sabato 13 giugno 2026

pc 13 giugno - Contro il corteo fascio/razzista a Roma - prime immagini

pc 13 giugno - Questa cosa è troppo grave e ci colpisce al cuore / ASSASSINI! Pagherete caro, Pagherete tutto - proletari comunisti

Quando la giustizia esclude e uccide

Talvolta episodi apparentemente marginali o circoscritti mettono in luce dinamiche sociali consolidate e consentono di apprezzare come le rigidità culturali si radichino non solo nelle grandi questioni, ma anche nelle piccole pratiche quotidiane.

Di Claudio Novaro da Volere la Luna

In alcuni settori della magistratura sembra esservi, non da oggi, una scarsa consapevolezza di quel “potere terribile” di cui la stessa è titolare, un potere il cui esercizio discrezionale incide profondamente sui diritti fondamentali, sulla libertà e sulle condizioni personali dei soggetti che lo subiscono. La capacità di soppesare attentamente le conseguenze delle proprie azioni, cardine di quell’etica della responsabilità su cui ci si interroga da almeno un paio di secoli, richiede, per evitare di prendere decisioni incongrue, anche un minimo di empatia con la vita reale delle persone, con le loro relazioni, con le loro fragilità, anche.

Partiamo dall’inizio. Ho conosciuto F. alcuni mesi fa, perché era uno dei giovani denunciati dalla polizia per le manifestazioni a favore della Palestina dell’autunno scorso. Con sorprendente velocità, a F. e a diversi suoi compagne e compagni sono state applicate nel febbraio di quest’anno una serie di misure cautelari. F., originario della provincia di Savona, a differenza di tutti gli altri e le altre, si è visto applicare la misura del divieto di dimora a Torino, città dove viveva da diversi anni, dove aveva studiato, dove aveva le sue più importanti relazioni amicali e affettive. Questa decisione, confermata dal Tribunale del riesame, l’aveva gettato nello sconforto. Nell’ultima conversazione telefonica che aveva avuto con il mio studio gli era stato spiegato che si trattava di una misura temporanea, destinata ad essere modificata o revocata nel giro di qualche mese. Dopo un paio di giorni F. ha deciso di togliersi la vita. Non so dire che peso gli orrori del mondo, di questo mondo sempre più plasmato dal linguaggio e dalla grammatica della guerra, segnato da diseguaglianze e sopraffazioni, possano avere avuto sulla sua scelta così definitiva e radicale. Certo è che dal biglietto che ha lasciato sull’auto, prima di gettarsi da un dirupo, sembra di capire che il provvedimento giudiziario, che riteneva profondamente iniquo, abbia avuto un peso non irrilevante.

Non ho conosciuto, invece, direttamente C. Anche lui è stato di recente denunciato a Torino per le manifestazioni e i cortei a favore della Palestina e purtroppo anche lui, a sua volta, pochi giorni fa, ha deciso di mettere fine alla sua esistenza. Le sue compagne e i suoi compagni gli hanno dedicato la scorsa settimana un commosso ricordo collettivo (https://infoaut.org/bisogni/ciao-chimi-chi-lotta-non-e-mai-solo-chi-sogna-non-muore-mai). Alcuni tra loro, colpiti a loro volta dalla misura dell’obbligo di dimora a Torino (tra l’altro proprio nello stesso procedimento in cui anche F. era coinvolto) hanno urgentemente chiesto alla giudice di poter partecipare sabato 6 giugno al suo funerale. Le esequie si sarebbero tenute a Settimo Torinese, un comune che confina con Torino, ma a cui, visti gli obblighi cautelari in corso, avrebbero potuto accedere solo previa autorizzazione della giudice che aveva in carico il fascicolo. Costei, preventivamente contattata nella mattinata di venerdì, si era detta disponibile a concedere tale autorizzazione, salvo poi allontanarsi dall’ufficio nel pomeriggio, senza dare indicazioni di sorta. L’istanza è stata così assegnata al magistrato di turno che ha ritenuto di respingerla con una laconica motivazione, fondata su “l’assenza di legame parentale, nonché l’inesistenza di comprovate ragioni, quali quelle ad esempio di salute, rilevanti dal punto di vista costituzionale”, una motivazione che, in tutta evidenza, trascura quella dimensione profonda ed etica dei rapporti affettivi che sfugge alla rigidità delle norme. Anche il colloquio esplicativo che chi scrive ha avuto sabato mattina con lo stesso giudice, a decisione già presa, non ha minimamente inciso sulle sue convinzioni.

Vale la pena allora di formulare alcune brevi considerazioni.

La prima rimanda alla stessa misura applicata: un obbligo di dimora, accompagnato dall’obbligo di

pc 13 giugno - Messico - contro i mondiali delle disuguaglianze la protesta popolare

Nello stadio di Città del Messico  la cerimonia di apertura dei Mondiali di Calcio più grandi, lucrosi e diseguali di sempre, le cui gare si giocano tra Messico, Usa e Canada. Sul palco ore di star internazionali, nel segno dello slogan voluto dalla Fifa: “il calcio unisce tutto il mondo”.

Parole surreali e insultanti, almeno per le migliaia di persone – insegnanti, lavoratori, sindacati, madres buscadoras, movimenti sociali e per la giustizia climatica – che ieri sera per ore hanno provato a superare il muro di polizia posto a oltre un km dallo stadio messicano, tra scontri, arresti e cannoni ad acqua. A festeggiare è solo la Fifa, con un giro d’affari da 13 miliardi di euro, sulla pelle di popoli e territori.

pc 13 giugno - Bolivia: il governo liberista proclama lo stato di emergenza per fermare la rivolta popolare

12 Giugno 2026 - 13:00

Visto il fallimento delle prime timide concessioni ai manifestanti, il governo boliviano di Rodrigo Paz sta preparando il terreno per la repressione violenta delle proteste. Il nuovo Parlamento, in carica da meno di un anno, ha infatti approvato la legge 1740 sugli stati di eccezione, che disciplina lo stato di emergenza e autorizza il governo a dispiegare le forze armate per reprimere i sollevamenti popolari. Dopo tutto, il moto di ribellione, che sta ormai assumendo i tratti di una vera e propria insurrezione, va avanti da oltre 40 giorni e non pare esserci modo per fermarlo: la capitale La Paz è paralizzata, nel Paese restano attivi una novantina di blocchi e in diverse piazze si sono registrati violenti scontri tra manifestanti e polizia. Il popolo boliviano continua a chiedere le dimissioni di Paz e rivendica un ritorno alle politiche sociali che rovesci la ricetta liberista che il presidente ha portato avanti sotto il motto «capitalismo per tutti».

