martedì 7 luglio 2026

pc 7 luglio - Vertice Nato ad Ankara: l'imperialismo Usa con Trump detta l'agenda

 

arresti di massa ad Ankara contro chi si oppone al Vertice della guerra

Il vertice Nato si è aperto ad Ankara. 

Sono i padroni delle armi che s’incontrano al Forum dell'Industria della Difesa ad iniziare il vertice e non poteva che essere così visto che principalmente loro beneficeranno dei profitti dei piani di riarmo che i governi imperialisti faranno pagare ai loro popoli. Tutto è già stato deciso ovviamente all’ultimo vertice all’Aja dell’anno scorso con l’aumento delle spese per il riarmo con l’obiettivo di arrivare al 5% del Pil alla Difesa e dove il “tutto è stato deciso” è tutto per la guerra, è l’aumento delle spese per le armi, è economia di guerra, riconversione industriale per la guerra, “tutto” scaricato sulle masse in termini di tagli allo stato sociale, alla Sanità, ai trasporti, tutto per finanziare la guerra perché è in quella direzione che gli imperialisti stanno correndo.

Questo vertice è un passaggio molto importante per i governi imperialisti e tutti i giornali hanno questo tema in apertura nelle loro prime pagine.

Oggi non ci saranno ancora le discussioni “politiche” ma assisteremo al teatrino con i salamelecchi dei capi delle potenze mondiali e dei governi che puntano ad un posto al sole nella spartizione imperialista del mondo, un’ipocrita e falsa unità mentre chi va al Vertice ci va con il coltello dietro la schiena.

Il Vertice non si concluderà con la definizione di nuovi concetti strategici ma vorrà il rafforzamento dell’industria bellica, il sostegno all’Ucraina, i 17 miliardi in più per il riarmo e il 5% in più del PIL per l’acquisto di armi americane.

La capitale della Turchia che ospita il Vertice è tutta una zone rossa e il governo di Erdogan ha scatenato la repressione contro l’opposizione dei gruppi rivoluzionari, democratici e progressisti e, nelle settimane precedenti il summit, almeno 170 persone sono state arrestate nell’ambito di una vasta operazione repressiva, la prefettura di Ankara ha vietato fino al 10 luglio manifestazioni, cortei, conferenze stampa e sit-in.

Anche il volto della città è cambiato: chioschi, cantieri, edifici incompleti e tratti di strada sono stati nascosti dietro grandi pannelli con i simboli della Nato, saranno dispiegati circa 70 mila uomini tra polizia, gendarmeria e apparati di sicurezza, una forza superiore agli eserciti di molti Paesi membri della Nato e quasi tre volte più numerosa di quella impiegata al vertice dell’Aia del 2025.

pc 7 luglio - Nella Turchia in lotta contro il vertice Nato - si canta BellaCiao

 The protest marched to the Eminönü Ferry Terminal where several speeches were presented. After which there was a joint singing of “Bella Ciao” and final slogans.

Turkey: Anti-Nato Protests Continue in the Face of Repression

Source: Yeni Demokrasi

Protest in Istanbul

On July 5th a protest called by the “No to NATO! Coordination” gathered hundreds to take to the streets of Kadıköy, Istanbul, opposing the NATO Ankara Summit scheduled to take place July 7-8th.

Partizan participated carrying a banner of the Anti-Imperialist League (AIL) with the slogan ‘Anti-Imperialists of the World, Unite!’ and placards that said ‘Imperialism is a Paper Tiger,’ ‘Organize and Struggle Against Imperialism,’ and ‘Freedom for Prisoners Resisting NATO.’ . Partizan readers chanted slogans such as ‘Long Live the People’s War Against Imperialism,’ ‘Our Leader Ibrahim Kaypakkaya,’ and ‘Freedom for Prisoners Resisting NATO’.

In the march multiple banners, signs and slogans showed the combativeness and hatred against NATO and against the repression of activists and organizations. Slogans such as ‘Detentions, arrests, and oppression cannot intimidate us.’, ‘Murderer USA, get out of the Middle East,’ ‘Imperialists, collaborators, don’t forget the 6th Fleet,’ and ‘Imperialism will be defeated, resisting peoples will win,’ , were expressed.

The protest marched to the Eminönü Ferry Terminal where several speeches were presented. After which there was a joint singing of “Bella Ciao” and final slogans.

