giovedì 23 luglio 2026

Il volantino di proletari comunisti - anche in arabo - alla manifestazione a Palermo per Fakir

 FAKIR ABDERRAHIM: OMICIDIO DI STATO

Contro la deriva moderno fascista e razzista e la polizia assassina da Bologna ad ogni città è giusto opporre la necessaria resistenza!

Il 19 giugno a Bologna Abderrahim Fakir, lavoratore di 42 anni, è stato brutalmente assassinato da due agenti della polizia di Stato. Un video subito circolato in rete mostra chiaramente come alle richieste di aiuto di Fakir, non solo i poliziotti continuavano a premergli faccia e torace contro l'asfalto bollente ma anche i quattro paramedici ivi presenti restavano immobili non adempiendo al proprio dovere, negando il soccorso. L'assassinio di Abderrahim per ironia della sorte è coinciso con il 25esimo anniversario dell'assassinio di Carlo Giuliani durante il G8 di Genova… E i casi di razzismo a tutti i livelli in questo paese continuano a ripetersi: dall’uccisione di Sako Bakari a Taranto ai molteplici casi in varie città fino all’aggressione del lavoratore immigrato a Piazza Sant’Anna a Palermo, picchiato con pugni e colpito con bottiglie da 7 porci razzisti mentre il lavoratore a fine turno si accingeva a mangiare un panino, per non parlare di tutti i lavoratori immigrati fino in fondo ipersfruttati nelle campagne e nelle fabbriche in questo paese la cui vita non deve valere meno che niente, da Satnam Singh ad Amin, Ullah, Safi, Waseem, braccianti di Amendolara uccisi dallo sfruttamento schiavista.

Il regime borghese ancora una volta, com'era prevedibile ha fatto quadrato intorno ai propri uomini” servi: il governo Meloni che ogni giorno dall’alto sparge ideologia fascio-razzista a livello di massa in ogni ambito ha invocato lo scudo penale per i due sbirri e i quattro paramedici che non risultano iscritti nel registro degli indagati, l'omicidio "colposo" è forse opera di ignoti? Magari lo stesso Fakir si è ucciso da solo... Uno dei due sbirri è stato riconosciuto dal rapper Doka che ha pubblicato sui social un video in cui tre agenti di polizia, solo qualche giorno fa, lo immobilizzavano a terra, causandogli la rottura della protesi alla gamba: «Sono sicuro al mille per mille che era lui. Mi stava sopra e l’ho visto bene in faccia. Il più sbruffone è lo stesso poliziotto che domenica teneva le mani sulla testa di Abderrahim Fakir».

I media di regime, a partire dal TG regionale dell'Emilia Romagna hanno provato a censurare il servizio poche ore dopo, facendo un clamoroso autogol (come denunciato dal comunicato dei giornalisti) dato che ormai il video dell'assassinio già circolava in rete. Intanto i media nazionali controllati direttamente dal governo moderno fascista Meloni ci propinano da giorni in apertura il gioielliere assassino, che assurge a notizia principale surclassando l'aggressione imperialista/sionista all'Iran, i bombardamenti/massacri che continuano a Gaza ed in Libano.

Un lavoratore che viene assassinato impunemente in pieno giorno mentre chiede aiuto invece non ha diritto alla notizia e deve calare il silenzio per proteggere i poliziotti assassini!

Stellantis, Melfi: “State a casa e non rompete” - all'ombra dei piani Stellantis e della passività/complicità sindacale - in fabbrica comandano i capi .. fino a quando?

Stellantis, Melfi: “State a casa e non rompete”
Foto di repertorio

Lo strapotere dei capi Ute: decidono “le squadre preferite” e “la lista nera” di chi non deve “scendere mai” al lavoro

LA LISTA NERA Accordi sottobanco, ogni capo ha a cuore la sua squadra e si fida solo di alcuni. Tutti aspetti presenti in ogni contesto industriale e lavorativo. Eppure, sulla linea di S. Nicola di Melfi, accadrebbe qualcosa di ancora più sistematico. “Il capo Ute, in accordo col gestore operativo, ha una sua ‘lista nera’, per cui c’è chi non viene e non verrà mai chiamato, tanto c’è la Cassa integrazione che comunque copre tutti”, ci confessa sottovoce un lavoratore. “Succede così da tempo – aggiunge – ma col procedere della Cassa integrazione e la ‘rotazione’ tra colleghi sulla linea, tutto ciò, in teoria, non dovrebbe accadere. Ai vertici aziendali, inoltre, questi fatti non sono noti”. In sintesi, per mantenere un equilibrio, sulla linea ogni capo ha una sua “squadra del cuore”

AMICI FIDATI “Molti sono amici, parenti, fiduciari e in effetti sono quasi sempre loro a scendere in fabbrica”, aggiunge la fonte. E così, anche sui pullman che giungono a S. Nicola “pare di vedere sempre, o quasi, gli stessi volti di operai”. Tutto lecito? Non esattamente. “Si tratta di accordi taciti – prosegue – il capo dice ‘state a casa e non rompete’ e molti accettano, anche perché il clima è pesante sulla linea e se scendi, e non sei ben visto, ti mettono sulle postazioni peggiori, in modo che tu stesso chiedi di rimanere a casa in Cds perché non ce la fai”. Ci sarebbero però anche altre ragioni che decidono la ‘lista nera’. “Se un operaio fa troppe ‘malattie’ o ha la 104, e chiama solo qualche ora prima per dire che non può scendere per il turno, questi fattori lo fanno retrocedere automaticamente tra ‘gli antipatici’, ‘gli inaffidabili’ da tenere a casa. “Ciascuno sa benissimo a quale lista appartiene, e anche volendo attuare una ‘rotazione equa’ tra colleghi, davanti ad alcuni nomi i capi storcono il naso e non ne vogliono proprio sapere.

