venerdì 23 ottobre 2026

pc 23 ottobre - l'infame occupazione della Cisgiordania - grida vendetta!

 

I soldatini israeliani hanno invaso la Route 60, la principale arteria stradale che collega il nord e il sud della Cisgiordania, perché «gli arabi devono capire chi sono i padroni». Non li chiamano neanche palestinesi, ma se provassero a piantare o a mostrare la propria bandiera verrebbero arrestati. Ce ne erano già a centinaia di vessilli israeliani in Palestina, soprattutto all’ingresso degli insediamenti – illegali per il diritto internazionale – e sulle strade a uso esclusivo dei coloni. Poi è accaduto che a un ragazzino di 19 anni di nome Eyal Spiegel – quello che ha dichiarato che gli arabi devono capire che è lui il padrone – sia venuto in mente di impestare le strade con migliaia di bandiere, raccogliere soldi e chiamare a raccolta volontari che nottetempo avrebbero coperto 60 chilometri di percorso. Almeno questa è la storia che racconta la stampa di Tel Aviv. Ma come spiega bene il giornale israeliano Davar, è impossibile limitare la responsabilità a un singolo settore o a un gruppo marginale: «è una violenza grave e arbitraria, è una realtà che lo Stato e la società in Israele consentono, e che richiede un rimedio».

pc 23 ottobre - rappresaglia antioperaia e antisindacale - Sudd Cobas, multe da mille euro a 5 sindacalisti per i picchetti:

massima solidarietà di classe
Sudd Cobas, multe da mille euro a 5 sindacalisti per i picchetti: “Manifestazione non preavvisata”

Il sindacato: “Grave gesto contro la democrazia”.  conferenza stampa presidiata dalla polizia

pc 23 ottobre - oggi ore 12 Controinformazione Rossoperaia non esce - torneremo la prossima settimana con uno speciale sul sabato caldo a Milano come ovunque

 

pc 23 ottobre - Il governo risponde alla rivolta con più Stato di polizia


La risposta del governo alla rivolta proletaria e giovanile che ha attraversato Milano e alcune grandi città del nord, che già in quelle occasioni ha visto un intervento repressivo della polizia in tutte le forme a cui i giovani hanno opposto una resistenza creativa e hanno risposto colpo su colpo, hanno continuato la loro azione dimostrativa nei confronti del centro di Milano intorno alla questione di fondo che è il carovita e il peggioramento delle condizioni di vita proprie e di tutti i settori proletari di cui questi giovani sono espressione, in continuità con la lotta del movimento studentesco e seguendo l'esempio di una rivolta prolungata e già più avanti che si sviluppa in Francia.

A fronte di questo è partita la campagna terroristica di padroni governo, della stampa, delle televisioni per criminalizzare questi giovani, metterli alla gogna e preparare misure per schiacciarli, per impedire che la protesta vada avanti.

La borghesia e il suo governo Meloni non si fermano davanti a niente, invece di rispondere alle esigenze che stanno dietro questa rivolta, sul terreno delle condizioni di vita, della scuola e del futuro, sul terreno di rispondere alla protesta contro la guerra e il riarmo e tutto quello che comporta il taglio di spese sociali, invece di rispondere su questo trasforma tutto in una caccia all'uomo, in un tentativo di blindare e militarizzare le città secondo una logica che nelle intenzioni del governo è da dittatura militare, per questo il governo ha chiesto i militari e li ha ottenuti, 500 a Milano, ha chiesto poteri speciali per i militari, ma questo significa uno Stato di guerra, uno Stato di emergenza, uno Stato d'assedio, uno Stato di polizia che diventa uno Stato militare, di dittatura militare.

