Auto in fiamme nel Cosentino, dentro i cadaveri di quattro migranti: si ipotizza siano stati uccisi
Sarebbero
stati uccisi i quattro migranti, probabilmente pakistani, trovati
carbonizzati all'interno di un'auto in un distributore di carburante
lungo il vecchio tracciato della Statale 106 ad Amendolara. E' questa l'ipotesi che sta prendendo corpo tra gli investigatori. Sui
corpi delle quattro vittime, visto il loro stato, al momento non è
stato possibile verificare se vi fossero segni di colpi d'arma da fuoco,
ma lo stato dei luoghi e della vettura al momento dell'arrivo dei
vigili del fuoco sembra fare escludere la pista dell'incidente.
Gli
investigatori sperano di avere un aiuto nelle loro indagini dai sistemi
di videosorveglianza presenti nel distributore e nella zona. la visione
dei filmati è già iniziata. Nel caso dovesse essere confermata
l'ipotesi dell'omicidio, comunque, non verrebbe attribuita alla
'ndrangheta, visto il luogo dove si trovava l'auto. Le cosche, in
questa parte di territorio, hanno già usato il fuoco per distruggere i
corpi delle loro vittime, ma sempre in campagna, luoghi isolati, e mai
in un luogo come un distributore di carburante e su una strada ad alta
frequentazione.
Le vittime erano tutte braccianti agricoli, impiegati nei campi della Sibaritide e diretti verso la Piana del Metapontino, nel Materano.
Cade da 3 metri mentre lavora in nero: gli imprenditori non lo soccorrono e lo abbandonano in strada
di Repubblica
L'episodio nel vicentino. Il 56enne è stato trovato in una pozza di sangue
Si è ferito cadendo dal tetto di un capannone in un maneggio in cui era impiegato a nero, ma invece di soccorrerlo i titolari lo hanno scaricato in strada. A due anni dalla morte di Satnam Singh, il bracciante morto dopo essere stato abbandonato davanti a casa con accanto il braccio che il macchinario gli aveva falciato, il copione si ripete a Bassano del Grappa. Una coppia di imprenditori, un uomo di 56 anni e la compagna di 48, titolari di un maneggio in provincia di Vicenza, giovedì sera un lavoratore indiano, regolarmente residente in Italia, è stato trovato gravemente ferito non lontano dall’ospedale.
A dare l’allarme, una chiamata anonima di una sedicente passante... a telefonare era stata la titolare dell’azienda agricola, che insieme al marito lo aveva poco prima scaricato in strada. Confuso, provato, l’uomo ai soccorritori di aver avuto un incidente mentre si trovava al lavoro in un maneggio della zona, senza riuscire però a precisare ulteriori dettagli.
Accompagnato immediatamente in ospedale, l'uomo è stato portato nel reparto di chirurgia per via delle fratture riportate e ricoverato con una prognosi di 60 giorni. Sul caso è stata aperta un’inchiesta, affidata ai carabinieri che sono rapidamente risaliti ai titolari del maneggio, dove l’uomo lavorava da alcuni giorni senza alcun tipo di contratto. A incastrare i due, denunciati per omissione di soccorso e lesioni colpose, alcune tracce di sangue trovate nell’auto.
"Quando deliberatamente i datori di lavoro manomettono i sistemi di sicurezza per andare più veloci, quando non garantiscono pienamente la sicurezza e un lavoratore si ferisce, parliamo di tentato omicidio", sottolinea il segretario generale della Uil Veneto Roberto Toigo, commentando la vicenda. "Trattare un essere umano come merce da utilizzare e poi gettare sul ciglio di una strada quando si fa male è la negazione violenta di ogni diritto e della stessa dignità umana”, attacca la segretaria nazionale della Flai, Silvia Guaraldi. “Questo orrore è il prodotto diretto di un sistema che si regge sulla vulnerabilità, sul ricatto occupazionale e sull'indifferenza imperante. Il Governo – sottolinea - deve intervenire subito: servono ispezioni a tappeto, il potenziamento degli organi di controllo e l'applicazione rigorosa della legge 199 contro lo sfruttamento e il caporalato".
le iniziative dello slai cobas per il sindacato di classe - aderente allo sciopero sono state espresse in altri post
queste ulteriori notizie sono prese da pungolo rosso
Quella di venerdì 29 maggio – è stata una giornata di lotta riuscita al di là delle aspettative (e delle preoccupazioni) della vigilia.
Uno sciopero contro il genocidio in
Palestina, le guerre del capitale e l’economia di guerra, il governo
Meloni e lo stato di polizia, per affermare le stringenti necessità
della classe lavoratrice, a cominciare da forti aumenti salariali e
dalla reintroduzione della scala mobile, per difendere il diritto di
sciopero e l’organizzazione operaia sui luoghi di lavoro sempre più
sotto attacco.
I tre settori proletari maggiormente coinvolti sono stati la logistica, le ferrovie e i trasporti locali.
