martedì 11 agosto 2026

dalla Colombia - Frente al gobierno reaccionario, ni resignación ni acciones aisladas: lucha, organización y solidaridad con independencia

El miedo puede llevar a la inmovilidad, la cual entrega a la clase enemiga la posibilidad de determinar hasta dónde podemos actuar. En cambio, actuar con consciencia y comprender el miedo nos lleva a evaluar nuestras fuerzas, proteger a los compañeros, documentar las actuaciones policiales, construir acompañamiento jurídico y de derechos humanos y decidir colectivamente la forma y la acción de lucha que se corresponde con el nivel de organización y el objetivo político.

mobilitazioni in India e nel mondo per i compagni indiani - contro la repressione e in onore ai martiri della rivoluzione

 

Birmingham (England): Sit-in against Indian State repression in front of the consulate the 15th of August

SI MUORE DAL CALDO? NO! UCCISI PER IL PROFITTO

La guerra sotterranea che i padroni, con l’appoggio di governo e istituzioni, conducono contro gli operai, per sfruttarli il più possibile, conta sempre più morti. Le misure del governo dimostrano di servire solo a mascherare la sostanziale passività dello Stato, che lascia mano libera ai padroni.

estratti

....non si muore dal caldo ma uccisi per il profitto. Non solo nelle campagne che prendono forza lavoro da centri/baraccopoli quali Borgo Mezzanone. Le morti operaie per il caldo sul lavoro sono ovunque, dai cantieri alle fabbriche e le campagne del Nord al Sud, dalle serre a tutti i lavori a forte esposizione e rischio in tutto il paese.
I dati complessivi (ovvero uccisi per sfruttamento, sommati agli uccisi per il caldo durante lo sfruttamento) forniti dall’Inail sono ridimensionati quasi del 36%. Come fa notare l’Osservatorio Indipendente di Bologna: “i dati ufficiali Inail relativi ai primi 6 mesi dell’anno, registrano 482 decessi, dei quali 126 avvenuti in itinere”. Mentre l’Osservatorio nello stesso periodo ne ha contati 750, dei quali 630 sui luoghi di lavoro. (fino al 30 giugno, poi saliti a 850 ai primi di agosto).

Fare come in sardegna - rendere difficili le vacanse ai sionisti israelianio

Vacanze amare in Sardegna per i sionisti, tra bandiere palestinesi e messaggi di pace

A quanto pare, i sionisti in vacanza non se la passano proprio bene. Secondo quanto riportato qualche giorno fa dal quotidiano israeliano C14, una famiglia convintamente sionista ha vissuto un soggiorno tutt’altro che sereno in Sardegna.

La famiglia, numerosa e dispersa tra Israele, Francia e Stati Uniti, aveva scelto una delle località più ambite del Mediterraneo per trascorrere qualche settimana di villeggiatura, ignara di ciò che avrebbe incontrato.

L’articolo lascia presto spazio all’indignazione: lungo tutto il loro percorso, i turisti israeliani si sarebbero imbattuti in numerosi inviti a “sloggiare”, accompagnati da messaggi di forte condanna verso chi sostiene e perpetua il genocidio a Gaza, con particolare riferimento ai membri delle forze di occupazione israeliane.

La sorpresa, però, è che la signora intervistata – membro della famiglia – non ha mai menzionato un luogo specifico in cui si sia sentita a disagio. Ha piuttosto descritto l’intera vacanza come costellata da simboli di solidarietà con la Palestina: bandiere e scritte apparivano ovunque, come se fossero disseminate lungo ogni tappa del viaggio.

Dai muri di Cagliari e Sassari, alle finestre delle basse case del Campidano, fino ai balconcini delle case a torre dei paesi del centro e del nord Sardegna, la presenza della bandiera palestinese e dei messaggi di sostegno al popolo palestinese era costante e pervasiva.

Non solo: in tutta l’isola si sono moltiplicate manifestazioni spontanee e iniziative più strutturate contro il genocidio, come presidi, cortei e sit-in, che hanno raggiunto persino piccoli borghi montani come Orgosolo – dove sulla scalinata della piazza principale è stata dipinta una grande bandiera palestinese – e località turistiche come Bosa.

Proprio a Bosa, durante i festeggiamenti civili in onore di “Santa Maria del Mare” – una ricorrenza che di giorno vede la processione delle barche che accompagnano il simulacro della Madonna lungo il fiume, dalla cattedrale alla chiesa della Marina, e che di notte si conclude con uno spettacolo pirotecnico sulla spiaggia – è accaduto un episodio particolarmente significativo.

Sull’antica torre aragonese che domina la baia, un potente laser ha proiettato le scritte “Maria era palestinese” e “No a sa gherra” (No alla guerra), mentre in cielo scoppiavano i fuochi d’artificio. L’intera spiaggia, gremita di bosani e turisti, non poteva fare a meno di notare quei messaggi.

La signora israeliana, che tra l’altro dichiara di essere madre di un soldato, racconta che “la famiglia è tornata a casa con una sensazione di dolore, segnata dai messaggi anti-israeliani che li hanno accompagnati durante tutta la visita in Sardegna“.

A corredo delle sue parole, alcune foto: una di queste è stata scattata chiaramente a Bosa, che ritrae la vetrina di un locale con un cartello che indica come non gradita la presenza dei turisti sionisti.

Chissà che anche loro non abbiano assistito allo spettacolo di Santa Maria del Mare – lei, sì, figlia della terra di Palestina

da contropiano 

RAI = Radio televisione Israeliana

Il nodo italiano di Palestine Action ha lanciato una petizione alla Commissione Vigilanza sulla Rai, al consiglio di amministrazione della Rai, all’Ordine dei Giornalisti e all’Usigrai nella quale chiede che cessi la “scorta mediatica” della Rai agli abusi israeliani contro i palestinesi.

