mercoledì 3 giugno 2026

pc 3 giugno - lavoratori indiani dall'India di Modi al cantiere schiavista di Milano - una mobilitazione in corso - info csgpindia@gmail.com

Il sistema indiano di agenzie e intermediari per il reclutamento di manodopera


In India, la crisi dell’occupazione giovanile, che ha raggiunto una quota del 45,4%, alimenta una spinta costante verso l’emigrazione, sia sotto forma di studenti che di lavoratori. In questo scenario opera la Dynamic Staffing Services (Dss), passata alle cronache come Dynamic House, che ha procurato gli operai per i lavori al consolato Usa di Milano. L’agenzia fondata nel 1977 da S.P. Khosla, ex maggiore dell’esercito, fin dai suoi albori ha inviato manodopera indiana all’estero. Sebbene la società si presenti come un soggetto strutturato con oltre venti anni di esperienza nel collocamento e nella formazione di operai qualificati, il sistema in cui si inserisce rivela un asimmetria di potere che spesso sfocia in forme di sfruttamento.

Le agenzie di reclutamento devono essere certificate dal governo, se ne stimano circa 2mila in tutta l’India. Parallelamente a quelle autorizzate c’è una fitta rete di oltre 100mila società non autorizzate.

Il meccanismo di selezione dei lavoratori non è un processo lineare gestito esclusivamente da uffici formali. Ci sono infatti intermediari che operano principalmente nei villaggi e nelle zone più marginalizzate delle grandi città, sfruttando i legami di fiducia personali per rintracciare i candidati più vulnerabili. Le agenzie certificate come Dss spesso non si interfacciano direttamente con i singoli lavoratori, preferendo esternalizzare la mobilitazione della manodopera a questa catena di intermediari non autorizzati. Il sub-agente diventa così l’unico punto di contatto per l’operaio, con il ruolo di assistente personale per la gestione di colloqui e documenti. Questo rende impossibile per il candidato, già vulnerabile, capire se si sta interfacciando con un agente reale o un truffatore.

Il costo per ottenere un impiego all’estero è uno dei principali strumenti di coercizione. Sebbene il ministero degli Affari Esteri indiano fissi a 20mila rupie (circa 180 euro) il limite massimo che un’agenzia può richiedere, la realtà è differente. I lavoratori finiscono per pagare tra le 70.000 e 1,5 milioni di rupie (tra i 600 e 1.400 euro) per facilitare il processo. Queste somme vengono giustificate come spese per il visto, voli, certificati medici e corsi di formazione. Per coprire tali esborsi, le famiglie degli operai sono spesso costrette a vendere beni essenziali come oro e terreni agricoli, o a contrarre prestiti con interessi elevati, entrando in una spirale di debito che annulla i vantaggi economici del futuro salario.

La mancanza di trasparenza è un elemento costante. Molti operai partono senza conoscere la natura del lavoro, l’entità esatta della retribuzione e le condizioni di vitto e alloggio. Frequentemente vengono fatti firmare contratti in lingue straniere che i candidati non sono in grado di comprendere. Nei casi più estremi, molti operai partiti per lavorare nel campo dell’edilizia in Russia si sono ritrovati arruolati nell’esercito russo per combattere al fronte ucraino. Un esempio è quello di Ravi Moun, un ventunenne che, dopo aver pagato 1,1 milioni di rupie (circa mille euro), è stato inviato al fronte per scavare trincee dopo un addestramento di soli 15 giorni. Il giovane è morto poco dopo, vittima di un inganno che lo ha trasformato da operaio in combattente forzato. Secondo i dati ufficiali, almeno 126 indiani sono stati coinvolti in questo specifico schema fraudolento. Per non parlare di quelli reclutati da Israele.

Il sistema della manodopera globale si regge su un equilibrio precario tra la necessità di lavoro dell’India e la domanda di manodopera a basso costo delle economie estere come carne da macello.
Nonostante i tentativi di regolamentazione, la figura del sub-agente rimane parte integrante del meccanismo, rendendo difficile sradicare le pratiche di sovrapprezzo e le false promesse che caratterizzano l’esperienza di migliaia di migranti indiani.

pc 3 giugno - ORE 12 Controinformazione rossoperaia - Sulla strage di braccianti immigrati ad Amendolara

 

pc 3 giugno - Un saluto militante al compagno Visconte Grisi che ci ha lasciato

 

Medico e intellettuale rivoluzionario 

Lo abbiamo conosciuto e condiviso la militanza nel movimento marxista leninista maoista, da Servire il Popolo a Voce Operaia, da Cutro/Calabria a Milano

Abbiamo continuato a prestare attenzione ai suoi scritti e saggi nell'area operaista e sulla rivista Collegamenti.

