lunedì 9 febbraio 2026

pc 9 febbraio - prosegue in India e in tutto il mondo la mobilitazione contro l'operazione Kagatr ricordando i martiri della rivoluzione

 info materiali e contatti per iniziative in italia csgpindia@gmail.com

INDIA:Protest demonstration at the Kolkata book fair against Operation Kagaar remembering the martyrs


pc 9 febbraio - Fratelli d'Italia - feccia fascista e razzista che bisognerà espellere dalle istituzioni grandi e piccole

 
“Perché un gemellaggio con gli storpi in Palestina? Meglio l’Austria”


“Perché un gemellaggio con gli storpi in Palestina? Meglio l’Austria”: parole shock della consigliera Fdi
Discorso shock nella seduta del consiglio comunale di Calenzano (Toscana) pronunciato dalla consigliera di Fratelli d’Italia Monica Castro: “Perché dobbiamo fare un gemellaggio con quelli poveretti, storpi, ridotti male? Si poteva fare un gemellaggio con l’Austria, che è ricca”, ha detto, a proposito di una mozione che chiedeva l’avvio del procedimento finalizzato alla sottoscrizione di un ‘Patto di Amicizia’ tra il Governatorato di Jenin (Palestina) e il Comune di Calenzano.

Il discorso pronunciato al consiglio comunale nella seduta del 29 gennaio dalle consigliera di Calenzano (Toscana) Monica Castro, di Fratelli d'Italia, è pieno di frasi razziste e offensive nei confronti della popolazione di Gaza, dove è incorso un genocidio per mano di Israele, come è stato riconosciuto dall'Onu.

Le parole della consigliera di Fratelli d'Italia sulla Palestina sono cariche di odio e di agghiacciante cinismo: "Ammetto la mia ignoranza, sarò banale, non sono andata a fare il viaggetto lì perché non mi interessa. Non ci sono andata, ma sono stata in Egitto e ho sofferto perché picchiavano bambini. Non vado nei posti dove soffrono preferisco andare dove ci si diverte. È una questione di sensibilità. Preferisco andare a vedere il bello" piuttosto che "il brutto, è un limite ma è una mia scelta di vita personale. Poi quando mi tocca ci vado. Ma non capisco, perché in questo comune, Calenzano, dobbiamo andare a trovare tutti questi disastri", dice a proposito di una mozione, presentata dal gruppo consiliare Sinistra Per Calenzano – Per La Mia Città – Calenzano Democratica, che chiede l'avvio del procedimento finalizzato alla sottoscrizione di un ‘Patto di Amicizia' tra il Governatorato di Jenin (Palestina) e il Comune di Calenzano. La consigliera, come si vede dal video in streaming della seduta diffuso dall'account X @AlekosPrete, fa il confronto con alcuni Comuni del Nord che hanno fatto un gemellaggio con l'Austria, dove "sono ricchi, stanno bene e ci possono dare qualche risorsa".

"Ma non ho capito perché dobbiamo andare sempre a farci male. Dobbiamo andare da quelli poveretti, storpi, ridotti male, senza casa, senza nulla, non riconosciuti…ma ditemi perché?". Quando in Aula si inizia a sentire proteste, e i consiglieri provano a interromperla, Castro alza la voce: "È un discorso scherzoso, faccio per ironizzare in una situazione in cui alle 8 di sera mi tocca parlare di Palestina e so a malapena dov'è".

Le risponde in Aula l'assessore alla Cooperazione internazionale Marco Bonaiuti, che proprio pochi mesi fa è andato in visita in Cisgiordania e Palestina con una delegazione di rappresentanti di istituzioni fiorentine della Rete degli Enti Locali per i Diritti del Popolo Palestinese. "Banalizzare l'uccisione di 70mila persone e 20mila bambini è inaccettabile. Irrispettoso che venga chiamato ‘viaggetto' la visita diretta in luoghi colpiti da uno sterminio. Vergogna, mi auguro che questo Consiglio sia visto da moltissime persone per vedere ciò che lei rappresenta, uno schifo", dice Bonaiuti, secondo quanto riportato dal ‘Giornale del Bisenzio'.

continua su: https://www.fanpage.it/politica/perche-un-gemellaggio-con-gli-storpi-in-palestina-meglio-laustria-parole-shock-della-consigliera-fdi/#
https://www.fanpage.it/

pc 9 febbraio - La repressione antioperaia in Francia

France : Plus de 1 000 militants CGT visés par une répression antisyndicale après la réforme des retraites

