domenica 23 agosto 2026

Bimba di 4 anni muore perché i genitori no vax non l’hanno fatta vaccinare

 La mentalità no vax, di fatto una mentalità individualista e fascista, ha portato alla morte per difterite la bambina di 4 anni di Palermo perché non era stata vaccinata contro questa terribile malattia.

I genitori no vax innanzi tutto sono i colpevoli della morte della loro piccola. Se ne sono fregati delle prescrizioni sanitarie e delle leggi esistenti che obbligano alla vaccinazione. Hanno cercato ripetutamente di ingannare la scuola dicendo che avevano prenotato la vaccinazione ma poi non portavano la certificazione e hanno pure cercato di scaricare sui medici le loro responsabilità.

Il sistema delle prenotazioni per il vaccino utilizzate come lasciapassare per mandare a scuola i bambini non in regola è stato attualmente sospeso come riporta un quotidiano.

“Dopo la morte per difterite della piccola Anna Rosa Bartolotta, l’Asp di Palermo punta a chiudere l’escamotage che ha consentito alle famiglie di guadagnare tempo: prenotare la somministrazione, ottenere il certificato e presentarlo a scuola senza poi sottoporre i figli alle dosi previste. Adesso si cambia: niente più appuntamenti, ci si presenta direttamente nei centri per mettersi in regola.”

I genitori sono accusati di omicidio colposo dalla Procura e la Regione e l’Asp stanno ora cercando di correre ai ripari di un sistema che fa acqua da tutte le parti e che ha contribuito di fatto a che questo terribile episodio si verificasse, ma intanto la bambina è morta!

A distanza di anni dalla fine della pandemia da covid assistiamo ancora ad assurdi episodi di rigetto della scienza medica. Assistiamo ai danni fatti allora,  quando si scatenò la pandemia, da tutti coloro che appoggiavano queste posizioni antiscientifiche, dai fascisti di ogni risma fino al governo Meloni e a Salvini che come veri sciacalli hanno alimentato l’incendio e cavalcato la reazione di una parte minoritaria di proletari e masse popolari per fini elettorali.

Questo ennesimo vergognoso episodio ci dimostra quanto quella dura e lunga battaglia contro i novax di ogni sorta e comunque travestiti sia stata necessaria e importante e ci dice anche che per le radici in sui affonda questa posizione si tratta di una battaglia ancora da continuare.

Su questo, riportiamo uno dei tantissimi articoli e prese di posizione di questo blog

https://proletaricomunisti.blogspot.com/2024/12/pc-11-dicembre-il-governo-meloni-il.html

sabato 22 agosto 2026

Il compagno Deniz Pektaş è libero - La solidarietà e la mobilitazione hanno pagato! - Il compagno ringrazia tutti

Avrupa Haber  

Solidarity and struggle have brought results! Deniz Pektaş is free! - issued by Avrupa Haber 

Pektaş sent his revolutionary greetings to everyone who supported him.

Deniz Pektaş, who was detained on the morning of 17 August in the Italian city of Ancona on the basis of an Interpol notice issued at the request of the Turkish state and under the allegation that he was an “activist of the illegal TKP/ML”, has been released.

As a result of the solidarity and support shown by revolutionary and democratic organizations, together with the legal struggle conducted by his lawyers, the court in Ancona today decided to lift the detention measure imposed on Deniz Pektaş and order his immediate release.

During the hearing, Deniz Pektaş stated that, because of his political activities, he has for many years been subjected to repression, surveillance and investigations by fascism. He emphasized that such policies of repression, detention, persecution and intimidation cannot deter revolutionaries from their struggle or break their determination.

Deniz Pektaş expressed his thanks to everyone who showed solidarity with him during the period in which he was deprived of his freedom. In particular, he thanked his comrades from Partizan, all revolutionary and democratic organizations that issued statements of solidarity and support, his friends, and everyone who closely followed the process and stood in solidarity with him.

Pektaş sent his revolutionary greetings to everyone who supported him.

Solidarity and struggle have brought results!
Deniz Pektaş is free!

India/Israele/Italia - La campagna di settembre, verso la giornata internazionale di lotta del 26 settembre - materiali per avviarla

 pubblicati da  https://guerrapopolare-india.blogspot.com/

India-Israele, una partnership criminale che va avanti dal 7 ottobre - Lanciata una campagna per una giornata internazionale di lotta per il 26 settembre

In Italia aderisci prendi contatti richiedi materiali per partecipare csgpindia@gmail.com 

India-Israele, una partnership criminale che va avanti dal 7 ottobre

Riccardo Noury

Portavoce di Amnesty International Italia

2596 spedizioni di armi, munizioni, parti di ricambio e componenti inviate dall’India a Israele dal 7 ottobre 2023 al 30 novembre 2025. Tra le aziende ne figurano alcune controllate dallo Stato

India-Israele, una partnership criminale che va avanti dal 7 ottobre

Israele ha avviato una campagna brutale e distruttiva nella Striscia di Gaza che è arrivata a costituire un genocidio, tuttora in corso.

Israele ha potuto compiere crimini di diritto internazionale grazie alla pressoché ininterrotta fornitura di armi e munizioni da un certo numero di Stati di primo piano, come Stati Uniti d’America, Germania e la stessa Italia. Un rapporto di ricerca pubblicato di recente da Amnesty International ha aggiunto un altro stato all’elenco: l’India. La ricerca descrive la stretta e vantaggiosa partnership tra il governo indiano e il settore della difesa israeliano che ha reso lo stato asiatico un importante elemento della catena di forniture di armi e munizioni a sostegno delle operazioni militari dell’esercito di Israele.

Attraverso l’uso di dati commerciali relativi alle spedizioni tra India e Israele, Amnesty International ha verificato che armi, munizioni, parti di ricambio e componenti made in India sono state spedite a

grandi aziende israeliane che riforniscono l’esercito israeliano. Tra le aziende indiane figurano alcune che sono direttamente possedute e controllate dallo Stato. Non solo, dunque, il governo indiano non ha controllato, come avrebbe dovuto ai sensi del diritto internazionale, le esportazioni di armi a Israele da parte di aziende private ma ha anche rafforzato la sua partnership in materia di difesa con lo stato israeliano.

 La ricerca ha analizzato 2596 spedizioni di armi, munizioni, parti di ricambio e componenti inviate dall’India a Israele dal 7 ottobre 2023 al 30 novembre 2025. Dai dati è emerso che le aziende indiane hanno spedito ad aziende israeliane fornitrici dirette dell’esercito almeno 390.516 parti di ricambio per piccole armi a uso militare, 564.970 parti di ricambio per ordigni esplosivi (come testate per droni, involucri per proiettili d’artiglieria e altro ancora) e 298 componenti per veicoli militari.

