domenica 22 febbraio 2026

pc 22 febbraio - Ieri giornata importante di solidarietà ad Anan al carcere di Melfi e a tutti i prigionieri palestinesi - in legame/collegamento con i presidi alle carceri di Rossano e Ferrara

 Una bella, combattiva, sentita iniziativa al carcere di Melfi per dire forte: Anan siamo di nuovo qui con te; lotteremo fino alla tua liberazione, ancora di più contro la grave condanna - Palestina libera! Ora più che mai con la Resistenza palestinese.

Da vari posti della Basilicata, da Taranto, da Brindisi a Bisceglie, Bari, alla Campania, ecc. rappresenti e delegazioni di compagne e compagni, di donne, giovani, operai. 

Abbiamo gridato per far arrivare la nostra voce all'interno del carcere; tanti importanti interventi di denuncia del genocidio che continua, dei mostri Netanyahu, Trump, contro la complicità del governo Meloni che chiede da serva il suo tornaconto affaristico sulla "ricostruzione" di Gaza, contro la repressione, lo Stato di polizia che tiene in galera tanti palestinesi e solidali con la Palestina, ecc. ecc.

L'appello alle prossime mobilitazioni nazionali e locali, in particolare quella del 1° marzo per la liberazione di Hannoun a Terni; 

in legame con la mobilitazioni contro Eni, Leonardo, Fondo Flacks e con le nuove iniziative in preparazione al consolato onorario affaristico di Bari e alle Basi militari contro la militarizzazione e il riarmo

Bello, emozionante è stato il collegamento telefonico con i presidi in contemporanea a Rossano e a Ferrara, dove sono rinchiusi altri prigionieri politici palestinesi.

Rabbia, combattività, ma anche gioia, per essere sempre e ancora qui uniti e determinati, ogni realtà con il suo apporto - Questo ha significato anche il ballo palestinese davanti al carcere - di cui pubblichiamo un breve video. 

In questo blog vogliamo dare una prima immagine del presidio a Melfi con alcune foto e il video.

Seguiranno interventi  




pc 22 febbraio - Per Valerio Verbano migliaia in corteo a Roma - Ora e sempre Resistenza!

 

pc 22 febbraio - La Multinazionale indiana Jindal messa sotto accusa dalla commissione Onu diritti umani per la sua azione contro gli operai e le popolazioni indigene in India

UN Experts Raise Alarm: JSW Steel Project in Odisha Under Global Human Rights Scrutiny

In a significant intervention that underscores the growing global concern over corporate-led resource extraction in India, a group of United Nations Special Rapporteurs has issued a strongly worded communication to JSW Steel Ltd., flagging serious allegations of human rights violations linked to its proposed integrated steel plant in Odisha’s Jagatsinghpur district.

The letter dated 17 November 2025, sent under the UN Human Rights Council’s Special Procedures, points to potential violations affecting over 30,000 people—primarily Adivasis, forest dwellers, Dalits, and fishing communities—whose lives and livelihoods are deeply intertwined with the region’s

pc 22 febbraio - Formazione rivoluzionaria delle donne - Perchè la piattaforma delle donne, non per migliorare ma per rovesciare questo sistema - Unire pratica e teoria

 

Dossier richiedibile a mfpr.naz@gmail.com
o WA 3408429376
Avvicinandosi l'8 marzo e lo sciopero delle donne che quest'anno si terrà il 9 marzo, riteniamo che nella FRD di questa settimana è importante spiegare il significato della "piattaforma delle donne/lavoratrici" che l'Mfpr porta nello sciopero, e le caratteristiche/differenze di questa piattaforma.

pc 22 febbraio - Da Antonio Mazzeo una dettagliata denuncia della complicità dell'Italia e delle sue industrie a Gaza all'assemblea a Taranto

Dall'intervento di Antonio Mazzeo, ricercatore, all'assemblea della Freedom Flotilla del 14 febbraio a Taranto


...
ho accumulato un altro debito con i compagni palestinesi perché credo che dobbiamo assolutamente rafforzare ulteriormente il nostro impegno sapendo benissimo che gli spazi di agilità per noi si sono ridotti.

