venerdì 15 maggio 2026
pc 15 maggio - Massima partecipazione alla manifestazione nazionale del 16 maggio a Milano per la Palestina - La questione Ravenna
da ORE12/Controinformazione rossoperaia del 14/05
Continuiamo a lanciare l'appello alla massima partecipazione a una manifestazione che non avrà certo i numeri di quella del 4 ottobre a Roma, che è stata la più grande manifestazione negli ultimi anni nel nostro paese contro il genocidio sionista e in solidarietà con il popolo palestinese, perché dal 4 ottobre molta “acqua è passata sotto i ponti”, come si dice. Nel movimento solidale è prevalsa la frammentazione e il crescente peso, nel movimento, di posizioni legate all’opposizione parlamentare, di posizioni che nel linguaggio politico si definiscono “opportuniste”, cioè apparentemente dicono cose giuste ma non hanno alcuna coerenza con le azioni messe in campo.
Rilevo alcuni elementi che possano favorire una discussione nel movimento. E' un’errore non aver lavorato per questa manifestazione nazionale a Milano, perché una manifestazione nazionale serve a rilanciare la solidarietà alla Palestina e dare una risposta all’azione repressiva del governo Meloni che agisce per impedire le manifestazioni - e le misure repressive che hanno colpito più di 20 compagni a Milano proprio ieri lo dimostrano.
Una manifestazione nazionale rafforza le lotte che si fanno nei territori, non certo le indebolisce e dobbiamo farla proprio a Milano, là dove tutti i sabati c'è stata manifestazione per la Palestina dopo il 7 ottobre del 2023.
Una manifestazione nazionale per la Palestina è necessaria perché il genocidio è ancora in corso, coperto da una falsa tregua continuamente violata dai bombardamenti dello Stato sionista.
Domani è l’anniversario della Nakba e noi condividiamo le parole di Francesca Albanese, la Relatrice Speciale ONU sui territori palestinesi occupati, quando parla di "una Nakba senza fine”.
Il genocidio continua, nelle tende si muore, ci sono carestie, epidemie, non ci sono cure, né acqua né cibo per il popolo palestinese. Il dossier di Msf denuncia: «A Gaza condizioni indescrivibili», un l’infermiere dice: «Non vediamo la fine di questo incubo», col caldo sta crescendo il diffondersi di malattie collegate a insetti e parassiti. «Le temperature elevate e il vivere ammassati sta facendo proliferare pulci, zecche e pidocchi. Ma sono soprattutto i ratti a farci paura». Abbiamo sempre più casi di bambini morsi da topi. E altri palestinesi dicono: “Non mangiamo e non ho latte per mio figlio”: così la “malnutrizione artificiale” causata da Israele uccide madri e bambini a Gaza.
Ma dai popoli nasce la solidarietà. La Flottilla sta per partire nuovamente nonostante le precedenti spedizioni siano state attaccate, alcuni attivisti sequestrati in acque internazionali, pestati e condotti nelle prigioni dello Stato sionista dove sono stati torturati con il silenzio in particolare del nostro governo che condivide in pieno l’azione dei nazisionisti, come dimostrano tutti gli interventi pubblici di esponenti di questo governo e della sua maggioranza. Non vogliono che si rompa l’assedio a Gaza, non vogliono fare arrivare a Gaza gli aiuti umanitari - che comunque sono una goccia nel mare - mentre tutto quello di cui ha bisogno lo Stato nazisionista per continuare il genocidio può tranquillamente arrivare alle bestie sioniste con la complicità dei governi, da Trump a Meloni e di tutto il sistema portuale italiano che ha una enorme responsabilità come vedremo.
Mentre l’esercito occupa sempre più Gaza nonostante gli accordi, la cosiddetta “linea gialla” di blocchi di cemento dentro cui lo Stato sionista ha rinchiuso i sopravvissuti al genocidio viene spostata sempre di più, arrivando ad occupare circa il 60% del territorio gazawi, mentre in Cisgiordania i coloni razzisti sionisti appoggiati dall’esercito uccidono, aggrediscono, occupano case e terre palestinesi, ai bambini impediscono persino di andare a scuola.
Ma ai terroristi sionisti al governo tutto questo non basta ancora, il governo Netanyhau ha introdotto la pena di morte per impiccagione per i palestinesi e ha istituito un Tribunale speciale per comminare la pena di morte contro i palestinesi che, secondo Israele, hanno condotto azioni di resistenza il 7 ottobre.
