sabato 28 marzo 2026

pc 28 marzo - Una giornata internazionale di mobilitazione e solidarietà

pc 28 marzo - Contro la guerra di aggressione imperialista all'IRAN

pc 28 marzo - Formazione rivoluzionaria delle donne - Il 68/69 e l'altra metà del cielo

Richiedi l'opuscolo a mfpr.naz@gmail.com

Nelle manifestazioni per la Palestina, contro la guerra, l'aumento degli armamenti per massacrare i popoli, contro i mostri assassini Netanyahu/Trump, e la loro serva complice, Meloni; nelle occupazioni delle Università, delle scuole, e nei giorni scorsi con la grande partecipazione dei giovani al referendum per dire un forte NO a tutto, 

la borghesia i suoi mass media hanno "scoperto i giovani", un pò spaventandosi, un pò per farli rientrare al più presto nel loro mortale ordine, normalità.

Ma in realtà in queste manifestazioni, occupazioni, si sono risentiti alcuni venti della grande stagione rivoluzionaria del 1968 - ed è di questo, cari signori, che vi dovreste preoccupare...  

Ora come allora tantissime sono le ragazze che partecipano, sono protagoniste in prima fila delle lotte, combattive, arrabbiate e allegre; sono la migliore gioventù.

Per questo, nella Formazione rivoluzionaria delle donne di oggi, pubblichiamo la prima parte dell'opuscolo: "Il 68/69 e l'altra metà del cielo", perchè quel vento torni effettivamente e forte...

Nella prossima FRD pubblicheremo la 2° parte sulle operaie.


venerdì 27 marzo 2026

pc 27 marzo - Il diritto di sciopero non si tocca, lo difenderemo con la lotta

 Riportiamo, di seguito, stralci delle conclusioni del lungo documento (più di 40 pag.) del Comitato Europeo dei Diritti sociali che contesta i criteri ultra restrittivi sul diritto di sciopero della Commissione garanzia scioperi. 

Per quanto riguarda lo sciopero delle donne, chiaramente questa decisione ci aiuta, e stiamo valutando se possiamo ancora fare ricorso, non solo per il divieto, e sanzione conseguente, per lo sciopero del 2020 durante il covid (ricordo che anche su questo divieto vi fu una presa di posizione contro la decisione della Commissione Garanzia Sciopero proprio di Giovanni Orlandini), ma anche contro il divieto e sanzione di un precedente nostro sciopero delle donne del 2018, per cui la CGS imponeva di tener fuori dallo sciopero le donne tutte le lavoratrici di alcuni interi settori lavorativi ritenuti "essenziali"; e anche allora le lavoratrici dello Slai cobas per il sindacato di classe si opposero a questa inaccettabile discriminazione, divieto di sciopero per le donne, confermando lo sciopero, e anche allora hanno subito la sanzione di 2.500 euro, finita di pagare pochi mesi fa.

Per lo sciopero del 2020, il nostro appello comincia ad essere raccolto, ci stanno arrivando dei contributi. Un grande grazie a tutte e tutti. Questa solidarietà è la forza della lotta e dell'unità perchè se toccano una toccano tutte!

(per chi vuole e può il contributo il contributo può essere mandato su c/c bancario UNICREDIT BANCA ROMA agenzia Taranto via Marche, 52 intestato a SLAI COBAS PER IL SINDACATO DI CLASSE, avente le seguenti coordinate bancarie: IT 49 W - ABI 02008 - CAB 15807 n. conto 000011056357 - con la motivazione: contributo per sanzione della CGS sciopero 9 marzo 2020)

Valutazione del Comitato

Il Comitato ricorda che l'articolo 6, paragrafo 4, riconosce il diritto dei lavoratori e dei datori di lavoro di ricorrere ad azioni collettive, compreso il diritto di sciopero, in caso di conflitti di interesse. (Conclusioni VIII (1984), Dichiarazione interpretativa sull'articolo 6, paragrafo 4).

Il Comitato ricorda inoltre che è inteso che ciascuno Stato parte può, per quanto lo riguarda, regolamentare per legge l'esercizio del diritto di sciopero, a condizione che qualsiasi restrizione a tale diritto possa essere giustificata ai sensi dell'articolo G (Confederazione Generale Italiana del Lavoro (CGIL) c. Italia, Denuncia n. 140/2016, decisione nel merito del 22 gennaio 2019, § 143).

Nella sua interpretazione dell'articolo G della Carta in questo contesto, il Comitato «ha consentito solo un ambito molto ristretto di restrizioni, che devono essere considerate eccezioni applicabili solo in circostanze estreme e adottate solo in risposta a un'urgente necessità sociale».

È stato riscontrato che le restrizioni soddisfano le condizioni di cui all'articolo G della Carta nei casi in cui «la sicurezza nazionale era compromessa o la vita e la salute delle persone erano in pericolo» e «le restrizioni o i divieti possono essere giustificati solo se lo sciopero comporta una minaccia chiara e immediata per la vita, la salute e/o le libertà delle persone» (Confederazione europea dei sindacati (CES), Confederazione sindacale dei Paesi Bassi (FNV) e Federazione nazionale dei sindacati cristiani (CNV) contro i Paesi Bassi, denuncia n. 201/2021, decisione nel merito del 24 gennaio 2024, §§87 e 92). Al contrario, «considerazioni puramente economiche o preoccupazioni di natura pratica o organizzativa», tra cui ad esempio la cancellazione di voli e treni, la temporanea carenza di alcuni beni e servizi o l'aumento dei tempi di attesa per determinati servizi non essenziali, non possono essere considerate di per sé una giustificazione sufficiente per limitare il diritto di sciopero (Ibid. §87).

Il Comitato rileva inoltre che il divieto contestato di sciopero dei lavoratori dei servizi essenziali è una misura valutata caso per caso. L'articolo 12, paragrafo 1, della legge n. 146/1990,modificata nel 2014, richiede che le decisioni della Commissione di garanzia «garantiscano l'esercizio del diritto di sciopero nel rispetto dei diritti costituzionalmente protetti dell'individuo, di cui all'articolo 1, paragrafo 1».

Il Comitato ritiene che le decisioni della Commissione di garanzia, come quelle di qualsiasi ente amministrativo, possano essere riesaminate da un tribunale amministrativo, tuttavia tale possibilità è priva di sostanza, in quanto i tribunali amministrativi non entrano nel merito della decisione in questione, ma si limitano a verificare se essa sia stata presa in modo corretto. Il Comitato osserva che i sindacati o i datori di lavoro possono impugnare le decisioni della Commissione di garanzia dinanzi al tribunale.

Per quanto riguarda l'obbligo di prestare servizio durante uno sciopero in un "servizio essenziale" che va oltre quanto necessario per garantire i "servizi minimi"

Il diritto di sciopero è intrinsecamente legato al diritto alla contrattazione collettiva, in quanto rappresenta il mezzo più efficace per ottenere un risultato favorevole da un processo di contrattazione. Pertanto, le restrizioni eccessive al diritto di sciopero, ossia le restrizioni che vanno oltre quanto consentito ai sensi dell'articolo G, sia nella legge che nella pratica, non sono conformi alla Carta.

Limitare gli scioperi nei settori essenziali per la comunità può avere uno scopo legittimo, poiché gli scioperi in questi settori potrebbero costituire una minaccia per l'interesse pubblico, la sicurezza nazionale e/o la salute pubblica (Matica Hrvatskih Sindikata c. Croazia, denuncia n. 116/2015, decisione nel merito del 21 marzo 2018, §114; Conclusioni I (1969), Dichiarazione interpretativa sull'articolo 6§4). Tuttavia, il semplice divieto di sciopero nei settori essenziali – in particolare quando questi sono definiti in modo generico, ad esempio «energia» o «sanità» – non è considerato proporzionato alle esigenze specifiche di ciascun settore (Matica Hrvatskih Sindikata c. Croazia, ricorso n. 116/2015, decisione nel merito del 21 marzo 2018, §114). Il semplice divieto di sciopero per questi lavoratori, senza distinguere tra le loro particolari funzioni, non può essere considerato proporzionato alle circostanze particolari di ciascuno dei settori interessati e quindi necessario in una società democratica (Conclusioni XVII-1 (2006), Repubblica Ceca).

