martedì 28 aprile 2026

pc 28 aprile - Le manifestazioni del 25 aprile nella valutazione proletaria e comunista

da ORE12/Controinformazione rossoperaia del 27.04.26


A mente fredda si può fare una valutazione di parte proletaria, comunista, antifascista, antimperialista e anticapitalista, di quella che è stata la giornata del 25 Aprile.

Per prima cosa va messo in rilievo che manifestazioni grandi e piccole si sono tenute in tutta Italia che hanno dato senso e valore a questo anniversario, alla memoria e al riferimento alla Resistenza partigiana antifascista unendola alla battaglia da fare qui e ora nel nostro paese e nel mondo contro il fascismo, la guerra, la solidarietà con il popolo palestinese, la lotta contro il governo in Italia.

Le manifestazioni sono state combattive e, nella maggior parte dei casi, unitarie, in tutte queste manifestazioni evidentemente è stata presente la solidarietà al popolo palestinese, dando continuità alla grande ondata di solidarietà che aveva avuto i suo culmine nel 4 ottobre.

Detto questo occorre però aggiungere altro.

Noi non siamo in realtà esaltatori delle iniziative - tutte giuste e necessarie - della cacciata della Brigata ebraica e dei suoi sostenitori dell'arco parlamentare filosionista e non certo antifascista, avvenuta in particolare Milano. Qui la Brigata ebraica e i suoi sostenitori, tra cui vi è chiaramente una parte rilevante del PD, hanno attuato una vera provocazione, orchestrata a tavolino prevalentemente, pensiamo, col governo oltre che con le forze politiche che l'hanno sostenuta, allo scopo di creare una situazione che potesse permettere eventualmente l'intervento della polizia come era già stato l'anno scorso e nello stesso tempo deviare la sostanza del 25 Aprile alla risposta giusta, necessaria, vibrante, degli antifascisti a questa provocazione.

Una provocazione voluta ed orchestrata che è stata respinta e che si è ritorta contro gli autori di essa perché sostanzialmente - e questo sì che è stato importante - la Brigata ebraica a Milano è stata espulsa dal corteo.

Detto questo però, francamente anche a Milano, la nostra intenzione e la nostra aspirazione e speranza erano che questa volta vi fosse in realtà un corteo alternativo a quello ufficiale promosso dall’Anpi, non perché non ci riconosciamo nel corteo del 25 Aprile indetto dall’Anpi - con tutte le contraddizioni che questa associazione ha e continua ad avere - ma perché era necessario che tutta la parte che rappresenta l'antifascismo militante, l'antifascismo fuori dai giochi parlamentari, l'antifascismo protagonista della lotta contro il governo, l'antifascismo protagonista della solidarietà alla Palestina - un’area molto vasta a Milano ma che esiste in tutto il Paese - ed era necessario che questo 25 Aprile facesse risaltare l'antifascismo in contrasto con l'antifascismo istituzionale - e qui non si intende per “istituzionale” quello del governo, del Presidente Repubblica e di queste vergognose manifestazioni che fanno parte più del revisionismo storico, più della negazione del valore della Resistenza che della sua affermazione, ma perché noi pensiamo che il lungo corso di questa battaglia debba proseguire secondo una linea di condotta che porti a trasformare sempre di più il movimento in un movimento di opposizione per rovesciare il governo, questo sì fascisteggiante, che c’è nel nostro Paese, per affermare nel nostro Paese, anche attraverso - e inizialmente - con la forma del rovesciamento di questo governo, la via necessaria della Nuova Resistenza.

Sappiamo bene che in tutta l'area alternativa vi sono diversità di posizioni e confusioni e queste confusioni vanno date per scontate, fanno parte della giusta lotta di posizione che ha lo scopo di posizionare via via in maniera organizzata tutto il movimento della reale opposizione proletaria sul terreno dell'antifascismo, dell'anticapitalismo, dell'antimperialismo e della lotta per rovesciare questo governo.

Tutto ciò è incoraggiato non solo dalla tenuta e continuità, sia pure in termini molto differenti, del movimento di solidarietà con la Palestina, dall'emergere crescente del movimento di lotta contro il riarmo, dalla vittoria del referendum che è stato obiettivamente una sconfitta per questo governo che incoraggia la continuità di questa lotta contro questo governo, al cui centro vi è anche la trasformazione reazionaria dello Stato, l'attacco alla Costituzione ecc ecc.

Quindi in questo 25 Aprile la nostra linea era quella di favorire manifestazioni alternative, le più unitarie possibili, ma alternative a quelle che venivano promosse dalla stessa Anpi. Queste manifestazioni alternative, per la loro storia concreta, per il loro carattere, avevano in quest'occasione, come già è stato per il referendum, la capacità di raccogliere tutto ciò che non si riconosce nell'antifascismo istituzionale, nell'antifascismo parlamentare e nell'antifascismo strettamente legato alle istituzioni riformiste e revisioniste presenti nel movimento operaio, nel movimento popolare, rappresentati dai partiti della falsa sinistra e dai loro satelliti, e rappresentate dai sindacati confederali.

Quindi in questo senso eravamo in questo 25 Aprile per manifestazioni alternative, pur sapendo che nel quadro di queste manifestazioni alternative, qualcosa della partecipazione popolare si poteva perdere e che evidentemente grande è la confusione che regna sotto cielo delle forze alternative.