Su questo Mattarella ha evitato di dare poteri di polizia ai militari schierati nelle piazze per le prossime settimane, ma tutto il resto è gravissimo, è l'ennesimo decreto di sicurezza, è l'ennesima risposta con la violenza di Stato, garantita da leggi di Stato, alle proteste popolari, in questo caso alle radicali proteste della gioventù proletaria.

pc 23 ottobre - In diffusione alle fabbriche lo speciale lotta operaia ex Ilva Taranto - richiedi a slaicobasta@gmail.com wa 3475301704

pc 23 ottobre - Nuova sospensione delle attività produttive nello stabilimento Stellantis di Melfi - Le grandi fabbriche indicano la necessità della lotta di classe


La produzione si fermerà giovedì 22, venerdì 23 e lunedì 26 ottobre 2026
a causa della carenza di componenti.

Le fermate dello stabilimento poi possono ripercuotersi sull’Indotto, e qui anche con licenziamenti, come già sta avvenendo.

Ma anche gli altri stabilimenti Stellantis, da Mirafiori ad Atessa, Cassino non se la vedono bene, qui al massimo vi sono promesse di nuovi piani produttivi futuri e un presente di non lavoro, cassintegrazione, turni cancellati, ecc.

Le grandi fabbriche, dalla Stellantis all'ex Ilva, ecc., mostrano chiaramente la volontà del capitale: profitti maledetti e subito, con uso ultraflessibile della forza-lavoro, per ottenere con meno operai, meno costi di produzione, lo stesso pluvalore o maggiore; piani che per gli operai significano maggiore pluslavoro= più sfruttamento e relativamente meno salari, sia effettivi che nominali, perdita di lavoro che diventa sempre più precario - prima il precariato era la caratteristica dei piccoli e medi posti di lavoro, ora è la caratteristica della grande industria. 

Il governo non solo accompagna questi processi, ma ci mette del suo, rendendo normale, che

pc 23 ottobre - Dall'ex-Ilva di Taranto una corrispondenza aggiornata


Questa mattina abbiamo incontrato i lavoratori dell'Appalto ex Ilva per fare con loro il punto della situazione.

La prima questione che appare chiara è che tanti lavoratori sono in cassa integrazione e quindi sono a casa e di conseguenza il numero degli operai, che qui è sempre molto alto e concentrato, ora è molto diminuito. Esiste la giungla degli Appalti che corrisponde alla giungla di situazioni, una parte rilevante non lavora, è appunto in cassa integrazione, una parte continua a lavorare in attesa della soluzione della vicenda Ilva che ne potrà comportare la cassa integrazione per tutti o la mannaia dei licenziamenti collettivi richiesti dalle ditte e per ora sospesi.

Noi da tempo insistiamo per l'unità del fronte dei lavoratori dell'Appalto e naturalmente per l'unità di tutto il fronte operaio. L'unità è una questione importante perché è il fronte dell'Appalto, che nella crisi Ilva e nelle soluzioni di padroni e governo può pagare il costo maggiore della situazione, già lo paga perché nelle richieste sindacali e nella trattativa in corso col governo, nel decreto governativo, non è prevista alcuna integrazione alla cassa integrazione; non sono previsti blocchi di licenziamenti, né sono previsti sostanzialmente gli ulteriori ammortizzatori sociali che vengono rivendicati per gli operai Ilva.

Questa disparità tra operai dell'appalto e operai diretti, che si aggiunge all'attacco generale, è una enorme ingiustizia per i lavoratori dell'Appalto, e la rivendicazione di parità di

pc 23 ottobre - Il decreto permanente - Un commento al decreto del governo contro le manifestazioni dall'Avvocata Antonietta Ricci

Il decreto permanente: governare attraverso la paura.

Il governo dichiara guerra al disagio che non sa governare.

Dopo le proteste di Milano, il governo rilancia la ricetta del pugno duro: nuovi reati, misure preventive, stretta sui minorenni e militarizzazione dello spazio urbano. Non è soltanto una risposta agli scontri, ma il segnale di una politica che preferisce sorvegliare le conseguenze delle disuguaglianze piuttosto che mettere in discussione le condizioni che le producono.