Tra le aziende esaminate figurano: PLR Systems Private Limited, che produce parti per armi automatiche ed è una joint venture tra Adani Defence & Aerospace e Israel Weapon Industries; Indo MIM Private Limited, che produce componenti per armi da fuoco; Kalyani Systems Private Limited, che produce ordigni esplosivi e loro involucri ed è una sussidiaria della Bharat Forge; Munitions India Limited, di proprietà statale, che produce ordigni ad elevata capacità esplosiva; e Alpha Elsec Defence & Aerospace Systems Private Limited, che produce testate esplosive ed è una joint venture tra Alpha Design Technologies ed Elbit Systems.

L’elenco delle aziende israeliane che hanno ordinato e ricevuto materiale comprende Elbit Systems, Rafael Advanced Defense Systems Ltd e Israel Aerospace Industries Ltd, note per il loro contributo alle violazioni del diritto internazionale dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario da parte di Israele.

 È importante sottolineare che Amnesty International ha escluso sistematicamente dalla sua analisi i dati riguardanti spedizioni che potevano essere destinate a un uso civile e quelli relativi ad armi, munizioni e parti di ricambio probabilmente usate per la tecnologia difensiva antimissile, con cui spesso la popolazione civile israeliana viene protetta da attacchi indiscriminati

Mercoledì 5 agosto 2026

Sui legami India/Israele, parte della giornata internazionale d'azione che si sta organizzando in Italia per il 26 settembre

 da Le monde diplomatique

Nonostante la sua vicinanza con Teheran, il Pakistan è riuscito ad approfittare della guerra con l’Iran per dotarsi di un certo credito diplomatico, spendendosi per la cessazione  delle ostilità.

L'India ha fatto una scelta diversa: quella del sostegno ‘incondizionato al suo alleato israeliano al quale ha fornito le armi per Gaza con cui manifesta convergenze ideologiche

Dalla nostra inviata speciale CAMILLE AUVRAY *

Qualche giorno prima dell’aggressione dell’Iran da parte di Stati Uniti e Israele, nel febbraio 2026, il primo ministro indiano Narendra Modi raggiunge Tel Aviv per una visita ufficiale che si conclude con un rafforzamento delle relazioni bilaterali per il tramite di «un partenariato strategico speciale per la pace, l’innovazione e la prosperità», tornato a Nuova Delhi, Modi non condanna gli attacchi americani e israeliani, si accontenta di manifestare la sua «viva preoccupazione».

Ha mostrato minor moderazione all’indomani dei 7 ottobre 2023. All’epoca, Modi è uno dei primi capi di stato a condannare l’attacco di Hamas, immediatamente definito «terroristico», e a intensificare gli interventi di supporto a Tel Aviv, come l’invio di migliaia di operai edili per compensare la caduta di mano d’opera legata alla cancellazione dei permessi di lavoro concessi ai gazawi il 10 ottobre.

La galassia suprematista vicina al partito di Modi — il Bharatiya janata party (Bjp) — prende allora  rapidamente il sopravvento, organizzando numerosi raduni a sostegno di Israele al grido di «Viva l’India, viva Israele e inondando la rete, da cui proverrebbe un’ampia maggioranza dei messaggi pubblicati su X con l’hasthag #]sraelUnderAttack («Israele sotto attacco») e #IstandWithIsrael («Sto con Israele»} (1).

Nel maggio 2024, l’India vota per l’ammissione dello Stato di Palestina nell’Organizzazione delle Nazioni unite {(Onu) ma, da molti anni, si astiene spesso sulle risoluzioni che chiamano in causa Israele.

L’India, ex colonia britannica, è uno dei primi paesi a opporsi alla dichiarazione Balfour del 1917, che sosteneva la creazione di una «dimora nazionale per il popolo ebraico in Palestina, allora sotto la dominazione ottomana. «La Palestina appartiene agli arabi come l'Inghilterra appartiene agli inglesi, o la Francia ai francesi (2)», scrive nel 1938 Mohandas Karamchand Gandhi, padre della lotta per l’indipendenza indiana. Nel 1947, Nuova Delhi vota contro la spartizione della Palestina all’Assemblea generale delle Nazioni unite. L’India è anche il primo paese non arabo a riconoscere l’Organizzazione per la liberazione della Palestina {Olp) come rappresentante dei palestinesi e ad accogliere Yasser Arafat con gli onori di un capo di Stato. Nel 1950 riconosce Israele, ma offre unicamente un ufficio per l’immigrazione a Bombay, a più di mille chilometri dal quartiere delle ambasciate di Nuova Delhi (posizione che Israele otterrà solo nel 1992).

Un nemico comune, il «terrorismo»

Tuttavia, dietro le quinte, Nuova Delhi corteggia Tel Aviv e le sue competenze militari. Nel 1962, al tempo del conflitto con la Cina nella regione himalaiana, il primo ministro indiano Javaharlal Nehru chiede un sostegno militare al suo omologo israeliano David Ben Gurion. Suggerisce che le navi cariche di armi non battano bandiera israeliana, ipotesi negatagli. Negli anni 1960, Nuova Delhi, pur negandolo in via ufficiale, riceve alcuni pezzi grossi dell’esercito israeliano insieme a rappresentanti del Mossad per giovarsi delle loro competenze militari. Nel1984, un commando dell’esercito indiano, formato da una forza speciale del Mossad, attacca {gruppi armati sikh nel Punjab.

Agli inizi degli anni 1990, l’obsolescenza dei materiali sovietici di cui è dotato l’esercito indiano, l’assenza di una propria industria militare e la liberalizzazione dell’economia spingono Nuova Delhi ad avvicinarsi ulteriormente a Tel Aviv. Nel 1998, tre test nucleari indiani causano l’embargo tecnologico contro il paese, ma Israele continua a rifornire il suo partner e quando, un anno dopo, l’esercito indiano è a corto di munizioni nel conflitto contro il Pakistan, è di nuovo Tel Aviv a correre in suo soccorso. Negli anni successivi, le competenze israeliane vengono utilizzate contro i movimenti autonomisti del Kashmir e la guerriglia rivoluzionaria naxalita. In seguito, continuano ad alimentare poco a poco le politiche contro-insurrezionali del paese.

Oggi, Nuova Delhi è il maggior acquirente di armi israeliane, per circa due miliardi di dollari l’anno, ossia più del 40% delle commesse israeliane. Israele è al terzo posto dei paesi fornitori dell’India, dopo la Russia e la Francia. Attualmente, l’India vende agli israeliani le sue attrezzature militari — come è stato rivelato da un video dove si legge «Made in India», sopra i resti di un missile lanciato sui rifugiati gazawi da un aereo israeliano (3).

