«Appena abbiamo timbrato ci hanno detto “tornatevene a casa siamo
senza materiale”. Alcuni di noi hanno preteso di lavorare, dovevano
avvisarci prima, non siamo pecorelle».
Da Basilicata24.it del 27 giugno 2026
Lo strappo si è
consumato ieri pomeriggio all’ingresso della fabbrica di San Nicola di
Melfi. A quel punto una metà degli operai se n’è andata. Un’altra metà
ha invece protestato coi sindacati, e dopo una trattativa coi vertici
aziendali, è rimasta in fabbrica per il turno. “All’inizio – ci dice un
operaio del Montaggio – a noi che siamo rimasti volevano darci la Cassa
integrazione come agli altri, mentre noi abbiamo preteso che ci venisse
segnata la giornata lavorativa intera, abbiamo messo la benzina per
scendere in fabbrica, dovevano avvisarci prima che non c’era materiale,
non siamo mica pecorelle”.
LO STRAPPO. Momenti
di tensione, quindi, determinati dalla mancata comunicazione qualche
ora prima della carenza di materiale. “Ci hanno detto che un mezzo col
materiale necessario, non era giunto in fabbrica. Ma potevano avvisarci
due ore prima, come spesso fanno, e non farci scendere per poi
comunicarci il ‘senza lavoro’ lì, non si fa così, operiamo in una
multinazionale, non nella bottega del bosco: ci vuole più serietà”.
Maestranze divise, quindi, tra chi è rimasto sulla linea, pretendendo di
lavorare, e chi invece ha accettato la decisione e ha fatto macchina
indietro facendo rientro a casa.
I PRECEDENTI: I 21 GIORNI DEL 2004 Da
segnalare, inoltre, che episodi simili erano già accaduti nella
‘fabbrica integrata’ di San Nicola. Ad
Ieri, la
Corte d'Assise di Potenza ha rigettato solo in parte le ignobili
richieste degli avvocati degli imputati che volevano l'annullamento di
tutte le perizie, indagini, rapporti, inchieste che hanno dato vita a
Taranto al processo Ilva di 1° grado, ma le ha rigettate solo per 4
imputati: Riva Nicola, Luigi Capogrosso, Angelo Cavallo e Ivan Di Maggio
- mentre per tutti gli altri imputati, compreso addirittura Fabio Riva,
quelle perizie non valgono, accogliendo la tesi dei loro avvocati "perchè al momento dell'incidente probatorio non erano iscritti nel registro degli indagati".
Tant'è
che il PM ha richiesto una nuova "perizia collegiale" affinchè quei
dati, atti di indagine, costati anni e anni di indagini, invece valgano
per tutti gli imputati che, tutti, coscientemente hanno sparso
novìcività, tossicità, inquinamento di aria, terreni, VITE, non solo per
i 4.
Sta
di fatto che ad ogni piccolo passo avanti, si rischia di avere due
passi indietro, in un processo che ad ogni udienza riceve delle
"picconate" - che, sia chiaro, non riguardano le questioni tecniche, di
articoli, di procedura, ecc. del processo in sè, ma riguardano ben
altro, riguardano la giustizia verso gli operai, verso gli abitanti dei
quartieri inquinati; riguardano la giustizia contro Riva e tutti i suoi
complici che hanno sfruttato, hanno fatto morire, ammalare e che ancora
dopo 12 anni non hanno alcuna condanna, mentre hanno già ottenuto una
serie di reati prescritti e che un processo così importante, che
riguarda centinaia e centinaia di persone, in cui gli operai sono morti
in tanti modi, in cui tutti hanno un familiare malato di tumore, ecc.
ecc. venga trattato come un processo a "ladri di galline". Questo è in discussione, signori, CHIARO!
Questa situazione non può essere accettata! Un
processo ai padroni tra i maggiori sfruttatori e assassini, a politici,
rappresentanti istituzionali, ecc. non può essere ad ogni udienza come
un "carciofo" da sfogliare pezzo dopo pezzo. La "legge", "le "procedure"
non rispettate, gli "errori" del processo di 1° grado, a cui come dei
vampirti si buttano sopra gli avvocati ben pagati, Annicchiarico,
Perrone, Raffo, ecc. ecc., non possono nascondere che ora "in nome della
legge" questo processo può diventare la più ingiusta ingiustizia di classe.
Non
può essere accettato che gli Annicchiarico si sentano a Potenza ancora
di più a "casa loro", intervengono quanto e quando vogliono, per
ripetere sempre le stesse cose allo scopo di non far andare avanti anche
questo processo di Potenza (art.11 violato, tutti i giudici non
potevano essere imparziali, dalla Todisco in poi, perchè vivono,
respirano, abitano nella stessa città inquinata... e cazzate di questo
genere), senza che nessuno gli dica "basta!".
Noi
dello Slai cobas non ci stiamo a questa farsa. Ripartiremo a settembre
con presidio al Tribunale, assemblee; non lasceremo tranquille le stesse
udienze all'interno.
Ma
non possiamo farlo solo noi! Gli avvocati dei Riva e complici fanno il
loro sporco mestiere ben pagato, e glielo lasciano fare, anche gli
avvocati delle parti civili che in tanti non si presentano alle
udienze. Lo Slai cobas invece sta spendendo, come sempre, soldi,
energie, ma occorre di più!
