martedì 4 agosto 2026

Torino Presidio di solidarietà al carcere delle Vallette: mercoledì 5 agosto ore 18.30 - massimo sostegno e partecipazione


Mercoledì 29 luglio, i due giovanissimi attivisti tedeschi arrestati per la straordinaria manifestazione del 25 luglio al cantiere di Chiomonte, hanno ricevuto la convalida della misura cautelare in carcere. I capi d’imputazione sono devastazione, lesioni aggravate e resistenza a pubblico ufficiale.

I due giovani (un ragazzo e una ragazza) sono stati fermati a seguito di controlli e perquisizioni della loro auto, sulla base della cosiddetta flagranza differita, ricostruzione fondata, principalmente sull’analisi delle immagini raccolte dalle forze dell’ordine.

Si tratta dei primi arresti conseguenti alla straordinaria mobilitazione popolare che sabato ha attraversato la Val di Susa contro l’opera inutile e devastante della Torino-Lione, di cui in conferenza stampa ci siamo proclamati tutti e tutte responsabili. I primi capri espiatori individuati per rifarsi della inadeguatezza dei loro enormi e costosissimi apparati di sicurezza che quel giorno hanno miseramente fallito.

Siamo tutt* black bloc è stata la risposta del movimento già 15 anni fa dopo l’assedio al cantiere di Chiomonte a seguito dello sgombero della Libera Repubblice della Maddalena, dimostrando la capacità di non cadere nel tranello delle fratture interne e della divisione in “buoni e cattivi”. Oggi ci troviamo nuovamente a doverlo ribadire con fermezza, perchè il 25 luglio, c’eravamo tutti/e.

I due giovani amici tedeschi non devono essere lasciati soliLa solidarietà, dentro e fuori il carcere, è parte integrante della nostra storia e della nostra forza collettiva, perchè non possiamo che essere grati a tutti e tutte coloro si mettono al nostro fianco per combattere questa lunga battaglia che dura ormai da trent’anni. Chiamiamo quindi un presidio di solidarietà al carcere di Torino per far sentire a questi due giovanissimi e generosi ragazzi la nostra vicinanza e gratitudine.

Diamoci appuntamento mercoledì 5 agosto alle ore 18.30 all’ingresso del carcere delle Vallette – Via Maria Adelaide Aglietta 35, Torino – per farci sentire da loro, ma anche da tutti e tutte le detenute che lì dentro sono rinchiuse.

Libertà per i/le No Tav!
Tutti e tutte libere
A sarà düra!

da Notav.info

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Ritornando sui legami India/Israele che sono parte della giornata internazionale d'azione che si sta organizzando in Italia per il 26 settembre


 da monde diplomatique

Nonostante la sua vicinanza con Teheran, il Pakistan è riuscito ad approfittare della guerra con l’Iran per dotarsi di un certo credito diplomatico, spendendosi per la cessazione.delle ostilità.

L'India ha fatto una scelta diversa: quella del sostegno ‘incondizionato al suo alleato israeliano al quale ha fornito le armi per Gaza con cui manifesta convergenze ideologiche

Dalla nostra inviata speciale CAMILLE AUVRAY *

Qualche giorno prima dell’aggressione dell’Iran da parte di Stati Uniti e Israele, nel febbraio 2026, il primo ministro indiano Narendra Modi raggiunge Tel Aviv per una visita ufficiale che si conclude con un rafforzamento delle relazioni bilaterali per il tramite di «un partenariato strategico speciale per la pace, l’innovazione e la prosperità», tornato a Nuova Delhi, Modi non condanna gli attacchi americani e israeliani, si accontenta di manifestare la sua «viva preoccupazione».

Ha mostrato minor moderazione all’indomani dei 7 ottobre 2023. All’epoca, Modi è uno dei primi capi di stato a condannare l’attacco di Hamas, irrimediatamente definito «terroristico», e a intensificare gli interventi di supporto a Tel Aviv, come l’invio di migliaia di operai edili per compensare la caduta di mano d’opera legata alla cancellazione dei permessi di lavoro concessi ai gazawi il 10 ottobre.

