venerdì 10 aprile 2026

pc 10 aprile - NO ai licenziamenti alla Trasnova -mobilitazione unitaria un tutti gli stabilimenti in Piemonte, Lazio, Basilicata e Campania

 

Primo maggio amaro per i lavoratori di Trasnova: scatta il licenziamento collettivo

L'azienda di logistica chiude per la fine del contratto con Stellantis che ha deciso di internalizzare il servizio di consegna dei veicoli. Tra proteste dei lavoratori e una battaglia legale si cerca una soluzione

Primo maggio amaro per i lavoratori di Trasnova: scatta il licenziamento collettivo
A Pomigliano d'Arco la produzione della Fiat Pandina/ ANSA
Dal primo maggio si ritroveranno senza lavoro per la decisione di Stellantis di internalizzare il servizio di consegna dei veicoli. La vertenza Trasnova, azienda di logistica con stabilimenti in Piemonte, Lazio, Basilicata e Campania, è ai titoli di coda con una guerra legale tra le due realtà e le proteste dei sindacati che chiedono al governo di intervenire prima che sia troppo tardi.
Il caso era scoppiato nel dicembre 2024 quando il gruppo automobilistico aveva annunciato che non avrebbe rinnovato la commessa nei servizi della logistica negli stabilimenti italiani. Una scelta dettata dalla volontà di internalizzare il servizio di consegna. Le proteste degli operai e la mobilitazione politica aveva garantito un prolungamento dell’appalto per un altro anno. Ma il tempo adesso sembra essere davvero scaduto.
Sono 280 i lavoratori per i quali è partito il conto alla rovescia: il licenziamento collettivo (deciso dall'azienda in quanto Stellantis è l'unico cliente) scatterà a fine mese a seguito della scadenza dei contratti di fornitura, con ricadute occupazionali anche sulle imprese in subappalto Logitech, Teknoservice e sulla cooperativa Csa. Da settimane i lavoratori protestano, con scioperi e presidi (a Cassino c’è stato uno sciopero congiunto dei lavoratori Stellantis lo scorso 13 marzo dopo che ai dipendenti Trasnova è stato vietato di partecipare alle assemblee sindacali), rallentando le operazioni di consegna.
Da qui la mossa a sorpresa di Stellantis di chiedere un provvedimento d’urgenza al Tribunale di Torino per mettere fine alle proteste. Un particolare reso noto da Trasnova nei giorni scorsi con una lettera indirizzata a ministeri, industriali, sindacati e alle Regioni in cui opera. Per ogni giorno di ritardo nelle consegne, Trasnova che secondo Stellantis ha un comportamento ostruzionistico, dovrà pagare una penale di 100mila euro.
Immediata la levata di scudi dei sindacati. ''Riteniamo grave la decisione di Stellantis di attivarsi presso il Tribunale di Torino: rischia di innescare una dinamica pericolosa. Le lavoratrici e i lavoratori fra meno di un mese perderanno il lavoro. Una simile decisione da non è utile a risolvere una questione tanto complicata” hanno sottolineato Samuele Lodi, segretario nazionale Fiom-Cgil e responsabile settore mobilità e Ciro D'Alessio, coordinatore nazionale automotive per la Fiom-Cgil.
La vertenza Trasnova è stata al centro di un tavolo convocato dalla Regione Lazio sui lavoratori dell'indotto Stellantis. L’ultimo incontro al Mimit, lo scorso 11 marzo al Mimit aveva aperto uno spiraglio per i dipendenti campani, circa un centinaio, grazie alla disponibilità di un'azienda di trasporti, Napoli Uno srl, che dovrebbe aprire una nuova filiale a Pomigliano d'Arco, e rafforzare gli organici nelle filiali di Gricignano d'Aversa e Casoria. L'azienda sarebbe disposta ad assumere tra i settanta e gli ottanta lavoratori. Ci sarebbe inoltre una seconda realtà del settore metalmeccanico disposta ad aprire una nuova sede a Pomigliano e ad assumere una quarantina di persone.

pc 10 aprile - Macron e Le Pen vogliono sostanzialmente abolire il 1 maggio

Il dibattito in Assemblea è stato superato con una mozione presentata dal campo macronista con il sostegno d Repubblicani e Rassemblement National, Il testo passa all'esame di una Commissione parlamentare mista, a prevalenza di centro e destra. La norma prevede che una serie di esercizi commerciali potranno chiedere ai dipendenti di lavorare durante la ricorrenza, dietro paga adeguata
Francia, il governo vuole abolire la festa del 1°maggio. Binet (sindacato CGT): “Pugnalata alle spalle dei lavoratori”

In Francia i sindacati si battono per “salvare” il primo maggio, Festa dei lavoratori, giornata “simbolo” dei diritti conquistati nel tempo e che il governo di Parigi intende rendere lavorativa, almeno parzialmente: “Abbiamo il sostegno di tutti i sindacati del mondo – ha detto stamattina Sophie Binet, segretaria generale della CGT -. Ci dicono che, se la Francia abolisse il primo maggio come giorno festivo, sarebbe un segnale negativo per tutti i lavoratori del mondo”.

