mercoledì 4 febbraio 2026

pc 4 febbraio - Infame condanna dell'antifascista Maya da parte del tribunale fascista dell'Ungheria di Orban - Denuncia e mobilitazione

 

Finalmente potrò sapere”, aveva detto l’attivista tedesca Maja T. alla vigilia del verdetto. La venticinquenne antifascista è stata condannata dalla giustizia ungherese a otto anni di carcere per violenza. Un processo che ricalca quello dell’italiana Ilaria Salis, attuale eurodeputata di Avs. L’’antifascista tedesca verrà inviata nello stesso carcere in cui fino a giugno 2024 si trovava anche la stessa Salis.
L’accusa aveva chiesto 24 anni per l’attivista 25enne, che invece ne dovrà scontare otto. Secondo la giustizia ungherese sarebbe colpevole, insieme ad altri 19 antifascisti europei, di violenze commesse commesse nel febbraio 2023 nei confronti di nove militanti di estrema destra a margine del raduno neonazista a Budapest. 
“La terrorista antifascista, complice di Ilaria Salis, Maja T. è stata condannata per l’aggressione brutale e politicamente motivata contro i cittadini ungheresi”, ha scritto su X Zoltan Kovacs, portavoce del premier ungherese Viktor Orban.
Anche l’eurodeputata italiana è intervenuta poche ore prima della sentenza. “Il procedimento a carico di Maja e Gabri, come quello contro tutti gli antifascisti, è un processo farsa - ha scritto sul suo profilo X -. Non ci sono dubbi. È un palcoscenico kafkiano su cui va in scena lo squallido spettacolo della punizione esemplare che il regime infligge ai propri nemici. Non mi aspetto buone notizie dalla sentenza su Maja T. e Gabriele M., prevista per oggi”. Budapest ha condannato a 7 anni anche l’altro attivista nominato da Salis, Gabriele M. “Maja e Gabri non sono mai stati riconosciuti, né dalle vittime né dai testimoni. - ha sottolineato Salis - A tutto questo si aggiunge il clima di campagna elettorale in Ungheria. È in questo contesto che va letta la sentenza.”

pc 4 febbraio - Il futuro comincia adesso - da Csoa Murazzi


.... Torino ha visto scendere in piazza oltre 50 mila persone. Il messaggio politico lanciato in questa giornata è inequivocabile: esiste un’Italia che rifiuta l’assetto di guerra con cui il governo Meloni vorrebbe imporre lo stato delle cose.

...tre piazze  sono state attraversate in maniera viva e da protagonisti, c’era l’Italia che difende la possibilità di esistere in un presente fatto di riarmo, nelle parole e nei fatti. C’era l’Italia che difende gli spazi di aggregazione e incontro, gli spazi sociali che nella storia di questo Paese hanno rappresentato un modo per affermare un’opzione concreta per fare la differenza.

C’era l’Italia che parla il linguaggio dell’inclusione, che respinge razzismo e discriminazioni, che sta dalla parte dei popoli che resistono, che combatte il patriarcato ogni giorno e lotta per la salvezza del Pianeta, a difesa dei territori contro le grandi opere inutili. Un’Italia che non vede nelle periferie problemi di ordine pubblico o bacini elettorali, ma luoghi in cui costruire solidarietà e anche comunità resistenti.

Nelle piazze c’erano i movimenti, i sindacati, i partiti, i collettivi, gli studenti e le studentesse di scuole e università, i comitati di quartiere, le bocciofile, le realtà grandi e piccole dell’associazionismo e della politica, insieme a tantissimi cittadini e cittadine che hanno scelto di non delegare e di essere protagonisti di una giornata irrinunciabile.

La mobilitazione di oggi nasce dallo sgombero di Askatasuna e non si poteva non esserci. Chi perché c’era quando è stata occupata, chi perché ha pensato che la sua esistenza fosse l’argine a una deriva conservatrice, autoritaria, violenta da parte delle politiche dei governi che si sono succeduti fino ad ora, chi perché ci ha fatto i concerti, perché ci ha cresciuto i figli, chi perché voleva e continua a volersi organizzare insieme per costruire altri mondi possibili.

