martedì 5 maggio 2026

pc 5 maggio - ORE 12 Controinformazione rossoperaia - Alzare il tiro della denuncia politica contro il governo Meloni e i suoi ministri

pc 5 maggio - 1° Maggio: cosa c’è stato e cosa non c’è stato

da ORE12/Controinformazione rossoperaia del 04.05.26

Questo Primo Maggio a livello internazionale è stato importante perché in tanti paesi del mondo, in tante capitali, sia dei paesi imperialisti, sia dei paesi oppressi dell'imperialismo, in particolare in questi ultimi, vi sono state grandi manifestazioni dei lavoratori. Questo ha reso onore al Primo Maggio che è, appunto, la giornata internazionale dei lavoratori.

Essa fu creata proprio per unire i lavoratori di tutto il mondo in unica giornata in cui si riconoscessero come un'unica classe sfruttata e oppressa dal capitalismo, dall'imperialismo e dichiarassero la loro volontà di lottare uniti per rovesciare i governi e il sistema capitalista/imperialista che era ed è la causa di tutti i loro mali, dallo sfruttamento in fabbrica, alle morti sul lavoro, all'oppressione che si ha su tutti i campi della vita dei lavoratori.

Questo Primo Maggio ha visto in tanti paesi del mondo lavoratori che hanno sostanzialmente espresso questo tipo di posizione, per questo noi, in questa giornata siamo stati soprattutto internazionalisti, ci siamo impegnati come proletari e comunisti, come attivisti dello Slai Cobas sc, per fare un messaggio comune con altri compagni come noi che ci sono nelle diverse parti nel mondo e in particolare in zone importanti del mondo, dall'America Latina all'India, dall'Asia ad alcune realtà dei paesi europei, compresi gli Stati Uniti d'America.

Perché una Dichiarazione comune doveva servire a tracciare una visione comune da portare poi in tutte

pc 5 maggio - MANIFESTAZIONE NAZIONALE A MILANO 16.05

Proletari comunisti aderisce alla manifestazione nazionale di Milano con un proprio manifesto locandina - in uscita nei prossimi giorni 

La guerra imperialista e colonialista scatenata da Trump e Netanyahu con l’aggressione all’Iran e al Libano sta ampliando il proprio raggio d’azione in tutta l’Asia occidentale, con il rischio concreto di un ulteriore allargamento del conflitto a livello globale, anche attraverso il coinvolgimento della NATO e di altri paesi.
Le conseguenze di questa escalation non si limitano ai territori direttamente colpiti: oltre a comportare un carico di morte e distruzione inaccettabile, stanno già incidendo sulla vita quotidiana di milioni di persone, anche in Europa e in Italia, attraverso l’aumento del costo della vita e la perdita di potere d’acquisto dei salari.

In Italia, le scelte del governo guidato da Giorgia Meloni, complice del genocidio in Palestina e

pc 5 maggio - Giovani palestinesi in parlamento per denunciare l''industria del genocidio

giovanipalestinesi.it

CONFERENZA STAMPA - CAMERA DEI DEPUTATI

Il Dossier "Made in Italy per l'Industria del Genocidio" curato dai Giovani Palestinesi d’Italia insieme a @palestinianyouthmovement , @peoplesembargoforpalestine, Weapon’s Watch e ELSC, ha provato con dati inconfutabili che l'Italia è stata e continua ad essere complice del genocidio e delle guerre mosse dall'entità sionista sui nostri popoli.

Grazie alla deputata Stefania Ascari è stato possibile presentare un'interrogazione parlamentare sulle esportazioni di armi.
Il Governo Meloni tuttavia, dopo aver mentito, continua a nascondersi per non rispondere del proprio operato.