La legge 1740 è stata promulgata lunedì 9 giugno. Essa regola l’applicazione di misure straordinarie in situazioni di crisi che potrebbero minacciare l’ordine e la sicurezza pubblici, la sovranità nazionale o il funzionamento delle istituzioni del Paese. Lo stato di emergenza disciplinato dalla norma conferisce all’esecutivo poteri straordinari per gestire le crisi per un periodo massimo di 90 giorni, prorogabile con l’approvazione dell’Assemblea legislativa plurinazionale. Il timore di manifestanti e osservatori è che essa venga applicata proprio per gestire le manifestazioni e lo sciopero a oltranza in corso dal 1° maggio. Proprio mentre il presidente promulgava il regolamento, in Bolivia hanno iniziato a circolare immagini che ritraevano mezzi pesanti e carri armati nell’area di Patacamaya, alimentando i sospetti di un imminente dispiegamento militare; il ministero della Difesa ha smentito tali voci. Nel

pc 13 giugno - Governo Meloni sempre più governo dei padroni

ORE12/Controinformazione rossoperaia del 11.06.26

Meloni ormai è saldamente schierata con i padroni e a tutti gli eventi a cui partecipa il suo primo imperativo è quello di dimostrare che il suo governo è schierato con i padroni, con i ricchi, con la borghesia imperialista italiana, con le banche, con la grande finanza, perché il timore principale che è emerso - per le sue contraddizioni interne dopo la sconfitta referendum - è che i padroni grandi, medi e in parte piccoli, le tolgano il consenso, che cambino cavallo, cavalchino le sue contraddizioni per rimuoverla dal governo; visto che proprio da lì viene il principale pericolo per la Meloni, data la debolezza oggettiva - a parte il voto referendario - del movimento sociale e politico, proletario e di massa che metta in discussione il governo e ne provochi la caduta.

Siamo più volte intervenuti sulle attuali debolezze del movimento operaio, proletario e di massa, ora però torniamo alla fonte, cioè sul perché il movimento operaio proletario e di massa deve scendere in lotta, unirsi in uno sciopero generale vero che abbia come esplicito obiettivo la caduta del governo Meloni.

Gli interventi che la Meloni sta facendo in questi giorni, sia nei meeting a cui partecipa sia attraverso i suoi mezzi di stampa, sia attraverso i provvedimenti che il suo governo, con la fiducia, impone al Parlamento (che peraltro non si spreca molto nell'opposizione radicale a questi provvedimenti), dimostrano quanto questo sciopero sia necessario.

Partiamo dall'ultimo discorso che ha fatto la Meloni all'assemblea della Confcommercio. Il suo discorso è stato chiaro: no alla patrimoniale, cioè non si toccano i miliardari, non si toccano le grandi ricchezze

pc 13 giugno - No al G7 di Ginevra - appoggio alla manifestazione antimperialista e internazionalista

Pas de G7 !
La guerre contre la guerre ! L’avenir nous appartient !

Partout dans le monde, les puissances impérialistes qui alimentent les guerres, soutiennent les occupations et condamnent les peuples à la pauvreté et à l’exil se réuniront du 14 au 17 juin à Genève, en Suisse. Les pays du G7, qui se placent au centre de la politique mondiale et s’arrogent le droit de décider de l’avenir des peuples, se retrouvent une fois de plus pour définir de nouvelles orientations politiques conformes à leurs intérêts économiques, politiques et militaires.

Cependant, lors de ce sommet, il ne sera pas question des besoins des peuples, de l’avenir de la jeunesse ou des véritables problèmes du monde. Ce qui sera discuté, c’est la manière de perpétuer le système impérialiste et de préserver l’ordre actuel fondé sur l’exploitation.

Qu’est-ce que le G7 ?

Le G7 est un sommet réunissant les États capitalistes et impérialistes les plus puissants du monde : les

pc 13 giugno - Contro il G7 di Evian - campagna di sostegno in Italia alla manifestazione antimperialista e internazionalista di Ginevra - Milano



pc 13 giugno - PMC Melfi 8 mesi di presidio - Comunicato stampa dei lavoratori Pmc Automotive di Melfi

L’unico punto di forza rimasto in mano agli operai è il presidio con assemblea permanente e non hanno intenzione di cedere. La politica adottata dal padrone è quella del carciofo, mangiare una foglia alla volta. Con uscite incentivate, pensionamenti forzati e ricatti sugli stipendi, finirà che degli impegni a parole sulla  ripresa produttiva non resterà niente. Gli operai  sanno che tutto si gioca sui cancelli della fabbrica.

Comunicato stampa dei lavoratori Pmc Automotive di Melfi

Il presidio permanente alla Pmc Automotive ha raggiunto gli otto mesi. Ieri, 8 giugno, si è svolto a Roma l’ennesimo tavolo al Mimit con i sindacati, e il prossimo incontro è già fissato per il 21 luglio. L’evoluzione della vertenza ha visto diversi mutamenti. Inizialmente, è stato dichiarata la disponibilità ad assorbire l’intero personale (sia impiegati che operai), escludendo solo i lavoratori vicini alla pensione. Eventuali contenziosi individuali dei lavoratori contro PMC avrebbero dovuto essere risolti da quest’ultima, senza ricadere sulla nuova proprietà. Con il tempo, però, lo scenario è cambiato.
Il nodo impiegati: è venuto fuori di non voler riassorbire gli impiegati, richiedendo che il personale

pc 13 giugno - Tarek Dridi esce dal Carcere - la lotta ha pagato - la solidarietà non è reato!

Tarek Dridi uscirà dal carcere di Frosinone il 16 giugno 2026, dopo 1 anno e 8 mesi di detenzione per aver preso parte alla manifestazione in solidarietà con la resistenza palestinese del 5 ottobre 2024.

Eravamo in migliaia in quella piazza, nonostante la levata di scudi della politica, i filtri della polizia prima di raggiungerla, i posti di blocco, le identificazioni, i fogli di via: nonostante tutto ciò, piazzale Ostiense si riempì di gente.
La volontà di muoversi in corteo per le strade della città era grande, una vera e propria necessità collettiva.

Il divieto, irremovibile, imposto nella gestione della piazza è ciò che ha inevitabilmente, generato gli scontri.
A distanza di tempo è difficile aggiungere altro: guardandosi indietro, quella giornata è stata una delle tante forzature necessarie affinché si potesse continuare a scendere in piazza, affinché, mesi dopo, si fosse milioni nelle strade.

Il prezzo più alto per quella giornata lo ha pagato Tarek, un ragazzo dimenticato, che non fa parte di alcuna realtà politica, immigrato dalla Tunisia e sul quale la giustizia si è accanita. Solo dopo alcuni mesi si è cominciato a parlare della sua storia, grazie ad alcune realtà politiche che se ne sono fatte carico, grazie al suo avvocato, Leonardo Pompili, e all’immancabile impegno di Zerocalcare.

