da ORE 12 Controinformazione rossoperaia del 09.04.26
Non si parla altro in questi giorni, al bar, al lavoro, che dell’aumento dei prezzi della benzina, del gasolio e di tanti altri, ed è logico visto che la
guerra che i Stati Uniti e Israele hanno scatenato contro l’Iran ha bloccato lo stretto di Hormuz da dove passa una quantità enorme di petrolio, gas e di altro, che ha messo in crisi l'intero sistema
di approvvigionamento energetico con l’aumento dei prezzi.
È anche per questo che oggi dedichiamo la Controinformazione a questo argomento, in particolare sulle ricadute che toccano i lavoratori, le lavoratrici,
i pensionali, gli studenti, i pendolari, insomma le grandi masse popolari e naturalmente non solo chi usa l'auto o altri mezzi di trasporto.
A proposito di classi sociali, diciamo subito che è un problema che non tocca certo la borghesia ricca o la media borghesia.
I primi costi della guerra imperialista che ci devono fare inorridire sono quelli pagati con la vita, da chi muore in questa guerra del nazi-imperialista Trump e del nazi-sionista israeliano che ha fatto già oltre 2.000 morti, tra cui bambini e civili in appena un mese di guerra, dal 28 febbraio.
I quotidiani, i mezzi di informazione, su questo si fermano solo qualche secondo, poi cominciano con i danni all'economia, le perdite materiali, le aziende in difficoltà, il
tempo che ci vorrà quando finirà questa guerra, visto che anche la tregua è già in pericolo, la ripresa degli affari, i costi della guerra contro l’Iran che fino a questo
momento ammontano a circa 200 miliardi (ci sono 50 miliardi in più se si fa il confronto con la Guerra del Golfo del 1991) e poi si elencano i costi di un solo aereo di guerra che ammontano a 100 milioni di dollari e ricordiamo
che l'Iran ne ha battuti due e poi il costo dei missili, sia di quelli che vengono per attaccare che quelli che intercettano e poi ci sono i droni che costano meno - ma fino a un certo punto - si va da quelli più
semplici a quelli più sofisticati che sono diventati sempre più diffusi nelle guerre.
E con tutto questo impiego di armi gli arsenali naturalmente si svuotano che poi bisogna ricostituire. Scrive la Stampa che l'America in questo senso brucia già mezzo miliardo
al giorno. Quindi chi paga davvero il prezzo? Certo non il pazzo Trump - come lo chiamano - e la sua cricca di fascisti (Trump certo tanto sano di mente non sembra essere per nessuno), bisogna però dire che la "malattia" di Trump
si chiama imperialismo e fame di profitti, infatti si parla già di dividendi della guerra, cioè a chi toccheranno i profitti che vengono fuori e qui siamo al complesso militare industriale e naturalmente alle
banche, infatti si torna a parlare di tassare gli extraprofitti, a conferma ancora una volta che le banche innanzitutto fanno sempre la parte del leone.
Quindi il prezzo lo pagano le masse iraniane con morti, feriti, distruzione di strutture e di infrastrutture, con la paura, insomma con tutto quello che comporta una guerra ma anche per
forza di cose la pagano le masse proletarie dei paesi imperialisti, aumenta il costo dei carburanti che soltanto significa immediatamente l'aumento
dei costi del trasporto e della benzina che è salita a circa 1 euro e 80 cent, il gasolio è oltre 2 euro e 20 cent e stiamo parlando di una media, perché poi ogni padrone cerca di fare naturalmente più
soldi che può.