lunedì 21 settembre 2026

pc 21 settembre – Dal bollo alla carta della povertà: la campagna elettorale della fascista Meloni da una meschinità all’altra…

 


Dopo la sparata sulla finta abolizione del bollo auto, considerata una vera barzelletta, arriva l’altra trovata elettorale della Meloni, quella della carta dei poveri chiamata Dedicata a te (!!!), come riporta il Fatto quotidiano di oggi.

Questa novità è stata presentata dal cognato della Meloni, Lollobrigida, che ci tiene subito a sottolineare che è anche un "aiuto alle imprese" della filiera italiana. E ti pareva! Questi lecchini dei padroni non perdono occasione per genuflettersi!

Ma non perdono nemmeno l’occasione di dimostrare tutta la loro capacità di sparare balle.

“Le statistiche aggiornate dell’Inps dicono che quelli con indicatore della situazione economica equivalente sotto i 15mila euro erano, nel 2025, 5,6 milioni. Cinque volte i beneficiari della card distribuita dai Comuni.”

Questa misura invece “raggiunge solo 1,17 milioni di nuclei sui 2,9 milioni con Isee sotto 15mila euro e almeno 3 componenti”  Nella sostanza “l’intervento diventa biennale. E la sorpresa è che, dopo i primi 500 euro che arriveranno ai beneficiari a partire dal 4 novembre di quest’anno, la seconda tranche sarà versata nell’aprile 2027.” Che è probabilmente il mese in cui si potrebbe, guarda caso, andare a votare!

Ma perché la carta povertà si sdoppia?  “Ufficialmente ‘per concentrare gli interventi in una fase di difficoltà’. E per evitare eventuali inceppamenti anche in questa farsa, ili meccanismo sarà automatico, e pure la ministra del lavoro (inesistente, povero, ecc. ecc.) Calderone ha detto che è contenta.

Lottare anche contro questi aspetti del governo moderno fascista a guida Meloni è fondamentale e su questo riproponiamo la nostra posizione espressa nel seguente articolo:

https://proletaricomunisti.blogspot.com/2026/09/a-partire-dal-4-settembre-contro-il.html

pc 21 settembre - INDIA: 10 condanne a morte per gli imputati dell'attacco di Jhiram Ghati accusati di essere maoisti

Il fascismo indù di Narendra Modi continua la sua azione contro chiunque si opponga ai massacri degli adivasi e alla reazione 

Il tribunale speciale NIA nel distretto di Bastar, Chhattisgarh, che mercoledì ha inflitto la pena di morte a tutti e 10 i condannati nel caso dell'attacco maoista della Valle di Jhiram del 2013, rappresenta una grave violazione dei diritti umani e l'evoluzione e l'accrescersi del neofascismo all'interno della struttura giudiziaria.

Un tribunale speciale dell'Agenzia Nazionale d'Indagine (NIA) nella città di Jagdalpur, nel distretto di Bastar, mercoledì ha condannato 10 maoisti e li ha condannato alla pena di morte con l'accusa di cospirazione criminale e omicidio per il loro presunto coinvolgimento nell'attacco di Jhiram Ghati.

Nell'attacco del 2013, quadri armati del Partito Comunista dell'India (Maoista), al bando, avevano accerchiato ed eseguito un attacco contro un convoglio del Congresso, uccidendo almeno 27 persone e rischiando quasi di annientare la leadership del partito a livello statale. Fino a 38 persone erano rimaste ferite.

Il giudice della NIA Ajay Singh Rajput ha condannato gli imputati ai sensi di diverse sezioni del Codice Penale Indiano (IPC) e dell'Unlawful Activities Prevention Act. La pena di morte è stata inflitta per cospirazione criminale (120 B) e omicidio (sezione 302) del codice penale.

I 10 condannati sono Pramila Modiyam, Chaitu Lekam alias Munna, Sumita alias Punem Modiyam, Mukka Mandvi, Kosa Kavasi alias Kosaram, Aayata Markam, Madkami Deva, Joga Madkami, Banjami Sanna alias Chamru e Mahadev Nag. Un undicesimo imputato è morto durante il processo mentre altri 28, indicati nell'atto d'accusa come imputati, sono stati indicati come ricercati.

