mercoledì 4 novembre 2026

pc 4 novembre - dopo la giornata di lotta del 30 verso la manifestazione del 12 dicembre per la caduta del governo Meloni


 

pc 4 novembre - un saluto proletario a antonio salinardi delegato slai cobas fiat Sata di melfi scintilla e protagonista della grandiosa lotta operaia dei 21 giorni

Venerdi 6 novembre - in occasione della assemblea a Potenza sull'ex Ilva taranto i compagni dello slai cobas taranto ricorderanno e renderanno omaggio a questa storica avanguardia operaia


la figura del delegato Slai Cobas dello stabilimento Fiat (ora Stellantis) di Melfi rimanda storicamente e politicamente a una forte presenza del sindacalismo di base all'interno della fabbrica lucana, in particolare fin dalle storiche lotte operaie, come la celebre protesta dei "21 giorni" di Melfi nel 2004. [1, 2]
I punti chiave legati alla presenza e all'attività dei delegati Slai Cobas a Melfi includono:
  • Le origini e le figure storiche: Tra gli operai simbolo dell'avanguardia operaia che ebbero il coraggio di fondare lo Slai Cobas nello stabilimento di Melfi, sfidando un contesto aziendale storicamente rigido, si ricorda in particolare Antonio Salinardi, scomparso nel 2026, figura cardine del sindacalismo di base all'interno dello stabilimento fin dai primi anni 2000. [1]
  • Posizioni di contrasto con l'azienda e i confederali: I delegati dello Slai Cobas a Melfi si sono sempre distinti per una linea di forte conflittualità sia nei confronti delle politiche di flessibilità e sfruttamento della Fiat/Stellantis (come l'introduzione dei turni intensivi), sia rifiutando la validità di accordi o referendum siglati dai sindacati confederali (CGIL, CISL, UIL). [1, 2]

  • Operai Contro
     2 g 
    In ricordo di Antonio Salinardi, tra le avanguardie operaie della lotta dei 21 giorni di Melfi
    Mercoledì 28 ottobre è morto, a soli 57 anni, Antonio Salinardi, per i più un perfetto sconosciuto, non per noi e soprattutto non per la stragrande maggioranza degli operai dell’allora Sata di Melfi, ora Stellantis.
    Abbiamo avuto l’onore e il privilegio di seguire e, nel limite delle nostre forze, partecipare come Operai Contro, al percorso che agli inizi degli anni ’90 coinvolse migliaia di giovani lucani e pugliesi.
    A Melfi, grazie al patto scellerato fra la Fiat, i sindacati nazionali, le forze politiche e le istituzioni statali e regionali, gli operai vivevano le condizioni salariali e lavorative di gran lunga peggiori rispetto agli altri operai italiani.
    Questi operai furono in grado, superando mille difficoltà ed ostacoli, di costituirsi come una comunità compatta capace di difendere ed imporre i propri interessi.
    Antonio Salinardi, di quella lotta fu tra gli artefici e i protagonisti. Ebbe il coraggio, in un periodo in cui nella fabbrica di Melfi era rischioso già militare nella Fiom su posizioni critiche, di fondare, insieme ad altri operai, lo Slai Cobas. Lo scandalo e l’allarme suscitato da questo tentativo fu enorme.
    Il sindacato di base si allargava, dalle sue roccaforti storiche, direttamente nella fabbrica più produttiva della Fiat e con la minore conflittualità interna. La repressione aziendale, con il silenzio complice dei sindacati confederali nel migliore dei casi, fu pesantissima. Antonio Salinardi non si piegò e fu tra i protagonisti della lotta dei 21 giorni.
    Dopo quell'esperienza iniziò il lento peggioramento della condizione operaia, non solo a Melfi, ma a livello generale. Solo pochi compagni cercarono di reagire, pagandone pesantemente le conseguenze. Salinardi se ne tirò fuori, senza però mai collaborare con l’azienda.
    Evidentemente deluso da come andavano le cose, abbandonò completamente l'idea di costruire un’organizzazione operaia, ma questo non può farci dimenticare il contributo che Antonio Salinardi ha dato alla lotta degli operai.

