Indizione per lo spezzone sociale del Primo Maggio torinese frutto del percorso cittadino Torino è Partigiana.
Noi non paghiamo le loro guerre: in questo momento storico siamo
strozzati dalle condizioni sempre più critiche in cui siamo costretti a
vivere. Ciò che vediamo davanti a noi non è una prospettiva in
miglioramento. Se anche dovesse prolungarsi una sospensione della guerra
all’Iran, se anche dovesse riaprire lo stretto di Hormuz lo scenario
attuale è senza precedenti. Di fronte a una recessione annunciata, i
governi europei, a partire dall’Italia, si dimostrano incapaci di
affrontare seriamente una crisi peggiore di quella del 2008. Il taglio
delle accise è ininfluente, i soldi finiscono, le riserve di barili di
petrolio pure, l’energia continua a essere terreno di speculazione e le
nostre bollette lievitano. Fare la spesa è sempre più un salasso.
Essere oggi contro la guerra imperialista vuol dire scegliere di non
voler pagarne i costi, ma significa anche schierarsi per farvi fronte
insieme a partire dalla nostra umanità. Le nuove missioni navali di
"...Oggi, il criminale primo ministro del nemico israeliano Benjamin Netanyahu, ha affermato che è Hezbollah a minare il cessate il fuoco e che il nemico ha diritto alla "libertà d’azione" in Libano "in base all’accordo con gli Stati Uniti d’America e il Libano".
Hezbollah condanna le dichiarazioni di Netanyahu e mette in guardia con forza sulla loro estrema pericolosità, poiché tentano di coinvolgere le autorità libanesi in un accordo bilaterale stipulato esclusivamente tra lui e Washington, in cui il Libano non ha avuto voce in capitolo né ha assunto alcuna posizione, e che pertanto non ha approvato.
Hezbollah sottolinea quanto segue:
che il continuo attacco da parte della Resistenza contro gli assembramenti del nemico israeliano sul nostro territorio da esso occupato, e il suo bombardamento degli insediamenti nemici nella Palestina settentrionale occupata, costituiscono una risposta legittima alle continue violazioni del cessate il fuoco da parte di quest'ultimo sin dal primo giorno in cui è stata annunciata la tregua temporanea. Queste violazioni hanno superato le 500 via terra, via mare e via aria, inclusi bombardamenti, demolizioni e distruzione di abitazioni, causando la caduta di decine di martiri e feriti tra il nostro popolo risoluto.
L'estensione della tregua per ulteriori settimane avrebbe dovuto, secondo quanto dichiarato dalle autorità libanesi, portare a un vero e proprio cessate il fuoco in cui il nemico avrebbe cessato le sue violazioni e aggressioni, in particolare la demolizione e la distruzione di abitazioni nel sud.
Invece ha intensificato la sua aggressione e i suoi attacchi confermando la sua natura criminale, il suo tradimento e il suo disprezzo".
Corteo
partecipato e combattivo di circa duecento compagni e compagne delle
diverse aree che ha premiato la scelta del corteo unitario - pur nella
distinzione di posizioni presenti nel movimento. Il corteo è partito
dall'Arsenale, luogo storico e attuale della pesante presenza militare a
Taranto, che in funzione della guerra imperialista in Medio Oriente,
Iran, Libano e col genocidio che continua in Palestina, si vuole
rafforzare sempre più.