Il Comitato rileva che nel caso in esame non sussiste un divieto totale, ma piuttosto una restrizione soggetta a un criterio di proporzionalità. Ai sensi dell'articolo 1 della legge n. 146/1990, il diritto di sciopero deve essere bilanciato con il diritto di godere degli altri diritti individuali tutelati dalla Costituzione (cfr. paragrafo 21 supra).

Il Comitato rileva inoltre che l'articolo 13, paragrafo 1, lettera a), della legge n. 146/1990, come modificata, stabilisce che il livello minimo dei servizi essenziali da fornire durante lo sciopero può essere fissato ad un massimo del 50% del livello di servizio completo e il personale presente al massimo a un terzo del personale necessario per il funzionamento completo del servizio (cfr. § 21 e § 51).

La commissione di garanzia spesso abusa del proprio margine di discrezionalità fissando il livello minimo del servizio essenziale al livello massimo consentito.

Nel frattempo, il Comitato ritiene che l'elenco dei servizi essenziali, ampliato dalla legge n. 182/2015 e successivamente, sia eccessivamente ampio e che l'aggiunta di alcuni servizi all'elenco non sia sufficientemente giustificata.

Il Comitato ribadisce che, tenuto conto dell'articolo G, la definizione di servizi essenziali deve basarsi su un'analisi chiara, sufficiente e motivata che dimostri l'importanza e l'impatto di tali servizi sui diritti e le libertà altrui, sull'interesse pubblico, sulla sicurezza nazionale, sulla salute pubblica o sulla morale. La definizione di servizi essenziali deve garantire un giusto equilibrio tra il diritto di sciopero e la tutela dei diritti e degli interessi concorrenti (cfr. giurisprudenza citata ai paragrafi 80-81 supra).

Inoltre, il Comitato osserva che l'Italia è vincolata dalle Convenzioni n. 87 e n. 98 dell'OIL (rispettivamente sulla libertà sindacale e la protezione del diritto sindacale e sul diritto di organizzazione e di contrattazione collettiva). Le interpretazioni di tali convenzioni da parte della Corte di cassazione e del CEACR distinguono chiaramente tra servizi essenziali «in senso stretto» e «servizi non essenziali» (cfr. paragrafi 43-44).

Il Comitato osserva che non tutti i servizi aggiunti all'elenco dei servizi essenziali dalla legge n. 182/2015 (cfr. §21 e §83 sopra) e dalla Commissione di garanzia nel corso degli anni (cfr. paragrafi 22 e 49 supra) siano qualificabili come «servizi essenziali in senso stretto», superando i limiti dell'articolo G, in quanto gli scioperi in tali settori non metterebbero in pericolo la vita, l'incolumità o la salute di tutta o parte della popolazione, né provocherebbero una crisi acuta che comprometterebbe le normali condizioni di vita della popolazione e/o il funzionamento dei servizi pubblici di fondamentale importanza.

Alla luce di quanto sopra, il Comitato ritiene che, tenuto conto della definizione eccessivamente ampia di servizi essenziali in Italia, l'obbligo di garantire un servizio minimo durante uno sciopero in settori che non sono servizi essenziali in senso stretto sia contrario all'articolo 6, paragrafo 4, della Carta, in quanto supera i limiti dell'articolo G della Carta.

Per quanto riguarda l'obbligo di indicare la durata di uno sciopero nella comunicazione preventiva che deve essere data al datore di lavoro almeno 10 giorni prima della sua proclamazione; il Comitato ha ritenuto che «l'obbligo di notificare al datore di lavoro la durata degli scioperi che interessano i servizi pubblici essenziali prima dell'azione di sciopero costituisca una restrizione eccessiva al diritto di sciopero che va oltre i limiti dell'articolo G della Carta riveduta e non è quindi conforme all'articolo 6, paragrafo 4, della Carta riveduta» (Conclusioni 2006, Italia).

Di conseguenza, il Comitato ritiene che l'obbligo di indicare la durata di uno sciopero nella comunicazione preventiva costituisca una violazione dell'articolo 6, paragrafo 4, della Carta.

Per quanto riguarda la durata delle procedure di riflessione e di conciliazione. Il Comitato ricorda che i periodi di preavviso o di riflessione prescritti in relazione alle procedure di conciliazione pre-sciopero sono conformi all'articolo 6, paragrafo 4, purché siano di durata ragionevole (Conclusioni XIV-1 (1998), Cipro). Il Comitato ricorda che l'obbligo di attendere 30 giorni prima che i tentativi di mediazione siano considerati falliti e si possa procedere allo sciopero è eccessivo (Conclusioni XVII-1 (2004), Repubblica ceca). Il Comitato ritiene che i termini fissati per la mediazione possano essere applicati anche alla conciliazione.

Il Comitato osserva inoltre che le norme relative alle procedure di riflessione e conciliazione sono stabilite dai contratti collettivi, che sono il risultato di un processo di negoziazione tra il datore di lavoro e i rappresentanti dei lavoratori. Ciò indica che ai rappresentanti dei lavoratori è stata data la possibilità di negoziare le loro condizioni. Infine, il Comitato osserva che la durata dei periodi di raffreddamento (20-21 giorni) è notevolmente inferiore a quella che ha ritenuto eccessiva nella sua giurisprudenza (Conclusioni XVII-1 (2004), Repubblica ceca).

Per quanto riguarda l'imposizione di un divieto di sciopero per un certo periodo di tempo dopo lo svolgimento di uno sciopero ("allontanamento oggettivo") e in determinati periodi dell'anno ("periodi esclusi");

Il Comitato non ha finora affrontato la questione del divieto di scioperi paralleli, né quella del divieto di scioperi per un certo periodo di tempo dopo lo svolgimento di uno sciopero precedente, né quella del divieto di scioperi in determinati periodi dell'anno. Esso affronterà tali questioni in linea con la sua giurisprudenza esistente e con i principi generali che guidano l'interpretazione della Carta.

Il Comitato ha regolarmente esaminato le decisioni relative al diritto di sciopero dei tribunali nazionali. Ad esempio, il fatto che un giudice nazionale possa determinare se il ricorso allo sciopero sia «prematuro» non è conforme all'articolo 6, paragrafo 4, in quanto ciò consente al giudice di esercitare un'ingerenza indebita nel diritto di sciopero, il diritto di sciopero può essere limitato solo se necessario in una società democratica e che «il dovere di diligenza non può andare oltre i principi che ha stabilito in materia di diritti e libertà altrui» e che «le restrizioni o i divieti possono essere giustificati solo quando lo sciopero comporta una minaccia chiara e presente per la vita, la salute e/o le libertà delle persone» (Confederazione europea dei sindacati (CES), Confederazione sindacale dei Paesi Bassi (FNV) e Federazione nazionale dei sindacati cristiani (CNV) contro i Paesi Bassi, denuncia n. 201/2021, decisione nel merito del 24 gennaio 2024, §92).

