sabato 17 ottobre 2026

pc 17 ottobre - la lunga giornata di lotta in Francia - cominciamo con le prime informazioni provenienti dalla stampa

  manifestations du 17 octobre : la CGT annonce 500 000 manifestants en France, où des cortèges paisibles côtoient de nombreuses scènes de chaos

 Dans la capitale, mais aussi à Lille, Lyon et Marseille, de fortes tensions ont été signalées par nos journalistes sur le terrain. Des destructions ont aussi été observées dans les grandes villes

nantes 

A Nantes, le 17 octobre 2026.
A Nantes, le 17 octobre 2026.
A Nantes, le 17 octobre 2026.
A Nantes, le 17 octobre 2026.
A Nantes, le 17 octobre 2026.
A Nantes, le 17 octobre 2026.
A Nantes, le 17 octobre 2026.
A Nantes, le 17 octobre 2026.
Des CRS devant un magasin pillé de Nantes, le 17 octobre 2026.
Des CRS devant un magasin pillé de Nantes, le 17 octobre 2026.
A Nantes, le 17 octobre 2026.
A Nantes, le 17 octobre 2026.
 à Paris : « J’veux m’faire charger »

Sur les derniers mètres du boulevard du Temple, aux abords de la place de la République, une foule jeune et souvent habillée en noir tire des feux d’artifice en direction des forces de l’ordre, qui essaient tant bien que mal de laisser approcher les pompiers qui viennent évacuer des blessés sous les acclamations.

Certains s’esclaffent en disant : « J’veux m’faire charger » par la police. Lors des tirs de grandes lacrymogènes, tous s’enfuient malgré les injonctions d’habitués qui leur lancent : « Ne courez pas. » Certains manifestants, âgés, brandissent des drapeaux appelant à la révolution en scandant : « Unité, unité ! » Personne ne les écoute.

Après la dispersion des gaz, tout le monde essaie de retourner sur la place de la République.


17:39 Sur le terrain

A Rennes, fin de manifestation mouvementée : « Des violences ? Mais qui sont les violents ? »

Anne, la quarantaine, se dresse face à une ligne de gendarmes qui bloque l’accès à la place de la République à Rennes (Ille-et-Vilaine). Depuis 15 heures, la capitale bretonne baigne dans la confusion et le gaz lacrymogène. Anne observe les forces de l’ordre utiliser un camion à eau pour faire reculer des centaines de manifestants violents. Ces derniers ramassent des pavés pour les jeter. Les forces de l’ordre chargent.

Anne hurle : « Vous faites n’importe quoi avec vos armes de guerre. Pour quelques casseurs, vous chargez et nous empêchez de manifester ! » La rangée de gendarmes reste stoïque aux invectives. Une retraitée vêtue d’un chemisier rose s’approche avec des capsules de grenades lacrymogènes et abonde : « Regardez ce que vous jetez sur nos enfants. Marre des violences policières. Honte à vous ! »

Jean-Pierre, un retraité, s’interpose : « Vous dites n’importe quoi ! Les flics font ce qu’ils peuvent. Rennes est un champ de bataille. Vous parlez de violences ? Mais qui sont les violents ? » Le trio se lance dans une discussion de sourds. Le ton monte.

Soudain, de nouveaux jets de grenades lacrymogènes claquent au loin en réponse à des tirs de mortiers d’artifice. Les affrontements ont désormais lieu en tête du cortège composé d’au moins 10 000 personnes. Les gendarmes chargent avant de reculer, visiblement dépassés. Des manifestants violents les coursent. A 17 h 30, de violents affrontements se poursuivent dans Rennes.

Au moins 5 000 personnes, de tous les âges, ont défilé dans le calme à Besançon
Rue de la Préfecture, à Besançon (Doubs), à la fin de la manifestation, le 17 octobre 2026.
Rue de la Préfecture, à Besançon (Doubs), à la fin de la manifestation, le 17 octobre 2026.

Des milliers de manifestants ont défilé pacifiquement dans les rues de la préfecture du Doubs, samedi. Au départ de la place de la Révolution, noire de monde dès 14 heures, les rangs se sont étoffés durant la déambulation, sous les sourires et les bravos de certains commerçants. Au moins 5 000 personnes étaient présentes selon un premier compte réalisé par la radio locale ICI Besançon.
Le cortège composé de lycéens, d’étudiants mais aussi de familles avec enfants et de personnes âgées ou de personnes en fauteuil roulant a traversé la ville en passant sous la citadelle et s’est arrêté aux alentours de 16 h 15 dans la rue de la Préfecture.

Rue de la Préfecture, à Besançon (Doubs), à la fin de la manifestation, le 17 octobre 2026.
Rue de la Préfecture, à Besançon (Doubs), à la fin de la manifestation, le 17 octobre 2026.
Rue de la Préfecture, à Besançon (Doubs), à la fin de la manifestation, le 17 octobre 2026.
Rue de la Préfecture, à Besançon (Doubs), à la fin de la manifestation, le 17 octobre 2026.