Non lamento nulla, questo tempo oggi è orribile. Mi sono messo a leggere il decreto Romeo sull'antisionismo e l'antisemitismo.

Quello che a me personalmente preoccupa molto più del sostegno che questo Paese sta fornendo a Israele per perpetuare il genocidio sulla popolazione palestinese è esattamente mutuare da Israele le modalità con cui gestisci il Paese, con cui gestisci l'economia, con cui gestisci la finanza. E nel resto, le sorelle, i fratelli migranti e quello che succede nel Mediterraneo sono i laboratori scientifici per poi applicare le modalità di controllo sociale e di limitazione dei diritti fondamentali verso quelli che oggi ritengono di essere fortunati perché hanno la cittadinanza che oggi viene negata alle sorelle, ai fratelli palestinesi.

Tra l'altro, attenzione, perché nell'ultimo decreto, quello della militarizzazione del Mediterraneo, quello che formalmente dichiara guerra con il blocco navale, si riproduce in territorio italiano esattamente quello che Israele fa con le armi ormai, nei due terzi del Mediterraneo. E quello che oggi viene minacciato alle imbarcazioni dei migranti serve soltanto per impedire le operazioni di soccorso, quelle

pc 22 febbraio - Contro la canea fascista in Francia cavalcata in Italia da Meloni - controinformazione e sostegno a tutti gli antifascisti francesi

La verità su Lione e altro sulla situazione francese

L’intervista di Radio Onda d’Urto a Pierre, della redazione di Contre Attaque.

Pierre, è un piacere averti con noi perché, con il collettivo Contre Attaque, avete condotto una vera contro-inchiesta che ha messo in discussione la versione iniziale diffusa dalla procura e da alcuni media. Avete fatto emergere come in realtà gli aggressori siano i gruppi fascisti. Pierre, puoi spiegare a chi ci ascolta le dinamiche che siete riusciti a ricostruire e citare le fonti che vi hanno permesso di ribaltare la narrazione?

D’accordo. Prima di tutto, per gli amici e le amiche che ci ascoltano in Italia, bisogna precisare il contesto di quanto accaduto il 12 febbraio a Lione. Quel giorno c’è stata un’azione condotta dall’estrema destra che da anni organizza provocazioni e attacchi ai meeting di sinistra in tutta la Francia.

Si tratta di dispositivi piuttosto astuti, messi in atto da un gruppo chiamato Némésis, che si definisce femminista ma che in realtà strumentalizza il femminismo per denigrare i musulmani, l’Islam e gli stranieri. È un’operazione di propaganda ben congegnata: il gruppo filma tutte le sue azioni, si presenta davanti agli eventi di sinistra per disturbarli, provoca i militanti e poi diffonde i video delle eventuali reazioni per dire che la sinistra li ha aggrediti.

Questo accade da anni. Il gruppo Némésis ha già proceduto così per esempio durante le manifestazioni femministe come quella dell’8 marzo, presentandosi con cartelli razzisti e un servizio d’ordine di

pc 22 febbraio - Riprendono le azioni a Torino - Nessun passo indietro, dopo il 31 gennaio..., anzi andiamo avanti!

Torino, azioni dimostrative contro Città dell’Aerospazio, Leonardo e Politecnico, ritenuto complice della guerra

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TORINO – Dopo il presidio della mattinata al Balon, nel pomeriggio gli attivisti di Assemblea antimilitarista si sono spostati tra il Politecnico di Torino e la sede torinese di Leonardo, annunciando in una nota una serie di azioni dimostrative contro il cantiere della futura Città dell’Aerospazio, nell’area di corso Marche.

