giovedì 5 marzo 2026

pc 5 marzo - L'intervista di Radio Onda rossa allo Slai cobas Taranto, dopo la nuova morte/assassinio di un operaio all'Ilva

Radio Onda rossa - Ti rubiamo solo qualche minuto per raccontarci un po' come si sta reagendo, in che modo si sta reagendo all'ennesima morte sul lavoro all'Ilva.

Slai cobas Taranto - Il clima che c'è nella fabbrica è un silenzio irreale in queste ore perché questa seconda morte a distanza così breve dalla precedente e per di più con le stesse caratteristiche tecniche, ha lasciato sgomenti. Oggi non c'è un operaio che non dica: se deve essere così chiudiamo la fabbrica, e questo è detto dagli operai; chiaramente è detto con rabbia e rassegnazione perché gli operai non vogliono la chiusura della fabbrica per motivi oggettivi e soggettivi, perché chiaramente è il loro lavoro, ma gli annunci sul “futuro felice post Ilva” sono ridicoli, grotteschi, una favola immaginaria. Chiunque la faccia non tiene conto che questa è ancora la più grande fabbrica di questo paese, lo stabilimento centrale della siderurgia italiana e uno dei principali a livello europeo. Operai diretti, appalto, indotto, tutti sanno che si tratta di circa ventimila operai, vedono il loro lavoro senza prospettive e sicuramente nessuno vuole vivere di cassa integrazione, di attese.

Però vi devo dire che questa morte ha fatto più effetto, sia perché la situazione era di marasma assoluto dopo la decisione milanese sul fermo di tutta l’area a caldo dello stabilimento da fine agosto, sulla base di considerazioni altrettanto legittime che i magistrati hanno fatto, supportate da elementi di fatto, non certo da ideologie o da pregiudizio. Quindi in questa situazione non si vede luce con il governo che è assente materialmente dal rapporto con i lavoratori, con i sindacati che da tempo discutono solo di numeri di cassintegrazione, e di richieste di incontro diretto con la Meloni, del trasferimento del Tavolo a Palazzo Chigi - che noi appoggiamo molto tiepidamente perché non pensiamo affatto che i ministri che stanno trattando con i sindacati lo facciano per conto proprio e senza il pieno consenso della Meloni. Ma appunto a parte questo, la sostanza è che il governo sta consegnando la fabbrica in maniera stracciona a un Fondo americano oscuro, perché l’unica cosa che c'è di chiaro è che chiede soldi invece di metterli, quello che è chiaro è che si tratta di un Fondo avventuristico, sotto accusa anche in altri stati, come la Germania; per di più sembra avere tutte questo fondo, perché oltre ad essere parte dell'universo parassitario dei Fondi finanziari è legato a Trump ed è sionista, sionista nel sostegno, anche finanziario, all'ala più estrema del sionismo israeliano. Quindi in qualche maniera è il peggio che ci poteva capitare. Quando si dice “non c'è limite al peggio”, ecco ex Ilva sta provando che non c'è, che in realtà è vera questa frase.

Loris, l’operaio di 36 anni morto lunedì, era di una ditta dell'appalto. Queste ditte dell'appalto

pc 5 marzo - ORE 12 Controinformazione rossoperaia - L'Italia è in guerra e il governo Meloni-Tajani-Crosetto mente e scarica la guerra e i suoi costi su proletari e masse

 

pc 5 marzo - STOP BOMBING IRAN! PALERMO IN PIAZZA CONTRO LA GUERRA IMPERIALISTA VENERDI' 6 MARZO

 








pc 5 marzo - Stellantis Cassino - sciopero tardivo dei sindacati confederali compreso i servi dei padroni e governo della Cisl e UGL - serve l'autonomia operaia e la lotta di classe

Stellantis, nella fabbrica morente di Cassino solo 12 giorni di lavoro nel 2026. Scatta la protesta: corteo il 20 marzo

Fim, Fiom, Uilm, Ugl e Fismic hanno indetto un'astensione dal lavoro per accendere i riflettori sullo stabilimento, la cui produzione è praticamente azzerata mentre il rilancio è una chimera
Stellantis, nella fabbrica morente di Cassino solo 12 giorni di lavoro nel 2026. Scatta la protesta: corteo il 20 marzo

Dodici giorni lavorati dall’inizio dell’anno, meno uno su 6. E non è detto che il dato non peggiori. Così i sindacati dicono basta e annunciano che per un giorno saranno gli operai a non andare al lavoro nella fabbrica morente di Stellantis, quella di Piedimonte San Germano, alle porte di Cassino, nel Frusinate. Il 20 marzo sciopereranno e scenderanno in piazza di fronte a un inizio di 2026 peggiore della fine dello scorso anno, che era già stato il più nero nella storia dell’impianto. Fim, Fiom, Uilm, Ugl e Fismic hanno indetto un’astensione dal lavoro per accendere i riflettori sullo stabilimento, la cui produzione è praticamente azzerata mentre il rilancio è una chimera.

