mercoledì 21 ottobre 2026

pc 21 ottobre - Comprendere e prendere il nostro posto nel fuoco della lotta di classe in stretto legame con le masse - Intervento di proletari comunisti/PCm sulla rivolta dei giovani

Noi siamo proletari comunisti, cioè un'avanguardia del proletariato che lavora per costruire il partito del proletariato. Non siamo “i giovani”, né tantomeno siamo movimentisti . Noi dobbiamo posizionare l'avanguardia proletaria e far corrispondere a questo posizionamento il tipo di propaganda, di agitazione, di partecipazione e di organizzazione.

Innanzitutto dobbiamo comprendere che quello che succede è in sostanziale sintonia con quello che abbiamo cercato di dire, e anche in parte di fare, già dal gennaio di quest'anno, quando in occasione degli scontri del 31 gennaio a Torino, durante la manifestazione di Torino, abbiamo considerato che il posizionamento in/su quella manifestazione era un problema fondamentale.

Era il segno dei tempi, il segno all’interno dell'analisi generale e particolare che abbiamo fatto in questo ultimo periodo, sia prima del 31 che successivamente.

A quell'analisi non poteva che corrispondere un determinato sviluppo. E noi non potevamo né fare i profeti né tantomeno gli osservatori, ma dovevamo starci e vedere ciò che era principale e ciò che era secondario, ciò che effettivamente segnava il tipo di sviluppo che il movimento avrebbe potuto avere.

Su questo abbiamo anche colto strada facendo l'urgenza di un nostro cambio di passo, di salto di qualità.

Le caratteristiche specifiche di questo movimento dei giovani in corso sono prima di tutto fondate su analisi che vengono da lontano, che origina il filone particolare rappresentato dalla nostra organizzazione e dal nostro lavoro. Noi abbiamo un'ideologia simile a tante altre organizzazioni nel

pc 21 ottobre - Un altro decreto sicurezza contro giovani e manifestazioni

Il governo Meloni ha approvato ieri, 20 ottobre, un nuovo decreto sicurezza, l’ennesimo dall’inizio della legislatura. Il provvedimento arriva dopo le manifestazioni e gli scontri che hanno attraversato Milano e altre città italiane, protagonisti soprattutto giovani e giovanissimi.

La risposta dell’esecutivo è ancora una volta penale: nuove fattispecie di reato, aumento delle pene, ampliamento dei poteri di polizia, misure preventive e responsabilità economiche a carico delle famiglie. Una scelta che conferma la progressiva trasformazione del conflitto sociale in una questione di ordine pubblico.

Il decreto si inserisce in una sequenza di interventi legislativi che, dal 2022, hanno progressivamente ampliato gli strumenti di repressione. Dal decreto contro i rave al decreto Caivano, dalle disposizioni contro le occupazioni e i blocchi stradali alle nuove misure di prevenzione introdotte nel 2026, il governo ha costruito un apparato normativo fondato sull’anticipazione dell’intervento coercitivo e sull’inasprimento delle sanzioni.

Ogni episodio di cronaca diventa l’occasione per introdurre ulteriori restrizioni, presentate come indispensabili per ristabilire la sicurezza, senza che venga affrontata la questione della loro effettiva efficacia.

Un nuovo reato per le manifestazioni

La disposizione centrale è l’introduzione del reato di violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche, indicato negli annunci governativi anche come «partecipazione violenta». La nuova fattispecie prevede la reclusione da due a cinque anni e una multa fino a 20mila euro per determinate condotte violente commesse durante manifestazioni da gruppi di almeno cinque persone. Sono previste aggravanti, tra l’altro, per il volto coperto e per ulteriori conseguenze delle violenze.

Si aggiungono inoltre pene particolarmente elevate, fino a dodici anni secondo le ricostruzioni del provvedimento, per chi organizza o promuove la formazione di gruppi finalizzati a manifestazioni violente, anche attraverso strumenti informatici e telematici.Non si tratta semplicemente di punire comportamenti che prima erano consentiti. L’ordinamento

21 ottobre - LA CGIL SA DA CHE PARTE STARE... COL GOVERNO MELONI E LA REPRESSIONE DEI GIOVANI

 

Milano, la Cgil e i vannacciani scendono in piazza per condannare le violenze (ma in due eventi diversi)


