giovedì 26 marzo 2026

pc 27 marzo - Produrre missili al posto delle auto: Volkswagen tratta con l’azienda israeliana Rafael

Le due aziende puntano a convertire lo stabilimento di Osnabrück alla difesa, in particolare per la produzione dell’Iron Dome

Volkswagen tratta con l’azienda israeliana Rafael Advanced Defence Systems per un accordo che prevede la conversione della produzione da automobili a sistemi di difesa missilistica nello stabilimento di Osnabrück, in Bassa Sassonia (Germania occidentale). A rivelarlo è il Financial Times attraverso due fonti informate vicine al progetto.

Il sito produttivo tedesco è da tempo in difficoltà produttive. E dovrebbe cessare l’attività il prossimo anno in base al piano di riduzione dei costi di Volkswagen, concordato nel 2024. Per questo, le due aziende, spiega la testata, sarebbero orientate a dar spazio alla produzione di componenti per il sistema di difesa aerea Iron Dome, nota come “cupola di ferro”, del gruppo statale israeliano.

Un progetto per salvare 2.300 posti

Una collaborazione che può rappresentare «l’esempio più eclatante finora di come l’industria

pc 26 marzo - GIUSTIZIA PER MAMOUR PAPE - da Osa

PAGHERETE TUTTO
GIUSTIZIA PER MAMOUR PAPE
Sono 4 gli operai assassinati sul lavoro da inizio anno nel Padovano, più di uno al mese, la provincia con il dato più alto in Italia.
Mamour Pape aveva 22 anni, operaio presso un azienda specializzata nella lavorazione dei metalli, ma anche studente al centro provinciale per l’istruzione degli adulti, in Senegal da dove veniva era stato studente universitario. Mamour è rimasto incastrato nella macchina addetta allo srotolamento e taglio di lamiere a cui stava raboccando il lubrificante.
Siamo stanchi di morire per i profitti del padronato parassita italiano, lo stesso che ci vuole dividere per il colore della pelle, ma che sa benissimo che il colore del sangue è lo stesso. Rosso è il sangue di Lorenzo Parelli (ucciso dall’Alternanza Scuola Lavoro, di cui vogliamo l’abolizione), come quello di Satnam Singh, di Luana D’orazio o delle centinaia di giovani assassinati sul lavoro ogi anno. 
Lo diciamo da tempo studenti e operai hanno un nemico comune e hanno dimostrato che insieme possono far tremare chi fa soldi sulla nostra pelle e coonquistarsi un futuro dignitoso. Per questo parteciperemo all’assemblea operaia di questo sabato chiamata dall’USB a Roma al cinema Aquila.

pc 24 marzo - ORE 12 Controinformazione rossoperaia - La manifestazione internazionale a Zurigo il 28 marzo per impugnare l'internazionalismo proletario nella memoria della Comune a sostegno della guerra popolare in India a difesa del PCI(Maoista) contro l'Operazione genocida Kagaar

 

pc 26 marzo – L’ INDIA sempre più strategica per l’imperialismo italiano… con la produzione militare in primo piano

E’ il programma “Make in India” del governo guidato dal fascista hindutva di Modi con cui “punta a sviluppare una supply chain tecnologica domestica nei settori aeronautico e della difesa, riducendo progressivamente la dipendenza dalle importazioni estere” che attrae sempre più gli imperialisti italiani, come dimostra l’articolo che riportiamo sotto, e soprattutto nel settore militare di altra tecnologia.

Mentre punta a “indigenizzare” la produzione, Modi continua a svendere il Paese alle multinazionali di tutto il mondo. In questo articolo si spiegano bene i motivi che spingono tante aziende italiane, sostenute dal governo tramite la SACE ad "impiantarsi" in India. 

Sempre grande disponibilità di forza lavoro a basso costo un “mercato con il tasso di crescita più elevato nel nostro settore e può contare su un bacino di competenze straordinario, con una popolazione molto giovane e un numero elevato di ingegneri. Tutti questi elementi la rendono una piattaforma altamente strategica … per servire altre aree, in particolare l’Asia-Pacifico”…  dice al padrone della Poggipolini e spiega anche le forme in cui agisce in questi paesi l’imperialismo.

