sabato 25 settembre 2021

Sindacato di classe - SULLA MOZIONE FINALE DELL'ASSEMBLEA NAZIONALE DI BOLOGNA DEL 19 SETTEMBRE - Alcuni appunti

Riportiamo di seguito la Mozione finale dell'assemblea nazionale del 19 settembre a Bologna.

Dopo la lettura in assemblea della bozza di mozione, vi è stato un intervento dello Slai cobas sc per modificare alcuni punti della mozione - di queste modifiche è stata accolta nel testo finale solo quella relativa alla "riduzione dell'orario di lavoro a parità di salario" che nel primo testo era assente. 

Riportiamo qui altri appunti - di cui soprattutto 2 trattano di questioni discriminanti:

Sul salario. Lo Slai cobas ha detto che, oltre che di salario garantito ai disoccupati e disoccupate, a chi ha perso il lavoro, si deve porre la questione degli aumenti salariali per chi lavora, perchè, in questi mesi/anni e nella pandemia con migliaia di operai in cassintegrazione-covid, il salario è stato nettamente ridotto, di quasi il 40%.

Qui non basta parlare di "difesa dei contratti collettivi nazionali di lavoro e aumento generalizzato dei salari più bassi", sia perchè tutti i salari sono peggiorati, sia perchè, se è pur vero che in alcuni posti di lavoro non vengono rispettati neanche i CCNL, alcuni di questi contratti (Cooperative sociali, multiservizi, ecc.) stabiliscono retribuzioni inferiori a quel "salario minimo" di cui in questi giorni è ripresa la discussione tra partiti di governo, sia perchè lo stesso recente rinnovo di alcuni Ccnl (vedi metalmeccanici) ha stabilito una miseria di aumento, contestato da gran parte di operai;

Ma, come ha detto lo Slai cobas nell'assemblea, soprattutto due sono i punti discriminanti:

Sull'utilizzo strumentale e antiproletario della campagna vaccinale e il greenpass.  Non possiamo - ha detto lo Slai cobas sc - in una mozione verso i lavoratori porre la denuncia della questione del green pass – sulla cui critica possiamo essere d'accordo anche se sui contenuti delle critiche bisogna capirsi (noi denunciamo l'uso ipocrita del green pass, al servizio della “normalizzazione” per garantire la produzione e l'aumento dei profitti ai padroni; nella mozione si mette l'accento sull'aspetto divisivo, ecc.),– e non dire chiaramente che noi siamo per la vaccinazione di tutti obbligatoria, chè è questo che non fa il governo. Noi dobbiamo portare tra i lavoratori il discorso della coscienza collettiva, della coscienza di classe; in una pandemia i proletari d'avanguardia devono essere per la vaccinazione di tutti obbligatoria e devono contrastare ogni discorso individualista che non tiene conto dell'interesse collettivo. Quindi o mettiamo sul punto del green passa la nostra richiesta di vaccinazione obbligatoria per tutti, o non siamo d'accordo assolutamente.

Riprenderemo in altro post questa questione, compreso i suoi risvolti ideologici negativi nella classe. Ma, intanto un chiarimento. Nell'assemblea del 19 a Bologna, solo un intervento, di un compagno del Si.cobas di Milano ha posto che nella piattaforma venisse inserito il punto sul green pass; nessun altro, nè l'assemblea su questo si è espressa - d'altra parte all'atto della lettura della bozza di mozione molta parte dei partecipanti era dovuta andare via, quindi, perchè viene inserito nella mozione finale, come espressione dell'intera assemblea? 

