mercoledì 25 marzo 2026

pc 25 marzo - ORE 12 Controinformazione rossoperaia - Il NO colpisce il governo ma è importante come noi lo valutiamo e il che fare adesso

 

pc 25 marzo - TUNISIA: Sostenere i diritti dei palestinesi non è un crimine! Solidarietà agli arrestati della Global Sumud Flotilla

Dichiarazione: Sostenere i diritti dei palestinesi non è un crimine!

Le organizzazioni e associazioni qui firmatarie, seguono con grave preoccupazione l'emissione di mandati di arresto nei confronti di attivisti della Flottiglia della Fermezza e del movimento a sostegno dei diritti dei palestinesi in Tunisia: Wael Nouar, Nabil Chennoufi, Mohamed Amine Benour, Ghassan Henchiri, Ghassan Boughediri, Sanaa Msahli e Jawhar Chenna, con l'accusa di riciclaggio di denaro. Ciò avviene mentre procedono i preparativi per il lancio della Flottiglia della Fermezza 2, volta a rompere l'assedio di Gaza, e rappresenta la manifestazione di una decisione politica di fermarla, come dimostrato dall'impedimento di due attività organizzate dal Comitato della Flottiglia della Fermezza, prima nel porto di Sidi Bou Said e poi al cinema Rio (rispettivamente lo scorso 3 e 4 marzo n.d.t.).

Ricordiamo che le autorità perseguono una politica di proibizione, repressione e criminalizzazione contro qualsiasi movimento civile, sociale o politico che le disturbi o le metta in imbarazzo, a partire dal divieto di attività politiche e civiche con il pretesto dello stato di emergenza, fino all'arresto e al processo di attivisti sulla base di casi inconsistenti e accuse fabbricate ad arte, avvalendosi di un sistema giudiziario asservito all'intimidazione.

Ricordiamo inoltre che l'accusa di riciclaggio di denaro è stata utilizzata arbitrariamente, senza i

pc 25 marzo - La vittoria del NO incoraggia e spinge alla lotta per la caduta del governo Meloni costruendo una vera opposizione proletaria, studentesca e popolare antifascista anticapitalista e antimperialista

ORE12 Controinformazione rossoperaia del 24.03.26

La vittoria del No al Referendum è una vittoria di tutti coloro che hanno visto bene nel Referendum l'idea dominante del governo di mettere le mani sulla magistratura e di bloccare le inchieste che hanno riguardato le leggi e l'azione del governo e dei governanti; e il disegno di Meloni di fare di questo un anello plebiscitario che riaprisse la strada alla riforma costituzionale sulle elezioni e sul premierato, tasselli importanti per trasformare dall'alto lo Stato già reazionario in uno Stato-regime, in una dittatura aperta di stampo autoritario e moderno fascista. 

Contro questa idea del Referendum la maggioranza di coloro che sono andati a votare ha detto No e quindi il risultato del Referendum rappresenta una battuta d'arresto della marcia reazionaria del governo e la valutazione non può che essere positiva perché a battuta d'arresto segue l'incoraggiamento a continuare la lotta contro il governo su tutti i piani, compreso quello democratico ed elettorale.

Il No ha vinto nonostante il sostanziale e forte controllo dell'apparato televisivo, dei mass media, che hanno condotto una spudorata campagna contro i magistrati, usando gli argomenti peggiori, e Meloni è stata in prima fila su questo e ha mobilitato i suoi ministri e soprattutto il suo livello di controllo sui mezzi di comunicazione.

Ma questo non è servito perché ha spinto tutti coloro che non potevano riconoscersi nella demagogia reazionaria e hanno riconosciuto invece le stimmate della marcia fascista e reazionaria.

L'attacco alla Costituzione nel nostro paese risulta ancora difficile per le forze reazionarie e la borghesia che vi è dietro di essa, la sua frazione più reazionaria, quella rappresentata dal capitalismo parassitario, quella rappresentata dal capitalismo speculativo e finanziario, quella rappresentata dal capitalismo industriale più legato al neoliberismo selvaggio sui posti di lavoro, dal capitalismo fondato sulla corruzione di Stato, sull'utilizzo dello Stato a fini di profitto privato. Il No è stato un voto contro tutto questo e ne va valorizzata l'importanza.

Chiaramente il No è stato contro anche gli altri aspetti della politica delle governo Meloni, prima di tutto la guerra e il legame con Trump, in secondo luogo il sostegno al genocidio del popolo palestinese e il sostegno al riarmo imperialista, il sostegno alle leggi più spudoratamente da Stato di Polizia. E’ chiaro che questo voto è un No anche a tutto questo, in questo senso incoraggia l'opposizione e la lotta su tutti i terreni.