Un progetto di legge, già votato l’estate scorsa in Senato, sta infatti facendo il suo corso in Parlamento: il testo intende autorizzare alcuni commerci – pasticcerie e panifici, macellerie e fiorai, teatri e cinema, oltre che piccoli alimentari e mini market – ad aprire il primo maggio, ufficialmente festivo in Francia dall’aprile 1941 (ma il primo corteo dei lavoratori, deciso dal Congresso della Seconda Internazionale Socialista, risale al primo maggio 1890). I negozianti potrebbero far lavorare i loro dipendenti, ma solo su base volontaria ed in cambio di una remunerazione adeguata. Per i sindacati sarebbero coinvolti almeno 1,4 milioni di lavoratori.

pc 10 aprile - Guerra in Iran ed effetti economici interni: chi ne paga il costo?

da ORE 12 Controinformazione rossoperaia del 09.04.26

Non si parla altro in questi giorni, al bar, al lavoro, che dell’aumento dei prezzi della benzina, del gasolio e di tanti altri, ed è logico visto che la guerra che i Stati Uniti e Israele hanno scatenato contro l’Iran ha bloccato lo stretto di Hormuz da dove passa una quantità enorme di petrolio, gas e di altro, che ha messo in crisi l'intero sistema di approvvigionamento energetico con l’aumento dei prezzi. 

È anche per questo che oggi dedichiamo la Controinformazione a questo argomento, in particolare sulle ricadute che toccano i lavoratori, le lavoratrici, i pensionali, gli studenti, i pendolari, insomma le grandi masse popolari e naturalmente non solo chi usa l'auto o altri mezzi di trasporto.

A proposito di classi sociali, diciamo subito che è un problema che non tocca certo la borghesia ricca o la media borghesia.

I primi costi della guerra imperialista che ci devono fare inorridire sono quelli pagati con la vita, da chi muore in questa guerra del nazi-imperialista Trump e del nazi-sionista israeliano che ha fatto già oltre 2.000 morti, tra cui bambini e civili in appena un mese di guerra, dal 28 febbraio.

I quotidiani, i mezzi di informazione, su questo si fermano solo qualche secondo, poi cominciano con i danni all'economia, le perdite materiali, le aziende in difficoltà, il tempo che ci vorrà quando finirà questa guerra, visto che anche la tregua è già in pericolo, la ripresa degli affari, i costi della guerra contro l’Iran che fino a questo momento ammontano a circa 200 miliardi (ci sono 50 miliardi in più se si fa il confronto con la Guerra del Golfo del 1991) e poi si elencano i costi di un solo aereo di guerra che ammontano a 100 milioni di dollari e ricordiamo che l'Iran ne ha battuti due e poi il costo dei missili, sia di quelli che vengono per attaccare che quelli che intercettano e poi ci sono i droni che costano meno - ma fino a un certo punto - si va da quelli più semplici a quelli più sofisticati che sono diventati sempre più diffusi nelle guerre.

E con tutto questo impiego di armi gli arsenali naturalmente si svuotano che poi bisogna ricostituire. Scrive la Stampa che l'America in questo senso brucia già mezzo miliardo al giorno. Quindi chi paga davvero il prezzo? Certo non il pazzo Trump - come lo chiamano - e la sua cricca di fascisti (Trump certo tanto sano di mente non sembra essere per nessuno), bisogna però dire che la "malattia" di Trump si chiama imperialismo e fame di profitti, infatti si parla già di dividendi della guerra, cioè a chi toccheranno i profitti che vengono fuori e qui siamo al complesso militare industriale e naturalmente alle banche, infatti si torna a parlare di tassare gli extraprofitti, a conferma ancora una volta che le banche innanzitutto fanno sempre la parte del leone.

