sabato 21 febbraio 2026

pc 21 febbraio - Le tesi padronal--sindacali su salario/produttività al servizio dei tagli effettivi dei salari dei lavoratori

 una critica in larga parte condivisibile

La causa dei salari da fame e la cortina di fumo della produttività

Coniare rivolta | coniarerivolta.org

11/02/2026

Certi miti, si sa, sono duri a morire. Certi altri, tuttavia, sono orchestrati ad arte per scaricare le colpe di un fenomeno verso qualcosa di inafferrabile, vago, evanescente o comunque molto lontano. In questo modo, il colpevole resta celato dietro una misteriosa cortina di fumo, nella speranza di farla franca.

È il caso della drammatica situazione dei salari in Italia che viene attribuita, ormai da decenni dai liberisti di varia risma, alla stagnazione della produttività del lavoro. E a seguire una serie di argomentazioni cervellotiche per andare alla ricerca del perché mai la produttività in Italia non cresca in maniera sufficiente da far (automaticamente) crescere anche i salari reali.

L'ultima strombazzata in tal senso arriva dal solito Osservatorio sui Conti Pubblici con un articolo a firma di Giampaolo Galli e Fabio Martino che, alla domanda sul perché le retribuzioni in Italia siano così basse risponde con una certa sicumera: "La spiegazione più convincente è la stagnazione della produttività che induce le imprese a opporre resistenza alle richieste di aumenti". E ancora: "Il nodo centrale resta dunque la produttività: senza un suo rafforzamento, lo spazio per aumenti retributivi elevati e duraturi rimane strutturalmente limitato."

L'Osservatorio, dicevamo, non è nuovo a queste uscite. Carlo Cottarelli, senior economist

pc 21 febbraio - Il Board of Peace di Trump: ricostruzione sul genocidio, con il governo Meloni a far da bacia-pantofola


Il “Board of Peace" voluto e presieduto da Trump si è riunito per avviare la nuova fase dell’operazione sionista, nazista, colonialista a Gaza, dove, dopo il genocidio, la deportazione, la distruzione di Gaza, ora continuando nei massacri, morti per fame, torture immane verso i prigionieri, vuole raccogliere i suoi frutti, e imporre la pace imperialista costruita sul sangue di migliaia di palestinesi, tantissimi bambini.

Marx nel parlare di un antenato di Trump diceva nel 18 brumaio: "Pagliaccio serio" che non prende più la storia per una commedia, ma la propria commedia per storia universale" – e così passando dalla farsa alla tragedia.

Come hanno scritto alcuni giornali, il "Board of peace è un laboratorio di nuova governance internazionale che intreccia Medio Oriente, competizione tra grandi potenze e ridefinizione del multilateralismo

La barbarie, senza fine che ha portato a quasi 75mila morti a Gaza (quelli trovati) che ha usato armi termiche e termobariche che hanno disintegrato 2842 palestinesi, cancellando ogni traccia dei loro corpi, che non si possono neanche seppellire e piangere, che ha uguagliato l'orrore nazista, oggi trova la celebrazione di questo orrore nel “Consiglio di pace”.

"Nel merito, il piano prevede la progressiva smilitarizzazione di Hamas come condizione imprescindibile per il dispiegamento pieno dei fondi e per l’avvio della "normalizzazione civile". Senza disarmo, sostengono Washington e i paesi arabi più vicini alla linea americana, non può esserci sicurezza né attrazione di investimenti" - Da L'Internazionale

Nella prima riunione Donald Trump ha fatto chiaramente il suo show, tra evidenti falsità "la guerra in

pc 21 febbraio - Milano Sbirri assassini e forse anche peggio - e a questi che Meloni Salvini Piantedosi vogliono dare lo scudo penale

 

La pistola che non c’era

Milano, boschetto di Rogoredo. 26 gennaio, un lunedì, chiunque abbia vissuto a Milano sa bene cosa succede in quel boschetto. Una specie di zona franca dove c’è spaccio, droga e chissà che altro. Non un posto dove fare un picnic.

Il luogo c’entra poco. Abderrahim Mansouri ha ventotto anni. Lo chiamano Zack. Esce dalla boscaglia nei pressi di via Impastato, nel ventre verde e buio di uno dei più noti mercati a cielo aperto della droga d’Europa. Davanti a lui, a venti metri, c’è un uomo in borghese. Poliziotto. Assistente capo del commissariato Mecenate. Un colpo solo, preciso, alla tempia destra. Zack cade. Muore.

Ore dopo, in questura, il poliziotto mette a verbale: “Ci siamo qualificati dicendo: ‘fermo polizia’. E lui ha tirato fuori dalla tasca un’arma puntandomela contro“.

Insomma, un’arma viene ritrovata accanto al cadavere. È una pistola finta. Una replica con il tappo rosso, simile a una Beretta 92.

Poi arriva la svolta che trasforma una storia già brutta in qualcosa di più inquietante, la scientifica non trova le impronte di Zack sull’arma. Secondo gli inquirenti coordinati dal procuratore Marcello Viola e dal pm Giovanni Tarzia, quella pistola non era nella mano di Mansouri. Era stata portata lì da qualcun altro, probabilmente da un collega che, stando al verbale, si trovava a cinque metri dietro al tiratore.

Mentre Zack agonizzava, gli agenti hanno aspettato oltre venti minuti prima di chiamare i soccorsi. Quella pausa, secondo la procura, serviva a sistemare la scena. Quattro poliziotti sono iscritti nel registro degli indagati per favoreggiamento e omissione di soccorso. Il poliziotto che ha sparato è indagato per omicidio volontario, senza l’attenuante della legittima difesa.

Ma c’è un elemento che cambia la natura dell’intera vicenda: Cinturrino conosceva Mansouri. Secondo quanto emerso dalle indagini, lo avrebbe visto in volto prima di sparare, e i due avevano avuto contrasti in passato. Non è un colpo sparato nell’incertezza del buio contro uno sconosciuto che si muove in modo minaccioso. È un colpo sparato a un uomo che il poliziotto conosceva.

pc 21 febbraio - Cassazione e repressione a Genova - un colpo al cerchio e uno alla botte - NON CI SIAMO

Danni durante un corteo: per 13 manifestanti divieto di uscire la sera e obbligo di dimora a Genova

La decisione della Cassazione: no all'obbligo di firma. Inizialmente la Procura aveva chiesto il carcere per 26 persone

Genova. Avranno l’obbligo di dimora e Genova e dovranno restare in casa nelle ore notturne i 13 manifestanti antagonisti accusati di danneggiamento aggravato in concorso durante il corteo del 5 maggio 2024. Lo ha deciso la Corte di Cassazione che ha in parte confermato la decisione del tribunale del Riesame a cui avevano fatto ricorso gli avvocati dei 13, ma ha annullato l’obbligo di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria. Le misure, che sono diventate esecutive in queste ore, sono state disposte per il rischio di reiterazione del reato.

Si tratta di misure in ogni caso molto più contenute rispetto a quelle inizialmente richieste dal pm Giuseppe Longo che aveva chiesto per 26 persone il carcere, sostenendo che gli imbrattamenti sulle

pc 21 febbraio - La silenziosa riscrittura dell'istruzione palestinese: cosa rivelano i documenti trapelati

Quds News Network (QNN) | rebelion.org

Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

13/02/2026

Documenti trapelati ottenuti da Quds Network descrivono in dettaglio revisioni generalizzate dei libri di testo palestinesi a seguito di richieste legate all'UE.



Punti chiave

- Quds Network ha ottenuto documenti ufficiali che mostrano ampie revisioni al programma scolastico palestinese.
- Le modifiche hanno interessato i libri di testo dalla prima alla decima classe in diverse materie.
- Le revisioni hanno fatto seguito a richieste legate all'Unione Europea e a obiezioni legate a Israele.
- Sono stati rimossi o modificati simboli nazionali, termini storici e riferimenti a prigionieri, rifugiati e Gerusalemme.
- I rapporti interni documentano oltre 300 modifiche al programma scolastico motivate da ragioni politiche.
- Alcuni libri di testo hanno subito revisioni superiori al 30% del loro contenuto originale.
- Le modifiche sollevano dubbi sull'influenza esterna nella politica educativa palestinese.