Quello che va in scena oggi pomeriggio a Milano è l'unità, non elettoralmente ma nei programmi, tra la cosiddetta opposizione e le politiche repressive/securitarie contro i giovani in generale e delle periferie in particolare. "Buoni" quando subiscono in silenzio e criminali/maranza quando si ribellano e si prendono la scena e per riappropriarsi del loro futuro. Che nello scendere in piazza come il 17 mostrano che lottano anche per i lavoratori, i poveri che non ce la fanno più col carovita, come si vede in alcuni video o interviste (oscurati dalla canea mass mediatica) che mostra il vero volta di questa gioventù

Duomo, gli arrestati: “Ero curioso di vedere gli scontri”, “lì perché vogliono licenziare mio padre”

di Ilaria Carra, Carmine R. Guarino

Appunto il re è nudo, cosa è violenza, la perdita del lavoro/salario/casa o i giovani che si ribellano contro un futuro di m...., il razzismo e i soprusi quotidiani della polizia: cosa è violenza, la vetrina rotta di un brand del lusso o lo sfruttamento selvaggio e schiavista dei bambini del Bangladesh che quelle merci producono? Per la Cgil chiaramente la violenza è di questa gioventù, ma come una pensionata chiamando Radio Popolare dopo la presentazione da parte di Stanzione della Cgil si è detta indignata, non in senso letterale ma nei concetti, che questa opposizione si scaglia contro i propri figli e chiedendo cosa faccia il sindacato contro il carovita e per i diritti dei lavoratori. Appunto la cgil fa gli interessi dei padroni.

pc 21 ottobre - ORE 12 Controinformazione rossoperaia - Il governo risponde alla rivolta con più Stato di polizia

 

pc 21 ottobre - Giù le mani dai nostri ragazzi! La repressione non ferma la ribellione. In piazza con loro per la caduta del governo Meloni

Lo Stato borghese e i suoi magistrati, imbeccati dal governo, sostenuti da una campagna stampa oscena, ha cominciato a condannare i ragazzi che hanno dato vita alla rivolta nel weekend di Milano, con processi per direttissima, in una logica da tribunali speciali nei confronti di questi ragazzi che si sono ribellati e hanno detto chiaro perché lo hanno fatto, mettendo al centro il carovita e l'impossibilità di accedere ai beni normali così come ai beni dei negozi della Milano bene.

Scandalo! Hanno attaccato i negozi della Milano bene, scandalo! Hanno messo a ferro e fuoco il centro cittadino, scandalo! 

Hanno resistito e reagito alla polizia che era lì per picchiarli, massacrarli, bastonarli, arrestarli, fermarli, molestarli!

Ecco, questo è un ritratto pieno e chiaro della società borghese innanzitutto, la società dei ricchi e dei padroni che tratta come barbari chi si ribella e si ribella in realtà con ragioni molto valide che sono le ragioni di tutti i proletari e le masse povere di questo paese che vedono il carovita taglieggiare i loro salari e rendere sempre più la loro vita impossibile. Così come il carovita taglieggia anche chi non è strettamente povero, ma che comunque pensava di stare al sicuro rispetto ai poveri, ai migranti, avendo fiducia nel sistema capitalistico, nell'Italia borghese, nell'Italia della Meloni oggi, come ha avuto fiducia - non ripagata - nell'Italia dei governi di centro-sinistra e dei tecnici del Capitale.

“È giusto ribellarsi”, questo lo diciamo innanzitutto ai lavoratori, alle masse povere del nostro paese, delle nostre città, dei nostri quartieri. Che aspettiamo a ribellarci? Com'è possibile accettare un presente di precarietà carovita e un futuro in cui l'unica cosa certa è che vogliono fare la guerra? Fino a

pc 21 ottobre - Movimento 17 ottobre a Bari? - Questo sabato stiamo a vedere...

ad esempio non vogliamo novax reazionari travestiti

Dalla Gazzetta del mezzogiorno

'Apparentemente si tratta di un movimento spontaneo, che dichiara di essere «un processo» e «non una sigla». Ma che da qualche giorno pare voler alzare il livello dello scontro. E tra le città in cui il «Movimento 17 ottobre» sta provando a chiamare la piazza c’è anche Bari: nella chat Telegram che è diventata il quartier generale della mobilitazione è spuntata la convocazione, per sabato alle 15 in Piazza Umberto, in contemporanea agli altri grandi centri.

