rogettavano di sovvertire l’ordine democratico. Volevano instaurare “un sistema basato su idee e principi del nazismo e del fascismo”. Erano questi, per la procura, gli obiettivi dell’Unione Forze Identitarie: un’organizzazione “paramilitare con finalità di terrorismo” che operava da un covo segreto nel casale della Vaccareccia, nascosto tra il verde del parco della Caffarella.

Ora, davanti alla Corte d’Assise di Roma, sono arrivate le condanne di primo grado: il leader, Alessio Sabelli, 27 anni, conosciuto dai membri come “Cesare”, è stato condannato a cinque anni e mezzo. Tre anni e mezzo, invece, per il militante Kent Louis Restauri. Dovranno anche risarcire il ministero dell’Interno, che si è costituito parte civile, con 50mila euro.

Assolti “per non aver commesso il fatto” Francesco Baia e Raoul Cesari, inizialmente indicati come membri del gruppo. Dalle indagini è emersa una struttura diffusa in tutta Italia, con “presidi e basi militari caratterizzati da compartimentazione e utilizzo di codici segreti per l’accesso alle chat”, si legge nelle carte.

Era, infatti, soprattutto online che veniva diffusa la propaganda: deridevano ebrei e omosessuali, inneggiavano a terroristi e suprematisti bianchi come Anders Breivik e Brenton Tarrant. La loro visione del mondo l’avevano racchiusa in uno scritto ideologico: “Vento bloccato – Una chiamata alle armi”.

Avevano previsto perfino la creazione della “Milizia Informatica Continentale” e della “Polizia Postale Politica Paneuropea”: strutture di spionaggio e controspionaggio, per i magistrati Sabelli era al vertice.

In chat si faceva chiamare “Cesare”. Era il capo, l’uomo che impartiva ordini e al quale bisognava “dichiarare formale giuramento”. Almeno fino al 2024, quando la Digos ha smantellato il gruppo, scoprendo anche il nascondiglio nel parco della Caffarella, all’interno del casale della Vaccareccia.

Nel covo sono stati trovati alcuni coltelli, tra cui un pugnale lungo 37 centimetri con una svastica incisa. Da qui il processo, dove si è costituito parte civile il ministero dell’Interno, rappresentato dall’avvocato Alberto Giua.

Nel 2024, davanti al Gup, avevano già patteggiato a due anni Lorenzo Gobbo, Matteo Bonissi e Federico Piazza, quest’ultimo ex consigliere comunale di Zola Predosa, in provincia di Bologna, eletto nelle liste di Fratelli d’Italia.Nelle scorse udienze Sabelli si era difeso sostenendo che si fosse trattato di un grande fraintendimento: “Non eravamo neonazisti, ma un gruppo di gamer che si era conosciuto online sul gioco Wizard101. Le armi, le cellule sparse in Italia e i piani d’assalto erano solo riferimenti alla nostra gilda virtuale”, aveva detto in aula. I giudici, però, non gli hanno creduto e oggi è arrivata la condanna: 5 anni e mezzo di carcere per il “Cesare” dell’Unione Forze Identitarie.