Per questo motivo martedì 5 maggio teniamo una conferenza stampa nella Sala stampa della Camera dei Deputati.

pc 5 maggio - Flotilla, La Russa: «Rischi scarsi e gridano alla tortura. Cercano solo visibilità». Piantedosi: «Concordo» -

Questo governo fascista, complice sionista, va rovesciato!
Corteo a Milano

da Corriere della Sera

Le parole pronunciate Milano - dove si è svolto un altro corteo a sostegno degli attivisti arrestati dalla Marina israeliana

 «Quanti palestinesi hanno salvato le Flotille? Quanti bambini sono rimasti in vita? Quanti israeliani hanno dovuto ricredersi sul fatto che siano altri a volere non la fine della guerra, ma la scomparsa di Israele "dal fiume al mare"? Zero. Quindi, si tratta di operazioni strumentali e propagandistiche ad alto contenuto mediatico. Se poi hai la fortuna di essere fermato e dire che sei stato torturato, è il massimo che puoi aspettarti». Usa toni tranchant il presidente del Senato Ignazio La Russa, parlando degli attivisti della Global Sumud Flotilla, le cui imbarcazioni sono state fermate e sequestrate durante un blitz della Marina Israeliana in acque internazionali, al largo di Creta. Alcuni passeggeri sono stati

pc 5 maggio - Contro l'aggressione imperialista/sionista all'Iran - piano iraniano per la fine della guerra - info

– 30 giorni di cessate il fuoco da trasformare in fine delle ostilità (nel Golfo e in Libano) tra Iran, Israele e Usa in chiave permanente

– l’idea è quella di un patto di non aggressione perenne quindi si toglierebbe dal tavolo l’argomento “l’Iran vuole distruggere Israele”

– Prima Fase Hormuz: l’Iran si occuperebbe dello sminamento dello stretto che verrebbe gradualmente riaperto

– Seconda Fase: rimozione delle sanzioni e congelamento dell’arricchimento dell’uranio per 15 anni, senza smantellamento del programma nucleare che continuerebbe a scopi civili, “diluizione” e/o spostamento all’estero dell’uranio già arricchito a livello quasi militare. Passati i 15 anni si ricomincerebbe l’arricchimento ma non oltre il 3,6%

– Terza fase: cooperazione militare tra i paesi del golfo (la Nato araba?) per garantire stabilità e pace

Il tutto accompagnato da una minaccia dei Pasdaran a Trump: accetta un accordo (che ritieni) scarso o infilati in una guerra impossibile.

Questo accordo converrebbe a tutti (al mondo in primis) ma:

1) non a Netanyahu che ha bisogno del sangue della guerra per rafforzarsi in vista di elezioni difficili e che comunque non accetta che sia Washington a decidere escludendolo (l’abbiamo visto col cessate il fuoco in Libano che sta violando sistematicamente)

2) per Trump sarebbe una salvezza perché lo tirerebbe fuori da una crisi di consensi devastante ma ci farebbe una pessima figura. Questo piano non copre i missili balistici e, soprattuto, non è per nulla migliore dell’accordo chiuso da Obama e che lui ha stracciato, demonizzato e deriso per anni.

Non resta che attendere e capire cosa accadrà. Bisogna anche capire il ruolo dei sauditi nell’influenzare Washington, visto che ormai tra Ryad e Tel Aviv è gelo totale mentre gli Emirati sono isolati nel Golfo.

nico piro * da Facebook – giornalista e blogger, inviato speciale del TG3, tra l’altro in Afghanistan e negli Stati Uniti

pc 5 maggio - Torniamo sul "Decreto lavoro" - "La truffa del salario giusto" - Un utile approfondimento

Da La Bottega del Barbieri

Dal dossier di Mario Sommella - stralcio

Anatomia di un Primo Maggio rovesciato. Come il decreto Meloni regala un miliardo alle imprese, svuota l’articolo 36 della Costituzione, dimentica i morti sul lavoro e premia chi non firma i contratti.

Esiste un modo molto efficace per mascherare un attacco al lavoro: chiamarlo difesa del lavoro. Esiste un modo ancora più sofisticato per cancellare un diritto costituzionale: dichiarare che lo si sta finalmente attuando. Il decreto-legge approvato dal Consiglio dei ministri il 28 aprile 2026, varato a tempo di marcia in vista del Primo Maggio e rilanciato dalla propaganda di Palazzo Chigi sotto l’etichetta beffarda di « salario giusto », è esattamente questa operazione: una contro-riforma travestita da intervento solidale, una cessione di sovranità retributiva camuffata da garanzia, un trasferimento di un miliardo di euro dalle casse pubbliche alle imprese spacciato come tutela dei più deboli. Conviene osservarla con calma, perché è in questi passaggi — quando le parole vengono usate per nascondere il loro contrario — che si misura la qualità democratica di un governo.