Visconte ha partecipato al convegno da noi organizzato a Milano sul 50° sull' Autunno caldo 69 'Uscire dal lungo inverno per un nuovo autunno caldo',e anche recentemente ad alcune iniziative di dibattito da noi organizzate. 

Pubblichiamo alcuni suoi articoli condivisibili sul sistema sanitario e la medicina generale. 

La crisi della medicina generale inizia già negli anni 50 – 60, ai tempi delle mutue, e si protrae fino ad oggi con l’istituzione del Servizio Sanitario Nazionale nel 1978. Una crisi di ruolo e di professionalità del medico generale che passa dalla figura del vecchio medico condotto, esperto di tutte le arti mediche e anche del territorio, alla figura del medico della mutua, poi di famiglia, poi di base che vede ridursi la sua competenza alla cura delle malattie più semplici e aumentare il suo carico burocratico. Oggi l’ambulatorio del medico di famiglia, nella maggior parte dei casi e salvo alcune lodevoli eccezioni, è diventato poco più di un ufficio decentrato dell’ ASL in cui si svolgono adempimenti burocratici e vengono smistati i pazienti verso gli specialisti, gli ospedali e i vari esami di approfondimento diagnostico.

Tutto questo è stato ratificato dall’assegnazione di un “budget”, un tetto di spesa che riguarda sia la farmaceutica che gli esami, ad ogni singolo medico, che viene così qualificato come “ordinatore di spesa”. Viene calcolata una media di spesa a livello regionale, di ASL, di distretto e chi sfora di una certa percentuale (circa il 20%) quel tetto viene chiamato a fornire spiegazioni e, in certi casi, si vede costretto a restituire l’importo di spesa ordinato in più. Ciò vale soprattutto per la prescrizione di farmaci, come poi vedremo.

Di questa crisi si è accorto anche il regime, per cui il Ministero e i governatori regionali spingono, anche con incentivi economici, per decretare la fine del medico di famiglia singolo e per la formazione di poliambulatori distrettuali o di quartiere, strutture di prima diagnosi formate da diverse figure sanitarie (medici generali, guardia medica, eventualmente specialisti, infermieri ecc.) e con l’impiego anche di un minimo di strumentazione medica (elettrocardiogramma, ecografia ecc.). Ufficialmente questa svolta viene giustificata dal fatto di voler sgravare i vari Pronto Soccorso dalla diagnosi e cura della patologia minore, esigenza indubbiamente sentita. Questa svolta però incontra diverse resistenze, sia da parte di una classe medica abituata a gestire in proprio l’organizzazione (e i profitti) del proprio ambulatorio e che vede nella nuova organizzazione del lavoro, forse non a torto, una anticamera della dipendenza e dell’aumento del controllo sul proprio lavoro, oltretutto organizzato 24 ore su 24, ma

pc 3 giugno - Bolivia: le proteste contro il governo stanno diventando una vera insurrezione - info

Dimezzamento dello stipendio e abrogazione della riforma agraria non stanno servendo a salvare la testa del presidente boliviano Rodrigo Paz Pereira, in carica da meno di un anno. Dopo un mese di proteste e decine di blocchi stradali, la capitale La Paz risulta ancora isolata, e i manifestanti – cittadini e lavoratori provenienti da tutti i settori – puntano verso un solo obiettivo: le dimissioni del governo. I colloqui con opposizioni e rappresentanti delle dimostrazioni sono bloccati, mentre dall’estero arrivano aiuti per arginare le ripercussioni dei blocchi delle infrastrutture stradali del Paese da parte dei manifestanti. A fare scattare le proteste è stato un miscuglio di elementi, tutti riconducibili al fallimento della politica del «capitalismo per tutti» del presidente Paz. La ricetta neoliberista della nuova Bolivia filo-statunitense sta venendo applicata da una manciata di mesi, ma tanto è bastato per fare sprofondare il Paese nel caos, e mettere a serio rischio la stabilità dell’esecutivo.

