La
manifestazione ad Amendolara nella giornata di sabato era necessaria
e dovuta. Occorreva farla a caldo subito dopo l'orrenda strage alla
stazione di servizio. L'unica che era in grado di organizzarla erano
la CGIL, insieme alla Flai Cgil, che, come ha rivendicato dal palco,
ha organizzato questa manifestazione in tre giorni.
Sotto
questo punto di vista la manifestazione è riuscita. Migliaia hanno
manifestato ad Amendolara sabato. Il numero esatto non ci interessa.
Ci interessa che questa manifestazione ci sia stata con una presenza
rappresentativa di migranti, con una presenza significativa degli
attivisti di CGIL che sono arrivati sul territorio.
Noi
abbiamo immediatamente appoggiato questa manifestazione. Non perché
non conosciamo linea, piattaforme e prassi della CGIL, né tantomeno
perché riteniamo che questa manifestazione fosse in grado realmente
di avviare una fase di lotta nuova, prendendo slancio dalla strage di
Amendolara. Ma perché occorrono fatti e non parole.
Il
primo fatto che occorreva era non lasciare agli articoli di stampa,
alle cronache televisive, peraltro molto scarse, la denuncia. Non
lasciare la risposta a futuri piani, sia di parte governativa che di
parte dell'opposizione e ancor più di parte sindacale. Bisognava
scendere in piazza subito e mostrare chiaramente da che parte
bisognava stare contro il tentativo sui corpi caldi dei nostri
fratelli di classe bruciati vivi di ridimensionare la cosa.
L'orrore
del fatto è stato però coperto, affidandone la responsabilità agli
esecutori materiali parlando genericamente di caporalato, mafia
pakistana, retroterra malavitoso e così via. Ma innanzitutto
nascondendo per chi lavoravano questi lavoratori e in quale contesto
lavorano i braccianti, i braccianti della Piana di Sibari, i
braccianti del Metapontino, i braccianti della Puglia e via via la
geografia dello sfruttamento schiavistico che va dalla Sicilia alle
Marche, a Lazio, a Latina, al Nord. Bene, questa manifestazione ci
doveva essere, ci è stata, ed è stato un fatto positivo.
Detto
questo, chiaramente è stato positivo che dei compagni, molto pochi a
dir la verità sia sul piano sindacale sia sul piano dell'area
militante, siano affluiti ad Amendolara, anche per la necessità che
c'era