Nella logistica è stato determinante per la buona riuscita dello sciopero l’impegno del SI Cobas,
da anni fortemente radicato in tanti magazzini, anzitutto quelli del
centro-nord ma anche a Roma e in Campania, come portatore di istanze di
lotta mai chiuse in logiche aziendaliste. E con una particolare
sensibilità per la causa palestinese dovuta anche alla sua composizione,
di sindacato che organizza proletari/e di tante diverse nazionalità,
molte/i dei quali provenienti dai paesi arabi e di tradizione islamica.
Per le ferrovie, i dati ufficiali sono: il
40.3% dei convogli soppressi, il 36,8% delle adesioni, nettamente al di
sopra di circa il 25% delle adesioni lo scorso 18 maggio – lo sciopero
indetto in solitaria da USB, che ha indubbiamente pesato in negativo
(l’Assemblea PdM-PdB aveva indicato una doppia adesione, una perdita di
salario significativa).
Nel comunicato dei Ferrovieri CUB Trasporti si registra come l’intreccio tra temi sindacali e temi politici sia stato reale,
e non semplicemente dichiarato: molte/i delle/dei ferroviere/i che “ci
hanno contattato per porre casistiche da incrociare con le norme
tecniche”, si sono al contempo espressi “circa le porcate della guerra,
del riarmo e dell’indigeribile finanziamento delle stragi. Si fa strada
la consapevolezza che queste scellerate spese sottraggono poi risorse
per tutti i bisogni sociali e per il sostegno dei redditi”. Ecco, detto
senza vuota demagogia: si fa strada la consapevolezza…
E in questo cammino, che è finalmente iniziato, è degna di nota
l’instancabile attività di Ferrovieri contro la guerra, a cui
partecipiamo come promotori, così come – sul piano sindacale – quella
dell’Assemblea PdM-PdB.
Per quanto sia un universo molto più
frammentato, anche tra i lavoratori dei trasporti locali questa presa di
coscienza sta andando avanti, come testimonia (tra gli altri) il
presidio organizzato dall’SGB a Mestre, in piazzetta Coin. In questo
presidio – a cui abbiamo partecipato come compagne/i della TIR e del
Comitato permanente contro le guerre e il razzismo di Marghera – la
denuncia del genocidio di Gaza e della corsa al riarmo e ad una nuova
possibile, apocalittica guerra mondiale, è stato tutt’uno con la
denuncia degli effetti anti-proletari delle politiche del governo Meloni
e dell’Unione europea, e con la forte rivendicazione di salari adeguati
al costo della vita, di una sanità che torni ad essere universale e
gratuita, del diritto alla casa in mille modi negato, di trasporti
pubblici ricostituiti dopo decenni di tagli che hanno peggiorato il
servizio e aumentato i carichi di lavoro, e così via.
Lo sciopero, molto debole nelle scuole sia
tra gli insegnanti che tra gli studenti (complice la situazione di fine
anno scolastico), ha avuto una discreta adesione negli altri dipendenti
del pubblico impiego: al momento in cui scriviamo (a fronte dell’1,21%
dello sciopero indetto dall’USB il 18 maggio scorso) si registra il 4%
delle adesioni – un dato provvisorio, probabilmente destinato a
crescere.
Per quanto molto limitata se rapportata
all’insieme dei 15 milioni di salariate/i, la riuscita dello sciopero
del 29 e delle relative manifestazioni cittadine è una spinta a
continuare con tenacia e fiducia nell’iniziativa unitaria.
In molti luoghi di lavoro, inclusi alcuni
impianti industriali, si è manifestata una disponibilità a lottare sulla
piattaforma del 29 maggio che va raccolta e organizzata.
Una delle condizioni fondamentali per farlo davvero è superare la
frammentazione che affligge quel tanto di conflittualità operaia e
sociale che tuttora si esprime, nonostante una spontaneità operaia e
proletaria vicina allo zero.
Milano
A Milano lo sciopero generale ha bloccato i
principali centri logistici: SDA, GLS, DHL Hanno scioperato anche i
lavoratori delle linee della Metropolitana: la 1, 2 e 3 sono rimaste
chiuse al di fuori delle fasce di garanzia, e anche la 4 è rimasta in
funzione solo per un tratto; gran parte dei treni regionali non hanno
circolato, a conferma della forte adesione dei ferrovieri e delle
ferroviere allo sciopero
Per dare concretezza alla lotta contro
riarmo e politiche di guerra, e al sostegno alla lotta per una Palestina
libera dal fiume al mare, oltre che la difesa del salario taglieggiato
dall’inflazione provocata dalle guerre, SI Cobas, GPI e Sumud Flotilla,
TIR, FGC, Rete Libere/i di lottare, T28, Panetteria occupata e Giovani
contro la Guerra hanno organizzato un presidio ai cancelli della DSV di Pioltello,
un hub intermodale collegato alla ferrovia per il quale passano anche
spedizioni militari rivolte ai teatri di guerra, verso Israele come
verso l’Ucraina. Il centro logistico è stato presidiato da centinaia di
lavoratori e solidali dalle 7.30 al primo pomeriggio.
Nel presidio forte è stata anche la
denuncia della delibera della Commissione di Garanzia che sottopone la
logistica alle procedure anti-sciopero della legge 146 del 1990,
e l’opposizione a qualsiasi tipo di accordo che faccia propria la
logica di quella delibera, il cui scopo evidente è quello di soffocare
la lotta nel comparto industriale che negli ultimi 15 anni ha dato più
filo da torcere al padronato.