Perché il No ha vinto? Perché innanzitutto sul piano del voto sono tornati a votare una fetta massiccia, giovanile, proletaria, popolare, di astensionisti, di coloro che non hanno avuto alcuna fiducia nella sinistra di opposizione o di falsa opposizione rappresentata dal PD e dei Cinque Stelle, colpevoli di non aver fatto quando sono stati al governo le cose che denunciano del governo Meloni e le cose che dicono di voler fare quando ora sono all'opposizione, colpevoli di aver aperto la strada alla vittoria della coalizione di centro destra e della Meloni stessa, colpevoli di non avere coerenza nella guerra. Il PD appoggia la guerra per interposta persona in Ucraina, sul fronte del riarmo oppone argomentazioni deboli che non mettono in discussione la politica guerrafondaia imperialista della borghesia italiana e del suo governo di riferimento; il PD è quanto mai incerto nei confronti dei decreti sicurezza, dei decreti contro l'immigrazione che il governo Meloni ha portato fino all'estreme conseguenze, benchè sono dentro le riforme avvenute e le trasformazioni reazionarie e la marcia verso lo Stato di Polizia avviate già durante i governi che hanno preceduto quello di Meloni. Tutta questa massa si è astenuta alle elezioni politiche, non ha dato nessun supporto a PD e 5 Stelle, all'opposizione parlamentare. I 5 Stelle hanno governato con Salvini, con Draghi, con lo stesso PD e non sono certo l'immagine di purezza e di difesa degli interessi popolari che dicono di essere.

Questa massa di settori proletari e popolari, di giovani, una volta tornata a votare ha votato in massa, in centinaia di migliaia, probabilmente di milioni. Questa parte che è scesa in campo per il No, per dire No al governo, sia per la natura della partita in gioco sul fronte della giustizia, sia per dire No all'insieme della politica del governo, è stata la marea che ha permesso la vittoria del No. Senza il ritorno dell'astensionismo di sinistra, proletario popolare e giovanile non si poteva vincere questo referendum.

Quindi il vero protagonista e vincitore di questa contesa sul fronte del referendum è il ritorno al voto dell'astensionismo di sinistra e delle forze politiche di massa, piccole o grandi che siano, che in tutti questi mesi hanno combattuto contro la guerra e in solidarietà alla Palestina, contro i decreti di sicurezza, lo Stato di polizia. Questo è il fatto nuovo: non la polarizzazione tra Schlein e Meloni, ma la polarizzazione tra il governo e il fronte d'opposizione reale, e la sua ala più consistente, più significativa, rappresentata dalle forze proletarie, rivoluzionarie, antimperialiste, solidali con la Palestina, dal sindacalismo di base di classe.

Proprio per questo non c'è nessun automatismo tra la vittoria del referendum e la vittoria che già pregusta la cosiddetta sinistra di Palazzo, del PD e dei Cinque Stelle, come anticipo della possibile vittoria elettorale in occasione delle elezioni politiche. Non c'è nessun automatismo, perchè, per la loro base di classe, per il loro legame con la borghesia imperialista in questo paese, e con le varie frazioni della media e della piccola borghesia, il PD e i Cinque Stelle non cambieranno certo la loro politica. Questo nel PD appare chiaro se si pensa che è una significativa, minoranza di esso, è passata già armi e bagagli col governo ed è nel PD e continua a essere parte di questo partito, una parte che ha votato sì alla guerra, si al Riarmo, che ha presentato una legge reazionaria in nome dell'antisemitismo per reprimere il movimento per la Palestina e che è pronta in ogni occasione a schierarsi con le ragioni del governo e, innanzitutto, dei padroni e della classe dominante. Questa ala è nel PD. 

In realtà chi ha votato No ha detto sì a un'altra opposizione, a un'opposizione radicale, frontale al governo e alla borghesia italiana, europea e innanzitutto all'imperialismo e al sionismo che stanno pilotando l'economia mondiale in direzione dell'economia di guerra e della guerra imperialista mondiale, contro i proletari e i popoli di tutti i paesi.

Noi dobbiamo lavorare perché il fronte di opposizione reale resti autonomo da PD e 5S, dall'arco parlamentare. E proprio perché esso sostiene che è stata la lotta della grande manifestazione sulla Palestina, l'opposizione ai decreti di sicurezza, uno dei fattori positivi che ha influenzato il No al referendum, si tratta di continuare su questo fronte per trasformare sempre di più l'opposizione manifestata al referendum in un'opposizione strutturata e organizzata sul piano politico e sindacale che vuole una effettiva alternativa politica. Questa alternativa richiede un Partito del proletariato e delle masse popolari, richiede un Fronte che non può essere che un Fronte anticapitalista, antimperialista, antifascista, che accetti la sfida, come in diverse occasioni è stato fatto, dei decreti di sicurezza, dello Stato di Polizia, e non accetti gli attacchi al diritto di sciopero, alle libertà e le campagne di criminalizzazione di stampo fascista e razzista.

Dobbiamo continuare su questa strada attraverso lo sviluppo della lotta, dell'organizzazione e dell'autonomia politica dalle forze del Parlamento e dello Stato borghese che chiaramente non faranno passi indietro.