Sulla manifestazione del 30 ottobre contro il G20. Il 30 ottobre è molto importante, ma è altro, deve essere altro! Il 30 ottobre vengono i capi dei paesi imperialisti, i capi dei paesi che fanno le guerre, pche provocano la miseria nel mondo e all'interno delle loro cittadelle imperialiste e capitaliste. Il 30 ottobre si deve porre lo scontro tra reazione/fascismo a livello mondiale e rivoluzione proletaria. Il30 ottobre si pone il problema che i proletari, i lavoratori dicono: rovesciamo questo sistema... Non: chiediamo questo e quest'altro – che chiaramente lo dobbiamo fare in una prospettiva di lotta per salvaguardare le nostre condizioni di lavoro e di vita; ma il 30 ottobre il G20 si pone un problema più generale, questo sì politico: il rovesciamento di questo sistema, si pone la questione che il potere deve essere operaio. Allora, non mischiamo le cose, non possiamo vedere il 30 ottobre come mera continuità dello sciopero dell'11 ottobre. E' sbagliato, è economicista.  

Mozione finale dell'assemblea nazionale di Bologna verso lo sciopero dell'11 ottobre. (Abbiamo sottolineato i punti in cui vi è stato un intervento dello Slai cobas nell'assemblea del 19)

L’assemblea nazionale svoltasi il 19 settembre alla sala Dumbo di Bologna rilancia le ragioni dello sciopero generale unitario del sindacalismo di base del prossimo 11 ottobre e pone con forza la necessità di un percorso realmente ricompositivo, che a partire dal protagonismo delle lotte e dei lavoratori dia vita ad un ampio movimento di opposizione di classe al governo Draghi e alle sue politiche di macelleria sociale. Per questi motivi, riteniamo di fondamentale importanza rafforzare quei percorsi che all’indomani dell’esplosione della crisi pandemica hanno saputo porre all’ordine del giorno la costruzione dell’unità delle lotte al di là dalle sigle sindacali di appartenenza: su tutte l’assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori combattivi. 

Se l’11 ottobre saremo capaci di bloccare davvero alcuni gangli vitali dell’economia capitalistica, questa data potrà oggettivamente costituire uno spartiacque nella storia recente del sindacalismo di classe e combattivo. 

Lo sblocco dei licenziamenti, che in due mesi ha già lasciato sul campo migliaia di posti di lavoro (che sono andati ad aggiungersi alle centinaia di migliaia di precari finiti per strada nei mesi passati) ci impone una risposta non solo organizzata, ma anche e soprattutto coordinata su scala quantomeno nazionale e in prospettiva, europea. La costruzione di una rete di collegamento delle realtà in lotta contro i licenziamenti è una necessità non più rinviabile: l’ottima riuscita della manifestazione di sabato scorso a sostegno dei licenziati GKN può costituire un punto di reale ripartenza, a condizione che i lavoratori sappiano individuare chiaramente qual’è la loro controparte: non solo i padroni ed il governo ma anche quei vertici sindacali confederali che firmando lo sblocco dei licenziamenti sono pienamente corresponsabili di quanto sta accadendo. Per questo riteniamo necessaria, qui ed ora, la costruzione di una manifestazione nazionale a Roma che veda insieme in piazza tutte quelle vertenze che resistono e lottano contro i licenziamenti. 

Al contempo diviene sempre più urgente avviare un confronto sull’escalation repressiva in atto contro i lavoratori in lotta (Fedex, Textprint, Unes …) e contro i movimenti (disoccupati, No-Tav …): un’offensiva a colpi di fogli di via, denunce, arresti e teoremi accusatori di ogni tipo, che ha creato un clima fertile per il barbaro omicidio del nostro compagno Adil lo scorso 18 giugno, e che può essere adeguatamente fronteggiata solo con l’arma della solidarietà di classe, a partire dalla costituzione una cassa di resistenza unitaria a sostegno di tutte quelle lotte colpite dalla repressione. 