SIGNOR SI’ “Tizio deve stare a casa e basta, e non deve neanche rompere”. Questa la chiusura ermetica nei confronti di alcuni. “E così si finisce per optare quasi sempre su un numero ‘base’ di lavoratori – ci dice ancora l’operaio del Montaggio – i cosiddetti bravi, qualcuno li chiama ‘lecchini’. Sono quelli che non dicono mai nulla, non si lamentano, sono laboriosi e portano avanti la carretta, anche a costo di sacrifici enormi, al limite dell’impossibile”. La cosa al momento è meno evidente. In quest’ultima settimana, ad esempio, con un impostato di 95 auto a turno, non c’è neanche bisogno di un ‘superlavoro’. “Ora si lavora meno che in periodi passati, ma se si andasse a verificare chi lavora, e quanto, ecco che emergerebbe anche adesso la squadra prediletta dai capi e ‘la lista nera’, composta da quelli che non scendono in fabbrica anche da mesi, anni”.

NON CONVIENE RIBELLARSI Tant’è, secondo la nostra fonte. “Possono smentire come vogliono – conclude – ma nessuno, carte e turni alla mano, può mettere in dubbio questa verità fatta di compromessi al ribasso tra capi Ute e operai semplici. Accade da tanto tempo e stanno tutti zitti. Il lavoro è pane e non conviene compromettersi”.

 

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Lo Slai cobas di Taranto alla Stellantis Melfi e al presidio dei lavoratori dell'appalto Pmc - dal blog tarantocontro 

 ....Il clima all'interno è pesante, l'azienda sa che prima o poi gli operai diranno: Basta! E cerca di impedire...

Ieri vi è stato un buon intervento alla Stellantis di Melfi dello Slai cobas di Taranto. Da tempo dovevamo andare, ma gli impegni a Taranto e l'incertezza della presenza degli operai alla Stellantis, che il giorno prima non sanno se il giorno dopo andranno a lavorare o no, ha impedito finora che andassimo. 

Ma questo non ha però impedito che tramite contatti con operai della Stellantis, anche vedendoci nelle andate al Tribunale di Potenza per il processo Ilva, seguissimo quotidianamente la situazione della fabbrica e dell'appalto, e facessimo una lunga intervista ad alcuni di questi operai.

E' questa intervista, insieme ad alcune valutazioni/indicazioni, che ieri abbiamo diffuso e discusso con gli operai alla Stellanti
Buon rapporto, accoglienza tra gli operai e operaie. Anche se erano passati dei mesi dall'ultima volta, sembrava che ci eravamo visti da poco. Tanti hanno denunciato con rabbia la situazione difficile: pochi giorni al mese di lavoro e gli altri in cassintegrazione o addirittura senza salario, rimandati a casa dall'zienda perchè: non c'è lavoro; e il salario si riduce sempre di più. Nei pochi giorni di lavoro, i carichi e i ritmi aumentano, mentre i lavoratori sono diminuiti. Non c'è alcuna chiarezza sul futuro.

Il clima all'interno è pesante, l'azienda sa che prima o poi gli operai diranno: Basta! E cerca di impedire

qualsiasi possibile protesta (ieri un vigilante all'inizio ha tentato di impedire il nostro intervento, pretendeva di sapere i nostri nomi..., ma chiaramente gli è stato risposto a tono, ed è dovuto andare via).  Molto estesa tra i lavoratori è la denuncia dei sindacati, che sembrano inesistenti, nessuna informazione, niente assemblee, ma solo loro incontri a Roma, con la Regione, che non portano a nessun risultato per i lavoratori. 

Gli operai sono delusi, arrabbiati, ma vedono ancora difficile una ribellione collettiva. Ora, probabilmente dal 21 luglio e fino al 16 agosto (voci addirittura parlano fino a fine agosto) la fabbrica sarà chiusa. 
Ma a settembre torneremo e lavoreremo per organizzare una riunione che, grande o piccola che sia, costituirebbe un primo passo in avanti per una mobilitazione dal basso, per concrete rivendicazioni operaie. Questo passo ha trovato disponibilità tra gli operai e operaie.

Bologna, piazza bella piazza, brucia di rabbia contro la vostra repressione. Una voce che grida: "il silenzio non può reggere"

dal giornale autogestito di Bologna, Zic

https://zic.it/il-silenzio-non-puo-reggere/

Non sempre le piazze sono facili da comprendere, soppesare e tantomeno giudicare. Ma le piazze – sempre – palpitano, respirano e lasciano qualcosa dentro a chi le attraversa. Non sarà tutto quello che c’è da dire, ma un pezzetto di questo qualcosa l’abbiamo intercettato e gli diamo voce.