Depuis, des jeunes essentiellement lycéens et étudiants, jouent au chat et à la souris avec les forces de l’ordre. Ils crient « ACAB », « tout le monde déteste la police », tirent des feux d’artifice… Une poubelle a pris feu. En face, des tirs de gaz lacrymogène ont été réalisés par les forces de l’ordre devant la porte de la préfecture. L’excitation est palpable, les téléphones portables brandis haut pour immortaliser la scène et la poster sur TikTok, certains crient : « Révolution ! » La rue refoule progressivement.

pc 17 ottobre - Ravenna/Porto: le mobilitazioni hanno costretto il Consiglio di Stato a una sentenza che da ragione alle richieste di trasparenza sui dati dei traffici di armi


La sentenza del Consiglio di Stato è una vittoria parziale, si riferisce ai dati numerici di un periodo relativo alla richiesta di trasparenza di armi, quindi già transitate, non permette di accertare traffici illeciti né di conoscere i paesi di provenienza e destinazione delle armi che transitano dai Porti ma impedisce alle Dogane di opporre il segreto ogni qualvolta i lavoratori e i cittadini richiedono la trasparenza di questi dati. 

Come sindacato impegnato nella lotta contro la guerra, i traffici di armi e la cancellazione di qualunque rapporto con lo Stato criminale genocida di Israele, ci uniamo alla soddisfazione espressa dal Coordinamento popolare contro i traffici di armi al Porto di Ravenna e dalla giornalista L. Maggiori e dall'avv. Maestri ma allo stesso tempo ribadiamo che il governo Meloni/Crosetto ci ha trascinato in una guerra che scarica sui lavoratori, le masse popolari e sugli studenti, e si fa beffe di Costituzione, legge 185/90, norme di diritto internazionale, pertanto continuerà ad autorizzare i transiti di armi come già accade in tutti i Porti italiani anche se con questa sentenza - che sarà un precedente - le Dogane non potranno rifiutarsi di fornire i numeri sulle armi transitate.

dallo Slai Cobas per il sindacato di classe di Ravenna 


COMUNICATO STAMPA del Coordinamento popolare contro i traffici di armi nel porto di Ravenna 

Questa mattina è arrivata la sentenza: il Consiglio di Stato ha dato ragione alla giornalista Linda Maggiori e al suo avvocato Andrea Maestri, facendo giurisprudenza: ha respinto l'appello delle Dogane di Ravenna che da gennaio si opponevano a divulgare (tramite accesso agli atti) la quantità delle armi passate dal porto di Ravenna, e che tramite avvocatura di Stato hanno invocato il segreto per via della "guerra mondiale a pezzi nella quale l'Italia è coinvolta". 

Con una guerra non dichiarata volevano erodere la democrazia.

No. Noi non ci stiamo.

Oggi facciamo la storia della trasparenza. La lunga vertenza legale per capire quante armi passano dal porto di Ravenna è giunta al termine e abbiamo vinto. Il giornalismo ha vinto, la democrazia ha vinto, la gente ha vinto. Ora tutte le Dogane d’Italia dovranno garantire la trasparenza sulle armi che passano. Alcuni giorni fa le Dogane di Trieste mi hanno negato i dati sulle armi che passano dal loro scalo con gli stessi motivi delle Dogane di Ravenna, ora dovranno adeguarsi anche loro. Dopo che il giornalismo e lo strumento dell’accesso agli atti è stato derubricato e svilito a “interesse personale” e a “scopo di lucro” dall’Avvocatura di Stato, (che dipende dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri), il Consiglio di Stato torna a dare dignità al lavoro di tutti noi giornalisti” dichiara la giornalista Linda Maggiori che a gennaio 2026 aveva fatto accesso agli atti, iniziando la lunga vertenza con le Dogane ravennati. 

La sentenza del Consiglio di Stato è una vittoria parziale, si riferisce ai dati numerici di un periodo relativo alla richiesta di trasparenza di armi già transitate, non permette di accertare traffici illeciti né di conoscere i paesi di provenienza e destinazione delle armi che transitano dai Porti ma impedisce alle Dogane di opporre il segreto ogni qualvolta i lavoratori e i cittadini richiedono la trasparenza di questi dati. 

Come sindacato impegnato nella lotta contro la guerra, i traffici di armi e la cancellazione di qualunque rapporto con lo Stato criminale genocida di Israele ci uniamo alla soddisfazione espressa dal Coordinamento popolare contro i traffici di armi al Porto di Ravenna edalla giornalista L. Maggiori e dall'avv. Maestri ma allo stesso tempo ribadiamo che il governo Meloni/Crosetto ci ha trascinato in una guerra che scarica sui lavoratori, le masse popolari e sugli studenti, e si fa beffe di Costituzione, legge 185/90, norme di diritto internazionale, pertanto continuerà ad autorizzare i transiti di armi come già accade in tutti i Porti italiani anche se con questa sentenza - che sarà un precedente - le Dogane non potranno rifiutarsi di fornire i numeri sulle armi transitate.

dallo Slai Cobas per il sindacato di classe di Ravenna 

Il  Coordinamento popolare contro i traffici di armi nel porto di Ravenna, si dichiara estremamente soddisfatto e grato:  “questo però è solo un primo passo, non ci basta sapere quante armi passano, vogliamo bloccarle. Il 30 ottobre a Ravenna stiamo organizzando una grande manifestazione, Ravenna infatti aderisce allo sciopero internazionale dei porti indetto da USB e da altri sindacati internazionali, con quasi 100 porti nel mondo che scioperano contro la guerra e il traffico di armi. Noi ci saremo, Ravenna ci sarà. 

