Giovedì 11 giugno scatta la mobilitazione a Milano. I sindacati: "L'azienda tace e vuole tagliare un terzo del personale"

Otto ore di sciopero e un presidio di protesta sotto i palazzi della politica milanese. È questa la risposta dei lavoratori e dei sindacati dello stabilimento Electrolux di Solaro davanti al silenzio del colosso svedese degli elettrodomestici.
La mobilitazione è stata proclamata ufficialmente per giovedì 11 giugno, in concomitanza con l'audizione della IV Commissione in Regione Lombardia, convocata proprio per discutere il drastico piano industriale che prevede 1.700 esuberi nei 5 stabilimenti italiani del gruppo.
Lo spettro dei tagli a Solaro: a rischio un terzo dei dipendenti
I numeri emersi per il sito di Solaro sono drammatici. Su circa 700 dipendenti totali, i tagli dichiarati dall'azienda colpirebbero ben 218 lavoratori, ovvero quasi un terzo dell'intera forza lavoro dello stabilimento manifatturiero.
A far aumentare la tensione tra le tute blu è soprattutto lo stallo delle trattative e la mancanza di comunicazioni ufficiali dopo l'ultimo vertice romano. “Più avanza il tempo e meno l'azienda si esprime, anzi dall'incontro al ministero del 25 maggio non ha più fatto sapere nulla, non ha convocato le parti, né previsto incontri. Ci preoccupa molto che abbiano deciso di andare avanti”, denuncia Angela Laprocina della Rsu dell'Electrolux di Solaro.
Il "giallo" dei precari: i numeri reali della crisi
Secondo i rappresentanti sindacali, il bilancio dei posti di lavoro a rischio potrebbe essere ancora più pesante rispetto a quanto comunicato ufficialmente dai vertici del gruppo. “L'azienda dichiara che gli esuberi a livello nazionale sono 1.719, ma di fatto non tiene conto dei 200 contratti a termine, che sono 112 a Solaro e una ottantina ancora presenti a Forlì. Quindi - aggiunge la rappresentante Rsu - per l'azienda quei lavoratori sono già fuori. Così come ancora non è chiaro il conteggio degli esuberi che riguardano gli impiegati”.
Prossime tappe: il presidio a Milano e il tavolo a Roma
La giornata di giovedì 11 giugno rappresenterà un termometro caldissimo per la tenuta occupazionale del territorio. I lavoratori si raduneranno in presidio a Milano per portare la protesta direttamente davanti alle istituzioni regionali, chiedendo un intervento deciso della politica per salvaguardare il futuro della fabbrica.
La partita decisiva si sposterà poi nuovamente nella Capitale: un nuovo tavolo di confronto tra l'azienda, i sindacati e il Governo è già stato fissato per il prossimo 15 giugno presso il Ministero a Roma.
Nessun commento:
Posta un commento