Qui sotto il blocco di uno dei tre cancelli della DVS
Scioperi con presidi si sono tenuti anche alla SDA di Landriano, alla Ingram e presso diversi magazzini logistici.
Nel centro di Milano, da
piazza Scala (ribattezzata “Piazza Gaza”) fino alla Prefettura si è
mosso un corteo di diverse centinaia di lavoratori organizzato da CUB,
USI, AdL Varese, con gli stessi contenuti, per la Palestina, contro
l’economia di guerra e contro l’estensione della 146 alla logistica.
Significativo anche quanto accaduto ad una delle istituzioni culturali storiche della città di Milano, la Scala.
Come sottolinea un comunicato della CUB Info spettacolo, per la grande
adesione dei reparti tecnici allo Sciopero Generale contro il genocidio
in Palestina, sono saltate le prove pomeridiane di Carmen e ieri sera
il Nabucco ha aperto il sipario in maniera raffazzonata, mancando
importanti elementi scenografici, con addirittura tagli di regia nella
messa in scena. Gli addetti ai reparti tecnici, del resto, si sono
sempre distinti nella solidarietà con Gaza negli scorsi mesi,
partecipando sempre agli scioperi e alle grandi manifestazioni per la
Palestina, dal primo sciopero del 20 giugno 2025 a quelli autunnali.
Torino
In città ci sono state due iniziative che si sono richiamate a vicenda:
il SI Cobas, con l’apporto dei compagni della Tir e di un buon gruppo
di solidali, ha organizzato dall’alba un picchetto davanti alla
Fiorentini alimentari, rimasta bloccata totalmente per molte ore – una
iniziativa di lotta con al centro la denuncia del super-sfruttamento del lavoro operaio.
Questa fabbrica (che ha oltre 500 dipendenti) costituisce un
caso-limite, all’insegna della totale illegalità, di utilizzo massiccio
degli operai in appalto, pagati per di più con il contratto-capestro dei
multiservizi sottoscritto da Cgil-Cisl-Uil, pur essendo sulle linee di
produzione (l’impresa appartiene al settore alimentare). Dal picchetto è
stata lanciata una campagna di boicottaggio contro la Fiorentini.
In contemporanea si è svolto un folto
presidio organizzato dal Coordinamento Torino per Gaza davanti alla sede
torinese della Leonardo, durato alcune ore, che ha preso a suo
bersaglio questa impresa-simbolo del “made in Italy per il genocidio di
Gaza”. La Leonardo lo è – più in generale – della attiva partecipazione
dell’Italia di Mattarella-Meloni alla corsa al riarmo e alla guerra: Torino non si arruola, Leonardo arma la guerra,
gli slogan centrali del presidio che ha anche fatto un collegamento
molto applaudito con il picchetto in corso davanti alla Fiorentini,
esplicitando così il nesso tra le due facce complementari di questo
sciopero generale: la lotta contro le guerre del capitale, la lotta per
le più stringenti necessità della classe operaia e del lavoro salariato
in genere.
Nel pomeriggio un corteo di 1.500-2.000
dimostranti ha rinnovato la solidarietà militante con la resistenza del
popolo palestinese, per una Palestina libera dal fiume al mare.
Napoli
I manifestanti hanno poi proseguito in
corteo (foto di testa) passando davanti alle sedi dei grandi gruppi
Grimaldi e MSC, dirigendosi poi davanti al Municipio per pressare le
istituzioni a sciogliere immediatamente l’ennesimo intoppo burocratico
che si è frapposto in questi giorni al cammino di 1.200 disoccupati
verso un posto di lavoro stabile e sicuro conquistato con la lotta dal
Movimento 7 novembre e dal Cantiere 167.
centinaia di lavoratori,
disoccupati, attivisti e solidali hanno risposto alla chiamata in piazza
del SI Cobas, Cub, SGB, centro culturale Handala Ali, disoccupati 7
novembre e Cantiere 167 Scampia.
Il presidio indetto a prima mattina presso
l’autorità Portuale ha raggiunto l’obiettivo di essere ricevuto in
delegazione dal presidente, dott. Eliseo Cuccaro, al quale abbiamo
denunciato il carattere ritorsivo e antisindacale dei licenziamenti alla
Logiport di Salerno e alla De Luca di Napoli, rappresentando come essi
siano il frutto delle battaglie che come SI Cobas portiamo avanti da
anni su tutti i Terminal Campania per la tutela della salute e della
sicurezza degli operai.
Il presidente Cuccaro ha dato la sua
disponibilità ad approfondire la questiona e ad esaminare l’ampia
documentazione che al riguardo abbiamo prodotto in questi mesi.
All’incontro unitario (presente anche una
delegazione della Freedom Flotilla Italia che è in queste ore a Napoli e
del FGC, nonché il deputato 5 stelle Dario Carotenuto di ritorno dai
lager dell’Idf come componente della Sumud Flotilla) abbiamo poi
affrontato il tema, finora eluso e silenziato da tutte le istituzioni
locali e nazionali con in testa il governo Meloni, del ruolo dei
Terminal campani nel traffico e nel rifornimento di armi verso lo stato
coloniale e genocida di Israele, dunque la complicità oggettiva e attiva
dei grandi terminalisti (in primis MSC) nel massacro del popolo
palestinese.
