sabato 1 agosto 2026

Primo d’agosto Mestre ’68 - Una poesia

 "A casa senza voce, e con le mani
sporche dei sassi raccolti sui binari;
per una volta ancora, dopo tanto,
mi son sentito armato e non inerme
contro i nemici nostri di sempre.

Hai cercato nei loro volti
lo scherno e la freddezza
di chi ti ha caricato tante volte:
«Pula fascista, vienimi addosso»
una rabbia ed una forza sconosciute.

Primo d’agosto, Mestre, sessantotto:
cinquemila di noi alla stazione,
trecento celerini lì davanti
pronti come sempre a sparare
per difendere il  padrone.

Ti sei giurato in cuor tuo
che non avresti ceduto mai
anche se non dimentichi la paura
delle legnate e dei fucili
provati troppe volte a tu per tu.

Noi si gridava: «Edison in ginocchio!»
e poi: «Montecatini assassini!»:
le armi vostre sono lì schierate,
padroni, ma stavolta ci temete
perché siamo tanti, troppi per voi.

E mentre vi aspettiamo
servi di chi ci sfrutta,
vi siete finalmente ritirati
in preda anche voi, per una volta,
alla paura d’esser picchiati.

Se questa è violenza, o padrone,
abbiamo scordato, la tua legalità:
solo la tua violenza è autorizzata:
a questa noi opponiamo la nostra, l’unità.

Colpo su colpo, senza illusioni,
giorno per giorno, senza più paura,
uomo per uomo, nasce la lotta:
di tanti primi d’agosto sarà fatta
la nostra liberazione;
di tanti primi d’agosto sarà fatta
la nostra rivoluzione."

Il primo agosto 1968 rappresentò l’apice della lotta degli operai della Montedison, a Porto Marghera, lotta che durò dalla metà di luglio ai primi giorni di agosto.

Primo d’agosto Mestre ’68
Gualtiero Bertelli

Lavoro: 18 morti nel 30-31 luglio


di Carlo Soricelli (*)

Fra il 30 e il 31 luglio si è verificata un’impennata tragica con 18 morti registrati esclusivamente sui luoghi di lavoro (occorre aggiungere chi è morto in «itinere»)


REPORT SULLE VITTIME DEL LAVORO

Analisi dei dati e delle tragiche evidenze nei primi sette mesi del 2026

A cura di Carlo Soricelli

Curatore dell’Osservatorio Nazionale Morti sul Lavoro di Bologna

Sito web: cadutisullavoro.blogspot.it – Data: 1° Agosto 2026

1. Quadro Statistico Generale (Gennaio – Luglio 2026)

I dati raccolti ed elaborati dall’Osservatorio Nazionale tracciano un quadro drammatico per i primi sette mesi del 2026, evidenziando un netto e preoccupante peggioramento dei numeri rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente:

  • Morti sui luoghi di lavoro (al 31 luglio 2026): 665 vittime (esclusi gli infortuni in itinere), con un incremento del +6,02% rispetto ai 625 decessi registrati al 31 luglio 2025.
  • Focus sul mese di Luglio 2026: 126 vittime complessive (102 decedute direttamente sui luoghi di lavoro e 24 infortuni in itinere accertati). Nel solo mese di luglio si registra un aumento del +6,5% rispetto ai 96 morti sui luoghi di lavoro del luglio 2025.
  • L’emergenza degli ultimi due giorni: Tra il 30 e il 31 luglio si è verificata un’impennata tragica con 18 morti registrati esclusivamente sui luoghi di lavoro. A questi occorre aggiungere l’itinere

2. La Tragica Sequenza degli Ultimi Giorni

Il mese di luglio si chiude sotto il segno di un dolore inaccettabile, ma anche di un estremo, commovente atto d’amore.

L’estremo sacrificio di Mesagne (BR): A Mesagne, Antonio D’Errico (66 anni) ha perso la vita in un cantiere edile. Di fronte al crollo improvviso della struttura su cui stava lavorando insieme al figlio ventiseicenne, Antonio non ci ha pensato un solo istante: si è interposto d’istinto, facendo da scudo con il proprio corpo per spingerlo via e salvargli la vita. Un gesto supremo d’amore che ha strappato un ragazzo di 26 anni alla morte, ma che ci consegna l’ennesima vittima di una catena di tragedie che non accenna a fermarsi.

Storie e contesti delle ultime vittime accertate:

Dal blog tarantocontro - Giorgia Meloni festeggerà a Bari «il record del governo più longevo»: l'evento al porto il 4 settembre

Guastiamo insieme con una forte mobilitazione unitaria regionale la festa al governo antioperaio e antipopolare, fascista, razzista e da Stato di polizia, guerrafondaio e complice del genocidio sionista/imperialista in Palestina

Slai cobas per il sindacato di classe Taranto 

Giorgia Meloni festeggerà a Bari «il record del governo più longevo»: l'evento al porto il 4 settembre

"La festa nazionale di Fratelli d’Italia in Puglia: alle 19.00 salirà sul palco la presidente del Consiglio

Si terrà il prossimo 4 settembre al porto di Bari la festa nazionale di Fratelli d’Italia, organizzata per celebrare «il record del governo più longevo». Lo ha reso noto il sottosegretario alla Salute, e coordinatore regionale del partito, Marcello Gemmato. Momento clou della giornata, alle 19.00, sarà la presenza della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, accompagnata dai ministri, parlamentari e da tutta la classe dirigente del partito. Sono, inoltre, in via di definizione altre iniziative collaterali.
«E' un grande orgoglio per la classe dirigente pugliese - dice Gemmato - ospitare questo evento storico». Stamattina lo stesso Gemmato, accompagnato dai deputati di Fdi, Giovanni Donzelli e Augusta Montaruli, ha fatto un sopralluogo nella location che ospiterà l’evento".