Repression against protesters and activists

On July 4th Police raided the AKA-DER organization’s branch in Ankara, and seven readers of the Kaldıraç magazine were taken into custody. In Hatay during house raids six more Kaldıraç readers were detained.

On July 5h Yeni Demokrasi reported extensive crackdowns on anti-NATO forces, with numerous detentions and arrests across at least 12 provinces. House raids in in İzmir, Antalya, Adana, Ankara, Çanakkale, Siirt, Denizli, Diyarbakır, Eskişehir, Urfa, Istanbul, Kocaeli, and Dersim led to the arrest of individuals and representatives of various different organizations, including readers of the Partizan newspaper, journalists, union activists, and members of youth organizations, and parliamentary Parties.

Witnesses statements indicate that there were violent assaults during the operations. Overall, the operations have resulted in over 100 detentions, raising concerns about the suppression of dissent and the treatment of activists in Turkey.

pc 7 luglio - Non dimentichiamo Maja - Deve essere liberata! da https://femminismorivoluzionario.blogspot.com/


Sui prigionieri e prigioniere politici nulla è cambiato dal regime Orban?

Al popolo, i giovani, le donne, gli intellettuali ungheresi che si sono mobilitati in massa per cacciare Orban e che hanno festeggiato la sua sconfitta, facciamo appello a mobilitarsi per i prigionieri antifascisti ancora rinchiusi nelle carceri. E' una battaglia di solidarietà che va oltre le carceri, ma riguarda il cambiamento che deve esserci anche del peso in Ungheria delle forze fasciste/naziste.

MFPR



Maja T: «Resisto nella gabbia dell’isolamento»

di Marta Massa


L'INTERVISTA Chius* nel carcere ungherese, da due anni vive in cella senza socialità: «È un sistema disumano che impedisce forme minime di sostegno reciproco»


A Budapest è una mattina soleggiata. A pochi metri dal parlamento è detenut* Maja T., da due anni in isolamento. La guardia carceraria attende il nostro arrivo, ci guida nell’aula delle visite e aspettiamo il suo arrivo. Una guardia armata, una traduttrice e un agente penitenziario si siedono al lato sinistro della stanza. Maja arriva con le manette ai polsi, un quaderno lilla in mano e una maglietta dai colori pastello, un sorriso delicato sul volto.


Come va?

Sono davvero molto tes*: è strano essere qui adesso, con te e con tutte queste persone, mentre solo dieci minuti fa ero in cella. È da 25 ore che non parlo con nessuno. Però sono felice di avere un attimo per aprirmi e parlare, anche se è difficile esprimere come mi sento e come sto.


Come è stato il periodo tra febbraio, in cui è stata annunciata la sentenza di otto anni, e oggi?

Sapevo che non sarei potut* tornare a casa dopo il verdetto, ma questo periodo ha segnato la fine di una tappa. È stato un incubo essere in tribunale quel giorno ma allo stesso tempo sentivo la forza della mia famiglia, amiche e amici. Era molto bello sentire il supporto e la solidarietà delle persone, però ero immers* nella realtà di una profonda ingiustizia orchestrata da un sistema la cui volontà è di distruggere e sopprimere. Potevo solo stare sedut* lì con le manette, con tanti occhi addosso. Mi sono sentit* intrappolat*, non avevo la possibilità di esistere come essere umano, solo come un oggetto da osservare, su cui proiettare idee. Nel pomeriggio ero di nuovo in cella, cercavo di trovare la forza e una nuova speranza per affrontare la prossima tappa. Sedut* nel tribunale sentivo vicino a me Gabriele, Ilaria e le altre persone imputate. Era come se fossero lì accanto a me. Pensavo a come potevano sentirsi Gabriele e Anna, nel ricevere il loro verdetto.

pc 7 luglio - lo schiavismo dei lavoratori a Milano consolato USA - domanda l'organizzazione e la lotta permanente dei lavoratori indiani

 

Caporalato al consolato Usa, gip conferma carcere per il manager: “Condizioni di lavoro degradanti”

Caporalato al consolato Usa, gip conferma carcere per il manager: “Condizioni di lavoro degradanti”

