 16..30.della strage dei braccianti - partenza da Taranto sede slai Cobas via Livio andronico 47  ore 14 - info 3475301704 margherita

pc 4 giugno - Sulla strage di braccianti immigrati ad Amendolara

da ORE12 Controinformazione rossoperaia del 03.06.26-1

Come mai i giornali ora sono così pieni di dettagli precisi sulla strage dei braccianti di Amendolara? Ora sanno tutto, descrivono tutto, all'improvviso gli "invisibili" diventano immediatamente visibili. Non dovremmo aggiungere niente a quello che descrivono i giornali sulla condizione dei braccianti in Calabria, in Puglia, in Basilicata; eppure, oltre al fatto che non bisogna mai stancarsi di descrivere questa condizione "schiavista" e di denunciarla, il punto ora è il che fare.

E sul che fare siamo alle solite: la catena di inchieste giudiziarie - ma non c'erano prima e finora, cosa hanno prodotto? Le denunce apparse sui giornali, che cosa hanno prodotto? Cos'ha prodotto l'attività, anche spesso lodevole, dei sindacati, della CGIL sostanzialmente? perché la CISL e la UIL o non sono presenti nelle campagne oppure sono completamente d'accordo per lo sfruttamento schiavista dei lavoratori e spesso vi è un intreccio molto stretto tra padroni e padroncini che gestiscono questo lavoro nelle campagne e organizzazioni sindacali che lo favoriscono.

Così come è del tutto evidente che questo sistema, chiamato caporalato, in realtà si chiama capitalismo, sfruttamento selvaggio, riduzione in schiavitù dei lavoratori migranti approfittando delle leggi del

pc 4 giugno - Sulla lotta contro la guerra, contro la repressione e per la solidarietà alla Palestina, corrispondenze da Bergamo e Palermo

pc 4 giugno - Sostegno alla battaglia degli abitanti dei quartieri di Milano contro Aler, Comune - Oggi assemblea popolare

Ci sono due classi: quelli che abitano e frequentano la Milano "bene", la Milano dei turisti, delle abitazioni solo per chi ha molti soldi, e quelli dei quartieri, delle case popolari che devono vivere nel degrado, nella sporcizia e con i topi....

Dal blog slai cobas

Abbiamo ricevuto questa denuncia da parte degli abitanti di piazza Insubria sullo stato di estremo degrado in cui sono costretti a vivere gli abitanti delle case popolari, ma che è anche la realtà che vivono i proletari nelle periferie milanesi, frutto delle politiche del governo Meloni che al diritto all'abitare contrappone campagne di criminalizzazione di chi è costretto ad occupare visto che gli affitti a Milano sono diventati impossibili per lavoratori, pensionati, giovani, migranti, donne con bambini piccoli, sottoposti a continui sgomberi selvaggi anziché ristrutturare/sanificare gli edifici di edilizia popolare. Ma come denunciano gli abitanti stessi la giunta Sala di certo non si è distinta per salvaguardare gli interessi delle fasce più deboli, anzi il sindaco è stato il primo a gridare "legalità" ma per gli speculatori, a non fare nulla per i diritti delle persone a abitare senza essere invasi dai topi, a sostenere gli sgomberi selvaggi

"Nei giorni scorsi - denunciano alcuni abitanti di piazza Insubria - alcuni fascisti della zona hanno strappato questi avvisi. Non vogliono che si indichi come responsabile l’Aler e quindi la Regione Lombardia (amici di centro destra) come responsabili della situazione facendo ricadere ogni responsabilità sugli occupanti di casa in primis e poi sul Comune (di centro sinistra). Quest’ultimo responsabilità ne ha, fosse altro perché qui il problema è ormai andato oltre i cancelli delle case popolari ed è diventato un’emergenza di salute pubblica cittadina sempre più grave. Ma l’Aler è il proprietario e spetta a esso liberare gli abitanti delle case che ha ingestione dalla invasione dei topi."