È complicato tracciare il filo che ha portato le proteste antigovernative boliviane a quello che sta gradualmente iniziando ad assumere i tratti di un moto insurrezionale. I primi lavoratori a mobilitarsi sono stati gli insegnanti, per chiedere un sistema educativo pubblico e gratuito; a essi si sono aggiunti gli agricoltori, che hanno contestato la nuova riforma agraria, i minatori, e gli indigeni, che già portatori di malcontento si sono trincerati attorno all’ex presidente Morales, attualmente sotto processo per accuse che egli definisce politicamente motivate. Rapidamente, le proteste sono finite per includere porzioni diverse e diversificate della popolazione boliviana.

A un mese dallo scoppio delle proteste – iniziate a cavallo tra la fine di aprile e l’inizio di maggio – si

pc 3 giugno - Un libro rivela come la Cia creò il consenso tramite gli intellettuali

Andrea Cauti - 1 giugno 2026

Accoglienza in Italia

Il congresso per la libertà della cultura

martedì 2 giugno 2026

pc 2 giugno - ORE 12 Controinformazione rossoperaia - Contro la Repubblica della guerra della repressione, del moderno fascismo e dello sfruttamento

 

pc 2 giugno - Quattro migranti pakistani bruciati nel Cosentino - stavano andando a lavorare nel metapontino - Sono stati uccisi!

Auto in fiamme nel Cosentino, dentro i cadaveri di quattro migranti: si ipotizza siano stati uccisi

Sarebbero stati uccisi i quattro migranti, probabilmente pakistani, trovati carbonizzati all'interno di un'auto in un distributore di carburante lungo il vecchio tracciato della Statale 106 ad Amendolara.
E' questa l'ipotesi che sta prendendo corpo tra gli investigatori.
Sui corpi delle quattro vittime, visto il loro stato, al momento non è stato possibile verificare se vi fossero segni di colpi d'arma da fuoco, ma lo stato dei luoghi e della vettura al momento dell'arrivo dei vigili del fuoco sembra fare escludere la pista dell'incidente.

Gli investigatori sperano di avere un aiuto nelle loro indagini dai sistemi di videosorveglianza presenti nel distributore e nella zona. la visione dei filmati è già iniziata. Nel caso dovesse essere confermata l'ipotesi dell'omicidio, comunque, non verrebbe attribuita alla 'ndrangheta, visto il luogo dove si trovava l'auto.
Le cosche, in questa parte di territorio, hanno già usato il fuoco per distruggere i corpi delle loro vittime, ma sempre in campagna, luoghi isolati, e mai in un luogo come un distributore di carburante e su una strada ad alta frequentazione.

Le vittime erano tutte braccianti agricoli, impiegati nei campi della Sibaritide e diretti verso la Piana del Metapontino, nel Materano.

pc 2 giugno - Padroni assassini a Bassano del Grappa - Migranti usa e getta: lavoratore indiano sfruttato a nero e scaricato in strada dopo infortunio - denuncia lotta organizzazione!

Cade da 3 metri mentre lavora in nero: gli imprenditori non lo soccorrono e lo abbandonano in strada

di Repubblica

L'episodio nel vicentino. Il 56enne è stato trovato in una pozza di sangue

Si è ferito cadendo dal tetto di un capannone in un maneggio in cui era impiegato a nero, ma invece di soccorrerlo i titolari lo hanno scaricato in strada. A due anni dalla morte di Satnam Singh, il bracciante morto dopo essere stato abbandonato davanti a casa con accanto il braccio che il macchinario gli aveva falciato, il copione si ripete a Bassano del Grappa. Una coppia di imprenditori, un uomo di 56 anni e la compagna di 48, titolari di un maneggio in provincia di Vicenza, giovedì sera un lavoratore indiano, regolarmente residente in Italia, è stato trovato gravemente ferito non lontano dall’ospedale.

A dare l’allarme, una chiamata anonima di una sedicente passante... a telefonare era stata la titolare dell’azienda agricola, che insieme al marito lo aveva poco prima scaricato in strada. Confuso, provato, l’uomo ai soccorritori di aver avuto un incidente mentre si trovava al lavoro in un maneggio della zona, senza riuscire però a precisare ulteriori dettagli.