Ora, col nuovo avvio dell'8 settembre del processo è in discussione anche la
validità dei verbali, prove testimoniali acquisite nel 1° grado che gli avvocati degli imputati vogliono cancellare. Questo non deve
succedere.
Da Antenna Sud
Da Domani - Simone Libutti I giudici
hanno respinto la richiesta delle difese di annullare l’incidente
probatorio sulle perizie epidemiologiche e chimiche dell’ex Ilva.
Un’ordinanza che evita il collasso del filone ambientale, già indebolito
da prescrizioni, esclusioni di società e parti civili L’ordinanza
emessa permette di utilizzare la perizia nei confronti di quattro
imputati: Nicola Riva, Capogrosso, cavallo e Di Maggio, che
rappresentano la proprietà Ilva e i manager che di fatto erano gli
esecutori di fiducia della medesima proprietà. La contestazione della
validità delle prove raccolte dal 2010 in poi rischiava di picconare
giuridicamente anche l’ultimo filone – quello ambientale – rimasto in
piedi nel processo nel capoluogo lucano.
Per l’avvocata di
parte civile Antonietta Ricci (dello Slai cobas Taranto - ndr),
l’annullamento della perizia «avrebbe allungato i tempi del processo di
20-30 anni» perché «si sarebbero dovute fare da zero tutte le analisi,
non tenendo conto dell’impossibilità di riprodurre le condizioni di
quindici anni fa». Questo avrebbe permesso probabilmente di ottenere anche la prescrizione per il filone riguardante il disastro ambientale".
Indagato poliziotto per il ferimento di Marco Basoccu, colpito alla testa da un lacrimogeno durante il derby Toro-Juve
La Procura di Torino, tramite l’indagine
guidata dal PM Scafi ha condotto ieri venerdì 3 luglio, l’interrogatorio
di garanzia per un poliziotto della squadra mobile di Torino, accusato
di aver sparato un lacrimogeno alla testa del tifoso juventino Marco
Basoccu.
La Procura, a quanto si apprende dalle
informazioni reperibili sui giornali, ha dovuto procedere con questa
incriminazione a causa dei filmati che non lascerebbero molto spazio
alle tesi strampalate fornite dalla Questura Torinese nelle ore subito
dopo il ferimento e degli scontri.
Si evidenzia subito però una disparità di
trattamento verso il poliziotto incriminato e come di solito si
Su pòpulu sardu si afirmat, superat sos ostàculos de sa cuestura de Tàtari e si torrat a apoderare de una plaia privada in Lu Fenosu (it.: Cala Finanza), in sos logos de su progetu "Tavolara Bay".
Comente UNIGCOM semus fierəs de àere fatu sa parte nostra, de àere giutu sa boghe de sos giòvanes traballadorəs e istudiantes sardos, pro torrare a nàrrere chi su sistema coloniale tenet sas bases suas in su sistema capitalìsticu, chi su modellu de isvilupu chi sighit a èssere impostu a pitzu de nois est una màchina de isfrutamentu e de esasperatzione de su discumbèniu sotziale a cale devimus fàghere fronte.
Comente ischimus, sa mobilitatzione ispontànea est unu sìntomu positivu dae sas massas in respusta a un'ingiustìtzia.
Pro custu naramus chi chie cheret depolititzizare su movimentu rispondende a coros de lota cun "A foras sa polìtica", no est indebilitende una manifestatzione sustentada e partetzipada isceti, ma est neghende sos trastos fundamentales de sa lota a chie oe at pigadu s'aficu de manifestare intre totu sas dificultades.
A s'anti-polìtica nois rispondimus cun s'organizatzione, a sa colonizatzione nois rispondimus cun sa lota, a sa polìtica italiana chi de tropu tempus invadet sa Sardigna devimus rispòndere cun sa polìtica sarda, costruida dae nois e pro nois.
Oe Lu Fenosu, cras un'àtera cala, un'àtera plaia, un'àteru sartu finas a cada tzitade e postu de traballu, finas a su sotzialismu e a s'indipendèntzia.
Le
parole sono importanti, diceva qualcuno. Ma a Bruxelles sembrano essere
diventate solo un esercizio retorico, un modo per apparire moralmente
impegnati senza mai sporcarsi le mani. L’Unione Europea, che non esita a
infliggere ventidue pacchetti di sanzioni alla Russia per l’invasione
dell’Ucraina, mostra un volto completamente diverso quando si tratta di
Gaza. E il confronto è impietoso.
Come ha recentemente sottolineato il cardinale Víctor Manuel Fernández,
prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede, «L’Unione Europea
impone sanzioni economiche a un Paese e invia aiuti finanziari e armi a
un altro; eppure non fa lo stesso di fronte ad altre invasioni, persino
più gravi, con conseguenze ancora più brutali per intere popolazioni».
Parole che dovrebbero fare riflettere, ma che evidentemente rimbalzano
sulle pareti imbottite degli uffici di Bruxelles – ben condizionate,
perlomeno ai pianti alti – senza trovare ascolto.