Il corteo è partito con continui slogan e
comizi volanti. Ha attraversato zone della città che se pur non
affollate hanno investito parti della città non usuali - via Leonida,
piazza Marconi, via Principe Amedeo - scelta quest’ultima riuscita per
il carattere contromano del corteo che ha bloccato la circolazione dei
pullman cittadini rendendo più incisivo il corteo in una via con
presenze e negozi di immigrati - in particolare di origine asiatica
Dal
camion alla testa del corteo sono intervenute, affrontando vari aspetti
della situazione in corso, internazionale e nazionale, le sue ricadute
sulle condizioni sempre più gravi delle masse, diverse realtà,
organizzazioni, associazioni - tra cui con un discorso incisivo la
compagna di proletari comunisti, che ha reso concreta le parole
d'ordine: Ora e sempre Resistenza e Antifascismo oggi più che mai,
dicendo che oggi è necessaria una nuova Resistenza contro il moderno
fascismo, la guerra, per il rovesciamento del governo fascista Meloni, e
che dobbiamo rendere vive le grandi lezioni della Resistenza diretta
dall'allora Partito comunista, in primis la necessità della lotta armata
per cacciare i fascisti, per stop alle
25 aprile. Da Nord a Sud Italia,
centinaia le piazze, i cortei e le iniziative di lotta, a 81 anni dalla
Liberazione dell’Italia dall’occupazione nazista e dalla dittatura
fascista. Giornata di lotta, ma anche di provocazioni fasciste e
sioniste.
A Roma Il 25 aprile capitolino, comunque, è
stato caratterizzato da un clima di lotta e festa, attraversato da
migliaia di persone, in particolare giovani. Decine le iniziative organizzate in quartieri, piazze, strade di Roma,
legando le istanze della Resistenza partigiana a quelle di oggi, dalla
resistenza del popolo palestinese al diritto al lavoro, alla casa, alla
salute.
Nella zona est, la
grande mobilitazione degli spazi sociali che anima ormai da diversi anni
i quartieri di Centocelle, Quadraro, Torpignattara, Quarticciolo.
Decine di migliaia di manifestanti partiti da piazza delle Camelie hanno
raggiunto il quartiere popolare di Quarticciolo per il concerto al
parco Modesto di Veglia.
A Milano. Decine
di componenti dello spezzone della Brigata Ebraica, scortati dalle
forze di polizia e da un cordone di City Angels, hanno bloccato per
quasi due ore la manifestazione antifascista, composta da almeno 100mila persone,
che stava muovendo i primi passi verso Piazza del Duomo. Insieme alla
Brigata Ebraica le bandiere dello Stato di Israele e quelle degli Stati
Uniti, con le effige della repubblica
Liberazione, centinaia di persone con il corteo antifascista
“Un solo errore quel 25 aprile: aver deposto il tuo fucile”,
gridano in coro i partecipanti. È partito leggermente in ritardo – verso
le 12 e 30 – il corteo antifascista annunciato negli scorsi giorni,
causa la diatriba di alcuni manifestanti con le forze dell'ordine per il vietato accesso a una madre e una figlia quattordicenne alla Risiera di San Sabba, dove si svolge la celebrazione istituzionale
per la Liberazione. Circa 150 i partecipanti partiti poco lontano
dall'ingresso Sud del monumento, che hanno preso la direzione del Nereo
Rocco, risalito via Miani e, al momento in cui si scrive, discendono via
Flavia. I cori hanno rapidamente virato su posizioni pro Palestina. Sul
posto carabinieri e polizia di Stato.
Dopo
aver attraversato San Giacomo il corteo si è chiuso in piazza Perugino.
A vuoto le provocazioni di due ragazzi passati a fianco dei
manifestanti.
Nell’ultimo anno almeno 110 operatori umanitari e attivisti hanno
subito procedimenti giudiziari. Il rapporto è basato sulle ricerche
condotte nel 2025 da Picum
Il rapporto è basato sulle ricerche condotte nel 2025 da Platform for international cooperation on undocumented migrants (Picum) insieme ai partner Fondazione Ismu, Oxfam Italia, Groupe d’information et de soutien des immigré·es (Gisti), Greek Council for Refugees, Hungarian Helsinki Committee (Hhc) e Ocalenie Foundation.
“È una realtà piuttosto distopica che nell’Europa di oggi si possa
affrontare un processo, multe e persino il carcere semplicemente per
aver aiutato altre persone in difficoltà. Ma non dimentichiamo che la
Sono saltate le trattative che si sarebbero dovute tenere ieri ed
oggi ad Islamabad tra USA e Iran per porre fine al conflitto in corso.