Accompagnato immediatamente in ospedale, l'uomo è stato portato nel reparto di chirurgia per via delle fratture riportate e ricoverato con una prognosi di 60 giorni. Sul caso è stata aperta un’inchiesta, affidata ai carabinieri che sono rapidamente risaliti ai titolari del maneggio, dove l’uomo lavorava da alcuni giorni senza alcun tipo di contratto. A incastrare i due, denunciati per omissione di soccorso e lesioni colpose, alcune tracce di sangue trovate nell’auto.

"Quando deliberatamente i datori di lavoro manomettono i sistemi di sicurezza per andare più veloci, quando non garantiscono pienamente la sicurezza e un lavoratore si ferisce, parliamo di tentato omicidio", sottolinea il segretario generale della Uil Veneto Roberto Toigo, commentando la vicenda. "Trattare un essere umano come merce da utilizzare e poi gettare sul ciglio di una strada quando si fa male è la negazione violenta di ogni diritto e della stessa dignità umana”, attacca la segretaria nazionale della Flai, Silvia Guaraldi. “Questo orrore è il prodotto diretto di un sistema che si regge sulla vulnerabilità, sul ricatto occupazionale e sull'indifferenza imperante. Il Governo – sottolinea - deve intervenire subito: servono ispezioni a tappeto, il potenziamento degli organi di controllo e l'applicazione rigorosa della legge 199 contro lo sfruttamento e il caporalato".

pc 2 giugno - Lo sciopero generale... una forte giornata di lotta - info

Le iniziative dello Slai cobas per il sindacato di classe - aderente allo sciopero - sono state espresse in altri post.

Queste ulteriori notizie sono prese da 'pungolo rosso' 

Quella di venerdì 29 maggio – è stata una giornata di lotta riuscita al di là delle aspettative (e delle preoccupazioni) della vigilia.

Uno sciopero contro il genocidio in Palestina, le guerre del capitale e l’economia di guerra, il governo Meloni e lo stato di polizia, per affermare le stringenti necessità della classe lavoratrice, a cominciare da forti aumenti salariali e dalla reintroduzione della scala mobile, per difendere il diritto di sciopero e l’organizzazione operaia sui luoghi di lavoro sempre più sotto attacco.

I tre settori proletari maggiormente coinvolti sono stati la logistica, le ferrovie e i trasporti locali.

Nella logistica è stato determinante per la buona riuscita dello sciopero l’impegno del SI Cobas, da anni fortemente radicato in tanti magazzini, anzitutto quelli del centro-nord ma anche a Roma e in Campania, come portatore di istanze di lotta mai chiuse in logiche aziendaliste. E con una particolare sensibilità per la causa palestinese dovuta anche alla sua composizione, di sindacato che organizza proletari/e di tante diverse nazionalità, molte/i dei quali provenienti dai paesi arabi e di tradizione islamica.

Per le ferrovie, i dati ufficiali sono: il 40.3% dei convogli soppressi, il 36,8% delle adesioni, nettamente al di sopra di circa il 25% delle adesioni lo scorso 18 maggio – lo sciopero indetto in solitaria da USB, che ha indubbiamente pesato in negativo (l’Assemblea PdM-PdB aveva indicato una doppia adesione, una perdita di salario significativa).

Nel comunicato dei Ferrovieri CUB Trasporti si registra come l’intreccio tra temi sindacali e temi politici sia stato reale, e non semplicemente dichiarato: molte/i delle/dei ferroviere/i che “ci hanno contattato per porre casistiche da incrociare con le norme tecniche”, si sono al contempo espressi “circa le porcate della guerra, del riarmo e dell’indigeribile finanziamento delle stragi. Si fa strada la consapevolezza che queste scellerate spese sottraggono poi risorse per tutti i bisogni sociali e per il sostegno dei redditi”. Ecco, detto senza vuota demagogia: si fa strada la consapevolezza… E in questo cammino, che è finalmente iniziato, è degna di nota l’instancabile attività di Ferrovieri contro la guerra, a cui partecipiamo come promotori, così come – sul piano sindacale – quella dell’Assemblea PdM-PdB.