Seicentosette giorni di carcere sono tantissimi. Un giorno è comunque sempre troppo e crediamo che non esista errore che giustifichi il carcere.
Con questa consapevolezza, il 16 giugno saremo content* di riabbracciare Tarek; l’ultimo rimasto ancora a piazzale Ostiense.

pc 13 giugno - Intervento Slai cobas Milano all'assemblea di inquilini di case popolari Milano

pc 12 giugno - Milano - la città dei topi e la lotta del quartiere contro Aler e Comune

Of Public Interest

C’è un quartiere a Milano chiamato Molise-Calvairate che si trova a circa 3 chilometri dal centro cittadino e a circa 2 chilometri dalla Fondazione Prada. È un complesso di edilizia economica e popolare che si sviluppa tra viale Molise, piazza Insubria, via Faà di Bruno e via degli Etruschi ed è caratterizzato da edifici a corte e a ballatoio, organizzati attorno ad ampi cortili interni.

Ingresso del civico 3 di Piazza Insubria

Il complesso risale agli anni Trenta ed è considerato – per disegno e solidità – un esempio significativo dell‘urbanistica pubblica milanese degli anni Trenta ed è tuttora oggetto di interesse da parte di studiosi e architetti.

Questo patrimonio edilizio è oggi gestito da Aler Milano, erede dell’Istituto Autonomo Case Popolari (IACP) ente pubblico che storicamente amministrava l’edilizia popolare milanese fino al 1996, anno in cui, con una legge della Regione Lombardia, venne trasformato nelle attuali ALER (Aziende Lombarde per l’Edilizia Residenziale), che ne ereditano patrimonio e funzioni.

Milano, 9 giugno 2026. Via Faà di Bruno a Milano

Il Molise-Calvairate conta oggi tra i 2.400 e 3.000 alloggi pubblici ed è abitata da diverse migliaia di

venerdì 12 giugno 2026

pc 12 giugno - ORE 12 Controinformazione rossoperaia - NO al carcere tortura! - dal presidio al tribunale di sorveglianza in udienza per il rinnovo del 41bis ad Alfredo Cospito

 

pc 12 giugno - "Gli investimenti dello Stato devono servire per la guerra, gli armamenti..." non per il lavoro - A proposito dell'Ex Ilva/Acciaierie d'Italia

E non lo dicono manifestanti contro la guerra, ma un ex manager di Arcelor che in una lettera aperta agli operai dell'ex Ilva e alla città di Taranto dice praticamente: Lavoratori è inutile che voi volete difendere il lavoro, il salario; Cittadini di Taranto è inutile che voi vi battete contro l'inquinamento  per la vostra salute, la vostra vita... i soldi non possono essere investiti per questi "piccoli" interessi... ma per gli armamenti di morte, per la guerra degli imperialisti che devono accaparrarsi terre, materie prime, fare una lotta di concorrenza per i mercati (Usa/Europa contro Asia/Cina), imporre il loro dominio, una nuova geografia di spartizione del mondo, ammazzando popolazioni, distruggendo interi territori, cacciando dalle loro terre migliaia di abitanti...

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Alcuni stralci della lettera (pubblicata da Taranto Buonasera):

"Una lettera aperta rivolta alla città e ai lavoratori dell’ex Ilva... A firmarla è Alberto Pratesi, già manager di Arcelor e presidente dell’Associazione Italiana Coil Coating, 
che interviene sulla crisi dello stabilimento tarantino e sulle prospettive industriali del gruppo, partendo da una premessa senza margini di ambiguità: secondo la sua analisi, pensare di riportare l’Ilva alla dimensione e al ruolo del passato non sarebbe più realistico.

L’ex manager individua più ragioni alla base di questa impossibilità... (una ragione) riguarda le risorse finanziarie necessarie...
«Ci vorrebbero 20 miliardi, 10 e più per pagare i debiti, 5 per rifare gli impianti e 5 per le bonifiche, e non ci sono prospettive di ritorno sull’investimento», sostiene Pratesi... prendere atto del fatto che un intervento di questa portata avrebbe conseguenze politiche e finanziarie rilevanti.

Nella lettera, Pratesi lega anche l’eventuale impegno dello Stato alla cornice più ampia delle priorità nazionali e internazionali, richiamando le spese per gli armamenti

pc 12 giugno - Il mondiale di Trump/Infantino inizia con il boicottaggio in Messico

L'11 giugno i manifestanti si sono radunati vicino al luogo della partita inaugurale dei Mondiali a Città del Messico, mentre migliaia di tifosi si dirigevano allo stadio. Brevi scontri sono scoppiati quando i dimostranti si sono avvicinati ai cordoni di sicurezza attorno all'impianto.

Il Messico ha dato il via alla Coppa del Mondo FIFA 2026 l'11 giugno a Città del Messico, tra rigide misure di sicurezza. La cerimonia di apertura si è svolta dopo gli scontri tra studenti, attivisti e polizia nei pressi dello stadio che ospitava la partita inaugurale tra Messico e Sudafrica.

I manifestanti dell'Università Nazionale Autonoma del Messico (UNAM) e di altri gruppi hanno marciato verso l'impianto, sostenendo che le risorse governative destinate al torneo dovrebbero invece essere utilizzate per le priorità sociali. All'arrivo dei tifosi per la partita, i dimostranti hanno cercato di spostare le barriere e di forzare i cordoni di polizia, provocando scontri lungo le vie di accesso allo stadio.

Gli agenti in tenuta antisommossa hanno formato cordoni difensivi e sono intervenuti per impedire ai manifestanti di raggiungere le aree riservate ai sostenitori. Alcuni manifestanti hanno lanciato pietre e detriti, mentre la polizia ha risposto con misure di controllo della folla. Gli striscioni esposti criticavano le spese legate ai Mondiali e richiamavano l'attenzione su disuguaglianze e sparizioni irrisolte in Messico. Fumo e fumogeni erano visibili in diversi punti del perimetro dello stadio, ma le autorità hanno mantenuto il controllo della zona di sicurezza.

MESSICO: IL QUOTIDIANO MURAL SUL BOICOTTAGGIO DEI MONDIALI DEL 2026

Il quotidiano messicano Mural, nel suo recente supplemento dedicato ai prossimi Mondiali di calcio del

pc 12 giugno - Amendolara, "i braccianti bruciati vivi sono un costo aziendale" - unire denuncia organizzazione lotta

Da terre libere

Quattro braccianti afghani e pakistani sono morti carbonizzati in un minivan sulla Statale 106 Jonica. Il già giovane aveva 19 anni. Fermati due caporali connazionali. Il sopravvissuto: «Non ci pagavano da settimane. Volevano anche i soldi per il trasporto». Ricostruita la filiera dai campi ai supermercati, ma con molte ombre

Amendolara

Mohammad Taj Alamyar prende a gomitate il finestrino. Il vetro cede. Riesce a trascinarsi fuori, dal portellone posteriore, mentre il minivan brucia. Forse le ustioni alle braccia non gli resteranno per sempre, ma il ricordo di quei momenti sì. Sarà l’unico sopravvissuto.