Ma, dopo l’arrivo al potere di Modi, il principale motore di questa alleanza è ideologico. Scaturisce dalla vicinanza della corrente politica rappresentata dal primo Ministro indiano, l’hindutva, con il sionismo. Una promuove un’India riservata agli indù, l’altra un Israele riservato agli ebrei. Entrambe, per raggiungere i propri scopi, fanno largo uso della pulizia etnica, della colonizzazione interna e dell’islamofobia di Stato. È senza dubbio questa la ragione per cui la moglie del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha indossato abiti d’arancione per accogliere Modi all’aeroporto, in occasione della visita dello scorso febbraio: il colore del Rashtriya swayamsevak sangh (Rss), l’organizzazione centenaria suprematista indù che l’ha formato politicamente, {due Stati si compiacciono frequentando un campo lessicale comune; glorificano il prestigio delle loro «antiche civiltà», «reciprocamente legate da più di duemila anni»: di «grandi democrazie» assediate dallo stesso nemico, il «terrorismo» (4).

L'interesse dei nazionalisti indù per il Sionismo non ha pari se non quello che provano per il nazismo, assurto a fonte di ispirazione per risolvere il «problema musulmano» (5). In un mondo dopo Gaza (Guanda, 2025), l’intellettuale indo-britannico Pankaj Mishra racconta della sua famiglia nazionalista e di un manifesto dell’ex capo di stato maggiore israeliano Moshe Dayan (1915-1981), appeso per lungo tempo al muro della sua camera. Per questa scuola di pensiero, il modello sionista eccelle nella capacità di elevare i musulmani a nemici al tempo stesso interni ed esterni. «Che li si chiami palestinesi, afghani o pakistani, la radice del problema, per gli indù e gli ebrei, è l'islam{6)», scrive ad esempio Rohit K. Vyasmaan, leader della corrente statunitense dell’organizzazione fascista Bajrang Dal è fondatore del movimento Hindu-Jewish unity.

Su numerose emittenti private reazionarie del paese, i presentatori ripetono fino alla noia il loro sostegno a Israele, «Siamo vittime degli stessi radicali jihadisti terroristi di cui è vittima Israele, Israele combatte questa guerra per tutti noi, taglia corto per esempio Amab Goswami dal canale Republic media network.

Arresti di sostenitori pro-Palestina

In un paese in cui le pratiche di boicottaggio sono state il perno della lotta per l’indipendenza, gli appelli al rifiuto del commercio con Israele sono stati rari. La fabbrica indiana Maryan apparel privated limited che per otto anni ha prodotto uniformi per la polizia israeliana, ha rifiutato nuovi ordini dall’ottobre 2023 in reazione ai bombardamenti di Israele su Gaza. Nel febbraio 2024 il sindacato dei portuali legato al Partito comunista indiano la Water transport workers federation, minaccia di non caricare le navi che trasportano armi destinate alla guerra contro Gaza. Il 21 ottobre 2024, il Partito comunista organizza una manifestazione davanti alla fabbrica Elbit a Hyderabad imponendo l’immediata interruzione della produzione di armi per Israele.

Per quel che riguarda i raduni in solidarietà con la Palestina, centinaia di manifestanti sono stati posti in custodia cautelare per violazione dell’ordine pubblico o attentato all’unità nazionale e alla sua integrità. 78° Giorno dell'Israele, tenutasi al St, Regis Hotel di Parei

Nelle moschee, sono state proibite le preghiere per Gaza. Le bandiere palestinesi sono state regolarmente confiscate e i gruppi suprematisti hanno denunciato che le brandivano alla polizia, che ha immediatamente dato corso alle richieste per evidenziare un reato che è brandire la bandiera di un paese straniero su suolo indiano» — che è una misura che in India non esiste (7).

Mentre nelle manifestazioni di sostegno a Israele vengono sventolate bandiere israeliane.

{1) Marc Owen Jones, «Analysis: Why imuch anti-Palestinian disinformation cor

from India?», Al-Jazira, 16 ottobre 2023.

(2) Mahatma Gandhi, «The Jews in Palestina Harijan, Nuova Delhi, 26 novembre 1938.

(3) «India exports rockets explosives to I:amid Gaza war, documents reveahb», 26 gi

2024, wwyw.aljaz&era.coOn

(4) Tutte le citazioni sono tratte dal discorso di Modi alla Knesset il 25 febbraio 2026.

(5) Si legga Guillaume Delacroix, «Nel c:della macchina suprematista indù», Le M

diplomatique -il manifesto, luglio 2025.

(6) Citato in Azad Essa, Hostile HomelaThe New Alliance Between India and l

Pluto Books, Londra, 2023.

{7} Il diritto indiano penalizza solo il reato di issare una bandiera più in atto di quella

nazionale.

(Traduzione di Alice Campetti)

mercoledì 29 luglio 2026

Settimana internazionale dei martiri della rivoluzione indiana e la nuova giornata internazionale di solidarietà e lotta il 26 settembre        

In occasione della Martyrs' Week 28 luglio -3 agosto - primo appello per una nuova Giornata Internazionale di Azione il 26 settembre 2026

L'ICSPWI (Comitato Internazionale a sostegno della guerra popolare in India) fa appello alle organizzazioni e partiti marxisti-leninisti-maoisti, ai rivoluzionari, agli antimperialisti, ai progressisti e democratici sinceri, a ricordare i martiri della rivoluzione indiana in occasione della tradizionale Martyrs' Week, 28 luglio al 3 agosto, indetta dal Partito Comunista dell''India maoista

Il sangue versato dai martiri nella loro lotta per la Rivoluzione di Nuova Democrazia e la Rivoluzione Socialista in India deve essere onorato!

Onoriamo nello stesso tempo tutte le masse, parte di esse appartenenti alle popolazioni indigene - adivasi- che sono state uccise e massacrate durante la criminale e genocida Operazione Kagaar da parte del regime fascista 'hindutva' di Modi, al servizio dell'imperialismo

I martiri della rivoluzione indiana sono i migliori figli del popolo che hanno sacrificato le loro vite non solo per la liberazione dell'India ma del mondo intero, dallo sfruttamento capitalista/imperialista, contribuendo alla rivoluzione proletaria mondiale.

La rivoluzione indiana, la guerra popolare, il PCI (Maoista) si trovano oggi in una situazione molto difficile. Il regime di Modi afferma che oggi l’India è un paese "libero dai naxaliti, ma le classi dominanti, altri governi e regimi in India in passato hanno detto la stessa cosa, e la storia ha dimostrato che si tratta di un'illusione.

La guerra popolare e il PCI (maoista) sono immortali! Nuove generazioni di figli del popolo sono in lotta e prendono in mano la bandiera della rivoluzione.

