domenica 12 luglio 2026

pc 12 luglio - un manifesto dal blog https://femminismorivoluzionario.blogspot.com/ -


 

pc 12 luglio - opuscolo/dossier India/Italia - Modi/Meloni verso la iniziativa nazionale di settembre - info csgpindia@gmail.com


 

pc 12 luglio - A Milano per la Palestina, verso la giornata del 18

 





pc 12 luglio - letture per il dibattito

 

I padroni delle macchine e delle menti

Due libri usciti nel 2026, Libercomunismo di Emiliano Brancaccio e Cyberfascismo di Mario Sommella, danno un nome al potere che concentra capitali, calcolatori e coscienze. Il primo dimostra la tendenza con gli strumenti della scienza economica; il secondo, opera interamente autoprodotta, prosegue il cammino là dove quella lente si arresta, con gli strumenti della storia, della politica, delle scienze della comunicazione e della conoscenza diretta delle tecnologie. Dai due tratti della stessa strada emerge il programma politico del XXI secolo: riportare le macchine e le infrastrutture cognitive sotto controllo democratico.


I padroni delle macchine e delle menti

Ci sono anni in cui i libri arrivano in coppia, come se il tempo avesse bisogno di due voci per dire una cosa sola. Il 2026 è uno di questi. Nel febbraio 2026 Feltrinelli ha pubblicato Libercomunismo. Scienza dell’utopia dell’economista Emiliano Brancaccio. Pochi mesi dopo è uscito Cyberfascismo. Anatomia di un dominio invisibile, libro interamente autoprodotto da chi scrive, frutto di un lungo lavoro di ricerca interdisciplinare che intreccia storia del fascismo, economia politica, scienze della comunicazione, processi cognitivi e analisi delle infrastrutture digitali. Non si tratta semplicemente di due libri usciti nello stesso anno. La loro contemporaneità è soltanto il dato cronologico di una convergenza molto più profonda. Essi nascono da discipline differenti, percorrono strade autonome e utilizzano strumenti analitici diversi, ma approdano alla medesima diagnosi storica: la concentrazione del capitale non rappresenta più soltanto un fenomeno finanziario o industriale. È diventata concentrazione del calcolo, delle infrastrutture digitali, dei dati, della conoscenza e della capacità di orientare le coscienze. 

Il libro di Brancaccio dimostra scientificamente questa tendenza attraverso gli strumenti dell’economia politica e dell’analisi econometrica. Cyberfascismo riparte esattamente dal punto in cui quella dimostrazione termina, cercando di dare un volto concreto a quel potere: i data center, il cloud, i semiconduttori, gli algoritmi, i modelli di intelligenza artificiale, le piattaforme digitali, le infrastrutture energetiche che alimentano il nuovo capitalismo del calcolo. I due libri, dunque, non si sovrappongono. Si completano. Il primo dimostra una legge di tendenza. Il secondo ne ricostruisce l’anatomia. Il primo osserva il movimento del capitale. Il secondo identifica gli strumenti attraverso i quali quel capitale organizza oggi il dominio economico, cognitivo e politico. Da questa complementarità nasce il senso di questo articolo. Non una recensione, né un confronto accademico fine a sé stesso, ma la ricostruzione di una vera e propria staffetta intellettuale. Dove termina la lente dell’economia politica iniziano la storia, la teoria della comunicazione e l’analisi delle tecnologie. È lungo questa continuità che diventa possibile comprendere la natura del nuovo potere. L’obiettivo è verificare entrambe le tesi alla prova dei fatti: la concentrazione del capitale, la corsa delle big tech all’energia nucleare, il controllo delle infrastrutture del calcolo, la guerra algoritmica, la subordinazione tecnologica europea e la progressiva privatizzazione delle infrastrutture cognitive dell’umanità.

Perché è proprio dalla convergenza tra la scienza dell’economista e l’anatomia dello storico della comunicazione che emerge, infine, un programma politico coerente con le trasformazioni del nostro tempo.

1. La tesi di Brancaccio: la centralizzazione come legge

Libercomunismo è un libro di 176 pagine, articolato in tredici capitoli, un’appendice metodologica di ispirazione althusseriana e gli Appunti per un manifesto, che ne dichiarano apertamente l’ambizione: riscrivere per il XXI secolo il gesto teorico del 1848. L’autore, docente di Economia politica presso l’Università Federico II di Napoli, dopo un lungo magistero all’Università del Sannio, è oggi una delle principali voci del marxismo scientifico contemporaneo. Ha sviluppato un intenso confronto internazionale con economisti del calibro di Olivier Blanchard, Daron Acemoglu e Vernon Smith ed è stato promotore, insieme a Robert Skidelsky, dell’appello sulle condizioni economiche per la pace pubblicato contemporaneamente dal Financial Times e da Le Monde. La sua tesi centrale recupera una legge di tendenza già individuata da Marx e la sottopone a verifica econometrica: la centralizzazione del capitale. Il mercato, lasciato operare senza limiti, non moltiplica i soggetti economici. Li elimina progressivamente. La concorrenza non produce dispersione del potere economico. Produce la sua concentrazione.

