lunedì 26 ottobre 2026
pc 26 ottobre - Lo Stato imperialista, il Governo Meloni e i loro fogli di m... usano Siher per criminalizzare Hannoun... usano Hannoun per appesantire Siher - LIBERI TUTTI!
pc 26 ottobre - Macron e lo Stato imperialista francese chiede aiuto a Israele per reprimere il movimento di massa che divampa in Francia
Parigi chiama. Gerusalemme risponde. Il capo dei servizi segreti israeliani a Parigi a dare una mano
pc 26 ottobre - Forse voi dello Stato, della magistratura-santa inquisizione di Torino, voi del governo siete duri di comprendonio: SIAMO TUTTI ASKATASUNA!- proletari comunisti
Seminate vento raccoglierete tempesta! E ci pare che sia già in corso
notizie stampaAskatasuna, in appello il Pg chiede 47 anni di carcere: “È associazione per delinquere”
Questa più grave ipotesi d'accusa riguarda 16 imputati; altri due devono rispondere di reati minori. Le pene proposte spaziano dai 12 mesi ai 5 anni di carcere
Diciotto condanne per un ammontare complessivo di circa 47 anni di carcere sono state chieste dalla procura generale di Torino al processo d'appello ai militanti dell'ex centro sociale Askatasuna. I pg Giancarlo Avenati Bassi e Manuela Pedrotta hanno invitato la corte a riconoscere l'esistenza del reato di associazione per delinquere, che era stato escluso dai giudici di primo grado. Questa ipotesi d'accusa riguarda sedici imputati; altri due devono rispondere di reati minori. Le pene proposte spaziano dai dodici mesi ai cinque anni di carcere.
«Una frangia violenta con dei leader e dei ruoli ben definiti»
Secondo i due rappresentanti della procura generale all'interno del centro sociale (sgomberato alla fine
pc 26 ottobre - La conversione di Pomigliano d’Arco: dalla produzione di auto a quella di missili
Da L'Indipendente
Là dove c’era la produzione di auto ora c’è quella dei missili. La parafrasi di Adriano Celentano ben riassume la parabola di Pomigliano d’Arco, per decenni volto dell’automotive napoletano e meridionale. Oggi, tra le pieghe della crisi del settore, si insinua la produzione militare. È recente la scelta di portare MBDA, leader mondiale nella produzione di missili e sistemi d’arma complessi, in quest’area industriale, in capannoni pronti all’uso che avrebbero potuto ospitare un futuro diverso per la città, come sottolineato da associazioni e partiti locali. Rispetto all’attuale status quo — che vede già presente Leonardo, coi suoi reparti civili, e Avio, specializzato nella fornitura di componentistica per l’aeronautica civile e militare — il salto di qualità è netto.
La storia industriale di Pomigliano d’Arco nasce con due volti: uno aeronautico e l’altro automobilistico. Per decenni il polo viene associato, nella memoria collettiva, allo stabilimento dell’Alfasud-Alfa Romeo, che nel periodo di massima estensione, più o meno a metà degli anni ’70, contava oltre 15mila lavoratori. Poi il progressivo declino e i diversi passaggi di proprietà, tra FIAT, FCA e infine Stellantis, che oggi conta qualche migliaio di dipendenti. Su di loro grava il peso della precarietà e dei licenziamenti periodici, giustificati dalla multinazionale italo-francese con la crisi delle vendite.
In un periodo di riassetto industriale, a beneficiare dell’arretramento del settore automobilistico, visti anche gli attuali venti bellici e le aperture politiche alla riconversione militare delle fabbriche, potrebbe essere il comparto aereo. Per il momento, quest’ultimo si espande nei capannoni della Leonardo. Qui è
pc 26 ottobre - Manifestazioni del 24 ottobre, violenza di stato sulle piazze di Torino, Bologna, Padova, Roma
I numeri ufficiali della repressione diffusi dal Dipartimento della Pubblica Sicurezza sulle manifestazioni che si sono svolte sabato in diverse province italiane sono impressionanti, degni di uno Stato di polizia:
• 📊 4.292 persone identificate complessivamente
• 🚨 9 arresti eseguiti
• 🛑 371 fermi preventivi (tra cui ben 110 minori e 69 stranieri)
• ⚖️ 87 denunce a piede libero
Milano é la città che ha registrato la quota maggiore di interventi con 2.921 identificazioni, 5 arresti, 171 fermi preventivi, 41 denunce. Tra i provvedimenti principali figura anche il blocco ingiustificabile di Youssef Siher, indicato come il promotore del "Movimento 17 ottobre".
