sabato 21 febbraio 2026

pc 21 febbraio - Gaza, lo studio di Lancet: 75mila morti violente nei primi 16 mesi, il 35% in più delle cifre ufficiali

 Un nuovo studio pubblicato sulla rivista scientifica The Lancet rivela che il numero di morti violente nel conflitto a Gaza durante i primi 16 mesi di guerra è stato significativamente più alto rispetto alle cifre ufficiali fornite all’epoca dal Ministero della Salute palestinese. La ricerca, intitolata Violent and non-violent death tolls for the Gaza conflict: new primary evidence from a population-representative field survey, è stata condotta da un team internazionale guidato dal professor Michael Spagat della Royal Holloway, University of London, insieme a Jon Pedersen, Khalil Shikaki del Palestinian Center for Policy and Survey Research, Michael Robbins, Eran Bendavid, Håvard Hegre e altri esperti.

Lo studio di The Lancet

Lo studio riporta una metodologia denominata Gaza Mortality Survey (Gms), che rappresenta la prima indagine indipendente su larga scala basata su interviste dirette a famiglie in un contesto di conflitto attivo. Tra il 30 dicembre 2024 e il 5 gennaio 2025, i ricercatori hanno intervistato 2.000 famiglie, per un totale di 9.729 individui censiti alla vigilia del 7 ottobre 2023, più i neonati successivi. Le interviste si sono concentrate nelle aree accessibili, principalmente nei governatorati di Khan Younis e Deir al-Balah, includendo però in modo sistematico le popolazioni sfollate dai territori settentrionali e da Rafah, inaccessibili a causa delle operazioni militari.


Il tasso di risposta è stato eccezionalmente alto, pari al 97,2%, grazie a team locali esperti e a rigorosi protocolli di sicurezza, tra cui monitoraggio Gps in tempo reale. I risultati principali coprono il periodo dal 7 ottobre 2023 al 5 gennaio 2025. Gli autori stimano 75.200 morti violente direttamente legate al conflitto, con un intervallo di confidenza al 95% compreso tra 63.600 e 86.800. Questa cifra corrisponde a circa il 3,4% della popolazione pre-bellica della Striscia di Gaza, stimata intorno ai 2,2 milioni di abitanti.

Al confronto, il Ministero della Salute di Gaza riportava per lo stesso periodo 49.090 morti violente: una sottostima del 34,7% rispetto alla stima centrale dello studio. La composizione demografica delle vittime violente emerge in modo chiaro e allineato con i dati ufficiali del Ministero: donne, bambini sotto i 18 anni e anziani oltre i 64 anni rappresentano il 56,2% del totale, per circa 42.200 morti. In dettaglio, si contano intorno ai 22.800 bambini, 16.600 donne adulte tra i 18 e i 64 anni e 2.870 anziani.

Con questi numeri è “genocidio”

Questa proporzione, molto vicina al 54% indicato dal Ministero, rafforza la credibilità delle registrazioni amministrative palestinesi nonostante le evidenti difficoltà operative in zona di guerra.Oltre alle morti dirette, lo studio quantifica anche le morti non violente, stimate in 16.300 casi, di cui 8.540 in eccesso rispetto alle proiezioni di mortalità pre-conflitto elaborate dal US Census Bureau. Queste morti indirette – legate a malattie non curate, malnutrizione, mancanza di accesso alle cure e altre cause non direttamente collegate ai combattimenti – risultano dunque rilevanti ma lontane dalle proiezioni più allarmistiche circolate in precedenza, che ipotizzavano un multiplo di quattro volte le morti violente.

Il tasso di mortalità grezzo calcolato è di 33,1 morti violente per mille abitanti all’anno, con un tasso complessivo (violente più non violente) di 40,3 per mille. Gli autori sottolineano che questi numeri confermano e superano le conclusioni di un’analisi precedente basata sul metodo capture-recapture, pubblicata anch’essa su The Lancet, che indicava una sottostima del 40% nei primi nove mesi di guerra.

La ricerca dimostra la fattibilità di indagini demografiche rigorose anche in contesti di estrema difficoltà, grazie alla collaborazione con ricercatori palestinesi e a metodologie collaudate come il raking per correggere le distorsioni del campione. Tuttavia, gli studiosi riconoscono alcuni limiti: l’impossibilità di raggiungere famiglie completamente eliminate o aree settentrionali ancora sotto controllo militare, il trattamento conservativo dei circa 12.200 dispersi (considerati vivi nelle stime principali).Al 19 febbraio 2026, il Ministero della Salute di Gaza riporta un bilancio complessivo di oltre 72.000 morti dall’inizio del conflitto, con migliaia di corpi ancora sepolti sotto le macerie e condizioni umanitarie ulteriormente deteriorate dopo la fine del periodo coperto dallo studio.

La necessità di nuove indagini

Gli autori auspicano ulteriori indagini indipendenti per monitorare l’evoluzione del costo umano e sottolineano il valore delle registrazioni nominative del Ministero, che attribuiscono dignità individuale a ciascuna vittima. Questo lavoro, finanziato in parte dal Consiglio Europeo della Ricerca, offre una base empirica solida e indipendente per comprendere la reale portata della tragedia a Gaza, confermando che le cifre ufficiali, pur affidabili nella loro struttura demografica, sono conservative a causa del collasso delle infrastrutture di registrazione in tempo di guerra.

Nonostante le inevitabili smentite di rito, nelle scorse settimane ha fatto discutere, come riportato da vari media israeliani (non solo l’anti-governativo Haaretz ma anche Jerusalem PostTimes of Israel e altri), l’ammissione di un alto ufficiale che, a condizione di anonimato, ha confermato alla stampa israeliana che almeno 70.000 persone sono morte durante l’Operazione Spade di Ferro nella Striscia di Gaza. Certo, le Forze di Difesa Israeliane contestano al contempo la percentuale di morti civili dichiarata dalle Nazioni Unite e sottolineando che, a loro dire, “nessuna persona sana è morta di fame”. Tuttavia, è indubbio che si tratta di un’ammissione estremamente significativa sotto vari punti di vista

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