giovedì 14 maggio 2026
pc 14 maggio - Ex Ilva, Slai Cobas lancia lo sciopero del 29 maggio: sicurezza, lavoro e no agli esuberi al centro della mobilitazione
Il sindacato di base presenta la propria piattaforma in vista della protesta nazionale. Tra le richieste nazionalizzazione, tutela occupazionale, stop ai licenziamenti e presidio ispettivo permanente in fabbrica
Francesco Alberti redazione.taranto@buonasera24.it - 13 Maggio 2026
Ex Ilva, Slai Cobas lancia lo sciopero del 29 maggio
TARANTO - Una mobilitazione costruita dal basso, con una piattaforma che intreccia sicurezza sul lavoro, tutela occupazionale e futuro industriale del siderurgico tarantino. Slai Cobas per il sindacato di classe rilancia la protesta all’ex Ilva annunciando l’adesione allo sciopero nazionale del 29 maggio, promosso nel quadro della mobilitazione indetta dai sindacati di base.
L’iniziativa, secondo quanto reso noto dal sindacato, punta a portare al centro del confronto le criticità che da tempo attraversano lo stabilimento tarantino, a partire dalle condizioni di sicurezza, dal tema occupazionale e dalle prospettive industriali del sito.
Nel documento diffuso in vista della protesta, il sindacato esprime una netta contrarietà rispetto ad
pc 14 maggio - Per Sako Bakari - Oggi presidio a Taranto/p.zza Fontana
E' avvenuto nel cuore di Città Vecchia, in Piazza Fontana. Ed è avvenuto dopo che gli stessi avevano molestato un altro migrante. In questa alba tragica è morto Bakari Sako. Un operaio che aveva fatto anche il cameriere che ora lavorava nelle campagne di Massafra.
E' l'ennesimo frutto di aggressioni di stampo razzista che avvengono in Italia.
Su questo occorre dire subito due cose.
La prima questione è il tentativo di oscurare la matrice razzista. Il Consiglio Comunale ha fatto un lungo documento dove la parola razzismo non viene mai pronunciata. Quando è evidente a tutti che è il carattere razzista che ha portato all'aggressione.
Il razzismo non è un'opinione, è un crimine e come tale va considerato. E questo tipo di aggressioni sono diventate frequenti e usuali in diverse città italiane e in diverse occasioni. E in più di un'occasione hanno provocato la morte.
Queste uccisioni vengono fatte con coscienza chiara di stampo fascista e razzista. Il giornale La Stampa,
mercoledì 13 maggio 2026
pc 13 maggio - Nuova repressione a Milano - la risposta è sabato al corteo nazionale per la Palestina
MILANO 22 SETTEMBRE C’ERAVAMO TUTTI E TUTTE
Questa mattina la DIGOS ha notificato altre 20 ordinanze per i fatti del 22 Settembre: dieci misure cautelari, sette arresti domiciliari, tre obblighi di dimora. Portando avanti un’azione repressiva che colpisce realtà politiche e singoli. Una giornata che fu senza ombra di dubbio, uno dei punti di picco all’interno delle mobilitazioni dell’autunno scorso nell’ambito delle mobilitazioni generali del “blocchiamo tutto”.
Il 22 Settembre a Milano è stata una giornata incredibile, di resistenza e di lotta che fu senza ombra di dubbio di massa. La dimostrazione dell’enorme partecipazione si evince anche dagli atti stessi di questa nuova ondata di misure repressive.
Sempre dagli atti risulta evidente la chiara e unica volontà di impedire la partecipazione alle manifestazioni:
“La scrupolosa osservanza delle prescrizioni imposte, si ritiene che, oltre che fungere da monito per la reiterazione di condotte analoghe a quelle commesse, sia funzionale anche a limitare la partecipazione alle manifestazioni pubbliche, luogo in cui gli indagati esprimono e sfogano il loro risentimento nei confronti delle forze dell’ordine e trascendono nella commissione di condotte violente”
“Sottoponendo gli indagati al controllo delle forze dell’ordine, prescrivendo di presentarsi ogni giorno presso la forza di polizia designata.. Si prescrive altresì che in occasione delle proclamate manifestazioni pubbliche che implichino la formazione di cortei organizzati, gli indagati si presentino presso la forza di polizia indicata due volte al giorno… limitando in tal modo gli spostamenti e la possibilità di prendere parte a cortei organizzati…“
Il 22 Settembre in piazza c’eravamo, quella presenza e quella determinazione non si cancellano!
