venerdì 2 ottobre 2026

pc 23 ottobre - ORE 12 Controinformazione rossoperaia - Dall'appalto ex Ilva di Taranto alle fabbriche delle morti sul lavoro, dalle grandi fabbriche a tutti i proletari: lotta operaia autorganizzata e prolungata, sciopero generale contro padroni e governo!

 

pc 2 ottobre - Miliardi per il riarmo, rincari e tasse per i cittadini

Da FO - Taranto

Mentre il costo della vita continua ad aumentare e milioni di famiglie fanno fatica ad arrivare alla fine del mese, il governo Meloni cerca nuove risorse per finanziare la spesa militare e affrontare la crisi energetica. Nel frattempo, aumentano le bollette e in Puglia raddoppiano le tasse regionali per coprire il disavanzo della sanità.

Ma chi paga realmente il conto?
Partiamo dai numeri. Il governo chiede all'Unione Europea di poter spendere 28 miliardi di euro in più nel biennio: 14 miliardi per l'energia e altri 14 miliardi per la Difesa, senza che queste spese siano sottoposte ai normali vincoli europei di bilancio.
Allo stesso tempo, però, sostiene di avere poche risorse per aiutare famiglie e imprese contro il carovita.

Ed è qui che entra in gioco un'altra questione: le pensioni.

Meloni si lamenta persino del fatto che l'aumento dell'inflazione faccia crescere la spesa pensionistica. Nella lettera inviata alla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, sostiene che gli accordi sui conti pubblici stabiliti nel 2024 siano ormai superati dall'aumento dei prezzi.
Cosa significa?
Le regole europee considerano la spesa pubblica in termini nominali, cioè contano quanti euro vengono effettivamente spesi, anche quando l'aumento dipende dall'inflazione.
Facciamo un esempio semplice. Se un pensionato riceve 1.000 euro al mese e, a causa dell'inflazione, la sua pensione viene aumentata a 1.030 euro, per lo Stato la spesa è cresciuta del 3%. Ma quel pensionato non è diventato più ricco: se anche i prezzi sono aumentati del 3%, l'aumento serve soltanto a compensare il carovita.

E non finisce qui. Entra in gioco anche il cosiddetto fiscal drag, cioè il drenaggio fiscale. Quando la pensione aumenta per recuperare l'inflazione, il pensionato può ritrovarsi a pagare più imposte. In questo modo, una parte dell'aumento viene assorbita dal fisco.

Il risultato è che il pensionato può ritrovarsi con qualche euro in più sulla carta, ma con un potere

pc 2 ottobre - Squadraccia di infami fascisti a Milano aggrediscono e sfondano il cranio di uno studente

 ⚡️🇮🇹🚨Dodici fascisti hanno circondato e pestato a Milano, nella notte tra lunedì e martedì scorso, un giovane studente universitario, procurandogli una frattura cranica che ha richiesto un intervento chirurgico.

🔻 L’aggressione squadrista è avvenuta davanti al liceo Einstein, dopo che il ragazzo aveva rimosso alcuni manifesti di Blocco Studentesco, organizzazione giovanile dell’organizzazione neofascista CasaPound.

🔻 La squadraccia ha raggiunto il giovane con tre auto, lo ha circondato e colpito ripetutamente, anche con una bottiglia di vetro alla testa. Soccorso e trasportato al Policlinico, è stato operato e gli è stata applicata una placca di titanio.

🔻 Il giovane è ancora sotto osservazione ma le sue condizioni sono migliorate. I genitori hanno sporto denuncia ai carabinieri, mentre i collettivi studenteschi milanesi stanno organizzando una mobilitazione antifascista in solidarietà con il ragazzo.

📣 @chronocol.media

pc 2 ottobre - Diffondiamo: PRESIDIO IN SOLIDARIETÀ ALL3 DETENUT3 IN RIVOLTA NEL CARCERE DON BOSCO DI PISA

1 OTTOBRE H18:00

Ieri un gruppo di persone detenute nel carcere Don Bosco di Pisa si sono chiuse in una sezione in protesta alle condizioni di vita, chiedendo di parlare con il comandante della polizia penitenziaria e la direttrice della struttura. 