Solidali con i migranti nostri fratelli arrivati in massa a Ceuta - accoglienza solidarietà permessi di soggiorno per tutti

Migliaia di persone provenienti dal Marocco hanno attraversato i frangiflutti di confine verso Ceuta, l’enclave spagnola sul territorio marocchino. Si tratta di ingressi che si vanno ad aggiungere a centinaia di altri arrivati a nuoto negli ultimi giorni e contro i quali il governo spagnolo sta operando per la lororiconsegna” al Marocco. tanti sono morti in mare cercando di raggiungere a nuoto o con mezzi di fortuna l’enclave spagnola.

Migliaia di persone hanno varcato la barriera negli ultimi dieci giorni e altre migliaia si sono diretti ieri, giovedì, verso la frontiera tra Castillejos (Marocco) e Ceuta per tentare di oltrepassare il muro che separa le due città.

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Le barriere di protezione non erano presidiate in quel momento da agenti di polizia, e i migranti hanno avuto accesso al territorio spagnolo mentre gli agenti delle forze ausiliarie marocchine, che si occupano della sicurezza a terra, si ritiravano al passaggio dei giovani. Nel pomeriggio di giovedì, continuavano ancora ad entrare persone nel territorio spagnolo.

Gli agenti di sicurezza interpellati dall’agenzia spagnola EFE hanno dichiarato di non conoscere il

La lotta paga e uniti si vince: Ryiad Al-Bustanji ringrazia tutti coloro che si sono spesi per far valere i suoi diritti in carcere

Solo pochi giorni fa la sua famiglia, in una lettera al team legale di Al-Bustanji, denunciava le condizioni durissime a cui veniva sottoposto nella sua detenzione a Bancali, che ne mettevano a rischio la vita, la salute, i suoi legami affettivi.
La mobilitazione di tutti i solidali che si sono uniti in rete in vista della giornata nazionale di lotta del 18 luglio in sostegno di tutti i prigionieri palestinesi in Italia, ha fatto sì che un primo importante risultato concreto si sia ottenuto.
La massiccia campagna stampa delle compagne e dei compagni di Culleziu contra a la Gherra, Giovani Palestinesi Sardegna, Amicizia Sardegna-Palestina, Associazione dei Palestinesi in Italia, UNIGCOM e Unica per la Palestina, la segnalazione del soccorso rosso proletario alla senatrice Ilaria Cucchi, che ha scitto al carcere, al DAP e ai garanti nazionale e regionale dei detenuti, la visita nel carcere sassarese della Garante, immediatamente interessata anche dai compagni sardi, hanno finalmente dato una svolta alla situazione detentiva di Al-Bustanji.
Ryiad è stato subito sottoposto a una visita medica accurata. Ora riceve le cure e gli alimenti adeguati ed è seguito attentamente nel centro clinico del carcere per tutte le sue patologie. Le ore di videocolloqui con la famiglia gli sono stati ripristinati e gli è stato restituito il ventilatore per far fronte alle temperature insopportabili.
Questa prima vittoria, oltre a renderci felici, ci sprona ad andare avanti e a rilanciare l’appello per la difesa di tutti i prigionieri palestinesi detenuti in Italia, che invitiamo a sottoscrivere e a diffondere.

"La guerra ai giovani" - Nei decreti del governo Meloni

Dall'intervento fatto dalla Avvocata Antonietta Ricci dello Slai cobas sc Taranto ad un'assemblea della Freedom Flotilla Italia il 27 luglio.

Gli altri interventi li puoi sentire in: https://tarantocontro.blogspot.com/2026/07/dissentire-e-democrazia-voci.html

"...Solo pochi giorni fa questa compagine governativa ha avuto l'idea di emanare l'ennesimo decreto sicurezza, un decreto che è stato chiamato “antimaranza”. Da questo punto di vista mi chiedo se stiamo parlando di diritto penale o sia un nome da rotocalco, perché non so di quanto giuridico ci sia in questo concetto di “maranza”, che cosa stiamo configurando, a chi si riferisce - non è altro che uno stereotipo? Uno stereotipo che conferma però una linea, una scelta giuridica che è partita dall'inizio, dal momento in cui si è insediato questo governo; cioè una linea che punta ai giovani,

Il primo atto che ha fatto il governo Meloni è stato il decreto “anti-rape”, che appunto riguarda soprattutto i giovani e il loro diritto di riunirsi e di festeggiare con musica tecnico - se questa musica non vi piaceva bastava non ascoltarla invece che fare un decreto che la vietava.

Dopo il decreto Rape siamo passati al decreto “Caivano” che ha voluto risolvere secondo loro la questione di un degrado sociale che si trova in questa zona della Campania ma che di fatto ha portato al

venerdì 31 luglio 2026

Intervista all'avvocato Vitale sul caso dei due ragazzi tedeschi arrestati in Valsusa

In Cisgiordania una terza intifada palestinese è pressoché inevitabile - un contributo

da invictapalestina

I territori palestinesi occupati si stanno avvicinando al punto di rottura.

Fonte

Un’altra moschea in Cisgiordania è stata incendiata da coloni ebrei illegali.

I territori palestinesi si stanno avvicinando al punto di rottura. Mentre il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu si prepara a incontrare il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump a Washington martedì, sempre più unità dell’esercito israeliano vengono dispiegate in Cisgiordania e qualsiasi svolta significativa a Gaza rimane una lontana illusione. Nel frattempo, la carneficina quotidiana nell’enclave passa in gran parte inosservata, oscurata dal conflitto con l’Iran e aggravata dalla quasi totale assenza di media stranieri sul territorio.

Il mondo non sta guardando. Ma le condizioni per un’esplosione si stanno indubbiamente creando.

Ho vissuto e raccontato sia la prima che la seconda intifada palestinese. La parola intifada significa letteralmente “scuotimento” – un rifiuto di massa da parte dei palestinesi di quella che percepiscono come un’occupazione militare straniera indesiderata e apparentemente senza fine. Sebbene molti

giovedì 30 luglio 2026

Replica dell'avvocato Gianluca Vitale di Torino alle allusioni criminalizzanti del Corriere della sera sul suo ruolo di difensore dei due giovani arrestati in Val Susa

 Dall'avvocato Gianluca Vitale

PRIMA LEZIONE: IL DIRITTO DI DIFESA NON SI TOCCA E NON SI STRUMENTAIZZA.