Terminato l’incontro, il corteo si è mosso
in direzione degli uffici della Grimaldi, gruppo che detiene il
controllo di Logiport e quindi responsabile del licenziamento di Ciccio
e, indirettamente, di Giuseppe e Salvatore per la De Luca, poi
all’esterno della sede di MSC e infine in piazza Municipio, dove i
disoccupati 7 novembre e Cantiere 167 Scampia hanno portato la loro
rabbia a seguito degli ennesimi intoppi burocratici nell’avvio dei
tirocini formativi che dovevano partire stamane.
Alessandria
In questo caso l’iniziativa è stata
animata dal SI Cobas di Genova, ed è stata centrata sui temi generali
dello sciopero intersecati con l’attacco repressivo subito di recente
dall’organizzazione sindacale proprio in quella città. La denuncia del
genocidio di Gaza e della corsa alla guerra si è intrecciata
strettamente con la denuncia dei salari da fame, con la rivendicazione
(che ha trovato eco anche nella stampa locale) di forti aumenti
salariali e del ripristino della scala mobile. Buona la partecipazione
attiva dei lavoratori in sciopero.
Modena, Bologna, e Appennino bolognese
Sulla giornata di sciopero e di
significative manifestazioni di piazza di venerdì 29 nell’area
Modena-Bologna, riprendiamo il comunicato del SI Cobas.
Il 29 è stato sentito e vissuto come un
importante momento di lotta e di mobilitazione anche sull’Appennino
bolognese dove l’Assemblea permanente dell’Appennino ha organizzato un
corteo a Vergato ed una conferenza stampa con la partecipazione di Carla
Biavati (del BDS Italia) e di FRanmcesco Gilli (della Global Sumud
Flotilla).
A Modena la giornata è iniziata dalle
prime luci dell’alba davanti al magazzino FedEx, luogo simbolico di una
dura vertenza portata avanti per settimane per chiedere il reintegro di
un lavoratore licenziato solo perché parzialmente idoneo.
Da lì il corteo si è mosso attraversando
le vie del centro, portando nelle strade le ragioni dello sciopero e il
legame tra le vertenze concrete nei luoghi di lavoro e la più generale
opposizione a un modello sociale fondato su sfruttamento, guerra e
repressione.
Il corteo si è poi concluso nei pressi del
luogo in cui, nei giorni precedenti, diverse persone sono state
gravemente ferite da un’auto.
Una scelta precisa, per esprimere
solidarietà ai feriti e per respingere con forza ogni tentativo di
strumentalizzare quanto accaduto in chiave razzista e xenofoba, colpendo
le comunità straniere e alimentando divisioni tra lavoratrici e
lavoratori.
Nel pomeriggio, a Bologna, SI Cobas, SGB,
CUB, USI e le altre realtà aderenti allo sciopero si sono ritrovate per
un secondo corteo, anch’esso partecipato e combattivo.
Lavoratrici, lavoratori e solidali hanno
attraversato le vie del centro con interventi che hanno denunciato come i
costi della guerra vengano scaricati direttamente sulle classi
popolari: salari sempre più poveri, servizi pubblici sempre più deboli,
aumento delle spese militari, repressione del dissenso e attacco ai
diritti sociali e sindacali.
Nel corso del corteo è stata ribadita con
forza la solidarietà alla resistenza del popolo palestinese e la
denuncia della complicità dei governi occidentali nel genocidio in
corso.
Perché la guerra non è lontana dai luoghi
di lavoro: la guerra significa più profitti per pochi, più sacrifici per
molti, più repressione, meno salario, meno diritti e meno libertà.
Il corteo bolognese si è concluso davanti alla Prefettura, dove una delegazione è stata ricevuta.
In quella sede è stata ribadita la
richiesta di ritiro della delibera che allarga l’applicazione della
legge 146/1990 al settore della logistica, riaffermando che il diritto
di sciopero non può essere svuotato proprio nei settori in cui il
conflitto è più efficace e dove più evidente è il peso reale del lavoro
nella produzione della ricchezza.
Roma
Sullo sciopero di venerdì a Roma
caratterizzato contro il carovita, il precariato, le guerre e la
repressione di chi lotta per i propri diritti, ecco delle immagini che
ci sono pervenute sul presidio organizzato dal SI Cobas alla CDF di
Passo Cores
Mestre – Padova
In Veneto la giornata di sciopero generale
del 29 maggio è stata un po’ sottotono. Non tanto per quello che
concerne l’adesione allo sciopero, che è stata decisamente massiccia tra
i lavoratori e le lavoratrici dei trasporti urbani, come ha dovuto
riconoscere anche la stampa locale (vedi sotto). Quanto piuttosto per
quel che riguarda le manifestazioni cittadine. Purtroppo non è stato
possibile dar vita ad un corteo regionale che ponesse, accanto ai temi
generali della giornata, il tema specifico della produzione di morte e dei traffici di morte a Venezia e dintorni (sul
“modello” della manifestazione unitaria molto riuscita del Primo Maggio
2024, che si concluse davanti alla Fincantieri di Marghera). Tuttavia
nei presidi di Mestre (a piazzetta Coin) e di Padova (vicino al Bo, sede
centrale dell’ateneo) questa tematica è stata centrale. Del primo
abbiamo già detto nella introduzione. Il secondo, organizzato dai GPI,
ha visto anche la partecipazione, oltre che di compagni/e della TIR,
degli universitari per Gaza, dei Sanitari per Gaza, della Global Sumud
Flotilla, di Docenti per Gaza. Nel corso del presidio è stato lanciato
anche l’appello a partecipare il 6 giugno alla manifestazione indetta ad
Aviano da un’ampia area pacifista (e/o “pacifista”, nel senso di
pacifista per modo di dire).