Inoltre, il Comitato ritiene che ciò che garantisce l'efficacia di uno sciopero includa la possibilità di attuarlo durante periodi chiave, pertanto vietare lo sciopero in determinati periodi rende inefficace il diritto di sciopero. Se tali restrizioni riguardano servizi essenziali, devono essere volte a prevenire un'eccessiva interruzione dell'accesso della popolazione ai servizi essenziali, giustificata da motivi di interesse pubblico. Tali motivi possono riguardare la tutela della salute e della sicurezza pubblica, l'organizzazione di eventi di notevole interesse pubblico (ad esempio le elezioni) e altri importanti interessi nazionali. Il divieto non può assumere la forma di un divieto generale di sciopero, ma deve essere limitato nel tempo e nella portata. Soprattutto, non deve compromettere l'essenza del diritto di sciopero né privare i lavoratori del loro diritto fondamentale di intraprendere azioni collettive.

Il Comitato rileva che, durante l'esame della presente denuncia, sono state portate alla sua attenzione ulteriori informazioni che gli hanno consentito di valutare i fatti sopra menzionati sotto una luce diversa. In particolare, è stato chiarito che le suddette norme procedurali si applicano anche ai servizi diversi da quelli strettamente essenziali o ai servizi in cui la portata o la durata di uno sciopero potrebbero avere un impatto negativo sull'interesse pubblico, la sicurezza nazionale, la salute pubblica o la morale. Il Comitato ricorda che, per essere compatibili con l'articolo 6, paragrafo 4, della Carta, le norme giuridiche relative all'esercizio delle libertà economiche dovrebbero essere interpretate in modo tale da non imporre restrizioni sproporzionate all'esercizio dei diritti dei lavoratori sanciti dalle leggi nazionali, dal diritto dell'Unione europea e da altre norme internazionali vincolanti (Confederazione sindacale svedese (LO) e Confederazione svedese dei lavoratori dipendenti (TCO) contro Svezia, denuncia n. 85/2012, decisione sull'ammissibilità e sul merito del 3 luglio 2013, §121).

Di conseguenza, il Comitato ritiene che vi sia una violazione dell'articolo 6, paragrafo 4, per quanto riguarda le norme relative al "distacco oggettivo" e ai "periodi di esclusione" quando applicate all'elenco eccessivamente ampliato dei servizi essenziali.

Il Comitato osserva che l'articolo 8 della legge n. 146/1990, modificata dalla legge n. 83/2000, prevede che, su raccomandazione della Commissione di garanzia, il Primo Ministro o un Ministro da esso delegato (se lo sciopero è di interesse nazionale) e il Prefetto (negli altri casi) possano emanare un decreto che limita il diritto di sciopero qualora "esista una minaccia fondata di un danno grave e imminente ai diritti umani costituzionalmente protetti di cui all'articolo 1". Il decreto deve essere preceduto da un tentativo di conciliazione con l'autorità amministrativa, per consentire a tutte le parti interessate di difendere i propri interessi e di esporre le proprie opinioni. Il decreto può essere impugnato dinanzi al tribunale amministrativo competente.

Il Comitato ricorda che, ai sensi dell'articolo G, deve essere raggiunto un giusto equilibrio tra il diritto di sciopero in determinati servizi e la restrizione del diritto di sciopero volta a tutelare i diritti lesi da tali scioperi.

pc 27 marzo - ORE 12 Controinformazione rossoperaia - La lotta degli operai della PMC e altre ditte dell'indotto Stellantis di Melfi: intervista, problemi, proposte

 

pc 27 marzo - La giornata internazionale in tutto il mondo e la manifestazione internazionale a Zurigo il 28 marzo contro l'Operazione genocida Kagar impugnando l'internazionalismo proletario a sostegno della via della guerra di popolo di lunga durata in India e a difesa del PCI(Maoista)


Il 28 marzo è una giornata internazionale di lotta contro l'operazione Kagar che si tiiene in numerosi paesi del mondo indetta dal Comitato di sostegno internazionale alla guerra popolare in India , con l'appoggio  delle realtà in lotta in India raccolte nel Facam che hanno fatto appello al proletariato e a tutte le forze solidali a scendere in lotta in tutte le forme possibili - a  Zurigo si tiene una manifestazione internazionale “Stop Operazione Kagar/ difendiamo il Partito Comunista dell'India Maoista/sosteniamo la guerra popolare in India”.

Abbiamo spiegato perché occuparsi delle questioni internazionali, soprattutto in questo periodo in cui avanzano i preparativi verso una guerra mondiale ed è tutt'altro che un esercizio di conoscenza, di interesse verso situazioni lontane oppure di “massimi sistemi” è quanto mai concreto l'esercizio dell'internazionalismo proletario e l'impegno in una battaglia pratica concreta.

L'importanza specifica di questa  giornata internazionale e della manifestazione di Zurigo questa in una data che richiama l'anniversario della Comune di Parigi, una scelta che vuole affermare come la battaglia della Comune, la prima esperienza breve di potere popolare della storia, viva ancora oggi lungo un percorso ininterrotto, nella battaglia dei proletari e dei comunisti impegnati nella lotta rivoluzionaria

pc 27 marzo - DIFENDIAMO L’INTEGRITÀ RIVOLUZIONARIA DEI COMPAGNI ANARCHICI SARA ARDIZZONE E ALESSANDRO MERCOGLIANO

riceviamo e pubblichiamo questi due messaggi ricevuti 
Il funerale della compagna Sara Ardizzone si tiene oggi venerdì 27 marzo a Roma.
 
1 - Informiamo che il Pubblico Ministero competente, nonostante sia stato depositato il “nulla osta” per il rilascio dei corpi, si sta opponendo alla consegna delle salme degli anarchici Sara Ardizzone e Alessandro Mercogliano, che intende trattenere per un numero imprecisato di giorni. Il fatto è talmente inconsueto che le stesse pompe funebri sono state colte alla sprovvista, avendo già organizzato il funerale di Sara come comunicato nelle ultime ore..
I compagni anarchici Sara e Sandro sono morti in azione. In questo momento occorre difendere le scelte e il percorso di vita dei compagni. La storia di tutta la loro vita e quella della loro morte è un esempio che fa paura a chi detiene il potere, che con questa manovra tenta vigliaccamente di impedire persino qualsivoglia manifestazione di commozione per la loro morte. Seguiranno aggiornamenti 
 
2 - Aggiornamento: è infine stato dato il nulla osta per i funerali, almeno per quanto riguarda Sara. Riconfermiamo quindi che il funerale della nostra compagna Sara Ardizzone si terrà venerdì 27 marzo a Roma. La funzione, in forma cattolica secondo il volere della famiglia, si terrà alle ore 14:00 presso la chiesa di Santa Teresa d’Avila, in corso d’Italia 37 (zona di piazza Fiume). A seguire si terrà la sepoltura presso il Cimitero Flaminio, noto anche come cimitero di Prima Porta. Ci vediamo alle 15:30 all’ingresso principale in via Flaminia. Al termine della celebrazione, saluteremo Sara coerentemente con le sue convinzioni e il suo percorso di vita. Seguiranno aggiornamenti per quanto riguarda il funerale del compagno Alessandro Mercogliano e come rispondere a questa manovra.
La procura sequestra i corpi di Sara e Sandro, ma le vere carogne sono loro.

pc 27 marzo - Formazione marxista - Da Palermo una sintesi delle lezioni su Il Capitale del Prof. Di Marco

Mao Tse-Tung: "Vorrei dare un consiglio ai compagni presenti: se già conoscete il materialismo e la dialettica è necessario che integriate le vostre conoscenze studiando qualcosa dei loro opposti, idealismo e metafisica. È necessario che leggiate un po' di materiali negativi, come i libri di Kant e di Hegel, di Confucio e Chiang Kai-shek. Se non sapete nulla di idealismo e di metafisica, se non avete mai lottato contro questi elementi negativi, il vostro materialismo e la vostra dialettica non sono solidi. 
Il difetto di alcuni membri e di alcuni intellettuali del nostro partito è proprio quello di conoscere troppo poco queste cose negative. Hanno letto qualche testo di Marx e ne ripetono i contenuti e i loro discorsi sono piuttosto monotoni. Quando parlano o scrivono articoli non sono persuasivi. 
Se non studiate le cose negative, non riuscirete a confutarle. Marx, Engels e Lenin non agivano in questo modo. Essi studiavano e approfondivano con impegno ogni cosa, sia del presente che del passato e insegnavano agli altri a fare lo stesso. Le tre parti integranti del marxismo sono nate nel corso del loro studio e della loro lotta contro cose borghesi come la filosofia classica tedesca, l'economia politica classica inglese e il socialismo utopistico francese..." - (Mao Tse-Tung, Primo discorso alla conferenza dei segretari dei comitati di partito delle province, delle municipalità e delle regioni autonome, parte II, 18 gennaio 1957).