Gentile Direttore,
aprendo oggi le pagine del Suo giornale on line mi sono imbattuto nell’articolo relativo alla vicenda dei due giovani arresti in Val Susa dopo le manifestazioni dello scorso fine settimana, a firma di Alberto Giulini, inviato in Val Susa.
Orbene, oltre ad essere richiamati tra virgolette alcuni passaggi dell’ordinanza con la quale la G.I.P. di Torino ha disposto la custodia in carcere, vi è paragrafo dal titolo “L’avvocato di Askatasuna”. In tale paragrafo si evidenzia in una prima parte che i due ragazzi arrestati avrebbero avuto in auto indumenti che avrebbero permesso la loro identificazione come partecipanti agli scontri. Si legge, però, subito dopo, che il non essersi disfatti dei capi di abbigliamento usati (secondo l’ipotesi accusatoria) durante gli scontri “non sarebbero le uniche leggerezze. Un altro “scivolone” è arrivato al momento del fermo e confermerebbe la regia di Askatasuna dietro gli scontri. Gli attivisti tedeschi avrebbero subito indicato come legale di fiducia Gianluca Vitale, uno degli storici legali del centro sociale. (…). Elementi che, per gli investigatori della Digos, confermerebbero il ruolo di primissimo piano di Askatasuna: gli attivisti del centro sociale avrebbero coordinato le squadre arrivate in Val di Susa, fornendo anche i nominativi degli avvocati da indicare in caso di arresto. Proprio come successo nel caso dei giovani tedeschi”.    

Al di là della falsità (o quanto meno erroneità) di tali affermazioni (i due ragazzi non hanno subito indicato lo scrivente quale proprio difensore di fiducia, tanto che erano stati loro nominati inizialmente dei difensori di ufficio; la nomina dello scrivente, peraltro congiunta con la brava Collega Avvocata Della Pepa, evidentemente di scarso interesse “scandalistico” per l’autore, è giunta dai parenti in Germania dei due giovani, per poi essere da loro confermata in udienza), ciò che devo sottolineare e censurare fermamente è l’affermazione che la nomina di questo o di quel legale possa (o debba) essere considerata prova (spero meramente indiziaria) a carico degli indagati.

Non ho alcuna intenzione (né tantomeno interesse) di fornire a Lei o all’autore dell’articolo una

26 settembre - Giornata internazionale di solidarietà e lotta contro il regime fascista indiano, l'imperialismo, il governo italiano, l'infame alleanza Modi/Netanyahu

info contatti opuscoli richiedi a csgpindia@gmail.com

Bologna - 12 settembre assemblea nazionale - Vedi video

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La Tav è funzionale alla mobilità militare, non allo sviluppo del paese

Sulla Tav Torino Lione, no. Non chiamiamola alta velocità. L’alta velocità da Milano a Parigi c’è già, da un pezzo ed è una meraviglia. 6 ore di comodo viaggio a 45 euro. A settembre ci andiamo con tutta la famiglia. Potrebbe essere migliorata e incentivata ma c’è e passa su binari esistenti. Potrebbero migliorare i collegamenti anche regionali da Italia a Francia ma la linea c’è.

La Tav serve solo e unicamente alla Military mobility. Un piano europeo che esiste da anni ma ogni anno diventa sempre più insistente e minaccioso. La commissione europea spinge per adeguare ogni infrastruttura logistica alla guerra, stanzia miliardi, una volta fatto tutto, la guerra può scoppiare.

Il Parlamento europeo voterà a breve, informatevi.

La Tav fa parte del Corridoio Mediterraneo, uno dei grandi assi di trasporto della rete europea TEN-T che collega la penisola iberica al confine tra Ungheria e Ucraina. Far passare convogli fuori sagoma, militari, su gallerie dimensionate ai carri armati da ovest a est, verso Ucraina. A Pontedera, La Spezia, Genova, in ogni paese ci sono opere adeguamenti di porti, ferrovie, stazioni, binari, strade. Migliaia, centinaia di altre opere, magari più piccole ma tutte per uno scopo: la guerra.

Emers è il tasto rosso, qualsiasi stato lo può premere e le nostre strade e ferrovie si riempiranno di eserciti in marcia. I lavoratori civili perderanno tutele e saranno considerati come militari. Già tutto è in preparazione.

La Tav Torino Lione per motivi commerciali e civili non ha senso. Magari una volta, ma poi si è capito che è un danno e un costo sproporzionato rispetto al vantaggio. Ora serve solo per una cosa. La guerra.

Quando si parla di “guerriglia” o meglio sabotaggio, anche se violento, contro questa grande opera, scriviamo esattamente le cose come stanno.

La Tav non è un treno, non è freccia rossa o TGV. La Tav è Military mobility, è guerra.

E se una volta l’anno, in pieno giorno, in un giorno stabilito, e conosciuto dalla polizia, avviene un sabotaggio… chiamiamolo per quello che è, sabotaggio della Military mobility. Può non piacere, (a me il fumo nero non piace) preferirei altri metodi, ma chiamiamolo con il suo nome.

 * giornalista

Basta con le balle di governo e questure sui presunti feriti della polizia - veline a cui la stampa si presta

“È un tema critico e una distorsione storica del giornalismo d’informazione. La prassi di prendere il comunicato della Questura o dell’ufficio stampa di un ministero e rilanciarlo verbatim senza verifiche, contestualizzazione o contro-inchiesta, non è solo un vizio recente: è un automatismo strutturale del giornalismo di cronaca italiana.

Sulla gestione delle cifre dei feriti tra le forze dell’ordine nei cortei ci sono dinamiche precise che spiegano perché quei numeri sembrano, e spesso sono, del tutto sproporzionati rispetto alla dinamica reale della piazza. Come si formano quei “numeri-velina”?