Per quanto sia un universo molto più frammentato, anche tra i lavoratori dei trasporti locali questa presa di coscienza sta andando avanti, come testimonia (tra gli altri) il presidio organizzato dall’SGB a Mestre, in piazzetta Coin. In questo presidio – a cui abbiamo partecipato come compagne/i della TIR e del Comitato permanente contro le guerre e il razzismo di Marghera – la denuncia del genocidio di Gaza e della corsa al riarmo e ad una nuova possibile, apocalittica guerra mondiale, è stato tutt’uno con la denuncia degli effetti anti-proletari delle politiche del governo Meloni e dell’Unione europea, e con la forte rivendicazione di salari adeguati al costo della vita, di una sanità che torni ad essere universale e

lunedì 1 giugno 2026

pc 1 giugno - ORE 12 Controinformazione rossoperaia - La battaglia per un vero sciopero generale continua, l'esperienza di Taranto

 

pc 1 giugno - Alla Stellantis di Cassino di male in peggio

Cassino, fabbrica Stellantis quasi ferma: 24 giorni di lavoro in 5 mesi

Operai di Cassino fermi: solo 24 giorni di lavoro nei primi cinque mesi. E il futuro non induce affatto all'ottimismo, nonostante le promesse di Stellantis

29 Maggio 2026 - 17:00

La fabbrica Stellantis di Cassino è praticamente ferma. Nei primi cinque mesi dell’anno gli operai hanno lavorato solo 24 giorni: il resto del tempo è stato segnato da fermate produttive, ferie forzate e cassa integrazione. Un dato drammatico che fotografa la crisi più profonda degli ultimi anni per uno degli stabilimenti simbolo dell’automotive italiano, dove si producono (molto a singhiozzo) Alfa Romeo Stelvio, Tonale e Jeep Compass. La situazione rischia di diventare insostenibile per oltre 3.000 lavoratori diretti e per l’indotto locale.

FABBRICA STELLANTIS DI CASSINO: PRODUZIONE RIDOTTA AL MINIMO

Da gennaio a maggio 2026 lo stabilimento laziale ha accumulato una serie interminabile di stop e a giugno non andrà meglio, essendo già stato programmato il fermo dal 1° al 5 che interesserà

pc 1 giugno - Contro i nuovi CPR decisi dal governo fascio/razzista della Meloni / Denuncia e mobilitazione

Un contributo

«Un nuovo metodo per ottenere un potere della mente sulla mente, in una misura finora senza precedenti». Così Jeremy Bentham descriveva nel 1791 il Panopticon: una struttura circolare in cui i detenuti, rinchiusi lungo la circonferenza, possono essere osservati in ogni momento da una torre centrale senza sapere se qualcuno li stia davvero guardando. È l’idea di una sorveglianza permanente che finisce per trasformarsi in disciplina psicologica. Più di due secoli dopo, quel modello appare nei documenti progettuali del nuovo Centro di permanenza per il rimpatrio (CPRO) che il governo Meloni vuole costruire a Castel Volturno, in provincia di Caserta.

Negli elaborati, pubblicati da Invitalia per conto del Ministero dell’interno, si parla di moduli abitativi

pc 1 giugno - Aggressione razzista - stile Taranto - a Marsala / Denuncia e mobilitazione

Marsala, giovane migrante bastonato mentre va al lavoro

Aggressione Ischia

MARSALA (TRAPANI) – Un giovane migrante è stato aggredito e colpito a bastonate mentre, in bicicletta, stava andando al lavoro. È accaduto ieri mattina, sabato 30 maggio, nell’entroterra di Marsala, lungo la strada provinciale 53, nella zona di contrada Santo Padre delle Perriere.

Secondo quanto riportato nella denuncia presentata alla stazione dei carabinieri di Marsala, il ragazzo, dopo avere superato il santuario e i vivai Zichittella, avrebbe incrociato quattro giovani su due scooter provenienti dalla direzione opposta, che dopo avere fatto inversione di marcia l’avrebbero superato, mettendosi davanti la sua bici e quindi, senza alcun apparente motivo, lo

pc 1 giugno - Contro l'aggressione imperialista USA a Cuba... Ma noi non abbiamo alcuna fiducia dell'attuale governo cubano

A Guantanamo storico incontro tra i generali americani e cubani

A Guantanamo storico incontro tra i generali americani e cubani

Mistero sul meeting nella base statunitense sull’isola, il primo da decenni mentre monta la pressione Usa per cacciare il regime.

pc 1 giugno - Electrolux - tavoli senza futuro al Ministero Urso/Meloni - La protesta operaia si deve fare più dura

domenica 31 maggio 2026

pc 31 maggio - Lo sciopero del 29 maggio - Corrispondenza dallo Slai cobas sc di Bergamo

Per lo sciopero generale del 29 maggio abbiamo fatto una campagna che ha toccato principalmente le fabbriche, in particolare la Tenaris Damine, tutti i reparti e turni oltre che le imprese esterne.