Depuis le mouvement social contre la réforme des retraites de 2023, plus de 1 000 militants de la CGT font l’objet de procédures disciplinaires ou judiciaires, dont cinq dirigeants nationaux. Licenciements, convocations, mises en examen et condamnations ponctuent cette vague de répression qui touche toutes les branches, de la Fédération nationale des mines et de l’énergie aux services publics locaux. La CGT dénonce notamment l’usage croissant du « name and shame » par certains employeurs : la diffusion délibérée des noms et coordonnées des militants visés à la police, aux instances disciplinaires ou au grand public pour intimider, isoler et discréditer les syndicalistes. Face à cette politique, le syndicat organise des actions de solidarité et un plan d’accompagnement pour les cégétistes ciblés, tout en dénonçant un climat social et juridique de plus en plus hostile à l’action syndicale.

pc 9 febbraio - Solidarietà a Maja! Costruire un ampio fronte di lotta e mobilitazione da Soccorso Rosso Proletario

 Il 4 febbraio 2026, un tribunale di Budapest ha condannato in primo grado Maja, Gabri e Anna a 8,7,2 anni di carcere rispettivamente, per le contestazioni a Budapest tra il 9 e l’11 febbraio 2023 contro il cosiddetto “Giorno dell’onore”, il raduno annuale in cui neonazisti e neofascisti provenienti da tutta Europa commemorano i soldati delle Ss caduti durante la Seconda guerra mondiale.

Particolarmente grave è la situazione di Maja T., attivista antifascista tedesca condannata per tentate lesioni personali gravi a danni di neonazisti. Maja è stata arrestata a Berlino nel dicembre 2023 e deportata in Ungheria il 27 giugno 2024, poche ore prima che la Corte costituzionale federale tedesca dichiarasse illegale la sua estradizione.

Contro di essa gli avvocati di Maja hanno argomentato la sproporzione della pena richiesta dalla procura ungherese rispetto alle accuse rivolte, le condizioni di detenzione al di sotto degli standard previsti dalle leggi tedesche ed europee, la pesante ingerenza del governo Orban nel sistema giudiziario ungherese che non garantirebbe il diritto a un giusto processo, stabilito dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo (CEDU). Questi stessi argomenti hanno bloccato le estradizioni di altri imputati, come quella di Gabriele dall’Italia e di Gino dalla Francia, ma non sono stati presi in considerazione da un tribunale minore tedesco.

Da 18 mesi Maja è rinchiusa in una prigione di Budapest in isolamento permanente che può durare anche 3 anni. Le condizioni di detenzione nelle carceri ungheresi, già denunciate da Ilaria Salis durante la sua carcerazione lì, sono aggravate dall’identità queer di Maja, fortemente repressa dal regime di Orban, che la espone a ulteriori violenze e discriminazioni.

Lo scorso anno Maja ha portato avanti uno sciopero della fame per oltre un mese contro le condizioni inumane e degradanti del carcere ungherese e la sua estradizione illegale, contro la quale ha fatto numerosi ricorsi, puntualmente ignorati dalle autorità tedesche.

Nella lettera in cui annunciava il suo sciopero della fame, Maja denunciava il regime di tortura bianca a cui è sottoposta, con luci e controlli orari che le tolgono il sonno, telecamere accese giorno e notte affisse illegalmente nella cella, controlli intimi e perquisizioni corporali durante le quali era costretta a spogliarsi integralmente, condizioni insalubri del cibo e della cella con presenza di insetti e luce insufficiente, mancanza di integratori vitaminici e di visite mediche tempestive.

Condizioni che ne hanno già compromesso gravemente la salute fisica e mentale e contro le quali Maja attende ancora di essere risarcita. Anche per questo farà ricorso in appello contro questa infame sentenza, emessa al termine di un procedimento pilotato dal governo Orban per condannare in maniera esemplare i suoi nemici, antifascisti, antirazzisti e comunità LGBTQ+.

Tutto il processo di Budapest, d’altronde, appare sempre più per quello che è, una farsa giudiziaria, una montatura costruita su congetture traballanti e non su fatti, e contraddistinta da gravi violazioni del diritto alla difesa, oltre che da un grave pregiudizio del giudice e del sistema politico ungherese.

pc 9 febbraio - Olimpiadi .. Milano risponde - in 10 mila contro il decreto sicurezza e il modello Milano-Cortina



La prima grande piazza dopo la stretta del governo Meloni sul diritto a manifestare finisce tra lacrimogeni, idranti e cariche. Sei fermi e diversi feriti al corteo

La prima risposta di piazza al nuovo decreto sicurezza del governo Meloni è arrivata a Milano. Ieri pomeriggio oltre 10 mila persone hanno attraversato la città per contestare le Olimpiadi invernali Milano-Cortina e, soprattutto, «il modello di sviluppo che rappresentano». Una manifestazione che non si è limitata a dire no ai Giochi, ma ha messo in discussione l’intero immaginario politico che li accompagna: grandi eventi come acceleratori di trasformazioni urbane, speculazione immobiliare, compressione dei diritti sociali, normalizzazione della precarietà e militarizzazione del territorio.

