giovedì 5 novembre 2026

pc 5 novembre - Torino - liberi tutti e subito - pronti a una nuova prova di solidarietà e lotta - contro governo stato di polizia stato del capitale

 tanto per ricordare cosa è stato il 31 gennaio a torino

- Torino, Torino è una gran bella città…. Da che parte stare

Da ORE 12/Controinformazione rossoperaia del 02.02.26

Torino è stata teatro di una grande manifestazione di 50.000 persone e diversi non sono riusciti ad arrivare per l'azione della polizia e per le decisioni sciagurate prese dalla questura e dalle istituzioni di Torino che hanno bloccato la città, le stazioni dove arrivava la manifestazione, le vie principali di alcuni pullman che arrivavano a Porta Nuova o che toccavano alcuni pezzi del corteo, con cittadini che sono stati lasciati a terra per ore, anche là dove non passava alcun corteo. Nello stesso tempo la polizia ha bloccato i bus che arrivavano dalle altre città per la manifestazione, identificando e fotografando tutte le persone.

Tutta questa manifestazione è stata ostacolata con una campagna stampa preventiva, con divieti e disposizioni del Ministero degli Interni, della questura di Torino, fino alla miserabile rettrice dell'Università Palazzo Nuovo che, su pressione del ministro Bernini, ha chiuso l'università agli studenti, a coloro che ne sono gli effettivi proprietari.

Quindi la violenza è cominciata già prima ed era violenza di Stato, violenza delle istituzioni, violenza della polizia. La madre di tutte le violenze é lo sgombero del centro sociale Askatasuna, sottrarre non solo ai militanti e agli attivisti di Askatasuna ma alla città, al quartiere, un centro sociale attivo da oltre 30 anni su tutte le grandi tematiche così come sulle piccole questioni del quartiere.

Questo centro sociale è stato uno dei cuori pulsanti della protesta contro la guerra, della solidarietà al popolo palestinese, della lotta sociale dei precari, dei disoccupati. ma innanzitutto è

stato l'espressione della ribellione di una nuova generazione che a Torino per giorni e giorni, per settimane e settimane, è scesa in campo contro l'industria della guerra, la devastazione territoriale, l'opera speculativa fondata sul profitto del Capitale ai danni delle popolazioni che si chiama TAV. Contro tutto questo è stata esercitata una costante violenza, contro tutto questo è stato fatto di tutto per cancellare questa esperienza, per cancellare questa storia, queste vite.

Ebbene adesso parlano di violenza, ma la vostra violenza è la vera matrice di ogni disordine, è la vera matrice di una società, di uno Stato, di una città non fatta a misura dei proletari, delle masse popolari, dei giovani, dei migranti, dei lavoratori, ma fatta a misura della speculazione, della ricchezza, fatta a misura dei padroni, fatta a misura poi di una generazione di politici di centro-destra come di centro-sinistra che hanno permesso il sacco speculativo di questa città, la deformazione di una città operaia, giovane, volta al futuro, in una città a servizio del malaffare e dei grandi affari.

Contro tutto questo è vissuta l'esperienza trentennale di Askatasuna e non saranno certo quei quattro maledetti e miserabili che sono al governo e nelle istituzioni ad avere il diritto di denigrare un centro sociale che ha costituito una ricchezza di questa città e vuole continuare ad esserlo, una ricchezza del movimento antagonista, proletario, popolare e giovanile, una ricchezza del nostro Paese, contro coloro che se ne sono ora appropriati e pensano di usarla a uso e misura loro.

pc 5 novembre - Ennesima operazione repressiva contro Askatasuna - ma il 31 gennaio è patrimonio di tutti - siamo tutti askatasuna

 

Torino 31 gennaio 2026 - foto di Riccardo Sacchi

Prosegue l’offensiva giudiziaria dopo lo sgombero del centro sociale e la militarizzazione di Vanchiglia. 16 perquisizioni, 2 persone in carcere e 6 ai domiciliari contro chi ha partecipato alla mobilitazione del 31 gennaio

Nuova operazione di polizia contro gli attivisti di Askatasuna e le persone che hanno partecipato alla manifestazione nazionale del 31 gennaio scorso. Dalle prime ore di questa mattina sono in corso perquisizioni e l’esecuzione di misure cautelari a Torino, in Toscana e in Lombardia, nell’ambito dell’inchiesta sulla mobilitazione contro lo sgombero del centro sociale di corso Regina Margherita, avvenuto il 18 dicembre 2025.