La situazione nelle carceri israeliane è un inferno e lo dicono persino alcune associazioni israeliane che si occupano dei diritti umani nelle carceri, in particolare dopo il 7 ottobre: la stragrande maggioranza dei palestinesi sequestrati nelle carceri non è stata neppure processata, sono rinchiusi in veri e propri campi di tortura dove si dispiega la peggiore violenza e gli abusi, le violenze sistematiche - anche sessuali - da parte dei carcerieri con l’appoggio del governo. Almeno 88 palestinesi sono morti nelle strutture di detenzione israeliane da ottobre 2023 a causa delle condizioni disumane, della violenza, della fame e della mancanza di cure mediche.
Ma la resistenza in Palestina comunque è viva e agisce e senza di essa il genocidio, la “soluzione finale” sionista sarebbe terminata da un pezzo. Per questo Netanyhau e Trump e tutti gli altri mostri che si riuniscono attorno ad essi, con in prima fila il governo Meloni, sono ossessionati dal disarmo della resistenza.
E chi sarà a Milano sabato prossimo sarà proprio in continuità con il vento del 4 ottobre
E qui veniamo alla complicità del governo italiano di Meloni/Crosetto/Tajani/Salvini.
Il complesso militare industriale italiano è parte integrante del genocidio, lo affermano le denunce documentate dei giovani palestinesi in un dossier presentato a Montecitorio dal titolo: “Made in Italy, consegnato ad Israele: trasferimenti militari ed energetici italiani che alimentano il genocidio”. “Alcune delle aziende italiane coinvolte sono già note, come Leonardo: nel dossier vengono documentate circa 150 spedizioni di pezzi aerospaziali verso l’azienda israeliana Elbit Systems, partite da hub strategici in Liguria, Abruzzo, Puglia, Campania, Lazio, Lombardia, Piemonte, Toscana, Veneto, Umbria ed Emilia-Romagna. Il Lazio si confermerebbe un nodo cruciale nella rete di smistamento di materiali bellici.”
Chi sono complici di Netanyhau?
Il Governo Meloni, innanzi tutto per il sostegno politico, economico, militare Israele, è il governo dell’attacco alla Flottilla, del diritto internazionale “valido fino ad un certo punto”, dei processi in Italia contro partigiani palestinesi e attivisti della solidarietà alla Palestina istituiti sulla base della documentazione dei servizi segreti sionisti, è il governo della repressione per impedire le mobilitazioni, dei decreti sicurezza, con l’aiuto anche di quei loschi figuri del Pd come Delrio con il suo ddl antisetimismo, è il governo dell’invio di armi e altro materiale a fini bellici e dell’autorizzazione al transito/carico e scarico di armi dai porti in violazione delle leggi come la 185/1990, è il governo che viola le sentenze della stessa Corte Penale Internazionale.
Anche nei recenti dossier dei Giovani Palestinesi e di altre realtà si sottolinea il ruolo nazionale del porto di Ravenna come snodo logistico di armi, prodotti “dual use” cioè di uso civile ma usati a fini bellici da Israele, e merci dirette verso colonie illegali israeliane. Su questo vogliono che cali il silenzio, per ragioni politiche e per i profitti dei padroni terminalisti e su questo ha un’enorme responsabilità l’Amministrazione locale e regionale a guida PD che esprimono gli interessi dei padroni terminalisti del Porto: i risultati per i padroni terminalisti registrano dei record (2025-2026): Il 2025 si è chiuso con un record storico di oltre 28 milioni di tonnellate di merci movimentate (+10% rispetto al 2024). Il trend prosegue nel 2026, con i primi quattro mesi che segnano una crescita dell'8,4% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.
Ravenna è la capitale del traffico verso Israele (con 2000 Container al mese circa).
A Ravenna la sicurezza è in mano ai nazisionisti con Undersec, un progetto in collaborazione con il ministero della Difesa di Israele e la guardia costiera greca e con loro condivide dati sensibili sulla sicurezza portuale, dentro c’è anche Università di Tel Aviv, l’azienda sionista Raphael. L’Autorità Portuale dipende dal governo, le Dogane dipendono dal Governo, l’'Uuama (Unità per le autorizzazioni dei materiali di armamento) dipende dal ministero degli Affari Esteri, responsabile del controllo, autorizzazione e monitoraggio dell'esportazione, importazione e transito di materiali di armamento e prodotti a duplice uso. A capo del ministero dei Trasporti c’è il razzista “migliore amico di Israele”, Salvini.