Questa politica del “Make in India” alla quale si affiancano gli imperialisti italiani, e non solo, significa

pc 26 marzo - Dalla base di Aviano il rifornimento per i raid sull’Iran

“La base aerea di Aviano in Italia, è una delle principali installazioni dell’US Air Force che ospita gli aerei cisterna per il rifornimento in volo dei caccia a lungo raggio impiegati per bombardare in Iran”. Altro che – come ripetono Meloni, Crosetto e Tajani – non siamo in guerra e che non cooperiamo con le operazioni delle forze armate statunitensi ed israeliane contro Teheran. A rilevare l’importanza strategica della grande base aerea friulana per la campagna di guerra contro l’Iran è l’autorevole The Wall Street Journal che il 23 marzo ha pubblicato un lungo e dettagliato articolo su come l’Europa stia giocando “silenziosamente” un ruolo chiave nella Guerra in Iran.

Non sono però solo gli aerei tanker dell’aeronautica militare statunitense ad operare con sempre maggiore intensità dallo scalo di Aviano. Nei giorni scorsi è stato registrato infatti l’arrivo di alcuni aerei radar di pronto allarme e controllo (airborne early warning) Grumman “E-2D Advanced Hawkeyes” in dotazione a US Navy. I velivoli sono giunti in Italia dalla Naval Air Station di Norfolk,

pc 26 marzo - Dimissioni/governo - Sulle posizioni nel nostro campo

Ieri la giornata si è chiusa con le “dimissioni” di Del Mastro, della Bartolozzi e le dimissioni della Santanchè.

E’ evidente che non si tratta di “dimissione” ma di cacciata fatta dalla Meloni, che prima li ha chiamati nella compagine di Governo e ora deve liberarsene per rafforzare il suo governo. Il problema è che la feccia, corrotta, marcia che pensa che siccome è al potere può fare tutto, senza neanche tanto nasconderlo e in alcuni casi rivendicandolo, era ed è in sintonia con la politica, lo stile di governare, l’ideologia reazionaria, fascista della Meloni; questo vuol dire che non è che buttando fuori i più indecenti questo governo cambia.

La prima questione è che, possiamo dirlo, la spallata ai Del Mastro, Bartolozzi, l’ha data l’esito beffardo per la Meloni del referendum; non ci fosse stato questo probabilmente avrebbero campato fino alla fine in questo governo. Ma non è per questo che il Sì ha perso.

Secondo la mossa della Meloni non è affatto un indebolimento del governo – come vorrebbe e si illude l’opposizione parlamentare, in primis il PD - ma al contrario un suo rafforzamento. La Meloni l’ha fatto, l’ha dovuto fare per rafforzare la sua immagine, il governo, in funzione delle elezioni politiche, e così lo presenterà all’opinione pubblica.

Quindi, non solo i piani, le politiche del governo Meloni, e ciò che li accompagna in termini di servilismo dei mass media, di propaganda ideologica, andranno avanti, ma, liberati dai troppo marci, impresentabili personaggi che, come Bartolozzi, Del Mastro voleva essere più ministri del ministro, più importanti di Nordio, andranno avanti con più determinazione, dalle politiche, azioni internazionali sul fronte guerra, armamenti, e anche uomini, ai decreti sicurezza all’interno, alla repressione delle mobilitazioni, ai provvedimenti anti immigrati, ecc.



Ora, però, il problema fastidioso è il PD, il M5s, AVS, il cosiddetto “campo largo”, che da un lato si imbarca sulla linea delle “dimissioni”, dando di fatto una sponda alla Meloni: “c'è in gioco la dignità delle istituzioni italiane ed è quella che Meloni deve difendere non difendere i suoi». Lo ha detto la Schlein, a “Di Martedì”; dall’altro pensano anch’essi alle elezioni, illudendosi che il risultato referendario ha dato credito a loro, quando non è affatto vero; l’astensionismo di sinistra, i giovani che sono scesi in lotta per la Palestina, contro la guerra hanno sempre denunciato la politica del PD, 5 stelle che aveva dato campo libero alla nascita del governo Meloni e che ora continua, con l’appoggio alla guerra, con i balbettii sugli armamenti, e sui decreti sicurezza, con l’auspicare e spingere per un ruolo più schierato dell’Italia nell’Europa, che è oggi l’Europa degli armamenti in proprio, dell’azione militare più autonoma dalla Nato e dagli Usa, ecc.

Non siete voi che potete far cadere la Meloni! Sia chiaro!

L'esito del referendum, per il fronte di lotta, la sinistra rivoluzionaria, incoraggia ad andare avanti e spinge la lotta per il rovesciamento del governo Meloni. Ma con chiarezza, perchè i problemi ci sono e restano.

Alcune analisi del voto NO sono condivisibili, ma il problema sta nel comprendere bene cosa e chi soprattutto ha permesso la massiccia partecipazione al voto e la vittoria del No e le conseguenze, perchè è soprattutto nelle conclusioni che vengono fatte che ci sono problemi.