Da questa dinamica Brancaccio fa discendere i principali caratteri del capitalismo contemporaneo: l’inefficienza sistemica di un mercato ormai dominato da pochi grandi gruppi, la cattura della ricerca scientifica da parte del profitto privato, l’illusione di una transizione ecologica affidata al mercato, la trasformazione delle persone in capitali umani individualizzati e indebitati e, infine, due conseguenze politiche di enorme portata: il ritorno della guerra e il progressivo svuotamento della democrazia. Due neologismi sorreggono l’intera costruzione teorica. Il primo è l’esocapitale, la rete dei controllori che governa il capitale mondiale al di sopra degli Stati, come una materia oscura della quale possiamo osservare gli effetti senza individuarne immediatamente la struttura. Il secondo è l’oltrefascismo transnazionale, la forma storica nella quale la libertà assoluta del capitale finisce per divorare tutte le altre libertà. Da questa analisi Brancaccio trae una conclusione che rompe uno dei tabù più radicati della modernità politica: l’esproprio pubblico del grande capitale centralizzato come condizione necessaria per ricostruire una pianificazione democratica capace di conciliare libertà individuale e interesse collettivo.

I fatti, almeno fino a oggi, sembrano confermare con sorprendente precisione questa legge di tendenza. Nel giugno 2026 le prime quattro società tecnologiche statunitensi capitalizzano complessivamente circa dodicimila miliardi di dollari, oltre cinque volte il prodotto interno lordo italiano. Nvidia, da sola, ha superato i cinquemiladuecento miliardi di dollari di capitalizzazione, un valore superiore al PIL del Giappone. Persino gli analisti di Morningstar riconoscono che la concentrazione del mercato azionario statunitense attorno ai cosiddetti Magnifici Sette ha ormai superato i livelli registrati durante la bolla delle dot-com. La dinamica degli investimenti completa il quadro. Alphabet, Amazon, Microsoft e Meta hanno portato gli investimenti in conto capitale dai circa 410 miliardi di dollari del 2025 agli oltre 700 miliardi programmati per il solo 2026, mentre Goldman Sachs stima oltre 5.300 miliardi di investimenti cumulati entro il 2030. Più di tre Piani Marshall all’anno. Decisi non da governi democraticamente eletti, ma da quattro consigli di amministrazione. È qui che la dimostrazione economica di Brancaccio raggiunge il proprio punto più alto. Ed è precisamente qui che Cyberfascismo raccoglie il testimone, ponendosi una domanda ulteriore. Se la concentrazione del capitale è ormai dimostrata, dove si trova oggi, concretamente, quel potere? Quali infrastrutture lo rendono possibile? Quali strumenti materiali organizzano la nuova forma del dominio? È da questa domanda che prende avvio il secondo tratto della staffetta.