Secondo quanto riferito dagli stessi promotori, il cancello d’ingresso del cantiere sarebbe stato chiuso con un lucchetto e sarebbe stato esposto uno striscione con la scritta “No città delle armi”. L’area è

pc 22 febbraio - Il governo autorizza RWM Italia a raddoppiare la produzione di armi in Sardegna - Sono questi gli accordi Meloni/Merz

19 Febbraio 2026 - 19:26

«Il sito di RWM Italia (Gruppo Rheinmetall) diviene pienamente operativo». Così il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) ha annunciato il via libera per il rilancio dello stabilimento dell’azienda tedesca delle armi Rheinmetall di Domusnovas, nel Sulcis, in Sardegna. Il progetto permette all’azienda partner di Leonardo per lo sviluppo di sistemi d’arma e carri armati di raddoppiare la propria produzione di armi. La decisione del ministero dell’Ambiente è arrivata dopo un lungo percorso nelle aule di tribunale, al termine del quale la Regione avrebbe dovuto pronunciarsi sull’autorizzazione in merito alla Valutazione di Impatto Ambientale. Dopo settimane di inazione da parte della giunta, è subentrato il MASE, che ha dato il via libera al piano. Le nuove linee di produzione sono contestate da diverse realtà ambientaliste e pacifiste sarde, che chiedono la riconversione dell’impianto nell’ottica della diversificazione della produzione e del rispetto degli ideali di pace.

L’approvazione dell’autorizzazione ambientale per l’ampliamento della produzione nella fabbrica di RWM Italia da parte del MASE è arrivata il 17 febbraio, ma il provvedimento del ministero non è

sabato 21 febbraio 2026

pc 21 febbraio - Le tesi padronal--sindacali su salario/produttività al servizio dei tagli effettivi dei salari dei lavoratori

 una critica in larga parte condivisibile

La causa dei salari da fame e la cortina di fumo della produttività

Coniare rivolta | coniarerivolta.org

11/02/2026

Certi miti, si sa, sono duri a morire. Certi altri, tuttavia, sono orchestrati ad arte per scaricare le colpe di un fenomeno verso qualcosa di inafferrabile, vago, evanescente o comunque molto lontano. In questo modo, il colpevole resta celato dietro una misteriosa cortina di fumo, nella speranza di farla franca.

È il caso della drammatica situazione dei salari in Italia che viene attribuita, ormai da decenni dai liberisti di varia risma, alla stagnazione della produttività del lavoro. E a seguire una serie di argomentazioni cervellotiche per andare alla ricerca del perché mai la produttività in Italia non cresca in maniera sufficiente da far (automaticamente) crescere anche i salari reali.

L'ultima strombazzata in tal senso arriva dal solito Osservatorio sui Conti Pubblici con un articolo a firma di Giampaolo Galli e Fabio Martino che, alla domanda sul perché le retribuzioni in Italia siano così basse risponde con una certa sicumera: "La spiegazione più convincente è la stagnazione della produttività che induce le imprese a opporre resistenza alle richieste di aumenti". E ancora: "Il nodo centrale resta dunque la produttività: senza un suo rafforzamento, lo spazio per aumenti retributivi elevati e duraturi rimane strutturalmente limitato."

L'Osservatorio, dicevamo, non è nuovo a queste uscite. Carlo Cottarelli, senior economist

pc 21 febbraio - Il Board of Peace di Trump: ricostruzione sul genocidio, con il governo Meloni a far da bacia-pantofola


Il “Board of Peace" voluto e presieduto da Trump si è riunito per avviare la nuova fase dell’operazione sionista, nazista, colonialista a Gaza, dove, dopo il genocidio, la deportazione, la distruzione di Gaza, ora continuando nei massacri, morti per fame, torture immane verso i prigionieri, vuole raccogliere i suoi frutti, e imporre la pace imperialista costruita sul sangue di migliaia di palestinesi, tantissimi bambini.