23 Luglio 2026

Il silenzio non può reggere

Silenzio. Poi il volume basso, bassissimo.

Parole che si disperdono al vento fermo, fermissimo.

Lacrime, una voce più forte, spezzata, ma molto più forte.

Il silenzio non può reggere.

Rabbia e urla non si contengono.

Il silenzio non può reggere.

Le gambe si muovono, un passo dopo l’altro, quasi senza controllo.

Scudi, gabbie e porte chiuse. E silenzio, ancora silenzio.

Ma quel silenzio non regge, non può reggere.

Non può essere il rombo di un elicottero a romperlo.

Nessuno può deciderlo e nessuno lo decide, ma non può reggere.

Non possono essere gli spari dei lacrimogeni e i getti dell’idrante a romperlo.

Le lacrime si aggiungono soltanto ad altre lacrime,

e l’acqua non può spegnere quel calore.

Brucia, non in gola o sugli occhi, brucia in petto.

Le gambe si muovono, qualche metro indietro.

Ma soltanto per muoversi di nuovo, in avanti, a lungo.

E’ un movimento insopprimibile, intimo e collettivo.

Gli sguardi si incrociano spesso e spesso non si conoscono.

Nessuno può deciderlo e nessuno lo decide.

E non c’è biasimo che tenga,

che sia da un balcone o da uno schermo.

Stasera non si torna a casa presto.

Perché brucia, stasera salta il cinema in centro.

Stasera non c’è regia, soltanto corpi in movimento.

Perché chi ha la fortuna di potersi ancora muovere

non può, non vuole, non sa restare fermo, in silenzio.

(di Jacksapain)




(disegni di acule-https://www.instagram.com/acule_jokar/)

Fakir: l'assemblea alla bolognina lancia un appello per una nuova manifestazione al Pilastro domenica prossima e un’assemblea nazionale il 12 settembre “contro gli abusi di polizia e le logiche della remigrazione di questo governo”

Corrispondenza di un compagno di Ravenna

La lotta per la verità e giustizia per Abderrahim Fakir continua, la rabbia per quello che tutti riconoscono come omicidio di Stato, omicidio razzista, per mano di una polizia a cui questo governo ha garantito l'impunità, è troppo grande per essere contenuta da Stato, mass media e da tutta la feccia fascio-razzista presente nel governo, nei partiti che lo sostengono, nei benpensanti razzisti che vomitano odio nelle reti social. La polizia di questo governo non è riuscita a soffocarla con gli idranti, i lacrimogeni, con i manganelli, con la caccia all'uomo che hanno scatenato a Bologna il giorno del grande corteo per Fakir. La risposta dei giovani è stata straordinaria, giusta e necessaria, e l'assemblea popolare organizzata ieri dal PLAT (Piattaforma di intervento sociale) di Bologna la sostiene e non accetta alcuna divisione, la manifestazione ed il corteo erano una voce sola.

L'assemblea di ieri alla bolognina, con grande partecipazione e commozione, si è unita attorno alla famiglia di Abderrahim Fakir e la sostiene perché su di essa continua lo sciacallaggio mediatico e poliziesco, perché mentre la famiglia ha dichiarato che non vuole che le indagini vengano condotte dalla polizia proprio ieri ha subito una perquisizione in casa.

L' Assemblea è stata molto partecipata, è stata aperta dalle realtà immigrate, dal Si Cobas che aveva bloccato l'Interporto con i lavoratori e le forze solidali impedendo ai camion di passare, e dagli amici e conoscenti di Fakir, con la presenza di famiglie intere e grande commozione ha suscitato l'intervento di un adolescente che non può accettare la crudeltà, la disumanizzazione, di quell'omicidio. Sono intervenuti il comitato popolare pilastro/mu.basta, il coord. migranti di Bologna, e Lince, la ragazza a cui gli sbirri hanno lanciato un lacrimogeno in faccia e ha perso la vista in un occhio.

L'assemblea è stata aperta dalla giovane palestinese che ha sintetizzato tutto quello che è stata questa assemblea: "il razzismo non comincia col ginocchio sulla schiena, è quello quotidiano che subisce chi ha la pelle nera e su di lui si accaniscono polizia, lo Stato che gli nega i documenti, il permesso di soggiorno, la cittadinanza, una casa, quando un documento è più importante della vita di una persona, quando un immigrato è costretto ad accettare condizioni di sfruttamento e paghe da fame, quando una persona viene definita clandestino, maranza e per questo pericoloso, e quando tutto questo diventa "normale" agiscono la violenza razzista, i decreti sicurezza, i decreti anti-maranza, quello che chiamate "integrazione" che, in realtà, è solo obbedienza. Dopo l'omicidio di Fakir oggi ci chiedono di aspettare, di non parlare, di lasciare che altri possano raccontare quello che è successo, ma noi ci ribelliamo a questo".