2. Dal capitale alle infrastrutture: dove abita oggi il potere

È proprio a questo punto che Cyberfascismo. Anatomia di un dominio invisibile raccoglie il testimone di Libercomunismo. Se Brancaccio dimostra che il capitale tende inevitabilmente a concentrarsi, la domanda successiva diventa inevitabile: dove si materializza oggi quella concentrazione? Qual è la sua base fisica? Attraverso quali infrastrutture esercita il proprio dominio? La risposta proposta nel mio libro è semplice solo in apparenza. Il capitale del XXI secolo non controlla più soltanto fabbriche, banche e mercati finanziari. Controlla il calcolo. Controlla la capacità di elaborare informazioni. Controlla l’intelligenza artificiale. Controlla la produzione e la circolazione della conoscenza. Controlla le reti attraverso cui miliardi di esseri umani lavorano, comunicano, studiano, acquistano, votano, costruiscono le proprie relazioni sociali e formano le proprie convinzioni.In altre parole, la concentrazione descritta da Brancaccio assume oggi una forma nuova: la concentrazione delle infrastrutture cognitive. È questo, probabilmente, il tratto più originale del capitalismo contemporaneo. Per oltre due secoli il potere economico si è fondato prevalentemente sul controllo dei mezzi materiali della produzione. Oggi continua certamente a fondarsi sulla produzione materiale, ma incorpora una nuova dimensione: il controllo dell’infrastruttura cognitiva attraverso la quale passa la vita sociale. Le grandi piattaforme digitali non vendono soltanto servizi. Organizzano l’accesso alla conoscenza. Filtrano l’informazione. Orientano l’attenzione. Classificano gli individui. Predicono i comportamenti. Influenzano i consumi. Condizionano perfino il linguaggio con cui interpretiamo la realtà. È il processo che Shoshana Zuboff ha definito capitalismo della sorveglianza: l’esperienza umana trasformata in dati comportamentali e in previsioni vendibili. Ed è la rendita che Nick Srnicek e Yanis Varoufakis hanno descritto, rispettivamente, come capitalismo delle piattaforme e tecnofeudalesimo: un pedaggio permanente riscosso sull’accesso stesso alla vita sociale. È questo il passaggio che, a mio avviso, completa l’analisi economica di Brancaccio. L’esocapitale non è soltanto un intreccio finanziario difficilmente individuabile. Possiede ormai un corpo materiale. Quel corpo è costituito da una filiera tecnologica gigantesca, della quale normalmente percepiamo soltanto l’ultimo anello: l’applicazione che utilizziamo sullo smartphone o il modello di intelligenza artificiale con cui dialoghiamo. Dietro quella apparente semplicità esiste invece una delle infrastrutture industriali più complesse mai costruite nella storia dell’umanità. Si parte dall’estrazione delle terre rare e dei minerali strategici. Si passa attraverso la progettazione e la produzione dei semiconduttori più avanzati. Seguono le memorie ad alte prestazioni, le reti di telecomunicazione, i sistemi cloud, i data center, i modelli di intelligenza artificiale, le piattaforme digitali e gli algoritmi che regolano la visibilità delle informazioni. È una filiera unitaria. Ed è proprio il controllo integrato di questa filiera che costituisce oggi il principale fattore di accumulazione del potere. Per questa ragione ritengo insufficiente parlare genericamente di economia digitale. Siamo di fronte a qualcosa di molto più profondo. Siamo di fronte alla costruzione delle nuove infrastrutture strategiche dell’umanità. Così come nel Novecento il controllo delle reti ferroviarie, dell’acciaio, dell’energia elettrica o delle telecomunicazioni determinava i rapporti di forza tra gli Stati, oggi il controllo dei chip, del cloud, dei data center, dei modelli linguistici e delle reti di calcolo determina il nuovo equilibrio geopolitico mondiale. Non è un caso che le principali competizioni internazionali si concentrino proprio su questi settori. La cosiddetta guerra dei chip tra Stati Uniti e Cina non riguarda semplicemente un comparto industriale. Riguarda il controllo della futura capacità di calcolo dell’intero pianeta. Allo stesso modo, la costruzione di giganteschi data center alimentati da centrali nucleari dedicate, l’espansione delle infrastrutture cloud e la corsa all’intelligenza artificiale non rappresentano fenomeni separati. Sono aspetti diversi della medesima trasformazione storica. È qui che il concetto di cyberfascismo acquista il suo significato più preciso. Esso non indica un semplice ritorno del fascismo storico. Non descrive una nostalgia ideologica del Novecento. Indica piuttosto una nuova forma di organizzazione del potere nella quale la concentrazione del capitale si salda con la concentrazione del calcolo, dell’informazione e della capacità di orientare i comportamenti collettivi. Il dominio non passa più soltanto attraverso il controllo dell’apparato produttivo. Passa anche attraverso il controllo dell’infrastruttura cognitiva. È questa la ragione per cui considero data center, cloud, algoritmi e modelli di intelligenza artificiale i nuovi mezzi strategici della produzione contemporanea. Chi controlla queste infrastrutture non controlla soltanto un mercato. Controlla una parte crescente della formazione della coscienza sociale. La biblioteca dell’umanità, per usare un’immagine sviluppata nel mio libro, rischia di trasformarsi progressivamente in una proprietà privata. E insieme alla biblioteca rischia di essere privatizzata la stessa capacità collettiva di elaborare conoscenza. È su questo terreno che la diagnosi di Brancaccio trova il proprio naturale completamento. L’economia politica dimostra la tendenza alla concentrazione. L’analisi delle infrastrutture mostra dove quella concentrazione prende corpo. La centralizzazione del capitale diventa centralizzazione del calcolo. La concentrazione della ricchezza diventa concentrazione dell’intelligenza artificiale. L’accumulazione economica diventa accumulazione di potere cognitivo. Ed è proprio questa saldatura tra capitale, tecnologia e controllo della conoscenza che costituisce, a mio avviso, la vera novità storica del nostro tempo.

sabato 11 luglio 2026

pc 11 luglio - Sono possibili fabbriche in cui gli operai sono i protagonisti, decidono su tutto? SI', e lo mostreremo

Nel sistema capitalista il lavoratore produce tutto ma non è padrone del suo lavoro, anzi vede il lavoro come attività diretta contro se stesso, indipendente da lui, che non gli appartiene; c'è una alienazione dell'operaio non solo rispetto al risultato del suo lavoro, ma all'intero processo produttivo. L'attività lavorativa diventa solo un mezzo per sostenere l'esistenza individuale del lavoratore. 
Senza l'operaio non si potrebbe produrre tutto ciò che serve all'umanità, ma l'operaio non può decidere nulla.

Spesso i lavoratori, e anche altri settori sociali, pensano che questa condizione sia immutabile; non vedono che questa condizione è unicamente legata, è conseguenza del modo di produzione capitalista, in cui la produzione è sociale, e viene realizzata attraverso lo sfruttamento, il lavoro salariato, ma l'appropriazione di questo lavoro è privata; per cui a più ricchezza per i padroni e i membri della sua classe, corrisponde più povertà, più subordinazione, più alienazione per i lavoratori e le masse popolari.

