Certi miti, si sa, sono duri a morire. Certi altri, tuttavia, sono
orchestrati ad arte per scaricare le colpe di un fenomeno verso qualcosa
di inafferrabile, vago, evanescente o comunque molto lontano. In questo
modo, il colpevole resta celato dietro una misteriosa cortina di fumo,
nella speranza di farla franca.
È il caso della drammatica situazione dei salari in Italia che viene
attribuita, ormai da decenni dai liberisti di varia risma, alla
stagnazione della produttività del lavoro. E a seguire una serie di
argomentazioni cervellotiche per andare alla ricerca del perché mai la
produttività in Italia non cresca in maniera sufficiente da far
(automaticamente) crescere anche i salari reali.
L'ultima strombazzata in tal senso arriva dal solito Osservatorio sui
Conti Pubblici con un articolo a firma di Giampaolo Galli e Fabio
Martino che, alla domanda sul perché le retribuzioni in Italia siano
così basse risponde con una certa sicumera: "La spiegazione più
convincente è la stagnazione della produttività che induce le imprese a
opporre resistenza alle richieste di aumenti". E ancora: "Il
nodo centrale resta dunque la produttività: senza un suo rafforzamento,
lo spazio per aumenti retributivi elevati e duraturi rimane
strutturalmente limitato."
L'Osservatorio, dicevamo, non è nuovo a queste uscite. Carlo Cottarelli,
senior economist
Il “Board of Peace" voluto e presieduto da Trump si è riunito per avviare la nuova fase dell’operazione sionista,
nazista, colonialista a Gaza, dove, dopo il genocidio, la
deportazione, la distruzione di Gaza, ora continuando nei
massacri, morti per fame, torture immane verso i prigionieri, vuole
raccogliere i suoi frutti, e imporre la pace imperialista costruita
sul sangue di migliaia di palestinesi, tantissimi bambini.
Marx
nel parlare di un antenato di Trump diceva nel 18 brumaio:
"Pagliaccio serio" che non prende più la storia per una
commedia, ma
la propria commedia per storia universale"–
e così passando dalla farsa alla tragedia.
Come hanno scritto alcuni giornali, il "Board of peace è un laboratorio di nuova governance internazionale che intreccia Medio Oriente, competizione tra grandi potenze e ridefinizione del multilateralismo
La
barbarie, senza fine che ha portato a quasi 75mila morti a Gaza
(quelli trovati) che ha usato armi termiche e termobariche che hanno
disintegrato 2842 palestinesi, cancellando ogni traccia dei loro
corpi, che non si possono neanche seppellire e piangere, che ha
uguagliato l'orrore nazista, oggi trova la celebrazione di questo
orrore nel “Consiglio di pace”.
"Nel merito, il piano prevede la progressiva smilitarizzazione di Hamas come condizione imprescindibile per il dispiegamento pieno dei fondi e per l’avvio della "normalizzazione civile". Senza disarmo, sostengono Washington e i paesi arabi più vicini alla linea americana, non può esserci sicurezza né attrazione di investimenti" - Da L'Internazionale
Nella prima riunione Donald Trump ha fatto chiaramente il suo show, tra evidenti falsità "la guerra in
Milano,
boschetto di Rogoredo. 26 gennaio, un lunedì, chiunque abbia vissuto a
Milano sa bene cosa succede in quel boschetto. Una specie di zona franca
dove c’è spaccio, droga e chissà che altro. Non un posto dove fare un
picnic.
Il
luogo c’entra poco. Abderrahim Mansouri ha ventotto anni. Lo chiamano
Zack. Esce dalla boscaglia nei pressi di via Impastato, nel ventre verde
e buio di uno dei più noti mercati a cielo aperto della droga d’Europa.
Davanti a lui, a venti metri, c’è un uomo in borghese. Poliziotto.
Assistente capo del commissariato Mecenate. Un colpo solo, preciso, alla
tempia destra. Zack cade. Muore.
Ore dopo, in questura, il poliziotto mette a verbale: “Ci siamo qualificati dicendo: ‘fermo polizia’. E lui ha tirato fuori dalla tasca un’arma puntandomela contro“.
Insomma,
un’arma viene ritrovata accanto al cadavere. È una pistola finta. Una
replica con il tappo rosso, simile a una Beretta 92.
Poi
arriva la svolta che trasforma una storia già brutta in qualcosa di più
inquietante, la scientifica non trova le impronte di Zack sull’arma.
Secondo gli inquirenti coordinati dal procuratore Marcello Viola e dal
pm Giovanni Tarzia, quella pistola non era nella mano di Mansouri. Era
stata portata lì da qualcun altro, probabilmente da un collega che,
stando al verbale, si trovava a cinque metri dietro al tiratore.
Mentre
Zack agonizzava, gli agenti hanno aspettato oltre venti minuti prima di
chiamare i soccorsi. Quella pausa, secondo la procura, serviva a
sistemare la scena. Quattro poliziotti sono iscritti nel registro degli
indagati per favoreggiamento e omissione di soccorso. Il poliziotto che
ha sparato è indagato per omicidio volontario, senza l’attenuante della
legittima difesa.
Ma
c’è un elemento che cambia la natura dell’intera vicenda: Cinturrino
conosceva Mansouri. Secondo quanto emerso dalle indagini, lo avrebbe
visto in volto prima di sparare, e i due avevano avuto contrasti in
passato. Non è un colpo sparato nell’incertezza del buio contro uno
sconosciuto che si muove in modo minaccioso. È un colpo sparato a un
uomo che il poliziotto conosceva.
Danni durante un corteo: per 13 manifestanti divieto di uscire la sera e obbligo di dimora a Genova
La decisione della Cassazione: no all'obbligo di firma.
Inizialmente la Procura aveva chiesto il carcere per 26 persone
Genova. Avranno
l’obbligo di dimora e Genova e dovranno restare in casa nelle ore
notturne i 13 manifestanti antagonisti accusati di danneggiamento
aggravato in concorso durante il corteo del 5 maggio 2024. Lo
ha deciso la Corte di Cassazione che ha in parte confermato la
decisione del tribunale del Riesame a cui avevano fatto ricorso gli
avvocati dei 13, ma ha annullato l’obbligo di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria. Le misure, che sono diventate esecutive in queste ore, sono state disposte per il rischio di reiterazione del reato.
Si tratta di misure in ogni caso molto più contenute rispetto a quelle inizialmente richieste dal pm Giuseppe Longo che aveva chiesto per 26 persone il carcere,
sostenendo che gli imbrattamenti sulle
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
13/02/2026
Documenti trapelati ottenuti da Quds Networkdescrivono in dettaglio revisioni generalizzate dei libri di testo palestinesi a seguito di richieste legate all'UE.
Punti chiave
- Quds Network ha ottenuto documenti ufficiali che mostrano ampie revisioni al programma scolastico palestinese.
- Le modifiche hanno interessato i libri di testo dalla prima alla decima classe in diverse materie.
- Le revisioni hanno fatto seguito a richieste legate all'Unione Europea e a obiezioni legate a Israele.
- Sono stati rimossi o modificati simboli nazionali, termini storici e riferimenti a prigionieri, rifugiati e Gerusalemme.