La contestazione della Brigata Ebraica, se da un lato è stata parte del “vento alternativo”, di questa alternativa, sicuramente però ha concentrato tutto su questo e ha quindi abbassato e non alzato il livello del significato dal 25 Aprile e del legame tra la Resistenza di ieri con la Resistenza di oggi che non può essere che Nuova Resistenza.

Condividiamo quindi le valutazioni distinte, che vengono fatte anche dai nostri compagni presenti a Milano, rispetto alla posizione che esalta e definisce “storica” la cacciata della Brigata Ebraica e che rende questo episodio importante e significativo da sostenere come fosse il cuore di questo e su cui si è buttata la stampa borghese e la stampa fascista, ma questo era inevitabile, per poi ridurre a questa questione tutto il contrasto, con l'esito di oscurare la grande partecipazione popolare e le grandi ragioni che sono state portate in questo 25 Aprile.

Partecipazione e grandi ragioni che ci sono state in tante manifestazioni su tutto il territorio nazionale e in quelle a cui noi abbiamo partecipato, dove siamo presenti e a quelle che abbiamo sostenuto, consideriamo, per esempio, al sud dove chiaramente le dimensioni e il significato dell'antifascismo e della Resistenza non sono così ampie e radicate e di partecipazione proletaria e popolare, giovanile, come avviene nelle città come Roma, Milano o in altre città dove c'è l'abitudine alla grande partecipazione in questo 25 Aprile, le manifestazioni al sud sono state minori, ma ciò non toglie che in queste manifestazioni una linea di demarcazione è stata tracciata e che le forze che si sono raccolte hanno portato con maggiore ragione e con maggiore evidenza il legame tra la Resistenza di ieri e la Resistenza di oggi che per noi è Nuova Resistenza e che riguarda il moderno fascismo, la marcia imperialista verso la guerra mondiale, il genocidio palestinese, l'attacco e l'aggressione ai popoli oppressi del mondo.

Giustamente una compagna nella manifestazione di Roma, prima che tutto fosse concentrato sulla contestazione della Brigata ebraica, collegava la Resistenza partigiana a quella palestinese, mettendo in risalto la liberazione dal nazifascismo con la lotta armata e in questo la valorizzazione della Resistenza palestinese e della sua lotta armata che oggi è una discriminante fondamentale in un quadro in cui insieme al genocidio e la continuità del piano Trump/sionismo/imperialisti europei, è in discussione il disarmo della Resistenza, sapendo fino in fondo che battere, rovesciare, cancellare la Resistenza armata in Palestina significa permettere la realizzazione effettiva del piano di genocidio e di deportazione che lo Stato sionista e l'imperialismo americano stanno portando avanti anche oggi nel contesto dell'aggressione all'Iran e al Libano.

Quindi in questo senso la nostra posizione da un lato voleva che si prendessero le distanze in maniera secca, con cortei separati da tutto l'arco revisionista, riformista, parlamentare o paraparlamentare, del sindacalismo confederale, voleva che si rendesse visibile nelle piazze l'esistenza delle forze alternative e del loro sforzo difficile per unirsi contro i comuni nemici e per rappresentare un'alternativa ai proletari e ai popoli e alle masse popolari, ai giovani e a tutti i sinceri antifascisti, antimperialisti e solidali con il popolo palestinese e contrari al piano di guerra dell'imperialismo, in primis quello di Trump.

Noi volevamo questa distinzione, volevamo che in queste manifestazioni si rendesse visibile, in forme partecipate, popolari, combattive, questa distinzione per far leva per le future scadenze del 1 Maggio, per la nuova manifestazione nazionale che viene annunciata a Milano per i 16 maggio, per lo sciopero generale annunciato per il 29 maggio, che va visto all'interno del definirsi e svilupparsi di questa forza alternativa.

Detto questo, alcune altre cose sono da aggiungere: noi siamo per il fronte alternativo e vorremmo che esso fosse definito e che quindi sia un fronte antifascista, antimperialista e anticapitalista. Utilizziamo queste tre parole per dire che il fattore anticapitalista che riporta al centro lo scontro tra operai e padroni, tra proletariato e borghesia sui posti di lavoro, sui territori, è un elemento essenziale che ancora non si è realizzato e che evidentemente bisogna costruire nel tempo per tappe. 

Antimperialista, perché oggi la lotta contro l'imperialismo e la marcia verso la guerra imperialista che riguarda l'imperialismo americano, ma in connubio/collusione/contesa con l'imperialismo russo, l'imperialismo cinese, ecc, con un ruolo all'interno chiaramente dello schieramento occidentale, dei governi e degli Stati imperialisti europei, è un elemento fondamentale della mobilitazione del programma alternativo che occorre sviluppare e che ha il suo cuore nella conquista dello Stato attraverso il rovesciamento del governo, dei governi che diventano sempre più moderno fascisti anche quando non si definiscono tali e moderno fascismo significa Stato di Polizia, dittatura, a cui evidentemente va opposta la lotta proletaria, democratica e popolare per un nuovo governo, per una nuova società, per un nuovo Stato che non può essere ottenuto che con una Nuova Resistenza per il potere proletario, per la rivoluzione socialista.