Solo rovesciando questo sistema della borghesia, costruendo il potere operaio è possibile un cambiamento di questa condizione.

Questo è già avvenuto, con la breve prima gloriosa esperienza della "Comune di Parigi", con la grande Rivoluzione d'Ottobre e i primi passi di una società socialista; ma soprattutto è avvenuto in Cina quando la Cina, con la direzione di Mao Tse tung, era socialista, durante i 10 anni della Rivoluzione culturale proletaria.

Durante la Rivoluzione culturale proletaria, gli operai gestivano collettivamente la fabbrica, decidevano

pc 11 luglio - 18 LUGLIO GIORNATA DI MOBILITAZIONE CON PRESIDI A SOSTEGNO DEI PRIGIONIERI PALESTINESI IN ITALIA

 


pc 11 luglio - altro che divieto di sciopero nella logistica .. SCIOPERO DI TRE GIORNI LOGISTICA E FILIERA FEDIT. -info solidale da slai cobas per il sindacato di classe

infosolidale
Grandissima partecipazione allo sciopero della Brt e Gls a livello nazionale.
Uno sciopero indetto per tre giorni in queste due aziende ( ieri alle 17 Fedit ci ha detto che potevamo incontrare Brt a livello nazionale il 13 luglio però alla condizione di sospendere lo sciopero. La nostra risposta è stata questa.
Per noi la decisione è irrevocabile, se vogliono incontrarci non ci devono porre le loro condizioni. Ricordiamo a tutti che le nostre richieste principali sono:
1) il rinnovo del premio di risultato;
2) l’aumento del ticket a 10 euro;
3) aumento da 11 a 15 euro al giorno per chi fa un turno frazionato;
PER I DRIVER:
a) premio di risultato;
b) aumento della trasferta;
c) varie
Questa sera si apre anche la giornata di lotta di Sda, anche se ha già confermato che ci incontreranno il giorno 13 luglio.
LO SCIOPERO PARTITO IERI SERA SULLA FILIERA BRT-GLS  HA AVUTO UN IMPATTO INCISIVO  CHE PER LE AZIENDE HA SIGNIFICATO NON SOLO RESTARE A TERRA LA MERCE MA ANCHE CHE IL SI COBAS C’E’ ED E’ BEN PRESENTE  E CHE LA LOTTA CONTINUERA’ SE NON FIRMERANNO UN ACCORDO MIGLIORATIVO DI QUELLO CHE STIAMO CHIEDENDO.
DA ALBAIRATE A VERONA DA PIACENZA A MODENA E BOLOGNA, DA BERGAMO A BRESCIA, DA PARMA A ROMA FINO A MANTOVA  LO SCIOPERO E’ STATO UN SUCCESSO DI PARTECIPAZIONE E VOGLIA DI LOTTARE DEI LAVORATORI.
L’INFLAZIONE E’ AUMENTATA E I SALARI SONO DIMINUITI, MENTRE  LA BRT HA AVUTO LAUTI PROFITTI, DA QUANTO SI LEGGE DAI GIORNALI, UNA PARTE DI QUESTI PROFITTI DEVE ANDARE AI LAVORATORI CHE LO HANNO PRODOTTO CON IL LORO LAVORO.
LA LOTTA CONTINUA!!
SI COBAS NAZIONALE

pc 11 luglio - leggi, sostieni , commentaa organizzati con il blog slai cobas per il sindacato di classe - info slaicobasta@gmail.com

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  • venerdì 10 luglio 2026

    pc 10 luglio - Un libro utile da leggere "La potenza delle madri" - Dal blog femminismorivoluzionario

     Dall'intervista di Alessandra Pagliaru - su Il manifesto

    L'intervista - Parla Fatima Ouassak, ecofemminista francese di origine marocchina. «La potenza delle madri» (Tangerin) racconta la lotta del «Front de mères», sindacato di genitori.
    Cofondatrice del Front de mères, sindacato di genitori degli alunni dei quartieri popolari.

    «Molte grandi lotte sociali – operaie, contadine e anticoloniali – sono state condotte da organizzazioni di madri. Quello che volevo dire è: la questione non è se le madri costituiscano o meno una forza politica. Il fatto è che hanno sempre costituito una forza politica, in tutto il mondo». Così si esprime Fatima Ouassak, a proposito del suo La potenza delle madri edito da Tangerin.
    Quando ha capito che il senso di impotenza che tante madri provano di fronte alla scuola, alla polizia o alle disuguaglianze sociali potesse trasformarsi in una forza collettiva in grado di sostenere una lotta universale?
    Va detto che, per due motivi, sono erede di culture in cui il ruolo sociale e politico delle madri è importante. Innanzitutto grazie alla mia cultura mediterranea e musulmana, in cui il ruolo delle madri è molto più riconosciuto e valorizzato che in Francia, ad esempio. Le ragioni di questa «valorizzazione» del ruolo delle madri sono complesse. Ovviamente, sono influenzate da rappresentazioni patriarcali. Ma non è solo questo. C’è anche un forte riconoscimento del «lavoro» di riproduzione, educazione e trasmissione, nonché di una «funzione» comunitaria. E questo è molto positivo. Nell’Islam si dice che «il paradiso è sotto i piedi delle madri». Per me questo simboleggia proprio tale riconoscimento.
    In seguito, sono cresciuta in un quartiere popolare in Francia dove le madri svolgevano un ruolo molto importante, non solo a casa, nell’ambito dell’educazione, ma anche nella comunità e nella sfera pubblica: lì hanno

