martedì 3 febbraio 2026

pc 3 febbraio - I preparativi di guerra del governo fascio/imperialista Meloni vanno avanti senza soste: sorgerà in Bulgaria la prima base militare italiana in Est Europa

Governo Meloni/Crosetto, i terroristi siete voi!


Secondo le autorità bulgare, la base consoliderà la logistica e il supporto operativo del Multinational Battlegroup in Bulgaria, gruppo tattico NATO che l’Italia guida dal 2022 nell’ambito dell’iniziativa “Enhanced Vigilance Activity” (eVA), concepita in funzione anti-Russia.

Il battlegroup è già pienamente operativo con circa 700 soldati italiani affiancati da contingenti di altri Paesi alleati e sta evolvendosi verso capacità di livello più elevato, fino alla possibilità di schieramento di una brigata o persino di un’intera divisione nelle future configurazioni infrastrutturali.

Per Niscemi, per mettere in sicurezza i territori, per la Scuola, per la Sanità, per i trasporti, per i lavoratori, per i salari, per la salute e sicurezza nei luoghi di lavoro questo lurido governo i soldi non li trova mai/per la guerra invece è un pozzo senza fondo


di Antonio Mazzeo | 2 Feb 2026    

Il 29 gennaio il Parlamento bulgaro ha ratificato l’accordo sottoscritto dal governo di Sofia e da quello italiano per la realizzazione e l’uso congiunto di una grande infrastruttura bellica nei pressi del villaggio di Yambol, Kabile, nel sud-est del paese. La nuova base sarà simile all’area addestrativa bulgaro-statunitense di Novo Selo che viene impiegata dal Battle Group NATO operativo in Bulgaria in funzione anti-Russia. A Yambole sarà insediata un’intera brigata multinazionale con la possibilità di ospitare fino ad ‘intera divisione di 3.000 unità.

La ratifica dell’accordo è stata votata a larghissima maggioranza; contrari solo il gruppo di minoranza filo-russo Vuzrazhdane e due piccoli partiti nazional-populisti, Mech e Velichie.

Secondo quanto dichiarato dal ministro della difesa bulgaro, Atanas Zapryanov, la progettazione dell’installazione sarà affidata alla Nato Support and Services Agency. “A Kabile saranno realizzate solo le facility per alloggiare ed addestrare i reparti militari, più alcuni impianti sportivi”, ha aggiunto Zapryanov. “I depositi di armi e munizioni per le esercitazioni saranno invece dislocati a distanza dalle aree abitate dalla popolazione e dalle caserme. Si esclude dunque lo stoccaggio di munizioni o di altri materiali pericolosi”. Ad oggi non è noto l’ammontare delle spese previste per la base.

Il testo dell’accordo di cooperazione con le autorità italiane era stato approvato dal gabinetto dei ministri il 13 agosto 2025. “La costruzione delle infrastrutture militari nel territorio del distretto di Kabile è un passo strategico in vista del rafforzamento delle capacità di difesa della Repubblica di Bulgaria e della Nato”, riportava il testo sottoscritto dal governo di Sofia. “Il programma è svolto per adempiere agli impegni della Repubblica di Bulgaria quale membro della North Atlantic Treaty Organization, e consentirà di ospitare e supportare il Multinational Battle Group della NATO, con la possibilità di una sua espansione”.

L’accordo bilaterale italo-bulgaro è stato sottoscritto il 24 dicembre 2025 in occasione della visita in Bulgaria del ministro della Difesa Guido Crosetto. La firma è avvenuta all’interno della 22nd Air Base di Bezmer, scalo strategico dell’Aeronautica militare bulgara e della NATO.

Secondo quanto riportato dagli organi di stampa locali, “l’accordo sancisce le responsabilità dell’Italia per l’assemblaggio e l’insediamento degli edifici residenziali, degli uffici, delle infrastrutture, degli alloggi e dei relativi servizi, e l’opportunità di intraprendere i lavori di costruzione necessari, anche con l’impiego delle sue forze armate”.

Le opere saranno realizzate in due fasi: nella prima si assicureranno quelle per il dislocamento temporaneo delle truppe, mentre nella seconda si costruiranno le infrastrutture per lo stazionamento permanente del Multinational Battle Group. “Anche la Bulgaria contribuirà finanziariamente al progetto attraverso specifici investimenti”, ha dichiarato il portavoce del governo bulgaro. “Accordi tecnici aggiuntivi e annessi tra le due parti saranno sviluppati successivamente”.

Nel corso della sua visita in Bulgaria, il ministro Crosetto ha discusso con il collega Atanas Zapryanov le modalità di un ulteriore rafforzamento della cooperazione in campo militare. “Soddisfazione è stata espressa dal ministro per la firma dell’Accordo per realizzare e gestire congiuntamente le infrastrutture nell’area di Kabile”, riporta la nota stampa della Difesa. “Crosetto ha ringraziato per il supporto fornito al contingente italiano presso la Novo Selo Training Area, dove l’Italia opera al comando del Multinational Battle Group. Condivisa la volontà di rafforzare la collaborazione in ambito operativo, addestrativo e formativo, con particolare attenzione alle minacce ibride anche nell’ottica di un’auspicata cooperazione strategica nel settore dell’industria della difesa. Positiva la valutazione del dispositivo sul fianco Est dell’Alleanza, con conferma di una postura ferma e orientata alla prevenzione delle escalation”.

