da ORE12/Controinformazione rossoperaia del 18.05.26
Sabato 16 vi è stata a Milano una nuova manifestazione nazionale di solidarietà al popolo palestinese indetta dalle associazioni palestinesi in Italia, dai sindacati di base, dal movimento degli studenti nelle sue diverse forme, dalle realtà di organizzazioni e partiti della sinistra rivoluzionaria e con la partecipazione di rappresentanze di partiti parlamentari o che lavorano per partecipare alle elezioni.
Questa manifestazione è stata all'incirca di oltre 10.000 persone e, tenendo conto che si teneva a Milano e che quindi poteva coinvolgere tecnicamente come partecipazione larga, le realtà del Nord, innanzitutto di Milano, ma anche da Torino, dal Veneto, da Bologna, da Genova, mentre era molto difficile la partecipazione di delegazioni che provenissero da Firenze in giù e ancor meno dalle città del Sud e come città del Sud erano presenti i rappresentanti di Taranto, aderenti alla manifestazione come Slai cobas e presenti all'interno della delegazione di proletari comunisti come una delle organizzazioni politiche partecipanti.
Il corteo è stato indetto in questa data perché l'anniversario della Nakba, la più importante pagina storica dell’occupazione, deportazione, espulsione del popolo palestinese dalla sua terra che ci sia stata nella storia di questo popolo prima dell’attuale fase di genocidio, deportazione, dello Stato sionista di Israele con il sostegno innanzitutto dell'imperialismo americano e poi di tutti gli Stati e dei governi imperialisti reazionari del mondo, anche nel mondo arabo.
Quindi è una data fondamentale per il popolo palestinese perché da questa data nasce la volontà e l'aspirazione del popolo palestinese a conquistare la liberazione, l’autodeterminazione, la nascita di uno Stato palestinese “dal fiume al mare”, com’è giusto che sia e come è alla base della eroica e prolungata resistenza del popolo che non si è mai fermata, neanche di fronte al crimine rappresentato dal genocidio e dai massacri che stiamo assistendo negli ultimi due anni e che sono ancora in corso nonostante i presunti “accordi di pace”.
Ed era fondamentale questa manifestazione per riportare al centro dell'attenzione la battaglia del popolo palestinese e della sua resistenza, combinata in questi giorni anche dalla solidarietà e al sostegno alla Flottilla, alla nuova Flottilla, con la campagna di sostegno nel nostro paese rappresentata anche dalla iniziativa dei “100 porti”.
Quindi era una manifestazione assolutamente necessaria e rappresentativa nei fatti dell'intero movimento di solidarietà con la Palestina.
In questa manifestazione tutte le forze che sono state presenti hanno fatto due cose: da un lato si sono unite, in una marea di solidarietà, innanzitutto intorno alla grossa delegazione di palestinesi che ha guidato il corteo.
In secondo luogo la manifestazione si è legata alla più generale situazione politica nazionale e internazionale, in particolare alla lotta contro la guerra, alla lotta contro l'economia di guerra, alla lotta sulle ricadute in questo paese dei piani di guerra dell'imperialismo americano innanzitutto e delle complicità del nostro governo sia rispetto al genocidio del popolo palestinese sia rispetto ai piani di riarmo e della guerra.
Un aspetto che le organizzazioni e le realtà sindacali e politiche presenti hanno voluto mettere in rilievo sono state le proprie posizioni su questo, perché è bene dire che all'interno di questo grande movimento di solidarietà di questa grande manifestazione ognuno ha parole d'ordini in parte comuni, in parte differenti, e questa pluralità di posizioni non intacca in nessuna maniera l’unanime e totale solidarietà rispetto alla Palestina, alla resistenza del suo popolo e alla lotta contro i piani genocidari e guerrafondai dell'imperialismo americano e dello Stato sionista israeliano.
Questi sono due valori positivi della manifestazione, in una fase che non è quella che ha portato alla gigantesca mobilitazione di popolo del 4 ottobre, dove si sono fuse le istanze dei sindacati di base, delle associazioni palestinesi che non hanno mai smesso di lottare dal giorno successivo al 7 ottobre contro il piano genocida dell'imperialismo e del sionismo, e che hanno contribuito a mettere in campo, proprio in una situazione in cui non ci sono ancora le condizioni per la riproposizione di un gigantesco moto di popolo come è stato quello del 4 ottobre, le posizioni e le riflessioni che, pur non perdendo lo spirito unitario, si confrontano e affrontano le diverse soluzioni connesse alla situazione in Palestina non rispetto all'obiettivo strategico e generale della “Palestina fino a mare”, della lotta contro la guerra imperialista, del fermare e combattere l'imperialismo americano e il sionismo, ma rispetto al percorso di realizzazione di questi obiettivi nel quadro più generale della situazione nazionale e internazionale.