 L’11 ottobre deve diventare il punto di partenza per una vera controffensiva di classe; lo sciopero generale deve essere uno sciopero politico contro il governo Draghi e contro l’utilizzo capitalistico dell'emergenza pandemica; contro il caro vita e l’aumento delle tariffe; per il rilancio della sanità e la piena tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori e delle lavoratrici; contro l'utilizzo strumentale e antiproletario della campagna vaccinale: no al greenpass, inutile a fronteggiare la pandemia ma utile da un lato a dividere e reprimere i lavoratori, dall'altro a garantire ai padroni la disapplicazione delle misure di prevenzione dal contagio e di tutela della salute sui luoghi di lavoro; per un lavoro di pubblica utilità oppure il salario medio garantito a tutti i disoccupati e le disoccupate; contro il proliferare di contratti precari; per la riduzione generalizzata dell'orario di lavoro, per lavorare tutti e lavorare meno; per la difesa dei contratti collettivi nazionali di lavoro e un aumento generalizzato dei salari più bassi; per il rilancio dell’edilizia popolare e il blocco a tempo indeterminato degli sfratti; contro le politiche di rapina e devastazione dell’ambiente; per far sì che siano i padroni a pagare i costi della crisi con una drastica progressività delle imposte - 10% sul 10% più ricco -; per garantire ai lavoratori immigrati pieno diritto di cittadinanza e cancellare il decreto Salvini; per la piena tutela delle donne lavoratrici, contro ogni forma di discriminazione salariale, di violenza maschile e di sessismo; contro le guerre imperialistiche e per una drastica riduzione delle spese militari a favore della spesa sociale; per costruire una vera rete di collegamento delle lotte in chiave internazionale. 

Costruiamo ovunque comitati territoriali di sciopero verso l’11 ottobre; Organizziamo ovunque picchetti e blocchi della produzione, della distribuzione, dei trasporti e dei servizi pubblici e privati.

Il 30 ottobre tutti in piazza a Roma contro il G20 dei padroni. 

Toccano uno-toccano tutti. 

(Assunto dall'assemblea con la sola dichiarazione contraria sul punto dell'opposizione al green pass da parte dello Slai Cobas sc).

Presidente Gonzalo - Nella Giornata Internazionale - Iniziativa al consolato peruviano a Milano

 



Presidente Gonzalo - Nella giornata internazionale video della manifestazione di Amburgo Germania

ALEMANIA: VIDEO: Impresiones de la manifestación internacional del Presidente Gonzalo en Hamburgo

Presidente Gonzalo - Per la giornata internazionale - importante e bel video da Rojava da parte dei compagni turchi del Martyr Nubar Ozanyan Battalion

Martyr Nubar Ozanyan Battalion: We take Gonzalo as an example!

Martyr Nubar Ozanyan Battalion commemorated the communist leader President Gonzalo, who was immortalized on September 11. In a news article on www.tkpml.com Cemil Amed gave a speech at the commemoration, which started with a military ceremony and a moment of silence. Amed stated in his speech that President Gonzalo is not just a Peruvian revolutionary and has a practice that will guide workers, peasants and oppressed peoples all over the world.

Lotta di classe - La denuncia e lotta contro repressione e carcere nel blog Soccorso Rosso Proletario - visitatelo e fate circolare i post pubblicati in tutte le forme - info srpitalia.gmail.com

Torture senza fine nelle carceri israeliane: gli ex detenuti raccontano l’isolamento

Lotta di classe - SULLA PROPOSTA DI NORMATIVA CONTRO LE DELOCALIZZAZIONI DEI GIURISTI DEMOCRATICI

E' importante che giuristi democratici abbiano risposto alla "chiamata" dei lavoratori e lavoratrici della GKN e si siano posti concretamente al lavoro per dare un contributo giuridico nella lotta in corso contro i licenziamenti e la delocalizzazione dell'azienda.

Questa iniziativa, il modo come si è sviluppata ricorda in parte quando avveniva "normalmente" nell'autunno caldo - fine anni '60, inizio anni '70 - in cui la battaglia degli operai chiamava tutti, giuristi, medici, tecnici, giornalisti, intellettuali, ecc. a schierarsi, a mostrare non a parole ma nei fatti da che parte stare e a dare il loro necessario apporto. 