Il governo Meloni difenderà tutto il suo "cerchio magico" e tutta la natura del suo governo e del suo programma, non farà alcun passo indietro ma cercherà di aggirare gli ostacoli intensificando questa politica e la demagogia verso le masse popolari. Quindi non pensiamo affatto che il governo entrerà in crisi; anzi, il fatto che questo referendum rappresenta per tutte le forze reazionarie, per la borghesia che vi è dietro, un allarme sul piano del consenso sociale e quindi della stessa pace sociale, farà sì che le forze della reazione si stringeranno ancora più tra di loro per cercare di imporre il loro programma e arrivare alle elezioni in un clima che permetta a loro di rimanere al governo.

Il No incoraggia la lotta, il No però indica anche il tipo di opposizione che è necessaria, che è fondata sui No: alla riforma reazionaria della giustizia, alla guerra, ai legami con Trump e Netanyahu, No alla politica economica che scarica la crisi sui lavoratori, No al potere crescente dei ricchi e dei borghesi ai danni dei proletari e delle masse, No alle fabbriche dello sfruttamento e delle morti sul lavoro, No ai ministri del malaffare, della malavita e della corruzione, dell'impunità, No allo Stato di polizia.

pc 25 marzo - Contro la guerra! Per la vita e la sicurezza! - Ferriovieri in lotta - infosolidale

 Conoscere quanto accade in ferrovia,
sui binari e nelle stazioni che utilizziamo ogni giorno
per andare al lavoro, a scuola, all’università.

 
Più volte abbiamo denunciato la mancanza di sicurezza, le stragi ferroviarie (da
Viareggio a Corato, da Pioltello a Livraga, da Caluso a Brandizzo), gli incidenti
mortali che si susseguono, anche gli incidenti che solo per caso non hanno
tragiche conseguenze, i disservizi e i ritardi.
Ma non basta: il prossimo 15 aprile sarà il 2° anniversario dell'accordo fra RFI
e Leonardo, fabbrica a livello globale, di guerra e di morte.
Un accordo (infame!) che sancisce il “dual use” dei binari, cioè l'uso
dell'infrastruttura ferroviaria contemporaneamente per il trasporto civile e
militare.
Non aspettiamo l'anniversario del 15 aprile per denunciare questo “accordo di
guerra”, ma sin da ora convintamente e unitariamente!
L'appello è per ferrovieri, lavoratori, studenti e chi utilizza questo sistema di
trasporto e lo pretende sicuro!
Con il trasporto militare crescono i rischi per chi lavora, chi viaggia, chi abita
lungo la ferrovia: un traffico di treni carichi di armi, esplosivi, veri e propri
treni-bomba!
Lo scorso 13 marzo, nella stazione di Pisa, il Movimento No Base, comitati e
singoli, hanno bloccato un treno di armamenti con grande determinazione e
coraggio. Prepariamoci a respingere le manovre repressive che già si
annunciano!
I ferrovieri, in questi anni ed ancora oggi, stanno lottando e scioperando per
le condizioni di lavoro, la sicurezza loro e della collettività: per un bene, la
vita, che è patrimonio di tutti. Svolgono un ruolo di solidarietà con i popoli
contro cui sono dirette le armi, perché la vita non sia sacrificata in nome di
questo sistema di sfruttamento, oppressione, guerra.
Contro la guerra! Per la vita e la sicurezza!
Coordinamento “12 ottobre” per sicurezza e salute/contro la repressione:
Familiari della strage ferroviaria di Viareggio e del crollo della Torre Piloti di Genova; - Coordinamento
Lavoratori/trici Autoconvocati/e (CLA); - Assemblea 29 giugno; - Cub Trasporti; - Sindacato Generale di
Base (SGB); - Sol Cobas; - Cobas Lavoro Privato; - Medicina Democratica; - Attivisti, delegati, Rls di
sindacati di base, del Coordinamento Macchinisti Cargo (CMC), - alternativa/opposizione in Cgil “Radici
del sindacato” e “Rete 25 Aprile” Basilicata
email: sicurezzasaluterepressione@gmail.com 21 marzo 2026

pc 25 marzo - Torino - la coda e servetta del gruppo fasciomalavitoso Dal Mastro - elena chiorino - se ne deve andare

 

Caso Delmastro, Elena Chiorino non si presenta in aula. Le opposizioni: «Deve dimettersi»

di Redazione online

L'informativa sul caso politico che interessa la vicepresidente della Regione verrà discussa durante la seduta del Consiglio regionale del Piemonte del 31 marzo alla presenza del governatore Alberto Cirio

Si terrà in aula durante la seduta del Consiglio regionale del Piemonte di martedì prossimo 31 marzo, alla presenza di Alberto Cirio ed Elena Chiorino, l'informativa - chiesta da giorni dalle opposizioni - sul caso politico che tocca la vicepresidente della Regione. Nella stessa seduta si terrà anche la discussione sulla mozione - una volta che sarà protocollata - con cui le minoranze hanno chiesto oggi, martedì 24 marzo, al governatore il ritiro delle deleghe alla sua vice. Lo ha riferito in aula il presidente dell'assemblea regionale Davide Nicco dopo una riunione della capigruppo disertata dalle minoranze. 

