martedì 27 ottobre 2026

pc 27 ottobre - Bologna Fakir - agenti luridi assassini razzisti -

 info stampa

Abderrahim Fakir, le frasi degli agenti dopo la sua morte: “È schiattato”. “Cazzo me ne frega a me”

Dialoghi che sono stati registrati dalla bodycam indossata da uno dei due poliziotti e che sono citate in una parte introduttiva della consulenza tecnica medico legale, disposta dalla Procura di Bologna
Abderrahim Fakir, le frasi degli agenti dopo la sua morte: “È schiattato”. “Cazzo me ne frega a me”
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“È schiattato ah“, dice un poliziotto al collega che replica: “Cazzo me ne frega a me“. È uno dei dialoghi tra i due agenti il 19 luglio in via Svevo al Pilastro di Bologna, mentre Abderrahim Fakir moriva riverso sull’asfalto. Frasi registrate dalla bodycam indossata da uno dei due poliziotti e che sono citate in una parte introduttiva della consulenza tecnica medico legale, disposta dalla Procura di Bologna, per far luce sulle caus

pc 27 ottobre - ancora sulla crisi e lotta nel SI COBAS - due documenti - info

 Ci auguriamo che questa lotta all'interno del SI.COBAS contribuisca all'unità non tanto del SI.COBAS, ma del sindacalismo di classe e di massa - Slai cobas per il sindacato di classe

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SI COBAS: CONTRO IL SABOTAGGIO, L’OPPORTUNISMO E I TENTATIVI DI ROTTURA. LA NOSTRA ORGANIZZAZIONE NON SI PIEGA AL RICATTO.


In circa sessant’anni di militanza e attività politica, raramente mi è capitato di assistere a comportamenti come quelli che stanno emergendo in una parte dei nostri iscritti, alcuni dei quali ricoprono persino incarichi di coordinamento nell’organizzazione.
Non siamo di fronte a un normale dissenso politico, a divergenze di linea o a un confronto anche aspro tra compagni. Il dissenso, quando è leale e si sviluppa nel rispetto delle regole condivise, è legittimo e può contribuire alla crescita di un’organizzazione. Ben altra cosa è utilizzare gli incarichi ricoperti per ostacolare l’attività collettiva, sabotare le decisioni assunte, sottrarsi alle responsabilità comuni e costruire iniziative di opposizione organizzata al di fuori degli organismi nazionali e delle regole condivise.
È precisamente su questo terreno che occorre fare chiarezza, senza ambiguità e senza infingimenti.
Da tempo il Coordinamento nazionale richiama alcuni compagni alla correttezza politica, alla necessità di rivedere affermazioni lesive della reputazione di altri militanti e al dovere di affrontare, nelle sedi appropriate, fatti e responsabilità che non possono essere liquidati come semplici divergenze personali, tant’è che abbiamo di recente l’uscita dal SI Cobas di iscritti legati a Zadra e Papis e hanno formato il loro sindacatino personale.
È stato inoltre posto il problema politico della presenza, nell’organizzazione, di militanti accusati di aver operato nell’interesse delle controparti padronali e dei comportamenti tenuti dopo l’emersione di tali contestazioni, compresa l’espulsione di due militanti e la successiva costituzione di un sindacato contrapposto al SI Cobas.
Di fronte a una vicenda di questa gravità, la responsabilità di ogni compagno dovrebbe essere quella di contribuire alla piena chiarificazione dei fatti, alla tutela dell’organizzazione e alla difesa dell’indipendenza del sindacato dagli interessi padronali. Non quella di alimentare solidarietà incondizionate ai fuoriusciti, sottrarsi al confronto politico o trasformare una vicenda che riguarda l’intera organizzazione in una contrapposizione permanente contro i suoi organismi dirigenti.
Il Coordinamento nazionale ha pertanto subordinato la prosecuzione del sostegno economico a un chiarimento politico da parte di chi continua a sostenere iniziative considerate incompatibili con gli orientamenti e le decisioni dell’organizzazione. Una decisione che deve essere discussa e valutata nel merito, ma che non può essere strumentalizzata per capovolgere le responsabilità e presentare chi chiede chiarezza come i responsabili della crisi.

I FATTI POLITICI E SINDACALI NON POSSONO ESSERE CANCELLATI.