Gli altri quattro muoiono dentro. Qualcuno aveva bloccato le portiere, cosparso il mezzo di carburante e appiccato il fuoco. Si chiamavano Amin Fazal Khogjani, ventotto anni. Ullah Ismat Qiemi, diciannove. Safi Iayjad, ventisette. Waseem Khan, ventinove. Erano arrivati dal Pakistan e dall’Afghanistan, appartenenti all’etnia pashtun.

Era il primo giugno. Una mattina uguale a tante altre. All’alba erano saliti sul furgone diretto ai campi di fragole di Scanzano Jonico. Lo facevano quasi ogni giorno dalla fine di aprile. Zaino sulle spalle, scarpe già sporche di terra. Da un appartamento al primo piano di via Gramsci, a Villapiana, percorrevano la Statale 106, la lunga strada che attraversa l’alto Jonio calabrese.
Non sono più tornati. La loro vita è finita nello spiazzo del distributore di carburante.

Vivevano come molti lavoratori stagionali della zona: fino a dieci persone in due stanze, materassi appoggiati sul pavimento, pochi mobili. Partivano prima dell’alba e rientravano nel pomeriggio, dopo ore passate nei campi. Spesso viaggiavano sui minivan organizzati dai caporali. La loro storia è finita dentro uno di quei furgoni.

Una piccola comunità

Insieme formavano una piccola comunità. Sempre alla ricerca di lavoro, erano stati prima in Sardegna, dove avevano ottenuto i permessi di soggiorno, per poi spostarsi in quell’area tra  Basilicata e Calabria che è uno dei distretti agricoli più importanti d’Italia.

Non solo le fragole, ma olive, agrumi, pesche-noci e persino frutta esotica e riso. Migliaia di imprese che lavorano a stretto contatto con la grande distribuzione di tutta Italia e anche all’estero. Da quei campi partono le vaschette di frutta confezionata primaverile o le clementine che a dicembre arrivano sulle tavole delle famiglie italiane. Milioni di euro di fatturato che, per chi raccoglie la frutta, si traduce in poche monete da strappare a un caporale riluttante. Una geografia del lavoro che scende lungo la costa dello Jonio: Bernalda, Metaponto, Policoro, Pisticci, Amendolara, Sibari, Schiavonea.

Nell’appartamento dove vivevano a Villapiana, gli investigatori hanno trovato tracce evidenti della loro quotidianità: materassi a terra, documenti, pochi effetti personali e un numero impressionante di scarpe infangate. L’affitto, circa 500 euro al mese, veniva diviso tra loro e detratto direttamente dai salari.

Sfruttamento e filiera

Ogni mattina i braccianti partivano per lavorare nelle campagne della zona per la raccolta di fragole in un’azienda agricola di Scansano. L’incarico era iniziato dal 20 aprile. L’accordo era per 45 euro giornalieri. «Ma da quando avevano iniziato quel lavoro non ci avevano dato neanche mai un euro», spiega il sopravvissuto Mohammad Taj Alamyar al TgR Calabria. «Alla fine ci davano la casa ma niente paga. Pretendevano anche 5 euro al giorno per il viaggio fino al lavoro».

Dalle parole del superstite emerge il quadro di una vita segnata da precarietà e sfruttamento. Quarantacinque euro al giorno, da cui sottrarre l’affitto, il trasporto, le spese. Il bilancio finale: poco più di zero. Tra i temi da accertare vi è se la richiesta di un contratto regolare o di una paga diversa, o il rifiuto di ulteriori trattenute, abbiano avuto un ruolo nella vicenda. «Volevano il contratto», dice Taj Alamyar riferendosi ai compagni morti nel rogo. Sicuramente avevano litigato fino al mattino della strage, anche violentemente. E ai caporali era venuto in mente di dare una lezione. Definitiva.

Amendolara
 Ricostruzione della filiera agricola
                                                                                                          

Qui iniziano le contraddizioni. Il titolare dell’azienda presso cui hanno lavorato li ha impiegati nella racconta delle fragole. Un lavoro temporaneo, dove si paga la giornata, quasi sempre con regolare apertura di ingaggio. Questa azienda aveva assunto tutti, anche i presunti caporali e dice che pagava ciascuno con bonifico. Nessuno al momento può smentire, ma allora quale era il ruolo dei caporali?

È interessante comunque entrare dentro l’azienda, moderna ed efficiente, molto lontana dall’idea di economia arcaica che circola sull’agricoltura meridionale. Un fatturato milionario, un sito per la vendita diretta di fragole e frutta esotica, contratti con i grandi nomi dei supermarket dove arrivano sia con il nome proprio che col private label, “nascosti” dietro il marchio della catena. 

Il rapporto con la GDO è chiarito in un alcune interviste. Comprate frutta italiana. Nessuna rivendicazione di compensi maggiori, solo il terrore della concorrenza dall’estero, Grecia e Spagna in testa.

Il giorno della strage

C’era stata una prima lite la mattina, poi la discussione era proseguita durante il rientro. Taj Alamyar racconta che i braccianti si erano ribellati alla condizione di sfruttamento a cui erano sottoposti.

Secondo la Procura di Castrovillari, il piano sarebbe stato premeditato. Uno dei passaggi ritenuti decisivi riguarda la porta scorrevole del minivan: resa inutilizzabile dall’esterno, con la rottura della maniglia, così da bloccare chi si trovava all’interno mentre le fiamme si propagavano rapidamente.

Il posizionamento dei cadaveri, tutti nel vano anteriore, e il movimento del mezzo ripreso dalle telecamere avrebbero fatto ipotizzare agli investigatori un disperato tentativo di liberarsi usando braccia e gambe.

La Procura di Castrovillari colloca il caporalato tra le piste dell’inchiesta. Il riferimento tecnico richiama l’articolo 603-bis del codice penale, riformulato dalla legge 199 del 2016, che riguarda intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. Gli investigatori stanno verificando se dietro il rogo ci sia una rete costruita intorno alla manodopera agricola. La Statale 106 unisce il luogo del delitto e la direttrice di spostamento tra aree agricole, alloggi e punti di transito dell’alto Jonio cosentino.

I fermati e il movente

Per la strage sono stati fermati due cittadini pakistani di 31 anni. Sarebbero stati loro i caporali che gestivano il trasporto e gli alloggi dei braccianti e che pretendevano soldi da uomini a cui non avevano mai consegnato una paga.

