martedì 2 giugno 2026

pc 2 giugno - ORE 12 Controinformazione rossoperaia - Contro la Repubblica della guerra, della repressione, del moderno fascismo e dello sfruttamento

 

pc 2 giugno - Quattro migranti pakistani bruciati nel Cosentino - stavano andando a lavorare nel metapontino - Sono stati uccisi!

Auto in fiamme nel Cosentino, dentro i cadaveri di quattro migranti: si ipotizza siano stati uccisi

Sarebbero stati uccisi i quattro migranti, probabilmente pakistani, trovati carbonizzati all'interno di un'auto in un distributore di carburante lungo il vecchio tracciato della Statale 106 ad Amendolara.
E' questa l'ipotesi che sta prendendo corpo tra gli investigatori.
Sui corpi delle quattro vittime, visto il loro stato, al momento non è stato possibile verificare se vi fossero segni di colpi d'arma da fuoco, ma lo stato dei luoghi e della vettura al momento dell'arrivo dei vigili del fuoco sembra fare escludere la pista dell'incidente.

Gli investigatori sperano di avere un aiuto nelle loro indagini dai sistemi di videosorveglianza presenti nel distributore e nella zona. la visione dei filmati è già iniziata. Nel caso dovesse essere confermata l'ipotesi dell'omicidio, comunque, non verrebbe attribuita alla 'ndrangheta, visto il luogo dove si trovava l'auto.
Le cosche, in questa parte di territorio, hanno già usato il fuoco per distruggere i corpi delle loro vittime, ma sempre in campagna, luoghi isolati, e mai in un luogo come un distributore di carburante e su una strada ad alta frequentazione.

Le vittime erano tutte braccianti agricoli, impiegati nei campi della Sibaritide e diretti verso la Piana del Metapontino, nel Materano.

pc 2 giugno - Padroni assassini a Bassano del Grappa - Migranti usa e getta: lavoratore indiano sfruttato a nero e scaricato in strada dopo infortunio - denuncia lotta organizzazione!

Cade da 3 metri mentre lavora in nero: gli imprenditori non lo soccorrono e lo abbandonano in strada

di Repubblica

L'episodio nel vicentino. Il 56enne è stato trovato in una pozza di sangue

Si è ferito cadendo dal tetto di un capannone in un maneggio in cui era impiegato a nero, ma invece di soccorrerlo i titolari lo hanno scaricato in strada. A due anni dalla morte di Satnam Singh, il bracciante morto dopo essere stato abbandonato davanti a casa con accanto il braccio che il macchinario gli aveva falciato, il copione si ripete a Bassano del Grappa. Una coppia di imprenditori, un uomo di 56 anni e la compagna di 48, titolari di un maneggio in provincia di Vicenza, giovedì sera un lavoratore indiano, regolarmente residente in Italia, è stato trovato gravemente ferito non lontano dall’ospedale.

A dare l’allarme, una chiamata anonima di una sedicente passante... a telefonare era stata la titolare dell’azienda agricola, che insieme al marito lo aveva poco prima scaricato in strada. Confuso, provato, l’uomo ai soccorritori di aver avuto un incidente mentre si trovava al lavoro in un maneggio della zona, senza riuscire però a precisare ulteriori dettagli.

Accompagnato immediatamente in ospedale, l'uomo è stato portato nel reparto di chirurgia per via delle fratture riportate e ricoverato con una prognosi di 60 giorni. Sul caso è stata aperta un’inchiesta, affidata ai carabinieri che sono rapidamente risaliti ai titolari del maneggio, dove l’uomo lavorava da alcuni giorni senza alcun tipo di contratto. A incastrare i due, denunciati per omissione di soccorso e lesioni colpose, alcune tracce di sangue trovate nell’auto.

"Quando deliberatamente i datori di lavoro manomettono i sistemi di sicurezza per andare più veloci, quando non garantiscono pienamente la sicurezza e un lavoratore si ferisce, parliamo di tentato omicidio", sottolinea il segretario generale della Uil Veneto Roberto Toigo, commentando la vicenda. "Trattare un essere umano come merce da utilizzare e poi gettare sul ciglio di una strada quando si fa male è la negazione violenta di ogni diritto e della stessa dignità umana”, attacca la segretaria nazionale della Flai, Silvia Guaraldi. “Questo orrore è il prodotto diretto di un sistema che si regge sulla vulnerabilità, sul ricatto occupazionale e sull'indifferenza imperante. Il Governo – sottolinea - deve intervenire subito: servono ispezioni a tappeto, il potenziamento degli organi di controllo e l'applicazione rigorosa della legge 199 contro lo sfruttamento e il caporalato".

pc 2 giugno - lo sciopero generale .. una forte giornata di lotta - info

 le iniziative dello slai cobas per il sindacato di classe - aderente allo sciopero sono state espresse in altri post

 

queste ulteriori notizie sono prese da pungolo rosso 


Quella di venerdì 29 maggio – è stata una giornata di lotta riuscita al di là delle aspettative (e delle preoccupazioni) della vigilia.

Uno sciopero contro il genocidio in Palestina, le guerre del capitale e l’economia di guerra, il governo Meloni e lo stato di polizia, per affermare le stringenti necessità della classe lavoratrice, a cominciare da forti aumenti salariali e dalla reintroduzione della scala mobile, per difendere il diritto di sciopero e l’organizzazione operaia sui luoghi di lavoro sempre più sotto attacco.

I tre settori proletari maggiormente coinvolti sono stati la logistica, le ferrovie e i trasporti locali.

