sabato 20 dicembre 2025

pc 20 dicembre - Torino è stata una grande manifestazione e non è che l'inizio - Il 17 gennaio ci sarà una grande assemblea, prevista una grande manifestazione il 31 gennaio

Gli strilli della sua borghesia e dei suoi rappresentanti mostrano la forza della manifestazione e i concetti di fondo che abbiamo affermato nel comunicato di sostegno e solidarietà

cronache eloquenti

Lo Russo: «Condanna delle violenze e solidarietà a forze dell’ordine, cittadini e commercianti»

«Desideriamo condannare con fermezza gli episodi di violenza che si sono verificati durante il corteo di oggi, esprimendo solidarietà e vicinanza alle forze dell'ordine coinvolte nei disordini, chiamate a operare in un contesto molto complesso e delicato, ai commercianti e a tutte le cittadine e i cittadini che hanno vissuto disagi, peraltro a pochi giorni dal Natale». A dirlo il sindaco di Torino, Stefano Lo Russo, dopo gli scontri di questo pomeriggio alla manifestazione contro lo sgombero di Askatasuna. «Nulla - sottolinea il primo cittadino - può giustificare la violenza e i danneggiamenti, mai: si tratta di comportamenti inaccettabili che non solo violano la legalità, ma compromettono gravemente la credibilità, la forza e il senso stesso delle rivendicazioni, danneggiando profondamente la causa di chi è sceso in piazza per manifestare pacificamente le proprie idee, in modo legittimo e democratico».


Rosatelli: “Violenza ingiustificabile, Torino è città democratica e antifascista”

«Gli ingiustificabili atti di violenza si pongono in antitesi con valori e propositi del patto di collaborazione a cui abbiamo lavorato con spirito di servizio alla città, di dialogo e nonviolenza, e sono da condannare con fermezza perché inaccettabili e perché danneggiano la causa stessa per cui si scende in piazza». A dirlo è l'assessore comunale ai Beni Comuni, Jacopo Rosatelli, a proposito della manifestazione per Askatasuna. «Torino è una città di tradizione democratica e antifascista - aggiunge - e ha le risorse per unirsi e superare ogni difficoltà, restando fedele alla propria storia di conquiste sociali».

Salvini: “Ruspe sui centro sociali covi di violenti”

«Da una parte donne e uomini in divisa, che difendono la legalità. Dall'altra parte i soliti violenti, figli di papà frustrati e falliti, che oggi hanno mandato sette agenti all'ospedale. Lo sgombero di Askatasuna è solo l'inizio. Ruspe sui centri sociali covi di delinquenti». Lo ha scritto su Facebook il vicepremier e leader della Lega, Matteo Salvini, postando un video degli scontri alla manifestazione di oggi a Torino.

Sette feriti tra le forze dell’ordine

Al termine del corteo il bilancio, secondo quanto riferisce la questura di Torino, è di 7 poliziotti feriti

Sui muri scritte contro Meloni e il sindaco

A fine manifestazione, sui muri intorno alla Gran Madre, vengono proiettati slogan: “Sindaco Lo Russo servo infame, Meloni dimissioni e sbirri di merda”

Fine della manifestazione

Il corteo si sposta da corso Casale in piazza Vittorio Veneto. Una dei leader di Askatasuna, arrivati alla Gran Madre, annuncia la fine del corteo dando appuntamento alle prossime lotte: «Siamo diecimila».

Respinti i manifestanti violenti

Dopo attimi di tensione, la parte più violenta del corteo è stata respinta verso via Napione ma continua il lancio di grossi petardi e la risposta della polizia con gli idranti.

La polizia avanza

Incendiati i cassonetti

Lungo il corso vengono dati alle fiamme alcuni cassonetti portati a centro strada. Tutto il traffico viene bloccato dalle via laterali, compresa via Rossini.

Lancio di pietre

I due schieramenti si fronteggiano nel fumo dei lacrimogeni. Vengono lanciate pietre all’indirizzo della polizia.