pc 4 novembre - ORE 12 Controinformazione rossoperaia - La sconfitta elettorale di Trump incoraggia la lotta antimperialista nel mondo

 

pc 4 novembre - a Potenza sede del processo 'ambiente svenduto' una assemblea per fare il punto di parte operaia e popolare sulle vicende giudiziarie


 

pc 4 novembre - Spagna - Sgombero a Madrid: la acampada finisce, la lotta continua

Da Giuliana - Il manifesto

La acampada della Puerta del Sol a Madrid non esiste più: nella notte tra lunedì e martedì, intorno alle 3, quattrocento agenti della polizia nazionale e della polizia municipale hanno sgomberato le 334 persone che ancora vi pernottavano. Secondo i canali social del movimento 26S, lo sgombero sarebbe avvenuto in modo violento, con uso di gas al peperoncino. Due persone sono state arrestate per resistenza all’autorità. Successivamente, i servizi di pulizia urbana hanno smontato tende, tendoni e gazebo per un totale di oltre 36 tonnellate di materiale, che sarebbe stato almeno in parte trasferito in depositi municipali perché possa essere recuperato da chi lo reclamerà.

Erano in molti ad auspicare una fine diversa per la acampada, ma le decisioni di movimenti che si vogliono orizzontali e assembleari seguono dinamiche articolate, soprattutto quando si lasciano attraversare, come è inevitabile nell’occupazione di massa di una piazza, dalla complessità della realtà sociale. Così è stato per il movimento 26S. Delle 334 persone sgomberate dalla Puerta del Sol, circa 250 erano senza fissa dimora e dormivano lì per necessità, e non, o non solamente, mosse da istanze rivendicative.

NELLE ULTIME DUE settimane, la composizione interna della acampada si era modificata progressivamente: numerose organizzazioni e commissioni avevano deciso di porre fine alla loro esperienza a Sol per trasferire le attività nei quartieri e preparare lo sciopero generale dell’11 novembre,

pc 4 novembre - Trump ha perso le elezioni, è una buona cosa... Ma la questione di fondo non è Trump ma l'imperialismo USA

Intensificare la lotta dei proletari e dei popoli oppressi di tutto il mondo contro imperialismo, guerra, fascismo, miseria e sfruttamento, repressione e oppressione dei proletari e delle masse popolari.

Mao: L'imperialismo è una tigre di carta

"Se una cosa è grande, non bisogna averne paura. Ciò che è grande è destinato a essere rovesciato da ciò che è piccolo, e questo diventerà grande. (…) Chi dispone di forze esigue, ma è legato al popolo, è forte; chi dispone di forze ingenti, ma è contro il popolo, è debole (…) I grandi e potenti non riescono a vincere, i piccoli e deboli finiscono sempre per vincere. (…) Tutta la storia, la storia di alcuni millenni della società umana divisa in classi conferma questo assunto: i forti devono cedere il posto ai deboli. (…)
Una grande pace potrà aversi solo dopo che l'imperialismo sarà stato annientato. Verrà il giorno in cui la tigre di carta sarà distrutta. Ma essa non si distruggerà da sé saranno necessarie raffiche di vento e scrosci di pioggia.
Quando definiamo l’imperialismo americano una tigre di carta parliamo in termini strategici. Da un punto di vista complessivo dobbiamo disprezzarlo, ma in ogni situazione specifica dobbiamo prenderlo sul serio. È dotato di artigli e di zanne. Per venirne a capo bisogna strappargliele una alla volta. Mettiamo che abbia dieci zanne: la prima volta gliene strappiamo una, gliene restano nove; la seconda volta un’altra e gliene restano otto. Quando gli abbiamo strappato tutte le zanne, gli restano gli artigli. Se procediamo gradualmente e coscienziosamente, alla fine ci riusciremo.
Sul piano strategico bisogna assolutamente disprezzare l’imperialismo. Sul piano tattico bisogna prenderlo sul serio. Combattendo contro di esso bisogna prendere sul serio ogni battaglia, ogni aspetto specifico. Adesso gli Stati Uniti sono molto forti, ma se li consideriamo in un ambito più vasto nell’insieme della situazione e in una prospettiva di lungo periodo, essi sono impopolari, la loro politica non piace perché opprimono e sfruttano i popoli. Per questo la tigre è destinata a morire. Quindi non è terribile, la si può disprezzare. (...)
 