Nella logistica è stato determinante per la buona riuscita dello sciopero l’impegno del SI Cobas, da anni fortemente radicato in tanti magazzini, anzitutto quelli del centro-nord ma anche a Roma e in Campania, come portatore di istanze di lotta mai chiuse in logiche aziendaliste. E con una particolare sensibilità per la causa palestinese dovuta anche alla sua composizione, di sindacato che organizza proletari/e di tante diverse nazionalità, molte/i dei quali provenienti dai paesi arabi e di tradizione islamica.

Per le ferrovie, i dati ufficiali sono: il 40.3% dei convogli soppressi, il 36,8% delle adesioni, nettamente al di sopra di circa il 25% delle adesioni lo scorso 18 maggio – lo sciopero indetto in solitaria da USB, che ha indubbiamente pesato in negativo (l’Assemblea PdM-PdB aveva indicato una doppia adesione, una perdita di salario significativa).

Nel comunicato dei Ferrovieri CUB Trasporti si registra come l’intreccio tra temi sindacali e temi politici sia stato reale, e non semplicemente dichiarato: molte/i delle/dei ferroviere/i che “ci hanno contattato per porre casistiche da incrociare con le norme tecniche”, si sono al contempo espressi “circa le porcate della guerra, del riarmo e dell’indigeribile finanziamento delle stragi. Si fa strada la consapevolezza che queste scellerate spese sottraggono poi risorse per tutti i bisogni sociali e per il sostegno dei redditi”. Ecco, detto senza vuota demagogia: si fa strada la consapevolezza… E in questo cammino, che è finalmente iniziato, è degna di nota l’instancabile attività di Ferrovieri contro la guerra, a cui partecipiamo come promotori, così come – sul piano sindacale – quella dell’Assemblea PdM-PdB.

Per quanto sia un universo molto più frammentato, anche tra i lavoratori dei trasporti locali questa presa di coscienza sta andando avanti, come testimonia (tra gli altri) il presidio organizzato dall’SGB a Mestre, in piazzetta Coin. In questo presidio – a cui abbiamo partecipato come compagne/i della TIR e del Comitato permanente contro le guerre e il razzismo di Marghera – la denuncia del genocidio di Gaza e della corsa al riarmo e ad una nuova possibile, apocalittica guerra mondiale, è stato tutt’uno con la denuncia degli effetti anti-proletari delle politiche del governo Meloni e dell’Unione europea, e con la forte rivendicazione di salari adeguati al costo della vita, di una sanità che torni ad essere universale e gratuita, del diritto alla casa in mille modi negato, di trasporti pubblici ricostituiti dopo decenni di tagli che hanno peggiorato il servizio e aumentato i carichi di lavoro, e così via.

Lo sciopero, molto debole nelle scuole sia tra gli insegnanti che tra gli studenti (complice la situazione di fine anno scolastico), ha avuto una discreta adesione negli altri dipendenti del pubblico impiego: al momento in cui scriviamo (a fronte dell’1,21% dello sciopero indetto dall’USB il 18 maggio scorso) si registra il 4% delle adesioni – un dato provvisorio, probabilmente destinato a crescere.

Per quanto molto limitata se rapportata all’insieme dei 15 milioni di salariate/i, la riuscita dello sciopero del 29 e delle relative manifestazioni cittadine è una spinta a continuare con tenacia e fiducia nell’iniziativa unitaria.

In molti luoghi di lavoro, inclusi alcuni impianti industriali, si è manifestata una disponibilità a lottare sulla piattaforma del 29 maggio che va raccolta e organizzata. Una delle condizioni fondamentali per farlo davvero è superare la frammentazione che affligge quel tanto di conflittualità operaia e sociale che tuttora si esprime, nonostante una spontaneità operaia e proletaria vicina allo zero.



Milano

A Milano lo sciopero generale ha bloccato i principali centri logistici: SDA, GLS, DHL Hanno scioperato anche i lavoratori delle linee della Metropolitana: la 1, 2 e 3 sono rimaste chiuse al di fuori delle fasce di garanzia, e anche la 4 è rimasta in funzione solo per un tratto; gran parte dei treni regionali non hanno circolato, a conferma della forte adesione dei ferrovieri e delle ferroviere allo sciopero

Per dare concretezza alla lotta contro riarmo e politiche di guerra, e al sostegno alla lotta per una Palestina libera dal fiume al mare, oltre che la difesa del salario taglieggiato dall’inflazione provocata dalle guerre, SI Cobas, GPI e Sumud Flotilla, TIR, FGC, Rete Libere/i di lottare, T28, Panetteria occupata e Giovani contro la Guerra hanno organizzato un presidio ai cancelli della DSV di Pioltello, un hub intermodale collegato alla ferrovia per il quale passano anche spedizioni militari rivolte ai teatri di guerra, verso Israele come verso l’Ucraina. Il centro logistico è stato presidiato da centinaia di lavoratori e solidali dalle 7.30 al primo pomeriggio.

Nel presidio forte è stata anche la denuncia della delibera della Commissione di Garanzia che sottopone la logistica alle procedure anti-sciopero della legge 146 del 1990, e l’opposizione a qualsiasi tipo di accordo che faccia propria la logica di quella delibera, il cui scopo evidente è quello di soffocare la lotta nel comparto industriale che negli ultimi 15 anni ha dato più filo da torcere al padronato.

Qui sotto il blocco di uno dei tre cancelli della DVS

Scioperi con presidi si sono tenuti anche alla SDA di Landriano, alla Ingram e presso diversi magazzini logistici.