La differenza tra come il pubblico percepisce la parola “ferito” e come viene usata nei bollettini della Questura è il fulcro di questo meccanismo: il criterio contabile dei “referti medicalizzati”: Per la Questura e per i sindacati di polizia, entra nel computo dei “feriti” chiunque passi da un presidio sanitario o dal pronto soccorso al termine del servizio per far protocollare un disturbo.

Se 50 agenti vengono esposti a un fumogeno, sentono un fischio alle orecchie per un petardo, riportano

“Siamo tutti responsabili, non ci sono buoni e cattivi”. I No Tav della valle rivendicano l’assalto al cantiere

Guido Fissore, volto storico dell'attivismo No Tav, commenta così gli scontri tra antagonisti e forze dell'ordine a Chiomonte e San Didero di sabato scorso. Lo dice senza citare gli oltre 120 feriti tra gli uomini in divisa e i danni per un milione al cantiere di Chiomonte. Lo ripete nell'incontro pubblico che l'ala storica del movimento anti supertreno ha deciso di organizzare per far sentire la propria voce.

«Il racconto della maggior parte dei giornali e dei telegiornali è il solito che fanno dai tempi del G8 di Genova - ha detto Fissore - E cioè che c'erano i valligiani da una parte che volevano manifestare tranquillamente e poi sono arrivati i black bloc. In realtà, questa divisione è assolutamente falsa».

Le dichiarazioni di Guido Fissore sul corteo No Tav

Va netto Guido Fissore, uomo che fu accanto ad Alberto Perino nei primi anni delle grandi mobilitazioni. Va netto su tutto: «Sono andati a Chiomonte in migliaia e migliaia. Quello che è accaduto là lo abbiamo fatto tutti: siamo tutti responsabili». E ricorda che già dopo gli scontri del 2011, il movimento era sceso in piazza a Torino portando lo striscione «Siamo tutti black bloc».

«Questo non vuol dire che tutti andiamo a tirare pietre ai poliziotti - ha ripreso Fissore - Entrare nel cantiere, invece, è stato un atto condiviso. Ed è bene che si sappia». «Raccontare che noi siamo bravi, che non facciamo queste cose e che sono quelli che vengono da fuori che fanno questi gesti è falso. Siamo tutti responsabili».

Nicoletta Dosio: la difesa del movimento No Tav

Con lui c'è anche Nicoletta Dosio, altra storica militante della valle, finita in carcere qualche anno fa per una condanna riconducibile a fatti legati al No Tav. Ascoltatissima e determinata oggi dice: «Abbiamo praticato il diritto alla difesa. Ma ci viene imputata la devastazione del cantiere di Chiomonte. E dire che noi la devastazione l'abbiamo vista arrivare giorno dopo giorno su questo territorio. Proprio con quei cantieri». 

Franco Olivero Fugera critica forze dell'ordine e Governo

E c'è chi va oltre, come fa Franco Olivero Fugera, consigliere comunale di minoranza a Giaglione che tuona: «In questa valle le forze dell'ordine non sono qui per difendere le persone, come vorrebbero far credere, ma a difendere la devastazione del nostro territorio». Che poi commentato così la visita di Meloni e Piantedosi a Chiomonte: «Proviamo un po' di fastidio per la loro presenza qui. Ma questo significa che l'avversario è debole. Questi giorni sono un grande risultato per noi. C'è stata la grande partecipazione. Continueremo così».

mercoledì 29 luglio 2026

BDS Urgent denounce and call

Los estudiantes se rebelan contra el sistema educativo corrupto y el gobierno fascista hindutva de Modi. El Frente Estudiantil Revolucionario está a la vanguardia de las protestas

En apoyo al movimiento estudiantil en curso en Delhi, el día (24/07/2026) se organizó una marcha de protesta y una sentada en Dharmatala, desde Sealdah Bazar hasta Dharmatala, a petición del Frente Revolucionario de Estudiantes (RSF) y varias organizaciones estudiantiles comunistas. La protesta se centró en diversas demandas, entre ellas la renuncia de Dharmendra Pradhan, la cancelación de la NTA y la anulación de la NEP 2020. Frente a las porras policiales y los gases lacrimógenos, los estudiantes formaron una resistencia militante unida.

India - sulla rivolta degli studenti un commento informativo utile

ma noi abbiamo pubblicato qualcosa di meno giornalistico e superficiale e messo in luce l'azione del fronte rivoluzionario degli studenti - vedi in coda a questo articolo e su questo blog 

info materiali contatti: csgpindia@gmail.com 

India. La generazione che si rifiuta di strisciare: la Gen Z è una lotta di classe

Il 20 luglio, migliaia di giovani hanno tentato di marciare da Jantar Mantar verso il Parlamento. Portavano cartelli, gridavano slogan e chiedevano le dimissioni del Ministro dell’Istruzione dell’Unione, Dharmendra Pradhan, a causa delle ripetute irregolarità negli esami, delle fughe di notizie sui test, degli esami cancellati e del rifiuto del governo di assumersi la responsabilità per il disastro inflitto agli studenti.

La Polizia di Delhi ha risposto con barricate, manganelli e gas lacrimogeni. Alcuni manifestanti sono stati trattenuti, mentre altri si sono riorganizzati in gruppi più piccoli e hanno continuato verso il Parlamento. Il movimento aveva superato una soglia importante: ciò che era iniziato come satira sui social media era sceso in piazza come confronto con il potere statale.

I manifestanti si fanno chiamare Cockroach Janta Party (CJP). Il nome è nato dopo che un’osservazione giudiziaria denigratoria ha paragonato gli attivisti e i giovani disoccupati a scarafaggi e parassiti. Piuttosto che ritirarsi di fronte all’insulto, i giovani lo hanno trasformato in un distintivo di sfida collettiva.