La cosa era prevedibile dato che si trattava di un dialogo tra sordi.
L'Iran aveva posto sul tappeto delle precondizioni perché si iniziasse
il dialogo, ma gli USA da quell'orecchio proprio non ci sentono. L'Iran,
che stava conducendo una guerra intelligentissima e che ha dimostrato
di tenere la situazione in pugno, chiedeva quattro cose:
1- che l'amministrazione statunitense smettesse la retorica minacciosa 2-
l'alto al fuoco in Libano dove Israele si sta macchiando di una seria
raccapricciante di crimini di guerra e contro l'umanità 3- la restituzione dei fondi congelati illegalmente dagli USA 4- rimozione immediata del blocco al naviglio commerciale iraniano.
Limitiamoci a valutare quest'ultimo punto: ciò che la stampa
definisce impropriamente "blocco dello stretto di Hormuz" in realtà è un
blocco che gli USA fanno al naviglio civile iraniano e non tutto, dato
che non riescono a controllare lo stretto e che navi iraniane si muovono
liberamente. Di fatto le navi USA sono (erano, come spieghiamo più
avanti) a circa 300km dallo stretto per cui non possono fare nessun
blocco del medesimo, che rimane nel pieno ed esclusivo controllo
dell'Iran. Oramai parlare di
"...Cacciati senza tregua andrem di terra in terra
a predicar la pace ed a bandir la guerra
la pace tra gli oppressi, la guerra agli oppressor
La pace tra gli oppressi la guerra agli oppressor..."
Sono versi della canzone "Addio Lugano Bella".
Una minaccia per la questura di Roma, che così spiega il primo fermo preventivo, la novità dell’ultimo decreto sicurezza. Novantuno anarchici trattenuti tutto il giorno: non avevano commesso reati ma scritto sul muro della fermata Marconi del metro quelle parole.
Sono inserite nel provvedimento con cui il 26 marzo il questore di Roma Roberto Massucci ha vietato la commemorazione di Sandro Ardizzone e Sara Mercogliano, uccisi una settimana prima al parco degli Acquedotti dallo scoppio accidentale di un ordigno che stavano costruendo.
...perché «nelle ore successive ai fatti occorsi» a Roma «sono state vergate scritte murarie chiaramente inneggianti ad un clima di odio rivolto all’ordine costituito: Pace agli oppressi, guerra agli oppressori»...
Quindi, vietato andare a depositare mazzi di fiori sul luogo della morte di due persone...
...Fior di sentenze, negli ultimi anni, ci hanno spiegato che fare un saluto romano in memoria di qualche camerata ucciso non è un tentativo di ricostituire il disciolto partito fascista – un reato – perché quel gesto va inteso come atto puramente commemorativo. Lo stesso discorso, a quanto pare, non vale per gli anarchici. Che infatti, quando domenica 29 marzo a decine si presentano lo stesso al parco degli Acquedotti, in 91 vengono fermati e accompagnati in questura, tenuti per 11712 ore e ad alcuni dato il "foglio di via", perchè... volevano depositare un fiore in ricordo dei 2 anarchici morti.
(stralci da il Manifesto)
IL FASCISMO, SOPRATTUTTO NEI SERVI, SI ACCOMPAGNA SEMPRE ALLA MASSIMA STUPIDITA', E ANCHE PER QUESTO E' PERICOLOSO...