Un apporto che viveva e rispondeva al livello della lotta di classe in quel periodo e allo scontro strategico proletariato e capitale e suo sistema politico, statale, giuridico, e che, pertanto, andava necessariamente oltre e contro le gabbie delle normative esistenti, producendo nella lotta effettivamente normative nuove, "rivoluzionarie" sui vari campi: medicina, giurisprudenza, ecc (che venivano imposte solo con la mobilitazione operaia, e popolare).

Questo spirito e apporto, chiaramente, non si può riprodurre senza un "nuovo autunno caldo", ma a questo è giusto puntare.

In questo senso, ci sembra che la proposta di normativa dei giuristi democratici voli ancora "basso", all'interno della possibilità giuridiche esistenti, senza metterle in discussione; e in questo senso, può sembrare più concreta e attuabile ma in realtà rischia di essere illusoria nella sua attuazione, ma soprattutto non può riuscire a frenare, impedire il fenomeno sempre più vasto di delocalizzazione (dove il costo del lavoro è più basso e il capitale può realizzare più profitti) e conseguenti chiusure e licenziamenti.

Nella proposta che riportiamo di seguito non viene posto la questione più importante:

la requisizione da parte dello Stato di macchinari, strutture, locali verso un'impresa che - come scrivono i giuristi democratici - "abbia fruito di interventi pubblici finalizzati alla ristrutturazione o riorganizzazione dell’impresa o al mantenimento dei livelli occupazionali"; imprese che sono il 99%, tanto più negli ultimi anni e in questi due anni di pandemia.  

Nella proposta solo al punto 7) vi si accenna, ma si parla solo di "diritto di prelazione da parte dello Stato e di cooperative di lavoratori"; non di requisizione.   

Mentre gli altri punti si pongono questioni - informazione preventiva, presentazione di un piano, controlli - che da un lato potrebbero già essere fatti con le normative già esistenti; dall'altro vi è più di una esperienza, anche di questi recenti anni, in cui nè la presentazione di un piano, nè il controllo ha garantito neanche una parziale attuazione di quel piano (es. emblematico l'Ilva, in cui non solo il piano presentato nel 2018 che prevedeva il rientro di 2600 operai lasciati fuori dalla nuova proprietà non è stato attuato, ma lo Stato nel 2020 è sì intervenuto ma per entrare nella società e continuare esso a non rispettare neanche quel piano e, anzi, ad autorizzare altri esuberi).

Nella soluzioni alternative - vedi punto 4 - non si fa cenno neanche ad un estensione della normativa sulla "clausola sociale" per il mantenimento di tutti i posti di lavoro, che c'è in alcuni contratti.

Quanto diciamo vuole essere un contributo propositivo, un appello a sostenere con la propria professionalità la lotta di classe degli operai, ma all'interno di una critica agente allo stato di cose esistenti. 

MC

FERMIAMO LE DELOCALIZZAZIONI (stralci)

"...Delocalizzare un’azienda in buona salute, trasferirne la produzione all’estero al solo scopo di aumentare il profitto degli azionisti, non costituisce libero esercizio dell’iniziativa economica privata, ma un atto in contrasto con il diritto al lavoro, tutelato dall’art. 4 della Costituzione. Ciò

venerdì 24 settembre 2021

Presidente Gonzalo - Nella giornata internazionale - Palermo - Taranto

Palermo




Taranto



Presidente Gonzalo - Nella giornata internazionale perviene il messaggio dall'India di omaggio del PCI (Maoista)

 in via di traduzione

INDIA: Red Homage to Comrade Abimael Guzman (Gonzalo), Founder Leader and Former Chairman of Communist Party of Peru!