Cirio è oggi a Bruxelles per impegni istituzionali. Chiorino è assente in  aula. In apertura dei lavori, Vittoria Nallo (Stati Uniti d'Europa) aveva ribadito la richiesta di una informativa in aula sul caso, già avanzata nei giorni scorsi. «Chiorino deve dimettersi e se non lo fa deve pensarci Cirio a toglierle le deleghe», ha detto Sarah Disabato (M5s). «Non può essere la commissione legalità l'unica sede in cui fare la discussione», ha aggiunto Alice Ravinale (Avs), ribadendo la richiesta di dimissioni. «Chiediamo che il presidente venga a riferire», ha detto Gianna Pentenero (Pd) perché «riteniamo che il fatto politico sia gravissimo».

pc 25 marzo - Ivrea, il tribunale conferma le violenze: otto agenti di Polizia penitenziaria condannati per falsità.

il governo Meloni, Nordio e il sottosegretario Dal Mastro sono stati finora i grandi protettori degli sbirri vili e massacratori nelle carceri italiane - ci auguriamo che le dimissioni del capimanipolo corrotto e mafioso  influisca nel clima delle carceri - soccorso rosso proletario

 

 

Non furono incidenti». Ma le lesioni sono ormai prescritte

di Floriana Rullo

Il procedimento per violenze nel carcere della città denunciate da alcuni detenuti. L'associazione Antigone: "Sentenza importante"

Otto agenti di Polizia penitenziaria sono stati condannati per falsità ideologica, con pene di 1 anno e 6 mesi (a eccezione di una persona per 1 anno e 8 mesi), nell'ambito di un procedimento per violenze avvenute nel carcere di Ivrea. È quanto rende noto l'Associazione Antigone spiegando che i giudici hanno riconosciuto che «le documentazioni prodotte dagli agenti condannati che riferivano di cadute e incidenti accidentali erano false e servivano in realtà a coprire condotte violente avvenute ai danni di persone detenute nell'istituto penitenziario».

La vicenda

Era il marzo del 2016 quando Antigone aveva ricevuto una lettera di denuncia di alcuni detenuti del carcere di Ivrea in cui raccontavano di aver assistito a un episodio di violenza. Si trattava solo di uno degli episodi che poi avrebbe dato vita a tre procedimenti penali. Dopo le prime indagini per ben due volte il pubblico ministero incaricato presentò richiesta di archiviazione a cui Antigone si oppose. Dopo la seconda richiesta l'associazione presentò istanza di avocazione rivolta al procuratore generale presso la Corte di Appello di Torino, che venne accolta nell'ottobre 2020. Da lì l'impulso alle indagini, fino alle condanne odierne.

martedì 24 marzo 2026

pc 24 marzo – L’India tra stretti rapporti militari con il nazisionismo israeliano e le contraddizioni con l’imperialismo americano… paga il suo equilibrismo nel Medio Oriente in fiamme

da Limes podcast

Sono Lorenzo Di Muro, coordinatore India e mondo indiano di Limes e questo è il podcast di Limes.

“The direction of India's rise I think is very clear, in a way it's unstoppable. The rise of India will be determined by India. It will be determined by our strength, not by the mistakes of others.”

"Il percorso dell'India è molto chiaro, è inarrestabile. L'ascesa dell'India sarà definita dall'India. Sarà determinata dalla nostra forza, non dagli errori altrui." È stato costretto a rimarcarlo il ministro degli Esteri indiano Jayish Shankar, dopo il monito lanciato dal vicesegretario di Stato americano proprio a Delhi, la capitale indiana, nel corso del Resina Dialog, la principale conferenza sulla geopolitica e la geoeconomia organizzata in India. Di fronte a una platea di politici, uomini d'affari, militari, funzionari dell'intelligence e giornalisti di tutto il mondo, il numero 2 della diplomazia a stelle e strisce aveva dichiarato, con straordinario candore, che gli Stati Uniti non commetteranno con l'India lo stesso errore commesso vent'anni fa con la Cina, ovvero quello di permetterle di svilupparsi fino a diventare un competitore per gli Stati Uniti. Mentre era obbligata a rispondere alla dichiarazione del funzionario americano, un boccone troppo amaro da mandare giù per l'orgoglioso e nazionalista gigante asiatico, il governo doveva affrontare la grave crisi innescata dalla reazione dell'Iran agli attacchi di Israele e Stati Uniti e in particolare dalla decisione di interdire il traffico marittimo nello stretto di Hormuz. L'India infatti è il terzo paese al mondo per consumo e importazioni di idrocarburi e dipende dal Medio Oriente per il 50% del suo approvvigionamento. oltre che di altri beni come i fertilizzanti che importa per il 40% sempre dal Medio Oriente, dato non trascurabile per un Paese che deve sfamare 1 miliardo e mezzo di persone. 