Il decreto stanzia poco meno di un miliardo distribuito su tre annualità: secondo i dati pubblicati dal Sole 24 Ore sulla bozza approvata, parliamo di 109,7 milioni nel 2026, 252,4 milioni nel 2027 e 135,4 milioni nel 2028 per il bonus assunzioni, più ulteriori 26, 60 e 34 milioni nelle stesse annualità per le aree ZES. Bene. Si guardi adesso, in questa lunga colonna di numeri, dove finiscono i soldi. Non in busta paga. Non nelle tasche dei lavoratori. Non nei contratti collettivi scaduti. Vanno integralmente alle imprese, sotto forma di esonero contributivo fino al 100 per cento per le assunzioni a tempo indeterminato di donne, giovani sotto i 35 anni e disoccupati di lungo periodo, con un tetto di 500 euro mensili che sale a 650 nelle Zone Economiche Speciali del Mezzogiorno e a 800 per le donne residenti nella ZES. È la reiterazione, ormai trentennale, della stessa illusione: la decontribuzione presentata come un regalo, mentre in realtà è un buco scavato nelle gambe dell’INPS, ovvero nei diritti previdenziali futuri di chi quei contributi non li versa più. I soldi non sono regalati: sono solo spostati dal pilastro della pensione pubblica a quello del profitto privato. La presidente del Consiglio ha detto in conferenza stampa che il provvedimento serve a « ringraziare gli italiani ». Era difficile trovare formula più rivelatrice: gli italiani vengono ringraziati con i loro stessi soldi, prelevati dalla loro stessa contribuzione, dirottati sui margini delle aziende che li assumono.

E qui finisce la parte che si potrebbe chiamare, con un eufemismo, « occupazionale ». Comincia adesso quella che merita il nome più crudo di lesione costituzionale. Perché il decreto non si limita a finanziare le imprese: ridefinisce in modo autoritativo, e a beneficio del datore di lavoro, il significato stesso di retribuzione equa. Il punto non è secondario. Da settantotto anni l’articolo 36 della Costituzione stabilisce che « il lavoratore ha diritto a una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa ». Sufficiente. In ogni caso. Sono parole pesate al milligrammo dai costituenti del 1947, e da settant’anni la Corte di cassazione le tratta come precetto direttamente vincolante: la retribuzione deve garantire dignità, e questa dignità non è una variabile di trattativa fra le parti sociali — è un parametro giuridico sovraordinato, un minimo costituzionale che nessun contratto può legittimamente comprimere.

La sentenza che il governo vuole cancellare

Per capire la portata dell’operazione meloniana bisogna risalire al 2 ottobre 2023, alle sentenze gemelle della sezione lavoro della Cassazione numeri 27711, 27713 e 27769. In quel pronunciamento — che ha

pc 5 maggio - Altre immagini e info sul primo maggio internazionale

 

da ContreAttaque

Istanbul, Turchia: il regime di Erdogan ha dispiegato un enorme dispositivo di repressione che ha bloccato le strade per impedire al corteo di recarsi in piazza Taksim, piazza emblematica della città, da dove erano partiti immensi movimenti sociali. I poliziotti hanno attaccato i manifestanti che arrivavano dai quartieri di Besiktas e Mecidiyekoy. Le immagini mostrano arresti massicci e violenti, in particolare un giovane strangolato a terra che continua ad alzare il pugno. 576 persone sono state arrestate e 46 manifestanti sono stati mandati in tribunale dopo essere stati interrogati. Il regime al potere ha arrestato e imprigionato migliaia di oppositori politici negli ultimi anni.