Contesto dell'azione

pc 20 settembre - Molti arresti per il loro sostegno ai prigionieri palestinesi in Tunisia - massima solidarietà

Tunisie : Plusieurs personnes arrêtées pour leur soutien à des prisonniers pro-palestiniens en grève de la faim

Une campagne d’arrestations et de perquisitions a visé des militants ayant participé à une manifestation réclamant la libération de quatre prisonniers pro-palestiniens actuellement en grève de la faim : Wael Naouar, Ghassen Boughdiri, Nabil Channoufi et Ghassen Henchiri.

Au moins 15 personnes ont été arrêtées, certaines à leur domicile ou dans la rue lors d’opérations nocturnes. Parmi les personnes dont l’arrestation est rapportée figurent Adam Mubarak, Ghayth Hamrouni, Qais Bouzouzia, Suhail Al-Shabi, Thariya Shatiba, Marwan Baladiyaf, Rachid Othmani, Maryam Halfawi et Adel Benghazi, ainsi que d’autres personnes. D’autres personnes sont portées disparues et les opérations se poursuivent.

da secours rouge 

pc 20 settembre - E' l'Italia che dichiara guerra agli Huthi e giustamente gli Huthi rispondono - In piazza contro il governo della guerra ovunque - proletari comunisti

La guerra riscoppiata tra Arabia Saudita e milizie AnsarAllah – sbrigativamente chiamate “gli Houthi”, dal nome del loro fondatore – ha portato alla luce la presenza di forze militari italiane in Arabia. La prova stavolta non era occultabile: un aereo Eurofighter Typhoon F-2000 è stato infatti danneggiato durante gli attacchi notturni contro la base aerea di Ta’if.

L’aereo, è stato poi spiegato, era parte del contingente inviato nell’ambito dell’operazione “Operazione Inherent Resolve”, iniziata nel 2014 ,,,

Oltre a questo, è dalla metà di marzo che centinaia di militari italiani sono già presenti in Arabia Saudita e altri Paesi del Golfo impegnati contro gli attacchi iraniani, e per “proteggere gli interessi nazionali” nella regione.

La missione ha un nome – “Task Force Air Arabia” – è operativa ed è stata presentata con pochissime righe stringate sul sito del Ministero della Difesa. Proprio ai primi di marzo, i ministri della Difesa Crosetto e degli Esteri Tajani avevano comunicato al Parlamento che c’erano state richieste di aiuto all’Italia da parte delle petromonarchie del Golfo bersagliate dall’Iran in ritorsione agli attacchi di Usa e Israele, ma non avevano detto nulla sull’invio di militari e armamenti italiani sul campo.

... chiedersi che ci fanno – quegli aerei e quei militari – in Arabia Saudita dopo ben 12 anni. In quel teatro, oltretutto, ci sono state numerose guerre, altre sono in corso, nemici e amici si sono a volte scambiati il posto (per dire: gli sciiti filoiraniani dell’Iraq sono stati preziosi alleati nella guerra all’Isis, così come i curdi). E non serve essere laureati in scienze diplomatiche per capire che se i tuoi soldati sono di stanza nelle basi militari di un paese in guerra di fatto stanno partecipando a quella guerra (quella non è una “missione Unifil”, di interposizione).

 Muhammad Mansur, funzionario del governo Houthi: «Cosa ci fanno gli aerei italiani a sostegno della guerra di Riad contro di noi?» Ricordando, tra l’altro che, «Non siamo in guerra con l’Italia e non intendiamo coinvolgere il vostro Paese».

Disabituati a fare domande, i media italiani forniscono però la risposta, condendola nel solito modo falsario: “Gli Houthi sfidano l’Italia”. 

E’ scontato che le milizie AnsarAllah interpretino le risposte che arrivano dall’Italia come un “E invece noi siamo in guerra contro di voi“. E che, quindi, uno dei prossimi droni o missili coinvolgerà altri mezzi o soldati italiani in Arabia, se non vengono ritirati prima.