"Grazie alla nostra iniziativa, Aler ha risposto. Il servizio Rai è servito a fare promesse di sgomberare alcune cantine, infestate dai topi. Sarebbe un primo passo importante, ma lo farà davvero? E perché vengono esclusi ora dei civici di piazza Insubria? E la derattizzazione vera e propria quando? Dobbiamo continuare come abitanti a esercitare una forte pressione collettiva. 

Giovedì tutti in assemblea nel cortile di piazza Insubria 3 per decidere insieme che altre iniziative mettere in campo. 


pc 3 giugno - Un saluto militante al compagno Visconte Grisi che ci ha lasciato

 

Medico e intellettuale rivoluzionario 

Lo abbiamo conosciuto e condiviso la militanza nel movimento marxista leninista maoista, da Servire il Popolo a Voce Operaia, da Cutro/Calabria a Milano

Abbiamo continuato a prestare attenzione ai suoi scritti e saggi nell'area operaista e sulla rivista Collegamenti.

Visconte ha partecipato al convegno da noi organizzato a Milano sul 50° sull' Autunno caldo 69 'Uscire dal lungo inverno per un nuovo autunno caldo',e anche recentemente ad alcune iniziative di dibattito da noi organizzate. 

Pubblichiamo alcuni suoi articoli condivisibili sul sistema sanitario e la medicina generale. 

La crisi della medicina generale inizia già negli anni 50 – 60, ai tempi delle mutue, e si protrae fino ad oggi con l’istituzione del Servizio Sanitario Nazionale nel 1978. Una crisi di ruolo e di professionalità del medico generale che passa dalla figura del vecchio medico condotto, esperto di tutte le arti mediche e anche del territorio, alla figura del medico della mutua, poi di famiglia, poi di base che vede ridursi la sua competenza alla cura delle malattie più semplici e aumentare il suo carico burocratico. Oggi l’ambulatorio del medico di famiglia, nella maggior parte dei casi e salvo alcune lodevoli eccezioni, è diventato poco più di un ufficio decentrato dell’ ASL in cui si svolgono adempimenti burocratici e vengono smistati i pazienti verso gli specialisti, gli ospedali e i vari esami di approfondimento diagnostico.

Tutto questo è stato ratificato dall’assegnazione di un “budget”, un tetto di spesa che riguarda sia la farmaceutica che gli esami, ad ogni singolo medico, che viene così qualificato come “ordinatore di spesa”. Viene calcolata una media di spesa a livello regionale, di ASL, di distretto e chi sfora di una certa percentuale (circa il 20%) quel tetto viene chiamato a fornire spiegazioni e, in certi casi, si vede costretto a restituire l’importo di spesa ordinato in più. Ciò vale soprattutto per la prescrizione di farmaci, come poi vedremo.

Di questa crisi si è accorto anche il regime, per cui il Ministero e i governatori regionali spingono, anche con incentivi economici, per decretare la fine del medico di famiglia singolo e per la formazione di poliambulatori distrettuali o di quartiere, strutture di prima diagnosi formate da diverse figure sanitarie (medici generali, guardia medica, eventualmente specialisti, infermieri ecc.) e con l’impiego anche di un minimo di strumentazione medica (elettrocardiogramma, ecografia ecc.). Ufficialmente questa svolta viene giustificata dal fatto di voler sgravare i vari Pronto Soccorso dalla diagnosi e cura della patologia minore, esigenza indubbiamente sentita. Questa svolta però incontra diverse resistenze, sia da parte di una classe medica abituata a gestire in proprio l’organizzazione (e i profitti) del proprio ambulatorio e che vede nella nuova organizzazione del lavoro, forse non a torto, una anticamera della dipendenza e dell’aumento del controllo sul proprio lavoro, oltretutto organizzato 24 ore su 24, ma

pc 3 giugno - Bolivia: le proteste contro il governo stanno diventando una vera insurrezione - info