Idranti e cassonetti incendiati, momenti di tensione

Idranti e lacrimogeni contro il corteo, poi partono pietre e cassonetti incendiati

“Vergogna fascisti”

Mentre la polizia procede con gli idranti, i manifestanti urlano “Vergogna fascisti!”

Idranti, petardi e lacrimogeni

Il corteo si avvicina al centro sociale sgomberato. La polizia tenta di tenere lontani con gli idranti i manifestanti che si sono avvicinati. Viene attivato un secondo idrante e lancio di lacrimogeni, i manifestanti rispondono con il lancio di cassonetti e bottiglie

Il punto caldo

Il corteo dopo aver percorso via Napione sta svoltando in corso Regina Margherita verso Askatasuna. Per la polizia dovrà rigirare in via Vanchiglia, sarà il punto più vicino ad Askatasuna

La partenza del corteo

L’assessore Rosatelli: «Sono qui per rivendicare il patto di collaborazione»

L’assessore comunale Rosatelli in corteo: «Sono qui per esprimere il mio profondo dissenso nei confronti dell’azione del governo e della sua visione. Sono qui per rivendicare il patto di collaborazione. Come ha detto il sindaco di Torino, Stefano Lo Russo, è un’idea che vogliamo rilanciare. Le città italiane progressiste sono sotto attacco da questo governo».

Corteo partito

Il corteo parte e si dirige verso corso Regina Margherita

Il professor Revelli: “La chiusura di Askatasuna è una meschina vendetta”

Presente anche il professor Marco Revelli: «Sono affezionato all’idea di una città che ha sempre una scintilla di ribellione e non voglio che venga spenta. La chiusura è una meschina vendetta di un ministro che conosce solo lo strumento della forza e della violenza. Mi sento agli antipodi rispetto a questa gente. Hanno scelto anche un giorno simbolico perché il 18 dicembre del 22 gli squadristi compirono la strage di Torino».

Dosio (No Tav): “Le lotte saranno portate avanti dalle nuove generazioni”

Al corte c’è anche Nicoletta Dosio, storica leader No Tav. Al microfono dice: «La lotta verrà portata avanti dalle nuove generazioni, guardate quanti giovani ci sono qui oggi»

Continua ad arrivare gente

Polacchi (Arci): “Siamo contro la repressione e la chiusura di spazi sociali”

Andrea Polacchi, presidente regionale dell’Arci Piemonte: «Siamo contro lo strumento della repressione soprattutto per la chiusura di spazi sociali. Pensiamo che non sia questa la soluzione: il Comune aveva avviato un percorso utile e importante anche per regolarizzare la situazione di Askatasuna, purtroppo interrotto da una forzatura ideologica da parte del governo. Speriamo che il sindaco e l’amministrazione possano riprendere il dialogo».

Alice Ravinale (Avs): «Hanno militarizzato Vanchiglia, questa non è sicurezza»

Tra i tanti presenti Alice Ravinale, capogruppo Avs in Regione. «In Vanchiglia ci vivo e il quartiere è devastato ed esasperato dalla militarizzazione di questi giorni. Oggi c’è una quantità di forze dell’ordine che annulla qualunque retorica del governo sulla sicurezza delle nostre periferie». Continua: «Non avevo dubbi che la partecipazione della città sarebbe stata ampia a questa manifestazione perché le persone che vedono capitare questa cosa sanno che questo non è un attacco ad Askatasuna, ma alla democrazia e all’autonomia delle città. È l’ultimo anello di una catena repressiva che noi in questa città non vorremmo vedere, fa male a tutti».

