sabato 16 maggio 2026

pc 16 maggio - in occasione del 60° anniversario della Grande Rivoluzione Culturale Proletaria - riedizione del libro - richiedere a pcro.red@gmail.com


 

pc 16 maggio - Dichiarazione politica rilasciata dal Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina in occasione del settantottesimo anniversario della Nakba palestinese

 Il Fronte Popolare nel 78° anniversario della Nakba: La lotta contro l'occupazione è una lotta esistenziale e storica, e la resistenza continuerà fino alla sua fine.
La questione dei rifugiati è il fulcro del problema, e il diritto al ritorno è un diritto storico, legale e umanitario inalienabile che non decade con il tempo.

O masse del nostro grande popolo palestinese, o figli della nostra nazione araba, o popoli liberi di tutto il mondo...

Il 15 maggio commemoriamo il 78° anniversario della Nakba palestinese, il crimine storico tuttora in corso perpetrato dal movimento sionista e dalle sue milizie armate, con il sostegno coloniale e imperialista, attraverso lo sfollamento forzato del nostro popolo dalla propria terra e la creazione di un'entità coloniale fondata su massacri, pulizia etnica e terrorismo organizzato. Da quella data, le politiche di occupazione non si sono mai fermate, e includono uccisioni, repressione, confisca di terre e giudaizzazione, in un implacabile tentativo di annientare l'identità nazionale palestinese e spezzare la volontà del nostro popolo indomito.

Oggi, nel mezzo della guerra totale di sterminio, assedio, fame e distruzione sistematica inflitta al nostro popolo a Gaza, in Cisgiordania e a Gerusalemme, unitamente all'escalation degli attacchi contro i prigionieri e i luoghi sacri, e ai tentativi di imporre ulteriori leggi razziste, in particolare la proposta di pena di morte per i prigionieri e i combattenti della resistenza, il nostro popolo palestinese continua a compiere sacrificio dopo sacrificio, rimanendo saldo sulla propria terra, resistendo e contrastando ogni tentativo di soggiogarlo, spezzarne la volontà o privarlo dei suoi diritti storici e nazionali. Questi crimini e queste politiche aggressive non sono riusciti e non riusciranno a soggiogare il nostro popolo o a eliminare la sua giusta causa.

Il nostro popolo, la nostra nazione araba, i popoli liberi del mondo

Settantotto anni dopo la Nakba, i crimini di questa entità criminale e fuorilegge si intensificano, e le sue nefandezze ora colpiscono la Palestina, la regione e il mondo intero. Più perpetra crimini e uccisioni, più sprofonda in una struttura politica e sociale in crisi, approfondendo divisioni e contraddizioni interne e ampliando le manifestazioni di fascismo e razzismo all'interno del suo sistema di governo. Le crepe strutturali rivelano la sua fragilità e l'accumulo di fattori che potrebbero portarne al collasso dall'interno, il tutto mentre fallisce ripetutamente nell'imporre una vittoria militare o politica, nonostante l'ampio e illimitato sostegno militare e politico che riceve dall'amministrazione americana e dal sistema occidentale. Al contrario, rapidi cambiamenti internazionali stanno sconvolgendo gli ambienti e le lobby sioniste che la sostengono. Il movimento di solidarietà con la Palestina si sta espandendo in modo senza precedenti e le voci che rifiutano l'occupazione e la discriminazione razziale si fanno sempre più forti, rendendo la Palestina un punto di riferimento morale e politico globale. Ciò riflette l'erosione del sostegno internazionale a questo progetto coloniale e il suo graduale isolamento.

Noi del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, nel commemorare questo doloroso anniversario dal cuore dei campi di battaglia e al di sopra delle linee del fronte, affermiamo quanto segue:

1. Sottolineare che il conflitto con l'occupazione sionista è un conflitto esistenziale e storico contro un progetto coloniale di insediamento basato su uccisioni, sfollamenti e pulizia etnica, e che il popolo palestinese continuerà la sua resistenza in tutte le forme e aderirà ai suoi diritti storici inalienabili, primo fra tutti il diritto al ritorno, all'autodeterminazione e alla creazione di uno Stato palestinese indipendente su tutto il territorio nazionale con Gerusalemme come capitale, fino alla completa eliminazione dell'occupazione. 

2. Affermiamo che la questione dei rifugiati palestinesi rimane al centro della causa nazionale palestinese e che il loro diritto a tornare alle proprie case e proprietà dalle quali furono sfollati nel 1948 è un diritto storico, legale e umanitario inalienabile che non può essere perso con il passare del tempo o con progetti di liquidazione. Sottolineiamo inoltre la necessità di proteggere i campi profughi palestinesi in patria e nella diaspora e respingiamo ogni forma di attacco, emarginazione o tentativo di smantellare il loro ruolo nazionale e simbolico di testimoni viventi della Nakba in corso. Chiediamo di sostenere l'Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l'occupazione dei rifugiati palestinesi (UNRWA) e di consentirle di adempiere pienamente alle sue responsabilità nei confronti dei rifugiati palestinesi. Respingiamo i tentativi di esaurire le sue risorse, minare il suo ruolo politico e umanitario o eliminarla come testimone internazionale del crimine di sradicare il nostro popolo dalla sua terra, finché i rifugiati non faranno ritorno alle case dalle quali sono stati costretti a lasciare la propria patria.