Secondo le prime informazioni, il giudice per le indagini preliminari di Torino avrebbe disposto 16 misure cautelari di diversa natura, tra custodia in carcere, arresti domiciliari, obblighi di firma e divieti di dimora. I provvedimenti rappresentano un ulteriore sviluppo dell’inchiesta giudiziaria avviata dopo il corteo che aveva portato nelle strade torinesi migliaia di persone in opposizione allo sgombero di Askatasuna e alla conseguente militarizzazione del quartiere Vanchiglia.

L’impostazione della Procura tende a ricondurre gli episodi contestati a un’azione organizzata e premeditata, attribuendo ad alcuni indagati un ruolo di direzione. Una ricostruzione accusatoria che rischia di cancellare il carattere collettivo della mobilitazione e soprattutto le ragioni politiche che l’avevano determinata. Il corteo del 31 gennaio era infatti la risposta a una decisione del Viminale che aveva posto fine a un’esperienza sociale radicata da decenni nella città, interrompendo anche il percorso di interlocuzione istituzionale avviato con il Comune per il riconoscimento di Askatasuna come bene comune.

La vicenda non può dunque essere ridotta alle contestazioni penali rivolte a singoli manifestanti. Prima delle indagini e delle misure cautelari c’è stata una precisa scelta politica: sgomberare uno spazio sociale, interrompere le attività che vi si svolgevano e sottoporre un intero quartiere a un imponente dispositivo di controllo poliziesco. È da questa decisione che ha avuto origine la mobilitazione, mentre la successiva narrazione giudiziaria e mediatica ha progressivamente spostato l’attenzione dalle responsabilità istituzionali alle condotte attribuite agli indagati.

La nuova operazione si inserisce in un quadro più ampio di inasprimento delle politiche sicuritarie del governo Meloni. L’estensione degli strumenti preventivi, il ricorso crescente alle misure restrittive e la centralità assegnata all’intervento di polizia stanno trasformando la gestione del conflitto sociale in una questione prevalentemente penale. In questo processo, le ragioni delle proteste vengono subordinate alle esigenze dell’ordine pubblico, mentre la repressione diventa uno strumento ordinario di governo.

L’inchiesta non può oscurare la questione politica che attraversa l’intera vicenda: la progressiva riduzione degli spazi di autonomia e organizzazione collettiva, accompagnata dall’impiego della forza pubblica per imporre decisioni che incidono direttamente sulla vita sociale dei territori.

La solidarietà con gli attivisti colpiti dai provvedimenti è quindi parte integrante della difesa del diritto di organizzarsi, manifestare e costruire esperienze politiche autonome. Askatasuna non è soltanto un edificio sgomberato, ma una realtà che ha attraversato per decenni i conflitti sociali torinesi. La sua cancellazione forzata e la successiva offensiva giudiziaria mostrano come il governo del dissenso passi sempre più attraverso l’intervento poliziesco e penale, anziché attraverso il riconoscimento delle ragioni politiche e sociali delle mobilitazioni.

Il comunicato del Network Antagonista Torinese

All’alba diversi compagni e compagne sono stati prelevati dalle loro abitazioni dalla Digos per eseguire le misure cautelari decise dal Giudice per le indagini preliminari. Due compagni sono stati portati in carcere, sette agli arresti domiciliari, sei si vedono applicato il divieto di dimora a Torino con obbligo di firma quotidiana e un ulteriore obbligo di firma quotidiana.

Tutto questo avviene dopo che, una decina di giorni fa, la prima fase dell’operazione giudiziaria aveva convocato una ventina di persone davanti al Giudice per gli interrogatori di “garanzia”.