La storia racconta come Stellantis abbia confinato Cassino ai margini. Nel 2025, l’impianto laziale ha realizzato appena 19.364 auto, il 28% in meno rispetto al 2024 secondo i dati della Fim-Cisl contenuti nel report sullo stato degli impianti in Italia. Mai così poche. Neanche dieci anni fa, nel 2017, durante il primo anno con le produzioni Alfa Romeo Giulietta, Giulia e Stelvio, furono 135.263. I 2.200 lavoratori del Frusinate – solo negli scorsi dodici mesi sono stati incentivati 250 esuberi – convivono con il contratto di solidarietà e lavorano su turno unico da 4 anni, rinunciando quindi alle maggiorazioni notturne. Non solo: nel 2025 la fabbrica è rimasta vuota per oltre 105 giorni futuro è tutt’altro che roseo: il gruppo franco-italiano ha rinviato negli scorsi mesi le produzioni delle nuove

pc 5 marzo - Il governo Meloni/Piantedosi tramite il prefetto di Prato autorizza la manifestazione fascio razzista a Prato - 7 marzo grande corteo popolare antifascista da piazza del Duomo

I Sudd Cobas hanno chiamato tutti a raccolta per una contromanifestazione.: “E’ necessario respingere questo tentativo di infangare le radici più profonde e più genuine della città con manifestazioni che disseminano e istigano all’odio, piene di violenza e razzismo”.

Il pensiero non può che andare al 23 marzo 2019 quando una manifestazione indetta da Forza Nuova per i 100 anni del fascismo provocò una grande mobilitazione di tutte le forze democratiche. “Non useremo il termine remigrazione- ha chiarito Sarah Caudiero dei Sudd Cobas – perché si tratta di un vero e proprio progetto di deportazioni di massa. Prato è da sempre città di immigrati, prima dal sud Italia e oggi anche da tutti i continenti. E’ intollerabile che i fascisti arrivino in città a parlare di deportazioni”. “La proposta che porteremo all’assemblea di sabato, a cui invitiamo tutte le forze sindacali e dell’associazioniamo – spiegano i Sudd Cobas -, sarà di una grande manifestazione popolare ed unitaria che parta da piazza delle Carceri, luogo delle deportazione del 1944. È il momento di mettere da parte le differenze e le bandiere per una manifestazione unitaria che veda protagonisti I

pc 5 marzo - Antonio Mazzeo - Voli Usa da ricognizione sono partiti da Sigonella prima dell’attacco all’Iran - massima denuncia e opposizione

  La giurista: “Non si può”Voli Usa da ricognizione sono partiti da Sigonella prima dell’attacco all’Iran La giurista: “Non si può”

Alessandro Mantovani
Il Fatto Quotidiano
Nella notte tra venerdì 27 e sabato 28 febbraio, a poche ore dall’attacco israelo-statunitense all’Iran, un aereo pattugliatore P-8A Poseidon dell’Us Navy è decollato dalla base Usa di Sigonella (Catania) verso il Mediterraneo Orientale. Ne ha dato notizia su X (l’ex Twitter) Antonio Mazzeo, attivista ecopacifista antimilitarista siciliano, uno dei più attenti osservatori dei movimenti 

pc 5 marzo - Stalin e il sionismo

pc 5 marzo - Iran - Usa e Israele accarezzano l’ipotesi curda: il piano per spaccare il Paese - Un contributo

Questo alimenta la necessità del movimento di liberazione kurdo di liberarsi delle fazioni vassalle dell'imperialismo e dei regimi arabi e dell'opportunismo capitolazionista di Ocalan - proletari comunisti

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Usare i curdi come leva per spezzare l’unità iraniana e accelerare il collasso della Repubblica Islamica? Stati Uniti e Israele iniziano a pensarci. La notizia che la Cia e il Mossad sarebbero all’opera per armare le fazioni curde iraniane si rincorre sui media internazionale. E segue quella secondo cui Donald Trump, presidente Usa, avrebbe parlato personalmente con i leader curdi iraniani, compreso Mustafa Hijri, presidente del Partito Democratico del Kurdistan Iraniano. Un uno-due che alza l’asticella del conflitto scatenato il 28 febbraio e apre alla possibilità che un fronte interno corroda Teheran dopo l’attacco di decapitazione ai suoi vertici politici e militari.