La galassia suprematista vicina al partito di Modi — il Bharatiya janata party (Bjp) — prende allora

Appello di proletari comunisti verso l'autunno

In tanti paesi del mondo capitalisti e imperialisti e nei paesi oppressi dall’imperialismo, milioni di proletari e masse popolari scendono in piazza 

Sono uniti da un unico interesse, dichiarare forte: basta con la guerra, basta con i governi dei padroni, basta con lo sfruttamento, la miseria e l’oppressione, basta con i regimi fascisti, basta con i genocidi, in primis del popolo palestinese.

I proletari e le masse popolari in tutto il mondo hanno il diritto di ribellarsi e di rivendicare un mondo migliore.

I proletari e le masse popolari di tutto il mondo devono guardare a quello che li unisce, non a quello che li divide: L’unione fa la forza! La divisione avvantaggia i padroni.

Sul piano internazionale questa unità si chiama Internazionalismo proletario.

Le classi dominanti di tutti i paesi mostrano oggi il loro volto peggiore, incarnato da Trump, Netanyahu, Modi, ma anche da Putin, Xi Jinping, Macron, Erdogan... e in Italia dalla Meloni.

I governi guidati da queste persone ci stanno trascinando in un nuovo macello mondiale. Quello che vediamo tutti i giorni, in Palestina come in Libano, in Iran come in Ucraina.

Con il mondo nelle mani di questa classe borghese e di questi governi, non è ancora il peggio.

E’ giusto quindi lottare in tutto il mondo per fermarli e rovesciarli.

Tutto questo, senza la classe operaia e i lavoratori, il loro movimento sindacale e politico, autonomo, organizzato non è possibile. Solo i lavoratori di tutto il mondo uniti possono unire tutte le classi sfruttate e oppresse e costruire il movimento che abolisce lo stato di cose esistente.

Questa e’ la base per costruire la forza materiale, il Partito dei lavoratori, il Partito comunista marxista-leninista-maoista, il fronte unito proletario e popolare, l’esercito proletario in grado di

lunedì 3 agosto 2026

Ma questi immigrati, braccianti che vengono sfruttati fino a morire, servono - vero governo Meloni...?

Dove stavano gli ispettori del lavoro, tanto promessi dalla Ministra Calderone?

Questo bracciante straniero lavorava di domenica, di pomeriggio, quando non doveva lavorare

Da Il Fatto quotidiano

Accusa un malore mentre lavora alla raccolta dei pomodori: 19enne muore nel Cremonese

È morto ieri dopo avere accusato un malore mentre stava lavorando nei campi a Stagno Lombardo, nel Cremonese. La vittima è un 19enne di origini straniere (residente in provincia di Piacenza) che, nel tardo pomeriggio di domenica, era impegnato nella raccolta dei pomodori.

In una giornata contraddistinta da caldo e afa, il giovane non si è sentito bene e i colleghi hanno chiesto l’intervento dei soccorsi. Sul posto sono arrivati gli operatori del 118 che dopo le prime cure hanno disposto il trasferimento d’urgenza con l’elisoccorso. Ma il 19enne è morto in serata all’ospedale Maggiore di Cremona. Bisognerà accertare se il giovane bracciante fosse in possesso di un regolare contratto di lavoro.

“I pomodori valgono più della vita di un lavoratore”, denuncia il segretario regionale di Rifondazione Comunista. “Certamente anche a Cremona vige l’ordinanza della Regione Lombardia sul caldo estremo, che impone lo stop delle attività tra le 12.30 e le 16 anche nel settore dell’agricoltura. Peccato che il calore è lo stesso anche alle 17".

Ceuta - La schifosa vampira Meloni

L'infame atteggiamento fascio razzista imperialista del governo Meloni nella crisi di Ceuta mostra come il nostro governo sia il peggiore di tutti in Europa su tutti i piani.  

Lo è di suo. E lo mette in mostra soprattutto quando si tratta di immigrati e di repressione verso le lotte (dove c'è anche una reazione isterica ai fallimenti di suoi decreti, provvedimenti). Oggi poi unisce la lunga campagna di propaganda elettorale, in cui la partita in gioco è chi riesce ad essere più a destra delle varie destre.