Marx nel parlare di un antenato di Trump diceva nel 18 brumaio: "Pagliaccio serio" che non prende più la storia per una commedia, ma la propria commedia per storia universale" – e così passando dalla farsa alla tragedia.

Come hanno scritto alcuni giornali, il "Board of peace è un laboratorio di nuova governance internazionale che intreccia Medio Oriente, competizione tra grandi potenze e ridefinizione del multilateralismo

La barbarie, senza fine che ha portato a quasi 75mila morti a Gaza (quelli trovati) che ha usato armi termiche e termobariche che hanno disintegrato 2842 palestinesi, cancellando ogni traccia dei loro corpi, che non si possono neanche seppellire e piangere, che ha uguagliato l'orrore nazista, oggi trova la celebrazione di questo orrore nel “Consiglio di pace”.

"Nel merito, il piano prevede la progressiva smilitarizzazione di Hamas come condizione imprescindibile per il dispiegamento pieno dei fondi e per l’avvio della "normalizzazione civile". Senza disarmo, sostengono Washington e i paesi arabi più vicini alla linea americana, non può esserci sicurezza né attrazione di investimenti" - Da L'Internazionale

Nella prima riunione Donald Trump ha fatto chiaramente il suo show, tra evidenti falsità "la guerra in

pc 21 febbraio - Milano Sbirri assassini e forse anche peggio - e a questi che Meloni Salvini Piantedosi vogliono dare lo scudo penale

 

La pistola che non c’era

Milano, boschetto di Rogoredo. 26 gennaio, un lunedì, chiunque abbia vissuto a Milano sa bene cosa succede in quel boschetto. Una specie di zona franca dove c’è spaccio, droga e chissà che altro. Non un posto dove fare un picnic.

Il luogo c’entra poco. Abderrahim Mansouri ha ventotto anni. Lo chiamano Zack. Esce dalla boscaglia nei pressi di via Impastato, nel ventre verde e buio di uno dei più noti mercati a cielo aperto della droga d’Europa. Davanti a lui, a venti metri, c’è un uomo in borghese. Poliziotto. Assistente capo del commissariato Mecenate. Un colpo solo, preciso, alla tempia destra. Zack cade. Muore.

Ore dopo, in questura, il poliziotto mette a verbale: “Ci siamo qualificati dicendo: ‘fermo polizia’. E lui ha tirato fuori dalla tasca un’arma puntandomela contro“.

Insomma, un’arma viene ritrovata accanto al cadavere. È una pistola finta. Una replica con il tappo rosso, simile a una Beretta 92.

Poi arriva la svolta che trasforma una storia già brutta in qualcosa di più inquietante, la scientifica non trova le impronte di Zack sull’arma. Secondo gli inquirenti coordinati dal procuratore Marcello Viola e dal pm Giovanni Tarzia, quella pistola non era nella mano di Mansouri. Era stata portata lì da qualcun altro, probabilmente da un collega che, stando al verbale, si trovava a cinque metri dietro al tiratore.

Mentre Zack agonizzava, gli agenti hanno aspettato oltre venti minuti prima di chiamare i soccorsi. Quella pausa, secondo la procura, serviva a sistemare la scena. Quattro poliziotti sono iscritti nel registro degli indagati per favoreggiamento e omissione di soccorso. Il poliziotto che ha sparato è indagato per omicidio volontario, senza l’attenuante della legittima difesa.

