Dall'intervento dello Slai cobas per il sindacato di classe all'assemblea organizzata dal Coordinamento di Taranto della Freedom Flotilla del 14.02.26.
Noi abbiamo due impegni.
Primo, smascherare di fronte ai lavoratori, come ogni organizzazione sindacale deve fare, i danni per gli interessi dei lavoratori e della città del passaggio dell’Ilva nelle mani del Fondo Flacks.
Ma come proletari internazionalisti dobbiamo anche mostrare il ruolo di questo Fondo nella partita di Israele. Il legame tra questo Fondo, come finanziatore e sostenitore attivo dell'ala più estrema tipo nazista, e Israele, è una questione centrale per chi ha una concezione e lavora in una visione internazionalista, perché gli operai siano fratelli, siano uniti dalla solidarietà internazionale e le forze che si rifanno alla classe operaia siano internazionaliste. Per questo è fondamentale che gli operai esprimano un chiaro No a questo Fondo.
E' un lavoro che abbiamo già cominciato. Nella prossime settimane faremo uno specifico comizio alla fabbrica tematizzato solo su questo, perché è importante considerare i lavoratori come i soggetti principali di questa dinamica dell'ingresso del Fondo Flacks nella proprietà dell’ex Ilva. Lo stesso vale alla Leonardo.
La nostra considerazione è che i lavoratori sono una forza materiale indispensabile per combattere dall'interno dell'industria. E in un certo senso gli operai della Leonardo lo stanno dimostrando; hanno
fatto un appello per la Palestina: “non il nostro nome”, in distinzione/critica con il ruolo che la Leonardo svolge in Palestina. Quest'appello ora è arrivato a Torino, agli operai della Leonardo. Quindi gli operai sono interlocutori necessari, indispensabili nel movimento di solidarietà con il popolo palestinese.Andare alle fabbriche di sabato quando gli operai non sono in fabbrica è chiaramente un'azione lodevole per la denuncia delle fabbriche della guerra in ogni momento, in ogni giorno; ma il punto è smuovere dall'interno, trasformare gli operai da lavoratori per una fabbrica in oppositori di una fabbrica che produce morte per i popoli e che contribuisce nel nostro paese alla trasformazione imperialista, fascista guerrafondaia di tutto il paese, e che sulle guerre, massacri ci fa profitti.
Come sempre ci rivolgeremo a tutti e anche a tutte le organizzazioni sindacali, che sono, nelle loro direzioni, dall'altra parte.
Una campagna che tocca a noi farla perché gli operai devono comprendere quello che sta realmente avvenendo nel mondo il cui cuore è la questione palestinese; ma, come vediamo, anche ciò che avviene dall'America Latina all'Asia. Tutti i governi peggiori prendono a modello il sionismo, il fascismo. All'interno dei paesi imperiali va avanti una “israelizzazione del diritto”, come modello preso da Israele e dagli Stati Uniti.
Questa battaglia l'abbiamo fatta e la vogliamo fare anche perché nella nostra città ci sono tutti i “guai”, ma ci sono anche tutte le opportunità per essere una città che si riprende sul terreno delle condizioni di vita e di lavoro, sul terreno dell'inquinamento e si riprende sul ruolo di lotta che questa città viene chiamata a svolgere con le sue fabbriche, con la sua Base navale e con il sistema politico che si riconosce pienamente in quello che fanno gli industriali, i padroni dell'Ilva.
La dobbiamo fare insieme, andare insieme all'Ilva, all'Eni, alla Leonardo, alla Base navale, e rendere difficile i messaggi che in queste fabbriche dicono agli operai.
Noi dobbiamo costruire una mobilitazione generale della classe operaia e di tutti coloro che si riconoscono nelle ragioni necessarie di questa battaglia.
La seconda questione è il sostegno alla resistenza. Perché chi ha una comprensione effettiva di ciò che succede al popolo palestinese non può non riconoscere che questo popolo si organizza, resiste; e il cuore di questa ribellione è la resistenza palestinese e il sostegno alle sue dichiarazioni di rifiuto delle presenze straniere, del “piano di pace” di Trump.
Sono questioni che noi dobbiamo portare a conoscenza, perché sono i popoli che si liberano e i popoli che si liberano hanno le loro forme necessarie per liberarsi, e da che mondo è mondo sono le guerre del popolo, è la lotta anti imperialista, è la lotta armata.
Anche nel nostro paese non basta dire che avanza il fascismo e il nazismo e poi non pensare che dal il fascismo, dal nazismo, la storia ce lo ha insegnato, ci liberiamo solo attraverso la lotta antifascista applicata alla realtà attuale del nostro paese - che evidentemente non è quella del ‘45 ma non è poi così lontana da quella del ‘45 se tutti riconosciamo che si avvicina anche a una guerra imperialista mondiale, contro cui il cuore è stata la Resistenza.
IL 21 febbraio torniamo fuori dalle carceri di Melfi a fare sentire forte l'opposizione alla sentenza italiana che ha condannato il prigioniero palestinese Anan a 5 anni e 6 mesi. Andiamo per far sentire la nostra vicinanza ad Anan. Il carcere di Melfi è piccolo e le voci dei manifestanti si sentono all'interno. Anche il 21 facciamo sentire ad Anan che siamo con lui come lo siamo stati nei mesi in cui si teneva il processo.
Così come siamo a Terni per Hannoun, siamo a Rossano, e saremo ovunque ci sono prigionieri politici palestinesi.
Siamo contenti che ci siano convegni/assemblee sulle leggi per la sicurezza, però con tutta sincerità invitiamo i compagni a venire a Melfi il 21 perché ognuno di noi dovrà fare la sua parte in questa battaglia anche con le proprie caratteristiche che dipendono dal loro tipo di organizzazione; in questo senso il coordinamento Freedom Flotilla di Taranto è una realtà composita e questo deve voler dire che tutti devono fare il loro.
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