3. Sottolineare l'unità del popolo palestinese in patria e nella diaspora, e la necessità di costruire l'unità nazionale ricostruendo il sistema politico sui fondamenti della collaborazione e della democrazia, attivando l'Organizzazione per la Liberazione della Palestina quale suo legittimo rappresentante, formulando una strategia nazionale e formando una leadership nazionale unificata per contrastare l'aggressione e i piani di liquidazione dell'occupazione. 

4. Affermiamo che la questione dei prigionieri rimarrà una questione nazionale centrale e respingiamo tutti i crimini e le violazioni a cui sono sottoposti, tra cui la tortura, la fame, la negligenza medica e le decisioni razziste nei loro confronti. Ci impegniamo a continuare la lotta finché tutti i prigionieri non saranno liberati e le carceri non saranno svuotate dell'ultimo prigioniero palestinese.

5. Invito le masse della nostra nazione araba e i popoli liberi del mondo ad intensificare ogni forma di sostegno e assistenza al nostro popolo palestinese, ad ampliare le campagne di boicottaggio e di isolamento politico, economico e accademico dell'occupazione e a perseguire i suoi leader come criminali di guerra dinanzi ai tribunali e ai fori internazionali. 

6. Mettiamo in guardia contro i tentativi del nemico sionista di sfuggire alla sua difficile situazione tornando a una guerra su vasta scala nella Striscia di Gaza. Questo nemico, con il suo tradimento e la sua aggressione, cerca di sfruttare la guerra a fini elettorali e come opportunità per riabilitare la propria immagine e ripristinare quella che definisce la sua "capacità di deterrenza" ormai compromessa. Pertanto, sottolineiamo quanto segue: 

Chiediamo l'immediata e completa attuazione dell'accordo di cessate il fuoco e il ritiro completo dei sionisti da ogni centimetro della Striscia di Gaza, il che richiede la cessazione di ogni forma di operazione militare da parte dell'occupazione, compresi gli assassinii e le sparatorie, consentendo al contempo al Comitato Amministrativo di entrare nella Striscia di Gaza e assumere le proprie funzioni.

La necessità di aprire tutti i valichi senza restrizioni e di garantire il flusso continuo di cibo, medicine, carburante e tutti gli altri beni di prima necessità per la nostra popolazione nella Striscia di Gaza.

L'ingresso della forza internazionale di stabilizzazione nella Striscia di Gaza, per sostituire l'occupazione nelle aree da cui si ritira, e la cui missione è monitorare l'attuazione del cessate il fuoco e garantire l'impegno delle parti a rispettarlo.

Avviare immediatamente la ricostruzione di ciò che l'occupazione ha distrutto, sotto una gestione esclusivamente nazionale palestinese e al riparo da qualsiasi tutela o interferenza esterna.

Respingiamo qualsiasi tentativo di separare Gaza dalla Cisgiordania e chiediamo la fine di tutte le misure, politiche e decisioni razziste dell'occupazione contro il nostro popolo in Cisgiordania, a Gerusalemme e contro i prigionieri, compresa la fine di raid, arresti, demolizioni e attività di insediamento, nonché la fine delle violazioni contro i prigionieri, garantendo i loro diritti e la loro dignità.

O masse salde del nostro popolo...

Settantotto anni di Nakba, occupazione, massacri e assedio non sono riusciti a spezzare la volontà del nostro popolo. Al contrario, hanno consolidato la loro identità di resistenza e la loro adesione ai diritti nazionali e storici. Oggi, nonostante la guerra di sterminio e distruzione, il nostro popolo continua la sua legittima lotta con fermezza e determinazione fino alla liberazione e al ritorno. Nel frattempo, la difficile situazione politica e morale dell'occupazione si aggrava di fronte alla resilienza del nostro popolo e alla crescente solidarietà globale con la Palestina. La sconfitta di questo progetto coloniale sionista è più vicina che mai, grazie alla fermezza del nostro popolo, all'intensificarsi della sua resistenza e al crescente isolamento dell'occupazione dal resto del mondo.

Gloria ai martiri, libertà ai prigionieri, guarigione ai feriti e vittoria al nostro popolo risoluto fino al raggiungimento della libertà e dell'indipendenza.

Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina,
Dipartimento Centrale dei Media,
15 maggio 2026

pc 16 maggio - Da Palermo a Milano con la manifestazione nazionale per la Palestina di oggi

 Ieri 15 maggio nel giorno della Nakba a Palermo vi è stata una manifestazione per la Palestina con un corteo di alcune centinaia di manifestanti che hanno attraversato il centro storico della città. 

Con il volantino diffuso, ben accolto in particolare da diversi giovani migranti, con alcuni pannelli e locandine affisse lungo il corteo e alla fine nella piazza dove si è concluso il corteo, abbiamo voluto portare la necessità/appello a collegarsi alla importante manifestazione nazionale di oggi 16 maggio a Milano per la Palestina, in un percorso di lotta che sulla scia delle grandissime manifestazioni/scioperi del 22 settembre e 4 ottobre dello scorso anno, deve oggi riprendere e avanzare e la manifestazione nazionale a Milano è una tappa importante in tal senso che può rafforzare le diverse iniziative territoriali a volte troppo ristrette a logiche localiste. 

