Stragi sul lavoro, processi fermi e famiglie travolte dalle spese
di Luciana Cimino (*)
Esattamente due anni fa, il 17 febbraio del 2024, moriva a Frascineto, in provincia di Cosenza, Edison Malaj: operaio di 54 anni rimasto schiacciato da una lastra di cemento caduta da una gru nel cantiere dove stava lavorando. La moglie Silvana e i figli sono in attesa che cominci il processo al datore di lavoro.
La stessa sorte è toccata ai familiari di Salvatore Cucè, minatore calabrese di 33 anni impiegato nei cantieri per il Terzo Valico. Ha perso la vita, tre anni fa, il 7 febbraio 2023, in seguito all’esplosione di una sacca di gas metano. Anche in questo caso il processo non è ancora iniziato. A marzo dovrebbe infine cominciare, dopo quasi tre anni, il procedimento sulla strage di Casteldaccia, dove persero la vita cinque operai (Giuseppe La Barbera, Ignazio Giordano, Epifanio Alsazia, Giuseppe Miraglia e Roberto Raneri) durante i lavori della rete fognaria.
E chissà quanto ci metteranno ad avere giustizia i familiari degli operai morti ieri: Catalin Moise Robu a Cremona (55 anni, è caduto da una piattaforma a circa 10 metri d’altezza in un cantiere privato) e Luca Pezzulla, 22 anni, investito dal ribaltamento di un mezzo meccanico in un’azienda edile. A Catania è ricoverato in gravi condizioni un operaio di 50 anni, precipitato da un’altezza di circa quattro metri mentre stava operando sul cestello di un muletto. Aveva un contratto in somministrazione.
Il governo ha emanato provvedimenti tardivi e molto deboli, secondo i sindacati, per contrastare gli incidenti sul lavoro. E non si è occupato, in questi anni, neanche del gorgo giudiziario in cui finiscono le famiglie delle vittime, intrappolati in procedimenti lunghissimi che richiedono risorse ingenti, che spesso non hanno. La riforma della giustizia voluta dal ministro Carlo Nordio naturalmente su questo non interviene, fermandosi alla separazione delle carriere ma, nota il segretario generale della Fillea Cgil Antonio Di Franco, «la propaganda del governo fa credere che risolverà i problemi della giustizia e non è così, non per i lavoratori». «Soprattutto – specifica – non risolve i problemi delle vittime di infortuni sul lavoro e dei loro familiari». E neanche dei tribunali «che avrebbero bisogno di molto più personale», aggiunge il segretario Fillea. Per questo tipo di dibattimenti, secondo il sindacato, ci sarebbe stato bisogno di interventi diversi da parte del ministero della Giustizia.
«Per cominciare l’estensione del gratuito patrocinio – spiega Di Franco – oggi concesso solo a una minoranza in base a determinate condizioni reddituali. Le famiglie delle vittime vengono travolte dalle spese legali, le consulenze tecniche costano fior di quattrini che nessuno si può permettere e i lavoratori devono a volte fare causa pure per ottenere il Tfr (trattamento di fine rapporto, ndr), oltre il danno, la beffa». Il sindacato degli edili ricorda anche che «non è stato istituito un fondo a garanzia dei familiari che rischiano di non essere ristorati del danno economico subito quando finalmente arriva la sentenza perché intanto la società, che sia una srl o una partita Iva, è svanita e bisogna attendere l’Inps per il sostegno».
La Fillea Cgil ha cominciato a fare delle iniziative per spiegare ai lavoratori «il bluff del governo che si sta giocando tutto su una riforma che riguarda in realtà solo la separazione delle carriere di una decina di magistrati in un Paese che ogni anno registra più di mille morti sul lavoro». «Se includiamo le vittime indirette, e cioè i familiari, parliamo di decine di migliaia di persone ogni anno: il provvedimento di Nordio va in una direzione completamente opposta ai bisogni dei lavoratori», conclude il segretario.
Ieri l’Inail ha diffuso il primo bilancio dell’andamento infortunistico del 2025: le denunce di incidenti sono passate da 511.688 a 516.839 (più 1%), mentre quelle degli studenti da 77.883 a 80.871 (più 3,8%). Gli infortuni avvenuti in occasione di lavoro sono saliti da 414.853 a 416.900 (più 0,5%), mentre quelli in itinere sono passati da 96.835 a 99.939 (più 3,2%).

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