LA SENTENZA sul ricorso numero di registro generale 6259 del 2026, proposto da Agenzia delle Dogane e dei Monopoli - Direzione Territoriale Emilia Romagna e Marche, Ufficio ADM Romagna 1, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dall'Avvocatura Generale dello Stato

(...)

Le motivazioni e gli argomenti opposti dall’amministrazione delle Dogane, anche per come integrati in sede difensiva, sotto questo profilo sono insufficienti, in quanto evocano interessi pubblici astratti e delineano generici pregiudizi che l’ostensione di un dato meramente numerico potrebbe arrecare, di cui tuttavia non viene chiarita la natura e non si dimostra la concretezza. 

Ritiene il Collegio che la ostensione di questi dati – soltanto numerici riferiti ad un periodo già decorso – nel doveroso contemperamento tra opposti interessi operato dal T.a.r. possa rappresentare un ragionevole punto di equilibrio per non svuotare di effettività la normativa sulla trasparenza. (...) Risulta inoltre che altre autorità doganali o capitanerie, a fronte di analoga istanza, non hanno invece opposto alcun interesse limite e fornito i dati richiesti dalla ricorrente (tra cui l'Agenzia delle Dogane di Livorno) configurandosi quindi apparentemente contraddittoria l’azione dell’amministrazione. Non si comprende per quale motivo analoga regola non debba valere anche per il porto di Ravenna. Infine, non si ravvisa abuso del diritto da parte della ricorrente, posto che l’accesso civico generalizzato può essere esercitato anche nell’esercizio dell’attività giornalistica, le istanze ad oggi presentate non possono essere qualificate massive e le informazioni oggetto di ostensione sono dati informatizzati, già in possesso dell’Amministrazione e di minima entità. 

Per le ragioni sopra esposte l’appello deve essere respinto. 

P.Q.M. Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta), definitivamente pronunciando sull'appello, come in epigrafe proposto, lo respinge.

pc 17 ottobre - Il Capitale è nocivo, non il lavoro. Ribellione operaia contro morti e sfruttamento

Torniamo sui lavoratori uccisi nei posti di lavoro, nella guerra di classe a senso unico che i padroni a difesa ed incremento del loro profitto, giorno per giorno portano avanti, posto posto.

Cinque lavoratori sono morti uccisi dal profitto nelle ultime 24 ore in altrettanti posti di lavoro, diversi tra loro, lontani tra loro, lavoratori con esperienza ed età differenti.

Ed a questa criminale lista dobbiamo aggiungere 5 operai travolti in Alto Adige dalla caduta di un solaio da 10 metri che stavano preparando per colare, due sono in condizioni gravi.

Questo per dire che il modo di produzione capitalista colpisce ovunque con la stessa logica. Contro questo dobbiamo attrezzarci, come classe operaia, come l’insieme dei lavoratori. Attrezzarsi e organizzarci.

A questo serve la Formazione Marxista che riprende proprio in questi giorni di ottobre e di cui parliamo negli altri post del blog, perché armare le menti e le mani degli operai, dei proletari, con la teoria vuol dire trasformarli in forza pratica rivoluzionaria.

Ce lo spiega scientificamente Marx, nel primo libro del Capitale dove riporta che le morti sul lavoro e l’usura fisica degli operai non sono incidenti casuali, ma una conseguenza strutturale e necessaria del sistema capitalista.

Analizzando a fondo questo fenomeno Marx, che aveva utilizzato i rapporti dei medici dell’epoca, documentando turni massacranti di trenta ore consecutive, ritmi innaturali e condizioni igienico- sanitarie pessime che portano all’invecchiamento precoce ed alla morte prematura della classe operaia.

E questo diceva per una ragione specifica, ben precisa, per il capitalista - il capitalista tanto quello del 19° secolo tanto quello di oggi nelle attuali condizioni - la forza lavoro degli operai è una merce da sfruttare al massimo nel minor tempo possibile e in tutte le condizioni, comprese quelle mortali.

pc 17 ottobre - INDIA: New Delhi ancora blindata da 6.000 poliziotti e continuano gli arresti illegali anche per aver sventolato la bandiera indiana...

Il regime messo in piedi dal fascismo hindutva di Modi non sopporta più nessun ostacolo ai propri piani al servizio dei padroni imperialisti e dei padroni del paese, neanche il riferimento alla bandiera tricolore! e continua con gli arresti illegali, la piazza delle manifestazioni Jantar Mantar vietata per sempre, e la repressione generalizzata.

Riportiamo l'articolo di oggi del quotidiano il manifesto

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Le proteste della gen z In India l’età mediana è 29 anni, ma chi comanda, e reprime, è sempre la gerontocrazia

Leggi ancheProteste contro il governo Modi: a New Delhi 50mila persone in corteo

Edizione 17/10/2026

 

Una manifestante viene arrestata durante una protesta a Nuova Delhi – Foto di Vipin/Ap

Più il confronto tra la società civile e il governo indiano prosegue, più pare evidente che l’esecutivo guidato dalla destra hindu sconti un drammatico deficit culturale e anagrafico nei confronti di chi, da quasi tre settimane, assieme ai social media si è preso anche le piazze della capitale New Delhi e non sembra abbia alcuna intenzione di fare passi indietro. Narendra Modi, il primo ministro che dal 2014 governa ininterrottamente il Paese, ha 76 anni; Amith Shah, il suo braccio destro storico e ministro degli interni, ne ha 61; Gyanesh Kumar, il capo della commissione elettorale accusato di brogli e al centro delle proteste popolari, ne ha quasi 65. Secondo le ultime stime, l’età mediana in India supera di poco i 29 anni: cioè metà della popolazione ha meno di 29 anni, e l’altra metà di più.