È vero che ora più che mai in questi tempi difficili serve la solidarietà e il sostegno internazionale e internazionalista del movimento comunista, del movimento proletario e rivoluzionario, del movimento antimperialista, del proletariato e delle masse popolari in lotta e in armi nel mondo

L'ICSPWI, con il suo forte e permanente sostegno del CPI (Maoista) in tutte le forme, esiste per questo ed è impegnato a mobilitare tutti per questo sostegno.

Le iniziative di protesta della Campagna di Emergenza Internazionale contro l'Operazione Kagaar fino alle forti manifestazioni del 28 marzo in tutto il mondo hanno dimostrato che questo è possibile, ma bisogna continuare questa campagna prolungata e fare molto di più. È necessario unificare il movimento internazionale di solidarietà e sostegno contro ogni forma di opportunismo e settarismo.

È necessario unire le iniziative sul fronte democratico e a sostegno del movimento democratico popolare di opposizione al regime di Modi con il sostegno al PCI (Maoista) e alla sua lotta contro revisionisti, traditori e capitolazionisti, oggi e in particolare nel 22° anniversario della fondazione del Partito a settembre per difendere il Partito e la via della guerra di popolo di lunga durata in India e nel mondo.

È necessario portare questa battaglia internazionalista all'interno del movimento comunista internazionale, all'interno del grande movimento antimperialista nel mondo, in primis il movimento di solidarietà con la Palestina, il movimento contro la guerra imperialista, il movimento contro la repressione per la liberazione dei prigionieri politici.

Per questo, nel quadro di questa nuova fase della campagna prolungata già in corso, facciamo appello a una nuova giornata internazionale di solidarietà e lotta per il 26 settembre 2026.

Nelle prossime settimane con la collaborazione di tutte le forze solidali costruiamo la piattaforma della giornata e il piano delle iniziative, da Roma a Parigi, dalla Svizzera alla Germania, dalla Turchia al Brasile, dalla Colombia agli Usa, dal BanglaDesh alla Cina, e ovunque è possibile nel mondo !

ICSPWI

28/7/26

csgpindia@gmail.com

Ieri in piazza le voci dell'altra Taranto proletaria e popolare, contro la Kermesse Istituzionale dei "giochi del mediterraneo"

 




A Taranto ieri abbiamo condotto e parzialmente vinto una sfida impossibile in una città occupata e irregimentata per i giochi.
Abbiamo lavorato per la polarizzazione in città, tra tutti i poteri e la nostra mobilitazione che è stata l'unica alternativa visibile di voce proletaria e popolare.

C'è stata anche una polarizzazione nel nostro campo tra 'falso movimento" ad egemonia piccolo borghese. una parte del quale ha preferito proprio ieri farsi le proprie feste al chiuso, e l'organizzazione proletaria antagonista classista che su tutti i temi centrali ha posto la necessità della lotta, e di stare tra le masse.

Siamo stati complessivamente una 50ina di persone; presenti oltre a compagne e compagni dello Slai cobas sc Taranto e del Cobas Lavoro privato da Brindisi, delegazioni dalla Basilicata di rappresentanti della lotta dei lavoratori degli appalti Stellantis, e della battaglia ambientalista e su condizione dei migranti, poi antifascisti di Taranto, compagne e compagni impegnati nella mobilitazione per la Palestina, e vari altri che si sono uniti in piazza e hanno partecipato stabilmente a tutta l'iniziativa.

In piazza Immacolata un palco che c'era già ci ha permesso una sua intera "occupazione" spettacolare, con striscioni, cartelli, bandiere, che colpiva l'occhio della gente che si fermava ad ascoltare gli interventi. Dopo le 20 ci siamo recati in piazza Della Vittoria, per coprire tutto il centro di Taranto, dove sono continuati gli interventi, anche qui seguiti dalle persone che passavano e si fermavano, nonostante qui vi era un massiccio spiegamento di uomini, blindati, di forze dell'ordine di ogni tipo, polizia, carabinieri, ecc., che praticamente bloccava la parte di via D'Aquino verso il ponte. Qualche giornalista straniero, venuto per i "Giochi del Mediterraneo" ha fatto capolino alla nostra manifestazione e uno in particolare ha voluto lanciare con i nostri altoparlanti lo slogan "Palestina libera dal fiume al mare".

Nel finale è stata lanciata la preparazione con Brindisi e Basilicata della manifestazione a Bari del 4 settembre, contro la discesa nazionale di Fratelli d'Italia, con presenza della Meloni per "festeggiare" il loro governo "più longevo".      

Gli interventi lunghi e argomentati li pubblichiamo via via da oggi e negli altri giorni (ci scusiamo per alcuni interventi, come quello del compagno di Potenza, per cui è saltata la registrazione). 

Allo stadio vi è stata la cerimonia da claque - kitsch, da sagra paesana, a cui hanno presenziato molto meno persone di quante annunciate nei giorni precedenti - con un solo momento importante, che appoggiamo: i fischi alla Meloni quando è apparsa e quando è stata salutata dai gestori dei giochi.

VOCI DALLA MANIFESTAZIONE

   

Slai cobas per il sindacato di classe

 Proletari comunisti Taranto

Lavoratrice Slai cobas sc

Avvocata Antonietta Ricci

Operaio ex Ilva Slai cobas sc

Conclusioni

venerdì 21 agosto 2026

Calcio&Rivoluzione: Nuovo stadio Iacovone di Taranto: anche se bello non ci piace - un contributo interessante

giovedì 20 agosto 2026

Femminicidi - Ne polizia, ne carabinieri, ne governo potranno mai difenderci - Organizziamo Collettivi di donne contro femminicidi, stupri - dal blog femminismorivoluzionario

Tania Terrin, 39 anni è stata strangolata la sera di Ferragosto nella sua abitazione di Camponogara, nel Veneziano, dall’ex compagno Dino Keber, 43 anni, residente a Dolo. 

Vi era stato un precedente episodio di violenza. Ad aprile Keber aveva tentato di strangolare Tania. La donna aveva presentato una querela ai carabinieri, corredata da un certificato medico. A giugno il questore di Venezia aveva emesso nei confronti dell’uomo solo un ammonimento ufficiale - nonostante fosse già noto alle forze dell'ordine, aveva anche un precedente specifico, un'aggressione nei confronti della compagna risalente ad aprile, su cui la Procura aveva aperto un procedimento per maltrattamenti e lesioni dopo la denuncia di lei. 
Aveva già mandato in ospedale quattro donne prima di lei.

