martedì 30 giugno 2026

pc 30 giugno - Caporalato in romagna, parte dello sfruttamento schiavistico di tutta la catena agroalimentare, utile ai padroni, alla grande distribuzione e coperto dal governo


A Forlì un caporale è stato arrestato in seguito ai controlli ispettivi. Bene, non è certo la prima volta che accade e questo dimostra che lo sfruttamento schiavistico dei braccianti immigrati delle campagne del Nord Italia è una realtà ormai consolidata da tempo che coesiste assieme a tutte le altre realtà, cooperative e private, che organizzano la produzione nelle campagne per la filiera agroalimentare, i braccianti in generale lavorano con contratti nazionali ma molti braccianti immigrati, invece, sono ricattabili, e per ottenere la protezione internazionale, sono costretti a lavorare in condizioni di lavoro nero, supersfruttato, e nel caso che ha portato all'arresto di questo caporale si parla di 5/6 € all'ora. La stampa locale riporta "la sistematica omissione delle maggiorazioni per lavoro straordinario, festivo e domenicale, l'applicazione di trattenute illecite per le pause e il mancato riconoscimento del tempo di trasporto. Sarebbero state rilevate anche gravi carenze in materia di salute e sicurezza e condizioni di lavoro definite degradanti, così si lavora nelle campagne romagnole".

Nei giorni scorsi il Tribunale del lavoro di Ferrara ha condannato gli sfruttatori a restituire a due lavoratori del Ravennate le migliaia di euro di retribuzioni non percepite in oltre quattro anni di lavoro agricolo sottopagato. Un pronunciamento che arriva a oltre tre anni dall'avvio dell'inchiesta, quando tre uomini di origine pachistana furono arrestati dai carabinieri di Portomaggiore, nel Ferrarese, in un'operazione contro il caporalato nell'agricoltura, con le accuse di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro aggravati, rissa, calunnia. Un'indagine che aveva portato anche alla perquisizione di 23 imprenditori agricoli di cinque province tra Emilia Romagna e Veneto (Ferrara, Rovigo, Padova, Venezia e Ravenna). "L’inchiesta - come spiega Flai Cgil - aveva poi portato ad accertare che i tre sfruttatori avevano costruito una vera e propria organizzazione malavitosa che, approfittando dello stato di bisogno di 159 persone immigrate, le destinava al lavoro in diverse aziende agricole del territorio, pagandole solo 4 euro all’ora, senza il rispetto delle condizioni di sicurezza e senza regolarizzazione, costringendole a quelle condizioni con la violenza".

Oggi è partita l'iniziativa nazionale della Flai-Cgil con le Brigate del lavoro che lo Slai Cobas per il sindacato di classe di Ravenna sostiene, un passo, però, che serva a una lotta vera contro tutto il sistema di sfruttamento dei padroni delle campagne, contro il governo e i caporali, perché di questo c'è bisogno nelle campagne del Nord come nel Sud. Non basta l'arresto di qualche caporale, è la lotta che deve partire dalle campagne contro tutto un sistema di sfruttamento di cui il caporale è solo un anello della catena, quello più violento e feroce, ma che è utile a tutta la filiera agroalimentare: per chi lavoravano questi lavoratori? L'inchiesta deve andare fino in fondo su questo.

E poi il governo che dice "tolleranza zero" contro il caporalato e tutele solo per i lavoratori regolari sa bene che i profitti per i padroni delle campagne vengono proprio dagli operai agricoli immigrati e su questo non solo interviene sulle condizioni di degrado in cui vivono e lavorano ma dispone pure l'obbligo di preavviso per i controlli. Non solo, ma i profitti sono possibili perché il razzismo dall'alto li costringe all'invisibilità, ad abbassare il costo del lavoro e così punta a dividere i lavoratori. 

Ad Amendolara, dopo la barbara strage dei braccianti bruciati vivi, una proposta è stata portata in piazza dallo Slai Cobas presente alla manifestazione con la delegazione di Taranto: la Lega dei lavoratori migranti è il soggetto organizzato che può dare ai migranti l'arma per resistere e combattere, come parte di uno scontro che utilizzi tutte le forme necessarie dell'impegno sociale e della lotta sociale. Non iniziative episodiche ma autorganizzazione e lo Slai Cobas di Ravenna intende per questo fare la sua parte e invita i lavoratori immigrati a contattarci.


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