Le masse ucraine cominciano a protestare contro il reclutamento forzato dei militari dell'esercito nazista Azov. Il regime di Zelensky è sostenuto dagli imperialisti, gli Usa hanno appena approvato l'invio di missili Patriot per 2,1 miliardi di dollari, l'Europa imperialista ha superato i 200 miliardi di euro, in Italia il governo fascio-imperialista Meloni/Crosetto prepara un nuovo pacchetto di aiuti, Meloni ha detto che anche se sostenere l'Ucraina comporta un costo politico elevato, non ha alcuna intenzione di cambiare rotta: "non intendo cambiare la mia posizione. Sostengo l'Ucraina non solo per il bene degli ucraini, ma anche per il bene dell'Italia".
Tajani: «Invieremo quanto prima il prossimo pacchetto a Kiev»
La cosiddetta "opposizione" parlamentare: Guerini (Pd), se al governo dovremmo dare più aiuti militari a Kiev di quelli di Meloni
Il ministro dell'Interno Ivan Vyhivskyi ha disposto l'avvio di un'indagine ufficiale sugli eventi accaduti a Petropavlivska Borshchahivka. In particolare, verranno verificate le condizioni di permanenza dei militari nell'edificio.
da insideover
Ucraina, la periferia di Kiev in rivolta contro la mobilitazione forzata, Zelensky manda Budanov
A Petropavlivska Borshchahivka, alla periferia di Kiev, una folla ha dato l'assalto a un edificio occupato da uomini del Battaglione Azov.
È comprensibile che i media ucraini “ufficiali” dedichino molto più spazio ai bombardamenti russi, che di giorno in giorno diventano più intensi e più spietati, per esempio a quello che ha colpito una scuola adibita a rifugio nella regione di Zaporizhzhia, che ha fatto decine di morti. Ma i social ucraini sono invece colmi di cronache più o meno attendibili dei fatti di Petropavlivska Borshchahivka, alla periferia di Kiev, dove una folla inferocita ha preso d’assalto un edificio occupato da uomini del famoso Battaglione Azov, da tempo inserito nei ranghi della Guardia Nazionale, che, secondo la versione che si è subito diffusa, avrebbero tenuto prigioniere quaranta persone e ne avrebbero uccisa una in quella che sarebbe stata una prigione segreta e un centro di tortura per renitenti alla leva e disertori. Le immagini diffuse in Rete sono in effetti impressionanti e non sono mancati colpi d’arma da fuoco, con ogni probabilità sparati in aria dai militari assediati, mentre fuori i dimostranti distruggevano auto della polizia e un autobus usato dalle pattuglie per la mobilitazione forzata.
In pochissimo tempo le due versioni – media “classici” contro social – si sono allontanate sempre più. La polizia ha smentito sia l’esistenza di una prigione segreta sia le torture, i portavoce del Battaglione Azov hanno invitato la popolazione a “non immischiarsi nel lavoro dei militari” e, com’era immaginabile, è riecheggiata qua e là la versione del complotto russo. Da segnalare, in proposito, la ricostruzione del sito di giornalismo investigativo Slidstvo, che qui riassumiamo: i primi accenni alla prigione segreta sarebbero comparsi su Facebook il primo novembre; poi sarebbe entrata in azione una certa Valentina Moloda, infermiera e giornalista, già titolare di una clinica di chirurgia estetica poi chiusa nel 2023, che si è presentata davanti all’edificio dell’Azov con un’ambulanza, chiedendo di poter entrare ad assistere, appunto, gli uomini ivi detenuti. Da lì si sarebbero poi sviluppati i disordini. E la Moloda avrebbe partecipato a una “marcia per la pace” a cui, scrivono alcuni, aveva messo mano la propaganda del Cremlino.



