Siamo andati una prima volta con un volantino doppio, da un lato l'indizione con la piattaforma con le motivazioni dello sciopero e l'altro con le indicazioni più generali del contesto della guerra imperialista che collegava appunto la questione della guerra, del genocidio alla questione delle condizioni di vita e sfruttamento degli operai nei posti di lavoro; una seconda volta spiegando ulteriormente con una locandina più sintetica la questione del perché questo sciopero è e deve essere un passo avanti per organizzarsi in autonomia e contro le posizioni dei sindacati collaborazionisti che stanno a guardare la situazione (crisi, guerra, etc) ma anche di quelli autoreferenziali come la USB che è presente alla Tenaris Damine.

Questo è servito oltre a fare chiarezza su queste posizioni sbagliate, a raccogliere elementi che dicono che c'è questa esigenza tra gli operai dell'unità, di raccogliere le forze; quindi queste posizioni autoreferenziali in questo contesto sono ancora più dannose. Parlando con i lavoratori, c’è bisogno di chiarezza e di schieramento sul campo.

Interventi poi alla Same, alla Beretta e anche alla Montello. In particolare alla Montello si è parlato con delegate e attiviste per riprendere l’attività e costruire un'assemblea per far ripartire l'attività sindacale necessaria ma collegata alla situazione più generale e alle mobilitazioni necessarie.

Giovedì alle ore 17 c'è stato un presidio che hanno chiamato per Cuba anche a Bergamo e siamo comunque intervenuti portando anche qui la situazione della mobilitazione, dello sciopero e della repressione: i popoli si prendono la mano chiedono unità cosi come gli operai.

Il giorno dello sciopero siamo andati al corteo di Milano, come necessaria manifestazione pratica dell’appello delle associazioni palestinesi all’unità dei sindacati e delle forze politiche e sociali.
Questo però nella realtà è avvenuto parzialmente, sia da parte dell’area Palestina, sia come presenza effettiva dei lavoratori e sindacati di base. Il resto alcuni gruppi

pc 31 maggio - Formazione rivoluzionaria delle donne - "Il lavoro della donna nel sistema capitalista è valore d’uso senza valore" - Da Produzione e riproduzione - 2

 Continuiamo sul tema "produzione e riproduzione", pubblicando un intervento della filosofa Carla Filosa - Napoli, in una assemblea on line del Mfpr:

"Il lavoro della donna è valore d’uso senza valore"
Un intervento della filosofa Carla Filosa - Napoli
E' molto importante capire in quale sistema siamo oggi prima di arrivare alle sue conseguenze di cui il problema di genere è una. 
Allora per capire questo mi sembra assolutamente prioritaria dare un’informazione rispetto alla situazione femminile oggi in termini di occupazione dovuta non solo alla crisi del capitale, ma alla crisi pandemica. Noi vediamo dai dati emersi che nel 2020, cioè l’anno scorso, l’occupazione femminile è diminuita del 5% rispetto addirittura al 3,9 degli uomini; la maggiorparte di queste persone, cioè donne che sono fuoriuscite dal mercato del lavoro, rimane fuori, cioè viene definita inattiva. Si è di fronte, questo lo dice l’OCSE, a una ritradizionalizzazione dei ruoli di genere e quindi in tutti questi ultimi anni c’è stato un aumento discriminante chiaramente nei confronti delle donne che hanno perso il lavoro. 
Perchè questo dato mi sembra importante? Perché innanzitutto ci permettere di cogliere nella realtà presente una espulsione dal mercato del lavoro da parte di un sistema che si  serve delle donne, e si è sempre servito del lavoro femminile, a seconda di come questo fa comodo, siccome le donne sono più....
(continua a leggere in)

pc 31 maggio - Lo sciopero del 29 maggio - corrispondenza da Milano sull'attività dello Slai cobas sc

Report Milano sciopero del 29:

