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Protesters clashed with the police in an attempt to access the Azteca Stadium and disrupt the opening ceremony and match of the World Cup.






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Meloni all’Assemblea nazionale di Confindustria rivendica la strategia governativa su energia, deregolamentazione normativa e riarmo al fine di rafforzare il capitalismo nazionale italiano all’interno della concorrenza internazionale a spese delle classi subalterne.
di E. Gentili F. Giusti S. Macera
Il 26 Maggio scorso Meloni è intervenuta all’Assemblea annuale di Confindustria. Lo ha fatto con trentasei minuti di discorso, tutti incentrati sulla contestazione dell’Unione Europea – definita come “un gigante burocratico” – e sulla esaltazione del ruolo “che l’industria italiana ricopre, non solamente dal punto di vista economico, ma anche sul fronte storico, identitario, culturale” e 'reputazionale'”. Il merito – ha detto la Presidente – va a “chi è così ambizioso, così tenace, da non accontentarsi mai dei risultati raggiunti, da voler fissare l’asticella sempre più in alto, fondamentalmente perché sa che l'orgoglio non si rivendica, l'orgoglio si dimostra, ogni giorno”.
Purtroppo “fissare l’asticella sempre più in alto”, per le imprese a cui Meloni si stava rivolgendo, vuol dire aumentare la produttività e i ritmi di lavoro, e in tanti casi anche ridurre il costo del lavoro (ossia i salari): lo sa bene chi fa sindacato oppure, semplicemente, si ritrova sfruttato in un ufficio pieno di computer, in un museo o magari in un magazzino della logistica. Non è allora un caso se, nel corso di questa lunga sviolinata agli imprenditori, Meloni non abbia mai pronunciato la parola ‘salari’, limitandosi soltanto a ricordare, in chiusura, di aver promulgato la pessima norma sul cosiddetto ‘salario giusto’ – sulla quale a suo tempo, in quanto Centro Studi, avevamo prodotto un’analisi critica evidenziandone contraddizioni e limiti.
L’intervento della Presidente del Consiglio, tuttavia, s’è rivelato ampiamente chiarificatore circa le
Quando lo scorso 1° ottobre le aziende dell’Indotto Stellantis Las e Lgs (Gruppo Sitrail) fuggirono a gambe levate, rifiutando di concedere persino 6 mesi di Cassa integrazione (pagata dallo Stato) alle maestranze, i sindacati di categoria parlarono di “pagina buia” per oltre 50 operai, ma proposero che oltre ai corsi di Formazione per i “licenziati”, venisse istituito un “bacino di prelazione” in cui sarebbero entrati gli operai mandati a casa nell’area di crisi complessa, come San Nicola di Melfi. Davanti ad aziende che avessero voluto “reindustrializzare” e investire in loco, loro sarebbero entrati di diritto in una sorta di listino da cui attingere operai. C’era anche il placet convinto dell’assessore Cupparo. A distanza di 8 mesi, però, troviamo solo operai disperati, a cui resta qualche brciola di Naspi e tanti saluti. Bacino di prelazione non pervenuto e la “riconversione” appare solo come un “fantasma” che si aggira nell’area industriale di San Nicola. Con rarissime eccezioni
.“NON SAI CON CHI PARLARE, ORMAI NON C’E’ NIENTE”Si può solo immaginare il baratro in cui sono finiti tutti quegli operai licenziati, che hanno seguito i corsi di formazione a loro destinati, e che sanno, oggi, di essere sempre più soli nella ricerca di lavoro. “Non c’è più niente, non sai più a chi rivolgerti – ci dice sottovoce uno di loro – ormai sindacati a cui rivolgerci non ne abbiamo più e ogni tentativo di farci rientrare nel ‘bacino di prelazione’ pare sia finito nel vuoto più assoluto”.
UN ‘BACINO’ DI ILLUSIONI Si chiamava “bacino di prelazione” l’ultima illusione a cui rimanevano agganciati, gli ex operai Lgs e Las, un tempo attivi nella Logistica Stellantis. “Se ne parlò un giorno di ottobre sotto la Regione coi sindacati e l’assessore Cupparo, ma si sa poi come vanno a finire queste cose, queste promesse, nel dimenticatoio…”. Già, ed è proprio lì che si sono smarrite le lore speranze, nell’oblio. “Adesso viviamo con quelle poche centinaia di euro di Naspi rimaste e più passano i mesi e più diminuiranno”, aggiunge l’ex lavoratore. È rimasto un bacino di ‘illusioni disattese’, in compenso. “Quando non hai più interlocutori te le devi cavare da solo e si sa che qui trovare un lavoro, nell’area del Melfese, è molto complicato”. Neanche più la delusione, resta, ma la rassegnazione. “Esatto, siamo rassegnati e non crediamo più nelle promesse che ci vennero fatte, ce ne siamo fatti una ragione e proviamo a ripartire, senza certezze e senza paracadute”
SENZA RAPPRESENTANZA Un triste presagio. Ciò che ora stanno vivendo questi operai è ciò che probabilmente sperimenteranno anche altri, nell’area Melfese di crisi complessa, negli anni a venire. Il sistema “politico” non ha creato anticorpi al tracollo dell’Automotive. E l’effetto domino si farà sentire. Crisi di rappresentanza. Incapacità a gestire una situazione complessa. E questi sono solo i primi frutti avvelenati. Al di la delle “promesse” che fioriranno alle prossime elezioni regionali, ci vorrebbe una figura “politica” in grado di offrire sostegno e speranza. Ci vorrebbe una capacità di attrarre nuovi investitori. E invece quando ti capita di passare per San Nicola di Melfi, riesci già a prefigurarti il cimitero industriale che diventerà da qui a 10 anni.
In questo senso ritorna alla grande la scuola di classe, la divisione tra, come intere generazioni denunciavano nel '68/anni 70 "figli di papà" e "figli di lavoratori".
Pubblichiamo parti di un articolo che spiega questa controriforma
di Felice di Maro
In Italia, purtroppo, la riforma della scuola è stata all’attenzione del ministro Giuseppe Valditara, con il Decreto-legge n. 144 del 23 settembre del 2022 [1] e successivamente con il Decreto ministeriale n. 29 del 19 febbraio 2026 che è stato registrato dalla Corte dei conti il 6 marzo. Con questa riforma sono stati resi esecutivi gli articoli 26 e 26-bis del decreto-legge che riguardano la revisione dell’ordinamento degli istituti tecnici. In pratica il ministro dell’istruzione e del merito ha revisionato l’assetto degli istituti tecnici ridefinendo gli indirizzi e le articolazioni degli orari nonché l’apprendimento stesso in relazione ai nuovi percorsi indicati, adattando i piani di studio in funzione delle future richieste delle aziende con l’obiettivo di aggiornare il piano di studi o percorso formativo pianificato degli istituti tecnici in relazione alla domanda di competenze proveniente dal sistema produttivo nazionale. La riforma si inserisce nel quadro della Missione 4 del PNRR, indicata come “4.0” e “5.0” e cioè intelligenza artificiale, robotica avanzata e processi chimici a basso impatto ambientale, rafforzando le competenze STEM, acronimo inglese che sta per Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica. Si prevedono interventi per rafforzare il collegamento tra sistema educativo e lo sviluppo economico.
Un bel quadro teorico, ma con l’entrata in vigore di questo decreto gli istituti tecnici si allineeranno al mercato del lavoro e potenzieranno le materie maggiormente professionali, le modifiche saranno molte,