«Sette o otto volte siamo state dai carabinieri - dice la madre di Tania - Mia figlia l’ha anche querelato. Doveva starle distante ma poi al massimo dopo un mese ritornava a farsi vivo»

La passività della polizia, che sapeva ma aveva emesso solo un "ammonimento" (una sorta di "pacca sulle spalle") che non poteva avere nessun effetto frenante, è di fatto complicità.

Come è una aperta complicità/stimolo ai femminicidi (6 donne uccise dal 15 agosto, più aggressioni) l'humus istituzionale fascista che legittima e incita al maschilismo, che considera il femminicidio solo uno dei tanti normali crimini, che cerca di riprodurre rapporti patriarcalisti e gli uomini non potendoli imporre per il rifiuto oggi delle donne, le uccidono, che peggiora la condizione di vita generale delle donne che diventano oggetto di "attenzione" dei mass media solo quando muoiono o per il problema della "crisi di natalità".

Gli interventi di questo governo, fascista, razzista, sessista, i cui uomini e donne al potere sono una evidente rappresentazione anche personale di questo clima, concezioni, non sono una soluzione, neanche parziale, ma sono il PROBLEMA.

La lotta contro i femminicidi, stupri, contro gli uomini che odiano le donne, non può quindi non essere legata alla lotta, principale, contro questo governo, questo Stato.

Organizziamo collettivi di donne ovunque è possibile, collettivi ribelli, combattenti, che siano pericolosi per uomini, forze dell'ordine, governo.

21 agosto a Taranto - dal blog tarantocontro

21 agosto - inauguriamo una nuova stagione di lotta per il futuro di proletari e masse popolari a Taranto

 

mercoledì 19 agosto 2026

Libertà per Deniz Pektas, compagno comunista rivoluzionario turco arrestato in Italia

 

AN DIE ÖFFENTLICHKEIT

FREIHEIT FÜR DEN IN ITALIEN INHAFTIERTEN DENİZ PEKTAŞ!

Der türkische Staat, dessen Geschichte von Massakern, Hinrichtungen, Folter, Vertreibungen, Verfolgung, Repression und Menschenrechtsverletzungen geprägt ist, setzt seine Politik der Überwachung, Einschüchterung und Unterdrückung gegen Oppositionelle, Demokratinnen und Demokraten, Revolutionärinnen und Revolutionäre, Kommunistinnen und Kommunisten sowie demokratische Organisationen sowohl innerhalb als auch außerhalb des Landes fort.

Der türkische Staat versucht auch Revolutionärinnen und Revolutionäre, Sozialistinnen und Sozialisten, Kommunistinnen und Kommunisten, Intellektuelle und politisch Exilierte, die außerhalb der Landesgrenzen leben, durch Anträge und Fahndungsersuchen über Interpol unter Druck und Kontrolle zu halten. Aufgrund solcher Ersuchen werden zahlreiche Menschen in europäischen Ländern festgenommen, in ihrer Reisefreiheit eingeschränkt und gezwungen, unter der ständigen Gefahr einer Auslieferung zu leben.

Selbst Personen, die in europäischen Ländern als politische Flüchtlinge anerkannt wurden oder inzwischen die Staatsangehörigkeit ihres Aufenthaltslandes besitzen, können Ziel der grenzüberschreitenden Verfolgungspolitik des türkischen Staates über Interpol werden. Es ist nicht hinnehmbar, politische Überzeugungen und Aktivitäten unter Nutzung internationaler Polizeimechanismen zu kriminalisieren. Solche Praktiken stehen im Widerspruch zu grundlegenden Menschenrechten und Freiheiten und stellen selbst so fundamentale demokratische Rechte wie das politische Asylrecht infrage.

Unser revolutionärer Freund und Genosse DENİZ PEKTAŞ wurde am 17. August 2026 während seines Aufenthalts in Italien von der italienischen Polizei festgenommen. Als Begründung wurden ein Ersuchen des türkischen Staates sowie eine Interpol-Fahndung angeführt. Deniz Pektaş befindet sich weiterhin in der Justizvollzugsanstalt Ancona und ist seiner Freiheit beraubt.

Deniz Pektaş ist eine revolutionär-kommunistische Persönlichkeit, die seit vielen Jahren durch ihre politischen Aktivitäten in Europa bekannt ist. Er hat das faschistische und repressive System in der Türkei, die Massaker an der Bevölkerung und die Verletzung grundlegender Rechte öffentlich angeprangert und sich aktiv an Protesten, demokratischen Aktionen und politischen Aktivitäten dagegen beteiligt. Aufgrund seiner politischen Identität und seines Engagements ist er seit vielen Jahren der Verfolgung und dem Druck des türkischen Staates ausgesetzt.

Deniz Pektaş war im Laufe der Jahre im Zusammenhang mit Initiativen des türkischen Staates in verschiedenen europäischen Ländern mehrfach Überwachung, Repression und juristischen Verfahren ausgesetzt. In diesem Zusammenhang gehörte er zu den Revolutionären und Kommunisten, die im Jahr 2015 bei einer Operation in Deutschland festgenommen wurden, und war anschließend auch dort mit juristischen Verfahren konfrontiert.

Heute wird Deniz Pektaş erneut infolge von Maßnahmen, die im Rahmen der repressiven Politik des türkischen Staates und der Regierung Tayyip Erdoğans durchgeführt werden, seiner Freiheit beraubt.

Deniz Pektaş beteiligt sich im Einklang mit seinen revolutionären Überzeugungen am Kampf für eine Gesellschaft, in der Arbeiterinnen und Arbeiter, Werktätige, Völker und Nationen gleichberechtigt, frei und unabhängig leben können. Der eigentliche Grund dafür, dass er zum Ziel gemacht wird, sind seine politischen Überzeugungen, seine revolutionäre Identität und seine politische Praxis.

Es ist nicht hinnehmbar, dass Deniz Pektaş aufgrund seiner politischen Überzeugungen und Aktivitäten erneut festgenommen und inhaftiert wird und der Gefahr einer Auslieferung an den türkischen Staat ausgesetzt ist.

Die europäischen Staaten und Italien sind verpflichtet, die Meinungs- und Ausdrucksfreiheit, die grundlegenden Menschenrechte, demokratischen Rechte sowie den Schutz von Menschen zu gewährleisten, die wegen ihrer politischen Überzeugungen verfolgt werden. Italien darf nicht zum Vollstrecker der grenzüberschreitenden Repressions- und Verfolgungspolitik des türkischen Staates werden.

Wir rufen die italienische Regierung, das Justizministerium und die zuständigen italienischen Behörden dazu auf, das Auslieferungsersuchen des türkischen Staates gegen Deniz Pektaş zurückzuweisen und Deniz Pektaş unverzüglich freizulassen.

Politische Überzeugungen und politische Aktivitäten sind kein Verbrechen!

