lunedì 15 giugno 2026

pc 15 giugno - Cisgiordania, il massacro che il mondo non vuole vedere - un contributo

Tra il 2023 e il 2025, in #Cisgiordania – sotto l’illegale occupazione israeliana- sono stati uccisi (1.244 palestinesi, 268 bambini inclusi:. Oxfam denuncia sfollamenti di massa, 925 barriere e 540 attacchi dei coloni nel solo 2026. 

Più morti in tre anni che in diciassette: la Cisgiordania che non fa notizia

Mentre il mondo teneva gli occhi fissi su Gaza, in Cisgiordania si consumava qualcosa che assomiglia, nei numeri e nella logica, a una pulizia etnica metodica. Non è un’accusa retorica: è la sintesi fredda di dati raccolti dall’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA) e riletti dall’organizzazione umanitaria Oxfam in un rapporto che mette a confronto decenni di violenza con un’escalation recente senza precedenti documentati.

Tra il 2023 e la fine del 2025, le forze militari israeliane e i coloni hanno ucciso 1.244 palestinesi, 268 dei quali erano bambini. Negli stessi anni, più persone sono state ammazzate di quante ne fossero cadute nei diciassette anni precedenti messi insieme: tra il 2006 e il 2022 i morti erano stati 1.036, con 225 minori tra le vittime. Quando la matematica della violenza parla con questa chiarezza, il silenzio politico dell’Occidente smette di essere un’omissione e diventa una scelta.

Espulsione silenziosa, mattone per mattone

I morti sono la punta di un dispositivo assai più articolato. Secondo i dati palestinesi, dall’ottobre 2023

le forze israeliane hanno ferito oltre 12.600 persone e arrestato circa 23.000 residenti in Cisgiordania, inclusa Gerusalemme Est. Ma il progetto di svuotamento del territorio procede anche attraverso strumenti meno brutalmente visibili: demolizioni di abitazioni, restrizioni alla circolazione e violenze sistematiche dei coloni insediati illegalmente.

Oxfam quantifica in quasi 46.000 il numero di palestinesi sfollati negli ultimi tre anni per effetto combinato di operazioni militari, pressioni degli occupanti e abbattimento di strutture. Nei quattordici anni precedenti la cifra complessiva era di poco più di 13.000. L’accelerazione è dunque di proporzioni straordinarie, e non è frutto del caos: è il risultato di una politica.

A rendere ancora più eloquente il quadro contribuisce un dato strutturale: Oxfam ha censito 925 barriere e ostacoli alla mobilità disseminati in tutta la Cisgiordania. Una rete di controllo capillare che trasforma ogni spostamento quotidiano in una negoziazione con l’occupazione. Nel solo primo trimestre del 2026, i coloni hanno compiuto oltre 540 attacchi contro la popolazione palestinese: una media di sei al giorno, domeniche comprese.

Il diritto internazionale, spettatore inascoltato

Lo scorso luglio, la Corte Internazionale di Giustizia ha emesso una sentenza che nella sua nitidezza giuridica suona quasi grottesca: l’occupazione israeliana dei territori palestinesi è illegale, e tutti gli insediamenti in Cisgiordania e a Gerusalemme Est vanno evacuati. Nelle stesse aree vivono oggi circa 500.000 coloni israeliani, cui si aggiungono 250.000 stanziati nella Gerusalemme Est occupata, su terre che il diritto internazionale definisce senza ambiguità come palestinesi. La sentenza esiste. Gli insediamenti anche. E i coloni continuano ad espandersi, a costruire, ad attaccare, mentre i governi occidentali esprimono preoccupazione con la cadenza rituale con cui si parla del maltempo.

«L’aumento delle uccisioni di civili in Cisgiordania è tragico e orribile», ha dichiarato Bushra Khalidi, responsabile delle politiche umanitarie di Oxfam International. Parole accurate e appropriate, che tuttavia rischiano di scivolare nell’invisibilità a cui questo conflitto parallelo è stato condannato.

Ciò che sta avvenendo in Cisgiordania non è disordine: è un processo, con una direzione precisa, strumenti collaudati e una copertura diplomatica garantita dall’inerzia dei suoi alleati. Chiamarlo con il nome che merita non è ideologia. È la precondizione minima per qualsiasi discorso che pretenda di essere onesto.

Nessun commento:

Posta un commento