Dimezzamento dello stipendio e abrogazione della riforma agraria non stanno servendo a salvare la testa del presidente boliviano Rodrigo Paz Pereira, in carica da meno di un anno. Dopo un mese di proteste e decine di blocchi stradali, la capitale La Paz risulta ancora isolata, e i manifestanti – cittadini e lavoratori provenienti da tutti i settori – puntano verso un solo obiettivo: le dimissioni del governo. I colloqui con opposizioni e rappresentanti delle dimostrazioni sono bloccati, mentre dall’estero arrivano aiuti per arginare le ripercussioni dei blocchi delle infrastrutture stradali del Paese da parte dei manifestanti. A fare scattare le proteste è stato un miscuglio di elementi, tutti riconducibili al fallimento della politica del «capitalismo per tutti» del presidente Paz. La ricetta neoliberista della nuova Bolivia filo-statunitense sta venendo applicata da una manciata di mesi, ma tanto è bastato per fare sprofondare il Paese nel caos, e mettere a serio rischio la stabilità dell’esecutivo.

È complicato tracciare il filo che ha portato le proteste antigovernative boliviane a quello che sta gradualmente iniziando ad assumere i tratti di un moto insurrezionale. I primi lavoratori a mobilitarsi sono stati gli insegnanti, per chiedere un sistema educativo pubblico e gratuito; a essi si sono aggiunti gli agricoltori, che hanno contestato la nuova riforma agraria, i minatori, e gli indigeni, che già portatori di malcontento si sono trincerati attorno all’ex presidente Morales, attualmente sotto processo per accuse che egli definisce politicamente motivate. Rapidamente, le proteste sono finite per includere porzioni diverse e diversificate della popolazione boliviana.

A un mese dallo scoppio delle proteste – iniziate a cavallo tra la fine di aprile e l’inizio di maggio – si

pc 3 giugno - Un libro rivela come la Cia creò il consenso tramite gli intellettuali

Andrea Cauti - 1 giugno 2026

Accoglienza in Italia

Il congresso per la libertà della cultura

martedì 2 giugno 2026

pc 2 giugno - ORE 12 Controinformazione rossoperaia - Contro la Repubblica della guerra della repressione, del moderno fascismo e dello sfruttamento

 

pc 2 giugno - Quattro migranti pakistani bruciati nel Cosentino - stavano andando a lavorare nel metapontino - Sono stati uccisi!

Auto in fiamme nel Cosentino, dentro i cadaveri di quattro migranti: si ipotizza siano stati uccisi

Sarebbero stati uccisi i quattro migranti, probabilmente pakistani, trovati carbonizzati all'interno di un'auto in un distributore di carburante lungo il vecchio tracciato della Statale 106 ad Amendolara.
E' questa l'ipotesi che sta prendendo corpo tra gli investigatori.
Sui corpi delle quattro vittime, visto il loro stato, al momento non è stato possibile verificare se vi fossero segni di colpi d'arma da fuoco, ma lo stato dei luoghi e della vettura al momento dell'arrivo dei vigili del fuoco sembra fare escludere la pista dell'incidente.

Gli investigatori sperano di avere un aiuto nelle loro indagini dai sistemi di videosorveglianza presenti nel distributore e nella zona. la visione dei filmati è già iniziata. Nel caso dovesse essere confermata l'ipotesi dell'omicidio, comunque, non verrebbe attribuita alla 'ndrangheta, visto il luogo dove si trovava l'auto.
Le cosche, in questa parte di territorio, hanno già usato il fuoco per distruggere i corpi delle loro vittime, ma sempre in campagna, luoghi isolati, e mai in un luogo come un distributore di carburante e su una strada ad alta frequentazione.