Ma c’è un elemento che cambia la natura dell’intera vicenda: Cinturrino conosceva Mansouri. Secondo quanto emerso dalle indagini, lo avrebbe visto in volto prima di sparare, e i due avevano avuto contrasti in passato. Non è un colpo sparato nell’incertezza del buio contro uno sconosciuto che si muove in modo minaccioso. È un colpo sparato a un uomo che il poliziotto conosceva.

pc 21 febbraio - Cassazione e repressione a Genova - un colpo al cerchio e uno alla botte - NON CI SIAMO

Danni durante un corteo: per 13 manifestanti divieto di uscire la sera e obbligo di dimora a Genova

La decisione della Cassazione: no all'obbligo di firma. Inizialmente la Procura aveva chiesto il carcere per 26 persone

Genova. Avranno l’obbligo di dimora e Genova e dovranno restare in casa nelle ore notturne i 13 manifestanti antagonisti accusati di danneggiamento aggravato in concorso durante il corteo del 5 maggio 2024. Lo ha deciso la Corte di Cassazione che ha in parte confermato la decisione del tribunale del Riesame a cui avevano fatto ricorso gli avvocati dei 13, ma ha annullato l’obbligo di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria. Le misure, che sono diventate esecutive in queste ore, sono state disposte per il rischio di reiterazione del reato.

Si tratta di misure in ogni caso molto più contenute rispetto a quelle inizialmente richieste dal pm Giuseppe Longo che aveva chiesto per 26 persone il carcere, sostenendo che gli imbrattamenti sulle

pc 21 febbraio - La silenziosa riscrittura dell'istruzione palestinese: cosa rivelano i documenti trapelati

Quds News Network (QNN) | rebelion.org

Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

13/02/2026

Documenti trapelati ottenuti da Quds Network descrivono in dettaglio revisioni generalizzate dei libri di testo palestinesi a seguito di richieste legate all'UE.



Punti chiave

- Quds Network ha ottenuto documenti ufficiali che mostrano ampie revisioni al programma scolastico palestinese.
- Le modifiche hanno interessato i libri di testo dalla prima alla decima classe in diverse materie.
- Le revisioni hanno fatto seguito a richieste legate all'Unione Europea e a obiezioni legate a Israele.
- Sono stati rimossi o modificati simboli nazionali, termini storici e riferimenti a prigionieri, rifugiati e Gerusalemme.
- I rapporti interni documentano oltre 300 modifiche al programma scolastico motivate da ragioni politiche.
- Alcuni libri di testo hanno subito revisioni superiori al 30% del loro contenuto originale.
- Le modifiche sollevano dubbi sull'influenza esterna nella politica educativa palestinese.

Documenti ottenuti dalla Quds Network

Documenti ufficiali trapelati e corrispondenza interna ottenuta dalla Quds News Network (QNN) rivelano che il Ministero dell'Istruzione palestinese ha introdotto profonde revisioni al programma

pc 21 febbraio - Gaza, lo studio di Lancet: 75mila morti violente nei primi 16 mesi, il 35% in più delle cifre ufficiali

 Un nuovo studio pubblicato sulla rivista scientifica The Lancet rivela che il numero di morti violente nel conflitto a Gaza durante i primi 16 mesi di guerra è stato significativamente più alto rispetto alle cifre ufficiali fornite all’epoca dal Ministero della Salute palestinese. La ricerca, intitolata Violent and non-violent death tolls for the Gaza conflict: new primary evidence from a population-representative field survey, è stata condotta da un team internazionale guidato dal professor Michael Spagat della Royal Holloway, University of London, insieme a Jon Pedersen, Khalil Shikaki del Palestinian Center for Policy and Survey Research, Michael Robbins, Eran Bendavid, Håvard Hegre e altri esperti.

Lo studio di The Lancet

Lo studio riporta una metodologia denominata Gaza Mortality Survey (Gms), che rappresenta la prima indagine indipendente su larga scala basata su interviste dirette a famiglie in un contesto di conflitto attivo. Tra il 30 dicembre 2024 e il 5 gennaio 2025, i ricercatori hanno intervistato 2.000 famiglie, per un totale di 9.729 individui censiti alla vigilia del 7 ottobre 2023, più i neonati successivi. Le interviste si sono concentrate nelle aree accessibili, principalmente nei governatorati di Khan Younis e Deir al-Balah, includendo però in modo sistematico le popolazioni sfollate dai territori settentrionali e da Rafah, inaccessibili a causa delle operazioni militari.