E’ una storia che è patrimonio comune, è una storia che parla a tutto il Paese. E la giornata di oggi rispecchia in maniera chiara e netta una risposta di massa, popolare e dal basso a un governo che teme il conflitto e che considera chi resiste e lotta un nemico da annientare.

Giorgia Meloni lo ha finalmente detto a chiare lettere: chi era a Torino oggi è il “nemico del governo”. Lo ha esplicitato, si è squarciato l’ultimo brandello di quel velo irreprensibile. Ed è un bene che abbiano timore Giorgia Meloni, Piantedosi, La Russa, il sindacato di polizia: in questo Paese siamo in molti e molte a non essere

pc 4 febbraio - Il nuovo report di Francesca Albanese: “Dal ruolo dell’Italia nelle forniture militari a Israele alla repressione del movimento di solidarietà con la Palestina”

Dal ruolo dell’Italia nelle forniture militari a Israele alla repressione del movimento di solidarietà con la Palestina: alla Camera Francesca Albanese presenta il report Onu “Genocidio di Gaza: un crimine collettivo”, chiamando in causa Stati, istituzioni e responsabilità internazionali.

https://webtv.camera.it/evento/30276

“Genocidio di Gaza: un crimine collettivo”: presentazione del nuovo report della relatrice ONU, Francesca Albanese – Conferenza stampa di Stefania Ascari.

https://webtv.camera.it/evento/30276#link-box-main

pc 4 febbraio - ORE 12 Controinformazione rossoperaia - Manifestazione di Torino: la "opposizione" parlamentare sa da che parte stare... dalla parte dello Stato, della polizia

 

pc 4 febbraio – Il nazimperialista Trump annuncia un «accordo commerciale» con l’India in risposta ai paesi imperialisti dell’Unione europea

 
immagine di repertorio

Botta e risposta! Nell’arco di qualche giorno gli USA, direttamente dal social di Trump fanno sapere di avere stretto un accordo con l’India di Modi. Ciò dimostra quanto sia stato importante l’accordo UE-India (ne abbiamo parlato a proposito degli effetti sul settore auto, ma sui suoi differenti aspetti ci ritorneremo), nello scontro mondiale in atto tra i paesi imperialisti. Gli Stati Uniti hanno bisogno di ostacolare ogni mossa dei paesi capitalisti-imperialisti nella corsa alle materie prime, alla forza lavoro a basso costo, all’accesso ai grandi mercati…

L’annuncio che Trump ha fatto direttamente dal suo account di Truth ha avuto l’effetto sorpresa visti gli ultimi scontri tra USA e India a causa dell’intromissione non richiesta di Trump nello scontro tra India e Pakistan, che aveva fatto arrabbiare il nazista indù Modi, e la richiesta di Trump all’India di non comprare petrolio russo andata a vuoto in questi anni.

Sempre nella più classica ipocrisia che contraddistingue la borghesia, Trump parla di «amicizia e

pc 4 febbraio - Il salario degli operai e l'ossessione dei padroni: la produttività

Si fa tanto parlare di salario dai padroni ai sindacalisti Uil che dicono: “Salari bassi: una bomba sociale che esploderà”, ma chiariamo i punti fondamentali di analisi necessari per inquadrare la battaglia  giusta e necessaria per aumenti salariali parte della battaglia più generale per ricostruire la forza della classe operaia, ma non per redistribuire la ricchezza prodotta ma per costruire le condizioni per abbattere il sistema capitalista e abolire il lavoro salariato 

“Innanzi tutto il salario è determinato anche dal suo rapporto col guadagno, col profitto del capitalista. Questo è il salario proporzionale, relativo. Il salario reale esprime il prezzo della forza-lavoro in rapporto col prezzo delle altre merci; il salario relativo, invece, la parte del valore nuovamente creato che spetta al lavoro immediato, in confronto con la parte che spetta al lavoro accumulato, al capitale” Karl Marx, Lavoro salariato e capitale, (con le modifiche di F. Engels)

