mercoledì 10 giugno 2026

pc 10 giugno - Il governo rinnova e amplia le missioni militari. All'ombra di quelle del gas e del petrolio in Africa e Asia si espandono i profitti dell'ENI. Dal Parlamento pieno appoggio


alcune info - decode39/9 giugno 2026:

L'Italia rimane uno dei paesi europei più attivi nelle missioni internazionali, con dispiegamenti in ambito NATO, ONU, UE e in operazioni bilaterali.

Il dibattito parlamentare ha rispecchiato una crescente enfasi sulla deterrenza e sulla prontezza militare, accanto alle tradizionali missioni di stabilizzazione.

Crosetto ha inoltre avvertito che "la minaccia atomica che avevamo relegato ai libri di storia sta tornando ad essere rilevante"

Martedì il governo italiano ha avviato le procedure per il rinnovo di 50 missioni militari internazionali, mentre il ministro degli Esteri Antonio Tajani e il ministro della Difesa

pc 10 giugno - Milano Piazza Insubria - assemblee di cittadini in rivolta contro i topi/Aler/Comune - info solidale


pc 10 giugno - I caporali sono lo strumento, non la causa: un contributo

Quattro braccianti bruciati vivi ad Amendolara. I caporali sono lo strumento, non la causa: dietro c’è una filiera agricola che scarica il costo sui più vulnerabili, con la complicità di trent’anni di legislazione bipartisan.

Quattro nomi, un sistema: i braccianti bruciati vivi e la catena dello sfruttamento

Ullhaismat Qiemi, Safi Iayjad, Amin Fazal Khogjani, Waserm Khan. Quattro nomi. Quattro braccianti pakistani morti bruciati vivi ad Amendolara, in Calabria, per mano di due caporali connazionali. La notizia ha occupato qualche colonna nei quotidiani, poi è scivolata via con la velocità tipica delle tragedie che non producono indignazione politicamente redditizia. Nessuna visita del Presidente della Repubblica, nessuna dichiarazione di cordoglio della Presidente del Consiglio. Il confronto con il caso di Modena — dove le istituzioni si sono mobilitate con solerzia commovente — non richiede particolari commenti: lì le vittime avevano una nazionalità e una visibilità mediatica diverse. Qui invece si applica la regola non scritta che governa certa narrazione pubblica: stranieri uccisi da stranieri, faccenda tra loro, cali il sipario. Questa lettura è comoda, e per questo va smontata.

La filiera dello sfruttamento: dal campo agli scaffali

I due caporali non operavano nel vuoto. Lavoravano per aziende agricole inserite in una filiera produttiva che termina, puntualmente, sugli scaffali della grande distribuzione organizzata. È lì, in quella catena, che si deve cercare la responsabilità sistemica: non nei singoli aguzzini — figure criminali che esistono perché il sistema li tollera e li utilizza — ma nei meccanismi che rendono possibile e conveniente il loro operato.

Il caporalato non è un’anomalia residuale dell’agricoltura italiana: è una funzione strutturale. Garantisce manodopera flessibile, a basso costo, priva di tutele reali, in settori dove i margini si

pc 10 giugno - ORE 12 Controinformazione rossoperaia - I nostri compiti attuali nella lotta contro il governo

 

pc 10 giugno - Processo "Ambiente svenduto" - Non gli basta il trasferimento, vogliono la cancellazione dell'intero processo - Non permettiamoglielo

Venerdì, 19 giugno, ci sarà un'udienza che potrebbe essere decisiva per il processo Ilva “Ambiente Svenduto” che da settembre si tiene a Potenza. Potrà essere un'udienza decisiva perché potrebbe nuovamente mettere in discussione addirittura l'intero processo.