pc 21 febbraio - Il grande sciopero dei lavoratori in India - L'articolo pubblicato sul blog da ORE 12 Contronformazione rossoperaia del 16 febbraio

300 milioni di persone in piazza in uno storico sciopero nazionale in India

 Abdul Rahman | peoplesdispatch.org Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

12/02/2026

Lo sciopero è stato indetto congiuntamente dai sindacati operai e contadini per richiedere il ritiro delle politiche anti-popolari, come i quattro nuovi codici del lavoro e gli accordi commerciali recentemente firmati con gli Stati Uniti e l'Unione Europea.

12 febbraio 2026 di Abdul Rahman I lavoratori hanno interrotto il trasporto ferroviario in varie località dello stato di Tripura. Foto: CPI(M)

Giovedì 12 febbraio, 300 milioni di lavoratori, agricoltori, studenti e professionisti di vari settori sono scesi in piazza in tutta l'India per difendere i propri diritti e denunciare le politiche del governo di estrema destra del Paese.

I lavoratori hanno indetto uno sciopero bloccando migliaia di miniere di carbone, raffinerie, fabbriche, banche e trasporti in angoli remoti del Paese, rispondendo all'appello dei Central Trade Unions (CTU), una piattaforma congiunta dei principali sindacati indiani, tra cui il Centre for Indian Trade Unions (CITU), l'All India Trade Union Congress (AITUC), l'All India Central Council of Trade Unions (AICCTU) e l'Hind Mazdoor Sabha (HMS), tra gli altri.

Ai lavoratori si sono uniti milioni di contadini e braccianti agricoli provenienti da tutto il Paese, rispondendo all'appello del Samyukta Kisan Sabha (SKM) e dell'All India Agricultural Workers Union (AIAWA), tra gli altri. Contadini e braccianti hanno manifestato in tutte le sedi distrettuali e nei centri dei villaggi in tutta l'India.
In diversi luoghi, ai lavoratori e ai contadini si sono uniti studenti, organizzazioni femminili e altri gruppi della società civile che hanno espresso la loro solidarietà allo sciopero.
In molte zone gli scioperanti hanno sfidato i tentativi dei proprietari delle fabbriche e delle forze di sicurezza di fermare lo sciopero, picchettando i cancelli delle fabbriche e marciando per le strade per attuare lo sciopero.
In diversi stati, come Kerala, Odisha e Tripura, tra gli altri, la maggior parte delle attività commerciali sono state chiuse in solidarietà con lo sciopero. Sono state organizzate manifestazioni presso gli uffici governativi con migliaia di persone che hanno marciato, gridando slogan, issando striscioni, cartelloni e bandiere rosse.
Nella capitale, Delhi, i lavoratori hanno organizzato grandi raduni presso la segreteria di Stato. Successivamente si sono riuniti anche a Jantar Mantar, dove la leadership centrale dei CTU e dello SKM ha tenuto discorsi definendo lo sciopero un successo.

Sudip Dutta, presidente del CITU, ha affermato che lo sciopero di un giorno è solo simbolico e che se il governo guidato da Narendra Modi non soddisferà le loro richieste, dovrà prepararsi a scioperi più grandi e più lunghi nei prossimi giorni, poiché i lavoratori e i contadini non permetteranno al governo di danneggiare i loro interessi o di vendere la sovranità nazionale dell'India agli Stati Uniti e ad altre potenze straniere.

Richieste principali
Una delle richieste principali dello sciopero è il ritiro degli accordi commerciali che l'India ha recentemente concordato con gli Stati Uniti e l'Unione Europea. I CTU, lo SKM e i partiti di sinistra

venerdì 20 febbraio 2026

pxc 20 febbraio - La lotta per la liberazione della Palestina non è terrorismo! La solidarietà con il popolo palestinese non è reato!

pc 20 febbraio - Sabato 21 febbraio, alle ore 16:00, i movimenti pro-Palestina si ritroveranno davanti alla casa circondariale di Rossano.