Questi elementi abbiamo portato, sia pure con modeste forze ma con chiarezza, all'interno delle manifestazioni e questo è il nostro ruolo specifico di proletari e comunisti nella fase attuale.

Viva il 25 Aprile

Avanti verso il 1 Maggio

Avanti verso lo sciopero generale nel nostro paese per rovesciare questo governo, uno sciopero costruito dal basso, per rovesciare tutti i governi dei padroni e della borghesia, per fermare la guerra imperialista, per avanzare verso la Rivoluzione, il potere operaio.

 


 

pc 28 aprile - la grande lotta dei minatori in Turchia - info e il sostegno di ATIK lavoratori turchi in Europa -

 We Condemn the Police Attack on Doruk Mining Workers!

 The Miners’ Resistance Is Our Resistance! Long Live International Solidarity!

ATIK 


articolo informativo https://it.insideover.com/economia/turchia-la-protesta-dei-minatori-che-il-potere-vorrebbe-nascondere.html


Turchia, la protesta dei minatori che il potere vorrebbe nascondere La decisione dei minatori di attuare uno sciopero della fame per i salari arretrati rivela una seria crepa politica.

Minatori senza salario, istituzioni senza risposte. In Turchia la vicenda dei 110 minatori fermati ad Ankara racconta molto più di una semplice protesta sindacale. Racconta un Paese in cui una parte del mondo del lavoro, privata di stipendi arretrati e indennità di licenziamento, è costretta a ricorrere a forme estreme di pressione pur di ottenere ascolto. I lavoratori coinvolti avevano già compiuto quasi duecento chilometri a piedi dalla provincia di Eskisehir per arrivare davanti al ministero dell’Energia. Non erano lì per mettere in scena una provocazione politica, ma per reclamare ciò che ritenevano un diritto elementare: essere pagati.

La loro decisione di iniziare uno sciopero della fame davanti ai cancelli del ministero indica il livello di esasperazione raggiunto. Quando il salario non arriva più, la protesta smette di essere una semplice vertenza e diventa una questione di sopravvivenza. Ed è qui che il caso assume un rilievo politico più ampio. Perché di fronte a una richiesta tanto radicale quanto essenziale, la risposta iniziale dello Stato non è stata un tavolo di confronto, ma l’intervento delle forze dell’ordine, il fermo all’alba, quattordici ore di custodia e poi il rilascio.

Il corpo dei lavoratori come atto d’accusa

I minatori protestavano contro il mancato pagamento di salari arretrati e indennità di licenziamento da parte della società Doruk Mining. Alcuni di loro avevano scritto sul proprio corpo frasi di denuncia sulle condizioni di vita e di lavoro. È un dettaglio che pesa, perché mostra fino a che punto la protesta sia uscita dai confini ordinari della mediazione sindacale. Quando il lavoratore usa il proprio corpo come superficie di denuncia, significa che considera falliti i canali normali di interlocuzione. Significa che tra l’impresa, le istituzioni e chi lavora si è aperto un vuoto che non viene più colmato né dalla legge né dalla politica.

Il fatto che i manifestanti stessero semplicemente cercando di incontrare un responsabile del ministero dell’Energia rende il quadro ancora più eloquente. Non chiedevano l’impossibile. Chiedevano di essere ricevuti. Eppure anche questa soglia minima è stata respinta. Il ministero, una volta emerso il caso, ha preferito non commentare. Un silenzio che vale quasi quanto una chiusura esplicita, perché conferma la tendenza a trattare il conflitto sociale come fastidio da contenere, non come questione da risolvere.

La miniera come specchio della crisi sociale turca

Il settore minerario turco da anni resta uno dei più esposti alle tensioni legate a salari, sicurezza e diritti del lavoro. Per questo la vicenda di Ankara non può essere ridotta a episodio isolato. Essa illumina una fragilità strutturale: la crescita economica e la modernizzazione proclamata non cancellano affatto le sacche di sfruttamento, di precarietà e di marginalizzazione che continuano a segnare il mondo operaio. Dietro questi 110 minatori c’è un’intera questione sociale che riemerge con forza: imprese che non pagano, lavoratori che si sentono abbandonati, istituzioni che intervengono più rapidamente per bloccare la protesta che per sanare l’ingiustizia.

pc 28 aprile - altre info sul 25 aprile - Bologna

CONTRO LA GUERRA IMPERIALISTA, GOVERNO MELONI E GIUNTA LEPORE. BOLOGNA SA DA CHE PARTE STARE

Diecimila persone hanno attraversato Bologna nel giorno della Liberazione, da piazza dell’Unità fino a via del Pratello. Un corteo costruito al di fuori delle celebrazioni “ufficiali”, segnato da una distanza incolmabile rispetto alla vuota ritualità istituzionale del 25 aprile.

In piazza studenti, lavoratori e lavoratrici, famiglie, donne hanno dimostrato di voler continuare nella strada intrapresa con gli scioperi generali e le oceaniche manifestazioni di questo autunno, e proseguita con la netta bocciatura per via referendaria all’ennesima ipotesi di riforma costituzionale. ...

È stato un 25 aprile che a livello nazionale ha messo centro la guerra, il riarmo ed il ruolo dell’Italia nello scenario internazionale. Il corteo ha espresso un rifiuto politico netto del coinvolgimento nei conflitti e dell’allineamento alle strategie della NATO, indicando il rifiuto nella collocazione euro-atlantica come un elemento strutturale della fase attuale.