Una crisi talmente grave sia per l'India sia sul piano globale, che Washington ha allentato le sanzioni contro la Russia, permettendo agli attori internazionali di tornare ad acquistare idrocarburi russi. Idrocarburi che fino a poche settimane prima costituivano la leva negoziale con cui Trump intendeva ammansire Putin e congelare il conflitto in Ucraina. Così, dopo un braccio di ferro durato quasi un anno, durante il quale l'India si è vista imporre dazi al 50%, dato che dal 2022 ha comprato petrolio russo a buon mercato in quantità enormi, a inizio febbraio Trump aveva annunciato un accordo commerciale con l'India, per cui gli Stati Uniti avrebbero abbassato i dazi al 18% mentre Delhi avrebbe aumentato l'acquisto di energia, asset militari e altri beni dall'America, e al contempo avrebbe smesso di importare petrolio russo, cosa che però è assente nel comunicato congiunto e che gli indiani non hanno mai confermato. Ma prima ancora che l'accordo fosse limato ed entrasse in vigore, è arrivato l'attacco all'Iran, che ha nuovamente mischiato le carte in tavola. Un attacco il cui tempismo ha fatto molto

pc 24 marzo – Armi e carburante dall’Italia al nazisionismo israeliano… Il governo Meloni sempre complice del genocidio

Anche l’ultimo rapporto sulle esportazioni italiane dopo il 7 ottobre 2023 conferma che il governo italiano con a capo la fascista Meloni è complice del genocidio del popolo palestinese, come riportato dall’articolo de il manifesto che riportiamo sotto

E la Leonardo S.p.A. sempre in prima fila!

Ogni passo di questo governo genocida ci riporta alla necessità urgente di lavorare per la sua cacciata!

**

Dall’Italia a Israele materiale militare e carburante

Giuditta Pellegrini

Italia/Palestina L'ultimo rapporto sulle esportazioni italiane dopo il 7 ottobre 2023: monitorate 400 spedizioni e 224mila tonnellate di greggio e gasolio

Edizione 24/03/2026

Oltre 400 spedizioni di materiale militare e 224mila tonnellate di carburante sarebbero partite dall’Italia verso Israele dall’ottobre 2023. A riportarlo è il dossier pubblicato oggi Made in Italy, Delivered to Israel: Italian Military and Energy Transfers Fueling Genocide, redatto da Giovani Palestinesi d’Italia, People’s Embargo for Palestine, Palestine Youth Movement e Weapon Watch, con il contributo esterno dell’European Legal Support Center.

Basato sullo spoglio capillare di documentazione ufficiale e dei registri di spedizione di aziende private, enti statali e infrastrutture logistiche, il rapporto mostra un’attività continuata che coinvolge 11 regioni italiane e riguarda il transito di armi, materiali elettronici e componenti per aeromobili, aerei da combattimento, sistemi di guerra elettronica e navi militari.

pc 24 marzo - Con le combattenti maoiste - sosteniamo la guerra popolare in India - 28 marzo una delegazione del Mfpr sarà alla manifestazione di Zurigo

 dal blog femminismorivoluzionario


Una rappresentanza del Mfpr ha partecipato al presidio internazionale della "Campagna d’emergenza” il 27 gennaio al Parlamento europeo contro ”L’Operazione Kagar” del regime di Modi in India. In esso abbiamo portato la denuncia, l'informazione di quello che succede alle donne nelle zone adivasi, in cui le deportazioni della popolazione, i massacri, verso le donne vengono portati avanti dall'esercito usando tutta la barbarie, stupri, terribili violenze sessuali, uccisioni dei figli sotto i loro occhi.
Nelle carceri le prigioniere politiche spesso vengono sottoposte a stupri, torture sessuali da parte di guardie, soldati, che considerano delle "medaglie" queste violenze che si concentrano in particolare verso le compagne del Partito comunista dell’India (maoista), che - e questa è una particolarità dell'India - nella guerra popolare, nell'esercito popolare, a volte raggiungono la metà dei combattenti. 
La polizia e l'esercito si accaniscono verso le donne perchè capiscono l'importanza del loro ruolo nella guerra del popolo e in una battaglia rivoluzionaria che già ora tocca tutte le condizioni di grande oppressione delle donne, delle ragazze, bambine.
Vi sono similitudini con la Palestina per il genocidio, le torture, le uccisioni, gli arresti. Ma soprattutto va avanti un forte legame nero tra Netanyahu, Trump e Modi che ha dichiarato di voler cacciare/uccidere la popolazione Adivasi e mettere fine alla guerra di popolo entro 31/3.
Questo non deve succedere e non succederà! La forza delle donne, delle combattenti maoiste, del Partito comunista dell'India (Maoista) non può essere mai "uccisa". 
E' importante ORA la solidarietà, in ogni forma, dei movimenti delle donne di tutti i paesi e dell'Italia in particolare. Sosteniamo la resistenza delle combattenti rivoluzionarie indiane, luminoso esempio per tutte le donne del mondo di come trasformare la doppia oppressione, violenze reazionarie, fasciste in lotta rivoluzionaria, in cui le donne portano una marcia in più.
Il 28 marzo delegazione del Mfpr parteciperà a Zurigo alla manifestazione internazionale per continuare la mobilitazione a sostegno del popolo indiano, delle donne Adivasi, della guerra popolare, contro Modi, Netanyahu e l’imperialismo Usa 

pc 24 marzo - ORE 12 Controinformazione rossoperaia - La vittoria del NO incoraggia e spinge alla lotta per la caduta del governo Meloni costruendo una vera opposizione proletaria, studentesca e popolare antifascista anticapitalista e antimperialista