Nel centro di Milano, da piazza Scala (ribattezzata “Piazza Gaza”) fino alla Prefettura si è mosso un corteo di diverse centinaia di lavoratori organizzato da CUB, USI, AdL Varese, con gli stessi contenuti, per la Palestina, contro l’economia di guerra e contro l’estensione della 146 alla logistica.

Significativo anche quanto accaduto ad una delle istituzioni culturali storiche della città di Milano, la Scala. Come sottolinea un comunicato della CUB Info spettacolo, per la grande adesione dei reparti tecnici allo Sciopero Generale contro il genocidio in Palestina, sono saltate le prove pomeridiane di Carmen e ieri sera il  Nabucco ha aperto il sipario in maniera  raffazzonata, mancando  importanti elementi scenografici, con addirittura tagli di regia nella messa in scena. Gli addetti ai reparti tecnici, del resto, si sono sempre distinti nella solidarietà con Gaza negli scorsi mesi, partecipando sempre agli scioperi e alle grandi manifestazioni per la Palestina, dal primo sciopero del 20 giugno 2025 a quelli  autunnali.

Torino

In città ci sono state due iniziative che si sono richiamate a vicenda: il SI Cobas, con l’apporto dei compagni della Tir e di un buon gruppo di solidali, ha organizzato dall’alba un picchetto davanti alla Fiorentini alimentari, rimasta bloccata totalmente per molte ore – una iniziativa di lotta con al centro la denuncia del super-sfruttamento del lavoro operaio. Questa fabbrica (che ha oltre 500 dipendenti) costituisce un caso-limite, all’insegna della totale illegalità, di utilizzo massiccio degli operai in appalto, pagati per di più con il contratto-capestro dei multiservizi sottoscritto da Cgil-Cisl-Uil, pur essendo sulle linee di produzione (l’impresa appartiene al settore alimentare). Dal picchetto è stata lanciata una campagna di boicottaggio contro la Fiorentini.

In contemporanea si è svolto un folto presidio organizzato dal Coordinamento Torino per Gaza davanti alla sede torinese della Leonardo, durato alcune ore, che ha preso a suo bersaglio questa impresa-simbolo del “made in Italy per il genocidio di Gaza”. La Leonardo lo è – più in generale – della attiva partecipazione dell’Italia di Mattarella-Meloni alla corsa al riarmo e alla guerra: Torino non si arruola, Leonardo arma la guerra, gli slogan centrali del presidio che ha anche fatto un collegamento molto applaudito con il picchetto in corso davanti alla Fiorentini, esplicitando così il nesso tra le due facce complementari di questo sciopero generale: la lotta contro le guerre del capitale, la lotta per le più stringenti necessità della classe operaia e del lavoro salariato in genere.

Nel pomeriggio un corteo di 1.500-2.000 dimostranti ha rinnovato la solidarietà militante con la resistenza del popolo palestinese, per una Palestina libera dal fiume al mare.

Napoli


I manifestanti hanno poi proseguito in corteo (foto di testa) passando davanti alle sedi dei grandi gruppi Grimaldi e MSC, dirigendosi poi davanti al Municipio per pressare le istituzioni a sciogliere immediatamente l’ennesimo intoppo burocratico che si è frapposto in questi giorni al cammino di 1.200 disoccupati verso un posto di lavoro stabile e sicuro conquistato con la lotta dal Movimento 7 novembre e dal Cantiere 167.

 centinaia di lavoratori, disoccupati, attivisti e solidali hanno risposto alla chiamata in piazza del SI Cobas, Cub, SGB, centro culturale Handala Ali, disoccupati 7 novembre e Cantiere 167 Scampia.

Il presidio indetto a prima mattina presso l’autorità Portuale ha raggiunto l’obiettivo di essere ricevuto in delegazione dal presidente, dott. Eliseo Cuccaro, al quale abbiamo denunciato il carattere ritorsivo e antisindacale dei licenziamenti alla Logiport di Salerno e alla De Luca di Napoli, rappresentando come essi siano il frutto delle battaglie che come SI Cobas portiamo avanti da anni su tutti i Terminal Campania per la tutela della salute e della sicurezza degli operai.

Il presidente Cuccaro ha dato la sua disponibilità ad approfondire la questiona e ad esaminare l’ampia documentazione che al riguardo abbiamo prodotto in questi mesi.

All’incontro unitario (presente anche una delegazione della Freedom Flotilla Italia che è in queste ore a Napoli e del FGC, nonché il deputato 5 stelle Dario Carotenuto di ritorno dai lager dell’Idf come componente della Sumud Flotilla) abbiamo poi affrontato il tema, finora eluso e silenziato da tutte le istituzioni locali e nazionali con in testa il governo Meloni, del ruolo dei Terminal campani nel traffico e nel rifornimento di armi verso lo stato coloniale e genocida di Israele, dunque la complicità oggettiva e attiva dei grandi terminalisti (in primis MSC) nel massacro del popolo palestinese.


Terminato l’incontro, il corteo si è mosso in direzione degli uffici della Grimaldi, gruppo che detiene il controllo di Logiport e quindi responsabile del licenziamento di Ciccio e, indirettamente, di Giuseppe e Salvatore per la De Luca, poi all’esterno della sede di MSC e infine in piazza Municipio, dove i disoccupati 7 novembre e Cantiere 167 Scampia hanno portato la loro rabbia a seguito degli ennesimi intoppi burocratici nell’avvio dei tirocini formativi che dovevano partire stamane.