La commedia delle dichiarazioni
L’alta rappresentante per la Politica estera Kaja Kallas è stata recentemente accusata di aver paragonato, durante un incontro privato con funzionari messicani,
il trattamento riservato da Israele ai palestinesi all’apartheid del
Sudafrica. Un’affermazione che, se confermata, avrebbe un peso politico
notevole. Eppure, davanti alle minacce del ministro degli Esteri
israeliano Gideon Sa’ar di interrompere i rapporti con i
vertici Ue, Kallas ha prontamente fatto marcia indietro, appellandosi
alla necessità di scambi «rispettosi e costruttivi».
Una “crisi” durata poche ore perché, pochi giorni dopo, il 22 giugno, la commissaria europea per il Mediterraneo Dubravka Šuica è stata accolta con tutti gli onori, a Gerusalemme dal presidente israeliano Isaac Herzog
e dal ministro Sa’ar, dinanzi ai quali la commissaria ha ribadito il
«pieno sostegno dell’UE al diritto alla sicurezza di Israele»,
definendolo «uno dei nostri partner chiave»
Parole che suonano come uno schiaffo in faccia ai milioni di cittadini
Un caporale era stato arrestato proprio in questi giorni a Forlì e questo incidente dimostra quanto il caporalato sia strutturale, parte del sistema di sfruttamento nel comparto agroalimentare nei campi dell'Emilia Romagna. La Flai è stata attiva protagonista di una buona iniziativa come quella delle Brigate del lavoro che vanno nei campi direttamente dai braccianti, che organizzano pulmini pubblici autogestiti. Così come diventa necessaria una lotta contro tutto il sistema di padroni, governo e caporali, che veda i braccianti protagonisti
Bondeno, si ribalta furgone: sette operai agricoli feriti
Flai Cgil: “Senza volontà politica e presenza sul territorio, lo sfruttamento e il caporalato continuano a colpire”
3 luglio 2026
Sette operai agricoli feriti all’alba, estratti dalle lamiere di un furgone ribaltato in una scarpata a Pilastri di Bondeno, in provincia di Ferrara. Il mezzo, di un’azienda del Mantovano, trasportava operai tra i 20 e i 65 anni: due sono gravissimi. L’incidente – sottolinea la Flai Cgil – “fotografa la vulnerabilità e i rischi quotidiani a cui sono sottoposti i lavoratori agricoli”.
“Questo ennesimo gravissimo incidente non è una semplice fatalità. È il sintomo di un sistema che, sul
Esistono luoghi segreti dove vengono
trattenute le persone migranti negli aeroporti. L’inchiesta di
Fanpage.it dentro le “stanze dei rimpatri” attraverso la
testimonianza di chi è stato trattenuto a Malpensa per giorni tra
vuoti normativi e diritti negati. 3 Luglio 2026, 12:26 A cura
di Giulia Ghirardi
"Sono stato chiuso lì dentro per
tre giorni. Avevo fame, non potevo parlare con nessuno". È il
racconto a Fanpage.it di un giovane cittadino egiziano che lo scorso
giugno è stato trattenuto nelle cosiddette "stanze dei
rimpatri" dell'aeroporto di Malpensa prima di essere imbarcato
su un volo per l'Egitto. Si tratta di luoghi segreti, poco
conosciuti, sussidiari ai Cpr (Centri di permanenza per il rimpatrio)
istituiti nel 2018 dal ministero dell'Interno per trattenere le
persone migranti in attesa dell'espulsione. Entrare in queste
stanze è quasi impossibile: giornalisti e avvocati non possono
accedervi liberamente e chi vi viene trattenuto, nella maggior parte
dei casi, viene espulso nel giro di poche ore o pochi giorni,
Mentre a Gaza e in Libano continuano bombardamenti, distruzione e sofferenze, e mentre i prigionieri palestinesi affrontano condizioni sempre più drammatiche nelle carceri d’occupazione, il nostro dovere è non voltare lo sguardo.
Ma anche per lottare contro la repressione del governo fascista Meloni complice sionista, che si sta accanendo con sempre più viltà contro i prigionieri palestinesi in Italia da Anan ad Hannoun e tutti gli altri, tra cui Ryad che da giorni non si sa dove sia e non ci sono sue notizie come denunciato dai legali..
Poveri ma bellici - In
vista del vertice di Ankara i trumpiani Rutte e Whitaker chiedono di
aumentare la spesa militare. Il governo: «Lo faremo». Dall’Ue 300
miliardi stanno finanziando 195 mila posti di lavoro americani.
Osservatorio Milex: dal 2023 4,4 miliardi al Pentagono
Un
esame spietato sull’aumento della spesa militare a beneficio
dell’industria bellica statunitense attende il governo Meloni, e
l’intera Unione Europea, al vertice Nato di Ankara del 7 e 8 luglio. Lo
hanno fatto capire ieri i cani da guardia di Trump: il segretario della
Nato Mark Rutte e l’ambasciatore Usa all’alleanza atlantica Matthew
Whitaker. Il primo non poteva essere più esplicito in un’intervista
pubblicata ieri dal Financial Times e poi in un consiglio dei ministri
al ministero della difesa a Berlino alla presenza del cancelliere
Friedrich Merz.