A convocare la mobilitazione è stato il Cio, Comitato insostenibili olimpiadi. Le previsioni degli organizzatori parlavano di circa 5 mila partecipanti, ma la partecipazione ha raddoppiato le attese: un dato che pesa anche sul piano politico. Perché se l’obiettivo del decreto sicurezza era restringere lo spazio pubblico e rendere più costoso manifestare, l’effetto immediato è stato opposto: la stretta ha allargato la piazza.

Una piazza giovane, segnata da Gaza

Dentro il corteo si è vista una presenza forte di giovanissimi. Molti arrivavano dalle mobilitazioni dei mesi scorsi per Gaza: piazze che non si sono esaurite in una singola rivendicazione, ma hanno lasciato una traccia più profonda, fatta di legami, pratiche comuni, nuove reti. Il passaggio da una mobilitazione internazionale a una vertenza cittadina non è stato un salto, ma una continuità: la stessa generazione che ha contestato la guerra ora si ritrova a contestare la città come dispositivo economico e politico.

E Milano, da questo punto di vista, è un laboratorio perfetto. Perché è la città dove il “modello di sviluppo” viene raccontato come successo nazionale, ma produce anche sfratti, rincari, espulsione dei ceti popolari, gentrificazione, quartieri trasformati in merce.

Corvetto, simbolo e frontiera

Quando il corteo è arrivato a Corvetto, quartiere popolare della periferia sud-est, il messaggio è diventato ancora più esplicito. I manifestanti hanno lasciato alcuni striscioni sul mercato comunale chiuso per ristrutturazione: «Stop speculazione nei quartieri» e «Lunga vita ai quartieri popolari».

Un gesto semplice, ma politicamente preciso. Perché in quella zona, come in molte altre periferie milanesi, la ristrutturazione e la “rigenerazione” sono spesso il primo passo di un processo più lungo: aumento dei prezzi, trasformazione commerciale, sostituzione sociale. La città cambia pelle, e chi non può permettersela viene spinto fuori. Poco più avanti, però, la tensione sale.

Lacrimogeni, idranti, cariche: la gestione dell’ordine pubblico

La testa del corteo si copre il volto e avanza verso la polizia che blocca la strada. Partono fuochi d’artificio. La risposta delle forze dell’ordine è immediata: un fitto lancio di lacrimogeni e l’uso degli idranti. Nel giro di pochi istanti arriva la carica.

Una ragazza esce con la testa ferita, un ragazzo con un braccio rotto. Il corteo indietreggia, la tensione si abbassa, ma la gestione dell’ordine pubblico non si limita a contenere lo scontro. Quando la situazione sembra rientrare, la polizia ferma alcuni manifestanti rimasti a lato, tutti a volto scoperto, che stavano osservando quanto stava accadendo. Alla fine si conteranno sei persone fermate, tutte portate in Questura e poi rilasciate con una denuncia.


La piazza sfida il decreto sicurezza

Il corteo di Milano è stato, di fatto, la prima grande prova generale del nuovo impianto repressivo. Un decreto che non colpisce solo chi compie reati, ma tende a spostare la linea del conflitto: rende più fragile il diritto a manifestare, più rischiosa la partecipazione, più facile la costruzione di un “nemico interno”.

Ma la piazza di ieri ha mostrato un’altra dinamica: la repressione non sempre spegne. A volte salda.

Davanti alle cariche, buona parte del corteo è rimasta compatta, arretrando ma senza sciogliersi, mantenendo la distanza dal luogo degli incidenti. La manifestazione si è poi conclusa nella zona Brenta, vicino a Corvetto.

pc 9 febbraio - Formazione rivoluzionaria delle donne - Su patriarcato e capitalismo - Ultima parte

 Patriarcato e capitalismo sono sullo stesso piano? Alcune note (in divenire) del MFPR



https://femminismorivoluzionario.blogspot.com/2026/02/formazione-rivoluzionaria-delle-donne.html

pc 9 febbraio - Ampio report dalla manifestazione di ieri a Niscemi - a cura della redazione di ORE 12 Controinformazione rossoperaia lunedi 9 febbraio

In una piazza piena di poliziotti e digos, che hanno filmato ogni minuto della manifestazione, dopo che ai militanti No-MUOS sono arrivate denunce per istigazione a delinquere a seguito un'assemblea di fine agosto davanti i cancelli della base, si è tenuta la prima necessaria manifestazione del movimento No-MUOS, per cercare di riprendere un percorso di lotta.
Forte è venuta la denuncia dei due pesi e due misure: la zona militarizzata del MUOS, al servizio della guerra imperialista, è stata subito messa in sicurezza dal governo Meloni, oggi servo degli Usa, mentre per i 1700 sfollati di Niscemi, ad oggi, nessuna soluzione concreta, solo qualche misura tampone.