“Quanto maggiori sono la ricchezza sociale, il capitale in funzione, il volume e l’energia del suo aumento, quindi anche la grandezza assoluta del proletariato e la forza produttiva del suo lavoro, tanto maggiore è l’esercito industriale di riserva […]. La legge per la quale una massa sempre crescente di mezzi di produzione, grazie al progresso compiuto nella produttività del lavoro sociale, può essere messa in moto mediante un dispendio di forza umana progressivamente decrescente, questa legge si esprime su base capitalistica – per la quale non è l’operaio che impiega i mezzi di lavoro, bensì sono i mezzi di lavoro che impiegano l’operaio – in questo modo: quanto più alta è la forza produttiva del lavoro, tanto più grande è la pressione degli operai sui mezzi della loro occupazione, e quindi tanto più precaria la loro condizione di esistenza: vendita della propria forza per l’aumento della ricchezza altrui […]. Ne consegue quindi che, nella misura in cui il capitale si accumula, la situazione dell’operaio, qualunque sia la sua retribuzione, alta o bassa, deve peggiorare […]. Questa legge determina un’accumulazione di miseria proporzionata all’accumulazione di capitale” Karl Marx, Il capitale, Libro I capitolo 23.

Segue un post delegati Fiom Electrolux che commentano articolo del giornale degli industriali 

NON VI DANNO SALARIO? COLPA VOSTRA, CHIEDETELO é ciò che scrive il giornale degli industriali. 

Il sole 24 ore (giornale di Confindustria): "Il problema dei bassi salari e della quota di reddito del lavoro dipendente non è spiegato dalla scarsa produttività del lavoratore italiano, ma da meccanismi di estrazione dei profitti a livello del sistema economico.

 Non abbiamo un’economia in crisi, se la si guarda dal lato dei profitti. La crisi è tutta sul lato dei salari"

Tradotto le imprese hanno i soldi ma non li danno ai lavoratori. Esattamente il problema emerso nel contratto nazionale metalmeccanici e di tutti gli altri, che non distribuisce la ricchezza prodotta dai lavoratori con aumenti superiori all'inflazione, per effetto dei vincoli del modello sindacale "PATTO PER LA FABBRICA", che impone anche di non poter contrattare soldi in azienda, se non pagato dagli stessi lavoratori, con più efficienza e produttività, cioè con più profitti per loro. Zero redistribuzione. 

pc 4 febbraio - Francesca Albanese: “Quello che si sta tentando di fare a Gaza non ha niente a che vedere con la pace"

Francesca Albanese ha partecipato ieri alla proiezione speciale a Roma del film documentario di Cristophe Cottaret, “Disunited Nations”.

Dal suo intervento: “Quello che si sta tentando di fare a Gaza non ha niente a che vedere con la pace. Non si può ricostruire sulle fosse comuni e su quella che è la scena di un crimine, il crimine dei crimini, quello di genocidio“. “Negli ultimi tre mesi abbiamo iniziato a parlare di tregua. Pochissimi di noi ci hanno creduto. È di due giorni fa la notizia di un nuovo raid israeliano, oltre 30 civili palestinesi uccisi, moltissimi bambini sotto le bombe, di nuovo hanno ripreso a camminare come fantasmi”.

“Si è realizzato quello che io prevedevo quattro mesi fa. I palestinesi a Gaza continueranno a morire di fame, di stenti, di malattie e di bombe. Imporre la parola pace col pugno è stato necessario per mettere a tacere la voce delle piazze, la mobilitazione che stava

martedì 3 febbraio 2026

pc 3 febbraio - I preparativi di guerra del governo fascio/imperialista Meloni vanno avanti senza soste: sorgerà in Bulgaria la prima base militare italiana in Est Europa

Governo Meloni/Crosetto, i terroristi siete voi!

Secondo le autorità bulgare, la base consoliderà la logistica e il supporto operativo del Multinational Battlegroup in Bulgaria, gruppo tattico NATO che l’Italia guida dal 2022 nell’ambito dell’iniziativa “Enhanced Vigilance Activity” (eVA), concepita in funzione anti-Russia.

Il battlegroup è già pienamente operativo con circa 700 soldati italiani affiancati da contingenti di altri Paesi alleati e sta evolvendosi verso capacità di livello più elevato, fino alla possibilità di schieramento di una brigata o persino di un’intera divisione nelle future configurazioni infrastrutturali.

Per Niscemi, per mettere in sicurezza i territori, per la Scuola, per la Sanità, per i trasporti, per i lavoratori, per i salari, per la salute e sicurezza nei luoghi di lavoro questo lurido governo i soldi non li trova mai, per la guerra invece è un pozzo senza fondo

di Antonio Mazzeo | 2 Feb 2026    

Il 29 gennaio il Parlamento bulgaro ha ratificato l’accordo sottoscritto dal governo di Sofia e da quello italiano per la realizzazione e l’uso congiunto di una grande infrastruttura bellica nei pressi del villaggio di Yambol, Kabile, nel sud-est del paese. La nuova base sarà simile all’area addestrativa bulgaro-statunitense di Novo Selo che viene impiegata dal Battle Group NATO operativo in Bulgaria in funzione anti-Russia. A Yambole sarà insediata un’intera brigata multinazionale con la possibilità di ospitare fino ad ‘intera divisione di 3.000 unità.

La ratifica dell’accordo è stata votata a larghissima maggioranza; contrari solo il gruppo di minoranza filo-russo Vuzrazhdane e due piccoli partiti nazional-populisti, Mech e Velichie.

Secondo quanto dichiarato dal ministro della difesa bulgaro, Atanas Zapryanov, la progettazione dell’installazione sarà affidata alla Nato Support and Services Agency. “A Kabile saranno realizzate

pc 3 febbraio - Torino, Torino è una gran bella città…. Da che parte stare

Da ORE 12/Controinformazione rossoperaia del 02.02.26

Torino è stata teatro di una grande manifestazione di 50.000 persone e diversi non sono riusciti ad arrivare per l'azione della polizia e per le decisioni sciagurate prese dalla questura e dalle istituzioni di Torino che hanno bloccato la città, le stazioni dove arrivava la manifestazione, le vie principali di alcuni pullman che arrivavano a Porta Nuova o che toccavano alcuni pezzi del corteo, con cittadini che sono stati lasciati a terra per ore, anche là dove non passava alcun corteo. Nello stesso tempo la polizia ha bloccato i bus che arrivavano dalle altre città per la manifestazione, identificando e fotografando tutte le persone.

Tutta questa manifestazione è stata ostacolata con una campagna stampa preventiva, con divieti e disposizioni del Ministero degli Interni, della questura di Torino, fino alla miserabile rettrice dell'Università Palazzo Nuovo che, su pressione del ministro Bernini, ha chiuso l'università agli studenti, a coloro che ne sono gli effettivi proprietari.

Quindi la violenza è cominciata già prima ed era violenza di Stato, violenza delle istituzioni, violenza della polizia. La madre di tutte le violenze é lo sgombero del centro sociale Askatasuna, sottrarre non solo ai militanti e agli attivisti di Askatasuna ma alla città, al quartiere, un centro sociale attivo da oltre 30 anni su tutte le grandi tematiche così come sulle piccole questioni del quartiere.

Questo centro sociale è stato uno dei cuori pulsanti della protesta contro la guerra, della solidarietà al popolo palestinese, della lotta sociale dei precari, dei disoccupati. ma innanzitutto è

pc 3 febbraio - Torino: le violenze della polizia che i media non vogliono vedere

Da L'Indipendente

«Attacco allo Stato» (Il Messaggero); «La guerriglia di Torino» (la Repubblica); «Ferocia Askatasuna» (il Giornale); «Cercano il morto» (Il Tempo); «Ora basta, arrestateli tutti» (Libero). 