La Commissione d’inchiesta indipendente delle Nazioni Unite sul Territorio Palestinese Occupato e Israele ha pubblicato il 23 giugno 2026 un nuovo rapporto, intitolato “L’essenza dell’infanzia è stata distrutta”, in cui conferma — dopo un primo rapporto del settembre 2025 — che le autorità e le forze di sicurezza israeliane continuano a commettere il crimine di genocidio, oltre a crimini contro l’umanità e crimini di guerra, a Gaza e in Cisgiordania.

Il documento denuncia in particolare l’uccisione mirata di migliaia di bambini palestinesi e la distruzione sistematica delle condizioni di vita necessarie alla sopravvivenza della popolazione.

A fronte di queste conclusioni, ufficiali e documentate da un organismo delle Nazioni Unite, riteniamo che parte dell’informazione del servizio pubblico non stia raccontando la realtà con il rigore che la gravità dei fatti richiede.

Il 24 luglio 2026, durante l’edizione delle 20:00 del Tg1, è andato in onda un servizio del corrispondente Rai per il Medio Oriente Giovan Battista Brunori sull’assalto di coloni israeliani a un villaggio in Cisgiordania. Secondo quanto denunciato da diversi osservatori, il servizio ha ricostruito l’episodio presentandolo come un attacco da parte palestinese nei confronti di un gruppo di “escursionisti” — un termine che, se riferito ai coloni responsabili dell’aggressione, capovolge il rapporto tra aggressori e vittime e restituisce agli utenti Rai un quadro dei fatti non corrispondente a quanto documentato da fonti internazionali indipendenti.

Non è un caso isolato: nelle ultime settimane più programmi e telegiornali Rai, incluso il giornalista di Rai3 Antonino Monteleone, sono stati oggetto di critiche simili per il modo vergognoso e distorto in cui raccontano il genocidio in corso.

Cosa chiediamo

Come cittadini che finanziano il servizio pubblico con il canone, chiediamo:

  1. Che la Commissione di vigilanza Rai apra una verifica formale e prende provedimenti concreti sul servizio del Tg1 del 24 luglio 2026 e su altri casi analoghi segnalati, valutando la conformità ai criteri di correttezza, completezza e imparzialità dell’informazione previsti dal contratto di servizio Rai-Stato.
  2. Che Usigrai prenda provedimenti concreti, nell’ambito delle proprie competenze sindacali e deontologiche, per fare in modo che le scelte lessicali usate per descrivere aggressori e vittime in questi servizi rispettino il codice deontologico dei giornalisti.
  3. Che la Rai fornisca trasparenza sui criteri editoriali adottati nella copertura del genocidio perpetrato dallo stato sionista, alla luce delle conclusioni delle Nazioni Unite.
  4. Che in futuro la terminologia usata nei notiziari distingua chiaramente, sulla base dei fatti riportati dalle fonti sul campo, tra chi compie un’aggressione e chi la subisce.

Il servizio pubblico ha il dovere di raccontare la realtà — anche quando è scomoda — con precisione e senza distorsioni lessicali che alterano la percezione dei fatti da parte del pubblico. BASTA PROPAGANDA!

Chiediamo che questo principio venga rispettato.

lunedì 10 agosto 2026

mobilitazione a taranto per il 21 agosto e poi a bari per il 4 settembre -

Mobilitazioni sindacali previste in coincidenza con i Giochi

Slai Cobas Taranto e Cobas Brindisi e Bari hanno annunciato due giornate di mobilitazione in Puglia: la prima è in programma il 21 agosto a Taranto, in concomitanza con l’inaugurazione dei Giochi del Mediterraneo, la seconda il 4 settembre a Bari, in occasione dell’assemblea nazionale di Fratelli d’Italia, alla quale è prevista la partecipazione della presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

Per l’iniziativa di Taranto, le organizzazioni sindacali indicano come tema principale la situazione occupazionale dell’ex Ilva e delle aziende dell’indotto, richiamando anche il decreto della Corte d’Appello di Milano che dispone la chiusura dell’area a caldo entro il 28 ottobre. Secondo quanto  Redazione corriere di tarantoriportato nel comunicato, la manifestazione sarà dedicata alle richieste di tutela del lavoro, del salario, della sicurezza e della salute per i lavoratori dello stabilimento e delle imprese dell’appalto.

Nel documento, Slai Cobas e Cobas chiedono inoltre investimenti alternativi e un diverso modello di sviluppo per il territorio, collegando la vertenza di Taranto alla situazione industriale di Brindisi, interessata dalla progressiva chiusura dei comparti energetico e chimico.

Il comunicato affronta anche il tema delle opere realizzate per i Giochi del Mediterraneo. I sindacati esprimono preoccupazione sulla sostenibilità economica degli impianti nel lungo periodo, ritenendo che le risorse disponibili per gli enti locali possano non essere sufficienti a garantirne la gestione futura.

La seconda mobilitazione è prevista il 4 settembre a Bari, in occasione dell’assemblea nazionale di Fratelli d’Italia. I promotori annunciano una manifestazione di contestazione nei confronti delle politiche del Governo, indicando tra i temi richiamati nel comunicato le guerre, la situazione in Palestina, l’immigrazione e le norme in materia di ordine pubblico e manifestazioni.