Mohammad Taj Alamyar ripete in modo ossessivo: «È mafia, mafia… Sono dei mafiosi pakistani». Il sopravvissuto ha parlato di una “mafia del Pakistan”, riferendosi a una rete di caporalato gestita da connazionali, un meccanismo che, secondo diverse indagini degli ultimi anni, si innesta tra Basilicata e Calabria, sfruttando proprio la fragilità dei lavoratori migranti.

Qui dobbiamo chiarire il concetto di fragilità, per non cadere in un “essenzialismo” etnico che vede negli asiatici gente sottomessa incapace di rivendicare i propri diritti. Quando esistono le possibilità, come sta accadendo nel distretto tessile di Prato, i lavoratori di origine pakistana sono il cuore del sindacato che sta portando diritti in un ambito dove lo sfruttamento era, se possibile, pure peggiore rispetto a quello agricolo. E come non ricordare il caso di Adnan Siddique? Anche lui di origine pakistana, morto dopo aver denunciato un clan di connazionali che portava braccianti da sfruttare agli agricoltori della provincia di Caltanissetta.

La fragilità è costruita da un sistema di leggi sull’immigrazione nato proprio per creare lavoratori ricattabili. La politica su questo è sorda. Nessun governo ha mai preso in carico la questione. Per ottenere i documenti chi arriva in Italia solitamente passa per la richiesta d’asilo. Un lungo processo burocratico che si conclude spesso con un rifiuto. Anche per chi viene dall’Afghanistan dei talebani, non esattamente un paese sicuro. La risposta, anche per loro, evidentemente si accompagna con fogli di carta temporanei, fatti apposta per cercare lavoro ricattabile, magari come rider o come bracciante. Le due strade oggi sono equivalenti, la differenza la fa il passaparola che ti porta in città oppure in campagna.

pc 12 giugno - Welfare, non guerra”: il 14 giugno mobilitazione a Bruxelles

“Welfare, non guerra”: il 14 giugno mobilitazione a Bruxelles e in altre città europee contro i piani di riarmo dell’Ue e della Nato

Contro i piani di riarmo dell’Ue e della Nato

Il centro sarà la capitale belga dove alle 15.00 inizierà la manifestazione. Organizzato dalla coalizione Stop ReArm Europe, l'evento si terrà a pochi giorni dalla riunione del Consiglio sul nuovo bilancio settennale dell'Ue: "Spendere miliardi in armi rende l'Europa più povera, non più sicura"

Un unico slogan, “Welfare, non guerra“, unirà il 14 giugno oltre 800 organizzazione della società civile, sindacati e movimenti sociali, che scenderanno in piazza a Bruxelles per marciare contro la politica di riarmo dell’Unione Europea e della Nato. Il presidio è stato organizzato dalla coalizione paneuropea, Stop ReArm Europe, in collaborazione con la piattaforma belga, Stop Militarisation, e coinvolge anche decine di altre città europee. Tutte hanno un unica richiesta: il denaro pubblico deve essere speso per il benessere sociale, non per armarsi

pc 12 giugno - Visite scolastiche alla base aeronavale di Sigonella: avanti con l'educazione militare

Antonio Mazzeo | antoniomazzeoblog.blogspot.com

09/06/2026



La stazione aeronavale di Sigonella, in Sicilia, avamposto per le operazioni USA e NATO negli scacchieri di guerra in Ucraina, Africa e nel Golfo Persico, continua ad essere l'ambita meta per le gite fuori porta degli istituti scolastici e dei centri di formazione professionale dell'Isola.

L'ultimo tour ai principali sistemi di morte ospitati nella grande base che sorge a pochi chilometri dall'area metropolitana di Catania ha visto protagonisti gli studenti del Centro di Formazione ARS di Paternò.

"Si è trattata di una giornata intensa, ricca di emozioni e di esperienze formative, una visita esclusiva presso la Naval Air Station (NAS) Sigonella della Marina degli Stati Uniti e il 41° Stormo dell'Aeronautica Militare Italiana", riportano con enfasi gli organizzatori alla testata online Etnanews24.

"L'iniziativa ha offerto ai giovani partecipanti un'opportunità unica per conoscere da vicino il complesso mondo delle operazioni aeronautiche e della sicurezza militare, attraverso un percorso che

pc 12 giugno - Israele demolisce la sanità palestinese

Michele Giorgio | ilmanifesto.it

06/06/2026

L’ingresso dell’ospedale di Beit Jala, alle porte di Betlemme. Foto Michele Giorgio
L'ingresso dell'ospedale di Beit Jala, alle porte di Betlemme - Michele Giorgio

All'ospedale pubblico di Beit Jala, alle porte di Betlemme, i pazienti affollano la sala d'attesa del Reparto di nefrologia e dialisi. Le macchine disponibili sono poche e le attese, anche in passato, sono sempre state lunghe. Ma da diversi mesi si sono ulteriormente allungate. «Non ci sono abbastanza infermieri e medici e quelli disponibili fanno il possibile», ci dice Abu Firas, pensionato dell'Autorità nazionale palestinese (Anp) che da una decina d'anni sopravvive grazie all'emodialisi. «Un tempo, a chi aspettava tanto», aggiunge, «l'ospedale assicurava il pasto; oggi invece devi portarti il cibo e l'acqua da casa. Per come vanno le cose mi accontento di fare la dialisi, è già un miracolo. Spero solo di continuare a farla».

Le preoccupazioni di Abu Firas sono fondate. La sanità pubblica palestinese in Cisgiordania sta collassando per mancanza di risorse. E sta entrando in crisi anche quella privata, che deve la propria sostenibilità alle prestazioni mediche offerte alla popolazione per conto di quella pubblica. A pagare il prezzo più alto sono i malati più gravi, a cominciare da quelli oncologici, messi di fronte alla possibilità

pc 12 giugno - Risposte alle obiezioni sull’introduzione di una tassa sulle grandi ricchezze

a) “È una misura illegittima perché introduce una doppia tassazione”

Si tratta di un equivoco concettuale. Anche l’IVA normalmente pagata sui consumi grava su redditi che sono già stati tassati. In generale, ogni sistema fiscale moderno prevede una pluralità di strumenti di imposizione che possono gravare, in momenti diversi, sulla stessa base economica.