Die grenzüberschreitende Repressions- und Verfolgungspolitik des türkischen Staates muss beendet werden!

FREIHEIT FÜR DENİZ PEKTAŞ!

SCHLUSS MIT POLITISCHER VERFOLGUNG UND AUSLIEFERUNGSDROHUNGEN!

Unterzeichnende Organisationen:

  • Avrupa Göçmen Emekçiler Birliği (AGEB)
  • Anti-Imperialistische Liga (AIL)
  • Europäischer Rat der Exilierten (ASM)
  • Konföderation der Demokratischen Rechte in Europa (ADHK)
  • Konföderation der unterdrückten Migranten in Europa (AVEG-KON)
  • Plattform Einheit der Arbeiter – Brüderlichkeit der Völker (BİR-KAR)
  • Partei für Sozialistischen Wiederaufbau (SYKP)
  • Konföderation der Arbeiter aus der Türkei in Europa (ATİK)
  • Europäische Revolutionär-Demokratische Kommune-Initiative (ADDKİ)
  • Plattform Stimme der Gefangenen (TSP)
  • Verein für Menschenrechte und Solidarität (İHDD)
  • Mor Kızıl Kollektiv
  • Föderation der Arbeiterjugend aus der Türkei in Österreich (ATIGF)
  • Föderation der Arbeiter aus der Türkei in der Schweiz (ITIF)
  • Alınteri / Yaşanacak Dünya
  • Proletarisch-Revolutionäre Haltung (PDD)
  • Kadın Gözüyle
  • Xeta Sor

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KAMUOYUNA

İTALYA’DA GÖZALTINDA TUTULAN DENİZ PEKTAŞ’A ÖZGÜRLÜK!

Tarihi katliamlar, idamlar, işkenceler, sürgünler, kıyımlar, baskı ve hak ihlalleriyle dolu olan Türk devleti, muhaliflere, demokratlara, devrimcilere, komünistlere ve demokratik kurumlara yönelik ülke içinde ve dışında sürdürdüğü takip, baskı ve sindirme politikalarına devam etmektedir.

Türk devleti, ülke sınırları dışında yaşayan devrimcileri, sosyalistleri, komünistleri, aydınları ve politik sürgünleri de Interpol üzerinden yaptığı başvurularla takip ve baskı altında tutmaya çalışmaktadır. Bu başvurular nedeniyle Avrupa ülkelerinde yaşayan çok sayıda insan gözaltına alınmakta, seyahat özgürlükleri kısıtlanmakta ve iade tehdidi altında yaşamaya zorlanmaktadır.

Avrupa ülkelerinde politik mülteci statüsü kazanmış, hatta yaşadıkları ülkelerin vatandaşlığına kabul edilmiş kişiler dahi Türk devletinin Interpol üzerinden yürüttüğü sınır ötesi takip politikalarının hedefi olabilmektedir. Politik düşünce ve faaliyetlerin uluslararası polis mekanizmaları kullanılarak kriminalize edilmesi kabul edilemez. Bu uygulamalar temel insan hakları ve özgürlüklerle çelişmekte, politik iltica hakkı gibi en demokratik hakları da tartışmalı hâle getirmektedir.

Devrimci arkadaşımız ve yoldaşımız DENİZ PEKTAŞ, 17 Ağustos 2026 tarihinde İtalya’da bulunduğu sırada, Türk devletinin talebi ve Interpol araması gerekçe gösterilerek İtalyan polisi tarafından gözaltına alınmıştır. Deniz Pektaş halen Ancona Hapishanesi’nde özgürlüğünden yoksun tutulmaktadır.

Deniz Pektaş, uzun yıllardır Avrupa’da politik faaliyetleriyle bilinen devrimci-komünist bir kişiliktir. Türkiye’deki faşist ve baskıcı sistemi, halka yönelik katliamları ve hak ihlallerini teşhir etmiş, bunlara karşı gerçekleştirilen protestolarda, demokratik eylemlerde ve politik çalışmalarda aktif olarak yer almıştır. Politik kimliği ve faaliyetleri nedeniyle uzun yıllardır Türk devletinin takip ve baskısına maruz kalmaktadır.

Deniz Pektaş, yıllar boyunca Türk devletinin girişimleriyle bağlantılı olarak farklı Avrupa ülkelerinde birçok kez takip, baskı ve hukuki süreçlere maruz kalmıştır. Bu kapsamda, 2015 yılında Almanya’da gerçekleştirilen bir operasyon sırasında gözaltına alınan devrimci-komünistler arasında yer almış ve sonrasında burada da hukuki süreçlerle karşı karşıya kalmıştır.

Bugün Deniz Pektaş, bir kez daha Türk devletinin ve Tayyip Erdoğan yönetiminin baskıcı politikaları kapsamında yürütülen girişimler sonucunda özgürlüğünden yoksun bırakılmaktadır.

Deniz Pektaş, devrimci düşünceleri doğrultusunda işçilerin, emekçilerin, halkların ve ulusların eşit, özgür ve bağımsız olduğu bir mücadelenin içerisinde yer almaktadır. Hedef hâline getirilmesinin temelinde politik düşünceleri, devrimci kimliği ve mücadele pratiği bulunmaktadır.

Deniz Pektaş’ın politik düşünceleri ve faaliyetleri nedeniyle yeniden gözaltına alınması, tutuklanması ve Türk devletine iade edilme tehdidiyle karşı karşıya bırakılması kabul edilemez.

Avrupa ülkeleri ve İtalya, düşünce ve ifade özgürlüğünü, temel insan haklarını, demokratik hakları ve politik düşüncelerinden dolayı takibata uğrayan kişilerin korunmasını güvence altına almakla yükümlüdür. İtalya, Türk devletinin sınır ötesi baskı ve politik takibat girişimlerinin uygulayıcısı olmamalıdır.

İtalya hükümetini, Adalet Bakanlığı’nı ve yetkili İtalyan makamlarını, Türk devletinin Deniz Pektaş hakkındaki iade talebini reddetmeye ve Deniz Pektaş’ı derhal serbest bırakmaya çağırıyoruz.

Politik düşünce ve faaliyetler suç değildir!

Türk devletinin sınır ötesi baskı ve takip politikalarına son verilmelidir!

DENİZ PEKTAŞ’A ÖZGÜRLÜK!

POLİTİK TAKİBATLARA VE İADE TEHDİTLERİNE SON!