Quindi il prezzo lo pagano le masse iraniane con morti, feriti, distruzione di strutture e di infrastrutture, con la paura, insomma con tutto quello che comporta una guerra ma anche per forza di cose la pagano le masse proletarie dei paesi imperialisti, aumenta il costo dei carburanti che soltanto significa immediatamente l'aumento dei costi del trasporto e della benzina che è salita a circa 1 euro e 80 cent, il gasolio è oltre 2 euro e 20 cent e stiamo parlando di una media, perché poi ogni padrone cerca di fare naturalmente più soldi che può.

pc 10 aprile - DICHIARAZIONE SULLA GIORNATA INTERNAZIONALE DI AZIONE CONTRO L’OPERAZIONE KAGAAR 28 marzo

 




Forum Against Corporutization And Militarization (FACAM)

AIRSO, AIRWO, ASA, BASO, BASF, bsCEM, ColIective, CTF, DSU DU, Fraternity Movernent, PLA, MAS, Nazariya, TUCI, VCF



Il 28 marzo 2026, forze rivoluzionarie, democratiche e antimperialiste di tutto il mondo hanno aderito alla Giornata Internazionale di Azione contro l'Operazione Kagaar, esprimendo solidarietà alle masse in lotta in India.


L'Operazione Kagaar rappresenta l'intensificarsi della guerra controrivoluzionaria condotta da lungo tempo dalle classi dominanti indiane contro le masse più umili del Paese: gli Adivasi, i contadini, la classe operaia e gli altri strati sfruttati e oppressi della popolazione. Lanciata in nome della lotta per eliminare il maoismo, è in sostanza una guerra orchestrata dalla borghesia compradora-burocratica e dalle forze feudali, sostenute dall'imperialismo, per soffocare le lotte popolari in corso e aprire vaste regioni ricche di minerali al saccheggio da parte di multinazionali e grandi aziende nazionali.


Questa operazione non è una campagna isolata, ma la continuazione di precedenti offensive volte a distruggere il movimento popolare. L'Operazione Kagaar combina brutalità militare, controllo, deportazione e guerra psicologica per smantellare gli organi di potere del popolo e reprimere le giuste lotte degli oppressi.


In tutto il mondo, si sono tenute proteste, manifestazioni e azioni politiche per denunciare ed esigere la fine dell'Operazione Kagaar.


L'importanza di questa risposta globale non si può sottovalutare. In un momento in cui entro i confini nazionali le classi dominanti tentano di isolare le lotte del popolo, la Giornata Internazionale di Azione ha rotto questo isolamento e riaffermato una verità fondamentale: la lotta degli oppressi in ciascun paese è inseparabile dalla lotta degli oppressi di tutti i paesi.


Lavoratori, studenti, contadini, intellettuali e gruppi della diaspora di tutto il mondo si sono uniti nel comune impegno politico di resistere all'imperialismo e alla reazione. Queste azioni hanno dimostrato che la lotta contro l'Operazione Kagaar ha una risonanza ben oltre l'India, come parte di un più ampio scontro mondiale contro sfruttamento, espropriazione e violenza di Stato.


In questo momento, la solidarietà internazionale è una forza concreta che rafforza il morale di quanti sono in prima linea nella resistenza contro lo sfruttamento delle multinazionali, amplifica le voci soffocate, sfida le narrazioni dominanti e fa pressione sui regimi repressivi. Ogni protesta, ogni dichiarazione, ogni atto di resistenza contribuisce a tessere una rete di lotta che trascende i confini.


Apprezziamo le proteste, le manifestazioni e i programmi organizzati in risposta alla chiamata all'azione contro l'Operazione Kagaar. Apprezziamo anche tutte le organizzazioni progressiste e democratiche che hanno rilasciato dichiarazioni di solidarietà con le masse in lotta in India.


Esprimiamo la nostra più profonda gratitudine a tutte le organizzazioni, i collettivi e gli individui che hanno partecipato a questa storica giornata di mobilitazione. La loro partecipazione riflette vivo e pulsante lo spirito dell'internazionalismo proletario. In un momento in cui l'aggressione imperialista si intensifica in tutti i continenti, una resistenza coordinata come questa dimostra che i popoli oppressi del mondo non sono né isolati né sconfitti, ma si stanno sollevando insieme con rinnovata determinazione. Facciamo appello ai compagni di tutto il mondo a intensificare ulteriormente la propaganda internazionale e rafforzare le azioni dirette per fermare l'offensiva delle forze imperialiste in corso. In un contesto di crescente contraddizione tra imperialismo e popoli oppressi di tutto il mondo, appare sempre più evidente l'urgenza di costruire la solida solidarietà antimperialista. Le lotte per la liberazione nazionale, l'autodeterminazione, la democrazia e la sovranità sono profondamente interconnesse.