Presenti tutti i leader storici dell’Aska

Al corteo sono presenti tutti i leader storici di Askatasuna, anche chi nel tempo ha fatto scelte di vita diverse

Un residente: “Askatasuna ci ha sempre garantito spazi»

Un residente di Vanchiglia: «Per noi Vanchiglia è un quartiere vivo e Askatasuna ci ha sempre garantito gli spazi per le iniziative del quartiere. Ma questo non piace alla destra e all'assessore Marrone»

Vincenzo Morrone (Aska): “Questa non è legalità, è il sogno bagnato del governo di muovere i poliziotti”

Vincenzo Morrone (Aska): "Questa non è legalità, è una presa per il culo"

Tra i cartelli

Ogni strada sarà Askatasuna

e

Askatasuna=libertà

L’annuncio di nuove proteste

Il 17 gennaio ci sarà una grande assemblea, prevista una grande manifestazione il 31 gennaio. «Askatasuna non muore: rinasceremo ancora più forti con un progetto collettivo che metterà insieme tutti»

«Trasformeremo Torino nella Val Susa»

«Il governo Meloni ha fatto un colpo di mano e oggi Tajani è venuto a provocare» dicono gli attivisti al microfono. «Noi non ci stiamo a questo gioco e questa operazione non passerà. Metteremo in campo l’esperienza della lotta in Val Susa qui a Torino. Stanno distruggendo tutto e invitiamo la città a sostenerci».

Concentramento davanti a Palazzo Nuovo

Centinaia di persone si stanno radunando davanti a Palazzo Nuovo, luogo di partenza del corteo contro lo sgombero di Askatasuna. «Oggi siamo qui per un motivo preciso: da giovedì stanno cercando di sgomberare quella che è stata messa in atto come una vera e propria invasione delle forze dell’ordine. Torino è una città dove la gente ha imparato a lottare insieme». Ci sono famiglie che si riconoscono nel centro sociale Askatasuna perché ha messo insieme diverse anime cittadine. «Vogliono cancellare un presidio sociale e stanno usando ogni pretesto per cancellarci».

pc 20 dicembre - Torino - Dalla manifestazione per Askatasuna che va a incominciare

pc 20 dicembre - Askatasuna - oggi corteo a Torino - Noi cominciamo ad esserci...

Ospitiamo intanto interventi del Centro, per discuterli in corso d'opera nei prossimi giorni

Sgombero di Askatasuna: chi fa i piani e chi fa la storia

Lo sgombero di Askatasuna non può essere trattato come un semplice atto di repressione da parte di un governo di ultradestra. Questo fatto politico è la somma di vicende complesse ed articolate che è necessario comprendere a fondo.

 Sarebbe consolatorio, ma inefficace, ridurlo ad un atto di fascismo istituzionale. Attenzione: non neghiamo la progressiva deriva autoritaria in cui il governo Meloni è impegnato, ma ciò che ci interessa di più sono gli scopi di questa deriva ed i suoi dispositivi concreti. Per capire cosa significa lo sgombero di Askatasuna bisogna provare ad inoltrarsi nei diversi livelli di realtà su cui impatta questo fatto.

  1. La politica del simbolico. Lo storico centro sociale torinese è stato per quasi tre decenni un simbolo che rappresentava significati differenti a seconda di chi lo narrava. Per alcuni era un’alternativa credibile alla politica istituzionale, una rappresentazione romantica del conflitto sociale, un luogo di socialità differente, una fucina culturale e politica. Altri lo rappresentavano come una “centrale della violenza”, il “centro sociale più duro d’Italia”, una manica di teppisti e perdigiorno. Queste narrazioni erano come ombre cinesi, proiezioni di un soggetto mutevole che, a seconda della direzione da cui proveniva la luce che lo illuminava, cambiava forma. Su Askatasuna venivano proiettate speranze e paure, aspettative e timori. Questo portato simbolico è stato croce e delizia, ma non ha mai rappresentato realmente la natura di questo spazio sociale. Le centinaia di militanti che hanno attraversato le sue mura in questi decenni hanno sempre radicalmente rifiutato la rappresentazione di un oggetto alieno, di una riserva indiana, di un residuo antistorico e si sono sempre impegnate ed impegnati in prima persona nel tentare di capire la società che avevano davanti per cambiarla. In una società in cui la politica procede per lo più su un livello del simbolico, appunto, i militanti e le militanti hanno cercato invece di costruire delle trasformazioni concrete nel quartiere, in città, in Val Susa. Le quattro mura del centro sociale non hanno mai rappresentato l’interezza della proposta politica di un’area militante, quella dell’autonomia torinese che è un’esperienza vivace, fortemente radicata nella città e tra le pieghe delle sue contraddizioni. Lo sgombero di quelle quattro mura è stato in primo luogo un atto simbolico. Il governo Meloni in questo momento è impegnato in una delle politiche di austerity più dure dai governi tecnici che tanto ha contestato a parole. Non solo: è il governo protagonista del riarmo del nostro paese. Tra la popolazione italiana vi è un malcontento crescente ed una forte ostilità nei confronti di queste scelte politiche concrete, dunque la consorteria che si è installata al governo deve ogni giorno cercare nuovi simboli su cui deviare l’attenzione mentre procede allo smantellamento del welfare. Che si tratti della “famiglia nel bosco” o dello sgombero di un centro sociale, l’importante è deviare l’attenzione mediatica su un terreno differente da quello delle decisioni politiche-economiche del governo. Lo sgombero di Aska arriva proprio nei giorni in cui si compie il redde rationem interno al governo ed alla Lega sulle pensioni. Questa politica del simbolico ha due scopi principali: da un lato, come detto, spostare la discussione pubblica su argomenti meno spinosi per il governo, dall’altro quello di mantenere la fedeltà dello zoccolo duro di elettori di destra che si consolano