Compagni e compagne da diverse città del paese sono stati colpiti da questa inchiesta con accuse talvolta anche molto gravi come il “tentato omicidio”, nell’intento di criminalizzare poche persone per un corteo di più di 50 mila persone che erano scese in piazza per protestare contro la stretta repressiva del governo Meloni e la “punizione” che questo aveva voluto infliggere alla città di Torino, colpendo uno dei simboli delle lotte cittadine.Il Gip avvalla quasi in toto le richieste della Procura torinese disponendo misure che colpiscono in maniera pesante le persone inquisite. Le accuse spaziano dalla resistenza a pubblico ufficiale e danneggiamento fino al tentato omicidio e la rapina. I reati smisurati che vengono contestati sono l’immagine plastica di come la le istituzioni vogliano trasformare il dissenso e il conflitto sociale in un problema di ordine pubblico. Viene sposata una lettura della manifestazione che non tiene conto della spontaneità della rabbia di quella giornata e cerca di rinchiuderla tutta all’interno del solito teorema di “un’oscura premeditazione” , arrivando a disporre i domiciliari anche per chi è accusato solo di essere stato presente vicino o sopra il furgone del corteo.

Le lotte che hanno seguito lo sgombero di Askatasuna si sono inserite in un contesto più ampio di opposizione al governo e di rifiuto del genocidio contro il popolo palestinese, di cui è tutt’ora complice. In questi mesi assistiamo ad una grande sollevazione sociale contro il carovita di guerra e i suoi responsabili, gli arresti di oggi rientrano nella strategia del manganello adottata dal Governo per punire chi protesta. Oggi però non sarà solo il primo passo concreto di una ingiusta e criminale operazione repressiva, ma l’inizio di un’iniziativa di solidarietà che dovrà saper sostenere chi è stato colpito nelle spese legali che dovrà affrontare e per non lasciarli soli. Il 31 gennaio c’eravamo tutti e tutte! Que viva Askatasuna

pc 5 novembre - ORE 12 Controinformazione rossoperaia - Meloni, servetta di Trump, tace. Avanti nel movimento di lotta per farla cadere!

 

pc 5 novembre - proletari comunisti .. un blog in libertà condizionata - venghino signori, ce ne faremo una ragione

 comunicato 

abbiamo subito nei giorni scorsi una rimozione che ci ha oscurato, abbiamo cliccato la richiesta di revisione ce lo hanno riaperto e ora funziona

nelle scorse settimane c'è stata una rimozione del blog maoistroad che è stato oscurato, la redazione ha fatto ricorso e ce lo hanno riaperto - dopo qualche giorno è stato di nuovo rimosso anche questa volta la redazione ha fatto richiesta di revisione e stiamo aspettando la risposta

Con questi blog viene esercitato un diritto democratico e pubblichiamo cose nostre o cose prese da internet che condividiamo o che è giusto che vengano conosciute da chi legge

cancellare noi non  è solo cancellare le nostre opinioni e il nostro impegno nelle lotte sociali e politiche è cancellare lotte e movimenti nazionali e internazionali che esistono 

a chi giova questo se non ai padroni del mondo e del vapore?

se non ai signori della guerra, del fascismo, del genocidio palestinese, dello sfruttamento e della miseria dei proletari e popoli oppressi del mondo, al sistema capitalista/imperialista che andrebbe superato e cancellato?

quindi non  possiamo che insistere .. e il vento non si può fermare.

proletari comunisti 

 

pc 5 novembre - Catena di morti sul lavoro ieri - padroni/governo/stato del capitale/sistema capitalistico ASSASSINI!

Perfino la stampa e la tv non dicono numeri esatti dei morti di ieri, qualcuno scrive 6 altri 7... ma non sono numeri sono vite operaie, famiglie distrutte!

Morire di lavoro, altre 5 vittime. Sono oltre 700 nel 2026

Alla Fincantieri Marghera operaio colto da malore, altri morti in Puglia, Campania e Emilia-Romagna

Il cantiere Fincantieri di Marghera - 

E' uno stillicidio che non accenna a fermarsi, quello delle morti sul lavoro in Italia: oggi una giornata tragica con cinque vittime in altrettanti episodi, senza distinzione tra Nord e Sud, tra grandi e piccole aziende.

E una sesta vittima è spirata in ospedale, a distanza di cinque giorni dall'incidente.

Una strage che quest'anno ha raggiunto e superato quota 700, secondo i dati Inail, e circa 404.809 denunce totali di infortuni in occasione lavorativa, in aumento del 5,4% rispetto all'anno scorso.