C’è una successione di comportamenti che richiede una risposta politica inequivocabile.
Sono stati contestati il sabotaggio di iniziative di sciopero, l’assenza deliberata di delegati e iscritti da due riunioni nazionali convocate per discutere come contrastare le politiche padronali, nonché le ripetute assenze dai Coordinamenti nazionali, rispetto ai quali esiste una regola condivisa sulle 3 assenze ingiustificate e sulla permanenza nell’organismo.
A questo si aggiunge la promozione di un’assemblea di delegati in contrapposizione al Centro e la partecipazione, in quella sede, del dirigente del sindacato costituitosi in opposizione al SI Cobas.
Se confermati e valutati nel loro insieme, questi comportamenti non possono essere ridotti a una normale dialettica interna. Pongono una questione politica e sindacale precisa: si può continuare a ricoprire incarichi di responsabilità nel SI Cobas mentre si promuovono iniziative che ne ostacolano l’attività, si indeboliscono le mobilitazioni e si costruiscono sedi di contrapposizione alla sua direzione collettiva?
Per noi, una simile contraddizione non può essere ignorata.

pc 27 ottobre - Scurati fai schifo.. tu e tuoi 'democratici' - un articolo condivisibile

 

Il classismo da salotto di Scurati: dai “guerrieri d’Europa” al disprezzo della rabbia degli oppressi

Non c’è luogo migliore dello studio televisivo di Propaganda Live su La7 – il salotto buono per eccellenza della sinistra autoassolutoria, quella che trasforma la crisi sociale in intrattenimento rassicurante – per misurare l’abisso che ormai separa la produzione intellettuale “progressista” mass-mediatica dalla vita della maggioranza della popolazione italiana.

Ospite della trasmissione di Diego Bianchi, Antonio Scurati ci ha regalato un’altra delle sue performance oserei direi ormai leggendarie, a tal punto dissociata dalla realtà del paese che persino Zoro è rimasto in un silenzio imbarazzato. Ha fatto una battuta a cui nessuno ha riso, una di quelle che valgono più di un trattato sociologico: l’ironia sprezzante sui manifestanti che, nel pieno delle proteste, entrano in una libreria Feltrinelli e ne escono a mani vuote perché non hanno trovato nulla di loro interesse.

Il sottotesto è tanto banale quanto reazionario: quella che scende in strada, che esprime rabbia nei centri storici del consumo blindato, è una “plebe” ignorante, talmente estranea alla “cultura” da non sapere nemmeno cosa farsene di un libro, neppure quando si tratta di saccheggiare uno scaffale.

pc 27 ottobre - Torino - criminale investimento con la macchina dei manifestanti - Polizia o fascisti o altro?

Torino. La macchina lanciata contro i manifestanti non era di un “automobilista incazzato”


La macchina bianca che si è lanciata contro i manifestanti durante il corteo di sabato scorso a Torino investendo diverse persone, non sarebbe stata di un generico automobilista incazzato con i manifestanti ma potrebbe essere della polizia.

A seguito di una inchiesta svolta direttamente sulla targa del veicolo, GV476VF, la targa risulterebbe non associata ad alcun veicolo, l’auto non sarebbe assicurata e non sarebbe inoltre possibile richiederne il certificato cronologico al Pubblico Registro Automobilistico (PRA), un’anomalia riscontrabile per i veicoli precedenti al 1993 o in dotazione alle forze di polizia.

Ma questa era quasi nuova, ergo…

Dopo essersi lanciata contro il corteo e aver colpito diversi manifestanti, quando questi ultimi stavano per gettarsi contro il veicolo per ritorsione, la polizia in piazza è immediatamente intervenuta in tenuta antisommossa.