Alessandria

In questo caso l’iniziativa è stata animata dal SI Cobas di Genova, ed è stata centrata sui temi generali dello sciopero intersecati con l’attacco repressivo subito di recente dall’organizzazione sindacale proprio in quella città. La denuncia del genocidio di Gaza e della corsa alla guerra si è intrecciata strettamente con la denuncia dei salari da fame, con la rivendicazione (che ha trovato eco anche nella stampa locale) di forti aumenti salariali e del ripristino della scala mobile. Buona la partecipazione attiva dei lavoratori in sciopero.

Modena, Bologna, e Appennino bolognese

Sulla giornata di sciopero e di significative manifestazioni di piazza di venerdì 29 nell’area Modena-Bologna, riprendiamo il comunicato del SI Cobas.

Il 29 è stato sentito e vissuto come un importante momento di lotta e di mobilitazione anche sull’Appennino bolognese dove l’Assemblea permanente dell’Appennino ha organizzato un corteo a Vergato ed una conferenza stampa con la partecipazione di Carla Biavati (del BDS Italia) e di FRanmcesco Gilli (della Global Sumud Flotilla).


A Modena la giornata è iniziata dalle prime luci dell’alba davanti al magazzino FedEx, luogo simbolico di una dura vertenza portata avanti per settimane per chiedere il reintegro di un lavoratore licenziato solo perché parzialmente idoneo.

Da lì il corteo si è mosso attraversando le vie del centro, portando nelle strade le ragioni dello sciopero e il legame tra le vertenze concrete nei luoghi di lavoro e la più generale opposizione a un modello sociale fondato su sfruttamento, guerra e repressione.

Il corteo si è poi concluso nei pressi del luogo in cui, nei giorni precedenti, diverse persone sono state gravemente ferite da un’auto.

Una scelta precisa, per esprimere solidarietà ai feriti e per respingere con forza ogni tentativo di strumentalizzare quanto accaduto in chiave razzista e xenofoba, colpendo le comunità straniere e alimentando divisioni tra lavoratrici e lavoratori.

Nel pomeriggio, a Bologna, SI Cobas, SGB, CUB, USI e le altre realtà aderenti allo sciopero si sono ritrovate per un secondo corteo, anch’esso partecipato e combattivo.

Lavoratrici, lavoratori e solidali hanno attraversato le vie del centro con interventi che hanno denunciato come i costi della guerra vengano scaricati direttamente sulle classi popolari: salari sempre più poveri, servizi pubblici sempre più deboli, aumento delle spese militari, repressione del dissenso e attacco ai diritti sociali e sindacali.

Nel corso del corteo è stata ribadita con forza la solidarietà alla resistenza del popolo palestinese e la denuncia della complicità dei governi occidentali nel genocidio in corso.

Perché la guerra non è lontana dai luoghi di lavoro: la guerra significa più profitti per pochi, più sacrifici per molti, più repressione, meno salario, meno diritti e meno libertà.

Il corteo bolognese si è concluso davanti alla Prefettura, dove una delegazione è stata ricevuta.

In quella sede è stata ribadita la richiesta di ritiro della delibera che allarga l’applicazione della legge 146/1990 al settore della logistica, riaffermando che il diritto di sciopero non può essere svuotato proprio nei settori in cui il conflitto è più efficace e dove più evidente è il peso reale del lavoro nella produzione della ricchezza.


Roma

Sullo sciopero di venerdì a Roma caratterizzato contro il carovita, il precariato, le guerre e la repressione di chi lotta per i propri diritti, ecco delle immagini che ci sono pervenute sul presidio organizzato dal SI Cobas alla CDF di Passo Cores

Mestre Padova

In Veneto la giornata di sciopero generale del 29 maggio è stata un po’ sottotono. Non tanto per quello che concerne l’adesione allo sciopero, che è stata decisamente massiccia tra i lavoratori e le lavoratrici dei trasporti urbani, come ha dovuto riconoscere anche la stampa locale (vedi sotto). Quanto piuttosto per quel che riguarda le manifestazioni cittadine. Purtroppo non è stato possibile dar vita ad un corteo regionale che ponesse, accanto ai temi generali della giornata, il tema specifico della produzione di morte e dei traffici di morte a Venezia e dintorni (sul “modello” della manifestazione unitaria molto riuscita del Primo Maggio 2024, che si concluse davanti alla Fincantieri di Marghera). Tuttavia nei presidi di Mestre (a piazzetta Coin) e di Padova (vicino al Bo, sede centrale dell’ateneo) questa tematica è stata centrale. Del primo abbiamo già detto nella introduzione. Il secondo, organizzato dai GPI, ha visto anche la partecipazione, oltre che di compagni/e della TIR, degli universitari per Gaza, dei Sanitari per Gaza, della Global Sumud Flotilla, di Docenti per Gaza. Nel corso del presidio è stato lanciato anche l’appello a partecipare il 6 giugno alla manifestazione indetta ad Aviano da un’ampia area pacifista (e/o “pacifista”, nel senso di pacifista per modo di dire).


lunedì 1 giugno 2026

pc 1 giugno - ORE 12 Controinformazione rossoperaia - La battaglia per un vero sciopero generale continua, l'esperienza di Taranto

 

pc 1 giugno - Alla Stellantis di Cassino di male in peggio

Cassino, fabbrica Stellantis quasi ferma: 24 giorni di lavoro in 5 mesi

Operai di Cassino fermi: solo 24 giorni di lavoro nei primi cinque mesi. E il futuro non induce affatto all'ottimismo, nonostante le promesse di Stellantis

29 Maggio 2026 - 17:00

La fabbrica Stellantis di Cassino è praticamente ferma. Nei primi cinque mesi dell’anno gli operai hanno lavorato solo 24 giorni: il resto del tempo è stato segnato da fermate produttive, ferie forzate e cassa integrazione. Un dato drammatico che fotografa la crisi più profonda degli ultimi anni per uno degli stabilimenti simbolo dell’automotive italiano, dove si producono (molto a singhiozzo) Alfa Romeo Stelvio, Tonale e Jeep Compass. La situazione rischia di diventare insostenibile per oltre 3.000 lavoratori diretti e per l’indotto locale.