Quello che accade è preso molto sul serio, visto che sulla radiografia di questo gruppo sta lavorando la Polizia di prevenzione, cioè il Dipartimento di pubblica sicurezza del ministero dell’Interno, con i contributi informativi che arrivano dalle Digos e dai Servizi. Non è ancora chiaro a nessuno, infatti, chi si nasconda dietro il nome e il simbolo: e dunque, al momento, è ritenuta astrattamente valida anche l’ipotesi di un’operazione eterodiretta...'

pc 21 ottobre - Il 24 ottobre la manifestazione nazionale “No CPR né a Castel Volturno né altrove” - info solidale

estratti 

Sabato 24 ottobre, alle ore 13.00, Castel Volturno sarà il cuore di una grande mobilitazione nazionale, per dire “No CPR – né a Castel Volturno, né altrove!”

La protesta nasce da un appello, lanciato da Mons. Pietro Lagnese, che ha dato vita a una vasta alleanza, unita da un unico obiettivo: impedire che vengano spesi 43 milioni di euro per la costruzione di un Centro di Permanenza per il Rimpatrio (CPR), né sul territorio campano né da altre parti.

Castel Volturno è la lente d’ingrandimento capace di mostrare le conseguenze di decenni di politiche migratorie razziste e fallimentari; ma al tempo stesso è un baluardo di promozione umana e di resistenza. La richiesta è chiara: destinare le risorse pubbliche ai servizi, al sostegno al reddito, ai trasporti e alle fasce più fragili della popolazione.

La manifestazione non si ferma alla sola questione migratoria. Al centro dell’agenda ci sono anche la bonifica dei territori, la tutela dei fiumi, la difesa dei litorali, il contrasto agli sversamenti illeciti e all’abusivismo, oltre alla restituzione alla collettività degli spazi sottratti alla criminalità organizzata.

L’appello alla partecipazione è aperto a tutti

pc 21 ottobre - La rivolta della gioventù indiana spaventa il regime fascista di MODI che reagisce con la repressione

 

Una manifestante viene arrestata durante una protesta a Nuova Delhi

COMITATO DI SOSTEGNO ALLA GUERRA POPOLARE IN INDIA

segui il blog https://guerrapopolare-india.blogspot.com/

  • New Delhi ancora blindata da 6.000 poliziotti e co...
  • IL governo fascista hindutva mette in atto una rep...
  • Dichiarazione contro la condanna a morte per i 10 ...
  • Barriere agli ingressi, metropolitane chiuse, inte...
  • Mega-retate per impedire la manifestazione di ieri...
  • mentre si prepara la grande mobilitazione di doman...
  • “India, esplode la protesta contro Modi”, e ancora...
  • Le universitarie manifestano in molte città contro...
  • Il Fronte Studentesco Rivoluzionario denuncia il t...
  • La Giornata Internazionale di Solidarietà e Lotta ...
  • pc 21 ottobre - Da che parte sta il movimento delle donne in questa situazione? Partiamo intanto dal blog https://femminismorivoluzionario.blogspot.com/

     

    ultimi post
  • A Milano, Nudm fa un movimento a parte mentre scop...
  • "In piazza fino a caduta del governo" - info - Il...
  • Formazione rivoluzionaria delle donne - Il marxism...
  • Massimo sostegno alla mobilitazione e lotta delle ...
  • Oggi iniziativa zona parco Trotter MI in solidarie...
  • Sull'assemblea nazionale di NUDM
  • India: Le universitarie manifestano in molte città...
  • Ancora si attacca gravemente la vita delle donne! ...
  • Madrid, dove tutto è cominciato...
  • È morta Maricarmen Abascal, in ospedale dopo lo sf...
  • ONORE ALLA COMPAGNA CHIANG CHING NEL 60° ANNIVERSA...
  • Formazione rivoluzionaria delle donne - Le donne d...
  • Il film "Naza" è utile o no? (dal blog proletari c...
  • Il messaggio di Luigia dal presidio al Tribunale
  • "Sorella non sei sola" - 2 ottobre al Tribunale de...
  • Ungheria - Condannata di nuovo Maja T. - Nell’Appe...
  • Il sindaco di Taranto Bitetti sul carro fasciorazz...
  • pc 21 ottobre - Ci avevano chiuso l'abbiamo riaperto - leggiamo, diffondiamo il blog soccorso rosso proletario - https://soroprol.blogspot.com/