Il comitato Mu.Basta denuncia con un comunicato: "RISULTA NECESSARIO TRARRE ALCUNE CONCLUSIONI:

- L’incapacità dello Stato di gestire i problemi sociali, fomenta i disordini per giustificare una più comoda repressione.
- La Censura mediatica in cui le istituzioni negano le proprie responsabilità anche di fronte all’evidenza, ricorrendo al silenzio della stampa (come nel caso di Rai 3).
- L’ipocrisia del sindaco che non ha il coraggio di riconoscere pubblicamente le colpe della questura, nonostante l’imponente risposta della società civile. Lancia il sasso chiamando la piazza e nasconde la mano imponendo il silenzio quando invece bisognerebbe parlare.
- Le politiche securitarie del Sindaco che si rifiuta di ammettere che la scelta di puntare sulla militarizzazione e sulla sicurezza di facciata non può che portare a simili tragedie.
- La profilazione razziale e urbanistica, dinamica presente al Pilastro come alla Bolognina e nelle periferie di ogni grande città. Al Pilastro questo abuso si somma alla violenza di un’opera devastante imposta dall’alto, che crea una frattura profonda con la popolazione. "

Un toccante intervento è stato quello dell'assemblea donne del coord. migranti di Bologna contro l'odio razziale e le discriminazioni nei confronti delle donne immigrate, contro i femminicidi e la violenza anti-queer. Dal comunicato: " In questa direzione va anche il percorso aperto dalla manifestazione migrante che ha attraversato Bologna il 20 giugno: nata dalla protesta per l'uccisione di Bakary Sako, Waseem, Amin, Safi e Ullah, si è trasformata in un processo politico di cui siamo parte che proseguirà con un'assemblea il 12 settembre e una nuova manifestazione a ottobre, confermando la necessità di costruire spazi di organizzazione capaci di tenere insieme le lotte contro il patriarcato, il razzismo e lo sfruttamento."

Nel nome di Abderrahim Fakir la lotta continua, continua perché è un tutt'uno con la rabbia per la morte di Ramy, di Abderrahim Mansouri, a Milano, perchè non si può subire la violenza poliziesca all'interno delle carceri, nelle manifestazioni, così come non si può accettare che l'unica risposta a chi vive nelle periferie dei quartieri popolari e proletari da parte dello Stato, delle Istituzioni, del Governo sia sempre e solo polizia!

Domenica prossima al Pilastro, alle ore 19, ci sarà la manifestazione, nel nome di Abderrahim Fakir la lotta continua

India - contro la repressione - comunicato in italiano - massima diffusione - per contatti rivolgersi a csgpindia@gmail. com

 

COMUNICATO STAMPA

Data: 22 luglio 2026

*CAMPAGNA CONTRO LA REPRESSIONE DI STATO (CASR) CONDANNA FERMAMENTE LA BRUTALE REPRESSIONE STATALE SCATENATA CONTRO I GIOVANI IN PROTESTA A DELHI*

FERMARE LA BRUTALE REPRESSIONE DELLE PROTESTE DEMOCRATICHE!

FERMARE LA MILITARIZZAZIONE DELLA POLIZIA CIVILE E LA CRIMINALIZZAZIONE DEL DISSENSO!

La Campagna contro la Repressione dello Stato (CASR) condanna fermamente la brutale e indiscriminata repressione scatenata dallo Stato indiano contro migliaia di giovani e manifestanti democratici che marciavano verso il Parlamento di Delhi.

La risposta dello stato non è stata quella di mantenere l'ordine pubblico, ma di schiacciare violentemente il dissenso democratico. La polizia di Delhi, insieme alle forze paramilitari, ha lanciato un assalto coordinato contro i manifestanti con ripetute cariche con i lunghi bastoni, l'uso di gas lacrimogeni e il fuoco di pistole a pallini. Numerosi manifestanti hanno riportato gravi ferite durante la repressione. Sono emerse anche immagini inquietanti che mostrano persone in borghese che aggredivano manifestanti, incluse donne, insieme a poliziotti in uniforme, sollevando serie preoccupazioni sull'uso di individui non identificati nella violenza statale contro i cittadini.

*L'uso delle pistole a pallini a Delhi segna un'escalation pericolosa*

Uno degli aspetti più allarmanti della repressione è stato l'uso segnalato di pistole a pallini contro i manifestanti.

Per più di un decennio, le pistole a pallini sono diventate sinonimo della brutale repressione vista in Kashmir, dove migliaia di civili—inclusi bambini e giovani—hanno subito cecità permanente e ferite che hanno cambiato la loro vita. Il loro dispiegamento contro i civili è stato criticato da numerose organizzazioni per i diritti umani per aver causato danni indiscriminati e irreversibili.

L'uso di pistole a pallini contro i manifestanti nella capitale nazionale rappresenta un'espansione profondamente preoccupante di questo modello repressivo dal Kashmir a Delhi. La normalizzazione di tali armi contro i cittadini che esercitano i loro diritti democratici segnala una pericolosa erosione delle libertà costituzionali e solleva serie preoccupazioni riguardo all'approccio sempre più militarizzato dello stato alle proteste pubbliche.

*Il ruolo della cellula speciale della polizia di Delhi solleva gravi preoccupazioni*

La CASR è profondamente turbata da rapporti e prove visive che mostrano la partecipazione dell'ispettore della cellula speciale della polizia di Delhi, Nishant Dahiya, all'aggressione ai manifestanti.