 


 Sabato 21 febbraio alle ore 16:00, davanti al carcere di Rossano, si terrà una manifestazione indetta dai movimenti pro-Palestina della Calabria. Una mobilitazione nata per accendere i riflettori sulla detenzione di Yaser Asaly e Reyad Bustanji, esponenti dell’Associazione Palestinesi in Italia, e per ribadire la vicinanza ad Ahmad Salem, il giovane palestinese rinchiuso da mesi nella struttura calabrese con accuse analoghe.

Il contesto: l’operazione contro l’attivismo palestinese

La vicenda di Yaser Asaly e Reyad Bustanji si inserisce nella vasta operazione giudiziaria che, sul finire del 2025, ha colpito i vertici delle associazioni di solidarietà con la Palestina in Italia. L’accusa è pesante: finanziamento al terrorismo. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, i fondi raccolti per scopi umanitari sarebbero stati in parte dirottati verso organizzazioni legate ad Hamas.

Tuttavia, come evidenziato anche da diverse inchieste giornalistiche (tra cui quella de L’Indipendente), la solidità dell’impianto accusatorio è oggetto di forte contestazione. Molti osservatori sottolineano come gran parte delle informative provengano direttamente dai servizi di sicurezza israeliani (Mossad), la cui neutralità politica è nulla quando si tratta di colpire il sostegno internazionale alla causa palestinese. Le difese e i movimenti di base denunciano una “criminalizzazione dell’aiuto umanitario”: i fondi inviati a Gaza servirebbero, in realtà, a sostenere una popolazione stremata da mesi di assedio e bombardamenti, garantendo cibo, cure mediche e beni di prima necessità.

La preoccupazione per il dissenso in Italia

Gli organizzatori del presidio denunciano un clima di repressione crescente. Sotto la lente non ci sono solo i singoli episodi giudiziari, ma un quadro normativo – tra cui il nuovo Decreto Sicurezza e il DDL Antisemitismo – che rischia di equiparare il dissenso politico e la critica alle politiche genocidarie di Israele a vere e proprie attività criminali.

«Riteniamo queste accuse prive di fondamento e strumentali a colpire chi ha promosso la solidarietà verso la popolazione civile di Gaza», dichiarano i promotori della mobilitazione. «La cosiddetta tregua non ha fermato il dramma umanitario in Palestina. Chi si adopera per il sostegno concreto non deve essere trattato come un criminale».

Le richieste della piazza

Il presidio di sabato a Rossano si pone obiettivi chiari:

  1. La revisione immediata delle misure cautelari per Yaser, Reyad e tutte le persone coinvolte, denunciando l’uso eccessivo del carcere preventivo per reati d’opinione o attivismo umanitario.
  2. La tutela del diritto di manifestare, chiedendo che il sostegno alla causa palestinese possa continuare senza il timore di ritorsioni giudiziarie o l’uso di informative politiche estere per delegittimare l’impegno civile.

L’appuntamento è fissato per le ore 16:00. Un segnale forte che parte dalla Calabria per arrivare a tutto il Paese: la solidarietà non può essere arrestata.

Manifestazione per la Palestina davanti al carcere di Rossano

pc 20 febbraio - I padroni italiani e il governo Meloni/Urso, agenzia a loro servizio, partecipano al banchetto imperialista sulla pelle del popolo approntato dal regime fascista indutva di Modi

Per le imprese italiane è il momento dell’India: da Stellantis a Sparkle chi può raddoppiare l’export nei prossimi tre anni

Con la riduzione dei dazi e l’accordo di libero scambio, per le imprese italiane si aprono nuove opportunità in India