Il Sindaco di Ravenna dice che “Da settembre al porto niente più armi per Israele” ma mente, in realtà copre i traffici perchè il Comune di Ravenna è il maggiore azionista di Sapir, la società portuale controllata dalle amministrazioni pubbliche. Proprio ieri abbiamo pubblicato la denuncia di un portuale dei traffici di merci “dual use” al Porto.
Tra il 2024 e il 2025 sono passate 659 tonnellate di munizioni nel porto di Ravenna, e 48 Mila tonnellate di precursori di esplosivi e a questo si devono aggiungere le merci dual use e civili verso le colonie illegali in Cisgiordania, non solo esplosivi, che più facilmente vengono avvistati dai portuali, grazie ai simboli di pericolo impressi, ma anche di forgiati, componenti di armi, pezzi di droni che passano inosservati.
In risposta al ricorso al Tar la Dogana ha negato l’estensione di questi dati con questa motivazione: “la loro diffusione potrebbe arrecare un pregiudizio concreto alla sicurezza nazionale, alla sicurezza pubblica e alle relazioni internazionali dello Stato”.
Ora tutta questa questione ha portato a venire allo scoperto chi ha agito dall’interno del Porto, come il CAP, i portuali del Collettivo Autonomo Portuale legato alla CGIL e ai padroni terminalisti che hanno preso le distanze da noi denunciati e che dicono di agire solo in presenza di merci dichiaratamente in transito per fini bellici (come se componenti e “dual use” non lo fossero), garantendo così il transito e i profitti ai padroni terminalisti.
Ravenna dimostra che è un porto importante e non è un caso che Ravenna ospiterà il festival internazionale Deportibus, dove si riuniranno le autorità portuali, il governo e i padroni terminalisti, dal 21 al 23 maggio.
Ravenna è un nodo cruciale dei corridoi della “military mobility” europea che servono al trasporto veloce di armi e truppe ed è incluso nel corridoio Imec (India-Middle East-Europe Economic Corridor), che è la nuova via preferenziale verso Israele, Paesi arabi e India. E l’evento è sponsorizzato da aziende complici come Snam, Sapir, Fincantieri.
Ma contro questo il movimento che si oppone al traffico d’armi al Porto organizza un controfestival... mentre su questo come Slai Cobas ci stiamo battendo per un presidio, anche con piccoli numeri, che renda visibile la voce dell’opposizione al festival di chi fa profitti e scatena guerre sulla pelle dei popoli, e suonarcele e cantarcele nel chiuso di un controfestival non aiuta certo.
Per concludere, è evidente che contro il genocidio che continua, contro il coinvolgimento di governo, istituzioni, padroni è necessaria una manifestazione nazionale che polarizzi le ragioni dei territori che si battono contro Israele genocida e la complicità bipartisan che riscuote.
Noi dello Slai Cobas di Ravenna saremo a Milano per portare proprio queste ragioni.
pc 15 maggio - Incinte, malate, in prigione: la difficile situazione delle donne palestinesi nelle carceri israeliane
UNA DENUNCIA DA PORTARE CON FORZA ALLA MANIFESTAZIONE NAZIONALE DI MILANO DEL 16 MAGGIO
Nel mese di aprile, il numero di prigioniere palestinesi detenute nelle carceri israeliane ha superato le 90 unità.
Di Fayha Shalash – Ramallah
Nella sua ultima dichiarazione, il Palestinian Prisoners Club ha affermato che il numero di prigioniere palestinesi detenute nelle carceri israeliane ha superato le 90 unità durante il mese di aprile.
Ali Shawahneh, 46 anni, non ha tempo per cercare lavoro. Da quando Israele ha arrestato sua moglie, Amina Tawil, 36 anni, nella loro casa di Qalqilya, è diventato sia padre che madre per i loro quattro figli.
Amina si era fatta carico di queste responsabilità da sola in diverse occasioni, mentre Israele teneva in prigione suo marito. Durante l'ultima detenzione, Ali trascorse due anni in detenzione amministrativa e perse 75 chilogrammi. Si era appena ripreso quando Israele arrestò sua moglie, facendo precipitare la famiglia in un altro ciclo di difficoltà.