- I rapporti interni documentano oltre 300 modifiche al programma scolastico motivate da ragioni politiche.
- Alcuni libri di testo hanno subito revisioni superiori al 30% del loro contenuto originale.
- Le modifiche sollevano dubbi sull'influenza esterna nella politica educativa palestinese.
Documenti ottenuti dalla Quds Network
Documenti ufficiali trapelati
e corrispondenza interna ottenuta dalla Quds News Network (QNN)
rivelano che il Ministero dell'Istruzione palestinese ha introdotto
profonde revisioni al programma
Un nuovo studio pubblicato sulla rivista scientifica The Lancet rivela che il numero di morti violente nel conflitto a Gaza durante i primi 16 mesi di guerra è stato significativamente più alto rispetto alle cifre ufficiali fornite all’epoca dal Ministero della Salute palestinese. La ricerca, intitolata Violent and non-violent death tolls for the Gaza conflict: new primary evidence from a population-representative field survey, è stata condotta da un team internazionale guidato dal professor Michael Spagat della
Royal Holloway, University of London, insieme a Jon Pedersen, Khalil
Shikaki del Palestinian Center for Policy and Survey Research, Michael
Robbins, Eran Bendavid, Håvard Hegre e altri esperti.
Lo studio di The Lancet
Lo studio riporta una metodologia denominata Gaza Mortality Survey (Gms), che rappresenta la prima indagine indipendente su larga scala basata
su interviste dirette a famiglie in un contesto di conflitto attivo.
Tra il 30 dicembre 2024 e il 5 gennaio 2025, i ricercatori hanno
intervistato 2.000 famiglie, per un totale di 9.729 individui censiti
alla vigilia del 7 ottobre 2023, più i neonati successivi. Le interviste
si sono concentrate nelle aree accessibili, principalmente nei
governatorati di Khan Younis e Deir al-Balah, includendo però in modo sistematico le popolazioni sfollate dai territori settentrionali e da Rafah, inaccessibili a causa delle operazioni militari.
Lo sciopero è stato indetto congiuntamente dai sindacati operai e
contadini per richiedere il ritiro delle politiche anti-popolari, come i
quattro nuovi codici del lavoro e gli accordi commerciali recentemente
firmati con gli Stati Uniti e l'Unione Europea.
12 febbraio 2026 di Abdul Rahman I lavoratori hanno interrotto il
trasporto ferroviario in varie località dello stato di Tripura. Foto:
CPI(M)
Giovedì 12 febbraio, 300 milioni di lavoratori, agricoltori, studenti e
professionisti di vari settori sono scesi in piazza in tutta l'India per
difendere i propri diritti e denunciare le politiche del governo di
estrema destra del Paese.
I lavoratori hanno indetto uno sciopero bloccando migliaia di miniere di
carbone, raffinerie, fabbriche, banche e trasporti in angoli remoti del
Paese, rispondendo all'appello dei Central Trade Unions (CTU), una
piattaforma congiunta dei principali sindacati indiani, tra cui il
Centre for Indian Trade Unions (CITU), l'All India Trade Union Congress
(AITUC), l'All India Central Council of Trade Unions (AICCTU) e l'Hind
Mazdoor Sabha (HMS), tra gli altri.
Ai lavoratori si sono uniti milioni di contadini e braccianti agricoli
provenienti da tutto il Paese, rispondendo all'appello del Samyukta
Kisan Sabha (SKM) e dell'All India Agricultural Workers Union (AIAWA),
tra gli altri. Contadini e braccianti hanno manifestato in tutte le sedi
distrettuali e nei centri dei villaggi in tutta l'India.
In diversi luoghi, ai lavoratori e ai contadini si sono uniti studenti,
organizzazioni femminili e altri gruppi della società civile che hanno
espresso la loro solidarietà allo sciopero.
In molte zone gli scioperanti hanno sfidato i tentativi dei proprietari
delle fabbriche e delle forze di sicurezza di fermare lo sciopero,
picchettando i cancelli delle fabbriche e marciando per le strade per
attuare lo sciopero.
In diversi stati, come Kerala, Odisha e Tripura, tra gli altri, la
maggior parte delle attività commerciali sono state chiuse in
solidarietà con lo sciopero. Sono state organizzate manifestazioni
presso gli uffici governativi con migliaia di persone che hanno
marciato, gridando slogan, issando striscioni, cartelloni e bandiere
rosse.
Nella capitale, Delhi, i lavoratori hanno organizzato grandi raduni
presso la segreteria di Stato. Successivamente si sono riuniti anche a
Jantar Mantar, dove la leadership centrale dei CTU e dello SKM ha tenuto
discorsi definendo lo sciopero un successo.
Sudip Dutta, presidente del CITU, ha affermato che lo sciopero di un
giorno è solo simbolico e che se il governo guidato da Narendra Modi non
soddisferà le loro richieste, dovrà prepararsi a scioperi più grandi e
più lunghi nei prossimi giorni, poiché i lavoratori e i contadini non
permetteranno al governo di danneggiare i loro interessi o di vendere la
sovranità nazionale dell'India agli Stati Uniti e ad altre potenze
straniere.
Richieste principali
Una delle richieste principali dello sciopero è il ritiro degli accordi
commerciali che l'India ha recentemente concordato con gli Stati Uniti e
l'Unione Europea. I CTU, lo SKM e i partiti di sinistra
Sabato 21 febbraio alle ore 16:00, davanti al carcere di Rossano, si
terrà una manifestazione indetta dai movimenti pro-Palestina della
Calabria. Una mobilitazione nata per accendere i riflettori sulla
detenzione di Yaser Asaly e Reyad Bustanji, esponenti dell’Associazione Palestinesi in Italia, e per ribadire la vicinanza ad Ahmad Salem, il giovane palestinese rinchiuso da mesi nella struttura calabrese con accuse analoghe.
Il contesto: l’operazione contro l’attivismo palestinese
La vicenda di Yaser Asaly e Reyad Bustanji si inserisce nella vasta
operazione giudiziaria che, sul finire del 2025, ha colpito i vertici
delle associazioni di solidarietà con la Palestina in Italia. L’accusa è
pesante: finanziamento al terrorismo. Secondo la ricostruzione degli
inquirenti, i fondi raccolti per scopi umanitari sarebbero stati in
parte dirottati verso organizzazioni legate ad Hamas.
Tuttavia, come evidenziato anche da diverse inchieste giornalistiche (tra cui quella de L’Indipendente),
la solidità dell’impianto accusatorio è oggetto di forte contestazione.
Molti osservatori sottolineano come gran parte delle informative
provengano direttamente dai servizi di sicurezza israeliani (Mossad), la
cui neutralità politica è nulla quando si tratta di colpire il sostegno
internazionale alla causa palestinese. Le difese e i movimenti di base
denunciano una “criminalizzazione dell’aiuto umanitario”: i fondi
inviati a Gaza servirebbero, in realtà, a sostenere una
popolazione stremata da mesi di assedio e bombardamenti, garantendo
cibo, cure mediche e beni di prima necessità.