Questo sviluppo non può essere visto isolatamente. Nel marzo di quest'anno, dieci attivisti—inclusi attivisti studenteschi e attivisti per i diritti dei lavoratori—sono stati rapiti illegalmente, detenuti e brutalmente torturati da funzionari della Cellula Speciale della Polizia di Delhi presso il suo ufficio di New Friends Colony. Quelle detenzioni illegali e le accuse di tortura in custodia sono avvenute sotto la supervisione dell'ispettore Nishant Dahiya. I procedimenti relativi a questi incidenti sono attualmente in corso presso l'Alta Corte di Delhi.

La partecipazione dello stesso ufficiale alla repressione di una protesta democratica di massa dimostra un modello inquietante in cui unità specializzate di polizia antiterrorismo vengono impiegate sempre più contro movimenti democratici piuttosto che contro vere minacce alla sicurezza.

È altrettanto inquietante che un tale ufficiale sia stato insignito di un Premio al Valore. Premiare funzionari contro i quali gravi accuse di tortura in custodia e violazioni dei diritti umani sono ancora sotto controllo giudiziario invia un pericoloso messaggio di impunità.

*Un modello di violenza statale contro i movimenti democratici*

La brutale repressione vista a Delhi non è un evento isolato, ma fa parte di un lungo e inquietante schema di violenza statale contro le lotte democratiche.

Dalle proteste anti-CAA/NRC a Delhi, dove i manifestanti persero la vita e centinaia furono soggetti ad arresti e repressioni, alle ripetute repressioni contro le comunità adivasi che resistevano allo sfollamento e difendevano Jal, Jungle e Jameen, lo stato indiano ha ripetutamente risposto con forza eccessiva alla rivendicazione pacifica democratica.

In tutte le regioni adivasi, le comunità che proteggono le loro terre ancestrali hanno subito spari dalla polizia, arresti arbitrari, distruzione di siti di protesta e criminalizzazione sotto leggi draconiane. Invece di affrontare le legittime richieste democratiche, i governi si sono sempre più affidati a una polizia coercitiva, alla militarizzazione e a leggi straordinarie per mettere a tacere il dissenso.

Gli eventi a Delhi dimostrano ancora una volta questo continuo schema di intolleranza verso la protesta democratica.

*Difendere i diritti democratici è una responsabilità collettiva*

La CASR ritiene che la difesa dei diritti democratici non possa dipendere dall'affiliazione politica o dall'accordo ideologico. Ogni attacco ai manifestanti pacifici indebolisce la democrazia costituzionale stessa.

Invitiamo sindacati, organizzazioni studentesche, movimenti contadini, organizzazioni femminili, gruppi per le libertà civili, avvocati, giornalisti, scrittori, artisti e tutti i cittadini democratici a unirsi contro il crescente attacco autoritario al diritto del popolo di organizzarsi, protestare e dissentire.

Il silenzio di fronte a tale repressione non farà che incoraggiare ulteriori attacchi ai diritti democratici.

Le nostre richieste

1. Condurre un'inchiesta giudiziaria indipendente sulla violenza della polizia e sull'uso presunto di pistole a pallini contro i manifestanti.

2. Identificare e perseguire tutto il personale di polizia e le persone in borghese coinvolte in aggressioni contro manifestanti pacifici.

3. Indagare sul ruolo degli agenti della Cellula Speciale della Polizia di Delhi, incluso l'Ispettore Nishant Dahiya, nella repressione violenta delle proteste.

4. Porre fine al dispiegamento di unità specializzate di polizia antiterrorismo contro i movimenti democratici.

5. Difendere i diritti costituzionali alla libertà di parola, riunione pacifica e associazione.

La Campagna contro la Repressione di Stato è solidale con tutti coloro che sono feriti, aggrediti e sottoposti a violenza statale, mentre esercitano il loro diritto democratico di protestare. Riaffermiamo il nostro impegno a resistere a ogni tentativo di criminalizzare i movimenti democratici e invitiamo tutte le persone impegnate nella giustizia, nella libertà e nei valori costituzionali a restare unite contro questo crescente autoritarismo.

CAMPAGNA CONTRO LA REPRESSIONE DI STATO (CASR)

Team organizzatore:

(AIRSO, AISF, APCR, ASA, BASF, BSM, Bhim Army, bsCEM, CEM, COLLECTIVE, CRPP, CSM, CTF, DISSC, DSU, DTF, Forum Against Repression Telangana, Fraternity Movement, IAPL, Innocence Network, Karnataka Janashakti, LAA, Mazdoor Adhikar Sangathan, Mazdoor Patrika, NAPM, Nazariya Magazine, Nishant Natya Manch, Nowruz, NTUI, People's Watch, Rihai Manch, Samajwadi Janparishad, Samajwadi Lok Manch, Bahujan Samajwadi Manch, United Peace Alliance, WSS, Y4S)

India altre immagini delle protesta studentesca e del sostegno del Revolutionary Students' Front