PER RUTTE la spinta europea al riarmo sta sostenendo
195 mila posti di lavoro nel settore della difesa
Siamo praticamente all'ultimo appuntamento prima della fase estiva. Chiaramente non ce l'abbiamo fatta in nove lezioni, perché alcune di esse sono state più laboriose. Le distanze tra le varie lezioni a volte ci ha aiutato a volte no, perché senza un lavoro tra una lezione e l'altra diventa sempre un po' difficile costruire il filo logico del discorso e memorizzarlo, assimilarlo per poter passare avanti.
Pensiamo che nella ultima fase di questo ciclo che riprenderemo in autunno cercheremo qualche innovazione anche tecnico-organizzativa, logistica per permettere la migliore riuscita in termini di continuità di partecipazione alle singole riunioni.
Facciamo le lezioni, aspettiamo che ci sia un pò di fermento in fabbrica e che una serie di operai siano più stabili nelle riunioni anche sindacali e poi centriamo il lavoro per porre ai lavoratori la necessità storica oltre che pratica della Formazione marxista.
Il punto non è di inseguire gli eventi, questi non te li puoi inventare se non c’è la spontaneità dei lavoratori, ma per il lavoro che stiamo facendo non si tratta di inseguire gli eventi ma, caso mai, di andare “contro gli eventi”, con la Formazione marxista, con l'agitazione politica, la propaganda, perché gli eventi non vanno in direzione di quello che noi vogliamo. Chiaramente quando diciamo “noi vogliamo” non è un desiderio soggettivo di noi militanti marxisti, comunisti; diciamo “vogliamo” nel senso di poter contribuire allo sviluppo del movimento reale
Continua la sceneggiata del governo sulla pelle delle masse. "Scontro" con gli Usa? Macchè, corre scodinzolando alla festa USA all'ambasciata a Roma sperando di rimediare almeno un hot-dog!
Sull'autorizzazione ai voli da basi USA in Italia per attaccare l'Iran, il governo ha fatto il gioco delle tre carte, "voli logistici" o "voli per bombardare", e su questo ha mentito al Parlamento, alle masse e ha calpestato l'art. 11 della Costituzione. Ora il ministro delle armi, Crosetto, in Parlamento rivendica "senza vergogna" che i voli per sostenere gli attacchi all'Iran nell'operazione Epic Fury sono stati 518 da febbraio e conferma che l'autorizzazione è la "normalità", in continuità con i governi precedenti, a conferma della prassi che sulle operazioni di guerra i governi devono mentire al proprio popolo perché l'imperialismo italiano deve agire secondo i propri interessi e non secondo la volontà popolare.
Ora abbiamo il governo che si prostra a Trump per dimostrargli quanto gli è servo, altro che "non implora mai", ma va a baciargli il c... portandogli in dote la spesa extra in armi americane che, con Meloni, è cresciuta di 11 miliardi, una spesa che è un pozzo senza fine perché comprando oggi armi statunitensi ci si rende dipendenti dall’America per decenni, visto che le armi vanno aggiornate e manutenute.
E non solo, come riporta da il FattoQuotidiano, "l’Italia porterà al vertice della Nato il 2,8% in spese per la Difesa, di cui però lo 0,71% che riguardano solo il tema della Sicurezza. Nonostante questo la linea dell’esecutivo è quella di voler rispettare l’impegno del 5% al 2035 ricordando che in un anno si è passati da 1,6 a 2,8%. Sul tendenziale, insomma, l’impegno sarà rispettato".
milex
Dal 2023 la Difesa ha ordinato armi USA per 4 miliardi
Si parla molto degli acquisti italiani di armi ‘Made un USA’ per le nostre forze armate, ma finora mancava
Dichiarazioni istituzionali della
ministra del Lavoro Marina Elvira Calderone diffondono una narrazione
parziale basata esclusivamente sui dati INAIL (sostenendo un calo negli
ultimi quattro anni) mentre i dati reali – raccolti e storicizzati
dall’«Osservatorio Nazionale di Bologna morti sul lavoro» – mostrano una
realtà opposta. Escludendo i soli confini delle denunce protocollate e
calcolando la totalità delle vittime reali (incluso il lavoro nero e i
non assicurati a INAIL), i decessi complessivi registrano un incremento
del 15% rispetto alle cifre ministeriali e con ben altri numeri: 558 morti sui luoghi di lavoro al 30 giugno che superano i 750 con l’ “itinere”.
Qui sotto il Report dei primi sei mesi 2026.
Al 30 giugno 2026, lo scenario dei
decessi legati al lavoro in Italia
LA LUNGA DETENZIONE DEL COMPAGNO PALESTINESE ANAN YAEESH E LE CONSEGUENZE CHE NE DERIVANO, IL 2 LUGLIO SARANNO NUOVAMENTE IN CASSAZIONE "ORE 10, 4° PIANO, CORTE CIVILE".
Si discutera' del ricorso dei suoi legali avverso alla decadenza del" permesso di soggiorno e status di tutelato politico", garanzie che i governi costantemente stanno cancellando con la scusa dei presenti conflitti, con la relitiva perdita di Diritti Costituzionali e Internazionali per la prevalenza " della ragion di stato". L'UDIENZA E' PUBBLICA, ED E' IMPORTANTE CHE COMPAGNI-E VI PRESENZINO, NEL SEGNO DELLA CONTINUITA' DELLE MOBILITAZIONI PER LA LIBERTA' DEI PRIGIONIERI PALESTINESI DETENUTI IN ITALIA.