Noi avevamo sempre detto dall'inizio, dal 2012, anno in cui è stato avviato questo processo che il processo Ilva in un certo senso rappresentava la “madre di tutti i processi” di questo tipo sulla sicurezza, sulla salute dei lavoratori e degli abitanti della città, dei quartieri inquinati. Perché, per la grande fabbrica che rappresenta l'insieme degli attacchi alla salute e alla sicurezza sia degli operai che degli abitanti dei quartieri, per la quantità e la varietà di soggetti imputati che erano in primis i padroni Riva ma poi tutto il contorno, i legami politici, istituzionali, addirittura la Chiesa, la Digos, eccetera, che avevano contribuito a questo sistema di attacco alla salute e alla sicurezza, questo processo rappresentava un pò un quadro, una visione concreta di che cosa è il sistema capitalista in cui tutti gli aspetti di questa società sono determinati e sono funzionali al capitale.

Questo lo dicevamo, in un certo modo in senso positivo, perchè alla sbarra non c'erano solo delle persone ma c'era appunto un intero sistema che aveva fatto morti, malati e continuava a farli.

Oggi invece lo dobbiamo dire in termini sicuramente negativi, Cioè il processo “Ambiente svenduto” da essere la “madre di tutti i processi di questo genere” sta diventando la “madre di tutte le ingiustizie di classe”.

Quello che sta avvenendo nelle udienze, soprattutto in queste ultime udienze, ha qualcosa, è poco dire di vergognoso, di scandaloso, perché è molto di più. In particolare nell'ultima udienza, a un certo punto è sembrato che si tornasse alle ultime udienze fatte a Taranto sia nel processo di primo grado sia soprattutto nell'appello. Cioè il focus, il tema centrale degli interventi degli avvocati e degli imputati

pc 10 giugno - Dai giovani svizzeri marxisti-leninisti-maoisti: DEATH TO THE IMPERIALIST G7 CARTEL! LONG LIVE INTERNATIONAL SOLIDARITY! - in via di traduzione

 

STATEMENT ON THE G7 MEETING AND WARNING ABOUT THE 'ANTI-IMPERIALIST LEAGUE'

DEATH TO THE IMPERIALIST G7 CARTEL! LONG LIVE INTERNATIONAL SOLIDARITY!

This month, the leaders of the 'Group of Seven' cartel of the leading Western imperialist states -- Britain, Canada, France, Germany, Italy, Japan, and the United States, as well as the European Union -- are meeting in France and Switzerland to discuss their plans for the financial redivision of Iran, Venezuela, Cuba, Lebanon, and other countries subjected to their aggression and exploitation.

We should not have any illusions about this meeting; it is not being held for the sake of promoting 'democracy', 'economic freedom', or anything else. No, it is being held for the sake of discussing the plans of the Western imperialist bloc headed by the paedophile Yankee fascist Donald Trump for the redivision of the oppressed and exploited Global South, especially those countries currently being attacked by the United States and its Zionist mercenaries, as a part of the struggle between this Western imperialist bloc and the Eastern imperialist bloc of China and Russia for world domination.

As members of the international working class, whose main enemy is the entire imperialist system of

pc 10 giugno - Sulla manifestazione di Amendolara, la nostra valutazione e indicazioni


La manifestazione ad Amendolara nella giornata di sabato era necessaria e dovuta. Occorreva farla a caldo subito dopo l'orrenda strage alla stazione di servizio. L'unica che era in grado di organizzarla erano la CGIL, insieme alla Flai Cgil, che, come ha rivendicato dal palco, ha organizzato questa manifestazione in tre giorni.

Sotto questo punto di vista la manifestazione è riuscita. Migliaia hanno manifestato ad Amendolara sabato. Il numero esatto non ci interessa. Ci interessa che questa manifestazione ci sia stata con una presenza rappresentativa di migranti, con una presenza significativa degli attivisti di CGIL che sono arrivati sul territorio.

Noi abbiamo immediatamente appoggiato questa manifestazione. Non perché non conosciamo linea, piattaforme e prassi della CGIL, né tantomeno perché riteniamo che questa manifestazione fosse in grado realmente di avviare una fase di lotta nuova, prendendo slancio dalla strage di Amendolara. Ma perché occorrono fatti e non parole.