Torino, Italia: sono scoppiati scontri tra la polizia e i manifestanti davanti al centro sociale storico Askatasuna. Il corteo ha cercato di riprendere questo grande edificio rosso situato nel cuore della città,

lunedì 4 maggio 2026

pc 4 maggio - ORE 12 Controinformazione rossoperaia - 1 Maggio: cosa c’è stato e cosa non c’è stato

 

pc 4 maggio - India - Modi dichiara 'la vittoria sul maoismo'... ma viene smentito dai nuovi attacchi della guerriglia maoista - info

 info dal blog ICSPWI

cspwindia.site/2026/05/03/one-month-after-modi-regime-declared-the-victory-over-maoism-exchange-of-fire-erupted-in-jharkhand-and-four-paramilitaries-died-in-chattisgarh/

One month after Modi regime declared “the victory over maoism”, exchange of fire erupted in Jharkhand and four paramilitaries died in Chattisgarh

According to Indian bourgeois press, the Maoist leader Misir Besra (a politbureau member of the CPI (Maoist) ) and his PLGA squad is still active in Jharkhand (despire the hindutva regime declared the eradication of Maoism in India last 31th of march), the "elite" COBRA commando were sent for a searching operation in Tonto region in West Singhbhum (State of Jharkhand) last 29th of April. The paramilitaries came under fire for several hours, as avenuemail bourgeois press reported: "The encounter comes amid reports of increased Maoist presence in the Kolhan region following the recent killing of a former Maoist in the Goilkera area. Intelligence agencies had warned of renewed activity by the group led by Misir Besra in the Saranda forests".

Two days after in another State (Chattisgarh) four paramilitaries were deadly blown up by an IED planted by the comrades during another searching operation.

Despite the claim by the hindutva Modi regime on a total victory against the Communist Party of India (Maoist), the party reaffirms its leading role on the revolutionary paths in India (se the recent documents by the party's Northern Commitee  we recently pubblished in this site) and the People's War is still active blowing the enemy.

Long Live CPI (Maoist)!

Long Live the People's War in India!

pc 4 maggio - Catene ai piedi, graffi e i lividi, la tuta da detenuti: Avila e Abukeshek - Manteniamo alta la denuncia e la mobilitazione

 

Catene ai piedi, graffi e i lividi, la tuta da detenuti: Avila e Abukeshek in aula. Il giudice dispone il carcere per altri due giorni
da Il Fatto quotidiano

Davanti agli obiettivi di macchine fotografiche e telecamere nell’aula del tribunale accennano un sorriso, forse semplicemente si sforzano. Gli occhi sembrano arrossati, si intravedono graffi e lividi. Thiago Avila e Saif Abukeshek indossano una tuta da detenuti, marrone. Soprattutto: mentre camminano hanno le mani (dietro la schiena) e i piedi legati con le catene. Entrambi rischiano grosso, come ha scritto l’inviato del Fatto a bordo della Flotilla Alessandro Mantovani: Abukeshek – nato in un campo profughi di Nablus, in Cisgiordania – è considerato da Israele vicino ad Hamas, Avila è uno dei volti più noti della spedizione, al quarto tentativo di raggiungere Gaza via mare. Nel 2025 partecipò anche ai funerali di Nasrallah, leader di Hezbollah. Il giudice ha disposto la proroga della loro detenzione per due giorni. Il pm durante l’udienza ne aveva chiesti 4. 
Gli avvocati di Adalah – organizzazione israeliana per i diritti umani – Hadeel Abu Salih e Lubna Tuma hanno sostenuto davanti al tribunale che l’intero procedimento legale è fondamentalmente viziato e privo di fondamenti giuridici. Hanno contestato la giurisdizione dello Stato, affermando che non esiste alcuna base giuridica per l’applicazione extraterritoriale di questi reati alle azioni di cittadini stranieri in acque internazionali. Adalah ha precisato che non sono state avanzate accuse formali contro nessuno dei due attivisti e che saranno trasferiti nuovamente al centro di detenzione di Shikma, ancora in isolamento. Entrambi gli attivisti continuano lo sciopero della fame per protestare contro la loro detenzione illegale e i maltrattamenti subiti. Come già raccontato ieri entrambi gli attivisti hanno denunciato abusi fisici a bordo della nave cargo militare israeliana che li ha portati dall’area di mare in cui è avvenuto il blitz contro la Flotilla fino in Israele. Botte fino a perdere conoscenza, isolamento totale, bendaggio degli occhi per giorni.

