
Palestina, l’esercito di bandiere che ruba terra e orizzonte
Migliaia di vessilli israeliani invadono le strade, circondano negozi e delimitano pascoli palestinesi. È la “guerra per la coscienza” dei coloni: un progetto sostenuto dalle istituzioni degli insediamenti per intimidire la popolazione e affermare il possesso del territorio.
I soldatini israeliani hanno invaso la Route 60, la principale arteria stradale che collega il nord e il sud della Cisgiordania, perché «gli arabi devono capire chi sono i padroni». Non li chiamano neanche palestinesi, ma se provassero a piantare o a mostrare la propria bandiera verrebbero arrestati. Ce ne erano già a centinaia di vessilli israeliani in Palestina, soprattutto all’ingresso degli insediamenti – illegali per il diritto internazionale – e sulle strade a uso esclusivo dei coloni. Poi è accaduto che a un ragazzino di 19 anni di nome Eyal Spiegel – quello che ha dichiarato che gli arabi devono capire che è lui il padrone – sia venuto in mente di impestare le strade con migliaia di bandiere, raccogliere soldi e chiamare a raccolta volontari che nottetempo avrebbero coperto 60 chilometri di percorso. Almeno questa è la storia che racconta la stampa di Tel Aviv. Ma come spiega bene il giornale israeliano Davar, è impossibile limitare la responsabilità a un singolo settore o a un gruppo marginale: «è una violenza grave e arbitraria, è una realtà che lo Stato e la società in Israele consentono, e che richiede un rimedio».















Sono parà della folgore i 500 soldati attesi a Milano, alcuni anche specializzati nella guida dei droni. Come ha spiegato il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi al termine del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza che si è tenuto in vista del weekend, «avranno la massima mobilità sul territorio». A disporre del loro utilizzo sarà il prefetto nell’ambito del progetto «Strade sicure»…