Central Committee, CPI (Maoist) pays itʹs humble homage to 86 year old Comrade Manuel Ruben Abimael Guzman Reynoso (Gonzalo), founder leader and ex-Chairman of Communist Party of Peru – Shining Path who martyred on 11th September in the high security centre of the Callao Naval Base of Peru. Our Central Committee expresses deep condolence and sympathy to Peru Communist Party, proletariat, peasantry, all the revolutionary people of Peru and friends, comrades, kith and kin of Comrade Gonzalo.

Comrade Gonzalo who born on 3 december 1934 in Mollendo, a port town of Peru was attracted towards Marxism and joined Peruvian Communist Party during his student life in university. From 1962 to mid 70s he served as a professor of Philosophy at San Cristobal of Huamanga university in Ayacucho. During the 1970s

Presidente Gonzalo - Nella giornata internazionale - L'Aquila


Presidente Gonzalo - Nella giornata internazionale - Ravenna

Presidente Gonzalo - Per la giornata internazionale dedicata al presidente Gonzalo

la diretta facebook prevista per il 24 per motivi tecnici - di cui ci scusiamo è stata rinviata - sarà sostituita a breve da un video intervento a larga circolazione - info pcro.red@gmail.com

 

Sciopero generale 11/10 - INTERVENTO PER L'ASSEMBLEA DONNE/LAVORATRICI A BOLOGNA

intervento mfpr.mp4

...le condizioni di lavoro, non lavoro, di doppio sfruttamento e oppressione delle donne, gli assassinii dei padroni in fabbrica e degli uomini che odiano le donne fuori e in casa gridano "vendetta" e richiedono una lotta senza quartiere!...

Sciopero generale 11/10 - UNIRE ED ELEVARE LE LOTTE CONTRO PADRONI/GOVERNO

 

giovedì 23 settembre 2021

Sciopero generale 11/10 - INTERVENTO DELLO SLAI COBAS SC ALL'ASSEMBLEA NAZIONALE DI BOLOGNA

 intervento slai cobas sc.mp4 


Necessario più che mai lo sciopero contro padroni, governo,
e sindacati collaborazionisti

Imperialismo - Parlano di pace ma preparano la guerra - questo è l'imperialismo, tutti gli imperialisti! Non c'è lotta contro l'imperialismo e la guerra senza lotta contro l'opportunismo politico e sindacale

Alla nuova alleanza militare  USA/GB/Australia in funzione anti Cina nel Pacifico corrispondono nuove manovre militari Russia/Cina, mentre i governi imperialisti europei attuali - senza la GB dell'Exit/imperialismo - parlano un pò più concretamente di Difesa Europea.

I venti di guerra attraversano il mondo con le corrispondenti economie di guerra, perche dietro le guerre imperialiste e reazionarie ci sono sempre una solo cosa: i profitti.

Crisi e nuova ripartizione del mondo all'ombra della devastante pandemia scaricata sui proletari e le masse popolari.

E come sempre tutti i partiti parlamentari o aspiranti tali si schierano con il proprio capitale, con il proprio imperialismo, o con una alleanza imperialista contro un'altra e i sindacati collaborazionisti e sindacati di base riformisti fanno da cinghia di trasmissione tra i proletari e le masse, per arruolarle al carro dell'imperialismo e delle guerre; per questo la lotta sindacale non basta, anzi è spesso un mezzo per arruolare e i proletari nella guerra del capitale

USB sostiene che il nemico è la UE e intanto si schiera con Cina e Urss ed è a questo che finalizza la lotta sindacale; pur nel rispetto dei lavoratori e delle loro lotte, spesso da esso organizzate, l'Usb non è nel nostro campo e da essa bisogna separarsi come da ogni sovranismo e nazionalismo.

Che sciopero generale si può fare con sindacati del genere, che dire poi di chi parla di sindacato senza politica, parole d'ordine di ogni corporativismo e tendenzialmente fascismo? E nel sindacato di base alcune sigle questo fanno e questo sono...