Usa e Israele puntano sui curdi per colpire l’Iran

Axios ha confermato, inoltre, che Trump avrebbe parlato con due stretti alleati degli Usa: Masoud Barzani e Bafel Talabani, capi delle due maggiori fazioni del Kurdistan iracheno, alleate di Washington dai tempi della loro resistenza contro Saddam Hussein. Il secondo è figlio di Jalel Talabani, presidente dell’Iran dal 2005 al 2014, primo capo di Stato eletto dopo la caduta del Rais. Entrambi sostengono i compatrioti curdi entro il confine iraniano.

Sulla scia delle proteste di fine 2025 e inizio 2026, le fazioni curde hanno formato un centro di coordinamento unitario, la Coalizione delle forze politiche del Kurdistan iraniano, con l’obiettivo di garantire capacità d’azione ai loro uomini e alla loro azione politica nel contesto della sfida alle autorità

mercoledì 4 marzo 2026

pc 4 marzo - Iran, il silenzio della Cina - che si unisce all'astensione sul piano Trump sulla Palestina - dimostra che il socialimperialismo cinese contende ma collude con l'imperialismo USA e il sionismo Israeliano

E' insopportabile che parte del movimento antimperialista nel nostro paese copre tutto questo - serve una critica e una lotta teorico politica aperta contro tutto questo nel movimento 

proletari comunisti 

pc 4 marzo - Tajani dice 'l'italia non è in guerra con nessuno"... Falso! L'italia è dal governo Meloni/Crosetto messa a disposizione dell'aggressione imperialista USA/Israele all'Iran

Da Fanpage

Quali sono le basi militari che gli USA potrebbero utilizzare in Italia e cosa farà il governo Meloni

Per il momento il governo non ha ricevuto dagli Usa la richiesta formale di uso delle basi Nato o americane sul territorio italiano per scopi legati al seguito della guerra appena iniziata contro l’Iran. “Stiamo valutando invece le richieste riguardanti i mezzi difensivi”, ha spiegato il sottosegretario Mantovano.
La guerra in Medio Oriente, scoppiata sabato scorso dopo l'attacco a sorpresa di Stati Uniti e Israele contro l'Iran, non sarà breve, secondo quanto ha dichiarato il presidente degli Stati Uniti Donald Trump.
Mentre la Francia e il Regno Unito prendono posizione, condannando l'escalation e schierando le proprie navi militari e le proprie basi nel Mediterraneo orientale e a Cipro per operazioni difensive, e mentre la Spagna nega l'uso delle proprie basi, il governo fa sapere che una richiesta in questo senso non è stata ancora avanzata dagli Usa.
Le opposizioni, Pd, M5s, Iv e Avs, incalzano il governo, chiedendo alla premier Meloni di riferire in Aula per chiarire quale siano le intenzioni dell'esecutivo sulla situazione nel Golfo in seguito agli attacchi e alla conseguente risposta di Teheran. Il responsabile Esteri del Pd, Peppe Provenzano ha domandato in Aula: "La guerra dilaga", "noi chiediamo al governo non solo un giudizio politico di ciò

pc 4 marzo - Formazione rivoluzionaria delle donne - Nuovo importante opuscolo Mfpr

 Il 9 marzo alle ore 17 le compagne di Milano del Mfpr faranno la presentazione on line dell'opuscolo

pc 4 marzo - ORE 12 Controinformazione rossoperaia - Sull'ennesimo assassinio in fabbrica all'ex Ilva Taranto, intervista dello Slai cobas a Radio Onda Rossa

 

pc 4 marzo - Dalla parte dell'Iran aggredito dall'imperialismo e sionismo/con il popolo palestinese e le masse arabe/contro il governo guerrafondaio di Meloni

da  ORE 12 Controinformazione rossoperaia - Speciale Iran del 03.03.26 

Siamo dalla parte dell'Iran e su questo non ci deve essere dubbio né nelle nostre file né nelle file della classe operaia e del movimento, anche se sappiamo che nell'attuale classe operaia, nelle fabbriche, di tutto questo si sa poco, l'informazione è scarsa, la conoscenza è scarsa, la coscienza di classe è scarsa, ma questo non dipende certo da noi ma dipende da fattori storici, politici ed economici che non affrontiamo in questa sede.