 

lunedì 23 marzo 2026

pc 23 marzo - Vince il NO alla riforma reazionaria della giustizia della Meloni ed un NO che incoraggia la lotta contro il governo Meloni su tutti piani

Martedi a ORE 12 Controinformazione Rossoperaia la valutazione di proletari comunisti

Questa sera in piazza in numerose città 

Roma  alle 18 in Piazza Santi Apostoli, a due passi da Piazza Venezia e da Palazzo Chigi.

video diretta da ROMA

https://www.repubblica.it/politica/2026/03/23/video/referendum_costituzionale_sulla_riforma_della_giustizia_diretta_dai_comitati_per_il_si_e_per_il_no-425240589/?ref=RHEX-BG-P1-S2-T1-d727

BOLOGNA, da Via Ferrarese 2 verso Piazza del Nettuno ore 18

BRESCIA, Largo Formentone ore 18

CASERTA, Piazza Vanvitelli ore 18:30
CUNEO, Via Roma (lato Duomo) ore 19:00
GROSSETO, Piazza Rosselli (Piazza della Vasca) ore 18
MILANO, Piazzale Loreto ore 18
NAPOLI, Largo Berlinguer ore 18
PADOVA, Via VII Febbraio (Liston) ore 19:00
PALERMO, Piazza Verdi ore 18
PAVIA, Piazza Vittoria ore 18:30
PERUGIA, Piazza Italia ore 19:00
PISA, Piazza XX Settembre ore 18
ROMA, Piazza Ss Apostoli ore 18
TORINO, Piazza Castello (di fronte alla Prefettura) ore 18:30
VERONA, Piazza Isolo dalle 18

La campagna di proletari comunisti sul referendum costituzionale - tante voci dicono NO!

pc 23 marzo - Tutti in lotta il 28 marzo 2026!


La campagna mondiale contro l'Operazione Kagaar ha denunciato l'obiettivo che imperialisti e governo di Modi si sono posti: annientare il movimento rivoluzionario indiano e il PCI (maoista), che rappresentano la vera alternativa politica per i proletari e le masse popolari dell'India.

Modi ha proclamato che annienterà la guerra popolare, il movimento rivoluzionario e il PCI(M) entro il 2026.
Il Comitato Internazionale a Sostegno della Guerra Popolare in India (ICSPWI) ha invitato tutti i partiti e le forze rivoluzionarie, gli amici e compagni della rivoluzione indiana, a raccogliere la sfida lanciata dal governo di Modi con una campagna di un anno, da marzo 2025 a marzo 2026. Una mobilitazione nelle strade, nei luoghi di lavoro, nelle piazze.

Il CPI(M) e le masse in India stanno resistendo e respingendo l'Operazione Kagaar, sulla base della difesa degli interessi materiali e delle condizioni di vita e di lavoro dei proletari, dei contadini e delle masse indiane.
In ogni settore dell'economia, il regime di Modi sta scaricando sulle masse la crisi causata dall'imperialismo, dai suoi lacchè e dalle politiche al servizio dei grandi capitalisti indiani, come Adani, Ambani e altri.
Ma il sistema capitalistico non ha alcuna possibilità di uscire dalla sua profonda crisi; al contrario, produce una nuova ondata di lotte e rivolte di massa.

Il regime indiano appoggia la campagna genocida in Palestina perché esso stesso, con l'Operazione Kagaar, commette massacri, deportazioni forzate, omicidi di abitanti dei villaggi e leader delle masse tribali, attivisti sociali e leader rivoluzionari, oltre a perseguitare giornalisti e attivisti per i diritti umani che si oppongono ad essa.

Sostenere la guerra popolare in India e il Partito Comunista Indiano (Maoista) è uno dei compiti fondamentali dei movimenti comunisti rivoluzionari, antifascisti e antimperialisti di tutto il mondo.
Il Partito Comunista dell’India (Maoista) guida una guerra popolare per la Rivoluzione di Nuova Democrazia, per liberare il Paese e le masse lavoratrici dallo sfruttamento e dall'oppressione e, unito ai proletari e alle masse popolari di tutto il mondo, marciare verso la rivoluzione proletaria e socialista mondiale.

Perciò è dovere di tutti noi fermare l'imperialismo, il regime di Modi e la sua mano genocida, come parte della lotta mondiale contro l'imperialismo, che porta guerre, fascismo, povertà e oppressione dei popoli.

Tutti in lotta il 28 marzo 2026!

STOP OPERATION KAGAAR!

LIBERTÀ PER TUTTI I PRIGIONIERI POLITICI IN INDIA!

FERMARE IL GENOCIDIO DEGLI ADIVASI!

SOSTENERE LA GUERRA POPOLARE IN INDIA, SOSTENERE IL PCI (MAOISTA) FINO ALLA VITTORIA!