Se coloro che governano l’India vedono i suoi giovani disoccupati come scarafaggi, allora gli scarafaggi si riuniranno. Il nome prende in giro il Bharatiya Janata Party, ma cattura anche qualcosa

Ravenna per la settimana internazionale dei martiri della rivoluzione indiana: l'appello all'interno della mobilitazione contro i traffici di armi verso Israele genocida al Porto

Proletari comunisti di Ravenna sostiene la SETTIMANA INTERNAZIONALE DEI MARTIRI DELLA RIVOLUZIONE INDIANA

28 luglio/3 agosto

promossa dal Comitato di sostegno internazionale (ICSPWI)

proletari comunisti diffonderà tra i lavoratori l'appello per questa mobilitazione internazionale all'interno della mobilitazione del 30 luglio al Porto contro il traffico di armi verso Israele e le complicità del governo Meloni con Israele genocida.

L'India ci riguarda da vicino, i traffici commerciali e militari con Israele passano anche dal porto di Ravenna (corridoio IMEC), i rapporti tra fascismo hindutva e sionismo si rafforzano, Modi attua una politica genocidaria e repressiva contro il suo popolo con l'"Operazione Kagaar" e gli arresti nelle università e tra le fila dell'opposizione politica. La speranza dei "senza speranza" sono i ribelli naxaliti e chi ha ereditato oggi quella straordinaria ribellione: il Partito Comunista dell'India (Maoista) e la sua guerra di popolo di lunga durata. Celebrare i martiri della rivoluzione rafforza la lotta rivoluzionaria del popolo contro il regime fascista di Modi che ha venduto l'India alle multinazionali capitaliste/imperialiste ed è un appello ai rivoluzionari, alle organizzazioni progressiste e democratiche di tutto il mondo a stringerci attorno alla guerra di popolo diretta dal Partito comunista dell'India (Maoista)

Emergenza ex Ilva - Comunicato dello Slai cobas per il sindacato di classe Taranto

  Comunicato.  

Lo Slai Cobas per il sindacato di classe e' da almeno 2 mesi che fa appello alla indispensabile mobilitazione generale e continuata dei lavoratori su una ben definita piattaforma operaia, di cui abbiamo elaborato alcuni punti indispensabili e abbiamo raccolto e stiamo raccogliendo alle portinerie molte firme di operai acciaierie e appalto - la nostra proposta era giusta necessaria e tempestiva.
I sindacati confederali hanno ignorato la cosa e hanno proceduto alla manfrina degli incontri romani, alla richiesta ridicola e superflua che se ne occupi la Meloni, mentre nulla hanno fatto sul fronte delle assemblee e della mobilitazione dei lavoratori - l'Usb ha fatto con alcuni distinguo da ruota di scorta a tutto questo.
La  piattaforma operaia è una alternativa ai piani di padroni e governo e una risposta dal punto di vista degli operai e lavoratori alle iniziative legittime della magistratura.

Ora la nuova drammatizzazione imposta dalla decisione della magistratura di Milano mette a nudo che governo, padroni non hanno soluzioni e proseguono sulla stessa strada e i sindacati si mobilitano al carro del governo.

Noi invitiamo i lavoratori a uscire da questo vicolo cieco.
Noi riteniamo assolutamente indecente e immorale che i sindacalisti fanno carriera, da Fumarola a D'Alò CISL, da Sperti Uilm a Brigati Fiom, ecc, mentre peggiora la condizione dei lavoratori e nessuna soluzione viene data alla vertenza. 

Per noi la parola d'ordine tra i lavoratori e': è giusto ribellarsi - prendere nelle proprie mani l'organizzazione e la lotta autonoma  per il lavoro, salario, salute e sicurezza.

Giovedì alle 18.30 presso la sede Slai Cobas via Livio Andronico 47 Taranto riunione/conferenza stampa per approfondire l'analisi della situazione e decidere le iniziative conseguenti, puntando allo sciopero autonomo a settembre 

Slaicobas per il sindacato di classe Taranto
wa 3475301704 - slaicobasta@gmail.com

Riuscito corteo a Cosenza per Momo

Si è svolto ieri sera, lunedì 27 luglio, il corteo cittadino per chiedere verità e giustizia per Mohamed Amin Bessioud, il 25enne italiano di origini tunisine che, a Cosenza, mercoledì scorso si è gettato dal balcone della propria camera durante una perquisizione dei carabinieri.

da Radio Onda d’Urto

I militari hanno fatto irruzione in casa del ragazzo e, dopo aver imposto alla madre di uscire dalla stanza in cui era Mohamed, si sono chiusi insieme a lui per procedere con la perquisizione. Tuttavia, è proprio mentre erano nella stanza con lui che il giovane, già agli arresti domiciliari, si è gettato dalla finestra, manette ai polsi. Mohamed soffriva da anni di una grave depressione certificata e aveva un appuntamento fissato per il mese prossimo con il Dipartimento di Salute Mentale di Cosenza. È morto durante il viaggio in ospedale.

L’appuntamento di ieri sera era alle 18.30 in via dei Mille, ovvero nel quartiere in cui Mohamed viveva, da cui è partito un partecipato corteo di circa 1.500 persone.
La cittadinanza ha voluto così manifestare la propria vicinanza alla famiglia, nonché ribadire due punti

Ministero della Salute palestinese a Gaza

Rapporto statistico giornaliero sul numero di martiri e feriti a causa dell’aggressione “israeliana” nella Striscia di Gaza

Nelle ultime 24 ore sono stati ricoverati negli ospedali della Striscia di Gaza 4 martiri (3 nuovi martiri, 1 martire deceduto a causa delle ferite riportate) e 14 feriti.

Numerose vittime sono ancora sepolte sotto le macerie o giacciono sulle strade, poiché le squadre di ambulanze e della protezione civile non sono ancora riuscite a raggiungerle.

Dal cessate il fuoco (11 ottobre): Totale martiri: 1.207, Totale feriti: 3.914, Totale corpi recuperati: 803

Il bilancio dell’aggressione “israeliana” è salito a 73.333 martiri e 174.023 feriti dal 7 ottobre 2023.

