sabato 20 giugno 2026

pc 20 giugno -per le donne - IL FASCISMO CHE AVANZA... ed e' sempre peggio

<dal blog https://femminismorivoluzionario.blogspot.com/
Il generale Roberto Vannacci nega l’esistenza del femminicidio come categoria specifica di reato. Secondo lui, “è un omicidio come tutti gli altri” e non serve una fattispecie dedicata.
Le sue dichiarazioni, pronunciate durante l’assemblea costituente del suo partito "Futuro Nazionale" (13–14 giugno 2026), hanno generato polemiche trasversali nel mondo politico e sociale.
Tra le sue affermazioni:
- “Il femminicidio non esiste, è un omicidio come tutti gli altri.”
- “Uomini e donne sono uguali, non c’è bisogno di proteggere alcuno nei confronti degli altri.”
- “Un reato non è più o meno grave in base al sesso, al colore della pelle o alla religione.”
- “Non c’è bisogno del reato di femminicidio: deve avere le stesse regole degli altri omicidi.”
- “Così come c’è violenza sulle donne, c’è quella sugli anziani e non c’è un ‘anzianicidio’.”

In sostanza, Vannacci sostiene che la legge non debba distinguere in base al genere della vittima e che la parità consista nell’applicare le stesse norme a tutti.
Le reazioni non sono mancate.
La deputata Renate Gebhard (SVP) ha definito le sue parole “populismo becero e pericoloso”, ricordando che il femminicidio serve a rendere visibile un contesto specifico di violenza contro le donne.
Il padre di Ilaria Sula, uccisa dall’ex fidanzato, ha risposto: “Femminicidio e omicidio sono due cose ben diverse. Solo chi ci passa può capire.”
Queste dichiarazioni si inseriscono in un contesto più ampio, segnato da retoriche negazioniste e da un clima di regressione, che noi compagne del MFPR, chiamiamo “moderno fascismo” e “nuovo medioevo”.
Non significa vivere nel 1930, ma significa assistere a dinamiche ricorrenti:
- normalizzazione di discorsi che minimizzano discriminazioni strutturali
- negazione di fenomeni sociali documentati (come la violenza di genere)
- spostamento della responsabilità dalle strutture ai singoli individui
- delegittimazione di chi denuncia le ingiustizie, accusato di vittimismo o ideologia
È uno schema storico tipico dei momenti in cui un potere politico vuole ridefinire i suoi confini.
Negare il femminicidio significa negare un conflitto reale, dire che “non esiste” non è un’opinione neutra: è un atto politico.
È un modo per dire:
“Il problema non è la società, non è il patriarcato, non è la cultura del possesso. È solo un individuo impazzito.”
Ma i numeri raccontano altro.
Ogni anno aumentano le donne uccise, e la maggior parte dei femminicidi avviene in ambito familiare o relazionale, spesso quando la donna tenta di sottrarsi al ruolo di cura, dipendenza o disponibilità che la cultura patriarcale le assegna.
Il corpo delle donne diventa terreno di scontro per una 'guerra a bassa intensita', storicamente, quando un potere vuole riaffermare sé stesso, inizia sempre dai corpi delle donne.
Non è un caso che:
- in molti Paesi si restringano i diritti riproduttivi
- si attacchino le leggi contro la violenza di genere
- si ridicolizzino le battaglie femministe
- si cerchi di riportare le donne a ruoli “tradizionali”
La violenza di genere non è un insieme di episodi isolati.
È un sistema, un meccanismo di controllo sociale, dove Il linguaggio è il primo campo di battaglia:
Prima si negano le parole.
Poi si negano i fatti.
Poi si negano i diritti.

Dire che “il femminicidio non esiste” serve a:
- delegittimare la lotta delle donne
- normalizzare la violenza
- spostare l’attenzione dal sistema al singolo caso
- mantenere lo status quo
E mentre il linguaggio si svuota, la violenza aumenta.
Ogni giorno c’è una nuova storia, un nuovo nome, una nuova vita spezzata.
La guerra contro le donne si intensifica proprio mentre qualcuno tenta di negarne l’esistenza.
Mfpr Milano

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