La macchina sarebbe stata scortata dagli agenti, mentre i funzionari di polizia si sarebbero rifiutati di identificare e fermare il conducente.

pc 27 ottobre - ORE 12 Controinformazione rossoperaia - La repressione non spegne la ribellione

 

pc 27 ottobre - Ex Ilva, arresto per l'ex Ad Lucia Morselli e altri due: contestati reato associativo e corruzione - Sotto accusa la gestione Arcelor Mittal

La gestione di Morselli sarebbe stata orientata a massimizzare i profitti a discapito dell’ambiente, i pm chiedono i domiciliari. Coinvolti anche l'ex direttore dello stabilimento e l'ex capo dell'Ispra

L’ex ad di Acciaierie d’Italia, Lucia Morselli

La procura di Taranto ha chiesto gli arresti domiciliari per Lucia Morselli, ex amministratrice delegata di Acciaierie d'Italia, per il dirigente dello stabilimento, Alessandro Labile e per Francesco Astorri, capo del Nucleo ispettivo di Ispra, nell'ambito di una inchiesta sul presunto inquinamento provocato dalle emissioni dello stabilimento tra il 2019 e il 2024 e sulle irregolarità ipotizzate nella gestione delle emissioni di anidride carbonica e delle quote Ets. Agli indagati è stato notificato l'avviso di interrogatorio preventivo, per il 3 novembre, davanti al gip Francesco Maccagnano, chiamato a pronunciarsi sulle richieste cautelari avanzate dai pm.

Lucia Morselli già nel marzo del 2024 si vide notificare un avviso di proroga delle indagini nate da un esposto sui picchi di benzene che furono registrati nello stabilimento. Nel luglio successivo le perquisizioni e i sequestri per la presunta truffa ai danni dello Stato sulle quote di Co2 e poi gli avvisi di garanzia all'ex manager e ad altri dirigenti, consulenti e dipendenti per le ipotesi di associazione a delinquere finalizzata all'inquinamento, al disastro ambientale e alla truffa ai danni dello Stato.

Sono in tutto 28 le persone e cinque le società complessivamente indagate nell'inchiesta, coordinata dai pm Mariano Buccoliero, Francesco Ciardo. 

Per otto indagati l'accusa è associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati contro l'ambiente, l'incolumità pubblica e la pubblica amministrazione.

Tra le contestazioni figurano, a vario titolo, le ipotesi di disastro ambientale, inquinamento e truffa ai

pc 27 ottobre - Giovani Palestinesi - comunicato di solidarietà con Youssef e Sagia

Immagine del profilo di giovanipalestinesi.it
NESSUN CAPRO ESPIATORIO PER LA VOSTRA CRISI
Comunicato di solidarietà con Youssef e Sagia.
 finalità:
L’operazione di polizia e il vile linciaggio mediatico nei confronti di Youssef e Sagia hanno una sola
quella di distogliere l’attenzione dall’aumento dei prezzi del carburante e del carovita e dalle naturali proteste che ne derivano.

Chiunque abbia a cuore il futuro della nostra società è chiamato oggi a rispondere all’efferato attacco legale e mediatico che è stato mosso a Sagia e Youssef.

Chiunque esprime dissenso contro le politiche di guerra e miseria che ci vengono imposte oggi è chiamato non solo ad esprimere solidarietà, ma anche a prendere una posizione
netta e consapevole che, in questa fase, ognuno può essere il prossimo indagato, fermato, arrestato.

Al fianco di Youssef e Sagia, nessun capro espiatorio per risolvere la vostra crisi!

pc 27 ottobre - Roma - in azione una dittatura di stampo cileno contro il movimento degli studenti

ROMA. POLIZIA AL LICEO GIORDANO BRUNO: STUDENTI IN OCCUPAZIONE PORTATI IN COMMISSARIATO

Nessuna descrizione della foto disponibile. 

Ieri, 26 ottobre, le forze dell’ordine sono intervenute all’interno del Liceo Giordano Bruno di Roma, a seguito della chiamata della dirigenza scolastica, portando via e scortando in commissariato gli studenti e le studentesse che stavano portando avanti la protesta e l'occupazione dell'istituto. La Rete degli Studenti Medi del Lazio denuncia con forza una risposta repressiva di gravità inaudita di fronte a una mobilitazione studentesca.
L'episodio si inserisce in un clima di crescente criminalizzazione del dissenso

pc 27 ottobre - Youssef Siher, se dichiarare "guerra a questo presente infame" diventa un reato, allora siamo tutti delinquenti!

da soccorso rosso proletario

 Potrebbe essere un'immagine raffigurante testo

 A cura dell'avvocato Nicola Canestrini

 “Lo Stato ci piscia addosso e i media ci fanno credere che piove. Meloni dichiara guerra al futuro di questo paese e noi dichiariamo guerra a questo presente infame.”