Nel frattempo, infatti, il ministro Crosetto ordina scortare le navi commerciali nello Stretto di Bab el Mandab “per proteggerle dagli Houthi” e chiede all’Unione Europea di mandare altre navi ancora e soprattutto pagare le spese.

pc 16 settembre - Dalla parte degli Houthi in Yemen contro l'imperialismo Usa, il sionismo genocida e i regimi arabi al loro servizio


Le notizie sulla stampa dei padroni sono sempre orientate secondo i loro interessi, per cui stabiliscono un ordine prioritario, stabiliscono i contenuti degli articoli che devono corrispondere a questi interessi.

ORE12, invece, si riferisce ai proletari, alle masse giovanili ribelli e a chi le lotte le fa in prima persona, perchè prendano il proprio punto di vista sugli avvenimenti, con chiarezza. 

Oggi parliamo di un avvenimento molto importante all’interno della guerra interimperialista in corso che ha colpito l’asse imperialista Usa e sionista, questi mostri che sono in prima fila nel seminare

domenica 20 settembre 2026

pc 20 settembre - Milano manifestazione contro licenziamenti politici e repressione


pc 20 settembre - Si allarga in Tunisia la mobilitazione per la libertà dei prigionieri palestinesi

Tunisie/France : La mobilisation grandit pour les quatre prisonniers pro-palestiniens en grève de la faim

Samedi 19 septembre, plusieurs centaines de personnes ont manifesté à Tunis pour demander la libération de Wael Naouar, Ghassen Boughdiri, Nabil Channoufi et Ghassen Henchiri, quatre militants tunisiens de la flottille Sumud, détenus depuis mars 2026 dans le cadre d’une enquête visant à criminaliser leur engagement anti-impérialiste et antisioniste. Les quatre hommes sont en grève de la faim et leurs soutiens alertent sur la dégradation de leur état de santé.

Cette mobilisation s’inscrit dans une semaine internationale d’action du 12 au 19 septembre en soutien aux quatre détenus. Des rassemblements et actions ont notamment eu lieu à Toulouse, Lyon, Rennes, Dignes-les-Bains, Perpignan, Lille, Barcelone et ailleurs, tandis qu’une manifestation réunissant plusieurs centaines de personnes s’est tenue à Paris le 19 septembre, au même moment que la mobilisation tunisienne, pour réclamer leur libération.

pc 20 settembre - Cavo Dragone, il signore della guerra Nato, ci chiama a una vera e combattiva mobilitazione contro la guerra imperialista Nato/Italia

Cavo Dragone: Nato preparata a rispondere alla minaccia russa: "Soldati e armi sono pronti" - Anche noi: 25 settembre alla Base navale di Taranto

L'ammiraglio, presidente del Comitato militare Nato: "L'alleanza è pronta", "Abbiamo piani per proteggere il fianco orientale"

Giuseppe Cavo Dragone

"Soldati e armi sono pronti", e la Nato "è pronta a rispondere" a una potenziale escalation provocata dalla Russia sul fianco orientale dell'alleanza. E' il messaggio che invia l'ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, presidente del Comitato militare della Nato, mentre diversi paesi - in particolare Francia e Polonia nelle ultime ore - accendono i riflettori sui rischi legati a un quadro internazionale sempre più teso. "L'alleanza è pronta, la struttura è pronta. I soldati e le armi sono pronti", le parole di Cavo Dragone, come riferisce Politico, durante un meeting dei vertici militari dei 32 paesi a Copenaghen. "Questa alleanza ha 77 anni e si è adattata all'evoluzione della minaccia. In caso di attacco, posso dirvi che oggi lor hanno molto di più da perdere che da guadagnare, questo è certo, ed è deterrenza".

La Nato, afferma l'ammiraglio, continua a lavorare per "incrementare" le forze a disposizione "in termini di numeri e di efficienza". I rilievi di Cavo Dragone assumono un significato particolare alla luce, ad esempio, del discorso tenuto dal premier polacco Donald Tusk nella giornata di venerdì. Secondo il leader del governo di Varsavia, Mosca potrebbe lanciare droni o missili nel territorio di un paese Nato "nei prossimi mesi" nell'ambito di una provocazione studiata per testare l'alleanza e dimostrare che l'articolo 5 - che prevede la difesa collettiva in caso di aggressione a un membro dell'alleanza - abbia un peso puramente teorico.