Inviamo il nostro saluto rivoluzionario ai compagni del movimento proletario internazionale, che continuano a sventolare la bandiera della lotta e a difendere ovunque la causa delle masse sfruttate e oppresse. Esprimiamo la nostra sincera solidarietà alle organizzazioni della diaspora che si sono mobilitate nei diversi paesi. Il loro impegno nell'organizzare proteste, sensibilizzare l'opinione pubblica e dare voce agli oppressi ha un ruolo cruciale nell'internazionalizzare queste lotte. Superando le distanze geografiche, smascherano la natura mondiale dell'imperialismo e contribuiscono a esercitare pressione sui regimi reazionari e i loro complici. Un saluto particolare e sentito va al movimento popolare filippino, la cui storia di resistenza contro l'imperialismo e l'oppressione feudale rappresenta un faro di ispirazione. Lo sforzo profuso per denunciare il genocidio in corso ai danni delle popolazioni delle regioni ricche di risorse dell’India è molto apprezzato.


Riconosciamo e salutiamo la crescente ondata di solidarietà in tutto il mondo, nelle Filippine, in Messico, nei Paesi Bassi, in Turchia, in Brasile, in Cile, negli Stati Uniti, nel Regno Unito, a Bruxelles, in Germania e altrove. Queste espressioni di unità riflettono l'interconnessione delle lotte dei popoli di India, Filippine e Palestina e il nemico comune che affrontano: l'imperialismo e i suoi lacchè. Questa unità deve essere rafforzata e approfondita.


Condanniamo l'intensificarsi degli attacchi contro le masse in lotta dell’India condotti in combutta da Hindutva e multinazionali. Esigiamo la cessazione immediata e incondizionata dell'Operazione Kagaar. La militarizzazione delle regioni ricche di risorse deve finire e deve essere preservato il diritto alla vita e alla dignità del popolo Adivasi. Richiediamo una commissione di inchiesta sulle esecuzioni extragiudiziali di Adivasi e ribelli maoisti da parte delle forze statali. Chiediamo che i prigionieri politici incarcerati per aver difeso le lotte del popolo siamo rilasciati immediatamente e senza condizioni.


L'Operazione Kagaar, e le altre condotte nel corso dei decenni, hanno causato migliaia di vittime. In nome della "sicurezza nazionale", queste operazioni non hanno che contribuito a rendere accessibili le risorse naturali, per il saccheggio indisturbato di esse. Ma le masse hanno continuato a lottare, nonostante l'intensa militarizzazione e i massacri, nonostante la guerra condotta da forze supportate da tecnologie avanzate. Tanti martiri hanno sacrificato la vita al servizio delle masse in lotta, contro lo sfruttamento e l'oppressione. Rendiamo omaggio alla loro lotta e sosteniamo i movimenti popolari per la costruzione di una società veramente democratica, libera dallo sfruttamento delle risorse naturali e del lavoro delle grandi masse da parte di un pugno di grandi aziende.





ABBASSO L’OPERAZIONE KAGAAR!


ABBASSO IL FASCISMO BRAHMANICO HINDUTVA!


VIVA LA SOLIDARIETÀ INTERNAZIONALE!


VIVA LA SOLIDARIETÀ ANTIMPERIALISTA!

VIVA L’INTERNAZIONALISMO PROLETARIO!


VIVA LA LOTTA DEI POPOLI OPPRESSI!


VITTORIA PER LA RESISTENZA POPOLARE!

pc 10 aprile - PALERMO: 2 MORTI SUL LAVORO E UN FERITO GRAVE PER IL CROLLO DI UNA GRU Un'ALTRA STRAGE OPERAIA

 

Questa mattina 10 aprile a Palermo c’è stata l’ennesima tragedia sul lavoro, sì tragedia è la parola giusta, perché ci sono i morti, questa volta sono due operai edili, mentre un terzo è gravemente ferito e si trova all’ospedale.

Stavano lavorando tutti e tre al decimo piano di un palazzo per il rifacimento dell’intonaco della parte inferiore di una lunga balconata, quando il cestello che li reggeva è improvvisamente crollato di sotto cadendo sulla grande pensilina di una officina di pneumatici ferendo, sembra meno gravemente, anche un lavoratore dell’officina.

I due operai morti sul colpo sono stati sbalzati dal cestello e sono stati proiettati in uno scivolo che si trova accanto all’officina, l’operaio ferito è stato forse salvato dagli pneumatici.

Il cestello è crollato perché ha ceduto il lungo e imponente braccio che lo teneva sospeso, il tutto ancorato al camion posteggiato sulla strada.

Il motivo del cedimento si saprà dopo la perizia, in ogni caso non è una fatalità! I mezzi di lavoro, qualunque essi siano vanno controllati periodicamente e soprattutto usati secondo le regole prescritte! Nell’immediato possiamo solo dire che il cestello che teneva gli operai, che probabilmente non erano nemmeno ancorati, sembrava molto lontano dalla sua base. E se gli operai non erano ancorati al cestello è perché bisogna correre, il lavoro si deve finire presto… il mezzo con la gru costa…

A quanto pare l’azienda padrona del mezzo è diversa da quella che impiegava gli operai. E sulle “responsabilità” ci sarà tutto il tempo di perdersi dentro la solita burocrazia.