Documenti ottenuti dalla Quds Network

Documenti ufficiali trapelati e corrispondenza interna ottenuta dalla Quds News Network (QNN) rivelano che il Ministero dell'Istruzione palestinese ha introdotto profonde revisioni al programma

pc 21 febbraio - Gaza, lo studio di Lancet: 75mila morti violente nei primi 16 mesi, il 35% in più delle cifre ufficiali

 Un nuovo studio pubblicato sulla rivista scientifica The Lancet rivela che il numero di morti violente nel conflitto a Gaza durante i primi 16 mesi di guerra è stato significativamente più alto rispetto alle cifre ufficiali fornite all’epoca dal Ministero della Salute palestinese. La ricerca, intitolata Violent and non-violent death tolls for the Gaza conflict: new primary evidence from a population-representative field survey, è stata condotta da un team internazionale guidato dal professor Michael Spagat della Royal Holloway, University of London, insieme a Jon Pedersen, Khalil Shikaki del Palestinian Center for Policy and Survey Research, Michael Robbins, Eran Bendavid, Håvard Hegre e altri esperti.

Lo studio di The Lancet

Lo studio riporta una metodologia denominata Gaza Mortality Survey (Gms), che rappresenta la prima indagine indipendente su larga scala basata su interviste dirette a famiglie in un contesto di conflitto attivo. Tra il 30 dicembre 2024 e il 5 gennaio 2025, i ricercatori hanno intervistato 2.000 famiglie, per un totale di 9.729 individui censiti alla vigilia del 7 ottobre 2023, più i neonati successivi. Le interviste si sono concentrate nelle aree accessibili, principalmente nei governatorati di Khan Younis e Deir al-Balah, includendo però in modo sistematico le popolazioni sfollate dai territori settentrionali e da Rafah, inaccessibili a causa delle operazioni militari.

pc 21 febbraio - Il grande sciopero dei lavoratori in India - L'articolo pubblicato sul blog da ORE 12 Contronformazione rossoperaia del 16 febbraio

300 milioni di persone in piazza in uno storico sciopero nazionale in India

 Abdul Rahman | peoplesdispatch.org Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

12/02/2026

Lo sciopero è stato indetto congiuntamente dai sindacati operai e contadini per richiedere il ritiro delle politiche anti-popolari, come i quattro nuovi codici del lavoro e gli accordi commerciali recentemente firmati con gli Stati Uniti e l'Unione Europea.

12 febbraio 2026 di Abdul Rahman I lavoratori hanno interrotto il trasporto ferroviario in varie località dello stato di Tripura. Foto: CPI(M)

Giovedì 12 febbraio, 300 milioni di lavoratori, agricoltori, studenti e professionisti di vari settori sono scesi in piazza in tutta l'India per difendere i propri diritti e denunciare le politiche del governo di estrema destra del Paese.

I lavoratori hanno indetto uno sciopero bloccando migliaia di miniere di carbone, raffinerie, fabbriche, banche e trasporti in angoli remoti del Paese, rispondendo all'appello dei Central Trade Unions (CTU), una piattaforma congiunta dei principali sindacati indiani, tra cui il Centre for Indian Trade Unions (CITU), l'All India Trade Union Congress (AITUC), l'All India Central Council of Trade Unions (AICCTU) e l'Hind Mazdoor Sabha (HMS), tra gli altri.

Ai lavoratori si sono uniti milioni di contadini e braccianti agricoli provenienti da tutto il Paese, rispondendo all'appello del Samyukta Kisan Sabha (SKM) e dell'All India Agricultural Workers Union (AIAWA), tra gli altri. Contadini e braccianti hanno manifestato in tutte le sedi distrettuali e nei centri dei villaggi in tutta l'India.
In diversi luoghi, ai lavoratori e ai contadini si sono uniti studenti, organizzazioni femminili e altri gruppi della società civile che hanno espresso la loro solidarietà allo sciopero.
In molte zone gli scioperanti hanno sfidato i tentativi dei proprietari delle fabbriche e delle forze di sicurezza di fermare lo sciopero, picchettando i cancelli delle fabbriche e marciando per le strade per attuare lo sciopero.
In diversi stati, come Kerala, Odisha e Tripura, tra gli altri, la maggior parte delle attività commerciali sono state chiuse in solidarietà con lo sciopero. Sono state organizzate manifestazioni presso gli uffici governativi con migliaia di persone che hanno marciato, gridando slogan, issando striscioni, cartelloni e bandiere rosse.
Nella capitale, Delhi, i lavoratori hanno organizzato grandi raduni presso la segreteria di Stato. Successivamente si sono riuniti anche a Jantar Mantar, dove la leadership centrale dei CTU e dello SKM ha tenuto discorsi definendo lo sciopero un successo.

Sudip Dutta, presidente del CITU, ha affermato che lo sciopero di un giorno è solo simbolico e che se il governo guidato da Narendra Modi non soddisferà le loro richieste, dovrà prepararsi a scioperi più grandi e più lunghi nei prossimi giorni, poiché i lavoratori e i contadini non permetteranno al governo di danneggiare i loro interessi o di vendere la sovranità nazionale dell'India agli Stati Uniti e ad altre potenze straniere.

Richieste principali
Una delle richieste principali dello sciopero è il ritiro degli accordi commerciali che l'India ha recentemente concordato con gli Stati Uniti e l'Unione Europea. I CTU, lo SKM e i partiti di sinistra

venerdì 20 febbraio 2026

pxc 20 febbraio - La lotta per la liberazione della Palestina non è terrorismo! La solidarietà con il popolo palestinese non è reato!

pc 20 febbraio - Sabato 21 febbraio, alle ore 16:00, i movimenti pro-Palestina si ritroveranno davanti alla casa circondariale di Rossano.

 


 Sabato 21 febbraio alle ore 16:00, davanti al carcere di Rossano, si terrà una manifestazione indetta dai movimenti pro-Palestina della Calabria. Una mobilitazione nata per accendere i riflettori sulla detenzione di Yaser Asaly e Reyad Bustanji, esponenti dell’Associazione Palestinesi in Italia, e per ribadire la vicinanza ad Ahmad Salem, il giovane palestinese rinchiuso da mesi nella struttura calabrese con accuse analoghe.

Il contesto: l’operazione contro l’attivismo palestinese

La vicenda di Yaser Asaly e Reyad Bustanji si inserisce nella vasta operazione giudiziaria che, sul finire del 2025, ha colpito i vertici delle associazioni di solidarietà con la Palestina in Italia. L’accusa è pesante: finanziamento al terrorismo. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, i fondi raccolti per scopi umanitari sarebbero stati in parte dirottati verso organizzazioni legate ad Hamas.

Tuttavia, come evidenziato anche da diverse inchieste giornalistiche (tra cui quella de L’Indipendente), la solidità dell’impianto accusatorio è oggetto di forte contestazione. Molti osservatori sottolineano come gran parte delle informative provengano direttamente dai servizi di sicurezza israeliani (Mossad), la cui neutralità politica è nulla quando si tratta di colpire il sostegno internazionale alla causa palestinese. Le difese e i movimenti di base denunciano una “criminalizzazione dell’aiuto umanitario”: i fondi inviati a Gaza servirebbero, in realtà, a sostenere una popolazione stremata da mesi di assedio e bombardamenti, garantendo cibo, cure mediche e beni di prima necessità.

La preoccupazione per il dissenso in Italia

Gli organizzatori del presidio denunciano un clima di repressione crescente. Sotto la lente non ci sono solo i singoli episodi giudiziari, ma un quadro normativo – tra cui il nuovo Decreto Sicurezza e il DDL Antisemitismo – che rischia di equiparare il dissenso politico e la critica alle politiche genocidarie di Israele a vere e proprie attività criminali.