Anche la nostra Formazione marxista deve riempirsi di questo spirito di lotta, critica teorica alle teorie, posizioni negative; così lo studio, ora, de il Capitale di Marx diventa "arma" rivoluzionaria viva e agente.
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Riprendiamo da una assemblea recente a Palermo del Circolo di proletari comunisti un riepilogo sintetico delle lezioni fatte dal Prof. Di Marco:

I intervento - Il Prof. Di Marco ha introdotto lo studio del Capitale partendo dal metodo usato da Marx insito nella concezione marxista in generale, il metodo dialettico. Come sappiamo, la dialettica è la filosofia usata da Marx ed Engels, è il nocciolo della loro comprensione dell'analisi della società capitalistica e in generale della società umana storicamente determinata, Darwin la stava applicando alla società animale in generale. Quindi la dialettica insieme al materialismo storico sono state le  principali scoperte di Marx ed  Engels che  hanno applicato in tutta la loro storia rivoluzionaria al servizio della classe proletaria e non solo nell'analisi economica ma anche nell'analisi politica. Il professore Di Marco si è soffermato molto a spiegare questo aspetto infatti le prime due lezioni sono state fondamentalmente sulla concezione della dialettica per trasmettere e dare l’opportunità alla presa di coscienza di com'è questa società odierna, come è fatto questo sistema in cui oggi viviamo, cioè la società capitalista, e nel suo sviluppo odierno, imperialista.

E naturalmente la necessità, che ci viene ricordata con forza ogni giorno, ogni ora, che bisogna cambiarla questa società. Perchè il problema da capire è che noi non facciamo queste lezioni sul Capitale solo per apprendere ciò che non sappiamo, che chiaramente è il primo necessario passo, ma è fondamentale comprendere l’obiettivo; non è solo un apprendimento, come si dice, nozionistico,

pc 27 marzo - Il referendum come necessaria polarizzazione

da ORE12/Controinformazione rossoperaia del 25/03 

La vittoria del referendum non era affatto scontata, il governo è partito con un vantaggio legato a tre questioni: il grado di consenso che pensava di avere su tutte le questioni, il grado di controllo dei mass media che gli avrebbero permesso di continuare l'opera di costruzione del consenso forzato delle masse. Nei mesi scorsi il governo si è mosso come un carrarmato sulle questioni legate alla sicurezza,  all'immigrazione e anche alla collocazione del governo nell'arco della carta vincente e dominante nel sistema mondiale che è la Presidenza Trump. Quindi il governo ha creduto di godere di quel consenso necessario per trasformare il referendum in un attacco frontale verso la magistratura - che è stata nel suo piccolo una sorta di freno all'attività del governo su alcuni temi per la aperta violazione della Costituzione. Il governo non ha gradito le varie inchieste che hanno colpito i ministri e che hanno messo in luce lo squallore e la natura effettiva dei ministri, dei sottosegretari del governo. che è davvero un problema importante, perchè la composizione di questo governo è un anello-chiave della natura di questo governo e anche dei suoi aspetti apparentemente forti ma alla fine deboli.

Questo governo non è come gli altri governi, chi continua a dire questa sciocchezza oltre che essere smentito ripetutamente dai fatti non si arma degli strumenti necessari per analizzare la sua natura e coglierne anche gli elementi che possono aiutare il fronte dell'opposizione.
Quando si dice che questo governo è di stampo fascista, non è soltanto perché Meloni e il suo gruppo di dirigente viene da quella storia, ma perché il programma, il modo di operare, sono modellati sul modo con cui normalmente questo tipo di governi opera, si circondano di un “cerchio magico” di fedelissimi, di gente affidata, costruita insieme negli anni attraverso la militanza in formazioni di estrema destra e che ha fatto tutto un percorso dall'estrema destra apparentemente illegale, cioè i gruppi nazisti, e il loro riciclo in personale politico del governo Meloni, che alla fine agisce da gruppo compatto. Lo stesso modello che ha seguito Mussolini, circondandosi di uomini, un manipolo di squadristi, che poi hanno costruito l'ascesa nelle forme storiche di quell'epoca che fu la marcia sul Roma e si trasformò in classe di governo, fedele, fino ad un certo punto, perché poi i vari seguaci di Mussolini si scontravano tra di loro sempre per dimostrare di essere i più efficienti e solerti servitori del capo.

Questo manipolo legato mani e piedi alla Meloni è una sorta di "catena di Sant'Antonio", ognuno conosce vita e miracoli della Meloni, fatti chiari e fatti oscuri, e quindi i ministeri non sono dei veri e

pc 27 marzo - Milano ancora in piazza per la Palestina sabato 28

 

APPELLO ALLA MOBILITAZIONE: 900 GIORNI DI RESISTENZA
Cittadine e cittadini di Milano,
Da quasi 900 giorni la nostra voce non si spegne. Mentre il governo italiano sostiene l’aggressione, noi denunciamo il massacro e l’indifferenza. Da due anni e mezzo siamo in piazza ogni settimana: l’unico argine contro il silenzio complice delle Istituzioni.
Scendiamo in piazza per esigere:
​STOP AL GENOCIDIO A GAZA: Fermiamo lo sterminio e rompiamo l’assedio al popolo palestinese.
​FINE DELLA COMPLICITÀ ITALIANA: Interruzione immediata dell’invio di armi e del sostegno militare all’occupazione.
​NO ALL’ESECUZIONE DEI PRIGIONIERI: Fermiamo la deriva disumana della pena di morte per i prigionieri palestinesi.
​STOP AL TERRORISMO DEI COLONI E ALL’OCCUPAZIONE: Fine delle violenze in Cisgiordania e delle espulsioni forzate.
​GIÙ LE MANI DAL LIBANO E DAL MEDIO ORIENTE: Basta aggressioni e occupazione. Fermiamo l’allargamento del conflitto in Medio Oriente.
#milanoépalestinese #milano #foryou

pc 27 marzo - Una valutazione sulle elezioni in Francia - utile per il dibattito e condivisa per l'indicazione finale

Une seule issue: travailler à la mobilisation des travailleurs pour une riposte de classe. Un nouvel élan puissant pour #ToutBloquer # est possible. Un véritable soulèvement social dont nous avons toutes et tous besoin dans un contexte de montée général des tensions, en France comme dans le monde.

N° 970 26/03/2026  Comme à chaque élection, les états-majors politiques cherchent à revendiquer des succès. Au lendemain d’une élection, personne n’a perdu, tout le monde a gagné ! Horizons a Édouard Philippe à la mairie du Havre, les Verts sauvent leur place à Lyon mais pas la métropole aux pouvoirs plus importants, le Parti socialiste (PS) fait la fête à Paris et Marseille, il se maintient dans les plus grandes métropoles mais il est sanctionné dans les quartiers populaires, le parti Les Républicains (LR) résiste dans les villes moyennes, poussée électorale pour La France insoumise (LFI) …  Ces élections sont une sévère sanction et un rejet de la politique macroniste comme en témoigne l'échec de Rachida Dati soutenue par Macron lui ayant offert un poste de ministre de la Culture et une alliance des droites

pc 27 marzo - Italia: Lavorare di più! - Ma c'è anche il trucco... - Secondo

Da corriere.it

Acciaierie, incentivi fino a 450 euro al giorno per chi lavora a Pasqua, Pasquetta, Primo maggio: boom di adesioni tra gli operai.