Chiaramente la magistratura è un anello centrale dello Stato borghese e quindi un anello importante del sistema di potere, ma nessuno può e deve illudersi che il risultato del NO può far cadere il governo Meloni - che anzi reagisce “ripulendo” la compagine governativa, per rafforzare il governo e sé stessa. Qui, sia pur auspicando più movimenti di lotta (che, certo, tutti vogliamo) dobbiamo porre tra le avanguardie proletarie, giovanili, nel campo delle forze rivoluzionarie, la necessità della lotta che abbia ora al centro la caduta del governo e di dotarci degli strumenti necessari per una lotta generale contro l’intero sistema capitalista.

Sull’analisi del voto non si può fare un calderone delle motivazioni, come per esempio fa la Tir.

Si parla dei giovani, della partecipazione al voto di un ampia fetta di astensionisti. Ma non si individua quali giovani e quali settori astensionisti. Si parla delle fasce di giovani più esposte alla proletarizzazione dilagante, alla precarietà, all’assenza di diritti, alla mancanza di prospettive lavorative decenti, all’impossibilità di trovare e pagare una casa, ecc; ma questi giovani c’erano da tempo prima e non certo per questo erano andati a votare. Hanno detto NO quei tanti giovani che sono scesi in lotta, in piazza per la Palestina, contro la guerra, l’aumento degli armamenti, le industrie produttrici di armi, contro la repressione e i decreti sicurezza; così le donne, le ragazze hanno partecipato a questo referendum non perchè “avvertono un continuo arretramento materiale e nei servizi…”, anche questo non è da oggi, ma per le risposte securitarie ai femminicidi del governo Meloni, per l’osceno Ddl della Bongiorno; così non l’astensionismo generico ma l’astensionismo di sinistra, di “estrema sinistra” è stato l’aspetto significativo; il nuovo tradottosi sul piano della partecipazione al voto.

Altrimenti non si coglie la leva che ha mobilitato migliaia, centinaia di migliaia di giovani, di compagni, di persone, e quindi non si vede come elevare la lotta, e i problemi che ci sono per questa lotta contro il governo tra i lavoratori e le masse popolari.

Si fa un continuismo delle lotte, che non pone tra le avanguardie il problema del fine delle lotte per una effettiva alternativa politica; perchè essa richiede oggi la costruzione del Partito del proletariato, richiede un Fronte anticapitalista, antimperialista, antifascista, che accetti sul campo la sfida, come in diverse occasioni è stato fatto, dei decreti di sicurezza, dello Stato di Polizia. Diversamente diventa una politica, un’indicazione e azione caratterizzate dall’economismo, al di là delle parole.

Ma la posizione più presente nei movimenti – e in un certo senso sintetizzata da Infoaut – è quella del movimento per il movimento, per cui il movimento è tutto il fine è nulla – anche con posizioni non chiare su cosa si intende per “fare affidamento ad altre infrastrutture”..

Infoaut scrive nell’analisi del voto referendario: “A fronte dell’intelligenza dal basso manca però un modo complessivo da parte di chi vorrebbe rappresentare “l’alternativa reale”, “l’opzione dal basso”, di costruire le condizioni per offrire a questo pezzo di società la possibilità di riconoscersi in una dimensione complessiva, “di essere movimento” e di poter fare affidamento ad altre infrastrutture che dovrebbero fortificarsi nella società per escludere completamente la tensione verso la delega… Se si respira un vento di cambiamento allora dobbiamo soffiare più forte! A noi rimane il compito di stimolare e raccogliere questa indicazione…”.

Quindi, l’indicazione diventa sempre e solo più movimento, un movimento più forte, la iper valorizzazione del “basso”; invece che dare le migliori energie per l’”alto”, il partito rivoluzionario comunista combattente.

pc 26 marzo - TUNISI: manifestazione il 28 marzo per la liberazione dei 7 attivisti della flottilla








Dalla pagina fb "Flottiglia della Resistenza del Maghreb, per rompere l'assedio di Gaza", organo delle organizzazioni del Maghreb arabo che hanno organizzato la Global Sumoud Flottilla

https://www.facebook.com/photo/?fbid=122163494138943795&set=a.122107873550943795

Comitato Tunisino della Somoud

In risposta all'appello lanciato dalle forze che sostengono i diritti dei palestinesi in Tunisia, vi invitiamo a partecipare alla manifestazione di sabato 28 marzo alle ore 15:00 per commemorare la "Giornata della Terra" e per chiedere l'immediata liberazione di tutti i detenuti da parte degli eroi della Somoud Flottiglia.