Così la questione del governo Meloni e della necessaria lotta contro questo governo sempre più complice del genocidio del popolo palestinese con tutto il sostegno a Israele nazisionista non solo economico ma anche idelogico/politico,  un governo contro cui si deve oggi costruire e portare avanti una lotta in ogni ambito  per la sua caduta/cacciata e verso cui non si ci può illudere di "fargli prendere posizione" sulla Palestina, come ha detto alla fine un rappresentante della Cgil,  questo governo che vuole avanzare verso il moderno fascismo aperto e nella politiche di guerra imperialista ha già preso posizione e continua a farlo schierandosi ogni volta con Israele terrorista,  sostenuto in primis dall'imperialismo USA/Trump di cui è servo. 

Così la questione della Resistenza del popolo palestinese e del sostegno incondizionato ad essa che è e deve essere una discriminante della lotta a sostegno della Palestina, la resistenza è viva e continua ad agire senza la quale la “soluzione finale” nazisionista sarebbe terminata da un pezzo






Il volantino diffuso ieri







 

pc 16 maggio - Gloria eterna a Ibrahim Kaypakkaya - celebrazione oggi in Germania - presente un nostro rappresentante



 

pc 16 maggio - Sumud anche per noi, compagni. Buona manifestazione di lotta e Resistenza....

La Nakba non è un evento cristallizzato in un giorno ma sangue vivo che sgorga da ferite sempre aperte. Non a caso, i Palestinesi parlano di Al-Nakba Al-Mustamirra, la catastrofe perpetua, che iniziò molto prima di quel fatidico 15 maggio 1948 e che continua con la pulizia etnica di Gaza e di ciò che resta della Cisgiordania.

Il tentativo di annichilire un popolo nel silenzio tuttavia , operazione riuscita con gli indigeni americani, è fallito miseramente. 

La resistenza di questo popolo indomito, la sua strenua capacità di sopportazione all'interno di una terra senza diritti , cosa che ha del soprannaturale, dal momento che l'essere umano per sua natura tende a spostarsi in luoghi in cui sia possibile la propria sopravvivenza, fisica e spirituale, qualora essa sia minacciata ha impedito che ciò accadesse. Il mondo è stato costretto a guardare all'interno di una voragine infernale.

La Nakba è dinanzi a noi, ci costringe a guardarci dentro e ad interrogarci sul senso che vogliamo dare alla nostra presenza su questo pianeta, oggi, ora. Se vogliamo ancora chiudere gli occhi e condannarci ad una vita ed una storia futura in cui i diritti, anche quello alla vita, saranno selezionati sulla base di parametri del tutto arbitrari, o se scegliamo di opporci e contribuire tutti assieme alla caduta ignominiosa della più grande ingiustizia dei nostri tempi, che sta già affogando nello stesso sangue versato. 

La creazione di Israele in Terra palestinese è stata un'ingiustizia cosmica. 

"Non dimenticherò mai la lezione che mi impartì mia madre quando arrivammo in Libano. Ci portarono lì dopo il massacro di Deir Yassin, per proteggerci. Cercammo di prendere delle arance da un albero, ma lei ci diede un colpetto sulla mano: queste arance non sono vostre, le vostre arance sono in Palestina. Le mangerete quando torneremo".

La gente apriva gli occhi al mattino ascoltando Feirouz che cantava della vecchia Gerusalemme, e tutti pensavano che sarebbero presto ritornati a casa. Ed erano le parole che irritavano maggiormente gli israeliani. Quando la generazione del '48 andò ad Amman per ascoltare Feirouz, gli israeliani dissero che andavano a sentir cantare una terrorista. Ricordo le parole di Ghassan Kanafani: siate grandi sopra la terra oppure siate ossa sotto di essa. Ed ogni battaglia che abbiamo combattuto è stata per amore della dignità"

È Leila Khaled, che parla. Il simbolo della generazione del '48 o quella immediatamente successiva ad essa. Coloro che erano bambini durante la Nakba e per i quali la Palestina era il sogno svanito troppo presto, un mito che cresceva insieme a loro, nutrito dalle parole d'amore e di dedizione dei vecchi.

E Leila è anche uno dei simboli della resistenza palestinese. Fu affidato a lei il primo dirottamento di un aereo israeliano, "un aereo imperialista", per dirottare in realtà l'attenzione di un mondo distratto e disinteressato verso il dramma che si consumava in Palestina. "Fu un'azione puramente dimostrativa. A nessuno fu torto un capello. Ma feci cambiare rotta al pilota, e gli chiesi di passare su Haifa, la mia città. Dall'alto la vidi. E piansi".