Di recente Anan nel carcere di Melfi è stato di nuovo fatto oggetto di ritorsioni, che il resistente
Compartimos
a continuación un aporte sobre la caracterización de Abelardo De La
Espriella y de lo que sería su gobierno que, sin duda se trata de las
primeras tareas del movimiento en este momento. Los compañeros
encuentran la forma de explicar como se identifica el fascismo en la
epoca actual, en comparación del auge del fascismo de inicios del siglo
XX. Esperamos que este artículo de opinión sirva de activador para que
más compañeros se animen a estudiar y a escribir sobre este asunto
particular, alimentando la discusión y que ésta sirva para esclarecer la
perspectiva de la lucha del proletariado en Colombia.
Revolución Obrera
¿Por qué Abelardo es un fascista?
Por: Suramericanrocker y La Terrible
Abelardo
de la Espriella condensa muchos de los elementos asociados al fascismo:
un discurso simple
Metalmeccanici, Proclamati i Primi Scioperi per il Caldo: Stop Fino a 24 Ore
Le temperature record iniziano ad avere effetti anche sulle relazioni
industriali. In diverse aziende metalmeccaniche italiane sono stati
proclamati scioperi contro il caldo estremo, con fermate che vanno dalle 2 ore per turno fino a 24 ore,
mentre cresce la richiesta di sindacati, associazioni e istituzioni, di
interventi immediati per tutelare la salute dei lavoratori impegnati nei capannoni, nei reparti produttivi e nelle attività di manutenzione.
Le temperature record iniziano ad avere effetti anche sulle relazioni
industriali. In diverse aziende metalmeccaniche italiane sono stati
proclamati scioperi contro il caldo estremo, con fermate che vanno dalle 2 ore per turno fino a 24 ore,
mentre cresce la richiesta di sindacati, associazioni e istituzioni, di
interventi immediati per tutelare la salute dei lavoratori impegnati nei capannoni, nei reparti produttivi
La vittima è Haddad Taher, 55 anni, di nazionalità marocchina. Si è
accasciato nei campi durante il lavoro a Borgocarbonara. In corso gli
accertamenti dei carabinieri e dell'Ats Val Padana.
È morto mentre lavorava sotto il sole nei campi del Mantovano. Haddad Taher, bracciante agricolo di 55 anni, di nazionalità marocchina, ha perso la vita nel pomeriggio di ieri a Borgocarbonara mentre era impegnato nella raccolta delle angurie all’interno di un’azienda agricola di Magnacavallo.
Secondo una prima ricostruzione, l’uomo si è improvvisamente
accasciato a terra durante il turno di lavoro, davanti ai colleghi. Sono
stati proprio gli altri braccianti a intervenire e a denunciare l'accaduto.
Sui posti di lavoro si muore e ci si infortuna sempre di più, anche per mancanza di ispettori
Ispettori
del lavoro, Calderone rivendica "significativa crescita”. Ma negli
ultimi due anni sono diminuiti: continua la fuga causa bassi stipendi
Nel 2023 l'Inl aveva beneficiato di un cospicuo potenziamento ma
già l'anno dopo la dotazione è tornata a calare. La perdita dell'ultimo
biennio non ha ancora eroso tutto il potenziamento arrivato per effetto
delle norme approvate dal precedente governo
“Il personale ispettivo negli ultimi anni è cresciuto in modo significativo”, ha detto martedì la ministra del Lavoro Marina Calderone durante le comunicazioni alla Camera sulla sicurezza
nei luoghi di lavoro. Ma la sua affermazione, che confronta il dato
attuale con i numeri del 2021, gioca a nascondere una realtà del tutto
diversa. Nell’ultimo biennio gli addetti ai controlli nelle aziende si
sono al contrario ridotti di molto, con una tendenza che rischia di
proseguire nei prossimi anni per quella che i sindacati definiscono fuga dall’Ispettorato.Tra personale vigilante in servizio presso Ispettorato nazionale del lavoro (Inl), Inps, Inail e Arma dei carabinieri, dal 2023 al 2025 c’è stato un calo di 402 ispettori. Si tratta di una riduzione facilmente verificabile sui rapporti annuali sull’attività ispettiva, dai quali si comprende anche l’artificio matematico adoperato da Calderone.
Dov’è il trucco? In pratica, nel 2023 l’Inl aveva beneficiato di un cospicuo potenziamento: anche grazie all’assunzione di 677 ispettori tecnici, l’organico complessivo era passato a 3.222,
contro i 2.412 dell’anno precedente. Un po’ di ossigeno per un ente che
scontava una storica carenza di personale, malgrado il delicato compito
che svolge. Tuttavia, già dal 2024 la dotazione è tornata a calare,
passando a 3.160 unità che poi sono ulteriormente scese a 2.969 nel 2025.
Nel complesso, se nel 2023 i quattro enti coinvolti si erano potenziati
con un saldo positivo di 785 ispettori, nei successivi due anni hanno
già subito una nuova perdita pari a oltre la metà del rinforzo appena
ottenuto.