Le organizzazioni sindacali affermano inoltre che negli ultimi mesi in Puglia sono state promosse diverse iniziative di protesta, in particolare a Taranto e Bari, anche contro manifestazioni e posizioni che definiscono riconducibili a «rigurgiti fascisti sul tema della remigrazione.

Crisi Ilva - lavoro, salario, sicurezza, salute, investimenti alternativi modello di sviluppo anticapitalistico.
Giochi mediterraneo contro spreco, parassitismo, speculazione. corruzione. gentrificazione

Base navale, militarizzazione, guerra. Taranto non è né vuole essere città di guerra. via basi militari e industrie belliche dalla nostra terra.

Taranto è solidale dalla parte della Palestina contro genocidio, deportazione sionista imperialista

Taranto dice no a razzismo e reimigrazione, lottiamo uniti con i migranti nel nome di Bakari Sako.      Meloni vattene da Taranto il 21 agosto e da Bari il 4 settembre

Presidio manifestazione a Taranto il 21 agosto

Siamo tutti e tutte promotori, organizzatori, manifestanti antagonisti
 

A cura di 

Slai Cobas Taranto 

Cobas lavoro privato Brindisi
info WA 3475301704 



Milano, prima applicazione del Decreto Sicurezza: 43 multe fino a 2.400 euro per aver gridato in corteo - Massima solidarietà

È la prima volta che accade a Milano da quando è in vigore, e per questo va guardata da vicino. 

La Digos ha notificato 43 sanzioni amministrative, fino a 2.400 euro ciascuna, alle persone identificate durante due cortei non autorizzati della scorsa primavera. La contestazione è l’articolo 654 del Codice Penale, “grida e manifestazioni sediziose”. Si viene puniti, cioè, per gli slogan e i cori scanditi in piazza.

La notizia è nel meccanismo, non solo nella cifra. La norma sulle “grida sediziose” nasce nel ventennio fascista e viene depenalizzata a fine anni Novanta, sopravvivendo come illecito amministrativo minore, con un’ammenda che andava da 103 a 619 euro. Lo scorso febbraio, il Decreto Sicurezza del governo Meloni ha quadruplicato quella forbice, portandola da 400 a 2.400 euro. Questa pioggia di multe è la prima applicazione in città della norma inasprita: un provvedimento residuale, quasi dimenticato, riesumato e reso concretamente utilizzabile contro chi manifesta.

I due cortei presi di mira

Il 13 maggio , a Città Studi, le persone erano scese in corteo in solidarietà con chi è stato colpito dall’inchiesta sul 22 settembre 2025 (l’ultima tranche: dieci misure, sette ai domiciliari e tre con obbligo

A proposito della strage di Marcinelle, la memoria storica al servizio del presente

Lo facciamo nel 70° della strage perché quanto successo alla cerimonia di commemorazione è lo specchio da un lato del sistema capitalista e dall'altro l'avanzare della "guerra" e del razzismo ai lavoratori, i migranti, a livello globale lanciata dai governi reazionari e fascisti e in particolare dal fascista governo Meloni. E quanto successo a Marcinelle ne è la spiegazione. Partiamo dalla contestazione a La Russa e l'attacco alla CGIL:

Marcinelle, scontro tra FdI e Cgil: i belgi voltano le spalle a La Russa

di Fabrizio Caccia

La cerimonia a 70 anni dalla strage. Fidanza: vergogna, stava leggendo il messaggio di Mattarella. Meloni si associa. Ma Landini nega: «Non siamo stati noi». E un sindacato rivendica il gesto

quì emergono alcune questioni: 1) il messaggio di Mattarella, che di fatto rivendica quell'accordo

domenica 9 agosto 2026

Madrid - manifestazione a Lavapiés contro il massacro a Ceuta - corrispondenza da Madrid

Madrid: concentración en Lavapiés contra la masacre en Ceuta

A seguir Posición de los Comités Revolucionarios ante la nueva masacre en Ceuta

Corresponsal en Madrid

Movilización en el barrio de Lavapiés

El movimiento antirracista de Madrid convocó una concentración el martes 4 de agosto para denunciar la política migratoria del imperialismo español, responsable directo del fallecimiento en la frontera de Ceuta de unas 141 personas, según ha calculado la organización Caminando Fronteras.

En la concentración se denunció la situación extrema en la que se encuentran los migrantes que permanecen en Ceuta y se exigió la habilitación de espacios dignos de acogida, dotados de los recursos necesarios para atenderlos. También se denunció el auge del racismo y la xenofobia al tiempo que se exigió la apertura urgente de vías legales y seguras para migrar.

Movilización en el barrio de Lavapiés. Fuente: corresponsal en Madrid
da servireelpueblo

Posición de los Comités Revolucionarios ante la nueva masacre en Ceuta

6 de agosto de 2026

El pasado 31 de julio, miles de personas procedentes principalmente de Marruecos, asaltaron los muros de Ceuta (y en menor medida, de Melilla) con el objetivo de dejar atrás una vida miseria y prosperar en Europa. La respuesta del Estado español fue cerrar las fronteras, acosar y negar cualquier tipo de ayuda a los migrantes que trataban de cruzar la frontera. Como consecuencia de esto, ya se han contabilizado al menos 142 cadáveres de personas ahogadas. Posteriormente, las fuerzas represivas del Estado español estuvieron dando caza y deportando a todos los migrantes que pudieron dentro de la ciudad.

El imperialismo español es el responsable de todas estas muertes

Libertà per il compagno Misir Besra e per tutti i prigionieri politici in India

Segue traduzione in Italiano

FREE COMRADE MISIR BESRA AND ALL POLITICAL PRISONERS IN INDIA!

a joint statement published by REBEL! on the 3rd of August.