pc 20 settembre - Mobilitazione in Puglia: Per la Palestina - NO Taranto città di guerra

Immagini e voci dal presidio di solidarietà con la Palestina a Grottaglie (TA)

Coordinamento Grottaglie per la Palestina

Slai cobas sc Taranto







Mobilitiamoci - No Taranto Base di guerra - 25 sett. iniziativa

Dall'intervista allo Slai cobas Taranto di Radio Blackout

pc 20 settembre - Contro la scuola di Valditara/Meloni, lotta di massa di tutto il mondo della scuola

Manichino di Valditara appeso fuori dal liceo a Bologna

Con l’inizio della scuola in questa settimana la macchina della propaganda ministeriale non ha perso un colpo con la nuova lettera d'inizio anno firmata dal Ministro dell'Istruzione e del Merito, Valditara, indirizzata a studenti, famiglie e lavoratori della scuola.

Una lettera patinata, intrisa di parole solenni, che vorrebbero essere rassicuranti: rispetto, comunità, impegno, futuro. Valditara parla di una "scuola costituzionale" che metterebbe al centro la persona, ma la falsa retorica di uno tra i ministri più reazionari del governo Meloni emerge chiaramente a fronte della realtà materiale che si vive ogni giorno in questo paese e nello specifico nel mondo della scuola.

Come documentano cronache di quotidiani, vedi un articolo del Fatto Quotidiano e comunicati di studenti organizzati come il collettivo OSA, neanche il tempo di varcare i cancelli che gli studenti sono già scesi in piazza con presidi, flash mob e con azioni simboliche, come al liceo Minghetti di Bologna dove è stato  appeso alla finestra un manichino con le sembianze del Ministro per bollarlo come il vero nemico di studenti e lavoratori.

Dal Sud alle isole, con termometri che segnano ancora alte temperature studenti, docenti e personale Ata si ritrovano in aule-forno. A Milazzo, in Sicilia, al liceo Impallomeni, gli studenti denunciano di aver passato mesi in aule prive persino della porta, con il cartone per attutire i rumori, affrontando un'emergenza caldo in edifici fatiscenti nonostante i proclami quotidiani del ministro sui fondi del Pnrr.

Di fronte a tutto questo, il governo Meloni/Valditara, di fatto negazionista sulla questione del cambiamento climatico, ha risposto da un lato con il ridicolo provvedimento di stanziare 20 milioni di euro per l’acquisto di dispositivi di raffrescamento - che se non fosse un problema serio ci sarebbe da ridere, una sonora beffa, calcolando che la cifra permette di coprire a malapena un istituto su dieci o una manciata di aule per edificio, di fronte a decine di migliaia di plessi scolastici italiani alle prese con l'emergenza del caldo settembrino; dall’altro con la morale pelosa di una letterina preconfezionata in cui

sabato 19 settembre 2026

pc 19 settembre - Libertà per Hannoun e per tutti i prigionieri politici palestinesi da Genova a Roma a Melfi

Un momento del presidio davanti al palazzo di Giustizia di Genova, dove si è tenuto il riesame per gli arresti di Mohammad Hannoun e altri palestinesi  
I pm chiudono le indagini su Hannoun. Gli avvocati: «Stupisce la tempistica»

Stralciate le posizioni di 19 indagati. 
Gli inquirenti vogliono il rinvio a giudizio entro la fine dell'anno

pc 19 settembre - Sulla situazione all'ex Ilva/appalto, la mobilitazione del 14/9 - Nuovo comando Nato a Taranto - Intervista di Radio Blackout Torino

Intervista di Radio Blackout del 15 settembre a Slai cobas sc 

introduzione 

Il terzo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Ernesto dello Slai Cobas Taranto sulle 2.500 lettere di licenziamento collettivo per lavoratori dell’indotto ex Ilva di Taranto.

La vicenda del tentato licenziamento di 2.500 operai dell’indotto dell’ex Ilva di Taranto rappresenta un capitolo cruciale dello scontro in atto tra il capitale industriale e la forza lavoro.