Sumud anche per noi, compagni. Buona manifestazione di lotta e Resistenza....

pc 16 maggio - con Anan e con tutti i prigionieri palestinesi nelle carceri dell'imperialismo italiano


 

venerdì 15 maggio 2026

pc 15 maggio - "Non ce ne andremo, le nostre radici sono più profonde della tua distruzione"

 

 Ramallah, Cisgiordania, Palestina, 12 maggio 2026

pc 15 maggio - ORE 12 Controinformazione rossoperaia - Taranto migrante e antirazzista riempie la piazza del vile assassinio di Bakari

 

pc 15 maggio - La grande emozionante manifestazione che ha riempito tutta piazza Fontana ieri a Taranto per Bakary Sacko - solidarietà rabbia antirazzista antifascista giustizia - speranza e continuazione della lotta

pc 15 maggio - Combattere il governo fascista/razzista - combattere i fascisti/razzisti tra le masse

Dal blog tarantocontro

Come il fascismo "vecchio" ha dimostrato, i governi, il governo Meloni fascista, sono i mandanti, sono gli autori politici, materiali, ideologici, culturali dei moderni fascisti, razzisti e delle loro azioni; sono i nemici da combattere e da rovesciare, insieme a tutto il loro apparato repressivo, Stato, Forze dell'ordine..., da rovesciare con la resistenza armata e oggi con una "nuova resistenza".

Nello stesso tempo dobbiamo combattere - e oggi è sempre più necessario - il fascismo/razzismo dal basso, tra le persone, tra i giovani, che siano organizzati o no.

Questi sono protagonisti pericolosi sia di feroci atti razzisti/fascisti, che possono portare anche ad uccidere, l'immigrato, il compagno, l'antifascista - come è successo a Taranto - sia portatori di nere ideologie, concezioni che penetrano tra la gente. 

I giovani non sono una categoria unitaria, tra i giovani (come tra le donne) ci sono le classi, c'è il sottoproletariato, c'è la piccola e media borghesia reazionaria; quando parliamo di giovani, nel bene e nel male, dobbiamo dire quali giovani. 

Nè i giovani vanno visti come passivi o subordinati della famiglia, dei social, della scuola, ecc., calcare troppo su questo porta di fatto a giustificare le azioni fasciste/razziste di certi giovani.

Famiglia, social, scuola sono essi stessi interni al sistema di classe e all'ideologia bastarda dominante, non possono agire diversamente da come agiscono; in essi e contro di essi va fatta la lotta; anch'essi devono essere "rovesciati" per essere nel socialismo trasformati - E sono pietosi, quanto inutili gli appelli affinchè la scuola, la famiglia educhino i giovani...

I giovani fascisti, razzisti vanno combattuti! Senza se e senza ma.

Il fascismo, nella sua influenza, nel tenere in mano ogni mezzo di comunicazione, nell'imbarbarimento della cultura, dell'istruzione, porta inevitabilmente ad uno scontro tra le masse, Per questo nel fascismo, nella guerra imperialista è inevitabile, ci deve essere, una guerra civile.   

pc 15 maggio - Massima partecipazione alla manifestazione nazionale del 16 maggio a Milano per la Palestina - La questione Ravenna

da ORE12/Controinformazione rossoperaia del 14/05

Continuiamo a lanciare l'appello alla massima partecipazione a una manifestazione che non avrà certo i numeri di quella del 4 ottobre a Roma, che è stata la più grande manifestazione negli ultimi anni nel nostro paese contro il genocidio sionista e in solidarietà con il popolo palestinese, perché dal 4 ottobre molta “acqua è passata sotto i ponti”, come si dice. Nel movimento solidale è prevalsa la frammentazione e il crescente peso, nel movimento, di posizioni legate all’opposizione parlamentare, di posizioni che nel linguaggio politico si definiscono “opportuniste”, cioè apparentemente dicono cose giuste ma non hanno alcuna coerenza con le azioni messe in campo.

Rilevo alcuni elementi che possano favorire una discussione nel movimento. E' un’errore non aver lavorato per questa manifestazione nazionale a Milano, perché una manifestazione nazionale serve a rilanciare la solidarietà alla Palestina e dare una risposta all’azione repressiva del governo Meloni che agisce per impedire le manifestazioni - e le misure repressive che hanno colpito più di 20 compagni a Milano proprio ieri lo dimostrano.

Una manifestazione nazionale rafforza le lotte che si fanno nei territori, non certo le indebolisce e dobbiamo farla proprio a Milano, là dove tutti i sabati c'è stata manifestazione per la Palestina dopo il 7 ottobre del 2023.

Una manifestazione nazionale per la Palestina è necessaria perché il genocidio è ancora in corso, coperto da una falsa tregua continuamente violata dai bombardamenti dello Stato sionista.

Domani è l’anniversario della Nakba e noi condividiamo le parole di Francesca Albanese, la Relatrice Speciale ONU sui territori palestinesi occupati, quando parla di "una Nakba senza fine”.

Il genocidio continua, nelle tende si muore, ci sono carestie, epidemie, non ci sono cure, né acqua né cibo per il popolo palestinese. Il dossier di Msf denuncia: «A Gaza condizioni indescrivibili», un l’infermiere dice: «Non vediamo la fine di questo incubo», col caldo sta crescendo il diffondersi di malattie collegate a insetti e parassiti. «Le temperature elevate e il vivere ammassati sta facendo proliferare pulci, zecche e pidocchi. Ma sono soprattutto i ratti a farci paura». Abbiamo sempre più casi di bambini morsi da topi. E altri palestinesi dicono: “Non mangiamo e non ho latte per mio figlio”: così la “malnutrizione artificiale” causata da Israele uccide madri e bambini a Gaza.