Bisogna essere la parte dell'Iran perché siamo di fronte ad un'aggressione imperialista da parte della potenza imperialista più grande e più aggressiva che esiste sul pianeta che, con la figura di Trump, somiglia all'aggressività nazista di Hitler.

Siamo dalla parte dell'Iran che sta subendo questa aggressione con il sostegno dei cani da guardia del Medio Oriente, i genocidi assassini, i mostri del regime israeliano che stanno partecipando in prima fila a questa nuova aggressione, che è verso l'Iran, verso tutte le masse arabe che non accettano il dominio esclusivo dell'imperialismo americano e occidentale e il fatto che diventino i “comandanti in capo” in tutta l'area, con Israele pilastro e gendarme.

Non ci può essere dubbio: il punto primo è stare dalla parte dell'Iran, chi non è contro l'aggressione all'Iran è un pezzo di m... sia che si tratti di un cittadino, sia se si tratti di un lavoratore, o di un compagno perché nel mondo ci sono paesi imperialisti e paesi oppressi dall'imperialismo, vi sono paesi che vogliono il dominio mondiale su tutti, con proletari e popoli che devono subire povertà, miseria, guerre distruzioni e devastazione e Stati e nazioni  che devono essere vassalli dei padroni del mondo e se non sono vassalli vanno rovesciati.

Noi siamo perché questa aggressione finisca subito. Quando si viene aggrediti bisogna rispondere, l'Iran come Stato, come nazione, come governo, come popolo, ha tutto il diritto di rispondere contrattaccando chi li sta aggredendo e bombardando. Sono giusti gli attacchi iraniani a tutte le basi e le realtà che sono parte dell'aggressione dell'imperialismo americano. Se gli Stati, le borghesie arabe, le monarchie arabe sostengono questa aggressione imperialista e sionista contro l'Iran è giusto che anche loro vengano colpiti. Anche questo è un principio di giustizia. Non si capisce perché il popolo iraniano, lo Stato iraniano che rimane un Stato sovrano, la nazione iraniana, non debbano difendere il loro territorio e la loro autodeterminazione nazionale, i loro diritti nazionali a fronte di un'aggressione barbara e selvaggia condotta da barbari e selvaggi; senza che questo giudizio sia una questione personale ma una questione di un sistema che diventa sempre più barbaro e selvaggio. Questo sistema si chiama imperialismo, uno Stato che diventa sempre più odiosamente genocida e guerrafondaio come lo Stato sionista di Israele deve essere cancellato dalla faccia della terra, esattamente come nel tempo siamo stati tutti dalla stessa parte per cancellare il nazismo di Hitler e il fascismo di Mussolini come bestie del sistema imperialista mondiale prodotte dalle sue leggi economiche, politiche, ideologiche e culturali.

Così come l'Iran ha il pieno diritto di difendersi e ha il pieno diritto di avere l'energia nucleare e la  bomba nucleare. Noi siamo contro le bombe nucleari, lavoriamo per un mondo senza bombe nucleari, ma finché ci sono Stati che invece pretendono di poterne avere a centinaia e riproducibili all'infinito come sono i paesi imperialisti e l'imperialismo americano, finché ci sono Stati aggressivi come lo Stato sionista di Israele che il nucleare c'è l’ha ed è garantito dal nucleare americano, non si capisce perché i popoli che non sono americani, che non sono occidentali, che non sono sionisti e israeliani non abbiano il diritto legittimo di avere le armi necessarie per difendersi.