pc 20 dicembre - Il racconto di Ali al processo a L'Aquila alla resistenza palestinese. Info SRP


Il 16 gennaio 2026 la Corte d’Assise di L’Aquila stabilirà se sia legittima o meno la resistenza armata ad un paese occupante e se si possano considerare civili dei coloni armati che prendono possesso di territori altrui, con il sostegno e l’impunità dell’esercito dell’occupazione.

Nell’ultima udienza finalmente sono emerse, anche nelle dichiarazioni di Ali e Mansour, le ragioni che hanno portato Anan a scegliere di combattere per la libertà della sua terra e del suo popolo. Ragioni che sin dall’inizio sono state escluse dal processo, epurandolo da tutti gli elementi di contesto: violenze continue, storie di famiglie devastate dal colonialismo di insediamento israeliano, di amici e parenti in detenzione amministrativa senza aver commesso reati, di palestinesi torturati da esercito e servizi segreti.

Particolarmente lungo e toccante è stato il racconto di Ali, di cui pubblichiamo stralci, per fare giustizia di un popolo, oggi sotto processo a L’Aquila, per “aver voluto inseguire un sogno: vivere in pace, in un paese non macchiato ogni giorno dal sangue del suo corpo“:

Mi chiamo Ali Irar, sono nato nel 1994 a Ramallah, in Palestina.

Mentre mia madre partoriva, mio padre era in carcere in detenzione amministrativa, senza prove e senza imputazione. È stata solo una delle quattro volte in cui ci è finito, sempre in detenzione amministrativa, senza che fosse mai formulata un’accusa a suo carico.

Solo l’anno prima suo fratello era stato ucciso dall’esercito israeliano all’età di 19 anni, mentre lavorava in un cantiere, ucciso per sbaglio durante l’intervento

pc 20 dicembre - Dal processo a Anan a L'Aquila la parola a Flavia e all'avvocato - A cura di Soccorso rosso proletario - 3

pc 20 dicembre - Conferenza internazionale di solidarietà con i prigionieri/e politici a Parigi



Partecipa dall’Italia SOCCORSO ROSSO PROLETARIO – per portare con forza a livello internazionale la battaglia in corso per la liberazione di ANAN e di tutti i prigionieri palestinesi in Italia - nei prossimi giorni - info documrnti decisioni

info srpitalia@gmail.com
Paris : Conférence internationale de solidarité avec les prisonniers politiques

