Siamo al 109° anniversario della Rivoluzione d'Ottobre in Russia.
E’ costume dei comunisti di tutto il mondo di ricordare e celebrare questo avvenimento che ha cambiato la storia del mondo, l'ha segnata ed è stata, dopo la Comune di Parigi, il primo vittorioso tentativo della classe operaia, del proletariato, di rovesciare il governo e lo Stato borghese, di fare la Rivoluzione e instaurare il nuovo potere fondato sui Soviet.
La storia della Rivoluzione d'Ottobre ha avuto un seguito e ha caratterizzato in forma significativa i primi 50 anni, in particolare del secolo scorso.
Noi siamo fortemente legati a questo avvenimento e lo consideriamo uno dei tre avvenimenti che hanno caratterizzato la storia del movimento comunista e del potere dei lavoratori, dalla Comune di Parigi alla Rivoluzione d'Ottobre, alla grande epopea della Grande Rivoluzione Culturale e Proletaria in Cina che corresse e portò avanti il grande significato della Rivoluzione d'Ottobre e in particolare la continuazione della Rivoluzione all'interno di uno Stato socialista, di uno Stato di dittatura del proletariato.
Ma non vogliamo tanto occuparci di questo ma vogliamo occuparci della via della Rivoluzione.
La Rivoluzione proletaria e socialista è per noi l'unica risposta possibile, necessaria e, in qualche maniera, efficace nei confronti del sistema imperialista in marcia verso la guerra, il fascismo, la dittatura aperta, l'oppressione, lo sfruttamento, la miseria dei proletari e dei popoli del mondo. Noi pensiamo che allora come oggi questo sia il tratto distintivo dell'azione dei comunisti - o di coloro che si dichiarino comunisti e lo vogliono essere nella pratica - dei proletari comunisti tuttora operanti in tutti i paesi del mondo.
La via della Rivoluzione d'Ottobre fu tracciata dalla grande e straordinaria opera di Lenin che applicò il marxismo alla realtà concreta della sua epoca e del suo paese e il proletariato ha tratto da questa esperienza una tappa importante del suo pensiero teorico politico e pratico, della sua strategia e tattica per conquistare il potere, il potere proletario.
Questa è l'unica strada, a chi ci dice che ci sarebbe una via elettorale pacifica per arrivare al cambiamento del potere, al rovesciamento della classe dominante, all'instaurazione di un nuovo Stato nelle mani del proletariato e, attraverso la sua dittatura ed egemonia, il potere alle masse popolari, noi diciamo che la storia ha dimostrato che altre strade non ci sono state, che tutti coloro che hanno perseguito la via elettorale o non hanno raggiunto l'obiettivo della trasformazione sociale o nella maggior parte dei casi sono entrati nel sistema e nei governi borghesi e hanno contribuito al rafforzamento del capitalismo e dell'imperialismo e non certo al suo arrovesciamento e al miglioramento strategico delle condizioni di vita del proletariato e delle masse. Quindi questo è il primo punto caratteristico che ci distingue da ogni forma di revisionismo e da ogni forma di riformismo, sia quello “cattivo” che è visibile ad occhio nudo, come alleato del padrone, alleato della classe dominante, alleato della borghesia a livello nazionale e internazionale, sia quello che in quanto perseguitore di questa strada, parla di miglioramenti, ma in realtà apre la strada alla reazione fascista, alla dittatura aperta della classe dominante che matura in particolare nel periodo dell'imperialismo quando il governo e gli Stati imperialisti, espressione della classe dominante, marciano verso le guerre e richiedono un regime interno che sia uno Stato di guerra che non può essere che uno Stato di dittatura, un sistema globale di dominio che chiamiamo fascismo.
Il primo problema per gli operai, i lavoratori oggi o per coloro che vogliono un cambiamento radicale o che si dicono rivoluzionari, è ritrovare la via dell'Ottobre applicata alle condizioni concrete degli Stati capitalisti e imperialisti oggi. La via dell'Ottobre significa la via per impedire la guerra imperialista o, se essa avviene, per trasformarla in rivoluzione socialista, così è stato l'Ottobre rosso.
La via dell'Ottobre significa anche indicare ai proletari e ai popoli oppressi del mondo il modo e la strada per che si sviluppi l'unità internazionale dei proletari e dei popoli oppressi.
