pc 4 luglio - Il processo Ilva a Potenza sta diventando come un "carciofo"
Ieri, la Corte d'Assise di Potenza ha rigettato parte delle ignobili
richieste degli avvocati degli imputati che volevano l'annullamento di
tutte le perizie, indagini, rapporti, inchieste che hanno dato vita a
Taranto al processo Ilva di 1° grado, ma le ha rigettate solo per 4
imputati: Riva Nicola, Capogrosso, Cavallo e Di Maggio - mentre per
tutti gli altri imputati, compreso addirittura Fabio Riva, quelle perizie
non valgono "Perchè al momento dell'incidente probatorio non erano
iscritti nel registro degli indagati".
Tant'è
che il PM ha richiesto una nuova "perizia collegiale" affinchè quei
dati, atti di indagine valgano per tutti gli imputati, non solo per i 4.
Comunque,
sta di fatto che ad ogni piccolo passo avanti, si rischia di avere due
passi insietro, in un processo che ad ogni udienza riceve delle
"picconate" - che, sia chiaro, non riguardano le questioni tecniche, di
articoli, di procedura, ecc. del processo in sè, ma riguarda ben altro,
riguarda la giustizia verso gli operai, verso gli abitanti dei quartieri
inquinati; riguardano la giustizia contro Riva e tutti i suoi complici
che hanno sfruttato, hanno fatto morire, ammalare e che ancora dopo 12
anni non hanno alcuna condanna, mentre hanno già ottenuto una serie di
reati prescritti e che un processo così importante, che riguarda
centinaia e centinaia di persone, in cui gli operai sono morti in tanti
modi, in cui tutti hanno un familiare malato di tumore, ecc. ecc. venga
trattato come un processo a "ladri di galline". Questo è in discussione, signori, CHIARO!
Questa situazione non può essere accettata! Un
processo ai padroni tra i maggiori sfruttatori e assassini, a politici,
rappresentanti istituzionali, ecc. non può essere ad ogni udienza come
un "carciofo" si tolga un pezzo. La "legge", "le "procedure" non
rispettate, gli "errori" del processo di 1° grado, a cui come dei
vampirti si buttano sopra gli avvocati ben pagati, Annicchiarico, ecc.
ecc., non possono nascondere che ora "in nome della legge" questo
processo può diventare la più ingiusta ingiustizia di classe.
Non
può essere accettato che gli Annicchiarico si sentano a Potenza ancora
di più a "casa loro", intervengono quanto e quando vogliono, per
ripetere sempre tranquillamente le stesse cose allo scopo di non far
andare avanti anche questo processo di Potenza (art.11 violato, tutti i
giudici non potevano essere imparziali, dalla Todisco in poi, perchè
vivono, respirano, abitano nella stessa città inquinata... e cazzate di
questo genere), senza che nessuno gli dica "basta!".
Noi
dello Slai cobas non ci stiamo a questa farsa. Ripartiremo a settembre
con presidio al Tribunale, assemblee; non lasceremo tranquille le stesse
udienze all'interno.
Ma
non possiamo farlo solo noi! Gli avvocati dei Riva e compici fanno il
loro sporco mestiere ben pagato, glielo lasciano fare, anche gli
avvocati delle parti civili che in tanti non si presentano alle
udienze. Lo Slai cobas invece sta spendendo, come sempre, soldi,
energie, ma occorre di più!
Ora, prima
del nuovo avvio l'8 settembre del processo è in discussione la
validità dei verbali, prove testimoniali acquisite nel 1° grado e che
invece gli avvocati degli imputati vogliono cancellare. Questo non deve
succedere.
Da Antenna Sud
Da Domani - Simone Libutti I giudici
hanno respinto la richiesta delle difese di annullare l’incidente
probatorio sulle perizie epidemiologiche e chimiche dell’ex Ilva.
Un’ordinanza che evita il collasso del filone ambientale, già indebolito
da prescrizioni, esclusioni di società e parti civili L’ordinanza
emessa permette di utilizzare la perizia nei confronti di quattro
imputati: Nicola Riva, Capogrosso, cavallo e Di Maggio, che
rappresentano la proprietà Ilva e i manager che di fatto erano gli
esecutori di fiducia della medesima proprietà. La contestazione della
validità delle prove raccolte dal 2010 in poi rischiava di picconare
giuridicamente anche l’ultimo filone – quello ambientale – rimasto in
piedi nel processo nel capoluogo lucano.
Per l’avvocata di
parte civile Antonietta Ricci (dello Slai cobas Taranto - ndr),
l’annullamento della perizia «avrebbe allungato i tempi del processo di
20-30 anni» perché «si sarebbero dovute fare da zero tutte le analisi,
non tenendo conto dell’impossibilità di riprodurre le condizioni di
quindici anni fa». Questo avrebbe permesso probabilmente di ottenere anche la prescrizione per il filone riguardante il disastro ambientale".
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