...Il motivo? Nelle prossime feste ci sarà un surplus di energia fotovoltaica e per evitare di far collassare il sistema (o di scollegare temporaneamente diversi impianti) Terna ha offerto alle acciaierie — che da sole consumano un terzo della corrente di tutto il Bresciano — energia a prezzi stracciati. Un’occasione d’oro che Ori Martin e Alfa Acciai in città, il Gruppo Feralpi a Lonato, le Acciaierie Venete di Sarezzo, le Ferriere Valsabbia a Odolo, la Duferco a San Zeno Naviglio e Arvedi di Cremona hanno deciso di non lasciarsi scappare: tutte accenderanno i forni ad arco elettrico il 5 ed il 6 aprile, il Primo Maggio (giorno della festa dei lavoratori, già) e qualcuna pure il 25 aprile e il 2 giugno.

Basta leggere le circolari interne distribuite nei giorni scorsi nelle fabbriche. Quella della direzione di Alfa Acciai del 12 marzo, ad esempio: serve tenere accese le linee dalle 8 alle 19... Poi si dettaglia il «premio» per i lavoratori: 350 euro lordi a giornata festiva, più altri 400 euro lordi complessivi (ma) se l’azienda centra l’obiettivo di consumo energetico «in tutte e quattro le giornate» (5,6, 25 aprile e 1 maggio). Gli operai stanno facendo a gara per aggiudicarsi le super paghe. Quattro giorni di lavoro

pc 27 marzo - Germania: Lavorare di più! E ora lo dice la "sinistra"... - Primo

Da Corriere.it 

BERLINO - «Come società dovremo lavorare di più». Se lo dice il leader socialdemocratico e vicecancelliere tedesco Lars Klingbeil, vuol dire che anche la sinistra in Germania dice quel che da tempo dice la destra. 

L’agenda delle riforme, che Merz promette dall’autunno scorso, è stata finalmente presentata da Klingbeil. Completa — o dovrebbe farlo — il grande piano di investimenti pubblici da mille miliardi, la metà dei quali in difesa.

Si riformerà lo Stato sociale.  Klingbeil si dice fiducioso: «Le persone nel nostro Paese sono pronte a fare sacrifici e ad accettare cambiamenti».

Nella giungla delle proposte presentate si possono trovare alcune linee guida: 

al centro c’è, molto socialdemocraticamente, il lavoro:

• Incentivare il lavoro, detassando gli straordinari o spingendo per orari più lunghi e meno part time, di fronte però a una buona retribuzione. E inoltre disincentivare le pensioni anticipate, a cui ricorre attualmente il 60% dei tedeschi; legare la pensione agli anni di contributi; e varare una serie di microcorrettivi. 

Ma l’idea di dire ai tedeschi di lavorare di più, o di accusarli di essersi adagiati o peggio impigriti, insomma criticandoli, non genera per forza consenso. 

Merz l’ha detto molte volte, scontentando tutti: e di certo non è risalito nei sondaggi. Klingbeil la sua idea centrale l’ha formulata così: per troppo tempo la SPD «ha protetto un sistema che premia chi non lavora»

giovedì 26 marzo 2026

pc 27 marzo - Produrre missili al posto delle auto: Volkswagen tratta con l’azienda israeliana Rafael

Le due aziende puntano a convertire lo stabilimento di Osnabrück alla difesa, in particolare per la produzione dell’Iron Dome

Volkswagen tratta con l’azienda israeliana Rafael Advanced Defence Systems per un accordo che prevede la conversione della produzione da automobili a sistemi di difesa missilistica nello stabilimento di Osnabrück, in Bassa Sassonia (Germania occidentale). A rivelarlo è il Financial Times attraverso due fonti informate vicine al progetto.

Il sito produttivo tedesco è da tempo in difficoltà produttive. E dovrebbe cessare l’attività il prossimo anno in base al piano di riduzione dei costi di Volkswagen, concordato nel 2024. Per questo, le due aziende, spiega la testata, sarebbero orientate a dar spazio alla produzione di componenti per il sistema di difesa aerea Iron Dome, nota come “cupola di ferro”, del gruppo statale israeliano.

Un progetto per salvare 2.300 posti

Una collaborazione che può rappresentare «l’esempio più eclatante finora di come l’industria

pc 26 marzo - GIUSTIZIA PER MAMOUR PAPE - da Osa

PAGHERETE TUTTO
GIUSTIZIA PER MAMOUR PAPE
Sono 4 gli operai assassinati sul lavoro da inizio anno nel Padovano, più di uno al mese, la provincia con il dato più alto in Italia.
Mamour Pape aveva 22 anni, operaio presso un azienda specializzata nella lavorazione dei metalli, ma anche studente al centro provinciale per l’istruzione degli adulti, in Senegal da dove veniva era stato studente universitario. Mamour è rimasto incastrato nella macchina addetta allo srotolamento e taglio di lamiere a cui stava raboccando il lubrificante.
Siamo stanchi di morire per i profitti del padronato parassita italiano, lo stesso che ci vuole dividere per il colore della pelle, ma che sa benissimo che il colore del sangue è lo stesso. Rosso è il sangue di Lorenzo Parelli (ucciso dall’Alternanza Scuola Lavoro, di cui vogliamo l’abolizione), come quello di Satnam Singh, di Luana D’orazio o delle centinaia di giovani assassinati sul lavoro ogi anno. 
Lo diciamo da tempo studenti e operai hanno un nemico comune e hanno dimostrato che insieme possono far tremare chi fa soldi sulla nostra pelle e coonquistarsi un futuro dignitoso. Per questo parteciperemo all’assemblea operaia di questo sabato chiamata dall’USB a Roma al cinema Aquila.

pc 26 marzo – L’ INDIA sempre più strategica per l’imperialismo italiano… con la produzione militare in primo piano

E’ il programma “Make in India” del governo guidato dal fascista hindutva di Modi con cui “punta a sviluppare una supply chain tecnologica domestica nei settori aeronautico e della difesa, riducendo progressivamente la dipendenza dalle importazioni estere” che attrae sempre più gli imperialisti italiani, come dimostra l’articolo che riportiamo sotto, e soprattutto nel settore militare di altra tecnologia.

Mentre punta a “indigenizzare” la produzione, Modi continua a svendere il Paese alle multinazionali di tutto il mondo. In questo articolo si spiegano bene i motivi che spingono tante aziende italiane, sostenute dal governo tramite la SACE ad "impiantarsi" in India. 

Sempre grande disponibilità di forza lavoro a basso costo un “mercato con il tasso di crescita più elevato nel nostro settore e può contare su un bacino di competenze straordinario, con una popolazione molto giovane e un numero elevato di ingegneri. Tutti questi elementi la rendono una piattaforma altamente strategica … per servire altre aree, in particolare l’Asia-Pacifico”…  dice al padrone della Poggipolini e spiega anche le forme in cui agisce in questi paesi l’imperialismo.

Questa politica del “Make in India” alla quale si affiancano gli imperialisti italiani, e non solo, significa

pc 26 marzo - Dalla base di Aviano il rifornimento per i raid sull’Iran

“La base aerea di Aviano in Italia, è una delle principali installazioni dell’US Air Force che ospita gli aerei cisterna per il rifornimento in volo dei caccia a lungo raggio impiegati per bombardare in Iran”. Altro che – come ripetono Meloni, Crosetto e Tajani – non siamo in guerra e che non cooperiamo con le operazioni delle forze armate statunitensi ed israeliane contro Teheran. A rilevare l’importanza strategica della grande base aerea friulana per la campagna di guerra contro l’Iran è l’autorevole The Wall Street Journal che il 23 marzo ha pubblicato un lungo e dettagliato articolo su come l’Europa stia giocando “silenziosamente” un ruolo chiave nella Guerra in Iran.