     ultimi post usciti


  • Con la gioventù proletaria che si ribella al carov...
  • Francia - la violenza inaccettabile è quella della...
  • Un saluto a pugno chiuso da Gino
  • INDIA: New Delhi ancora blindata da 6.000 poliziot...
  • Lunedì 19 ottobre presidio solidale con gli studen...
  • INDIA: Il governo fascista hindutva mette in atto ...
  • Giù le mani dagli studenti!
  • A Massa Carrara un corteo di 15mila persone in pia...
  • TORINO, GRAVISSIMI ABUSI POLIZIESCHI NEI CONFRONTI...
  • PROCESSI POLITICI E MOVIMENTI DI SOLIDARIETA’. SUL...
  • Tortura in Questura, a Verona due poliziotti conda...
  • CPR: la Cassazione annulla le accuse contro i medi...
  • Il governo israeliano scheda gli attivisti in piaz...
  • Ingiustizia è fatta: la Cassazione respinge i rico...
  • Siamo tutti Askatasuna! Massima solidarietà alle c...
  • Roma - in difesa dei colpevoli di Palestina - sost...
  • La procura di Parigi propone l'estradizione di Zai...
  • Presidio solidale a Roma il 9 ottobre, al fianco d...
  • Cagliari, 19 giovani processati per antifascismo. ...
  • Lettera di Gino letta al raduno di solidarietà a P...
  • PRESIDIO IN SOLIDARIETÀ ALL3 DETENUT3 IN RIVOLTA N...
  • L’Aquila: Il vero oltraggio è la vostra violenza, ...
  • pc 21 ottobre - Dalla parte della rivolta in Albania contro il governo/regime Rama, contro l'imperialismo USA/ITALIA

     estratti

    un contributo di Silvia Marzoli

    Nell’ottobre 2026 migliaia di persone sono scese in piazza a Tirana, con una partecipazione significativa di giovani e studenti, chiedendo le dimissioni di Edi Rama. Le mobilitazioni sono il punto di arrivo di un malcontento maturato nel tempo: corruzione, costo della vita, difficoltà economiche, prospettive occupazionali incerte e un sistema educativo che non risponde alle aspettative di chi vorrebbe costruirsi un futuro nel proprio Paese.

    Come riportato da Reuters il 15 e 16 ottobre, le manifestazioni sono state precedute da mesi di mobilitazioni, inizialmente perlopiù pacifiche, nelle quali gli studenti denunciavano l’indifferenza del governo. Tra le contestazioni figurano il costo dell’istruzione, la percezione di una corruzione diffusa e i progetti di sviluppo turistico di lusso lungo la costa.

    La questione è più profonda della richiesta di dimissioni di un primo ministro: quale futuro può immaginare una generazione quando studiare diventa oneroso, trovare un lavoro stabile è difficile e il costo della vita riduce gli spazi di autonomia? E quale fiducia può conservare nelle istituzioni quando le decisioni che riguardano il territorio e le risorse collettive sembrano privilegiare interessi economici concentrati?....

    Territorio, capitali e potere politico

    Per comprendere gli interessi in gioco occorre partire da un dato concreto: l’Albania è diventata un

    pc 21 ottobre - La rivolta della gioventù proletaria - Interventi

    Abbiamo chiarito in questo blog, con editoriale, con ORE 12 controinformazione rossoperaia, con il manifesto nazionale qual è la nostra posizione e quale la nostra azione conseguente là dove possiamo esserci, dove possiamo arrivare e alle fabbriche e posti di lavoro dove ci siamo e interveniamo. 

    Di conseguenza nel blog ospitiamo i materiali del movimento in corso, senza per questo condividerne tutto, e ospitiamo note e posizioni  che condividiamo sia pur parzialmente di altre realtà organizzate nelle file operaie, proletarie, studentesche

    *****

      Da operai contro - articoli vari

    IL CONTO DELLE PERIFERIE

    La società dei benpensanti è scatenata, i capi politici fanno a gara fra chi condanna i giovani ribelli con più forza, devono prendere i voti della borghesia del centro città. Più uomini in divisa ed armati per le strade, lo shopping militarizzato per Natale è la loro soluzione. Non basterà, la vita negata nelle miserie delle periferie sta presentando comunque il conto.