Dopo l’incontro con la controparte, Guido Crosetto ha partecipato alla messa e al pranzo natalizio con i militari italiani presso la base di Novo Selo. Dal 2022 l’Esercito Italiano è impegnato in Bulgaria nella missione NATO “Enhanced Vigilance Activity (eVA)”, guidando il Multinational Battle Group, iniziativa voluta dall’Alleanza per “rafforzare la deterrenza e la difesa sul fianco est a seguito dello scoppio delle ostilità tra Russia ed Ucraina”. Nell’ambito della missione NATO le unità italiane Italiano svolgono anche attività addestrative congiunte con l’Esercito bulgaro e di altri paesi alleati. Attualmente l’Italia schiera in Bulgaria 740-750 militari dell’82° Reggimento di fanteria “Torino” della Brigata Pinerolo dell’Esercito.

Il Battle Group inter-alleato schiera complessivamente 1200-1300 militari. Nei piani NATO il battaglione dovrebbe essere elevato a brigata, con 5.000 unità. Da qui l’esigenza di realizzare una nuova grande base a Kabile.


      

pc 3 febbraio - Torino, Torino è una gran bella città…. Da che parte stare

Da ORE 12/Controinformazione rossoperaia del 02.02.26

Torino è stata teatro di una grande manifestazione di 50.000 persone e diversi non sono riusciti ad arrivare per l'azione della polizia e per le decisioni sciagurate prese dalla questura e dalle istituzioni di Torino che hanno bloccato la città, le stazioni dove arrivava la manifestazione, le vie principali di alcuni pullman che arrivavano a Porta Nuova o che toccavano alcuni pezzi del corteo, con cittadini che sono stati lasciati a terra per ore, anche là dove non passava alcun corteo. Nello stesso tempo la polizia ha bloccato i bus che arrivavano dalle altre città per la manifestazione, identificando e fotografando tutte le persone.

Tutta questa manifestazione è stata ostacolata con una campagna stampa preventiva, con divieti e disposizioni del Ministero degli Interni, della questura di Torino, fino alla miserabile rettrice dell'Università Palazzo Nuovo che, su pressione del ministro Bernini, ha chiuso l'università agli studenti, a coloro che ne sono gli effettivi proprietari.

Quindi la violenza è cominciata già prima ed era violenza di Stato, violenza delle istituzioni, violenza della polizia. La madre di tutte le violenze é lo sgombero del centro sociale Askatasuna, sottrarre non solo ai militanti e agli attivisti di Askatasuna ma alla città, al quartiere, un centro sociale attivo da oltre 30 anni su tutte le grandi tematiche così come sulle piccole questioni del quartiere.

Questo centro sociale è stato uno dei cuori pulsanti della protesta contro la guerra, della solidarietà al popolo palestinese, della lotta sociale dei precari, dei disoccupati. ma innanzitutto è

pc 3 febbraio - Torino: le violenze della polizia che i media non vogliono vedere

Da L'Indipendente

«Attacco allo Stato» (Il Messaggero); «La guerriglia di Torino» (la Repubblica); «Ferocia Askatasuna» (il Giornale); «Cercano il morto» (Il Tempo); «Ora basta, arrestateli tutti» (Libero). 

I titoli dei quotidiani all’indomani della manifestazione nazionale in solidarietà ad Askatasuna parlano una sola lingua: un lessico ossessivo e compatto – «guerriglia urbana», «tentato omicidio», «città sotto assedio», «blitz premeditato», «agente massacrato», «martellate a un poliziotto» – che riduce il corteo con 50mila manifestanti agli scontri del tardo pomeriggio. La cronaca dominante impone un frame univoco: la violenza “rossa” contro lo Stato. La piazza è ridotta a minaccia criminale, l’ordine pubblico a vittima assoluta. Le violenze attribuite agli “antagonisti” saturano lo spazio mediatico; cariche, manganellate, lacrimogeni e idranti scompaiono o vengono derubricati a legittima “reazione” delle forze dell’ordine. In questo articolo, vi proponiamo alcune delle immagini che la politica si è ben guardata dal diffondere e che mostrano l’altra faccia di quanto accaduto al corteo dello scorso 31 gennaio.

Il bilancio ufficiale parla di 103 agenti feriti, di cui circa una trentina ricoverati e poi dimessi domenica; delle decine di manifestanti contusi, nella cronaca mainstream resta appena traccia. Così, la selezione di immagini e parole produce un vuoto informativo: per chi guarda solo i telegiornali, la violenza appare a senso unico. Video e fotografie diffuse da reporter indipendenti e collettivi documentano scontri durissimi e feriti da entrambe le parti, ma le immagini di attivisti spinti e percossi durante le fasi di deflusso, le cariche improvvise e gli scontri generalizzati, i pestaggi a terra rimangono marginali

pc 3 febbraio - Torino - la parola ad Askatasuna

Quando il popolo indica la luna, lo stolto guarda il dito


Riprendiamo la presa di parola di Askatasuna in risposta alla narrazione mediatica di questi giorni a seguito del partecipassimo corteo nazionale di sabato 31 gennaio 2026.