Naturalmente in questa unità tra il proletariato dei paesi capitalisti e imperialisti e le masse, i proletari e le masse oppresse dei paesi oppressi dall'imperialismo, la strategia politica e militare del proletariato si è arricchita dei contributi della rivoluzione cinese e del suo prodotto teorico che è il maoismo.
Il maoismo è la terza tappa della scienza rivoluzionaria del proletariato che cammina sulle gambe il pensiero di Marx, Lenin e Mao Zedong che naturalmente non sono delle “ricette” ma sono gli strumenti perché i comunisti del loro tempo, i proletari del loro tempo, impugnando questa scienza rivoluzionaria verificata, la traducano e la sviluppino nel concreto dell'epoca storica che attraversano.
Tornando alla vittoria dell'Ottobre non possiamo che indicare le tre pietre miliari di questa vittoria: innanzitutto il partito.
Il proletariato senza un suo partito autonomo e distinto dai partiti borghesi, riformisti, delle altre classi sociali e in particolare libero dalle influenze della piccola borghesia che tenta ripetutamente nei movimenti sociali di essere la classe di riferimento degli oppressi per asservirli a soluzioni che non cambiano la natura del sistema, il proletariato deve avere il suo partito che è il reparto d'avanguardia degli operai e dei lavoratori, cioè che raccoglie i figli migliori, quelli forgiati nel fuoco della lotta e nello studio applicativo della teoria della rivoluzione. Il partito è il centro della battaglia anche odierna perché senza partito niente Rivoluzione e senza Rivoluzione non potremmo né fermare la guerra, né trasformarla in guerra rivoluzionaria nel caso che essa scoppi, né rovesciare l'imperialismo e le sue classi dominanti, i suoi governi, i suoi Stati che scaricano sui proletari la crisi del sistema imperialista e capitalista ed eternizzano, attraverso la loro dittatura, il sistema che produce le guerre, il fascismo, la miseria, lo sfruttamento, l'oppressione.
Oggi il problema è ricostruire il partito comunista come partito della classe operaia, del proletariato avanzato e punto di riferimento di tutti coloro che si ribellano e vogliono trasformare lo stato di cose esistenti.
Lenin nel “Che fare?” ci insegna ancora oggi come costruire il partito della classe operaia, di quali mali il proletariato e i comunisti si devono liberare per poter costruire il partito e se si analizzano i mali indicati da Lenin noi vediamo che questi mali dominano ancora oggi nel movimento di opposizione agli Stati e ai governi, sotto tutte le latitudini e in particolare nei paesi capitalisti e imperialisti e, in particolare ancora, nel nostro paese.
I mali sono innanzitutto l'economismo e il movimentismo, i mali sono non concepire il partito del proletariato come costruito nel fuoco della lotta di classe e in stretto legame con le masse, come reparto di avanguardia della classe più rivoluzionaria della storia - e che tuttora risulta essere la classe più rivoluzionaria della storia indipendentemente dal suo comportamento e dal suo livello di coscienza attuale - ma come unica possibilità storica di rovesciare lo stato di cose esistenti e cambiare la natura del potere e del sistema in Italia e nel mondo.
Ma il partito del proletariato deve dotarsi di una strategia, una tattica per vincere la sua battaglia applicata alla realtà del paese in cui vive, applicata all'epoca in cui vive, che non è una mera riproduzione della Rivoluzione d'Ottobre, questo lo diciamo tutti e noi per primi lo riconosciamo, ma una cosa è dire e analizzare le novità su questa via, una cosa è negare questa via in nome delle novità. Ed è questo quello che prevale nel movimento, anche quello meglio ispirato, anche quello che intende cambiare lo stato di cose esistenti, anche quello che si definisce comunista e rivoluzionario.
La strategia e la tattica adattata a un paese come il nostro, che abbia al centro la classe operaia, non può che essere quella della trasformazione. Trasformare il movimento esistente, guidarlo, attraverso la trasformazione, all'obiettivo della conquista del potere politico. La trasformazione, dice Lenin, dello sciopero economico in sciopero politico e la trasformazione dello sciopero politico in insurrezione.