    Quelle vetrine andate in frantumi, quei brand la cui merce è stata saccheggiata descrivono la geografia urbana della società dei ricchi, da cui sono esclusi loro: i giovani che stanno attraversando le strade di Milano, Torino, Bologna.
    Nelle loro azioni istintive, e perciò fulminee, non programmate, si ribellano contro la società che non ha niente da dargli se non la miseria. Vivono nelle periferie inquinate e degradate, frequentano scuole che cadono a pezzi, vivono nelle famiglie dove si fanno sacrifici impossibili per sopravvivere giorno per giorno. Le loro sono azioni di ri-appropriazione simbolica di ciò che gli viene costantemente precluso. I figli della classe operaia di oggi, dei ceti subalterni, dei quartieri poveri delle città, rappresentano una generazione che non ha niente da perdere, perché quel poco che c’era l’hanno già perso le loro madri e i loro padri. Che piaccia o no, questa è la loro rivolta contro l’attuale società, come si presenta ai loro occhi, nel modo in cui essa agisce su di loro.

    A tanti conviene descriverli quotidianamente come gli indiziati, i protagonisti della cronaca nera: il

    pc 21 ottobre - In Tunisia si è svolta la più grande protesta degli ultimi anni contro il governo - info in attesa di corrispondenze dirette

    Anche in Tunisia il vento delle proteste scuote la politica istituzionale. Nella giornata di sabato 17 ottobre, migliaia di persone nella capitale Tunisi hanno preso parte ad una delle manifestazioni più partecipate degli ultimi anni. Il corteo, convocato dall’Unione Generale dei Lavoratori Tunisini (UGTT) ha radunato varie organizzazioni della società civile, la classe lavoratrice, fino ad esponenti dell’opposizione per reclamare a gran voce soluzioni contro una crisi economica che non fa altro che peggiorare. A questo si aggiunge una condizione critica dal punto di vista delle libertà personali ed associative: i manifestanti hanno denunciato una situazione di forte controllo sociale e limitazioni dei diritti democratici e sindacali. Inoltre hanno richiesto la scarcerazione delle figure politiche che hanno espresso nel corso degli ultimi anni critiche contro il governo.

    Sebbene la manifestazione abbia visto una partecipazione massiva, nonostante le stime probabilmente a ribasso delle agenzie di stampa nazionali che limitano il numero dei presenti a 3.000 persone, quest’evento non è stato un caso isolato. Solo due mesi fa, il 20 agosto, fu organizzato un altro corteo per denunciare l’aumento insostenibile dei prezzi e le difficoltà nell’accesso ai beni di prima necessità. Un mese dopo, in Tunisia il settore delle persone impiegate nel trasporto di carburante ha scioperato per due giorni per reclamare salari più alti e condizioni lavorative più dignitose. Anche in questo caso, coadiuvati da una sezione dell’UGTT. Le migliaia di persone presenti sabato a Tunisi sono partite da piazza Mohamed Alì, sede del sindacato, e si sono dirette verso Viale Habib Bourguiba, luogo simbolo delle manifestazioni svolte durante la Primavera Araba di quindici anni fa. Al corteo, inoltre, hanno partecipato anche settori impegnati direttamente nella difesa delle libertà democratiche, come la Lega per i Diritti Umani, l’Ordine degli Avvocati e il Sindacato dei Giornalisti.

    La protesta a Tunisi convocata dall’Unione Generale dei Lavoratori Tunisini

    La situazione economica e sociale in Tunisia degenera di mese in mese. Dall’inizio dell’anno, l’inflazione è cresciuta dello 0,8%, raggiungendo il 5,6% nel settembre del 2026. I prezzi di alimenti

    martedì 20 ottobre 2026

    pc 20 ottobre - COMUNICATO del Movimento 17 Ottobre - info

     Movimento 17 Ottobre:

    1° COMUNICATO del Movimento 17 Ottobre

    NON CI RAPPRESENTA NESSUNO. CI RAPPRESENTIAMO DA SOLI.

    Siamo il Movimento 17 Ottobre. Non abbiamo un presidente, un segretario, un portavoce da invitare in tv, una sede da perquisire o una tessera da vendere. Siamo giovani che hanno deciso di smettere di aspettare. Il nostro nome è una data, non un organigramma, perché una data appartiene a tutte e tutti e nessuno può farne la propria proprietà.