Non sono però solo gli aerei tanker dell’aeronautica militare statunitense ad operare con sempre maggiore intensità dallo scalo di Aviano. Nei giorni scorsi è stato registrato infatti l’arrivo di alcuni aerei radar di pronto allarme e controllo (airborne early warning) Grumman “E-2D Advanced Hawkeyes” in dotazione a US Navy. I velivoli sono giunti in Italia dalla Naval Air Station di Norfolk,

pc 26 marzo - Dimissioni/governo - Sulle posizioni nel nostro campo

Ieri la giornata si è chiusa con le “dimissioni” di Del Mastro, della Bartolozzi e le dimissioni della Santanchè.

E’ evidente che non si tratta di “dimissione” ma di cacciata fatta dalla Meloni, che prima li ha chiamati nella compagine di Governo e ora deve liberarsene per rafforzare il suo governo. Il problema è che la feccia, corrotta, marcia che pensa che siccome è al potere può fare tutto, senza neanche tanto nasconderlo e in alcuni casi rivendicandolo, era ed è in sintonia con la politica, lo stile di governare, l’ideologia reazionaria, fascista della Meloni; questo vuol dire che non è che buttando fuori i più indecenti questo governo cambia.

La prima questione è che, possiamo dirlo, la spallata ai Del Mastro, Bartolozzi, l’ha data l’esito beffardo per la Meloni del referendum; non ci fosse stato questo probabilmente avrebbero campato fino alla fine in questo governo. Ma non è per questo che il Sì ha perso.

Secondo la mossa della Meloni non è affatto un indebolimento del governo – come vorrebbe e si illude l’opposizione parlamentare, in primis il PD - ma al contrario un suo rafforzamento. La Meloni l’ha fatto, l’ha dovuto fare per rafforzare la sua immagine, il governo, in funzione delle elezioni politiche, e così lo presenterà all’opinione pubblica.

Quindi, non solo i piani, le politiche del governo Meloni, e ciò che li accompagna in termini di servilismo dei mass media, di propaganda ideologica, andranno avanti, ma, liberati dai troppo marci, impresentabili personaggi che, come Bartolozzi, Del Mastro voleva essere più ministri del ministro, più importanti di Nordio, andranno avanti con più determinazione, dalle politiche, azioni internazionali sul fronte guerra, armamenti, e anche uomini, ai decreti sicurezza all’interno, alla repressione delle mobilitazioni, ai provvedimenti anti immigrati, ecc.



Ora, però, il problema fastidioso è il PD, il M5s, AVS, il cosiddetto “campo largo”, che da un lato si imbarca sulla linea delle “dimissioni”, dando di fatto una sponda alla Meloni: “c'è in gioco la dignità delle istituzioni italiane ed è quella che Meloni deve difendere non difendere i suoi». Lo ha detto la Schlein, a “Di Martedì”; dall’altro pensano anch’essi alle elezioni, illudendosi che il risultato referendario ha dato credito a loro, quando non è affatto vero; l’astensionismo di sinistra, i giovani che sono scesi in lotta per la Palestina, contro la guerra hanno sempre denunciato la politica del PD, 5 stelle che aveva dato campo libero alla nascita del governo Meloni e che ora continua, con l’appoggio alla guerra, con i balbettii sugli armamenti, e sui decreti sicurezza, con l’auspicare e spingere per un ruolo più schierato dell’Italia nell’Europa, che è oggi l’Europa degli armamenti in proprio, dell’azione militare più autonoma dalla Nato e dagli Usa, ecc.

Non siete voi che potete far cadere la Meloni! Sia chiaro!

L'esito del referendum, per il fronte di lotta, la sinistra rivoluzionaria, incoraggia ad andare avanti e spinge la lotta per il rovesciamento del governo Meloni. Ma con chiarezza, perchè i problemi ci sono e restano.

Alcune analisi del voto NO sono condivisibili, ma il problema sta nel comprendere bene cosa e chi soprattutto ha permesso la massiccia partecipazione al voto e la vittoria del No e le conseguenze, perchè è soprattutto nelle conclusioni che vengono fatte che ci sono problemi.

Chiaramente la magistratura è un anello centrale dello Stato borghese e quindi un anello importante del sistema di potere, ma nessuno può e deve illudersi che il risultato del NO può far cadere il governo Meloni - che anzi reagisce “ripulendo” la compagine governativa, per rafforzare il governo e sé stessa. Qui, sia pur auspicando più movimenti di lotta (che, certo, tutti vogliamo) dobbiamo porre tra le avanguardie proletarie, giovanili, nel campo delle forze rivoluzionarie, la necessità della lotta che abbia ora al centro la caduta del governo e di dotarci degli strumenti necessari per una lotta generale contro l’intero sistema capitalista.

Sull’analisi del voto non si può fare un calderone delle motivazioni, come per esempio fa la Tir.

Si parla dei giovani, della partecipazione al voto di un ampia fetta di astensionisti. Ma non si individua quali giovani e quali settori astensionisti. Si parla delle fasce di giovani più esposte alla proletarizzazione dilagante, alla precarietà, all’assenza di diritti, alla mancanza di prospettive lavorative decenti, all’impossibilità di trovare e pagare una casa, ecc; ma questi giovani c’erano da tempo prima e non certo per questo erano andati a votare. Hanno detto NO quei tanti giovani che sono scesi in lotta, in piazza per la Palestina, contro la guerra, l’aumento degli armamenti, le industrie produttrici di armi, contro la repressione e i decreti sicurezza; così le donne, le ragazze hanno partecipato a questo referendum non perchè “avvertono un continuo arretramento materiale e nei servizi…”, anche questo non è da oggi, ma per le risposte securitarie ai femminicidi del governo Meloni, per l’osceno Ddl della Bongiorno; così non l’astensionismo generico ma l’astensionismo di sinistra, di “estrema sinistra” è stato l’aspetto significativo; il nuovo tradottosi sul piano della partecipazione al voto.

Altrimenti non si coglie la leva che ha mobilitato migliaia, centinaia di migliaia di giovani, di compagni, di persone, e quindi non si vede come elevare la lotta, e i problemi che ci sono per questa lotta contro il governo tra i lavoratori e le masse popolari.

Si fa un continuismo delle lotte, che non pone tra le avanguardie il problema del fine delle lotte per una effettiva alternativa politica; perchè essa richiede oggi la costruzione del Partito del proletariato, richiede un Fronte anticapitalista, antimperialista, antifascista, che accetti sul campo la sfida, come in diverse occasioni è stato fatto, dei decreti di sicurezza, dello Stato di Polizia. Diversamente diventa una politica, un’indicazione e azione caratterizzate dall’economismo, al di là delle parole.

Ma la posizione più presente nei movimenti – e in un certo senso sintetizzata da Infoaut – è quella del movimento per il movimento, per cui il movimento è tutto il fine è nulla – anche con posizioni non chiare su cosa si intende per “fare affidamento ad altre infrastrutture”..

Infoaut scrive nell’analisi del voto referendario: “A fronte dell’intelligenza dal basso manca però un modo complessivo da parte di chi vorrebbe rappresentare “l’alternativa reale”, “l’opzione dal basso”, di costruire le condizioni per offrire a questo pezzo di società la possibilità di riconoscersi in una dimensione complessiva, “di essere movimento” e di poter fare affidamento ad altre infrastrutture che dovrebbero fortificarsi nella società per escludere completamente la tensione verso la delega… Se si respira un vento di cambiamento allora dobbiamo soffiare più forte! A noi rimane il compito di stimolare e raccogliere questa indicazione…”.

