Riportiamo l'articolo di Dante De Angelis, il macchinista licenziato 2 volte per le sue denunce sulla sicurezza (e 2 volte reintegrato dai giudici), sulla sentenza che condanna Moretti al carcere sul quotidiano il manifesto.
Strage di Viareggio. Si percepisce un certo stupore per la fine di quel regime di impunità per i vertici aziendali che in Italia ha sempre garantito una sorta di immunità di classe dalle responsabilità penali (ma su questo sottotitolo del quotidiano che riporta le parole di Dante De Angelis noi non siamo d'accordo: il carcere per i padroni assassini è sempre poco, specie se sono responsabili di stragi, ma in quanti stanno pagando per quei crimini? ci sono tutte le altre sentenze e processi che dimostrano il contrario, pensiamo al processo ThyssenKrupp di Torino si è concluso con alcune condanne che in Appello si sono ridotte ma il padrone non ha fatto neanche 1 minuto di galera e su questo valgono per tutti le parole di Rosina Demasi, mamma di Giuseppe, che aveva 26 anni quando morì dopo tre settimane di agonia: «Questa è solo l’ultima presa in giro di una tragedia che ha stravolto le nostre vite scandite da una sofferenza che non si può descrivere e che io non auguro a nessuno. Perché non esiste il perdono, io li odio quelli della Thyssen. E se l’amministratore delegato è stato condannato a cinque anni, deve stare in cella. Non sarà così perché, in tutti questi anni, ho capito che la giustizia non è uguale per tutti e questo mi ferisce profondamente»; oppure per il processo Eternit che non si è ancora concluso, con l'annullamento della Cassazione della condanna d'appello e ora c'è il rischio di prescrizione; al processo per il terremoto a L'Aquila i responsabili sono stati assolti; il 16 luglio è attesa anche la sentenza per la strage del Ponte Morandi a Genova di cui è responsabile l’ex amministratore delegato di Autostrade per l’Italia, Castellucci, e vedremo; nostra nota)
La condanna di Moretti e la lesa maestà
Dante De Angelis
il manifesto del 28 giugno 2026
La conferma della condanna a cinque anni dell’ex amministratore delegato di Fs e Rfi Mauro Moretti per la strage di Viareggio che gli ha aperto le porte del carcere ha prodotto un diffuso disappunto a cui ha dato voce innanzitutto la sua avvocata, Ambra Giovene, che si è dichiarata «indignata dall’esito del processo, perché profondamente ingiusto», insistendo che l’innocenza del manager da lei assistito era certa: «Lo dicono le carte».
In questo processo proprio no, perché le centinaia di migliaia di pagine, di carta e digitali, prodotte e analizzate in questi anni stanno a dimostrare esattamente il contrario, ovvero la responsabilità a vario titolo di tutti i condannati. La responsabilità principale di Moretti è aver tagliato sulla sicurezza. Il carcere non si augura a nessuno e non si festeggia mai, è un dramma per chiunque eppure credo si possa affermare che in questa vicenda gli imputati abbiano fruito appieno, e con grande abbondanza, di tutte le garanzie processuali presenti nel nostro sistema penale nonché delle migliori e più prestigiose professionalità di difesa legale, anche grazie alla enorme capacità economica messa in campo. Nei sette gradi di giudizio e nelle oltre 250 udienze necessarie per arrivare alla conferme delle condanne con la sentenza di «Cassazione ter» pronunciata pochi giorni fa, sono stati coinvolti e si sono espressi a vario titolo in modo omogeneo oltre trenta diversi magistrati. Inoltre, tutti gli imputati si sono avvalsi di una folla di avvocati, i quali anche sul piano simbolico e visivo hanno sempre dominato gli spazi della giustizia, riempendo le aule e sfruttando fino al parossismo giudiziario tutti i commi del codice di procedura penale a loro disposizione.
È necessario sottolineare, perché resti nella memoria collettiva che questo processo, avviato il 13 novembre 2013 per una immane tragedia con 32 morti e centinaia di feriti, ha assicurato a tutti gli imputati il massimo livello di garanzia previsto dal nostro ordinamento in materia di processo penale. Com’è giusto, e come purtroppo è impensabile per la stragrande maggioranza dei cittadini, e degli stranieri, coinvolti in procedimenti giudiziari.