Questa frase, pubblicata su un profilo Instagram, è una delle imputazioni del decreto di fermo della Procura di Milano per i fatti successivi agli scontri del 17 e 18 ottobre. L’accusa non è vilipendio: è istigazione a delinquere (art. 414 c.p.), aggravata dalla finalità di terrorismo (art. 270-bis.1 c.p.).

Una metafora politica, per quanto rozza, letta come istigazione a commettere delitti contro l’ordine pubblico. Per giunta con finalità terroristica. Gli altri capi del provvedimento riguardano condotte diverse: un vademecum per le manifestazioni,

pc 27 ottobre - Antonio Mazzeo denuncia - Pistoia celebrazione fascista della Folgore - con 500 poi di loro mandati a Milano a reprimere chi si ribella

Da Pistoia a Milano è l'ora dei Parà e del mito fascista di El Alamein

Il 23 ottobre cerimonia solenne allo stadio di Pistoia dei Parà della Brigata Folgore per l’84° Anniversario della battaglia di El Alamein, in piena Seconda Guerra Mondiale, quella scatenata da Hitler e Mussolini con tanto di campagne imperiali in terra d'Africa.
Presenti pure il Comando Forze Speciali dell’Esercito, il 1° Reggimento Carabinieri paracadutisti “Tuscania” e la 46° Brigata Aerea di Pisa, l'evento ha rispolverato miti, leggende, narrazioni e "valori" dell'ideologia bellico-fascista del Ventennio.
Riportiamo alcuni degli sproloqui pronunciati a conclusione della parata dei parà dalla sottosegretaria alla Difesa, sen. Isabella Rauti (già MSI, oggi Fratelli d'Italia) e del gen. Carmine Masiello, Capo di Stato maggiore dell'Esercito.
“Ricordando e commemorando, riagganciamo una fune di vincolo con il passato, con quei Soldati che tra le dune di El Alamein resistettero all’offensiva corazzata britannica del Generale Montgomery con il

pc 27 ottobre - Ravenna - la CGIL fa schifo

𝗟𝗮 𝗖𝗚𝗜𝗟 𝗲̀ 𝘂𝗻𝗶𝗰𝗮*.

Dopo essere stata invitata dalla sottoscritta ad aderire al presidio - corteo organizzato dal Coordinamento popolare contro i traffici di armi nel porto di Ravenna, dal sindacato USB, giovani palestinesi, Global Sumud, Bds e altre associazioni, dopo essere stata invitata a contribuire al comunicato stampa (e se necessario modificarlo), ha rifiutato sdegnata.
E vabbeh pace, ci sta.
Ma dopo una settimana, senza avvisarci di niente, senza alcuna interlocuzione, oggi ha diramato un comunicato stampa, chiamando un proprio presidio, per il 30 ottobre, sempre di mattina, ma luogo diverso dal nostro. Senza minimamente citare il nostro, che peraltro era già stato pubblicato da giorni in tutti i giornali locali.
Veramente grandiosi.
Ora la confusione regna sovrana e la gente che non ci capisce più niente. È imbarazzante.
Alla faccia dell'unità della lotta e della convergenza.
Con tutto il lavoro che si fa, con tutta la fatica che si fa a tenere insieme tutti, smussare, coordinare, venirsi incontro, loro se ne escono così...dopo essere stati invitati, dopo aver cercato di aprire un dialogo.
Ognuno sempre e solo la sua bandierina autoreferenziale.
*𝗟𝗶𝗻𝗱𝗮 𝗠𝗮𝗴𝗴𝗶𝗼𝗿𝗶, 𝗴𝗶𝗼𝗿𝗻𝗮𝗹𝗶𝘀𝘁𝗮 𝗳𝗿𝗲𝗲𝗹𝗮𝗻𝗰𝗲

pc 27 ottobre - Solidali con Youssuf Siher - terrorista è lo Stato borghese, il governo Meloni le sue forze dell'ordine


Media e politica hanno deciso: fondare la pagina del movimento 17 ottobre è terrorismo