I punti chiave

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  • L'accordo di libero scambio UE-India apre nuove prospettive per le imprese italiane, puntando a raddoppiare l'export
  • Settori chiave includono meccanica, lusso, auto e alimentazione, con Stellantis e Sparkle già attive
  • La strategia mira a diversificare i mercati del Made in Italy, riducendo la dipendenza da aree instabili
Contenuto generato dall’AI: può contenere errori

All’AI Impact Summit di Nuova Delhi non si parla solo di intelligenza artificiale. Sullo sfondo dei panel dedicati agli algoritmi e alle applicazioni industriali dell’IA, si sta giocando una partita molto più ampia: quella dei nuovi rapporti tra Italia e India dopo lo storico accordo di libero scambio firmato con l’Unione Europea a fine gennaio. 

E il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, lo ha detto molto chiaramente: «È il momento dell’India per le imprese italiane. Anche nel 2025, anno orribile per il commercio globale,

pc 20 febbraio - Il Festival di Berlino cede alle pressioni sioniste/imperialiste e si "prostituisce" - protesta degli artisti

Berlinale 2026: Kaouther Ben Hania rifiuta il premio al Cinema for Peace

La regista tunisina Kaouther Ben Hania rifiuta il riconoscimento “Most Valuable Film” per Berlinale, un rifiuto che accende il dibattito.

La Berlinale 2026 si trova al centro di una nuova controversia internazionale dopo la decisione della regista tunisina Kaouther Ben Hania di rifiutare un premio durante la cerimonia Cinema for Peace, evento collaterale al Festival internazionale del cinema di Berlino.

L’autrice del documentario The Voice of Hind Rajab ha scelto di non ritirare il riconoscimento “Most Valuable Film”, lasciando il trofeo nella sala della premiazione. Il gesto è arrivato in seguito all’assegnazione, nello stesso evento, di un riconoscimento al generale israeliano in pensione Noam Tibon, coinvolto nel documentario canadese The Road Between Us, dedicato agli eventi del 7 ottobre 2023.

Durante il suo intervento, la regista ha spiegato di percepire più una responsabilità che un motivo di gratitudine, trasformando la premiazione in una presa di posizione pubblica.

Il film e il caso Hind Rajab

Il documentario The Voice of Hind Rajab racconta la vicenda della bambina palestinese di cinque anni uccisa a Gaza nel 2024 mentre era intrappolata in un’auto colpita da centinaia di proiettili. La

pc 20 febbraio - Palestina: i nostri impegni

Dall'intervento dello Slai cobas per il sindacato di classe all'assemblea organizzata dal Coordinamento di Taranto della Freedom Flotilla del 14.02.26.

Noi abbiamo due impegni.

Primo, smascherare di fronte ai lavoratori, come ogni organizzazione sindacale deve fare, i danni per gli interessi dei lavoratori e della città del passaggio dell’Ilva nelle mani del Fondo Flacks.

Ma come proletari internazionalisti dobbiamo anche mostrare il ruolo di questo Fondo nella partita di Israele. Il legame tra questo Fondo, come finanziatore e sostenitore attivo dell'ala più estrema tipo nazista, e Israele, è una questione centrale per chi ha una concezione e lavora in una visione internazionalista, perché gli operai siano fratelli, siano uniti dalla solidarietà internazionale e le forze che si rifanno alla classe operaia siano internazionaliste. Per questo è fondamentale che gli operai esprimano un chiaro No a questo Fondo.

E' un lavoro che abbiamo già cominciato. Nella prossime settimane faremo uno specifico comizio alla fabbrica tematizzato solo su questo, perché è importante considerare i lavoratori come i soggetti principali di questa dinamica dell'ingresso del Fondo Flacks nella proprietà dell’ex Ilva. Lo stesso vale alla Leonardo.

La nostra considerazione è che i lavoratori sono una forza materiale indispensabile per combattere dall'interno dell'industria. E in un certo senso gli operai della Leonardo lo stanno dimostrando; hanno