Operai
di Cassino fermi: solo 24 giorni di lavoro nei primi cinque mesi. E il
futuro non induce affatto all'ottimismo, nonostante le promesse di
Stellantis
La fabbrica Stellantis di Cassino è praticamente ferma. Nei primi cinque mesi dell’anno gli operai hanno lavorato solo 24 giorni:
il resto del tempo è stato segnato da fermate produttive, ferie forzate
e cassa integrazione. Un dato drammatico che fotografa la crisi più
profonda degli ultimi anni per uno degli stabilimenti simbolo dell’automotive italiano, dove si producono (molto a singhiozzo) Alfa Romeo Stelvio, Tonale e Jeep Compass. La situazione rischia di diventare insostenibile per oltre 3.000 lavoratori diretti e per l’indotto locale.
FABBRICA STELLANTIS DI CASSINO: PRODUZIONE RIDOTTA AL MINIMO
Da gennaio a maggio 2026 lo stabilimento laziale ha accumulato una serie interminabile di stop e a giugno non andrà meglio, essendo già stato programmato il fermo dal 1° al 5
che interesserà
I CPR sono la finestra da cui passa la privatizzazione del sistema carcerario italiano
Da
Castel Volturno ad altre regioni d’Italia, cresce la protesta contro i
nuovi CPR. Un cammino pericoloso che porta dritto a due esiti
distruttivi per lo Stato di diritto: la normalizzazione della detenzione
amministrativa, e la privatizzazione del sistema carcerario.
«Un nuovo metodo per ottenere un potere
della mente sulla mente, in una misura finora senza precedenti». Così
Jeremy Bentham descriveva nel 1791 il Panopticon: una struttura
circolare in cui i detenuti, rinchiusi lungo la circonferenza, possono
essere osservati in ogni momento da una torre centrale senza sapere se
qualcuno li stia davvero guardando. È l’idea di una sorveglianza
permanente che finisce per trasformarsi in disciplina psicologica. Più
di due secoli dopo, quel modello appare nei documenti progettuali del
nuovo Centro di permanenza per il rimpatrio (CPRO) che il governo Meloni
vuole costruire a Castel Volturno, in provincia di Caserta.
Negli elaborati, pubblicati da Invitalia
per conto del Ministero dell’interno, si parla di moduli abitativi
Marsala, giovane migrante bastonato mentre va al lavoro
MARSALA (TRAPANI) – Un giovane migrante è stato aggredito e colpito a bastonate mentre, in bicicletta, stava andando al lavoro. È accaduto ieri mattina, sabato 30 maggio, nell’entroterra di Marsala, lungo la strada provinciale 53, nella zona di contrada Santo Padre delle Perriere.
Secondo quanto riportato nella denuncia presentata alla stazione dei carabinieri di Marsala, il ragazzo, dopo avere superato il santuario e i vivai Zichittella, avrebbe incrociato quattro giovani su due scooter provenienti dalla direzione opposta, che dopo avere fatto inversione di marcia l’avrebbero superato, mettendosi davanti la sua bici e quindi, senza alcun apparente motivo, lo
Per lo sciopero generale del 29 maggio abbiamo
fatto una campagna che ha
toccato principalmente le fabbriche, in particolare la Tenaris
Damine, tutti i reparti e turni oltre che le imprese esterne.
Siamo
andati una prima volta con un volantino doppio, da un lato l'indizione con la
piattaforma con le motivazioni dello sciopero e l'altro con le
indicazioni più generali del contesto della guerra imperialista che
collegava appunto la questione della guerra, del genocidio alla
questione delle condizioni di vita e sfruttamento degli operai nei posti di lavoro; una seconda volta spiegando ulteriormente con una locandina più sintetica
la questione del perché questo sciopero è e deve essere un passo
avanti per organizzarsi in autonomia e contro le posizioni dei
sindacati collaborazionisti che stanno a guardare la situazione
(crisi, guerra, etc) ma anche di quelli autoreferenziali come la USB
che è presente alla Tenaris Damine.
Questo
è servito oltre a fare chiarezza su queste posizioni sbagliate, a
raccogliere elementi che dicono che c'è questa esigenza tra gli
operai dell'unità, di raccogliere le forze; quindi queste posizioni
autoreferenziali in questo contesto sono ancora più dannose. Parlando con i lavoratori, c’è bisogno di
chiarezza e di schieramento sul campo.