Non c’erano parenti quando siamo arrivati sul luogo, forse perché essendo di origine straniera, uno della Tunisia e un altro della Romania, le famiglie sono nei loro Paesi, c’erano solo vigili del fuoco, ambulanze, polizia, vigili urbani, medici legali… e persone che si avvicinavano per sapere cosa era successo. Gli operai erano ancora nello scivolo, ma non c’erano parenti a piangere i loro morti… solo tante “autorità” presenti che accorrono quando la tragedia si è consumata, così come arrivano i comunicati del sindaco e dei sindacati confederali che con le loro chiacchiere di circostanza non fanno altro che ammorbare l’aria che respiriamo.

Chiacchiere e perfino leggi che non possono risolvere i problemi legati a lavori sempre più precari, lavoratori sempre più anziani e sotto ricatto, e ancora una volta si grida “basta morti sul lavoro”, ma questa frase non può restare una denuncia, deve diventare organizzazione di operaie e operai, di lavoratrici e lavoratori perché questo sistema sociale ben “ancorato” al profitto capitalista trasforma il lavoro in tragedia mortale.

Dopo l'arrivo dei medici legali i due mezzi sono stati posizionati davanti allo scivolo per impedire alle persone di vedere gli operai morti che venivano portati via.


pc 10 aprile - Corrispondenza da Debrecen, Ungheria, che domenica vota per liberarsi di Orban

 


Ieri è stata una giornata in qualche modo storica per l’Ungheria e che ha offerto la prova tangibile di quanto il ventennale potere di Orban si stia sgretolando con una rapidità e una spettacolarità impensabili fino a due anni fa.  Ora che c’è un’alternativa elettorale credibile e dal momento che la censura e propaganda non sono più in grado di coprire gli scandali morali, l’enorme corruzione e appropriazione privata delle risorse nazionali, il doppiogiochismo, le alleanze internazionali segrete e l’indifferenza per la sicurezza ambientale del Governo in carica, la maggioranza degli ungheresi ha sollevato la testa, non ha più paura, è tornata ad occuparsi di politica e si sta ribellando apertamente. Ieri a Debrecen (capitale della regione ungherese storicamente più fedele a Fidesz, loro roccaforte elettorale e dove più il Partito veniva ascoltato e amato) Orban non solo ha dovuto ingoiare l’umiliazione di tenere il suo comizio di fine campagna elettorale non nella piazza centrale, ma in una piazza più piccola e defilata; ma soprattutto, per la prima volta, si è trovato ad accoglierlo non la solita folla plaudente ma soprattutto tantissimi contestatori, che a volto scoperto hanno incessantemente fischiato e urlato contro di lui frasi quali “sporco Fidesz” o “andate a casa” o “vendipatria”. Orban dal palco era visibilmente nervoso, ha interrotto più volte il suo discorso, ha dovuto far alzare i volumi per essere ascoltato e, alla fine, ha chiuso il comizio anzitempo. Una contestazione così aperta e diretta contro il Presidente che tiene in pugno ininterrottamente da 16 anni il Paese, probabilmente non era mai avvenuta e ha del clamoroso se si pensa che è avvenuta in forma spontanea, non organizzata dall’Opposizione ma attraverso un tam-tam che ha convocato centinaia di persone comuni. Ed è ancora più rilevante se si pensa che nella semi-dittatura ancora operante in Ungheria chi protesta, anche pacificamente, anche in questi giorni di fine regime, subisce conseguenze pesanti: licenziamenti, denunce, minacce fisiche. Ma ormai i lavoratori, gli studenti e le donne ungheresi sanno che questa è un’occasione unica per tirare giù quella casta di potere che ha mentito, oppresso, umiliato e rubato per due decenni e quindi per loro è arrivato il momento della resa dei conti.

Sul catello Fidesz è scritto in cirillico per ironizzare sull'alleanza Orban-Putin, lo slogan è “addio per sempre, Fidesz!”