    pc 10 luglio - La NATO 3.0 del Vertice di Ankara porta il marchio del nazi-imperialista Trump. Il ruolo del servo Erdogan e la dichiarazione finale

    Il regalo del Presidente Erdoğan ai partecipanti

    La chiusura del Vertice NATO ad Ankara è stata suggellata dalla ripresa dei bombardamenti di Usa/Israele all'Iran. I mostri, quello americano e quello sionista, non si erano ancora ripresi dai colpi subiti in Iran e ci raccontavano le loro menzogne sulla distruzione del programma nucleare iraniano, sulla distruzione del programma missilistico e sul rovesciamento del regime iraniano. Niente di tutto questo è avvenuto. Ma Trump insiste e i governi imperialisti lo appoggiano nella dichiarazione finale del Vertice: "Gli Alleati ribadiscono che l'Iran non deve mai possedere armi nucleari e invitano l'Iran a rispettare pienamente la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz."

    L'immediata ripresa dei bombardamenti contro l'Iran dopo la conclusione del Vertice Nato di Ankara rende fin troppo evidente la direzione che il blocco imperialista a guida Usa intende intraprendere con decisione: la guerra senza alcun'altra alternativa, una guerra che ha messo in conto anche l'uso dell'atomica, per fornire al sistema imperialista mondiale la soluzione della sua crisi economica rilanciando i profitti legati all'industria bellica, alla distruzione di economie che poi significa massacri di popoli, distruzione dell'ambiente, e governi sempre più reazionari e fascisti che la scaricano sulle

    pc 10 luglio - Dai disoccupati di Napoli in lotta - info solidale

    FATE PRESTO!

    FUORI LA CAMPAGNA ELETTORALE, NIENTE SPECULAZIONI SULLA PELLE DEI PROLETARI.

    LAVORO SUBITO!

    Vista la processione mediatica che ci accosta a partiti ed a numerose strumentalizzazioni, siamo costretti a precisare alcune cose.

    La nostra storia è storia di lotta di classe. Non c’è stata piazza, palazzo nazionale, regionale, comunale, città, comizio e partito politico che non abbia visto la nostra vertenza.

    Dopo un decennio abbiamo sbloccato un percorso di tirocinio-lavoro finalizzato all’inserimento lavorativo. Un progetto coordinato in Prefettura con un tavolo interistituzionale con un finanziamento ministeriale e poi allargato alla Regione Campania per un progetto nato per risolvere un “problema di ordine pubblico” e “garantire la coesione sociale”.

    Le numerose manifestazioni delle scorse settimane, l’occupazione del Duomo di Napoli, del Museo nazionale, della sede di Sviluppo Lavoro Italia di ieri mattina, l’azione a cavallo della riunione del Comitato sull’Ordine Pubblico e Sicurezza dove era presente il Ministro degli Interni sono la conseguenza di una sospensione del progetto di tirocinio lavoro per 1200 famiglie.

    Sospensione da parte di Sviluppo Lavoro Italia, del Ministero del Lavoro sulla base di anomalie procedurali ed amministrative la cui responsabilità sarebbe quindi sul soggetto promotore e quello ospitante ovvero il Comune di Napoli.

    Mentre in città Governo e Comune chiudono accordi per grandi affari e grandi eventi, quando si tratta

    pc 10 luglio - La decisione di Hamas di sciogliere la struttura governativa di Gaza

    Hamas dissolve il governo di Gaza

    Il 6 luglio, Ismail al-Thawabta, direttore generale dell’ufficio stampa del governo di Gaza guidato da Hamas, ha annunciato lo scioglimento della struttura governativa della Striscia dopo circa 20 anni.

    Ci auguriamo che questo importante passo sul campo contribuisca a porre fine all’aggressione, a fermare il genocidio, a garantire il ritiro dell’esercito israeliano dalla Striscia di Gaza, a riaprire i valichi per consentire l’ingresso dei camion degli aiuti e a porre fine alla politica della fame”, ha dichiarato.

