venerdì 20 febbraio 2026

pc 20 febbraio – Ex Fiat Termini Imerese, si passa dal danno alla beffa e viceversa: il governo non proroga la cassa integrazione in deroga e si avvicinano i licenziamenti nelle fabbriche in crisi

 

Per gli operai della ex Fiat di Termini Imerese, poi ex Blutec, adesso passata al Gruppo Pelligra che a sua volta l’ha passata alla Nicolosi Trasporti, e per gli operai dell’indotto, tutti ancora in attesa da 15 anni del famoso “rilancio produttivo”, rilancio che non si vede proprio, le sorprese  non finiscono mai… nella finanziaria di quest’anno il governo ha “inserito quasi di nascosto” scrive il manifesto di ieri la cancellazione del “l’assegno mensile degli operai licenziati dalle aziende dell’indotto nelle aree di crisi complessa italiane”.

Il governo ha voluto anche togliere alle Regioni la gestione diretta dei fondi, passandole al  Ministero del Lavoro: “Le somme per la mobilità in deroga dei lavoratori disoccupati sono stati spostati nel capitolo della cassa integrazione in deroga che, tra l’altro sarà gestita direttamente dal ministero del Lavoro e non dalle Regioni.” Regioni che avevano così la possibilità, anche in funzione elettorale, di indirizzare le somme e mantenere “tranquilli” gli operai.

“Un doppio scippo – scrive la Repubblica - del quale fanno innanzi tutto le spese i 107 lavoratori dell’indotto ex Fiat di Termini Imerese e i 55 di quello ex Enichem di Gela, le due aree di crisi

complessa della Sicilia rimasti senza il sussidio di quasi 500 euro mensili che veniva finanziato ogni anno dal 2017.”

La Cgil nazionale esprime “forte preoccupazione e contrarietà per il mancato rifinanziamento della mobilità in deroga, strumento fondamentale per tutelare migliaia di lavoratori privi di altre coperture”; anche i sindacati confederali siciliani hanno chiesto “di rispristinare la mobilità in deroga”, anche perché “soprattutto per Termini Imerese i lavoratori dell’indotto, già penalizzati rispetto a quelli diretti, rischiano anche di perdere il loro status mentre è in corso il progetto di reindustrializzazione del Gruppo Pelligra. Diventerebbero disoccupati come gli atri senza alcun diritto di assunzione nelle nuove aziende che dovrebbero insediarsi a Termini”.

Fermo restando che quella della reindustrializzazione dell’area è una bufala che i sindacati confederali, a cominciare dalla Fiom, raccontano da anni agli operai; sindacati che invece nella sostanza hanno accompagnato le mosse dei vari governi solo per ottenere la cassa integrazione e, anche loro, tenere buoni gli operai, il governo con questa manovra sta cercando di chiudere a modo proprio le vertenze lunghe che a dire dell’ultimo Report della Fim, fatto su un campione di 993 aziende, coinvolgono 115mila metalmeccanici.

La Cgil annuncia che promuoveranno “tutte le mobilitazioni necessarie per difendere i diritti, la dignità delle lavoratrici e dei lavoratori e il loro futuro occupazionale”.

Questi annunci di “mobilitazione” arrivano sempre quando i buoi sono già scappati dalla stalla, quando il governo ha fatto l’ennesimo passo verso un sistema che garantisce sempre e solo gli interessi dei padroni… ed è per questo che tocca agli operai prendere nelle proprie mani la mobilitazione che si fa sempre più urgente.  

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