Detto questo, il regime iraniano è un regime reazionario di un capitalismo burocratico al servizio dell'imperialismo che opprime il suo stesso popolo, ma il problema di liberarsi del regime iraniano è un problema del proletariato, delle masse popolari iraniane, che auspichiamo che rovescino questo regime. Sosteniamo tutte le proteste che ci sono state in Iran e continuano ad esserci per rovesciare questo regime. Ma il rovesciamento di questo regime non può essere fatto certo dalle bestie al governo israeliano, dall’ imperialismo americano, dai sionisti assassini e genocidi che odiano i popoli in nome del suprematismo razzista, dell'ideologia neonazista chiamata in Israele sionismo. Questi certo non sono liberatori ma sono oppressori all'interno come all'esterno e nel mondo; e quindi il popolo iraniano, il proletariato iraniano hanno tutti il diritto di lottare contro l'aggressione imperialista e di rovesciare il regime reazionario e massacratore del suo popolo, capeggiato dal ceto islamico che attualmente rappresenta la classe dominante in Iran.

Questo è un problema del proletariato e del popolo iraniano. Il proletariato e il popolo iraniano non possono certo essere favorevoli che al posto del regime dello Scià si ritrovano gli americani, il governo lacchè degli americani, fino ai rottami della famiglia dello Scià, una famiglia che è stata cacciata a furor di popolo perché fa parte di quelle famiglie reali schifose che in alcuni paesi ci sono e perfino nei paesi imperialisti, basti pensare che cosa è e che cosa è diventata la monarchia inglese e da chi è fatta.

Noi siamo dalla parte dell'Iran, riconosciamo il suo diritto di difesa e di contrattacco anche se sappiamo che i rapporti di forza sono estremamente sfavorevoli al regime iraniano e che questi non ha la possibilità di continuare questa guerra fino in fondo, sia perché non ha la forza politico-materiale sia perché, soprattutto, non ha il sostegno del suo popolo, perché il popolo in armi può cacciare e può vincere, lo ha dimostrato la storia e può continuare a dimostrarlo anche in Iran. Ma i governi reazionari come quello di Kamenei e di chi gli succede non sono in grado di combattere contro nemici più grandi perché non contano sul sostegno, sull'armamento e sulla partecipazione di tutto il popolo a una guerra di liberazione contro l'aggressore imperialista.

Certo gli americani, il regime sionista israeliano sono in prima fila nell'aggressione militare nei confronti dell'Iran, ma tutti i governi e gli stati imperialisti sono dalla loro parte, anche se si rendono ben conto che i loro interessi non sono rappresentati di per sé dagli americani e meno che mai dallo Stato sionista di Israele che lavorano per loro e non per conto terzi. I governi imperialisti europei hanno grandi interessi sia in Iran sia nell’ importante nodo commerciale che è lo stretto di Hormuz dove passa una parte rilevante del commercio mondiale, in particolare del commercio più importante che riguarda le fonti energetiche, il petrolio, che è una ragione di fondo perché gli americani e i sionisti vogliono cancellare l'Iran per appropriarsi dell'Iran, per farlo diventare la pompa di benzina del loro sistema. Tutti i governi imperialisti sono complici di questa aggressione ne sono corresponsabili e possono via via partecipare direttamente ad essa, e il governo italiano è tra questi.

Il governo italiano è un governo esemplare di leccaculo degli americani ma, come sempre, i leccaculo degli americani vengono trattati dagli stessi americani come leccaculo e, quindi, in questo caso non sono stati neanche informati. Fino allo scandalo di quel ciccione del ministro (noi non siamo per insultare le persone ma certe persone se lo chiamano l'insulto perché perfino la loro conformazione fisica è corrispondente alla loro squallida funzione e ideologia). Non solo il governo italiano non è stato informato - ma di questo non ce ne importa nulla - perché non è che saremmo stati contenti che gli americani avessero informato il governo italiano, ma, pensate, il ministro della Difesa, uno dei ministri più importanti del governo Meloni, se ne stava bellamente a mostrare le chiappe al mare, ospitato negli alberghi lussuosissimi di Dubai, stava approfittando della sua funzione di ministro per essere trattato come un sovrano in questi paesi in particolare, diventati il centro del lusso e dello spreco e del parassitismo mondiale mentre le popolazioni nel mondo muoiono di guerre, di fame, di miseria, di impoverimento, di crisi, di carovita ecc.ecc... Questo squallido ministro si è trovato lì, subito per lui l'aereo militare che, ha affermato, di averlo pagato tre volte (perché i soldi questi c'è l'hanno e sono sempre soldi presi da noi); questo commesso viaggiatore dell'industria bellica, questa specie di ragioniere per conto terzi, questo uomo di pezza e di m. che è il ministro della Difesa è stato colto con le mani nella marmellata facendo fare una figura meschina a quello che si dice il "Paese" rispetto a una situazione di questo genere. Insomma mentre i soldati che pure stanno lì e non ci dovrebbero stare rischiano la vita, il loro ministro della difesa stava nel più lussuoso albergo di Dubai a grattarsi le palle. Questo è il sistema in cui viviamo e se questo sistema vi va bene pace all'anima vostra, ma finché ci sono le possibilità storiche e pratiche bisogna combatterlo e quindi bisogna combattere questo governo italiano, servo e padrone nello stesso tempo, che fa il padrone verso l’Italia occupando via via tutti i gangli del potere e dell'economia e ora vuole, con il referendum, prendere nelle proprie mani la magistratura, occupare tutte le caselle, quindi vuole fare il padrone in casa nostra per conto terzi e invece fa il lacché a livello internazionale. Questo sono i fascisti, questo era Mussolini e questo è stato tutto il fascismo in Italia, divenuto poi alleato e servo di Hitler e del nazismo. 