Ecco quindi spiegata la ricostruzione di Calderone. La perdita
dell’ultimo biennio è stata notevole, ma (per fortuna) non ha ancora
eroso tutto il potenziamento arrivato nel 2023, per effetto delle norme
approvate nel 2021. Quindi, il banale confronto tra il 2021 e il 2025
mostra ancora il segno positivo, perché – sempre mettendo insieme Inl,
Inps, Inail e Carabinieri – siamo passati da 3.848 ispettori agli
attuali 4.366. Ma si tratta di un cherry picking aritmetico che tende a occultare la polvere sotto il tappeto. Considerando solo l’Ispettorato, secondo il Piano integrato di attività e organizzazione
(Piao) del triennio 2026/2028, la dotazione organica – che include i
dirigenti e tutti i funzionari delle sedi centrali e periferiche –
dovrebbe essere pari a 7.766, ma gli effettivi sono solo 5.177. Calderone rivendica le norme approvate dal governo Meloni che hanno sbloccato assunzioni, anche recentemente. Il concorso bandito dal governo Draghi
aveva previsto l’ingresso di 750 ispettori tecnici, l’attuale esecutivo
ne ha aggiunti 250. Di questo sta per terminare lo scorrimento delle graduatorie, ma sembra che siano riusciti a coprire circa il 65% dei mille posti disponibili. La legge di Bilancio 2026
ha stabilito poi 300 unità di personale da assumere nel triennio fino
al 2028, divisi tra 50 tecnici e 250 ispettori ordinari; mancano però
ancora i concorsi. Il problema è che, oltre al tempo che passa tra
quando viene fatta la legge e quando finiscono i concorsi, in questi
anni reclutare personale nell’Ispettorato è stato come riempire una
vasca con il tappo aperto. Gli assunti tendono ad andare via e a
ricreare il buco perché, secondo i sindacati, oggi l’Ispettorato non è
attrattivo, soprattutto il trattamento economico è ritenuto insufficiente
per le responsabilità richieste e tanti idonei scappano verso altre
pubbliche amministrazioni appena possono. “Il Centro-Nord – spiega Matteo Ariano,
che segue l’Ispettorato per la Fp Cgil – è in crisi sulle attività più
complesse. Parliamo della parte più industrializzata del Paese, la
Lombardia, il Veneto, il Piemonte, la Valle d’Aosta”
La ministra ha anche citato le assunzioni di 500 ispettori previste
all’interno di Inps e Inail, enti nei quali “le assunzioni erano bloccate”. Bisogna infatti ricordare che l’Ispettorato svolge i controlli sulle norme sul lavoro, per esempio sulla sicurezza, mentre l’Inps svolge i controlli contributivi e l’Inail si occupa di vigilanza assicurativa. A fine marzo, il Consiglio di indirizzo e vigilanza
(Civ) dell’Inps ha accusato il governo di aver tardato nello sblocco
dei fondi per le assunzioni degli ispettori nell’Istituto. Infatti in
questi anni le ispezioni Inps sono calate nettamente. Va però
riconosciuto che in questi anni, prendendo i dati di tutti i quattro
enti con funzioni di vigilanza, il numero totale di ispezioni, verifiche
e accertamenti ha visto una crescita, arrivando a 157.381
nel 2025. Se il confronto con gli anni precedenti è quindi positivo,
resta comunque un numero limitato di controlli rispetto alla marea di
imprese che operano in Italia, alla galassia degli appalti, contesti che
di solito sono connotati da irregolarità e problemi di sicurezza.
A Forlì un caporale è stato arrestato in seguito ai controlli ispettivi. Bene, non è certo la prima volta che accade e questo dimostra che lo sfruttamento schiavistico dei braccianti immigrati delle campagne del Nord Italia è una realtà ormai consolidata da tempo che coesiste assieme a tutte le altre realtà, cooperative e private, che organizzano la produzione nelle campagne per la filiera agroalimentare, i braccianti in generale lavorano con contratti nazionali ma molti braccianti immigrati, invece, sono ricattabili, e per ottenere la protezione internazionale, sono costretti a lavorare in condizioni di lavoro nero, supersfruttato, e nel caso che ha portato all'arresto di questo caporale si parla di 5/6 € all'ora. La stampa locale riporta "la sistematica omissione delle maggiorazioni per lavoro straordinario, festivo e domenicale, l'applicazione di trattenute illecite per le pause e il mancato riconoscimento del tempo di trasporto. Sarebbero state rilevate anche gravi carenze in materia di salute e sicurezza e condizioni di lavoro definite degradanti, così si lavora nelle campagne romagnole".
Nei giorni scorsi il Tribunale del lavoro di Ferrara ha condannato gli sfruttatori a restituire a due lavoratori del Ravennate le migliaia di euro di retribuzioni non percepite in oltre quattro anni di lavoro agricolo
Le bozze di un documento riservato ottenuto dal Guardian rivelano che il cosiddetto Board of Peace voluto
da Donald Trump per governare la Striscia di Gaza sta progettando di
concedersi un’immunità legale talmente ampia da sollevare serie
preoccupazioni tra gli esperti di diritto internazionale. La
risoluzione, intitolata RESOLUTION NO 2026/3 e classificata come «sensibile ma non riservata», estenderebbe la protezione non solo ai membri del consiglio, ma anche a tutto il personale militare internazionale, ai contractor e ai tecnici palestinesi che opereranno sotto la sua egida.