Il primo fatto che occorreva era non lasciare agli articoli di stampa, alle cronache televisive, peraltro molto scarse, la denuncia. Non lasciare la risposta a futuri piani, sia di parte governativa che di parte dell'opposizione e ancor più di parte sindacale. Bisognava scendere in piazza subito e mostrare chiaramente da che parte bisognava stare contro il tentativo sui corpi caldi dei nostri fratelli di classe bruciati vivi di ridimensionare la cosa.

L'orrore del fatto è stato però coperto, affidandone la responsabilità agli esecutori materiali parlando genericamente di caporalato, mafia pakistana, retroterra malavitoso e così via. Ma innanzitutto nascondendo per chi lavoravano questi lavoratori e in quale contesto lavorano i braccianti, i braccianti della Piana di Sibari, i braccianti del Metapontino, i braccianti della Puglia e via via la geografia dello sfruttamento schiavistico che va dalla Sicilia alle Marche, a Lazio, a Latina, al Nord. Bene, questa manifestazione ci doveva essere, ci è stata, ed è stato un fatto positivo.

Detto questo, chiaramente è stato positivo che dei compagni, molto pochi a dir la verità sia sul piano sindacale sia sul piano dell'area militante, siano affluiti ad Amendolara, anche per la necessità che c'era

pc 10 giugno - Dopo la strage di Amendolara, ora lavoro di inchiesta denuncia organizzazione in Calabria, Puglia, Basilicata

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  • pc 10 giugno - Contro il G7 sostegno alla manifestazione e mobilitazione antimperialista e internazionalista 14 giugno ore 14 Ginevra

    pc 10 giugno - Partizan: il G7 sarà il vertice delle contraddizioni e aggressioni imperialiste

    Il 14 e 15 giugno, si riuniranno ancora una volta i leader dei Paesi del G7. I rappresentanti della barbarie, dell'oppressione, del decadenza, degenerazione, schiavitù e sfruttamento più brutale del mondo annunceranno nuove decisioni mascherate da "pace", "sicurezza", "stabilità", "democrazia" e "sviluppo".

    Ma per i popoli e le nazioni oppresse del mondo la domanda fondamentale è :

    Quali interessi vengono difesi in questi vertici?

    Oggi, in tutto il mondo si intensificano guerre causate della competizione imperialista. La crisi del sistema imperialista sta aggravando la povertà, milioni di persone perdono la vita lungo le rotte migratorie e i lavoratori sono costretti a condizioni di lavoro sempre più dure. La crisi sta aumentando la disoccupazione, i salari si stanno erodendo rapidamente, i diritti sociali vengono ristretti e si impone la pensione forzata. Allo stesso tempo, i gruppi monopolistici della difesa, dell'energia, della finanza e della tecnologia realizzano i profitti più alti della storia. Il capitale accumulato si sta ulteriormente deteriorando, assoggettando sempre più il popolo alla schiavitù.

    Il vertice del G7 è un dei luoghi in cui i rappresentanti più potenti di questo sistema si coordinano.

    I conflitti che si estendono dall'Ucraina al Medio Oriente, dall'Africa alla regione Asia-Pacifico, non sono condotti nell’interesse dei popoli. Sono alimentati dalla competizione per il controllo dei mercati,

    pc 10 giugno - Vertenza Electrolux, i lavoratori di Solaro bloccano la Regione

    Giovedì 11 giugno scatta la mobilitazione a Milano. I sindacati: "L'azienda tace e vuole tagliare un terzo del personale"

    Otto ore di sciopero e un presidio di protesta sotto i palazzi della politica milanese. È questa la risposta dei lavoratori e dei sindacati dello stabilimento Electrolux di Solaro davanti al silenzio del colosso svedese degli elettrodomestici.

    La mobilitazione è stata proclamata ufficialmente per giovedì 11 giugno, in concomitanza con l'audizione della IV Commissione in Regione Lombardia, convocata proprio per discutere il drastico piano industriale che prevede 1.700 esuberi nei 5 stabilimenti italiani del gruppo.