...il corteo ha respinto con forza le provocazioni di chi voleva farne una vetrina per sponsorizzare politiche guerrafondaie ed i loro simboli, sporcando la memoria della Resistenza e della Lotta Armata al nazi-fascismo.

Durante la manifestazione sono state bruciate rappresentazioni delle bandiere della NATO, degli Stati Uniti e di Israele, come gesto simbolico contro l’assetto internazionale che sostiene l’escalation imperialista.....

pc 28 aprile - dichiarazione Fronte popolare di liberazione della Palestina

 

Le testimonianze rese da soldati e ufficiali dell’occupazione riguardo ai crimini di abuso e tortura nella Striscia di Gaza costituiscono esplicite ammissioni di crimini di guerra sistematici, che riflettono la dottrina terroristica che alimenta questa entità criminale.

Le confessioni degli assassini sionisti riguardo alla sepoltura di civili vivi, al compimento di atti vergognosi contro i prigionieri e all’uccisione a sangue freddo di bambini e anziani, dimostrano che quella perpetrata da questo esercito nazista a Gaza è una “politica di sterminio totale e di terrorismo di Stato fascista”, guidata dall’establishment militare sionista con il sostegno del governo sionista per scatenare il proprio sadismo e il proprio declino morale contro un popolo disarmato.

Il Fronte conferma che il bilancio internazionale scioccante, – che documenta il martirio di oltre 38.000 donne e ragazze nella Striscia di Gaza durante la guerra sionista da ottobre 2023 a dicembre 2025, con una media di 47 donne e ragazze martirizzate ogni giorno, e una donna palestinese ogni 30 minuti – , riflette l’esistenza di un piano sionista che prende di mira l’esistenza e l’identità nazionale, ed è finalizzato a lacerare il tessuto sociale palestinese e a distruggere gli elementi della vita. Questi crimini hanno creato uno dei massacri più atroci dell’era moderna.

Questi numeri e queste testimonianze rivelano un elevato livello di brutalità organizzata, dove l’uccisione si trasforma in politica, lo sterminio in comportamento quotidiano, e le vite di donne e bambini vengono violate senza limiti, in uno scenario che pone il mondo di fronte a una verità nuda e cruda: un sistema che pratica il crimine come politica e opera all’ombra di un silenzio internazionale che equivale a una complicità nel perpetuare il crimine.

La vergogna perseguiterà il sistema internazionale che si accontenta di registrare i numeri ed evita di nominare chiaramente il criminale sionista, e la mancanza di un serio perseguimento dei leader dell’occupazione, dei soldati e degli ufficiali davanti ai tribunali internazionali. La complicità e il silenzio su queste atrocità hanno dato all’occupazione via libera per continuare a sterminare il popolo palestinese e a disprezzare le leggi umanitarie.

Gli incubi che tormentano i soldati dell’occupazione sono solo l’inizio: il sangue del nostro popolo, dei bambini, delle donne e degli anziani, rimarrà una maledizione che perseguiterà questi assassini fascisti e nazisti, e tutti coloro che hanno finanziato questo sterminio fallendo miseramente.

lunedì 27 aprile 2026

pc 27 aprile - Dal blog tarantocontro - Intervento di un compagno operaio alla manifestazione del 25 aprile - 'I fascisti si abbattono in maniera violenta, ce lo hanno insegnato i compagni partigiani


Siamo costretti a dover necessariamente ribadire come la giornata di oggi non sia una giornata di festa ma una giornata di lotta, per quanto è pur comprensibile che in molti vedano il 25 aprile come l’inizio della" bella stagione", per chi ha coscienza è invece l’inizio della fine della società capitalista e non dobbiamo commettere l’errore di credere che questa data sia invece soltanto il ricordo della fine del terrore nazifascista, ponendo come scopo ultimo la celebrazione fine a se stessa.

Dobbiamo invece avere la consapevolezza che è da qui che è fondamentale ripartire per porre le basi per l’abolizione del capitalismo/imperialismo che porta avanti i più feroci crimini verso i popoli del mondo. 

Ricordare la lotta partigiana è scuola, è insegnamento da trarre giorno per giorno per eliminare fisicamente non solo i nazismi ed i fascismi, tornati a galla prepotentemente dalle fogne in questa buia epoca storica, ma la società borghese nel suo insieme. Questo va fatto rivendicando obbligatoriamente la propria scelta di campo, esponendo con orgoglio le nostre bandiere rosse, riconoscendo in tutti coloro i quali vorrebbero impedircelo ostacoli da superare, che siano essi moderati o estremisti. Se oggi non sventolassimo con orgoglio queste bandiere avremmo annacquato il significato profondo di questo anniversario, non avremmo il benché minimo rispetto della gloriosa resistenza che questo Paese ha prodotto nel suo periodo più oscuro, e non avremmo tratto insegnamento dai compagni partigiani che si sono sacrificati affinché noi oggi potessimo vivere in un mondo più giusto; compagni partigiani che in passato sono stati presi come modello a cui fare riferimento anche dai combattenti vietnamiti e

pc 27 aprile - Il caso Byd scuote il Brasile - Lula, Cina e schiavismo e operai

di Paolo Laforgia (*)

Il governo brasiliano ha rimosso il capo dell’ispettorato del lavoro, Luiz Felipe Brandão de Mello, pochi giorni dopo l’inserimento della casa automobilistica cinese Byd nel registro pubblico dei datori di lavoro coinvolti in pratiche assimilabili al lavoro schiavo.