C’è un momento in cui la retorica della sicurezza smette di essere una promessa e rivela la propria natura quando, di fronte a un problema che si ripresenta ostinatamente, il potere non cambia strategia ma aumenta la dose di repressione. È quello che accade quando le piazze si riempiono di giovani, le tensioni sociali diventano visibili e il governo risponde con nuovi reati, maggiori poteri di polizia, restrizioni preventive e militari nelle strade.

Il governo Meloni sembra aver trasformato questa sequenza in un metodo di governo. Ogni conflitto diventa un’emergenza, ogni emergenza giustifica un nuovo intervento legislativo, ogni intervento viene presentato come la dimostrazione di una fermezza che dovrebbe rassicurare il Paese. Ma dietro la scenografia dell’autorità rimane una domanda che la propaganda non riesce a cancellare: se le politiche securitarie fossero davvero sufficienti a risolvere le cause dell’insicurezza, perché il disagio continua a riemergere, coinvolgendo generazioni e contesti sempre diversi?

La risposta è inevitabile: la repressione può contenere una manifestazione, non può governare una società che produce esclusione.

Il nuovo decreto sicurezza, approvato il 20 ottobre si inserisce in una lunga successione di interventi che

pc 23 ottobre - Crimini sionisti/imperialisti contro il popolo palestinese /L’Italia è il primo importatore di rottami ferrosi da Israele.

 

CRIMINI.
Frantumati, polverizzati gli edifici distrutti e le macerie con centinaia di corpi dei Palestinesi sotto i loro cumuli e trasformati in materiale riciclato da esportare.L'Italia è il primo importatore di rottami ferrosi da Israele. Una crescita problematica

 


Il 31 luglio 2026 è scoppiato un incendio nel porto di Marghera (VE) a partire da rottami ferrosi provenienti da Haifa, in Israele

I dati delle Nazioni Unite e dell’Istat certificano un’impennata delle importazioni di detriti e rottami da Tel Aviv concentrata negli ultimi tre anni. Un fatto commerciale che diventa un’urgenza politica dato che fonti internazionali segnalano il “saccheggio” di questi materiali dalla Striscia di Gaza e dai Territori occupati. Dove arrivano e come si comportano le Dogane e le autorità portuali. La nostra inchiesta

Dal 2025 il nostro Paese è diventato il principale importatore di rottami ferrosi da Israele superando e sostituendosi alla Turchia che dal maggio 2024 ha annunciato l’interruzione dei rapporti commerciali con Tel Aviv (circostanza peraltro smentita dai transiti di greggio diretti in Israele con scalo nei porti turchi di cui abbiamo scritto qui).

I dati evidenziano un’impennata delle importazioni di detriti e rottami da Israele: crescita che risulta particolarmente critica soprattutto perché fonti internazionali hanno segnalato il “saccheggio” di questi materiali dalla Striscia di Gaza da parte dell’esercito israeliano (Idf) e di imprese israeliane.

Stando a Un comtrade, il database sul commercio internazionale di beni e servizi gestito dall’Ufficio statistico delle Nazioni Unite, nel 2023 Israele esportava in totale 393mila tonnellate di rottami ferrosi (codice HS 7204), la maggior parte verso la Turchia (poco più di 340mila) e, a seguire ma molto distanziate, verso Grecia e India, mentre l’Italia restava al diciottesimo posto con poche decine di tonnellate (73) importate in un anno.