Ha come una vampira utilizzato Ceuta, amplificandola in modo osceno, e pure a fine vicenda, anche come tentativo di riprendere un posto più visibile nello scenario europeo, sui corpi dei tanti giovani, giovanissimi, bambini morti. 

Ripropone il "modello Albania" per auspicare nuovi centri-prigioni di rimpatrio dei migranti - un "progetto - come riconoscono tutti - costato 50 milioni di euro e naufragato. Pensava di rinchiudere 3000 persone al mese, violando norme costituzionali ed europee, ne ha potuti rinchiudere per breve tempo poche centinaia, la maggiorparte riportate in Italia per ordine dei giudici".

Ora ci ritenta, unendo altri governi europei razzisti (al di là del loro colore).

Questo aumenta la nostra responsabilità nella lotta per far cadere il governo Meloni.

Di qui l'importanza dell'appuntamento del 4 settembre a Bari dove la Meloni deve trovare una forte manifestazione 'non tradizionale', che  sia anche un importante segnale a livello nazionale.

Siamo per la massima unità a condizione che ci veda uniti e determinati nel rendere la manifestazione più combattiva possibile guardando alle manifestazioni recenti di Bologna, Torino 

In Cisgiordania - Contro i pogrom dei coloni riemergono i comitati popolari

In risposta alla violenza sistematica dei coloni israeliani e all’indifferenza dell’esercito, i palestinesi stanno riorganizzando comitati popolari di autodifesa, mobilitando giovani e comunità per proteggere villaggi e terre, trasformando la paura in resistenza collettiva.

Da Il manifesto

Volontari scrutano per tutta la notte la campagna intorno ai villaggi, facendo turni di guardia... Sono in maggioranza giovani, spesso adolescenti. Non hanno armi, nelle mani stringono solo torce per illuminare e mandare segnali. In alcune aree hanno accumulato pietre pronte da lanciare contro i coloni israeliani intenzionati a compiere raid nei loro villaggi. Hanno nascosto anche qualche bastone. «Per autodifesa, perché il fine di questo sistema è solo quello di scoraggiare, con una massiccia presenza di persone nelle strade, i coloni dall’attaccare le nostre case», ci spiega N.A., un giornalista di Ramallah che segue lo sviluppo del coordinamento dei comitati popolari palestinesi ritornati in vita per proteggere villaggi e comunità sotto attacco.

«L’organizzazione dei comitati migliora di giorno in giorno e così la determinazione della nostra gente», aggiunge. «Non sempre si riesce a fermarli, ma la mobilitazione di tante persone ha già avuto

Ignobile comunicato congiunto ANPI/UCEI contestarlo ovunque nell'Anpi ma anche nelle piazze e nelle manifestazioni

 da forum Palestina

L’Anpi (Associazione Nazionale dei Partigiani Italiani) due giorni fa ha siglato un documento comune con l’Ucei (Unione delle Comunità Ebraiche in Italia) che di fatto sdogana il tentativo egemonico dei gruppi sionisti e filo-israeliani sulle manifestazioni del 25 aprile e riporta il clima alla situazione precedente allo scatenamento del genocidio contro i palestinesi.

L’accordo siglato da Anpi e Ucei prevede il “ribadito riconoscimento del ruolo dei combattenti ebrei nella Resistenza e della Brigata Ebraica nella lotta italiana al nazifascismo; la riconferma del diritto della componente ebraica alla partecipazione in sicurezza alle celebrazioni del 25 aprile contrastando scelte e comportamenti divisivi di qualsiasi natura e da qualsiasi parte; l’impegno in generale ad abbassare i toni del confronto pubblico e la volontà di affrontare tramite il confronto diretto anche le questioni su cui divergono; l’interesse ad avviare un percorso congiunto in vista dell’organizzazione del prossimo 25 aprile 2027 e di ogni altra scadenza memoriale”.