On Tuesday the 28th of July, the reactionary Indian state announced the arrest of the last standing member of the Central Committee of the Communist Party of India (Maoist), comrade Misir Besra. With this, it claims the end of the century-old revolutionary Communist movement in India. In press images they brought out comrade Misir Besra out with a hood over his head and chained, perhaps in an attempt to intimidate the masses and humiliate the fighter who stood for them. To show them that this is the fate that awaits anyone who dares to resist the fascist state’s “Samadhan Prahar” offensive.

What they continue to forget is that the movement derives its strength not from the subjective will of a few brave souls but the objective suffering of the billion-strong Indian masses. Jharkhand is one of the poorest states in India, despite holding 40% of its mineral resources. This is because of the extractive semi-feudal, semi-colonial system in India, which rests on the caste oppression of the Adivasi people of India, and siphons off their wealth to a handful of billionaires. Since India is oppressed by imperialism (principally western imperialism), ultimately this wealth serves to enrich their foreign masters. To drive the Adivasis off their land and make it available for mineral extraction, the state is ready to use private armies alongside its paramilitary forces to genocide, rape and pillage countless villages, with only the CPI (Maoist) to defend them. Anyone who supports the just struggle of the Adivasi people for their jal-jangal-jameen (water, forests, and land) is branded a Maoist and incarcerated or even executed, without any due process.

All this reveals is the old state’s own fear of losing its grip on the people, as the discontent of the Indian masses intensifies amid continuing crisis in the world imperialist system. This is why it uses Israeli drones against the Adivasi people’s resistance, pellet guns against student protesters, and draconian laws like the UAPA against democratic activists. The decrepit Indian state can do its best to suppress the masses, but the objective development of history will seal its fate in the trash heap.

We stand firm in our continued solidarity with the revolutionaries in India and demand the immediate and unconditional release of comrade Misir Besra!

FREE COMRADE MISIR BESRA AND ALL POLITICAL PRISONERS IN INDIA!
DOWN WITH BRAHMANICAL HINDUTVA FASCISM!
JAL-JANGAL-JAMEEN FOR THE ADIVASI PEOPLE OF INDIA!

(Signatories: Revolutionaire Actie, Inquilabi, RFL, Balikbayan, Lestari Bergerak)

Via la Meloni da Taranto il 21 agosto - da Bari il 4 settembre

Comunicato stampa e a tutti gli interessati

Crisi Ilva - lavoro salario sicurezza salute investimenti alternativi modello di sviluppo anticapitalistico. 

Giochi mediterraneo contro spreco parassitismo speculazione corruzione gentrificazione base navale militarizzazione  guerra.  

Taranto non è né vuole essere città di guerra via basi militari e industrie belliche dalla nostra terra.   

Taranto è solidale dalla parte della palestina contro genocidio deportazione sionista imperialista  

Taranto dice no a razzismo e rei migrazione lottiamo uniti con i migranti nel nome di bakary sako      Meloni vattene da Taranto il 21 agosto e da Bari il 4 settembre    

 il 13 inoltreremo il permesso per il presidio manifestazione a Taranto il 21 agosto   

siamo tutti e tutte promotori organizzatori manifestanti antagonisti      

 a cura di Slai Cobas Taranto - Cobas lavoro privato Brindisi

info WA 3475301704

Altri 6 morti sul lavoro mentre il governo toglie responsabilità alle imprese

Padroni assassini e governo complice che li favorisce, protegge 

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Sei lavoratori morti in una settimana mentre il governo prepara una riforma che abolisce la responsabilità delle aziende per gli illeciti delle imprese appaltatrici, disincentivando la giustizia e proteggendo i grandi gruppi economici a scapito dei lavoratori più vulnerabili.

sabato 8 agosto 2026

Ceuta - Se non c'era, la Meloni se la sarebbe inventata... Un'operazione sciacallesca che va smascherata e combattuta

L'operazione sciacallesca, totalmente fuori da ogni norma sia italiana che europea, che sta facendo la Meloni sulla questione Ceuta/migranti, qualsiasi persona di buon senso comprende che si tratta di una ignobile campagna puramente di autopropaganda, soprattutto in funzione delle elezioni del prossimo anno in cui dovrebbe "vincere" chi è più a destra della destra, e dell'imbarazzante tentativo della Meloni di avere voce in capitolo in Europa. Si potrebbe dire che Ceuta è giunta al momento opportuno, se non c'era, l'avrebbe inventata.

A questa campagna danno una mano, e non solo, anche i "sondaggi" ad hoc, che in realtà fanno una operazione falsa e sporca. Mettono in un unico calderone le persone; ricchi, poveri, borghesucci, proletari, politicanti, gente normale, ecc., e le individualizzano (cosa che nella società borghese divisa in classi non ha alcun senso; le persone contano quando sono in movimento come settori sociali). Si tratta, quindi, di sondaggi che non rispecchiano i sentimenti, le idee della maggioranza delle masse popolari, dei lavoratori, dei giovani, delle donne; ma al contrario servono per influenzare la cosiddetta "opinione pubblica" (termine altrettanto ambiguo e senza senso concreto), per imporre le idee, l'humus della classe dominante e oggi per imporre le concezioni dei fascisti, razzisti che stanno al governo. Idee vecchie e rinnovate nella fase odierna di guerre imperialiste e conflitti inter-imperialisti - in cui l'"Occidente" è buono e avanzato, i popoli oppressi sono tout court retrogradi, terroristi, incivili, ecc. ecc. In questo, gli immigrati sarebbero l'espressione più pericolosa e invasiva dei "nostri valori", per cui i pochi ammessi nei nostri paesi sarebbero - come scrive Valditara nelle sue circolari su quali studenti stranieri possono essere ammessi nelle scuole - quelli che si sottomettono al "norma" che dice che "l'integrazione e l'inserimento devono avvenire dentro un sistema di regole e valori precostituiti, con la cultura dell'Occidente definita come perno intorno a cui far ruotare la formazione della cittadinanza"; inevitabilmente a questo si accompagna la casistica dei divieti "come la stretta su burqa e niqab inserita nel disegno di legge "Sicurezza" e "nuove circolari per imporre tetti rigidi alla presenza di alunni stranieri nelle classi" (Dall'articolo di Katia Ricchia su Il manifesto di oggi). 