TORINO
🔻Il momento più violento della manifestazione di sabato è avvenuto in piazza Crispi quando i manifestanti sono stati chiusi da quattro lati da camionette di forze dell'ordine e celerini in tenuta anti sommossa.
I manifestanti arrivavano da corso Vigevano inseguiti dalla polizia con idranti ed erano colpiti da continui lanci di lacrimogeni. Piazza Crispi era completamente bloccata verso corso Novara dalle camionette. L'unica strada ancora aperta era corso Vercelli verso il centro città. Improvvisamente da corso Vercelli si sentono le sirene e si vedono le luci blu dei lampeggianti sopraggiungere a velocità ed in poco tempo anche quella strada era bloccata ed è cominciato anche da lì un fitto lancio di lacrimogeni.
La maggior parte dei manifestanti è rimasta intrappolata nella piazza sotto il lancio di lacrimogeni e senza possibilità di fuga da nessun lato.
Davvero una violenza gratuita e immotivata.
I manifestanti rimasti hanno poi percorso corso Vercelli fino all'angolo con corso Brescia e lì in pochi minuti è cominciata la caccia strada per strada con tanto di furgoni della polizia che sfrecciavano a sirene spiegate e poliziotti a manganellare chi era ancora in giro. Un paramedico è stato aggredito dalle forze dell'ordine che lo hanno gravemente colpito alla testa e lasciato sanguinare per terra.
🔻Sempre a Torino, nella giornata di sabato, una macchina si è lanciata contro i manifestanti investendo 13 persone, che fortunatamente non hanno riportato lesioni. Dopo essersi lanciata contro il corteo, la macchina è stata scortata da agenti in tenuta antisommossa, mentre i funzionari di polizia si sono rifiutati di identificare e fermare il conducente.
Da un'analisi svolta direttamente sulla targa del veicolo, GV476VF, è stata dedotta la sua appartenenza alla DIGOS. La targa risulterebbe infatti non associata ad alcun veicolo, l’auto non sarebbe assicurata e non sarebbe inoltre possibile richiederne il certificato cronologico al Pubblico Registro Automobilistico (PRA), un’anomalia riscontrabile per i veicoli precedenti al 1993 o in dotazione borghese alle forze di polizia.
ROMA
Giovani e studenti, dopo aver occupato il Colosseo si sono diretti verso la zona della stazione. Attraversando le strade della Capitale, hanno provato a forzare il cordone delle forze dell'ordine in via Emanuele Orlando, a pochi decine di metri da piazza della Repubblica. Qui la polizia ha caricato con gli idranti.
Dopo una prima pausa gli idranti della polizia in assetto antisommossa sono entrati nuovamente in azione, dopo che i manifestanti, giovani e giovanissimi, hanno nuovamente lanciato oggetti all’indirizzo delle forze dell’ordine che hanno impedito il passaggio dei dimostranti.
Un giovane manifestante si è infilato sotto il camion su cui era montato l'idrante per impedire al mezzo di avanzare. La polizia lo ha estratto e lo ha fermato.
PADOVA
Dopo aver attraversato le strade della città dal pomeriggio, il corteo spontaneo contro il carovita è stato caricato dalle forze dell’ordine mentre si stava muovendo in direzione della stazione. Idranti e manganelli sono stati impiegati sui manifestanti che avanzavano a mani alzate. Si registrano diversi fermati portati in questura, dove il corteo si è poi diretto. Le violenze arrivano dopo giorni di militarizzazione della città.
BOLOGNA
Da Bologna la polizia ha caricato con gli idranti anche un'ambulanza, chiamata per soccorrere un reporter selvaggiamente aggredito dalle forze dell’ordine. In seguito alle manganellate un’altra persona è stata ricoverata in gravi condizioni.