Al corteo cittadino del 25 aprile a Palermo nel folto spezzone sociale e di movimento abbiamo partecipato con rappresentanti di lavoratori e simpatizzanti con striscione e cartelli, uno spezzone che ha ribadito che la Resistenza antifascista non è una ricorrenza e che oggi deve essere collegata alla lotta contro la guerra imperialista, l'economia di guerra e piani di riarmo dei governi imperialisti, al fianco del popolo palestinese, tante le bandiere per una Palestina libera dal fiume fino al mare, buona partecipazione di giovani organizzati e non, con cui vi è stata sintonia durante il corteo nel fare alcuni slogan insieme "il 25 aprile non è una ricorrenza, ora e sempre Resistenza", "Siamo tutte/tutti antifascisti", "Palermo lo sa da che parte stare Palestina libera dal fiume al mare" e cantando Bella ciao, così "Meloni fascista complice sionista" da noi lanciato a cui si sono uniti anche giovani.
Abbiamo portato chiara e netta con parole d'ordine nello striscione, i volantini e il giornale, al megafono e con slogan come "l'unico vero terrorismo sono le bombe dell'imperialismo", la denuncia del governo Meloni moderno fascista, della guerra imperialista, della repressione, antioperaio, antipopolare, sessista contro la maggioranza delle donne, ma questa necessaria denuncia e lotta contro il governo Meloni è rimasta in generale ancora in superficie nel corteo, non afferrando fino in fondo la natura ideologica, politica e pratica di tipo fascista del governo.
Anche nella giusta contestazione, che ha preceduto il corteo, al Sindaco Lagalla che nei giorni scorsi "in segreto" ha ricevuto l'ambasciatore israeliano, confermando la complicità della giunta di centrodestra di questa città con lo Stato di Israele genocida, una contestazione che ha impedito di fatto al Sindaco di essere sentito perchè il suo brevissimo intervento è stato subissato da slogans e giuste urla e fischi, con un cartello abbiamo voluto denunciare l'unità di intenti del governo nazionale fascista Meloni e quelli locali, di Schifani e Lagalla, contro cui siamo chiamati a lottare in ogni forma per cacciarli.
La contestazione ha ostacolato anche l'intervento iniziale del rappresentante dell'Anpi, in particolare con la denuncia della compagna di proletari comunisti che lo ha accusato di palese ipocrisia nel condividere di parlare accanto a Lagalla senza denunciarlo come "servo sionista" così come gridato in tanti contro il Sindaco anche durante la contestazione, rimandando al mittente anche "l'offesa" di alcuni pacifisti risentiti per la critica all'Anpi.
Questa contestazione ha messo di fatto in secondo piano il lato istituzionale che ogni anno impesta il valore storico e attuale del 25 Aprile della Resistenza antifascista.
Nel
mese di ottobre 2025, commentando il sequestro da parte di Israele di
membri degli equipaggi della Flotilla per Gaza – tra cui cittadini
italiani – il ministro degli Esteri Antonio Tajani dichiarò che il
diritto internazionale vale “fino a un certo punto”.
L’affermazione,
formulata per spiegare la mancata reazione del governo italiano a un
atto illegittimo e piratesco compiuto da Israele in acque internazionali
ai danni di propri cittadini, suggeriva qualcosa di più generale: che
esiste un limite oltre il quale il diritto cede il passo alla decisione
politica. E che quel limite non è fissato dalle norme, ma dal potere che
le applica.
Dinanzi
al Tribunale Civile di Roma pende una causa che affronta questa tesi,
ma in senso inverso. Sette associazioni (AssoPace Palestina, Pax
Christi, ATTAC, A Buon Diritto, Un Ponte Per, ARCI e ACLI) insieme a
Hala Abulebdeh (donna palestinese rifugiata in Scozia che ha perso
l’intera famiglia a causa dei bombardamenti israeliani su Gaza), hanno
chiesto al giudice di dichiarare nulli i contratti con cui Leonardo
S.p.A. ha venduto o continua a vendere, direttamente o attraverso le sue
controllate, materiale bellico ad Israele: ali per gli F-35, sistemi di
puntamento laser, aerei da addestramento, elicotteri, cannoni navali,
alette di guida per le bombe GBU-39, carrelli per il trasporto di tank
ed anche altro.