Le vittime erano tutte braccianti agricoli, impiegati nei campi della Sibaritide e diretti verso la Piana del Metapontino, nel Materano.

pc 2 giugno - Padroni assassini a Bassano del Grappa - Migranti usa e getta: lavoratore indiano sfruttato a nero e scaricato in strada dopo infortunio - denuncia lotta organizzazione!

Cade da 3 metri mentre lavora in nero: gli imprenditori non lo soccorrono e lo abbandonano in strada

di Repubblica

L'episodio nel vicentino. Il 56enne è stato trovato in una pozza di sangue

Si è ferito cadendo dal tetto di un capannone in un maneggio in cui era impiegato a nero, ma invece di soccorrerlo i titolari lo hanno scaricato in strada. A due anni dalla morte di Satnam Singh, il bracciante morto dopo essere stato abbandonato davanti a casa con accanto il braccio che il macchinario gli aveva falciato, il copione si ripete a Bassano del Grappa. Una coppia di imprenditori, un uomo di 56 anni e la compagna di 48, titolari di un maneggio in provincia di Vicenza, giovedì sera un lavoratore indiano, regolarmente residente in Italia, è stato trovato gravemente ferito non lontano dall’ospedale.

A dare l’allarme, una chiamata anonima di una sedicente passante... a telefonare era stata la titolare dell’azienda agricola, che insieme al marito lo aveva poco prima scaricato in strada. Confuso, provato, l’uomo ai soccorritori di aver avuto un incidente mentre si trovava al lavoro in un maneggio della zona, senza riuscire però a precisare ulteriori dettagli.

Accompagnato immediatamente in ospedale, l'uomo è stato portato nel reparto di chirurgia per via delle fratture riportate e ricoverato con una prognosi di 60 giorni. Sul caso è stata aperta un’inchiesta, affidata ai carabinieri che sono rapidamente risaliti ai titolari del maneggio, dove l’uomo lavorava da alcuni giorni senza alcun tipo di contratto. A incastrare i due, denunciati per omissione di soccorso e lesioni colpose, alcune tracce di sangue trovate nell’auto.

"Quando deliberatamente i datori di lavoro manomettono i sistemi di sicurezza per andare più veloci, quando non garantiscono pienamente la sicurezza e un lavoratore si ferisce, parliamo di tentato omicidio", sottolinea il segretario generale della Uil Veneto Roberto Toigo, commentando la vicenda. "Trattare un essere umano come merce da utilizzare e poi gettare sul ciglio di una strada quando si fa male è la negazione violenta di ogni diritto e della stessa dignità umana”, attacca la segretaria nazionale della Flai, Silvia Guaraldi. “Questo orrore è il prodotto diretto di un sistema che si regge sulla vulnerabilità, sul ricatto occupazionale e sull'indifferenza imperante. Il Governo – sottolinea - deve intervenire subito: servono ispezioni a tappeto, il potenziamento degli organi di controllo e l'applicazione rigorosa della legge 199 contro lo sfruttamento e il caporalato".

pc 2 giugno - Lo sciopero generale... una forte giornata di lotta - info

Le iniziative dello Slai cobas per il sindacato di classe - aderente allo sciopero - sono state espresse in altri post.

Queste ulteriori notizie sono prese da 'pungolo rosso' 

Quella di venerdì 29 maggio – è stata una giornata di lotta riuscita al di là delle aspettative (e delle preoccupazioni) della vigilia.

Uno sciopero contro il genocidio in Palestina, le guerre del capitale e l’economia di guerra, il governo Meloni e lo stato di polizia, per affermare le stringenti necessità della classe lavoratrice, a cominciare da forti aumenti salariali e dalla reintroduzione della scala mobile, per difendere il diritto di sciopero e l’organizzazione operaia sui luoghi di lavoro sempre più sotto attacco.

I tre settori proletari maggiormente coinvolti sono stati la logistica, le ferrovie e i trasporti locali.