    Lo spettro dei tagli a Solaro: a rischio un terzo dei dipendenti

    I numeri emersi per il sito di Solaro sono drammatici. Su circa 700 dipendenti totali, i tagli dichiarati dall'azienda colpirebbero ben 218 lavoratori, ovvero quasi un terzo dell'intera forza lavoro dello stabilimento manifatturiero.

    A far aumentare la tensione tra le tute blu è soprattutto lo stallo delle trattative e la mancanza di comunicazioni ufficiali dopo l'ultimo vertice romano. “Più avanza il tempo e meno l'azienda si esprime, anzi dall'incontro al ministero del 25 maggio non ha più fatto sapere nulla, non ha convocato le parti, né previsto incontri. Ci preoccupa molto che abbiano deciso di andare avanti”, denuncia Angela Laprocina della Rsu dell'Electrolux di Solaro.

    Il "giallo" dei precari: i numeri reali della crisi

    Secondo i rappresentanti sindacali, il bilancio dei posti di lavoro a rischio potrebbe essere ancora più pesante rispetto a quanto comunicato ufficialmente dai vertici del gruppo. “L'azienda dichiara che gli esuberi a livello nazionale sono 1.719, ma di fatto non tiene conto dei 200 contratti a termine, che sono 112 a Solaro e una ottantina ancora presenti a Forlì. Quindi - aggiunge la rappresentante Rsu - per l'azienda quei lavoratori sono già fuori. Così come ancora non è chiaro il conteggio degli esuberi che riguardano gli impiegati”.

    Prossime tappe: il presidio a Milano e il tavolo a Roma

    La giornata di giovedì 11 giugno rappresenterà un termometro caldissimo per la tenuta occupazionale del territorio. I lavoratori si raduneranno in presidio a Milano per portare la protesta direttamente davanti alle istituzioni regionali, chiedendo un intervento deciso della politica per salvaguardare il futuro della fabbrica.

    La partita decisiva si sposterà poi nuovamente nella Capitale: un nuovo tavolo di confronto tra l'azienda, i sindacati e il Governo è già stato fissato per il prossimo 15 giugno presso il Ministero a Roma.

    pc 10 giugno - Libia: scarcerare le 10 persone del Convoglio terrestre Global Sumud

    Amnesty International ha chiesto alle Forze armate arabe libiche (Libyan Arab Armed Forces – Laaf) di garantire l’immediata scarcerazione di dieci persone appartenenti al Convoglio terrestre Global Sumud, detenute arbitrariamente da oltre due settimane nell’est della Libia esclusivamente per aver tentato di portare aiuti nella Striscia di Gaza durante il perdurante genocidio portato avanti da Israele.

    Il 24 maggio 2026 un gruppo armato affiliato alle Laaf, autorità de facto della Libia orientale e meridionale, ha arrestato arbitrariamente quattro uomini e sei donne, di età compresa tra i 30 e i 70 anni e provenienti da nove diversi stati – Argentina, Canada, Italia, Polonia, Portogallo, Spagna, Tunisia, Uruguay e Stati Uniti – mentre erano diretti a Sirte per negoziare con le autorità locali il passaggio del convoglio.

    Dopo un periodo di sparizione forzata compreso tra due e nove giorni, le persone arrestate sono state interrogate dalla procura, che ne ha disposto la detenzione preventiva in attesa delle indagini per

    pc 10 giugno - No alla militarizzazione di Palermo, contro la parata d’armi e della guerra imperialista del 10 giugno

    Per ore nella mattina di lunedì 8 giugno i cieli di Palermo sono stati attraversati da caccia ed elicotteri militari, mentre la cittadinanza è stata scossa da boati e rombi continui. Diverse decine le segnalazioni di cittadini anche alla stampa che, vedendo il passaggio dei caccia anche a bassa quota, hanno manifestato timori, alla luce degli scenari di guerra che in questi mesi si sono estesi a livello internazionale. 