Les 20 et 21 décembre à Paris, la Plateforme de la Voix des Prisonniers organise une Conférence internationale de solidarité réunissant des anciens prisonniers politiques ainsi que des délégués et militants de nombreux pays. L’événement vise à renforcer le soutien aux prisonniers politiques du monde entier, confrontés à la répression, à l’isolement, à la torture, au refus de soins et aux violations répétées de leurs droits. À travers des échanges sur la lutte des classes et les prisons, les formes de résistance en détention, la condition des femmes et personnes LGBTI+ ou encore les moyens de développer la solidarité internationale, la conférence appelle les organisations et les militants attachés à la défense des prisonniers politiques à unir leurs forces pour soutenir celles et ceux qui poursuivent leur combat pour la liberté en dépit de la répression.

pc 20 dicembre - Nulla e nessuno può fermare le guerre di popolo in Filippine e India - parte determinante della futura nuova avanzata della rivoluzione proletaria mondiale

 

pc 20 dicembre - Dal processo a Anan a L'Aquila - Corrispondenza da Soccorso Rosso proletario - 1

Processo italo israeliano alla Resistenza palestinese: la parola ai palestinesi e alla difesa. Per le repliche e la sentenza, partecipiamo numerose all’udienza fissata per il 16 gennaio

Oggi si è svolta quella che doveva essere l’udienza conclusiva del processo di primo grado alla Resistenza palestinese in Italia. Per l’ampiezza delle argomentazioni e considerazioni riportate oggi dalla difesa, e forse anche per per la massiccia partecipazione al presidio fuori e dentro il Tribunale dell’Aquila (almeno 200 persone), il presidente della corte ha fissato per il 16 gennaio l’udienza per le repliche dell’accusa e la sentenza.

Per la prima volta abbiamo sentito le dichiarazioni spontanee di Ali e Mansour, che pur estranei alla lotta armata resistenziale, hanno riportato in aula il clima di oppressione, repressione e violenza coloniale che ogni palestinese vive nel contesto dell’occupazione militare israeliana. Storie di morte, assassinii, imprigionamenti arbitrari, torture, minacce, vessazioni e soprusi che ogni palestinese potrebbe raccontare, se solo lo si ascoltasse. Cercheremo di rendere disponibili queste commoventi dichiarazioni al più presto.

pc 20 dicembre - Dal processo a L'Aquila - La dichiarazione di Anan - 2

Anan ha reso la sua dichiarazione dal carcere di Melfi in videoconferenza, questa volta con una bandiera palestinese sulla scrivania della saletta dalla quale era collegato al processo.

L’ha letta in italiano e così la riportiamo:

“Se sono nato in Palestina questa non è una mia scelta. Ma un regalo dalla vita per me. “Se io sono oggi palestinese”.

Ma se io faccio la resistenza è una scelta, è la mia volontà, è la mia decisione. Per difendere il nostro Popolo, la nostra terra e i nostri bambini, se uccisi tutti i giorni dal 1948 fino ad oggi per mano degli israeliani.

E questa decisione è la cosa migliore che ho fatto in vita mia. 

È sbagliato pensare che chi fa la resistenza non ami la vita. Noi amiamo la vita più di tutti ma vogliamo vita con libertà e non vita come schiavi. 

Vogliamo buona vita, libera e sicura per i nostri bambini. 

Per questo noi diamo la nostra vita per il nostro Popolo. 

Se mi condannate e rimango in carcere o se esco Libero. 

Questo non cambia niente. Amo e amerò sempre il popolo italiano. 

Il popolo partigiano italiano una parte di noi, e noi siamo una parte di lui. 

Il popolo italiano se loro fanno un intifada. che io non ho mai visto in altri paesi del mondo, questo movimento è uno tsunami 

Grazie Flottilla, e tutte per aiutare il popolo palestinese, per fermare il genocidio. 

Fanno tutto per noi senza avere lo stesso sangue e la stessa lingua, ma solo perché c’è lo stesso cuore per l’umanità e per la libertà.

Il popolo italiano è come sempre, è stata la prima resistenza per noi.

Signor giudice La resistenza è un’idea e l’idea non muore. Anche se noi moriamo, restiamo vivi nei cuori del nostro Popolo. 

Noi abitiamo nei cuori di tutte le persone che amano la libertà. 

Nelson Mandela vive nei nostri cuori. 

Che Guevara vive nei nostri cuori. 

