Il decreto permanente: governare attraverso la paura.
Il governo dichiara guerra al disagio che non sa governare.
Dopo le proteste di Milano, il governo rilancia la ricetta del pugno duro: nuovi reati, misure preventive, stretta sui minorenni e militarizzazione dello spazio urbano. Non è soltanto una risposta agli scontri, ma il segnale di una politica che preferisce sorvegliare le conseguenze delle disuguaglianze piuttosto che mettere in discussione le condizioni che le producono.
C’è un momento in cui la retorica della sicurezza smette di essere una promessa e rivela la propria natura quando, di fronte a un problema che si ripresenta ostinatamente, il potere non cambia strategia ma aumenta la dose di repressione. È quello che accade quando le piazze si riempiono di giovani, le tensioni sociali diventano visibili e il governo risponde con nuovi reati, maggiori poteri di polizia, restrizioni preventive e militari nelle strade.
Il governo Meloni sembra aver trasformato questa sequenza in un metodo di governo. Ogni conflitto diventa un’emergenza, ogni emergenza giustifica un nuovo intervento legislativo, ogni intervento viene presentato come la dimostrazione di una fermezza che dovrebbe rassicurare il Paese. Ma dietro la scenografia dell’autorità rimane una domanda che la propaganda non riesce a cancellare: se le politiche securitarie fossero davvero sufficienti a risolvere le cause dell’insicurezza, perché il disagio continua a riemergere, coinvolgendo generazioni e contesti sempre diversi?
La risposta è inevitabile: la repressione può contenere una manifestazione, non può governare una società che produce esclusione.
Il nuovo decreto sicurezza, approvato il 20 ottobre si inserisce in una lunga successione di interventi che










Sono parà della folgore i 500 soldati attesi a Milano, alcuni anche specializzati nella guida dei droni. Come ha spiegato il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi al termine del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza che si è tenuto in vista del weekend, «avranno la massima mobilità sul territorio». A disporre del loro utilizzo sarà il prefetto nell’ambito del progetto «Strade sicure»…