La marcia partirà da Piazza della Repubblica ("Passage") e proseguirà fino al Teatro Municipale in Avenue Habib Bourguiba.

pc 26 marzo - “Tortura e genocidio”: Francesca Albanese documenta (di nuovo) i crimini israeliani

 Da L'Indipendente

23 Marzo 2026 - 19:15
Francesca Albanese ha pubblicato un nuovo rapporto sui crimini israeliani in Palestina. Dopo aver svelato gli interessi economici che traggono profitto dal genocidio in corso, la relatrice speciale delle Nazioni Unite ha documentato la tortura sistematica riservata ai palestinesi dal 7 ottobre 2023, sia in carcere che fuori. Pestaggi, violenze sessuali, l’uso della fame come arma, uccisioni di massa: tutto condensato in venti pagine di rapporto, corredato da testimonianze e fonti indirette. “Quando la tortura viene perpetrata su un intero territorio — scrive Francesca Albanese — contro una popolazione in quanto tale e sostenuta attraverso politiche che distruggono le condizioni di vita, l’intento genocida risulta evidente“. Negli ultimi due anni diversi rapporti ONU, l’ultimo a settembre, hanno delineato i contorni della condotta genocida israeliana, finita anche sotto processo alla Corte Internazionale di Giustizia.
“Questo rapporto documenta come la tortura sia diventata parte integrante del dominio e della punizione inflitta a uomini, donne e bambini, sia attraverso abusi

pc 26 marzo - Leggi, fai circolare, diffondi ORE 12 Controinformazione Rossoperaia


 

pc 26 marzo - La linea di proletari comunisti per la giornata internazionale di solidarietà con le masse indiane

pc 26 marzo - Verso il 25 aprile con le parole d'ordini giuste

pc 26 marzo - C'è un solo futuro possibile per la resistenza palestinese: la guerra di popolo fino alla vittoria


pc 26 marzo - Ora più che mai fare riferimento ai punti strategici del nostro agire in tutti i campi - proletari comunisti/PCm Italia

mercoledì 25 marzo 2026

pc 25 marzo - ORE 12 Controinformazione rossoperaia - Il NO colpisce il governo ma è importante come noi lo valutiamo e il che fare adesso

 

pc 25 marzo - TUNISIA: Sostenere i diritti dei palestinesi non è un crimine! Solidarietà agli arrestati della Global Sumud Flotilla

Dichiarazione: Sostenere i diritti dei palestinesi non è un crimine!

Le organizzazioni e associazioni qui firmatarie, seguono con grave preoccupazione l'emissione di mandati di arresto nei confronti di attivisti della Flottiglia della Fermezza e del movimento a sostegno dei diritti dei palestinesi in Tunisia: Wael Nouar, Nabil Chennoufi, Mohamed Amine Benour, Ghassan Henchiri, Ghassan Boughediri, Sanaa Msahli e Jawhar Chenna, con l'accusa di riciclaggio di denaro. Ciò avviene mentre procedono i preparativi per il lancio della Flottiglia della Fermezza 2, volta a rompere l'assedio di Gaza, e rappresenta la manifestazione di una decisione politica di fermarla, come dimostrato dall'impedimento di due attività organizzate dal Comitato della Flottiglia della Fermezza, prima nel porto di Sidi Bou Said e poi al cinema Rio (rispettivamente lo scorso 3 e 4 marzo n.d.t.).

Ricordiamo che le autorità perseguono una politica di proibizione, repressione e criminalizzazione contro qualsiasi movimento civile, sociale o politico che le disturbi o le metta in imbarazzo, a partire dal divieto di attività politiche e civiche con il pretesto dello stato di emergenza, fino all'arresto e al processo di attivisti sulla base di casi inconsistenti e accuse fabbricate ad arte, avvalendosi di un sistema giudiziario asservito all'intimidazione.

Ricordiamo inoltre che l'accusa di riciclaggio di denaro è stata utilizzata arbitrariamente, senza i

pc 25 marzo - La vittoria del NO incoraggia e spinge alla lotta per la caduta del governo Meloni costruendo una vera opposizione proletaria, studentesca e popolare antifascista anticapitalista e antimperialista

ORE12 Controinformazione rossoperaia del 24.03.26

La vittoria del No al Referendum è una vittoria di tutti coloro che hanno visto bene nel Referendum l'idea dominante del governo di mettere le mani sulla magistratura e di bloccare le inchieste che hanno riguardato le leggi e l'azione del governo e dei governanti; e il disegno di Meloni di fare di questo un anello plebiscitario che riaprisse la strada alla riforma costituzionale sulle elezioni e sul premierato, tasselli importanti per trasformare dall'alto lo Stato già reazionario in uno Stato-regime, in una dittatura aperta di stampo autoritario e moderno fascista. 