In questa manifestazione sono emersi anche altre cose che sono state perfettamente rappresentate: era molto consistente lo spezzone che metteva al centro la liberazione dei prigionieri politici palestinesi in questo paese colpiti da una campagna repressiva attivata dal governo allo scopo di colpire la resistenza palestinese attraverso i prigionieri politici, tutti accusati soprattutto di essere o partecipanti alla resistenza palestinese - è il caso di Anan rinchiuso tutt'ora nelle carceri dopo una sentenza infame che lo condanna, di cui peraltro non si conoscono ancora le motivazioni a distanza di mesi dalla sua carcerazione - o palestinesi fatto segno di operazioni repressive per il fatto di aver sostenuto il loro popolo sia con finanziamenti, sia con aiuti umanitari. Per non dire di coloro, prigionieri o meno, comunque incriminati nella gigantesca ondata repressiva che sta colpendo tutti i solidali con il popolo palestinese che hanno attivato iniziative più combattive in questi mesi.
Così come era fortemente presente la campagna di boicottaggio nei confronti dello Stato sionista di Israele, di tutti i legami dell'imperialismo italiano, dell'economia italiana, del governo italiano con lo Stato sionista di Israele e che contribuiscono, attraverso tutte queste forme, sia al genocidio militare del popolo palestinese e ai massacri e a tutto quello che ne è seguito, sia attraverso il rafforzamento dei legami indissolubili tra imperialismo, governo e Stati imperialisti e Stato sionista, il suo governo e il suo piano.
Infine, tra i sindacati di base era fortemente presente la delegazione del SiCobas per le caratteristiche di sindacato classista e combattivo ma anche per la sua composizione sociale, rappresentata in larghissima parte di proletari immigrati delle diverse realtà di questo paese che, oltre che a essere sottoposti anche allo sfruttamento, hanno dato vita a ondate di lotte significative che sono servite a fare esprimere non solo il loro spirito di classe ma anche il loro spirito internazionalista.
Così il movimento degli studenti in tutte le sue diverse forme che è stato l'anima delle campagne di solidarietà nelle università, nelle scuole e la prima linea nel fronte della contestazione dei legami tra università, ricerca, governo e Stato sionista di Israele, economia israeliana, così come pure prima linea della lotta contro i piani di guerra, il riarmo, il rapporto tra le università, le scuole, gli istituti di ricerca e le industrie belliche.
La nostra presenza in questa manifestazione, con una delegazione rappresentativa e compatta, ha portato un elemento in più, rappresentato dalle forme con cui oggi si deve esprimere l'internazionalismo proletario e il legame che c'è tra la lotta di liberazione del popolo palestinese e la lotta di liberazione di tutti i popoli oppressi nel mondo e il rapporto che c'è tra questa lotta di liberazione del popolo palestinese e le lotte di liberazione più radicali, la lotta di armata, la guerra di popolo, la lotta imperialista dall'America Latina all'India, con un particolare risalto all'India - su cui diremo dopo - e i piani della guerra imperialista e la necessità che siano il proletariato, i lavoratori, la spina dorsale del movimento di lotta contro il capitalismo, l'imperialismo e della unità internazionale dei popoli e dei proletari oppressi.
La nostra delegazione ha portato una parola d’ordine nello striscione volutamente in inglese proprio per rappresentare questo movimento per quello che è a livello internazionale e affermare, senza sé e senza ma, la linea generale che a nostro giudizio è in sintonia con il moto di liberazione dei popoli e l'effettivo fronte comune che si debba realizzare tra i proletari di tutto il mondo e i popoli oppressi di tutto il mondo intorno alla questione palestinese innanzitutto, ma al moto di lotta per rovesciare l'imperialismo nel nostro paese.
Utilizzando uno slogan largamente affermato nella mobilitazione per la Palestina, modificato per dagli forza e respiro internazionale, il nostro striscione che diceva “i popoli del mondo scrivono la storia/dalla Palestina all'India, guerra popolare fino alla vittoria”, ha costituito un tratto distintivo della nostra presenza che ha voluto essere un contributo sia alla mobilitazione internazionale e nazionale intorno alla questione Palestina, sia al dibattito tra le forze che sostengono il popolo palestinese e le stesse organizzazioni palestinesi, in una prospettiva di unità internazionalista che permetta effettivamente di rovesciare e di vincere questa battaglia fino alla vittoria.
In questo senso il rapporto India-Palestina è una caratteristica della nostra attività più recente per due ordini di motivi. Il primo, naturalmente, è quello che il regime di Modi, dopo l'imperialismo americano, è il principale sostenitore nel mondo dello Stato sionista d'Israele, di cui condivide ideologia e prassi genocida, espressa in un clamoroso discorso fatto da Modi in occasione della sua andata in Israele fatto alla Knesset, per di più condito delle ultime notizie sul regime indiano che ha messo a disposizione 10.000 lavoratori per sostituire i lavoratori palestinesi o i lavoratori arabi che lavorano in Israele e mantengono, come manodopera sfruttata, il regime e l'economia israeliana che li hanno colpiti oltre che con il genocidio, i massacri, anche con il fatto che tanti di questi lavoratori non hanno potuto più lavorare nello Stato sionista di Israele e questi lavoratori sono stati sostituiti da lavoratori provenienti da altri paesi, in particolare dai paesi asiatici, e l'India ha avuto un ruolo importante.