La decisione ha aperto un caso politico che investe direttamente il presidente Luiz Inácio Lula da Silva, perché tocca uno dei terreni su cui ha costruito la propria identità pubblica: la difesa dei lavoratori. Secondo Reuters, la rimozione è stata formalizzata il 13 aprile, dopo lo scontro interno sulla presenza di Byd nella cosiddetta “lista suja”, la lista nera del lavoro schiavo.

Il caso nasce a Camaçari, nello stato di Bahia, dove Byd sta costruendo un grande impianto destinato a

pc 27 aprile - Sostieni Radio Onda Rossa, sostieni tutte le radio che fanno controinformazione e informano su lotte e movimenti

Quest'anno è partita la campagna di Radioabbonamento di Radio Onda Rossa!!!!

La Radio che Rompe le bolle…

In un mondo in cui guerra e repressione permeano completamente le nostre vite, i social network commerciali delle grandi corporations completano il circolo vizioso chiudendoci in infinite piccole bolle, in cui ci illudiamo di avere strumenti per uscire dall'isolamento che caratterizza questo periodo storico.

La radio al contrario è uno strumento che diffonde la sua voce a chiunque la ascolti, al di là di qualunque algoritmo. Radio Ondarossa fin dalla sua nascita si è prefissa l'obiettivo di dare voce a quelle lotte che non hanno spazio sui media commerciali, di essere la voce dei senza voce, la Radio di chi se la sente. Una scelta in controtendenza che rifiuta di incoraggiare o finanziare chi con i nostri dati si

pc 27 aprile - Le manifestazioni del 25 aprile nella valutazione proletaria e comunista

 

pc 27 aprile - 1° Maggio a Bari

Lo Slai cobas per il sindacato di classe aderisce e partecipa - delegazione da Taranto ore 8 sede slai cobas info wa 3519575628

pc 27 aprile - Primo Maggio a Torino: La loro guerra non la paghiamo!

Indizione per lo spezzone sociale del Primo Maggio torinese frutto del percorso cittadino Torino è Partigiana.

Noi non paghiamo le loro guerre: in questo momento storico siamo strozzati dalle condizioni sempre più critiche in cui siamo costretti a vivere. Ciò che vediamo davanti a noi non è una prospettiva in miglioramento. Se anche dovesse prolungarsi una sospensione della guerra all’Iran, se anche dovesse riaprire lo stretto di Hormuz lo scenario attuale è senza precedenti. Di fronte a una recessione annunciata, i governi europei, a partire dall’Italia, si dimostrano incapaci di affrontare seriamente una crisi peggiore di quella del 2008. Il taglio delle accise è ininfluente, i soldi finiscono, le riserve di barili di petrolio pure, l’energia continua a essere terreno di speculazione e le nostre bollette lievitano. Fare la spesa è sempre più un salasso.

Essere oggi contro la guerra imperialista vuol dire scegliere di non voler pagarne i costi, ma significa anche schierarsi per farvi fronte insieme a partire dalla nostra umanità. Le nuove missioni navali di

pc 27 aprile - LA RESISTENZA LIBANESE COMUNICATO DI HEZBOLLAH. Info

"...Oggi, il criminale primo ministro del nemico israeliano Benjamin Netanyahu, ha affermato che è Hezbollah a minare il cessate il fuoco e che il nemico ha diritto alla "libertà d’azione" in Libano "in base all’accordo con gli Stati Uniti d’America e il Libano".
Hezbollah condanna le dichiarazioni di Netanyahu e mette in guardia con forza sulla loro estrema pericolosità, poiché tentano di coinvolgere le autorità libanesi in un accordo bilaterale stipulato esclusivamente tra lui e Washington, in cui il Libano non ha avuto voce in capitolo né ha assunto alcuna posizione, e che pertanto non ha approvato.
Hezbollah sottolinea quanto segue:
che il continuo attacco da parte della Resistenza contro gli assembramenti del nemico israeliano sul nostro territorio da esso occupato, e il suo bombardamento degli insediamenti nemici nella Palestina settentrionale occupata, costituiscono una risposta legittima alle continue violazioni del cessate il fuoco da parte di quest'ultimo sin dal primo giorno in cui è stata annunciata la tregua temporanea. Queste violazioni hanno superato le 500 via terra, via mare e via aria, inclusi bombardamenti, demolizioni e distruzione di abitazioni, causando la caduta di decine di martiri e feriti tra il nostro popolo risoluto.
L'estensione della tregua per ulteriori settimane avrebbe dovuto, secondo quanto dichiarato dalle autorità libanesi, portare a un vero e proprio cessate il fuoco in cui il nemico avrebbe cessato le sue violazioni e aggressioni, in particolare la demolizione e la distruzione di abitazioni nel sud.
Invece ha intensificato la sua aggressione e i suoi attacchi confermando la sua natura criminale, il suo tradimento e il suo disprezzo".

pc 27 aprile - A Taranto il 25 aprile contro fascismo genocidio e guerra ORA E SEMPRE RESISTENZA - dal blog tarantocontro

 

Corteo partecipato e combattivo di circa duecento compagni e compagne delle diverse aree che ha premiato la scelta del corteo unitario - pur nella distinzione di posizioni presenti nel movimento. Il corteo è partito dall'Arsenale, luogo storico e attuale della pesante presenza militare a Taranto, che in funzione della guerra imperialista in Medio Oriente, Iran, Libano e col genocidio che continua in Palestina, si vuole rafforzare sempre più. 