(Brani tratti da Mao Zedong, L'imperialismo americano è una tigre di carta, 14 luglio 1956. Sta in Mao Zedong, Rivoluzione e costruzione, pp.. 412-16, Einaudi editore)

pc 4 novembre - Un sondaggio che dà ragione alle proteste e ci invita a intensificarle

pc 4 novembre - In queste grandi giornate di lotta le ragioni di ribellione delle ragazze sono tante...


Dal blog femminismorivoluzionario

Il 30 come nei giorni del 17/18 ottobre, poi il 24 ottobre le ragazze sono tantissime. 
E come possono non esserlo?!
Le ragioni di ribellione delle ragazze sono tante, come doppia è la condizione di oppressione. Se per tutti i giovani, soprattutto proletari, figli di immigrati, il presente è pesante, difficile e il futuro è nero; per le ragazze già il presente è di violenza, discriminazioni, concezioni patriarcaliste/fasciste e il futuro è nerissimo.

L'elenco è lungo: lavori ultraprecari e a pochissimi soldi, affitti impossibili, tagli ai consultori laici e ai centri antiviolenza, stupri, femminicidi, scuole all'insegna di "Dio, patria, famiglia" altro che educazione sessuo-affettiva, oppressione familiare, ecc, ecc. 

Oggi riportiamo uno degli aspetti più inaccettabili di come il sistema capitalista, i padroni, il governo, lo Stato vede e considera le donne.

Future "macchine per la riproduzione", per lo sfruttamento dei padroni e per la guerra - Da Sole 24 ore il giornale dei padroni: "Ogni bambino rappresenta un futuro lavoratore, contribuente, imprenditore e consumatore. Meno nascite significano meno forza-lavoro, minore domanda interna, una crescita della produttività inevitabilmente più debole... non c'è più equilibrio tra chi versa i contributi e chi percepisce una pensione... Esiste poi un altro aspetto. L'Europa sta inaugurando una stagione di massicci investimenti nella difesa. Si parla di sistemi d'arma, tecnologia e capacità industriale. Ma nessuna industria può produrre la risorsa più preziosa, le persone. Anche gli eserciti più avanzati hanno bisogno di uomini e donne... in questo senso la demografia torna a essere una componente della capacità strategica di uno Stato... Macron parla di "riarmo demografico"... E' tempo di riconoscere che la natalità rappresenta una grande questione economica, fiscale, strategica di uno Stato...".

ALLORA, E' GIUSTO RIBELLARSI! 
E' GIUSTO E NECESSARIO ESSERE SEMPRE DI PIU' ALLE PROSSIME MANIFESTAZIONI!

MFPR

pc 4 novembre - Avanti dopo la grande giornata di lotta del 30 ottobre!


La giornata del 30 ottobre è stata una grande giornata di lotta
. A qualche giorno di distanza è importante approfondire il significato di questa giornata, significa guardarla innanzitutto dal lato oggettivo e dal lato delle masse.

La giornata di sciopero generale e manifestazioni è stata una giornata riuscita, su questo non c'è dubbio, non è un problema solo di numeri, è un problema dell'impatto che la giornata ha avuto per i livelli di partecipazione a livello politico, a livello sociale, a livello di messaggio alle masse proletarie.