Ministero della Salute
28 luglio 2026

Libia, manifestanti assaltano l'hub del gas di Mellitah - massima informazione e appoggio - proletari comunisti

Si tratta di uno dei più importanti hub energetici del Mediterraneo, dove opera anche l'Eni

© Afp

In Libia gruppi di manifestanti contro il governo di Abdul Hamid Dbeibah hanno assaltato nella mattinata di martedì 28 luglio il complesso di Mellitah, uno dei più importanti hub energetici del Mediterraneo dove opera anche l'Eni, bloccandone l'accesso e interrompendo il flusso dei gasdotti che alimentano le centrali elettriche. Il complesso si trova a circa 90 chilometri a ovest di Tripoli. Lo hanno riferito sui social la Compagnia Elettrica Nazionale e la Compagnia petrolifera statale National Oil Corporation. 

"Graduale ritorno alla normalità" - Dopo qualche ora la stessa Compagnia Elettrica Nazionale ha annunciato la ripresa delle attività presso il complesso industriale e il graduale ripristino delle forniture di gas naturale alle centrali elettriche. Analogo annuncio è giunto anche dalla National Oil Corporation. Confermata anche la ripresa delle attività nei giacimenti di El Feel e Wafa, nonché presso la piattaforma Sabratha, dove opera anche l'italiana Eni.

La protesta dei manifestanti - I manifestanti in tutta la Libia occidentale, inclusi i centri di Zawiya, Tripoli e Misurata, protestano da diversi giorni contro le lunghe interruzioni di corrente che affliggono queste città, chiedendo migliori servizi energetici e le dimissioni del Governo di Unità guidato dal primo ministro Abdul Hamid Dbeibah.

martedì 28 luglio 2026

Meloni complice sionista: il governo secreta i dati sul traffico di armi dal porto di Ravenna verso Israele (nonostante una sentenza del Tar). Giovedì 30 luglio Manifestazione al Porto

convocata dal Coordinamento “No armi al porto di Ravenna”

report a cura dello Slai Cobas di Ravenna che aderisce

La lotta contro il traffico di armi, le merci “dual use” impiegati nel genocidio contro il popolo palestinese, i rapporti commerciali tra l’Italia e Israele attraverso il Porto di Ravenna, la sorveglianza in mano ad Israele al Porto sta continuando a Ravenna, da un lato contro le 32 denunce per una manifestazione durante lo sciopero generale del 28 novembre, dall’altro con un’istanza di accesso civico promossa dalla giornalista Linda Maggiori, collaboratrice di Altreconomia e autrice del dossier “La flotta del genocidio” che ha portato assieme all'avvocato Andrea Maestri, un’istanza di accesso agli atti che ha portato a un’importante sentenza del Tar che ha obbligato l’Agenzia delle Dogane di Ravenna a rivelare parzialmente i dati sui traffici di armi.

E qui agisce ancora una volta la complicità di questo governo con lo Stato nazisionista israeliano che si è manifestata in moltissimi modi, dall’invio di armi alla repressione interna contro il movimento in solidarietà alla Palestina, ora quella complicità è tornata a farsi sentire attraverso le Dogane - che dipendono dal Ministero dell'Economia e delle Finanze (MEF) - che sono arrivate a impugnare la

COMUNICATO STAMPA PMC MELFI 28-07-2026. La lotta paga, ma non e’ ancora il momento di festeggiare.

Pubblichiamo il comunicato stampa di oggi degli operai della PMC in presidio da mesi.

COMUNICATO STAMPA

Dei lavoratori in presidio alla Pmc Automotive di Melfi da oltre 9 mesi, anche in merito all’incontro svoltosi al Mimit il 27 Luglio 2026, di seguito la nota integrale:

Sono ormai più di nove mesi che calpestiamo l’asfalto davanti ai cancelli dello stabilimento Stellantis, gestito dalla PMC Automotive, oggi in fase di liquidazione. Dalla piccola tenda adibita a cucina ci si sposta nella tenda grande e viceversa. Si cerca di trovare il posto migliore, si è passati dal ripararsi dal freddo e dalla pioggia dell’inverno al caldo dell’estate Tutto è iniziato il 13 ottobre 2025: da allora andiamo avanti con caparbietà, rivendicando quel lavoro che ci è stato tolto. Un lavoro che ci dia la dignità di un salario e ci permetta di portare il pane a tavola.

Il 13 ottobre ci siamo trovati di fronte a un bivio: rassegnarci a casa con la cassa integrazione, cercando poi individualmente un’altra occupazione, oppure restare davanti ai cancelli e lottare collettivamente per il futuro di tutti. Abbiamo scelto la seconda strada, e su quella abbiamo puntato tutto. Se la vertenza PMC ha la risonanza di adesso e se stiamo ottenendo risultati, anche se ancora da concretizzare, è proprio per la determinazione e la costanza con cui abbiamo perseguito questa scelta.

Dopo una lunga serie di riunioni, ieri si è tenuto l’ennesimo incontro al Mimit, dove è stato firmato un

Siamo sempre qui! - Notav.info sulla grande giornata di lotta di ieri in Val di Susa

Si è conclusa una grande giornata di lotta per la Val di Susa. Il movimento No Tav, a distanza di 15 anni dall’esperienza Libera Repubblica della Maddalena e dal 3 luglio, ha dimostrato ancora una volta che ha la forza di arrivare là dove la devastazione del territorio è all’ordine del giorno. Tutti i cantieri della valle sono stati raggiunti e contestati, i dispositivi previsti dalle forze dell’ordine sono stati raggirati e superati grazie alla determinazione delle tante generazioni scese in piazza oggi.

20.000 persone hanno sfilato per le strade e i sentieri della Val di Susa, trasformando la mappa dei lavori in un percorso da attraversare con spirito ed entusiasmo: per opporsi concretamente al progetto, per alzare la testa contro chi ci vorrebbe silenti, per difendere questa nostra terra condannata dall’alto ad essere una zona di sacrificio. Quella di oggi, e lo diciamo con emozione, è stata una giornata piena di significato. Una marea umana è riuscita a dividersi dalla bassa all’alta valle, a percorrere per ore sentieri, strade, prendere treni, attraversare prati, fare carovane e serpentoni infiniti.
Crediamo sia superfluo dire che nulla di tutto quello che tentano di fare qui sia accettato, ben di meno normalizzato. Ogni colata di cemento, ogni albero sradicato, ogni Jersey che impedisce il passaggio,

I veri "terroristi"... Chi fa devastazione...