Interventi poi alla Same, alla Beretta e anche alla
Montello. In particolare alla Montello si è
parlato con delegate e attiviste per riprendere l’attività e
costruire un'assemblea per far ripartire l'attività sindacale necessaria ma
collegata alla situazione più generale e alle
mobilitazioni necessarie.
Giovedì
alle ore 17 c'è stato un presidio che hanno chiamato per Cuba anche
a Bergamo e siamo comunque intervenuti portando anche qui la
situazione della mobilitazione, dello sciopero e della repressione: i
popoli si prendono la mano chiedono unità cosi come gli operai.
Il
giorno dello sciopero siamo andati al corteo di Milano, come
necessaria manifestazione pratica dell’appello delle associazioni
palestinesi all’unità dei sindacati e delle forze politiche e
sociali. Questo però nella realtà è avvenuto parzialmente, sia da parte dell’area
Palestina, sia come presenza effettiva dei lavoratori e sindacati di base. Il resto alcuni gruppi
Continuiamo sul tema "produzione e riproduzione", pubblicando un intervento della filosofa Carla Filosa - Napoli, in una assemblea on line del Mfpr:
"Il lavoro della donna è valore d’uso senza valore"
Un intervento della filosofa Carla Filosa - Napoli
E' molto importante capire in quale sistema siamo oggi prima di arrivare alle sue conseguenze di cui il problema di genere è una.
Allora per capire questo mi sembra assolutamente prioritaria dare un’informazione rispetto alla situazione femminile oggi in termini di occupazione dovuta non solo alla crisi del capitale, ma alla crisi pandemica. Noi vediamo dai dati emersi che nel 2020, cioè l’anno scorso, l’occupazione femminile è diminuita del 5% rispetto addirittura al 3,9 degli uomini; la maggiorparte di queste persone, cioè donne che sono fuoriuscite dal mercato del lavoro, rimane fuori, cioè viene definita inattiva. Si è di fronte, questo lo dice l’OCSE, a una ritradizionalizzazione dei ruoli di genere e quindi in tutti questi ultimi anni c’è stato un aumento discriminante chiaramente nei confronti delle donne che hanno perso il lavoro.
Perchè questo dato mi sembra importante? Perché innanzitutto ci permettere di cogliere nella realtà presente una espulsione dal mercato del lavoro da parte di un sistema che si serve delle donne, e si è sempre servito del lavoro femminile, a seconda di come questo fa comodo, siccome le donne sono più....
Come è andata la nostra mobilitazione/propaganda: 1) all'Eurotranciatura, gli operai
cominciano a riconoscerci e non ci vedono come un corpo strano, non
siamo quelli che vogliono “cantargli messa”; ma mettiamo al
centro la necessità dell'unità di classe al di là delle
appartenenze, la necessità di combattere la passività e ritornare
ad essere presenti/protagonisti nella battaglia contro governo e
padroni. Sulla questione razzismo c’è stato interesse/condivisione
da parte degli operai africani, ma non solo, a partire dell'omicidio
di Sako e del nostro lavoro a Taranto ma di respiro nazionale.
Occorre ora approfondire le questioni specifiche della fabbrica per
entrare nel merito per i prossimi interventi.
2) All'Electrolux, vi è stata la contemporanea presenza di PaP/USB che è stato pietosa, hanno distribuito un volantino in cui parlavano della “manifestazione
operaia” del 23 e dall'altoparlante parlavano della linea USB
all'Electrolux ma senza una posizione diversa da quella dei
confederali (dare vita ad azioni di lotta più incisivi e allo stesso
tempo rivendicare l'intervento al tavolo del MIMIT).
Le operaie, in
particolare, e gli operai sono stati contenti di vederci e ci hanno
ringraziato. Il nostro volantino è stato preso da tutte le operaie, dalle
più anziane alle giovanissime. Molto interessati i lavoratori alle questioni come
l’unità di tutto il gruppo, nella prospettiva di unità di classe
con le altre fabbriche per ricostruire la forza operaia e combattere
le politiche di governo e padroni; condivisione della necessità di
combattere passività e rassegnazione; la necessità di combattere
guerra-riarmo e corsa verso la guerra mondiale per farla finita con
questo sistema di sfruttamento/miseria e lutto. Con le operaie è
stato veramente rincuorante la loro gioia nella lotta, la
determinazione, la disponibilità con chi non gli racconta balle ma
parla di unità e lotta.
3) Al Mercato di Transiti
è stato un momento fruttuoso di confronto con
giovani-pensionati-donne-migranti sui temi che leggevano sul
volantino e sul cartello. I temi che hanno fatto maggior presa sono
stati: la necessità di un fronte di classe operai/proletari che
combatta contro il governo e le sue politiche; combattere il fascismo
riprendendo gli insegnamenti della Resistenza Partigiana; combattere
un governo che attacca le donne e pratica il razzismo; la solidarietà
internazionalista, a partire dalla Palestina, coi popoli che lottano
nella prospettiva di una rivoluzione che spazzi via questo sistema
imperialista.
A Gioia Tauro ci sono 16 container fermi con forniture militari per Israele: la Flotilla protesta in mare Da Fanpage
Al porto di Gioia Tauro restano bloccati 16 container diretti in Israele con acciaio dual use di grado militare partito dall’India. Dopo i controlli della Guardia di finanza, il nodo passa al Viminale: deve nominare un perito per verificare la lega del metallo. Flotilla denuncia l’uso dei porti italiani per “l’economia di guerra” e organizza un presidio sul posto.