È UN DATO CENTRALE per provare a capire gli effetti devastanti che l’effervescenza e la reattività fulminea della Gen Z indiana urbana, rappresentata da gruppi variabilmente politicizzati che vanno dall’apolitico Cockroach janata party (Cjp, gli «scarafaggi») fino alla sinistra radicale della All India students’ association (Aisa), sta avendo sulla macchina della repressione e della propaganda di un regime fondamentalmente gerontocratico.

venerdì 16 ottobre 2026

pc 16 ottobre - ORE 12 Controinformazione rossoperaia - Il capitale è nocivo, non il lavoro. Ribellione operaia contro morti e sfruttamento

 

pc 16 ottobre - MILANO: SCIOPERO/MANIFESTAZIONE STUDENTI! Una bella, colorita, gioiosa, antifascista, antirazzista, contro la guerra e il governo Meloni/Valditara....

 

...una marea di giovanissime e giovanissimi studenti, alcuni alla loro primissima manifestazione, ha attraversato le strade del centro cittadino, colorito perché molti figli di immigrati e in maggioranza nati in questo paese

ribadito anche con cartelli espliciti
ma i temi forti erano la denuncia del fascismo


una denuncia forte del degrado delle scuole dove i soffitti cadono a pezzi, con insegnanti precari e i soldi spesi per la guerra

contro la repressione e la necessità di cacciare questo governo fascista
ma anche solidale con la Palestina sventolando decine di bandiere e creando consenso tra operai arabi che dalle impalcature dove stavano lavorando, si sono messi a fotografare e poi si sono fatti fotografare con la bandiera palestinese
contro Vannacci
ma anche l'elogio della festa, la festa della rivoluzione
e a conclusione del corteo davanti il Policlinico trovando applausi e consenso degli operatori sanitari che si sono affacciati alle finestre
e bruciando lo striscione davanti i cordoni di polizia.
Distribuendo volantino con articolo ORE12 sulla scuola e l'aggressione fascista al liceo Einstein e copie del giornale si è creato un clima e interlocuzione interessante. Dalla condivisione della denuncia/lotta contro il governo fascista; della necessità dell'antifascismo militante; contro una scuola che non vuole che si studi filosofia, con uno studente che ci dice "io voglio studiare filosofia, voglio studiare Marx". Ma anche l'empatia nel condividere gli slogan x la Palestina "fascismo sionismo nessuna differenza ora e sempre Resistenza" pregandomi di sventolare la loro bandiera palestinese. Una sorta di adozione andata e ritorno, con le domande e la curiosità loro di sapere perché eravamo in manifestazione e i tantissimi alla prima manifestazione che con semplicità ci hanno mostrato lo schifo per questo sistema. Una manifestazione che vuole continuare e prendere esempio dai loro colleghi francesi, sottolineato dallo slogan "tout le monde detest la police"

pc 16 ottobre - ORE 12 Controinformazione rossoperaia - Speciale Ex-Ilva - All'assemblea generale i segretari sindacali dicono: finiamo oggi il blocco e il 27 andiamo a Roma

 

pc 16 ottobre - INDIA: Il governo fascista hindutva mette in atto una repressione a tutto spiano contro le popolazioni che si oppongono alla svendita di terra, acqua, foreste... in nome dello "sviluppo"

"Nelle regioni adivasi ricche di minerali dell'India centrale e orientale, le comunità che resistono all'estrazione mineraria, ai progetti industriali, alle dighe e ad altri grandi sviluppi infrastrutturali affrontano azioni della polizia, procedimenti penali e l'arresto di leader del movimento e difensori dei diritti umani."

Riportiamo il comunicato della Campagna contro la Repressione di Stato (CASR) sugli ultimi attacchi del governo contro le popolazioni

La CASR condanna fermamente l'arresto di quattro attivisti nell'ambito dell'AP-UAPA, 2014; Esprime solidarietà con il popolo dell'Arunachal Pradesh che resiste alla proposta della mega-diga di Siang

Nuova Delhi: La Campagna contro la Repressione di Stato (CASR) condanna fermamente la detenzione di quattro attivisti ai sensi dell'Arunachal Pradesh Unlawful Activities (Prevention) Act (AP-UAPA), 2014, per essersi opposti agli studi del rapporto di pre-fattibilità (PFR) relativo al progetto multiuso Siang Upper (SUMP). La CASR si mostra solidale con il popolo dell'Arunachal Pradesh che si oppone

pc 16 ottobre - Torino: incursioni della polizia dentro le scuole occupate. Oggi sciopero

La borghesia teme lo spettro del "fare come in Francia" e si muove con tutto il suo apparato repressivo tra cui la campagna di criminalizzazione della stampa borghese, ma tutto questo non fa altro che alimentare l'incendio della prateria, perchè: "Siam tutti delinquenti solo per il padrone, siamo tutti compagni per la rivoluzione."