Ma è arrivata subito la dimostrazione di come la capitolazione dell’Anpi, di cui ripetiamo non vi era alcun bisogno, ha consentito alla Brigata Ebraica di Milano di approfittarne immediatamente e presentare un esposto contro ignoti in cui si ipotizzano i reati di violenza privata, rapina e istigazione a

domenica 2 agosto 2026

Italia imperialista in missione militare nel Golfo a fianco di USA/Israele/Arabia Saudita

Gli articoli comparsi su La Repubblica e il Giornale hanno rivelato che in Arabia Saudita e nei paesi del Golfo, all’insaputa del Parlamento e di tutti, ci sono ben settecento militari italiani che partecipano ai combattimenti “difensivi”.

La notizia in realtà era stata comunicata piuttosto in sordina dal capo di Stato maggiore Portolano in un’audizione in parlamento poco più di un mese fa (il 16 giugno) ed era stata inserita nelle pieghe del decreto sulle missioni militari all’estero ma senza essere esplicitata. Probabile che anche in quel caso i parlamentari durante l’audizione fossero troppo impegnati a giocare sul cellulare per prestare la dovuta attenzione a quanto veniva detto.

Dunque anche in questo caso – e come avviene troppo spesso – il Parlamento è stato messo davanti al fatto compiuto...

Infatti è dalla metà di marzo che centinaia di militari italiani sono già presenti in Arabia Saudita e altri

Crociere, Armi e Affari di Stato in Sicilia - Antonio Mazzeo

 

Le rotte complici di MSC da Gioia Tauro al nuovo terminal di Messina

Un terminal croceristico a Messina, a poche centinaia di metri dal Palazzo municipale, dalla Cattedrale e dal Campanile con l’orologio astronomico più grande al mondo, per far sbarcare nel capoluogo dello Stretto fino a un milione di “turisti” all’anno. Così, dopo le scorribande a Gaza, West Bank, Libano, Siria, Yemen ed Iran, la nuova meta turistica per israeliani e militari in pausa-premio sarà la Sicilia. Quasi tutto ruota attorno alla MSC, che opera in Israele dal 1990 con collegamenti marittimi settimanali e promuove Gerusalemme a “capitale di Israele”.

Prima il Salento, poi la Sardegna, adesso la Sicilia. L’Isola è il nuovo paradiso dei turisti israeliani, militari in pausa-premio dopo le scorribande a Gaza, West Bank (Cisgiordania), Libano, Siria, Yemen ed Iran, di manager e dipendenti delle grandi aziende dello stato sionista che fanno profitti con le commesse di guerra e gli investimenti nei territori occupati, in palese violazione del diritto internazionale.

L’ultimo caso ha visto il residence di lusso a Brucoli (Augusta) del gruppo Mangia’s invaso da funzionari e agenti di Ashtrom Goup, il principale gruppo di costruzione e immobiliare israeliano, con tanto di escursioni scortate dalla polizia di stato italiana, ai più importanti musei e scavi archeologici del siracusano. Come se non bastasse, si profila

Da Milano sempre per la Palestina

Appello per la libertà dei prigionieri politici palestinesi in Italia

O SCHIATTI DAL CALDO O LOTTI E SCIOPERI - Evoca, operaie/i in sciopero indetto da slai cobas sc BG

La nuova ondata di caldo e lo sciopero emergenza caldo/umidità, non di massa ma diffuso in tutta la fabbrica, che resta una prima forma di autotutela della salute che Slai Cobas, l’unico che abbia raccolto questi bisogni, ha indetto e sostiene, e che dimostra un certo grado di ribellione

- alla condizione della fabbrica caserma, perchè la ristrutturazione non avanza senza strappi, imposizioni, repressione

- ai sindacati confederali che hanno la faccia tosta di augurare le buone ferie ai lavoratori, dopo aver dimostrato sul campo torrido di questa estate, quanto sono distanti e insensibili alla condizione operaia.

Uno sciopero per organizzare la lotta collettiva operaia, far valere il protagonismo delle operaie/i che devono contare e decidere, per liberarne la forza, il vero antidoto alla paura, per la salute caldo, come per la difesa del posto e delle condizioni di lavoro e di vita.

Nell’emergenza caldo in effetti, lo sciopero ha contribuito a far si che tra le operaie si cominciasse a parlare con più coscienza e decisione delle condizioni della fabbrica.