Secondo quanto ricostruito dal Guardian,
il testo definisce l’immunità come la facoltà di sottrarsi a «qualsiasi
arresto, detenzione o procedimento legale presso i tribunali o altre
entità a Gaza». Il presidente Trump, in qualità di presidente del Board,
avrebbe il potere di revocare l’immunità a singoli individui, ma solo con il sostegno della maggioranza del consiglio esecutivo.
Un meccanismo che, di fatto, mette
Non vogliamo essere un fenomeno per i titoli dei giornali vogliamo ribellarci non essere condannati a produrre così difendiamo salute e sicurezza in fabbrica anche dal caldo
Le ordinanze, dove ci sono, sono indirizzate sostanzialmente a chi lavora esposto direttamente al sole. Dal 1 luglio entrerà in vigore un decreto per finanziare la cassa integrazione per condizioni climatiche estreme sia per l’agricoltura che per l’industria. Ma è un decreto del governo Meloni, quello attento a non ostacolare ‘gli imprenditori che producono’. Già depotenziato dimezzando da 33 a 15 i già pochi milioni stanziati nel 2025 e’ debole di fronte ai padroni che non vogliono fermare le linee e usano ogni mezzo per mandare avanti la produzione.
Invece le operaie e gli operai nei reparti, sulle linee di montaggio, sanno bene come sia pericolosa ‘la normalità della produzione’ come i capannoni diventano forni, trappole di umidità soffocanti ed i ritmi di lavoro devastanti.
Ma con i loro comunicati copia incolla delegati e loro sindacati condividono le preoccupazioni dell’azienda per ogni piccolo fermo che possa ritardare la macchina del profitto.
Tant’è che mentre le operaie hanno inziato a scioperare per l’emergenza caldo/umidità con Slai Cobas, negli ultimi comunicati sindacali parlano di incontri RSU/Azienda, di problemi produttivi, di piani per gli orari estivi per l’anno prossimo, di distributori di gelati a pagamento… da mettere nei reparti che nessuno ha chiesto.
Dimostrando quanto siano lontani dalla condizione di sfruttamento operaia
delegati e sindacati Fiom Fim Uilm nel loro complesso e qui in particolare. Ciechi persino ai casi di buon esempio di lotta che pure arrivano anche dalle loro file.
Sgomberato nella notte il presidio alla IN'S di Tortona (AL) ecco cosa intende la IN'S quando annuncia di stare "lavorando per riprendere il servizio il prima possibile"🚧...
Oltre allo sgombero, iniziano le intimidazioni della questura per conto di IN'S: poliziotti passano casa per casa per notificare aperture indagini e sanzioni (quelle dell' ultimo decreto sicurezza) mentre la Digos minaccia problemi con i rinnovi del permesso di soggiorno e "remigrazione" per chi sciopera... Lo sciopero va avanti, la lotta continua!
Il capitalismo continua a richiedere lavoro da schiavi: 16 ore al giorno, 6 o 7 giorni a settimana e lavoro a cottimo, da 40 centesimi a 2 euro per capo di abbigliamento, il “caso”, ancora una volta, di Prato…
In tutti questi
anni, invece che diminuire per le tantissime denunce, gli scandali ad ogni
livello che svelano come i padroni dei marchi italiani fanno profitti
astronomici, e le promesse della ministra tuttachiacchiere Calderone, il fenomeno di questo che viene chiamato “caporalato”
è aumentato!
La borghesia
italiana che in questo momento ha a capo la fascista Meloni è apertamente
complice di un sistema di sfruttamento che va oltre il normale livello di
sfruttamento della classe operaia, ma che diventa sempre più alto. Dalle righe
dell’articolo del Manifesto del 28 giugno che riproponiamo si capisce quanto
siano pretestuose le cosiddette debolezze dei sistemi di controllo, che deve
fare addirittura ricorso ai fondi europei, mentre quasi quotidianamente le
lavoratrici e i lavoratori in lotta, ma anche in genere chiunque si ribelli a
questo sistema, viene apertamente represso con la forza, subendo denunce,
arresti e incriminazioni per “terrorismo”.
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Prato, pochi
centesimi a capo: arrestato imprenditore tessile
Toscana L’indagine
partita da una dipendente a cui non veniva pagato il salario: tra 40 centesimi
e 2 euro ad abito con turni di 16 ore
Il distretto tessile di Prato continua a essere protagonista
di sfruttamento e irregolarità diffuse. Un sistema che non riguarda solo le
manifatture del capoluogo toscano a gestione cinese ma anche le loro
committenti italiane, le industrie della moda. Ieri un imprenditore cinese è
stato arrestato per avere impiegato 16 lavoratori in nero, privi di permesso di
soggiorno, che venivano pagati a cottimo tra 40 centesimi e 2 euro per capo
confezionato.