La rivolta é partita dal ritrovamento di alcune microspie nelle celle e dalle condizioni sempre sempre più vessatorie che subisce chi é reclusx. C'è stato tutta la notte un presidio di familiari, è stato mandato un gruppo di "negoziatori" da Roma e sono stati spostati a Pisa i Gruppi di Intervento Rapido da Firenze.

La sezione è stata distrutta ed è inagibile, stamattina le famiglie dicevano che saranno tutti trasferiti altrove in giornata...

Arrivano degli aggiornamenti dall'interno tramite il canale tik tok @Vlore_22 

pc 2 ottobre - Uomini e topi a Saint Denis - “Qui più topi che insegnanti” - Sostenere e prendere esempio dalla rivolta studentesca in corso in Francia

Saint Denis, il liceo dove è partita la rivolta degli studenti: “Qui più topi che insegnanti”Saint Denis, il liceo dove è partita la rivolta degli studenti: “Qui più topi che insegnanti”

info 

Dès les premières tentatives, plus ou moins réussies, de blocages en Seine-Saint-Denis, notamment au lycée de l’ENNA, la question de l’autorité était centrale, la première revendication évoquée par les élèves eux-mêmes. Dans ce lycée professionnel de Saint-Denis, qui n’avait pas bloqué depuis 2014, on appelle sur Snap depuis une semaine à se mobiliser, au début pour aller affronter les flics, imposer un rapport de force à une CPE jugée injuste et à des profs racistes, et contre les interdictions vestimentaires, puis, depuis quelques jours, pour plus de mixité dans les filières (le lycée est très masculinisés du fait des formations industrielles qui y sont proposées), pour plus de personnels (notamment assistante sociale et infirmière), et pour plus de matériel en travaux pratiques et plus de budget. Dès le premier jour de blocage, les élèves brandissent une banderole face à la direction et à la nationale : « on n’est pas des chiens ! ».

A l’ENNA, comme à Bartholdi, Suger, et dans la plupart des lycées mobilisés du 93 et du 95, plus que de fermer les grilles, les élèves ont un projet : démontrer leur force et leur détermination à la direction et à la police, et ça passe principalement par des tirs au mortier et autres tactiques émeutières. C’est un

pc 2 ottobre - Con Luigia al tribunale dell'Aquila oggi

"Sorella non sei sola" - 2 ottobre al Tribunale dell'Aquila - massimo sostegno a Luigia - info e solidarietà nazionale

pc 2 ottobre - La mossa di ENI sui carburanti non è un gesto generoso ma una farsa ben calcolata

Coniare rivolta | coniarerivolta.org

29/09/2026

Da lunedì 28 settembre, nelle stazioni della rete Enilive, la benzina non può superare 1,99 euro al litro e il gasolio 2,19. Secondo Eni, la misura porta i prezzi circa 17 centesimi sotto i livelli medi. Durerà inizialmente trenta giorni, ma potrà essere prorogata fino a fine anno in base all'andamento del mercato e degli approvvigionamenti. Il Governo ha ringraziato l'azienda per l'iniziativa. Vale la pena ricordare che Eni è controllata dallo Stato. Il Ministero dell'Economia e delle Finanze, direttamente (2,166%) e attraverso Cassa Depositi e Prestiti (30,918%), ne detiene il 33,08% del capitale.

Per l'automobilista il sollievo è modesto. Per capire il senso dell'operazione, però, conviene guardare i numeri dal punto di vista di Eni. Partiamo da quanto le costa. Secondo gli analisti di Equita, l'impatto sarà tra 85 e 100 milioni di euro per ogni mese di applicazione, e potrebbe arrivare a 250 o 300 milioni se il tetto restasse in vigore per tutto l'ultimo trimestre dell'anno. Queste stime diventano però modeste e irrisorie se le si confronta con quanto Eni sta guadagnando quest'anno e ha guadagnato negli anni scorsi.