«Riteniamo queste accuse prive di fondamento e strumentali a colpire chi ha promosso la solidarietà verso la popolazione civile di Gaza», dichiarano i promotori della mobilitazione. «La cosiddetta tregua non ha fermato il dramma umanitario in Palestina. Chi si adopera per il sostegno concreto non deve essere trattato come un criminale».

Le richieste della piazza

Il presidio di sabato a Rossano si pone obiettivi chiari:

  1. La revisione immediata delle misure cautelari per Yaser, Reyad e tutte le persone coinvolte, denunciando l’uso eccessivo del carcere preventivo per reati d’opinione o attivismo umanitario.
  2. La tutela del diritto di manifestare, chiedendo che il sostegno alla causa palestinese possa continuare senza il timore di ritorsioni giudiziarie o l’uso di informative politiche estere per delegittimare l’impegno civile.

L’appuntamento è fissato per le ore 16:00. Un segnale forte che parte dalla Calabria per arrivare a tutto il Paese: la solidarietà non può essere arrestata.

Manifestazione per la Palestina davanti al carcere di Rossano

pc 20 febbraio - I padroni italiani e il governo Meloni/Urso, agenzia a loro servizio, partecipano al banchetto imperialista sulla pelle del popolo approntato dal regime fascista indutva di Modi

Per le imprese italiane è il momento dell’India: da Stellantis a Sparkle chi può raddoppiare l’export nei prossimi tre anni

Con la riduzione dei dazi e l’accordo di libero scambio, per le imprese italiane si aprono nuove opportunità in India

I punti chiave

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  • L'accordo di libero scambio UE-India apre nuove prospettive per le imprese italiane, puntando a raddoppiare l'export
  • Settori chiave includono meccanica, lusso, auto e alimentazione, con Stellantis e Sparkle già attive
  • La strategia mira a diversificare i mercati del Made in Italy, riducendo la dipendenza da aree instabili
Contenuto generato dall’AI: può contenere errori

All’AI Impact Summit di Nuova Delhi non si parla solo di intelligenza artificiale. Sullo sfondo dei panel dedicati agli algoritmi e alle applicazioni industriali dell’IA, si sta giocando una partita molto più ampia: quella dei nuovi rapporti tra Italia e India dopo lo storico accordo di libero scambio firmato con l’Unione Europea a fine gennaio. 

E il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, lo ha detto molto chiaramente: «È il momento dell’India per le imprese italiane. Anche nel 2025, anno orribile per il commercio globale,

pc 20 febbraio - Il Festival di Berlino cede alle pressioni sioniste/imperialiste e si "prostituisce" - protesta degli artisti

Berlinale 2026: Kaouther Ben Hania rifiuta il premio al Cinema for Peace

La regista tunisina Kaouther Ben Hania rifiuta il riconoscimento “Most Valuable Film” per Berlinale, un rifiuto che accende il dibattito.

La Berlinale 2026 si trova al centro di una nuova controversia internazionale dopo la decisione della regista tunisina Kaouther Ben Hania di rifiutare un premio durante la cerimonia Cinema for Peace, evento collaterale al Festival internazionale del cinema di Berlino.

L’autrice del documentario The Voice of Hind Rajab ha scelto di non ritirare il riconoscimento “Most Valuable Film”, lasciando il trofeo nella sala della premiazione. Il gesto è arrivato in seguito all’assegnazione, nello stesso evento, di un riconoscimento al generale israeliano in pensione Noam Tibon, coinvolto nel documentario canadese The Road Between Us, dedicato agli eventi del 7 ottobre 2023.

Durante il suo intervento, la regista ha spiegato di percepire più una responsabilità che un motivo di gratitudine, trasformando la premiazione in una presa di posizione pubblica.

Il film e il caso Hind Rajab

Il documentario The Voice of Hind Rajab racconta la vicenda della bambina palestinese di cinque anni uccisa a Gaza nel 2024 mentre era intrappolata in un’auto colpita da centinaia di proiettili. La

pc 20 febbraio - Palestina: i nostri impegni

Dall'intervento dello Slai cobas per il sindacato di classe all'assemblea organizzata dal Coordinamento di Taranto della Freedom Flotilla del 14.02.26.

Noi abbiamo due impegni.

Primo, smascherare di fronte ai lavoratori, come ogni organizzazione sindacale deve fare, i danni per gli interessi dei lavoratori e della città del passaggio dell’Ilva nelle mani del Fondo Flacks.

Ma come proletari internazionalisti dobbiamo anche mostrare il ruolo di questo Fondo nella partita di Israele. Il legame tra questo Fondo, come finanziatore e sostenitore attivo dell'ala più estrema tipo nazista, e Israele, è una questione centrale per chi ha una concezione e lavora in una visione internazionalista, perché gli operai siano fratelli, siano uniti dalla solidarietà internazionale e le forze che si rifanno alla classe operaia siano internazionaliste. Per questo è fondamentale che gli operai esprimano un chiaro No a questo Fondo.

E' un lavoro che abbiamo già cominciato. Nella prossime settimane faremo uno specifico comizio alla fabbrica tematizzato solo su questo, perché è importante considerare i lavoratori come i soggetti principali di questa dinamica dell'ingresso del Fondo Flacks nella proprietà dell’ex Ilva. Lo stesso vale alla Leonardo.

La nostra considerazione è che i lavoratori sono una forza materiale indispensabile per combattere dall'interno dell'industria. E in un certo senso gli operai della Leonardo lo stanno dimostrando; hanno

pc 20 febbraio - Svizzera - una buona iniziativa - info

 

Resistenza dei cittadini: avvocati svizzeri denunciano il proprio Ministro degli Esteri alla Corte penale internazionale per presunti crimini di guerra a Gaza

Daniel Warner * | counterpunch.org
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

13/02/2026

"La resistenza è inutile", ha scritto Fintan O'Toole su The New York Review of Books, riferendosi ai paesi dell'emisfero occidentale costretti ad accettare l'egemonia degli Stati Uniti. Ma la resistenza è davvero inutile oggi? "Al momento ci sono così tanti fattori in gioco che fare qualcosa solo per fare qualcosa, potrebbe essere un enorme spreco di energie", mi ha scritto un amico. Molteplici fattori in movimento - politici, sociali ed economici - si mescolano tra loro, scoraggiando alcuni tentativi di resistenza e facendo sembrare altri "un enorme spreco di energie". Eppure stanno emergendo forme di resistenza creative e potenzialmente significative.

Un esempio lampante di resistenza creativa viene dalla Svizzera, dove una ventina di avvocati svizzeri hanno compiuto il passo straordinario di rivolgere il diritto internazionale contro il proprio Ministro degli Esteri, Ignazio Cassis, presentando una "comunicazione" alla Corte penale internazionale (CPI). (Una "comunicazione" alla CPI non è un'accusa formale). Gli avvocati accusano Cassis di complicità con Israele in crimini di guerra, crimini contro l'umanità e genocidio a Gaza. Sostengono che Cassis, in qualità di Ministro degli Esteri svizzero, sia responsabile delle politiche svizzere che violano le Convenzioni di Ginevra e non rispettano il Diritto internazionale umanitario (DIU). È la prima volta che un ministro svizzero viene citato in un caso presentato alla CPI dell'Aia.

Il DIU e la Svizzera sono così strettamente legati che questa iniziativa ha un peso simbolico significativo. Le Convenzioni di Ginevra del 1949, che hanno istituito la protezione giuridica internazionale dei diritti umani durante i conflitti armati e richiedono il trattamento umano di soldati, prigionieri e civili, sono chiamate Convenzioni di Ginevra perché sono state negoziate e firmate a Ginevra. Quasi 196 paesi - essenzialmente tutti gli Stati membri e gli osservatori delle Nazioni Unite - sono parti delle Convenzioni. Dal punto di vista geopolitico, fanno parte del DNA della Ginevra internazionale, sono una pietra miliare della neutralità svizzera e un principio fondante del Comitato internazionale della Croce Rossa, anch'esso con sede a Ginevra.