Le rivendicazioni dello sciopero di fronte alle condizioni meteo stagionali, alle condizioni aziendali nei reparti di produzione arretrate e inadeguate sono per un incontro aziendale con Slai Cobas sc ed una delegazione delle operaie/i in sciopero per un piano di prevenzione caldo centrato sull’esperienza delle operaie in linea; per interventi immediati, quali, distribuzione sali minerali, acqua fresca a disposizione per tutte/i secondo necessità, manutenzione ed efficienza degli impianti esistenti, sonde in linea per percepire lo stesso caldo e umidità delle operaie/i, programma per pause extra retribuite e riduzione velocità delle linee in emergenza caldo.

E la quarta ondata di caldo, che vuol dire un evento meteo che aggrava le stagionali condizioni climatiche, ovvero che è conosciuto ed atteso, è arrivata. Ma di prevenzione non se ne parla mai… potremmo dire parafrasando la storica canzone ‘la ballata della Fiat’ che in musica ci parla ancora oggi della contestazione operaia anche alle vuote parole ed ai piagnistei dei sindacalisti in assemblea ‘e di lottare non si parla mai…’ appunto, operai che si presero le assemblee e via via diventarono i protagonisti di una grande stagione del conflitto di classe.

 

La cronaca lascia intendere che almeno per i lavoratori esposti direttamente alla calura qualcosa si sia mosso. In realtà questo titolo è uscito proprio ad inizio settimana quando un nuovo omicidio sul lavoro ha colpito un operaio morto di stenti dentro una serra in orario vietato al lavoro dalle ordinanze regionali per ‘l’emergenza caldo’.

Appare chiaro che per i lavoratori i provvedimenti istituzionali, gli allarmi della protezione civile, le

Cisgiordania, ossa spezzate ai contadini palestinesi, in attesa del furto e poi della sua legalizzazione.

sabato 1 agosto 2026

Primo d’agosto Mestre ’68 - Una poesia

 "A casa senza voce, e con le mani
sporche dei sassi raccolti sui binari;
per una volta ancora, dopo tanto,
mi son sentito armato e non inerme
contro i nemici nostri di sempre.

Hai cercato nei loro volti
lo scherno e la freddezza
di chi ti ha caricato tante volte:
«Pula fascista, vienimi addosso»
una rabbia ed una forza sconosciute.

Primo d’agosto, Mestre, sessantotto:
cinquemila di noi alla stazione,
trecento celerini lì davanti
pronti come sempre a sparare
per difendere il  padrone.

Ti sei giurato in cuor tuo
che non avresti ceduto mai
anche se non dimentichi la paura
delle legnate e dei fucili
provati troppe volte a tu per tu.

Noi si gridava: «Edison in ginocchio!»
e poi: «Montecatini assassini!»:
le armi vostre sono lì schierate,
padroni, ma stavolta ci temete
perché siamo tanti, troppi per voi.

E mentre vi aspettiamo
servi di chi ci sfrutta,
vi siete finalmente ritirati
in preda anche voi, per una volta,
alla paura d’esser picchiati.

Se questa è violenza, o padrone,
abbiamo scordato, la tua legalità:
solo la tua violenza è autorizzata:
a questa noi opponiamo la nostra, l’unità.

Colpo su colpo, senza illusioni,
giorno per giorno, senza più paura,
uomo per uomo, nasce la lotta:
di tanti primi d’agosto sarà fatta
la nostra liberazione;
di tanti primi d’agosto sarà fatta
la nostra rivoluzione."

Il primo agosto 1968 rappresentò l’apice della lotta degli operai della Montedison, a Porto Marghera, lotta che durò dalla metà di luglio ai primi giorni di agosto.

