Le motivazioni della condanna a febbraio dei 12 militanti baresi:
Le motivazioni della condanna a febbraio dei 12 militanti baresi
La condanna del 12 febbraio nei confronti di 12 attivisti di CasaPound per l’aggressione di alcuni partecipanti ad un corteo antifascista è stata pronunciata per partecipazione a manifestazione fascista (e per lesioni aggravate), ma non per l’ipotesi più grave di ricostituzione del partito fascista. È quanto emerge dalle motivazioni depositate dal Tribunale di Bari (Prima sezione presidente relatore Marrone, Coscia, Lenoci) che aveva disposto pene variabili da un anno e mezzo a due anni e mezzo di reclusione, oltre che cinque assoluzioni.L’incertezza sul reato, immediatamente rilevata dagli avvocati degli imputati, deriva dal fatto che l’articolo uno della legge Scelba (quella che proibisce la ricostituzione del partito fascista) è richiamata nel capo di imputazione ma «senza che vi sia alcuna descrizione in fatto della condotta che in ipotesi potrebbe integrare la riorganizzazione del partito fascista, in quanto la condotta descritta fa riferimento al diverso reato di compimento di manifestazioni esteriori di carattere fascista, di cui all’art. 5 del testo normativo». Tuttavia, scrive il Tribunale, «nella manifestazione pubblica di tipo fascista (...) deve ravvisarsi anche un concreto pericolo di ricostituzione del partito fascista, derivante dall’emulazione da parte di altri di azioni simili poste in essere nella pubblica via ed in presenza di un vicino presidio di polizia (...) così ostentando la volontà di porre in essere la violenza come metodo di lotta politica contro gli avversari pur in presenza delle forze dell’ordine, ponendo quindi in essere una sfida aperta ai poteri dello Stato, per comprimere con metodi violenti ed antidemocratici le libertà politiche altrui ed attentare all’altrui incolumità, senza trovare alcun ostacolo nella presenza di donne e persone indifese».
Il procedimento, condotto dal procuratore Roberto Rossi, riguarda quanto avvenuto a Bari il 21 settembre 2018, quando alcuni militanti di Casapound aggredirono un gruppo di antifascisti che avevano partecipato al corteo di protesta contro la visita dell’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini. «Il comportamento violento e pubblico degli imputati - secondo il Tribunale - appare certamente volto a fare proselitismo e suscitare consenso ad un’ideologia basata sulla violenza come quella del fascismo ed a propagandare l’uso della forza come metodo di lotta politica, evocando la ricostituzione del disciolto partito fascista come pericolo concreto, in contrapposizione allo Stato democratico e così perseguendo finalità antidemocratiche proprie del partito fascista».
e modalità dell’aggressione sono state documentate attraverso le telecamere di sicurezza, che hanno poi permesso alla Digos di identificare i responsabili. «L’aver occupato platealmente una strada pubblica sbarrandone il passaggio, l’aver marciato affiancati e poi essere partiti insieme all’assalto per cercare lo scontro fisico contro avversari inermi rivendicando la propria ideologia contro l’antifascismo e la difesa del territorio immediatamente prossimo alla sede di CasaPound, sono comportamenti che costituiscono certamente una manifestazione pubblica di tipo fascista e di disprezzo delle istituzioni democratiche prevista e punita dall’articolo 5 della legge Scelba».
Il Tribunale ha condannato gli imputati a risarcire le vittime dell’aggressione oltre che Anpi, Rifondazione comunista, Comune di Bari (avvocato Alessandra Baldi) e Regione Puglia (avvocato Alessandro Russi). Gli enti hanno subito «nel proprio territorio una manifestazione tesa alla ricostituzione e all’affermazione del partito fascista».

Oggi,
16 giugno, Tarek Dridi torna finalmente in libertà dopo aver scontato
una pena tanto severa quanto ingiusta, inflittagli per i fatti
contestati in occasione della manifestazione del 5 ottobre 2024 a Roma.