Al porto di Gioia Tauro ci sono 16 container, alcuni arrivati già a marzo dall'India, che sono diretti verso Israele a bordo navi di Msc, società che gestisce il terminal dedicato ai container nel porto della città calabrese. La spedizione è partita da una ditta indiana che produce anche acciaio balistico destinato all'industria militare. Dopo le segnalazioni di sindacati, attivisti, parlamentari ed europarlamentari, le verifiche della Guardia di finanza hanno stabilito che al loro interno ci sarebbe acciaio di grado militare, attualmente classificato come dual use, che potrebbe essere utilizzato per scopi bellici.
Otto di questi container erano segnalati in partenza per venerdì 29 maggio e sarebbero dovuti arrivare al porto di Haifa entro il 14 giugno, ma il loro invio è stato rimandato. Nel frattempo il collo è fermo al porto di Gioia Tauro, perché la legge italiana impedisce il commercio e il transito di materiali d'armamento verso Paesi in conflitto. Per sbloccare la situazione, il ministero dell'Interno deve nominare un perito che possa verificare la composizione della lega di questi materiali, ma le risposte tardano ad arrivare e la situazione è immobilizzata.
Proprio per la giornata di oggi il sindacato di base Usb, insieme agli attivisti della Global sumud flotilla,
Dalle lavoratrici asili In
piazza le lavoratrici degli asili - già in mobilitazione in questo
periodo, strappando anche vittorie giudiziarie - hanno visto
l'importanza, oggi soprattutto, di unire le forze (lavoratori di vari
appalti comunali, e movimenti di lotta: in primis Freedom Flotilla a
Taranto, i giovani della Fgc, chi si mobilita realmente per la
Palestina, ecc.) che aiuta a comprendere come sempre più sono
intrecciate le condizioni e le ragioni di lotta sia particolari che
generali, sia locali che nazionali e internazionali; come e perchè
Palestina, la lotta contro le guerre e la lotta delle lavoratrici non
sono due mondi a parte, ma sono lo stesso mondo e la stessa lotta; così
come le altre realtà intervenute, in particolare, appunto, la
rappresentante della Freedom Flotilla, rappresentanti dei giovani
studenti, hanno apprezzato e sono stati contenti di incontrare le
lavoratrici.
Questa
giornata di lotta era stata preparata da vari giorni da parte delle RSA
Slai cobas degli asili che sono andate direttamente ad affiggere la
convocazione dello sciopero e assemblea in ogni asilo e a parlare con
tutte, indipendentemente dall'iscrizione sindacale; infatti hanno
aderito alla giornata di lotta e partecipato all'iniziativa in piazza
anche RSA e lavoratrici dell'Usb (che non ha aderito allo sciopero
nazionale indetto da vari sindacati di base).
Vuol
dire che le giuste ragioni dello sciopero e la necessità della lotta,
più unitaria possibile, a fronte di condizioni di lavoro sempre più
precarie e vessatorie, con salari da fame da parte di padroni e Comune,
hanno giustamente prevalso.
Ora,
hanno detto le lavoratrici, non dobbiamo mollare, dobbiamo rivolgerci
sempre a tutte, e soprattutto dobbiamo mantenere la continuità della
nostra iniziativa.
Lo Slai cobas anche a nome dei sindacati di base che hanno indetto lo
sciopero del 29 maggio raccogliendo l’appello della comunità
palestinese ringrazia con il cuore e la mente tutti i compagni e
compagne di diverse associazioni e organizzazioni politiche, lavoratori e
lavoratrici appartenenti anche altre realtà sindacali che hanno
partecipato alle tre iniziative tenutesi: alla portineria dell’appalto
Ilva, a piazza Castello e a piazza Fontana, con interventi che
registrati metteremo sicuramente alla disponibilità e all’ascolto di
tutti e tutte perche servono a tutti e tutte. Invieremo anche alcune
foto.
L’unità nella lotta è un'arma è un valore che dobbiamo
impugnare e rafforzare per avanzare e costruire le condizioni anche a
Taranto di uno sciopero generale vero per la Palestina libera, contro
guerra e riarmo, per il salario, il lavoro, la salute e la sicurezza, i
servizi sociali, per Sako Bakari e i nostri fratelli migranti. Un
ringraziamento particolare alla rappresentante della Freedom Flotilla
Italia, Mariangela - che intervenendo e parlando alle 6 del mattino agli
operai alla portineria dell’ex Ilva a centinaia di operai ha aperto una
strada alla conoscenza, coscienza solidale internazionalista tra gli
operai con la Palestina di cui tutti abbiamo bisogno; e ai compagni/e
che a piazza Fontana hanno dato a Sako che lascia la nostra città un
saluto e un impegno militante contro ogni ipocrisia istituzionale e non,
perché il nostro fratello non sia morto invano. Grazie e… non è che
l’inizio.