Come è andata la nostra mobilitazione/propaganda: 1) all'Eurotranciatura, gli operai cominciano a riconoscerci e non ci vedono come un corpo strano, non siamo quelli che vogliono “cantargli messa”; ma mettiamo al centro la necessità dell'unità di classe al di là delle appartenenze, la necessità di combattere la passività e ritornare ad essere presenti/protagonisti nella battaglia contro governo e padroni. Sulla questione razzismo c’è stato interesse/condivisione da parte degli operai africani, ma non solo, a partire dell'omicidio di Sako e del nostro lavoro a Taranto ma di respiro nazionale. Occorre ora approfondire le questioni specifiche della fabbrica per entrare nel merito per i prossimi interventi.

2) All'Electrolux, vi è stata la contemporanea presenza di PaP/USB che è stato pietosa, hanno distribuito un volantino in cui parlavano della “manifestazione operaia” del 23 e dall'altoparlante parlavano della linea USB all'Electrolux ma senza una posizione diversa da quella dei confederali (dare vita ad azioni di lotta più incisivi e allo stesso tempo rivendicare l'intervento al tavolo del MIMIT).

Le operaie, in particolare, e gli operai sono stati contenti di vederci e ci hanno ringraziato. Il nostro volantino è stato preso da tutte le operaie, dalle più anziane alle giovanissime. Molto interessati i lavoratori alle questioni come l’unità di tutto il gruppo, nella prospettiva di unità di classe con le altre fabbriche per ricostruire la forza operaia e combattere le politiche di governo e padroni; condivisione della necessità di combattere passività e rassegnazione; la necessità di combattere guerra-riarmo e corsa verso la guerra mondiale per farla finita con questo sistema di sfruttamento/miseria e lutto. Con le operaie è stato veramente rincuorante la loro gioia nella lotta, la determinazione, la disponibilità con chi non gli racconta balle ma parla di unità e lotta.

3) Al Mercato di Transiti è stato un momento fruttuoso di confronto con giovani-pensionati-donne-migranti sui temi che leggevano sul volantino e sul cartello. I temi che hanno fatto maggior presa sono stati: la necessità di un fronte di classe operai/proletari che combatta contro il governo e le sue politiche; combattere il fascismo riprendendo gli insegnamenti della Resistenza Partigiana; combattere un governo che attacca le donne e pratica il razzismo; la solidarietà internazionalista, a partire dalla Palestina, coi popoli che lottano nella prospettiva di una rivoluzione che spazzi via questo sistema imperialista. 

Slai cobas per il sindacato di classe Milano 

pc 31 maggio - Gioia Tauro - fermare le forniture militari ad israele - protesta in mare della Flotilla

A Gioia Tauro ci sono 16 container fermi con forniture militari per Israele: la Flotilla protesta in mare
Da Fanpage

Al porto di Gioia Tauro restano bloccati 16 container diretti in Israele con acciaio dual use di grado militare partito dall’India. Dopo i controlli della Guardia di finanza, il nodo passa al Viminale: deve nominare un perito per verificare la lega del metallo. Flotilla denuncia l’uso dei porti italiani per “l’economia di guerra” e organizza un presidio sul posto.

Al porto di Gioia Tauro ci sono 16 container, alcuni arrivati già a marzo dall'India, che sono diretti verso Israele a bordo navi di Msc, società che gestisce il terminal dedicato ai container nel porto della città calabrese. La spedizione è partita da una ditta indiana che produce anche acciaio balistico destinato all'industria militare. Dopo le segnalazioni di sindacati, attivisti, parlamentari ed europarlamentari, le verifiche della Guardia di finanza hanno stabilito che al loro interno ci sarebbe acciaio di grado militare, attualmente classificato come dual use, che potrebbe essere utilizzato per scopi bellici.

Otto di questi container erano segnalati in partenza per venerdì 29 maggio e sarebbero dovuti arrivare al porto di Haifa entro il 14 giugno, ma il loro invio è stato rimandato. Nel frattempo il collo è fermo al porto di Gioia Tauro, perché la legge italiana impedisce il commercio e il transito di materiali d'armamento verso Paesi in conflitto. Per sbloccare la situazione, il ministero dell'Interno deve nominare un perito che possa verificare la composizione della lega di questi materiali, ma le risposte tardano ad arrivare e la situazione è immobilizzata.