VIVA L’INTERNAZIONALISMO PROLETARIO

pc 23 marzo - Leggi il blog maoistroad - la voce internazionalista da tutto il mondo in lingua originale

 ▼ ultimi post 


 March (81)

pc 23 marzo - Il governo spinge il decreto sicurezza verso una stretta ancora più repressiva

Il cosiddetto decreto sicurezza sta cambiando natura sotto i nostri occhi. Non è più un intervento mirato, né un insieme coerente di norme. È diventato un contenitore espansivo, dentro cui la maggioranza sta inserendo tutto ciò che può rafforzare un indirizzo politico preciso: estendere la capacità repressiva dello Stato.

La quantità di emendamenti presentati è già di per sé indicativa. Non si tratta di correzioni tecniche o aggiustamenti marginali, ma di una vera e propria offensiva normativa. Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia e Noi Moderati competono nel rilanciare misure sempre più dure, in una sorta di gara interna a chi riesce a spingersi più avanti nella torsione sicuritaria. Il risultato è un testo che perde qualsiasi equilibrio e assume una funzione chiara: trasformare problemi sociali, economici e politici in questioni di ordine pubblico.

Uno dei terreni su cui questa trasformazione appare più evidente è quello dei CPR. Qui il salto è

pc 23 marzo - Elezioni in Francia - non passa la reazione Le Pen nelle grande città e nelle banlieus - Ma non avanza certo la 'rivoluzione' ma il riformismo borghese e piccolo borghese

Un commento per ragionare da Contropiano

Francia. Le elezioni comunali accentuano la polarizzazione politica e sociale del paese

Domenica il ballottaggio delle comunali in Francia ha dato un verdetto contrastante per le principali forze politiche del Paese.

Secondo il Ministero degli Interni, la partecipazione a questo secondo turno delle elezioni comunali si è attestata al 48,1% alle ore 17.00, più alta rispetto alle elezioni del 2020, ai tempi del Covid. anche se l’affluenza alle urne è rimasta al di sotto dei livelli pre-pandemia.

La Francia in queste elezioni si è differenziata geograficamente e politicamente.

Le grandi città come Parigi, Lione, Marsiglia sono rimaste in mano alla sinistra moderata, con sindaci socialisti ed ecologisti che hanno vinto con margini rassicuranti. La seconda è quella delle banlieues e delle città medie, dove l’elettorato popolare ha scelto due direzioni opposte e inconciliabili: o La France Insoumise di Jean-Luc Mélenchon, o il Rassemblement National di Marine Le Pen.

Mélenchon ha conquistato le periferie urbane: le banlieues con alta concentrazione di cittadini di origine africana e nordafricana, i giovani precari, i dipendenti pubblici dei servizi sociali.

Anche in queste elezioni comunali La France Insoumise ha confermato il suo radicamento nei suoi

pc 23 marzo - Oggi ORE 12 Controinformazione Rossoperaia non esce - riprende domani alle ore 12 con un commento del risultato referendario

 

pc 23 marzo - Dichiarazione di Red Road (Maoist Group) Iran

Per il Movimento Comunista Internazionale

L'attacco militare e l'aggressione dell'imperialismo statunitense e del governo reazionario di Israele contro l'Iran sono da condannare!

L'imperialismo statunitense e il governo sionista di Israele hanno iniziato i loro attacchi contro siti militari e centri politici e informativi della Repubblica Islamica. Questi attacchi hanno colpito città come Teheran, Isfahan, Qom, Karaj, Kermanshah, Bandar Abbas e molte altre. Due caratteristiche salienti di questa guerra tra Stati Uniti e Israele sono state la sua portata e intensità rispetto alla prima guerra di dodici giorni prima.
Khamenei e alcuni leader delle Guardie Rivoluzionarie sono stati uccisi.

Secondo le fonti, nelle prime ore dell'attacco, Khamenei e alcuni dei suoi più stretti collaboratori, così come Ali Shamkhani, Segretario del Consiglio di Difesa, Mohammad Khakpour, Comandante in Capo delle Guardie Rivoluzionarie, e altri leader delle Guardie Rivoluzionarie, sono stati uccisi. Con il proseguire della guerra, sono stati uccisi anche alcuni dei funzionari più importanti, come il Ministro dell'Intelligence e della Sicurezza e il portavoce delle Guardie Rivoluzionarie.
Attacchi missilistici delle Guardie Rivoluzionarie contro basi statunitensi nella regione e contro Israele
D'altro canto, le Guardie Rivoluzionarie hanno lanciato missili contro basi militari statunitensi, infrastrutture energetiche e impianti petroliferi nei paesi della regione, quali Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Kuwait, Bahrein, Giordania e Oman, causando danni e provocando l'ira di questi paesi contro la Repubblica Islamica. Hanno anche lanciato missili contro Israele, provocando danni. Allo stesso tempo, le Guardie Rivoluzionarie israeliane, al potere, si sono adoperate per chiudere lo Stretto di Hormuz, una via vitale per l'esportazione di petrolio e altre merci, in particolare fertilizzanti, e questo stretto è ora praticamente chiuso.
Il plagio della Repubblica Islamica
I colpi subiti dal governo del Velayat-e-Faqih, che almeno finora sono stati molto più gravi, diffusi e