FABBRICA STELLANTIS DI CASSINO: PRODUZIONE RIDOTTA AL MINIMO

Da gennaio a maggio 2026 lo stabilimento laziale ha accumulato una serie interminabile di stop e a giugno non andrà meglio, essendo già stato programmato il fermo dal 1° al 5 che interesserà

pc 1 giugno - Contro i nuovi CPR decisi dal governo fascio/razzista della Meloni / Denuncia e mobilitazione

Un contributo

«Un nuovo metodo per ottenere un potere della mente sulla mente, in una misura finora senza precedenti». Così Jeremy Bentham descriveva nel 1791 il Panopticon: una struttura circolare in cui i detenuti, rinchiusi lungo la circonferenza, possono essere osservati in ogni momento da una torre centrale senza sapere se qualcuno li stia davvero guardando. È l’idea di una sorveglianza permanente che finisce per trasformarsi in disciplina psicologica. Più di due secoli dopo, quel modello appare nei documenti progettuali del nuovo Centro di permanenza per il rimpatrio (CPRO) che il governo Meloni vuole costruire a Castel Volturno, in provincia di Caserta.

Negli elaborati, pubblicati da Invitalia per conto del Ministero dell’interno, si parla di moduli abitativi

pc 1 giugno - Aggressione razzista - stile Taranto - a Marsala / Denuncia e mobilitazione

Marsala, giovane migrante bastonato mentre va al lavoro

Aggressione Ischia

MARSALA (TRAPANI) – Un giovane migrante è stato aggredito e colpito a bastonate mentre, in bicicletta, stava andando al lavoro. È accaduto ieri mattina, sabato 30 maggio, nell’entroterra di Marsala, lungo la strada provinciale 53, nella zona di contrada Santo Padre delle Perriere.

Secondo quanto riportato nella denuncia presentata alla stazione dei carabinieri di Marsala, il ragazzo, dopo avere superato il santuario e i vivai Zichittella, avrebbe incrociato quattro giovani su due scooter provenienti dalla direzione opposta, che dopo avere fatto inversione di marcia l’avrebbero superato, mettendosi davanti la sua bici e quindi, senza alcun apparente motivo, lo

pc 1 giugno - Contro l'aggressione imperialista USA a Cuba... Ma noi non abbiamo alcuna fiducia dell'attuale governo cubano

A Guantanamo storico incontro tra i generali americani e cubani

A Guantanamo storico incontro tra i generali americani e cubani

Mistero sul meeting nella base statunitense sull’isola, il primo da decenni mentre monta la pressione Usa per cacciare il regime.

pc 1 giugno - Electrolux - tavoli senza futuro al Ministero Urso/Meloni - La protesta operaia si deve fare più dura

domenica 31 maggio 2026

pc 31 maggio - Lo sciopero del 29 maggio - Corrispondenza dallo Slai cobas sc di Bergamo

Per lo sciopero generale del 29 maggio abbiamo fatto una campagna che ha toccato principalmente le fabbriche, in particolare la Tenaris Damine, tutti i reparti e turni oltre che le imprese esterne.

Siamo andati una prima volta con un volantino doppio, da un lato l'indizione con la piattaforma con le motivazioni dello sciopero e l'altro con le indicazioni più generali del contesto della guerra imperialista che collegava appunto la questione della guerra, del genocidio alla questione delle condizioni di vita e sfruttamento degli operai nei posti di lavoro; una seconda volta spiegando ulteriormente con una locandina più sintetica la questione del perché questo sciopero è e deve essere un passo avanti per organizzarsi in autonomia e contro le posizioni dei sindacati collaborazionisti che stanno a guardare la situazione (crisi, guerra, etc) ma anche di quelli autoreferenziali come la USB che è presente alla Tenaris Damine.

Questo è servito oltre a fare chiarezza su queste posizioni sbagliate, a raccogliere elementi che dicono che c'è questa esigenza tra gli operai dell'unità, di raccogliere le forze; quindi queste posizioni autoreferenziali in questo contesto sono ancora più dannose. Parlando con i lavoratori, c’è bisogno di chiarezza e di schieramento sul campo.

Interventi poi alla Same, alla Beretta e anche alla Montello. In particolare alla Montello si è parlato con delegate e attiviste per riprendere l’attività e costruire un'assemblea per far ripartire l'attività sindacale necessaria ma collegata alla situazione più generale e alle mobilitazioni necessarie.

Giovedì alle ore 17 c'è stato un presidio che hanno chiamato per Cuba anche a Bergamo e siamo comunque intervenuti portando anche qui la situazione della mobilitazione, dello sciopero e della repressione: i popoli si prendono la mano chiedono unità cosi come gli operai.

