Il 3
luglio scorso a Palermo è stato presentato su iniziativa
dell’Agenzia di stampa internazionale Pressenza il libro di Turi
Palidda sul G8 dal titolo: “A 25 anni dal G8: continuità
militaresca della sicurezza e delle polizie dal 1860”. Erano
presenti una trentina di compagne e compagni riuniti nel locale
dell’associazione di promozione sociale Stardust”.
Naturalmente
questo che presentiamo qui è un resoconto nostro, che riporta le
considerazioni espresse durante l’incontro dall’autore e dai
presenti e che aggiunge considerazioni e valutazioni proprie.
Il
libro in sé già presenta molti spunti per analisi, commenti e
osservazioni, così come gli interventi che si sono succeduti, in
questa occasione ci occupiamo soltanto di quello che riguarda il filo
conduttore, la tesi del libro, e della relazione di Palidda. Le
sottolineature sono nostre.
L’introduzione è stata fatta dal compagno di Pressenza, che ha dapprima
presentato Palidda come sociologo che si è formato in Francia e
insegnato all’Università di Genova, e poi, ha detto Abbinanti, con
questo libro che cade proprio nel Venticinquesimo anniversario dei
fatti di Genova, Turi ci propone un excursus di quella che è stata
storicamente l'utilizzo delle
forze di polizia nella storia del nostro paese come strumento
repressivo, come strumento per il controllo da parte delle classi
dominanti delle classi subalterne. C'è una lettura dei fatti di Genova, accaduti 25 anni fa, aggiunge il compagno, secondo la quale
è stato sì, da un certo punto di vista, un evento eccezionale,
brutale e tremendo, quello che si è manifestato, la macelleria
messicana della Diaz, oltre ai fatti avvenuti durante le
manifestazioni con la morte tra l'altro di Carlo Giuliani, ma lui (Palidda) traccia un percorso storico attraverso il quale vuole dimostrare che
in qualche modo c'è in realtà un continuo, una sorta di filo
rosso, anzi filo nero in questo caso, che lega l'elemento repressivo
che è tipico del sistema, che si è affermato attraverso il
dominio capitalistico, già a partire, con un excursus storico che
inizia dal 1860, che all'inizio era un'attività repressiva nei
confronti del brigantaggio, nei confronti di tutto quello che era
avvenuto in quel periodo, passando anche attraverso le fasi finali
del diciannovesimo secolo e dei primi del 900, quando c'erano le
repressioni alla Bava Beccaris, e che continua in maniera molto forte
e significativa col fascismo e che ha trovato una sua continuità
anche nel fatto che dopo la Resistenza e l'affermazione dello Stato
repubblicano non c'è stato poi un vero e proprio cambiamento nelle
strutture di controllo della società, le strutture di polizia.
Dunque,
continua l’introduzione, Genova nel 2001 è sì, un forte punto di
rottura rispetto ai poteri internazionali che volevano in qualche
modo mettere la museruola ai movimenti no Global che si andavano
affermando in quel periodo, ma allo stesso tempo un punto d'arrivo e
un punto di partenza di questo excursus storico e che arriva dopo una
serie di eventi storici che sono quelli che in qualche modo sono
stati brevemente riepilogati. E che davanti a sé ne porta degli
altri, perché di fatto non è che non è importante che noi in
qualche modo ricordiamo ciò che è avvenuto a Genova 25 anni fa, ma
è anche altrettanto vero che da 25 anni a questa parte di episodi di
questo tipo ne sono successi, magari in maniera meno concentrata,
possiamo dire, rispetto a quello che è accaduto a Genova, ma in
maniera più diffusa rispetto a fenomeni repressivi, quelli che
avvengono in questo ultimo periodo con quella tendenza alla
criminalizzazione del dissenso che si è un po' determinata da quando
c'è tutta la questione relativa alla formazione del potere di Trump
in America, di Netanyahu in Israele e dei movimenti per la difesa del
popolo palestinese che ha subito la repressione non solo in Italia,
per la verità, ma anche in altri paesi europei e non solo. Quindi il
concetto fondamentale che Palidda vuole esprimere è che c’è
una costante che si era già realizzata prima e che continua in
qualche modo a realizzarsi.
Infine,
ha detto, bisogna vedere se è un’idea che può essere condivisa
oppure no e si vedrà dagli altri interventi, aggiungendo che dal
testo si evince anche che tra le tante forme di contrasto alla
repressione come costante nel nostro Paese, si possono annoverare
alcuni processi di democratizzazione delle forze di polizia che in
alcuni periodi della nostra storia sono stati avviati e che poi
magari non hanno avuto gli esiti che avrebbero dovuto. Uno per tutti,
per esempio, ha aggiunto il compagno, anche se è arrivato dopo tanti
anni dai fatti di Genova, è l'introduzione nel sistema penale del
reato di tortura, qualcosa che è stata fortemente osteggiata dagli
stessi operatori del settore che hanno resistito a questo e che solo
di fronte alle azioni della Corte europea poi hanno dovuto in qualche
modo accettare l'introduzione del reato.
È
così passata la parola agli altri interventi programmati.
Ketty
Giannilivigni di Pressenza ha letto alcuni brani del libro per
sottolineare l’importanza dell’elenco