A inizio settembre, le aziende dell’indotto (rappresentate da Aigi) hanno avviato la procedura di licenziamento collettivo per 2.500 operai. Questo atto è stato denunciato dal sindacalismo di base come il braccio di ferro dei privati sulla pelle dei lavoratori, finalizzato a scaricare sui subordinati i costi della crisi strutturale dello stabilimento. Di fronte allo spettro di una gravissima “bomba sociale” e alla minaccia di una mobilitazione di massa nel territorio tarantino, l’associazione padronale ha dovuto fare momentaneamente marcia indietro, decretando la sospensione temporanea delle procedure di licenziamento. Il congelamento degli esuberi viene interpretato come una tregua armata dettata dalla paura del conflitto operaio e della destabilizzazione istituzionale. La vertenza rimane aperta come uno dei principali terreni di lotta di classe sul territorio nazionale, dove la difesa del posto di lavoro si scontra direttamente con le logiche del profitto privato e dell’indifferenza statale. 

A questo si vanno ad aggiungere le gravi dichiarazioni dell’ammiraglio NATO Cavo Dragone che conferma la creazione a Taranto del comando Nato del sud ed il ruolo strategico della città nei piani di guerra.

pc 19 settembre - Il Vertice Brics - L'INDIA E L'ARTE DI STARE NEL MEZZO - Un commento - Di India, del governo Modi, della faccia che quasi nessuno denuncia, parleremo molto nella prossima settimana

di Lorenzo Di Muro

Il vertice Brics tenutosi nella capitale indiana ha dato al governo di Narendra Modi i frutti sperati.

Primo, evitare la progressiva trasfigurazione del forum – segnato da sostanziali faglie geopolitiche tra paesi membri – in un megafono anti-occidentale o anti-Usa. Secondo, proiettare l’immagine di un’India voce del “Sud Globale” e al contempo ponte con gli occidentali, alimentando la retorica del “mondo come una famiglia” (Vasudhaiva Kutumbakam) con Delhi quale suo guru. Terzo, “democratizzare” ovvero riformare – non rivoluzionare – l’ordine mondiale dominato dal Primo Mondo.

Delhi lo ha messo in chiaro in tutte le salse: l’India non è un paese occidentale, ma nemmeno anti-occidentale come, con gradazioni diverse, Cina e Russia. Certo è stato diramato un (corposo) comunicato congiunto e gli indiani sono riusciti a far sedere allo stesso tavolo i leader di Iran, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita. Ma non sono andati oltre le “profonde preoccupazioni” per la guerra in

pc 19 settembre - Corrispondenza dall'Ungheria - Parte il processo d'appello contro Maja e gli altri antifascisti processati

 

pc 19 settembre - Iniziative in diverse città italiane - manifesti/dossier/materiali provenienti dall'India - info/contatti/adesioni: csgpindia@gmail.com

pc 19 settembre - Il massacro deliberato dei bambini palestinesi

pc 19 settembre - CPR - Sbatti il medico in prima pagina

Giansandro Merli | ilmanifesto.it

17/09/2026

Inchieste giornalistiche, studi accademici e più recentemente anche procedimenti giudiziari hanno documentato nei dettagli cosa accade dietro i muri dei Cpr, veri buchi neri della democrazia. Fiumi di psicofarmaci somministrati per sedare le persone invece di curarle, mancanza di assistenza medica e visite specialistiche, ritardi negli interventi di primo soccorso, degrado igienico-sanitario. E dunque lamette e pile ingerite, suicidi tentati o portati a termine, deliri psicotici e sviluppo di dipendenze che permangono anche dopo la fine della detenzione. È questo che migliaia di persone vivono ogni anno nel Cpr romano di Ponte Galeria o in quello milanese di via Corelli, in corso Brunelleschi a Torino o a Macomer, Pian del Lago, Gradisca d'Isonzo, Bari. L'incompatibilità tra diritto alla salute e Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr) è un dato di fatto.

Lo hanno sperimentato sulla propria pelle, tra gli altri, Moussa Balde e Ousmane Sylla. Il primo era arrivato in Italia nel 2017. Quattro anni dopo ha subito un'aggressione razzista a Ventimiglia: calci, pugni e bastonate. Invece di ricevere cure, nonostante una prognosi di dieci giorni, è stato rinchiuso nel

venerdì 18 settembre 2026

pc 18 settembre - Fuori Vannacci da Torino - L'ora della protesta antifascista/anti Stato di polizia/anti governo Meloni

 

Torino non certo è la città dove certi personaggi possono fare le loro passerelle indisturbati. 

