Ha
ripetuto questa scenetta anche durante l’ultimo suo intervento all’assemblea
della Confcommercio del 10 giugno scorso. Innanzi tutto, naturalmente, ha
rassicurato i rappresentanti dei commercianti ancora una volta, come ha già
fatto con la Confindustria, Confartigianato, Coldiretti, Confagricoltura ecc.
ecc., che il suo governo è al loro completo servizio e a loro volta i
rappresentanti di queste organizzazioni padronali non fanno mancare gli
apprezzamenti e i complimenti al governo, come questo della Confagricoltura: “Ottime
le parole del Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, alla Camera dei
Deputati sui fertilizzanti…”
Ma
dopo i saluti di rito la Meloni comincia a spararle grosse. Ma sarà sfortuna, in
genere poco prima o poco dopo i suoi interventi vengono pubblicati report e
notizie che smentiscono pari pari tutto quello che dice.
Uno degli argomenti che le piace tirare in ballo è proprio quello sull’occupazione che sarebbe
aumentata e saremmo addirittura a 1 milione di posti di lavoro in più, ma oramai lo sanno anche i bambini che quelli che questo aumento è dovuto a coloro, uomini e donne, che rimangono a lavorare e che quindi gonfiano i numeri ufficiali, uomini e donne che superano i 50 anni perché non possono andare in pensione a causa soprattutto della legge Fornero confermata e peggiorata da questo governo.In
questo caso il report pubblicato è quello annuale dell’Inapp (Istituto
Nazionale per l'Analisi delle Politiche Pubbliche, Ente vigilato dal Ministero
del Lavoro e delle politiche sociali) che viene sintetizzato dal quotidiano dei
padroni, Il Sole 24 Ore del 14 giugno, con due articoli.
I
padroni sono molto interessati a commentare questo report perché da esso
traggono l’appello al governo a spendere meglio i soldi pubblici (!) che
dovrebbero andare non tanto alle “politiche passive del lavoro”, e cioè ai
sussidi tipo Naspi, Dis-Coll ecc. ma a quelle “attive” e cioè a quelle che devono
favorire l’incontro tra “domanda e offerta” sul “mercato” del lavoro.
“Ogni anno quasi due milioni di lavoratori accedono alle misure di sostegno al reddito (circa 1,8 milioni percepiscono la Naspi, oltre 550mila l’indennità di disoccupazione agricola, e circa 30 mila l’ammortizzatore per parasubordinati e assimilati)” dice l’articolo. Quindi ogni anno quasi due milioni di lavoratori vengono licenziati o perdono il lavoro per altre cause in maniera involontaria e possono accedere alle “misure di sostegno al reddito”. Come fa ad aumentare il numero degli occupati se 2 milioni vengono licenziati ogni anno?
Ma
non solo, il governo ci risparmia pure!
Perché il 40 per cento di questi
lavoratori, secondo l’Inapp, non fa domanda per avere il sussidio di disoccupazione.
E questo vale per tutti i settori. In quello “manifatturiero, a fronte di
un tasso di “non take-up” [quelli che non fanno domanda] pari a circa il 20%
tra gli italiani, il mancato accesso sfiora l’80% tra gli immigrati con
criticità particolarmente accentuate tra le donne.” Come si vede la discriminazione
è fortissima anche in questo settore sia per gli immigrati che per le donne.
Ma anche
chi “beneficia” del sostegno, il 32% circa, poi sparisce “dai ‘radar
amministrativi’ per finire, probabilmente, nelle sacche di inattività, lavoro
irregolare, emigrazione.” Tutti segni di una precarietà gigantesca e in
continuo aumento e i padroni confermano: “abbiamo
uno zoccolo di lavoro irregolare di tre milioni di persone (stima Istat).”
Negli
articoli in questione si parte anche da questi dati di “non accesso alle misure
di sostegno al reddito” per dire che tutto sommato i sussidi non funzionano,
che servono le politiche attive e non quelle passive, soprattutto “alla luce delle transizioni in atto,
demografiche e tecnologiche”. Per dare una risposta alla “transizione
demografica”, il fatto cioè che si fanno sempre meno figli, i padroni pensano
all’immigrazione, già oggi “nei nuovi
ingressi, il 20% circa è rappresentato da lavoratori stranieri (fonte
Unioncamere)”.
I
padroni, come si vede, continuano a chiedere al governo di darsi da fare affinché
loro possano continuare a fare profitti e la fascista Meloni risponde
immediatamente: in pienissima sintonia ha gridato dal palco: "Basta lacci, lacciuoli e gabbie”.
Non ci
sono alternative per lavoratrici, lavoratori, operai e operaie, per chi subisce
queste politiche antioperaie se non quelle di organizzarsi per cacciare questo governo.

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