Dal maggio 2024, a causa del presunto blocco commerciale imposto dalla Turchia a Israele, il commercio di rottami israeliano ha subito una battuta d’arresto. L’export è sceso a 244mila tonnellate in un anno, di cui 98mila verso la Grecia e 93mila verso la Turchia (che ha importato solo nei primi mesi del 2024), mentre l’Italia ha iniziato a risalire la classifica arrivando al quinto posto con circa 3.800 tonnellate. Nel 2025 il nostro Paese aumenta ancora di più le importazioni e arriva al primo posto con 99mila tonnellate importate (questa volta i dati sono dell’Istat), sostituendo di fatto la Turchia che esce dalla classifica. I numeri confermano che il trend è stato registrato anche nei primi sei mesi del 2026 (ultimi dati disponibili): da gennaio a giugno il nostro Paese ha importato 125mila tonnellate di rottami ferrosi da Israele.

pc 23 ottobre - solidali con la casa del popolo di Marano - sostegno alla manifestazione contro il cpr a castelvolturno - slai cobas per il sindacato di classe

Donzelli attacca la Casa del Popolo di Marano. Sabato manifestazione contro il Cpr a Castel Volturno


Il capogruppo parlamentare di Fratelli d’Italia Donzelli ha attaccato in un post la scuola di italiano della Casa del Popolo di Marano per il post di Potere al Popolo: “Scaffali vuoti, e loro spendono 43 milioni per un lager a Castel Volturno”.

Il deputato di Fratelli d’Italia ha rilanciato il video degli studenti-lavoratori che dicono no al Cpr: «Loro non vogliono i Cpr. Noi sì».

Donzelli, ha pubblicato sul suo profilo Instagram il video degli studenti del corso di italiano della Casa del Popolo di Marano nel quale annunciano che sabato 24 ottobre saranno alla manifestazione nazionale contro il Cpr di Castel Volturno.

Il Ministero dell’Interno vuole costruire il nuovo Cpr nell’area de La Piana, a Castel Volturno: 120 posti, un bando Invitalia da oltre 43 milioni di euro. Intanto in Campania il blocco dei tir svuota gli scaffali, e Ischia e Procida restano senza carburante.

“Donzelli ci ha fatto un favore: ha mostrato a tutti cosa facciamo alla Casa del Popolo”, dichiara

pc 23 ottobre - Bari sabato: manifestazione… ma contro la rivolta degli studenti e dei giovani proletari di Milano

Le dichiarazioni che stanno facendo “Cambiare rotta” e “Zona Franka” sulle manifestazioni che si terranno a Bari sabato, in coincidenza con le manifestazioni del sabato “fino alla caduta del governo” indette dal 'movimento 17 ottobre' in varie città, sono tese soprattutto a contrapporsi alle “violenze” di Milano, e ad assicurare manifestazioni pacifiche, da “bravi ragazzi”. Una vera infamata.

Riportiamo alcune dichiarazioni di queste due associazioni studentesche:

“Quella organizzata a Bari sabato 24 ottobre non sarà una piazza violenta, non c’è pericolo che si arrivi alle derive viste sabato scorso a Milano”; poi rincara la dose Antonella De Renzo di Cambiare rotta: “Bari non centra nulla con le scene viste a Milano”; e aggiunge con una vena anche di razzismo: “La composizione della piazza a Bari è completamente diversa. In piazza a Bari il 17 ottobre c’erano giovani dai 20 ai 30 anni, studenti, universitari, lavoratori, precari, agricoltori. A Milano c’erano invece anche ragazzini di seconda e terza generazione (vale a dire figli di immigrati - ndr) che si sono espressi nel modo che abbiamo visto. Qui da noi non esiste una situazione del genere… quella di Bari sarà una piazza pacifica”.

Si unisce a queste infami dichiarazioni il coordinatore di Zona Franka, Gennaro Cifanelli: “Ciò che è avvenuto nelle scorse giornate dubitiamo possa ripetersi nuovamente a Bari… le piazze (di Bari) sono legate a piani rivendicativi che possano rendere le nostre società più giuste, più democratiche e meno diseguali” – Ecco i giovani che vogliono Piantedosi, Meloni, Salvini.

Speriamo che vengano smentiti dagli altri studenti e giovani di Bari.

