Ogni sindacato è stato interessato ad organizzare in maniera "colorata" e il più visibile possibile il proprio gruppo.
La Fiom, per alimentare l’immagine di chi si fa carico del malcontento operaio, ha fatto i fumogeni, i cori ‘dell’orgoglio Fiom’; qualche momento di polemica verso la presenza di Ugl, non molto evidente nè collettivo, ma nella sostanza sono stati, come nei giorni precedenti alla portineria 2 e nelle conferenze stampa, i più attivi a sostenere questa unità sindacale, come base di forza per chiedere all’azienda di portare produzioni e alle istituzioni di occuparsi di obbligare l'azienda ad investire, come prospettiva di Mirafiori.
Qualche manifestante ci ha provato a farla passare come una scelta tattica, ma faticava a nascondere il peso, strategico, dello scontro di classe nascosto sotto l’unità con sigle sindacali che al 80% sono di destra, o neo corporative, o aziendaliste, e contro gli scioperi.
La discussione sulla scelta della manifestazione unitaria in piccolo ha "suscitato" un malessere che è poi sfociato negli slogan contro la Meloni che hanno zittito quelli dell'ugl che avevano iniziato a intonare l'inno di Mameli; nella discussione si è affrontato la questione dell'autonomia della classe operaia, portando l'esempio degli anni '70 quando la classe operaia ruppe gli argini e fece pesare la sua forza, dove l'unità era tra tutti gli operai del gruppo Fiat e non come oggi che si mette Mirafiori contro Melfi e viceversa. Abbiamo denunciato la repressione in senso generale, dall'Askatasuna alla Palestina, ai metalmeccanici di Bologna, ecc, che marcia verso lo Stato di polizia e la dittatura aperta.
In piccolo all'interno di una manifestazione con pochissimi operai, queste discussioni tra alcuni delegati (appalto Iveco; componentisca navale; Mirafiori) sono state seguite con attenzione.
Il nostro intervento è stato diretto verso lo spezzone Fiom di poco più di un centinaio di presenti, in gran parte apparato, un po di operai e lavoratori di altre fabbriche. Da Mirafiori, dopo i tre giorni di presidio alla portineria 2, alcuni delegati e attiviste più strette.
Importante la nostra diffusione del Foglio di ORE 12 Controinformazione rossoperaia sulla manifestazione di Askatasuna/le ragioni del corteo da difendere dall’inizio alla fine, distribuito insieme al volantino Slai Cobas di cui e è stata condivisa la posizione di fondo.
La manifestazione è stata breve, un’oretta tra tutto. Con qualche operaio è stato possibile parlare della crisi Stellantis e di quel corteo, del ruolo e posizioni dei sindacati, della condizione operaia, della difesa unitaria degli stabilimenti, nella prospettiva di lotta e degli strumenti dello scontro di classe.
IL VOLANTINO
A CHE SERVE LA MOBILITAZIONE STELLANTIS DI SABATO 14? E’ DAVVERO QUELLO CHE SERVE PER RIPRENDRE LA LOTTA? NOI PENSIAMO DI NO
Il 31 gennaio a Torino c’è stata ‘la grande manifestazione dei 50.000’ seguita allo sgombero di Askatasuna, una manifestazione che dobbiamo sentire nostra dall’inizio alla fine, con tutte le sue ragioni di lotta e di ribellione, di resistenza allo Stato di polizia, anche per chi quel giorno non c’era, che dobbiamo continuare a difendere dalla repressione e dalle campagne infami di attacchi e calunnie.
Chi non lo fa non ha a cuore, non può essere fino in fondo con la causa degli operai, che oggi vede al
centro Mirafiori/ gruppo Stellantis.
La crisi del gruppo Stellanti è dentro la crisi generale, settore automotive compreso, di sovrapproduzione
e guerre commerciali sui mercati nazionali e mondiali per il profitto. Si vede a Mirafiori, lo possiamo
vedere negli altri stabilimenti del gruppo, con ristrutturazioni in corso ridimensionamenti,
delocalizzazioni, precarizzazione e peggioramento continuo e complessivo delle condizioni di lavoro, uno stabilimento contro l’altro a chi si adatta di più a questo disegno.
Questa è stata la storia di questi anni, che parla di un campo libero lasciato ai padroni, con il peggioramento e lo svuotamento di Mirafiori che si è esteso alla città, alla provincia con il suo indotto che arriva al 30% di quello nazionale.
E’ la prospettiva che il sistema di produzione capitalista che scarica la crisi sui lavoratori, riserva alla
classe sfruttata, agli operai senza forza, che non hanno alternativa che organizzarsi per difendersi,
organizzarsi per rovesciarlo.
Le istituzioni, a partire dal governo, nella società divisa in classe, rappresentano gli interessi della
borghesia, tutti governi sono dalla parte dei padroni e quello fascista Meloni lo è al 100%, dalle misure
economiche sempre a favore delle aziende... fino ai decreti sicurezza per impedire di manifestare, per
reprimere ogni dissenso.
E’ chiaro che agli operai la solidarietà e il sostegno sono importanti... ma possono arrivare a chi lotta, possono diventare un elemento di forza per gli operai che si ribellano, che scioperano. Dal conflitto in fabbrica quindi si può stringere attorno agli operai la città, i giovani... fare unità con altre fabbriche in lotta e con l’insieme dei lavoratori.
La ristrutturazione di Mirafiori, di Stellantis ci dice altro. Il conflitto di interessi tra padroni e operai è stato negato. I tavoli di incontro sono stati un simulacro di una trattativa disarmata, richieste senza una strategia per mobilitare l’insieme degli stabilimenti in lotta, la linea sindacale una gestione delle richieste padronali, con le rivendicazioni operaie messe sotto queste, e trattate separatamente mettendo in concorrenza gli stabilimenti uno con l’altro.
Oggi le segreterie sindacali hanno chiamato questo corteo allo stesso modo, perchè vogliono trarre dalla
piazza una nuova legittimazione ad andare avanti come prima!
Non è un buon segno vedere sopra a tutto sbandierare l’unità sindacale degli apparati sindacali, che è una
camicia di forza, serve a controllare eventuali posizioni più combattive, a tenere fuori le richieste degli
operai, che non hanno avuto seguito al tavolo della Fim, Uglm, Aqcfr....
Per questo non crediamo possa essere questo il modo per riprendere la lotta.
Per questo crediamo e lavoriamo nella prospettiva della vera ‘rivolta sociale’, della ribellione operaia che riconquisti le assemblee operaie, per l’autonomia operaia, di pensiero e di azione da padroni, governo e dagli apparati sindacali. Che veda come un esempio lo sciopero spontaneo del 3 febbraio della zona montaggio porte ‘perché i ritmi sono troppo alti’. Che lavori per riorganizzare le fila operaie, ma su di una piattaforma operaia di gruppo, fondata sugli interessi operai, sugli scioperi come indispensabile metodo di lotta, sulla difesa del salario, delle condizioni e dei posti di lavoro, degli stabilimenti, nell'unità degli stabilimenti, contro la riconversione industria militare, e cammini nella prospettiva del rovesciamento del sistema capitalista di sfruttamento oppressione e guerre.
SLAI COBAS per il sindacato di classe
slaicobasta@gmail.com - WA 3519575628 - WA 3407226074
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