«Quando il saggio indica la luna, lo stolto guarda il dito», spesso attribuita a Confucio, anche se più correttamente riconducibile alla tradizione zen/buddista.
Il senso è semplice e potente: ci si può perdere nel mezzo e mancare il significato, fermarsi alla superficie senza cogliere ciò che davvero è in gioco. È un proverbio utile oggi più che mai, per non perdere la bussola e andare a ruota della macchina narrativa costruita e alimentata dal governo e dai media mainstream a esso supini, a partire da ciò che è accaduto nella manifestazione del 31 gennaio.

Il corteo nazionale contro lo sgombero di Askatasuna è stato un successo al di là di tutte le aspettative. Lo sappiamo noi e lo sa, soprattutto, il governo. Un passaggio fondamentale di un percorso nato dallo sgombero di un centro sociale simbolo di resistenza, capace di far convergere centinaia di realtà e oltre 50.000 persone in una manifestazione a difesa degli spazi sociali, delle pratiche di libertà e contro il governo Meloni. Una vera boccata d’ossigeno in un contesto politico, nazionale e internazionale, segnato da guerre, colonialismo, repressione e da un clima generale che farebbe accapponare la pelle

pc 3 febbraio - Ore 12 Controinformazione Rossoperaia - a domani

Oggi non faremo ORE 12 perchè preferiamo venga letto innanzitutto il testo della Controinformazione di ieri che contiene la nostra principale ed effettiva narrazione e posizione sulla manifestazione di Torino frutto della partecipazione diretta dei nostri compagni a tutte le fasi della manifestazione, e rivolta a tutti - in questo senso viene diffusa non solo in internet blog ecc, ma portata alle fabbriche, posti di lavoro, assemblee e riunioni e manifestazioni per tutta la settimana e oltre, in audio come in forma stampata

Cosi come oggi è bene che abbia questo spazio ASKATASUNA e ciò che INFOAUT ha ritenuto di pubblicare - domani ritorneremo a raccontare, denunciare, commentare e a dire cosa vogliamo e cosa facciamo 

pc 3 febbraio - Torino - Un manifesto una indicazione

 

pc 3 febbraio – INDIA e Unione Europea firmano “la madre di tutti gli accordi” per l’auto, da Stellantis, a Renault, a Volkswagen… si apre un mercato immenso di profitti

 

A chiamare questo accordo “La madre di tutti gli accordi” è stata direttamente una von der Leyen addirittura raggiante, mentre stringe le mani del presidente del Consiglio Europeo Antonio Costa e le mani insanguinate del fascista indù Narendra Modi.

L’accordo è stato firmato il 27 gennaio e la von der Leyen, rappresentante dei diversi paesi imperialisti che compongono l’attuale “Unione Europea”, è stracontenta perché finalmente l’Unione europea potrà avere a disposizione un mercato che copre quasi 2 miliardi di persone e rappresentare circa il 25% del PIL mondiale. Un mercato che vede una “classe media” di circa 250 milioni di persone (a seconda delle analisi…) che hanno “capacità di spesa”, “una domanda indiana che cresce a ritmi più che doppi rispetto a quelli europei…”, come dicono gli economisti.

È questa la ricerca di nuovi mercati, come abbiamo più volte scritto, a causa della profonda crisi mondiale. Infatti, sul piano più ampio, l’accordo rafforza l’asse Ue-India anche come risposta alle tensioni commerciali globali e alle politiche di Trump. L’accordo (Free Trade Agreement)  prevede

lunedì 2 febbraio 2026

pc 2 febbraio - La battaglia Askatasuna - video info




altre immagini

https://www.threads.com/@lucianomuhlbauer/post/DULlFr-EUD0

xmt=AQF0DaiSVHad1_4_Tq2cPKO_FUODUXyOOyg3xPB4uuXJ7wkPVxDjccPWUVE-YUW__e3Zvkg&source_
surface=35&slof=1

https://www.facebook.com/share/p/1DkXMJgoNs/

https://www.facebook.com/share/p/1C29KejHx9/

https://www.facebook.com/share/p/182ZpewnLf/

https://www.facebook.com/share/p/1F23hrtxxV/

https://www.facebook.com/share/p/1RDaW3jb1N/

https://www.facebook.com/share/p/1FNrf2KFxA/

pc 2 febbraio - Immagini chiavi di lettura della grande manifestazione di Torino - dalla grande manifestazione di massa al blindato che brucia




pc 2 febbraio - Immagini delle nostre parole d'ordini, striscioni, cartelli









pc 2 febbraio - L'intervento di proletari comunisti alla manifestazione di Torino

 

pc 2 febbraio - ORE 12 Controinformazione rossoperaia - Torino, Torino è una bella città...