PS - Ma, purtroppo, queste posizioni degli studenti "per bene" sono presenti anche in altre città. 

giovedì 22 ottobre 2026

pc 22 ottobre - Milano - rivolta proletaria - da che parte stare - questo effettivamente è il centro del problema

un contributo - estratti

Rap’s not dead… e ora prende parte!


Da Marracash, forse uno dei rapper più schierati a livello sociale nel paese, abbiamo sentito dire che “il potere capisce solo il potere e che è ora che il popolo mostri il popolo”, mostrando le foto di un ragazzo che tiene in mano la bandiera italiana e di un tir fermo con uno striscione a sostegno dello sciopero, e “un risentimento crescente sta maturando, in tutti, un rigetto, un’insostenibilità della vita in questo paese e non solo”.

Parole chiare, altrettanto quanto quelle di Kid Yugi, forse uno dei pochi trapper ad essere realmente emersi dal profondo Sud, che tornando dal suo paese di origine in Puglia, descrive la drammatica situazione meridionale “nel silenzio e nell’indifferenza delle istituzioni e dei media tradizionali” e dichiara che “il patto sociale è stato infranto. La classe politica non è più serva del popolo […] bensì è prostituita a tutti i poteri sovranazionali che la finanziano e la manovrano”.

Altri rapper che si sono schierati sono Nayt, che muove il focus su “questa società

pc 22 ottobre - 32 famiglie rischiano di dover lasciare il loro quartiere a Milano - Lo aveva già denunciato il comitato che ha fatto la lotta contro i topi

Ecco cosa sta dietro anche all'abbandono delle case popolari da parte dell'Aler e del Comune di Milano, e che vengono invase dai topi: lasciare campo libero ai Fondi immobiliari, ai ricchi proprietari privati per aumentare al massimo gli affitti (già alti a Milano), costringere famiglie che stanno da decenni ad andarsene e fare case/strutture di lusso.

Ma la lotta contro i topi ha mostrato che queste speculazioni non devono passare. 

A Madrid, per questo, c'è stata una mobilitazione vastissima e che dura ancora... A  Milano i Fondi e il Comune non dormissero sonni tranquilli! 

Carovita, sfratti, affitti da capogiro... Che la rivolta dei giovani si estenda!

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Cosa succede quando un fondo diventa il tuo proprietario di casa? 

viale molise milano storia diritto casa

20 Ottobre 2026 - 08:06 Gianluca Brambilla

Il palazzo di viale Molise 51 sta per cambiare proprietà. E gli appartamenti, dove oggi vivono 63 persone in affitto, saranno messi in vendita a cifre da capogiro. 

Viale Molise, Milano. Quadrante Sud-Est della città. Da un lato della strada c’è l’ex Macello, un’area dismessa di 150mila metri quadrati che sarà oggetto di un’ingente riqualificazione. Dall’altro lato c’è un palazzo, al civico 51, dove 32 famiglie rischiano di dover lasciare la propria casa prima ancora che il quartiere possa mostrare il suo nuovo volto. L’edificio in questione ospita 35 appartamenti, tre dei quali sono già vuoti. Negli altri vivono 63 persone, con storie e situazioni diverse, ma tutte accomunate dallo stesso destino: la prospettiva che la loro casa sia venduta e che, alla scadenza del contratto, non sia

pc 22 ottobre - Milano chi è che dovrebbe essere risarcito? E chi è che devono difendere 5000 poliziotti e 500 parà sabato?

E’ tempo di fare l’inventario

Di seguito l’elenco dei principali negozi e punti vendita colpiti a Milano e a cui “i genitori dovrebbero pagare i danni”. Ma le multinazionali non sono neppure assicurate?

Via Torino e strade limitrofe

• Foot Locker: multinazionale con sede principale negli Stati Uniti (a New York) e migliaia di punti vendita in decine di paesi in Nord America, Europa, Asia e Oceania.