Ma mentre i divieti, i "decreti sicurezza" trovano comunque delle opposizione tra settori di giovani, tra le masse, sia pur non quella che servirebbe, e Meloni e i suoi ministri lo sanno, questi fascisti puntano più sulla propaganda, sul "terrorismo ideologico". 

In questo senso riprendiamo l'ultima parte di un articolo "Ceuta e l'umanità ammessa" di Alessandra Algostino. 

"...IL MIGRANTE è visto come clandestino, termine che evoca oscure paure e ha il suo risvolto istituzionale nel suo inserimento nello spazio della sicurezza: una sicurezza, ça va sans dire, intesa come ordine pubblico. Negli anni la figura si dilata: dal clandestino allo straniero tout court (immancabile soggetto dei pacchetti in tema di sicurezza), sino a ricomprendere il richiedente asilo, sospettato di frode

Quando Guccini canta Bella Ciao e... noi faremo la resistenza



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venerdì 7 agosto 2026

"GLI OPERAI NON C’ENTRANO NULLA CON LE MORTI PER CANCRO" - Una nota sull'Ilva da 'Operai contro' - su cui in generale concordiamo nella denuncia, ma con alcune necessarie precisazioni

 Posted by Operai Contro 2 6 Agosto 2026

OC - "...La sentenza della Corte d’appello di Milano ha immediatamente scatenato ancora una volta la solita falsa diatriba su quale debba prevalere fra il diritto al lavoro e il diritto alla salute. Da una parte coloro che vengono genericamente e superficialmente definiti “ambientalisti”, spesso solo genitori che hanno perduto figli in tenera o giovane età, ammalati di una delle più disparate forme di cancro o di altre malattie incurabili, accusati di non tenere conto delle necessità occupazionali di migliaia di lavoratori. Dall’altra, messi insieme in un confuso minestrone, i sindacati (ai quali vengono con altrettanta faciloneria associati gli operai), il sindaco di Taranto, politici di varia estrazione, il governo regionale, il governo nazionale, tutti accusati di sacrificare sull’altare dell’occupazione la salute degli abitanti di una intera città..."

Tarantocontro - precisiamo: "il "confuso calderone", in particolare i sindacati confederali + Usb, non si occupa neanche dell'occupazione degli operai; in questi anni, in tutti i Tavoli romani non ha portato, non si è battuto per una difesa dell'occupazione, portando, in opposizione ai piani del governo, dei padroni, delle Istituzioni locali, obiettivi precisi in difesa dei posti di lavoro, del salario e della sicurezza e salute degli stessi operai (solo ora, messi alle strette, Fim, Fiom, Uilm hanno presentato una "piattaforma" che da un lato risente della "Piattaforma operaia" dello Slai cobas sc, dall'altra però è ancora troppo generica ed equivoca, Si tratta, quindi, di una contrapposizione (salute-lavoro)  falsa, che passa sulla testa degli operai, e, attenzione, anche su quella degli abitanti di Taranto, dei quartieri inquinati. Perchè anche qui non bisogna fare un "confuso calderone", gli "ambientalisti" sono soprattutto organizzazioni, associazioni (gli stessi "genitori tarantini" è una associazione, non si tratta di "solo genitori che hanno perduto i figli..."); gli abitanti dei quartieri inquinati partecipano a volte e in pochi ad alcune iniziative degli ambientalisti, ma la maggiorparte di loro (che spesso ha in famiglia un morto per tumore e un lavoratore Ilva o appalto Ilva) non fa una contrapposizione tra salute e lavoro, non accusa gli operai,

OC - "A noi delle parti in causa interessano in primo luogo e soprattutto gli operai. Senza che nessuno domandi un parere diretto a essi, gli operai vengono etichettati come egoisti, interessati solo al posto di lavoro, menefreghisti della salute collettiva. E invece no, gli operai tarantini, che vivono a immediato e diretto contatto con le fonti di inquinamento e sono stati e rimangono i primi e in maggior numero ad ammalarsi e a morire, non hanno mai accettato lo scambio “o il lavoro o la salute”. Gli operai sanno bene che ad ammazzarli e ad ammalarli è sempre stata la pressione produttiva del padrone per fare profitti ad ogni costo, qualsiasi nome il padrone abbia avuto: Stato con l’Italsider, Riva con l’Ilva, Mittal e i suoi azionisti con l’ArcelorMittal, di nuovo lo Stato con le due amministrazioni straordinarie. Tale pressione si realizza, oltre che con la diminuzione del personale in ogni postazione lavorativa, l’uso di macchinari vecchi e fuori norma e tempi di lavoro frenetici, anche attraverso la produzione con tecnologie inquinanti e l’incuria completa delle condizioni lavorative e ambientali. Tutto è sempre stato finalizzato a ridurre i costi e aumentare la produttività oltre ogni limite. E per gli operai minacce e ricatti: “O lavori a queste condizioni o sei fuori”. Perciò gli operai sono i primi a odiare il lavoro a cui sono costretti e le condizioni ambientali che sono obbligati a subire. Della schiavitù salariale cui sono forzati farebbero volentieri a meno, se l’accettano è perché non hanno trovato e non hanno di meglio per sopravvivere. E nessuno mai ha garantito agli operai il diritto al lavoro, quando non sono serviti più sono stati buttati fuori senza tanti complimenti.