Le accuse contro il Ministro degli Esteri svizzero

È proprio perché la Svizzera è così legata a queste Convenzioni che le accuse contro Cassis sono così rilevanti. Un Ministro degli Esteri svizzero complice di crimini di guerra? Secondo gli avvocati, Cassis avrebbe potuto interrompere i rapporti commerciali della Svizzera con Israele, continuare a finanziare l'Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l'occupazione dei profughi palestinesi nel Vicino Oriente (UNRWA) - guidata da un diplomatico svizzero - e bloccare le esportazioni di armi verso Israele. Essi sostengono inoltre che avrebbe potuto usare la sua influenza diplomatica, morale ed economica per fermare il genocidio. In qualità di Ministro degli Esteri e membro del Consiglio federale composto da sette persone, Cassis avrebbe anche potuto ricordare all'intero Consiglio i suoi obblighi di rispettare sia le Convenzioni di Ginevra che la Convenzione sul genocidio del 1948.

Prima di diventare Ministro degli Esteri, Cassis ha servito nel Parlamento svizzero come membro e vicepresidente dal 2011 al 2017 del "Gruppo di amicizia con Israele" del Parlamento.

pc 20 febbraio - ORE 12 Controinformazione rossoperaia - Massima partecipazione e solidarietà con i prigionieri politici palestinesi dal 21 febbraio a Melfi per Anan al 1 marzo a Terni per Hannoun

 

pc 20 febbraio - infame sentenza del regime nazi/trumpiano di Orban contro il militante antifascista italiano Gabriele Marchesi



 “Picchiò dei neonazisti insieme a Ilaria Salis”: Budapest condanna a 7 anni l’italiano Gabriele Marchesi
Gabriele Marchesi, 25 anni, è stato condannato in contumacia a sette anni: secondo un Tribunale di Budapest avrebbe preso parte al pestaggio di alcuni neonazisti insieme a Ilaria Salis.

Oltre a infliggere una condanna a otto anni di carcere all'all'antifascista Maja T., il Tribunale di Budapest ha condannato in contumacia a 7 anni il militante italiano Gabriele Marchesi, e a 2 anni e mezzo, con condanna sospesa, Anna Christina Mehwald, un'altra attivista del gruppo. La difesa di tutti i tre imputati ha presentato ricorso, mentre anche la procura ha presentato ricorso per chiedere l'aggravamento della pena.
Chi è Gabriele Marchesi

Gabriele Marchesi, milanese di 25 anni, era imputato insieme all'europarlamentare italiana Ilaria Salis nel procedimento sui presunti scontri a Budapest dell’11 febbraio 2023 in occasione del Giorno dell’onore, giornata in cui i gruppi di estrema destra ungherese celebrano la "resistenza" dei nazisti tedeschi e ungheresi all’Armata Rossa. Anche Marchesi era accusato di aver aggredito dei neonazisti tuttavia, a differenza di Ilaria Salis, aveva fatto rientro in Italia poco prima che venisse raggiunto da un mandato di arresto Europeo. A Milano aveva scontato 129 giorni di arresti domiciliari al termine dei quali, nel marzo 2024, era tornato in libertà.

Budapest ne aveva ripetutamente chiesto la consegna, tuttavia i giudici italiani avevano più volte rinviato una decisione in tal senso in attesa che le autorità ungheresi fornissero chiarimenti su una decina di quesiti che riguardavano le condizioni detentive, lo Stato di diritto e l’indipendenza della magistratura nel Paese guidato dall'autocrate Orban.

Dall’Ungheria però era arrivata solo una "risposta gravemente deficitaria rispetto alle domande dettagliate poste dalla Corte d’Appello", in particolare sulle condizioni detentive; per questa ragione il sostituto procuratore generale di Milano Cuno Jakob Tarfusser aveva chiesto di non dare seguito all’istanza ungherese perché le "lesioni potenzialmente letali" contestate dalla procura di Budapest all'allora ventitreenne "hanno generato solo 3-5 giorni di prognosi alle presunte vittime che in Italia sarebbero state considerate lievissime".

In ogni caso, il Tribunale di Budapest ha comunque processato Gabriele Marchesi: e oggi è arrivata la condanna in contumacia a sette anni.
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pc 20 febbraio – Ex Fiat Termini Imerese, si passa dal danno alla beffa e viceversa: il governo non proroga la cassa integrazione in deroga e si avvicinano i licenziamenti nelle fabbriche in crisi

 

Per gli operai della ex Fiat di Termini Imerese, poi ex Blutec, adesso passata al Gruppo Pelligra che a sua volta l’ha passata alla Nicolosi Trasporti, e per gli operai dell’indotto, tutti ancora in attesa da 15 anni del famoso “rilancio produttivo”, rilancio che non si vede proprio, le sorprese  non finiscono mai… nella finanziaria di quest’anno il governo ha “inserito quasi di nascosto” scrive il manifesto di ieri la cancellazione del “l’assegno mensile degli operai licenziati dalle aziende dell’indotto nelle aree di crisi complessa italiane”.

Il governo ha voluto anche togliere alle Regioni la gestione diretta dei fondi, passandole al  Ministero del Lavoro: “Le somme per la mobilità in deroga dei lavoratori disoccupati sono stati spostati nel capitolo della cassa integrazione in deroga che, tra l’altro sarà gestita direttamente dal ministero del Lavoro e non dalle Regioni.” Regioni che avevano così la possibilità, anche in funzione elettorale, di indirizzare le somme e mantenere “tranquilli” gli operai.

“Un doppio scippo – scrive la Repubblica - del quale fanno innanzi tutto le spese i 107 lavoratori dell’indotto ex Fiat di Termini Imerese e i 55 di quello ex Enichem di Gela, le due aree di crisi

pc 20 febbraio - MILANO 22 FEBBRAIO: FERMIAMO IL GENOCIDIO LA RESISTENZA NON E' REATO

 

pc 20 febbraio - Appello per la liberazione di Hannoun, Dawoud, Elasaly e Albunstanji

Oggi il Coordinamento del Parlamento inter-arabo riunito a Il Cairo ha designato la data del 17 ottobre – ricorrenza del giorno in cui nel 2023 l’esercito israeliano ha bombardato l’ospedale Al-Ahly Al-Maamadany e ucciso 500 persone tra gli sfollati rifugiati negli spazi aperti della struttura e con altri attacchi provocato oltre 200 morti – come giornata di commemorazione delle vittime del genocidio dei palestinesi a Gaza, uno sterminio che intanto continua…

Le notizie diffuse oggi, 17 febbraio, riferiscono che a Beit Lahia sono state uccise 4 persone e decine di feriti sono stati trasportati a piedi fino all’ospedale Shifà, a Gaza città, perché in tutta la zona nord gli ospedali sono stati rasi al suolo, e che a Khan Younis è stato ucciso un ragazzo.

E la strage continua anche in Cisgiordania, dove a Salfit, a nord di Ramallah, tutte le arterie stradali sono state chiuse con cumuli di terra, blocchi di cemento e barriere metalliche, e il sindaco ha ordinato la chiusura delle scuole, a causa dell’emergenza repressione coloniale: la città è diventata come un ghetto in cui rastrellamenti violenti nelle case, interrogatori di piazza e umiliazioni contro persone inermi davanti ai loro bambini.

Qalqilia i soldati di occupazione hanno sparato ad un posto di blocco e, mentre lui era seduto in auto, ucciso un giovane, il 18enne Mohammed Shrim.

A Tamoun, nei pressi di Nablus, due bambini (Alì e Razan, di 16 anni e 3 anni) sono stati uccisi dalle

giovedì 19 febbraio 2026

pc 19 febbraio - La sfrenata campagna del governo Meloni/Piantedosi, fascista e da Stato di polizia, esige la mobilitazione di massa e lo sciopero generale per la caduta del governo

ORE 12 Controinformazione rossoperaia del 18.02.26

Da giorni in Parlamento e su tutta la stampa, il Ministro Piantedosi continua la sua sfrenata campagna volta a giustificare la repressione di massa. Il Ministro degli interni è diventato sempre più apertamente un braccio operativo del governo, da Stato di Polizia e moderno fascista, che si permette nelle aule del Parlamento e nei giornali - in particolare nei suoi - di condurre una campagna di criminalizzazione, di infamie, di fake news nei confronti di tutti coloro che si oppongono al suo governo e nei confronti delle libertà democratiche sancite dalla Costituzione.