Il sindacato classista e combattivo, il fronte unico di classe esistono se si separano dalle cattive compagnie e conquistano sul campo i proletari in lotta e le masse popolari strappandole all'influenza nefasta del sindacalismo collaborazionista e del sindacalismo di base.

Chi cerca di stare con il piedi in due staffe non aiuta la chiarezza e non fa avanzare la lotta di classe, la politica di classe, la guerra di classe che oggi è necessaria contro padroni, governo, stato del capitale, imperialismo.

Ogni occasione, assemblee, scioperi, manifestazioni, quindi anche quelle dell'11 Ottobre, sono buone per lottare contro il nemico di classe e contro i nemici interni suoi complici; è la prima lotta è quella  della chiarezza, dell'affermazione delle posizioni di classe, degli obiettivi di classe, dell'organizzazione di classe.

Questo è il compito primario dei comunisti e delle avanguardie proletarie

proletari comunisti

23 settembre 2021

info sulle manovre militari CINA/RUSSIA e Altri

Sono in corso e dureranno fino al 25 settembre le manovre militari congiunte dei Paesi della Shanghai Cooperation Organization (Sco).

Le esercitazioni vedono come teatro le vicinanze di Orenburg, sede di uno scalo cruciale per il traffico

mercoledì 22 settembre 2021

Vaccinazione - CONTRO LA POLITICA IMPERIALISTA NELLE VACCINAZIONI - Un contributo

Stiamo pubblicando dichiarazioni, articoli che possono dare un contributo alla battaglia per la vaccinazione obbligatoria di tutti e per smontare argomentazioni simil no vax.

Questo articolo di Alex Zanotelli, apparso su Il Manifesto di ieri, è utile per chiarire che anche nel campo della lotta alla pandemia emerge chiara la contraddizione tra paesi imperialisti e paesi oppressi dall'imperialismo, e, a livello politico/strategico, lo scontro tra reazione e fascismo da un lato e necessità della rivoluzione dall'altro.

E' importante la denuncia di Zanotelli, che chiama "Apartheid vaccinale, egoismo dei Paesi ricchi eretto a sistema" il fatto che la maggiorparte delle popolazioni dei paesi poveri, dipendenti ancora non si può vaccinare mentre nelle cittadelle imperialiste avviano la "terza dose", anche per la critica alle posizioni nel campo della sinistra/sindacati di base, movimenti che dietro il "No obbligo vaccinale per tutti", in tutto il mondo, gratta-gratta esprimono (coscienti o no) posizioni di menefreghismo per la sorte dei popoli dell'Africa, Asia, ecc.; li dove la tanto sbandierata e difesa "libertà di scelta individuale" nei nostri paesi imperialisti, non ha "casa".

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Da articolo di Alex Zanotelli - stralci

I ministri della Salute del G20 si sono ritrovati a Roma dal 5 al 6 settembre, per studiare la possibilità di estendere la vaccinazione a tutti gli esseri umani. Molte le speranze, magri i risultati. Il fatto più grave è che il G20 Salute ha rifiutato la proposta del Sudafrica e dell’India, sostenuta da oltre cento Paesi, di sospendere temporaneamente i diritti di proprietà intellettuale sui vaccini. Nella “Dichiarazione di Roma”, a conclusione del G20 Salute, troviamo solo un generico impegno di inviare vaccini ai paesi impoveriti e la promessa di un sostegno finanziario alla campagna Covax,.. 

Siamo di nuovo alla carità, che in questo campo non funziona, fa solo il gioco delle potenti multinazionali dei farmaci, Big Pharma appunto.