Noi lavoriamo con lo spirito di ribellarsi è giusto, ma organizzarsi per il potere proletario è necessario.

Torino: incursioni della polizia dentro le scuole occupate

venerdì 16 ottobre 2026 da InfoAut

Di seguito il comunicato pubblicato dall’Assemblea Studentesca delle scuole di Torino in merito ai fatti degli ultimi giorni.

La quasi totalità delle scuole torinesi è in occupazione a partire dalla settimana scorsa con l’intento di scendere in piazza tutte unite. Licei e istituti tecnici da giorni sono l’epicentro della lotta studentesca contro la riforma Valditara, il razzismo istituzionale, la guerra, la spesa per le armi, per chiedere urgenti

pc 16 ottobre - Ex Ilva Taranto/la cronaca della giornata di ieri a Bari nel racconto di un operaio cigs Ilva AS dello slai cobas presente

Quando la classe operaia si mobilita dimostra che non ha alcun bisogno di dipendere da una classe politica parassitaria al perenne servizio dell’interesse della grande borghesia. Certo, siamo d’accordo che il grande sciopero dei lavoratori dell’ex Ilva avrebbe dovuto avere inizio molto prima che si arrivasse al punto odierno, ma siamo anche d’accordo che meglio tardi che mai. Il grande sciopero (finalmente!) che ha portato al blocco da quattro giorni -al momento in cui scrivo- delle statali 100 e 106 e del varco autocisterne dell’Eni ha cominciato a creare disagi di una certa entità al territorio, dato che sono esse arterie fondamentali per il transito merci e persone e che alle pompe di benzina il carburante inizia seriamente a scarseggiare.

Durante un’assemblea tenuta al presidio dei lavoratori lo scorso martedì, i segretari di Fim-Fiom-Uilm-Usb hanno informato che l’incontro previsto alla Regione Puglia nella giornata di venerdì era stato anticipato al giovedì, un primo risultato di questa straordinaria lotta. Con questo non si sta assolutamente passando per ingenui dicendo che i politicanti di turno si siano messi una mano sulla coscienza, ma vuole invece dimostrare come pruda loro il culo quando la pressione si fa alta.

Questo incontro col presidente della regione ha portato a Bari circa 400 operai determinati a non cedere di un solo millimetro le proprie ragioni, ed una volta arrivati ci si è recati immediatamente sotto il palazzo. Poco dopo l’arrivo il presidente Decaro si è mostrato ai manifestanti prendendo la parola e

giovedì 15 ottobre 2026

pc 15 ottobre - Lo sciopero a oltranza degli insegnanti in Spagna

Il primo giorno 70 % di adesioni. Blocchi stradali delle principali arterie di Madrid.
Manifestanti caricati alla Complutense

Fonti di stampa e social media spagnoli:

https://www.elsaltodiario.com/comunidad-madrid/multitudinaria-manifestacion-primer-dia-huelga-indefinida-del-profesorado-educacion-publica

https://www.elsaltodiario.com/comunidad-madrid/comite-huelga-estima-un-70-seguimiento-del-paro-educativo-madrid

https://www.instagram.com/reel/DeefTA9tSzH/?exln=N3k3MHBpOGt4ZDU2

pc 15 ottobre - Ex Ilva - Cosa dice il decreto truffa del governo

Da ORE 12 del 14.10.26

Diamo un ulteriore aggiornamento dai blocchi degli operai delle Acciaierie di Taranto e dell'Appalto.

È il terzo giorno con una forte partecipazione di operai che bloccano tre arterie principali del collegamento tra la città e il resto delle strade: la via Appia, la via dove c'è lo stabilimento di Acciaierie Italia, la sua direzione, la via 106, per Reggio Calabria, bloccando le entrate ed uscite dei camion che trasportano il carburante dell'Eni.
Su questo, oggi si fa grande campagna, da parte del governo, della stampa, contro gli operai in blocco, dicendo che stanno togliendo la benzina alla città mettendo in discussione i rifornimenti dei distributori, l'arrivo del gasolio ai pullman, ai mezzi dell'Amiu e anche agli aeroporti vicini. E qualcuno - ultra-speculativo - dice che sta mancando il gasolio agli ospedali, chiaramente si tratta di una menzogna. I blocchi stanno incidendo sulle forniture, e questo era giusto e necessario, ma non è affatto vero che la situazione è quella che viene descritta dalla stampa borghese, a servizio innanzitutto del governo e del Ministero degli Interni che vuole trovare pretesti per costringere i lavoratori a lasciare i blocchi, ipotizzando, come si dice anche ai blocchi, un intervento diretto degli agenti antisommossa. Si tratta di voci su cui neanche noi vogliamo speculare, sapendo che il problema qui è quello della forte resistenza e della lotta degli operai.

Detto questo, oggi le ragioni per bloccare tutto sono aumentate di cento volte, perché il governo sciagurato della Meloni e Urso, con un indirizzo che è condiviso da tutti i governi e rappresenta gli interessi particolari e generali dei padroni, ha partorito nella tarda serata di ieri un decreto che è un rimedio peggiore del male. Bisognerebbe dirgli “lasciate stare, non fate nulla piuttosto che fare decreti di questo genere”.