16 Maggio corteo nazionale a Milano partenza dal Centro Occupato Autogestito T28 alle ore 13:00
Contro la guerra, riarmo e repressione continuiamo a bloccare tutto!
PALESTINA LIBERA E CON LEI TUTTI NOI

pc 13 maggio - Dal Porto di Ravenna continua il transito di merci "dual use" diretti allo Stato genocida nazisionista e colonialista israeliano. Lo denuncia oggi un portuale
Parleremo di questo ed altro ancora sul genocidio e sull'annessione della Palestina nella trasmissione di domani di ORE12 Controinformazione rossoperaia con il nostro corrispondente di Ravenna.
Tutti a Milano alla manifestazione nazionale del 16 maggio!
Il Coordinamento popolare contro i traffici di armi nel porto di Ravenna denuncia:
grazie alla segnalazione di un lavoratore del porto, sappiamo che attualmente nel porto di Ravenna sono presenti 16 sacchi di materiale refrattario destinato ad una acciaieria in Israele che fornisce l'esercito israeliano!!
Si tratta di materiale proveniente dall’Austria, e trasportato via camion su 16 pallet da 1.250 kg per un totale di 20 tonnellate, in direzione Israele.
Sarà caricato nel Terminal container di Ravenna probabilmente nella nave MSC Madison II.
La destinazione è l'acciaieria Hod assaf metals, con stabilimenti a Kiryat Gat, che opera come fornitore certificato del Ministero della Difesa israeliano e delle Forze di Difesa Israeliane (IDF), specializzata in prodotti in acciaio durevoli e ad alta sicurezza.
Come Coordinamento popolare chiediamo immediato blocco e ispezione del carico, lo stop ad ogni
pc 13 maggio - Nazionalismo = Nazismo
Pubblichiamo parti dell'articolo di Sergio Fabbrini, perchè pur essendo persona dalla parte della borghesia imperialista, impegnato a consigliare soluzioni, dice alcune cose abbastanza chiaramente.
Il processo nazionalista Usa delineato è in rapida corsa, ed è inevitabile, Trump ne è l'espressione più esplicita e più rozza e sfacciata, ma, come dice lo stesso autore dell'articolo, non ce la si può cavare attribuendolo alla "pazzia" di Trump; anche se dopo o al posto di Trump andasse un esponente democratico farebbe le stesse cose - come, e noi l'abbiamo già detto, anche in Italia buona parte delle cose che fa la Meloni le farebbe, non potrebbe non farle, anche l'attuale opposizione parlamentare; perchè questo processo è una strada inevitabile del capitalismo/imperialismo al suo ultimo stadio e la borghesia trova i suoi rappresentanti dovunque si trovino e comunque si chiamino, per uscire, temporaneamente, da una crisi grave, che prevede inevitabilmente un nazionalismo in aperta prevaricazione/competizione economica, militare verso gli altri paesi e che va inevitabilmente verso una nuova guerra mondiale (a pezzi o intera).
Ma ciò che è più vero nell'analisi di questo autore è che oggi più che mai "nazionalismo" è NAZISMO, va verso un moderno nazismo, e in Italia va verso un "moderno fascismo" - le similitudini con la nascita e l'azione del nazismo hitleriano sono fin troppo evidenti, anche se non sarà una "fotocopia"; come sembra abbastanza chiaro, come un film rifatto, il rapporto tra Trump e la serva Meloni come rapporto tra nazismo e fascismo da italietta.
Il problema che a volte ci troviamo di fronte a una specie di paradosso: che questo lo vedono e lo dicono più chiaramente esponenti della borghesia che non forze rivoluzionarie.
*****
Il prof. Sergio Fabbrini ha pubblicato in aprile su Il Sole 24 Ore un editoriale in cui analizza lo scontro tra Donald Trump e Giorgia Meloni come la naturale e inevitabile conseguenza della loro comune matrice ideologica: il nazionalismo.
La visione di Trump (“America First”) rappresenta una specifica e articolata visione politica. vuol dire perseguire il proprio interesse nazionale; esso non passa più per il multilateralismo o le alleanze (come la NATO), ma con la capacità unilaterale di “estrarre risorse” in ogni parte del mondo, e affermare la potenza americana sopra le altre, l’America agisce autonomamente per perseguire i suoi obiettivi nazionali.