Ma dai popoli nasce la solidarietà. La Flottilla sta per partire nuovamente nonostante le precedenti spedizioni siano state attaccate, alcuni attivisti sequestrati in acque internazionali, pestati e condotti nelle prigioni dello Stato sionista dove sono stati torturati con il silenzio in particolare del nostro governo che condivide in pieno l’azione dei nazisionisti, come dimostrano tutti gli interventi pubblici di esponenti di questo governo e della sua maggioranza. Non vogliono che si rompa l’assedio a Gaza, non vogliono fare arrivare a Gaza gli aiuti umanitari - che comunque sono una goccia nel mare - mentre tutto quello di cui ha bisogno lo Stato nazisionista per continuare il genocidio può tranquillamente arrivare alle bestie sioniste con la complicità dei governi, da Trump a Meloni e di tutto il sistema portuale italiano che ha una enorme responsabilità come vedremo.

Mentre l’esercito occupa sempre più Gaza nonostante gli accordi, la cosiddetta “linea gialla” di blocchi di cemento dentro cui lo Stato sionista ha rinchiuso i sopravvissuti al genocidio viene spostata sempre di più, arrivando ad occupare circa il 60% del territorio gazawi, mentre in Cisgiordania i coloni razzisti sionisti appoggiati dall’esercito uccidono, aggrediscono, occupano case e terre palestinesi, ai bambini impediscono persino di andare a scuola.

Ma ai terroristi sionisti al governo tutto questo non basta ancora, il governo Netanyhau ha introdotto la pena di morte per impiccagione per i palestinesi e ha istituito un Tribunale speciale per comminare la pena di morte contro i palestinesi che, secondo Israele, hanno condotto azioni di resistenza il 7 ottobre.

La situazione nelle carceri israeliane è un inferno e lo dicono persino alcune associazioni israeliane che si occupano dei diritti umani nelle carceri, in particolare dopo il 7 ottobre: la stragrande maggioranza dei palestinesi sequestrati nelle carceri non è stata neppure processata, sono rinchiusi in veri e propri campi di tortura dove si dispiega la peggiore violenza e gli abusi, le violenze sistematiche - anche sessuali - da parte dei carcerieri con l’appoggio del governo. Almeno 88 palestinesi sono morti nelle strutture di detenzione israeliane da ottobre 2023 a causa delle condizioni disumane, della violenza, della fame e della mancanza di cure mediche.

Ma la resistenza in Palestina comunque è viva e agisce e senza di essa il genocidio, la “soluzione finale” sionista sarebbe terminata da un pezzo. Per questo Netanyhau e Trump e tutti gli altri mostri che si riuniscono attorno ad essi, con in prima fila il governo Meloni, sono ossessionati dal disarmo della resistenza.

Una manifestazione nazionale che esprima la solidarietà alla resistenza palestinese “senza se e senza ma”, che rivendica la liberazione dei prigionieri palestinesi, una manifestazione che denunci e si opponga a tutto l’orrore in Palestina e nel Medio Oriente causato dalle bombe sioniste e imperialiste, questa manifestazione è quanto mai necessaria, una manifestazione contro il boia Netanyhau che persegue con le bombe l’obiettivo del Grande Israele bombardando il Libano e l’Iran.
E chi sarà a Milano sabato prossimo sarà proprio in continuità con il vento del 4 ottobre

E qui veniamo alla complicità del governo italiano di Meloni/Crosetto/Tajani/Salvini.

Il complesso militare industriale italiano è parte integrante del genocidio, lo affermano le denunce documentate dei giovani palestinesi in un dossier presentato a Montecitorio dal titolo: “Made in Italy, consegnato ad Israele: trasferimenti militari ed energetici italiani che alimentano il genocidio”. “Alcune delle aziende italiane coinvolte sono già note, come Leonardo: nel dossier vengono documentate circa 150 spedizioni di pezzi aerospaziali verso l’azienda israeliana Elbit Systems, partite da hub strategici in Liguria, Abruzzo, Puglia, Campania, Lazio, Lombardia, Piemonte, Toscana, Veneto, Umbria ed Emilia-Romagna. Il Lazio si confermerebbe un nodo cruciale nella rete di smistamento di materiali bellici.”

Chi sono complici di Netanyhau?

Il Governo Meloni, innanzi tutto per il sostegno politico, economico, militare Israele, è il governo dell’attacco alla Flottilla, del diritto internazionale “valido fino ad un certo punto”, dei processi in Italia contro partigiani palestinesi e attivisti della solidarietà alla Palestina istituiti sulla base della documentazione dei servizi segreti sionisti, è il governo della repressione per impedire le mobilitazioni, dei decreti sicurezza, con l’aiuto anche di quei loschi figuri del Pd come Delrio con il suo ddl antisetimismo, è il governo dell’invio di armi e altro materiale a fini bellici e dell’autorizzazione al transito/carico e scarico di armi dai porti in violazione delle leggi come la 185/1990, è il governo che viola le sentenze della stessa Corte Penale Internazionale.