 

pc 2 febbraio - Bruxelles: Stop operazione Kagaar! - 1° Info/Report - foto e video

La Campagna d’emergenza internazionale contro l’Operazione Kagaar è arrivata il 27 gennaio al Parlamento europeo, alla Commissione europea di Bruxelles, attraverso un combattivo e rappresentativo sit-in, realizzato da una delegazione internazionale di organismi, partiti di diversi paesi, e sostenuta dall’appoggio di molti altri, sia con sit-in contemporanei a Birmingham e in Italia, sia con dichiarazioni e ampia circolazione in internet e tra le masse dell’appello della Campagna.

Al presidio davanti al Parlamento europeo hanno partecipato organizzazioni provenienti da Italia, Olanda, Turchia, Tunisia, Galizia, Belgio e giovani della comunità indiana di Bruxelles.

Sin dal mattino all’ingresso del Parlamento sono stati distribuiti quattro materiali: l’appello generale, un memorandum preparato dai compagni indiani, una lettera ai singoli parlamentari, alla presidenza della Commissione esteri UE, della Commissione sezione ‘Diritti umani’, insieme alla lettera dell’alto commissariato alle Nazioni Unite per i diritti dell’uomo, con la quale si richiama un’urgente azione in rapporto alla situazione dei popoli indigeni, adivasi nel distretto di Bastar distretto del Chhattisgarh.

Questi testi distribuiti sono pubblicati in altri post.

Nella piazza, davanti alla porta d’ingresso del Parlamento europeo è cominciata la manifestazione con striscioni, cartelli, slogan e interventi, mentre venivano distribuiti volantini di informazione e di appello alla solidarietà ai cittadini e alle persone nelle macchine, mezzi di trasporto, bus, fino a provocare un blocco della circolazione per decine di minuti, con intervento della polizia per interromperlo.

Due deputati italiani sono venuti al presidio per incontrare la delegazione. Con costoro rappresentanti della Campagna hanno avuto un incontro di oltre mezzora durante il quale hanno chiesto urgente presa di posizione del Parlamento europeo e un intervento delle Commissione del Parlamento, sezione ‘diritti umani’ e sezione ‘esteri’ per fermare in India il regime di Modi che con l’operazione Kagaar attua una repressione senza limiti, con massacri, arresti di massa nei confronti delle popolazioni indigene delle foreste, adivasi, in nome della lotta al “terrorismo maoista”, ma in realtà al servizio degli interessi dell’imperialismo e delle grandi multinazionali indiane che vogliono espropriare e cacciare gli adivasi dalla loro terra per appropriarsi dei giacimenti di ferro, carbone, bauxite, uranio, e realizzare miniere, acciaierie al servizio del loro profitto.

La delegazione ha inoltre illustrato la più generale repressione che si dirige verso giornalisti, associazioni di studenti, democratici, riviste, con una massiccia ondata di arresti, detenzioni che comprendono torture, e uccisioni mirate. 

Il regime Modi, in nome della identità hindutva, colpisce masse di altre religioni e di altre nazionalità oppresse, in particolare del Kashmir che vive sotto occupazione militare.

I parlamentari hanno raccolto questa denuncia e il Dossier preparato dalla campagna e hanno assicurato l’inoltro di esso ad altri parlamentari di diverse tendenze e ai membri della Commissione sezione ‘Diritti umani’.

L’importanza dell’iniziativa è andata anche ben oltre questo tema, perché proprio nella stessa giornata del presidio si realizzava un grande incontro in India tra la presidente della Commissione europea, Ursula Von der line e Modi, per realizzare un gigantesco accordo commerciale, diplomatico e militare tra gli Stati imperialisti europei e il regime indiano, interno alla contesa mondiale interimperialista che si sviluppa, si approfondisce e si accelera anche per effetto dell’imperialismo Usa di Trump.

Questo accordo viene scaricato sui proletari e le masse indiane, così come sui proletari e le masse europee; proprio nei giorni precedenti il presidio la stessa piazza era stata teatro della forte protesta degli agricoltori contro l’accordo Mercosur. 

Nel Dossier consegnato erano contenuti documenti di denuncia provenienti da tutte le organizzazioni in lotta contro la repressione e l’operazione Kagaar in India, così come il documento di solidarietà delle organizzazioni palestinesi che si uniscono alla denuncia del genocidio degli adivasi, lanciano la parla d’ordine: “Da Gaza a Bastar”, “la solidarietà è la nostra arma”, e riaffermando l’impegno alla liberazione di tutti i popoli oppressi che lottano per la giustizia e la dignità.

Nel finale la delegazione è entrata decisamente nel piazzale del Parlamento, gridando slogan, con le forze dell’ordine che tentavano, inutilmente, di impedirlo.

 

Terminato con successo il presidio al Parlamento, in un clima di cameraderia e solidarietà internazionalista, la delegazione ha raggiunto l’ambasciata indiana.

E qui era in corso una forte protesta della comunità del Kashmir contro il regime di Modi e i massacri, le persecuzioni che prevedono la pena di morte per esponenti rinomati della comunità.