Tutto il movimento antagonista viene definito come “terrorista” sostanzialmente, aprendo la strada a provvedimenti ancora più gravi, mentre nulla dice questo infame ministro fascista nei confronti della sentenza di Bari che ha segnalato come il gruppo fascista Casapound - e gli altri sono anche peggio - sia un gruppo illegale che vada sciolto e le sue sedi vanno chiuse, ma questo ministro in realtà sembra uno di Casapound.

Così tutta questa campagna oscura sugli attentati alle stazioni, fatti rientrare ormai da questo ministro in una aperta strategia della tensione volta ad aumentare, in forme illegali, controlli e Stato di Polizia, che agisce come braccio operativo del governo Meloni e come forma concreta di sostegno alle leggi liberticide definite decreti sicurezza, deve essere contrastata e denunciata in tutte le forme da tutti coloro che hanno interesse ad affermare e a far rimanere in questo paese la libertà di manifestare, la libertà di organizzazione, sancite peraltro dalla Costituzione.

Questo ministro copre i crimini polizieschi che stanno venendo alla luce e che fanno di molti poliziotti

pc 19 febbraio - Torino Repressione e Rappresaglia dopo la grande manifestazione del 31 gennaio- 5 arresti domiciliari e 12 obblighi di firma -

 Tutte e tutti liberi, solidarietà agli arrestati e alle arrestate!

 Non c’è altro da fare che continuare a lottare.

Questa mattina, con un’operazione di polizia all’alba sono stati notificati 5 arresti domiciliari e 12 obblighi di firma ad altrettanti compagni e compagne come esito di un’operazione della DIGOS di Torino, durata mesi, contro le lotte per la Palestina in città.

Dai cortei oceanici che assediarono Leonardo all’ingresso dentro le ogr fino al blitz a città metropolitana e la Stampa, la procura di Torino continua a costruire il proprio castello di carte.

Fra i tanti reati imputati ci sono i blocchi stradali e ferroviari, indice della volontà sia di colpire una pratica messa in atto da migliaia e migliaia di persone in tutta italia, sia del fatto che il movimento di settembre e ottobre ha fatto veramente paura.

A Torino da mesi si stanno susseguendo operazioni di polizia quasi settimanali contro le lotte, in un attacco che non accenna a fermarsi, ma anche le lotte non si fermano, saremo già da questo weekend a Livorno per il convegno “per realizzare un sogno comune” organizzato dalla rete infoaut. Sarà un momento di condivisione e di analisi di come organizzarci insieme all’altezza della fase e del periodo che stiamo attraversando.

Tutte e tutti liberi, solidarietà agli arrestati e alle arrestate!

Da Network Antagonista Torinerse

TORINO: NUOVA OPERAZIONE REPRESSIVA CONTRO LA SOLIDARIETA’ CON LA PALESTINA

da Radio Onda d’Urto

Palestina, Italia e Torino. con l’ennesima operazione di polizia all’alba di giovedì 19 febbraio. Sono 18 le misure cautelari – 5 arresti domiciliari, 12 obblighi di firma quotidiani e 1 divieto di dimora – contro 11 compagni e 7 compagne disposte, a cui aggiungere 21 perquisizioni domiciliari all’alba e svariate denunce a piede libero per, a vario titolo danneggiamento, violenza privata aggravata, resistenza aggravata e lesioni a pubblico ufficiale.

Questo l’esito della nuova ondata di misure volta a colpire le lotte per la Palestina in città. “Dai cortei oceanici che assediarono Leonardo all’ingresso dentro le Ogr fino al blitz a Città metropolitana e la Stampa, la procura di Torino continua a costruire il proprio castello di carte” commentano infatti, in prima battuta, compagne-i torinesi.

Su Radio Onda d’Urto l’intervista a Umberto, compagno di Askatasuna.

Comunicato di solidarietà di Torino per Gaza

Non c’è altro da fare che continuare a lottare.
Solidarietà all3 compagn3 colpit3 dalle misure repressive.

Questa mattina, un’ulteriore operazione repressiva ha colpito all’alba giovani compagne e compagni del Coordinamento Torino Per Gaza per fatti relativi alle mobilitazioni per la Palestina svolte durante il Blocchiamo Tutto.
5 arresti domiciliari e 12 obblighi di firma ai danni di altrettanti compagn3 colpevoli insieme ad altre milioni di persone, di aver partecipato a quel movimento oceanico che per settimane ha inchiodato il governo Meloni alle proprie responsabilità nelle complicità al genocidio del popolo palestinese, nella sudditanza a Usa e Israele e nell’aggravarsi dello scenario di guerra globale in cui ci troviamo.
Il governo italiano, tanto impegnato nella guerra interna contro il dissenso, è entrato anche nel Board of Peace di Trump per colonizzare definitivamente la Palestina, pronto a banchettare sul sangue dei palestinesi.
Nell’ultima settimana gli attacchi delle forze di occupazione israeliana hanno fatto più di 32 martiri a Gaza, ferendo almeno altre 74 persone, e arrestandone almeno 126 inclusx bambinx in Cisgiordania.
Il parlamento israeliano ha approvato una misura per annettere definitivamente la Cisgiordania, e mantenere parziale la riapertura del valico di Rafah.
Investigazioni internazionali stanno riportando che nel corso di questi anni di genocidio i corpi di quasi 3000 persone sono stati resi introvabili a causa dell’uso da parte di Israele di armi proibite dal diritto internazionale, ordigni talmente letali da fare evaporare le persone direttamente colpite.
E i criminali siamo noi. Netanyahu può sorvolare senza timori l’Italia nonostante un mandato di arresto internazionale, mentre giovani studenti vengono rinchius3 ai domiciliari per aver preteso la fine dello sterminio di un popolo.

Sappiamo di essere dalla parte giusta della storia e l’accanimento dello Stato contro chi si assume la responsabilità di lottare per la giustizia ce lo conferma. Se per loro siamo un problema, allora rappresentiamo un pezzo della soluzione alle barbarie che la storia sta consumando contro i popoli di tutta la Terra.
Ovunque nel mondo si lotta in maniera sempre più determinata, la mobilitazione popolare continua a vincere e supportare la resistenza del popolo palestinese.
Dobbiamo guardare oltre i confini e renderci conto che siamo ancora, nonostante tutto, una forza dirompente che non potranno annientare facilmente.
Non c’è altro da fare che continuare a lottare.

Teniamo alta l’attenzione e non lasciamo indietro nessuno:



pc 19 febbraio - Dall'India - APPELLO ALLA SOLIDARIETÀ PROLETARIA INTERNAZIONALE CONTRO L'OPERAZIONE KAGAAR

RACCOGLIAMO L'APPELLO INTERNAZIONALE ALL'AZIONE

CONTRO L'OPERAZIONE KAGAAR IL 28 MARZO

VIVA LA SOLIDARIETÀ PROLETARIA INTERNAZIONALE!

Forum Against Corporatization And Militarization (FACAM)

La strenua resistenza del popolo indiano contro la genocida Operazione Kagaar nell'India centrale e orientale risuona in tutto il mondo come un appello alla giustizia per le vittime di massacri di massa, sturpi, esecuzioni stragiudiziali e assassinii politici, torture e detenzioni illegali. Scosso dalla massa di cadaveri di attivisti politici e indigeni in Bastar e altre regioni, il movimento proletariato internazionale ha risposto all'appello ha raccolto singoli e organizzazioni progressisti, democratici e amanti della giustizia per esigere la fine dell'Operazione Kagaar e del genocidio del popolo Adivasi e dei suoi attivisti politici. Il 27 gennaio si sono svolte proteste e presidi a Bruxelles presso l'Ambasciata indiana e il Parlamento europeo, oltre a una grande manifestazione di protesta organizzata dal Comitato Congiunto Stop Repressione in India (JCSR) e varie altre organizzazioni presso il Consolato Generale dell'India a Birmingham, Regno Unito, lo stesso giorno. Il 28 si è tenuta anche una protesta a Vienna.