La preoccupazione per il dissenso in Italia
Gli organizzatori del presidio denunciano un clima di repressione
crescente. Sotto la lente non ci sono solo i singoli episodi giudiziari,
ma un quadro normativo – tra cui il nuovo Decreto Sicurezza e il DDL Antisemitismo –
che rischia di equiparare il dissenso politico e la critica alle
politiche genocidarie di Israele a vere e proprie attività criminali.
«Riteniamo queste accuse prive di fondamento e strumentali a
colpire chi ha promosso la solidarietà verso la popolazione civile di
Gaza», dichiarano i promotori della mobilitazione. «La
cosiddetta tregua non ha fermato il dramma umanitario in Palestina. Chi
si adopera per il sostegno concreto non deve essere trattato come un
criminale».
Le richieste della piazza
Il presidio di sabato a Rossano si pone obiettivi chiari:
La revisione immediata delle misure cautelari per
Yaser, Reyad e tutte le persone coinvolte, denunciando l’uso eccessivo
del carcere preventivo per reati d’opinione o attivismo umanitario.
La tutela del diritto di manifestare, chiedendo che
il sostegno alla causa palestinese possa continuare senza il timore di
ritorsioni giudiziarie o l’uso di informative politiche estere per
delegittimare l’impegno civile.
L’appuntamento è fissato per le ore 16:00. Un segnale forte che parte
dalla Calabria per arrivare a tutto il Paese: la solidarietà non può
essere arrestata.
Manifestazione per la Palestina davanti al carcere di Rossano
Per le imprese italiane è il momento dell’India: da Stellantis a Sparkle chi può raddoppiare l’export nei prossimi tre anni
Con la riduzione dei dazi e l’accordo di libero
scambio, per le imprese italiane si aprono nuove opportunità in India
I punti chiave
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L'accordo di libero scambio UE-India apre nuove prospettive per le imprese italiane, puntando a raddoppiare l'export
Settori chiave includono meccanica, lusso, auto e alimentazione, con Stellantis e Sparkle già attive
La strategia mira a diversificare i mercati del Made in Italy, riducendo la dipendenza da aree instabili
Contenuto generato dall’AI: può contenere errori
All’AI Impact Summit di Nuova Delhi non si parla solo di intelligenza artificiale. Sullo
sfondo dei panel dedicati agli algoritmi e alle applicazioni
industriali dell’IA, si sta giocando una partita molto più ampia: quella
dei nuovi rapporti tra Italia e India dopo lo storico accordo di libero scambio firmato con l’Unione Europea a fine gennaio.
E il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, lo ha detto molto chiaramente: «È il momento dell’India per le imprese italiane.
Anche nel 2025, anno orribile per il commercio globale,
Berlinale 2026: Kaouther Ben Hania rifiuta il premio al Cinema for Peace
La regista tunisina Kaouther Ben Hania rifiuta il riconoscimento “Most Valuable Film” per Berlinale, un rifiuto che accende il dibattito.
La Berlinale 2026 si trova al centro di una nuova controversia internazionale dopo la decisione della regista tunisina Kaouther Ben Hania di rifiutare un premio durante la cerimonia Cinema for Peace, evento collaterale al Festival internazionale del cinema di Berlino.
L’autrice del documentario The Voice of Hind Rajab ha scelto
di non ritirare il riconoscimento “Most Valuable Film”, lasciando il
trofeo nella sala della premiazione. Il gesto è arrivato in seguito all’assegnazione, nello stesso evento, di un riconoscimento al generale
israeliano in pensione Noam Tibon, coinvolto nel documentario canadese The Road Between Us, dedicato agli eventi del 7 ottobre 2023.
Durante il suo intervento, la regista ha spiegato di percepire più
una responsabilità che un motivo di gratitudine, trasformando la
premiazione in una presa di posizione pubblica.
Il film e il caso Hind Rajab
Il documentario The Voice of Hind Rajab racconta la
vicenda della bambina palestinese di cinque anni uccisa a Gaza nel 2024
mentre era intrappolata in un’auto colpita da centinaia di proiettili.
La
Dall'intervento dello Slai cobas per il sindacato di classe all'assemblea organizzata dal Coordinamento di Taranto della Freedom Flotilla del 14.02.26.
Noi
abbiamo due impegni.
Primo,
smascherare di fronte ai lavoratori, come ogni organizzazione
sindacale deve fare, i danni per gli interessi dei lavoratori e della
città del passaggio dell’Ilva nelle mani del Fondo Flacks.
Ma come
proletari internazionalisti dobbiamo anche mostrare il ruolo di
questo Fondo nella partita di Israele. Il legame tra questo Fondo,
come finanziatore e sostenitore attivo dell'ala più estrema tipo
nazista, e Israele, è una questione centrale per chi ha una
concezione e lavora in una visione internazionalista, perché gli
operai siano fratelli, siano uniti dalla solidarietà internazionale
e le forze che si rifanno alla classe operaia siano
internazionaliste. Per questo è fondamentale che gli operai
esprimano un chiaro No a questo Fondo.
E'
un lavoro che abbiamo già cominciato. Nella prossime settimane
faremo uno specifico comizio alla fabbrica tematizzato solo su
questo, perché è importante considerare i lavoratori come i
soggetti principali di questa dinamica dell'ingresso del Fondo Flacks
nella proprietà dell’ex Ilva. Lo
stesso vale alla Leonardo.
La
nostra considerazione è che i lavoratori sono una forza materiale
indispensabile per combattere dall'interno dell'industria. E in un
certo senso gli operai della Leonardo lo stanno dimostrando; hanno
Resistenza
dei cittadini: avvocati svizzeri denunciano il proprio Ministro degli
Esteri alla Corte penale internazionale per presunti crimini di guerra a
Gaza
"La resistenza è inutile", ha scritto Fintan O'Toole su The New York Review of Books,
riferendosi ai paesi dell'emisfero occidentale costretti ad accettare
l'egemonia degli Stati Uniti. Ma la resistenza è davvero inutile oggi?
"Al momento ci sono così tanti fattori in gioco che fare qualcosa solo
per fare qualcosa, potrebbe essere un enorme spreco di energie", mi ha
scritto un amico. Molteplici fattori in movimento - politici, sociali ed
economici - si mescolano tra loro, scoraggiando alcuni tentativi di
resistenza e facendo sembrare altri "un enorme spreco di energie".
Eppure stanno emergendo forme di resistenza creative e potenzialmente
significative.
Un esempio lampante di resistenza creativa viene dalla Svizzera, dove
una ventina di avvocati svizzeri hanno compiuto il passo straordinario
di rivolgere il diritto internazionale contro il proprio Ministro degli
Esteri, Ignazio Cassis, presentando una "comunicazione" alla Corte penale internazionale
(CPI). (Una "comunicazione" alla CPI non è un'accusa formale). Gli
avvocati accusano Cassis di complicità con Israele in crimini di guerra,
crimini contro l'umanità e genocidio a Gaza. Sostengono che Cassis, in
qualità di Ministro degli Esteri svizzero, sia responsabile delle
politiche svizzere che violano le Convenzioni di Ginevra e non
rispettano il Diritto internazionale umanitario (DIU). È la prima volta che un ministro svizzero viene citato in un caso presentato alla CPI dell'Aia.