Lacrimogeni più urticanti e proiettili di gomma: il governo studia la svolta 
Il pressing dei sindacati di polizia. Al Viminale le riflessioni per potenziare l’equipaggiamento






Dalla conferenza stampa del movimento NO TAV: 
«Non c’è da prendere nessuna distanza. Sia in presenza, sia con il cuore che con la partecipazione, c’eravamo tutti e tutti rivendichiamo quello che è capitato» ha detto Nicoletta Dosio, storica attivista No Tav alla conferenza stampa indetta a conclusione del festival Alta Felicità.

Nelle stesse ore Meloni e Piantedosi giungevano a Chiomonte

«Sabato abbiamo praticato il diritto alla difesa, sono trent’anni che subiamo violenza, ma ci viene imputata la devastazione: ebbene la devastazione noi l’abbiamo trovata giorno dopo giorno su questo territorio, con l’amianto che respiriamo che ci fa ammalare», chiarisce Dosio. Il movimento rivendica gli scontri e respinge la narrazione tra manifestanti pacifici e violenti: «La divisione tra buoni e cattivi è assolutamente falsa – spiega un altro esponente No Tav, Guido Fissore – entrare nel cantiere è stata una cosa condivisa. Raccontatelo, perché siamo tutti responsabili».

La procura di Torino indaga per devastazione e saccheggio, al vaglio anche l’aggravante della finalità di terrorismo.

a raccontare delle «violenze No Tav» al Tg7, Filippo Ferri, condannato in via definitiva a 3 anni

«L'area a caldo dell'Ilva è causa di tumori, va chiusa entro 90 giorni». Corte d’appello di Milano - UNA NOTA

Taranto, l'ex Ilva allo Stato? Per gli ambientalisti non è la soluzione

"La Corte d'appello di Milano ha stabilito che l’area a caldo dello stabilimento ex Ilva di Taranto deve essere chiusa entro 90 giorni perché le emissioni superano i limiti di legge e potrebbero essere la causa dell'aumento dei tumori. La produzione potrà ripartire soltanto dopo aver «rimosso integralmente l’amianto ancora presente negli impianti» e «adottato le misure necessarie per ricondurre le emissioni delle polveri sottili entro limiti di sicurezza, con riferimento allo scenario produttivo autorizzato di 6 milioni di tonnellate l’anno».
La società si è difesa sostenendo che l'amianto potrà essere rimosso "solo a fine vita tecnica degli impianti". «Non va sottaciuto - è scritto in ordinanza - che gli impianti Ilva e il sistema produttivo, sono rimasti immutati da decenni, e ciò concorre a confermare la permanenza del rischio nell’attualità, in ragione del progressivo ammaloramento dello stabilimento»

La decisione di Milano aiuta ad affrontare in emergenza i problemi della continuità dello stabilimento nelle attuali pericolose, mettendo a nudo le responsabilità di padroni e governo nella loro non volontà di trovare soluzioni a tutela di lavoro e salute dei lavoratori e cittadini. La sentenza dei giudici denuncia anche che l’Autorizzazione integrata ambientale (Aia) 2025 "non contiene alcuna prescrizione in tema di rimozione dell’amianto» ed è «priva di adeguate tutele sulle polveri PM10 e PM2,5"; ad ulteriore conferma che anche il governo Meloni, come i precedenti, non ha fatto nulla per quanto meno ridurre i rischi per la salute degli operai e della popolazione di Taranto, peggiorando enormemente la situazione (mitigata solo e soltanto dal forte calo produttivo).  

A noi sta a cuore la mobilitazione di lavoratori e cittadini, unica  alternativa ai piani e logiche di padroni, governo e Stato del capitale - fermo restando che nocivo è il capitale e non la fabbrica. Serve una piattaforma operaia e popolare su cui chiamare alla lotta autonoma per imporre soluzioni temporanee e di prospettiva.

Urso, Giorgetti, la Meloni rispondono solo con l'allarmismo, non certo perchè si

Settimana internazionale dei martiri della rivoluzione indiana e la nuova giornata internazionale di solidarietà e lotta il 26 settembre

In occasione della Martyrs' Week 28 luglio -3 agosto - primo appello per una nuova Giornata Internazionale di Azione il 26 settembre 2026

L'ICSPWI (Comitato Internazionale a sostegno della guerra popolare in India) fa appello alle organizzazioni e partiti marxisti-leninisti-maoisti, ai rivoluzionari, agli antimperialisti, ai progressisti e democratici sinceri, a ricordare i martiri della rivoluzione indiana in occasione della tradizionale Martyrs' Week, 28 luglio al 3 agosto, indetta dal Partito Comunista dell''India maoista

Il sangue versato dai martiri nella loro lotta per la Rivoluzione di Nuova Democrazia e la Rivoluzione Socialista in India deve essere onorato!

Onoriamo nello stesso tempo tutte le masse, parte di esse appartenenti alle popolazioni indigene - adivasi- che sono state uccise e massacrate durante la criminale e genocida Operazione Kagaar da parte del regime fascista 'hindutva' di Modi, al servizio dell'imperialismo

I martiri della rivoluzione indiana sono i migliori figli del popolo che hanno sacrificato le loro vite non solo per la liberazione dell'India ma del mondo intero, dallo sfruttamento capitalista/imperialista, contribuendo alla rivoluzione proletaria mondiale.

La rivoluzione indiana, la guerra popolare, il PCI (Maoista) si trovano oggi in una situazione molto difficile. Il regime di Modi afferma che oggi l’India è un paese "libero dai naxaliti, ma le classi dominanti, altri governi e regimi in India in passato hanno detto la stessa cosa, e la storia ha dimostrato che si tratta di un'illusione.