I decreti sicurezza che hanno colpito tante realtà solidali, in particolare a Torino e Milano, hanno colpito anche a Ravenna, dove sono 32 denunciati per un blocco al Porto nella manifestazione/sciopero di novembre scorso, perché dal porto di Ravenna sono passati materiali diretti a Elbit System; qui il reato che viene contestato è avere manifestato contro il massacro sionista.
Anche nei recenti dossier dei Giovani Palestinesi e di altre realtà si sottolinea il ruolo nazionale del porto di Ravenna come snodo logistico di armi, prodotti “dual use” cioè di uso civile ma usati a fini bellici da Israele, e merci dirette verso colonie illegali israeliane. Su questo vogliono che cali il silenzio, per ragioni politiche e per i profitti dei padroni terminalisti e su questo ha un’enorme responsabilità l’Amministrazione locale e regionale a guida PD che esprimono gli interessi dei padroni terminalisti del Porto: i risultati per i padroni terminalisti registrano dei record (2025-2026): Il 2025 si è chiuso con un record storico di oltre 28 milioni di tonnellate di merci movimentate (+10% rispetto al 2024). Il trend prosegue nel 2026, con i primi quattro mesi che segnano una crescita dell'8,4% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.

Ravenna è la capitale del traffico verso Israele (con 2000 Container al mese circa).

A Ravenna la sicurezza è in mano ai nazisionisti con Undersec, un progetto in collaborazione con il ministero della Difesa di Israele e la guardia costiera greca e con loro condivide dati sensibili sulla sicurezza portuale, dentro c’è anche Università di Tel Aviv, l’azienda sionista Raphael. L’Autorità Portuale dipende dal governo, le Dogane dipendono dal Governo, l’'Uuama (Unità per le autorizzazioni dei materiali di armamento) dipende dal ministero degli Affari Esteri, responsabile del controllo, autorizzazione e monitoraggio dell'esportazione, importazione e transito di materiali di armamento e prodotti a duplice uso. A capo del ministero dei Trasporti c’è il razzista “migliore amico di Israele”, Salvini.

Il Sindaco di Ravenna dice che “Da settembre al porto niente più armi per Israele” ma mente, in realtà copre i traffici perchè il Comune di Ravenna è il maggiore azionista di Sapir, la società portuale controllata dalle amministrazioni pubbliche. Proprio ieri abbiamo pubblicato la denuncia di un portuale dei traffici di merci “dual use” al Porto.

Tra il 2024 e il 2025 sono passate 659 tonnellate di munizioni nel porto di Ravenna, e 48 Mila tonnellate di precursori di esplosivi e a questo si devono aggiungere le merci dual use e civili verso le colonie illegali in Cisgiordania, non solo esplosivi, che più facilmente vengono avvistati dai portuali, grazie ai simboli di pericolo impressi, ma anche di forgiati, componenti di armi, pezzi di droni che passano inosservati.

In risposta al ricorso al Tar la Dogana ha negato l’estensione di questi dati con questa motivazione: “la loro diffusione potrebbe arrecare un pregiudizio concreto alla sicurezza nazionale, alla sicurezza pubblica e alle relazioni internazionali dello Stato”.

Ora tutta questa questione ha portato a venire allo scoperto chi ha agito dall’interno del Porto, come il CAP, i portuali del Collettivo Autonomo Portuale legato alla CGIL e ai padroni terminalisti che hanno preso le distanze da noi denunciati e che dicono di agire solo in presenza di merci dichiaratamente in transito per fini bellici (come se componenti e “dual use” non lo fossero), garantendo così il transito e i profitti ai padroni terminalisti.

Ravenna dimostra che è un porto importante e non è un caso che Ravenna ospiterà il festival internazionale Deportibus, dove si riuniranno le autorità portuali, il governo e i padroni terminalisti, dal 21 al 23 maggio.

Ravenna è un nodo cruciale dei corridoi della “military mobility” europea che servono al trasporto veloce di armi e truppe ed è incluso nel corridoio Imec (India-Middle East-Europe Economic Corridor), che è la nuova via preferenziale verso Israele, Paesi arabi e India. E l’evento è sponsorizzato da aziende complici come Snam, Sapir, Fincantieri.

Ma contro questo il movimento che si oppone al traffico d’armi al Porto organizza un controfestival... mentre su questo come Slai Cobas ci stiamo battendo per un presidio, anche con piccoli numeri, che renda visibile la voce dell’opposizione al festival di chi fa profitti e scatena guerre sulla pelle dei popoli, e suonarcele e cantarcele nel chiuso di un controfestival non aiuta certo.

Per concludere, è evidente che contro il genocidio che continua, contro il coinvolgimento di governo, istituzioni, padroni è necessaria una manifestazione nazionale che polarizzi le ragioni dei territori che si battono contro Israele genocida e la complicità bipartisan che riscuote.

Noi dello Slai Cobas di Ravenna saremo a Milano per portare proprio queste ragioni.

pc 15 maggio - Incinte, malate, in prigione: la difficile situazione delle donne palestinesi nelle carceri israeliane

UNA DENUNCIA DA PORTARE CON FORZA ALLA MANIFESTAZIONE NAZIONALE DI MILANO DEL 16 MAGGIO

Nel mese di aprile, il numero di prigioniere palestinesi detenute nelle carceri israeliane ha superato le 90 unità.

