Questo non è che l’inizio: le proteste in Spagna

Arrivato all’ottavo giorno di protesta l’accampamento in Plaza del Sol a Madrid conta intorno alle 1250 tende, alle quali si somma una moltitudine di persone e associazioni che prestano supporto mettendo a disposizione materiale, cibo e persino locali dove riposare o andare in bagno: la vita in comune. 

L’organizzazione è guidata dal Sindacato delle inquiline e degli inquilini di Madrid che è anche il portavoce ufficiale della protesta.

La situazione degli affitti in Spagna sta velocemente degenerando, con un ritmo di 40 sfratti al giorno, nonostante la proposta di moratoria presentata dal secondo governo Sánchez nel marzo 2020 a causa della situazione insostenibile generata dalla pandemia. 

A febbraio e poi ad aprile di quest’anno si è votato in Parlamento l’emendamento riguardante il divieto di acquisto di immobili a scopo abitativo da parte di fondi di investimento (chiamati “fondos buitre” = avvoltoi) che speculano comprando a bassissimo prezzo e rivendendo a prezzi degni della peggiore gentrificazione.

Il PSOE, partito guidato da Pedro Sánchez, si è astenuto dalla votazione andando incontro a proteste minoritarie.

Lo sfratto di Maricarmen Abascal, 87 anni, si svolge esattamente in questo periodo. 

L’appartamento è stato venduto 6 anni fa a Urbagestión, Società Limitata del settore immobiliare, perché l’inquilina non possedeva il patrimonio necessario all’acquisto. Dopo 4 tentativi di sfratto e 70 anni vissuti in quella stessa casa senza mai smettere di pagare l’affitto, Maricarmen è stata buttata fuori, “accompagnata” sul marciapiede in carrozzina e poi in ospedale in ambulanza. 

Urbagestión si è infine rifiutata di acconsentire a qualsiasi trattativa e ha alzato il canone d’affitto da 500€, secondo il contratto sociale che vigeva, a 2650€, prezzo che secondo loro rispecchiava il mercato. Un mercato, ovviamente, dominato dagli affitti turistici. 

Alla chiamata del Sindacato degli inquilini e delle inquiline hanno risposto centinaia di persone che si