Il nazionalismo è l’ideologia che giustifica la logica da grande potenza dell’America, in opposizione
pc 13 maggio - L'uccisione di Sako Bakari è un crimine razzista e i razzisti vanno attaccati
L’omicidio di Bakari Sako è stata una caccia allo straniero, baby gang di Taranto ha ucciso a caso
"Nessuna lite alla base dell’omicidio, il gruppo di minorenni ha trascorso una nottata alle slot prima dell'aggressione mortale. E ha inveito contro un altro ragazzo straniero di passaggio, prima di uccidere"
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I fatti dicono che Sako Bakari, bracciante del Mali, è morto per un odioso e infame crimine razzista - Non "addolciamo la pillola"! Non nascondiamo la realtà dietro bassa sociologia.
Che sia stato un branco di ragazzini ad ucciderlo, volutamente, non vuol dire che ogni razzista (sia adulto sia giovane) non debba essere attaccato, e Taranto liberata da ogni forma e persone razziste.
Non si tratta di un crimine per "futili motivi", ma per un gravissimo motivo: il razzismo, che si spande come un onda nera dall'alto e dal basso.
La risposta a questo assassinio non è affatto, come chiedono alcuni, più polizia in città vecchia (proprio nello stesso giorno dell'uccisione di Bakari, a Milano Forze dell'ordine hanno aggredito, buttato a terra, ammanettato un uomo del Senegal davanti ai suoi figli solo perchè straniero).
Contro la inaccettabile morte di Sako Bakari, esprimiamo solidarietà, vicinanza alla sua famiglia, ma anche giusta ribellione e organizzazione della lotta.
pc 13 maggio - MILANO: IL FATTACCIO DEL BAOBAB, PARLA E DENUNCIA DIALA KANTE. MASSIMO SOSTEGNO
“Mi hanno ammanettato davanti ai miei figli perché nero”: parla il 43enne tenuto 12 ore in Questura a Milano
“Ho detto
solo: ‘Controlli sempre i locali africani, ce l’hai con quelli
neri?’ e mi hanno portato via. Mi hanno ammanettato davanti ai miei
figli”. Diala Kante ha raccontato a Fanapge.it cosa accaduto il 9
maggio davanti al ristorante Baobab di Milano, annunciando che
presenterà denuncia.
A cura di Enrico Spaccini
Diala Kante ammanettato dalla polizia davanti al ristorante Baobab di Milano
Per 12 ore, tra sabato 9 e domenica
10 maggio, Diala Kante è stato trattenuto in Questura a Milano
perché accusato di resistenza a pubblico ufficiale. Il 43enne, orafo
di origine senegalese e cittadino italiano, era stato ammanettato
davanti al ristorante Baobab, in zona Lima, da un gruppo di
poliziotti in presenza dei suoi figli minorenni. "Ho detto solo:
‘Controlli sempre i locali africani, ce l'hai con quelli neri?' e
mi hanno portato via", ha raccontato Kante a Fanpage.it: "È
stato un abuso di potere, presenteremo una denuncia su quanto
accaduto".
Ci puoi raccontare cos'è successo al
ristorante?
Quando sono arrivato al ristorante ho visto un
gruppo di poliziotti che stavano discutendo con altri due ragazzi in
strada che aspettavano il cibo da portare via che avevano ordinato.
Gli hanno detto che non potevano stare là, o dentro o via e loro se
ne sono andati. Poi per entrare nel locale sono dovuto passare tra
gli stessi agenti. Una volta all'interno, ho visto un poliziotto in
giacca e cravatta e gli ho detto: ‘Ah, tu sei ancora qui?'.
Quindi
non era la prima volta che incrociavi quel poliziotto.
No, lo
vedo spesso. Un giorno discutendo mi ha detto: ‘Voi senegalesi
siete i peggiori'. Usa proprio
pc 13 maggio - L’Electrolux se la dovrà vedere con la lotta di queste operaie e operai...
da ORE12 Controinformazione rossoperaia del 12.05.26
L'Electrolux ha annunciato ai sindacati la chiusura della fabbrica di Cerreto d'Esi in provincia di Ancona che ha 170 dipendenti, ma questo taglio del personale non dovrebbe rimanere limitato solo a questa fabbrica ma dovrebbe interessare anche gli altri stabilimenti in Italia, per un totale, si dice, di 1.700 esuberi, vale a dire quasi il 40% dei 4.500 occupati all'Electrolux in Italia.