Un'iniziativa per cercare anche di coinvolgere la popolazione, di fatto oggi non presente in piazza, salvo poche eccezioni o alcuni affacciati ai balconi durante il breve corteo che si è fatto nel paese al limite della zona rossa che comunque si lamentavano della non presenza dei loro concittadini.

Da più  interventi finali in generale la presa di coscienza della situazione difficile anche sul piano della mobilitazione popolare che negli anni si è ridotta al minimo sia per la disillusione  sia per la repressione della lotta,  nonostante la rabbia espressa dai niscemesi nell' immediato contro le passerelle dei politici dei giorni scorsi, ma questo non può fermare la necessità di continuare a denunciare e a costruire iniziative che possano suscitare la ripresa della mobilitazione popolare.



Il Local Team ha realizzato un servizio, dedicando un passaggio alla nostra compagna.



Poi è partito il breve corteo





Abbiamo diffuso un volantino doppio con articoli su Niscemi, i fogli su Torino, soprattutto ai giovani, e copie ore 12. Molto fotografato dai giornalisti la locandina che abbiamo affisso in tutta la piazza.



Alcune niscemesi ci hanno raccontato che ad oggi gli sfollati sono 1700, Per lo più in case di parenti. Il Comune ha messo a disposizione il palazzetto dello sport e alcuni B&B, sono poco utilizzati. Ci sono anche aiuti alimentari, da associazioni civiche o di volontari.
Siamo andati anche a vedere, nel limite del possibile, la frana.

pc 9 febbraio - Operaio morto all’ex Ilva, la verità di Maria Teresa

 Questo racconto, che più che racconto è una denuncia, va fatto conoscere. Prima di tutto la devono leggere, sentire gli operai dell'Ilva, dell'appalto che vivono ogni giorno questa paura di morire.

Insieme alla forza che esprime Maria Teresa, nonostante il grandissimo dolore, c'è una denuncia, che deve diventare un grido/un appello agli operai: non si può accettare di lavorare/vivere così! Il ricatto, la paura di perdere il lavoro, di essere messi in cassintegrazione, dei capi, non salva la vita nè il lavoro! Il lavoro è "tutto", è dignità, ma padroni, capi, lo mettono sotto i piedi - e non si può accettare.

Occorre un'altra strada, occorre ribellarsi, dire NO! Occorre provarci a farlo. Chi l'ha detto che se ci si ribella non si difende lavoro, salario, vita? 

Claudio Salamida non deve essere un numero, come vuole l'azienda; facciamolo continuare a vivere - non solo in un giorno di sciopero e poi tutto resta come prima, anche per i sindacati - facciamolo vivere prendendo l'altra strada. 

Chi tace, chi scrolla le spalle si scava la fossa con i suoi piedi, è complice della situazione sempre più grave in Ilva.

*****  

Il racconto della moglie di Claudio Salamida, tra turni massacranti, paura di ritorsioni, silenzi e una sicurezza che, secondo chi viveva la fabbrica ogni giorno, era solo sulla carta
 

 

 

da Corriere di Taranto - Giacomo Rizzo

«Non era un lavoro, sembrava di stare sotto una dittatura». È così che Maria Teresa D’Aprile descrive l’ambiente in cui lavorava suo marito, Claudio Salamida... l’operaio di 46 anni morto precipitando dal quinto al quarto piano dell’Acciaieria 2, nell’area del convertitore 3, mentre stava eseguendo lavori di manutenzione...

Quella rilasciata a Diego Bianchi per la trasmissione di La 7 “Propaganda live” è stata una intervista drammatica. Un racconto che va oltre il dolore privato e diventa atto d’accusa contro un modello di lavoro che sembra fondarsi sulla soggezione verso l’azienda, sul timore di ritorsioni e su un’omertà che soffoca la verità...

«Nell’ultimo periodo mi ha detto che non sarebbe vissuto molto, non so perché», rivela Maria Teresa... «quando c’è stato il boom delle assunzioni all’Ilva per lui è stato un miracolo trovare un posto fisso. Mi

pc 9 febbraio - UNO STATO CHE SI FA REGIME: sorveglianza e polizia, queste le nuove direttive.


