lunedì 15 giugno 2026

pc 15 giugno – Le balle della Meloni sull’occupazione continuano senza sosta, mentre si ingrossa l’esercito dei precari

 
In ogni occasione, come è ormai risaputo, la Meloni continua a sbrodolarsi addosso inutilmente e falsamente sui risultati del suo governo, risultati raggiunti praticamente in tutti i campi e tra questi le piace ricordare la “creazione di posti di lavoro”.

Ha ripetuto questa scenetta anche durante l’ultimo suo intervento all’assemblea della Confcommercio del 10 giugno scorso. Innanzi tutto, naturalmente, ha rassicurato i rappresentanti dei commercianti ancora una volta, come ha già fatto con la Confindustria, Confartigianato, Coldiretti, Confagricoltura ecc. ecc., che il suo governo è al loro completo servizio e a loro volta i rappresentanti di queste organizzazioni padronali non fanno mancare gli apprezzamenti e i complimenti al governo, come questo della Confagricoltura: “Ottime le parole del Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, alla Camera dei Deputati sui fertilizzanti…”

Ma dopo i saluti di rito la Meloni comincia a spararle grosse. Ma sarà sfortuna, in genere poco prima o poco dopo i suoi interventi vengono pubblicati report e notizie che smentiscono pari pari tutto quello che dice.

Uno degli argomenti che le piace tirare in ballo è proprio quello sull’occupazione che sarebbe

aumentata e saremmo addirittura a 1 milione di posti di lavoro in più, ma oramai lo sanno anche i bambini che quelli che questo aumento è dovuto a coloro, uomini e donne, che rimangono a lavorare e che quindi gonfiano i numeri ufficiali, uomini e donne che superano i 50 anni perché non possono andare in pensione a causa soprattutto della legge Fornero confermata e peggiorata da questo governo.

In questo caso il report pubblicato è quello annuale dell’Inapp (Istituto Nazionale per l'Analisi delle Politiche Pubbliche, Ente vigilato dal Ministero del Lavoro e delle politiche sociali) che viene sintetizzato dal quotidiano dei padroni, Il Sole 24 Ore del 14 giugno, con due articoli.

I padroni sono molto interessati a commentare questo report perché da esso traggono l’appello al governo a spendere meglio i soldi pubblici (!) che dovrebbero andare non tanto alle “politiche passive del lavoro”, e cioè ai sussidi tipo Naspi, Dis-Coll ecc. ma a quelle “attive” e cioè a quelle che devono favorire l’incontro tra “domanda e offerta” sul “mercato” del lavoro.

“Ogni anno quasi due milioni di lavoratori accedono alle misure di sostegno al reddito (circa 1,8 milioni percepiscono la Naspi, oltre 550mila l’indennità di disoccupazione agricola, e circa 30 mila l’ammortizzatore per parasubordinati e assimilati)” dice l’articolo. Quindi ogni anno quasi due milioni di lavoratori vengono licenziati o perdono il lavoro per altre cause in maniera involontaria e possono accedere alle “misure di sostegno al reddito”. Come fa ad aumentare il numero degli occupati se 2 milioni vengono licenziati ogni anno?

Ma non solo, il governo ci risparmia pure! Perché il 40 per cento di questi lavoratori, secondo l’Inapp, non fa domanda per avere il sussidio di disoccupazione. E questo vale per tutti i settori. In quello “manifatturiero, a fronte di un tasso di “non take-up” [quelli che non fanno domanda] pari a circa il 20% tra gli italiani, il mancato accesso sfiora l’80% tra gli immigrati con criticità particolarmente accentuate tra le donne.” Come si vede la discriminazione è fortissima anche in questo settore sia per gli immigrati che per le donne.

Ma anche chi “beneficia” del sostegno, il 32% circa, poi sparisce “dai ‘radar amministrativi’ per finire, probabilmente, nelle sacche di inattività, lavoro irregolare, emigrazione.” Tutti segni di una precarietà gigantesca e in continuo aumento e i padroni confermano: “abbiamo uno zoccolo di lavoro irregolare di tre milioni di persone (stima Istat).”

Negli articoli in questione si parte anche da questi dati di “non accesso alle misure di sostegno al reddito” per dire che tutto sommato i sussidi non funzionano, che servono le politiche attive e non quelle passive, soprattutto “alla luce delle transizioni in atto, demografiche e tecnologiche”. Per dare una risposta alla “transizione demografica”, il fatto cioè che si fanno sempre meno figli, i padroni pensano all’immigrazione, già oggi “nei nuovi ingressi, il 20% circa è rappresentato da lavoratori stranieri (fonte Unioncamere)”.

I padroni, come si vede, continuano a chiedere al governo di darsi da fare affinché loro possano continuare a fare profitti e la fascista Meloni risponde immediatamente: in pienissima sintonia ha gridato dal palco: "Basta laccilacciuoli e gabbie”.

Non ci sono alternative per lavoratrici, lavoratori, operai e operaie, per chi subisce queste politiche antioperaie se non quelle di organizzarsi per cacciare questo governo.

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