La delegazione ha subito salutato questa protesta, con entusiasmo da parte dei manifestanti kashmir, ha rigettato l’intenzione della polizia di impedire l’unità delle due manifestazioni, che in realtà si sono fortemente unite con interventi, parole d’ordini comuni, alzando il tiro contro il governo fascista e terrorista di Modi.

E’ apparso un ulteriore striscione a sostegno della guerra popolare e in onore e gloria del compagno Basavaraj.

Un colpo pesante per il regime di Modi, l’unità di queste due proteste che riflettono quello che avviene in India per costruire l’unità di tutti gli oppressi contro il regime fascista di Modi.

Una giornata importante che certamente avremmo voluto con maggiori presenze per dare ancora più forza alla Campagna d’emergenza, che comunque ha segnato una tappa di questa campagna internazionale che vedrà ulteriori iniziative in altre città, ambasciate, sedi istituzionali e che prepara il terreno alla clamorosa sfida di una delegazione in India non appena le condizioni saranno maturate.

Al Parlamento europeo

pc 2 febbraio - Reportage di Rita Rapisardi, del Manifesto. Racconta cosa ha visto sabato a Torino. Ognuno si faccia garbatamente la sua idea.

“Ieri sera verso la chiusura del giornale, tarda, tanto lavoro, vedo esplodere la storia del "poliziotto martellato", soprattutto da dopo che Crosetto twitta il video (rubato a un collega di Torino oggi, non citato, non pagato, il logo tagliato) che poi rimbalza ovunque.

La notizia in poco tempo diventa quella principale, oggi ci aprono i giornali, la premier in ospedale a stringere mani, dopo che a Niscemi si è fatta vedere dieci giorni dopo, ma non dalla popolazione per paura di contestazione. 

Fortuna vuole che quella scena l'abbia vista con i miei occhi, ero a cinque metri, ancora più vicina del videomaker che si trovava alle mie spalle, in mezzo al corso, diviso dalle barriere del tram. A quel punto della serata gli scontri stavano andando verso la conclusione, i manifestanti si erano dileguati da corso Regina, quello di Askatasuna, dove si sono svolti per la maggior parte, per scappare verso il lungo Dora attraverso i giardinetti che portano al Campus Einaudi. 

Migliaia di persone si sono riversate in quel poco spazio e pian piano sono riuscite ad arrivare dall'altra parte, sulla Dora appunto, anche perché le forze di polizia arrivavano da entrambi i lati e la paura era quella di essere chiusi contro i cancelli, motivo per cui alcuni hanno

pc 2 febbraio - Sulla grande manifestazione di Torino - Info: Comunicati del Collettivo Universitario Autonomo e Kollettivo Studentesco Autonomo e del Comitato Vanchiglia Insieme e


Comunicato del Collettivo Universitario Autonomo – Torino e del Kollettivo Studentesco Autonomo – Torino

Corteo nazionale a Torino: 50mila persone rilanciano contro il governo nemico del popolo
3 spezzoni composti ciascuno da migliaia di persone partono dalle stazioni e dall’università occupata per riprendersi la città. Si aspettavano tutti una grande manifestazione ma la realtà ha superato le aspettative: la reazione generalizzata all’arrivo in Piazza Vittorio, il punto di convergenza, è stata quella della “pienezza” nel vero senso della parola.
Al di là dei numeri strabilianti, l’eterogeneità della piazza permette di cogliere la cifra di cosa sia stato raccolto dall’appello conclusivo dell’assemblea del 17 gennaio, con la chiamata: governo nemico del popolo, il popolo rilancia. E il popolo ha rilanciato.
Avevamo promesso sarebbe stata una manifestazione popolare e pensiamo di aver mantenuto la promessa, studenti dalle scuole superiori, sindacati di base, associazioni, organizzazioni palestinesi da tutta Italia, movimenti sociali, comitati di quartiere, universitari, delegazioni provenienti da tutto il

domenica 1 febbraio 2026

pc 1 febbraio - La “pace” del Papa Leone XIV è guerra contro le donne al servizio dell’ordine sociale esistente capitalista e imperialista

 

“…La chiesa cattolica è stata sempre pronta a sfoderare armi per legittimare la condizione di subordinazione, oppressione delle donne. In questo senso non è rimasta mai indietro anzi… scrivevamo anni fa nell’ opuscolo “Ratzinger “Il ritorno dell’Infamia originaria” “…e oggi scende in campo nell’aperta sponsorizzazione ideologico, culturale e politica del moderno fascismo e del moderno medioevo..."
Quando il Papa Leone XIV dichiara che oggi “l’aborto è il più grande distruttore della pace”, questo, nella fase attuale, è un atto politico ben preciso al servizio del sistema sociale dominante capitalista e imperialista, profondamente in crisi ma che deve essere salvaguardato con ogni mezzo e da ogni apparato funzionale ad esso.