All'interno dello stabilimento Fincantieri di Porto Marghera (Venezia) un operaio romeno di 34 anni ha perso la vita mentre si trovava all'interno di una nave in costruzione. Verso le 11 è stato improvvisamente colto da malore. Fincantieri ha espresso "profondo cordoglio" per la morte del

pc 5 novembre - Stellantis - una situazione inaccettabile - Gli operai non possono essere "usa e getta" - Occorre ribellarsi, dire "Basta!"

Alla Stellanti di Melfi ormai si lavora una settimana SI e una NO, e dal 8 dicembre c'è il rischio di una chiusura della fabbrica fino a gennaio.

Gli operai e le operaie, usati secondo le esigenze dell'azienda, hanno un danno non solo economico, ma anche psicologico. Il capitale può programmare la sua attività, affinchè salvaguardi i suoi profitti e per risparmiare taglia sui costi del lavoro, in primis quello della forza-lavoro; gli operai invece devono subire sfruttamento quando lavorano e riduzione pesante del salario/cassa integrazione quando non lavorano, in una situazione in cui anche un salario pieno non basta assolutamente per vivere.

Vengono periodicamente annunciati nuovi modelli auto, ma i volumi restano sempre molto bassi; i prezzi delle auto aumentano e non c'è vendita. Poi mancano i pezzi, le forniture di componenti.

Basta un minimo blocco delle forniture perchè gli operai e operaie che arrivano alla fabbrica dopo ore di viaggio dai vari paesi della provincia e della Regione, si sentono dire che non c'è lavoro, che sono "messi in libertà", e che quindi devono tornarsene a casa con bus che non ci sono più.

Si può continuare a subire questa situazione?

Occorre dire "Basta", ribellarsi; almeno provare a farlo e vedere "l'effetto che fa". Proprio a Melfi questo è già successo e scoppiarono i 21 giorni. Oggi per difendere lavoro, salario, la vita stessa è necessario una nuova lotta. 

pc 5 novembre - Movimento dei giovani - comunisti e operai avanzati

Una serie di partiti e organizzazioni comuniste a livello internazionale hanno “scoperto” il movimento dei giovani in Francia, in Italia, in Europa e in altri paesi, come l’India, e vogliono capirne di più per un orientamento di lettura anche nelle loro realtà rispetto a questo movimento.

Quindi, questo movimento sta già cambiando alcune prospettive anche di forze che non dovrebbero poi tanto sorprendersi. Il problema è che a volte si è abbandonata un'analisi reale, concreta della realtà, un'analisi orientata dal marxismo, dagli strumenti della scienza del proletariato che permettono di cogliere le novità, di capire le dinamiche.

Ma è questa la funzione nostra, dei comunisti, cioè capire in un certo senso un attimo prima le avvisaglie delle rivolte per essere là dove esplodono, al momento giusto, stando “nel fuoco alla lotta di classe in stretto legame con le masse”.

Questa parola d’ordine noi la stiamo portando anche a livello internazionale; essa dice anche come i comunisti devono unirsi, come devono rapportarsi alla realtà della lotta di classe, delle masse.

I movimenti che stanno esplodendo sono per i comunisti un'opportunità. E noi possiamo stare bene in questa opportunità. E questo si è visto anche nelle cose, pur piccole però significative, che abbiamo fatto, soprattutto il 24, il 30. Per esempio, i comizi volanti sono stati una maniera giusta per esserci, intervenire, per portare un contributo ed essere riconosciuti, non come un corpo estraneo, non come un gruppetto che va nel movimento – perché agire con una logica gruppettara, anche se sei un sindacato di base è quantomeno stupido. Tu devi stare, poi se sei in grado di dire la parola giusta, allora dai un contributo (vedi in fondo altra considerazione*).

Altra questione. Oggi non è ancora il tempo che gli studenti vadano dagli operai, ma sono gli operai più coscienti, gli operai avanzati che devono andare dagli studenti e devono appoggiarli, opporsi alla

mercoledì 4 novembre 2026

pc 4 novembre - Dopo la giornata di lotta del 30 verso la manifestazione del 12 dicembre per la caduta del governo Meloni

 

pc 4 novembre - Un saluto proletario a Antonio Salinardi delegato Slai cobas falla Fiat Sata di Melfi, scintilla e protagonista della grandiosa lotta operaia dei 21 giorni

Venerdì 6 novembre in occasione della assemblea a Potenza sull'ex Ilva, i compagni dello Slai cobas Taranto ricorderanno e renderanno omaggio a questa storica avanguardia operaia