Il DIU e la Svizzera sono così strettamente legati che questa iniziativa
ha un peso simbolico significativo. Le Convenzioni di Ginevra del 1949,
che hanno istituito la protezione giuridica internazionale dei diritti
umani durante i conflitti armati e richiedono il trattamento umano di
soldati, prigionieri e civili, sono chiamate Convenzioni di Ginevra
perché sono state negoziate e firmate a Ginevra. Quasi 196 paesi - essenzialmente tutti
gli Stati membri e gli osservatori delle Nazioni Unite - sono parti
delle Convenzioni. Dal punto di vista geopolitico, fanno parte del DNA
della Ginevra internazionale, sono una pietra miliare della neutralità
svizzera e un principio fondante del Comitato internazionale della Croce
Rossa, anch'esso con sede a Ginevra.
Le accuse contro il Ministro degli Esteri svizzero
È proprio perché la Svizzera è così legata a queste Convenzioni che le
accuse contro Cassis sono così rilevanti. Un Ministro degli Esteri
svizzero complice di crimini di guerra? Secondo gli avvocati, Cassis
avrebbe potuto interrompere i rapporti commerciali della Svizzera con
Israele, continuare a finanziare l'Agenzia delle Nazioni Unite per il
soccorso e l'occupazione dei profughi palestinesi nel Vicino Oriente
(UNRWA) - guidata da un diplomatico svizzero - e bloccare le
esportazioni di armi verso Israele. Essi sostengono inoltre che avrebbe
potuto usare la sua influenza diplomatica, morale ed economica per
fermare il genocidio. In qualità di Ministro degli Esteri e membro del
Consiglio federale composto da sette persone, Cassis avrebbe anche
potuto ricordare all'intero Consiglio i suoi obblighi di rispettare sia
le Convenzioni di Ginevra che la Convenzione sul genocidio del 1948.
Prima di diventare Ministro degli Esteri, Cassis ha servito nel
Parlamento svizzero come membro e vicepresidente dal 2011 al 2017 del
"Gruppo di amicizia con Israele" del Parlamento.
“Picchiò dei neonazisti insieme a Ilaria Salis”: Budapest condanna a 7 anni l’italiano Gabriele Marchesi Gabriele Marchesi, 25 anni, è stato condannato in contumacia a sette anni: secondo un Tribunale di Budapest avrebbe preso parte al pestaggio di alcuni neonazisti insieme a Ilaria Salis.
Oltre a infliggere una condanna a otto anni di carcere all'all'antifascista Maja T., il Tribunale di Budapest ha condannato in contumacia a 7 anni il militante italiano Gabriele Marchesi, e a 2 anni e mezzo, con condanna sospesa, Anna Christina Mehwald, un'altra attivista del gruppo. La difesa di tutti i tre imputati ha presentato ricorso, mentre anche la procura ha presentato ricorso per chiedere l'aggravamento della pena. Chi è Gabriele Marchesi
Gabriele Marchesi, milanese di 25 anni, era imputato insieme all'europarlamentare italiana Ilaria Salis nel procedimento sui presunti scontri a Budapest dell’11 febbraio 2023 in occasione del Giorno dell’onore, giornata in cui i gruppi di estrema destra ungherese celebrano la "resistenza" dei nazisti tedeschi e ungheresi all’Armata Rossa. Anche Marchesi era accusato di aver aggredito dei neonazisti tuttavia, a differenza di Ilaria Salis, aveva fatto rientro in Italia poco prima che venisse raggiunto da un mandato di arresto Europeo. A Milano aveva scontato 129 giorni di arresti domiciliari al termine dei quali, nel marzo 2024, era tornato in libertà.
Budapest ne aveva ripetutamente chiesto la consegna, tuttavia i giudici italiani avevano più volte rinviato una decisione in tal senso in attesa che le autorità ungheresi fornissero chiarimenti su una decina di quesiti che riguardavano le condizioni detentive, lo Stato di diritto e l’indipendenza della magistratura nel Paese guidato dall'autocrate Orban.
Dall’Ungheria però era arrivata solo una "risposta gravemente deficitaria rispetto alle domande dettagliate poste dalla Corte d’Appello", in particolare sulle condizioni detentive; per questa ragione il sostituto procuratore generale di Milano Cuno Jakob Tarfusser aveva chiesto di non dare seguito all’istanza ungherese perché le "lesioni potenzialmente letali" contestate dalla procura di Budapest all'allora ventitreenne "hanno generato solo 3-5 giorni di prognosi alle presunte vittime che in Italia sarebbero state considerate lievissime".
In ogni caso, il Tribunale di Budapest ha comunque processato Gabriele Marchesi: e oggi è arrivata la condanna in contumacia a sette anni. Continua a leggere su Fanpage.
Per gli operai della ex Fiat di Termini Imerese, poi ex
Blutec, adesso passata al Gruppo Pelligra che a sua volta l’ha passata alla
Nicolosi Trasporti, e per gli operai dell’indotto, tutti ancora in attesa da 15
anni del famoso “rilancio produttivo”, rilancio che non si vede proprio, le
sorpresenon finiscono mai… nella
finanziaria di quest’anno il governo ha “inserito quasi di nascosto” scrive il
manifesto di ieri la cancellazione del
“l’assegno mensile degli operai licenziati dalle aziende dell’indotto nelle
aree di crisi complessa italiane”.
Il governo ha voluto anche togliere alle Regioni la gestione
diretta dei fondi, passandole alMinistero del Lavoro: “Le somme per la mobilità in deroga dei lavoratori
disoccupati sono stati spostati nel capitolo della cassa integrazione in deroga
che, tra l’altro sarà gestita direttamente dal ministero del Lavoro e non dalle
Regioni.” Regioni che avevano così la possibilità, anche in funzione elettorale,
di indirizzare le somme e mantenere “tranquilli” gli operai.
“Un doppio scippo – scrive la Repubblica - del quale fanno
innanzi tutto le spese i 107 lavoratori
dell’indotto ex Fiat di Termini Imerese e i 55 di quello ex Enichem di Gela,
le due aree di crisi
Oggi il Coordinamento del Parlamento inter-arabo
riunito a Il Cairo ha designato la data del 17 ottobre – ricorrenza del
giorno in cui nel 2023 l’esercito israeliano ha bombardato l’ospedale
Al-Ahly Al-Maamadany e ucciso 500 persone tra gli sfollati rifugiati
negli spazi aperti della struttura e con altri attacchi provocato oltre
200 morti – come giornata di commemorazione delle vittime del genocidio
dei palestinesi a Gaza, uno sterminio che intanto continua…
Le notizie diffuse oggi, 17 febbraio, riferiscono che a Beit Lahia
sono state uccise 4 persone e decine di feriti sono stati trasportati a
piedi fino all’ospedale Shifà, a Gaza città, perché in tutta la zona
nord gli ospedali sono stati rasi al suolo, e che a Khan Younis è stato ucciso un ragazzo.