Di Fayha Shalash – Ramallah

Nella sua ultima dichiarazione, il Palestinian Prisoners Club ha affermato che il numero di prigioniere palestinesi detenute nelle carceri israeliane ha superato le 90 unità durante il mese di aprile.

Ali Shawahneh, 46 anni, non ha tempo per cercare lavoro. Da quando Israele ha arrestato sua moglie, Amina Tawil, 36 anni, nella loro casa di Qalqilya, è diventato sia padre che madre per i loro quattro figli.

Amina si era fatta carico di queste responsabilità da sola in diverse occasioni, mentre Israele teneva in prigione suo marito. Durante l'ultima detenzione, Ali trascorse due anni in detenzione amministrativa e perse 75 chilogrammi. Si era appena ripreso quando Israele arrestò sua moglie, facendo precipitare la famiglia in un altro ciclo di difficoltà.

Nella sua ultima dichiarazione, il Palestinian Prisoners Club ha affermato che il numero di donne palestinesi detenute nelle carceri israeliane ha superato le 90 unità durante il mese di aprile. Ha inoltre sottolineato che cifre simili erano state registrate in precedenza al culmine delle campagne di arresto nella Cisgiordania occupata, nei primi mesi della guerra genocida, e nel contesto delle persecuzioni contro le donne a Gaza.

L'organizzazione ha spiegato che la maggior parte delle detenute è reclusa nel carcere di Damon, vicino ad Haifa, tra cui due bambine, una donna al terzo mese di gravidanza, 25 detenute amministrative, tre giornaliste, due detenute malate di cancro e due donne detenute da prima dell'ottobre 2023.

"Arrestate me al posto suo"

Due giorni prima dell'Eid al-Fitr, il 18 marzo, Amina stava pregando con il marito dopo che i figli si

pc 15 maggio - Formazione rivoluzionaria delle donne - Le donne conquistano la metà del cielo - 60° anniversario della GRCP

 Per questa settimana interrompiamo la FRD su "Produzione e riproduzione", 

perchè in occasione del 60° anniversario della Grande rivoluzione culturale proletaria della Cina rossa, vogliamo presentare un opuscolo che parla della grande trasformazione della condizione delle donne che portò la rivoluzione in Cina diretta da Mao Tse tung, ma soprattutto parla del ruolo delle donne per portare avanti la rivoluzione nella rivoluzione per abbattere le vecchie e oppressive idee che permanevano ed erano restie ad essere cancellate anche nella Cina rossa, tra i quadri del Partito Comunista.
Per questo era necessario che "le donne spezzino le catene spirituali e dispieghino uno spirito rivoluzionario".
Come disse una donna cinese: "la ferocia del passato derivava dal fatto che le donne non avevano il potere e tutta la felicità del presente deriva dal fatto che le donne possono avere il potere".
"Le donne sostengono la metà del cielo - disse Mao – Ma le donne devono conquistare la metà del cielo".

Riprenderemo nella prossima settimana la FRD su "Produzione e riproduzione".

pc 15 maggio - "Ci spremono e se ne vanno": 700 lavoratori Electrolux in presidio contro i licenziamenti

LEGGI il nostro intervento su ORE 12:


Da MilanoToday

Braccia incrociate e sciopero immediato. È quello che hanno fatto i 700 lavoratori dell’Electrolux di Solaro nella giornata di martedì 12 maggio. Uno sciopero scattato dopo l’annuncio del piano di dismissioni e trasferimento delle produzioni dall’Italia all’estero comunicato dall’amministratore delegato ai sindacati.

Il piano coinvolgerebbe tutti gli stabilimenti italiani del colosso degli elettrodomestici e potrebbe portare a circa 1.700 esuberi a livello nazionale, pari a quasi il 40% della forza lavoro.

“Si tratta di un piano di trasferimenti di prodotti dall’Italia all’estero, di dismissioni e disimpegno che

giovedì 14 maggio 2026

pc 14 maggio - ORE 12 Controinformazione rossoperaia - Tutti alla manifestazione del 16 maggio Milano per la Palestina!

 

pc 14 maggio - Ex Ilva, Slai Cobas lancia lo sciopero del 29 maggio: sicurezza, lavoro e no agli esuberi al centro della mobilitazione

Il sindacato di base presenta la propria piattaforma in vista della protesta nazionale. Tra le richieste nazionalizzazione, tutela occupazionale, stop ai licenziamenti e presidio ispettivo permanente in fabbrica

Ex Ilva, Slai Cobas lancia lo sciopero del 29 maggio

Ex Ilva, Slai Cobas lancia lo sciopero del 29 maggio

TARANTO - Una mobilitazione costruita dal basso, con una piattaforma che intreccia sicurezza sul lavoro, tutela occupazionale e futuro industriale del siderurgico tarantino. Slai Cobas per il sindacato di classe rilancia la protesta all’ex Ilva annunciando l’adesione allo sciopero nazionale del 29 maggio, promosso nel quadro della mobilitazione indetta dai sindacati di base.

L’iniziativa, secondo quanto reso noto dal sindacato, punta a portare al centro del confronto le criticità che da tempo attraversano lo stabilimento tarantino, a partire dalle condizioni di sicurezza, dal tema occupazionale e dalle prospettive industriali del sito.