Il problema non è quante volte una determinata ricchezza venga tassata, ma quali fasce sociali siano chiamate a contribuire e in quale proporzione. La vera questione è dunque quella della distribuzione del carico fiscale e della sua coerenza con i principi di equità e capacità contributiva.

b) “È una misura inutile perché chi deve pagare troverà il modo di non farlo”

Evasione ed elusione fiscale sono problemi che riguardano qualunque forma di tassazione, sia essa applicata ai redditi, ai consumi o ai patrimoni. Se l’esistenza dell’evasione fosse una ragione sufficiente

giovedì 11 giugno 2026

pc 11 giugno - Il corteo operaio oggi a Milano di Electrolux e fabbriche di Ticino Olona - voci operaie

 






pc 11 giugno - ORE 12 Controinformazione rossoperaia - Governo Meloni sempre più governo dei padroni

 

pc 11 giugno - I nostri compiti attuali nella lotta sul fronte internazionale e contro il governo

da ORE12/Controinformazione rossoperaia del 10.06.26

La guerra di aggressione imperialista americana e sionista nei confronti dell'Iran non è certo alla vigilia di un accordo ma di una nuova fase dell'aggressioneGli interessi dell'imperialismo americano di rovesciare il legittimo regime in Iran e quelli dei sionisti israeliani - che oltre a questo continuano nella loro marcia per la Grande Israele che comporta l'aggressione continuata di tutti i paesi dell'area mentre prosegue lo stillicidio genocida nei confronti della Palestina e l'occupazione/annessione della Cisgiordania - spingono per una nuova fase dell’aggressione.

Sia la resistenza palestinese, che recentemente ha fatto un attacco all'interno di Israele, sia la resistenza delle forze nazionali libanesi rappresentate dal Hezbollah stanno mettendo in difficoltà il piano di Israele; così come la resistenza e la reazione dell'Iran rende assai difficile la vittoria più volta annunciata da Trump.

In questo contesto è importante, come sempre, mantenere la barra dritta: i proletari e i popoli del mondo sono contro l'aggressione imperialista americana, sono contro il regime sionista israeliano che oggi, come consenso generico internazionale è ai minimi storici, ma le forze che lo sostengono, innanzitutto l'imperialismo americano, poi a diverse sfumature i governi dei paesi imperialisti, quindi

pc 11 giugno - Il nuovo numero di ORE 12 settimanale

 

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pc 11 giugno - Intensa campagna di boicottaggio dei mondiali in Messico


Sol Rojo Mx

🔻 ¡SolRojistas a las calles!

📍Frente del Pueblo-SolRojo en pie de lucha en la marcha de esta mañana convocada por la #CNTE rumbo al #EstadioCDMX (Estadio Azteca) como parte de la acciones de la #HuelgaNacional.

📌 Denunciamos nuevamente el desproporcionado despliegue policíaco y el cerco al estadio que #ClaraBrugada y #ClaudiaSheinbaum mantienen como parte del Estado de excepción que le impone la #FIFA.

📢 Sol Rojo Mx presente con volanteo masivo del suplemento especial y difusión del #PM29 #PrensaPopular

📢 ¡Huelga General de Resistencia Nacional!
🚩 ¡Contra el viejo Estado y el imperialismo!
📌 ¡ Que no ruede el balón!

#Huelga #1Junio #CNTE #MadresBuscadoras #FECSM #ComunidadesEnResistencia #AntiGentrificación #Boicot #Mundial #FIFA2026 #NiUnPasoAtrás

pc 11 giugno - “Ti rispedisco in India in una bara” - Milano cantiere del Consolato Usa

Da Fanpage

“Ti rispedisco in India in una bara”: è la minaccia che, secondo l’accusa, il presunto caporale della Caddell usava per intimidire gli operai impiegati nella costruzione del nuovo consolato USA di Milano.

Così il 51enne Aji Appukuttan, presunto "caporale operativo" della Caddell Construction – l'azienda costruttrice americana impegnata nella realizzazione del nuovo consolato degli Stati Uniti a Milano che è finita al centro di un'inchiesta per caporalato e "para-schiavismo" – avrebbe minacciato alcuni degli operai impiegati nei lavori. Gli stessi che agli inquirenti hanno poi denunciato: "Tratta gli operai come schiavi, come si vede nei film che parlano di schiavi".

È quanto si legge nell'ordinanza firmata dalla gip di Milano Angelica Cardi su richiesta dei pm Storari e

pc 11 giugno - Dopo Amendolara nulla deve essere come prima, denuncia, lotta, organizzazione - L'altra faccia della Calabria: piattaforme concrete che possano rafforzare i migranti e indebolire l'asse padroni/caporali/info

In Calabria c’è anche chi aiuta i lavoratori migranti

Nella stessa zona in cui quattro braccianti sono stati bruciati vivi, alcune aziende e associazioni hanno trovato un modo per togliere potere ai caporali

di Angelo Mastrandrea

Lavoratori migranti nei terreni dell'azienda agricola Gias a San Marco Argentano, in Calabria (Angelo Mastrandrea/il Post)
Lavoratori migranti nei terreni dell'azienda agricola Gias 
a San Marco Argentano, in Calabria

Sulla costa jonica nel nord della Calabria, dove il primo giugno quattro braccianti migranti sono stati bruciati vivi in un minivan, ci sono anche aziende agricole che assumono i lavoratori con contratti regolari e condizioni di lavoro dignitose. Provvedono alla casa e al trasporto, in modo da evitare che si rivolgano a caporali, cioè persone che fanno da intermediari per ingaggiare i braccianti, sfruttarli e trattenere parte della loro paga. Li assumono andandoli a cercare soprattutto nella baraccopoli di San Ferdinando, nella piana calabrese di Gioia Tauro, o in quelle pugliesi di Borgo Mezzanone e di Rignano.

Queste aziende riescono a lavorare nella legalità grazie a un progetto che si chiama Spartacus, ideato dall’associazione Giuste Terre e finanziato da alcune fondazioni e dai soldi dell’8 per mille versati alla Chiesa valdese. «Cerchiamo di far assumere il più possibile le persone legalmente e di garantire ai braccianti la possibilità di avere un alloggio, perché se continuano a vivere nei ghetti o alle dipendenze dei caporali è tutto inutile», dice il responsabile del progetto Gianantonio Ricci.

Ricci dice che in un anno sono riusciti a far assumere 180 persone che vivevano a Borgo Mezzanone o a San Ferdinando, tirandole fuori dai ghetti e sottraendole al caporalato.

Secondo uno studio del CNR (Consiglio nazionale delle ricerche, il più importante ente pubblico che si occupa di ricerca), nelle campagne calabresi 12mila migranti sono «impiegati in condizioni di irregolarità». I caporali riescono a tenere sotto controllo i braccianti perché si occupano di tutto al posto loro, offrendo insieme al lavoro una casa e il trasporto: i lavoratori migranti spesso non hanno alternative.