Nella sua ultima dichiarazione, il Palestinian Prisoners Club ha affermato che il numero di donne palestinesi detenute nelle carceri israeliane ha superato le 90 unità durante il mese di aprile. Ha inoltre sottolineato che cifre simili erano state registrate in precedenza al culmine delle campagne di arresto nella Cisgiordania occupata, nei primi mesi della guerra genocida, e nel contesto delle persecuzioni contro le donne a Gaza.
L'organizzazione ha spiegato che la maggior parte delle detenute è reclusa nel carcere di Damon, vicino ad Haifa, tra cui due bambine, una donna al terzo mese di gravidanza, 25 detenute amministrative, tre giornaliste, due detenute malate di cancro e due donne detenute da prima dell'ottobre 2023.
"Arrestate me al posto suo"
Due giorni prima dell'Eid al-Fitr, il 18 marzo, Amina stava pregando con il marito dopo che i figli si
pc 15 maggio - Formazione rivoluzionaria delle donne - Le donne conquistano la metà del cielo - 60° anniversario della GRCP
Per questa settimana interrompiamo la FRD su "Produzione e riproduzione",
pc 15 maggio - "Ci spremono e se ne vanno": 700 lavoratori Electrolux in presidio contro i licenziamenti
Da MilanoToday
Braccia incrociate e sciopero immediato. È quello che hanno fatto i 700 lavoratori dell’Electrolux di Solaro nella giornata di martedì 12 maggio. Uno sciopero scattato dopo l’annuncio del piano di dismissioni e trasferimento delle produzioni dall’Italia all’estero comunicato dall’amministratore delegato ai sindacati.
Il piano coinvolgerebbe tutti gli stabilimenti italiani del colosso degli elettrodomestici e potrebbe portare a circa 1.700 esuberi a livello nazionale, pari a quasi il 40% della forza lavoro.
“Si tratta di un piano di trasferimenti di prodotti dall’Italia all’estero, di dismissioni e disimpegno che
giovedì 14 maggio 2026
pc 14 maggio - Ex Ilva, Slai Cobas lancia lo sciopero del 29 maggio: sicurezza, lavoro e no agli esuberi al centro della mobilitazione
Il sindacato di base presenta la propria piattaforma in vista della protesta nazionale. Tra le richieste nazionalizzazione, tutela occupazionale, stop ai licenziamenti e presidio ispettivo permanente in fabbrica
Francesco Alberti redazione.taranto@buonasera24.it - 13 Maggio 2026
Ex Ilva, Slai Cobas lancia lo sciopero del 29 maggio
TARANTO - Una mobilitazione costruita dal basso, con una piattaforma che intreccia sicurezza sul lavoro, tutela occupazionale e futuro industriale del siderurgico tarantino. Slai Cobas per il sindacato di classe rilancia la protesta all’ex Ilva annunciando l’adesione allo sciopero nazionale del 29 maggio, promosso nel quadro della mobilitazione indetta dai sindacati di base.
L’iniziativa, secondo quanto reso noto dal sindacato, punta a portare al centro del confronto le criticità che da tempo attraversano lo stabilimento tarantino, a partire dalle condizioni di sicurezza, dal tema occupazionale e dalle prospettive industriali del sito.
Nel documento diffuso in vista della protesta, il sindacato esprime una netta contrarietà rispetto ad
pc 14 maggio - Per Sako Bakari - Oggi presidio a Taranto/p.zza Fontana
E' avvenuto nel cuore di Città Vecchia, in Piazza Fontana. Ed è avvenuto dopo che gli stessi avevano molestato un altro migrante. In questa alba tragica è morto Bakari Sako. Un operaio che aveva fatto anche il cameriere che ora lavorava nelle campagne di Massafra.
E' l'ennesimo frutto di aggressioni di stampo razzista che avvengono in Italia.
Su questo occorre dire subito due cose.
La prima questione è il tentativo di oscurare la matrice razzista. Il Consiglio Comunale ha fatto un lungo documento dove la parola razzismo non viene mai pronunciata. Quando è evidente a tutti che è il carattere razzista che ha portato all'aggressione.
Il razzismo non è un'opinione, è un crimine e come tale va considerato. E questo tipo di aggressioni sono diventate frequenti e usuali in diverse città italiane e in diverse occasioni. E in più di un'occasione hanno provocato la morte.