Ma l'India in queste ultime settimane ha fatto di più, ha annunciato come gli ebrei indiani possono trasferirsi in Israele e partecipare al piano di colonizzazione/annessione della Cisgiordania, cosa che nessun paese al mondo ha fatto, e parliamo del più grande paese del mondo che è attualmente l'India per popolazione, un anello chiave della contesa interimperialista, delle alleanze interimperialiste operanti sul terreno della guerra. E sappiamo pure come il regime di Modi sia strettamente legato, anche con un corridoio (IMEC) che punta ad aggirare le difficoltà delle rotte commerciali, delle vie del petrolio, delle vie della seta di matrice cinese, che comprende il passaggio di queste rotte e linee commerciali, dall'India a Israele, dall'Israele all'Italia, che è quindi è una una porta d'ingresso importante per tutta l'Europa imperialista. Quindi stiamo sottolineando questo aspetto non ancora diffuso, né come informazione, né come mobilitazione nel movimento di solidarietà della Palestina.
L'altro aspetto che abbiamo voluto dare di salto con la nostra partecipazione, è stato il legame che c'è, giusto e necessario tra la manifestazione nazionale che si è tenuta ieri e dalle forze che l'hanno indetta con l'appello, la partecipazione, allo sciopero generale per il 29 maggio, un rapporto reale tra solidarietà con la Palestina, lotta contro la guerra e condizione di vita e di lavoro degli operai, dei proletari, delle masse popolari.
Quindi una giusta indicazione dello sciopero generale che, pur non prevedendo che possa essere grande ed esteso per partecipazione, è sicuramente determinante e decisivo per avviare la nuova fase della lotta generale degli operai, dei proletari nel nostro Paese nel contesto più generale della situazione nazionale internazionale della lotta contro il governo.
In questo senso il nostro volantino, diffuso in questa manifestazione, ha unito le ragioni dell'internazionalismo e della solidarietà al popolo palestinese alla condizione e della situazione degli operai e dei lavoratori nelle fabbriche e più in generale delle masse popolari, in particolare ponendo in risalto in questa fase, gli effetti di scaricamento, non solo quelli in atto da tempo, dei costi del riarmo, ma dei costi provocati dall'aggressione imperialista e sionista nei confronti dell'Iran e tutte le questioni collegate a questa aggressione rispetto alle rotte commerciali e il rapporto economico su fronte del petrolio, l'energia e l'economia imperialista che anche queste vengono scaricate sui lavoratori innanzitutto, con i costi dell'energia e gli effetti che essi hanno sul carovita.
Quindi tutte ragioni assolutamente condivise nell'impianto generale dall'intera manifestazione.
Un'altra particolarità del nostro intervento - che è stato particolarmente apprezzato da buona parte dei partecipanti - è stato portato proprio dalla delegazione di Taranto a questa manifestazione, rappresentato dal portare nel cuore la vicenda dell’assassinio razzista di Saco nella città vecchia di Taranto, nei quartieri significativi di questa città, che ha originato - oltre che in questa città - un moto di solidarietà, un moto di indignazione più generale, raccolto in diverse forme nelle diverse città di questo paese, con una forte attenzione nella pubblicazione del manifesto che è stato simbolo sia dalla denuncia sia della solidarietà.
Quindi, come si vide, la manifestazione di Milano, non rilevata, e volutamente oscurata dai giornali borghesi, dalle televisioni che hanno interesse più che mai a nascondere la forza della solidarietà e il suo orientamento sempre più classista, combattivo, internazionalista, verso cui l'azione del governo e di tutte le forze ad esso alleate o di finta opposizione ha come linea di condotta innanzitutto la repressione e fa parte della repressione nascondere la portata della mobilitazione in questo paese, ma in realtà questa manifestazione ha riempito le strade di Milano e questa manifestazione ha occupato Piazza Duomo e ha preso il suo posto, da Milano, nello scontro più generale su scala nazionale e da questa manifestazione viene un incitamento a dare vita al sciopero del 29 maggio come una grande giornata di lotta diffusa nelle grandi come nelle piccole città, in alcune realtà di lavoratori in maniera più estesa, in altre realtà dei lavoratori di significativa affermazione e di indicazione e di crescita, alla fine, della coscienza generale dei lavoratori che è uno degli elementi fondamentali a cui la manifestazione di Milano ha guardato e ha lavorato.
