Nel piano strategico presentato a marzo 2026, Eni prevedeva per il 2026 un flusso di cassa operativo di 11,5 miliardi di euro, ipotizzando un prezzo del petrolio di 70 dollari al barile, in linea con la media di gennaio e febbraio 2026. Poi la crisi in Medio Oriente ha fatto salire i prezzi dell'energia, e a luglio la società ha alzato la stima a 15 miliardi, con uno scenario di 85 dollari al barile. Sono 3,5 miliardi in più

giovedì 1 ottobre 2026

pc 1 ottobre - Cronache e immagini della rivolta studentesca in Francia - 3

 la cause du peuple

Mobilisation lycéennes : À Créteil, Saint-Denis, Sarcelles, Saint-Ouen l’Aumône : on n’est pas des chiens !

Depuis la semaine dernière, les blocages se multiplient dans les lycées de l’académie de Créteil. Parti d’un lycée à Créteil, et rapidement rejoint par une dizaine d’établissements de Saint-Ouen, Saint-Denis, Stains et Sarcelles, le mouvement lycéen prend désormais une ampleur nationale, touchant Grenoble et Nice lundi, puis Marseille, Lyon, Rennes, Lille, Toulouse dès mardi. Rien que sur la journée du mardi 29, d’après le Ministère de l’Éducation lui-même, c’est 338 établissements qui étaient mobilisés, pour au minimum 40 interpellations dans le pays. En réalité, c’est bien 400 établissements qui sont bloqués, principalement par la jeunesse prolétaire.

Le point d’unité aujourd’hui entre toutes ces mobilisations porte sur le manque de moyens dans l’éducation, et le manque de personnels (on est passé de 27 élèves par classe en moyenne en 2010 à 30 aujourd’hui, alors que ce chiffre était stable depuis près de 40 ans, et 10 % des heures de cours n’ont pas été assurées sur l’année 2024-2025 à l’échelle nationale). Pourtant, en 2026, les dépenses de l’État ont

pc 1 ottobre - Cronache e immagini dagli studenti in lotta in Francia - 2

la cause du peuple

Lyon : à la suite de la Seine Saint-Denis, la jeunesse se soulève dans les lycées

Dans les lycées comme sur les campus, les revendications portent sur les conditions matérielles d’étude et de vie, l’accès à l’éducation et l’avenir des jeunes. Un grand mouvement pour la dignité s’annonce, et Lyon n’est pas en reste. Mardi 29 septembre, plusieurs milliers de personnes ont manifesté à Lyon à l’appel de différents secteurs du service public. Dès le matin, des étudiants et des lycéens se sont mobilisés dans plusieurs établissements, avec des revendications portant sur les conditions d’études et de vie, le manque d’enseignants et les classes surchargées.

La mobilisation a commencé tôt. Dès 6 heures du matin, un blocus a été installé sur le campus Porte des

pc 1 ottobre - Francia la lotta degli studenti dilaga in rivolta - prime info - 1

 Le monde

EN DIRECT, blocage des lycées : « Les casseurs diabolisent notre action, c’est dommage d’abîmer le lycée mais, nous, on veut se faire entendre » ; plus de 200 établissements perturbés en Ile-de-France ; les transports en commun interrompus à Marseille

Des lycées sont affectés à Paris, Lille, Marseille et Strasbourg, et une trentaine de facultés ont rejoint la contestation sociale. A Nantes, des incendies ont été déclenchés dans trois établissements, selon la préfecture. Sébastien Lecornu a convoqué une cellule de crise interministérielle cet après-midi.

A Lille, le 1ᵉʳ octobre 2026. - SAMEER AL-DOUMY/AFP
A Lille, le 1ᵉʳ octobre 2026. SAMEER AL-DOUMY/AFP

A Oullins, près de Lyon, l’agitation continuait de bon matin

Calme instable à Oullins. Ce jeudi matin, dès 7 h 30, plusieurs unités de police surveillent les abords du lycée Parc Chabrières. L’établissement public de 1 600 élèves est fermé depuis la veille, après des dégradations et des affrontements qui se sont prolongés jusque dans le centre de cette ville située à la périphérie sud de Lyon. Des agents patrouillent dans l’enceinte, et en haut des escaliers le personnel scrute la rue, en redoutant de nouveaux incidents. Le portail est fermé par une chaîne.