Il corteo è partito con continui slogan e comizi volanti. Ha attraversato zone della città che se pur non affollate hanno investito parti della città non usuali - via Leonida, piazza Marconi, via Principe Amedeo - scelta quest’ultima riuscita per il carattere contromano del corteo che ha bloccato la circolazione dei pullman cittadini rendendo più incisivo il corteo in una via con presenze e negozi di immigrati - in particolare di origine asiatica

Dal camion alla testa del corteo sono intervenute, affrontando vari aspetti della situazione in corso, internazionale e nazionale, le sue ricadute sulle condizioni sempre più gravi delle masse, diverse realtà, organizzazioni, associazioni - tra cui con un discorso incisivo la compagna di proletari comunisti, che ha reso concreta le parole d'ordine: Ora e sempre Resistenza e Antifascismo oggi più che mai, dicendo che oggi è necessaria una nuova Resistenza contro il moderno fascismo, la guerra, per il rovesciamento del governo fascista Meloni, e che dobbiamo rendere vive le grandi lezioni della Resistenza diretta dall'allora Partito comunista, in primis la necessità della lotta armata per cacciare i fascisti, per stop alle

pc 27 aprile - 25 APRILE: DA MILANO A ROMA, LE PROVOCAZIONI SIONISTE E FASCISTE NON FERMANO LE GROSSE MANIFESTAZIONI

 

25 aprile. Da Nord a Sud Italia, centinaia le piazze, i cortei e le iniziative di lotta, a 81 anni dalla Liberazione dell’Italia dall’occupazione nazista e dalla dittatura fascista. Giornata di lotta, ma anche di provocazioni fasciste e sioniste.

A Roma Il 25 aprile capitolino, comunque, è stato caratterizzato da un clima di lotta e festa, attraversato da migliaia di persone, in particolare giovani. Decine le iniziative organizzate in quartieri, piazze, strade di Roma, legando le istanze della Resistenza partigiana a quelle di oggi, dalla resistenza del popolo palestinese al diritto al lavoro, alla casa, alla salute.

Nella zona est, la grande mobilitazione degli spazi sociali che anima ormai da diversi anni i quartieri di Centocelle, Quadraro, Torpignattara, Quarticciolo. Decine di migliaia di manifestanti partiti da piazza delle Camelie hanno raggiunto il quartiere popolare di Quarticciolo per il concerto al parco Modesto di Veglia.

A Milano. Decine di componenti dello spezzone della Brigata Ebraica, scortati dalle forze di polizia e da un cordone di City Angels, hanno bloccato per quasi due ore la manifestazione antifascista, composta da almeno 100mila persone, che stava muovendo i primi passi verso Piazza del Duomo. Insieme alla Brigata Ebraica le bandiere dello Stato di Israele e quelle degli Stati Uniti, con le effige della repubblica

pc 27 aprile - 25 aprile a Bergamo: Ora e sempre resistenza, antifascismo ieri come oggi!

Una manifestazione partecipata, per il 25 aprile a Bergamo, anche qui tanti giovani, lavoratori una presenza popolare, antifascista, solidale con la Resistenza palestinese, contro la guerra, uno spirito ‘partigiano ’ nelle sue mille forme, di festa, solidale, combattivo, internazionalista, un movimento dove però fa ancora fatica ad affermarsi la necessità del rovesciamento del governo moderno fascista Meloni, come obiettivo comune, unificante di un fronte delle lotte economiche, sociali politiche, in continuità con lo spirito della Resistenza Partigiana antifascista nella forma adatta oggi, di una ‘nuova resistenza’.

Davanti nel corteo, tradizionalmente la parte istituzionale, con i rappresentanti delle istituzioni locali in prima fila, a seguire Anpi, la falsa opposizione in parlamento, il blocco dentro cui è stata accolta la cosiddetta brigata ebraica, foglia di fico dei sionisti di Italia Israele, sionisti e di Sinistra per Israele.

E poi le molte anime del movimento, lo spezzone palestinese e quello ora Rete No King’s.

A caratterizzare la tensione fin dalla partenza la presenza come da programma del gruppetto sionista contestato a distanza dentro il corteo durante tutto il percorso assieme al Pd tra i suoi sponsor politici, come estranei ‘fuori i sionisti dal 25 aprile, fuori li Pd dal 25 aprile’.

Che ha finito per rappresentare una sorta di legame tra due manifestazioni, come tenere il fiato sul collo a quelli davanti quando sarebbe stato più opportuno differenziarsi e distaccarsi.