Il
giudizio è promosso contro la Leonardo e contro lo Stato italiano, che
quelle esportazioni ha sempre
Il
Pg ricorre in Cassazione per bloccare acquisti autorizzati dal
Tribunale di Sorveglianza: contestati testi ritenuti portatori di
messaggi di disobbedienza e critica sociale. Sullo sfondo la decisione
imminente di Carlo Nordio sul rinnovo del 41 bis ad Alfredo Cospito.
Alfredo
Cospito aveva ottenuto dal Tribunale di Sorveglianza di Sassari
l’autorizzazione per acquistare una serie di libri e un Cd. La direzione
del carcere non aveva dato corso alla decisione. Il procuratore
generale ha presentato ricorso in Cassazione affinché l’ok dei giudici
venga annullato.
I
libri sono: “Dio gioca a dadi con il mondo” di Giuseppe Mussardo
edizioni Castelvecchi; “L’incubo di
Migliaia e migliaia
di persone sono scese in piazza oggi in tutte le città italiane per
celebrare la giornata della Liberazione dal nazifascismo.
Spinte anche dal
risultato del referendum di marzo che ha rappresentato uno durissimo
stop ad un governo in cui i fascisti sono nella cabina di regia – e non
perdono occasione per dimostrarlo – le manifestazioni hanno visto una
enorme partecipazione popolare.
A creare tensione nei
giorni precedenti c’erano state le esternazioni del presidente del
Senato La Russa, secondo cui il 25 aprile occorre celebrare anche i
miliziani fascisti della Repubblica di Salò in nome di una pacificazione
difficilmente riscontrabile negli altri 364 giorni dell’anno. Queste
tensioni si sono materializzate oggi con i colpi di pistola sparati a Roma contro i manifestantinei pressi del Parco Schuster.
Ma alla vigilia c’erano stati anche gli annunci di quella che ormai si configura come l’Internazionale nera
– ovvero l’alleanza tra sionisti e filo-israeliani, monarchici iraniani
e fascisti ucraini – di voler dare vita a spezzoni comuni dentro le
manifestazioni che celebrano la Resistenza antifascista.
Tutti gli occhi erano
puntati, come di consueto, sulle manifestazioni di Milano e di Roma. E
infatti in queste due città sono avvenuti episodi di sacrosanta
contrapposizione tra gli antifascisti/antisionisti verso chi vorrebbe
inquinare le manifestazioni del 25 aprile con istanze che ne
rappresentano la negazione.
A Milano lo spezzone
dei sionisti rinverditi con la Brigata Ebraica, monarchici iraniani e
fascisti ucraini ha sfilato nel corteo fino a quando è stato bloccato
dai manifestanti che ne hanno chiesto l’estromissione e alla fine sono
riusciti a metterli fuori dalla manifestazione. Ne è conseguito il
solito profluvio di polemiche e vittimismo al quale questi soggetti ci
hanno abituato da anni ma che sembra non funzionare più.
Anche a Roma un
gruppo con bandiere ucraine – tra cui Matteo Hallisey in prima fila
nell’ aggressione contro il prof. D’Orsi all’università di Napoli – sono
stati allontanati in modo piuttosto perentorio dalla manifestazione a
Porta San Paolo. Anche qui c’è stato lo scontato e immediato codazzo di
interviste a manetta all’insegna del vittimismo aggressivo al quale sono
ormai addestrati questi gruppi di provocatori. Nella Capitale
quest’anno si sono evitate le tensioni e gli scontri degli anni scorsi a
causa della arrogante presenza dei gruppi sionisti nelle manifestazioni
del 25 aprile. Quest’anno infatti non si sono presentati in piazza.
A Milano intorno alla
manifestazione centrale conclusasi a Piazza Duomo sono proliferate
altre manifestazioni, collaterali o alternative, che si sono concluse in
piazze diverse da quella dove era stato allestito il palco centrale o,
in alcuni casi, si sono svolte in altre zone della città proprio per l’insofferenza ormai diffusa verso celebrazioni della Giornata della Liberazione che cercano di tenere dentro tutto e tutti senza tenere conto degli sviluppi della realtà.