Queste proteste sono state indette all’indomani della chiusura dei negoziati sull'Accordo di libero scambio UE-India e di fronte alla Sottocommissione per i diritti umani del Parlamento europeo, nonché in occasione della celebrazione del 77° Giorno della Repubblica, il 26 gennaio 2026, per riflettere sulla natura della "Repubblica" dello Stato indiano.

In precedenza, proteste e iniziative si erano svolte anche in Turchia, Cile, Brasile, Perù, Filippine,

pc 19 febbraio - LAVORATRICE CHE GRIDA "PALESTINA LIBERA": LA DIGOS INTERFERISCE NELLE UDIENZE, COME AI TEMPI DEL VENTENNIO

 Gravi interferenze sulla causa di licenziamento alla Scala di Milano

In merito alle notizie relative all’udienza sul licenziamento della lavoratrice della Scala

Apprendiamo con forte preoccupazione e con estrema gravità quanto riportato in queste ore da diverse testate giornalistiche in merito a una situazione poco chiara che si sarebbe verificata nel corso di un’udienza relativa alla causa di lavoro che ha visto coinvolta la lavoratrice licenziata dal Teatro alla Scala, da noi assistita come CUB Informazione e Spettacolo. Secondo quanto riportato dagli organi di stampa, alcuni individui avrebbero tentato di accedere o di acquisire documentazione identificandosi come appartenenti alle forze dell’ordine. Le informazioni attualmente disponibili risultano frammentarie e non consentono di comprendere con certezza la dinamica dei fatti né l’effettiva natura degli episodi segnalati. Apprendiamo inoltre che la magistratura abbia qualificato tali comportamenti come «quantomeno impropri» e che «obiettivamente si sono posti come potenziali interferenze nel sereno esercizio dell’attività giurisdizionale». Se tali circostanze fossero confermate, ci troveremmo di fronte a un fatto di inaudita gravità. Interferenze, anche solo potenziali, nell’esercizio della funzione giurisdizionale

pc 19 febbraio - ORE 12 Controinformazione rossoperaia - Il Board of Peace di Trump, tavolo del genocidio con il governo Meloni a far bacia-pantofola - Quando muore un operaio

 

pc 19 febbraio - Sea Watch, lo Stato condannato: 76 mila euro per il sequestro illegittimo della nave del fascio-razzista Salvini

...Mentre la Meloni continua a strillare e ad attaccare giudici e  magistratura 

*****

Il tribunale di Palermo ha stabilito che il fermo della nave era illegittimo e l'ONG Sea Watch deve essere risarcita dallo Stato italiano per oltre 76mila euro. Un risarcimento per le spese sostenute dall'organizzazione tra ottobre e dicembre 2019. "Mentre il governo annuncia il 'blocco navale' si legge in un post di Sea Watch su X - il diritto ancora una volta dà ragione alla disobbedienza civile".

Estate 2019, da una parte Carola Rackete, allora comandante della nave umanitaria Sea Watch 3, dall’altra Matteo Salvini all’epoca dei fatti ministro dell’Interno. Entrambi protagonisti di

pc 19 febbraio - LAVORATORI CHE GRIDANO "PALESTINA LIBERA" VENGONO LICENZIATI, ANCOR DI PIU' SE SEI PALESTINESE

 "Mi hanno licenziato perché sono palestinese”: il racconto di Fadel, steward per le Olimpiadi Milano-Cortina

Fadel Mosadag Mohammad Masri era stato assunto con contratto part-time come steward per le Olimpiadi Milano-Cortina, ma per non specificati motivi di sicurezza è stato licenziato.
A cura di Lidia Ginestra Giuffrida
Basta essere palestinese o urlare "Free Palestine" per essere licenziato durante le Olimpiadi di Milano-Cortina. Dietro l'ombra dei cinque cerchi e della tregua olimpica, ci sono anche le storie di coloro che denunciano di essere stati licenziati per un nulla: Fadel Mosadag Mohammad Masri è uno di loro, che ha perso il lavoro solo perché palestinese.
"Avevo trovato l'annuncio online, ho inviato l'application, mi hanno preso e il 10 gennaio sono andato a Milano", racconta a Fanpage.it il giovane originario della Cisgiordania e rifugiato in Italia da quattro anni. "Ho iniziato a lavorare con un contratto a tempo determinato e part-time che sarebbe dovuto valere dal 25 gennaio al 15 marzo 2026″, continua.
Secondo quanto si legge nel documento di diffida inviato alla società One Group S.r.l. e alla Fondazione Milano Cortina 2026, e visionato da Fanpage.it, Masri era stato assunto con un contratto part-time come

pc 19 febbraio – Niscemi: la Meloni torna a farsi propaganda con i pochi fondi che arriveranno (?) per mettere una pezza alla frana


Non si perde un’occasione per farsi pubblicità gratis! Per quanto grave possano essere le situazioni! È tempo di sciacalli, abbiamo detto, e la passerella continua. La Meloni lunedì è tornata a Niscemi stringendo le mani del sindaco (nel frattempo indagato per corruzione!) e promettendo soldi. Sempre naturalmente al riparo delle quattro mura del Municipio e alla presenza di qualche niscemese scelto apposta, ma quanti soldi? E per chi? Si parla di un miliardo complessivo per i danni subiti dalle tre regioni, Calabria, Sardegna e Sicilia, e sono solo la metà di quelli già calcolati dagli esperti fino ad ora, mentre per Niscemi ci sarebbero 150 milioni, gestiti da un nuovo commissario, “destinati a demolizioni, delocalizzazioni e opere di stabilizzazione” come riporta il Sole 24 Ore di oggi.

Ieri, infatti, il consiglio dei ministri ha approvato un “decreto sul maltempo e Niscemi”, che “combina ristori e misure per la tenuta del sistema produttivo, piani per i territori e ammortizzatori sociali per

pc 19 febbraio - LE BESTIE SIONISTE RIVENDICANO GENOCIDIO-STUPRI DI DONNE E BAMBINI E IL GOVERNO FASCISTA MELONI PARTECIPA AL BOARD FOR PEACE

Soldato israeliano ammette (senza rimorso): uccidiamo e stupriamo donne e bambini a Gaza


Gaza-InfoPal. Il sistema sionista, quello, per intenderci, degli Epstein files, è una pratica molto utilizzata dall’esercito israeliano nella Striscia di Gaza. Notoriamente, i colonizzatori sionisti hanno sempre usato lo stupro come arma di guerra, e nei tre anni di genocidio a Gaza tale pratica è diventata tanto sistematica quanto impunita. I giusti del mondo fanno fatica a comprendere come governi e istituzioni occidentali continuino a sostenere ancora Israele, e, anzi, a perseguitare attivisti e giornalisti umanitari pro-Palestina accusandoli di terrorismo al posto dei veri terroristi: gli occupanti genocidari israeliani e stupratori di donne e bambini. Ma ormai l’Occidente, una civiltà basata su 500 anni di stermini di popoli nativi da cui ha tratto le risorse naturali e umane per il proprio sviluppo economico, è nudo; ha tolto ogni maschera residua e appare per ciò che è: la cloaca della Terra, insieme ai suoi vassalli e valvassini di ogni piccola o più grande posizione di potere, sempre esercitata contro i deboli e gli oppressi e a favore di criminali assassini e stupratori pedofili. Per il principio dell’equivalenza algebrica, chi sostiene genocidari, pedosatanisti, infanticidi, chi li copre, chi li appoggia, chi ne esegue le direttive nei propri Stati e dentro le proprie istituzioni, ne condivide la natura, ed è, pertanto, complice.

Sta scatenando una grande indignazione un video virale che circola sui social media dove un soldato israeliano ammette, senza vergogna, di aver commesso atrocità nella Striscia di Gaza.