La figura del delegato Slai Cobas dello stabilimento Fiat (ora Stellantis) di Melfi rimanda storicamente e politicamente a una forte presenza del sindacalismo di base all'interno della fabbrica lucana, in particolare fin dalle storiche lotte operaie, come la celebre protesta dei "21 giorni" di Melfi nel 2004.
I punti chiave legati alla presenza e all'attività dei delegati Slai Cobas a Melfi includono:
  • Le origini e le figure storiche: Tra gli operai simbolo dell'avanguardia operaia che ebbero il coraggio di fondare lo Slai Cobas nello stabilimento di Melfi, sfidando un contesto aziendale storicamente rigido, si ricorda in particolare Antonio Salinardi, scomparso nel 2026, figura cardine del sindacalismo di base all'interno dello stabilimento fin dai primi anni 2000. [1]
  • Posizioni di contrasto con l'azienda e i confederali: I delegati dello Slai Cobas a Melfi si sono sempre distinti per una linea di forte conflittualità sia nei confronti delle politiche di flessibilità e sfruttamento della Fiat/Stellantis (come l'introduzione dei turni intensivi), sia rifiutando la validità di accordi o referendum siglati dai sindacati confederali (CGIL, CISL, UIL). 
  • In ricordo di Antonio Salinardi, tra le avanguardie operaie della lotta dei 21 giorni di Melfi.
    Mercoledì 28 ottobre è morto, a soli 57 anni, Antonio Salinardi, per i più un perfetto sconosciuto, non per noi e soprattutto non per la stragrande maggioranza degli operai dell’allora Sata di Melfi, ora Stellantis.
    Abbiamo avuto l’onore e il privilegio di seguire e, nel limite delle nostre forze, partecipare come Operai Contro, al percorso che agli inizi degli anni ’90 coinvolse migliaia di giovani lucani e pugliesi.
    A Melfi, grazie al patto scellerato fra la Fiat, i sindacati nazionali, le forze politiche e le istituzioni statali e regionali, gli operai vivevano le condizioni salariali e lavorative di gran lunga peggiori rispetto agli altri operai italiani.
    Questi operai furono in grado, superando mille difficoltà ed ostacoli, di costituirsi come una comunità compatta capace di difendere ed imporre i propri interessi.
    Antonio Salinardi, di quella lotta fu tra gli artefici e i protagonisti. Ebbe il coraggio, in un periodo in cui nella fabbrica di Melfi era rischioso già militare nella Fiom su posizioni critiche, di fondare, insieme ad altri operai, lo Slai Cobas. Lo scandalo e l’allarme suscitato da questo tentativo fu enorme.
    Il sindacato di base si allargava, dalle sue roccaforti storiche, direttamente nella fabbrica più produttiva della Fiat e con la minore conflittualità interna. La repressione aziendale, con il silenzio complice dei sindacati confederali nel migliore dei casi, fu pesantissima. Antonio Salinardi non si piegò e fu tra i protagonisti della lotta dei 21 giorni.
    Dopo quell'esperienza iniziò il lento peggioramento della condizione operaia, non solo a Melfi, ma a livello generale. Solo pochi compagni cercarono di reagire, pagandone pesantemente le conseguenze. Salinardi se ne tirò fuori, senza però mai collaborare con l’azienda.
    Evidentemente deluso da come andavano le cose, abbandonò completamente l'idea di costruire un’organizzazione operaia, ma questo non può farci dimenticare il contributo che Antonio Salinardi ha dato alla lotta degli operai.


pc 4 novembre - ORE 12 Controinformazione rossoperaia - La sconfitta elettorale di Trump incoraggia la lotta antimperialista nel mondo

 

pc 4 novembre - A Potenza sede del processo 'Ambiente svenduto' un'assemblea per fare il punto di parte operaia e popolare sulle vicende giudiziarie

pc 4 novembre - Spagna - Sgombero a Madrid: la acampada finisce, la lotta continua

Da Giuliana - Il manifesto

La acampada della Puerta del Sol a Madrid non esiste più: nella notte tra lunedì e martedì, intorno alle 3, quattrocento agenti della polizia nazionale e della polizia municipale hanno sgomberato le 334 persone che ancora vi pernottavano. Secondo i canali social del movimento 26S, lo sgombero sarebbe avvenuto in modo violento, con uso di gas al peperoncino. Due persone sono state arrestate per resistenza all’autorità. Successivamente, i servizi di pulizia urbana hanno smontato tende, tendoni e gazebo per un totale di oltre 36 tonnellate di materiale, che sarebbe stato almeno in parte trasferito in depositi municipali perché possa essere recuperato da chi lo reclamerà.