Chi si oppone realmente all'aggressione imperialista? Le masse iraniane non possono e non potranno che opporsi comunque nel decorso e percorso tortuoso di questa vicenda. Si oppone da tempo all'aggressione imperialista il popolo palestinese che la sta pagando con un genocidio sulla sua pelle, che è a rischio di essere cacciato dalla propria terra secondo i voleri di Trump e Netanyahu e che sta invece resistendo a Gaza come in Cisgiordania e che ancora oggi dice chiaro che la Palestina non è in vendita e che continua la sua lotta di liberazione per una Palestina dal fiume al mare.

Sicuramente hanno interesse a unirsi i proletari e le masse popolari dei Paesi arabi i cui governi sono tutti dall'altra parte e non vedono l'ora di essere chiamati al banchetto dall'imperialismo, per avere il loro tavolino a fianco dove possono mangiare la loro merda prodotta dal lavoro e dallo sfruttamento dei popoli.

Le borghesie arabe sono quanto di peggio sia capitato alle masse arabe e quindi pensiamo che debbano essere tutte rovesciate e che in Medioriente occorre l'unità del popolo palestinese e di tutti i proletari e le masse arabe contro tutte le borghesie arabe, contro lo stesso regime iraniano che sarà inviso agli americani ma anche inviso a buona parte delle masse iraniane ed è inviso agli interessi generali delle masse arabe del territorio.

A fronte di questo che è diventato anche un altro focolaio di guerra, già papa Bergoglio aveva parlato di "guerra mondiale a pezzi", e su questo è stato più lucido di tantissimi compagni. Noi condividiamo questo giudizio sulla guerra mondiale a pezzi; pensiamo inoltre che come è successo nella prima guerra mondiale e nella seconda guerra mondiale queste "guerre mondiali a pezzi" diventi poi un incendio mondiale generale. Dovrebbe andare così, ma non è che siccome non è ancora così noi non dobbiamo lottare a fondo contro la guerra che c'è, che produce riarmo in ogni paese, quindi il distoglimento di tutti i soldi pubblici verso la guerra che ingrassa i signori della guerra, le industrie belliche, i manager, i militari, la finanza e impoveriscono il popolo.

Il modo migliore per stare a fianco dei popoli è lottare nel nostro paese in solidarietà con quei popoli e contro i nostri governi che sono invece dall’altra parte.

Noi non riconosciamo al governo italiano la rappresentanza degli interessi degli italiani ma di quelli della borghesia e dei ricchi e del settore delle classi sociali italiane ad essi alleati, i loro interessi sono gli interessi dell'imperialismo, dei sistemi imperialisti e di coloro che in questo sistema imperialista sono più forti o che vogliono apparire più forti, com’è oggi l’imperialismo americano di Trump.

Questi governi sono complici e servi dell'imperialismo USA/Trump e dello Stato sionista di tipo nazista di Netanyahu, trascinano il nostro paese in guerra e scaricano i costi del riarmo delle guerre sui proletari e le masse italiane, a partire dai fattori più semplici, il caro vita, il caro benzina, a quelli più generali; un sistema di economia di guerra significa tagli al lavoro, tagli alla democrazia, alla pace, alla libertà, significa che comanda la feccia dell'Italia e non il popolo italiano, neanche a livelli di quello che è rappresentato in un paese capitalistico. 