Gli ideatori del progetto Spartacus allora hanno pensato che per contrastare il caporalato avrebbero dovuto fare lo stesso, ma in maniera legale e offrendo un servizio migliore. «La prima cosa che

pc 11 giugno - Sfruttamento schiavista nelle campagne - utilizzare ogni dato per denuncia organizzazione e lotta

Storie di schiavitù tra i braccianti delle campagne lucane

Migliaia di migranti vivono in masserie fatiscenti e lavorano 12 ore al giorno per pochi soldi, minacciati dai caporali come i quattro bruciati vivi in un minivan

Un'abitazione in un campo dove vivono i lavoratori africani durante la stagione della raccolta dei pomodori a Palazzo San Gervasio, in Basilicata, 2016 (Michele Borzoni/TerraProject/contrasto)
Un'abitazione in un campo dove vivono i lavoratori africani durante la stagione della raccolta dei pomodori a Palazzo San Gervasio, in Basilicata, 2016 (Michele Borzoni/TerraProject/contrasto)

In poco più di una quarantina di chilometri tra Metaponto e Nova Siri, nelle campagne della costa ionica della Basilicata, e nella vicina Val d’Agri, lavorano circa 20mila braccianti nella raccolta di fragole, albicocche, pesche e ortaggi vari. Sono quasi tutti migranti, arrivati in Italia via mare dall’Africa, a piedi attraverso la cosiddetta rotta balcanica o in aereo con il decreto flussi, la norma con cui ogni anno il governo stabilisce quanti stranieri extracomunitari possono entrare regolarmente in Italia per lavorare (molto esposta a illeciti e truffe).

Secondo le stime del sindacato Flai (Federazione lavoratori agro industria) Cgil, la metà – quindi circa 10mila – sono a rischio di sfruttamento: sono controllati dai caporali, cioè persone che fanno da intermediari per lucrare sul contratto, ingaggiando i lavoratori, portandoli nei campi e trattenendo una parte della loro paga; e lavorano in nero o in grigio, cioè con contratti per un certo numero di ore e per il resto in nero, pagati in contanti.

Molti dei migranti che lavorano in questi campi sono tenuti in condizioni di schiavitù: vivono stipati nelle masserie in campagna o in case affittate dai caporali nei comuni dell’entroterra o della vicina

pc 11 giugno - Contro la repressione dei compagni irlandesi di AntimperialistAction Ireland - massima solidarietà


Esprimiamo incondizionata solidarietà alle compagne e ai compagni di anti imperialist action ireland per le recenti intimidazioni poliziesche fatte di perquisizioni, sequestri di telefoni e pc.
Come ben sappiamo, questo è il trattamento che gli stati imperialisti riservano ai compagni che decidono di lottare contro le loro politiche di aggressione e sfruttamento.
Perché quando sul fronte esterno preparano e combattono le guerre, allo stesso modo sul fronte interno devono reprimere chi non accetta queste logiche.
Per questo, come rivoluzionari, abbiamo il compito e la necessità di organizzarci e migliorare la nostra azione e combattere prima di tutto il nemico in casa nostra.
Come internazionalisti crediamo che sia fondamentale creare e mantenere una rete con tutte le forze antimperialiste, antisioniste e anticapitaliste, perché solo così potremo liberarci una volta per sempre di questa società fatta di sfruttamento e morte.

[ENG]
We express our unconditional solidarity with our comrades at Anti-Imperialist Action Ireland following the recent police intimidation, which has included searches and the seizure of mobile phones and computers.
As we well know, this is the treatment that imperialist states reserve for comrades who decide to fight against their politics of aggression and exploitation.
Because when they prepare and wage wars on the external front, in the same way they must repress those who do not accept this logic on the internal front.
For this reason, as revolutionaries, we have the duty and the need to organise ourselves, improve our action and, first and foremost, fight the enemy within our own ranks.
As internationalists, we believe it is essential to create and maintain a network with all anti-imperialist, anti-Zionist and anti-capitalist forces, because only in this way can we free ourselves once and for all from this society built on exploitation and death.
 

Anti Imperialist Action Ireland affirme que des militants ont été visés par des perquisitions menées à l’aube du 7 juin à Dublin par la police, qui a forcé l’entrée de plusieurs domiciles et saisi du matériel électronique appartenant aux personnes présentes, y compris à des individus non impliqués dans l’activisme politique. Aucune arrestation n’a été effectuée, soulignant que c’est une opération d’intimidation visant le mouvement républicain socialiste irlandais. En réaction, plusieurs actions de solidarité ont eu lieu pour réaffirmer leur solidarité avec les militants réprimés.

pc 11 giugno - Meloni/Modi un'alleanza all'insegna del fascismo/imperialismo/guerra/oppressione di proletari e masse popolari

Un'alleanza e una azione comune che siamo i soli a denunciare e contrastare all'insegna dell'internazionalismo proletario.

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Da Giorgia Meloni
Congratulazioni a @narendramodi
che oggi diventa il Primo Ministro eletto più longevo nella storia dell’India. È stato un piacere ritrovarci a Roma nelle scorse settimane e lanciare assieme un Partenariato Strategico Speciale che guarda al futuro per creare nuove opportunità per le nostre Nazioni e i nostri popoli.

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pc 11 giugno - La repressione a Trieste non impedirà la prossima manifestazione antifascista - infosolidale

Scontri in viale XX settembre, partite dieci denunce. Punto di domanda sul percorso del corteo antifascista

A riportarlo è Il Piccolo. Si tratta di deferimenti all'autorità giudiziaria a vario titolo; ancora troppo presto per indagini e nomi. Sul caso la Digos, presente in viale XX settembre con la Celere. Nessuna intenzione di vietare la prossima manifestazione, ma il tracciato potrebbe subire limitazioni per ragioni di sicurezza

Secondo il quotidiano locale Il Piccolo sarebbero una decina le persone deferite a vario titolo all'autorità giudiziaria per i fatti del 19 maggio, quando una contromanifestazione antifascista aveva contestato il rito del "presente" in memoria di Almerigo Grilz in viale XX settembre e la situazione era rapidamente degenerata in scontri. Cinque persone erano rimaste colpite nei tafferugli, di cui tre in quota antifascista e due giornalisti.

