lunedì 8 giugno 2026

pc 8 giugno - Milano consolato Usa - sistema di ricatti e sfruttamento schiavistico targato USA/padroni coperto da istituzioni

CdS Milano «Febbre e vomito? Ci davano antidolorifici e si tornava a lavorare» 

Repubblica: Consolato Usa, le minacce agli operai: “Se ti assenti ancora ti rispedisco a casa dentro a una bara" - Il capo del personale: “Era una sorta di padrone con la costante minaccia del licenziamento”

Consolato Usa, le minacce agli operai: “Se ti assenti ancora ti rispedisco a casa dentro a una bara”

Le testimonianze ricostruiscono un clima di ricatti e vessazioni del capo del personale, ora fermato dai pm. L’accusa dei magistrati: “Era una sorta di padrone con la costante minaccia del licenziamento”Se ti assenti ancora ti rispedisco in India in una bara». Se lo sentivano ripetere allo sfinimento gli operai indiani al cantiere del consolato americano di piazzale Accursio, messo una settimana fa in «controllo giudiziario» dai pm Mauro Clerici e Paolo Storari per sfruttamento dei lavoratori pagati meno di due euro all’ora, sei giorni alla settimana, turni massacranti senza festivi e stipendi tra gli 800 e i 1.400 euro. Negli ultimi giorni, quando la notizia delle indagini era nota, la minaccia era di tacere: «Se parlate di quello che succede in cantiere e come si lavora la vostra fine sarà la stessa: il rimpatrio». E a ricattarli era sempre lui, Aji Appukuttan, connazionale, 51 anni. Il gestore del personale, fermato venerdì sera con un provvedimento d’urgenza dai pm per il pericolo che fuggisse, come già aveva tentato di fare Ulas Demir, manager della divisione italiana della Caddell Construction, bloccato domenica scorsa dai carabinieri a Orio al Serio mentre tentava di imbarcarsi con la famiglia su un volo per la Turchia.

Il secondo fermato nell’inchiesta per caporalato aggravato nel cantiere da 200 milioni di dollari per la

sede diplomatica, era «il caporale operativo», l’elemento di raccordo tra i capi squadra turchi e gli operai. “Aji”, indiano come gli operai che sfruttava. Gestiva la manovalanza, «una sorta di padrone che assoggetta i propri sottoposti a un controllo assoluto sotto la costante minaccia di licenziamento il che, e gli operai lo sanno bene, comporterebbe il rimpatrio immediato per la scadenza del titolo di soggiorno».

La figura di Aji è emersa centrale nelle testimonianze degli operai rese a investigatori e inquirenti. Racconti fotocopia. «Aji è il cane da guardia della Caddell» dice un autista dei capisquadra. «Trattava gli operai come schiavi».

Reclutati in India, da società intermediarie che chiedevano 500 mila rupie — cinquemila euro — per assoldarli, per lavorare a Milano. Una sorta di “pizzo” che per tanti significava indebitarsi con parenti e amici. Appena arrivati qui, attratti da «false promesse», era Aji il loro referente. A lui si imputano diverse violazioni. Era lui a obbligare tutti gli operai sotto minaccia ad aprire un conto corrente firmando documenti che — non parlando né italiano né inglese non capivano — consentiva a loro insaputa il prelievo automatico di 500 euro al mese per l’alloggio, mentre a ciascuno veniva imposto il pagamento di 370 euro in contanti e «di nascosto» dagli altri per i pasti forniti in cantiere, pretesi anche da chi quel cibo non lo toccava nemmeno. Considerato che tutti mandavano circa 350 euro a casa per le famiglie, ne restavano a volte solo 150 per tirare la fine del mese. I contratti firmati spesso erano irregolari e venivano retrodatati, per aggirare la norme sull’immigrazione. E poi il trattamento sul cantiere. Botte, minacce, vessazioni. «L’ambulanza non si chiama» rispondeva Aji a chi si faceva male. «Mi sono infortunato in cantiere, avevo un bruciore alla schiena, ho chiesto ad Aji medicine ma mi ha detto: “In ospedale non si va”». Un altro operaio: «Gli insulti erano quotidiani da parte di Aji» ma anche gesti di violenza fisica: «Dopo avergli detto che i soldi che mi venivano pagati erano pochi rispetto ai giorni e le ore lavorate, mi ha spintonato e rinchiuso nel suo ufficio senza possibilità di uscire».

Il 51enne stava così organizzando di scappare. Annota il pm che l’uomo «ha mostrato di attivarsi per sottrarsi al controllo e per gestire in via difensiva le fonti dichiarative», Aveva capito che «avevamo parlato di lui a voi», dicono gli operai agli inquirenti. Così venerdì sera è stato bloccato prima che salisse sul pullman. Nelle prossime ore sarà interrogato dalla gip Angelica Cardi per la convalida del fermo.

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