Erano in molti ad auspicare una fine diversa per la acampada, ma le decisioni di movimenti che si vogliono orizzontali e assembleari seguono dinamiche articolate, soprattutto quando si lasciano attraversare, come è inevitabile nell’occupazione di massa di una piazza, dalla complessità della realtà sociale. Così è stato per il movimento 26S. Delle 334 persone sgomberate dalla Puerta del Sol, circa 250 erano senza fissa dimora e dormivano lì per necessità, e non, o non solamente, mosse da istanze rivendicative.

NELLE ULTIME DUE settimane, la composizione interna della acampada si era modificata progressivamente: numerose organizzazioni e commissioni avevano deciso di porre fine alla loro esperienza a Sol per trasferire le attività nei quartieri e preparare lo sciopero generale dell’11 novembre,

pc 4 novembre - Trump ha perso le elezioni, è una buona cosa... Ma la questione di fondo non è Trump ma l'imperialismo USA

Intensificare la lotta dei proletari e dei popoli oppressi di tutto il mondo contro imperialismo, guerra, fascismo, miseria e sfruttamento, repressione e oppressione dei proletari e delle masse popolari.

Mao: L'imperialismo è una tigre di carta

"Se una cosa è grande, non bisogna averne paura. Ciò che è grande è destinato a essere rovesciato da ciò che è piccolo, e questo diventerà grande. (…) Chi dispone di forze esigue, ma è legato al popolo, è forte; chi dispone di forze ingenti, ma è contro il popolo, è debole (…) I grandi e potenti non riescono a vincere, i piccoli e deboli finiscono sempre per vincere. (…) Tutta la storia, la storia di alcuni millenni della società umana divisa in classi conferma questo assunto: i forti devono cedere il posto ai deboli. (…)
Una grande pace potrà aversi solo dopo che l'imperialismo sarà stato annientato. Verrà il giorno in cui la tigre di carta sarà distrutta. Ma essa non si distruggerà da sé saranno necessarie raffiche di vento e scrosci di pioggia.
Quando definiamo l’imperialismo americano una tigre di carta parliamo in termini strategici. Da un punto di vista complessivo dobbiamo disprezzarlo, ma in ogni situazione specifica dobbiamo prenderlo sul serio. È dotato di artigli e di zanne. Per venirne a capo bisogna strappargliele una alla volta. Mettiamo che abbia dieci zanne: la prima volta gliene strappiamo una, gliene restano nove; la seconda volta un’altra e gliene restano otto. Quando gli abbiamo strappato tutte le zanne, gli restano gli artigli. Se procediamo gradualmente e coscienziosamente, alla fine ci riusciremo.
Sul piano strategico bisogna assolutamente disprezzare l’imperialismo. Sul piano tattico bisogna prenderlo sul serio. Combattendo contro di esso bisogna prendere sul serio ogni battaglia, ogni aspetto specifico. Adesso gli Stati Uniti sono molto forti, ma se li consideriamo in un ambito più vasto nell’insieme della situazione e in una prospettiva di lungo periodo, essi sono impopolari, la loro politica non piace perché opprimono e sfruttano i popoli. Per questo la tigre è destinata a morire. Quindi non è terribile, la si può disprezzare. (...)
 
(Brani tratti da Mao Zedong, L'imperialismo americano è una tigre di carta, 14 luglio 1956. Sta in Mao Zedong, Rivoluzione e costruzione, pp.. 412-16, Einaudi editore)

pc 4 novembre - Un sondaggio che dà ragione alle proteste e ci invita a intensificarle

pc 4 novembre - In queste grandi giornate di lotta le ragioni di ribellione delle ragazze sono tante...


Dal blog femminismorivoluzionario

Il 30 come nei giorni del 17/18 ottobre, poi il 24 ottobre le ragazze sono tantissime. 
E come possono non esserlo?!
Le ragioni di ribellione delle ragazze sono tante, come doppia è la condizione di oppressione. Se per tutti i giovani, soprattutto proletari, figli di immigrati, il presente è pesante, difficile e il futuro è nero; per le ragazze già il presente è di violenza, discriminazioni, concezioni patriarcaliste/fasciste e il futuro è nerissimo.