L’appello ad uno spezzone palestinese ha funzionato dal punto di vista numerico aggregando diverse componenti e singoli, realtà eterogenee che hanno unito la Resistenza antifascista con la Resistenza palestinese, fascismo sionismo nessuna differenza, ora e sempre resistenza.

pc 27 aprile - Trieste antifascista - “Un solo errore quel 25 aprile: aver deposto il tuo fucile”

Liberazione, centinaia di persone con il corteo antifascista

“Un solo errore quel 25 aprile: aver deposto il tuo fucile”, gridano in coro i partecipanti. È partito leggermente in ritardo – verso le 12 e 30 – il corteo antifascista annunciato negli scorsi giorni, causa la diatriba di alcuni manifestanti con le forze dell'ordine per il vietato accesso a una madre e una figlia quattordicenne alla Risiera di San Sabba, dove si svolge la celebrazione istituzionale per la Liberazione. Circa 150 i partecipanti partiti poco lontano dall'ingresso Sud del monumento, che hanno preso la direzione del Nereo Rocco, risalito via Miani e, al momento in cui si scrive, discendono via Flavia. I cori hanno rapidamente virato su posizioni pro Palestina. Sul posto carabinieri e polizia di Stato.

Dopo aver attraversato San Giacomo il corteo si è chiuso in piazza Perugino. A vuoto le provocazioni di due ragazzi passati a fianco dei manifestanti. 

pc 27 aprile - Contro la criminalizzazione della solidarietà ai migranti nell'Europa imperialista

I procedimenti giudiziari contro chi soccorre e aiuta i migranti: il report

Nell’ultimo anno almeno 110 operatori umanitari e attivisti hanno subito procedimenti giudiziari. Il rapporto è basato sulle ricerche condotte nel 2025 da Picum

“La criminalizzazione della solidarietà”, l’Ue e i procedimenti giudiziari contro chi soccorre e aiuta i migranti: il report

Il rapporto è basato sulle ricerche condotte nel 2025 da Platform for international cooperation on undocumented migrants (Picum) insieme ai partner Fondazione Ismu, Oxfam Italia, Groupe d’information et de soutien des immigré·es (Gisti), Greek Council for Refugees, Hungarian Helsinki Committee (Hhc) e Ocalenie Foundation.

“È una realtà piuttosto distopica che nell’Europa di oggi si possa affrontare un processo, multe e persino il carcere semplicemente per aver aiutato altre persone in difficoltà. Ma non dimentichiamo che la

pc 27 aprile - Le contraddizioni nella amministrazione imperialista originate dalla strenua resistenza dell'Iran all'aggressione con tutti i mezzi necessari

di Franesco Corrado - antidiplomatico

Sono saltate le trattative che si sarebbero dovute tenere ieri ed oggi ad Islamabad tra USA e Iran per porre fine al conflitto in corso. La cosa era prevedibile dato che si trattava di un dialogo tra sordi. L'Iran aveva posto sul tappeto delle precondizioni perché si iniziasse il dialogo, ma gli USA da quell'orecchio proprio non ci sentono. L'Iran, che stava conducendo una guerra intelligentissima e che ha dimostrato di tenere la situazione in pugno, chiedeva quattro cose: 

1- che l'amministrazione statunitense smettesse la retorica minacciosa 
2- l'alto al fuoco in Libano dove Israele si sta macchiando di una seria raccapricciante di crimini di guerra e contro l'umanità 
3- la restituzione dei fondi congelati illegalmente dagli USA 
4- rimozione immediata del blocco al naviglio commerciale iraniano. 

Limitiamoci a valutare quest'ultimo punto: ciò che la stampa definisce impropriamente "blocco dello stretto di Hormuz" in realtà è un blocco che gli USA fanno al naviglio civile iraniano e non tutto, dato che non riescono a controllare lo stretto e che navi iraniane si muovono liberamente. Di fatto le navi USA sono (erano, come spieghiamo più avanti) a circa 300km dallo stretto per cui non possono fare nessun blocco del medesimo, che rimane nel pieno ed esclusivo controllo dell'Iran. Oramai parlare di

domenica 26 aprile 2026

pc 26 aprile - Se anche una canzone fa paura... Allora rendiamola Viva!

 "...Cacciati senza tregua andrem di terra in terra
a predicar la pace ed a bandir la guerra
la pace tra gli oppressi, la guerra agli oppressor
La pace tra gli oppressi la guerra agli oppressor..."

Sono versi della canzone "Addio Lugano Bella".
Una minaccia per la questura di Roma, che così spiega il primo fermo preventivo, la novità dell’ultimo decreto sicurezza. Novantuno anarchici trattenuti tutto il giorno: non avevano commesso reati ma scritto sul muro della fermata Marconi del metro quelle parole.
Sono inserite nel provvedimento con cui il 26 marzo il questore di Roma Roberto Massucci ha vietato la commemorazione di Sandro Ardizzone e Sara Mercogliano, uccisi una settimana prima al parco degli Acquedotti dallo scoppio accidentale di un ordigno che stavano costruendo. ...perché «nelle ore successive ai fatti occorsi» a Roma «sono state vergate scritte murarie chiaramente inneggianti ad un clima di odio rivolto all’ordine costituito: Pace agli oppressi, guerra agli oppressori»... Quindi, vietato andare a depositare mazzi di fiori sul luogo della morte di due persone...