Contro questa idea del Referendum la maggioranza di coloro che sono andati a votare ha detto No e quindi il risultato del Referendum rappresenta una battuta d'arresto della marcia reazionaria del governo e la valutazione non può che essere positiva perché a battuta d'arresto segue l'incoraggiamento a continuare la lotta contro il governo su tutti i piani, compreso quello democratico ed elettorale.

Il No ha vinto nonostante il sostanziale e forte controllo dell'apparato televisivo, dei mass media, che hanno condotto una spudorata campagna contro i magistrati, usando gli argomenti peggiori, e Meloni è stata in prima fila su questo e ha mobilitato i suoi ministri e soprattutto il suo livello di controllo sui mezzi di comunicazione.

Ma questo non è servito perché ha spinto tutti coloro che non potevano riconoscersi nella demagogia reazionaria e hanno riconosciuto invece le stimmate della marcia fascista e reazionaria.

L'attacco alla Costituzione nel nostro paese risulta ancora difficile per le forze reazionarie e la borghesia che vi è dietro di essa, la sua frazione più reazionaria, quella rappresentata dal capitalismo parassitario, quella rappresentata dal capitalismo speculativo e finanziario, quella rappresentata dal capitalismo industriale più legato al neoliberismo selvaggio sui posti di lavoro, dal capitalismo fondato sulla corruzione di Stato, sull'utilizzo dello Stato a fini di profitto privato. Il No è stato un voto contro tutto questo e ne va valorizzata l'importanza.

Chiaramente il No è stato contro anche gli altri aspetti della politica delle governo Meloni, prima di tutto la guerra e il legame con Trump, in secondo luogo il sostegno al genocidio del popolo palestinese e il sostegno al riarmo imperialista, il sostegno alle leggi più spudoratamente da Stato di Polizia. E’ chiaro che questo voto è un No anche a tutto questo, in questo senso incoraggia l'opposizione e la lotta su tutti i terreni.

Perché il No ha vinto? Perché innanzitutto sul piano del voto sono tornati a votare una fetta massiccia, giovanile, proletaria, popolare, di astensionisti, di coloro che non hanno avuto alcuna fiducia nella sinistra di opposizione o di falsa opposizione rappresentata dal PD e dei Cinque Stelle, colpevoli di non aver fatto quando sono stati al governo le cose che denunciano del governo Meloni e le cose che dicono di voler fare quando ora sono all'opposizione, colpevoli di aver aperto la strada alla vittoria della coalizione di centro destra e della Meloni stessa, colpevoli di non avere coerenza nella guerra. Il PD appoggia la guerra per interposta persona in Ucraina, sul fronte del riarmo oppone argomentazioni deboli che non mettono in discussione la politica guerrafondaia imperialista della borghesia italiana e del suo governo di riferimento; il PD è quanto mai incerto nei confronti dei decreti sicurezza, dei decreti contro l'immigrazione che il governo Meloni ha portato fino all'estreme conseguenze, benchè sono dentro le riforme avvenute e le trasformazioni reazionarie e la marcia verso lo Stato di Polizia avviate già durante i governi che hanno preceduto quello di Meloni. Tutta questa massa si è astenuta alle elezioni politiche, non ha dato nessun supporto a PD e 5 Stelle, all'opposizione parlamentare. I 5 Stelle hanno governato con Salvini, con Draghi, con lo stesso PD e non sono certo l'immagine di purezza e di difesa degli interessi popolari che dicono di essere.

Questa massa di settori proletari e popolari, di giovani, una volta tornata a votare ha votato in massa, in centinaia di migliaia, probabilmente di milioni. Questa parte che è scesa in campo per il No, per dire No al governo, sia per la natura della partita in gioco sul fronte della giustizia, sia per dire No all'insieme della politica del governo, è stata la marea che ha permesso la vittoria del No. Senza il ritorno dell'astensionismo di sinistra, proletario popolare e giovanile non si poteva vincere questo referendum.

Quindi il vero protagonista e vincitore di questa contesa sul fronte del referendum è il ritorno al voto dell'astensionismo di sinistra e delle forze politiche di massa, piccole o grandi che siano, che in tutti questi mesi hanno combattuto contro la guerra e in solidarietà alla Palestina, contro i decreti di sicurezza, lo Stato di polizia. Questo è il fatto nuovo: non la polarizzazione tra Schlein e Meloni, ma la polarizzazione tra il governo e il fronte d'opposizione reale, e la sua ala più consistente, più significativa, rappresentata dalle forze proletarie, rivoluzionarie, antimperialiste, solidali con la Palestina, dal sindacalismo di base di classe.