pc 23 marzo - Scontro militare tra gli Stati reazionari dell’Emirato Islamico di Afghanistan e la Repubblica Islamica del Pakistan

traduzione ufficiosa - Partito Comunista (maoista) dell’Afghanistan

Domenica 22 febbraio 2026, il Pakistan ha lanciato un attacco aereo contro le province di confine dell'Afghanistan. Questo attacco costituisce un palese atto di aggressione sul suolo afghano e merita una ferma condanna. Denunciamo questa operazione criminale. Il Pakistan afferma di aver colpito sette campi affiliati al Tehrik-e-Taliban Pakistan (TTP). Ma la realtà è che nell'attacco sono rimasti uccisi anche numerosi civili e persone innocenti. L'Emirato Islamico dell'Afghanistan non ha reagito con forza, limitandosi ad affermare che avrebbe risposto all'attacco.

Giovedì 2 febbraio 2026, i talebani hanno lanciato attacchi da diverse zone verso il Pakistan, attacchi che continuano tuttora. I talebani affermano di aver conquistato 20 postazioni di sicurezza in territorio pakistano.

È fondamentale sottolineare che questa guerra non ha alcun legame con gli interessi delle masse lavoratrici dell'Afghanistan e del Pakistan; si tratta piuttosto di una guerra tra due Stati reazionari. Nessuno dei due Stati rappresenta i veri interessi dei popoli di Afghanistan e Pakistan. Le masse lavoratrici dell'Afghanistan e del Pakistan sono solo le vittime di questa guerra reazionaria. Senza dubbio, i vili attacchi dello Stato pakistano non sarebbero stati possibili senza consultazione con l'imperialismo americano e il principale sostenitore del Pakistan, il governo britannico. Lo spazio aereo afghano è interamente sotto il controllo degli imperialisti USA e gli aerei pakistani non potrebbero mai entrare nello spazio aereo afghano senza il loro permesso. In questa guerra, l'imperialismo statunitense persegue solo i propri interessi e si sforza di realizzare i propri obiettivi.

La guerra tra i talebani e il Pakistan è scoppiata in un momento in cui le contraddizioni

pc 23 marzo - Attaccato il diritto di sciopero dei lavoratori della logistica - Basta con i diktat illegittimi della Commissione Garanzia scioperi

Tutta la nostra solidarietà ai lavoratori della logistica e al Si.cobas. 

La CGS che già in passato ha attacco il diritto di sciopero - l'azione più clamorosa, politicamente più inaccettabile perchè attaccava l'8 marzo delle donne, e anche pesante economicamente, è stata verso lo Sciopero delle donne e lo Slai Cobas sc che lo ha giustamente difeso e mantenuto, e che per questo è stata colpita due volte con 5.700 euro di sanzione - ora va avanti coperta da un governo fascista che vede come fumo negli occhi lo sciopero dei lavoratori e lavoratrici.

Questi attacchi non devono passare! Prima di tutto esercitando comunque e sempre il diritto di sciopero, e unendo le forze, dei sindacati di base in primis e di tutte le forze democratiche che possono - come sta succedendo con la decisione della CEDS - smantellare anche da un punto di vista legale questi abusi illegali della CGS.

Ma - e in questo caso ci rivolgiamo al Si.Cobas e a tutti i lavoratori - questa necessaria unità e solidarietà non deve essere a senso unico. I lavoratori e le lavoratrici dello Slai cobas sc non fanno mancare mai il loro appoggio e unità, e anche ora siamo pronti a trasformare le parole in azioni di solidarietà concreta, perchè è come se avessero colpito tutti noi. Purtroppo, però, non è così da parte del Si. Cobas. 

Le lavoratrici nell'importante e discriminante Sciopero delle donne sono state lasciate sempre sole. 

Oggi, siamo state di nuovo sanzionate e abbiamo fatto un appello anche ad una solidarietà concreta, ad un aiuto a pagare la sanzione. Ancora non abbiamo ricevuto dal Si.Cobas una parola di solidarietà - ma c'è sempre tempo...

Toccano uno, taccano tutti! Questo non deve essere solo uno slogan o valere solo quando attaccano la propria OS. 


Lavoratrici Slai cobas per il sindacato di classe.


Attentato al diritto di sciopero nella logistica – SI.Cobas

LA COMMISSIONE DI GARANZIA VUOLE INGABBIARE LE LOTTE NELLA LOGISTICA

La delibera 26/88 dell’11 marzo 2026 della Commissione di Garanzia non è un passaggio tecnico, né un intervento neutrale. È una scelta politica precisa: restringere ancora il diritto di sciopero proprio in uno dei settori in cui, negli ultimi anni, le lotte operaie hanno inciso davvero sui rapporti di forza.

La Commissione sostiene che, quando si parla di approvvigionamento di energie, prodotti energetici, risorse naturali e beni di prima necessità, non conta solo il trasporto in senso stretto, ma l’intera filiera logistica: ricezione, deposito, custodia, trasferimento, spedizione e distribuzione. In un successivo chiarimento precisa che il riferimento riguarda le attività