Respinta la richiesta di Ulas Demir, il manager turco bloccato in aeroporto: “Uso di metodi intimidatori e minacciosil Tribunale del Riesame di Milano ha confermato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Ulas Demir, il manager turco bloccato all'aeroporto di Orio al Serio nelle scorse settimane, mentre stava prendendo un volo per Istanbul, e accusato di caporalato nell'indagine dei carabinieri del Nucleo ispettorato del Lavoro e dei pm Paolo Storari e Mauro Clerici sullo sfruttamento della manodopera indiana nel cantiere del nuovo Consolato statunitense realizzato dalla divisione italiana di Caddell Construction in piazzale Accursio, nel capoluogo lombardo. Società, tra l'altro, per cui è stato disposto il controllo giudiziario d'urgenza convalidato dalla gip Angelica Cardi.

I giudici (Galli-Ambrosino-Recaneschi) hanno rigettato il ricorso della difesa del 47enne e confermato il provvedimento dell'11 giugno per caporalato aggravato dalle minacce consistite "nel prospettare il licenziamento e di 'essere rispediti in India' in caso di mancata accettazione delle condizioni di sfruttamento".

La divisione italiana del colosso statunitense, secondo le accuse, avrebbe sfruttato il lavoro, anche con paghe sotto la soglia della povertà di meno di due euro l'ora, di operai indiani. Manovali reclutati da una società indiana "a cui veniva corrisposta", tra l'altro, da parte degli stessi lavoratori "la somma di circa 500.000 rupie", circa 5mila euro, una sorta di pizzo per lavorare. Lavoratori che "venivano fatti arrivare, attraverso distacco" per la costruzione della nuova sede del consolato Usa in una condizione di "para-schiavismo".

E' emerso un quadro di "condizioni di lavoro degradanti", che "assume tinte ancora più fosche", ha scritto la gip, dato che è venuto a galla dalle testimonianze l'uso di "metodi intimidatori e minacciosi" da parte del manager. Nell'inchiesta è finito in carcere anche l'indiano Aji Appukuttan, presunto "caporale operativo" e che avrebbe minacciato almeno cinquanta lavoratori, che in alcuni casi gli chiedevano solo di "potersi assentare" per riposare dopo che si erano infortunati sul cantiere.

pc 7 luglio - all'ombra del vertice Nato nella Turchia di Erdogan - Gürkan Türkoğlu assassinato sotto tortura!


Gli assassini di Gürkan Türkoğlu sono il fascismo e l'imperialismo dell'AKP. Il prigioniero rivoluzionario Gürkan Türkoğlu era in sciopero della fame da 267 giorni per protestare contro le severe condizioni di isolamento delle sue celle. Il 13 aprile, è stato prelevato dalla sua cella dalle autorità dell'AKP e portato in ospedale. Lì, il suo corpo emaciato è stato ammanettato a un letto d'ospedale ed è stato sottoposto alla tortura dell'alimentazione forzata. L'alimentazione forzata di chi conduce uno sciopero della fame prolungato può causare disabilità permanenti, tra cui la sindrome di Wernicke-Korsakoff. In passato, numerosi attivisti sono rimasti permanentemente disabili dopo essere stati sottoposti a questa pratica. Il fascismo dell'AKP ha torturato consapevolmente e deliberatamente un rivoluzionario perché cercava un corpo che si arrendesse. Gürkan Türkoğlu ha categoricamente respinto l'intervento forzato. La resistenza di Gürkan, rappresentante di una tradizione che dice "o la morte o la vittoria", ha raggiunto il suo obiettivo. Le richieste dei due prigionieri rivoluzionari che avevano scioperato al suo fianco sono state accolte e sono stati trasferiti dalle celle di isolamento. Tuttavia, a causa delle torture subite, Gürkan è caduto in coma. Dopo essere stato ricoverato in ospedale da aprile, Gürkan Türkoğlu è morto oggi. L’assassino di Gürkan Türkoğlu è il fascismo dell’AKP.

pc 7 luglio - La Nato arriva ad Ankara, Erdogan reprime gli oppositori



Alla vigilia del vertice dell’Alleanza Atlantica, centinaia di arresti, manifestazioni represse, giornalisti e oppositori nel mirino. Mentre i leader occidentali discutono di riarmo, la Turchia rafforza la stretta autoritaria

Negli stessi giorni in cui Ankara si prepara ad accogliere i capi di Stato e di governo dei 32 Paesi della Nato, la Turchia offre al mondo l’immagine più autentica del regime costruito da Recep Tayyip Erdogan: non quella delle cerimonie diplomatiche e delle fotografie ufficiali, ma quella di un Paese militarizzato, dove il dissenso viene preventivamente represso e l’antiterrorismo continua a essere utilizzato come strumento di governo.