Cosa si è deciso con questo decreto?

A premessa si dice che il governo interviene sul futuro dell'Ilva con un pacchetto di misure che riguardano la funzionalità degli impianti, il sostegno ai lavoratori, la tutela delle imprese dell'indotto e la reindustrializzazione delle aree disponibili.

Il primo provvedimento è quello di mantenere gli impianti in riscaldo, non in funzione, vale a dire in una possibilità di loro ripresa in tempi relativamente brevi rispetto al fermo generale. 
Noi dicevamo che gli impianti non dovevano essere messi in riscaldo prima della sentenza della

pc 15 ottobre - oggi ore 12 non è uscito per impegno dei redattori - torniamo venerdi alle ore 12 -

 

pc 15 ottobre - Alla manifestazione di ieri a Palermo contro il governo del carovita e del caroprezzi

Ieri pomeriggio siamo intervenuti alla manifestazione promossa da Cgil a Palermo contro il carovita e il caro prezzi, alcune migliaia i manifestanti con diverse delegazioni di lavoratori del pubblico impiego, operai agricoli, una rappresentanza di operai metalmeccanici, lavoratori precari come i riders, lavoratrici scuola, pensionati, giovani. 




Dal concentramento davanti la sede attuale del Comune a Palazzo Comitini  il corteo si è snodato lungo le vie del centro storico per arrivare alla Prefettura. 




Abbiamo diffuso al concentramento e lungo un pezzo del corteo  tra i lavoratori e lavoratrici un volantone ben accolto contenente un articolo di Controinformazione rossoperaia su " Le balle della Meloni su inflazione e gli interventi spot del governo fondati sul populismo verso le masse, ma in realtà per non andare ad intaccare i profitti dei padroni" così una buona diffusione è stata fatta del giornale stampato di Controinformazione rossoperaia.  Questo volantone è stato anche affisso lungo le vie attraversate dal corteo. 


Abbiamo avuto modo di parlare con diversi manifestanti facendo anche delle interviste di cui riportiamo alcuni video, rabbia generale contro un governo che fa gli interessi dei ricchi, come ha denunciato una donna pensionata, e in sintonia con quanto portato con i materiali sul governo delle balle, dei proclami e delle bugie ai lavoratori, operai, proletari, giovani... 


precario rider


rappresentante operai agricoli


pensionata 

pc 15 ottobre - Milioni di poveri e un pugno di ricchi: è il sistema capitalista imperialista che porta alla guerra





Partiamo da uno studio del Politecnico di Milano, che si basa a sua volta su una ricerca del Banco Alimentare, sulla povertà che esiste in questo Paese e sulla ricchezza. Sulla povertà il Banco Alimentare fa un'analisi abbastanza cruda, non che i dati non si conoscessero, per esempio quelli della povertà assoluta, sono anni che si sbandiera come se fosse una cosa normale il fatto che in questo Paese ci siano quasi 6 milioni di poveri assoluti, ”assoluti” significa che non riescono a mangiare tre volte al giorno, 6 milioni sulla popolazione di oramai 58 milioni di persone. Quindi una bella fetta di persone in questo Paese praticamente non riesce a sopravvivere, e siamo una delle potenze industriali del mondo, come va blaterando la Meloni insieme a tutti i suoi accoliti.

In questo studio si dice che il 56% delle persone in povertà assoluta non riceve alcun sostegno alimentare, perché il Banco Alimentare, insieme ad altri enti che si occupano di dare da mangiare ai poveri, come la Caritas e altri enti, non riesce a coprire tutto lo spettro dei poveri. Quindi il 56% rimane fuori mentre si copre, a quanto pare, soltanto il 44%.

Negli anni è cambiata anche la “povertà” che viene registrata in questo Paese e qui si dice che fino a sei anni fa, prima del covid, erano in maggioranza stranieri, senza tetto o anziani a ritirare pacchi pieni di cibo. Oggi il 77% di chi è aiutato in modo continuativo è rappresentato da famiglie con minori, italiani, il 42% in prevalenza al sud, stranieri dove l’incidenza maggiore al nord. Ci sono poi tanti lavori da basso reddito, quelli che in inglese si chiamano working poor dai tempi di Marx comunque e che sarebbero quelli il cui salario è diventato insufficiente a far fronte ai costi della vita soprattutto nelle grandi città, quelli che non riescono, pur lavorando, a risolvere i problemi dell'alimentazione quotidiana.

Praticamente la cifra complessiva di questi che ricevono il pasto quotidiano è di 1.800.000 persone, quindi rispetto ai 6 milioni di poveri assoluti ne rimangono fuori tantissimi.

Ma in un paese imperialista, nel paese del capitalismo/imperialismo, questo per la borghesia è un dato normale da accettare.

Nessuno si mette in testa di propagandare “la fine della povertà” perché per questo sistema la fine della povertà è impossibile. Le famiglie con i bimbi, gli anziani soli, i disoccupati, le madri con figli, malati cronici, c'è una serie di persone che sono costrette ad andare ogni giorno a cercarsi da mangiare presso questi enti.

Qui addirittura si dice che uno stipendio, in particolare al Nord, tra i 1.500 e i 1.800 euro al mese, è sempre più difficile sostenere i costi di un mutuo, dell'affitto, ecc.