E la strage continua anche in Cisgiordania, dove
a Salfit, a nord di Ramallah, tutte le arterie stradali sono state
chiuse con cumuli di terra, blocchi di cemento e barriere metalliche, e
il sindaco ha ordinato la chiusura delle scuole, a causa dell’emergenza
repressione coloniale: la città è diventata come un ghetto in cui
rastrellamenti violenti nelle case, interrogatori di piazza e
umiliazioni contro persone inermi davanti ai loro bambini.
A Qalqilia i soldati di occupazione hanno sparato ad un posto di blocco e, mentre lui era seduto in auto, ucciso un giovane, il 18enne Mohammed Shrim.
A Tamoun, nei pressi di Nablus, due bambini (Alì e Razan, di 16 anni e 3 anni) sono stati uccisi dalle
ORE 12 Controinformazione rossoperaia del 18.02.26
Da giorni in Parlamento e su tutta la stampa, il Ministro Piantedosi continua la sua sfrenata campagna volta a giustificare la repressione di massa.
Il Ministro degli interni è diventato sempre più apertamente un braccio operativo del governo, da Stato di Polizia e moderno fascista, che si permette nelle aule del Parlamento e nei giornali - in particolare
nei suoi - di condurre una campagna di criminalizzazione, di infamie, di fake news nei confronti di tutti coloro che si oppongono al suo governo e nei confronti delle libertà democratiche sancite dalla Costituzione.
Tutto il movimento antagonista viene definito come “terrorista” sostanzialmente, aprendo la strada a provvedimenti ancora più gravi, mentre nulla dice questo infame ministro
fascista nei confronti della sentenza di Bari che ha segnalato come il gruppo fascista Casapound - e gli altri sono anche peggio - sia un gruppo illegale che vada sciolto e le sue sedi vanno chiuse, ma questo ministro in
realtà sembra uno di Casapound.
Così tutta questa campagna oscura sugli attentati alle stazioni, fatti rientrare ormai da questo ministro in una aperta strategia della tensione volta ad aumentare, in forme illegali,
controlli e Stato di Polizia, che agisce come braccio operativo del governo Meloni e come forma concreta di sostegno alle leggi liberticide definite decreti sicurezza, deve essere contrastata e denunciata in tutte le forme
da tutti coloro che hanno interesse ad affermare e a far rimanere in questo paese la libertà di manifestare, la libertà di organizzazione, sancite peraltro dalla Costituzione.
Questo ministro copre i crimini polizieschi che stanno venendo alla luce e che fanno di molti poliziotti
Tutte e tutti liberi, solidarietà agli arrestati e alle arrestate!
Non c’è altro da fare che continuare a lottare.
Questa mattina, con un’operazione di
polizia all’alba sono stati notificati 5 arresti domiciliari e 12
obblighi di firma ad altrettanti compagni e compagne come esito di
un’operazione della DIGOS di Torino, durata mesi, contro le lotte per la
Palestina in città.
Dai cortei oceanici che assediarono Leonardo all’ingresso dentro
le ogr fino al blitz a città metropolitana e la Stampa, la procura di
Torino continua a costruire il proprio castello di carte.
Fra i tanti reati imputati ci sono i blocchi stradali e ferroviari,
indice della volontà sia di colpire una pratica messa in atto da
migliaia e migliaia di persone in tutta italia, sia del fatto che il
movimento di settembre e ottobre ha fatto veramente paura.
A Torino da mesi si stanno susseguendo operazioni di polizia quasi
settimanali contro le lotte, in un attacco che non accenna a fermarsi,
ma anche le lotte non si fermano, saremo già da questo weekend a Livorno
per il convegno “per realizzare un sogno comune” organizzato dalla rete
infoaut. Sarà un momento di condivisione e di analisi di come
organizzarci insieme all’altezza della fase e del periodo che stiamo
attraversando.
Tutte e tutti liberi, solidarietà agli arrestati e alle arrestate!
Palestina, Italia e Torino. con l’ennesima operazione di polizia all’alba di giovedì 19 febbraio. Sono 18 le misure cautelari –
5 arresti domiciliari, 12 obblighi di firma quotidiani e 1 divieto di
dimora – contro 11 compagni e 7 compagne disposte, a cui aggiungere 21
perquisizioni domiciliari all’alba e svariate denunce a piede libero
per, a vario titolo danneggiamento, violenza privata aggravata,
resistenza aggravata e lesioni a pubblico ufficiale.
Questo l’esito della nuova ondata di misure volta a colpire le lotte
per la Palestina in città. “Dai cortei oceanici che assediarono Leonardo
all’ingresso dentro le Ogr fino al blitz a Città metropolitana e la
Stampa, la procura di Torino continua a costruire il proprio castello di carte” commentano infatti, in prima battuta, compagne-i torinesi.
Su Radio Onda d’Urto l’intervista a Umberto, compagno di Askatasuna.
Non c’è altro da fare che continuare a lottare. Solidarietà all3 compagn3 colpit3 dalle misure repressive.
Questa mattina, un’ulteriore operazione repressiva ha colpito
all’alba giovani compagne e compagni del Coordinamento Torino Per Gaza
per fatti relativi alle mobilitazioni per la Palestina svolte durante il
Blocchiamo Tutto. 5 arresti domiciliari e 12 obblighi di firma ai
danni di altrettanti compagn3 colpevoli insieme ad altre milioni di
persone, di aver partecipato a quel movimento oceanico che per settimane
ha inchiodato il governo Meloni alle proprie responsabilità nelle
complicità al genocidio del popolo palestinese, nella sudditanza a Usa e
Israele e nell’aggravarsi dello scenario di guerra globale in cui ci
troviamo. Il governo italiano, tanto impegnato nella guerra interna
contro il dissenso, è entrato anche nel Board of Peace di Trump per
colonizzare definitivamente la Palestina, pronto a banchettare sul
sangue dei palestinesi. Nell’ultima settimana gli attacchi delle
forze di occupazione israeliana hanno fatto più di 32 martiri a Gaza,
ferendo almeno altre 74 persone, e arrestandone almeno 126 inclusx
bambinx in Cisgiordania. Il parlamento israeliano ha approvato una
misura per annettere definitivamente la Cisgiordania, e mantenere
parziale la riapertura del valico di Rafah. Investigazioni
internazionali stanno riportando che nel corso di questi anni di
genocidio i corpi di quasi 3000 persone sono stati resi introvabili a
causa dell’uso da parte di Israele di armi proibite dal diritto
internazionale, ordigni talmente letali da fare evaporare le persone
direttamente colpite. E i criminali siamo noi. Netanyahu può
sorvolare senza timori l’Italia nonostante un mandato di arresto
internazionale, mentre giovani studenti vengono rinchius3 ai domiciliari
per aver preteso la fine dello sterminio di un popolo.
Sappiamo di essere dalla parte giusta della storia e l’accanimento
dello Stato contro chi si assume la responsabilità di lottare per la
giustizia ce lo conferma. Se per loro siamo un problema, allora
rappresentiamo un pezzo della soluzione alle barbarie che la storia sta
consumando contro i popoli di tutta la Terra. Ovunque nel mondo si
lotta in maniera sempre più determinata, la mobilitazione popolare
continua a vincere e supportare la resistenza del popolo palestinese. Dobbiamo
guardare oltre i confini e renderci conto che siamo ancora, nonostante
tutto, una forza dirompente che non potranno annientare facilmente. Non c’è altro da fare che continuare a lottare.