Organizzatore di rivolte, «esponente di spicco dell’islam politico» con possibili legami con l’intelligence algerina, ma soprattutto pericoloso rivoluzionario che «ha creato paura e intimidazione»; questo e tanto altro sarebbe Youssef Siher, fondatore della pagina del Movimento 17/10 arrestato ieri a Milano. Siher è indagato dalla procura meneghina con le accuse di istigazione a delinquere, terrorismo e violenza organizzata, reato introdotto dal governo Meloni due giorno dopo la nascita del Movimento. Si tratta, in totale, di reati che potrebbero costargli un massimo di 34 anni e 6 mesi, contestati anche alla moglie, che risulta ancora libera. Siher, 30 anni di età, è un giornalista e ricercatore da tempo attivo in ambito politico; una persona dal profilo non tanto diverso da un ordinario cittadino, che politica e media stanno trattando alla stregua di uno stragista per avere fondato una pagina sui social in cui di quelle violenze e azioni sovversive che gli vengono attribuite non ha mai scritto una parola.

Siher è un trentenne italiano nato da genitori marocchini, con un curriculum molto ampio. Durante gli anni universitari alla Statale di Milano ha partecipato ad alcune iniziative di politica studentesca e

pc 27 ottobre – Meloni, un altro suo "Fratello d’Italia" beccato con le mani nel sacco, chiesto l’arresto per il deputato Pisano

Niente da fare! È più forte di loro! Non riescono a stare con le mani ferme. A questi parassiti fascisti incalliti non gli basta mai quanto già ricevono come “stipendio”, di fatto un altro “furto” dalle casse pubbliche. No, devono continuare a rubare, truffare ecc. In questo caso si tratta del deputato nazionale del partito della Meloni Fratelli d’Italia, Pisano, ben noto alle cronache perché al momento della sua elezione metteva post che inneggiavano a Hitler da lui considerato “grande statista”.

“Le ipotesi di reato sono di associazione per delinquere, peculato, falso, finanziamento illecito e truffa” scrive il Giornale di Sicilia del 25 ottobre.

La notizia dell’indagine era del marzo di quest’anno, adesso, dopo 7 mesi, i giudici hanno chiesto l’arresto. La notizia sulla corruzione, che è di sistema, come altre di questo tipo rischia di passare in secondo piano, nel contesto di crisi e caos generale. Ma è bene ricordare questo fatto, perché questa è la pratica “normale” che la borghesia al potere si sforza di fare diventare normale, senza virgolette. Rubare per questi esseri spregevoli è proprio normale. E bisogna naturalmente mettere tutto al plurale, perché solo in Sicilia, questo tizio è in allegra compagnia di tanti altri suoi degni compari.

Insieme a lui nella stessa inchiesta ce ne sono già una decina! “… nella nuova tranche dell’inchiesta

lunedì 26 ottobre 2026

pc 26 ottobre - Lo Stato imperialista, il Governo Meloni e i loro fogli di m... usano Siher per criminalizzare Hannoun... usano Hannoun per appesantire Siher - LIBERI TUTTI!

Faro degli inquirenti su Hannoun: caccia ai contatti con gli organizzatori milanesi

Dopo i disordini e l’inchiesta sui fatti di Milano, la Procura di Genova studia il dossier sul leader palestinese

di Marco Fagandini
Genova – La Procura di Genova ha avviato accertamenti per verificare se vi siano mai stati contatti o collegamenti di qualche genere fra Youssef Siher e il gruppo di indagati capeggiati, secondo gli inquirenti del capoluogo ligure, da Mohammad Hannoun.
Siher è il trentenne bresciano, attivista pro Palestina e oggi al lavoro per un’azienda che si occupa di intelligenza artificiale, fermato dagli investigatori milanesi con l’accusa di essere l’amministratore delle pagine Instagram e Telegram del Movimento 17 Ottobre, attraverso le quali sarebbero state coordinate - almeno sino a qualche ora prima - le manifestazioni di sabato scorso in varie città italiane, Genova compresa. Hannoun invece è l’architetto palestinese, da tempo residente a Ceranesi, comune nell’immediato entroterra genovese, che per gli investigatori è il referente di Hamas in Italia. Arrestato il 27 dicembre scorso assieme ad altre persone perché accusato di aver raccolto, attraverso le

pc 26 ottobre - Macron e lo Stato imperialista francese chiede aiuto a Israele per reprimere il movimento di massa che divampa in Francia

Parigi chiama. Gerusalemme risponde. Il capo dei servizi segreti israeliani a Parigi a dare una mano