La caccia ai giovani è proseguita strada per strada con abusi, minacce e violenza del tutto gratuita da parte delle dorze dell'ordine, come testimoniato in questo video:
pc 26 ottobre - Riceviamo e diffondiamo - dalle 5 ragazze arrestate dai sionisti in Cisgiordania
Siamo le cinque ragazze italiane arrestate ed deportate dalle forze di occupazione israeliane.
Il 22 ottobre undici attivistə internazionali, oltre a noi una tedesca, un britannico, un irlandese, uno statunitense, un'austriaca e un' ungherese, sono statə detenutə da coloni israeliani e poi dalla polizia israeliana mentre visitavano una famiglia palestinese a Masafer Yatta, nella West Bank occupata.
Non c'è davvero differenza tra esercito e coloni: in diversi posti viene delegato proprio a questi ultimi il controllo del territorio. E quando non è così, la comunicazione e la complicità tra esercito, polizia e coloni è più che stretta.
La stampa racconta che la Farnesina ha ottenuto il nostro rimpatrio. Ma qui non c'è proprio nulla da ottenere: noi non volevano essere espulse, volevamo restare in solidarietà con il popolo palestinese.
Quello che la Farnesina dovrebbe ottenere è, al contrario, una spiegazione delle ragioni per cui siamo state arrestate e detenute per 48 ore, rinchiuse in delle celle senza avere accesso a un processo e a contattare i nostri affetti.
Il governo dovrebbe chiedere perché nei territori palestinesi persone internazionali non possano stare accanto alle famiglie indigene mentre raccolgono le olive nella loro terra e cercano semplicemente di
pc 26 ottobre - Ancora dalla manifestazione di Milano sui fatti di via Dante e dentro il corteo con la solidarietá a Youssef
Vista la situazione interveniamo per denunciare ad alta voce quello che sta accadendo e la loro reazione è di circondarci e chiedere documenti con relativa minaccia di essere portati in questura.
Nel frattempo la situazione ha concentrato l’attenzione della stampa presente e via via delle persone che passavano per la via, con alcune che sono intervenute, giovani e meno giovani, contro l’operato della polizia e a sostegno della nostra denuncia come si vede nei vari video.
Quindi ribaltando la minaccia ‘documenti’ con la denuncia dei rastrellamenti e dei metodi intimidatori della polizia per costruire il giovane/manifestante/ribelle/criminale, foto al muro con il
pc 26 ottobre - Torino continua ad essere una bella città... 20.000 in piazza
pc 26 ottobre - Cariche contro le manifestazioni del 24 ottobre
Torino
Firenze
Milano
pc 26 ottobre – Cinque vite spezzate in una sola notte: la Tunisia sta uccidendo i propri figli e le proprie figlie
Riceviamo e pubblichiamo tradotto in italiano questo testo di denuncia ricevuto dai compagni tunisini. Dopo le proteste estive per i blackout continui e la mancanza di acqua minerale, il regime Saied da stato di polizia, duramente contestato dalla grande manifestazione di 5.000 persone lo scorso 17 ottobre, continua ad uccidere il proprio popolo.
Tra la notte del 21 e quella del 22 ottobre, cinque regioni
della Tunisia si sono sollevate in seguito alla morte di cittadini le cui
uniche speranze — di un ambiente salubre, una vita dignitosa, un’istruzione
pubblica e un lavoro decoroso — sono state infrante.
🔴 Menzel Bouzelfa:
Houssine Dridi è morto dopo essere stato investito da un veicolo guidato da un
funzionario dello stabilimento "Black Flies", un investimento a
capitale francese. L'uomo stava partecipando a un sit-in per chiederne la
chiusura, dato che l'impianto inquina l'ambiente circostante, trovandosi
proprio accanto a una scuola e a un ospedale. L'episodio ha portato
all'incendio della fabbrica e a proteste davanti alla sede amministrativa
locale (delegazione), con richieste di smantellamento dell'attuale sistema.