Sabato a Debrecen arriva il candidato dell’opposizione, Peter Magyar, del Partito Tisza. Terrà il suo comizio di fine campagna elettorale (si vota domenica) nella grande piazza davanti all’Università.
Interessante il fatto che rappresentanti illustri della comunità rom (in Ungheria è tra le più grandi d’Europa) hanno fatto appello al loro popolo affinché non venda ancora una volta il proprio voto a Fidesz.
La compravendita di voti rom e il voto di scambio con le comunità erano la prassi delle ultime elezioni e sono stati decisivi per la rielezione di Orban del 2022. La condizione di povertà, emarginazione e diffuso razzismo in cui da decenni vivono i rom li rendono più vulnerabili a questi ricatti


In chiave simbolica queste elezioni si giocano molto anche sul corpo del leader. Infatti mentre Orbán si nasconde, gira solo nei grandi Centri, va pochissimo tra la gente e solo in situazioni sicure se circondato da guardie del corpo e fedelissimi, Peter Magyar invece del suo andare fisicamente anche nei piccolissimi villaggi, tra la gente senza scorta, senza grande preparazione e senza riunire solo un pubblico amico ne ha fatto un fattore simbolico decisivo. Lui rivendica il fatto di non volere scorte, anche se rischia aggressioni e questo ha un effetto potentissimo di simpatia a suo favore anche da parte di chi non è immediatamente suo elettore o nemico del governo


pc 10 aprile - ORE 12 Controinformazione rossoperaia - Meloni in Parlamento "tira dritto" verso il moderno fascismo al servizio dei ricchi padroni, di Trump e Netanyahu. Un governo anti operaio e antipopolare che dev'essere rovesciato

 

pc 10 aprile - Melfi. Vertenza Smarpaper - “Siamo stati svenduti”

Da basilicata24.it del 28/3/26 di Eugenio Bonanata

Tavoli e tavolini tecnici tra sindacati di categoria e apparati regionali anche questa settimana non sono serviti a nulla, se non a ratificare quanto previsto. “Prendevo di più 20 anni fa quando sono entrato a Smartpaper che oggi, dopo aver firmato con Accenture”. Questo ci confessa un ex dipendente Smartpaper e nelle sue parole c’è tutta la “vergogna” di una “firma al buio”, martedì scorso, 24 marzo, per un lavoro “a perdere”.

“Siamo stati svenduti” Parliamo dei 320 dipendenti lucani della maxicommessa Enel, passati da Smartpaper ad Accenture (e Datacontact) con la firma sottoscritta martedì a Potenza. “Siamo stati costretti a firmare in 5 giorni, pur sapendo che le condizioni sono vergognose e abbiamo perso diritti acquisiti in 20 anni; anzi siamo andati peggio di quanto avremmo potuto immaginare, siamo stati svenduti”. Questo significa che siamo in alcuni casi ben oltre la decurtazione di “350 euro al mese” temuta alla vigilia. Inutile chiedere allora perché abbiano firmato. “Se non hai un piano b, se non hai un’alternativa, dovevi firmare per forza”. Ma nelle maglie del passaggio da un’azienda (Smartpaper) all’altra (Accenture e in parte minore Data Contact) si è consumata una pagina

pc 10 aprile - da Tarantocontro - ex ilva . esiste una sola linea su cui unirsi e lottare in fabbrica e in città


 

Notizie Radiocor

Ex Ilva: Palombella (Uilm), ne' Flacks ne' Jindal in grado di garantire transizione

Leader sindacale torna a chiedere la nazionalizzazione (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Roma, 09 apr - 'Il governo continua a non assumere delle decisioni' e ne' Flacks ne' Jindal Steel sono 'in grado di poter garantire quello che noi riteniamo sia la giusta transizione, il passaggio da un sistema a carbone a un sistema elettrico, garantendo l'ambiente'. Cosi' il segretario generale della Uilm, Rocco Palombella, ribadendo la richiesta di 'nazionalizzazione' dell'ex Ilva. 'Si continua a rincorrere una soluzione che non c'e': una soluzione di una vendita e' impossibile realizzarla', ha sottolineato Palombella, insistendo che 'noi crediamo che ci debba essere subito immediatamente una decisione da parte del governo per poter indicare come gestore lo Stato, certo transitoriamente, e allargare a una serie di imprenditori che siano in grado poi di gestire una fabbrica del genere per poter avviare quel piano di risanamento ambientale che necessita'. Per il sindacalista, 'il governo deve gestire questa azienda direttamente, la deve nazionalizzare' e 'non perdere tempo'.

 

pc 10 aprile - Oggi in piazza a Torino per la Palestina

pc 10 aprile - MILANO: SABATO 11 APRILE CORTEO CONTRO GUERRA E GENOCIDIO PER LA LIBERAZIONE DI TUTTI I PRIGIONIERI PALESTINESI!