Al culmine dei disordini in Francia, il direttore dello Shin Bet David Zini era nella capitale, dove ha incontrato alti esponenti dell’apparato di sicurezza francese “per discutere di antiterrorismo e islam radicale”. “La cooperazione tra le agenzie di sicurezza continua nonostante la crisi diplomatica”, ha dichiarato un funzionario della sicurezza israeliana

pc 26 ottobre - Lo Stato borghese e il governo fascisteggiante della Meloni militarizzano le città ma le manifestazioni non si fermano - Oggi Firenze contro Valditara

pc 26 ottobre - La giornata di lotta del 30 ottobre a Ravenna

pc 26 ottobre - Forse voi dello Stato, della magistratura-santa inquisizione di Torino, voi del governo siete duri di comprendonio: SIAMO TUTTI ASKATASUNA!- proletari comunisti

Seminate vento raccoglierete tempesta! E ci pare che sia già in corso

notizie stampa

Askatasuna, in appello il Pg chiede 47 anni di carcere: “È associazione per delinquere”

Questa più grave ipotesi d'accusa riguarda 16 imputati; altri due devono rispondere di reati minori. Le pene proposte spaziano dai 12 mesi ai 5 anni di carcere

Diciotto condanne per un ammontare complessivo di circa 47 anni di carcere sono state chieste dalla procura generale di Torino al processo d'appello ai militanti dell'ex centro sociale Askatasuna. I pg Giancarlo Avenati Bassi e Manuela Pedrotta hanno invitato la corte a riconoscere l'esistenza del reato di associazione per delinquere, che era stato escluso dai giudici di primo grado. Questa ipotesi d'accusa riguarda sedici imputati; altri due devono rispondere di reati minori. Le pene proposte spaziano dai dodici mesi ai cinque anni di carcere.

«Una frangia violenta con dei leader e dei ruoli ben definiti»

Secondo i due rappresentanti della procura generale all'interno del centro sociale (sgomberato alla fine

pc 26 ottobre - La conversione di Pomigliano d’Arco: dalla produzione di auto a quella di missili

Da L'Indipendente

Là dove c’era la produzione di auto ora c’è quella dei missili. La parafrasi di Adriano Celentano ben riassume la parabola di Pomigliano d’Arco, per decenni volto dell’automotive napoletano e meridionale. Oggi, tra le pieghe della crisi del settore, si insinua la produzione militare. È recente la scelta di portare MBDA, leader mondiale nella produzione di missili e sistemi d’arma complessi, in quest’area industriale, in capannoni pronti all’uso che avrebbero potuto ospitare un futuro diverso per la città, come sottolineato da associazioni e partiti locali. Rispetto all’attuale status quo — che vede già presente Leonardo, coi suoi reparti civili, e Avio, specializzato nella fornitura di componentistica per l’aeronautica civile e militare — il salto di qualità è netto.

La storia industriale di Pomigliano d’Arco nasce con due volti: uno aeronautico e l’altro automobilistico. Per decenni il polo viene associato, nella memoria collettiva, allo stabilimento dell’Alfasud-Alfa Romeo, che nel periodo di massima estensione, più o meno a metà degli anni ’70, contava oltre 15mila lavoratori. Poi il progressivo declino e i diversi passaggi di proprietà, tra FIAT, FCA e infine Stellantis, che oggi conta qualche migliaio di dipendenti. Su di loro grava il peso della precarietà e dei licenziamenti periodici, giustificati dalla multinazionale italo-francese con la crisi delle vendite.

In un periodo di riassetto industriale, a beneficiare dell’arretramento del settore automobilistico, visti anche gli attuali venti bellici e le aperture politiche alla riconversione militare delle fabbriche, potrebbe essere il comparto aereo. Per il momento, quest’ultimo si espande nei capannoni della Leonardo. Qui è

pc 26 ottobre - Manifestazioni del 24 ottobre, violenza di stato sulle piazze di Torino, Bologna, Padova, Roma

I numeri ufficiali della repressione diffusi dal Dipartimento della Pubblica Sicurezza sulle manifestazioni che si sono svolte sabato in diverse province italiane sono impressionanti, degni di uno Stato di polizia:
• 📊 4.292 persone identificate complessivamente
• 🚨 9 arresti eseguiti
• 🛑 371 fermi preventivi (tra cui ben 110 minori e 69 stranieri)
• ⚖️ 87 denunce a piede libero
Milano é la città che ha registrato la quota maggiore di interventi con 2.921 identificazioni, 5 arresti, 171 fermi preventivi, 41 denunce. Tra i provvedimenti principali figura anche il blocco ingiustificabile di Youssef Siher, indicato come il promotore del "Movimento 17 ottobre". 