Primo d’agosto Mestre ’68
Gualtiero Bertelli

Lavoro: 18 morti nel 30-31 luglio


di Carlo Soricelli (*)

Fra il 30 e il 31 luglio si è verificata un’impennata tragica con 18 morti registrati esclusivamente sui luoghi di lavoro (occorre aggiungere chi è morto in «itinere»)


REPORT SULLE VITTIME DEL LAVORO

Analisi dei dati e delle tragiche evidenze nei primi sette mesi del 2026

A cura di Carlo Soricelli

Curatore dell’Osservatorio Nazionale Morti sul Lavoro di Bologna

Sito web: cadutisullavoro.blogspot.it – Data: 1° Agosto 2026

1. Quadro Statistico Generale (Gennaio – Luglio 2026)

I dati raccolti ed elaborati dall’Osservatorio Nazionale tracciano un quadro drammatico per i primi sette mesi del 2026, evidenziando un netto e preoccupante peggioramento dei numeri rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente:

  • Morti sui luoghi di lavoro (al 31 luglio 2026): 665 vittime (esclusi gli infortuni in itinere), con un incremento del +6,02% rispetto ai 625 decessi registrati al 31 luglio 2025.
  • Focus sul mese di Luglio 2026: 126 vittime complessive (102 decedute direttamente sui luoghi di lavoro e 24 infortuni in itinere accertati). Nel solo mese di luglio si registra un aumento del +6,5% rispetto ai 96 morti sui luoghi di lavoro del luglio 2025.
  • L’emergenza degli ultimi due giorni: Tra il 30 e il 31 luglio si è verificata un’impennata tragica con 18 morti registrati esclusivamente sui luoghi di lavoro. A questi occorre aggiungere l’itinere

2. La Tragica Sequenza degli Ultimi Giorni

Il mese di luglio si chiude sotto il segno di un dolore inaccettabile, ma anche di un estremo, commovente atto d’amore.

L’estremo sacrificio di Mesagne (BR): A Mesagne, Antonio D’Errico (66 anni) ha perso la vita in un cantiere edile. Di fronte al crollo improvviso della struttura su cui stava lavorando insieme al figlio ventiseicenne, Antonio non ci ha pensato un solo istante: si è interposto d’istinto, facendo da scudo con il proprio corpo per spingerlo via e salvargli la vita. Un gesto supremo d’amore che ha strappato un ragazzo di 26 anni alla morte, ma che ci consegna l’ennesima vittima di una catena di tragedie che non accenna a fermarsi.

Storie e contesti delle ultime vittime accertate:

Dal blog tarantocontro - Giorgia Meloni festeggerà a Bari «il record del governo più longevo»: l'evento al porto il 4 settembre

Guastiamo insieme con una forte mobilitazione unitaria regionale la festa al governo antioperaio e antipopolare, fascista, razzista e da Stato di polizia, guerrafondaio e complice del genocidio sionista/imperialista in Palestina

Slai cobas per il sindacato di classe Taranto 

Giorgia Meloni festeggerà a Bari «il record del governo più longevo»: l'evento al porto il 4 settembre

"La festa nazionale di Fratelli d’Italia in Puglia: alle 19.00 salirà sul palco la presidente del Consiglio

Si terrà il prossimo 4 settembre al porto di Bari la festa nazionale di Fratelli d’Italia, organizzata per celebrare «il record del governo più longevo». Lo ha reso noto il sottosegretario alla Salute, e coordinatore regionale del partito, Marcello Gemmato. Momento clou della giornata, alle 19.00, sarà la presenza della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, accompagnata dai ministri, parlamentari e da tutta la classe dirigente del partito. Sono, inoltre, in via di definizione altre iniziative collaterali.
«E' un grande orgoglio per la classe dirigente pugliese - dice Gemmato - ospitare questo evento storico». Stamattina lo stesso Gemmato, accompagnato dai deputati di Fdi, Giovanni Donzelli e Augusta Montaruli, ha fatto un sopralluogo nella location che ospiterà l’evento".

Solidali con i migranti nostri fratelli arrivati in massa a Ceuta - accoglienza solidarietà permessi di soggiorno per tutti

Migliaia di persone provenienti dal Marocco hanno attraversato i frangiflutti di confine verso Ceuta, l’enclave spagnola sul territorio marocchino. Si tratta di ingressi che si vanno ad aggiungere a centinaia di altri arrivati a nuoto negli ultimi giorni e contro i quali il governo spagnolo sta operando per la lororiconsegna” al Marocco. tanti sono morti in mare cercando di raggiungere a nuoto o con mezzi di fortuna l’enclave spagnola.