    Non siamo una sigla. Siamo un processo: un movimento non strutturato nato per prendere iniziativa e far avanzare la coscienza politica collettiva dei giovani in Italia. Prima di chiederci cosa chiedere, vogliamo capire insieme perché ci è stato tolto tutto, chi ce l’ha tolto e come riprendercelo.

    Abbiamo scelto di organizzarci così, e rivendichiamo che questa scelta è politica e non un’assenza di politica. Le ragioni sono tre.

    1. NON CI FIDIAMO DELLE ISTITUZIONI E DI QUESTO GOVERNO.

    Reputiamo il governo di orientamento autoritario: leggi che restringono lo spazio del dissenso, il conflitto trattato come problema di ordine pubblico, il disagio giovanile risolto con un manganello e un decreto. Chi governa così non ha bisogno di ascoltarci, ha bisogno che stiamo zitti. Ci rifiutiamo di essere interlocutori di chi ci considera una minaccia.

    2. NON CI FIDIAMO DELLE STRUTTURE POLITICHE CLASSICHE.

    Partiti e sindacati istituzionali sono parte dello Stato che contestiamo, e li trattiamo di conseguenza. Quelli extraistituzionali, a partire dalle realtà di movimento che da decenni cercano di lucrare sulle lotte e di monopolizzarle, per noi non sono all’altezza della causa. Non è un’abiura: è una condizione. Devono dimostrarlo, nei fatti, mettendosi al servizio delle lotte invece di mettere le lotte al servizio della propria sopravvivenza, delle proprie sigle, dei propri bandi e delle proprie carriere. Fino ad allora nessuno parla a nome nostro e nessuno mette il cappello sulle nostre piazze.

    3. CI TUTELIAMO DALLA REPRESSIONE DELLO STATO E DEI FASCISTI.

    La repressione non arriva più solo dopo: è diventata preventiva e penetrativa. Schedature, fogli di via, denunce a pioggia, infiltrazioni, pressioni su chi si espone. Si colpisce prima che un movimento nasca e si entra nei collettivi per svuotarli dall’interno. A questo si aggiunge l’aggressione dei fascisti, tollerata, quando non coperta, da chi dovrebbe garantire l’agibilità politica. Un movimento con un capo ha un bersaglio. Un movimento con un indirizzo ha un’irruzione. Un movimento con un elenco di iscritti ha un fascicolo. Noi non offriamo bersagli.

    LA FLUIDITÀ È UNA STRATEGIA, E LA FACCIAMO NOSTRA

    Non l’abbiamo inventata. Abbiamo studiato chi prima di noi ha fatto tremare il potere senza lasciargli un volto da colpire: l’Egitto del 2011, dove una piazza senza leader ha messo in crisi un regime trentennale; la Tunisia, dove tutto è cominciato; Hong Kong 2019 e il suo «be water», organizzarsi in modo decentrato, adattivo, imprendibile; il Sudan, con i comitati di resistenza di quartiere; Algeria e Libano, dove le piazze hanno rifiutato di farsi rappresentare dai vecchi equilibri; il Cile del 2019, esploso dal basso; gli Indignados e Occupy, con le assemblee permanenti; gli studenti serbi, con i loro plenum orizzontali; la Gen Z in Marocco, coordinata senza capi attraverso canali digitali. Ognuna di queste esperienze ha avuto i suoi limiti e le sue sconfitte, e proprio per questo le abbiamo studiate: per imparare da ciò che ha funzionato e da ciò che è stato schiacciato.

    COSA VOGLIAMO DALLE PIAZZE.

    Non ci basta che la piazza sia solo protesta. La protesta da sola si consuma. Vogliamo che ogni momento di piazza sia anche discussione, dibattito, crescita politica. Che si formi una dialettica viva, spontanea e forte, dal basso, tra persone diverse che si ascoltano, si scontrano sulle idee e si trasformano a vicenda. Non cerchiamo l’unanimità, cerchiamo la maturazione collettiva. Vogliamo piazze che siano scuole di politica, e giovani che ne escano più consapevoli di come sono entrati.

    L'OBIETTIVO È UNO SOLO.