Quando il silenzio comincia a fare troppo
rumore, nessuno può più permettersi di ignorarlo. Dopo i gravissimi
fatti del 25 Aprile 2026, abbiamo deciso di documentare un clima di
violenza sistematica che mira a colpire e intimidire chi si mobilita
nelle strade della nostra città. Questa inchiesta nasce per squarciare
il velo sulla complicità delle istituzioni e sull’impunità di cui godono
certe frange del sionismo militante, troppo spesso protette da una
narrazione mediatica parziale e omertosa che ha finito per legittimarne
l’azione. Lo faremo attraverso la voce di chi ha subito queste violenze
sulla propria pelle: testimonianze preziose di chi ha scelto di non
piegarsi alla paura. In un contesto di silenzio stampa pressoché totale,
questo lavoro frutto di una mobilitazione indipendente si pone un
obiettivo chiaro: trasformare quel silenzio in un grido di verità che
sia, finalmente, impossibile da ignorare.
Dal sito del collettivo si legge: “Siamo un collettivo indipendente.
Operiamo in totale autonomia da gruppi di potere, logiche di partito o
interessi commerciali, con un obiettivo chiaro: indagare i conflitti del
nostro tempo, ribaltare le narrazioni tossiche del discorso dominante e
far emergere la verità a partire dall’evidenza dei fatti. Questo spazio
nasce per essere un archivio aperto di verità e un punto di riferimento
per chi crede che un’informazione libera, rigorosa e conflittuale sia
il primo, fondamentale atto di resistenza. Non servono grandi mezzi, budget elevati o
team di esperti/e, bastano solo la necessità e la volontà di farlo. La
volontà di non rassegnarsi all’immobilismo e all’omertà, di non restare
indifferenti, di non delegare la possibilità di raccontare la verità.
Perché alzare la voce è il nostro modo per dire che noi RESTIAMO UMANI.”
Modena Sindacati di base in corteo, la protesta sfila per 4 chilometri dalle fabbriche al centro
Circa
150 persone hanno preso parte alla manifestazione di stamattina, ce
univa rivendicazioni per i diritti dei lavoratori a proteste contro le
guerre, Disagi alla circolazione per circa tre ore
Il corteo in zona artigianale
Come annunciato e secondo i ritmi previsti, si è svolta
stamane la manifestazione targata Si Cobas, CUB, Sgb, Adl Varese, Usi
Cit - cui si sono aggiunti anche sostenitori della Global Sumud
Flottilla - che ha mosso dalla zona artigianale di Modena Nord verso il
centro storico, nel solco di precedenti manifestazioni già tenutesi in
città nei mesi scorsi. La mobilitazione, indetta a livello nazionale da
tutti i sindacati di base, ha fatto tappa a Modena per ribadire la ferma
opposizione alle attuali dinamiche Il corteo in zona artigianale geopolitiche ed economiche.
Il corteo ha attraversato Via Finzi, Via Massarenti e viale
Gramsci, per poi scavallare la ferrovia e proseguire lungo i Viali fino
in largo Garibaldi, dove i partecipanti hanno voluto simbolicamente
concludere anche in relazione ai tragici fatti del 16 maggio,
denunciando un clima d'odio. La manifestazione ha comportato la chiusura
di un tratto ulteriore della tangenziale e dell'uscita 9 verso la zona
artigianale, complicando ulteriormente la situazione della viabilità da
"bollino rosso" di queste giornate.
Non fermarsi mai usare tutte le forme con il popolo palestinese contro il piano genocida Trump/Netanyahu - supportato da tutte le potenze imperialiste e i governi reazionari del mondo
8 maggio, 52esimo anniversario della Strage fascista, di Stato e della Nato di Piazza della Loggia del 28 maggio 1974.
Alle 10.12, ora della Strage, i rintocchi
per le 8 vittime di quella esplosione per la quale rimasero ferite anche
un centinaio di persone. Come ogni anno a livello istituzionale, la
piazza prevede delegazioni e interventi dalle ore 8.30 e per tutta la
giornata.
Le organizzazioni e le realtà di base dei movimenti sociali cittadini hanno lanciato due cortei antifascisti.
Il primo, alle ore 9 del mattino, si è
ritrovato in piazzale Cesare Battisti (metro San Faustino) per la
L'ultimo report di Francesca Albanese, relatrice speciale dell'Onu nei Territori palestinesi occupati, sulle torture ai prigionieri palestinesi è stato esposto in Senato. Partendo dalla testimonianza di 300 sopravvissuti, Albanese condanna "inequivocabilmente atti di tortura e altre forme di maltrattamento commesse da tutti gli attori, inclusi i gruppi armati palestinesi il 7 ottobre 2023 e successivamente". Le carceri sono dei veri e propri centri di tortura, oltre a essere una manifestazione ulteriore del genocidio.
Perché la tortura, si legge ancora nel report, "non è meramente punitiva: è strategica. Opera per degradare i corpi dei palestinesi, fratturarne l’integrità psicologica ed eroderne la resilienza collettiva. Anche una detenzione di breve durata produce danni fisici e psicologici i cui effetti si estendono oltre l’individuo, colpendo famiglie e intere comunità in modi duraturi e, in molti casi, irreparabili".
Tra cani, manganelli, stupri, bastoni, Albanese legge con un groppo in gola il materiale raccolto nei