Nella nave cargo militare eravamo “tutti ammassati, l’acqua entrava ed usciva, i fucili puntati addosso” ha raccontato l’attivista pugliese Tony La Piccirella, rientrato oggi in Italia da Atene. “Ci hanno trattato male ma ‘fino ad un certo punto, come dice il nostro ministro degli Esteri – ironizza -. La Flotilla crea problemi? Non so per quale motivo persone come la nostra presidente cercano di ribaltare in continuazione la realtà: i suoi cittadini, quelli chiamati a proteggere, hanno subito un attacco in mare aperto e sposta l’attenzione e la responsabilità su di noi”.

La Piccirella racconta che al momento dell’intervento, nel mare di fronte a Creta, della Marina israeliana si trovava sull’ultima delle 21 barche intercettate, alcune lasciate alla deriva, con persone a bordo, e completamente distrutte. “Sei di noi sono stati isolati – dice – Io, tre ragazzi spagnoli, Thiago e Saif, che rischiano ora tanto e di più; Saif, poco prima di essere isolato, mi ha detto di dire a suo figlio che il prezzo per la libertà non è mai troppo alto. Abbiamo paura per i nostri compagni, Saif è palestinese. E’ stato un rapimento in acque praticamente europee, supervisionato dalla Marina greca: una nave cargo di quelle dimensioni e la fregata che l’accompagnava, non passano inosservati: il Mediterraneo è pieno di droni militari, tutti erano in realtà al corrente di quello che stava accadendo e nessuno ha fatto niente. Noi siamo scappati per sei ore, chiedendo aiuto e lanciando sos. Non è un atto di pirateria come dice la nostra presidente: è la conseguenza naturale di quello che succede quando si supporta militarmente, politicamente ed economicamente un Paese che non si è mai fatto nessun problema a rubare terra e petrolio. Io non so quale sarà il passo successivo: probabilmente ci verranno a prendere a casa“.

domenica 3 maggio 2026

pc 3 maggio - Alcuni immagini video delle manifestazioni 1° Maggio nel mondo

https://www.rainews.it/video/2026/05/manifestazioni-1-maggio-nel-mondo-diritti-lavoratori-8c447665-9c97-4cac-b4ce-3c8094ffe0cf.html

pc 3 maggio - L'acciaio balistico dell'India diretto a Israele passa per l'Italia (porto di Gioia Tauro) -


LOGISTICA DI GUERRA: IN PARTENZA DA GIOIA TAURO CONTAINER MSC CON MATERIALE MILITARE DIRETTO VERSO ISRAELE

Il porto di Gioia Tauro, hub principale del Mediterraneo gestito da Terminal Investment (gruppo MSC), viene in queste ore attenzionato da attivisti e attiviste BDS. Recentemente era stato segnalato il transito di container MSC con presunto materiale militare (acciaio balistico) proveniente dall’India e diretto in Israele

dalla denuncia della giornalista L. Maggiori https://altreconomia.it/il-porto-di-gioia-tauro-e-al-centro-del-traffico-darmi-verso-israele-il-ruolo-del-colosso-msc/#:~:text=Il%20porto%20di%20Gioia%20Tauro%20%C3%A8%20al%20centro%20del%20traffico%20d%E2%80%99armi%20verso%20Israele.%20Il%20ruolo%20del%20colosso%20Msc

Il porto di Gioia Tauro, uno dei principali hub di transhipment (di smistamento) del Mediterraneo, è nel vortice di un traffico globale di acciaio balistico proveniente dall’India e diretto in Israele.

Il 18 marzo la Guardia di Finanza e l’Agenzia delle dogane di Gioia Tauro hanno bloccato e messo sotto ispezione otto container sospetti, dopo le segnalazioni fatte il 13 e il 15 marzo da chi scrive. Queste

pc 3 maggio - Anche il governo italiano e i militari italiani direttamente coinvolti nell'attacco dello Stato sionista alla Flottilla?

Info dai media israeliani: 

Il 1° maggio, l'esercito israeliano si è avvalso del quartier generale statunitense di Kiryat Gat, in Israele, per coordinarsi con ufficiali militari di diversi paesi al fine di ostacolare la Global Freedom Flotilla.