Contromanifestazione non autorizzata

Almeno nei casi in cui le lesioni sono state inferte con un oggetto atto a offendere – in viale venivano utilizzati cinghie, spranghe e tirapugni, ma persino lanciate sedie – le indagini sarebbero procedibili d'ufficio. Indaga la Digos, che il 19 maggio era sul posto con la Celere tentando di calmare gli animi. Non è ancora chiaro se sia perseguibile il saluto fascista durante la commemorazione di Grilz – la giurisprudenza sembrerebbe propendere verso il no –, mentre chi ha partecipato alla contromanifestazione antifascista, non autorizzata dalla questura, potrebbe andare incontro a sanzioni pecuniarie anche importanti. Tra i membri di quest'ultima assemblea nessuno avrebbe ancora ricevuto notifiche di alcun genere. Non ci sarebbe, infine, intenzione di vietare la manifestazione programmata tra nove giorni – a un mese di distanza dai fatti. Partenza prevista dalla riva Traiana alle 18.30. Manca ancora, però, una conferma sul percorso, che potrebbe subire limitazioni e contenimenti per ragioni di sicurezza.

mercoledì 10 giugno 2026

pc 10 giugno - Dal Fronte Democratico per la liberazione della Palestina


 In spagnolo fascilmente leggibile

«Democracia»: La entidad israelí logra, mediante el acuerdo de Gaza, lo que no consiguió con la guerra

[domingo, 07 junio 2026 13:24:11 +0300]

Ramallah – Saba:
El Frente Democrático para la Liberación de Palestina condenó hoy, domingo, la sangrienta escalada de violencia por parte de la entidad israelí en la Franja de Gaza, así como las muertes y heridas de decenas de mártires, especialmente en los campamentos de desplazados de la densamente poblada zona de Rimal.
El Frente Popular para la Liberación de Palestina (FPLP), en un comunicado al que tuvo acceso la Agencia de Noticias Yemení (SABA), consideró esta escalada un ataque contra las conversaciones de El Cairo que se celebran entre las facciones palestinas, los mediadores y el Coordinador Especial de la ONU para el Proceso de Paz en Oriente Medio, el Embajador Mladenov. Las conversaciones tienen

pc 10 giugno - Il governo rinnova e amplia le missioni militari. All'ombra di quelle del gas e del petrolio in Africa e Asia si espandono i profitti dell'ENI. Dal Parlamento pieno appoggio


alcune info - decode39/9 giugno 2026:

L'Italia rimane uno dei paesi europei più attivi nelle missioni internazionali, con dispiegamenti in ambito NATO, ONU, UE e in operazioni bilaterali.

Il dibattito parlamentare ha rispecchiato una crescente enfasi sulla deterrenza e sulla prontezza militare, accanto alle tradizionali missioni di stabilizzazione.

Crosetto ha inoltre avvertito che "la minaccia atomica che avevamo relegato ai libri di storia sta tornando ad essere rilevante"

Martedì il governo italiano ha avviato le procedure per il rinnovo di 50 missioni militari internazionali, mentre il ministro degli Esteri Antonio Tajani e il ministro della Difesa

pc 10 giugno - Milano Piazza Insubria - assemblee di cittadini in rivolta contro i topi/Aler/Comune - info solidale


pc 10 giugno - I caporali sono lo strumento, non la causa: un contributo

Quattro braccianti bruciati vivi ad Amendolara. I caporali sono lo strumento, non la causa: dietro c’è una filiera agricola che scarica il costo sui più vulnerabili, con la complicità di trent’anni di legislazione bipartisan.

Quattro nomi, un sistema: i braccianti bruciati vivi e la catena dello sfruttamento

Ullhaismat Qiemi, Safi Iayjad, Amin Fazal Khogjani, Waserm Khan. Quattro nomi. Quattro braccianti pakistani morti bruciati vivi ad Amendolara, in Calabria, per mano di due caporali connazionali. La notizia ha occupato qualche colonna nei quotidiani, poi è scivolata via con la velocità tipica delle tragedie che non producono indignazione politicamente redditizia. Nessuna visita del Presidente della Repubblica, nessuna dichiarazione di cordoglio della Presidente del Consiglio. Il confronto con il caso di Modena — dove le istituzioni si sono mobilitate con solerzia commovente — non richiede particolari commenti: lì le vittime avevano una nazionalità e una visibilità mediatica diverse. Qui invece si applica la regola non scritta che governa certa narrazione pubblica: stranieri uccisi da stranieri, faccenda tra loro, cali il sipario. Questa lettura è comoda, e per questo va smontata.

La filiera dello sfruttamento: dal campo agli scaffali

I due caporali non operavano nel vuoto. Lavoravano per aziende agricole inserite in una filiera produttiva che termina, puntualmente, sugli scaffali della grande distribuzione organizzata. È lì, in quella catena, che si deve cercare la responsabilità sistemica: non nei singoli aguzzini — figure criminali che esistono perché il sistema li tollera e li utilizza — ma nei meccanismi che rendono possibile e conveniente il loro operato.

Il caporalato non è un’anomalia residuale dell’agricoltura italiana: è una funzione strutturale. Garantisce manodopera flessibile, a basso costo, priva di tutele reali, in settori dove i margini si

pc 10 giugno - ORE 12 Controinformazione rossoperaia - I nostri compiti attuali nella lotta sul piano internazionale e contro il governo

 

pc 10 giugno - Processo "Ambiente svenduto" - Non gli basta il trasferimento, vogliono la cancellazione dell'intero processo - Non permettiamoglielo

Venerdì, 19 giugno, ci sarà un'udienza che potrebbe essere decisiva per il processo Ilva “Ambiente Svenduto” che da settembre si tiene a Potenza. Potrà essere un'udienza decisiva perché potrebbe nuovamente mettere in discussione addirittura l'intero processo.

Noi avevamo sempre detto dall'inizio, dal 2012, anno in cui è stato avviato questo processo che il processo Ilva in un certo senso rappresentava la “madre di tutti i processi” di questo tipo sulla sicurezza, sulla salute dei lavoratori e degli abitanti della città, dei quartieri inquinati. Perché, per la grande fabbrica che rappresenta l'insieme degli attacchi alla salute e alla sicurezza sia degli operai che degli abitanti dei quartieri, per la quantità e la varietà di soggetti imputati che erano in primis i padroni Riva ma poi tutto il contorno, i legami politici, istituzionali, addirittura la Chiesa, la Digos, eccetera, che avevano contribuito a questo sistema di attacco alla salute e alla sicurezza, questo processo rappresentava un pò un quadro, una visione concreta di che cosa è il sistema capitalista in cui tutti gli aspetti di questa società sono determinati e sono funzionali al capitale.

Questo lo dicevamo, in un certo modo in senso positivo, perchè alla sbarra non c'erano solo delle persone ma c'era appunto un intero sistema che aveva fatto morti, malati e continuava a farli.

Oggi invece lo dobbiamo dire in termini sicuramente negativi, Cioè il processo “Ambiente svenduto” da essere la “madre di tutti i processi di questo genere” sta diventando la “madre di tutte le ingiustizie di classe”.

Quello che sta avvenendo nelle udienze, soprattutto in queste ultime udienze, ha qualcosa, è poco dire di vergognoso, di scandaloso, perché è molto di più. In particolare nell'ultima udienza, a un certo punto è sembrato che si tornasse alle ultime udienze fatte a Taranto sia nel processo di primo grado sia soprattutto nell'appello. Cioè il focus, il tema centrale degli interventi degli avvocati e degli imputati