Proprio per questo non c'è nessun automatismo tra la vittoria del referendum e la vittoria che già pregusta la cosiddetta sinistra di Palazzo, del PD e dei Cinque Stelle, come anticipo della possibile vittoria elettorale in occasione delle elezioni politiche. Non c'è nessun automatismo, perchè, per la loro base di classe, per il loro legame con la borghesia imperialista in questo paese, e con le varie frazioni della media e della piccola borghesia, il PD e i Cinque Stelle non cambieranno certo la loro politica. Questo nel PD appare chiaro se si pensa che è una significativa, minoranza di esso, è passata già armi e bagagli col governo ed è nel PD e continua a essere parte di questo partito, una parte che ha votato sì alla guerra, si al Riarmo, che ha presentato una legge reazionaria in nome dell'antisemitismo per reprimere il movimento per la Palestina e che è pronta in ogni occasione a schierarsi con le ragioni del governo e, innanzitutto, dei padroni e della classe dominante. Questa ala è nel PD. 

In realtà chi ha votato No ha detto sì a un'altra opposizione, a un'opposizione radicale, frontale al governo e alla borghesia italiana, europea e innanzitutto all'imperialismo e al sionismo che stanno pilotando l'economia mondiale in direzione dell'economia di guerra e della guerra imperialista mondiale, contro i proletari e i popoli di tutti i paesi.

Noi dobbiamo lavorare perché il fronte di opposizione reale resti autonomo da PD e 5S, dall'arco parlamentare. E proprio perché esso sostiene che è stata la lotta della grande manifestazione sulla Palestina, l'opposizione ai decreti di sicurezza, uno dei fattori positivi che ha influenzato il No al referendum, si tratta di continuare su questo fronte per trasformare sempre di più l'opposizione manifestata al referendum in un'opposizione strutturata e organizzata sul piano politico e sindacale che vuole una effettiva alternativa politica. Questa alternativa richiede un Partito del proletariato e delle masse popolari, richiede un Fronte che non può essere che un Fronte anticapitalista, antimperialista, antifascista, che accetti la sfida, come in diverse occasioni è stato fatto, dei decreti di sicurezza, dello Stato di Polizia, e non accetti gli attacchi al diritto di sciopero, alle libertà e le campagne di criminalizzazione di stampo fascista e razzista.

Dobbiamo continuare su questa strada attraverso lo sviluppo della lotta, dell'organizzazione e dell'autonomia politica dalle forze del Parlamento e dello Stato borghese che chiaramente non faranno passi indietro.

Il governo Meloni difenderà tutto il suo "cerchio magico" e tutta la natura del suo governo e del suo programma, non farà alcun passo indietro ma cercherà di aggirare gli ostacoli intensificando questa politica e la demagogia verso le masse popolari. Quindi non pensiamo affatto che il governo entrerà in crisi; anzi, il fatto che questo referendum rappresenta per tutte le forze reazionarie, per la borghesia che vi è dietro, un allarme sul piano del consenso sociale e quindi della stessa pace sociale, farà sì che le forze della reazione si stringeranno ancora più tra di loro per cercare di imporre il loro programma e arrivare alle elezioni in un clima che permetta a loro di rimanere al governo.

Il No incoraggia la lotta, il No però indica anche il tipo di opposizione che è necessaria, che è fondata sui No: alla riforma reazionaria della giustizia, alla guerra, ai legami con Trump e Netanyahu, No alla politica economica che scarica la crisi sui lavoratori, No al potere crescente dei ricchi e dei borghesi ai danni dei proletari e delle masse, No alle fabbriche dello sfruttamento e delle morti sul lavoro, No ai ministri del malaffare, della malavita e della corruzione, dell'impunità, No allo Stato di polizia.

pc 25 marzo - Contro la guerra! Per la vita e la sicurezza! - Ferriovieri in lotta - infosolidale

 Conoscere quanto accade in ferrovia,
sui binari e nelle stazioni che utilizziamo ogni giorno
per andare al lavoro, a scuola, all’università.