Questo quartier generale è una "struttura adatta a ospitare gli oltre seicento funzionari arrivati da quaranta paesi. Ventuno di questi (tra cui Inghilterra, Spagna, Francia, Australia, Italia, Germania, Canada, Emirati, Giordania) sono presenti con delegazioni militari, mentre gli altri sono rappresentati da delegazioni di cooperazione internazionale e ong. (la delegazione della Spagna è stata espulsa dal criminale nazisionista, Netanyhau, ndr)

...si trova qui anche il Generale di Brigata Sergio Cardea – un passato in servizio, tra gli altri, in ex Jugoslavia, Kosovo e Afghanistan – come responsabile della delegazione militare italiana, che vede ancora un’esigua presenza, destinata a crescere secondo le fonti. La gestione civile è stata invece affidata all’ambasciatore Bruno Archi, inviato speciale dell’Italia per la ricostruzione di Gaza, che pure ha già inviato dei funzionari.

La maggior parte dei soldati, duecento, è attualmente americana (da il Foglio 21/11/25)

da l'Antidiplomatico:

Secondo quanto riportato dai media israeliani il 1° maggio, l'esercito israeliano si è avvalso del quartier generale statunitense di Kiryat Gat, in Israele, per coordinarsi con ufficiali militari di diversi paesi al

pc 3 maggio - Si rafforzano i legami militari- oltre che politici ed economici - Italia/ India - prepariamo una campagna nazionale su questo e un piano di iniziative

 Un documentato articolo - che serve alla conoscenza e mobilitazione

proletari comunisti  - contattare e sostenere il comitato di sostegno internazionale alla guerra popolare in India ICSPWI - csgpindia@gmail.com

----------------------------------------------------------

Così India e Italia rafforzano l’asse della difesa nell’Indo-Mediterraneo

La visita del ministro Crosetto a Nuova Delhi consolida la cooperazione bilaterale in un contesto segnato da tensioni marittime e riallineamenti strategici. Difesa, industria e sicurezza emergono come pilastri di un partenariato sempre più operativo

L’Indo-Mediterraneo è stato storicamente una regione volatile. Gli imperi romano, persiano e indiano si sono contesi il primato per millenni, mentre nella regione nascevano quattro tra le religioni più influenti al mondo. Se il conflitto ha segnato per decenni il Corno d’Africa e il Bab al-Mandab, oggi il Medio Oriente è esploso in una nuova serie di conflitti che fino a poco tempo fa erano considerati scenari ipotetici. L’attacco terroristico di Hamas contro Israele del 7 ottobre ha aperto un vaso di Pandora che non sembra destinato a richiudersi presto.

L’attuale chiusura dello Stretto di Hormuz ha dimostrato la centralità delle rotte commerciali e quanto facilmente la guerra asimmetrica possa interrompere e persino paralizzare l’economia globale.

India e Italia sono entrambi Paesi peninsulari, con vaste coste proiettate sui rispettivi mari. Il loro rapporto nel settore della difesa è un pilastro importante di un partenariato strategico più ampio. Sta diventando una delle dimensioni più concrete della relazione bilaterale, trainata dalla sicurezza

pc 3 maggio - Formazione rivoluzionaria delle donne - Produzione e riproduzione - femminismo radicale o marxismo? Prima parte

Abbiamo cominciato a “mettere le mani” su l'importante tema che riguarda la produzione e riproduzione nel sistema capitalista, la funzione del lavoro domestico in esso, su cui da sempre il movimento delle donne, le sue principali teoriche hanno dibattuto, analizzato, preso posizione, perchè ha a che fare con l’analisi di fondo del ruolo e condizione delle donne nel sistema capitalista e le sue implicazioni nella lotta di liberazione delle donne.

Questo lavoro lo abbiamo fatto da un lato andando in un certo senso all’”origine”, ad un approfondimento uscito nel 1975 dall’allora organizzazione Movimento per la Liberazione della Donna” (MLDD) che scrisse l’opuscolo “Lotta femminista e lotta di classe” - in occasione del suo Congresso nell’aprile 1975.
Dall'altra affrontando posizioni in corso nel movimento femminista attuale.
Dall'altro ancora con una prima, sia pur ancora grezza, analisi critica delle posizioni di una delle teoriche più in "voga" e più influenti nel pensiero teorico femminista, l'accademica Silvia Federici.  
Su questo importante tema abbiamo poi raccolto contributi di compagne del mfpr, e di filosofe marxiste.
Quindi, come si dice, "c'è molta carne a cuocere". 
Per questo questa Formazione rivoluzionaria delle donne durerà varie settimane (probabilmente intervallata da altre FRD più legate agli eventi nazionali e internazionali).
Invitiamo le donne, compagne, intellettuali a mandarci loro contributi, commenti anche critici - li pubblicheremo tutti.