Queste uccisioni vengono fatte con coscienza chiara di stampo fascista e razzista. Il giornale La Stampa,
mercoledì 13 maggio 2026
pc 13 maggio - Nuova repressione a Milano - la risposta è sabato al corteo nazionale per la Palestina
MILANO 22 SETTEMBRE C’ERAVAMO TUTTI E TUTTE
Questa mattina la DIGOS ha notificato altre 20 ordinanze per i fatti del 22 Settembre: dieci misure cautelari, sette arresti domiciliari, tre obblighi di dimora. Portando avanti un’azione repressiva che colpisce realtà politiche e singoli. Una giornata che fu senza ombra di dubbio, uno dei punti di picco all’interno delle mobilitazioni dell’autunno scorso nell’ambito delle mobilitazioni generali del “blocchiamo tutto”.
Il 22 Settembre a Milano è stata una giornata incredibile, di resistenza e di lotta che fu senza ombra di dubbio di massa. La dimostrazione dell’enorme partecipazione si evince anche dagli atti stessi di questa nuova ondata di misure repressive.
Sempre dagli atti risulta evidente la chiara e unica volontà di impedire la partecipazione alle manifestazioni:
“La scrupolosa osservanza delle prescrizioni imposte, si ritiene che, oltre che fungere da monito per la reiterazione di condotte analoghe a quelle commesse, sia funzionale anche a limitare la partecipazione alle manifestazioni pubbliche, luogo in cui gli indagati esprimono e sfogano il loro risentimento nei confronti delle forze dell’ordine e trascendono nella commissione di condotte violente”
“Sottoponendo gli indagati al controllo delle forze dell’ordine, prescrivendo di presentarsi ogni giorno presso la forza di polizia designata.. Si prescrive altresì che in occasione delle proclamate manifestazioni pubbliche che implichino la formazione di cortei organizzati, gli indagati si presentino presso la forza di polizia indicata due volte al giorno… limitando in tal modo gli spostamenti e la possibilità di prendere parte a cortei organizzati…“
Il 22 Settembre in piazza c’eravamo, quella presenza e quella determinazione non si cancellano!
16 Maggio corteo nazionale a Milano partenza dal Centro Occupato Autogestito T28 alle ore 13:00
Contro la guerra, riarmo e repressione continuiamo a bloccare tutto!
PALESTINA LIBERA E CON LEI TUTTI NOI

pc 13 maggio - Dal Porto di Ravenna continua il transito di merci "dual use" diretti allo Stato genocida nazisionista e colonialista israeliano. Lo denuncia oggi un portuale
Parleremo di questo ed altro ancora sul genocidio e sull'annessione della Palestina nella trasmissione di domani di ORE12 Controinformazione rossoperaia con il nostro corrispondente di Ravenna.
Tutti a Milano alla manifestazione nazionale del 16 maggio!
Il Coordinamento popolare contro i traffici di armi nel porto di Ravenna denuncia:
grazie alla segnalazione di un lavoratore del porto, sappiamo che attualmente nel porto di Ravenna sono presenti 16 sacchi di materiale refrattario destinato ad una acciaieria in Israele che fornisce l'esercito israeliano!!
Si tratta di materiale proveniente dall’Austria, e trasportato via camion su 16 pallet da 1.250 kg per un totale di 20 tonnellate, in direzione Israele.
Sarà caricato nel Terminal container di Ravenna probabilmente nella nave MSC Madison II.
La destinazione è l'acciaieria Hod assaf metals, con stabilimenti a Kiryat Gat, che opera come fornitore certificato del Ministero della Difesa israeliano e delle Forze di Difesa Israeliane (IDF), specializzata in prodotti in acciaio durevoli e ad alta sicurezza.
Come Coordinamento popolare chiediamo immediato blocco e ispezione del carico, lo stop ad ogni
pc 13 maggio - Nazionalismo = Nazismo
Pubblichiamo parti dell'articolo di Sergio Fabbrini, perchè pur essendo persona dalla parte della borghesia imperialista, impegnato a consigliare soluzioni, dice alcune cose abbastanza chiaramente.