Quindi anche persone che potrebbero permettersi sono costretti ad andare in questi luoghi. Nella sostanza quello che manca è diventato un lusso, dove il “lusso” sarebbe la carne, la frutta, il pesce, l'olio, il caffè, lo studio li definisce addirittura “un miraggio”.

Quindi stiamo parlando di una situazione veramente assurda e incresciosa che però, ripetiamo, nel sistema capitalista è considerata assolutamente normale, con cui convivere, di tanto in tanto qualcuno pensa di fare una propaganda attenuando i problemi che ci sono da questo punto di vista. Ma è una presa in giro colossale, sia dal punto di vista strutturale del sistema capitalistico, perché, a parte il fatto che la ricchezza c'è, ma attenuare come? In che forma? Da dove poi li prendi i soldi visto che dici che non ce ne sono?

Quindi serve solo a buttare fumo negli occhi invece a chiunque contesti davvero i dati della borghesia, il modo di essere della borghesia che prevede che ci siano i poveri, che esistano i poveri e questi indistintamente, partiti politici, enti di vario genere, esprimono non solo un pensiero assolutamente inutile, ma l'ironia e il cinismo stanno nel fatto che dall'altro lato abbiamo la ricchezza che aumenta.

pc 15 ottobre - I padroni nel panico per la fine del Pnrr, vogliono i soldi dei conti correnti!

Senza più il Pnrr “È come togliere l'acceleratore. Non ci sarà un crollo degli investimenti, ma l'economia deve trovare altre gambe per crescere. Questa è la sfida vera", dice il direttore generale di Confindustria, Maurizio Tarquini (v. Ansa)

Ma lo ha ribadito senza sosta anche direttamente il presidente di Confindustria, Orsini!

Insomma sono presi dal panico della fine dei soldi gratis del Pnnr e chiedono altri interventi per reperire risorse: "La via è quella di avvicinare il risparmio privato all'investimento pubblico".

Perché proprio grazie ai soldi pubblici del Pnrr ci sono stati "comparti che si sono retti su incentivi e

pc 15 ottobre - La repressione di massa non ferma la lotta degli studenti in Francia

France : 8000 gardes à vue et 26 détentions provisoires depuis le début de la mobilisation lycéenne

Le 13 octobre 2026, l’acte V de la mobilisation lycéenne a rassemblé jusqu’à 480 000 manifestants à travers le pays pour exiger notamment des moyens pour l’enseignement public, l’abrogation de Parcoursup et la fin de la répression. Partout sur le territoire, de Paris à Toulouse en passant par Lyon et

pc 15 ottobre - Il ministro della guerra Crosetto getta benzina sul fuoco: “Più sicuri con i radar nei Balcani”


In occasione del passaggio di consegne tra comandi Nato per la missione in Kossovo, la Kfor, che adesso passa ad un italiano, il gneerale Vergori, cerimonia tenutasi nella base di Camp Film City di Pristina, ili ministro della guerra Crosetto ha detto: “Proseguiremo anche quando Kfor diminuirà il suo impegno in Kosovo”, lo scopo è “mettere in sicurezza i Balcani, utilizzarli anche in futuro pensando di installare qui radar che ci consentano di difendere questi Paesi sia il nostro, per prevenire minacce.” Ma da dove arriverebbero queste minacce?

E Crosetto lo dice senza pensare minimamente di gettare benzina sul fuoco delle guerre già incorso. “Se si considera che i missili che hanno colpito gli aeroporti in Arabia Saudita hanno raggiunto la velocità di

pc 15 ottobre - 10° lezione su Il Capitale - Ma quanto può durare il tempo di pluslavoro?

"Su questo punto la posizione del capitalista e la posizione del lavoratore salariato sono assolutamente inconciliabili, perchè non riguardano le intenzioni individuali del capitalista o dell'operaio, ma il fatto che i capitalisti e gli operai rappresentano gli interessi di due CLASSI, dunque due soggetti collettivi contrapposti..." - E allora, che avviene? Lo capiremo nella lezione del Prof. Di Marco venerdì

pc 15 ottobre - Ex Ilva - una ripresina della produzione solo per fermare la lotta?

infostampa

Gli stabilimenti ex Ilva di Taranto e Genova continueranno a produrre

Gli stabilimenti ex Ilva di Taranto e Genova continueranno a produrre. Per Novi Ligure, invece, i commissari straordinari di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria puntano a individuare una soluzione entro il primo trimestre del 2027, con l’obiettivo di scongiurare la chiusura del sito. È quanto si legge nel documento trasmesso alle organizzazioni sindacali, con il programma degli interventi per contenere gli effetti della contrazione produttiva, salvaguardare i livelli occupazionali e tutelare le imprese dell’indotto.

La comunicazione arriva in una fase delicata della vertenza, mentre a Genova prosegue la mobilitazione dei lavoratori. Dopo tre giorni di presidio in largo Eros Lanfranco, un gruppo di dipendenti ha occupato la Prefettura per protestare contro le prospettive dello stabilimento ligure.