    Si è venuti a conoscenza che si trattava di "prove generali" e di esercitazioni presso il porto e il molo trapezoidale in vista della Festa della Marina Militare del prossimo 10 giugno, che quest'anno vedrà Palermo, il porto e il molo trasformati in una piazza d’armi, in una vetrina dei mercanti di morte e per la propaganda bellica e nazionalista.

    Esprimiamo la nostra ferma denuncia contro la militarizzazione della città, dei luoghi e cieli trasformati in una fiera della guerra imperialista e dei suoi strumenti di morte, il cosiddetto "Villaggio Marina”. 

    I boati avvertiti oggi nei quartieri della città hanno generato allarme e preoccupazione ingiustificati tra i cittadini, lavoratori, studenti anche più piccoli, costretti a subire anche l'inquinamento acustico e ambientale di mezzi bellici.

    La Sicilia non è una piattaforma di guerra: trasformare il porto di Palermo nel "Villaggio Marina" significa sottrarre spazi pubblici alla città per farne nuovi laboratori di propaganda bellica, tentando di normalizzare la cultura della guerra e arruolare in primis ideologicamente anche le scuole e i giovani a una cultura di morte, utile solo a raccogliere

    pc 10 giugno - Giovani Palestinesi contro Netanyahu

    Netanyahu ha dichiarato pubblicamente di aver ordinato all'esercito di occupazione di prendere il controllo del 70% della Striscia di Gaza. "Andiamo in ordine", ha detto, "prima il 70%, inizieremo da quello." Quando un membro del pubblico ha urlato che "Israele" dovrebbe prendere il 100% di Gaza, Netanyahu ha risposto confermando che è l'obiettivo. Non è un segreto, non è un'interpretazione: è la strategia dichiarata del sionismo, detta a voce alta, senza paura.

    Già oggi l'esercito occupa il 60% del territorio — molto più del 53% previsto dai termini dell'accordo di settembre. Ministri del governo Netanyahu parlano apertamente di espellere quasi 2 milioni di palestinesi per fare spazio agli insediamenti coloniali ebraici. La ministra Orit Strock ha definito il periodo successivo al 7 ottobre un "tempo di miracoli", perché ha dato a "Israele" il pretesto per conquistare la Striscia. Questo è il volto del sionismo: colonialismo, pulizia etnica, genocidio.

    Parliamo di centinaia di migliaia di palestinesi uccisi, quasi tutti donne e bambini. L'81% delle strutture

    martedì 9 giugno 2026

    pc 9 giugno - La fabbrica del consenso di Israele: in un bando segreto della Difesa il piano per manipolare l’opinione pubblica globale

    info Fatto quotidiano
     
    I corsi, tenuti in ebraico e inglese da docenti che non fanno parte delle forze armate, sono destinati al personale della difesa sia in Israele e all'estero, e anche a a non meglio specificati "partner stranieri"
    La fabbrica del consenso di Israele: in un bando segreto della Difesa il piano per manipolare l’opinione pubblica globale

    Il bando, svelato dalla piattaforma investigativa israeliana The Hottest Place in Hell e ripreso da +972, mostra che la maggior parte dei corsi – scrive InsideOver – “è orientata ad azioni ‘offensive’, definite come interventi mirati a ‘interrompere o manipolare le convinzioni, gli atteggiamenti e i comportamenti dei pubblici bersaglio'”. Nella lista dei corsi, sono due in particolare a colpire: uno, dedicato alle tecniche ‘Black Hat’, che insegna “la distribuzione e la promozione di contenuti illegittimi utilizzando strumenti e soluzioni tecnologiche – un percorso che bypassa Facebook e Google“, mentre “un altro modulo insegna a pianificare ‘operazioni informative allo scopo di influenzare la coscienza pubblica nell’arena

    pc 9 giugno - ORE 12 Controinformazione rossoperaia - Il processo "Ambiente svenduto" ex-Ilva a Potenza sta diventando "un processo al processo"

     

    pc 9 giugno - Amendolara - non spegnere i riflettori e costruire l'organizzazione e la lotta dei lavoratori migrant

     

    Amendolara e la strage degli schiavi invisibili: così il caporalato uccide nei campi tra Calabria, Basilicata e Puglia