In una sessione live su TikTok con lo YouTuber americano Jeff Davidson, il soldato ha affermato: “Non uccidiamo solo, stupriamo anche“, riferendosi alle azioni compiute dalle forze armate israeliane contro

pc 19 febbraio - Stragi sul lavoro, processi fermi e famiglie travolte dalle spese

da Il manifesto

di Luciana Cimino (*)

Esattamente due anni fa, il 17 febbraio del 2024, moriva a Frascineto, in provincia di Cosenza, Edison Malaj: operaio di 54 anni rimasto schiacciato da una lastra di cemento caduta da una gru nel cantiere dove stava lavorando. La moglie Silvana e i figli sono in attesa che cominci il processo al datore di lavoro.

La stessa sorte è toccata ai familiari di Salvatore Cucè, minatore calabrese di 33 anni impiegato nei cantieri per il Terzo Valico. Ha perso la vita, tre anni fa, il 7 febbraio 2023, in seguito all’esplosione di una sacca di gas metano. Anche in questo caso il processo non è ancora iniziato. A marzo dovrebbe infine cominciare, dopo quasi tre anni, il procedimento sulla strage di Casteldaccia, dove persero la vita

pc 19 febbraio - LETTERA APERTA AL MONDO: Da Cuba, una donna denuncia il crimine che nessuno vuole vedere

...All'umanità intera, alle madri del mondo, ai medici senza frontiere, ai giornalisti con dignità, ai governi che credono ancora nella giustizia:

Il mio nome è come quello di milioni di altre persone. Non ho cognomi famosi né cariche importanti. Sono una cubana comune. Una figlia, una sorella, una patriota. E scrivo questo con l'anima straziata e le mani tremanti, perché quello che oggi vive il mio popolo non è una crisi. È un omicidio lento, calcolato, freddamente eseguito da Washington.

E il mondo guarda dall'altra parte.

👵 DENUNCIA PER I MIEI NONNI:

Denuncio che a Cuba ci sono anziani che muoiono prematuramente perché il blocco impedisce l'arrivo di farmaci per il cuore, la pressione e il diabete. Non è una questione di mancanza di risorse. È un divieto deliberato. Le aziende che vogliono vendere a Cuba vengono multate, perseguitate, minacciate. I loro governi tacciono. E nel frattempo, un nonno cubano stringe il petto e aspetta. La morte non avvisa. Il blocco sì.

👶 DENUNCIA PER I MIEI BAMBINI:

Denuncio che a Cuba ci sono incubatrici che hanno dovuto essere spente per mancanza di carburante. Che ci sono neonati che lottano per la vita mentre il governo degli Stati Uniti decide quali paesi possono venderci petrolio e quali no. Che ci sono madri cubane che hanno visto mettere in pericolo la vita dei

pc 19 febbraio - Controinformazione Francia. Uno squadrista fascista muore “in azione” e diventa “vittima”

È deceduto sabato, a Lione, il militante di estrema destra Quentin Deranque. Sui media principali è stato subito lanciato l’allarme per lo “squadrismo di sinistra”: Deranque sarebbe stato ucciso in un pestaggio organizzato da militanti antifascisti, a margine di un evento con Rima Hassan, europarlamentare de La France Insoumise, presso l’Istituto di studi politici (Iep) di Lione (dedicato alle relazioni tra UE e i governi europei nel contesto del conflitto in Medio Oriente) contro il quale era stata convocata una “protesta” del collettivo “identitario” di estrema destra Némésis.

La ricostruzione dei fatti, fuori dagli ambienti mainstream, racconta invece esattamente l’opposto.

Prima di tutto una loro breve ricostruzione. Giovedì 12 febbraio, nel tardo pomeriggio, si stava svolgendo all’università di Lione una conferenza dell’europarlamentare che negli ultimi mesi ha difeso strenuamente la posizione filopalestinese. All’esterno, il collettivo di estrema destra Némésis, autodefinitosi però “femminista”, aveva organizzato un presidio di protesta.

Secondo le autorità francesi, Deranque si trovava sul posto insieme ad altri “camerati” per

mercoledì 18 febbraio 2026

pc 18 febbraio - Ritorniamo con Engels sul plulavoro degli operai/plusvalore per il capitalista - oggetto delle due ultime lezioni della Formazione marxista - perchè questa comprensione è fondamentale per la lotta degli operai contro il capitale

 Dall’ Introduzione di F. Engels all’edizione del 1891.

F. Engels in questa introduzione spiega in maniera chiarissima e sintetica su cosa si base lo sfruttamento dell’operaio e perchè esso è la fonte del profitto capitalista.

Nello stesso tempo, Engels spiega come proprio dal conflitto: produzione di enormi ricchezze nelle mani di pochi borghesi e impoverimento degli operai e della maggioranza della popolazione nasce la possibilità, necessità di un “nuovo ordine sociale”.

*****

 ”... che cosa avviene dopo che l’operaio ha venduto al capitalista la sua forza lavoro, cioè dopo che l’ha posta a sua disposizione, per un salario convenuto, giornaliero o a cottimo? Il capitalista conduce l’operaio nella sua officina o fabbrica, dove già si trovano tutti gli oggetti necessari per il lavoro, le materie prime, le materie ausiliarie... gli utensili, le macchine. E qui l’operaio comincia a sgobbare. Poniamo che il suo salario giornaliero sia di tre marchi.... Supponiamo che... con il suo lavoro di dodici ore l’operaio aggiunga alla materia prima impiegata un nuovo valore di sei marchi, un nuovo valore che il capitalista realizzerà con la vendita del pezzo finito. Di questo importo egli paga all’operaio tre marchi, e gli altri tre se li tiene per sè. Se l’operaio produce in dodici ore un valore di sei marchi, in sei ore produce un valore di tre marchi. Quindi dopo aver lavorato sei ore egli ha già restituito al capitalista l’equivalente di tre marchi, ricevuti come salario. Dopo sei ore di lavoro, tutti e due sono pari; nessuno dei due deve più un soldo all’altro. 

“Un momento! - esclama ora il capitalista - io ho noleggiato l’operaio per un giorno intero, per dodici ore. Sei ore non sono che una mezza giornata. Avanti dunque, al lavoro, fino a che anche le altre sei ore siano passate. Solo allora saremo pari!” E in realtà l’operaio deve attenersi al suo contratto “liberamente” concluso, con il quale si impegna a lavorare dodici ore intere, per un prodotto di lavoro che costa sei ore...

...la forza lavoro è una merce, una merce come ogni altra, ma ciò nonostante una merce tutta affatto speciale. Essa ha cioè la proprietà specifica di essere forza produttrice di valore, di essere fonte di

pc 18 febbraio - Perchè scioperiamo il 9 marzo - Cosa vogliamo!

Questa piattaforma è in divenire, espressione della lotta contro le condizioni di oppressione, doppio sfruttamento, discriminazioni delle donne. 

Essa vuole porre la necessità, oggi più che mai con un governo, come questo della fascista Meloni che fa sciacallaggio sulle donne, sulle loro sofferenze per imporre una sorta di "moderno medioevo", di lottare/ribellarsi ovunque e su ogni aspetto di oppressione, negazione dei diritti, della libertà di scelta, ecc. ecc. 

Strappare anche uno di questi obiettivi è importante per essere più forti per la lotta più generale, contro questa società capitalista/imperialista, per la necessaria lotta rivoluzionaria in cui le donne possono portare una marcia in più per rovesciare/trasformare la terra e il cielo.; perchè noi, a cui viene negato tutto, 

VOGLIAMO TUTTO: TUTTA LA VITA DEVE CAMBIARE!


PIATTAFORMA DELLE DONNE/LAVORATRICI

pc 18 febbraio - La solidarietà è un’arma – 20 febbraio presidio per Tarek a Pescara

Riceviamo e condividiamo, da Assemblea Palestina Pescara https://www.instagram.com/p/DU2yBzDinVP/?utm_source=ig_web_copy_link&igsh=NTc4MTIwNjQ2YQ==

Da qualche giorno il nostro compagno Tarek si è cucito la bocca per reagire ai sopprusi che sta ricevendo nel carcere di Pescara.
Per venerdì 20 febbraio è stato chiamato un nuovo presidio davanti al Carcere di Pescara per sostenere la lotta di Tarek e tutti i detenuti, in continuità con i diversi presidi che ci saranno davanti alle carceri di Melfi, Ferrara e Terni, e davanti ai tribunali di Campobasso e Torino.