L'elenco è lungo: lavori ultraprecari e a pochissimi soldi, affitti impossibili, tagli ai consultori laici e ai centri antiviolenza, stupri, femminicidi, scuole all'insegna di "Dio, patria, famiglia" altro che educazione sessuo-affettiva, oppressione familiare, ecc, ecc. 

Oggi riportiamo uno degli aspetti più inaccettabili di come il sistema capitalista, i padroni, il governo, lo Stato vede e considera le donne.

Future "macchine per la riproduzione", per lo sfruttamento dei padroni e per la guerra - Da Sole 24 ore il giornale dei padroni: "Ogni bambino rappresenta un futuro lavoratore, contribuente, imprenditore e consumatore. Meno nascite significano meno forza-lavoro, minore domanda interna, una crescita della produttività inevitabilmente più debole... non c'è più equilibrio tra chi versa i contributi e chi percepisce una pensione... Esiste poi un altro aspetto. L'Europa sta inaugurando una stagione di massicci investimenti nella difesa. Si parla di sistemi d'arma, tecnologia e capacità industriale. Ma nessuna industria può produrre la risorsa più preziosa, le persone. Anche gli eserciti più avanzati hanno bisogno di uomini e donne... in questo senso la demografia torna a essere una componente della capacità strategica di uno Stato... Macron parla di "riarmo demografico"... E' tempo di riconoscere che la natalità rappresenta una grande questione economica, fiscale, strategica di uno Stato...".

ALLORA, E' GIUSTO RIBELLARSI! 
E' GIUSTO E NECESSARIO ESSERE SEMPRE DI PIU' ALLE PROSSIME MANIFESTAZIONI!

MFPR

pc 4 novembre - Avanti dopo la grande giornata di lotta del 30 ottobre!


La giornata del 30 ottobre è stata una grande giornata di lotta
. A qualche giorno di distanza è importante approfondire il significato di questa giornata, significa guardarla innanzitutto dal lato oggettivo e dal lato delle masse.

La giornata di sciopero generale e manifestazioni è stata una giornata riuscita, su questo non c'è dubbio, non è un problema solo di numeri, è un problema dell'impatto che la giornata ha avuto per i livelli di partecipazione a livello politico, a livello sociale, a livello di messaggio alle masse proletarie.

È brutto che le forze organizzatrici spesso sparano cifre esagerate per ingrandire il valore della manifestazione, è un pò stupido perché la giornata di lotta è riuscita e perché può distogliere dai compiti reali che ci sono per andare avanti.

Le cifre devono crescere attraverso il lavoro, il messaggio e l'organizzazione che questa giornata incoraggia.

Sicuramente un milione di persone sono scese in piazza e questi numeri sono stati sicuramente più grandi di tutti gli altri precedenti scioperi generali di questa natura, sicuramente è stata la giornata di lotta più avanzata degli ultimi tempi. Quando si fa sciopero contano i numeri. Il valore quantitativo

martedì 3 novembre 2026

pc 3 novembre - Ucraina: alla periferia di Kiev, una folla ha dato l'assalto a un edificio occupato dai nazisti del Battaglione Azov: segnali dell'inizio della fine del burattino servo imperialista Zelensky?

Le masse ucraine cominciano a protestare contro il reclutamento forzato dei militari dell'esercito nazista Azov. Il regime di Zelensky è sostenuto dagli imperialisti, gli Usa hanno appena approvato l'invio di missili Patriot per 2,1 miliardi di dollari, l'Europa imperialista ha superato i 200 miliardi di euro, in Italia il governo fascio-imperialista Meloni/Crosetto prepara un nuovo pacchetto di aiuti, Meloni ha detto che anche se sostenere l'Ucraina comporta un costo politico elevato, non ha alcuna intenzione di cambiare rotta: "non intendo cambiare la mia posizione. Sostengo l'Ucraina non solo per il bene degli ucraini, ma anche per il bene dell'Italia". 