I commissari ribadiscono che le sospensioni tecniche previste tra una fase produttiva e l’altra rientrano in un piano di continuità industriale e occupazionale e non rappresentano una cessazione dell’attività. Per Taranto e Genova è previsto il progressivo richiamo dalla cassa integrazione straordinaria del personale necessario alle lavorazioni.

Taranto, 365mila tonnellate di bramme per la laminazione

Per lo stabilimento ionico il programma si basa sugli accordi di laminazione conto terzi avviati con alcune delle principali imprese siderurgiche italiane. I commissari hanno già sottoscritto con tre società ordini per la laminazione di circa 365mila tonnellate di bramme, quantitativi destinati ad alimentare le successive fasi di lavorazione.

Le prime ricadute organizzative riguardano il personale degli impianti marittimi e del trasporto ferroviario, già richiamato dalla cassa integrazione straordinaria per garantire la movimentazione dei materiali necessari alle attività produttive.

Il programma prevede poi il rientro, nei primi giorni di novembre, dei lavoratori addetti all’esercizio e alla manutenzione del Treno Nastri 2, l’impianto destinato alla laminazione a caldo dei semiprodotti. Si tratta di una fase centrale del calendario operativo predisposto per lo stabilimento di Taranto.

La laminazione delle bramme è programmata dal 10 novembre al 14 dicembre 2026. Al termine delle lavorazioni, entro il 19 dicembre, dovranno essere completate le operazioni di messa in sicurezza degli impianti.

Il piano non si esaurisce con il primo ciclo. Una seconda fase è prevista dal 7 gennaio 2027 per tutto il mese, mentre i commissari stanno lavorando per ampliare gli ordinativi già acquisiti e definire nuovi accordi con altri operatori siderurgici. L’obiettivo è garantire ulteriori lavorazioni per l’intero primo semestre del 2027.

L’estensione dell’attività dipenderà dalla conclusione di queste trattative e dalla disponibilità di nuove commesse. Gli ordini già sottoscritti per 365mila tonnellate rappresentano intanto la base del programma di laminazione avviato per il sito ionico.

Genova, forniture per 35mila tonnellate di coils al mese

Per lo stabilimento ligure i commissari confermano la prosecuzione delle attività sulle linee di zincatura, decapaggio e produzione di banda stagnata fino alla fine di novembre 2026, utilizzando i coils attualmente disponibili e impiegando le maestranze.

Parallelamente, sono in corso trattative avanzate con operatori esterni per nuove forniture e accordi commerciali, anche attraverso la laminazione conto terzi. La conclusione delle negoziazioni è attesa entro circa dieci giorni, ma gli accordi non risultano ancora finalizzati.

L’obiettivo è assicurare a Genova una fornitura di 35mila tonnellate mensili di coils: 25mila destinate alle linee di zincatura e decapaggio e 10mila alla produzione di banda stagnata. Il richiamo del personale necessario alla ripresa delle lavorazioni è previsto a partire dall’11 gennaio 2027.

Tra l’esaurimento dei materiali attualmente disponibili, previsto a fine novembre, e l’avvio delle nuove lavorazioni si renderà necessaria una sospensione tecnica di alcune settimane. Secondo i commissari, la pausa non equivale a una chiusura: le linee dovrebbero riprendere regolarmente l’attività una volta disponibili i nuovi materiali e perfezionati gli accordi commerciali.

Novi Ligure, il nodo dei coils idonei

Più incerta la situazione di Novi Ligure, dove non è stata ancora individuata una soluzione definitiva. I commissari dichiarano di essere consapevoli delle difficoltà affrontate dai dipendenti e confermano l’impegno a individuare condizioni analoghe a quelle previste per Taranto e Genova.

La principale criticità riguarda la disponibilità di coils con caratteristiche tecniche compatibili con gli impianti di laminazione del sito piemontese. L’obiettivo indicato è arrivare, ragionevolmente, entro il primo trimestre del 2027 a una soluzione in grado di sostenere la continuità produttiva.

Al momento, tuttavia, per Novi Ligure non è stato definito un accordo equivalente a quelli già avviati a Taranto o in fase avanzata a Genova.

Il piano per salvaguardare produzione e occupazione

Il documento dei commissari delinea un programma basato sull’acquisizione di commesse e sulle forniture di materiale da parte di operatori esterni, con il progressivo richiamo dalla cassa integrazione del personale necessario alle diverse fasi produttive.

Per Taranto, i passaggi immediati sono già scanditi: richiamo delle maestranze degli impianti marittimi e ferroviari, rientro del personale del Treno Nastri 2, laminazione dal 10 novembre e messa in sicurezza degli impianti entro il 19 dicembre. La seconda fase è prevista a gennaio, mentre proseguono le trattative per ampliare le lavorazioni nel primo semestre del 2027.

Per Genova, la continuità oltre novembre dipende dalla conclusione degli accordi per le forniture di coils. Per Novi Ligure, invece, resta da risolvere il problema dell’approvvigionamento di materiale idoneo.

I commissari confermano che le sospensioni tecniche previste a Taranto e Genova non costituiscono una cessazione dell’attività, ma intervalli funzionali all’organizzazione delle successive fasi produttive. Il piano punta a contenere gli effetti della contrazione produttiva e a tutelare l’occupazione e l’indotto, ma la sua attuazione dipenderà dalla disponibilità dei materiali e dal perfezionamento degli accordi commerciali ancora in corso.