Il giorno dello sciopero siamo andati al corteo di Milano, come necessaria manifestazione pratica dell’appello delle associazioni palestinesi all’unità dei sindacati e delle forze politiche e sociali.
Questo però nella realtà è avvenuto parzialmente, sia da parte dell’area Palestina, sia come presenza effettiva dei lavoratori e sindacati di base. Il resto alcuni gruppi

pc 31 maggio - Formazione rivoluzionaria delle donne - "Il lavoro della donna nel sistema capitalista è valore d’uso senza valore" - Da Produzione e riproduzione - 2

 Continuiamo sul tema "produzione e riproduzione", pubblicando un intervento della filosofa Carla Filosa - Napoli, in una assemblea on line del Mfpr:

"Il lavoro della donna è valore d’uso senza valore"
Un intervento della filosofa Carla Filosa - Napoli
E' molto importante capire in quale sistema siamo oggi prima di arrivare alle sue conseguenze di cui il problema di genere è una. 
Allora per capire questo mi sembra assolutamente prioritaria dare un’informazione rispetto alla situazione femminile oggi in termini di occupazione dovuta non solo alla crisi del capitale, ma alla crisi pandemica. Noi vediamo dai dati emersi che nel 2020, cioè l’anno scorso, l’occupazione femminile è diminuita del 5% rispetto addirittura al 3,9 degli uomini; la maggiorparte di queste persone, cioè donne che sono fuoriuscite dal mercato del lavoro, rimane fuori, cioè viene definita inattiva. Si è di fronte, questo lo dice l’OCSE, a una ritradizionalizzazione dei ruoli di genere e quindi in tutti questi ultimi anni c’è stato un aumento discriminante chiaramente nei confronti delle donne che hanno perso il lavoro. 
Perchè questo dato mi sembra importante? Perché innanzitutto ci permettere di cogliere nella realtà presente una espulsione dal mercato del lavoro da parte di un sistema che si  serve delle donne, e si è sempre servito del lavoro femminile, a seconda di come questo fa comodo, siccome le donne sono più....
(continua a leggere in)

pc 31 maggio - Lo sciopero del 29 maggio - corrispondenza da Milano sull'attività dello Slai cobas sc

Report Milano sciopero del 29:

Come è andata la nostra mobilitazione/propaganda: 1) all'Eurotranciatura, gli operai cominciano a riconoscerci e non ci vedono come un corpo strano, non siamo quelli che vogliono “cantargli messa”; ma mettiamo al centro la necessità dell'unità di classe al di là delle appartenenze, la necessità di combattere la passività e ritornare ad essere presenti/protagonisti nella battaglia contro governo e padroni. Sulla questione razzismo c’è stato interesse/condivisione da parte degli operai africani, ma non solo, a partire dell'omicidio di Sako e del nostro lavoro a Taranto ma di respiro nazionale. Occorre ora approfondire le questioni specifiche della fabbrica per entrare nel merito per i prossimi interventi.

2) All'Electrolux, vi è stata la contemporanea presenza di PaP/USB che è stato pietosa, hanno distribuito un volantino in cui parlavano della “manifestazione operaia” del 23 e dall'altoparlante parlavano della linea USB all'Electrolux ma senza una posizione diversa da quella dei confederali (dare vita ad azioni di lotta più incisivi e allo stesso tempo rivendicare l'intervento al tavolo del MIMIT).

Le operaie, in particolare, e gli operai sono stati contenti di vederci e ci hanno ringraziato. Il nostro volantino è stato preso da tutte le operaie, dalle più anziane alle giovanissime. Molto interessati i lavoratori alle questioni come l’unità di tutto il gruppo, nella prospettiva di unità di classe con le altre fabbriche per ricostruire la forza operaia e combattere le politiche di governo e padroni; condivisione della necessità di combattere passività e rassegnazione; la necessità di combattere guerra-riarmo e corsa verso la guerra mondiale per farla finita con questo sistema di sfruttamento/miseria e lutto. Con le operaie è stato veramente rincuorante la loro gioia nella lotta, la determinazione, la disponibilità con chi non gli racconta balle ma parla di unità e lotta.

3) Al Mercato di Transiti è stato un momento fruttuoso di confronto con giovani-pensionati-donne-migranti sui temi che leggevano sul volantino e sul cartello. I temi che hanno fatto maggior presa sono stati: la necessità di un fronte di classe operai/proletari che combatta contro il governo e le sue politiche; combattere il fascismo riprendendo gli insegnamenti della Resistenza Partigiana; combattere un governo che attacca le donne e pratica il razzismo; la solidarietà internazionalista, a partire dalla Palestina, coi popoli che lottano nella prospettiva di una rivoluzione che spazzi via questo sistema imperialista. 

Slai cobas per il sindacato di classe Milano 

pc 31 maggio - Gioia Tauro - fermare le forniture militari ad israele - protesta in mare della Flotilla

A Gioia Tauro ci sono 16 container fermi con forniture militari per Israele: la Flotilla protesta in mare
Da Fanpage

Al porto di Gioia Tauro restano bloccati 16 container diretti in Israele con acciaio dual use di grado militare partito dall’India. Dopo i controlli della Guardia di finanza, il nodo passa al Viminale: deve nominare un perito per verificare la lega del metallo. Flotilla denuncia l’uso dei porti italiani per “l’economia di guerra” e organizza un presidio sul posto.

Al porto di Gioia Tauro ci sono 16 container, alcuni arrivati già a marzo dall'India, che sono diretti verso Israele a bordo navi di Msc, società che gestisce il terminal dedicato ai container nel porto della città calabrese. La spedizione è partita da una ditta indiana che produce anche acciaio balistico destinato all'industria militare. Dopo le segnalazioni di sindacati, attivisti, parlamentari ed europarlamentari, le verifiche della Guardia di finanza hanno stabilito che al loro interno ci sarebbe acciaio di grado militare, attualmente classificato come dual use, che potrebbe essere utilizzato per scopi bellici.