Il vertice della Nato del 7 e 8 luglio arriva in un momento cruciale per l’Alleanza Atlantica. Sul tavolo ci sarà soprattutto la richiesta avanzata dal presidente statunitense Donald Trump di portare la spesa militare al 5% del Pil entro il 2035, obiettivo già sottoscritto nel precedente summit anche dal governo italiano. Un’ulteriore accelerazione della corsa al riarmo mentre guerre e tensioni internazionali continuano ad allargarsi.

Per Erdogan, invece, il summit rappresenta soprattutto un’occasione di legittimazione internazionale. Dopo anni di accuse per la repressione delle opposizioni, la persecuzione del movimento curdo, il controllo dell’informazione e l’erosione dello Stato di diritto, il presidente turco si presenta nuovamente come interlocutore indispensabile dell’Occidente. Il peso geopolitico della Turchia, il controllo degli stretti, il ruolo nel Mediterraneo e nel Medio Oriente sembrano ormai contare molto più delle continue violazioni dei diritti fondamentali.

La preparazione del vertice è stata accompagnata da una vera e propria operazione preventiva contro qualsiasi forma di dissenso.

Nella giornata di domenica oltre cento manifestanti sono stati arrestati ad Ankara durante una manifestazione contro la Nato organizzata da forze della sinistra e dell’opposizione. La polizia antisommossa ha disperso il corteo con un massiccio impiego di gas lacrimogeni, mentre analoghe iniziative di protesta si sono svolte anche a Istanbul sotto una presenza capillare delle forze di sicurezza.

Ma la repressione non si è limitata alle piazze.

Nei giorni precedenti il summit le autorità hanno condotto vaste operazioni denominate “antiterrorismo” in tutto il Paese. Le retate hanno colpito giornalisti, avvocati, accademici, sindacalisti, attivisti e rappresentanti della società civile. Molti sono stati arrestati senza che venissero rese pubbliche accuse circostanziate. Le organizzazioni per i diritti umani denunciano l’uso sistematico della legislazione antiterrorismo come strumento per criminalizzare il dissenso politico e impedire qualsiasi mobilitazione durante il vertice. A rendere ancora più evidente il clima autoritario è arrivato anche il diniego dell’accreditamento a decine di giornalisti di testate indipendenti che avrebbero dovuto seguire il summit. Una decisione contestata perfino dall’Associazione dei giornalisti turchi, secondo cui esclude dal racconto dell’evento proprio quelle voci più critiche nei confronti del governo.

Nel frattempo Ankara è stata trasformata in una città blindata. Migliaia di agenti, divieto generalizzato di manifestare, controlli straordinari e limitazioni alla libertà di movimento accompagnano l’arrivo delle delegazioni internazionali. Secondo Amnesty International, il divieto generalizzato delle manifestazioni costituisce un attacco sproporzionato alla libertà di riunione e di espressione, mentre Human Rights Watch ha denunciato l’arresto arbitrario di oltre duecento persone già nelle settimane precedenti il summit.

Questa nuova offensiva repressiva si inserisce in un processo ormai consolidato. Dopo il fallito colpo di Stato del 2016, Erdogan ha progressivamente trasformato l’eccezione in normalità: lo stato di emergenza è stato sostituito da una legislazione permanente che amplia continuamente i poteri dell’esecutivo, restringe gli spazi dell’opposizione e rende l’accusa di terrorismo uno strumento estremamente elastico contro giornalisti, amministratori locali, movimenti sociali e oppositori politici. Negli ultimi mesi la repressione ha investito anche il principale partito d’opposizione, con l’arresto del sindaco di Istanbul, Ekrem İmamoğlu, considerato il più serio sfidante di Erdogan, insieme a centinaia di amministratori, funzionari e militanti. Parallelamente, continua la persecuzione delle organizzazioni curde, delle associazioni femministe, del movimento LGBTQIA+ e delle realtà della società civile indipendente.