Yasser Arafat vive nei nostri cuori.

George Habash vive nei nostri cuori.

Jihad Shihade vive nei nostri cuori. 

Abu Shujaa vive nei nostri cuori.

Tamer Al-Kilani vive nei nostri cuori

Viva la Palestina araba palestinese e libera!

Viva la resistenza palestinese fino alla libertà!

Viva la gioventù palestinese in Italia e in tutto il mondo!

Libertà per tutti i prigionieri che lottano per la libertà!

Libertà per i nostri prigionieri nelle carceri israeliane!

Libertà per il nostro padre Marwan Barghuthi!

Un giorno ci sarà un bambino palestinese che alzerà la nostra bandiera della Palestina Libera!

Viva la Palestina Araba palestinese.

Viva la Resistenza fino alla libertà.

Grazie a voi”

19.12.2025

c.c. di Melfi 

Anan Yaeesh

pc 20 dicembre - No alla guerra e alla pace imperialista in Ucraina! Internazionalismo proletario!

 da Ore12/Controinformazione rossoperaia del 16/12 

La guerra in Ucraina è a un punto di svolta ed è bene riaffermare i concetti di fondo alla luce dei fatti.

Questa è una guerra di ripartizione imperialista. La Russia ha invaso l'Ucraina per evitare l'accerchiamento della NATO e delle potenze imperialiste che ad esse fanno riferimento e in primis quelle che sono ai confini in forma più ravvicinata ai paesi imperialisti europei.

Quella che va a concludersi è una guerra di ripartizione, si spartiscono terre, risorse economiche, terre rare, si spartiscono i territori dell'Ucraina. Ma questa spartizione che vogliono le due potenze imperialiste maggiori, l'imperialismo americano e l'imperialismo russo, non sta ancora bene ai governi, Stati imperialisti europei che si sentono in parte esclusi e che quindi vogliono partecipare al bottino.

È una pace imperialista dentro una guerra di spartizione quella che vogliono realizzare, che in ogni caso non chiude la guerra in Ucraina ma stabilisce il punto di partenza da cui ripartirà la stessa guerra.

In questo il regime di Zelenskj ha raggiunto il massimo del discredito, prima diventando una pedina aggressiva con dentro i nazisti per conto dell’imperialismo occidentale Usa, Europa, NATO, e poi accettando, come va facendo, anche per i rapporti di forza e l'imposizione, una pace che non difende

pc 20 dicembre - Auto - Il sindacalismo aziendalista e neocorporativo in servizio permanente e effettivo dei padroni italiani e europei

La sola risposta è l'autonomia operaia, il sindacalismo di classe, la lotta e l'unità di classe

Slai cobas per il sindacato di classe  

Automotive; Palombella (Uilm): “Finalmente l’Europa si è svegliata, ora rilancio industriale e salvaguardia occupazionale”

“A un passo dal baratro, l’Europa ha deciso di cambiare le assurde regole della transizione all’elettrico nel settore auto, introducendo maggiore flessibilità e puntando all’obiettivo della neutralità tecnologica, senza lo stop imposto dal 2035. Finalmente l’Europa ha ascoltato il grido d’allarme che lanciamo da anni, scioperando in Italia e arrivando fino a Bruxelles, sotto la sede della Commissione. Se si fosse andati avanti con quelle scelte scellerate, saremmo presto arrivati alla desertificazione industriale, con la perdita di centinaia di migliaia di posti di lavoro e un disastro sociale ed economico senza precedenti.

Una transizione rappresenta una rivoluzione industriale e deve essere accompagnata dalle istituzioni con condizioni, norme, strumenti, investimenti straordinari e scadenze flessibili, non con imposizioni irragionevoli e dannose. L’Europa ha perso molto tempo, ma ora ci auguriamo che si inverta subito la rotta

pc 20 dicembre - Striscione davanti struttura militare

venerdì 19 dicembre 2025

pc 19 dicembre - Primo report dal presidio dell'Aquila contro il processo ad Anan e alla resistenza palestinese

La parola ai palestinesi e alla difesa. Per le repliche e la sentenza , partecipiamo numerosi all’udienza fissata per il 16 gennaio.