Proprio per la giornata di oggi il sindacato di base Usb, insieme agli attivisti della Global sumud flotilla,

pc 31 maggio - In occasione dello sciopero generale del 29 maggio - la giornata di lotta a Taranto, tutti gli interventi dal blog tarantocontro

La giornata del 29 maggio a Taranto 3 - Da p.zza Fontana per Bakari Sako


Intervento di saluto a Sako 
  
 
 Intervento compagno di Grottaglie
 

Intervento Slai cobas

 

La giornata del 29 maggio a Taranto 2 - Voci dal presidio in Piazza Castello


 
INTERVENTI

Rappresentante della Freedom Flotilla Italia

Compagno della FGC

Dalle lavoratrici asili
In piazza le lavoratrici degli asili - già in mobilitazione in questo periodo, strappando anche vittorie giudiziarie - hanno visto l'importanza, oggi soprattutto, di unire le forze (lavoratori di vari appalti comunali, e movimenti di lotta: in primis Freedom Flotilla a Taranto, i giovani della Fgc, chi si mobilita realmente per la Palestina, ecc.) che aiuta a comprendere come sempre più sono intrecciate le condizioni e le ragioni di lotta sia particolari che generali, sia locali che nazionali e internazionali; come e perchè Palestina, la lotta contro le guerre e la lotta delle lavoratrici non sono due mondi a parte, ma sono lo stesso mondo e la stessa lotta; così come le altre realtà intervenute, in particolare, appunto, la rappresentante della Freedom Flotilla, rappresentanti dei giovani studenti, hanno apprezzato e sono stati contenti di incontrare le lavoratrici.
Questa giornata di lotta era stata preparata da vari giorni da parte delle RSA Slai cobas degli asili che sono andate direttamente ad affiggere la convocazione dello sciopero e assemblea in ogni asilo e a parlare con tutte, indipendentemente dall'iscrizione sindacale; infatti hanno aderito alla giornata di lotta e partecipato all'iniziativa in piazza anche RSA e lavoratrici dell'Usb (che non ha aderito allo sciopero nazionale indetto da vari sindacati di base). 
Vuol dire che le giuste ragioni dello sciopero e la necessità della lotta, più unitaria possibile, a fronte di condizioni di lavoro sempre più precarie e vessatorie, con salari da fame da parte di padroni e Comune, hanno giustamente prevalso. 
Ora, hanno detto le lavoratrici, non dobbiamo mollare, dobbiamo rivolgerci sempre a tutte, e soprattutto dobbiamo mantenere la continuità della nostra iniziativa.
 
 

La giornata del 29 maggio a Taranto 1 - L'intervento alla portineria Ex-Ilva appalto




Intervento dello Slai cobas 

Intervento operaio ex Ilva

 

  

Nota dallo Slai cobas

Lo Slai cobas anche a nome dei sindacati di base che hanno indetto lo sciopero del 29 maggio raccogliendo l’appello della comunità palestinese ringrazia con il cuore e la mente tutti i compagni e compagne di diverse associazioni e organizzazioni politiche, lavoratori e lavoratrici appartenenti anche altre realtà sindacali che hanno partecipato alle tre iniziative tenutesi: alla portineria dell’appalto Ilva, a piazza Castello e a piazza Fontana, con interventi che registrati metteremo sicuramente alla disponibilità e all’ascolto di tutti e tutte perche servono a tutti e tutte. Invieremo anche alcune foto.

L’unità nella lotta è un'arma è un valore che dobbiamo impugnare e rafforzare per avanzare e costruire le condizioni anche a Taranto di uno sciopero generale vero per la Palestina libera, contro guerra e riarmo, per il salario, il lavoro, la salute e la sicurezza, i servizi sociali, per Sako Bakari e i nostri fratelli migranti. Un ringraziamento particolare alla rappresentante della Freedom Flotilla Italia, Mariangela - che intervenendo e parlando alle 6 del mattino agli operai alla portineria dell’ex Ilva a centinaia di operai ha aperto una strada alla conoscenza, coscienza solidale internazionalista tra gli operai con la Palestina di cui tutti abbiamo bisogno; e ai compagni/e che a piazza Fontana hanno dato a Sako che lascia la nostra città un saluto e un impegno militante contro ogni ipocrisia istituzionale e non, perché il nostro fratello non sia morto invano. Grazie e… non è che l’inizio.