    A prendere il posto del “Comitato d’emergenza” (com’era denominato il governo di Gaza di Hamas) dovrebbe essere il “Comitato nazionale per l’amministrazione di Gaza” (NCAG), un organismo tecnocratico gestito da Palestinesi – non dall’Autorità Nazionale Palestinese – e sostenuto dalle Nazioni Unite, creato a seguito della risoluzione 2803/2025, che istituiva anche l’ormai desaparecido “Board of Peace”.

    A proposito di questo nuovo organismo governativo, al-Thawabta ha aggiunto che: “Tutti i dipendenti che lavorano nell’erogazione dei servizi sono dipendenti statali e sono pienamente preparati a lavorare sotto l’egida del Comitato nazionale per l’amministrazione di Gaza”.

    Nelle dichiarazioni di al-Thawabta non si fa alcun cenno né riguardo il disarmo unilaterale di Hamas, rispetto al quale l’organizzazione si è più volte detta indisponibile, né riguardo chi svolgerà le funzioni

    pc 10 luglio - Milano: Sabato 11 luglio con la Palestina che resiste e in solidarietà con tutti gli arrestati palestinesi

     

    Per una Palestina libera dal colonialismo sionista, in solidarietà ai prigionieri palestinesi e in preparazione della giornata di mobilitazione nazionale di sabato 18 luglio con presidi davanti alle carceri di Ferrara, Terni, Melfi, Rossano e Sassari



    pc 10 luglio - Dal Comitato di sostegno alla guerra popolare in India - Italia

    Continuare la mobilitazione contro l’Operazione Kagaar e a sostegno alla guerra popolare in India

    Dopo le iniziative contro l’operazione Kagar e di solidarietà e sostegno alla guerra popolare in India portati avanti nei mesi scorsi (ricordiamo le importantissime iniziative di Bruxelles del 27 gennaio, e del 28 marzo a Zurigo di quest’anno che hanno avuto risonanza internazionale), secondo gli impegni nazionali e internazionali assunti nelle riunioni che si sono tenute in Italia, il comitato di sostegno alla guerra popolare in India si prepara ad altre iniziative che saranno realizzate durante la prossima estate.

    A proposito della grande partecipazione internazionale alle iniziative, ribadiamo quello che il Comitato ha scritto nel suo comunicato pubblicato dopo la manifestazione di Zurigo: “Il Comitato Internazionale di Sostegno alla Guerra Popolare in India (CSGPI) apprezza tutte le forze che sono scese in piazza e le considera nel loro insieme una grande base per continuare questa battaglia e una grande fonte d’incoraggiamento per le forze rivoluzionarie, democratiche e per il Partito Comunista dell’India (Maoista) che stanno combattendo coraggiosamente in India in queste ore difficili per salvaguardare il Partito, l’Esercito Popolare e il percorso e la pratica della guerra popolare”.

    Oggi la pressante necessità della continuazione delle mobilitazioni è dovuta anche al fatto che il governo fascista hindutva di Narendra Modi, in particolare con l’attiva partecipazione del suo ministro degli Interni Amit Shah, continua a portare avanti la repressione in tutto il paese, una vera guerra contro

    giovedì 9 luglio 2026

    pc 9 luglio - Killer israeliani “in vacanza” vandalizzano Cagliari

     

    Killer israeliani “in vacanza” vandalizzano Cagliari

    Da Cagliari arrivano notizie di inaudita gravità sulle vacanze dei sionisti genocidari in Italia.

    Nei giorni scorsi, al Parco di Monte Claro, è stata gravemente danneggiata la targa che ricorda le vittime dell’eccidio di Sabra e Shatila: più di 3000 palestinesi, in gran parte donne, anziani e bambini, martirizzate a Beirut nel settembre 1982 dall’esercito israeliano e dai falangisti collaborazionisti cristiano-maroniti. Con colpi d’arma da fuoco, coltelli e asce. Eccidio rivendicato orgogliosamente dagli stessi occupanti israeliani, assassini di massa.

    Il danneggiamento è stato denunciato alle autorità.

    Negli stessi giorni, in Piazza del Carmine, una coppia con una bandiera palestinese è stata minacciata da due persone che si sono dichiarate israeliane. Hanno intimato loro di ritirare la bandiera gridando “terroristi di Hamas andatevene a casa“.

    Questi episodi caratterizzano le vacanze dei riservisti dell”Idf in Italia. Ospitati spesso in resort (come in Sardegna), sotto scorta, a spese dei cittadini di questo disgraziato Paese, delle forze dell’ordine.

    Le autorità italiane non paiono interessate a compiere ciò che è previsto dal diritto internazionale, dalla Corte Penale Internazionale, oltre che dal buon senso e dalla costituzione italiana: ossia verificare se, tra chi entra in Italia da “Israele”, siano presenti assassini di massa raggiunti da mandati di arresto o con accertate responsabilità per crimini di guerra o contro l’umanità.

    pc 9 luglio - Rheinmetall. Ritratto di un angelo sterminatore nel cuore dell’Europa

    L’ambizione tedesca si afferma chiaramente: “rendere la Bundeswehr l’esercito più potente d’Europa” (Olaf Scholz) e questo, “a qualunque costo” (Friedrich Merz). “Riarmare l’Europa” significa anzitutto “Riarmare la Germania”.