 
Più volte abbiamo denunciato la mancanza di sicurezza, le stragi ferroviarie (da
Viareggio a Corato, da Pioltello a Livraga, da Caluso a Brandizzo), gli incidenti
mortali che si susseguono, anche gli incidenti che solo per caso non hanno
tragiche conseguenze, i disservizi e i ritardi.
Ma non basta: il prossimo 15 aprile sarà il 2° anniversario dell'accordo fra RFI
e Leonardo, fabbrica a livello globale, di guerra e di morte.
Un accordo (infame!) che sancisce il “dual use” dei binari, cioè l'uso
dell'infrastruttura ferroviaria contemporaneamente per il trasporto civile e
militare.
Non aspettiamo l'anniversario del 15 aprile per denunciare questo “accordo di
guerra”, ma sin da ora convintamente e unitariamente!
L'appello è per ferrovieri, lavoratori, studenti e chi utilizza questo sistema di
trasporto e lo pretende sicuro!
Con il trasporto militare crescono i rischi per chi lavora, chi viaggia, chi abita
lungo la ferrovia: un traffico di treni carichi di armi, esplosivi, veri e propri
treni-bomba!
Lo scorso 13 marzo, nella stazione di Pisa, il Movimento No Base, comitati e
singoli, hanno bloccato un treno di armamenti con grande determinazione e
coraggio. Prepariamoci a respingere le manovre repressive che già si
annunciano!
I ferrovieri, in questi anni ed ancora oggi, stanno lottando e scioperando per
le condizioni di lavoro, la sicurezza loro e della collettività: per un bene, la
vita, che è patrimonio di tutti. Svolgono un ruolo di solidarietà con i popoli
contro cui sono dirette le armi, perché la vita non sia sacrificata in nome di
questo sistema di sfruttamento, oppressione, guerra.
Contro la guerra! Per la vita e la sicurezza!
Coordinamento “12 ottobre” per sicurezza e salute/contro la repressione:
Familiari della strage ferroviaria di Viareggio e del crollo della Torre Piloti di Genova; - Coordinamento
Lavoratori/trici Autoconvocati/e (CLA); - Assemblea 29 giugno; - Cub Trasporti; - Sindacato Generale di
Base (SGB); - Sol Cobas; - Cobas Lavoro Privato; - Medicina Democratica; - Attivisti, delegati, Rls di
sindacati di base, del Coordinamento Macchinisti Cargo (CMC), - alternativa/opposizione in Cgil “Radici
del sindacato” e “Rete 25 Aprile” Basilicata
email: sicurezzasaluterepressione@gmail.com 21 marzo 2026

pc 25 marzo - Torino - la coda e servetta del gruppo fasciomalavitoso Dal Mastro - elena chiorino - se ne deve andare

 

Caso Delmastro, Elena Chiorino non si presenta in aula. Le opposizioni: «Deve dimettersi»

di Redazione online

L'informativa sul caso politico che interessa la vicepresidente della Regione verrà discussa durante la seduta del Consiglio regionale del Piemonte del 31 marzo alla presenza del governatore Alberto Cirio

Si terrà in aula durante la seduta del Consiglio regionale del Piemonte di martedì prossimo 31 marzo, alla presenza di Alberto Cirio ed Elena Chiorino, l'informativa - chiesta da giorni dalle opposizioni - sul caso politico che tocca la vicepresidente della Regione. Nella stessa seduta si terrà anche la discussione sulla mozione - una volta che sarà protocollata - con cui le minoranze hanno chiesto oggi, martedì 24 marzo, al governatore il ritiro delle deleghe alla sua vice. Lo ha riferito in aula il presidente dell'assemblea regionale Davide Nicco dopo una riunione della capigruppo disertata dalle minoranze. 

Cirio è oggi a Bruxelles per impegni istituzionali. Chiorino è assente in  aula. In apertura dei lavori, Vittoria Nallo (Stati Uniti d'Europa) aveva ribadito la richiesta di una informativa in aula sul caso, già avanzata nei giorni scorsi. «Chiorino deve dimettersi e se non lo fa deve pensarci Cirio a toglierle le deleghe», ha detto Sarah Disabato (M5s). «Non può essere la commissione legalità l'unica sede in cui fare la discussione», ha aggiunto Alice Ravinale (Avs), ribadendo la richiesta di dimissioni. «Chiediamo che il presidente venga a riferire», ha detto Gianna Pentenero (Pd) perché «riteniamo che il fatto politico sia gravissimo».

pc 25 marzo - Ivrea, il tribunale conferma le violenze: otto agenti di Polizia penitenziaria condannati per falsità.

il governo Meloni, Nordio e il sottosegretario Dal Mastro sono stati finora i grandi protettori degli sbirri vili e massacratori nelle carceri italiane - ci auguriamo che le dimissioni del capimanipolo corrotto e mafioso  influisca nel clima delle carceri - soccorso rosso proletario

 

 

Non furono incidenti». Ma le lesioni sono ormai prescritte

di Floriana Rullo

Il procedimento per violenze nel carcere della città denunciate da alcuni detenuti. L'associazione Antigone: "Sentenza importante"

Otto agenti di Polizia penitenziaria sono stati condannati per falsità ideologica, con pene di 1 anno e 6 mesi (a eccezione di una persona per 1 anno e 8 mesi), nell'ambito di un procedimento per violenze avvenute nel carcere di Ivrea. È quanto rende noto l'Associazione Antigone spiegando che i giudici hanno riconosciuto che «le documentazioni prodotte dagli agenti condannati che riferivano di cadute e incidenti accidentali erano false e servivano in realtà a coprire condotte violente avvenute ai danni di persone detenute nell'istituto penitenziario».