🔴 Hay Ettadhamen: Un giovane, Souheil Bakouche, è stato picchiato dalla polizia dopo essere stato fermato con l'accusa di possesso di cannabis; il pestaggio si è rivelato fatale. Il ragazzo aveva un solo rene, che è stato distrutto durante l'aggressione. Successivamente, il Ministero dell'Interno ha sostenuto,
sabato 24 ottobre 2026
pc 25 ottobre - Noi alle fabbriche - questo è lo Slai cobas per il sindacato di classe - Cantieri navali Palermo
Venerdi 23 ottobre in fabbrica, ai Cantieri Navali, buon volantinaggio tra gli operai
e al corteo di alcune migliaia di studenti, incuriositi in parte ma anche alcuni diffidenti all'inizio ma dopo spiegazione della locandina/volantino lo prendono
Sabato 24 ottobre a sostegno delle grandi e combattive manifestazioni in diverse città da Milano a Torino a Bologna, Firenze, Roma... contro il governo Meloni dello stato di polizia e repressione fascista
Affissione locandine nel centro storico, quartieri e mercati popolari
pc 24 ottobre - COMUNICATO del Movimento 17 Ottobre -
2° COMUNICATO del Movimento 17 Ottobre
CAMBIANO LE PIAZZE. NON CAMBIA LA NOSTRA DETERMINAZIONE.
Alla grande mobilitazione popolare, il governo ha scelto la sua risposta. Martedì 20 ottobre il Consiglio dei ministri ha approvato un nuovo decreto-legge sulla sicurezza, con un nuovo reato di violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche, fino a 5 anni di carcere, l’estensione del fermo preventivo e 500 militari in più per Milano. In meno di due giorni è stato scritto, approvato ed è entrato in vigore un provvedimento che per noi ha un solo significato: un pugno autoritario contro chi dissente, di una durezza che non si vedeva dall’epoca del fascismo.
Non è una sorpresa ma anzi la conferma di ciò che abbiamo detto fin dal primo comunicato: un governo che risponde al disagio di una generazione con i soldati, le manette e i decreti non vuole ascoltarci. Vuole che stiamo zitti.
Questa risposta ha un obiettivo chiaro: militarizzare le nostre piazze prima ancora che si riempiano. Presidi, blindati, cordoni, zone rosse. Piazza Duomo a Milano, piazza Nettuno a Bologna e le altre piazze annunciate sono già il bersaglio: un luogo noto, delimitabile e controllabile.
PER QUESTO LE PIAZZE ANNUNCIATE PER SABATO SONO ANNULLATE.
Non saranno più i luoghi indicati nei nostri appelli. Non rinunciamo a scendere in strada: cambiamo il modo in cui lo facciamo. Un movimento che ha scelto di essere fluido lo è anche nelle piazze: ricordate «be water».
LA STRATEGIA È LA SEGUENTE:
1. LE PIAZZE INIZIALI NON SONO PIÙ VALIDE.
Non andate a Piazza Duomo, a Piazza Nettuno o negli altri luoghi già indicati. Non vi troverete nessuno di noi e troverete molti di loro.
2. ALLE 14:30 IN PUNTO, IN OGNI CITTÀ, COMUNICHEREMO TRE CONCENTRAMENTI.
Tre punti distinti per città, resi noti solo mezz’ora prima. Nessun luogo anticipato, nessuna soffiata, nessun cordone già pronto.
3. OGNUNO SI ORGANIZZI CON IL PROPRIO GRUPPO DI RIFERIMENTO.
Collettivo, organizzazione, gruppo spontaneo o semplice gruppo di amici: ritrovatevi prima, decidete insieme come muovervi e non andate da soli. Chi si muove in gruppo si protegge e si conosce.
4. OGNI GRUPPO SI DIRIGE VERSO IL CONCENTRAMENTO GEOGRAFICAMENTE PIÙ VICINO.
Non serve coordinare, comandare né contare: basta seguire la logica della prossimità. Così le tre piazze si riempiono in modo naturale, dal basso.
5. ALLE 15:30 COMUNICHEREMO LA PIAZZA FINALE.
I tre concentramenti si muoveranno in corteo verso il punto indicato, per ritrovarsi insieme in un’unica grande piazza. Tre fiumi che confluiscono in uno.
PERCHÉ LO FACCIAMO.
Perché la piazza è nostra e non intendiamo consegnarla a chi la vuole trasformare in un recinto. Perché non vogliamo offrire bersagli, e per noi è questione di tutela collettiva. Perché una piazza che si muove, si incontra e si ricompone è una piazza che pensa, discute e cresce politicamente, e non una piazza che aspetta di essere circondata.