TORINO
🔻Il momento più violento della manifestazione di sabato è avvenuto in piazza Crispi quando i manifestanti sono stati chiusi da quattro lati da camionette di forze dell'ordine e celerini in tenuta anti sommossa.
I manifestanti arrivavano da corso Vigevano inseguiti dalla polizia con idranti ed erano colpiti da continui lanci di lacrimogeni. Piazza Crispi era completamente bloccata verso corso Novara dalle camionette. L'unica strada ancora aperta era corso Vercelli verso il centro città. Improvvisamente da corso Vercelli si sentono le sirene e si vedono le luci blu dei lampeggianti sopraggiungere a velocità ed in poco tempo anche quella strada era bloccata ed è cominciato anche da lì un fitto lancio di lacrimogeni.

La maggior parte dei manifestanti è rimasta intrappolata nella piazza sotto il lancio di lacrimogeni e senza possibilità di fuga da nessun lato.
Davvero una violenza gratuita e immotivata. 
I manifestanti rimasti hanno poi percorso corso Vercelli fino all'angolo con corso Brescia e lì in pochi minuti è cominciata la caccia strada per strada con tanto di furgoni della polizia che sfrecciavano a sirene spiegate e poliziotti a manganellare chi era ancora in giro. Un paramedico è stato aggredito dalle forze dell'ordine che lo hanno gravemente colpito alla testa e lasciato sanguinare per terra.

🔻Sempre a Torino, nella giornata di sabato, una macchina si è lanciata contro i manifestanti investendo 13 persone, che fortunatamente non hanno riportato lesioni. Dopo essersi lanciata contro il corteo, la macchina è stata scortata da agenti in tenuta antisommossa, mentre i funzionari di polizia si sono rifiutati di identificare e fermare il conducente.
Da un'analisi svolta direttamente sulla targa del veicolo, GV476VF, è stata dedotta la sua appartenenza alla DIGOS. La targa risulterebbe infatti non associata ad alcun veicolo, l’auto non sarebbe assicurata e non sarebbe inoltre possibile richiederne il certificato cronologico al Pubblico Registro Automobilistico (PRA), un’anomalia riscontrabile per i veicoli precedenti al 1993 o in dotazione borghese alle forze di polizia.



ROMA 

Giovani e studenti, dopo aver occupato il Colosseo si sono diretti verso la zona della stazione. Attraversando le strade della Capitale, hanno provato a forzare il cordone delle forze dell'ordine in via Emanuele Orlando, a pochi decine di metri da piazza della Repubblica. Qui la polizia ha caricato con gli idranti.

 

Dopo una prima pausa gli idranti della polizia in assetto antisommossa sono entrati nuovamente in azione, dopo che i manifestanti, giovani e giovanissimi, hanno nuovamente lanciato oggetti all’indirizzo delle forze dell’ordine che hanno impedito il passaggio dei dimostranti. 

 

Un giovane manifestante si è infilato sotto il camion su cui era montato l'idrante per impedire al mezzo di avanzare. La polizia lo ha estratto e lo ha fermato.




PADOVA
Dopo aver attraversato le strade della città dal pomeriggio, il corteo spontaneo contro il carovita è stato caricato dalle forze dell’ordine mentre si stava muovendo in direzione della stazione. Idranti e manganelli sono stati impiegati sui manifestanti che avanzavano a mani alzate. Si registrano diversi fermati portati in questura, dove il corteo si è poi diretto. Le violenze arrivano dopo giorni di militarizzazione della città.



BOLOGNA
Da Bologna la polizia ha caricato con gli idranti anche un'ambulanza, chiamata per soccorrere un reporter selvaggiamente aggredito dalle forze dell’ordine. In seguito alle manganellate un’altra persona è stata ricoverata in gravi condizioni. 

La caccia ai giovani è proseguita strada per strada con abusi, minacce e violenza del tutto gratuita da parte delle dorze dell'ordine, come testimoniato in questo video: