dal podcast di ORE12/Controinformazione rossoperaia del 18.06.26
Il G7 che si è tenuto a Evian, in Francia, nelle giornate del 15, 16 e 17 giugno, in realtà non è stato granché, niente di così terribile come, giustamente,
le forze dell'opposizione antimperialista e internazionalista avevano annunciato e che su questa base hanno manifestato a Ginevra, tra i 20 e i 30 mila partecipanti, con momenti di azione e di iniziativa dei manifestanti
che hanno dato corpo alle paure dei signori del Vertice del governo svizzero e francese - più francese che svizzero naturalmente - che gestiva l'ordine pubblico e che ha cercato, in qualche maniera, di contenere
i danni.
Non è stato granché perché ha rappresentato il cammino verso la guerra imperialista nel quadro delle contraddizioni interimperialiste che ci sono tra Stati Uniti e governi imperialisti europei, tra i governi imperialisti europei stessi e degli altri soggetti del mondo imperialista, l'imperialismo russo e il socialimperialismo cinese, che, chiaramente, al Vertice non c'erano ed erano una sorta di convitati di pietra.
In sostanza, il vertice è stato segnato dall'indebolimento della presidenza Trump rispetto ai precedenti vertici del G7, che avevano visto Trump cercare di forzare e di imporre ideologia politica e prassi MAGA all'interno del mondo imperialista, trovando resistenze ma mostrando una divisione abbastanza profonda.
In questa occasione Trump ha presentato la faccia buona, chiaramente negli interessi dei padroni, della finanza, dei grandi oligarchi dell'intelligenza artificiale che esso rappresenta, la “faccia buona” rispetto ai governi imperialisti europei. Questa “faccia buona” è vissuta intorno a due questioni fondamentali: da un lato l'accordo annunciato e poi enunciato sull'Iran, dall'altro una ricomposizione di fatto sulla questione Ucraina e la contesa interimperialista con l'imperialismo russo in questa guerra per interposta persona che si sviluppa in questa zona.
Questi due fattori fanno giustamente giudicare il vertice come un vertice di ricomposizione tra l'imperialismo americano e i governi imperialisti europei. Di questo si fanno portavoce Macron che vuole in qualche maniera addebitarsi il ruolo svolto in questa mediazione e il governo imperialista tedesco che da sempre ha avuto una posizione del piede in due scarpe, da un lato cercare di ricucire con la presidenza Trump, dall'altro di capitalizzare questa ricucitura in quadro di primato imperialista nell'ambito dell'Europa.
In questa situazione le dichiarazioni unitarie rappresentano in realtà semplicemente un riconoscimento della realtà.
La prima realtà è che l'imperialismo americano nella guerra di aggressione insieme allo Stato sionista israeliano verso l'Iran ha registrato una battuta d'arresto che suona come una sconfitta. Il memorandum che viene presentato - se venisse applicato nell'interpretazione data dal governo iraniano - sarebbe un'indubbia sconfitta dell'aggressione e un'indubbia tenuta e vittoria della resistenza dell'Iran a questa aggressione, con la variabile impazzita, il “cavallo pazzo” Netanyahu, che cerca sia di sabotare l'intesa sia di cercare di mantenere il ruolo propulsivo nell'area che, con il genocidio del popolo palestinese, ha avviato e che continua a proseguire con l'aggressione al Libano.

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Oggi,
16 giugno, Tarek Dridi torna finalmente in libertà dopo aver scontato
una pena tanto severa quanto ingiusta, inflittagli per i fatti
contestati in occasione della manifestazione del 5 ottobre 2024 a Roma.