GLI OPERAI facevano
turni di 16 ore al giorno per sei o sette giorni a settimana. L’azienda era
intestata
Lo Slai cobas per il sindacato di classe condivide la proposta di "arrivare in autunno al prossimo sciopero generale".
estratti del report
....L’assemblea (che si è tenuta alla
biblioteca Dergano-Bovisa) è stata aperta da una brillante introduzione
della compagna Alessandra del SI Cobas di Milano, che ha ricostruito la
successione dei principali, e progressivi, attacchi al diritto di
sciopero avvenuti a partire dagli anni ’80, complici le burocrazie
sindacali di Cgil-Cisl-Uil con i loro codici di auto-regolamentazione
degli scioperi.
In questa serie di attacchi ha avuto un
posto speciale la legge 146/1990, che ora – 36 anni dopo il suo varo! –
viene utilizzata dalla Commissione di garanzia per un affondo senza
precedenti contro gli scioperi dei lavoratori della logistica, il
settore di classe che in questi anni, in netta controtendenza rispetto
al panorama complessivo, si è contraddistinto sia in termini di
combattività e di organizzazione, sia di risultati materiali tangibili
strappati ai padroni.
Perché proprio nel 2026?
Perché nell’autunno scorso, a seguito
delle grandi mobilitazioni per la Palestina, è scattato nel padronato e
delegazione di parlamentari latinoamericani incontra il governo Hamas a Gaza, 22 novembre 2011.
La persecuzione, da parte
delle istituzioni italiane, nei confronti degli attivisti umanitari
pro-Palestina e l’accusa di “terrorismo islamico” in relazione a Hamas,
si inquadrano dentro una prospettiva di neocolonialismo, di colonialità
di potere, di necropotere, di visione orientalista, di suprematismo e di
islamofobia. Infatti, il movimento di resistenza islamica non è
inquadrabile, dal punto di vista storico e geopolitico, come un gruppo
terrorista internazionale – come, ad esempio al-Qa’ida, l’Isis/Da’ish,
Boko Haram e altri brand -, perché non ne condivide la dottrina e non esegue operazioni fuori dal proprio territorio nativo sotto occupazione.
Persecuzioni e accuse, e tutto l’impianto delle indagini nell’ambito dell’Op. Domino del 27/12/2025, si snocciolano mentre Israele continua a massacrare civili a Gaza, nel resto della Palestina, e in Libano… Un rapporto recente della Commissione di inchiesta delle Nazioni Unite
denuncia le azioni israeliane
.....e sta pianificando l'impunità per sé e per gli sciacalli che faranno profitti sulle macerie e il genocidio dei palestinesi
Trump ha proposto che gli USA 'assumano il controllo' di Gaza, espellano i palestinesi e la ricostruiscano come la 'Riviera del Medio Oriente' e per questo pretende l'impunità per i membri del consiglio, delle forze internazionali e dei mercenari, sul sangue dei palestinesi e sulle sofferenze dei sopravvissuti della Striscia nelle tende, senza cure, con la diffusione di epidemie, con la fame, con la scarsità di acqua potabile.
Secondo una bozza di risoluzione ottenuta dal giornale britannico The Guardian del 27/06 il Board of Peace sostenuto dall' all'inizio di quest'anno per governare Gaza (https://www.theguardian.com/world/gaza) , una sorta di ONU parallela ma privata, di Trump, dove si partecipa pagando una quota, starebbe pianificando di concedersi un'ampia immunità legale.
La bozza di risoluzione permetterebbe inoltre all'organizzazione di ottenere beni pubblici a Gaza "gratuitamente".
Ogni membro del Board of Peace, il suo organo amministrativo affiliato, i tecnocrati palestinesi, le forze
Riportiamo l'articolo di Dante De Angelis, il macchinista licenziato 2 volte per le sue denunce sulla sicurezza (e 2 volte reintegrato dai giudici), sulla sentenza che condanna Moretti al carcere sul quotidiano il manifesto.
Strage di Viareggio. Si percepisce un certo stupore per la fine di quel regime di impunità per i vertici aziendali che in Italia ha sempre garantito una sorta di immunità di classe dalle responsabilità penali (ma su questo sottotitolo del quotidiano che riporta le parole di Dante De Angelis noi non siamo d'accordo: il carcere per i padroni assassini è sempre poco, specie se sono responsabili di stragi, ma in quanti stanno pagando per quei crimini? ci sono tutte le altre sentenze e processi che dimostrano il contrario, pensiamo al processo ThyssenKrupp di Torino si è concluso con alcune condanne che in Appello si sono ridotte ma il padrone non ha fatto neanche 1 minuto di galera e su questo valgono per tutti le parole di Rosina Demasi, mamma di Giuseppe, che aveva 26 anni quando morì dopo tre settimane di agonia: «Questa è
l'alleanza dei paesi fascio-imperialisti si unisce intorno alla "Pax Silica" USA per la rapina dei minerali critici
L'Italia imperialista al momento non ha firmato perché assente per la recente discussione Meloni-Trump. Ma sicuramente la firma del governo italiano asservito agli USA non tarderà ad arrivare.
Su questa iniziativa partita dagli USA incominciamo a fare conoscere i termini della questione che sta assumendo una enorme importanza per l'imperialismo, pari a quella dell'energia e del petrolio, base economica per le guerre con cui il sistema imperialista mondiale intende uscire dalla sua crisi.