Migliaia di persone hanno varcato la barriera negli ultimi dieci giorni e altre migliaia si sono diretti ieri, giovedì, verso la frontiera tra Castillejos (Marocco) e Ceuta per tentare di oltrepassare il muro che separa le due città.

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Le barriere di protezione non erano presidiate in quel momento da agenti di polizia, e i migranti hanno avuto accesso al territorio spagnolo mentre gli agenti delle forze ausiliarie marocchine, che si occupano della sicurezza a terra, si ritiravano al passaggio dei giovani. Nel pomeriggio di giovedì, continuavano ancora ad entrare persone nel territorio spagnolo.

Gli agenti di sicurezza interpellati dall’agenzia spagnola EFE hanno dichiarato di non conoscere il

La lotta paga e uniti si vince: Ryiad Al-Bustanji ringrazia tutti coloro che si sono spesi per far valere i suoi diritti in carcere

Solo pochi giorni fa la sua famiglia, in una lettera al team legale di Al-Bustanji, denunciava le condizioni durissime a cui veniva sottoposto nella sua detenzione a Bancali, che ne mettevano a rischio la vita, la salute, i suoi legami affettivi.
La mobilitazione di tutti i solidali che si sono uniti in rete in vista della giornata nazionale di lotta del 18 luglio in sostegno di tutti i prigionieri palestinesi in Italia, ha fatto sì che un primo importante risultato concreto si sia ottenuto.
La massiccia campagna stampa delle compagne e dei compagni di Culleziu contra a la Gherra, Giovani Palestinesi Sardegna, Amicizia Sardegna-Palestina, Associazione dei Palestinesi in Italia, UNIGCOM e Unica per la Palestina, la segnalazione del soccorso rosso proletario alla senatrice Ilaria Cucchi, che ha scitto al carcere, al DAP e ai garanti nazionale e regionale dei detenuti, la visita nel carcere sassarese della Garante, immediatamente interessata anche dai compagni sardi, hanno finalmente dato una svolta alla situazione detentiva di Al-Bustanji.
Ryiad è stato subito sottoposto a una visita medica accurata. Ora riceve le cure e gli alimenti adeguati ed è seguito attentamente nel centro clinico del carcere per tutte le sue patologie. Le ore di videocolloqui con la famiglia gli sono stati ripristinati e gli è stato restituito il ventilatore per far fronte alle temperature insopportabili.
Questa prima vittoria, oltre a renderci felici, ci sprona ad andare avanti e a rilanciare l’appello per la difesa di tutti i prigionieri palestinesi detenuti in Italia, che invitiamo a sottoscrivere e a diffondere.

"La guerra ai giovani" - Nei decreti del governo Meloni

Dall'intervento fatto dalla Avvocata Antonietta Ricci dello Slai cobas sc Taranto ad un'assemblea della Freedom Flotilla Italia il 27 luglio.

Gli altri interventi li puoi sentire in: https://tarantocontro.blogspot.com/2026/07/dissentire-e-democrazia-voci.html

"...Solo pochi giorni fa questa compagine governativa ha avuto l'idea di emanare l'ennesimo decreto sicurezza, un decreto che è stato chiamato “antimaranza”. Da questo punto di vista mi chiedo se stiamo parlando di diritto penale o sia un nome da rotocalco, perché non so di quanto giuridico ci sia in questo concetto di “maranza”, che cosa stiamo configurando, a chi si riferisce - non è altro che uno stereotipo? Uno stereotipo che conferma però una linea, una scelta giuridica che è partita dall'inizio, dal momento in cui si è insediato questo governo; cioè una linea che punta ai giovani,

Il primo atto che ha fatto il governo Meloni è stato il decreto “anti-rape”, che appunto riguarda soprattutto i giovani e il loro diritto di riunirsi e di festeggiare con musica tecnico - se questa musica non vi piaceva bastava non ascoltarla invece che fare un decreto che la vietava.

Dopo il decreto Rape siamo passati al decreto “Caivano” che ha voluto risolvere secondo loro la questione di un degrado sociale che si trova in questa zona della Campania ma che di fatto ha portato al