Vers 7 h 45, la situation se tend soudainement. Un groupe d’une soixantaine de jeunes gens approche, certains avec capuches, masques et gants chirurgicaux, et rejoint la dizaine d’élèves qui étaient en attente. Ils défient les forces de l’ordre qui déploient immédiatement un cordon, avec casques et boucliers. Les jeunes gens hésitent, yeux rivés sur leurs téléphones. Le groupe quitte les lieux en file indienne, jetant quelques bacs de poubelle sur son passage. Une vitre d’Abrisbus est réduite en miettes. Direction le centre d’Oullins, suivis par les policiers. Le jeu du chat et de la souris est parti pour une bonne partie de la journée.

Regroupements, dégradations, affrontements. Ce scénario s’est répété devant une trentaine d’établissements de toute l’agglomération lyonnaise, avec des incidents, plusieurs sérieux, au lycée Lumière, dans le 8e arrondissement, où la façade a été touchée par un feu de poubelles. Une douzaine d’interpellations ont eu lieu dans la matinée dans la métropole de Lyon, selon la préfecture.

La proviseure du lycée Parc Chabrières ne décolère pas. « Si la police n’avait pas été là hier, le lycée aurait été envahi. Il faut insister sur le rôle de la police, elle a évité un carnage », affirme Florence Conio-Minssieux, derrière le portail fermé d’une chaîne — « il a été forcé la nuit précédente, c’était prémédité pour faire irruption dans l’établissement ». Selon la proviseure, « beaucoup de perturbateurs venaient de l’extérieur pour noyauter et casser ». Le lycée avait organisé ce jeudi « un village de l’engagement » avec la présence de 16 associations humanitaires, pour susciter des vocations. « Tout est annulé », se désole la proviseure.

Les lycéens ont une perception différente. « Les casseurs diabolisent notre action, ils viennent même après des matchs du PSG, c’est dommage d’abîmer le lycée, mais nous, on veut se faire entendre », confie un élève de 1re qui s’apprête à manifester. Ses camarades s’échangent des infos via les réseaux sociaux, et dénoncent des scènes d’interpellations musclées. « Ils nous prennent pour des rigolos parce qu’on a 15 ans, au final la BAC ça nous fait pas peur » dit une élève de seconde, qui déplie une pancarte en carton avec un slogan faisant allusion au gaz lacrymogène versus gaz hilarant : « si j’avais voulu me gazer 

📷 Le mouvement des lycéens, vu de Lyon

A Lyon, le 1ᵉʳ octobre 2026.
A Lyon, le 1ᵉʳ octobre 2026.

pc 1 ottobre - ORE 12 Controinformazione rossoperaia - La lotta per la casa in Spagna, una lotta ricca di insegnamenti

 

pc 1 ottobre - La Giornata Internazionale di Solidarietà e Lotta lanciata dal Comitato Internazionale di Sostegno alla Guerra Popolare in India (ICSPWI) del 26 settembre, si è sviluppata in Italia in 9 città da Nord a Sud toccando vari settori in lotta.

La giornata fa parte di una campagna internazionale prolungata lanciata nel marzo 2025 che sta toccando molti paesi in tutti i continenti, in particolare in questa congiuntura in cui mentre il regime fascista hindutva di Modi dichiara che la guerra di popolo diretta dal Partito Comunista dell'India (Maoista) è stata sconfitta militarmente tramite la genocida operazione militare Kagaar, in tutta la federazione indiana sono esplose decine e decine di proteste contro l'operazione Kagaar stessa e i brutali massacri delle popolazioni adivasi, contro gli omicidi illegali di compagni e guerriglieri assassinati in falsi scontri, contro le detenzioni di compagni maoisti ma anche attivisti democratici e progressisti che protestano contro tutto cio'.

Inoltre in India si sviluppano movimenti di protesta di massa contro il regime hindutva di Modi, uno su tutti l'enorme movimento studentesco autodefinitosi degli "scarafaggi", che è riuscito a far dimettere il ministro dell'istruzione.

Dopo questa vittoria assistiamo ad altre lotte nel campo dell'istruzione di collettivi studenteschi rivoluzionari come il Revolutionary Students' Front (RSF) o  il Baghat Singh Student Morcha che legano le lotte studentesche (come la repressione poliziesca nei campus universitari, l'ingerenza di gruppi estremisti indù legati direttamente al primo ministro, la corruzione in generale) alle battaglie rivoluzionarie, non ultima quella contro la pena di morte per i cosiddetti "Janagha 10" ovvero 10 compagni del PCI (Maoista).