Il processo nazionalista Usa delineato è in rapida corsa, ed è inevitabile, Trump ne è l'espressione più esplicita e più rozza e sfacciata, ma, come dice lo stesso autore dell'articolo, non ce la si può cavare attribuendolo alla "pazzia" di Trump; anche se dopo o al posto di Trump andasse un esponente democratico farebbe le stesse cose - come, e noi l'abbiamo già detto, anche in Italia buona parte delle cose che fa la Meloni le farebbe, non potrebbe non farle, anche l'attuale opposizione parlamentare; perchè questo processo è una strada inevitabile del capitalismo/imperialismo al suo ultimo stadio e la borghesia trova i suoi rappresentanti dovunque si trovino e comunque si chiamino, per uscire, temporaneamente, da una crisi grave, che prevede inevitabilmente un nazionalismo in aperta prevaricazione/competizione economica, militare verso gli altri paesi e che va inevitabilmente verso una nuova guerra mondiale (a pezzi o intera).
Ma ciò che è più vero nell'analisi di questo autore è che oggi più che mai "nazionalismo" è NAZISMO, va verso un moderno nazismo, e in Italia va verso un "moderno fascismo" - le similitudini con la nascita e l'azione del nazismo hitleriano sono fin troppo evidenti, anche se non sarà una "fotocopia"; come sembra abbastanza chiaro, come un film rifatto, il rapporto tra Trump e la serva Meloni come rapporto tra nazismo e fascismo da italietta.
Il problema che a volte ci troviamo di fronte a una specie di paradosso: che questo lo vedono e lo dicono più chiaramente esponenti della borghesia che non forze rivoluzionarie.
*****
Il prof. Sergio Fabbrini ha pubblicato in aprile su Il Sole 24 Ore un editoriale in cui analizza lo scontro tra Donald Trump e Giorgia Meloni come la naturale e inevitabile conseguenza della loro comune matrice ideologica: il nazionalismo.
La visione di Trump (“America First”) rappresenta una specifica e articolata visione politica. vuol dire perseguire il proprio interesse nazionale; esso non passa più per il multilateralismo o le alleanze (come la NATO), ma con la capacità unilaterale di “estrarre risorse” in ogni parte del mondo, e affermare la potenza americana sopra le altre, l’America agisce autonomamente per perseguire i suoi obiettivi nazionali.
Il nazionalismo è l’ideologia che giustifica la logica da grande potenza dell’America, in opposizione
pc 13 maggio - L'uccisione di Sako Bakari è un crimine razzista e i razzisti vanno attaccati
L’omicidio di Bakari Sako è stata una caccia allo straniero, baby gang di Taranto ha ucciso a caso
"Nessuna lite alla base dell’omicidio, il gruppo di minorenni ha trascorso una nottata alle slot prima dell'aggressione mortale. E ha inveito contro un altro ragazzo straniero di passaggio, prima di uccidere"
*****
I fatti dicono che Sako Bakari, bracciante del Mali, è morto per un odioso e infame crimine razzista - Non "addolciamo la pillola"! Non nascondiamo la realtà dietro bassa sociologia.
Che sia stato un branco di ragazzini ad ucciderlo, volutamente, non vuol dire che ogni razzista (sia adulto sia giovane) non debba essere attaccato, e Taranto liberata da ogni forma e persone razziste.
Non si tratta di un crimine per "futili motivi", ma per un gravissimo motivo: il razzismo, che si spande come un onda nera dall'alto e dal basso.
La risposta a questo assassinio non è affatto, come chiedono alcuni, più polizia in città vecchia (proprio nello stesso giorno dell'uccisione di Bakari, a Milano Forze dell'ordine hanno aggredito, buttato a terra, ammanettato un uomo del Senegal davanti ai suoi figli solo perchè straniero).
Contro la inaccettabile morte di Sako Bakari, esprimiamo solidarietà, vicinanza alla sua famiglia, ma anche giusta ribellione e organizzazione della lotta.
pc 13 maggio - MILANO: IL FATTACCIO DEL BAOBAB, PARLA E DENUNCIA DIALA KANTE. MASSIMO SOSTEGNO
“Mi hanno ammanettato davanti ai miei figli perché nero”: parla il 43enne tenuto 12 ore in Questura a Milano
“Ho detto
solo: ‘Controlli sempre i locali africani, ce l’hai con quelli
neri?’ e mi hanno portato via. Mi hanno ammanettato davanti ai miei
figli”. Diala Kante ha raccontato a Fanapge.it cosa accaduto il 9
maggio davanti al ristorante Baobab di Milano, annunciando che
presenterà denuncia.