La decisione dell'azienda è di mantenersi il marchio, ma far realizzare la produzione degli elettrodomestici da terzi, per prodotti anche meno qualificati.
Respingendo il modo come è stato comunicato ai lavoratori questi prossimi licenziamenti - con un semplice whatsapp - Fim-Fiom-Uilm hanno dichiarato lo stato di agitazione permanente e 8 ore di sciopero nazionale. I sindacati chiedono il ritiro del piano e l'attivazione immediata del tavolo al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, ma già la risposta del Ministro Urso non è affatto positiva, non è quella che invece servirebbe. Si limita infatti a far sapere che “segue con la massima attenzione la situazione e intende svolgere tutte le attività di monitoraggio necessarie a mantenere un confronto costante e strutturato con l'azienda e le organizzazioni sindacali”. Queste sono state le parole di Urso, appunto “parole”, mentre l'azienda fa i fatti che, se non contrastati immediatamente, possono essere - com’è avvenuto in tante altre aziende - irreversibili. Infatti la direzione dell'Electrolux ha annunciato di voler procedere in tempi brevi, probabilmente con l'intenzione di chiudere entro l'anno e invece il Urso sta ora “prestando attenzione”, dice che “svolgerà il monitoraggio”, ecc.. diremmo “campa cavallo...” la fine rischia di essere nota.
Tra il personale in esubero vi sono anche circa 200 lavoratori con contratti a termine, pensiamo soprattutto giovani.
Ma come? La Meloni il 1° Maggio non ha sbandierato che con il Decreto lavoro ha avviato una grande risposta per l'occupazione delle donne e dei giovani? E ora che verranno tagliati i posti lavoro delle donne che in alcuni stabilimenti dell'Electrolux sono la metà del
pc 13 maggio - Bracciante muore carbonizzato nelle campagne del Foggiano - Soumaila Diawara
i crimini quotidiani frutto dello sfruttamento e il razzismo contro i braccianti e i migranti in genere gridano solidarietà vendetta organizzazione della lotta
la tragedia dello sfruttamento che nessuno vuole vedere
All’alba del 12 maggio, nelle campagne di Poggio Imperiale, in località Fucicchia, un bracciante agricolo ha perso la vita bruciato vivo nella roulotte in cui viveva. Una morte che qualcuno chiamerà “incidente”. Ma che in realtà ha il volto della ghettizzazione, dello sfruttamento e dell’abbandono.
La vittima, un lavoratore di origine romena, viveva in una roulotte parcheggiata tra i campi. Non per scelta, ma perché per molti braccianti agricoli la casa è un lusso, un diritto negato. Quella roulotte era il suo rifugio durante le giornate di lavoro più dure e massacranti. Un rifugio fragile, improvvisato, pericoloso. Una trappola.
Le prime ricostruzioni parlano di cause accidentali. Ma cosa c’è di davvero “accidentale” nel fatto che nel 2026 esistano ancora lavoratori costretti a vivere in mezzi di fortuna, senza sicurezza, senza dignità, senza protezione?
Questa morte non è un episodio isolato. È il risultato di un sistema agricolo che continua a reggersi su manodopera invisibile, sottopagata e costretta a vivere in condizioni disumane. Un sistema che si alimenta di sfruttamento strutturale e di un razzismo istituzionalizzato che rende queste vite sacrificabili, marginali, invisibili.
Ghetti informali, baraccopoli, roulotte parcheggiate nei campi: luoghi dove la fatica è quotidiana e la dignità viene sospesa.
Chi raccoglie il cibo che arriva sulle nostre tavole troppo spesso vive senza diritti, senza tutele e senza una casa vera. Si muore di lavoro, si muore di sfruttamento, si muore di indifferenza.
E ogni volta si parla di fatalità.