Il mese scorso il regime di Modi ha quindi dichiarato che adesso la "guerra" si sposta dalle foreste alle città e l'obiettivo sono quelli che lui ha definito i "dimagi naxals" ovvero gli intellettuali naxaliti (maoisti).

Questa etichetta comprende tutti gli attivisti, non solo rivoluzionari, ma anche democratici e progressisti che osano denunciare e sfidare l'attuale regime hindutva di Modi che procede spedito verso l'hindustificazione della società indiana schiacciando tutti i movimenti di liberazione nazionale presenti, tutte le altre confessioni religiose e chiunque dissenta.

Sul piano esterno il regime hindutva in primo luogo salda la sua alleanza ideologico/strategica con l'altro regime genocida per eccellenza ovvero quello sionista, continua ad essere baluardo al servizio dell'imperialismo yankee per contenere l'espansione cinese in sud Asia, dall'altro collude con l'altro campo imperialista rappresentato da Russia e con lo stesso socialimperialismo cinese tramite l'alleanza economica dei BRICS per portare avanti il proprio piano di "sviluppo" interno verso un capitalismo non più dipendente (burocratico-compradore) ma compiuto (imperialista).

Tutto cio' e altro è stato portato nelle piazze e sui luoghi di lavoro in Italia dove la campagna si è sviluppata, inoltre in tutte queste iniziative è stato diffuso l'ultimo documento del PCI (Maoista) – Comitato del Nord "Celebrate the 22rd anniversary of the party’s formation everywhere with revolutionary zeal and enthusiasm!". Segue report.

pc 1 ottobre - Ancora morti e feriti sul lavoro, ancora padroni assassini mentre i sindacati confederali passano da un tavolo all’altro con Confindustria

Due morti e un ferito grave sul posto di lavoro praticamente nello stesso giorno in cui si tengono gli incontri tra padroni e sindacati confederali su salari, rappresentanza… e perfino sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro (il 7 e 8 ottobre prossimo)! E si festeggiano i 120 anni della Cgil!

È questo il segno più evidente dell’ipocrisia dei padroni certamente, ma anche delle organizzazioni sindacali confederali che di fatto lasciano loro mano libera e poi se la cavano con le condoglianze e qualche ora di sciopero!

Alla Fincantieri di Ancona ieri è stata una fiammata che ha investito due operai di cui uno è morto e l’atro è rimasto gravemente ferito… (qualche giorno fa anche nei cantieri di Palermo c’è stato un ferito grave, l’operaio si è quasi tranciato il braccio! mentre l’altro incidente mortale è avvenuto a Robecco sul Naviglio (Milano)) e tutti questi operai dipendono da una ditta esterna, una ditta degli appalti. E gli operai degli appalti oramai sono migliaia, solo in quello di Ancona sono circa 4mila!

Non c’è bisogno di “indagine” per capire cosa sia successo agli operai, non è un episodio strano o raro, visto che l’Inail nel suo ultimo rapporto ha confermato la media di 3 morti al giorno sul posto di lavoro e 600 mila infortuni e una quantità elevatissima di malattie professionali!

È logico che innanzi tutto il risparmio in generale che i padroni fanno sui mezzi e sistemi di sicurezza, insieme alla pratica diffusissima degli appalti, ai ritmi di lavoro velocissimi per la consegna delle navi e con turni spesso estenuanti, tutti questi fattori devono causare periodicamente incidenti mortali o infortuni!