Mentre imperversano le guerre nel mondo e avanza la tendenza alla guerra imperialista mondiale, mentre il mondo è martoriato da fame, povertà, sofferenza immane dei popoli con bambini massacrati sotto le bombe, mentre i migranti anche neonati annegano in mare, mentre Gaza è un cumulo di macerie con il genocidio che continua e con migliaia e migliaia di bambini uccisi la cui vita per Israele nazisionista e

pc 1 febbraio – Metalmeccanici: arrivano le richieste di condanna penale per lo sciopero per il contratto di 10.000 operai a Bologna

 

Il governo della Meloni prova a vendicarsi dello sciopero dei metalmeccanici che ha coinvolto 10.000 operai a Bologna il 20 giugno dello scorso anno, operai che in corteo avevano deciso di percorrere la tangenziale sfidando il decreto sicurezza. La procura di Bologna, infatti, secondo i comunicati di Fiom e Cisl, ha emesso richiesto di condanne penali per i partecipanti alla  manifestazione e 3 dirigenti sindacali.

Sia la Fiom (ieri) che perfino la Cisl (oggi), il sindacato legato strettamente al governo, hanno preso posizione denunciando il decreto sicurezza che vuole impedire di manifestare il dissenso, parlando di “vergogna di Stato”, di “legge sbagliata, da cambiare” (Cisl), mentre la Fiom dichiara che “il Decreto Sicurezza non nasce per tutelare i cittadini, bensì per reprimere il dissenso, restringere gli spazi democratici e colpire il diritto di manifestare pacificamente.”

Si tratta di un altro episodio che non lascia spazio a nessuna illusione sulla natura fascista del governo

pc 1 febbraio - Askatasuna: la diretta di ieri momento per momento di Radio Onda d'Urto

 

50.000 persone alla manifestazione nazionale di sabato 31 gennaio 2026: “Torino è partigiana. Contro governo, guerra e attacco agli spazi sociali”, come condiviso nell’assemblea nazionale del 17 gennaio, a sua volta convocata dopo lo sgombero poliziesco del 18 dicembre 2025 dello storico centro sociale Askatasuna

LA DIRETTA

Ore 19.45 – Chiudiamo qui, dopo 5 ore, la diretta su Radio Onda d’Urto dal corteo nazionale di Torino per Askatasuna e contro governo, guerra e attacchi agli spazi sociali. Il corteo è arrivato al Regio Parco, davanti al cimitero, conclusione del corteo. La testa attende che arrivi la coda, per concludere tutti e tutte insieme. Al momento risulterebbero una decina di fermi.

Ore 19.20 – Il corteo si è ricompattato sul ponte di Corso Regio Parco, imboccato ora da migliaia di manifestanti, diretti in maniera collettiva ai bus delle delegazioni di fuori Torino e all’altezza del cimitero di fronte al Parco Regio, chiusura della manifestazione. Alle spalle ancora lacrimogeni e alcuni focolai di scontri. Segnalati una decina di fermi e diversi tra feriti e contusi.

Ore 19.15 – Cariche e copiosi lacrimogeni nella zona di via Rossini, all’incrocio con il LungoDora, dove compagne-i cercavano di sganciarsi dalle vicinanze con corso Regina Margherita. Si segnalano nelle vie adiacenti, sulla sponda sud della Dora, fermi e tentativi di fermi. 

Ore 19.10 – Ancora lancio di lacrimogeni in corso Regina Margherita, con nuove cariche e nuovi fermi, almeno un altro paio. Fiamme all’interno di un paio di blindati, necessario l’intervento dei vigili del fuoco.  

Ore 19.05 – Un pezzo di corteo, quello con l’impianto di amplificazione, riparte partecipato da molte migliaia di persone per attraversare il fiume Dora, in direzione del Regio Parco.

Ore 19 – Cariche e lacrimogeni anche nella zona del Campus Einaudi, dove mezz’ora fa era arrivato un altro spezzone di corteo. Migliaia di persone restano per le strade di Torino.

Ore 18.55 – Una parte di corteo retrocede, di fronte all’avanzata della Celere, verso via Rossini, sul lungoDora, precedentemente imboccata anche dal camion d’apertura. 

Ore 18.50 – La polizia ha attaccato il corteo più indietro rispetto alla testa, avanzando dalle vie laterali, come via Tarino, a colpi di lacrimogeni.

Ore 18.45 – Nuovi lanci di fuochi d’artificio e oggetti per fermare l’avanzata della polizia, che risponde ancora con idranti e lacrimogeni. Ancora migliaia di persone in mezzo alla strada, con la testa a pochissimi metri dall’idrante, che è tornato indietro. Il dispositivo poliziesco si è di fatto riposizionato dov’era oltre un’ora fa, all’inizio degli scontri in corso Regina Margherita.

Ore 18.35 – Caroselli di almeno un blindato – pericolosamente – avanzato tra i manifestanti. Almeno 2 persone, a terra, manganellate e fermate. Altri manifestanti hanno fatto arretrare blindati e celere con il lancio di oggetti e con alcuni contatti diretti, ripetuti, con gli agenti.

Ore 18.30 – Un gruppo di manifestanti ha lasciato corso Regina Margherita per andare verso il Campus Einaudi, campus universitario lungo il fiume Dora, a poca distanza dal luogo degli scontri, in corso almeno da un’ora.