La guerra popolare e il PCI (maoista) sono immortali! Nuove generazioni di figli del popolo sono in lotta e prendono in mano la bandiera della rivoluzione.

È vero che ora più che mai in questi tempi difficili serve la solidarietà e il sostegno internazionale e internazionalista del movimento comunista, del movimento proletario e rivoluzionario, del movimento antimperialista, del proletariato e delle masse popolari in lotta e in armi nel mondo

L'ICSPWI, con il suo forte e permanente sostegno del CPI (Maoista) in tutte le forme, esiste per questo ed è impegnato a mobilitare tutti per questo sostegno.

Le iniziative di protesta della Campagna di Emergenza Internazionale contro l'Operazione Kagaar fino alle forti manifestazioni del 28 marzo in tutto il mondo hanno dimostrato che questo è possibile, ma bisogna continuare questa campagna prolungata e fare molto di più. È necessario unificare il movimento internazionale di solidarietà e sostegno contro ogni forma di opportunismo e settarismo.

È necessario unire le iniziative sul fronte democratico e a sostegno del movimento democratico popolare di opposizione al regime di Modi con il sostegno al PCI (Maoista) e alla sua lotta contro revisionisti, traditori e capitolazionisti, oggi e in particolare nel 22° anniversario della fondazione del Partito a settembre per difendere il Partito e la via della guerra di popolo di lunga durata in India e nel mondo.

È necessario portare questa battaglia internazionalista all'interno del movimento comunista internazionale, all'interno del grande movimento antimperialista nel mondo, in primis il movimento di solidarietà con la Palestina, il movimento contro la guerra imperialista, il movimento contro la repressione per la liberazione dei prigionieri politici.

Per questo, nel quadro di questa nuova fase della campagna prolungata già in corso, facciamo appello a una nuova giornata internazionale di solidarietà e lotta per il 26 settembre 2026.

Nelle prossime settimane con la collaborazione di tutte le forze solidali costruiamo la piattaforma della giornata e il piano delle iniziative, da Roma a Parigi, dalla Svizzera alla Germania, dalla Turchia al Brasile, dalla Colombia agli Usa, dal BanglaDesh alla Cina, e ovunque è possibile nel mondo !

ICSPWI

28/7/26

csgpindia@gmail.com

lunedì 27 luglio 2026

INDIA:Observe Martyrs’ Week July 28th to August 3rd (RSF)

Migliaia in corteo a Bologna per Fakir - Senza giustizia nessuna pace! - info

Dalla stampa

Manifestazione al Pilastro di Bologna, circa 2mila in corteo: “Via Svevo diventi via Fakir”. E torna il simbolo di George Floyd

“Siamo tutte e tutti Fakir” c’è scritto sullo striscione che apre il corteo della ‘marcia popolare’. Un minuto di silenzio, in ginocchio e il pugno chiuso alzato poi il lungo serpentone cammina per il quartiere. Anche cartelli e cori contro il Governo. La moglie di Abderrahim si è collegata in chiamata dal Marocco

Torna il simbolo di George Floyd, in ginocchio col pugno alzato (Ansa/Foto Schicchi)

Torna il simbolo di George Floyd, in ginocchio col pugno alzato

Bologna, 26 luglio 2026 – A una settimana dalla morte di Abderrahim Fakir, il 42enne deceduto durante un fermo di polizia in via Italo Svevo, sono state circa duemila le persone che si sono radunate a pochi metri dal luogo della scomparsa per chiedere “giustizia e verità” sulla vicenda con una “marcia popolare” che attraversa il Pilastro.

“Siamo tutte e tutti Fakir” c’era scritto sullo striscione che ha aperto il corteo: a tenerlo teso giovani ragazzini che hanno chiesto a gran voce “giustizia” per il 42enne. Durante la manifestazione sono stati scanditi slogan come "Basta razzismo istituzionale", "Siamo tutti antifascisti" e "Siamo tutti Fakir Abderrahim". I manifestanti hanno intonato anche cori contro il Governo: "Dei nostri quartieri non ne sapete niente, Salvini e Piantedosi nemici della gente".

Per le strade del rione c’erano Plat, Si Cobas, Giovani Palestinesi, comitato popolare Pilastro e MuBasta. La locandina è stata rilanciata anche dai collettivi Cua e Cas e condivisa da Potere al Popolo. Il corteo ha percorso via Italo Svevo e tutte le vie del Pilastro per poi tornare all'angolo tra via Italo Svevo e via Alfredo Panzini, dove è morto Fakir. Il dispositivo di sicurezza è stato decisamente poco invasivo. Sul posto non erano presenti mezzi delle forze dell'ordine che hanno presidiato l'area a distanza, proprio per evitare eventuali tensioni.


A una settimana dalla morte di Abderrahim Fakir, il 42enne deceduto durante un fermo di polizia in via Italo Svevo, sono a centinaia le persone che si sono radunate a pochi metri dal luogo della scomparsa per chiedere “giustizia e verità” sulla vicenda con una “marcia popolare” che attraversa il Pilastro (Foto servizio di Schicchi)

20:24
“Via Svevo diventi via Fakir”

"Questo è un messaggio per la gente del Pilastro, per i miei fratelli, per tutte le famiglie che abitano nel quartiere. Per favore non dobbiamo stare zitti per questo nostro fratello che è stato assassinato. Dobbiamo chiedere che via Italo Svevo cambi nome e che mettano una targa con il nome di nostro fratello che è stato assassinato". È l'appello lanciato al microfono, nel corso del corteo. Rivolgendosi ai manifestanti, ha invitato il quartiere a continuare a mobilitarsi e a mantenere alta l'attenzione sulla vicenda, chiedendo anche un gesto simbolico come l'intitolazione della via o l'apposizione di una targa in ricordo di Fakir. Le sue parole sono state accolte dagli applausi dei partecipanti alla manifestazione, che sta attraversando le strade del Pilastro per chiedere "giustizia per Fakir".