Tajani: «Invieremo quanto prima il prossimo pacchetto a Kiev»

La cosiddetta "opposizione" parlamentare: Guerini (Pd), se al governo dovremmo dare più aiuti militari a Kiev di quelli di Meloni


Il ministro dell'Interno Ivan Vyhivskyi ha disposto l'avvio di un'indagine ufficiale sugli eventi accaduti a Petropavlivska Borshchahivka. In particolare, verranno verificate le condizioni di permanenza dei militari nell'edificio.




da insideover

Ucraina, la periferia di Kiev in rivolta contro la mobilitazione forzata, Zelensky manda Budanov

A Petropavlivska Borshchahivka, alla periferia di Kiev, una folla ha dato l'assalto a un edificio occupato da uomini del Battaglione Azov.


È comprensibile che i media ucraini “ufficiali” dedichino molto più spazio ai bombardamenti russi, che di giorno in giorno diventano più intensi e più spietati, per esempio a quello che ha colpito una scuola adibita a rifugio nella regione di Zaporizhzhia, che ha fatto decine di morti. Ma i social ucraini sono invece colmi di cronache più o meno attendibili dei fatti di Petropavlivska Borshchahivka, alla periferia di Kiev, dove una folla inferocita ha preso d’assalto un edificio occupato da uomini del famoso Battaglione Azov, da tempo inserito nei ranghi della Guardia Nazionale, che, secondo la versione che si è subito diffusa, avrebbero tenuto prigioniere quaranta persone e ne avrebbero uccisa una in quella che sarebbe stata una prigione segreta e un centro di tortura per renitenti alla leva e disertori. Le immagini diffuse in Rete sono in effetti impressionanti e non sono mancati colpi d’arma da fuoco, con ogni probabilità sparati in aria dai militari assediati, mentre fuori i dimostranti distruggevano auto della polizia e un autobus usato dalle pattuglie per la mobilitazione forzata.

In pochissimo tempo le due versioni – media “classici” contro social – si sono allontanate sempre più. La polizia ha smentito sia l’esistenza di una prigione segreta sia le torture, i portavoce del Battaglione Azov hanno invitato la popolazione a “non immischiarsi nel lavoro dei militari” e, com’era immaginabile, è riecheggiata qua e là la versione del complotto russo. Da segnalare, in proposito, la ricostruzione del sito di giornalismo investigativo Slidstvo, che qui riassumiamo: i primi accenni alla prigione segreta sarebbero comparsi su Facebook il primo novembre; poi sarebbe entrata in azione una certa Valentina Moloda, infermiera e giornalista, già titolare di una clinica di chirurgia estetica poi chiusa nel 2023, che si è presentata davanti all’edificio dell’Azov con un’ambulanza, chiedendo di poter entrare ad assistere, appunto, gli uomini ivi detenuti. Da lì si sarebbero poi sviluppati i disordini. E la Moloda avrebbe partecipato a una “marcia per la pace” a cui, scrivono alcuni, aveva messo mano la propaganda del Cremlino.

pc 3 novembre - ORE 12 Controinformazione rossoperaia - Avanti dopo la grande giornata di lotta del 30 ottobre!

 

pc 3 novembre – Il governo della finanziaria dei tagli e della guerra, la Cisl approva

 

Questa legge di bilancio varata dal governo è così brutta per lavoratrici, lavoratori, pensionati... che perfino la Fumarola, attuale dirigente della Cisl, è stata costretta a chiedere un incontro a Tajani (perché poi al ministro degli esteri?), nella speranza di impietosirlo e provare a cambiare qualche virgola.

Ma Tajani, leader (?) di Forza Italia, che non è insensibile ai voti che arrivano dalla Cisl, è stato subito chiaro: “Adesso non possiamo stravolgere la manovra perché la situazione economica internazionale è quella che è e non dipende da noi”. A quanto pare niente dipende da questo governo, se non la repressione a tutto spiano, la guerra e i tagli alle spese sociali.

Ma siccome “Antonio Tajani non è insensibile al grido di dolore della Cisl” (v. il manifesto di oggi) “ha

pc 3 novembre - Nuova rimozione del blog internazionalista marxista-leninista-maoista MaoistRoad

 

Questa volta l'intenzione è di non farci riaprire - ma naturalmente, per quanto i tempi potranno essere non brevi, Maoist Road tornerà a uscire

info contatti: maoistroad@gmail.com 

October (62) ultimi post