Ma quando la precarietà diventa sistema, la fatalità non esiste più: resta solo la responsabilità collettiva.
pc 13 maggio - Contro i crimini di guerra e contro i diritti umani di Israele sionista e nazista - manifestazione nazionale a Milano
Il Pulitzer Kristof: “Violenze sessuali sistematiche sui detenuti palestinesi”
Israele approva il Tribunale speciale per i crimini del 7 ottobre: prevista la pena di morte

A marzo è stata approvata una legge che prevede il boia per chi è colpevole di attentato alla sicurezza dello Stato, ma la norma non è retroattiva e non si sarebbe dunque potuta applicare a chi è già in cella. La nuova disposizione è pensata specificamente per il 7/10
martedì 12 maggio 2026
pc 12 maggio - E' il momento, operai, operaie Stellantis Melfi
Alla Stellantis di Melfi la situazione sta diventando veramente di rottura. È arrivata a un punto importante, decisivo, in cui gli operai da un lato non ce la fanno più per le condizioni di lavoro, per l'azione della Stellantis contro gli operai, dall'altra si sta scatenando una rabbia, una specie di “rivolta” verso i sindacati confederali.
Noi lavoriamo perché vi sia un avvio effettivo di lotta, unitaria all'interno dello stabilimento Stellantis e tra lo stabilimento e le ditte dell'appalto, ma anche tra tutti gli stabilimenti Stellantis. Ma Melfi in un certo senso sta diventando un esempio tipico della situazione di enorme attacco alle condizioni di lavoro degli operai e delle operaie.
Da questa settimana, gli operai devono lavorare solo per tre giorni alla settimana. Dovrebbe essere nei giorni di martedì, mercoledì e giovedì, ma gli operai non hanno certezza di poter andare a lavorare o di non poter andare a lavorare anche in questi tre giorni, dato che questa certezza solo dal lunedì la possono avere. Si capisce bene che questo sconvolge la gestione della vita degli operai, in particolare delle operaie, che sapendolo il giorno prima non possono organizzarsi. Già era stato eliminato il turno di notte, ma in realtà anche in questi tre giorni non è affatto detto che lavoreranno tutti gli operai.
Si pensi che da un totale di organico di 7.000 unità a Melfi si è arrivati a poco più di 4.000-4.500 lavoratori. E ai lavoratori l'azienda chiede delle uscite cosiddette “volontarie”, perché non sono affatto volontarie ma sono costrette; costrette sia per la mancanza di lavoro e per la mancanza di prospettiva.
Ma che cosa succede? Succede che in alcuni reparti, come per esempio la lastratura e stampaggio vi è un accumulo di scocche, mentre in altri reparti manca il materiale e quindi si fermano e la maggior parte degli operai deve restare a casa; ma anche in quei reparti che potrebbero lavorare in realtà non essendoci
pc 12 maggio - Per Sako Bakari
Il nostro saluto triste e con rabbia a Sako Bakari
Ucciso a Taranto da una banda di giovani, dal razzismo
pc 12 maggio - MILANO: NUOVO ABUSO DI POLIZIA
LA TESTIMONIANZA DI DIALA, VITTIMA DELLA VIOLENZA RAZZISTA DAVANTI AD UN RISTORANTE AFRICANO
da Rogoredo al Corvetto al Baobab polizia assassina e razzista
Ammanettato e sbattuto a terra da cinque poliziotti davanti ai suoi bambini solo per aver espresso un’opinione critica; portato in questura per 12 ore e denunciato per resistenza a pubblico ufficiale. La vittima di questo nuovo abuso di potere di matrice razzista è Diala Kante, un cittadino italiano di origine senegalese che lavora come orafo. L’episodio è avvenuto sabato verso le ore 20 davanti al ristorante Baobab di Milano. “C’era un gruppo di poliziotti davanti al locale – racconta a Radio Onda d’Urto – io ho chiesto ad un responsabile: ma siete sempre qui? Ce l’avete con i neri? E lui ha risposto: facciamo un controllo. Allora io gli ho detto: fate un controllo anche agli altri locali? Perché in questa via non c’è solo questo locale. Allora mi hanno chiesto un documento e gliel’ho dato. Mentre parlavo, c’erano anche i miei figli, un poliziotto da dietro mi ha messo le manette ed è stato molto aggressivo. Io mi sono lasciato andare e cinque poliziotti mi hanno buttato a terra e mi sono venuti addosso; poi mi hanno portato in questura. Sono stato là 12 ore fino alle 8 del mattino di domenica e hanno scritto un verbale in cui hanno scritto che avevo fatto resistenza






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