A cura di Enrico Spaccini
Diala Kante ammanettato dalla polizia davanti al ristorante Baobab di Milano
Per 12 ore, tra sabato 9 e domenica
10 maggio, Diala Kante è stato trattenuto in Questura a Milano
perché accusato di resistenza a pubblico ufficiale. Il 43enne, orafo
di origine senegalese e cittadino italiano, era stato ammanettato
davanti al ristorante Baobab, in zona Lima, da un gruppo di
poliziotti in presenza dei suoi figli minorenni. "Ho detto solo:
‘Controlli sempre i locali africani, ce l'hai con quelli neri?' e
mi hanno portato via", ha raccontato Kante a Fanpage.it: "È
stato un abuso di potere, presenteremo una denuncia su quanto
accaduto".
Ci puoi raccontare cos'è successo al
ristorante?
Quando sono arrivato al ristorante ho visto un
gruppo di poliziotti che stavano discutendo con altri due ragazzi in
strada che aspettavano il cibo da portare via che avevano ordinato.
Gli hanno detto che non potevano stare là, o dentro o via e loro se
ne sono andati. Poi per entrare nel locale sono dovuto passare tra
gli stessi agenti. Una volta all'interno, ho visto un poliziotto in
giacca e cravatta e gli ho detto: ‘Ah, tu sei ancora qui?'.
Quindi
non era la prima volta che incrociavi quel poliziotto.
No, lo
vedo spesso. Un giorno discutendo mi ha detto: ‘Voi senegalesi
siete i peggiori'. Usa proprio
pc 13 maggio - L’Electrolux se la dovrà vedere con la lotta di queste operaie e operai...
da ORE12 Controinformazione rossoperaia del 12.05.26
L'Electrolux ha annunciato ai sindacati la chiusura della fabbrica di Cerreto d'Esi in provincia di Ancona che ha 170 dipendenti, ma questo taglio del personale non dovrebbe rimanere limitato solo a questa fabbrica ma dovrebbe interessare anche gli altri stabilimenti in Italia, per un totale, si dice, di 1.700 esuberi, vale a dire quasi il 40% dei 4.500 occupati all'Electrolux in Italia.
La decisione dell'azienda è di mantenersi il marchio, ma far realizzare la produzione degli elettrodomestici da terzi, per prodotti anche meno qualificati.
Respingendo il modo come è stato comunicato ai lavoratori questi prossimi licenziamenti - con un semplice whatsapp - Fim-Fiom-Uilm hanno dichiarato lo stato di agitazione permanente e 8 ore di sciopero nazionale. I sindacati chiedono il ritiro del piano e l'attivazione immediata del tavolo al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, ma già la risposta del Ministro Urso non è affatto positiva, non è quella che invece servirebbe. Si limita infatti a far sapere che “segue con la massima attenzione la situazione e intende svolgere tutte le attività di monitoraggio necessarie a mantenere un confronto costante e strutturato con l'azienda e le organizzazioni sindacali”. Queste sono state le parole di Urso, appunto “parole”, mentre l'azienda fa i fatti che, se non contrastati immediatamente, possono essere - com’è avvenuto in tante altre aziende - irreversibili. Infatti la direzione dell'Electrolux ha annunciato di voler procedere in tempi brevi, probabilmente con l'intenzione di chiudere entro l'anno e invece il Urso sta ora “prestando attenzione”, dice che “svolgerà il monitoraggio”, ecc.. diremmo “campa cavallo...” la fine rischia di essere nota.
Tra il personale in esubero vi sono anche circa 200 lavoratori con contratti a termine, pensiamo soprattutto giovani.
Ma come? La Meloni il 1° Maggio non ha sbandierato che con il Decreto lavoro ha avviato una grande risposta per l'occupazione delle donne e dei giovani? E ora che verranno tagliati i posti lavoro delle donne che in alcuni stabilimenti dell'Electrolux sono la metà del
pc 13 maggio - Bracciante muore carbonizzato nelle campagne del Foggiano - Soumaila Diawara
i crimini quotidiani frutto dello sfruttamento e il razzismo contro i braccianti e i migranti in genere gridano solidarietà vendetta organizzazione della lotta
la tragedia dello sfruttamento che nessuno vuole vedere
All’alba del 12 maggio, nelle campagne di Poggio Imperiale, in località Fucicchia, un bracciante agricolo ha perso la vita bruciato vivo nella roulotte in cui viveva. Una morte che qualcuno chiamerà “incidente”. Ma che in realtà ha il volto della ghettizzazione, dello sfruttamento e dell’abbandono.