Açıklamaya imza koyan kurumlar:

  • Avrupa Göçmen Emekçiler Birliği (AGEB)
  • Anti Emperyalist Lig (AIL)
  • Avrupa Sürgünler Meclisi (ASM)
  • Avrupa Demokratik Haklar Konfederasyonu (ADHK)
  • Avrupa Ezilen Göçmenler Konfederasyonu (AVEG-KON)
  • İşçilerin Birliği Halkların Kardeşliği Platformu (BİR-KAR)
  • Sosyalist Yeniden Kuruluş Partisi (SYKP)
  • Avrupa Türkiyeli İşçiler Konfederasyonu (ATİK)
  • Avrupa Devrimci Demokratik Komün İnisiyatifi (ADDKİ)
  • Tutsakların Sesi Platformu (TSP)
  • İnsan Hakları Dayanışma Derneği (İHDD)
  • Mor Kızıl Kolektif
  • Avusturya Türkiyeli İşçi Gençlik Federasyonu (ATIGF)
  • İsviçre Türkiyeli İşçiler Federasyonu (ITIF)
  • Alınteri / Yaşanacak Dünya
  • Proleter Devrimci Duruş (PDD)
  • Kadın Gözüyle
  • Xeta Sor

"Portare un milione di coloni ebrei in Palestina" una forte denuncia di Filippo Kalomeinidis - Riceviamo e pubblichiamo

 Filippo KALOMEINIDIS

Mentre chiede lo sterminio totale dei palestinesi, il boia nazisionista ucraino Smotrich svela un piano per portare un milione di coloni dall'Occidente.

17 agosto 2026

Smotrich svela un piano per far arrivare un milione di coloni dall'Occidente, chiedendo al contempo l'espulsione dei palestinesi e la trasformazione di Gaza in insediamenti ebraici.

Il ministro delle Finanze israeliano di estrema destra Bezalel Smotrich ha presentato un piano decennale per far arrivare un milione di immigrati ebrei dal Nord America e dall'Europa, un progetto demografico che procede di pari passo con il suo obiettivo apertamente dichiarato di pulizia etnica dei palestinesi dalla loro terra.

In un'intervista, Smotrich ha dichiarato di aver presentato la bozza del piano al Primo Ministro Benjamin Netanyahu circa sei settimane prima, sostenendo che l'immigrazione ebraica era stata trascurata mentre il governo perseguiva quelle che lui definiva rivoluzioni in materia di sicurezza e

La rabbia della sorella di Fakir: “Lo hanno ucciso come un cane e sono già tornati in servizio”

Khadija Fakir con la nipote Yossra

Khadija Fakir con la nipote Yossra

 (reuters)
Un mese fa la morte a Bologna del cittadino marocchino durante un fermo: “Quanto odio contro di noi sui social".
Odio anche pilotato da Governo Meloni, Polizia, poliziotti, ministero degli interni, stampa a servizio degli sbirri assassini e dei loro portavoce Fratelli d'Italia, Salvini, Vannacci...

Stellantis Melfi/presidio appalto PMC - “Quando il sindacato dorme, tocca agli operai lottare” - La parola e l'azione degli operai

17 agosto 2026 | 17:46
“Quando il sindacato dorme, tocca agli operai lottare”
Donato Auria durante una manifestazione 

Il presidio ha fatto tanto, diversamente avremmo fatto anche noi la fine di tanti operai della Logistica Stellantis”. Inizia così la chiacchierata con Donato Auria, mente e braccio del più grande presidio che si sia visto nell’area industriale di Melfi, almeno nell’ultimo decennio. Da ottobre 2025 a luglio 2026. Quando la loro azienda, Pmc, il 13 ottobre scorso ha deciso che non c’era più futuro, che potevano andarsene a casa, Donato ha mosso, insieme a un agguerrito gruppo di coleghi, il presidio davanti all’azienda, nell’Indotto di San Nicola di Melfi. Una tenda. Acqua, freddo, inverno. E poi primavera e calura estiva. Giorno e notte, turni come in fabbrica. A fine luglio la svolta definitiva con l’accordo nero su bianco e un’azienda, C. Costruzioni, che si è decisa a rilevare il sito e a riconvertire la produzione. Cessione dei rami d’azienda per Pmc e Brose, e rientro al lavoro, con un cronoprogramma definito, per 150 lavoratori. Tra settembre e ottobre i passaggi decisivi previsti.

“Non è ancora finita”. Nonostante la svolta di fine luglio (con tanto di firma su carta intestata del Ministero per l’Industria e il Made in Italy, alla presenza dei sindacati) per Donato non è ancora il momento di abbassare la guardia. “A settembre torneremo in presidio alla Pmc – assicura – e non ci fermeremo sin quando tutti gli operai, così come pattuito, non saranno riassorbiti dalla C. Costruzioni”. La tempistica è ancora incerta. Ci sono dei passaggi amministrativi che appaiono lenti e non prima di ottobre saranno liberati i capannoni dai macchinari ‘Stellantis’ ancora presenti. “Non è ancora finita – precisa Donato – ma di sicuro con la nostra battaglia abbiamo messo un marchio su questa vicenda che

Stellantis Melfi - oggi 19 agosto torna la produzione.

Stellantis Melfi, si riparte dalla ds7

16 agosto 2026 | 20:41

Stellantis Melfi, si riparte dalla ds7
A parte l’avviamento linea,---, la produzione effettiva, a S. Nicola di Melfi, riparte oggi mercoledì pros9 agosto Ma le indiscrezioni, in mezzo a tante bocche cucite, non mancano. “Negli ultimi giorni prima dello stop di luglio – ci spiega un addetto al Montaggio – abbiamo notato che sulla linea passavano molte Ds7 e meno Compass”. Precisiamo che proprio la Nuova Compass è stato il cavallo di ‘traino’ della ripartenza, tanto agognata la scorsa primavera.

Ma evidentemente, riempite le Concessionarie, e visto anche il mercato, a questo punto ci sarebbe una leggera flessione di Compass. E così la Ds7 sarebbe diventata l’auto su cui puntare nell’immediata ripartenza dopo le ferie estive. “Ci è giunta voce, tramite voci sindacali, che entro fine agosto, c’è una precisa richiesta dei vertici aziendali di produrre più Ds7”, così, sottovoce, la nostra fonte. “Non sappiamo se ci sia una richiesta del mercato, ma crediamo piuttosto che sia un obiettivo dei vertici aziendali”.

E così, a prova di smentita, si ripartirà dalla Ds 7,  con l’avvio dei turni sulla linea. Difficile capire quante ne passavano ogni giorno, difficile fornire altri dettagli, al momento. Sicuramente non saranno tantissime. “50 a turno”, al massimo, si sbilancia la nostra fonte. La consegna del silenzio, è la strada

Cpr di Palazzo San Gervasio: la fabbrica della disperazione che deve essere chiusa

basilicata 24
Cpr di Palazzo San Gervasio: la fabbrica di disperazione che deve essere chiusa

Non si può rispondere alla richiesta di protezione e regolarizzazione con la reclusione e il filo spinato. Né si può pensare di riformare l’inferno!

