Partiamo da uno studio del Politecnico di Milano, che si basa a sua volta su una ricerca del Banco Alimentare, sulla povertà che esiste in questo Paese e sulla ricchezza.
Sulla povertà il Banco Alimentare fa un'analisi abbastanza cruda, non che i dati non si conoscessero, per esempio quelli della povertà assoluta, sono anni che si sbandiera come se fosse una cosa normale il
fatto che in questo Paese ci siano quasi 6 milioni di poveri assoluti, ”assoluti” significa che non riescono a mangiare tre volte al giorno, 6 milioni sulla popolazione di oramai 58 milioni di persone. Quindi una
bella fetta di persone in questo Paese praticamente non riesce a sopravvivere, e siamo una delle potenze industriali del mondo, come va blaterando la Meloni insieme a tutti i suoi accoliti.
In questo studio si dice che il 56% delle persone in povertà assoluta non riceve alcun sostegno alimentare, perché il Banco Alimentare, insieme ad altri enti che si occupano
di dare da mangiare ai poveri, come la Caritas e altri enti, non riesce a coprire tutto lo spettro dei poveri. Quindi il 56% rimane fuori mentre si copre, a quanto pare, soltanto il 44%.
Negli anni è cambiata anche la “povertà” che viene registrata in questo Paese e qui si dice che fino a sei anni fa, prima del covid, erano in maggioranza stranieri,
senza tetto o anziani a ritirare pacchi pieni di cibo. Oggi il 77% di chi è aiutato in modo continuativo è rappresentato da famiglie con minori, italiani, il 42% in prevalenza al sud, stranieri dove l’incidenza
maggiore al nord. Ci sono poi tanti lavori da basso reddito, quelli che in inglese si chiamano working poor dai tempi di Marx comunque e che sarebbero quelli il cui salario è diventato insufficiente a far fronte ai
costi della vita soprattutto nelle grandi città, quelli che non riescono, pur lavorando, a risolvere i problemi dell'alimentazione quotidiana.
Praticamente la cifra complessiva di questi che ricevono il pasto quotidiano è di 1.800.000 persone, quindi rispetto ai 6 milioni di poveri assoluti ne rimangono fuori tantissimi.
Ma in un paese imperialista, nel paese del capitalismo/imperialismo, questo per la borghesia è un dato normale da accettare.
Nessuno si mette in testa di propagandare “la fine della povertà” perché per questo sistema la fine della povertà è impossibile. Le famiglie con
i bimbi, gli anziani soli, i disoccupati, le madri con figli, malati cronici, c'è una serie di persone che sono costrette ad andare ogni giorno a cercarsi da mangiare presso questi enti.
Qui addirittura si dice che uno stipendio, in particolare al Nord, tra i 1.500 e i 1.800 euro al mese, è sempre più difficile sostenere i costi di un mutuo, dell'affitto,
ecc.
Quindi anche persone che potrebbero permettersi sono costretti ad andare in questi luoghi. Nella sostanza quello che manca è diventato un lusso, dove il “lusso” sarebbe
la carne, la frutta, il pesce, l'olio, il caffè, lo studio li definisce addirittura “un miraggio”.
Quindi stiamo parlando di una situazione veramente assurda e incresciosa che però, ripetiamo, nel sistema capitalista è considerata assolutamente normale, con cui convivere,
di tanto in tanto qualcuno pensa di fare una propaganda attenuando i problemi che ci sono da questo punto di vista. Ma è una presa in giro colossale, sia dal punto di vista strutturale del sistema capitalistico, perché,
a parte il fatto che la ricchezza c'è, ma attenuare come? In che forma? Da dove poi li prendi i soldi visto che dici che non ce ne sono?
Quindi serve solo a buttare fumo negli occhi invece a chiunque contesti davvero i dati della borghesia, il modo di essere della borghesia che prevede che ci siano i poveri, che esistano
i poveri e questi indistintamente, partiti politici, enti di vario genere, esprimono non solo un pensiero assolutamente inutile, ma l'ironia e il cinismo stanno nel fatto che dall'altro lato abbiamo la ricchezza che
aumenta.