• Carrefour Market: multinazionale francese attiva nel settore della grande distribuzione organizzata, al centro della campagna Bds internazionale perché fornisce supporto concreto all’esercito sionista genocida

• Champions: marchio di abbigliamento sportivo di proprietà della multinazionale statunitense Authentic Brands Group (che possiede anche altri brand globali come Reebok e Forever 21), dopo essere stato acquistato dal gruppo Hanesbrands.

Via Orefici / Zona Cordusio

• Levi’s: grande multinazionale statunitense del settore dell’abbigliamento.

• Under Armour: azienda multinazionale statunitense fondata nel 1996 a Baltimora, nel Maryland. Opera e vende i suoi prodotti in tutto il mondo attraverso diversi segmenti geografici.

Corso Vittorio Emanuele II / San Babila

• Nike: multinazionale statunitense tra i leader mondiali nella produzione e nella distribuzione di calzature, abbigliamento e accessori sportivi.

Accusata dalle associazioni di diritti umani di schiavizzare bambini asiatici.

• La Rinascente: non è più italiana. Fa oggi parte di una grande multinazionale straniera.

Dal 2011, infatti, la catena di grandi magazzini di lusso è controllata al 100% da Central Group, un colossale conglomerato multinazionale con sede in Thailandia di proprietà della famiglia Chirathivat, tra i leader mondiali nel settore dei luxury department store.

Altre zone del centro (Largo Cairoli, San Babila, Corso Garibaldi)

• Decathlon (Piazza Castello / Largo Cairoli): grande azienda multinazionale francese specializzata nella progettazione, produzione e vendita di articoli sportivi, coinvolta anch’essa nella complicità sionista.

• Off-White (Via Pietro Verri): la boutique di lusso non è una multinazionale indipendente, ma un marchio globale di moda streetwear di lusso di proprietà della società di gestione statunitense Bluestar Alliance….

 * giornalista, sociologa, collaboratrice de L’Antidiplomatico

pc 22 ottobre - Giovani, vetri rotti e il bon ton “progressista”... Un contributo

di Pasquale Liguori

 Lasciamo per un momento da parte i fascisti, gli aspiranti colonnelli da golpe sudamericano, i nostalgici del manganello e quanti, davanti a ogni manifestazione di insubordinazione sociale, invocano un supplemento di repressione. Non perché costituiscano un problema secondario, tutt'altro. Ma perché esiste un'altra questione, per me altrettanto insidiosa, che riguarda coloro che si riconoscono in una cultura progressista, di diritti e libertà civili, di democrazia e difesa degli ultimi. È soprattutto a loro che vorrei rivolgermi.

Sono bastate alcune vetrine infrante, qualche sassata, gli scontri nelle strade di Milano perché si mettesse in moto il consueto apparato delle condanne. Anche i possibili candidati alla guida di un futuro governo “progressista” hanno sentito il bisogno di prendere immediatamente le distanze dalle violenze, accompagnando naturalmente la riprovazione con qualche laterale riferimento alle ragioni del disagio sociale. Eh già, perché prima ne va della propria rispettabilità elettorale, poi, purché non disturbi troppo, viene concessa qualche parola a corollario delle contraddizioni materiali che hanno generato la protesta.

Eppure, mi domando quanti tra questi rigorosi custodi della civiltà democratica abbiano letto i documenti che circolano tra quei giovani liquidati come facinorosi, maranza, minorenni irresponsabili e apprendisti delinquenti. Mi riferisco, in particolare, al manifesto del Movimento 17 Ottobre, che meriterebbe ben altra attenzione rispetto alla cronaca ossessionata dalle devastazioni. Vi si trovano considerazioni sulla crisi della rappresentanza politica, sulla trasformazione delle piazze in luoghi di formazione della coscienza collettiva, sull'organizzazione decentrata e sull'esperienza dei movimenti

pc 22 ottobre - -SALARI + CAROVITA = ESPROPRI PROLETARI - un contributo

 

Abbiamo chiarito in questo blog, con editoriale, con ORE 12 controinformazione rossoperaia, con il manifesto nazionale qual è la nostra posizione e quale la nostra azione conseguente là dove possiamo esserci, dove possiamo arrivare e alle fabbriche e posti di lavoro dove ci siamo e interveniamo. 