    Prendere in mano il nostro futuro. Non lasciarlo nelle mani di questi cleptocrati che lo hanno ipotecato, venduto e svuotato prima ancora che potessimo viverlo. Non vogliamo un posto al tavolo di chi ci ha tolto la sedia: vogliamo costruire un altro tavolo, tutti insieme, dal basso.

    17 OTTOBRE: UN MOVIMENTO, NESSUN PADRONE.

    M1710

    pc 20 ottobre - Dall'India all'Albania, dalla Francia alla Spagna - dal blog Maoistroad lotte e internazionalismo in azione

       October (51)

    pc 20 ottobre - Il movimento degli studenti contro il carovita si estende al sud...

    Cosenza, esplode la protesta: da piazza Europa centinaia di studenti in corteo contro il caro vita

    I giovani di diversi istituti superiori sono scesi in piazza Europa per manifestare solidarietà ad autotrasportatori e agricoltori. Al centro della mobilitazione il caro carburante, l’aumento dei costi energetici e le difficoltà economiche delle famiglie.

    Studenti in piazza, cresce il corteo

    La manifestazione si svolge pacificamente, tra cartelli, striscioni e slogan contro il caro vita e l’impennata dei costi energetici. I ragazzi hanno voluto esprimere la propria solidarietà alle categorie in protesta, portando all’attenzione anche le difficoltà che riguardano direttamente il mondo della scuola:. A pesare sono soprattutto l’aumento del costo del carburante e le spese necessarie per raggiungere gli istituti, in particolare per chi ogni giorno deve affidarsi agli autobus per andare a lezione.

    Vogliamo scuole vivibili

    “Siamo qui perchè vogliamo delle cose ben precise: scuole sicure e aule vivibili, riscaldate in inverno

    pc 20 ottobre - ORE 12 Controinformazione rossoperaia - Giù le mani dai nostri ragazzi! La repressione non ferma la ribellione. In piazza con loro per la caduta del governo Meloni

     

    pc 20 ottobre - Milano - adulti e ragazzi...

    pc 20 ottobre – Ribellarsi è giusto! Dalla Francia all'Albania, al Bangladesh, dall’India all’Italia… la gioventù ribelle è in rivolta

    Che nel mondo i giovani si stanno ribellando contro la miseria di questo sistema sociale che si chiama capitalismo-imperialismo se ne stanno accorgendo benissimo tutti e in particolare la borghesia al potere che fa leggi e decreti d’urgenza!

    E naturalmente anche i mezzi di comunicazione, dagli Stati Uniti all’Italia. Il fascista Trump non perde occasione per accusare i governi europei di debolezza contro l’immigrazione mentre con l'Ice continua ad ucciderli, arrestarli e deportarli, in Francia comincia il coprifuoco mentre in Italia si prepara l’ennesimo decreto repressivo!

    Ma la repressione alimenta la ribellione.

    Ribellione che si allarga a tanti paesi del mondo, in questo senso riportiamo parte di un articolo del New York Times che definisce questi giovani “una formidabile forza politica” e mette in fila una serie di manifestazioni della “Generazione Z” che ha “rovesciato governi in Bangladesh, Nepal, Perù e Madagascar.” E ancora: “Sono alla guida delle più grandi proteste in India degli ultimi anni, che

    pc 20 ottobre - Dichiarazione di Hamas - info

    🟢 Hamas ha dichiarato che una delegazione guidata da Zaher Jabarin ha concluso i colloqui del dialogo nazionale tenutisi al Cairo negli ultimi giorni, ai quali hanno partecipato i membri del comitato politico Husam Badran e Ghazi Hamad. La delegazione ha tenuto discussioni con Fatah sui requisiti per un dialogo nazionale di successo, seguite da un incontro allargato con il Jihad Islamico Palestinese, il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina e il Blocco Democratico di Riforma di Fatah per affrontare gli ostacoli del passato.

    Durante gli incontri, la delegazione ha affermato che il dialogo nazionale completo è l'unico percorso per affrontare le questioni nazionali e contrastare i piani "israeliani". Hamas ha sostenuto la riforma dell'Organizzazione per la Liberazione della Palestina per garantire la partnership tra tutte le fazioni, l'istituzione delle elezioni come meccanismo principale per la formazione delle istituzioni palestinesi ufficiali, il raggiungimento di un accordo su una strategia unificata e la continuazione dei colloqui fino al raggiungimento di intese comuni.

    https://t.me/Palresistmirror/97300