Una analisi/commento dell'Avvocata Antonietta Ricci

Il Consiglio dei Ministri in data 5 febbraio 2026, ha approvato:

– un decreto-legge che introduce disposizioni urgenti in materia di sicurezza pubblica, di attività di indagine dell’autorità giudiziaria in presenza di cause di giustificazione, di funzionalità delle Forze di polizia e del Ministero dell’interno, nonché di immigrazione e protezione internazionale;

– un disegno di legge che introduce disposizioni in materia di sicurezza e per la prevenzione del disagio giovanile, nonché di ordinamento, organizzazione e funzionamento delle forze di polizia e del Ministero dell’interno.

È bene ricordare che si tratta solo dell’ultimo di una serie impressionante di «Decreti sicurezza» proposti e adottati dal governo Meloni. La filosofia securitaria e autoritaria che regge il governo Meloni si è palesata sin da subito con il primo decreto della neonata maggioranza, quello «anti-rave party» (DL 162/2022, convertito in l. 199/2022), contro l’organizzazione definita illegale di raduni musicali organizzati da gruppi di giovani. Quindi il Decreto Cutro (DL 20/2023, convertito in l. 50/2023), dopo il tragico naufragio, con la morte di almeno 180 persone migranti, per inasprire le pene contro gli scafisti, contrastare l’immigrazione irregolare, regolare i flussi migratori. Poi ecco il Decreto Caivano (DL 123/2023, convertito in l. 159/2023), in seguito all’odioso stupro di due giovanissime adolescenti ad opera di alcuni minorenni, adottato per contrastare la criminalità giovanile. Per giungere al DL 48/2025 (convertito in l. 80/2025), il principale decreto in tema di sicurezza, che ha introdotto una dozzina di nuovi reati, inasprendone altri, in tema di sicurezza, carceri e istituti detentivi, punendo anche la resistenza passiva.

Fino ad arrivare all’attuale decreto sicurezza con un'impronta fortemente repressiva, un attentato ai diritti costituzionali in cui dai 33 articoli di cui è composto ciò che emerge è che il dissenso viene trattato come un problema da neutralizzare. Sulle manifestazioni il salto di qualità illiberale è evidente, alza le sanzioni ed allarga la punibilità fino ad arrivare a colpire chi le organizza. Non si puniscono solo le condotte violente, si costruisce un clima di rischio intorno alla mera partecipazione e si prendono di mira giovani, manifestanti, migranti e attivisti.

I punti più critici sono concentrati nell’art. 7 (Disposizioni a tutela dell’ordine e della sicurezzapubblica) che introduce il cd. “fermo preventivo“, prevedendo la possibilità per gli ufficiali e gli agenti di polizia, nel corso di specifici servizi di polizia disposti in occasione di manifestazioni in luogo

domenica 8 febbraio 2026

pc 8 febbraio - Ancora su Torino: intervento dell’avvocato Gianluca Vitale sulle misure repressive, le pressioni del governo sulla magistratura, lo Stato di polizia

Dall'intervista a Radio Blackout - ripresa da ORE 12 Controinformazione rossoperaia

E' andata come normalmente possono andare le cose in situazioni di questo genere nel tentativo di influire e di predeterminare la decisione della magistratura: sono stati combinati due misure cautelari e l'obbligo di presentazione e una più gravosa che sicuramente verrà poi ulteriormente contestata che è quella degli arresti domiciliari per il ragazzo che sarebbe stato - molto tangenzialmente in realtà perché non ha tenuto nessuna condotta tipica - coinvolto nella vicenda relativa al poliziotto di cui hanno parlato tutti i giornali.

Sostanzialmente direi che il giudice ricostruisce quella vicenda sulla base delle indicazioni che gli vengono fornite dagli organi inquirenti, dalla digos per il tramite della procura. Credo che ci siano molti altri accertamenti da fare su quella vicenda, sulla sua genesi e anche sul comportamento in determinati casi delle forze dell'ordine, stanno venendo fuori diversi episodi che meriteranno poi un approfondimento.

Detto questo, il giudice dice: “quelli sono i fatti, essere lì può significare - al di là della prova o meno che tu abbia fatto qualcosa - essere in concorso, quindi dal mio punto di vista ci sono, dice il GIP, gravi

pc 8 febbraio - "Killer sionisti non benvenuti", la minaccia di No Tav e Askatasuna

"Killer sionisti non benvenuti", la minaccia di No Tav e Askatasuna

Da ieri, infatti, l’hotel in cui risiederebbero queste persone, che però sembrano essere solo dei civili israeliani in vacanza (come da sempre accade), viene assediato da telefonate che comprenderebbero offese e un “invito” a non ospitarli in alcun modo. “Killer non benvenuti, no al turismo sionista in Val Susa. Invitiamo tutti e tutte a mobilitarsi - scrivono - faremo capire che non passeranno vacanze serene mette un popolo viene sterminato. Fuori i sionisti dai nostri territori, fuori i sionisti dalla Palestina. Val di Susa solidale con la resistenza palestinese”.