Anche a Roma oltre
alla manifestazione centrale si è svolta il consueto corteo del 25
aprile a Roma Est, da Centocelle a Quarticciolo, alla quale hanno
partecipato migliaia di persone.
Pubblichiamo due brevi parti del lungo dossier su donne e Resistenza. Esso è frutto di un lavoro soprattutto di documentazione, ricerca sulle donne nella Resistenza antifascista; perchè, come dicono le autrici di questo dossier: "Senza memoria non c'è futuro e e questo, per le donne, vale doppiamente".
Un uomo e una donna sono stati
soccorsi dai sanitari del 118 e non sono in pericolo di vita. Trovato
uno dei pallini esplosi in terra - indaga la Digos
"Attenzione, hanno sparato a due nostri compagni con una
pistola ad aria compressa. Sono tutte e due in ambulanza e non sono
gravi. Un gesto gravissimo che noi stiamo denunciando alle autorità”.
L’annuncio arriva dal palco montato al parco Schuster dove confluiva il
corteo del 25 aprile. Il fatto è importante: un ragazzo con il volto
coperto da un casco integrale bianco e vestito con una giacca mimetica è
sbucato fuori all’improvviso in sella ad uno scooter nero. Ha estratto
una pistola ad aria compressa e ha sparato contro i manifestanti, poi è
scappato.
I pallini esplosi dall’arma hanno ferito due signori che indossavano
un fazzoletto dell’Anpi. Un uomo è stato colpito alla mano e alla
faccia, la moglie alla spalla. Non sono in pericolo di vita. In questo
momento sono in ambulanze e pronte ad essere medicate dal personale del
118. “Dobbiamo dare sostegno ai nostri compagni che stanno venendo
medicati, ma vi posso assicurare che stanno bene – dicono dal palco con
voce accorata – ma è una cosa di una gravità incredibile, perché siamo
in una piazza bellissima accanto alla Basilica di San Paolo”, gremita da
migliaia di persone, tra i bambini che giocano e famiglie in festa.
All’inizio di via delle Sette Chiese, Repubblica ha individuato in terra
uno dei pallini esplosi.
Dalla Rivista marxista-leninista-maoista "La Nuova Bandiera" - Numero speciale sul centenario della nascita del PCI - ampi stralci
In alcuni libri sulla Resistenza c’è la storia viva di chi in carne e ossa ha costruito la Resistenza, e di chi poi ha deciso di passare anche alle forme descritte come Resistenza nelle città, quelle che sono passate alla storia come gruppo di azione patriottica (Gap). Vi è stata la lunga preparazione che è sfociata poi nella necessità di fare l’azione nel contesto in cui ci si trovava, e cioè il lento sgretolamento del fascismo davanti al colpo di Stato della monarchia, la guerra che prende un’altra direzione rispetto a quella che fino al ‘42 vedeva il fascismo e il nazismo in qualche forma avanzare.
In questa situazione c’è la necessità di dare una risposta, e il Partito comunista si riorganizza nelle forme difficilissime di allora; un problema che si presenta ancor più dopo l’8 settembre per le masse nella loro generalità, ma una necessità soprattutto nelle teste di chi queste masse le voleva portare e poi le portò alla Resistenza, alla lotta di liberazione e alla guerra civile.
Guardando ad un aspetto all’interno dello sviluppo di questa azione sia sulle montagne, nella guerriglia, che alle azioni fatte nelle città, la questione della rappresaglia fu un argomento molto importante trattato dai militanti; c’era la necessità infatti di trattarlo visto che la rappresaglia, e cioè la risposta della borghesia fascista e nazista all’azione dei militanti del partito e di chi cominciava ad agire all’interno della resistenza, era feroce.
La rappresaglia è strutturale, il sistema ragiona per rappresaglia… la si vede anche nell’azione più