Quindi dalla parte dell'Iran, dalla parte delle masse iraniane che si oppongono al regime degli ayatollah. Dalla parte del popolo palestinese, dei proletari e delle masse popolari arabe contro l'imperialismo americano e sionista, contro il governo italiano.

Invitiamo tutti a partecipare a tutte le manifestazioni possibili e chiaramente facciamo la nostra parte.

proletari comunisti/PC m Italia

marzo 2026 

 

pc 5 marzo - Fiom, tra 2008 e 2024 persi 103 mila posti di lavoro in metalmeccanica - quanto è stato complice e colluso il sindacalismo confederale in tutto questo? - fino a quando compagni operai?

 

Fiom, tra 2008 e 2024 persi 103 mila posti di lavoro in metalmeccanica

Molti di più senza ammortizzatori sociali. Nel 2025 50 milioni di ore di cig in più


Tra il 2008 e il 2024 sono stati persi 103.775 posti di lavoro per quanto riguarda l'industria metalmeccanica italiana.

Si è passati da 2.088.424 addetti nel 2008 a 1.984.649 nel 2024

È quanto emerge da un'analisi condotta dal centro studi della Fiom-Cgil nazionale sullo stato dell'industria metalmeccanica italiana. "La perdita occupazionale - si legge - sarebbe stata maggiore se non ci fosse stato un ampio ricorso agli ammortizzatori sociali". Inoltre, il rapporto mostra che l'utilizzo degli ammortizzatori sociali è aumentato nell'industria metalmeccanica italiana. "Confrontando il 2024 e il 2025 - spiega Fiom - emerge che le ore di cassa integrazione autorizzate passano da 260.382.235 a 308.858.366 nel 2025, con una crescita di quasi 50 milioni (48.476.131) di ore in più di cassa integrazione. Le ore autorizzate nel 2025 corrispondono a oltre 148 mila posti di lavoro".
   



pc 4 marzo - Due mesi: e già 151 morti di lavoro…

… ma con quelli “in itinere” si arriva a 200.

di Carlo Soricelli (*)

A gennaio 2026 avevo parlato di un possibile cambio di rotta: oltre il 30% di morti in meno rispetto a gennaio 2025. Dopo 18 anni di monitoraggio quotidiano, sembrava finalmente profilarsi un’inversione consistente di tendenza.

Poi febbraio: un’autentica strage.
78 morti sui luoghi di lavoro contro i 66 di febbraio 2025. E la differenza con il 2025 si riduce a solo  6 morti

Mi sono lasciato prendere dalla speranza. Ed è giusto dirlo: faccio mea culpa.

Perché giorno dopo giorno quel calo si è assottigliato, fino a ridursi a pochi morti di differenza nei primi due mesi del 2026 rispetto allo stesso periodo del 2025.

E mentre le percentuali cambiavano, le bare continuavano ad aumentare.

Ad oggi, fine febbraio, siamo a 151 morti sui luoghi di lavoro.

pc 4 marzo - Dichiarazione della nuova guida dell'Iran, dopo la morte di Khamenei - info

"𝐃𝐈𝐂𝐇𝐈𝐀𝐑𝐀𝐙𝐈𝐎𝐍𝐄 𝐃𝐄𝐋𝐋𝐀 𝐍𝐔𝐎𝐕𝐀 𝐆𝐔𝐈𝐃𝐀 𝐒𝐔𝐏𝐑𝐄𝐌𝐀 𝐃𝐄𝐋𝐋𝐀 𝐑𝐈𝐕𝐎𝐋𝐔𝐙𝐈𝐎𝐍𝐄 𝐈𝐒𝐋𝐀𝐌𝐈𝐂𝐀 𝐃𝐄𝐋𝐋'𝐈𝐑𝐀𝐍, 𝐀𝐋𝐈𝐑𝐄𝐙𝐀 𝐀𝐑𝐀𝐅𝐈" 

Da Al Jazeera

"Il tempo dei negoziati è finito. 
Gli Stati Uniti hanno scelto di oltrepassare la linea rossa, la linea del danno irreparabile. 

Lanciando questa guerra, hanno firmato la loro condanna a morte: non sanno quando o come cadrà la scure, ma noi teniamo le redini. 