Eppure tutto questo sembra passare in secondo piano.

lunedì 6 luglio 2026

pc 6 luglio - Vertice NATO in Turchia: a passi spediti verso la guerra. Aumenti spese militari, economia di guerra da scaricare sulle masse popolari. Da domani ce ne occuperemo


Il segretario generale della NATO, Mark Rutte, ha dichiarato ad Ankara che gli alleati devono concentrarsi sulla conversione della forza economica in potenza militare, man mano che i membri della NATO aumentano la spesa per la difesa ed espandono la produzione militare.

"Lo scorso anno, gli alleati europei e il Canada hanno speso quasi il 20% in più per la difesa di base rispetto all'anno precedente. Ora gli alleati europei e il Canada sono sulla buona strada per equiparare le loro spese per la difesa a quelle degli Stati Uniti", ha affermato Rutte.

"Martedì, al Forum dell'industria della difesa, annunceremo nuovi contratti per decine di miliardi di

pc 6 luglio - La Polizia con licenza di uccidere anche con i lacrimogeni - vedi Torino

 Piantedosi sdogana i lacrimogeni ad altezza persona
(Grazie a @giuseppeyron.it per il video)

Abusi da stato di polizia come prassi e non come "episodi singoli". La conferma arriva direttamente dal Ministro degli Interni, Matteo Piantedosi.

Per anni i vertici delle forze dell’ordine e il Viminale hanno difeso l’operato dei reparti mobili appellandosi alla professionalità degli agenti, alla correttezza delle procedure e alla necessità degli interventi. Oggi scopriamo invece che uno degli strumenti più pericolosi utilizzati nelle piazze italiane viene impiegato senza che esistano linee guida pubbliche, verificabili e trasparenti.

🗣️Non ci resta che continuare a lottare contro il loro Stato di polizia

vedi video: https://www.instagram.com/reel/DaXld74Iw4y/?igsh=Z29oMmQxbmQ0aHg3

pc 6 luglio - Tutti uniti ma per fare cosa? Prima nota sull'accordo quadro Cgil-Cisl-Uil


Una prima nota sui contenuti della piattaforma unitaria di cgil-cisl-uil per definire regole su rappresentanza, salari e contratti che ha come obbiettivo quello di arrivare ad un accordo quadro interconfederale; accordo che è stato inviato ai padroni il 17 giugno e da subito giudicata da Confindustria “una buona base di discussione”.

In questi giorni è stato rilanciato da Cgil-Cisl-Uil al congresso della Uil: “Subito l’accordo con le imprese. Fate presto”. E lo stesso Landini ha dichiarato: “La priorità è trovare l’intesa con Confindustria su contrattazione e emergenza salari” e poi: «Tanti fuori di noi sono rimasti sorpresi e non pensavano che insieme saremmo riusciti a fare questa cosa, ognuno di noi ha le sue idee, ci conosciamo, ma il mio impegno è a stare uniti per cambiare la situazione». Dichiarazioni che portano anche la Cgil di Landini a preferire l’unità con Cisl e Uil piuttosto che la lotta contro padroni e governo.

Questo congresso ha sancito, dopo la Cisl, il passaggio armi e bagagli della Uil al sostegno del governo Meloni “sui salari il governo ha fatto quello che nessuno aveva fatto prima”, “la Uil non sciopera più perché il governo ci ascolta”; queste le parole del segretario Bombardieri che  ringrazia il governo per le risposte arrivate sui salari compreso l’ultimo decreto sul “salario giusto” del 1° maggio (vedi analisi in altro articolo). La presidente Meloni che era presente non solo ha incassato gli applausi ma ha anche attaccato la Cgil bollandola senza citarla come “ideologica” e con Valter Rizzato uomo del lavoro di Fratelli d’Italia che rivendica proprio la vicinanza a Cisl e Uil, e, in previsione delle elezioni, anche ai loro 6 milioni di iscritti. 