Di conseguenza nel blog ospitiamo i materiali del movimento in corso, senza per questo condividerne tutto, e ospitiamo note e posizioni  che condividiamo sia pur parzialmente di altre realtà organizzate nelle file operaie, proletarie, studentesche

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da Senza Tregua contro i Padroni

– SALARI + CAROVITA = ESPROPRI PROLETARI

La matematica NON è un’opinione…

“Per favore”, replicò Oliver, “ne vorrei ancora”. Il direttore diede un colpo con il mestolo alla testa di Oliver, lo immobilizzò tra le sue braccia, ed urlò per chiamare il sorvegliante. Il consiglio era riunito in un solenne conclave, quando il Signor Bumble entrò correndo nella stanza con grande agitazione, e rivolgendosi al signore sull’alta sedia, disse: “Signor Limbkins, imploro il suo perdono, signore! Oliver Twist ha chiesto di averne dell’altra!”. Ci fu una reazione generale. L’orrore era sul volto di tutti. “Dell’altra!” esclamò il Signor Limbkins. “Si componga, Bumble, e mi risponda distintamente. Ho capito che lui ne abbia chiesta dell’altra, dopo aver mangiato la zuppa concessa dalla dieta?“ “L’ha fatto, signore”, rispose Bumble. “Quel ragazzo sarà impiccato” disse il signore con il panciotto bianco.”

da “Oliver Twist” di Charles Dickens

“E’ colpa dei russi!”, “Sono i maranza!”, “E’ tutta invidia!”, “Sono i barbari immigrati!”, “Eventi imprevedibili ed inattesi!, “E’ la guerra ibrida!”: sono alcune delle note stonate della sintonia orchestrata dal mainstream mediatico, per alleviare le responsabilità dei capitani ultraliberisti in pieno affondamento del Titanic euroimperialista.

Dalla Francia all’Italia, dall’Albania alla Spagna, fino in Belgio, mezza Europa è infiammata dalle rivolte giovanili, mentre gli oligarchi sono lanciati nella corsa al riarmo ed in preda ad un delirio guerrafondaio. Per quanto rumore faccia la grancassa dei mercenari della guerra psicologica, nessuno può evitare che la cruda verità dei numeri sveli cause e responsabilità di un movimento reale, ampiamente prevedibile.

Niente scuse, i numeri parlano chiaro

pc 22 ottobre - La nostra locandina sulla rivolta dei giovani a Milano - una bella discussione con ragazzi

Corrispondenza dai nostri compagni di Milano 

Attacchinaggio zona Padova Lambretta e Corvetto. A tratti difficoltoso x pioggia che non ci ha permesso di attacchinare in alcune scuole. Al Corvetto la pioggia ha smesso ed è stato interessante quando, davanti a 3 ragazze e 1 ragazzo sui 16 anni, stavamo attacchinando davanti la foto/lapide di Ramy, messa dopo una manifestazione; quando abbiamo fatto la foto ci hanno detto: non fate foto a Ramy. Al che ci siamo avvicinati e gli abbiamo fatto vedere la locandina e hanno voluto che ne attaccassimo un altra dall'altro lato della strada;  abbiamo iniziato a discutere sul perché fossimo lì, gli abbiamo risposto sintetizzando l'editoriale di ORE 12. Ci hanno chiesto anche perché facevamo questo, risposto che è la nostra politica dalla parte degli oppressi, e allora ci hanno detto: perché non organizzate una manifestazione qua? Augurandoci un arrivederci.



pc 22 ottobre - La borghesia, il suo Stato, il suo governo fascisteggiante scatenano la repressione - Chi semina vento raccoglie tempesta...