La vittima, un lavoratore di origine romena, viveva in una roulotte parcheggiata tra i campi. Non per scelta, ma perché per molti braccianti agricoli la casa è un lusso, un diritto negato. Quella roulotte era il suo rifugio durante le giornate di lavoro più dure e massacranti. Un rifugio fragile, improvvisato, pericoloso. Una trappola.
Le prime ricostruzioni parlano di cause accidentali. Ma cosa c’è di davvero “accidentale” nel fatto che nel 2026 esistano ancora lavoratori costretti a vivere in mezzi di fortuna, senza sicurezza, senza dignità, senza protezione?
Questa morte non è un episodio isolato. È il risultato di un sistema agricolo che continua a reggersi su manodopera invisibile, sottopagata e costretta a vivere in condizioni disumane. Un sistema che si alimenta di sfruttamento strutturale e di un razzismo istituzionalizzato che rende queste vite sacrificabili, marginali, invisibili.
Ghetti informali, baraccopoli, roulotte parcheggiate nei campi: luoghi dove la fatica è quotidiana e la dignità viene sospesa.
Chi raccoglie il cibo che arriva sulle nostre tavole troppo spesso vive senza diritti, senza tutele e senza una casa vera. Si muore di lavoro, si muore di sfruttamento, si muore di indifferenza.
E ogni volta si parla di fatalità.
Ma quando la precarietà diventa sistema, la fatalità non esiste più: resta solo la responsabilità collettiva.
pc 13 maggio - Contro i crimini di guerra e contro i diritti umani di Israele sionista e nazista - manifestazione nazionale a Milano
Il Pulitzer Kristof: “Violenze sessuali sistematiche sui detenuti palestinesi”
Israele approva il Tribunale speciale per i crimini del 7 ottobre: prevista la pena di morte

A marzo è stata approvata una legge che prevede il boia per chi è colpevole di attentato alla sicurezza dello Stato, ma la norma non è retroattiva e non si sarebbe dunque potuta applicare a chi è già in cella. La nuova disposizione è pensata specificamente per il 7/10
martedì 12 maggio 2026
pc 12 maggio - E' il momento, operai, operaie Stellantis Melfi
Alla Stellantis di Melfi la situazione sta diventando veramente di rottura. È arrivata a un punto importante, decisivo, in cui gli operai da un lato non ce la fanno più per le condizioni di lavoro, per l'azione della Stellantis contro gli operai, dall'altra si sta scatenando una rabbia, una specie di “rivolta” verso i sindacati confederali.
Noi lavoriamo perché vi sia un avvio effettivo di lotta, unitaria all'interno dello stabilimento Stellantis e tra lo stabilimento e le ditte dell'appalto, ma anche tra tutti gli stabilimenti Stellantis. Ma Melfi in un certo senso sta diventando un esempio tipico della situazione di enorme attacco alle condizioni di lavoro degli operai e delle operaie.
Da questa settimana, gli operai devono lavorare solo per tre giorni alla settimana. Dovrebbe essere nei giorni di martedì, mercoledì e giovedì, ma gli operai non hanno certezza di poter andare a lavorare o di non poter andare a lavorare anche in questi tre giorni, dato che questa certezza solo dal lunedì la possono avere. Si capisce bene che questo sconvolge la gestione della vita degli operai, in particolare delle operaie, che sapendolo il giorno prima non possono organizzarsi. Già era stato eliminato il turno di notte, ma in realtà anche in questi tre giorni non è affatto detto che lavoreranno tutti gli operai.
Si pensi che da un totale di organico di 7.000 unità a Melfi si è arrivati a poco più di 4.000-4.500 lavoratori. E ai lavoratori l'azienda chiede delle uscite cosiddette “volontarie”, perché non sono affatto volontarie ma sono costrette; costrette sia per la mancanza di lavoro e per la mancanza di prospettiva.
Ma che cosa succede? Succede che in alcuni reparti, come per esempio la lastratura e stampaggio vi è un accumulo di scocche, mentre in altri reparti manca il materiale e quindi si fermano e la maggior parte degli operai deve restare a casa; ma anche in quei reparti che potrebbero lavorare in realtà non essendoci









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