Certo che al primo impatto parlare di accordo interconfederale nel periodo di luglio non può che

pc 6 luglio - Il "piano case" del governo Meloni e la realtà delle masse popolari


La sintesi degli obiettivi del "Piano casa" - voluto come "urgenza" dall'accoppiata Meloni/Salvini e divenuto legge nei giorni scorsi, è già tutto un "programma":


1) Riqualificazione del patrimonio di edilizia residenziale pubblica (ERP) - Bene, vedete questo video (e altri e tante denunce della mobilitazione in corso di cittadini di Milano) e si capisce che si tratta solo di propaganda; in una grande città, già trasformata ad uso solo della media borghesia, non eliminano nemmeno l'invasione di topi dei caseggiati popolari e dovrebbero riqualificare l'edilizia popolare!?;

il governo dice che ci sarebbero 60mila case popolari da recuperare in un anno. Si tratta di pochissime case a livello nazionale; ma anche la riqualificazione di queste case è una menzogna: i soldi messi a disposizione e i tempi (un anno) ci dicono che è un vero bluff (nei caseggiati invasi dai topi è da mesi e mesi che chiedono un intervento, ma ciò che hanno ottenuto è la promessa di una ricognizione del presidente dell'Aler e qualche trappola) - ma - assicura il governo - intanto, abbiamo nominato un "commissario, l'architetto Felice Squitieri, vicino alla Lega, che avrà l'incarico di fare una "ricognizione" e coordinare gli interventi"...

2) vendita degli immobili agli inquilini non morosi - questo preannuncia in realtà un nuovo mega piano di sfratti verso famiglie di lavoratori sempre più povere, verso disoccupati, giovani precari, abitanti senza reddito, e soprattutto verso gli immigrati; per realizzare questo piano cercheranno di unire gli inquilini che pagano nella cacciata dei "morosi", inquilini che a loro volta vengono illusi di potersi comprare l'appartamento, ma che in realtà li si butta nelle mani di finanziarie peggio degli usurai;

3) rent-to-buy (riscatto progressivo) per progetti di edilizia sociale - lo stesso vale per questo scopo: chi e con quali soldi potrebbe riscattarsi una casa?


Alcuni giornalisti chiamano questo "Piano casa" un "nuovo sacco edilizio" nelle città. Un

pc 6 luglio - Lotta per le case - Da Engels: "La questione delle abitazioni"

In riferimento alla questione delle case, per cui dal lato dei masse popolari c'è una lotta/resistenza (anche se intermittente) soprattutto nelle grandi città; dall'altra ci sono le "soluzioni" che governo, grandi padroni, affaristi danno e vogliono dare, è molto utile leggere o rileggere l'importante testo di Engels "La questione delle abitazioni", sia per avere sempre la visione complessiva, di classe della questione, sia per vedere quanto c'è di "ritorno" oggi, dopo due secoli, a dimostrazione che il capitalismo nella sua fase ultima ricostruisce vecchie "soluzioni".

Nel testo in cui Engels spesso richiama l'altro suo importante lavoro: "La situazione della classe operaia in Inghilterra", è impressionante vedere come nel 2000 i quartieri delle grandi città tornano ad essere sommersi dai rifiuti, dalla sporcizia, quartieri "malsani", in cui ci si può ammalare; come i quartieri vengano invasi dai topi come i tuguri dell'800, o oggi come nelle cittadelle imperialiste i bambini rischiano di essere morsi dai topi, come i bambini a Gaza; che gli operai vengono costretti ad "abitare" - molto male - negli alloggi vicino la fabbrica, o dentro l'area della fabbrica, come in Cina nei grandi stabilimenti della Foxconn, per essere corpi dei padroni 24 ore x 24; o che le famiglie dei proletari vengono cacciate dalle loro case, perchè queste devono essere distrutte per lasciare spazio ai ristoranti, parchi, strutture alberghiere, ritrovi della borghesia; che nelle città queste famiglie, e ora tante famiglie di immigrati, non trovano case, gli affitti sono alle stelle;  ecc.

Altra questione. Tutto il testo di Engels è attraversato da una critica feroce, ironica verso le "soluzioni" della piccola borghesia rivoluzionaria. Anche questa critica ci serve eccome oggi verso tutta l'odierna piccola borghesia rivoluzionaria che vuole che si rimedi ai mali più vistosi della società odierna, ma conservando il sistema capitalista, sia pur "migliorato".

