venerdì 12 giugno 2026

pc 12 giugno - "Gli investimenti dello Stato devono servire per la guerra, gli armamenti..." non per il lavoro - A proposito dell'Ex Ilva/Acciaierie d'Italia

E non lo dicono manifestanti contro la guerra, ma un ex manager di Arcelor che in una lettera aperta agli operai dell'ex Ilva e alla città di Taranto dice praticamente: Lavoratori è inutile che voi volete difendere il lavoro, il salario; Cittadini di Taranto è inutile che voi vi battete contro l'inquinamento  per la vostra salute, la vostra vita... i soldi non possono essere investiti per questi "piccoli" interessi... ma per gli armamenti di morte, per la guerra degli imperialisti che devono accaparrarsi terre, materie prime, fare una lotta di concorrenza per i mercati (Usa/Europa contro Asia/Cina), imporre il loro dominio, una nuova geografia di spartizione del mondo, ammazzando popolazioni, distruggendo interi territori, cacciando dalle loro terre migliaia di abitanti...

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Alcuni stralci della lettera (pubblicata da Taranto Buonasera):

"Una lettera aperta rivolta alla città e ai lavoratori dell’ex Ilva... A firmarla è Alberto Pratesi, già manager di Arcelor e presidente dell’Associazione Italiana Coil Coating, 
che interviene sulla crisi dello stabilimento tarantino e sulle prospettive industriali del gruppo, partendo da una premessa senza margini di ambiguità: secondo la sua analisi, pensare di riportare l’Ilva alla dimensione e al ruolo del passato non sarebbe più realistico.

L’ex manager individua più ragioni alla base di questa impossibilità... (una ragione) riguarda le risorse finanziarie necessarie...
«Ci vorrebbero 20 miliardi, 10 e più per pagare i debiti, 5 per rifare gli impianti e 5 per le bonifiche, e non ci sono prospettive di ritorno sull’investimento», sostiene Pratesi... prendere atto del fatto che un intervento di questa portata avrebbe conseguenze politiche e finanziarie rilevanti.

Nella lettera, Pratesi lega anche l’eventuale impegno dello Stato alla cornice più ampia delle priorità nazionali e internazionali, richiamando le spese per gli armamenti richieste dalla Nato e il sostegno all’Ucraina richiesto dall’Unione europea. Secondo la sua lettura, un investimento pubblico di quella dimensione rimetterebbe in discussione l’intera impostazione politica attuale.

Il ragionamento si sposta poi sul mercato dell’acciaio. Pratesi sostiene che oggi non ci sarebbero prospettive di ritorno sull’investimento anche perché lo scenario globale è profondamente cambiato. L’offerta di acciaio supererebbe la domanda (*) soprattutto per effetto dell’aumento delle capacità produttive asiatiche, che avrebbero trasformato l’Asia da area importatrice netta ad area esportatrice netta.
«Questa è una realtà che non si può non accettare: il tempo passa e le cose cambiano», scrive Pratesi...
Il confronto con il passato dell’Ilva è altrettanto diretto. «20 anni fa Ilva era il più importante produttore italiano e uno dei più importanti d’Europa, oggi è un gruppo sull’orlo del fallimento...
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(*) - In una situazione in cui una parte consistente dei popoli del mondo ancora soffre la fame, non ha il necessario per vivere, di contro c'è una sovrapproduzione di tante merci (tra cui l'acciaio); sembra un paradosso, ma non lo è nel sistema capitalista, in cui per il capitale sovrapproduzione/crisi vanno insieme. Il perchè di questo lo spiega dettagliatamente Marx ne Il Capitale. Per questo stiamo tenendo delle lezioni con il prof. marxista Giuseppe Di Marco; sono lezioni che servono soprattutto agli operai per comprendere il perchè delle cose che accadono nel mondo e nella loro fabbrica, città.  

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