Torino è partigiana e antifascista, Torino sa da che parte stare e lo ha dimostrato: con la Palestina, contro il riarmo e per una città solidale. Se i sindacati di polizia non hanno altro a cui pensare se non alla “insicurezza urbana” – probabilmente piccati dal fatto che la loro immagine non sia proprio al top della forma considerati gli ultimi avvenimenti – forse non hanno fatto bene i conti. 

Troviamoci alle ore 8.30 venerdi 18 settembre davanti all’NH Hotel in Corso Vittorio 104 per dare il “benvenuto”! 

pc 18 settembre - Contro le bugie e i piani di padroni e governo prepariamo un vero sciopero generale per salario, lavoro, sicurezza


Facciamo il punto su quella che è la situazione oggettiva di attacco alle condizioni di vita e di lavoro della popolazione, in particolare dei lavoratori, e la situazione soggettiva della necessità della presa di coscienza che senza lotta non si può ottenere niente e che quindi è necessario armarsi per poter ribaltare lo stato di cose esistenti. A partire dalla questione di smantellare quella che è la politica del lavoro della Meloni, che non è altro che la politica di “difesa della nostra economia”, come la chiama lei, che non è altro che la difesa dei profitti dei padroni, una politica economica che verso le masse viene solamente impregnata di populismo. 
Basterebbe vedere l'ultima questione, il cosiddetto "smantellamento della tassa automobilistica" come "soluzione" a fronte di una situazione allucinante per quanto riguarda i lavoratori, le masse popolari, che, secondo i dati degli stessi giornali dei padroni, hanno visto in questi ultimi 5 anni rincari del 30% del carrello della spesa; per non parlare dello scontro della guerra imperialista per la spartizione del mondo che si riflette ad esempio sulla questione dell'aumento della benzina su cui questo governo non ha fatto altro che cercare di tamponare con delle misure ridicole che non hanno sicuramente fermato l'aumento del prezzo della benzina, del gasolio, ma hanno solamente dato un pò di fastidio ai benzinai, senza andare ovviamente ad intaccare i profitti delle grandi multinazionali energetiche del nostro paese.

Quindi è una politica economica a favore della difesa dei profitti dei padroni, come era stata

pc 18 settembre - ORE 12 Controinformazione rossoperaia - Contro la scuola di Meloni e Valditara, lotta di massa di tutto il mondo della scuola

pc 18 settembre - Tunisia - Dopo le manifestazioni per l'acqua riprende anche il movimento dei "laureati disoccupati".

 Ritorna lo slogan della Rivolta Popolare del 2011: "Lavoro, Libertà, Dignità nazionale"!

L'estate particolarmente calda di quest'anno in Tunisia non sembra voler cedere il passo e non ci riferiamo (solo) alle alte temperature sopra la media, complice il cambiamento climatico, che hanno raggiunto anche i 50 gradi, ma alle proteste sociali.

È pur vero che le alte temperature hanno innescato una maggiore domanda di energia a cui l'obsoleto e dipendente sistema energetico tunisino non è riuscito a far fronte dando vita ad una serie di blackout che hanno paralizzato il paese ed il sistema industriale creando una penuria di alcuni beni di prima necessità a partire da uova e pollame (che sono alla base dell'alimentazione locale complice i prezzi proibitivi di altri tipi di carne) con migliaia di unità andate perdute e conseguente aumento dei prezzi.

Ma su tutti è venuto a mancare un bene che proprio nel periodo estivo è quantomai necessario ovvero l'acqua minerale...

In Tunisia vi è un gran consumo di acqua in bottiglia che è preferita a quella del rubinetto ritenuta non potabile dalla popolazione (nonostante la Sonede, la compagnia statale monopolistica che distribuisce l'acqua, assicuri che lo sia...), in particolare nelle grandi città dove le infrastrutture sono anche qui obsolete.

In ogni caso mentre i blackout paralizzavano le fabbriche, allo stesso tempo mancando la corrente