pc 1 ottobre - Corrispondenza da Madrid in lotta per la casa

pc 1 ottobre - CONTRO il DDL SCUOLA DEL GOVERNO MELONI/VALDITARA, NO ALLE SCUOLE GHETTO E AL RAZZISMO DI STATO

Lo Slai Cobas per il sindacato di classe sostiene la mobilitazione partita in questi giorni contro il DDL scuola del Governo Meloni/Valditara, il ddl del tetto del 30% per gli alunni stranieri, che prevede multe fino a mille euro per chi indossa il burqa e per i genitori che si rifiutano di studiare l’italiano, un ddl che rientra nelle politiche razziste e securitarie di questo governo.
La giusta protesta che è partita in questi giorni nelle scuole, a Genova come in diverse città italiane, di studenti, genitori, docenti, mette ancora una volta a nudo la vera faccia di un governo che risponde al dissenso con la repressione. La vergognosa rimozione dello striscione antirazzista dei bambini e dei genitori fuori dalla scuola primaria Daneo di Genova, a opera della Digos, è un vergognoso e grave atto intimidatorio. Ci dice chiaramente quale è la linea ideologica/politica del governo Meloni/Valditara: una scuola asservita alla propaganda fascio-razzista, dove la libertà d'espressione deve essere repressa e i bambini, gli studenti devono essere schedati in base al passaporto. Questo DDL che impone il tetto del 30% di alunni stranieri per classe non nasce affatto per "migliorare la didattica" o per tutelare l'integrazione scolastica. È l'ennesimo tassello di un razzismo di Stato che questo governo ipocrita e osceno scaglia a larghe mani ogni giorno a livello di massa in un paese la cui l'economia è fondata anche sul lavoro, spesso anche in nero, sottopagato e

pc 1 ottobre - Indizione sciopero generale 4 dicembre

 Oggetto: INDIZIONE SCIOPERO GENERALE DI TUTTE LE CATEGORIE PUBBLICHE E PRIVATE PER IL 4.12.2026 – INTERA GIORNATA

Le scriventi OO.SS con la presente comunicano l’indizione di uno Sciopero Generale di tutte le categorie pubbliche e private per il giorno 4.12.2026, intera giornata (dalle ore 00,01 alle ore 23,59).

Le MOTIVAZIONI dello Sciopero Generale del 4.12.2026 sono:

  1. PER aumenti di almeno il 20% (300 Euro mensili) delle retribuzioni dei lavoratori del settore pubblico e del settore privato, nonché dei pensionati; PER l’approvazione di una misura di salario minimo non inferiore a 12 Euro l’ora; PER la reintroduzione di un meccanismo automatico di adeguamento delle retribuzioni all’andamento del costo della vita; CONTRO lo sfruttamento sul lavoro, la precarietà.

  1. PER la Pace, a partire dal Medioriente e dall’Europa. PER gli investimenti su Sanità, Scuola, Trasporti, la messa in sicurezza dei territori, il Welfare, il cui peggioramento approfondisce le disuguaglianze e la povertà esistente; CONTRO la guerra, l’economia di guerra e l’aumento delle spese militari – CONTRO le politiche della UE e la presenza della NATO in Italia.

  1. PER le sanzioni ad Israele e USA, nonché la rottura delle relazioni diplomatiche e commerciali con Israele e USA; CONTRO il Genocidio in Palestina, la fornitura di armi ad Israele e l’assenza di un intervento concreto per dissociarsi dagli orribili crimini perpetrati dal Governo di Israele in Palestina e Libano, nonché da quelli perpetrati dagli USA in Venezuela, a Cuba e in Iran; CONTRO l’invio di militari, armi e mezzi italiani sul teatro della guerra in Iran ed in Ucraina.

  1. PER investimenti sostanziali a sostegno di politiche sociali a cominciare dal superamento dell’emergenza abitativa e la mancanza di piani di sviluppo dell’edilizia popolare; CONTRO i progetti speculativi dei fondi di investimento che sottraggono spazi e beni pubblici con il favore delle amministrazioni locali.

  1. PER l’abrogazione della L.146/90 e lo scioglimento della Commissione di Garanzia divenuta un organismo deliberante priva di alcun controllo da parte del legislatore; Per l’abrogazione dei diversi decreti "Sicurezza" (come il D.L. 23/2026 e i precedenti del 2025); PER il superamento delle politiche repressive che tentano di gestire le questioni sociali come emergenze per rafforzare la repressione del dissenso, le proteste e la sicurezza urbana.

  1. PER una legge democratica sulla rappresentanza sindacale; CONTRO l’ennesimo patto corporativo in via di definizione tra CgilCislUil e Associazioni Datoriali; CONTRO i licenziamenti dei rappresentanti sindacali combattivi e del sindacalismo di base.