    Un elemento chiave e motore di questo riarmo è l’azienda Rheinmetall, nata sotto il Secondo Reich (Impero), fiorente sotto il Terzo e ascendente al firmamento sotto il Quarto.

    Una cifra dice tutto: il prezzo del titolo in borsa dell’azienda è passato da 60 € nel 2016 a 1.164 € nel momento in cui scriviamo.

    I dividendi per azione pagati agli azionisti quest’anno saranno di 11,50 €, contro gli 8,10 dell’anno scorso.

    Il fatturato previsto per il 2026 dovrebbe essere superiore tra il 40 e il 45% rispetto a quello del 2025, vale a dire tra i 14 e i 14,5 miliardi di euro.

    Il personale impiegato a livello mondiale è passato da 23.000 nel 2020 a 34.000 attualmente, distribuito in 160 siti in quattro continenti.

    In sintesi, lo sponsor del Borussia Dortmund (20 milioni di €) può proclamare con orgoglio: “Wir sind wieder wer” (Siamo di nuovo qualcuno), lo slogan di autocompiacimento del “miracolo economico tedesco” degli anni Cinquanta-Sessanta.

    E il tutto concentrandosi esclusivamente sulla produzione militare, dopo aver liquidato tutte le sue attività di produzione civile (principalmente automobilistica).

    Quanto sono lontani i tempi in cui la Rheinmetall, dopo le due guerre mondiali del XX secolo, dovette riconvertirsi per un certo periodo nella produzione di macchine per scrivere, calcolatrici e trattori!
    Rheinmetall (“Metallo renano”) ormai ha solo il nome di renano. La famiglia Röchling, che possedeva il 42% delle azioni (570 milioni di €), le vendette nel 2004 incaricando Goldman Sachs e BNP Paribas di cercare acquirenti (75 investitori istituzionali, tra cui BlackRock, The Vanguard Group, Bank of America, FMR LLC e Norges Bank Investment Management), ponendo così fine a 48 anni di “capitalismo paziente” tipicamente renano e introducendo il gruppo nel mondo dei cacciatori di dividendi, il “capitalismo impaziente” dei finanzieri speculatori.

    In questo contesto europeo sempre più bellicista, con la Germania come leader operativo, è sembrato opportuno elaborare un ritratto del gruppo dalla sua fondazione, da diverse angolazioni, suddivise in dieci parti e raccolte nel libro che indichiamo qui di seguito e scaricabile cliccando su questo link: Ritratto di un angelo sterminatore nel cuore dell’Europa

    Buona lettura.

    pc 9 luglio - Prato- chi non vuole i picchetti vuole lo schiavismo - info solidale


    Intervento di Luca Toscano (Sudd Cobas) a Prato il 6 luglio.

    Ricevuto da aps.pistoia@gmail.com

     

    CHI NON VUOLE I PICCHETTI,

    VUOLE LO SCHIAVISMO“.

    Stupendo intervento di

    Luca Toscano (Sudd cobas),

    in Piazza del Comune a Prato.

    (5 luglio 2026, video di 13 minuti):

    https://youtu.be/oVk8ZAtXwKM

    CONTRO IL CANCRO DELLO SFRUTTAMENTO

    In 1.500 al corteo del Sudd cobas

    TV Prato:

    https://www.tvprato.it/in-1-500-al-corteo-del-sudd-cobas-chi-non-vuole-picchetti-vuole-la-schiavitu/

    Altre informazioni sul CANCRO DELLO SFRUTTAMENTO

    da sconfiggere nell’area pratese

    (e anche in tante altre realtà produttive in Italia) – g.c.:

    https://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=pfbid0pGXwmg76FkpYfVaTGmF3FHQiZCPapZZ9oNx71JWiKu9DEA4EXBDKyGZL9ZVmxDqUl&id=100000513494748

    Sugli OPERAI IMMIGRATI INVISIBILI

    nell’area pratese e fiorentina (e in tutta Italia).

    Un mio Appello ai/alle dirigenti delle organizzazioni

    sindacali e politiche di area PROGRESSISTA“.

    Giuliano Ciampolini, ex operaio tessile pratese e iscritto alla CGIL dal 1970

    (12 settembre 2023)

    https://m.facebook.com/story.php/?id=100000513494748&story_fbid=7465559360137773

    https://suddcobas.it/blog/

    #MAIPIUSCHIAVI

    #8X5

    #CONVERGIAMO


    pc 9 luglio - CgilCislUil sostengono Meloni - un testo per un dibattito necessario

    da Resistenze


    Giorgio Cremaschi | contropiano.org

    20/06/2026

    Il 17 giugno CGIL CISL UIL hanno sottoscritto tra di loro un patto che peggiorerà ancora le condizioni delle lavoratrici dei lavoratori e che rappresenta un chiaro sostegno al governo Meloni e alla sua politica del lavoro.