OGGI A PALERMO PER FAKIR

 

otpSdnoesrt3i7583002627 1g6u2Lo scorso 19 luglio a Bologna lo Stato ha ucciso Abderrahim Fakir mentre chiedeva aiuto. I poliziotti dopo avergli sparato dello spray al peperoncino lo hanno immobilizzato a terra soffocandolo fino a togliergli definitivamente la vita. Ha trovato la morte così come George Floyd che nel 2020 urlava “I can’t breath” e Yves Sakila ucciso in Irlanda lo scorso 15 maggio con le stesse dinamiche.
Non sono episodi isolati, ma frutto di un sistema violento che ha l’obiettivo di annientarci e invisibilizzarci fino a toglierci la vita.
Ogni giorno assistiamo a un crescente numero di episodi di razzismo fomentanti da politiche che decretano che alcune vite valgono meno di altre e possono essere sacrificate.
Non possiamo continuare a rimanere indifferenti mentre ogni giorno veniamo aggrediti e uccisi nell’indifferenza generale; dobbiamo organizzarci, resistere e lottare per difendere il nostro “diritto di esistere”.
Per questo domani, giovedì 23 Luglio vi diamo appuntamento per un corteo che avrà inizio a Piazza Sant’anna alle ore 19, seguirà una fiaccolata per Abderrahim Fakir e per tutte le vittime di razzismo che attendono ancora che venga fatta giustizia, vi consigliamo quindi di portare con voi candele e materiali vari per il corteo.
Per Fakir e tutti i fratelli e le sorelle vittime di razzismo, la lotta continua

I porti al servizio dell'alleanza infame Italia-Israele

Trieste inoltre inserita nel Corridoio Imec india/Italia/Israele - a settembre mobilitazione proletaria e internazionalista  - info csgindia@gmail.com

Il porto di Trieste

Dal porto di Trieste ogni settimana partono navi MSC e Maersk che poi, in base alle tratte, vanno ad Haifa. I portuali di Trieste hanno cercato di fermare alcune navi con carichi militari ma in ben due casi le navi sono state anticipate e il blocco è fallito. Trieste, nell’ ottica del ministro degli esteri Antonio Tajani, dovrebbe diventare uno snodo militare importante, il porto di riferimento per la NATO, in contraddizione con lo status speciale di “Porto Libero” derivante dal Trattato di Pace del 1947.

Associazioni e gruppi di cittadini ribadiscono il rispetto del suo stato neutrale e il divieto di passaggio di armi e mezzi militari. Il porto di Trieste è peraltro inserito nel piano strategico internazionale detto IMEC (India-Middle East-Europe Economic Corridor), che mira a collegare l’India all’Europa passando per il Medio Oriente (Israele), l’alternativa occidentale alla Via della Seta cinese.

Palestina - La Resistenza non disarma e continua la lotta - Bene, ma la guerra di popolo è un'altra cosa - proletari comunisti

Sessantasei anni, originario di Gaza, già responsabile del team negoziale nei colloqui indiretti con Israele e presidente ad interim dell’ufficio politico, Al Hayya, cresciuto per anni all’ombra della struttura del movimento, ha prevalso sul rivale Khaled Meshal con uno scarto minimo, 35 voti contro 34. Un risultato che racconta un movimento con un dibattito interno importante, che alla fine ha scelto la continuità. Entrambi i candidati erano sopravvissuti nel settembre 2025 a un tentativo di assassinio da parte di Israele mentre si trovavano in Qatar. Quattro figli di Al Hayya sono stati uccisi da Israele.

L’elezione è significativa sotto diversi aspetti. Anzitutto conferma il predominio della leadership nata e

India Bastar - massacri di masse e maoisti nel Bastar per fermare la guerra di popolo di lunga durata guidata dal PCI (Maoista)

Inde : Plus de 600 morts en 27 mois d’opération de contre-insurrection contre les maoïstes au Bastar

Un rapport de l’organisation People’s Union for Democratic Rights (PUDR) affirme que l’opération militaire Kagaar, menée entre janvier 2024 et mars 2026 dans la région du Bastar, a fait 607 morts, dont 516 personnes présentées comme des maoïstes, 55 civils et 36 membres des forces de sécurité. Le document recense également 487 arrestations et 1 496 redditions, alors que le gouvernement indien a déclaré en mars 2026 avoir rendu le pays « débarrassé du naxalisme ». Le rapport soulève des interrogations sur la transparence des opérations, affirmant que de nombreux cas de morts, d’arrestations ou de redditions n’auraient pas fait l’objet d’enquêtes publiques approfondies. Le rapport souligne également que le conflit dans le Bastar s’inscrit dans une longue histoire de luttes autour des droits des populations tribales Adivasi sur leurs terres et leurs forêts, dans une région riche en ressources minières. Il estime que l’expansion des projets miniers et d’infrastructures, combinée à une forte présence militaire, alimente les mobilisations locales sur la préservation des territoires et l’autonomie des communautés autochtones.