pc 8 febbraio - Combattere la narrazione tossica del governo e i suoi strumenti con la costruzione del fronte e la fiducia in proletari e masse

da ORE12/Controinformazione rossoperaia del  06/02/26

Abbiamo atteso con interesse la trasmissione di Piazza Pulita perché sapevamo che in parte doveva essere dedicata ai fatti di Torino e confidavamo, come altre volte è avvenuto, che fosse una trasmissione efficace per fornire ai cittadini, a coloro che vedono la televisione, elementi di valutazione differente rispetto a ciò che le televisioni di Stato e le Telemelonistanno facendo sulla manifestazione di Torino.

Dobbiamo dire che alla resa dei conti questa trasmissione è stata estremamente deludente e ha contribuito in misura assai minima a fornire elementi e fatti che permettessero un giudizio differente di quello imposto dal governo, che è un giudizio di regime sostenuto dai mass media, dalla polizia. L'unico elemento veramente significativo è stato quello di mostrare le immagini dell'uomo aggredito, abbandonato e lasciato per strada sanguinante, che metteva in luce l'atteggiamento effettivo della polizia verso manifestanti, verso gli osservatori. Ma è stato davvero ben poca cosa, sarebbe bastato consultare i numerosi video che avrebbero potuto fornire molto più elementi di quello che realmente è avvenuto e soprattutto non è stata contestata in nessuna maniera la narrazione dell'esistenza di manifestanti violenti, infiltrati, black block, che avrebbero disturbato e trasformato la pacifica e massiva manifestazione di 50.000 persone in uno scontro "delinquenziale" con la polizia. Tutto ciò non è stato smentito da questa trasmissione, sia per gli ospiti chiamati sia per quanto riguarda le narrazioni che in questa trasmissione sono state fatte.

Descrivere quindi tutta la manifestazione riducendola a 1500 persone che avrebbero eluso non si sa bene quali controlli o sarebbero stati non controllati dalle forze dell'ordine e che poi hanno messo in atto gli scontri a scapito della manifestazione, dei manifestanti, è appunto uno dei cavalli di battaglia del governo, posto in maniera sguaiata dal ministro Piantedosi come Ministero degli Interni.

Ancora una volta dobbiamo tornare invece a farla realmente la denuncia e la controinformazione di quello che è avvenuto, della catena di violenze che l'hanno preceduta e della catena di eventi interni alla

pc 8 febbraio - La nuova 7° Lezione di Formazione marxista del Prof. Di Marco - riprende da Taranto martedì 10/2

Nella prossima lezione si parlerà di "plusvalore assoluto e salario" .

Per ricordare la precedente 6° lezione sulla produzione del plusvalore - che ci serve per entrare nella prossima lezione - riportiamo da "Salario prezzo e profitto", 8° capitolo "La produzione del plusvalore", in cui Marx spiega in maniera chiarissima come si determina il pluslavoro e il plusvalore, e la differenza tra forza-lavoro (la merce "particolare" acquistata dal capitalista con le stesse leggi con cui si acquista una merce) e l'uso della sua funzione, il lavoro. 

Abbiamo pubblicato già la trascrizione della precedente lezione del prof. Di Marco fatta a dicembre '25, e invitiamo chi è interessato a richiedercela.

Sul testo "Salario prezzo e profitto" abbiamo fatto in passato una Formazione operaia - Anche questo lavoro è a disposizione.

*****

Scrive Marx: "Supponiamo ora che la produzione della quantità media di oggetti correnti necessari alla vita di un operaio richieda sei ore di lavoro medio. Supponiamo inoltre che sei ore di lavoro medio siano incorporate in una quantità d'oro uguale a tre scellini. In questo caso tre scellini sarebbero il prezzo o l'espressione monetaria del valore giornaliero della forza-lavoro di quell'uomo. Se egli lavorasse sei ore al giorno, produrrebbe ogni giorno un valore sufficiente per comperare la quantità media degli oggetti di cui ha bisogno quotidianamente, cioè per conservarsi come operaio.

Ma il nostro uomo è un operaio salariato. Perciò deve vendere la sua forza-lavoro a un capitalista. Se la vende a tre scellini al giorno, o diciotto scellini la settimana, la vende secondo il suo valore. Supponiamo che egli sia un filatore. Se egli lavora sei ore al giorno, egli aggiunge al cotone un valore di tre scellini al giorno. Questo valore che egli aggiunge giornalmente al cotone costituirebbe un equivalente esatto del salario, o del prezzo, che egli riceve giornalmente per la sua forza-lavoro. In questo caso però il capitalista non riceverebbe nessun plusvalore, o nessun sovrapprodotto. Qui urtiamo nella vera difficoltà.