Ore 18.25 – Cariche della Celere. I reparti sono avanzati di circa 150 metri, coperti dai lacrimogeni (anche ad altezza d’uomo), da quindicina di blindati e dagli idranti,  che hanno colpito anche una redattrice di Radio Onda d’Urto, durante la diretta radiofonica. Di fronte alla resistenza della testa del corteo, la carica prima si è fermata all’altezza dell’incrocio con via Montebello, per poi proseguire con un secondo avanzamento, sempre fronteggiato da compagne e compagni. Il lancio di oggetti ferma la carica. 

Ore 18.15 – Continua il fronteggiamento su corso Regina Margherita a Torino, tra lacrimogeni a pioggia e la testa del corteo, a poche decine di metri. Nel controviale posizionati alcuni cassonetti della spazzatura al centro della carreggiata, con l’accensione di alcuni fuochi, mentre alle spalle della testa, all’altezza del rondò Rivella (incrocio con corso San Maurizio), restano altre migliaia di persone in presidio.

Ore 18 – Avanza – lentamente – il dispositivo poliziesco, con i blindati armati di idranti e la celere di lato, che fa nuovamente largo uso di lacrimogeni. La testa del corteo, con migliaia di persone, risponde ancora con fuochi d’artificio e petardi e rimane compatta, a pochi metri dal 47 di corso Regina Margherita, sede di Askatasuna. 

Ore 17.50 – Pioggia di lacrimogeni sul corteo in corso Regina Margherita, prima dell’impatto con la testa. In azione anche gli idranti. Dalla manifestazione fuochi d’artificio e petardi. Aria irrespirabile. 

Ore 17.45 – Non più di un centinaio di metri tra compagne-i e il dispositivo poliziesco con celere, idranti e reti, lungo corso Regina Margherita.

Ore 17.30 – Il corteo imbocca con decisione corso Regina Margherita, il viale dove si trova anche il centro sociale Askatasuna, distante meno di un chilometro. Il corteo ha svoltato in questa direzione a passo spedito. Sanzionata una filiale di Credit Agricole.

Ore 17.15 – Si riduce la distanza tra il blocco poliziesco e il corteo su corso San Maurizio.

Ore 17 – Il corteo, con almeno 50mila persone, occupa l’intero corso San Maurizio, a non più di 400 metri da un ingente dispositivo poliziesco che blocca la strada, oltre alle vie laterali. La corrispondenza con Umberto, della Redazione, e Franz, collaboratore milanese di Radio Onda d’Urto. 

Ore 16.45 – L’intervista a un human rights observer di Amnesty International Italia, in piazza a Torino per un’attività di monitoraggio sul rispetto dei diritti umani e di manifestazione.  

Ore 16.35 – I tre spezzoni si sono ricongiunti in piazza Vittorio. “Non si vede la fine del corteo, siamo più di 50mila” dicono compagne-i di Askatasuna. L’intervento di due studentesse dallo spezzone partito da Palazzo Nuovo e arrivato in piazza Vittorio. 

Ore 16.30 – Decine e decine di migliaia di persone a Torino in marcia contro governo, guerra e attacchi agli spazi sociali. 

Ore 16.00 – Gli spezzoni di Porta Susa e Porta Nuova si sono ricongiunti. Puntano ora verso piazza Vittorio, dove incontreranno anche il terzo spezzone, quello di Palazzo Nuovo. “Siamo oltre 15mila” viene detto dall’impianto di amplificazione dei due cortei (Porta Susa e Porta Nuova) ora riuniti. 

Ore 15.45 – L’intervento di partenza del corteo da Porta Nuova con Nicoletta Dosio, Movimento No Tav.

Ore 15.30 – Partiti anche i cortei da Porta Nuova e Palazzo Nuovo. Da Palazzo Nuovo l’intervento di un compagno di Askatasuna

Ore 15.20 – Partito da pochi minuti lo spezzone da Porta Susa, con migliaia di persone.

Ore 15.15 – Migliaia di persone si sono già affollate all’esterno della sede universitaria. 

Ore 14.45 – Partito lo spezzone da Porta Nuova. 

Ore 14.30. Primi interventi dal furgone con le bandiere di Autonomia Contropotere, dove interviene prima il comitato Vanchiglia Insieme e poi il Movimento NoMuos.

Ore 13. Arrivato il pullman da Brescia.


pc 1 febbraio – Genocidio continuo in Palestina

 

In tre mesi di finta «tregua», alla luce del “piano di pace” di Trump, sostenuto da tutti i paesi imperialisti a cominciare dall’Italia della fascista Meloni, gli attacchi del nazionismo non si sono mai fermati e hanno ucciso circa 530 palestinesi… mentre l’entità israeliana ammette esplicitamente di avere ucciso oltre 70.000 palestinesi, senza contare le migliaia che si trovano sotto le macerie…

Riportiamo l'articolo del manifesto di oggi

***

La finta tregua riporta Gaza sotto le bombe. Decine di morti e feriti

Michele Giorgio

Striscia di sangue La Striscia era in attesa della riapertura del valico di Rafah. Israele invece ha mandato i bombardieri. Bambini tra le vittime