Riportiamo alcune brevi parti di Engels:

"...La cosiddetta carestia di alloggi, di cui oggi giorno si fa un così gran discorrere sulla stampa, non sta nel fatto che la classe operaia viva per lo più in abitazioni scadenti, strapiene e malsane. Questa carestia non è qualcosa che sia peculiare del presente; non è neppure una delle pene che siano peculiari del proletariato moderno e lo distinguono da tutte le classi oppresse d'altri tempi: al contrario, ha colpito in misura abbastanza uniforme tutte le classi oppresse d'ogni tempo. Per mettere fine a questa penuria di abitazioni, non vi è che un mezzo: eliminare lo sfruttamento e l'oppressione della classe lavoratrice da parte della classe dominante. Quel che oggi s'intende per crisi degli alloggi non è che un particolare acutizzarsi delle già cattive condizioni abitative dei lavoratori, provocato

pc 6 luglio - Il Corridoio IMEC Italia di Meloni/India di MODI passando per Israele di Netanyahu - spiegato da Crosetto. Ci vediamo a settembre signori!

Il ministro della Difesa Guido Crosetto spiega perché il nostro Paese deve costruire un rapporto più stretto con l’India per proteggere le filiere critiche, ridurre le dipendenze strategiche e dare all’industria italiana un ruolo più forte nella nuova geografia del potere

Viviamo in un’epoca in cui la geografia è tornata a dettare la storia. Le rotte commerciali, le filiere industriali e gli approvvigionamenti energetici non sono più questioni meramente economiche: orientano gli equilibri internazionali e la stabilità degli Stati. È in questa cornice che si collocano l’India-Middle East-Europe Economic Corridor (Imec) e il nuovo capitolo che si è aperto nei rapporti tra Italia e India. L’Imec è nato per collegare alcune delle aree economiche più dinamiche del pianeta – India, Golfo, Mediterraneo, Europa – e la sua portata tocca da vicino anche la nostra sicurezza e i nostri approvvigionamenti.

Sul piano materiale, l’Imec punta a rafforzare i collegamenti marittimi e si propone di sviluppare una rete ferroviaria tra il Golfo e il Mediterraneo, cavi sottomarini per i dati e dorsali energetiche, idrogeno compreso. Un asse di questa natura non si limita ad abbattere tempi e costi di trasporto: ridisegna le dipendenze reciproche tra i Paesi che mette in collegamento.

La posta in gioco è evidente sul terreno delle materie prime. Per le terre rare e i materiali critici dipendiamo oggi da un numero ristretto di fornitori: i magneti ad alte prestazioni di missili, radar, velivoli e sistemi di puntamento, ma anche litio, cobalto, grafite, germanio e titanio arrivano da filiere che possono essere chiuse o condizionate per ragioni politiche.

A ciò si aggiunge l’acciaio: senza acciai speciali a costi competitivi non esistono né cantieristica navale né mezzi terrestri, e il sovrapprezzo che paghiamo rispetto ai concorrenti asiatici pesa direttamente sulla competitività della nostra industria militare. Un’arteria che colleghi l’India e il Golfo all’Europa può diventare la spina dorsale di filiere alternative e affidabili per questi materiali. Per chi ha responsabilità nel comparto, metterli al riparo non è un tema industriale tra i tanti: è la precondizione di ogni credibile

pc 6 luglio - Turchia - forti proteste contro il vertice Nato e repressione del regime fascista turco - immagini info



pc 6 luglio - Contro lo sfruttamento schiavistico nelle campagne al Sud come al Nord - denuncia e organizzazione

Contattare - slaicobasta@gmail.com - in corso organizzazione lega Braccianti/lavoratori migranti - WA 347-5301704

Il caporale intascava fino al 60% della paga dei braccianti: botte e spray al peperoncino a chi osava ribellarsi

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I lavoratori sfruttati costretti ai turni in nero nel weekend, aggrediti con tirapugni e forbici da potatura se rifiutavano il pizzo
Pretendeva dieci euro al giorno per il trasporto nei campi dai giovani che lavoravano nelle vigne di alcune note aziende vitivinicole dell’asta dell’Adige, a sud di Trento. Muhammad Suleman, il caporale cinquantenne arrestato l’altra mattina all’alba nella sua casa di Rovereto, controllava, o cercava di controllare, in tutto e per tutto la vita delle persone che sfruttava. Erano tutti braccianti che lavoravano anche dieci ore al giorno, sette giorni su sette, nei vigneti tra Trento e Rovereto. Li costringeva a lavorare in nero dalle 8 alle 10 ore al giorno di sabato e di domenica, dopo che avevano già finito il turno normale.