Non c'è alcuna strategia, tattica che evidentemente deve essere basata su un'analisi della situazione concreta, sulla storia concreta del proletariato e del paese in cui il proletariato opera, sull'esperienza storica, facendo un bilancio di avanzamenti e sconfitte che in tutti i paesi il proletariato ha subito, compreso il nostro. Un bilancio del movimento comunista, in particolare dagli anni che vanno dalla fondazione del partito comunista nel 1921, a oggi che non c'è più un partito comunista nel nostro paese, se non un insieme di forze, compagni, gruppi - tra cui noi - che lavora per ricostruirlo.
Tutto questo non può che sfociare nell'individuazione delle forme e modi in cui oggi noi realizziamo la strategia della trasformazione dello sciopero economico, sciopero politico e dello sciopero politico in insurrezione.
L'insurrezione è l'arma per conquistare alla fine il potere proletario, questo sotto tutte le latitudini e l'insurrezione è una rivoluzione armata in cui le masse in armi rovesciano, combattono lo Stato che è essenzialmente il reparto armato della classe dominante e conquistano politicamente, militarmente e alla fine istituzionalmente, il potere, fondato sull'effettivo potere proletario, in cui gli operai sono effettivamente al comando dello Stato - la sua parte più cosciente naturalmente - e attraverso lo Stato costruiscono l'alternativa nazionale e internazionale al sistema capitalista imperialista che chiamiamo socialismo, dittatura del proletariato, vale a dire potere che impedisce alla classe borghese di ricostruirsi e di avere la possibilità di riprenderlo, e quindi è molto repressivo per così dire nei confronti delle classi dominanti e i suoi agenti e invece raggiunge la massima democrazia proletaria che permette effettivamente ai proletari e alle masse popolari di comandare, di decidere il destino di un paese, le scelte economiche e politiche del proprio paese. Lenin è attraverso l'analisi di cosa è lo Stato nella sua fondamentale opera “Stato e rivoluzione” che arma l'avanguardia operaia, i comunisti, delle armi teoriche della coscienza scientifica di quello che lo Stato è e di come lo rovesciarlo.
La Rivoluzione d'Ottobre è avvenuta nel cuore della nascita e sviluppo dell'imperialismo che è la fase superiore del capitale monopolistico e l'anticamera del socialismo, “fase superiore” nel senso che esso si basa sempre sulle leggi del capitalismo, non è altra cosa del capitalismo, allo stadio del suo livello superiore, globalizzato, di sistema mondiale, con caratteristiche che restano ancora fondamentalmente le stesse, sia pure attraverso le enormi trasformazioni economiche, politiche, scientifiche e pratiche che lo stesso capitalismo ha avuto.
L'imperialismo è anche l'ingresso dei proletari e dei popoli di tutto il mondo nel grande torrente del sistema mondiale e quindi pone le condizioni per l'unità tra proletari dei paesi imperialisti, dei paesi più sviluppati e i proletari e i popoli oppressi del resto del mondo.
Però, alla fine di tutto, la Rivoluzione è l'aspetto principale, la Rivoluzione nel suo cammino ha come avversario principale oltre che la classe dominante, i suoi servi, perché all'interno del movimento proletario e popolare si sviluppano tendenze che si dicono di opposizione o rivoluzionarie che impediscono, indeboliscono e estremizzano la linea del proletariato necessaria alla conquista del potere.
Quindi noi dobbiamo guardarci dal revisionismo e dal riformismo come nemico principale ma dobbiamo tenere molto d'occhio nelle nostre fila nel movimento rivoluzionario, un ostacolo obiettivo affinché il proletariato svolga la sua politica proletaria e rivoluzionaria rappresentata da gruppi che si dicono comunisti o rivoluzionari ma perseguono con i loro teorie, con i loro metodi diciamo una via diversa dalla rivoluzione proletaria e socialista.
Tutto questo è più che mai valido oggi e su questo diciamo bisogna unire le avanguardie operaie, innanzitutto, farle scaturire dalla lotta di classe e conquistarla per unirle e nello stesso tempo attrarre nelle file del partito da ricostituire i giovani e tutti coloro che assumono la scienza della Rivoluzione, la scelta della Rivoluzione, la strategia e la tattica della Rivoluzione come loro ragione di vita e come sbocco possibile ai movimenti e a quello che essi hanno generato.
Ricordare l'Ottobre significa lottare oggi per una Rivoluzione proletaria e socialista.