Nella logistica è stato determinante per la buona riuscita dello sciopero l’impegno del SI Cobas, da anni fortemente radicato in tanti magazzini, anzitutto quelli del centro-nord ma anche a Roma e in Campania, come portatore di istanze di lotta mai chiuse in logiche aziendaliste. E con una particolare sensibilità per la causa palestinese dovuta anche alla sua composizione, di sindacato che organizza proletari/e di tante diverse nazionalità, molte/i dei quali provenienti dai paesi arabi e di tradizione islamica.

Per le ferrovie, i dati ufficiali sono: il 40.3% dei convogli soppressi, il 36,8% delle adesioni, nettamente al di sopra di circa il 25% delle adesioni lo scorso 18 maggio – lo sciopero indetto in solitaria da USB, che ha indubbiamente pesato in negativo (l’Assemblea PdM-PdB aveva indicato una doppia adesione, una perdita di salario significativa).

Nel comunicato dei Ferrovieri CUB Trasporti si registra come l’intreccio tra temi sindacali e temi politici sia stato reale, e non semplicemente dichiarato: molte/i delle/dei ferroviere/i che “ci hanno contattato per porre casistiche da incrociare con le norme tecniche”, si sono al contempo espressi “circa le porcate della guerra, del riarmo e dell’indigeribile finanziamento delle stragi. Si fa strada la consapevolezza che queste scellerate spese sottraggono poi risorse per tutti i bisogni sociali e per il sostegno dei redditi”. Ecco, detto senza vuota demagogia: si fa strada la consapevolezza… E in questo cammino, che è finalmente iniziato, è degna di nota l’instancabile attività di Ferrovieri contro la guerra, a cui partecipiamo come promotori, così come – sul piano sindacale – quella dell’Assemblea PdM-PdB.

Per quanto sia un universo molto più frammentato, anche tra i lavoratori dei trasporti locali questa presa di coscienza sta andando avanti, come testimonia (tra gli altri) il presidio organizzato dall’SGB a Mestre, in piazzetta Coin. In questo presidio – a cui abbiamo partecipato come compagne/i della TIR e del Comitato permanente contro le guerre e il razzismo di Marghera – la denuncia del genocidio di Gaza e della corsa al riarmo e ad una nuova possibile, apocalittica guerra mondiale, è stato tutt’uno con la denuncia degli effetti anti-proletari delle politiche del governo Meloni e dell’Unione europea, e con la forte rivendicazione di salari adeguati al costo della vita, di una sanità che torni ad essere universale e

lunedì 1 giugno 2026

pc 1 giugno - ORE 12 Controinformazione rossoperaia - La battaglia per un vero sciopero generale continua, l'esperienza di Taranto

 

pc 1 giugno - Alla Stellantis di Cassino di male in peggio

Cassino, fabbrica Stellantis quasi ferma: 24 giorni di lavoro in 5 mesi

Operai di Cassino fermi: solo 24 giorni di lavoro nei primi cinque mesi. E il futuro non induce affatto all'ottimismo, nonostante le promesse di Stellantis

29 Maggio 2026 - 17:00

La fabbrica Stellantis di Cassino è praticamente ferma. Nei primi cinque mesi dell’anno gli operai hanno lavorato solo 24 giorni: il resto del tempo è stato segnato da fermate produttive, ferie forzate e cassa integrazione. Un dato drammatico che fotografa la crisi più profonda degli ultimi anni per uno degli stabilimenti simbolo dell’automotive italiano, dove si producono (molto a singhiozzo) Alfa Romeo Stelvio, Tonale e Jeep Compass. La situazione rischia di diventare insostenibile per oltre 3.000 lavoratori diretti e per l’indotto locale.

FABBRICA STELLANTIS DI CASSINO: PRODUZIONE RIDOTTA AL MINIMO

Da gennaio a maggio 2026 lo stabilimento laziale ha accumulato una serie interminabile di stop e a giugno non andrà meglio, essendo già stato programmato il fermo dal 1° al 5 che interesserà