Come missionario e come cristiano sono nauseato dall’egoismo pagato a caro prezzo dagli impoveriti del Pianeta. È quanto avevo già constatato nei miei dodici anni vissuti nella baraccopoli di Korogocho (Nairobi) durante la pandemia dell’Aids. Negli anni Novanta i farmaci antivirali erano prodotti negli Usa a un prezzo proibitivo per i malati del Sud del mondo, destinati a morire nel giro di pochi anni. Ho accompagnato nella malattia e poi alla morte centinaia di fior fior di giovani, soprattutto splendide ragazzine. Ogni morte era per me uno strazio perché sapevo che erano vittime di ingiustizia. I benestanti si salvavano, perché potevano pagare diecimila dollari a dose per vivere, i poveri invece erano invece marchiati a morte. È un mondo assurdo il nostro, dove l’egoismo è eretto a Sistema.

È quanto sta succedendo anche oggi con la Covid-19: i ricchi hanno i vaccini mentre agli impoveriti lasciano le briciole. Siamo davanti a una vera e propria apartheid vaccinale. In Africa solo il 2%

Imperialismo USA - I criminali e disumani respingimenti di Biden: scene di caccia ai confini con il Messico

Imperialismo, la più grande minaccia dell'umanità

imperialismo USA: nemico principale (non certo l'unico) dei proletari e dei popoli oppressi

unica soluzione: RIVOLUZIONE!


Biden manda altri 400 agenti nella zona di Del Rio, dove oltre 14 mila persone, in maggioranza haitiani, hanno passato il confine entrando in territorio americano, e si sono accampati da qualche giorno sotto una superstrada al confine tra Messico e Texas in attesa di una decisione sul loro ingresso negli USA. Sono almeno 300 mila le famiglie rimaste senza casa dopo il terremoto
















martedì 21 settembre 2021

Internazionalismo - Tunisia - la situazione in questi ultimi giorni - Una corrispondenza

Kais Saied rivolgendosi alla nazione conferma la via intrapresa del 25 luglio, Ennahdha si appella alla piazza e ottiene un ulteriore flop, riformisti allo sbando. Grande è la confusione sotto il cielo... la situazione è eccellente, ma bisogna coglierla.

Tra pochi giorni scadrà il secondo mese di stato d'eccezione in Tunisia, sono infatti ormai 55 giorni da quando il parlamento tunisino è stato congelato e ai deputati revocata l'immunità ed il governo sciolto salvo alcuni ministri rimasti in carica mentre altri sono stati nominati direttamente dal presidente della repubblica Kais Saied che attualmente ha pienamente assunto il potere esecutivo e legislativo.

Lo scorso sabato 18 ottobre Ennahdha per la prima volta dagli scontri del 26 luglio in cui avrebbe voluto "riprendersi il parlamento e la democrazia", ci ha riprovato ma indirettamente, facendo convocare alla "società civile" un sit-in davanti il teatro municipale nella centrale Avenue Bourguiba a Tunisi per protestare contro il "colpo di stato" presidenziale chiedendo che venisse ripristinato il parlamento. Anche in questa occasione è stata confermata la crisi dell'ex partito islamista di governo di mobilitare la propria base che va sempre più assottigliandosi.

Contemporaneamente nel marciapiede di fronte il "movimento 25 luglio" è accorso in fretta e furia organizzando un contro sit in ha difesa della mossa presidenziale e che ha schernito i manifestanti islamisti sventolando banconote e articoli alimentari a simboleggiare che negli ultimi 10 anni di governi a guida Ennahdha il paese è stato svenduto e le risorse depredate dagli islamisti al potere. Da notare che in questa seconda piazza erano assenti attivisti dei partiti politici che pur appoggiano il passaggio del 25 luglio: il sit in si è formato per l'appunto spontaneamente.