Tarek è detenuto dal 5 ottobre 2024, giornata in cui migliaia di persone sono scese in piazza a Porta San Paolo, a Roma, in solidarietà con la Palestina, sfidando il divieto del governo per quella manifestazione e le sperimentazioni di quello che è poi diventato il primo decreto sicurezza di questo governo.

Diversi mesi fa, è stato trasferito dal carcere romano di Regina Coeli, assieme a decine di altr3 detenut3, all’improvviso e senza avvisare le persone a lui vicino, neanche l’avvocato che è venuto a saperlo tentando di contattarlo.
Da quando è a Pescara, Tarek ha perso quel poco di relazioni che si creano durante la detenzione, non ha potuto portare diverse cose che aveva, gli è stata vietata la possibilità di avere colloqui e impedito la

pc 18 febbraio - Sabato 21 Febbraio Presidio di solidarietà a Melfi per Anan Yaeesh e per la Palestina libera

Dopo i presidi solidali sotto la casa circondariale di Melfi del 13 e del 26 Ottobre 2025, poi del 15 Novembre; dopo il corteo interregionale che il 13 Dicembre si è snodato per le strade di Melfi per giungere sotto il carcere locale di massima sicurezza, sabato 21 Febbraio 2026, a partire dalle ore 15, si terrà un nuovo presidio di solidarietà a favore del prigioniero politico palestinese Anan Yaeesh, che in questo carcere è stato trasferito da Settembre in custodia cautelare dalla sezione di alta sicurezza del carcere di Terni per allontanarlo da un consolidato circuito di sostegno esterno.

Con Anan, che ha ingiustamente subito lo scotto di oltre due anni di detenzione preventiva per un surreale processo che lo vede imputato per “terrorismo internazionale” (art. 270 bis c.p.) a causa del suo sostegno, mai rinnegato, alla Resistenza palestinese; che da Melfi ha subito l’ignominia delle udienze del 21 e del 28 Novembre del processo celebrato al Tribunale dell’Aquila, condivideremo collettivamente l’indignazione contro un processo voluto da istituzioni e servizi segreti dello stato genocida di Israele. Si è trattato di un processo smaccatamente

pc 18 febbraio - India - verso il 28 marzo - manifestazioni in tutto il mondo contro l'Operazione Kagaar contro il regime di Modi e l'imperialismo a sostegno della via della guerra di popolo e del Partito Comunista dell'India (Maoista)

 in via di traduzione

Towards demostrations 28 march in all countries -against Operation Kagar /support people's war! support CPI (maoist) - First public call of ICSPWI

All in struggle 28 march 2026!

The world campaign against Operation Kagaar has denounced that imperialists and Modi’s government set the target to wipe put the Indian revolutionary movement and the CPI (Maoist), that are the real political alternative for the proletarians and the people’s masses of India.

Modi claims he will wipe out the people’s war, the revolutionary movement and the CPI(M) by 2026.
The International Committee to Support the People’s War In India (ICSPWI)  has called all the revolutionary parties and forces, the friends and comrades of the Indian revolution, to meet the challenge launched by the Modi’s government with a one-year-long campaign from March 2025 to March 2026.  . A mobilization in the streets, in the workplaces, in the squares.

The CPI(M) and the masses in India are withstanding and repelling the Operation

pc 18 febbraio - Le forze armate si preparano alla guerra - secondo diktat dei militari NATO/USA nell'interessìe e profitti dell'industria bellica e il governo Meloni/Crosetto esegue

Difesa, presentato a Crosetto modello di riorganizzazione delle Forze Armate

Si apre ora la fase di traduzione normativa delle proposte elaborate dal Comitato, che sarà condotta in un quadro di collaborazione istituzionale

di Redazione Roma

Una recente immagine dell'esercito italiano in Afghanistan

2' di lettura

English Version

A un mese dall’avvio dei lavori del Comitato Strategico, promosso dal Ministro della Difesa Guido Crosetto, lunedì 16 febbraio è stato presentato, presso lo Stato Maggiore della Difesa, il nuovo modello di riorganizzazione delle Forze Armate, che costituirà la base del disegno di legge di revisione dello strumento militare. La proposta - si legge in una nota - recepisce l’indirizzo iniziale delineato dal Ministro: una riforma complessiva e strutturale, di natura tecnica e operativa, volta ad adeguare lo strumento militare al mutato contesto geopolitico, rafforzandone capacità, resilienza ed efficacia nel lungo periodo. «Il disegno di legge non risponde alle esigenze di un Ministro pro tempore, ma definisce lo strumento militare di cui il Paese avrà bisogno nei prossimi vent’anni», ha sottolineato Crosetto, confermando che saranno gli uomini e le donne delle Forze Armate a illustrarne contenuti e prospettive in Parlamento.

Coinvolti i vertici della Difesa

Il percorso, spiega ancora la nota, ha coinvolto i vertici operativi e amministrativi della Difesa con

pc 18 febbraio - Un'associazione a delinquere di stampo fascista opera dentro questo governo

Nordio, Delmastro, Bartolozzi: il triangolo nero di via Arenula

Carlo Nordio con il capo di gabinetto Giusi Bartolozzi
Carlo Nordio con il capo di gabinetto Giusi Bartolozzi 
La “zarina” ha preso il comando del palazzo, il Guardasigilli riceve ordini e il sottosegretario fa il guastafeste.

pc 18 febbraio - Sbirri razzisti assassini e complici a Rogoredo - sono questi che Meloni/Piantedosi vogliono proteggere con lo scudo penale

Omicidio Mansouri a Rogoredo, indagati altri 4 poliziotti oltre a quello che ha sparato

Omicidio Mansouri a Rogoredo, indagati altri 4 poliziotti oltre a quello che ha sparato

L’accusa è di favoreggiamento e omissione di soccorso. L’uomo era stato ucciso lo scorso 26 gennaio durante un controllo anti spaccio

pc 18 febbraio - Askatasuna - Giorgio Rossetto resta ai domiciliari

 info stampa

Giorgio Rossetto resta ai domiciliari. La procura generale ritira la richiesta del carcere per il leader di Askatasuna

di Ludovica Lopetti

L'iniziativa è stata formalizzata a Torino nel corso dell'udienza davanti al magistrato di sorveglianza, che ora dovrà prendere una decisione

La procura generale di Torino non sosterrà la revoca della detenzione domiciliare (e quindi il ritorno in carcere) per Giorgio Rossetto, 62 anni, storico esponente dell'autonomia in Italia e ritenuto uno dei leader del centro sociale Askatasuna. La rinuncia è stata formalizzata oggi nel corso dell'udienza davanti al magistrato di sorveglianza, che ora dovrà esprimersi. Rossetto sta finendo di scontare a casa propria, a Bussoleno, una condanna a due anni e tre mesi per gli scontri al cantiere No Tav in Val di Susa e il fine pena è previsto il prossimo 14 marzo. 

La procura generale ha rinunciato alla richiesta di revoca della detenzione domiciliare (e quindi del ritorno in carcere) nei confronti di Giorgio Rossetto. Il 62enne, storico esponente dell'autonomia, oggi tra i leader del centro sociale Askatasuna. L'iniziativa è stata formalizzata a Torino nel corso dell'udienza davanti al magistrato di sorveglianza, che ora dovrà prendere una decisione. A Rossetto, residente a Bussoleno, Valle di Susa, era già stata negata la liberazione anticipata per comportamenti che avrebbe tenuto in un periodo di reclusione: avrebbe rifiutato di dividere la cella con un condannato per reati sessuali e in una occasione, per protesta, si sarebbe seduto per terra. L'attivista terminerà di scontare la condanna il 14 marzo: in quella data tornerà in libertà ma è probabile che a suo carico ritorni in vigore la misura della sorveglianza speciale sospesa dopo il suo arresto. La procura