Oggi il Coordinamento del Parlamento inter-arabo riunito a Il Cairo ha designato la data del 17 ottobre – ricorrenza del giorno in cui nel 2023 l’esercito israeliano ha bombardato l’ospedale Al-Ahly Al-Maamadany e ucciso 500 persone tra gli sfollati rifugiati negli spazi aperti della struttura e con altri attacchi provocato oltre 200 morti – come giornata di commemorazione delle vittime del genocidio dei palestinesi a Gaza, uno sterminio che intanto continua…

Le notizie diffuse oggi, 17 febbraio, riferiscono che a Beit Lahia sono state uccise 4 persone e decine di feriti sono stati trasportati a piedi fino all’ospedale Shifà, a Gaza città, perché in tutta la zona nord gli ospedali sono stati rasi al suolo, e che a Khan Younis è stato ucciso un ragazzo.

E la strage continua anche in Cisgiordania, dove a Salfit, a nord di Ramallah, tutte le arterie stradali sono state chiuse con cumuli di terra, blocchi di cemento e barriere metalliche, e il sindaco ha ordinato la chiusura delle scuole, a causa dell’emergenza repressione coloniale: la città è diventata come un ghetto in cui rastrellamenti violenti nelle case, interrogatori di piazza e umiliazioni contro persone inermi davanti ai loro bambini.

Qalqilia i soldati di occupazione hanno sparato ad un posto di blocco e, mentre lui era seduto in auto, ucciso un giovane, il 18enne Mohammed Shrim.

A Tamoun, nei pressi di Nablus, due bambini (Alì e Razan, di 16 anni e 3 anni) sono stati uccisi dalle