Riceviamo e pubblichiamo la nota di Alberto Iannuzzi, già presidente di Corte di appello di Potenza

Il suicidio di un giovane tunisino, recluso nel CPR di Palazzo San Gervasio, non può considerarsi una tragica fatalità, bensì la cronaca annunciata di un fallimento. Per rendersene conto, occorre ricordare, non solo che questo drammatico gesto fa seguito al suicidio di un altro giovane algerino di 19 anni, avvenuto nell’agosto del 2024, ma anche i numerosi “eventi critici”, ben 67, denunciati nei primi mesi di quest’anno, relativi ad atti di autolesionismo e tentativi di suicidio.

Né si può trascurare che il CPR di Palazzo San Gervasio da anni è al centro di denunce, inchieste e procedimenti giudiziari, e che nel processo penale riguardante la gestione del centro tra il 2018 e il 2022 sono state contestate, a vario titolo, ipotesi di maltrattamenti, frodi, corruzione e altri reati, con il rinvio a giudizio di diciotto persone, tra cui appartenenti alle forze dell’ordine, medici, avvocati e responsabili della gestione. Tra le accuse anche presunti abusi e somministrazioni immotivate di psicofarmaci.

Certo, per ora si tratta solo di accuse, e sarà la magistratura a stabilire se vi sono delle responsabilità penali. Ma proprio per questo è ancora più grave il ritardo della politica nell’affrontare il problema, anche perché nel frattempo è intervenuta una decisione importante della Corte costituzionale.

Con la sentenza n. 96 del 3 luglio 2025 la Corte ha chiarito che il trattenimento nei CPR incide sulla libertà personale e richiede le garanzie dell’articolo 13 della Costituzione. Ha inoltre evidenziato una grave lacuna normativa: mancano regole adeguate sulle modalità del trattenimento, sui diritti dei

Taranto 21 agosto - diamo voce alla protesta operaia e popolare - Slai cobas per il sindacato di classe Taranto

 

Stellantis - Mirafiori/Cassino - info

Stellantis Mirafiori rallenta ancora: ferie raddoppiate e torna lo spettro della cassa integrazione

A Mirafiori la ripartenza dopo l’estate procede a rilento: le ferie per le carrozzerie sono state allungate fino a quattro settimane e lo stabilimento lavorerà a ritmi contenuti fino al 24 agosto. La produzione della Fiat 500 Hybrid resta sotto le attese, alimentando i timori dei sindacati su nuovi stop, cassa integrazione e futuro dei contratti a termine.

Stellantis Mirafiori resta sotto i volumi attesi

La produzione della Fiat 500 Hybrid è partita a metà novembre 2025, mentre le prime consegne sono

martedì 18 agosto 2026

Continua la giusta protesta degli abitanti di Pozzuoli - massima solidarietà

Venerdì 14 agosto è stato il secondo giorno di mobilitazione per abitanti di Via Napoli a Pozzuoli che hanno bloccato le strade del loro quartiere e del centro storico per chiedere soluzioni abitative dignitose.

Molti di loro sono senza un tetto già dal 2024, quando le abitazioni di Pozzuoli hanno subito i primi danni che le hanno rese inagibili. In questi ultimi anni la rete sociale della comunità che vive alle spalle di Via Napoli è stato il vero supporto per chi era stato sgomberato e aveva trovato ospitalità da amici e parenti, ma dopo la scossa di magnitudo 4.7 del 31 luglio scorso che ha portato il numero degli sfollati a oltre 3000, quasi nessun abitante del quartiere ha più soluzioni alternative. Da ormai 15 giorni dormono in auto o al riparo dei gazebo della protezione civile.

Giovedi 13 agosto i gazebo della protezione civile sono stati rimossi, giustificando la rimozione con l’allerta meteo. La rabbia degli abitanti si è fatta sentire e spontaneamente hanno bloccato la strada, per pretendere che invece dei gazebo ormai rimossi fossero montate le tende: una soluzione più dignitosa,

Colombia - solidarietà con i colpiti dal terremoto

Solidaridad con los afectados por el terremoto en Colombia 1

Solidaridad con los afectados por el terremoto en Colombia

En esencia el llamado sigue siendo el expresado en el editorial de Revolución Obrera del 14 de agosto  frente al qué hacer «Generalizar los Comités de Solidaridad, uniendo las organizaciones sociales, las Juntanzas, los Parches y todas las iniciativas creadas con independencia del Estado y el gobierno para llevar la solidaridad a todos los rincones, especialmente a los sectores más vulnerables y a las regiones olivadas. Realizar el inventario propio de lo recaudado, de lo entregado y de cuantos son los damnificados, con el criterio de atender realmente a los más necesitados. Investigar cuales son las principales necesidades de cada punto afectado, reportar y centralizar la información que se vaya recibiendo, a fin de atender las necesidades concretas y concentrar esfuerzos.

Ya existen puntos de acopio independientes, y seguramente surgirán otros que se deben publicitar ampliamente a través de las redes sociales y demás medios disponibles para canalizar el apoyo generoso de los trabajadores del campo y la ciudad. Establecer con urgencia las veedurías a las instituciones estatales encargadas de recibir, administrar y entregar la ayuda a los damnificados en todos los niveles. Ninguna confianza en el Estado y el gobierno, el pueblo debe respirarles en la nuca para mermar el latrocinio en el Estado corrupto. Acciones que deben ser acompañadas de la denuncia frente a cualquier irregularidad y de la movilización inmediata. Todas estas iniciativas sumadas a las ollas comunitarias y demás actividades que ya se vienen realizando, con y entre los damnificados y las víctimas, tienen que servir de impulso a las Asambleas Populares que decidan democráticamente, ejecuten lo acordado y

ONU: ISRAELE COMPIE VIOLENZE SESSUALI IN ZONE DI CONFLITTO

Un carcere israeliano
Un carcere israeliano

Le Nazioni Unite hanno ufficialmente aggiunto Israele alla loro lista nera di paesi ed entità accusate di aver commesso violenza sessuale in zone di conflitto. La misura prevede l’inclusione esplicita del servizio penitenziario israeliano nell’elenco del 2026, mentre altre strutture governative e militari sono state sottoposte a un quadro di sorveglianza speciale che potrebbe portare a sanzioni future.

La decisione è stata presa dopo che numerosi rapporti hanno denunciato abusi e violenze sessuali sistematiche all’interno dei centri di detenzione sotto il controllo israeliano. Questa situazione è aggravata da un persistente modello di impunità istituzionale, evidenziato all’inizio di quest’anno quando l’ufficio del procuratore generale militare israeliano ha ritirato le accuse contro cinque soldati