Soccorritori alla stazione di polizia di Sheikh Radwan colpita dai jet israeliani, foto Ap

Soccorritori alla stazione di polizia di Sheikh Radwan colpita dai jet israeliani – Jehad Alshrafi/Ap

Le bombe hanno ucciso, ferito, distrutto, riportando Gaza ai giorni più bui dei due anni di offensiva militare israeliana dopo il 7 ottobre 2023. Almeno 32 palestinesi, tra cui bambini, sono stati fatti a pezzi dalle esplosioni o sono morti sotto le macerie degli edifici colpiti. La Protezione civile ha riferito anche di decine di feriti: alcuni sono in condizioni gravissime. I video giunti da Gaza hanno mostrato esplosioni, fumo, macerie ed esseri umani che si aggiravano come fantasmi nelle nuvole di polvere, con abiti strappati e in stato confusionale. Doveva essere una giornata

sabato 31 gennaio 2026

pc 31 gennaio - Prime immagini e info dalla stampa sul grande corteo a Torino/Askatasuna

Askatasuna, in migliaia da tutta Italia:  "Torino è partigiana" "Askatasuna vuol  dire libertà". I tre spezzoni si uniscono in una sola grande manifestazione. Dall'impianto di amplificazione: "non si vede la fine. Siamo più di 50 mila".  Radio onda d'Urto


Manifestazione Askatasuna a Torino, le notizie in diretta: i tre cortei riuniti in un unico grande serpentone. Slogan contro Meloni e a favore di Mohammad Hannoun

Slogan contro Meloni: Qualche minuto fa è partito anche lo spezzone del corteo pro Askatasuna che si era ritrovato alle 14,30 a Porta Nuova, principale stazione ferroviaria di Torino. Numerosi striscioni, alcuni a difesa di  Hannoun, presidente dell’associazione palestinesi d’Italia (finito in una inchiesta relativa a finanziamenti ad Hamas) e altri cotro Giorgia Meloni: «Meloni sionista sei tu la terrorista» - Corriere Torino

15:55 da La Repubblica Torino

In testa allo spezzone di Porta Nuova ci sono bandiere della Palestina, canzoni pro-Pal e cartelli per chiedere la libertà di Mohammed Hannoun, Dawoud ed Yaser Elasaly, con riferimento all'inchiesta sui fondi ad Hamas. "Intifada fino alla vittoria!" ha scandito al microfono una rappresentante dei giovani palestinesi in Italia. Più indietro sventolano le bandiere No Tav, quelle delle associazioni per il Kurdistan e dei movimenti transfemministi.  "Se tutte queste gocce si uniscono diventiamo uno tsunami", ha detto un'altra ragazza in testa al corteo, che al momento è fermo in attesa di essere raggiunto dalla parte di attivisti in arrivo da Porta Susa.

Gli abitanti di Vanchiglia: “Quartiere militarizzato e tolgono spazi di socialità”

Anche i rappresentanti del comitato quartiere Vanchiglia sono in piazza: “Non potevamo non esserci. Nel momento in cui vengono cancellati degli spazi di socialità fondamentali per un quartiere, il quartiere viene militarizzato, i ragazzini entrano nelle scuole scortati dalle forze dell'ordine e si chiedono cosa sta succedendo. Noi non possiamo voltare la faccia dall'altra parte, quindi crediamo che ci siano dei bisogni molto diversi e che ci sia un tentativo di rubare l'attenzione usando lo sgombero di Askatasuna come un trofeo. Mentre i bisogni e le necessità delle persone normali sono l'istruzione, la sanità che funzioni, il lavoro, un ambiente tutelato, la crisi climatica che avanza senza delle risposte da questo governo. Ecco, noi siamo per un'altra strada e vogliamo esserci proprio in un momento in cui viene. Questa strategia della tensione viene lanciata per spaventare le persone, per spingerle all'individualismo. Bene, è essenziale esserci qui con le nostre famiglie, anziani, studenti, padri, madri e figlie. Esserci per raccontare che noi siamo qui per creare qualcosa di ben diverso...

Traffico in tilt su autostrade e statali per i controlli

Il traffico è paralizzato su autostrade e statali verso Torino. Si registrano posti di blocco a Rondissone, Trofarello, Caselette, Rivoli, Avigliana, Bruere, Santhià, Santena, Vercelli e Carmagnola. In quest’ultimo caso sono stati bloccati i passaggi con telepass e caselli automatici: si passa solo dove c’è l’operatore e la polizia controlla ogni automobile. In corso identificazioni anche sui treni diretti a Torino, in particolare sulle linee provenienti da Roma e Milano. Controlli attivi anche in città: personale della Digos sta perlustrando corso San Maurizio e l’area attorno alla palazzina sgomberata. Sono invece presenti posti di blocco in corso Unità d’Italia, corso Maroncelli e corso Giulio Cesare. 

 | 31 Gennaio

Già identificate 747 persone

Nella sola giornata di ieri (venerdì 30) sono già state identificate 747 persone, controllati 236 veicoli e 4 voli aerei  - Corriere Torino