Tarantocontro - Precisiamo: non è giusto, nè vero, presentare gli operai solo come quelli che hanno dovuto subire. Soprattutto negli anni passati, prima del famoso 2012, gli operai Ilva hanno lottato eccome, hanno bloccato gli impianti (es. il convertitore) che potevano causare tanti morti in fabbrica, sono stati i primi a lottare contro i "parchi minerali" e ad imporre soluzioni, certo poi risolte dal padrone in modo molto molto parziale; hanno fatto, soprattutto i lavoratori degli appalti con lo Slai cobas una grande lotta sull'amianto, esemplare a livello nazionale, ecc. ecc.; questi operai hanno tante volte segnalato, denunciato anche alle Istituzioni - e per questo sono stati puniti, declassati, spostati di reparto, anche licenziati. Leggete anche le testimonianze dure e precise rese al processo "Ambiente svenduto" di 1° grado... Ma questi operai sono stati lasciati soli, ricattati dai padroni, intimoriti dagli stessi sindacati confederali, ignorati dalle Istituzioni (intervenuti il più delle volte solo a fronte di infortuni). Ma sono stati lasciati soli non solo dai sindacati, ma anche dagli "ambientalisti", per cui gli operai erano "fantasmi" e poi sono diventati "colpevoli". 

OC
- "Non hanno scelto gli operai tarantini di lavorare in un ambiente inquinato e inquinante, non hanno deciso essi di dover produrre, oltre all’acciaio, anche polveri, fumi e gas inquinanti. Non è colpa degli operai se dalla fabbrica tarantina escono veleni che fanno ammalare e morire centinaia di innocenti bambini. Non hanno deciso loro che l’inquinamento interno ed esterno alla fabbrica è il prezzo da pagare alla corsa al profitto da parte dei padroni. Non hanno voluto loro che il vantaggio per pochi azionisti e dirigenti causasse il massacro sociale derivante dalla messa a rischio della vita e della salute di migliaia di operai e di semplici persone. Non è dipesa da loro scelte la sentenza della Corte d’appello di Milano. Perciò non difendono a spada tratta lo stabilimento siderurgico di Taranto così com’è e non spetta a loro decidere come rimetterlo in sesto. Nessuno ha chiesto il loro parere sulle ristrutturazioni attuate negli ultimi anni, sui continui licenziamenti e sulle corse infinite alla cassa integrazione. Non l’ha fatto ArcelorMittal e non l’ha fatto lo Stato italiano che adesso gestisce le due imprese in As. Così come, se un domani si concretizzerà la vendita dell’ex Ilva, non lo farà né l’americano Flacks Group né l’indiano Jindal né qualsiasi altro compratore".

Tarantocontro - "non è dipeso dagli operai..." - E' vero. Però una forte denuncia va fatta sui sindacati confederali. E qui, invece, manca. Sono questi sindacati, i loro delegati, gli Rls che avrebbero dovuto e potuto fare una battaglia seria su sicurezza, salute, ambiente. Non l'hanno fatta. Non solo, hanno contrastato fortemente lo Slai cobas sulla sua battaglia per una postazione fissa ispettiva dentro la fabbrica; non l'hanno sostenuto nella battaglia contro l'amianto; in un importante infortunio mortale gli operai si sono rivolti, appena accaduta la morte, allo Slai cobas non al proprio Rls o delegato a cui, d'altra parte, avevano già denunciato la situazione di pericolo senza ottenere risposte - e nel processo che seguì per questa morte, lo Slai cobas ha dovuto denunciare anche gli Rls. Questi sindacati hanno silenziato, boicottato la formazione della Rete nazionale per la sicurezza e la salute in fabbrica e sul territorio, promossa dallo Slai cobas e da alcuni operai e familiari di operai morti; ecc. 
Gli operai non sono una entità astratta, contano quando sono organizzati, e i sindacati dovrebbero servire per questo. Quando invece i sindacati agiscono per frenare, impedire la ribellione e la lotta degli operai, allora non solo non ci sono ma fanno grossi danni. E' questo va detto. Altrimenti, anche non volendo, si fa demagogia sugli "operai"

OC - E allora il problema lo risolva chi lo ha creato. Agli operai va bene continuare a lavorare, tutti, nessuno escluso, anche quelli di Ilva in As, in un ambiente perfettamente risanato. Ma va anche bene che l’Ilva chiuda, a patto che tutti, nessuno escluso, anche quelli di Ilva in As, possano riscuotere, messo per iscritto, il salario pieno fino alla pensione. Va bene pure che la produzione venga riconvertita dall’acciaio ad altre merci, purché ci sia lavoro per tutti, anche per quelli di Ilva in As, e senza che nessuno perda diritti salariali e normativi già acquisiti. Per questi obiettivi sono disposti a mobilitarsi, non per altri che passino, ancora una volta, sui loro livelli occupazionali, sui loro salari, sulla loro pelle e sulla loro salute.