COMINCIAMO
Appunti in divenire su Produzione e Riproduzione 
Dall'opuscolo “Lotta femminista e lotta di classe” - MLDD
(questo testo è contenuto nell'opuscolo 360°)
1° PARTE

pc 3 maggio - A proposito del salario per la riproduzione della forza-lavoro... - Marx

 “...si visto che l’operaio è spesso costretto a far del proprio consumo individuale un puro e semplice incidente del processo di produzione. In questo caso egli si dà mezzi di sussistenza per tenere in moto la propria forza-lavoro, come alla macchina a vapore vengono dati acqua e carbone, come alla ruota dell’olio. E allora i mezzi di consumo dell’operaio sono puri e semplici mezzi di consumo di un mezzo di produzione e di consumo individuale dell’operaio e consumo direttamente produttivo. Eppure questo fatto appare come un abuso, non essenziale per il processo di produzione capitalistico...”

“...il consumo individuale della classe operaia è riconversione dei mezzi di sussistenza, alienati dal capitale in cambio di forza-lavoro, in forza-lavoro di nuovo sfruttabile dal capitale. Esso è produzione e riproduzione del mezzo di produzione più indispensabile per il capitalista, cioè dell’operaio stesso. Il consumo individuale dell’operaio continua dunque ad essere sempre un momento della produzione e della riproduzione del capitale, tanto che avvenga dentro o fuori dell’officina, fabbrica, ecc., dentro o fuori del processo lavorativo, proprio come la pulizia della macchina, tanto che avvenga durante il processo lavorativo o durante determinate pause di questo...”

“...nulla cambia il fatto che l’operaio compia il proprio consumo individuale per amore di sè stesso e non per amore del capitalista. Neppure il consumo delle bestie da soma cessa di essere un momento del processo di produzione per il fatto che il bestiame stesso gusta quello che mangia. La conservazione e la riproduzione costante della classe operaia rimane condizione costante della riproduzione del capitale. Il capitalista può tranquillamente affidare all’istinto di conservazione e di procreazione degli operai il soddisfacimento di questa condizione. Egli provvede soltanto a limitare il più possibile al puro necessario il loro consumo individuale, ed è lontanissimo da quella rozzezza sudamericana che costringe l’operaio a nutrirsi di cibi più sostanziosi invece che di cibi meno sostanziosi...”

pc 3 maggio - Lavorare fino a stare male: la verità su fabbriche e logistica.

Cosa succede nei magazzini della logistica? 

Ne discutiamo con Emiliano Gentili

Ma anche nelle catene di fast food e nel delivery. Per non parlare delle fabbriche. I corpi vengono portati al limite del tempo ciclo sempre più ridotto. Scopriamo insieme i meccanismi di sfruttamento. Ne parliamo con Emiliano Gentili che ci racconta le ricerche alla base del suo libro L'attacco degli imprenditori. https://www.libreriasensibiliallefogl... 

sabato 2 maggio 2026

pc 2 maggio - Questo "1° Maggio" non è dei lavoratori, lavoratrici

All'insegna del "Decreto lavoro" - di cui parliamo in seguito - ieri abbiamo avuto:

- la Meloni giubilante a pranzo da "Pizzaut" a Monza, tra i ragazzi autistici - uno spottone pubblicitario, utile anche a deviare l'attenzione sullo scandalo della grazia a Minetti;

- Fumarola della Cisl - e, pur se meno esplicito, Bombadieri della Uil - che ha usato il comizio del 1° maggio per fare gli elogi del "Decreto lavoro", confermando la funzione della Cisl di serva del governo dei padroni;

- Il "concertone" di Roma, utilizzato da squallidi saltimbanchi per farsi anch'essi - tra una canzonetta e l'altra (e aspettandosi evidentemente nuovi eventi e soldi dalle Istituzioni) - megafono del "lavoro dignitoso" garantito dal "decreto del lavoro": 'State lontani dai contratti pirata'; o per stravolgere "Bella ciao" cantata in tutto il mondo, cancellando i partigiani.