È brutto che le forze organizzatrici spesso sparano cifre esagerate per ingrandire il valore della manifestazione, è un pò stupido perché la giornata di lotta è riuscita e perché può distogliere dai compiti reali che ci sono per andare avanti.

Le cifre devono crescere attraverso il lavoro, il messaggio e l'organizzazione che questa giornata incoraggia.

Sicuramente un milione di persone sono scese in piazza e questi numeri sono stati sicuramente più grandi di tutti gli altri precedenti scioperi generali di questa natura, sicuramente è stata la giornata di lotta più avanzata degli ultimi tempi. Quando si fa sciopero contano i numeri. Il valore quantitativo

martedì 3 novembre 2026

pc 3 novembre - Ucraina: alla periferia di Kiev, una folla ha dato l'assalto a un edificio occupato dai nazisti del Battaglione Azov: segnali dell'inizio della fine del burattino servo imperialista Zelensky?

Le masse ucraine cominciano a protestare contro il reclutamento forzato dei militari dell'esercito nazista Azov. Il regime di Zelensky è sostenuto dagli imperialisti, gli Usa hanno appena approvato l'invio di missili Patriot per 2,1 miliardi di dollari, l'Europa imperialista ha superato i 200 miliardi di euro, in Italia il governo fascio-imperialista Meloni/Crosetto prepara un nuovo pacchetto di aiuti, Meloni ha detto che anche se sostenere l'Ucraina comporta un costo politico elevato, non ha alcuna intenzione di cambiare rotta: "non intendo cambiare la mia posizione. Sostengo l'Ucraina non solo per il bene degli ucraini, ma anche per il bene dell'Italia". 

Tajani: «Invieremo quanto prima il prossimo pacchetto a Kiev»

La cosiddetta "opposizione" parlamentare: Guerini (Pd), se al governo dovremmo dare più aiuti militari a Kiev di quelli di Meloni


Il ministro dell'Interno Ivan Vyhivskyi ha disposto l'avvio di un'indagine ufficiale sugli eventi accaduti a Petropavlivska Borshchahivka. In particolare, verranno verificate le condizioni di permanenza dei militari nell'edificio.




da insideover

Ucraina, la periferia di Kiev in rivolta contro la mobilitazione forzata, Zelensky manda Budanov

A Petropavlivska Borshchahivka, alla periferia di Kiev, una folla ha dato l'assalto a un edificio occupato da uomini del Battaglione Azov.


È comprensibile che i media ucraini “ufficiali” dedichino molto più spazio ai bombardamenti russi, che di giorno in giorno diventano più intensi e più spietati, per esempio a quello che ha colpito una scuola adibita a rifugio nella regione di Zaporizhzhia, che ha fatto decine di morti. Ma i social ucraini sono invece colmi di cronache più o meno attendibili dei fatti di Petropavlivska Borshchahivka, alla periferia di Kiev, dove una folla inferocita ha preso d’assalto un edificio occupato da uomini del famoso Battaglione Azov, da tempo inserito nei ranghi della Guardia Nazionale, che, secondo la versione che si è subito diffusa, avrebbero tenuto prigioniere quaranta persone e ne avrebbero uccisa una in quella che sarebbe stata una prigione segreta e un centro di tortura per renitenti alla leva e disertori. Le immagini diffuse in Rete sono in effetti impressionanti e non sono mancati colpi d’arma da fuoco, con ogni probabilità sparati in aria dai militari assediati, mentre fuori i dimostranti distruggevano auto della polizia e un autobus usato dalle pattuglie per la mobilitazione forzata.

