sabato 4 luglio 2026

pc 4 luglio - Il processo Ilva a Potenza sta diventando come un "carciofo"

Ieri, la Corte d'Assise di Potenza ha rigettato parte delle ignobili richieste degli avvocati degli imputati che volevano l'annullamento di tutte le perizie, indagini, rapporti, inchieste che hanno dato vita a Taranto al processo Ilva di 1° grado, ma le ha rigettate solo per 4 imputati: Riva Nicola, Capogrosso, Cavallo e Di Maggio - mentre per tutti gli altri imputati, compreso addirittura Fabio Riva, quelle perizie non valgono "Perchè al momento dell'incidente probatorio non erano iscritti nel registro degli indagati".

Tant'è che il PM ha richiesto una nuova "perizia collegiale" affinchè quei dati, atti di indagine valgano per tutti gli imputati, non solo per i 4.
Comunque, sta di fatto che ad ogni piccolo passo avanti, si rischia di avere due passi insietro, in un processo che ad ogni udienza riceve delle "picconate" - che, sia chiaro, non riguardano le questioni tecniche, di articoli, di procedura, ecc. del processo in sè, ma riguarda ben altro, riguarda la giustizia verso gli operai, verso gli abitanti dei quartieri inquinati; riguardano la giustizia contro Riva e tutti i suoi complici che hanno sfruttato, hanno fatto morire, ammalare e che ancora dopo 12 anni non hanno alcuna condanna, mentre hanno già ottenuto una serie di reati prescritti e che un processo così importante, che riguarda centinaia e centinaia di persone, in cui gli operai sono morti in tanti modi, in cui tutti hanno un familiare malato di tumore, ecc. ecc.  venga trattato come un processo a "ladri di galline". Questo è in discussione, signori, CHIARO! 
Questa situazione non può essere accettata! Un processo ai padroni tra i maggiori sfruttatori e assassini, a politici, rappresentanti istituzionali, ecc. non può essere ad ogni udienza come un "carciofo" si tolga un pezzo. La "legge", "le "procedure" non rispettate, gli "errori" del processo di 1° grado, a cui come dei vampirti si buttano sopra gli avvocati ben pagati, Annicchiarico, ecc. ecc., non possono nascondere che ora "in nome della legge" questo processo può diventare la più ingiusta ingiustizia di classe.
Non può essere accettato che gli Annicchiarico si sentano a Potenza ancora di più a "casa loro", intervengono quanto e quando vogliono, per ripetere sempre tranquillamente le stesse cose allo scopo di non far andare avanti anche questo processo di Potenza (art.11 violato, tutti i giudici non potevano essere imparziali, dalla Todisco in poi, perchè vivono, respirano, abitano nella stessa città inquinata... e cazzate di questo genere), senza che nessuno gli dica "basta!".

Noi dello Slai cobas non ci stiamo a questa farsa. Ripartiremo a settembre con presidio al Tribunale, assemblee; non lasceremo tranquille le stesse udienze all'interno.
Ma non possiamo farlo solo noi! Gli avvocati dei Riva e compici fanno il loro sporco mestiere ben pagato, glielo lasciano fare, anche gli avvocati delle parti civili che in tanti non si presentano alle udienze. Lo Slai cobas invece sta spendendo, come sempre, soldi, energie, ma occorre di più!
Ora, prima del nuovo avvio l'8 settembre del processo è in discussione la validità dei verbali, prove testimoniali acquisite nel 1° grado e che invece gli avvocati degli imputati vogliono cancellare. Questo non deve succedere. 
Da Antenna Sud
 

Da Domani - Simone Libutti
I giudici hanno respinto la richiesta delle difese di annullare l’incidente probatorio sulle perizie epidemiologiche e chimiche dell’ex Ilva. Un’ordinanza che evita il collasso del filone ambientale, già indebolito da prescrizioni, esclusioni di società e parti civili
L’ordinanza emessa permette di utilizzare la perizia nei confronti di quattro imputati: Nicola Riva, Capogrosso, cavallo e Di Maggio, che rappresentano la proprietà Ilva e i manager che di fatto erano gli esecutori di fiducia della medesima proprietà.
La contestazione della validità delle prove raccolte dal 2010 in poi rischiava di picconare giuridicamente anche l’ultimo filone – quello ambientale – rimasto in piedi nel processo nel capoluogo lucano. 

Per l’avvocata di parte civile Antonietta Ricci (dello Slai cobas Taranto - ndr), l’annullamento della perizia «avrebbe allungato i tempi del processo di 20-30 anni» perché «si sarebbero dovute fare da zero tutte le analisi, non tenendo conto dell’impossibilità di riprodurre le condizioni di quindici anni fa».
Questo avrebbe permesso probabilmente di ottenere anche la prescrizione per il filone riguardante il disastro ambientale".

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