Nel documento diffuso in vista della protesta, il sindacato esprime una netta contrarietà rispetto ad

pc 14 maggio - A Milano con la Palestina ora più che mai - manifestazione nazionale


 

pc 14 maggio - Per Sako Bakari - Oggi presidio a Taranto/p.zza Fontana

Un odioso crimine razzista è avvenuto a Taranto. Un bracciante maliano è stato brutalmente aggredito e colpito con un oggetto appuntito che ne ha provocato la morte. Gli autori di questo pestaggio assassino sono stati alcuni giovanissimi, insieme ad altri due che giovanissimi non erano.

E' avvenuto nel cuore di Città Vecchia, in Piazza Fontana. Ed è avvenuto dopo che gli stessi avevano molestato un altro migrante. In questa alba tragica è morto Bakari Sako. Un operaio che aveva fatto anche il cameriere che ora lavorava nelle campagne di Massafra.

E' l'ennesimo frutto di aggressioni di stampo razzista che avvengono in Italia.

Su questo occorre dire subito due cose.

La prima questione è il tentativo di oscurare la matrice razzista. Il Consiglio Comunale ha fatto un lungo documento dove la parola razzismo non viene mai pronunciata. Quando è evidente a tutti che è il carattere razzista che ha portato all'aggressione.

Il razzismo non è un'opinione, è un crimine e come tale va considerato. E questo tipo di aggressioni sono diventate frequenti e usuali in diverse città italiane e in diverse occasioni. E in più di un'occasione hanno provocato la morte.

Queste uccisioni vengono fatte con coscienza chiara di stampo fascista e razzista. Il giornale La Stampa,

mercoledì 13 maggio 2026

pc 13 maggio - Nuova repressione a Milano - la risposta è sabato al corteo nazionale per la Palestina

MILANO 22 SETTEMBRE C’ERAVAMO TUTTI E TUTTE

Questa mattina la DIGOS ha notificato altre 20 ordinanze per i fatti del 22 Settembre: dieci misure cautelari, sette arresti domiciliari, tre obblighi di dimora. Portando avanti un’azione repressiva che colpisce realtà politiche e singoli. Una giornata che fu senza ombra di dubbio, uno dei punti di picco all’interno delle mobilitazioni dell’autunno scorso nell’ambito delle mobilitazioni generali del “blocchiamo tutto”.

Il 22 Settembre a Milano è stata una giornata incredibile, di resistenza e di lotta che fu senza ombra di dubbio di massa. La dimostrazione dell’enorme partecipazione si evince anche dagli atti stessi di questa nuova ondata di misure repressive.  

Sempre dagli atti risulta evidente la chiara e unica volontà di impedire la partecipazione alle manifestazioni:

“La scrupolosa osservanza delle prescrizioni imposte, si ritiene che, oltre che fungere da monito per la reiterazione di condotte analoghe a quelle commesse, sia funzionale anche a limitare la partecipazione alle manifestazioni pubbliche, luogo in cui gli indagati esprimono e sfogano il loro risentimento nei confronti delle forze dell’ordine e trascendono nella commissione di condotte violente”

Sottoponendo gli indagati al controllo delle forze dell’ordine, prescrivendo di presentarsi ogni giorno presso la forza di polizia designata.. Si prescrive altresì che in occasione delle proclamate manifestazioni pubbliche che implichino la formazione di cortei organizzati, gli indagati si presentino presso la forza di polizia indicata due volte al giorno…  limitando in tal modo gli spostamenti e la possibilità di prendere parte a cortei organizzati

Il 22 Settembre in piazza c’eravamo, quella presenza e quella determinazione non si cancellano!

16 Maggio corteo nazionale a Milano partenza dal Centro Occupato Autogestito T28 alle ore 13:00

Contro la guerra, riarmo e repressione continuiamo a bloccare tutto!

PALESTINA LIBERA E CON LEI TUTTI NOI

pc 13 maggio - Dal Porto di Ravenna continua il transito di merci "dual use" diretti allo Stato genocida nazisionista e colonialista israeliano. Lo denuncia oggi un portuale

Parleremo di questo ed altro ancora sul genocidio e sull'annessione della Palestina nella trasmissione di domani di ORE12 Controinformazione rossoperaia con il nostro corrispondente di Ravenna. 

Tutti a Milano alla manifestazione nazionale del 16 maggio!

Il Coordinamento popolare contro i traffici di armi nel porto di Ravenna denuncia:

grazie alla segnalazione di un lavoratore del porto, sappiamo che attualmente nel porto di Ravenna sono presenti 16 sacchi di materiale refrattario destinato ad una acciaieria in Israele che fornisce l'esercito israeliano!!

Si tratta di materiale proveniente dall’Austria, e trasportato via camion su 16 pallet da 1.250 kg per un totale di 20 tonnellate, in direzione Israele.

Sarà caricato nel Terminal container di Ravenna probabilmente nella nave MSC Madison II. 

La destinazione è l'acciaieria Hod assaf metals, con stabilimenti a Kiryat Gat, che opera come fornitore certificato del Ministero della Difesa israeliano e delle Forze di Difesa Israeliane (IDF), specializzata in prodotti in acciaio durevoli e ad alta sicurezza. 

Come Coordinamento popolare chiediamo immediato blocco e ispezione del carico, lo stop ad ogni