Otto di questi container erano segnalati in partenza per venerdì 29 maggio e sarebbero dovuti arrivare al porto di Haifa entro il 14 giugno, ma il loro invio è stato rimandato. Nel frattempo il collo è fermo al porto di Gioia Tauro, perché la legge italiana impedisce il commercio e il transito di materiali d'armamento verso Paesi in conflitto. Per sbloccare la situazione, il ministero dell'Interno deve nominare un perito che possa verificare la composizione della lega di questi materiali, ma le risposte tardano ad arrivare e la situazione è immobilizzata.

Proprio per la giornata di oggi il sindacato di base Usb, insieme agli attivisti della Global sumud flotilla,

pc 31 maggio - In occasione dello sciopero generale del 29 maggio - la giornata di lotta a Taranto, tutti gli interventi dal blog tarantocontro

La giornata del 29 maggio a Taranto 3 - Da p.zza Fontana per Bakari Sako


Intervento di saluto a Sako 
  
 
 Intervento compagno di Grottaglie
 

Intervento Slai cobas

 

La giornata del 29 maggio a Taranto 2 - Voci dal presidio in Piazza Castello


 
INTERVENTI

Rappresentante della Freedom Flotilla Italia

Compagno della FGC

Dalle lavoratrici asili
In piazza le lavoratrici degli asili - già in mobilitazione in questo periodo, strappando anche vittorie giudiziarie - hanno visto l'importanza, oggi soprattutto, di unire le forze (lavoratori di vari appalti comunali, e movimenti di lotta: in primis Freedom Flotilla a Taranto, i giovani della Fgc, chi si mobilita realmente per la Palestina, ecc.) che aiuta a comprendere come sempre più sono intrecciate le condizioni e le ragioni di lotta sia particolari che generali, sia locali che nazionali e internazionali; come e perchè Palestina, la lotta contro le guerre e la lotta delle lavoratrici non sono due mondi a parte, ma sono lo stesso mondo e la stessa lotta; così come le altre realtà intervenute, in particolare, appunto, la rappresentante della Freedom Flotilla, rappresentanti dei giovani studenti, hanno apprezzato e sono stati contenti di incontrare le lavoratrici.
Questa giornata di lotta era stata preparata da vari giorni da parte delle RSA Slai cobas degli asili che sono andate direttamente ad affiggere la convocazione dello sciopero e assemblea in ogni asilo e a parlare con tutte, indipendentemente dall'iscrizione sindacale; infatti hanno aderito alla giornata di lotta e partecipato all'iniziativa in piazza anche RSA e lavoratrici dell'Usb (che non ha aderito allo sciopero nazionale indetto da vari sindacati di base). 
Vuol dire che le giuste ragioni dello sciopero e la necessità della lotta, più unitaria possibile, a fronte di condizioni di lavoro sempre più precarie e vessatorie, con salari da fame da parte di padroni e Comune, hanno giustamente prevalso. 
Ora, hanno detto le lavoratrici, non dobbiamo mollare, dobbiamo rivolgerci sempre a tutte, e soprattutto dobbiamo mantenere la continuità della nostra iniziativa.
 
 

La giornata del 29 maggio a Taranto 1 - L'intervento alla portineria Ex-Ilva appalto




Intervento dello Slai cobas 

Intervento operaio ex Ilva

 

  

Nota dallo Slai cobas

Lo Slai cobas anche a nome dei sindacati di base che hanno indetto lo sciopero del 29 maggio raccogliendo l’appello della comunità palestinese ringrazia con il cuore e la mente tutti i compagni e compagne di diverse associazioni e organizzazioni politiche, lavoratori e lavoratrici appartenenti anche altre realtà sindacali che hanno partecipato alle tre iniziative tenutesi: alla portineria dell’appalto Ilva, a piazza Castello e a piazza Fontana, con interventi che registrati metteremo sicuramente alla disponibilità e all’ascolto di tutti e tutte perche servono a tutti e tutte. Invieremo anche alcune foto.

L’unità nella lotta è un'arma è un valore che dobbiamo impugnare e rafforzare per avanzare e costruire le condizioni anche a Taranto di uno sciopero generale vero per la Palestina libera, contro guerra e riarmo, per il salario, il lavoro, la salute e la sicurezza, i servizi sociali, per Sako Bakari e i nostri fratelli migranti. Un ringraziamento particolare alla rappresentante della Freedom Flotilla Italia, Mariangela - che intervenendo e parlando alle 6 del mattino agli operai alla portineria dell’ex Ilva a centinaia di operai ha aperto una strada alla conoscenza, coscienza solidale internazionalista tra gli operai con la Palestina di cui tutti abbiamo bisogno; e ai compagni/e che a piazza Fontana hanno dato a Sako che lascia la nostra città un saluto e un impegno militante contro ogni ipocrisia istituzionale e non, perché il nostro fratello non sia morto invano. Grazie e… non è che l’inizio.

pc 31 maggio - Inchiesta sulle aggressioni squadriste di matrice sionista a Roma


 Quando il silenzio comincia a fare troppo rumore, nessuno può più permettersi di ignorarlo. Dopo i gravissimi fatti del 25 Aprile 2026, abbiamo deciso di documentare un clima di violenza sistematica che mira a colpire e intimidire chi si mobilita nelle strade della nostra città. Questa inchiesta nasce per squarciare il velo sulla complicità delle istituzioni e sull’impunità di cui godono certe frange del sionismo militante, troppo spesso protette da una narrazione mediatica parziale e omertosa che ha finito per legittimarne l’azione. Lo faremo attraverso la voce di chi ha subito queste violenze sulla propria pelle: testimonianze preziose di chi ha scelto di non piegarsi alla paura. In un contesto di silenzio stampa pressoché totale, questo lavoro frutto di una mobilitazione indipendente si pone un obiettivo chiaro: trasformare quel silenzio in un grido di verità che sia, finalmente, impossibile da ignorare.