    Dalla Sibaritide al Metapontino, centinaia di braccianti stranieri viaggiano ogni giorno tra furgoni pieni, paghe da fame e case sovraffollate. Un sistema che trasforma il lavoro nei campi in sfruttamento organizzato


    Non è una tragedia nata dal nulla, non è un incidente isolato e mon è nemmeno soltanto una storia di disperazione, fuoco e morte. La strage di Amendolara è il nome nuovo di una vergogna antica: quella dei braccianti invisibili, degli uomini caricati all’alba su auto e furgoni, portati da un campo all’altro tra Calabria, Basilicata e Puglia, spremuti per pochi euro e poi riportati indietro, quando va bene, a notte fonda.

    La scena cambia, il copione resta identico. I lavoratori partono dalla Sibaritide, attraversano chilometri di strade interne, inseguono la raccolta di fragole, uva, ortaggi, agrumi. A volte rientrano. A volte no. Come è accaduto sulla Fondovalle dell’Agri, dove quattro lavoratori morirono in una Renault Scenic stipata oltre ogni limite. Come rischia di accadere ogni giorno sulle stesse rotte percorse da uomini senza voce, senza contratto vero, senza protezione reale. La morte, in queste storie, arriva sempre dopo. Prima c’è il sistema. Prima ci sono le paghe da fame, gli alloggi sovraffollati, i trasporti imposti, le intermediazioni obbligate, le comunità chiuse dentro una paura che parla urdu, punjabi, italiano e silenzio. Prima c’è il caporalato. Poi arrivano le sirene.

    Il triangolo dei campi: Calabria, Basilicata, Puglia

    Il nuovo caporalato non ha più soltanto il volto dei ghetti visibili, delle baraccopoli fotografate dalle telecamere, delle tendopoli esplose nelle cronache dopo ogni emergenza. Nella Piana di Sibari il fenomeno assume forme più sfuggenti. I braccianti vivono spesso in appartamenti anonimi, distribuiti nei centri della zona, stipati in stanze dove il confine tra casa e dormitorio scompare. Da lì partono verso il Metapontino, verso la Puglia, verso le campagne dove la richiesta di manodopera è continua e il controllo resta intermittente. Chilometri su chilometri per raggiungere i campi, lavorare anche dodici ore, tornare indietro con un salario già decurtato prima ancora di arrivare in tasca. Perché dal compenso bisogna togliere il trasporto, l’alloggio, la mediazione, il debito contratto con chi controlla il lavoro e spesso anche la vita quotidiana. È una geografia dello sfruttamento che non ha confini amministrativi. Non si ferma al cartello di un comune o di una regione. Funziona come una filiera parallela: chi recluta, chi trasporta, chi ospita, chi minaccia, chi incassa. E sopra, molto spesso, chi fa finta di non vedere perché quel sistema garantisce raccolti a basso costo e margini più alti.

    Il caporale straniero e il padrone italiano

    La novità più insidiosa è che in molte aree il caporalato ha imparato a mimetizzarsi dentro le stesse comunità migranti. Caporali pachistani e indiani, reti di connazionali, intermediari che conoscono lingua, debolezze, paure e ricatti dei lavoratori. Ma fermarsi qui sarebbe troppo comodo. Perché il caporale è l’anello visibile. Non sempre è il vertice. Il sistema resta profondamente italiano quando arrivano i profitti. Italiane sono le aziende che beneficiano della manodopera a basso costo. Italiani sono i terreni. Italiani sono spesso i controlli mancati, le complicità, le zone grigie, le convenienze economiche. Il caporale prende la sua parte, ma il raccolto finisce dentro una filiera che non può dichiararsi innocente ogni volta che qualcuno muore. Non basta indignarsi davanti al furgone pieno o all’auto trasformata in trappola. Bisogna chiedersi chi aveva bisogno di quei lavoratori, chi li aspettava nei campi, chi pagava, chi risparmiava, chi chiudeva gli occhi. Il caporalato, d’altronde, vive dove c’è un’economia che lo tollera, lo usa e poi lo scarica quando diventa scandalo.

    pc 9 giugno - Intensifichiamo la lotta popolare unita contro gli imperialisti del G7! Scendiamo in piazza a Ginevra il 14-17! – ATIK

    Traduzione ufficiosa

    ATIK- Confederation of Workers from Turkey in Europe.