In pochissimo tempo le due versioni – media “classici” contro social – si sono allontanate sempre più. La polizia ha smentito sia l’esistenza di una prigione segreta sia le torture, i portavoce del Battaglione Azov hanno invitato la popolazione a “non immischiarsi nel lavoro dei militari” e, com’era immaginabile, è riecheggiata qua e là la versione del complotto russo. Da segnalare, in proposito, la ricostruzione del sito di giornalismo investigativo Slidstvo, che qui riassumiamo: i primi accenni alla prigione segreta sarebbero comparsi su Facebook il primo novembre; poi sarebbe entrata in azione una certa Valentina Moloda, infermiera e giornalista, già titolare di una clinica di chirurgia estetica poi chiusa nel 2023, che si è presentata davanti all’edificio dell’Azov con un’ambulanza, chiedendo di poter entrare ad assistere, appunto, gli uomini ivi detenuti. Da lì si sarebbero poi sviluppati i disordini. E la Moloda avrebbe partecipato a una “marcia per la pace” a cui, scrivono alcuni, aveva messo mano la propaganda del Cremlino.

pc 3 novembre - ORE 12 Controinformazione rossoperaia - Avanti dopo la grande giornata di lotta del 30 ottobre!

 

pc 3 novembre – Il governo della finanziaria dei tagli e della guerra, la Cisl approva

 

Questa legge di bilancio varata dal governo è così brutta per lavoratrici, lavoratori, pensionati... che perfino la Fumarola, attuale dirigente della Cisl, è stata costretta a chiedere un incontro a Tajani (perché poi al ministro degli esteri?), nella speranza di impietosirlo e provare a cambiare qualche virgola.

Ma Tajani, leader (?) di Forza Italia, che non è insensibile ai voti che arrivano dalla Cisl, è stato subito chiaro: “Adesso non possiamo stravolgere la manovra perché la situazione economica internazionale è quella che è e non dipende da noi”. A quanto pare niente dipende da questo governo, se non la repressione a tutto spiano, la guerra e i tagli alle spese sociali.

Ma siccome “Antonio Tajani non è insensibile al grido di dolore della Cisl” (v. il manifesto di oggi) “ha

pc 3 novembre - Nuova rimozione del blog internazionalista marxista-leninista-maoista MaoistRoad

 

Questa volta l'intenzione è di non farci riaprire - ma naturalmente, per quanto i tempi potranno essere non brevi, Maoist Road tornerà a uscire

info contatti: maoistroad@gmail.com 

October (62) ultimi post

pc 3 novembre - Ultim'ora: a Madrid la polizia sgombera con violenza l'acampada che ieri aveva deciso di trasferirsi nei quartieri - verso lo sciopero generale dell'11 novembre

 


🔸 La mayoría de las comisiones que han organizado la acampada en la Puerta de Sol de Madrid han anunciado su progresiva disolución, la salida de la plaza de sus integrantes y la "mudanza" a los barrios con la finalidad de preparar la huelga general del 11 de noviembre.

"Desde Acampada 26S, comenzamos la llamada mudanza a los barrios para transmutar en un movimiento social y de clase trabajadora, comprendido como Movimiento 26S", con el objetivo de "preparar la huelga general" señala un comunicado del movimiento Acampada 26S.

Tienes más detalles en rtve.es/n/17295176

#acampadasol #acampada26 #madrid #noticias #españa

lunedì 2 novembre 2026

pc 2 novembre - La giornata del 30 nella cronaca di infoaut/radio onda d'urto - info

Sciopero generale: l’Italia si blocca

Giornata di sciopero generale: numeri ancor più massicci delle prime manifestazioni dell’autunno scorso. Blocchi in tutta Italia e cortei da decine di migliaia di persone, dalle metropoli alle province.