Dal sito del collettivo si legge: “Siamo un collettivo indipendente. Operiamo in totale autonomia da gruppi di potere, logiche di partito o interessi commerciali, con un obiettivo chiaro: indagare i conflitti del nostro tempo, ribaltare le narrazioni tossiche del discorso dominante e far emergere la verità a partire dall’evidenza dei fatti. Questo spazio nasce per essere un archivio aperto di verità e un punto di riferimento per chi crede che un’informazione libera, rigorosa e conflittuale sia il primo, fondamentale atto di resistenza. Non servono grandi mezzi, budget elevati o team di esperti/e, bastano solo la necessità e la volontà di farlo. La volontà di non rassegnarsi all’immobilismo e all’omertà, di non restare indifferenti, di non delegare la possibilità di raccontare la verità. Perché alzare la voce è il nostro modo per dire che noi RESTIAMO UMANI.”

pc 31 maggio - Lo sciopero del 29 maggio a Modena

Modena Sindacati di base in corteo, la protesta sfila per 4 chilometri dalle fabbriche al centro

Circa 150 persone hanno preso parte alla manifestazione di stamattina, ce univa rivendicazioni per i diritti dei lavoratori a proteste contro le guerre, Disagi alla circolazione per circa tre ore

Il corteo in zona artigianale

Come annunciato e secondo i ritmi previsti, si è svolta stamane la manifestazione targata Si Cobas, CUB, Sgb, Adl Varese, Usi Cit - cui si sono aggiunti anche sostenitori della Global Sumud Flottilla - che ha mosso dalla zona artigianale di Modena Nord verso il centro storico, nel solco di precedenti manifestazioni già tenutesi in città nei mesi scorsi. La mobilitazione, indetta a livello nazionale da tutti i sindacati di base, ha fatto tappa a Modena per ribadire la ferma opposizione alle attuali dinamiche Il corteo in zona artigianale geopolitiche ed economiche.

Il corteo ha attraversato Via Finzi, Via Massarenti e viale Gramsci, per poi scavallare la ferrovia e proseguire lungo i Viali fino in largo Garibaldi, dove i partecipanti hanno voluto simbolicamente concludere anche in relazione ai tragici fatti del 16 maggio, denunciando un clima d'odio. La manifestazione ha comportato la chiusura di un tratto ulteriore della tangenziale e dell'uscita 9 verso la zona artigianale, complicando ulteriormente la situazione della viabilità da "bollino rosso" di queste giornate.
Un momento del corteo-2
Un momento del corteo-2
Sindacati di base in corteo, la protesta sfila per 4 chilometri dalle fabbriche al centro
https://www.modenatoday.it/cronaca/corteo-sindacati-cobas-modena-29-maggio-2026.html
© ModenaToday

 video.corriere.it/la-diretta-video-delle-manifestazioni-di-roma-e-milano-per-lo-sciopero-generale-indetto-dai-sindacati-di-base/ff3719d2-8125-40fa-972b-2fc498521xlk

pc 31 maggio - Confortably Numb Re-Imagined di Roger Waters - Mona Miari


 Non fermarsi mai usare tutte le forme  con il popolo palestinese contro il piano genocida Trump/Netanyahu - supportato da tutte le potenze imperialiste e i governi reazionari del mondo

pc 31 maggio - Brescia - in occasione del 52° anniversario della strage fascista contestata la lurida serva dei padroni e della Meloni, Fumarola/Cisl

8 maggio, 52esimo anniversario della Strage fascista, di Stato e della Nato di Piazza della Loggia del 28 maggio 1974.

Alle 10.12, ora della Strage, i rintocchi per le 8 vittime di quella esplosione per la quale rimasero ferite anche un centinaio di persone.  Come ogni anno a livello istituzionale, la piazza prevede delegazioni e interventi dalle ore 8.30 e per tutta la giornata.

Le organizzazioni e le realtà di base dei movimenti sociali cittadini hanno lanciato due cortei antifascisti.

Il primo, alle ore 9 del mattino, si è ritrovato in piazzale Cesare Battisti (metro San Faustino) per la

sabato 30 maggio 2026

pc 30 maggio - Presentato in Senato il report sulle torture nelle carceri israeliane di Francesca Albanese

L'ultimo report di Francesca Albanese, relatrice speciale dell'Onu nei Territori palestinesi occupati, sulle torture ai prigionieri palestinesi è stato esposto in Senato. Partendo dalla testimonianza di 300 sopravvissuti, Albanese condanna "inequivocabilmente atti di tortura e altre forme di maltrattamento commesse da tutti gli attori, inclusi i gruppi armati palestinesi il 7 ottobre 2023 e successivamente". Le carceri sono dei veri e propri centri di tortura, oltre a essere una manifestazione ulteriore del genocidio.

Perché la tortura, si legge ancora nel report, "non è meramente punitiva: è strategica. Opera per degradare i corpi dei palestinesi, fratturarne l’integrità psicologica ed eroderne la resilienza collettiva. Anche una detenzione di breve durata produce danni fisici e psicologici i cui effetti si estendono oltre l’individuo, colpendo famiglie e intere comunità in modi duraturi e, in molti casi, irreparabili".

Tra cani, manganelli, stupri, bastoni, Albanese legge con un groppo in gola il materiale raccolto nei