La vicenda

Era il marzo del 2016 quando Antigone aveva ricevuto una lettera di denuncia di alcuni detenuti del carcere di Ivrea in cui raccontavano di aver assistito a un episodio di violenza. Si trattava solo di uno degli episodi che poi avrebbe dato vita a tre procedimenti penali. Dopo le prime indagini per ben due volte il pubblico ministero incaricato presentò richiesta di archiviazione a cui Antigone si oppose. Dopo la seconda richiesta l'associazione presentò istanza di avocazione rivolta al procuratore generale presso la Corte di Appello di Torino, che venne accolta nell'ottobre 2020. Da lì l'impulso alle indagini, fino alle condanne odierne.

martedì 24 marzo 2026

pc 24 marzo – L’India tra stretti rapporti militari con il nazisionismo israeliano e le contraddizioni con l’imperialismo americano… paga il suo equilibrismo nel Medio Oriente in fiamme

da Limes podcast

Sono Lorenzo Di Muro, coordinatore India e mondo indiano di Limes e questo è il podcast di Limes.

“The direction of India's rise I think is very clear, in a way it's unstoppable. The rise of India will be determined by India. It will be determined by our strength, not by the mistakes of others.”

"Il percorso dell'India è molto chiaro, è inarrestabile. L'ascesa dell'India sarà definita dall'India. Sarà determinata dalla nostra forza, non dagli errori altrui." È stato costretto a rimarcarlo il ministro degli Esteri indiano Jayish Shankar, dopo il monito lanciato dal vicesegretario di Stato americano proprio a Delhi, la capitale indiana, nel corso del Resina Dialog, la principale conferenza sulla geopolitica e la geoeconomia organizzata in India. Di fronte a una platea di politici, uomini d'affari, militari, funzionari dell'intelligence e giornalisti di tutto il mondo, il numero 2 della diplomazia a stelle e strisce aveva dichiarato, con straordinario candore, che gli Stati Uniti non commetteranno con l'India lo stesso errore commesso vent'anni fa con la Cina, ovvero quello di permetterle di svilupparsi fino a diventare un competitore per gli Stati Uniti. Mentre era obbligata a rispondere alla dichiarazione del funzionario americano, un boccone troppo amaro da mandare giù per l'orgoglioso e nazionalista gigante asiatico, il governo doveva affrontare la grave crisi innescata dalla reazione dell'Iran agli attacchi di Israele e Stati Uniti e in particolare dalla decisione di interdire il traffico marittimo nello stretto di Hormuz. L'India infatti è il terzo paese al mondo per consumo e importazioni di idrocarburi e dipende dal Medio Oriente per il 50% del suo approvvigionamento. oltre che di altri beni come i fertilizzanti che importa per il 40% sempre dal Medio Oriente, dato non trascurabile per un Paese che deve sfamare 1 miliardo e mezzo di persone. 

Una crisi talmente grave sia per l'India sia sul piano globale, che Washington ha allentato le sanzioni contro la Russia, permettendo agli attori internazionali di tornare ad acquistare idrocarburi russi. Idrocarburi che fino a poche settimane prima costituivano la leva negoziale con cui Trump intendeva ammansire Putin e congelare il conflitto in Ucraina. Così, dopo un braccio di ferro durato quasi un anno, durante il quale l'India si è vista imporre dazi al 50%, dato che dal 2022 ha comprato petrolio russo a buon mercato in quantità enormi, a inizio febbraio Trump aveva annunciato un accordo commerciale con l'India, per cui gli Stati Uniti avrebbero abbassato i dazi al 18% mentre Delhi avrebbe aumentato l'acquisto di energia, asset militari e altri beni dall'America, e al contempo avrebbe smesso di importare petrolio russo, cosa che però è assente nel comunicato congiunto e che gli indiani non hanno mai confermato. Ma prima ancora che l'accordo fosse limato ed entrasse in vigore, è arrivato l'attacco all'Iran, che ha nuovamente mischiato le carte in tavola. Un attacco il cui tempismo ha fatto molto