Teniamo alta l’attenzione e non lasciamo indietro nessuno:
Forum Against Corporatization And Militarization
(FACAM)
La strenua resistenza del popolo indiano contro la
genocida Operazione Kagaar nell'India centrale e orientale risuona in
tutto il mondo come un appello alla giustizia per le vittime di
massacri di massa, sturpi, esecuzioni stragiudiziali e assassinii
politici, torture e detenzioni illegali. Scosso dalla massa di
cadaveri di attivisti politici e indigeni in Bastar e altre regioni,
il movimento proletariato internazionale ha risposto all'appello ha
raccolto singoli e organizzazioni progressisti, democratici e amanti
della giustizia per esigere la fine dell'Operazione Kagaar e del
genocidio del popolo Adivasi e dei suoi attivisti politici. Il 27
gennaio si sono svolte proteste e presidi a Bruxelles presso
l'Ambasciata indiana e il Parlamento europeo, oltre a una grande
manifestazione di protesta organizzata dal Comitato Congiunto Stop
Repressione in India (JCSR) e varie altre organizzazioni presso il
Consolato Generale dell'India a Birmingham, Regno Unito, lo stesso
giorno. Il 28 si è tenuta anche una protesta a Vienna.
Queste proteste sono state indette all’indomani
della chiusura dei negoziati sull'Accordo di libero scambio UE-India
e di fronte alla Sottocommissione per i diritti umani del Parlamento
europeo, nonché in occasione della celebrazione del 77° Giorno
della Repubblica, il 26 gennaio 2026, per riflettere sulla natura
della "Repubblica" dello Stato indiano.
In precedenza, proteste e iniziative si erano
svolte anche in Turchia, Cile, Brasile, Perù, Filippine,
Gravi
interferenze sulla causa di licenziamento alla Scala di Milano
In
merito alle notizie relative all’udienza sul licenziamento della
lavoratrice della Scala
Apprendiamo
con forte preoccupazione e con estrema gravità quanto riportato in
queste ore da diverse testate giornalistiche in merito a una
situazione poco chiara che si sarebbe verificata nel corso di
un’udienza relativa alla causa di lavoro che ha visto coinvolta la
lavoratrice licenziata dal Teatro alla Scala, da noi assistita come
CUB Informazione e Spettacolo. Secondo
quanto riportato dagli organi di stampa, alcuni individui avrebbero
tentato di accedere o di acquisire documentazione identificandosi
come appartenenti alle forze dell’ordine. Le informazioni
attualmente disponibili risultano frammentarie e non consentono di
comprendere con certezza la dinamica dei fatti né l’effettiva
natura degli episodi segnalati. Apprendiamo inoltre che la
magistratura abbia qualificato tali comportamenti come «quantomeno
impropri» e che «obiettivamente si sono posti come potenziali
interferenze nel sereno esercizio dell’attività giurisdizionale». Se
tali circostanze fossero confermate, ci troveremmo di fronte a un
fatto di inaudita gravità. Interferenze, anche solo potenziali,
nell’esercizio della funzione giurisdizionale
...Mentre la Meloni continua a strillare e ad attaccare giudici e magistratura
*****
Il tribunale di Palermo ha stabilito che il fermo della nave era illegittimo e l'ONG Sea Watch deve essere risarcita dallo Stato italiano per oltre 76mila euro. Un risarcimento per le spese sostenute dall'organizzazione tra ottobre e dicembre 2019. "Mentre il governo annuncia il 'blocco navale' si legge in un post di Sea Watch su X - il diritto ancora una volta dà ragione alla disobbedienza civile".
Estate 2019, da una parte Carola Rackete,allora comandante dellanave umanitaria Sea Watch 3, dall’altraMatteo Salviniall’epoca dei fattiministro dell’Interno. Entrambi protagonisti di
"Mi
hanno licenziato perché sono palestinese”: il racconto di Fadel,
steward per le Olimpiadi Milano-Cortina
Fadel Mosadag Mohammad Masri era stato
assunto con contratto part-time come steward per le Olimpiadi
Milano-Cortina, ma per non specificati motivi di sicurezza è stato
licenziato. A cura di Lidia Ginestra Giuffrida Basta essere
palestinese o urlare "Free Palestine" per essere licenziato
durante le Olimpiadi di Milano-Cortina. Dietro l'ombra dei cinque
cerchi e della tregua olimpica, ci sono anche le storie di coloro che
denunciano di essere stati licenziati per un nulla: Fadel Mosadag
Mohammad Masri è uno di loro, che ha perso il lavoro solo perché
palestinese. "Avevo trovato l'annuncio online, ho inviato
l'application, mi hanno preso e il 10 gennaio sono andato a Milano",
racconta a Fanpage.it il giovane originario della Cisgiordania e
rifugiato in Italia da quattro anni. "Ho iniziato a lavorare con
un contratto a tempo determinato e part-time che sarebbe dovuto
valere dal 25 gennaio al 15 marzo 2026″, continua. Secondo
quanto si legge nel documento di diffida inviato alla società One
Group S.r.l. e alla Fondazione Milano Cortina 2026, e visionato da
Fanpage.it, Masri era stato assunto con un contratto part-time come
Non si perde un’occasione per farsi pubblicità gratis! Per quanto
grave possano essere le situazioni! È tempo di sciacalli, abbiamo detto, e la
passerella continua. La Meloni lunedì è tornata a Niscemi stringendo le mani
del sindaco (nel frattempo indagato per corruzione!) e promettendo soldi. Sempre
naturalmente al riparo delle quattro mura del Municipio e alla presenza di
qualche niscemese scelto apposta, ma quanti soldi? E per chi? Si parla di un
miliardo complessivo per i danni subiti dalle tre regioni, Calabria, Sardegna e
Sicilia, e sono solo la metà di quelli già calcolati dagli esperti fino ad ora,
mentre per Niscemi ci sarebbero 150 milioni, gestiti da un nuovo commissario, “destinati
a demolizioni, delocalizzazioni e opere di stabilizzazione” come riporta il
Sole 24 Ore di oggi.
Ieri, infatti, il consiglio dei ministri ha approvato un “decreto
sul maltempo e Niscemi”, che “combina ristori e misure per la tenuta del sistema produttivo, piani per i territori e ammortizzatori sociali per
Soldato
israeliano ammette (senza rimorso): uccidiamo e stupriamo donne e
bambini a Gaza
Gaza-InfoPal. Il sistema sionista, quello, per intenderci, degli Epstein files, è una pratica molto utilizzata dall’esercito israeliano nella Striscia di Gaza. Notoriamente, i colonizzatori sionisti hanno sempre usato lo stupro come arma di guerra, e nei tre anni di genocidio a Gaza tale pratica è diventata tanto sistematica quanto impunita. I giusti del mondo fanno fatica a comprendere come governi e istituzioni occidentali continuino a sostenere ancora Israele, e, anzi, a perseguitare attivisti e giornalisti umanitari pro-Palestina accusandoli di terrorismo al posto dei veri terroristi: gli occupanti genocidari israeliani e stupratori di donne e bambini. Ma ormai l’Occidente, una civiltà basata su 500 anni di stermini di popoli nativi da cui ha tratto le risorse naturali e umane per il proprio sviluppo economico, è nudo; ha tolto ogni maschera residua e appare per ciò che è: la cloaca della Terra, insieme ai suoi vassalli e valvassini di ogni piccola o più grande posizione di potere, sempre esercitata contro i deboli e gli oppressi e a favore di criminali assassini e stupratori pedofili. Per il principio dell’equivalenza algebrica, chi sostiene genocidari, pedosatanisti, infanticidi, chi li copre, chi li appoggia, chi ne esegue le direttive nei propri Stati e dentro le proprie istituzioni, ne condivide la natura, ed è, pertanto, complice.