Comperando la forza-lavoro dell'operaio e pagandone il valore, il capitalista, come qualsiasi altro compratore, ha acquistato il diritto di consumare o di usare la merce ch'egli ha comperato. Si consuma o si usa la forza-lavoro di un uomo facendolo lavorare, allo stesso modo che si consuma o si usa una macchina mettendola in movimento. Comperando il valore giornaliero o settimanale

pc 8 febbraio - Appello importante dalla Turchia - Massimo sostegno e massima mobilitazione nelle forme richieste dai compagni turchi - info e contatti soccorso rosso proletario srpitalia@gmail.com e slaicobasta@gmail.com

 grafik.png

Cari compagni,

Scriviamo per informare urgentemente di una grave ondata di repressione contro attivisti socialisti, giornalisti, sindacali, avvocati e ambientalisti in Turchia, e per chiamare alla solidarietà.

Nei giorni scorsi, in tutta la Turchia sono state arrestate 96 persone col pretesto di "operazioni antiterrorismo". Il governo Erdoğan utilizza ancora una volta la legislazione antiterrorismo per distruggere le strutture della resistenza e mettere a tacere ogni forma di opposizione. Le unità antiterrorismo hanno fatto irruzione in case e uffici, li hanno saccheggiati, hanno distrutto beni e confiscato tutti i dispositivi elettronici. Persino letteratura politica, tra cui il Manifesto del Partito Comunista, è stato sequestrata come "prova".

Tra i locali presi di mira gli uffici dell'agenzia di stampa Etha e dell'associazione culturale Beksav. Questa ondata di repressione è chiaramente rivolta contro le organizzazioni di sinistra e socialiste. Tra i compagni arrestati figurano membri e rappresentanti di spicco del Partito Socialista degli Oppressi (ESP), dei Consigli Socialisti delle Donne (SKM) e della Federazione delle Associazioni Giovanili Socialiste (SGDF), tra gli altri il co-presidente dell'ESP, Murat Çepni, la portavoce generale del SKM Tanya Kara e il co-presidente della SGDF Berfin Polat.

Il governo fascista turco, ha Inoltre arrestato il presidente e il segretario generale del sindacato dei

pc 8 febbraio - Rilanciare la mobilitazione verso le carceri - Basta carcere tortura! Basta Carcere Assassino - da Soccorso Rosso Proletario

 


pc 8 febbraio - Da Milano per la Palestina

 

pc 8 febbraio - Dominio e sabotaggio - Cosa sappiamo sul presunto sabotaggio alla circolazione ferroviaria... Da fanpage

Salvini: “Un attentato” - Gravi disagi hanno colpito la circolazione ferroviaria nella giornata di oggi, 7 febbraio, per una serie di danneggiamenti ritenuti dolosi. A Bologna cavi tranciati e un incendio a un deviatoio hanno paralizzato l’Alta Velocità, mentre a Pesaro un rogo a una cabina elettrica ha causato ritardi. FS parla di “gravi danni da sabotaggio”, mentre indaga l’antiterrorismo: non escluso un legame con l’avvio delle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026.

La mattina del 7 febbraio si è aperta con una serie di gravi criticità sulla rete ferroviaria italiana che hanno avuto un impatto immediato e pesante sulla circolazione, soprattutto nel Centro-Nord. Ritardi accumulati fin dalle prime ore del giorno, convogli bloccati o deviati, stazioni congestionate e migliaia di viaggiatori rimasti in attesa senza informazioni chiare. Col passare delle ore, il quadro è apparso sempre meno riconducibile a semplici guasti tecnici e sempre più compatibile con una sequenza di atti dolosi coordinati.

Gli episodi principali si sono verificati nel nodo di Bologna e nei pressi della stazione di Pesaro, due

sabato 7 febbraio 2026

pc 7 febbraio - Milano in piazza contro le olimpiadi dello spreco, della speculazione e della corruzione - contro Stato governo di polizia “Riprendiamoci le città, liberiamo le montagne”CE -

prima info stampa

Milano, manifestazione contro le Olimpiadi: 5mila in corteo

Milano, manifestazione contro le Olimpiadi: 5mila in corteo, fuochi d’artificio e cariche
(lapresse)

Dopo un momento di tensione con carica, i manifestanti si sono ricompattati

La situazione adesso è di stallo. Dopo la carica di alleggerimento con cui la polizia ha respinto il tentativo di un gruppo di entrare in tangenziale, i manifestanti si sono ricompattati in viale Lucania e stanno ripartendo verso Brenta, dove la manifestazione dovrebbe terminare.