Quindi, l’indicazione diventa sempre e solo più movimento, un movimento più forte, la iper valorizzazione del “basso”; invece che dare le migliori energie per l’”alto”, il partito rivoluzionario comunista combattente.

pc 26 marzo - TUNISI: manifestazione il 28 marzo per la liberazione dei 7 attivisti della flottilla








Dalla pagina fb "Flottiglia della Resistenza del Maghreb, per rompere l'assedio di Gaza", organo delle organizzazioni del Maghreb arabo che hanno organizzato la Global Sumoud Flottilla

https://www.facebook.com/photo/?fbid=122163494138943795&set=a.122107873550943795

Comitato Tunisino della Somoud

In risposta all'appello lanciato dalle forze che sostengono i diritti dei palestinesi in Tunisia, vi invitiamo a partecipare alla manifestazione di sabato 28 marzo alle ore 15:00 per commemorare la "Giornata della Terra" e per chiedere l'immediata liberazione di tutti i detenuti da parte degli eroi della Somoud Flottiglia.

La marcia partirà da Piazza della Repubblica ("Passage") e proseguirà fino al Teatro Municipale in Avenue Habib Bourguiba.

pc 26 marzo - “Tortura e genocidio”: Francesca Albanese documenta (di nuovo) i crimini israeliani

 Da L'Indipendente

23 Marzo 2026 - 19:15
Francesca Albanese ha pubblicato un nuovo rapporto sui crimini israeliani in Palestina. Dopo aver svelato gli interessi economici che traggono profitto dal genocidio in corso, la relatrice speciale delle Nazioni Unite ha documentato la tortura sistematica riservata ai palestinesi dal 7 ottobre 2023, sia in carcere che fuori. Pestaggi, violenze sessuali, l’uso della fame come arma, uccisioni di massa: tutto condensato in venti pagine di rapporto, corredato da testimonianze e fonti indirette. “Quando la tortura viene perpetrata su un intero territorio — scrive Francesca Albanese — contro una popolazione in quanto tale e sostenuta attraverso politiche che distruggono le condizioni di vita, l’intento genocida risulta evidente“. Negli ultimi due anni diversi rapporti ONU, l’ultimo a settembre, hanno delineato i contorni della condotta genocida israeliana, finita anche sotto processo alla Corte Internazionale di Giustizia.
“Questo rapporto documenta come la tortura sia diventata parte integrante del dominio e della punizione inflitta a uomini, donne e bambini, sia attraverso abusi

pc 26 marzo - Leggi, fai circolare, diffondi ORE 12 Controinformazione Rossoperaia


 

pc 26 marzo - La linea di proletari comunisti per la giornata internazionale di solidarietà con le masse indiane

pc 26 marzo - Verso il 25 aprile con le parole d'ordini giuste

pc 26 marzo - C'è un solo futuro possibile per la resistenza palestinese: la guerra di popolo fino alla vittoria


pc 26 marzo - Ora più che mai fare riferimento ai punti strategici del nostro agire in tutti i campi - proletari comunisti/PCm Italia

mercoledì 25 marzo 2026

pc 25 marzo - ORE 12 Controinformazione rossoperaia - Il NO colpisce il governo ma è importante come noi lo valutiamo e il che fare adesso

 

pc 25 marzo - TUNISIA: Sostenere i diritti dei palestinesi non è un crimine! Solidarietà agli arrestati della Global Sumud Flotilla

Dichiarazione: Sostenere i diritti dei palestinesi non è un crimine!

Le organizzazioni e associazioni qui firmatarie, seguono con grave preoccupazione l'emissione di mandati di arresto nei confronti di attivisti della Flottiglia della Fermezza e del movimento a sostegno dei diritti dei palestinesi in Tunisia: Wael Nouar, Nabil Chennoufi, Mohamed Amine Benour, Ghassan Henchiri, Ghassan Boughediri, Sanaa Msahli e Jawhar Chenna, con l'accusa di riciclaggio di denaro. Ciò avviene mentre procedono i preparativi per il lancio della Flottiglia della Fermezza 2, volta a rompere l'assedio di Gaza, e rappresenta la manifestazione di una decisione politica di fermarla, come dimostrato dall'impedimento di due attività organizzate dal Comitato della Flottiglia della Fermezza, prima nel porto di Sidi Bou Said e poi al cinema Rio (rispettivamente lo scorso 3 e 4 marzo n.d.t.).

Ricordiamo che le autorità perseguono una politica di proibizione, repressione e criminalizzazione contro qualsiasi movimento civile, sociale o politico che le disturbi o le metta in imbarazzo, a partire dal divieto di attività politiche e civiche con il pretesto dello stato di emergenza, fino all'arresto e al processo di attivisti sulla base di casi inconsistenti e accuse fabbricate ad arte, avvalendosi di un sistema giudiziario asservito all'intimidazione.

Ricordiamo inoltre che l'accusa di riciclaggio di denaro è stata utilizzata arbitrariamente, senza i

pc 25 marzo - Referendum - valutazione Infoaut - per il dibattito

Tutti a casa!

Un voto contro il sistema e la guerra

Ciò che abbiamo pronosticato qualche giorno fa alla fine si è avverato, stra-vince il No al referendum costituzionale e il Governo prende la più grossa batosta, in termini di consenso, di tutta la sua legislatura.

Nel voto vanno lette alcune tendenze “inaspettate” da intendersi come fatti andati oltre le aspettative e su cui è importante provare a riflettere, cercando, di non far combaciare la realtà con l’immagine che vorremmo darle. 

L’affluenza. 12 milioni e mezzo per il Sì, e 14 e mezzo per il No, grosso modo il 60% degli aventi diritto. Pur non necessitando di quorum, una fetta significativa di società si è politicizzata su questa faccenda ed è andata a votare.

La composizione del voto. Analizzando il fronte del No, si tratta di almeno 2 milioni e mezzo in più dell’ultimo referendum sul lavoro. Contando il dato di percentuale del voto giovanile è facile intuire che un buon pezzo, anche se non tutto, di questo surplus siano i giovani under 35. Contano però sicuramente gli scontenti del campo “sovranista”, tra leghisti e fratelli d’Italia un buon numero dichiara di aver votato No. Inoltre, non è da escludere una partecipazione al voto variegata da quel magma sociale che

pc 25 marzo - La vittoria del NO incoraggia e spinge alla lotta per la caduta del governo Meloni costruendo una vera opposizione proletaria, studentesca e popolare antifascista anticapitalista e antimperialista

ORE12 Controinformazione rossoperaia del 24.03.26

La vittoria del No al Referendum è una vittoria di tutti coloro che hanno visto bene nel Referendum l'idea dominante del governo di mettere le mani sulla magistratura e di bloccare le inchieste che hanno riguardato le leggi e l'azione del governo e dei governanti; e il disegno di Meloni di fare di questo un anello plebiscitario che riaprisse la strada alla riforma costituzionale sulle elezioni e sul premierato, tasselli importanti per trasformare dall'alto lo Stato già reazionario in uno Stato-regime, in una dittatura aperta di stampo autoritario e moderno fascista. 

Contro questa idea del Referendum la maggioranza di coloro che sono andati a votare ha detto No e quindi il risultato del Referendum rappresenta una battuta d'arresto della marcia reazionaria del governo e la valutazione non può che essere positiva perché a battuta d'arresto segue l'incoraggiamento a continuare la lotta contro il governo su tutti i piani, compreso quello democratico ed elettorale.