Sta scatenando una grande indignazione un video virale che circola sui social media dove un soldato israeliano ammette, senza vergogna, di aver commesso atrocità nella Striscia di Gaza.
In una sessione live su TikTok con lo YouTuber americano Jeff Davidson, il soldato ha affermato: “Non uccidiamo solo, stupriamo anche“, riferendosi alle azioni compiute dalle forze armate israeliane contro
Esattamente due anni fa, il 17
febbraio del 2024, moriva a Frascineto, in provincia di Cosenza, Edison
Malaj: operaio di 54 anni rimasto schiacciato da una lastra di cemento
caduta da una gru nel cantiere dove stava lavorando. La moglie Silvana e
i figli sono in attesa che cominci il processo al datore di lavoro.
La stessa sorte è toccata ai
familiari di Salvatore Cucè, minatore calabrese di 33 anni impiegato nei
cantieri per il Terzo Valico. Ha perso la vita, tre anni fa, il 7
febbraio 2023, in seguito all’esplosione di una sacca di gas metano.
Anche in questo caso il processo non è ancora iniziato. A marzo dovrebbe
infine cominciare, dopo quasi tre anni, il procedimento sulla strage di
Casteldaccia, dove persero la vita
...All'umanità intera, alle madri del mondo, ai medici senza frontiere, ai giornalisti con dignità, ai governi che credono ancora nella giustizia:
Il mio nome è come quello di milioni di altre persone. Non ho cognomi famosi né cariche importanti. Sono una cubana comune. Una figlia, una sorella, una patriota. E scrivo questo con l'anima straziata e le mani tremanti, perché quello che oggi vive il mio popolo non è una crisi. È un omicidio lento, calcolato, freddamente eseguito da Washington.
E il mondo guarda dall'altra parte.
👵 DENUNCIA PER I MIEI NONNI:
Denuncio che a Cuba ci sono anziani che muoiono prematuramente perché il blocco impedisce l'arrivo di farmaci per il cuore, la pressione e il diabete. Non è una questione di mancanza di risorse. È un divieto deliberato. Le aziende che vogliono vendere a Cuba vengono multate, perseguitate, minacciate. I loro governi tacciono. E nel frattempo, un nonno cubano stringe il petto e aspetta. La morte non avvisa. Il blocco sì.
👶 DENUNCIA PER I MIEI BAMBINI:
Denuncio che a Cuba ci sono incubatrici che hanno dovuto essere spente per mancanza di carburante. Che ci sono neonati che lottano per la vita mentre il governo degli Stati Uniti decide quali paesi possono venderci petrolio e quali no. Che ci sono madri cubane che hanno visto mettere in pericolo la vita dei
È deceduto sabato, a Lione, il militante di estrema destra Quentin
Deranque. Sui media principali è stato subito lanciato l’allarme per lo
“squadrismo di sinistra”: Deranque sarebbe stato ucciso in un pestaggio
organizzato da militanti antifascisti, a margine di un evento con Rima
Hassan, europarlamentare de La France Insoumise, presso l’Istituto di
studi politici (Iep) di Lione (dedicato alle relazioni tra UE e i
governi europei nel contesto del conflitto in Medio Oriente) contro il
quale era stata convocata una “protesta” del collettivo “identitario” di
estrema destra Némésis.
La ricostruzione dei fatti, fuori dagli ambienti mainstream, racconta invece esattamente l’opposto.
Prima
di tutto una loro breve ricostruzione. Giovedì 12 febbraio, nel tardo
pomeriggio, si stava svolgendo all’università di Lione una conferenza
dell’europarlamentare che negli ultimi mesi ha difeso strenuamente la
posizione filopalestinese. All’esterno, il collettivo di estrema destra
Némésis, autodefinitosi però “femminista”, aveva organizzato un presidio
di protesta.
Secondo
le autorità francesi, Deranque si trovava sul posto insieme ad altri
“camerati” per
Dall’ Introduzione di F. Engels all’edizione del 1891.
F. Engels in questa introduzione spiega in maniera chiarissima e sintetica su cosa si base lo sfruttamento dell’operaio e perchè esso è la fonte del profitto capitalista.
Nello stesso tempo, Engels spiega come proprio dal conflitto: produzione di enormi ricchezze nelle mani di pochi borghesi e impoverimento degli operai e della maggioranza della popolazione nasce la possibilità, necessità di un “nuovo ordine sociale”.
*****
”... che cosa avviene dopo che l’operaio ha venduto al capitalista la sua forza lavoro, cioè dopo che l’ha posta a sua disposizione, per un salario convenuto, giornaliero o a cottimo? Il capitalista conduce l’operaio nella sua officina o fabbrica, dove già si trovano tutti gli oggetti necessari per il lavoro, le materie prime, le materie ausiliarie... gli utensili, le macchine. E qui l’operaio comincia a sgobbare. Poniamo che il suo salario giornaliero sia di tre marchi.... Supponiamo che... con il suo lavoro di dodici ore l’operaio aggiunga alla materia prima impiegata un nuovo valore di sei marchi, un nuovo valore che il capitalista realizzerà con la vendita del pezzo finito. Di questo importo egli paga all’operaio tre marchi, e gli altri tre se li tiene per sè. Se l’operaio produce in dodici ore un valore di sei marchi, in sei ore produce un valore di tre marchi. Quindi dopo aver lavorato sei ore egli ha già restituito al capitalista l’equivalente di tre marchi, ricevuti come salario. Dopo sei ore di lavoro, tutti e due sono pari; nessuno dei due deve più un soldo all’altro.
“Un momento! - esclama ora il capitalista - io ho noleggiato l’operaio per un giorno intero, per dodici ore. Sei ore non sono che una mezza giornata. Avanti dunque, al lavoro, fino a che anche le altre sei ore siano passate. Solo allora saremo pari!” E in realtà l’operaio deve attenersi al suo contratto “liberamente” concluso, con il quale si impegna a lavorare dodici ore intere, per un prodotto di lavoro che costa sei ore...
...la forza lavoro è una merce, una merce come ogni altra, ma ciò nonostante una merce tutta affatto speciale. Essa ha cioè la proprietà specifica di essere forza produttrice di valore, di essere fonte di
Questa piattaforma è in divenire, espressione della lotta contro le condizioni di oppressione, doppio sfruttamento, discriminazioni delle donne.