Questo fatto seppur rappresenta un primo ritorno in piazza della polarizzazione delle forze in campo, è

Imperialismo italiano - In Libia, i governi imperialisti UE e l’Italia in particolare, stanno buttando ancora benzina sul fuoco per alimentare il caos e mettere le mani sul petrolio. Info e notizie

Per il suo miserabile “posto al sole” tra gli imperialisti in Libia, in spregio alle pesanti accuse dell’ennesimo rapporto dell’ONU, l’Italia porta avanti i respingimenti verso i migranti finanziando e coprendo le bande criminali che chiamano guardia costiera. Dall’inferno dei lager libici le notizie sono sempre più allarmanti nonostante l’impedimento all’accesso umanitario e al monitoraggio da parte delle agenzie umanitarie. Nessuna pietà neanche per i bambini. «Il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia ha riferito che i bambini – scrive Guterres nel suo ultimo dossier (Unsmil) – hanno continuato a essere detenuti arbitrariamente nei centri di detenzione a Tripoli e

Lotta di classe - GKN - NOTE DI UN COMPAGNO DELLO SLAI COBAS SC CHE ERA ALLA MANIFESTAZIONE DEL 18 SETTEMBRE - per il dibattito


Siamo arrivati verso le 14, 30. La piazza era già piena. 
Abbiamo messo lo striscione, molto visibile, e tante locandine e volantini in tutti gli spezzoni del corteo.
I pezzi di altre fabbriche visibili, con striscioni erano in particolare: Piaggio, Electrolux, Same di Treviglio, Toream (?), metalmeccanica di Lucca, Texprint-Si.cobas... Vi erano tantissimi altri operai, ma non organizzati o individuabili
Tanti studenti, giovani, aree di solidarietà di Firenze. Da altre realtà, da Milano vi erano i compagni del Vittoria con uno striscione su Adil, i disoccupati di Napoli del Movimento 7 novembre, una delegazione No Tav, ecc.
Il corteo era “blindato” dai lavoratori Gkn e compartimentato: cordoni d'avanti dei lavoratori con le magliette blu; seguivano  le magliette viola-area di sostegno, Comitato donne, ecc.
Poi "lotta per la casa", rappresentanze di sindacati di base: Sol cobas, Cub, Sgb, Usb, Confederazione Cobas, poi Fgc, Potere al popolo.
Gli interventi durante il percorso a alla fine della manifestazione sono stati della Gkn, pochi altri: Texprint, una universitaria.

Abbiamo parlato con vari operai e fatto inchiesta, operai della Piaggio/Fiom, fabbriche tessili, farmaceutica, Sammontana, del Nuovo Pignone, di una fabbrica tessile di Empoli (dove c'è una contrattazione diversa, guadagnano di più, prendendo da varie voci); un operaio di un'altra fabbrica, denunciando i metodi "cruenti" dei dirigenti della Fiom, ha detto che anche da loro c'è una contrattazione più avanzata. Però si rinchiudono nel loro recinto, diventano delle “riserve”... ; non viene messa in discussione la produttività.

Con gli operai della Gkn abbiamo potuto parlare soprattutto la sera, in cui siamo rimasti a dormire nella fabbrica, trattati molto bene per il mangiare e l'alloggio.
Sulla Fiom abbiamo raccolto pareri e commenti anche differenti:
“noi sì contestiamo i sindacati, ma tra di noi”; “quando Landini è venuto alla fabbrica, noi l'abbiamo messo in riga”... parlando con altri operai emergeva però anche che alcuni di loro non sanno della linea generale della Fiom fuori della Gkn, cosa fa nelle altre fabbriche. 
Per la Gkn hanno trovato un “equilibrio” con la Fiom, ma non si smuovono di lì.
C'è la concezione di sentirsi forti e pensano di poter dominare la direzione della fabbrica.
Ma vari operai sono consapevoli che hanno poca possibilità di vincere. Dicono: finchè abbiamo gli stipendi abbiamo forza, ma questo finirà...

Un tecnico Fiom ci ha fatto girare la fabbrica. C'è un processo di robottizzazione, vi sono gabbie di montaggio in cui vi sono 4 robot, gli operai caricano da delle feritoie i pezzi e i robot li lavorano. I robot vanno più veloci degli operai. I semiassi vengono dati ad altre fabbriche Fiat con livelli salariali più bassi. Di giorno stanno sui 200/300 operai che tengono in manutenzione gli impianti.