    Il documento delle segreterie confederali ha lo scopo di aprire un negoziato per giungere a un "accordo quadro" con tutte le principali controparti imprenditoriali, dalla Confindustria, alla Confcommercio, alla Confedilizia, eccetera. Lo scopo è quello di sottoscrivere un accordo sugli accordi, che disciplini tutta la contrattazione dall'alto, in modo, questo è ciò che enunciano le confederazioni, di evitare i cosiddetti "contratti pirata".

    Sostanzialmente CGIL CISL UIL propongono di estendere a tutti i settori lavorativi il "Patto della Fabbrica", sottoscritto con la Confindustria nel 2018. A sua volta quell'accordo riassumeva (e peggiorava) trent'anni di patti di concertazione, a partire da quelli del '92/'93 che abolirono la scala mobile, ridussero il contratto nazionale al recupero, in ritardo e parziale, del potere d'acquisto e la contrattazione d'aziendale alle elargizioni dell'impresa.

    Come sappiamo i lavoratori italiani sono gli unici, tra quelli dei paesi dell'OCSE, ad aver perso potere d'acquisto negli ultimi decenni ed è evidente a tutti, tranne che ai gruppi dirigenti confederali, che i tanti accordi di concertazione centralizzata tra le "parti sociali" siano corresponsabili di questo disastro.

    Dalla sigla del Patto della Fabbrica nel 2018 ad oggi, secondo l'Istat i salari dei lavoratori hanno perso dall' 8,5 all'11% rispetto all'inflazione, una mensilità in meno.

    pc 9 luglio - Chi siamo, che linea abbiamo, cosa vogliamo

    Contro l’imperialismo – la guerra imperialista – la reazione e il fascismo – lo sfruttamento, la miseria e l’oppressione dei proletari e dei popoli

    Per la rivoluzione proletaria e socialista in ogni paese e nel mondo

    Siamo in una situazione di crescente pericolo di una nuova guerra imperialista mondiale, che rischia di essere anche una guerra nucleare.

    L’imperialismo sta sprofondando nel pantano della crisi generale e tutti i tentativi di superarla falliscono. Perciò i principali paesi imperialisti lottano per una nuova spartizione del mondo per conquistare il controllo delle materie prime, dei mercati in tutti i paesi del mondo.

    Ogni giorno l’imperialismo, i suoi Stati, i suoi governi, i suoi partiti parlamentari, i suoi agenti nel movimento operaio e popolare fanno passi concreti verso questa nuova guerra imperialista mondiale.

    L’imperialismo USA in particolare, con la presidenza di tipo nazista di Trump ha alzato il livello e intensificato la marcia della guerra imperialista; piena copertura al genocidio del popolo palestinese. Avanza nella guerra per la spartizione dell’Ucraina con l’imperialismo russo. Con la guerra di aggressione imperialista e sionista contro l’Iran, vuole rovesciare il governo legittimo e insediare al loro posto un governo fantoccio. E' altrettanto sta facendo e

    pc 9 luglio - Caporalato al Consolato Usa, i pm: “Va dato il permesso di soggiorno agli operai indiani sfruttati” - Un Pm meglio di 'sindacati e sindacalisti' nel tutelare i diritti dei lavoratori

    Caporalato al consolato Usa, i pm: “Va dato il permesso di soggiorno agli operai indiani sfruttati”
    Con diverse istanze presentante, il pubblico ministero Paolo Storari chiede ai Questori di rilasciare i permessi di soggiorno per "casi speciali" ad almeno un centinaio di lavoratori. Con i carabinieri del Nucleo ispettorato sul lavoro li stanno sentendo uno ad uno come testimoni dell'inchiesta che, ad oggi, ha portato a disporre il controllo giudiziario di Caddell, in custodia cautelare in carcere un caporale turco e uno indiano e ad approfondire i legami fra il colosso delle costruzioni dell'Alabama e l'azienda turca, Enka, che si occupa della progettazione esecutiva delle strutture diplomatiche di Washington, sia nel capoluogo della Lombardia che in altre parti del mondo.

    La richiesta del pm Storari alle questure: coinvolti un centinaio di lavoratori indiani che hanno collaborato alle indagini. I manovali indiani impiegati in condizioni di "schiavitù" nel cantiere di Caddell Construction del nuovo Consolato generale degli Stati Uniti D'America in piazzale Accursio a Milano hanno collaborato alle indagini. Per questo motivo va concesso loro il permesso di soggiorno per le vittime di "sfruttamento". È la richiesta che in queste settimane la Procura di Milano, che indaga sul "meccanismo criminale" di "tratta" e "pizzo" per far arrivare in Italia dall'India centinaia di operai con la formula del "distacco" intra-societario internazionale dietro la promessa di "stipendi dignitosi" e invece costretti a lavorare 12 ore al giorno per paghe reali da 1-2 euro l'ora con la minaccia di essere rimpatriati, sta inoltrando ad almeno due Questure italiane, in primis quella di Milano