Le immagini della carica della polizia

Scontri al corteo anti-Olimpiadi a Milano: carica della polizia per respingere i manifestanti

Scontri tra manifestanti e polizia in via Marocchetti

Si registrano i primi scontri alla manifestazione anti olimpiadi. Un gruppo di manifestanti, dopo il lancio di fuochi d’artificio contro la polizia, è stato respinto indietro con una carica all’altezza di via Marocchetti. Tre manifestanti (uomini) e due manifestanti (ragazze) presi dalla polizia, finiranno in questura.

(reuters)

Un gruppo di antagonisti diretto verso la tangenziale

Un gruppo di manifestanti incappucciati e con caschi si sta dirigendo verso la tangenziale est. Una volta

pc 7 febbraio - Torino chi sono i veri criminali - Nel carcere di Torino si tortura: condannati 7 agenti

7 Febbraio 2026 - 16:30

Si è concluso con otto condanne il processo di primo grado incentrato sulle violenze ai danni di alcuni detenuti avvenute nel carcere Lorusso Cutugno di Torino tra il 2017 e il 2019. Nello specifico, sette agenti della polizia penitenziaria sono stati condannati per il reato di tortura, un altro per rivelazioni di atti d’ufficio. Ad altri sei è andata meglio, tra assoluzioni o proscioglimenti per intervenuta prescrizione. I fatti oggetto del processo riguardano, nello specifico, violenze consumatesi all’interno del padiglione C, dove sono reclusi i detenuti puniti per reati a sfondo sessuale, a cui, secondo i giudici, sono stati inflitti abusi, vessazioni e minacce.

L’inchiesta era nata dalle segnalazioni della garante dei detenuti di Torino, Monica Gallo, venuta a conoscenza degli episodi poi entrati nel processo. 22 gli agenti sotto inchiesta in una fase iniziale, con alcune contestazioni che erano poi cadute nel corso del dibattimento. A settembre, la procura aveva chiesto 14 condanne, con pene fino a sei anni di reclusione. Contestati, a vario titolo, reati di tortura,

pc 7 febbraio - Lo sciopero nei Porti, la riuscita manifestazione a Ravenna e la dissociazione della Cgil. Report dello Slai Cobas psc di Ravenna

In occasione dello sciopero internazionale di alcuni porti del Mediterraneo indetto dall'Usb che ha coinvolto i porti del Pireo, Elefsina (Grecia), Bilbao (Spagna), Pasaia nei Paesi baschi, Mersin in Turchia, Marsiglia, Brema e Amburgo, oltre ai Porti di Genova, Trieste, Ravenna, Salerno, Palermo, le reti solidali con la Palestina di Ravenna, Bologna, Modena, Ferrara, siamo scesi in piazza a fianco del popolo palestinese raccogliendo l'appello del Coordinamento popolare contro i traffici di armi nel porto di Ravenna, con un corteo partito dall'Autorità portuale, passato davanti all’agenzia di spedizioni Sagem che commercia con Israele e l'Astim, l’azienda che sviluppa sistemi di sicurezza per la Zim, la compagnia marittima che assieme a MSC e Maersk fornisce a Israele le risorse necessarie per genocidio, apartheid e occupazione illegale. 

Lo sciopero ha impedito alla Zim di attraccare a Livorno, a Genova e a Venezia.

Dal sito della Rai/Liguria: "il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, d’intesa con la Farnesina, ha comunicato di seguire "con la massima attenzione l’evoluzione della vertenza in corso, in particolare presso il porto di Marsiglia e le possibili ripercussioni sui collegamenti marittimi strategici tra Italia, Francia, Corsica e Nord Africa. Nel corso degli ultimi giorni sono stati continui i contatti con le autorità francesi, anche tramite la nostra Ambasciata a Parigi e il Consolato generale a Marsiglia. 

Il MIT ha rappresentato con chiarezza le preoccupazioni del Governo italiano per le conseguenze dello sciopero sulle compagnie di navigazione e sulla continuità dei collegamenti marittimi, ritenuti essenziali non solo in chiave nazionale ma anche europea. 

È stata ribadita l’attenzione dell’Italia affinché si giunga rapidamente a una soluzione che consenta il pieno ripristino delle attività portuali e che eviti qualsiasi azione discriminatoria nei confronti di singoli operatori del settore".

Ma torniamo a Ravenna. Trecento persone in corteo, moltissimi i giovani che hanno aperto il corteo,