Contro la guerra, contro il carovita, contro il riarmo voluto dal governo Meloni. E ancora, contro una vita precaria e indignitosa, per dire basta ai sacrifici che il governo italiano, insieme ai governi di tutta Europa, vogliono imporre alla popolazione. La partecipazione è stata impressionante, da Sud a Nord, oltre un milione in tutta Italia. Il Paese che per anni è stato narrato come il bacino dell’indifferenza e che nei migliori dei casi avrebbe voluto “fare come in Francia” in queste settimane, sull’onda del ciclo di movimento iniziato un anno fa a sostegno della Palestina e contro la complicità dei governi con il genocidio, sta dando un segnale chiaro: è giunto il tempo di alzare la testa.

Grazie ai giovani che a fronte del peso di un futuro rubato stanno occupando scuole e università da un mese per affermare la propria esistenza, ai giovani che con rabbia calciano indietro la sfrontatezza dell’ingiustizia, oggi grazie alla chiamata allo sciopero generale indetto dall’Unione Sindacale di Base, si sono uniti i lavoratori e le lavoratrici che non hanno nessuna garanzia di vedere riconosciuto il

pc 2 novembre - Porto di Genova. Una dimostrazione di forza dei lavoratori organizzati

Abbiamo lasciato passare un paio di giorni per mettere in fila idee, impressioni ed emozioni sulla grande giornata di sciopero internazionale dei porti del 30 ottobre, indetta da USB e sostenuta da diversi sindacati di base. Ora possiamo dirlo senza esitazioni: è stata una giornata di lotta importante, una mobilitazione riuscita, un segnale forte che nessuno può permettersi di ignorare!

Giovani lavoratori e giovani studenti, fianco a fianco, ancora più uniti, consapevoli e determinati delle mobilitazioni dello scorso autunno per la Palestina e per la Flotilla. Insieme siamo scesi in piazza anche il 19 luglio, non per limitarci a commemorare il G8 di Genova, ma per raccogliere e rilanciare il filo di quelle lotte, che a 25 anni di distanza continua ad attraversare le nostre vite.

Oggi siamo qui, più forti nella consapevolezza delle nostre ragioni, più lucidi di fronte agli inganni dei

pc 2 novembre - La giornata di lotta del 30 nelle cronache di altri siti

Una forte giornata di lotta contro la corsa alla guerra e il carovita (Italiano- English)

Forse è esagerato parlare di “circa un milione e mezzo di manifestanti”, ma in tutte le più grandi città – da Milano a Torino, da Firenze a Bologna, da Roma a Napoli – e almeno in altre 60, le piazze si sono riempite di grandi, grandissime manifestazioni unite dalla protesta contro il carovita e la corsa al riarmo e alla guerra.

La campagna di intimidazione messa in atto dai mass media di regime, le precettazioni, il più imponente schieramento di polizia nelle strade da anni e anni, e – all’occorrenza – le manganellate, gli idranti, i lacrimogeni, i fermi (come a Vicenza, Mestre, Torino, Roma, etc.), hanno fallito la loro mission. A dimostrare, ancora una volta, che decisivi non sono i decreti-sicurezza, sono i rapporti di forza. E per il movimento di classe i fattori chiave della propria forza sono la massima ampiezza della partecipazione e la determinazione organizzata. E’ questo che ha consentito oggi di bloccare il traffico dei porti (anche con un’adesione allo sciopero tra i portuali modesta), diverse autostrade, snodi ferroviari, tangenziali, di occupare sedi universitarie (come a Pisa) e scuole, infrangendo le barriere repressive e legalitarie.

Forte è stato l’apporto delle città portuali, Livorno anzitutto, Genova, Ravenna, Salerno, Ancona, Carrara, in una giornata segnata dallo sciopero internazionale di un centinaio di porti contro il genocidio

pc 2 novembre - L'assemblea nazionale di Roma del 1 novembre lancia una manifestazione nazionale a Roma per il 12 dicembre - info


pc 2 novembre - martedi 3 novembre ad ORE 12 Controinformazione Rossoperaia la grande giornata del 30 ottobre e come continua

 

pc 2 novembre - Il movimento della gioventù proletaria e studentesca deve andare fino in fondo