Essa vuole porre la necessità, oggi più che mai con un governo, come questo della fascista Meloni che fa sciacallaggio sulle donne, sulle loro sofferenze per imporre una sorta di "moderno medioevo", di lottare/ribellarsi ovunque e su ogni aspetto di oppressione, negazione dei diritti, della libertà di scelta, ecc. ecc.
Strappare anche uno di questi obiettivi è importante per essere più forti per la lotta più generale, contro questa società capitalista/imperialista, per la necessaria lotta rivoluzionaria in cui le donne possono portare una marcia in più per rovesciare/trasformare la terra e il cielo.; perchè noi, a cui viene negato tutto,
Riceviamo e condividiamo, da Assemblea
Palestina Pescara
https://www.instagram.com/p/DU2yBzDinVP/?utm_source=ig_web_copy_link&igsh=NTc4MTIwNjQ2YQ==
Da qualche giorno il nostro compagno
Tarek si è cucito la bocca per reagire ai sopprusi che sta ricevendo nel
carcere di Pescara.
Per venerdì 20 febbraio è stato chiamato un nuovo presidio davanti al
Carcere di Pescara per sostenere la lotta di Tarek e tutti i detenuti,
in continuità con i diversi presidi che ci saranno davanti alle carceri
di Melfi, Ferrara e Terni, e davanti ai tribunali di Campobasso e
Torino.
Tarek è detenuto dal 5 ottobre 2024,
giornata in cui migliaia di persone sono scese in piazza a Porta San
Paolo, a Roma, in solidarietà con la Palestina, sfidando il divieto del
governo per quella manifestazione e le sperimentazioni di quello che è
poi diventato il primo decreto sicurezza di questo governo.
Diversi mesi fa, è stato trasferito dal
carcere romano di Regina Coeli, assieme a decine di altr3 detenut3,
all’improvviso e senza avvisare le persone a lui vicino, neanche
l’avvocato che è venuto a saperlo tentando di contattarlo.
Da quando è a Pescara, Tarek ha perso quel poco di relazioni che si
creano durante la detenzione, non ha potuto portare diverse cose che
aveva, gli è stata vietata la possibilità di avere colloqui e impedito
la
Dopo
i presidi solidali sotto la casa circondariale di Melfi del 13 e del
26 Ottobre 2025, poi del 15 Novembre; dopo il corteo interregionale
che il 13 Dicembre si è snodato per le strade di Melfi per giungere
sotto il carcere locale di massima sicurezza, sabato
21 Febbraio 2026, a partire dalle ore 15,
si terrà un nuovo presidio di solidarietà a favore del prigioniero
politico palestinese Anan Yaeesh,
che in questo carcere è stato trasferito da Settembre in custodia
cautelare dalla sezione di alta sicurezza del carcere di Terni per
allontanarlo da un consolidato circuito di sostegno esterno.
Con
Anan, che ha ingiustamente subito lo scotto di oltre
due anni di detenzione preventiva
per un surreale processo
che lo vede imputato per “terrorismo internazionale” (art. 270
bis c.p.) a causa del suo sostegno, mai rinnegato, alla Resistenza
palestinese; che da Melfi ha subito l’ignominia delle udienze del
21 e del 28 Novembre del processo celebrato al Tribunale dell’Aquila,
condivideremo collettivamente l’indignazione contro un
processo voluto da istituzioni e servizi segreti dello stato genocida
di Israele. Si è trattato di un
processo smaccatamente
The
world campaign against Operation Kagaar has denounced that imperialists
and Modi’s government set the target to wipe put the Indian
revolutionary movement and the CPI (Maoist), that are the real political
alternative for the proletarians and the people’s masses of India.
Modi claims he will wipe out the people’s war, the revolutionary movement and the CPI(M) by 2026. The
International Committee to Support the People’s War In India (ICSPWI)
has called all the revolutionary parties and forces, the friends and
comrades of the Indian revolution, to meet the challenge launched by the
Modi’s government with a one-year-long campaign from March 2025 to
March 2026. . A mobilization in the streets, in the workplaces, in the
squares.
The CPI(M) and the masses in India are withstanding and
repelling the Operation
A
un mese dall’avvio dei lavori del Comitato Strategico, promosso dal
Ministro della Difesa Guido Crosetto, lunedì 16 febbraio è stato
presentato, presso lo Stato Maggiore della Difesa, il nuovo modello di
riorganizzazione delle Forze Armate, che costituirà la base del disegno
di legge di revisione dello strumento militare.
La proposta - si legge in una nota - recepisce l’indirizzo iniziale
delineato dal Ministro: una riforma complessiva e strutturale, di natura
tecnica e operativa, volta ad adeguare lo strumento militare al mutato
contesto geopolitico, rafforzandone capacità, resilienza ed efficacia
nel lungo periodo. «Il disegno di legge non risponde alle esigenze di un
Ministro pro tempore, ma definisce lo strumento militare di cui il
Paese avrà bisogno nei prossimi vent’anni», ha sottolineato Crosetto,
confermando che saranno gli uomini e le donne delle Forze Armate a
illustrarne contenuti e prospettive in Parlamento.
Coinvolti i vertici della Difesa
Il
percorso, spiega ancora la nota, ha coinvolto i vertici operativi e
amministrativi della Difesa con
Giorgio Rossetto resta ai domiciliari. La procura generale ritira la richiesta del carcere per il leader di Askatasuna
di
Ludovica Lopetti
L'iniziativa
è stata formalizzata a Torino nel corso dell'udienza davanti al
magistrato di sorveglianza, che ora dovrà prendere una decisione
La procura generale di Torino non sosterrà la revoca della detenzione domiciliare (e quindi il ritorno in carcere) per Giorgio Rossetto, 62 anni, storico esponente dell'autonomia in Italia e ritenuto uno dei leader del centro sociale Askatasuna.
La rinuncia è stata formalizzata oggi nel corso dell'udienza davanti al
magistrato di sorveglianza, che ora dovrà esprimersi. Rossetto sta
finendo di scontare a casa propria, a Bussoleno, una condanna a due anni e tre mesi per gli scontri al cantiere No Tav in Val di Susa e il fine pena è previsto il prossimo 14 marzo.
La procura generale ha rinunciato alla richiesta di revoca della detenzione domiciliare (e quindi del ritorno in carcere) nei confronti di Giorgio Rossetto.
Il 62enne, storico esponente dell'autonomia, oggi tra i leader del
centro sociale Askatasuna. L'iniziativa è stata formalizzata a Torino
nel corso dell'udienza davanti al magistrato di sorveglianza, che ora
dovrà prendere una decisione. A Rossetto, residente a Bussoleno, Valle di Susa, era già stata negata la liberazione anticipata
per comportamenti che avrebbe tenuto in un periodo di reclusione:
avrebbe rifiutato di dividere la cella con un condannato per reati
sessuali e in una occasione, per protesta, si sarebbe seduto per terra.
L'attivista terminerà di scontare la condanna il 14 marzo: in quella data tornerà in libertà ma è probabile che a suo carico ritorni in vigore la misura della sorveglianza speciale sospesa dopo il suo arresto.
La procura