NON CI HANNO FERMATO CON LE LEGGI. NON CI FERMERANNO CON I BLINDATI.
SABATO. QUANDO LO DIREMO NOI. DOVE LO DIREMO NOI.
NON CI RAPPRESENTA NESSUNO. CI ORGANIZZIAMO.
M1710
venerdì 23 ottobre 2026
pc 23 ottobre - L'infame occupazione della Cisgiordania - grida vendetta!

Palestina, l’esercito di bandiere che ruba terra e orizzonte
Migliaia di vessilli israeliani invadono le strade, circondano negozi e delimitano pascoli palestinesi. È la “guerra per la coscienza” dei coloni: un progetto sostenuto dalle istituzioni degli insediamenti per intimidire la popolazione e affermare il possesso del territorio.
I soldatini israeliani hanno invaso la Route 60, la principale arteria stradale che collega il nord e il sud della Cisgiordania, perché «gli arabi devono capire chi sono i padroni». Non li chiamano neanche palestinesi, ma se provassero a piantare o a mostrare la propria bandiera verrebbero arrestati. Ce ne erano già a centinaia di vessilli israeliani in Palestina, soprattutto all’ingresso degli insediamenti – illegali per il diritto internazionale – e sulle strade a uso esclusivo dei coloni. Poi è accaduto che a un ragazzino di 19 anni di nome Eyal Spiegel – quello che ha dichiarato che gli arabi devono capire che è lui il padrone – sia venuto in mente di impestare le strade con migliaia di bandiere, raccogliere soldi e chiamare a raccolta volontari che nottetempo avrebbero coperto 60 chilometri di percorso. Almeno
pc 23 ottobre - Rappresaglia antioperaia e antisindacale - Sudd Cobas, multe da mille euro a 5 sindacalisti per i picchetti:
Il sindacato: “Grave gesto contro la democrazia”.
Conferenza stampa presidiata dalla polizia
pc 23 ottobre - Il governo risponde alla rivolta con più Stato di polizia
La risposta del governo alla rivolta proletaria e giovanile che ha attraversato Milano e alcune grandi città del nord, che già in quelle occasioni ha visto un intervento repressivo della polizia in tutte le forme a cui i giovani hanno opposto una resistenza creativa e hanno risposto colpo su colpo, hanno continuato la loro azione dimostrativa nei confronti del centro di Milano intorno alla questione di fondo che è il carovita e il peggioramento delle condizioni di vita proprie e di tutti i settori proletari di cui questi giovani sono espressione, in continuità con la lotta del movimento studentesco e seguendo l'esempio di una rivolta prolungata e già più avanti che si sviluppa in Francia.
A fronte di questo è partita la campagna terroristica di padroni governo, della stampa, delle televisioni per criminalizzare questi giovani, metterli alla gogna e preparare misure per schiacciarli, per impedire che la protesta vada avanti.
La borghesia e il suo governo Meloni non si fermano davanti a niente, invece di rispondere alle esigenze che stanno dietro questa rivolta, sul terreno delle condizioni di vita, della scuola e del futuro, sul terreno di rispondere alla protesta contro la guerra e il riarmo e tutto quello che comporta il taglio di spese sociali, invece di rispondere su questo trasforma tutto in una caccia all'uomo, in un tentativo di blindare e militarizzare le città secondo una logica che nelle intenzioni del governo è da dittatura militare, per questo il governo ha chiesto i militari e li ha ottenuti, 500 a Milano, ha chiesto poteri speciali per i militari, ma questo significa uno Stato di guerra, uno Stato di emergenza, uno Stato d'assedio, uno Stato di polizia che diventa uno Stato militare, di dittatura militare.
Su questo Mattarella ha evitato di dare poteri di polizia ai militari schierati nelle piazze per le prossime settimane, ma tutto il resto è gravissimo, è l'ennesimo decreto di sicurezza, è l'ennesima risposta con la violenza di Stato, garantita da leggi di Stato, alle proteste popolari, in questo caso alle radicali proteste della gioventù proletaria.











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