Tarantocontro - OC fa una mera fotografia delle "soluzioni" tra gli operai. Ma le avanguardie non possono fare un "calderone": "va bene questo... quest'altro... purchè..."; gli operai in questo modo vengono visti in attesa degli eventi, e non come necessari protagonisti del presente e del futuro. Nello stesso tempo, non va bene qualsiasi soluzione purchè salvaguardi lavoro e salario - noi contrastiamo, per esempio, le proposte dell'Usb di far lavorare gli operai in Lavoro di pubblica utilità; nè va bene spargere illusioni - come il "salario pieno fino alla pensione" - la media di età tra gli operai è sui 50 anni, quanti anni lo Stato dovrebbe dar loro salario senza lavoro?. D'altra parte noi non siamo d'accordo per situazioni di fuoruscita da questa grande fabbrica attraverso incentivi, decenni di cassintegrazione (come è successo agli ex lavoratori Belleli), se accadesse, quegli operai non interessano più alla lotta di classe, non servirebbero a migliorare la situazione per le masse popolari di Taranto; e, allora, non possono interessare neanche a noi.

Anche sulle possibilità alternative all'Ilva, al di là dei 17 (?) progetti fumosi propagandati almeno da due anni dal Comune di Taranto e dal governo, se chiude la grande fabbrica, altre fabbriche chiudono o non hanno interesse a insediarsi a Taranto  - su questo invitiamo a leggere l'articolo: https://tarantocontro.blogspot.com/2026/08/alla-stellantis-oggi-e-allilva-domani.html

Stellantis Melfi: “Chi si è licenziato, ora si pente” - Esodo incentivato, licenziamento mascherato... Una via sbagliata e perdente per i lavoratori

Stellantis Melfi: “Chi si è licenziato, ora si pente”
Dialogo in spiaggia con l’operaio: “Lucania amara, dobbiamo combattere per il lavoro”
“Ora è il momento delle ferie, proviamo a rilassarci”, confessa un operaio di Melfi incrociato sotto l’ombrellone, a Margherita di Savoia. Qualche giorno prima di “rientrare in fabbrica” se ne riparlerà. Non si sottrae però al confronto, ad un’analisi in prospettiva. E la mente va sempre lì… “Il lavoro è troppo importante in questa Lucania amara – osserva – tra di noi chi si è licenziato con l’incentivo all’esodo ora se ne pente.

Chi ha 55, 56 anni, è ancora troppo giovane per la pensione, vedo molti farsi la stagione per racimolare qualcosa, a fini contributivi. Se potevano tornare indietro, molti di loro, non si licenziavano”. E ancora: “Se avessero preso ‘malattia per stress da lavoro’, invece di licenziarsi, ora sarebbero ancora in fabbrica. Il lavoro è l’unica cosa insostituibile nella vita, il resto passa, cambia forma, se ne va…”. Dibattito profondo, opinabile, ma sincero. “Quando rientreremo dalle ferie – prosegue – inizierà una nuova stagione, dovremo combattere per il lavoro, pretendere certezze, giù a San Nicola di Melfi”. Le voci di un ridimensionamento fino a “duemila unità” nella fabbrica madre, fanno paura. “Non si può accettare una prospettiva del genere, bisogna combattere, tenere alta la guardia”.

Dalla fabbrica madre all’Indotto. “Abbiamo visto in questi anni tante fabbriche chiudere, non si può accettare una debacle del genere, tanti giovani ora per strada, i sindacati facciano fino in fondo la loro

Cento migranti sbarcati a Lampedusa - infosolidale

Partiti da Libia e Tunisia, soccorsi su due gommoni e un barchino di sette metri

Due sono stati portati al Poliambulatorio di contrada Grecale per controlli medici. Tutti gli altri sono stati accompagnati all'hotspot

06 Agosto 2026, 10:59

Hotspot Lampedusa

Hotspot Lampedusa

Cento migranti sono sbarcati a Lampedusa dopo che le motovedette di Frontex e della guardia costiera hanno soccorso due gommoni e un barchino di sette metri. Due imbarcazioni sono salpate da Khoms e Tajura in Libia, l'altra da Sfax in Tunisia. La maggior parte dei migranti ha detto di voler restare in Italia, altri di voler raggiungere Germania, Paesi Bassi e Regno Unito.

Due migranti sono stati portati al Poliambulatorio di contrada Grecale per controlli medici. Tutti gli altri sono stati accompagnati all'hotspot dove, dopo il trasferimento di ieri sera di 69 ospiti, al momento, ci sono 126 persone.

Engels in India oggi - Friedrich Engels contro Opportunismo e revisionismo

 traduzione ufficiosa

Friedrich Engels contro Opportunismo e revisionismo

Della redazione di Nazariya, 5 agosto 2026

La lotta contro opportunismo-liquidationismo-revisionismo è stata una battaglia costante in cui i comunisti si sono impegnati fin da quando, negli anni 60 dell’Ottocento,la formazione di partiti del proletariato è diventata la tendenza generale. Karl Marx e Friedrich Engels, che per tutta la vita hanno combattuto contro la piccola borghesia e la sua influenza ideologica sul movimento operaio, si trovarono coinvolti in questa lotta, nuova nell'era dei partiti proletari. Nella prima metà della loro vita politica, erano il riformismo, il socialismo utopista e l'anarchismo a rappresentare l'influenza piccolo-borghese sul proletariato. Le aspre lotte di Marx ed Engels contro figure come Proudhon, Max Stirner e Michail Bakunin, nell'ambito dell'Associazione Internazionale dei Lavoratori (poi denominata Prima Internazionale Comunista), portarono all'isolamento e alla successiva espulsione di questi rappresentanti borghesi dall'organizzazione proletaria. Fu la vittoria del marxismo come verità scientifica e come ideologia del proletariato, infine formalmente riconosciuta come tale.