 

Indetto dall’Associazione dei Palestinesi in Italia e dall’Associazione donne Palestinesi

ORE 16 Piazza Loreto (M1 Loreto) per terminare in via Venini 65 (M1 Pasteur) davanti alla sede dell’Associazione benefica di solidarietà con il popolo palestinese.

pc 10 aprile - Governo-Padroni-sindacati di destra vogliono istituire il "salario al massimo ribasso"


Con l’avvicinarsi del Primo Maggio, il Min. Calderone (ex capa dei consulenti dei padroni), il governo Meloni vuole fare un nuovo regalo a padroni, padroncini e sindacati amici,  come l’Ugl e la Cisal. Si vuole varare una norma per rendere legittima l'applicazione di contratti collettivi con condizioni al ribasso rispetto anche ai contratti siglati da Cgil, Cisl, Uil, spezzando quello che il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon chiama “il monopolio di Confindustria, Cgil, Cisl e Uil”. 

Durigon - tra l'altro ex segretario dell'Ugl - parla di una norma per “la libertà sindacale”, ma in realtà è una norma per "la libertà dei padroni e dei sindacati più servili" e per porre nuove catene ai lavoratori per chiedere aumenti salariali.

Il testo, collegandosi alla scadenza fissata dalla legge delega sul salario minimo (appunto vicina al 1° Maggio), da un lato riconferma la contrarietà del governo ad introdurre un salario minimo per legge (che aveva l'unico scopo di porre un freno a salari miseri, per esempio sui 5/7 euro lordi all'ora, applicati in tante realtà di servizi, pulizie, ristorazione, rider, turismo, call center, ecc. - ma recentemente anche ad operai degli appalti industriali con la trasformazione da CCNL metalmeccanico a CCNL multiservizi - e che, quindi, riguardano migliaia di lavoratori e soprattutto donne); dall'altro punta ad individuare i contratti “maggiormente applicati” come riferimento per le retribuzioni. 

Quindi poichè i contratti "maggiormente applicati" sono quelli più svantaggiosi per i lavoratori, le

giovedì 9 aprile 2026

pc 9 aprile - Iran, "la notte ha portato consiglio...", ma lo stato delle cose non è cambiato

da ORE12/Controinformazione rossoperaia del 08.04.26

New York, 8 Aprile-corteo di protesta

La notte ha portato consiglio. Trump dichiarava che avrebbe cancellato l'Iran, il suo popolo, la sua civiltà. E la stampa mondiale e perfino i governi sembravano averlo preso sul serio. Invece ci siamo risvegliati con una tregua di 15 giorni ed un possibile accordo di pace che si sta trattando con i buoni uffici del Pakistan e della Cina.

Tutti hanno sollevato il problema se Trump sia pazzo, se Netanyahu sia pazzo, se tutti i dittatori reazionari, di stampo fascista siano pazzi, da Erdoğan a Orban a Modi a Milei e via via tutti coloro che li stanno emulando nelle diverse parti nel mondo, nei paesi imperialisti come nei paesi oppressi dall'imperialismo.

Anche Hitler si disse che era pazzo, in realtà sono pazzi ma pazzi prodotti dal sistema imperialista nella sua fase putrescente, decadente, nella fase della sua crisi generale che evidentemente partorisce uomini e soggetti che rappresentano da un lato le aspirazioni, dominanti, suprematiste, della borghesia, innanzitutto delle borghesie imperialiste, ma anche nei paesi capitalisti minori, nei paesi oppressi dell'imperialismo, delle borghesie burocratico-compradore a servizio dell'imperialismo che ha bisogno di uomini che ne affermino i propri interessi esclusivi ai danni degli altri per uscire della crisi. E nello stesso tempo si tratta di una guerra interimperialista, di una guerra degli imperialisti contro i popoli oppressi, di una guerra all'interno degli stessi popoli oppressi a seconda se i loro governi si schierino con l'imperialismo, con le classi dominanti o contro l'imperialismo e contro le classi dominanti.

“L'imperialismo, dice Mao, è una tigre di carta”, quindi è inevitabile che questo processo di decadenza dell'imperialismo, che si tinge di pazzia e di disperazione, finirà con la vittoria dei proletari e dei popoli, delle classi sfruttate e oppresse che potranno costruire sulle ceneri dell'imperialismo un nuovo mondo, che sia un mondo di uguaglianza, di pace, di libertà e di liberazione per le classi sfruttate e oppresse e, in generale, per l'intera umanità.

