Uno dei punti importanti, molto importanti, del Partenariato
Strategico Speciale firmato dal duo fascista Modi-Meloni il 20 maggio scorso, è
quello che riguarda i lavoratori, la forza lavoro, e ne parla in un capitolo
intitolato però Migrazione e mobilità, titolo che però rende chiaro il
concetto di come deve essere per l’imperialismo odierno la forza lavoro.
Ecco il capitolo con i suoi tre punti:
Migrazione e mobilità
23. I due leader hanno
concordato di migliorare la mobilità di studenti, ricercatori e lavoratori
qualificati, in particolare nei settori STEM, e per ampliare la cooperazione
nello sviluppo delle competenze, in linea con le esigenze del mercato del
lavoro, inclusa una specifica Dichiarazione Congiunta di Intenti sulla
facilitazione della mobilità degli
infermieri dall'India all'Italia. In questo contesto, hanno accolto con
favore la situazione in corso discussioni tra le agenzie competenti
sull'Accordo di Sicurezza Sociale (SSA).
24. Hanno accolto con favore il lancio di "ICI - Italia chiama India: un ponte di talenti università-
impresa" mirato a valorizzare il talento degli studenti indiani iscritti alle università italiane offrendo percorsi concreti per la guida, l'abbinamento e l'integrazione qualificata nelle imprese italiane.25. Hanno inoltre discusso la
possibilità di rafforzare la cooperazione per combattere contro
migrazione irregolare, sfruttamento del lavoro e tratta di esseri umani per garantire una migrazione sicura e legale. [il grassetto è nostro]
Anche in questo capitolo, come si vede, c’è una parte, la n.
25, fatta di frasi di circostanza che rimangono sempre lettera morta come
“combattere contro lo sfruttamento del lavoro”!!! e che servono a coprire il
vero intento dell’accordo che è proprio il contrario ed è quello chiarito nei
due punti precedenti.
Tutto l’interesse per la “mobilità” dei lavoratori di un
paese imperialista come quello italiano sta nel fatto ormai noto e ripetuto ad
ogni piè sospinto da padroni lamentosi che in particolare nei paesi
imperialisti “mancano i lavoratori”, carenza attribuita soprattutto al calo
delle nascite, a quello che chiamano il problema demografico.
È chiaro che ancora una volta la borghesia racconta la
storia a modo proprio e cade in contraddizione costantemente: non ha senso,
infatti, parlare di carenza di lavoratori quando in questo paese ci sono
ufficialmente 1,3 milioni di disoccupati ufficiali e circa 12 milioni di
“inattivi”!
Ma per soddisfare gli interessi specifici della borghesia
industriale e non industriale italiana servono lavoratori non solo perché non
si “trovano” a sufficienza nel nostro paese, ma che si accontentano di salari che
non hanno la “storia” di quelli italiani e cioè non hanno ottenuto negli anni
con una lotta accanita miglioramenti sia salariali che di condizioni di lavoro.
È qui che entra in ballo l’India, un Paese che oltre ad
avere una classe operaia immensa, di cui, secondo le statistiche ufficiali,
circa 70 milioni nel settore manifatturiero, è il paese che “produce” più
diplomati e laureati al mondo, dopo la Cina, nelle materie scientifiche quelle
definite Stem, proprio quelle che da anni mancano ai paesi imperialisti che si
“impoveriscono” di lavoratori di ogni tipo.
L’India “esporta” forza lavoro in quantità industriale, per
fare una battuta: “solo” circa 9 milioni lavorano nei paesi del golfo persico! E
proprio in questi paesi si palesa tutta la falsità delle frasi di circostanza, perché
la condizione dei lavoratori è da schiavi e basta!
E poi in giro i lavoratori indiani emigrano in tutto il
mondo, dagli Stati Uniti all’Italia. I cosiddetti fatti di cronaca di questi
giorni raccontano di come questi lavoratori, spesso impiegati nei campi e negli
allevamenti vivono in condizioni di schiavitù e talvolta vengono uccisi
barbaramente dai padroni.
Si tratta, quindi, di un enorme bacino di lavoratori, dagli ingegneri
ai manovali, a disposizione degli imperialisti, cui attingere a piene mani, ma da
quanto è scritto proprio nell’accordo firmato dal duo fascista Meloni-Modi
anche di altre professionalità come gli infermieri. Nell’accordo si parla
addirittura di 9 mila infermieri che devono trasferirsi dall’India all’Italia! E
qui non c’è niente di “bilaterale” sono i lavoratori indiani che si
trasferiscono!
Ciò è da un lato la certificazione che la formazione
professionale in Italia è di fatto bloccata con i famigerati numeri chiusi per
l’accesso a determinate professioni, limitazioni dovute innanzi tutto alla
progressiva privatizzazione della scuola pubblica, mentre dall’altro lato c’è
l’aspetto del salario. È chiaro che un infermiere indiano, soprattutto se viene
a lavorare nel settore privato non percepirà lo stesso salario e a causa di
questa concorrenza tra lavoratori i salari si abbassano costantemente e
progressivamente in moltissimi settori. Questo è uno modi attraverso cui la
classe operaia nei paesi imperialisti si impoverisce, mentre la classe operaia
dell’India è costretta ad emigrare.
Per la classe borghese, per i padroni, per il capitalismo-imperialismo, ieri come oggi, la classe operaia è considera una unica classe, da sfruttare per il profitto. Ancora di più deve risaltare, oggi come ieri, che l’interesse della classe operaia è quella di unirsi a livello mondiale per mettere fine al sistema di sfruttamento rafforzato di volta in volta da questi “Partenariati” più o meno strategici.

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