Nel corso di queste lotte ideologiche, Marx ed Engels orientarono le ondate rivoluzionarie che attraversarono molti paesi europei intorno al 1848, dimostrando la superiorità del marxismo rispetto ai tentativi di insurrezione anarchica di Bakunin. Verso la fine della loro vita, Marx ed Engels riconobbero prontamente che la formazione di partiti proletari in Europa rappresentava uno sviluppo positivo, pur con la consapevolezza che si sarebbe dovuta affrontare una nuova lotta contro l'ideologia piccolo-borghese. Invece di combattere il marxismo dall'esterno, l'influenza liberale piccolo-borghese sul proletariato emergeva dall'interno dei partiti proletari che agivano secondo i principi marxisti. Per lungo tempo, i due compagni si divisero i compiti quasi alla pari: Marx si concentrava sull'economia politica e sulla strategia rivoluzionaria mentre Engels si dedicava alla filosofia, agli affari militari e alle scienze. Con la scomparsa di Marx, spettò a Engels, in quanto dirigente a cui i giovani partiti proletari guardavano come riferimento, portare avanti non solo i compiti a lui assegnati, ma anche la parte di lavoro di Marx. In questo 5 agosto, ricordiamo il compagno Engels, uno dei cinque grandi maestri del marxismo-leninismo-maoismo, ripercorrendo il suo contributo storico nella lotta contro opportunismo-liquidazionismo-revisionismo e traendone ispirazione per le nostre lotte odierne.

Nel corso di circa un decennio dalla fondazione dei primi partiti nella prima metà degli anni Sessanta dell'Ottocento, questi maturarono al punto che al loro interno emersero in forme concrete lotte di linea. Il primo scontro si verificò nel 1875, quando l'Associazione Generale dei Lavoratori Tedeschi guidata da Ferdinand Lassalle si fuse con il Partito Operaio Socialdemocratico Tedesco (detto anche Eisenacher), guidato da August Bebel e Wilhelm Liebknecht, per formare il Partito Socialdemocratico Tedesco. I seguaci di Lassalle rappresentavano la piccola borghesia, aspirando a quello che Marx definiva un "socialismo di stato real-prussiano". Bebel e Liebknecht guidavano il partito di Eisenach, ispirati da Marx ed Engels e dalla Prima Internazionale, con un atteggiamento fermo contro ogni tendenza reazionaria. Da parte sua, Lassalle considerava lo stato un'organizzazione al di sopra delle classi e, sulla base di questa visione filosoficamente idealista, credeva che lo stato prussiano potesse essere utilizzato per risolvere i problemi sociali attraverso la creazione di cooperative di produttori da

da Tarantocontro - Appello alla mobilitazione per il 21 Agosto a Taranto ed il 4 Settembre a Bari

Le organizzazioni sindacali Slai Cobas sc Taranto e Cobas Lavoro privato Brindisi lanciano un appello a tutti e tutte per il 21 Agosto in occasione della inaugurazione dei Giochi del Mediterraneo e il 4 Settembre a Bari per l’assemblea nazionale di FDI  alla presenza di Giorgia Meloni, per condividere delle iniziative sul territorio. 

Il 21 Agosto a Taranto è la occasione per denunciare la drammatica situazione occupazionale che si è venuta a creare ulteriormente con la sentenza del tribunale di Milano che decreta entro 90 giorni la chiusura della area a caldo; è il momento di continuare a chiedere per Taranto tutela del lavoro, salario, sicurezza, salute in fabbrica e sul territorio degli operai ex  ilva, operai degli appalti, investimenti alternativi per un nuovo modello di sviluppo anticapitalistico costruito dal basso.
Così come si sta cercando faticosamente di fare per Brindisi con la chiusura del ciclo energetico e chimico.
Inoltre  gli ingenti investimenti per i Giochi diventeranno l’ennesima cattedrale nel deserto perché il problema che nascondono è che Comuni e province non hanno soldi per gestirli, condannandoli a morte certa.

Il 4 Settembre a Bari si svolgerà la assemblea nazionale di FDI alla presenza di Giorgia Meloni;

giovedì 6 agosto 2026

La guerra araba antisionista non è guerra religiosa, ma condizione necessaria della lotta di liberazione antisionista/antimperialista

 

“Gli estremisti israeliani vogliono occupare la Spianata delle Moschee”: la Giordania convoca una riunione d’emergenza dei Paesi arabi e musulmani

 infostampa

“Gli estremisti israeliani vogliono occupare la Spianata delle Moschee”: la Giordania convoca una riunione d’emergenza dei Paesi arabi e musulmani



"Rischio di una guerra religiosa". Il regno hashemita è allarmato per la recente campagna di reclutamento di ebrei religiosi per una speciale unità di polizia del Monte del Tempio, letta come il preludio a un'occupazione dell'area che potrebbe fomentare l'elettorato estremista nelle settimane immediatamente precedenti il voto
l’estrema destra israeliana vuole un trofeo prestigioso da mostrare agli elettori, a pochi mesi dal voto. E punta a quello più prezioso col rischio, però, di scatenare una guerra di religione che travolga tutto il mondo musulmano: l’occupazione della Spianata delle Moschee, Monte del Tempio per gli ebrei. Ne è convinta la Giordania, regno guardiano dei luoghi sacri di Gerusalemme, che così ha deciso, riporta il Guardian, di convocare una riunione urgente dei ministri degli Esteri di tutto il mondo arabo e islamico, in programma per mercoledì, per discutere come poter affrontare questa minaccia “imminente” che scatenerebbe molto probabilmente una guerra con lo Stato d’Israele.

Le frange più estremiste dell’esecutivo Netanyahu, soprattutto quelle legate al ministro per la Sicurezza