pc 6 luglio - Alla Marelli di Tolmezzo sciopero contro lo straordinario forzato al sabato - info solidale - Slai cobas sc

Straordinario imposto il sabato, alla Marelli scatta lo sciopero

L’azienda ha imposto il lavoro di sabato per recuperare un ritardo produttivo e ha respinto la richiesta dei delegati Rsu di rendere la prestazione volontaria. Il sindacato: «In fabbrica fa molto caldo, lavorare così è faticoso e rischioso»

Maura Delle Case

 

Lamentano una carenza di organizzazione nelle giornate di lavoro “ordinario” e l’eccessivo caldo all’interno dello stabilimento. Con queste motivazioni, i lavoratori della Marelli di Tolmezzo, ex Automotive Lighting, dicono no allo straordinario comandato per oggi, sabato 4 luglio, dall’azienda proclamando un pomeriggio di sciopero.

La richiesta dell’impresa, che a Tolmezzo produce fanali per alcuni dei marchi premium dell’automotive, è dovuta – riportano i sindacati in una nota diffusa ieri per annunciare la protesta – alla necessità di recuperare «il ritardo accumulato nella produzione, quantificato in circa 10 mila fanali a settimana, pari al 17% dei volumi».

Ieri i delegati Rsu hanno incontrato i vertici aziendali, ai quali hanno ribadito con forza la propria

pc 6 luglio - Alla Stellantis S.Nicola Melfi - info - 100 auto in meno a turno

Eugenio Bonanata

Stellantis, a Melfi “100 auto in meno” per ogni turno

La ‘decrescita’, iniziata questa settimana, svelata da chi opera al Montaggio

Da ieri a S. Nicola di Melfi è iniziata una sorta di ‘decrescita’ programmata in casa Stellantis e si è infatti passati da un impostato di 296 a 196 vetture. È il cosiddetto passo 2 a 1. Stando a quanto svela una fonte al Montaggio, ogni due auto che passano sulla linea, segue un vuoto. Il mix è composto da Compass, Ds8 e ds7. Anche la Lancia Gamma sarebbe ai nastri partenza. “Sicuramente sulla linea si lavora meglio, è meno stressante produrre 100 auto in meno a turno”, sottolinea l’operaio. Che però, subito dopo, aggiunge: “Se dopo la tanto annunciata

pc 6 luglio - Israele: crimini di guerra quotidiani in Libano


“Israele spara a chi prova a tornare a casa”: il racconto dal sud del Libano

Angelo Calianno

“Mi sono fermato a Nabatiyeh per raccontare cosa rimane dei villaggi oggi occupati da Israele. Pur essendoci il cessate il fuoco, di cui nessuno si fida, gli attacchi sono quotidiani e a chiunque si avvicini troppo al confine, i soldati sparano a vista con i cecchini o lanciando droni esplosivi”.

Così Angelo Calianno dal Libano del sud, da Nabatiyeh, città da cui ha lavorato negli ultimi tre anni. Il reporter spiega che quando si parla di persone che “si avvicinano troppo al confine”, sono ragazzini e anziani che cercano di tornare nelle proprie case per recuperare qualcosa, anche solo un ricordo.

Calianno ha trascorso la giornata in pattuglia con i paramedici di Nabatiyeh. I Nabatyie Paramedics sono

domenica 5 luglio 2026

pc 5 luglio - Fatti che contano più delle parole

Leone XIV, papa americano ha rifiutato l'invito di Trump alla sua festa oscena, smargiassa di celebrazioni, con fiumi di soldi, del suo dominio, ed è andato a Lampedusa, dai migranti vivi o ammazzati dai governi dei moderni "tiranni", dal "sistema economico mondiale"; migrati che rappresentano tutti i popoli, tutti gli immigrati, da quelli dell'America cacciati da Trump, perseguitati e uccisi dalla polizia, a quelli dell'Europa, dell'Italia che li fa morire in mare, negando i soccorsi, e ora c'è la remigrazione/deportazione. 


pc 5 luglio - In piazza per la Palestina

 



pc 5 luglio - Siamo tutti antifascisti - le manifestazioni in Germania contro i neozanisti AFD