... Mentre la Meloni continua a strillare e ad attaccare giudici e magistratura
*****
Il tribunale di Palermo ha stabilito che il fermo della nave era illegittimo e l'ONG Sea Watch deve essere risarcita dallo Stato italiano per oltre 76mila euro. Un risarcimento per le spese sostenute dall'organizzazione tra ottobre e dicembre 2019. "Mentre il governo annuncia il 'blocco navale' si legge in un post di Sea Watch su X - il diritto ancora una volta dà ragione alla disobbedienza civile".
Estate 2019, da una parte Carola Rackete, allora comandante della nave umanitaria Sea Watch 3, dall’altra Matteo Salvini all’epoca dei fatti ministro dell’Interno. Entrambi protagonisti di una battaglia politico-giudiziaria nel periodo della politica dei porti chiusi, del no agli sbarchi deciso dal governo gialloverde con Giuseppe Conte premier.Cosa aveva deciso la comandante della nave
L’attivista tedesca aveva deciso di ignorare il divieto e di entrare nelle acque italiane imposto dal Viminale a Lampedusa. "Ho deciso di entrare in porto. So cosa rischio, ma i 42 naufraghi a bordo sono allo stremo. Li porto in salvo" aveva dichiarato la Rackete.
La vicenda è durata 17 giorni. Il 12 giugno 2019 l’ong aveva preso a bordo 53 migranti che si trovavano su un gommone al largo delle acque libiche. Chiese l’indicazione di un porto sicuro per far sbarcare i migranti, fu invitata a dirigersi a Tripoli, ma dalla capitale libica la risposta era stata negativa.
Di lì la rotta su
Lampedusa, la notte del 29 giugno, Rackete
approdando nel porto dell’isola aveva urtato una motovedetta della Guardia di Finanza. Arrestata per “resistenza e violenza contro nave da guerra”.
Era stata poi rilasciata. Alcuni mesi dopo il caso era stato archiviato: la procura di Agrigento dichiarò
il reato insussistente, che Rackete era stata
costretta ad agire in stato di necessità, il
rischio di naufragio non rientrava nell’applicazione del
decreto sicurezza. Inoltre il gommone delle Fiamme Gialle non era una nave da guerra.
Nessun commento:
Posta un commento