Oggi si è svolta quella che doveva essere l’udienza conclusiva del processo di primo grado alla Resistenza palestinese in Italia. Per l’ampiezza delle argomentazioni e considerazioni riportate oggi dalla difesa, e forse anche per per la massiccia partecipazione al presidio fuori e dentro il Tribunale dell’Aquila (almeno 200 persone), il presidente della corte ha fissato per il 16 gennaio l’udienza per le repliche dell’accusa e la sentenza.

Per la prima volta abbiamo sentito le dichiarazioni spontanee di Ali e Mansour, che pur estranei alla lotta armata resistenziale, hanno riportato in aula il clima di oppressione, repressione e violenza coloniale che ogni palestinese vive nel contesto dell’occupazione militare israeliana. Storie di morte, assassinii, imprigionamenti arbitrari, torture, minacce, vessazioni e soprusi che ogni palestinese potrebbe raccontare, se solo lo si ascoltasse. Cercheremo di rendere disponibili queste commoventi dichiarazioni al più presto.

Anan ha reso la sua dichiarazione dal carcere di Melfi in videoconferenza, questa volta con una bandiera palestinese sulla scrivania della saletta dalla quale era collegato al processo.

L’ha letta in italiano e così la riportiamo:

“Se sono nato in Palestina questa non è una mia scelta. Ma un regalo dalla vita per me. “Se io sono oggi palestinese”.

Ma se io faccio la resistenza è una scelta, è la mia volontà, è la mia decisione. Per difendere il nostro Popolo, la nostra terra e i nostri bambini, se uccisi tutti i giorni dal 1948 fino ad oggi per mano degli israeliani.

E questa decisione è la cosa migliore che ho fatto in vita mia. 

È sbagliato pensare che chi fa la resistenza non ami la vita. Noi amiamo la vita più di tutti ma vogliamo vita con libertà e non vita come schiavi. 

Vogliamo buona vita, libera e sicura per i nostri bambini. 

Per questo noi diamo la nostra vita per il nostro Popolo. 

Se mi condannate e rimango in carcere o se esco Libero. 

Questo non cambia niente. Amo e amerò sempre il popolo italiano. 

Il popolo partigiano italiano una parte di noi, e noi siamo una parte di lui. 

Il popolo italiano se loro fanno un intifada. che io non ho mai visto in altri paesi del mondo, questo movimento è uno tsunami 

Grazie Flottilla, e tutte per aiutare il popolo palestinese, per fermare il genocidio. 

Fanno tutti per noi senza avere lo stesso sangue e la stessa lingua, ma solo perché c’è lo stesso cuore per l’umanità e per la libertà.

Il popolo italiano è come sempre, è stata la prima resistenza per noi.

Signor giudice La resistenza è un’idea e l’idea non muore. Anche se noi moriamo, restiamo vivi nei cuori del nostro Popolo. 

Noi abitiamo nei cuori di tutte le persone che amano la libertà. 

Nelson Mandela vive nei nostri cuori. 

Che Guevara vive nei nostri cuori. 

Yasser Arafat vive nei nostri cuori.

George Habash vive nei nostri cuori.

Jihad Shihade vive nei nostri cuori. 

Abu Shujaa vive nei nostri cuori.

Tamer Al-Kilani vive nei nostri cuori

Viva la Palestina araba palestinese e libera!

Viva la resistenza palestinese fino alla libertà!

Viva la gioventù palestinese in Italia e in tutto il mondo!

Libertà per tutti i prigionieri che lottano per la libertà!

Libertà per i nostri prigionieri nelle carceri israeliane!

Libertà per il nostro padre Marwan Barghuthi!

Un giorno ci sarà un bambino palestinese che alzerà la nostra bandiera della Palestina Libera!

Viva la Palestina Araba palestinese.

Viva la Resistenza fino alla libertà.

Grazie a voi”

19.12.2025

c.c. di Melfi 

Anan Yaeesh