UNA ONDA NERA CHE VUOLE PRENDERSI E SPORCARE TUTTO che non va sottovalutata e va apertamente combattuta.

Il "Decreto lavoro"

Il “Decreto lavoro” è un decreto che non è per i lavoratori. E’ un decreto concordato con il Presidente della Confindustria.

Mentre ci sono più di 138mila operai a rischio a livello nazionale, ci sono nel Ministero di Urso 150 vertenze aperte, tra cui quelle importanti dell’ex Ilva, della Stellantis; mentre quindi i lavoratori si trovano con sempre meno lavoro “sicuro”, meno salari, meno sicurezza, il governo Meloni si vanta di questo decreto, uscito giusto per il primo maggio quasi a provocazione della giornata di lotta dei lavoratori.

Questo decreto sul fronte del salario stabilisce soltanto altri bonus e welfare per i lavoratori, ma decide

pc 2 maggio - Perché i giovani cinesi stanno riscoprendo Mao - Un articolo interessante - proletari comunisti/PC maoista-Italia

Yinhao Zhang | monthlyreview.org

Traduzione da antropocene.org

27/04/2026

Yinhao Zhang - dottore di ricerca presso il Dipartimento di Studi Asiatici dell'Università di Adelaide e gestore di un popolare account sui social media dedicato alla teoria marxista e alla storia rivoluzionaria cinese - illustra gli aspetti della società cinese contemporanea che contribuiscono al rinnovato interesse per Mao Zedong tra i giovani. Secondo Zhang, Mao sta catturando l'interesse di una generazione insoddisfatta delle strutture di potere e dei privilegi di classe che hanno accompagnato la neoliberalizzazione dei mercati negli ultimi decenni. Questi giovani stanno rivisitando le radici stesse della Rivoluzione cinese, evocando il desiderio di un futuro politico radicale.



Il ritorno di uno spettro

Uno spettro si aggira per la Cina: Mao Zedong. Non si tratta dell'immagine fossilizzata del fondatore della nazione che si ritrova nelle storie ufficiali del partito, bensì di un'idea viva e pulsante riscoperta dai giovani del Paese. Le prove di questa rinascita sono al tempo stesso inaspettate e inequivocabili, e il contesto più significativo è costituito dalle università d'élite cinesi, dove si forma la leadership politica, accademica e imprenditoriale del Paese.

Per cogliere il significato di questo cambiamento, occorre innanzitutto comprendere il clima intellettuale che esso ha sostituito. Per decenni - dopo l'avvio delle riforme di mercato nel 1978, e nonostante il fatto che una persistente visione positiva di Mao e della Rivoluzione Culturale fosse ancora diffusa tra molti operai e contadini - l'atteggiamento prevalente tra la classe colta cinese nei confronti di Mao era di profondo scetticismo.[1] Un sondaggio ufficiale del 1993, condotto congiuntamente da diversi organismi di ricerca del Partito e dello Stato, fornisce una chiara misura di questo sentimento. Quando agli intervistati è stato chiesto di valutare Mao, solo l'8% degli intellettuali di alto livello riteneva che i suoi meriti superassero i suoi difetti, mentre un incredibile 67% era di opinione contraria. Tra il personale universitario e gli studenti, il 40% riteneva che i suoi difetti fossero maggiori, mentre più del 34% concordava con il verdetto ufficiale «70% buono, 30% cattivo». Inoltre, quando a queste stesse élite è stato chiesto un parere sulla "febbre di Mao" che stava già emergendo tra la base, una stragrande maggioranza - tra il 63 e il 72% degli intervistati - la liquidò come un fenomeno "anormale", considerandola un frutto dell'ignoranza popolare.[2] Questa visione prevalse tra l'élite colta dopo il 1978: Mao era una figura del passato la cui eredità era vista come un ostacolo alla modernizzazione.
Nel 2006, la situazione iniziò a cambiare. Un sondaggio condotto presso l'Università Sun Yat-sen di