Bologna - Contro i benpensanti a difesa della protesta di piazza in tutte le forme contro sbirri assassini, Stato di polizia, Governo Meloni

Sergio Fabretti Scorza
16 h 
Dopo che a Bologna la polizia ha attaccato con idranti e lacrimogeni una piazza che protestava con veemenza ma senza violenza per l’assassinio di Fakir Abderrahim, provocandone la reazione, ecco che partono le pavloviane lamentele dei benpensanti borghesi sedicenti sinistri che si scagliano senza se e senza ma contro “quei quattro cretini che sanno solo fare casino”, che “sfruttano cinicamente la morte di Fakir per sfogare i loro bassi istinti” e che “rovinano la grande giornata di protesta civile facendo il gioco delle destre”, senza farsi mancare l’intramontabile “saranno sicuramente degli infiltrati”.
Viviamo in un pianeta che sta andando letteralmente arrosto a causa della smania di ricchezza e di potere di una ristretta cerchia di criminali protetti a suon di manganellate dalla stessa polizia che ha ammazzato Fakir. Un mondo nel quale milioni di giovani delle nuove generazioni sono figli di genitori sfruttati fino all’osso da un sistema in cui tutele e i diritti minimi faticosamente conquistati con lotte decennali sono stati abbattuti uno dopo l’altro.
Ieri ho parlato con una donna albanese che mi ha raccontato che lavora nel settore della lavorazione carni: undici ore di lavoro al giorno, per sei giorni alla settimana per milletrecento euro al mese, con dieci giorni di vacanza all’anno. Suo marito è muratore, costruisce i muri a secco che abbelliscono le

India - Torture elettriche della polizia Modi

Inde : Des étudiants accusent la police de recours à la torture électrique après une manifestation à Delhi

Des étudiants mobilisés à Delhi affirment que certains manifestants arrêtés après une manifestation ont subi des actes de torture, notamment des décharges électriques infligées pendant leur détention. Lors d’une conférence de presse le 21 juillet, Manish, un étudiant ayant participé à une grève de la faim, a déclaré avoir recueilli des témoignages faisant état de ces pratiques et dénoncé des violences commises par la police. Les étudiants accusent également les forces de l’ordre d’avoir utilisé des gaz lacrymogènes et des armes à plombs lors de la dispersion du rassemblement, et affirment que plusieurs participants restent portés disparus ou détenus.

mercoledì 22 luglio 2026

India - Il CASR 'campagna contro la repressione di Stato' condanna la repressione del regime di Modi contro la protesta studentesca e popolare

 in va di traduzione

INDIA:CAMPAIGN AGAINST STATE REPRESSION (CASR) STRONGLY CONDEMNS THE BRUTAL STATE REPRESSION UNLEASHED AGAINST PROTESTING YOUTH IN DELHI

PRESS STATEMENT

Date: 22 July, 2026

STOP THE BRUTAL CRACKDOWN ON DEMOCRATIC PROTESTS!

END THE MILITARISATION OF CIVIL POLICING AND THE CRIMINALISATION OF DISSENT!

The Campaign Against State Repression (CASR) strongly condemns the brutal and indiscriminate repression unleashed by the Indian state against thousands of young people and democratic protesters marching towards Parliament in Delhi.

The response of the state was not one of maintaining public order but of violently crushing democratic dissent. The Delhi Police, along with paramilitary forces, launched a coordinated assault on protesters through repeated lathi-charges, the use of tear gas, and the firing of pellet guns. Numerous protesters sustained serious injuries during the crackdown. Disturbing visuals have also emerged showing persons in plain clothes assaulting protesters, including women, alongside uniformed police personnel, raising serious concerns about the use of unidentified individuals in state violence against citizens.

 *Use of Pellet Guns in Delhi Marks a Dangerous Escalation* 

One of the most alarming aspects of the crackdown was the reported use of pellet guns against protesters.

For more than a decade, pellet guns have become synonymous with the brutal repression witnessed in Kashmir, where thousands of civilians—including children and youth—have suffered permanent blindness and life-altering injuries. Their deployment against civilians has been criticised by numerous

Un articolo di Monde Diplomatique mostra i legami Israele / India

 

Urgente necessità di  una nuova campagna Palestina/ India a livello internazionale e in Italia a settembre

verso una manifestazione a ROMA 

Sostieni organizzati con il Comitato di sostegno internazionale alla guerra popolare in india 

csgpindia@gmail.com 

Nonostante la sua vicinanza con Teheran, il Pakistan è riuscito ad approfittare della guerra con l’Iran per dotarsi di un certo credito diplomatico, spendendosi per la cessazione delle ostilità.

L'India ha fatto una scelta diversa: quella del sostegno ‘incondizionato al suo alleato israeliano al quale ha fornito le armi per Gaza con cui manifesta convergenze ideologiche

Dalla nostra inviata speciale CAMILLE AUVRAY *

Qualche giorno prima dell’aggressione dell’Iran da parte di Stati Uniti e Israele, nel febbraio 2026, il primo ministro indiano Narendra Modi raggiunge Tel Aviv per una visita ufficiale che si conclude con un rafforzamento delle retlazioni bilaterali per il.tramite di «un partenariato strategico speciale per la pace, l’innovazione e la prosperità», tornato a Nuova Delhi, Modi non condanna gli

attacchi americani e israeliani, si accontenta di manifestare la sua «viva preoccupazione».

Ha mostrato minor moderazione all’indomani dei 7 ottobre 2023. All’epoca, Modi è uno dei primi capi di stato a condannare l’attacco di Hamas, irrimediatamente definito «terroristico», e a intensificare gli interventi di supporto a Tel Aviv, come l’invio di migliaia di operai edili per compensare la caduta di mano d’opera legata alla cancellazione dei permessi di lavoro concessi ai gazawi il 10 ottobre.