I titoli dei quotidiani all’indomani della manifestazione nazionale in solidarietà ad Askatasuna parlano una sola lingua: un lessico ossessivo e compatto – «guerriglia urbana», «tentato omicidio», «città sotto assedio», «blitz premeditato», «agente massacrato», «martellate a un poliziotto» – che riduce il corteo con 50mila manifestanti agli scontri del tardo pomeriggio. La cronaca dominante impone un frame univoco: la violenza “rossa” contro lo Stato. La piazza è ridotta a minaccia criminale, l’ordine pubblico a vittima assoluta. Le violenze attribuite agli “antagonisti” saturano lo spazio mediatico; cariche, manganellate, lacrimogeni e idranti scompaiono o vengono derubricati a legittima “reazione” delle forze dell’ordine. In questo articolo, vi proponiamo alcune delle immagini che la politica si è ben guardata dal diffondere e che mostrano l’altra faccia di quanto accaduto al corteo dello scorso 31 gennaio.

Il bilancio ufficiale parla di 103 agenti feriti, di cui circa una trentina ricoverati e poi dimessi domenica; delle decine di manifestanti contusi, nella cronaca mainstream resta appena traccia. Così, la selezione di immagini e parole produce un vuoto informativo: per chi guarda solo i telegiornali, la violenza appare a senso unico. Video e fotografie diffuse da reporter indipendenti e collettivi documentano scontri durissimi e feriti da entrambe le parti, ma le immagini di attivisti spinti e percossi durante le fasi di deflusso, le cariche improvvise e gli scontri generalizzati, i pestaggi a terra rimangono marginali

pc 3 febbraio - Torino - la parola ad Askatasuna

Quando il popolo indica la luna, lo stolto guarda il dito


Riprendiamo la presa di parola di Askatasuna in risposta alla narrazione mediatica di questi giorni a seguito del partecipassimo corteo nazionale di sabato 31 gennaio 2026.

«Quando il saggio indica la luna, lo stolto guarda il dito», spesso attribuita a Confucio, anche se più correttamente riconducibile alla tradizione zen/buddista.
Il senso è semplice e potente: ci si può perdere nel mezzo e mancare il significato, fermarsi alla superficie senza cogliere ciò che davvero è in gioco. È un proverbio utile oggi più che mai, per non perdere la bussola e andare a ruota della macchina narrativa costruita e alimentata dal governo e dai media mainstream a esso supini, a partire da ciò che è accaduto nella manifestazione del 31 gennaio.

Il corteo nazionale contro lo sgombero di Askatasuna è stato un successo al di là di tutte le aspettative. Lo sappiamo noi e lo sa, soprattutto, il governo. Un passaggio fondamentale di un percorso nato dallo sgombero di un centro sociale simbolo di resistenza, capace di far convergere centinaia di realtà e oltre 50.000 persone in una manifestazione a difesa degli spazi sociali, delle pratiche di libertà e contro il governo Meloni. Una vera boccata d’ossigeno in un contesto politico, nazionale e internazionale, segnato da guerre, colonialismo, repressione e da un clima generale che farebbe accapponare la pelle

pc 3 febbraio - Ore 12 Controinformazione Rossoperaia - a domani

Oggi non faremo ORE 12 perchè preferiamo venga letto innanzitutto il testo della Controinformazione di ieri che contiene la nostra principale ed effettiva narrazione e posizione sulla manifestazione di Torino frutto della partecipazione diretta dei nostri compagni a tutte le fasi della manifestazione, e rivolta a tutti - in questo senso viene diffusa non solo in internet blog ecc, ma portata alle fabbriche, posti di lavoro, assemblee e riunioni e manifestazioni per tutta la settimana e oltre, in audio come in forma stampata

Cosi come oggi è bene che abbia questo spazio ASKATASUNA e ciò che INFOAUT ha ritenuto di pubblicare - domani ritorneremo a raccontare, denunciare, commentare e a dire cosa vogliamo e cosa facciamo 

pc 3 febbraio - Torino - Un manifesto una indicazione

 

pc 3 febbraio – INDIA e Unione Europea firmano “la madre di tutti gli accordi” per l’auto, da Stellantis, a Renault, a Volkswagen… si apre un mercato immenso di profitti

 

A chiamare questo accordo “La madre di tutti gli accordi” è stata direttamente una von der Leyen addirittura raggiante, mentre stringe le mani del presidente del Consiglio Europeo Antonio Costa e le mani insanguinate del fascista indù Narendra Modi.