Brandiscono lo spettro nucleare come uno spaventapasseri, accecati dalla loro arroganza. 
Non hanno idea della reale portata del nostro potere o di ciò che siamo pronti a scatenare. 

Quanto a Israele, il suo destino è segnato. 
Ogni attacco, ogni crimine, ogni sofferenza che hanno inflitto tornerà a perseguitarli. 

Rimarranno nel nostro mirino, esposti, vulnerabili, braccati. 
Camminiamo all'ombra della Guida, e ogni passo è un fulmine a ciel sereno."

martedì 3 marzo 2026

pc 3 marzo - La guerra Trump-Netanyahu mira a intrappolare gli iraniani in una sottomissione incondizionata

Sabato, mentre il presidente Donald Trump annunciava che gli Stati Uniti avevano lanciato un grande attacco contro l’Iran, l’esercito israeliano ha dichiarato che l’attacco congiunto USA-Israele aveva colpito “dozzine di obiettivi militari” in Iran.

Trump ha affermato che l’operazione era volta a devastare l’esercito iraniano, eliminare il suo programma nucleare e portare a un cambiamento nel governo.

Nel frattempo, a Teheran sono state segnalate esplosioni massicce, mentre i residenti hanno riferito di vedere fumo salire da distretti ritenuti ospitare alti funzionari iraniani.

Mentre il mondo si sveglia a questa notizia e si trova al centro di molteplici fonti di propaganda che cercano di manipolare la notizia in un modo o nell’altro, ecco i quattro fattori militanti in gioco con il destino di oltre 90 milioni di esseri umani in gioco.

Il primo fattore è il potere scatenato dell’esercito statunitense con Trump, un comandante in capo squilibrato, desideroso e disposto a distogliere l’attenzione dai suoi fiaschi interni (Epstein files), regionali (avventurismo in Venezuela, Cuba e Groenlandia) e globali (Cina e Russia).

Mentiva abitualmente quando organizzava una falsa negoziazione con gli iraniani per guadagnare tempo e avere abbastanza rafforzamento militare per colpire efficacemente l’Iran.

Negli Stati Uniti, questa è una guerra ampiamente impopolare condotta contro l’Iran. Il compito unico dei media mainstream, guidati da The New York Times e The Wall Street Journal, è ora vendere questa guerra come “preventiva”.

Non inganneranno nessuno.

Il secondo fattore è la Repubblica Islamica stessa, che ha affrontato proteste a livello nazionale a

pc 3 marzo - Questa sera a Milano manifestazione contro l'aggressione USA/Israele all'Iran

pc 3 marzo - ORE 12 Controinformazione rossoperaia - Speciale Iran

 

pc 3 marzo - Sulla legittimità dello sciopero delle donne nel 2020 - La solidarietà di Potere al popolo

Questa presa di posizione - poi ne riporteremo altre - è ancora più valida e urgente oggi. Quel rischio di "deriva autoritaria" che denunciavano vari giuristi, docenti di diritto costituzionale, ecc. si è concretizzato - Oggi abbiamo un governo, Meloni, in marcia verso un moderno fascismo, che su vari fronti attacca i diritti democratici, violando apertamente la Costituzione, con i vari Decreti sicurezza, con la repressione delle lotte, dei diritti basilari delle donne, dei giovani, dei lavoratori e lavoratrici, e sta minacciando più volte di stravolgere, attaccare il diritto di sciopero e lo Statuto dei Lavoratori.

Per questo, è importante praticare ovunque e sempre il diritto di sciopero, anche assumendosi i rischi sanzionatori - come hanno fatto le lavoratrici Slai cobas per il sindacato di classe per lo sciopero delle donne del 2020 - perchè non bastano le denunce verbali, occorre rispondere esercitando comunque i diritti che questo Stato, questo governo ci vuole togliere.
Così come è importante di fronte alla repressione l'unità e la solidarietà, perchè colpendo uno si vuole colpire tutti. Per questo abbiamo fatto appello a tutte e tutti di inviarci un contributo/sostegno economico, piccolo, grande, per pagare questa ingiusta sanzione.

È possibile contribuire con un versamento a:
Intestato a: SLAI COBAS PER IL SINDACATO DI CLASSE
IBAN: IT49W0200815807000011056357
Causale: contributo per sanzione sciopero delle donne della CGS

Presa di posizione di vari giuristi come difesa della democrazia da "derive autoritarie" - Riportiamo prese di