Il No ha vinto nonostante il sostanziale e forte controllo dell'apparato televisivo, dei mass media, che hanno condotto una spudorata campagna contro i magistrati, usando gli argomenti peggiori, e Meloni è stata in prima fila su questo e ha mobilitato i suoi ministri e soprattutto il suo livello di controllo sui mezzi di comunicazione.

Ma questo non è servito perché ha spinto tutti coloro che non potevano riconoscersi nella demagogia reazionaria e hanno riconosciuto invece le stimmate della marcia fascista e reazionaria.

L'attacco alla Costituzione nel nostro paese risulta ancora difficile per le forze reazionarie e la borghesia che vi è dietro di essa, la sua frazione più reazionaria, quella rappresentata dal capitalismo parassitario, quella rappresentata dal capitalismo speculativo e finanziario, quella rappresentata dal capitalismo industriale più legato al neoliberismo selvaggio sui posti di lavoro, dal capitalismo fondato sulla corruzione di Stato, sull'utilizzo dello Stato a fini di profitto privato. Il No è stato un voto contro tutto questo e ne va valorizzata l'importanza.

Chiaramente il No è stato contro anche gli altri aspetti della politica delle governo Meloni, prima di tutto la guerra e il legame con Trump, in secondo luogo il sostegno al genocidio del popolo palestinese e il sostegno al riarmo imperialista, il sostegno alle leggi più spudoratamente da Stato di Polizia. E’ chiaro che questo voto è un No anche a tutto questo, in questo senso incoraggia l'opposizione e la lotta su tutti i terreni.

Perché il No ha vinto? Perché innanzitutto sul piano del voto sono tornati a votare una fetta massiccia, giovanile, proletaria, popolare, di astensionisti, di coloro che non hanno avuto alcuna fiducia nella sinistra di opposizione o di falsa opposizione rappresentata dal PD e dei Cinque Stelle, colpevoli di non aver fatto quando sono stati al governo le cose che denunciano del governo Meloni e le cose che dicono di voler fare quando ora sono all'opposizione, colpevoli di aver aperto la strada alla vittoria della coalizione di centro destra e della Meloni stessa, colpevoli di non avere coerenza nella guerra. Il PD appoggia la guerra per interposta persona in Ucraina, sul fronte del riarmo oppone argomentazioni deboli che non mettono in discussione la politica guerrafondaia imperialista della borghesia italiana e del suo governo di riferimento; il PD è quanto mai incerto nei confronti dei decreti sicurezza, dei decreti contro l'immigrazione che il governo Meloni ha portato fino all'estreme conseguenze, benchè sono dentro le riforme avvenute e le trasformazioni reazionarie e la marcia verso lo Stato di Polizia avviate già durante i governi che hanno preceduto quello di Meloni. Tutta questa massa si è astenuta alle elezioni politiche, non ha dato nessun supporto a PD e 5 Stelle, all'opposizione parlamentare. I 5 Stelle hanno governato con Salvini, con Draghi, con lo stesso PD e non sono certo l'immagine di purezza e di difesa degli interessi popolari che dicono di essere.

Questa massa di settori proletari e popolari, di giovani, una volta tornata a votare ha votato in massa, in centinaia di migliaia, probabilmente di milioni. Questa parte che è scesa in campo per il No, per dire No al governo, sia per la natura della partita in gioco sul fronte della giustizia, sia per dire No all'insieme della politica del governo, è stata la marea che ha permesso la vittoria del No. Senza il ritorno dell'astensionismo di sinistra, proletario popolare e giovanile non si poteva vincere questo referendum.

Quindi il vero protagonista e vincitore di questa contesa sul fronte del referendum è il ritorno al voto dell'astensionismo di sinistra e delle forze politiche di massa, piccole o grandi che siano, che in tutti questi mesi hanno combattuto contro la guerra e in solidarietà alla Palestina, contro i decreti di sicurezza, lo Stato di polizia. Questo è il fatto nuovo: non la polarizzazione tra Schlein e Meloni, ma la polarizzazione tra il governo e il fronte d'opposizione reale, e la sua ala più consistente, più significativa, rappresentata dalle forze proletarie, rivoluzionarie, antimperialiste, solidali con la Palestina, dal sindacalismo di base di classe.

Proprio per questo non c'è nessun automatismo tra la vittoria del referendum e la vittoria che già pregusta la cosiddetta sinistra di Palazzo, del PD e dei Cinque Stelle, come anticipo della possibile vittoria elettorale in occasione delle elezioni politiche. Non c'è nessun automatismo, perchè, per la loro base di classe, per il loro legame con la borghesia imperialista in questo paese, e con le varie frazioni della media e della piccola borghesia, il PD e i Cinque Stelle non cambieranno certo la loro politica. Questo nel PD appare chiaro se si pensa che è una significativa, minoranza di esso, è passata già armi e bagagli col governo ed è nel PD e continua a essere parte di questo partito, una parte che ha votato sì alla guerra, si al Riarmo, che ha presentato una legge reazionaria in nome dell'antisemitismo per reprimere il movimento per la Palestina e che è pronta in ogni occasione a schierarsi con le ragioni del governo e, innanzitutto, dei padroni e della classe dominante. Questa ala è nel PD. 

In realtà chi ha votato No ha detto sì a un'altra opposizione, a un'opposizione radicale, frontale al governo e alla borghesia italiana, europea e innanzitutto all'imperialismo e al sionismo che stanno pilotando l'economia mondiale in direzione dell'economia di guerra e della guerra imperialista mondiale, contro i proletari e i popoli di tutti i paesi.

Noi dobbiamo lavorare perché il fronte di opposizione reale resti autonomo da PD e 5S, dall'arco parlamentare. E proprio perché esso sostiene che è stata la lotta della grande manifestazione sulla Palestina, l'opposizione ai decreti di sicurezza, uno dei fattori positivi che ha influenzato il No al referendum, si tratta di continuare su questo fronte per trasformare sempre di più l'opposizione manifestata al referendum in un'opposizione strutturata e organizzata sul piano politico e sindacale che vuole una effettiva alternativa politica. Questa alternativa richiede un Partito del proletariato e delle masse popolari, richiede un Fronte che non può essere che un Fronte anticapitalista, antimperialista, antifascista, che accetti la sfida, come in diverse occasioni è stato fatto, dei decreti di sicurezza, dello Stato di Polizia, e non accetti gli attacchi al diritto di sciopero, alle libertà e le campagne di criminalizzazione di stampo fascista e razzista.

Dobbiamo continuare su questa strada attraverso lo sviluppo della lotta, dell'organizzazione e dell'autonomia politica dalle forze del Parlamento e dello Stato borghese che chiaramente non faranno passi indietro.

Il governo Meloni difenderà tutto il suo "cerchio magico" e tutta la natura del suo governo e del suo programma, non farà alcun passo indietro ma cercherà di aggirare gli ostacoli intensificando questa politica e la demagogia verso le masse popolari. Quindi non pensiamo affatto che il governo entrerà in crisi; anzi, il fatto che questo referendum rappresenta per tutte le forze reazionarie, per la borghesia che vi è dietro, un allarme sul piano del consenso sociale e quindi della stessa pace sociale, farà sì che le forze della reazione si stringeranno ancora più tra di loro per cercare di imporre il loro programma e arrivare alle elezioni in un clima che permetta a loro di rimanere al governo.

Il No incoraggia la lotta, il No però indica anche il tipo di opposizione che è necessaria, che è fondata sui No: alla riforma reazionaria della giustizia, alla guerra, ai legami con Trump e Netanyahu, No alla politica economica che scarica la crisi sui lavoratori, No al potere crescente dei ricchi e dei borghesi ai danni dei proletari e delle masse, No alle fabbriche dello sfruttamento e delle morti sul lavoro, No ai ministri del malaffare, della malavita e della corruzione, dell'impunità, No allo Stato di polizia.