L’accordo è stato firmato il 27 gennaio e la von der Leyen, rappresentante dei diversi paesi imperialisti che compongono l’attuale “Unione Europea”, è stracontenta perché finalmente l’Unione europea potrà avere a disposizione un mercato che copre quasi 2 miliardi di persone e rappresentare circa il 25% del PIL mondiale. Un mercato che vede una “classe media” di circa 250 milioni di persone (a seconda delle analisi…) che hanno “capacità di spesa”, “una domanda indiana che cresce a ritmi più che doppi rispetto a quelli europei…”, come dicono gli economisti.

È questa la ricerca di nuovi mercati, come abbiamo più volte scritto, a causa della profonda crisi mondiale. Infatti, sul piano più ampio, l’accordo rafforza l’asse Ue-India anche come risposta alle tensioni commerciali globali e alle politiche di Trump. L’accordo (Free Trade Agreement)  prevede

lunedì 2 febbraio 2026

pc 2 febbraio - La battaglia Askatasuna - video info




altre immagini

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pc 2 febbraio - Immagini chiavi di lettura della grande manifestazione di Torino - dalla grande manifestazione di massa al blindato che brucia




pc 2 febbraio - Immagini delle nostre parole d'ordini, striscioni, cartelli









pc 2 febbraio - L'intervento di proletari comunisti alla manifestazione di Torino

 

pc 2 febbraio - ORE 12 Controinformazione rossoperaia - Torino, Torino è una bella città...

 

pc 2 febbraio - Bruxelles: Stop operazione Kagaar! - 1° Info/Report - foto e video

La Campagna d’emergenza internazionale contro l’Operazione Kagaar è arrivata il 27 gennaio al Parlamento europeo, alla Commissione europea di Bruxelles, attraverso un combattivo e rappresentativo sit-in, realizzato da una delegazione internazionale di organismi, partiti di diversi paesi, e sostenuta dall’appoggio di molti altri, sia con sit-in contemporanei a Birmingham e in Italia, sia con dichiarazioni e ampia circolazione in internet e tra le masse dell’appello della Campagna.

Al presidio davanti al Parlamento europeo hanno partecipato organizzazioni provenienti da Italia, Olanda, Turchia, Tunisia, Galizia, Belgio e giovani della comunità indiana di Bruxelles.

Sin dal mattino all’ingresso del Parlamento sono stati distribuiti quattro materiali: l’appello generale, un memorandum preparato dai compagni indiani, una lettera ai singoli parlamentari, alla presidenza della Commissione esteri UE, della Commissione sezione ‘Diritti umani’, insieme alla lettera dell’alto commissariato alle Nazioni Unite per i diritti dell’uomo, con la quale si richiama un’urgente azione in rapporto alla situazione dei popoli indigeni, adivasi nel distretto di Bastar distretto del Chhattisgarh.

Questi testi distribuiti sono pubblicati in altri post.

Nella piazza, davanti alla porta d’ingresso del Parlamento europeo è cominciata la manifestazione con striscioni, cartelli, slogan e interventi, mentre venivano distribuiti volantini di informazione e di appello alla solidarietà ai cittadini e alle persone nelle macchine, mezzi di trasporto, bus, fino a provocare un blocco della circolazione per decine di minuti, con intervento della polizia per interromperlo.