Ma nell'attuale fase, dice Mao, l'imperialismo, che è una tigre di carta, proprio nella sua fase agonizzante, morente, tira fuori gli artigli mortali, vuole trascinare l'intero mondo nella sua crisi, nella

pc 9 aprile - Notizie dall'Ungheria alla vigilia del voto che potrebbe portare alla caduta di Orban

In Ungheria stanno succedendo cose interessanti:

- Orban tenta di confondere gli elettori creando dal nulla liste civetta apparentemente indipendenti e che promettono le stesse cose del partito Tissa (l’opposizione favorita) ma anche di più (per esempio chiusura totale delle fabbriche di batteria cinesi molto inquinanti invece che solo imporre loro norme di sicurezza e rispetto ambientale come promette Majar); ma poi grazie alle intercettazioni sta venendo fuori il collegamento di queste liste con Fidez.

- alcuni grandi finanziatori di Fidez iniziano a portare i loro capitali a Dubai.

- alcuni ufficiali di esercito e polizia hanno dichiarato che la maggioranza di loro e dei soldati e agenti voterà per l’opposizione.

- Comizio finale del candidato Peter Majar si svolgerà sabato a Debrecen, storica roccaforte orbanista e si prevedono migliaia di persone.

- l’atmosfera da “rivolta elettorale“ è palpabile e coinvolge la gente comune tradizionalmente non politicizzata o che in passato ha votato Orban. Ogni giorno non si

pc 9 aprile - ORE 12 Controinformazione rossoperaia - Guerra in Iran ed effetti economici interni: chi ne paga il costo?

 

pc 9 aprile - Nuovo record di export per le armi italiane (e il Medio Oriente è il primo mercato)


Da Avvenire - di Elisa Campisi

È stata trasmessa in queste ore ufficialmente al Parlamento la Relazione annuale prevista dalla Legge 185/90 relativa all’ultimo anno sulle operazioni autorizzate e svolte in tema di esportazioni, importazioni e transito dei materiali di armamento: nel 2025 ben 9,1 miliardi di autorizzazioni all’export

Nel 2025 l’ascesa dell’industria militare italiana sui mercati internazionali ha segnato un nuovo capitolo di record, con un aumento del 19% delle autorizzazioni all'export rispetto al 2024...

Tra gli aspetti più problematici che emergono, oltre all'aumento delle esportazioni dall'Italia, c'è il valore complessivo delle autorizzazioni per movimentazioni di materiali d’armamento che ha raggiunto circa 11,141 miliardi di euro, di cui 9,164 miliardi in uscita dall’Italia. Negli ultimi quattro anni l’aumento del volume di autorizzazioni segna un colossale +87%. Autorizzazioni che si stanno ora concretizzando in consegne, come dimostrano le consegne effettive registrate dall’Agenzia delle Dogane nel 2025: le esportazioni definitive nel 2025 ammontano a circa 5,142 miliardi di euro, dato in significativo aumento rispetto ai 3,58 miliardi del 2024. Rilevante anche la crescita delle

pc 9 aprile - Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina

Il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina condanna con la massima fermezza l’ampia escalation criminale “israeliana” che prende di mira villaggi, città e regioni libanesi, in particolare la capitale Beirut e la Bekaa. Ritiene che ciò costituisca una continuazione della politica di guerra di annientamento e dei crimini sistematici commessi dall'occupazione contro civili indifesi in tutta la regione.

L'ampio bersagliamento delle zone residenziali in Libano da parte dell'occupazione è un vero e proprio crimine di guerra, che riflette la mentalità criminale di questo nemico, il quale tenta di compensare i propri fallimenti militari prendendo di mira innocenti e distruggendo le infrastrutture. Questa escalation rappresenta anche un tentativo disperato di nascondere le pesanti perdite inflitte all'esercito nemico

pc 9 aprile - Vittoria! La Cassazione ha annullato gli arresti di Hannoun, Dawoud, Yaser e Ryad. Ora liberare Salem, Anan e tutti i colpevoli di Palestina!


La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio le ordinanze del Riesame che confermavano gli arresti del gip del tribunale di Genova nei confronti del presidente dei palestinesi in Italia Mohammad HANNOUN, Ra'ed Dawoud, Yaser Elasaly e Ryad Albunstanji, in carcere con l'accusa di avere finanziato Hamas. La Suprema Corte ha inoltre decretato inammissibili i due ricorsi della procura di Genova contro la scarcerazione, decisa dal tiibunale del Riesame in precedenza, nei confronti di Raed Al Salahat, 48 anni, difeso dagli avvocati Samuele Zucchini ed Emanuele Tambuscio e di Khalil Abu Deiah, legale rappresentante dell'associazione La Cupola d'Oro. Per quanto riguarda l'annullamento delle ordinanze di arresto, il Riesame avrà adesso dieci giorni per riesaminare il caso.

Nei giorni scorsi la requisitoria dei pg di Cassazione, che avevano parlato dell’«inutilizzabilità» delle prove dell’Intelligence israeliane confluite nel fascicolo di Genova.