Droni e parà, Milano si blinda: controlli sui gruppi social e ipotesi cortei vietati in centro

Preoccupano le manifestazioni di sabato. Sala: «Bene i militari, ora controllo e repressione». Piantedosi: nessuna regia occulta dietro le proteste. In arrivo le prime sanzioni per i genitori

2 minuti di lettura
 Sono parà della folgore i 500 soldati attesi a Milano, alcuni anche specializzati nella guida dei droni. Come ha spiegato il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi al termine del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza che si è tenuto in vista del weekend, «avranno la massima mobilità sul territorio». A disporre del loro utilizzo sarà il prefetto nell’ambito del progetto «Strade sicure»…
Violenze Milano, il decreto è pieno di follie: istigare alla protesta sarà più grave della tortura

Violenze Milano, il decreto è pieno di follie: istigare alla protesta sarà più grave della tortura

La norma coi buchi. Previste pene più pesanti per chi lancia una pietra sbagliando mira, rispetto a chi colpisce e rompe una vetrina.

Il “nuovo reato” annunciato in video dalla premier Giorgia Meloni? Se durante una manifestazione crei disordini con almeno altre quattro persone e “ti metti a tirare pietre” contro una vetrina, sbagliando mira, rischi una condanna più pesante di chi all’interno della stessa manifestazione dà in escandescenze da solo, ma una vetrina la rompe davvero

pc 22 ottobre - ORE 12 Controinformazione rossoperaia - Dall'ex-Ilva di Taranto una corrispondenza aggiornata

 

pc 22 ottobre - Milano/ manifestazione alla scala .. 400 stro...truppe di complemento dello stato di polizia di Meloni/Salvini/Piantedosi

 

Milano in piazza contro la violenza, Sala: “Riprendiamo il controllo della città”

Manifestazione promossa dalla Cgil in piazza della Scala. Il sindaco Sala: "Ci deve essere una fase immediata di ripresa del controllo della città, poi ci sarà una fase più lunga e difficile di riattivazione e dialogo con questi ragazzi"


Milano, 21/10/26, Piazza della Scala, Presidio indetto dalla Cgil Milano, 'una piazza per la coesione sociale', con sindaco Giuseppe Sala e candidati alla primarie Carlotta Cossutta, Anna Scavuzzo, Tommaso Goisis e Pierfrancesco Majorino

La pioggia non ha fermato il presidio contro la violenza promosso dalla Cgil in piazza della Scala a Milano ieri pomeriggio. Hanno aderito Anpi, Arci, Pd e altre associazioni. La manifestazione è stata una risposta alle devastazioni e vandalismi del fine settimana. Presente anche il sindaco Beppe Sala. “È chiaro che ci deve essere una fase immediata di ripresa del controllo della città, perché è quello che chiedono i cittadini, poi ho sentito dire che la sicurezza non possiamo lasciarla alla destra, appunto, quindi bisogna fare delle cose” ha detto Sala.  “E in questo momento il mio contributo è anche collaborare perché si riprenda il controllo della città. Poi ci sarà una fase più lunga e più difficile – ha aggiunto -, veramente molto più complessa, di riattivare un dialogo e una comprensione con questi ragazzi. Cerchiamo di capire come andranno coinvolte le scuole”.   “Sarà una operazione molto più complessa. Non c’è un paese democratico al mondo che vive di solo repressione – ha concluso -, c’è un momento di controllo, ma c’è qualcosa di più”.

Milano, 21/10/26, Piazza della Scala, Presidio indetto dalla Cgil Milano, ‘una piazza per la coesione sociale’, con sindaco Giuseppe Sala e candidati alla primarie Carlotta Cossutta, Anna Scavuzzo, Tommaso Goisis e Pierfrancesco Majorino