Due deputati italiani sono venuti al presidio per incontrare la delegazione. Con costoro rappresentanti della Campagna hanno avuto un incontro di oltre mezzora durante il quale hanno chiesto urgente presa di posizione del Parlamento europeo e un intervento delle Commissione del Parlamento, sezione ‘diritti umani’ e sezione ‘esteri’ per fermare in India il regime di Modi che con l’operazione Kagaar attua una repressione senza limiti, con massacri, arresti di massa nei confronti delle popolazioni indigene delle foreste, adivasi, in nome della lotta al “terrorismo maoista”, ma in realtà al servizio degli interessi dell’imperialismo e delle grandi multinazionali indiane che vogliono espropriare e cacciare gli adivasi dalla loro terra per appropriarsi dei giacimenti di ferro, carbone, bauxite, uranio, e realizzare miniere, acciaierie al servizio del loro profitto.

La delegazione ha inoltre illustrato la più generale repressione che si dirige verso giornalisti, associazioni di studenti, democratici, riviste, con una massiccia ondata di arresti, detenzioni che comprendono torture, e uccisioni mirate. 

Il regime Modi, in nome della identità hindutva, colpisce masse di altre religioni e di altre nazionalità oppresse, in particolare del Kashmir che vive sotto occupazione militare.

I parlamentari hanno raccolto questa denuncia e il Dossier preparato dalla campagna e hanno assicurato l’inoltro di esso ad altri parlamentari di diverse tendenze e ai membri della Commissione sezione ‘Diritti umani’.

L’importanza dell’iniziativa è andata anche ben oltre questo tema, perché proprio nella stessa giornata del presidio si realizzava un grande incontro in India tra la presidente della Commissione europea, Ursula Von der line e Modi, per realizzare un gigantesco accordo commerciale, diplomatico e militare tra gli Stati imperialisti europei e il regime indiano, interno alla contesa mondiale interimperialista che si sviluppa, si approfondisce e si accelera anche per effetto dell’imperialismo Usa di Trump.

Questo accordo viene scaricato sui proletari e le masse indiane, così come sui proletari e le masse europee; proprio nei giorni precedenti il presidio la stessa piazza era stata teatro della forte protesta degli agricoltori contro l’accordo Mercosur. 

Nel Dossier consegnato erano contenuti documenti di denuncia provenienti da tutte le organizzazioni in lotta contro la repressione e l’operazione Kagaar in India, così come il documento di solidarietà delle organizzazioni palestinesi che si uniscono alla denuncia del genocidio degli adivasi, lanciano la parla d’ordine: “Da Gaza a Bastar”, “la solidarietà è la nostra arma”, e riaffermando l’impegno alla liberazione di tutti i popoli oppressi che lottano per la giustizia e la dignità.

Nel finale la delegazione è entrata decisamente nel piazzale del Parlamento, gridando slogan, con le forze dell’ordine che tentavano, inutilmente, di impedirlo.

 

Terminato con successo il presidio al Parlamento, in un clima di cameraderia e solidarietà internazionalista, la delegazione ha raggiunto l’ambasciata indiana.

E qui era in corso una forte protesta della comunità del Kashmir contro il regime di Modi e i massacri, le persecuzioni che prevedono la pena di morte per esponenti rinomati della comunità.

La delegazione ha subito salutato questa protesta, con entusiasmo da parte dei manifestanti kashmir, ha rigettato l’intenzione della polizia di impedire l’unità delle due manifestazioni, che in realtà si sono fortemente unite con interventi, parole d’ordini comuni, alzando il tiro contro il governo fascista e terrorista di Modi.

E’ apparso un ulteriore striscione a sostegno della guerra popolare e in onore e gloria del compagno Basavaraj.

Un colpo pesante per il regime di Modi, l’unità di queste due proteste che riflettono quello che avviene in India per costruire l’unità di tutti gli oppressi contro il regime fascista di Modi.

Una giornata importante che certamente avremmo voluto con maggiori presenze per dare ancora più forza alla Campagna d’emergenza, che comunque ha segnato una tappa di questa campagna internazionale che vedrà ulteriori iniziative in altre città, ambasciate, sedi istituzionali e che prepara il terreno alla clamorosa sfida di una delegazione in India non appena le condizioni saranno maturate.

Al Parlamento europeo