Quando lo scorso 1° ottobre le aziende dell’Indotto Stellantis Las e Lgs (Gruppo Sitrail) fuggirono a gambe levate, rifiutando di concedere persino 6 mesi di Cassa integrazione (pagata dallo Stato) alle maestranze, i sindacati di categoria parlarono di “pagina buia” per oltre 50 operai, ma proposero che oltre ai corsi di Formazione per i “licenziati”, venisse istituito un “bacino di prelazione” in cui sarebbero entrati gli operai mandati a casa nell’area di crisi complessa, come San Nicola di Melfi. Davanti ad aziende che avessero voluto “reindustrializzare” e investire in loco, loro sarebbero entrati di diritto in una sorta di listino da cui attingere operai. C’era anche il placet convinto dell’assessore Cupparo. A distanza di 8 mesi, però, troviamo solo operai disperati, a cui resta qualche brciola di Naspi e tanti saluti. Bacino di prelazione non pervenuto e la “riconversione” appare solo come un “fantasma” che si aggira nell’area industriale di San Nicola. Con rarissime eccezioni
.“NON SAI CON CHI PARLARE, ORMAI NON C’E’ NIENTE”Si può solo immaginare il baratro in cui sono finiti tutti quegli operai licenziati, che hanno seguito i corsi di formazione a loro destinati, e che sanno, oggi, di essere sempre più soli nella ricerca di lavoro. “Non c’è più niente, non sai più a chi rivolgerti – ci dice sottovoce uno di loro – ormai sindacati a cui rivolgerci non ne abbiamo più e ogni tentativo di farci rientrare nel ‘bacino di prelazione’ pare sia finito nel vuoto più assoluto”.
UN ‘BACINO’ DI ILLUSIONI Si chiamava “bacino di prelazione” l’ultima illusione a cui rimanevano agganciati, gli ex operai Lgs e Las, un tempo attivi nella Logistica Stellantis. “Se ne parlò un giorno di ottobre sotto la Regione coi sindacati e l’assessore Cupparo, ma si sa poi come vanno a finire queste cose, queste promesse, nel dimenticatoio…”. Già, ed è proprio lì che si sono smarrite le lore speranze, nell’oblio. “Adesso viviamo con quelle poche centinaia di euro di Naspi rimaste e più passano i mesi e più diminuiranno”, aggiunge l’ex lavoratore. È rimasto un bacino di ‘illusioni disattese’, in compenso. “Quando non hai più interlocutori te le devi cavare da solo e si sa che qui trovare un lavoro, nell’area del Melfese, è molto complicato”. Neanche più la delusione, resta, ma la rassegnazione. “Esatto, siamo rassegnati e non crediamo più nelle promesse che ci vennero fatte, ce ne siamo fatti una ragione e proviamo a ripartire, senza certezze e senza paracadute”
SENZA RAPPRESENTANZA Un triste presagio. Ciò che ora stanno vivendo questi operai è ciò che probabilmente sperimenteranno anche altri, nell’area Melfese di crisi complessa, negli anni a venire. Il sistema “politico” non ha creato anticorpi al tracollo dell’Automotive. E l’effetto domino si farà sentire. Crisi di rappresentanza. Incapacità a gestire una situazione complessa. E questi sono solo i primi frutti avvelenati. Al di la delle “promesse” che fioriranno alle prossime elezioni regionali, ci vorrebbe una figura “politica” in grado di offrire sostegno e speranza. Ci vorrebbe una capacità di attrarre nuovi investitori. E invece quando ti capita di passare per San Nicola di Melfi, riesci già a prefigurarti il cimitero industriale che diventerà da qui a 10 anni.

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