  1. PER la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario; CONTRO l’assenza di politiche industriali in grado di affrontare le transizioni in corso senza far ricadere sui livelli occupazionali e sulle condizioni di lavoro lo sviluppo tecnologico.

  1. PER la tutela della salute e sicurezza dei lavoratori dentro e fuori i luoghi di lavoro CONTRO le morti sul lavoro;

  • Per i Vigili del fuoco lo Sciopero sarà di 4 ore (senza decurtazione). Inizierà, per il personale turnista, alle ore 09,00 e terminerà alle ore 13,00 del 4.12.2026 mentre sarà dell’intera giornata per il personale giornaliero e amministrativo.

  • Per i lavoratori delle Autostrade lo sciopero inizierà alle ore 22 del 3.12.2026 e terminerà alle ore 22 del 4.12.2026.

  • Per i lavoratori delle Ferrovie lo sciopero inizierà alle ore 21,00 del 3.05.2026 e terminerà alle 21 del 4.12.2026.

Durante lo sciopero generale saranno garantiti i servizi minimi essenziali. Eventuali articolazioni di categoria e/o territoriali saranno comunicate a cura delle stesse. Si rammenta, alle istituzioni in indirizzo, di garantire il rispetto dell’informazione all’utenza sullo sciopero come previsto dall’art. 2 comma 6 della legge 146/90 e successive modificazioni.

pc 1 ottobre - Soccorso rosso proletario riprende meglio di prima - dopo la chiusura causata dall'attacco ad Autistici/inventati - leggilo e sostienilo


  https://soroprol.blogspot.com/

pc 1 ottobre - Contro il decreto DDL salva sionismo - massima opposizione

pc 1 ottobre - La Tunisia ha sete, anche di diritti - un utile articolo

Una protesta a Tunisi che chiede «libertà per i prigionieri» e aggiunge: 
«Nessuno è contento, solo il presidente Saied»

Di Matteo Garavoglia - Tunisi

Quindici anni dopo la Rivoluzione che cacciò Ben Alì, il paese ostaggio di Kais Saied scende in piazza per l'acqua potabile. Giornalisti e attivisti filo palestinesi in galera. Migranti all'inferno

Un fiume in piena che si fa rigagnolo. Le rivendicazioni di ieri che lasciano posto alla rassegnazione di oggi e una semplice domanda: com’è stato possibile?

Negli ultimi anni la Tunisia ha conosciuto diversi scossoni politici e istituzionali. Il colpo di mano del 25 luglio 2021 ha consegnato i pieni poteri al presidente della Repubblica Kais Saied; un referendum costituzionale nel 2022 ha di fatto interrotto definitivamente il processo di transizione democratica iniziato con la Rivoluzione della dignità e della libertà del 2011; la promulgazione di una serie di decreti presidenziali ha svuotato le competenze della giustizia e criminalizzato società civile, partiti politici, giornalisti e oppositori.

TUTTO CIÒ NON BASTA a spiegare ciò che nella coscienza collettiva viene visto come un collasso nazionale. È l’estate del 2026 a presentare il conto definitivo a un paese dove l’assenza si è fatta Stato. Si parte da avenue Bourguiba, il lungo viale alberato nel pieno centro di Tunisi che poco più di quindici anni fa è stato attraversato da centinaia di migliaia di persone per chiedere e ottenere la cacciata dell’autocrate Zine El Abidine Ben Ali. Nelle scorse settimane, con numeri ridotti a poche centinaia di presenze, le rivendicazioni che si sono fatte largo negli anni successivi alla Rivoluzione non hanno più riguardato maggiori diritti politici, economici, civili e sociali: si sono concentrate su acqua potabile e luce, venute a mancare in maniera totalmente discrezionale. Le ondate di calore che hanno attraversato il paese per tutto il periodo estivo raccontano solo in parte le difficoltà dello Stato nel rispondere alle emergenze.

L’AUMENTO della domanda di acqua ed elettricità ha rivelato l’assenza di una politica pubblica capace di intervenire in caso di crisi ed emergenze nazionali, lasciando al singolo la responsabilità di trovare una soluzione. I centri commerciali si sono così riempiti di persone alla ricerca di acqua potabile