...Fior di sentenze, negli ultimi anni, ci hanno spiegato che fare un saluto romano in memoria di qualche camerata ucciso non è un tentativo di ricostituire il disciolto partito fascista – un reato – perché quel gesto va inteso come atto puramente commemorativo. Lo stesso discorso, a quanto pare, non vale per gli anarchici. Che infatti, quando domenica 29 marzo a decine si presentano lo stesso al parco degli Acquedotti, in 91 vengono fermati e accompagnati in questura, tenuti per 11712 ore e ad alcuni dato il "foglio di via", perchè... volevano depositare un fiore in ricordo dei 2 anarchici morti.
(stralci da il Manifesto)

IL FASCISMO, SOPRATTUTTO NEI SERVI, SI ACCOMPAGNA SEMPRE ALLA MASSIMA STUPIDITA', E ANCHE PER QUESTO E' PERICOLOSO...

pc 26 aprile - Alcune migliaia a Palermo al corteo del 25 aprile - Contestazione al Sindaco complice di Israele nazisionista

Al corteo cittadino del 25 aprile a Palermo nel folto spezzone sociale e di movimento abbiamo partecipato con rappresentanti di lavoratori e simpatizzanti con striscione e cartelli, uno spezzone che ha ribadito che la Resistenza antifascista non è una ricorrenza e che oggi deve essere collegata alla lotta contro la guerra imperialista, l'economia di guerra e piani di riarmo dei governi imperialisti, al fianco del popolo palestinese, tante le bandiere per una Palestina libera dal fiume fino al mare, buona partecipazione di giovani organizzati e non, con cui vi è stata sintonia durante il corteo nel fare alcuni slogan insieme "il 25 aprile non è una ricorrenza, ora e sempre Resistenza", "Siamo tutte/tutti antifascisti", "Palermo lo sa da che parte stare Palestina libera dal fiume al mare" e cantando Bella ciao, così "Meloni fascista complice sionista" da noi lanciato a cui si sono uniti anche giovani. 

Abbiamo portato chiara e netta  con parole d'ordine nello striscione, i volantini e il giornale, al megafono e con slogan come "l'unico vero terrorismo sono le bombe dell'imperialismo", la denuncia del governo Meloni moderno fascista, della guerra imperialista, della repressione, antioperaio, antipopolare, sessista contro la maggioranza delle donne, ma questa necessaria  denuncia e lotta contro il governo Meloni è rimasta in generale ancora in superficie nel corteo, non afferrando fino in fondo la natura ideologica, politica e pratica  di tipo fascista del governo.   






Anche nella giusta contestazione, che ha preceduto il corteo, al Sindaco Lagalla che nei giorni scorsi "in segreto" ha ricevuto l'ambasciatore israeliano, confermando la complicità della giunta di centrodestra di questa città con lo Stato di Israele genocida, una contestazione che ha impedito di fatto al Sindaco di essere sentito perchè il suo brevissimo intervento è stato subissato da slogans e giuste urla e fischi,  con un cartello abbiamo voluto denunciare l'unità di intenti del governo nazionale fascista Meloni e quelli locali, di Schifani e Lagalla, contro cui siamo chiamati a  lottare in ogni forma per cacciarli.

La contestazione ha ostacolato anche l'intervento iniziale del rappresentante dell'Anpi, in particolare con la denuncia della compagna di proletari comunisti che lo ha accusato di palese ipocrisia nel condividere di parlare  accanto a Lagalla senza denunciarlo come "servo sionista" così come gridato in tanti contro il Sindaco anche durante la contestazione, rimandando al mittente anche "l'offesa" di alcuni pacifisti risentiti per la critica all'Anpi. 

Questa contestazione ha messo di fatto in secondo piano il lato istituzionale che ogni anno impesta il valore storico e attuale del 25 Aprile della Resistenza antifascista. 




pc 26 aprile - La Leonardo in tribunale. Il limiti del profitto e quelli del diritto

Nel mese di ottobre 2025, commentando il sequestro da parte di Israele di membri degli equipaggi della Flotilla per Gaza – tra cui cittadini italiani – il ministro degli Esteri Antonio Tajani dichiarò che il diritto internazionale vale “fino a un certo punto”.

L’affermazione, formulata per spiegare la mancata reazione del governo italiano a un atto illegittimo e piratesco compiuto da Israele in acque internazionali ai danni di propri cittadini, suggeriva qualcosa di più generale: che esiste un limite oltre il quale il diritto cede il passo alla decisione politica. E che quel limite non è fissato dalle norme, ma dal potere che le applica.

Dinanzi al Tribunale Civile di Roma pende una causa che affronta questa tesi, ma in senso inverso. Sette associazioni (AssoPace Palestina, Pax Christi, ATTAC, A Buon Diritto, Un Ponte Per, ARCI e ACLI) insieme a Hala Abulebdeh (donna palestinese rifugiata in Scozia che ha perso l’intera famiglia a causa dei bombardamenti israeliani su Gaza), hanno chiesto al giudice di dichiarare nulli i contratti con cui Leonardo S.p.A. ha venduto o continua a vendere, direttamente o attraverso le sue controllate, materiale bellico ad Israele: ali per gli F-35, sistemi di puntamento laser, aerei da addestramento, elicotteri, cannoni navali, alette di guida per le bombe GBU-39, carrelli per il trasporto di tank ed anche altro.

Il giudizio è promosso contro la Leonardo e contro lo Stato italiano, che quelle esportazioni ha sempre