La galassia suprematista vicina al partito di Modi — il Bharatiya janata party (Bjp) — prende allora rapidamente il sopravvento, organizzando numerosi raduni a sostegno di Israele al grido di «Viva

India - Il Fronte Rivoluzionario degli studenti RFS scende in campo a sostegno del movimento studentesco

Mass Rally in India in support students protest in Delhi

A mass march is being organized at the Jadavpur 8B premises today (July 20th) from 17:00 in support of the students protesting in Delhi, against the State oppression on Sonam Wangchuk who is on hunger strike, with several demands – including the cancellation of NTA under the joint initiative of the Revolutionary Students’ Front (RSF) and various student youth and leftist organizations. We call upon all democratic, progressive, anti-fascist organizations and individuals to unite in the interest of the student community of the country, in the interest of a fair education system, against fascist aggression, and in favor of the just demands of the students.

Mass rally - July 20th

Jadavpur 8B

Inde : Le militant écologiste Sonam Wangchuk hospitalisé de force après 20 jours de grève de la faim

Le militant écologiste indien Sonam Wangchuk a été évacué de force par la police puis hospitalisé à New Delhi après 20 jours de grève de la faim en soutien au « Parti des Cafards », un mouvement étudiant dénonçant les fraudes aux examens nationaux. Les autorités affirment avoir agi pour préserver sa santé, conformément à une décision de justice, tandis que ses proches dénoncent une intervention à caractère politique.

Malgré son hospitalisation, Sonam Wangchuk poursuit son jeûne et la marche prévue vers le Parlement est maintenue sous la conduite de son épouse. Son évacuation a ravivé la mobilisation, avec l’arrivée de nouveaux manifestants et la poursuite de la grève de la faim par plusieurs étudiants à New Delhi.

La repressione non ferma ma alimenta la protesta del movimento studentesco in India

La meglio gioventù indiana alla prova del manganello
Manganelli sugli «scarafaggi» in protesta a Delhi

La posizione di proletari comunisti

“Bisogna reagire, ribellarsi e rispondere, su tutti i fronti e in tutti i campi, sviluppando l'organizzazione, unitaria e di massa essenzialmente dal basso. Ma soprattutto ricostruire ideologicamente, politicamente, organizzativamente la forza d'avanguardia del proletariato e delle masse popolari, il partito comunista di tipo nuovo, la forma più alta di autorganizzazione che le masse possano produrre, la direzione necessaria per unire lottare e trasformare il movimento attuale, creando nella difesa le condizioni dell'attacco, in grado di bloccare la strada al moderno fascismo, allo Stato di polizia, alla dittatura aperta e costruire le basi di una nuova Resistenza, per un potere e una società nelle mani dei proletari e delle masse, una società socialista”.

BOLOGNA - ASSEMBLEA CITTADINA - GIUSTIZIA PER FAKIR

Mercoledì ore 19.00 Piazza Lucio Dalla

Abbiamo ancora impresse negli occhi e nel cuore le immagini della brutalità con cui è stato ucciso Abderrahim Fakir. Si moltiplicano i tentativi di far calare una coltre di menzogne su quanto è successo al Pilastro domenica, ma anche le evidenze su come sia andata per davvero la vicenda di Abderrahim Fakir, così come i momenti di solidarietà in tutta Italia. 

Dopo che già domenica sera tantissime persone si erano ritrovate al Pilastro per un primo momento di affermazione della necessità di verità e giustizia, lunedì 20 luglio il centro di Bologna si è riempito di migliaia e migliaia di persone mentre un importantissimo sciopero bloccava l’Interporto. Una pratica di autodifesa collettiva che ha simultaneamente bloccato i flussi di merci e portato tantissime persone sotto la Prefettura, per indicare con chiarezza e una giusta rabbia le responsabilità di quanto successo. 

Ma non possiamo certo fermarci qui. Per questo lanciamo, 22 luglio, alle ore 19, alla tettoria Nervi, una assemblea cittadina “Giustizia per Fakir”, per continuare a tenere alta l’attenzione, fare il punto della situazione, e valutare collettivamente come poter proseguire e rilanciare la mobilitazione.

martedì 21 luglio 2026

Bologna e ancora Bologna: alle cariche e alla repressione i giovani hanno opposto la giusta resistenza

Le migliaia di giovani si sono ribellati alla "sicurezza" del vostro ordine borghese, alla repressione, al modello meloniano dell'ICE, al vostro razzismo perbenista!



A Bologna ieri non ci sono state due piazze (no, sindaco Lepore), la resistenza, il coraggio e la fermezza che hanno opposto i giovani alla violenza poliziesca, agli idranti e ai lacrimogeni, è tutto giusto. La violenza dello Stato non può passare, la resistenza rivendica la giustizia contro una morte di Stato, razzista, per mano degli sbirri assassini e vigliacchi, è contro un governo fascista e contro i suoi decreti, l'impunità per la violenza poliziesca, il modello ICE trumpiano che chi governa oggi in Italia ne condivide il metodo, è contro le menzogne dei media, contro il razzismo montante alimentato da questo governo, contro la militarizzazione dei quartieri proletari e popolari