    Le potenze imperialiste che condannano i popoli del mondo alla fame, alla povertà, alle deportazioni e morte si riuniscono a Ginevra, in Svizzera, dal 14 al 17 giugno per il vertice del G7 di quest'anno. Il vertice del blocco imperialista composto da Stati Uniti, Germania, Francia, Regno Unito, Italia, Giappone e Canada, che tentano di ingannare i popoli del mondo con una retorica di "pace", "stabilità", "democrazia" e "diritti umani", in realtà sarà incentrato su politiche che intensificano guerre, organizzano occupazioni e approfondiscono il sistema di sfruttamento.

    Oggi, i popoli del mondo si trovano ad affrontare le gravi conseguenze dell'aggressione imperialista. Le politiche di aggressione dell'imperialismo USA contro dell'Iran e il suo rafforzamento militare nella regione stanno trascinando il nostro pianeta sull'orlo di una nuova guerra di spartizione. Mentre lo Stato sionista di Israele continua i suoi massacri contro il popolo palestinese e l'intera regione, dal Libano allo Yemen, diventa bersaglio di interventi imperialisti. Milioni di persone in fuga dalla guerra sono lasciate morire lungo le rotte migratorie sono respinte dai muri ai confini e ammassati nei centri di deportazione.

    Nel frattempo, laa guerra tra Russia e Ucraina è uno degli esempi più recenti di come la competizione tra imperialisti porti devastazione ai popoli del mondo. Mentre si intensifica la lotta per l'egemonia tra la NATO e l'imperialismo russo, il costo delle politiche di guerra ricade sui lavoratori. Mentre in tutta

    pc 9 giugno - Contro il G7 di Ginevra - una campagna di locandine in Italia - 1

    pc 9 giugno - Incriminazione del blocco stradale (Decreto Sicurezza): la Procura di Torino chiede di sollevare questione di legittimità costituzionale


    Dott.ssa Elisa Pazè

    Segnaliamo ai lettori – in tema di incriminazione del cd. blocco stradale – la memoria con cui la Procura di Torino, nell’ambito di un procedimento penale relativo alla condotta di circa duecento persone che “in occasione di una manifestazione di protesta contro l’eccidio in corso nella striscia di Gaza, impedivano la libera circolazione lungo il raccordo della tangenziale Torino-Caselle, ostruendolo con il proprio corpo“, ha chiesto di sollevare questione di legittimità costituzionale dell’art. 1 bis, comma 2, del del D. L.vo 22 gennaio 1948 n. 66 come modificata dall’art. 14 del D.L. 11 aprile 2025, n. 48, convertito dalla L. 9 giugno 2025 n. 80.

    Come anticipato, il decreto-legge 11 aprile 2025, n. 48 (cd. “decreto sicurezza“) – recante “Disposizioni urgenti in materia di sicurezza pubblica, di tutela del personale in servizio, nonché di vittime dell’usura e di ordinamento penitenziario” – all’art. 14 ha modificato l’articolo 1 -bis del decreto legislativo 22 gennaio 1948, n. 66 prevedendo che l’impedimento della libera circolazione su strada sia punito con la reclusione da sei mesi a due anni se il fatto è commesso da più persone riunite.

    Ad avviso della Procura, “l’incriminazione del blocco stradale attuata con il corpo lede i diritti di riunione e di sciopero tutelati rispettivamente dagli artt. 17 e 40 Cost, posto che la possibilità che si creino rallentamenti o addirittura blocchi del traffico è connaturata alle manifestazioni, sia che esse si svolgano in forma statica, mediante sit-in, sia in forma dinamica, facendo parte della fisiologia dei