
La decisione di Milano aiuta ad affrontare in emergenza i problemi della continuità dello stabilimento nelle attuali pericolose, mettendo a nudo le responsabilità di padroni e governo nella loro non volontà di trovare soluzioni a tutela di lavoro e salute dei lavoratori e cittadini. La sentenza dei giudici denuncia anche che l’Autorizzazione integrata ambientale (Aia) 2025 "non contiene alcuna prescrizione in tema di rimozione dell’amianto» ed è «priva di adeguate tutele sulle polveri PM10 e PM2,5"; ad ulteriore conferma che anche il governo Meloni, come i precedenti, non ha fatto nulla per quanto meno ridurre i rischi per la salute degli operai e della popolazione di Taranto, peggiorando enormemente la situazione (mitigata solo e soltanto dal forte calo produttivo).
A noi sta a cuore la mobilitazione di lavoratori e cittadini, unica alternativa ai piani e logiche di padroni, governo e Stato del capitale - fermo restando che nocivo è il capitale e non la fabbrica. Serve una piattaforma operaia e popolare su cui chiamare alla lotta autonoma per imporre soluzioni temporanee e di prospettiva.
Urso, Giorgetti, la Meloni rispondono solo con l'allarmismo, non certo perchè si
preoccupano dei lavoratori e degli abitanti di Taranto, ma perchè temono che salti o ritardi ancora di molto la svendita dell'ex Ilva. La Meloni, convocando "d'urgenza" una riunione dei ministri interessati, ha subito dichiarato: "il decreto interviene proprio nel momento in cui si era prossimi alla formalizzazione dell’accordo per la cessione dell’intero complesso industriale a un primario operatore siderurgico".Ma questo testimonia ancora di più che sia il governo sia i possibili futuri padroni non vogliono mettere mano e soprattutto soldi nè ora nè in futuro per affrontare i rischi alla sicurezza e alla salute dentro e fuori la fabbrica; vogliono solo difendere gli interessi di aziende multinazionali, come la Jindal, e dei loro profitti - anche se comportano migliaia di tagli ai posti di lavoro, forte ridimensionamento produttivo e nessun impegno per bonifiche e ambiente.
Gli operai dell'ex Ilva di Taranto è da anni che denunciano la situazione all'interno dello stabilimento: non solo cassintegrazione massiccia, salari taglieggiati, commissari e capi che se ne fregano dei minimi diritti alla sicurezza - ABBIAMO AVUTO DUE GIOVANI OPERAI MORTI NEL GIRO DI DUE MESI E PER LA STESSA SITUAZIONE - ma, per chi lavora, opera come in una gabbia di mostri, non si sa mai da dove deve venire il pericolo, manca la minima manutenzione; o non sai cosa fare nelle 8 ore...
Ma i sindacati confederali e l'Usb alle decine di incontri a Roma, a Taranto, a Bari, non hanno mai posto delle richieste prioritarie a difesa degli operai e della situazione ambientale. La uilm, ora passata col nuovo segretario a fianco del governo, come già da tempo la Fim, sulla stampa in passato ha parlato anche di riduzione dell'orario di lavoro e a volte di integrazione alla indennità della cassintegrazione, poi ai Tavoli "se ne dimenticava"; la Fiom è una voce inutile; l'Usb chiede solo provvedimenti, incentivi per l'uscita dal lavoro, o riduce gli operai della più grande fabbrica siderurgica a LPU per i Comuni...
Ora più che mai serve per gli operai: autonomia, lotta, piattaforma a tutela del lavoro, salario e della salute, ora e in prospettiva. Serve soprattutto dire basta, alzare la testa, ribellarsi, non aver paura (perchè l'unica paura che si deve avere è perdere il lavoro e anche la vita), scioperare fino a risultati concreti.
Noi siamo perchè si applichi, questa volta seriamente, la sentenza dei giudici di Milano, siamo perchè si facciano gli interventi prescritti e si vada rapidamente ad una decarbonizzazione e ristrutturazione (perchè anche questa decarbonizzazione è una chiacchiera, sono passati circa 2 anni per la vendita o altre soluzioni, quanti decenni vogliono far passare per forni elettrici, ed altro?) ma perchè gli effetti non ricadano sugli operai, è necessario lottare su una piattaforma imposta dagli operai, in unità con la popolazione di Taranto.
Alcune questioni:
- se per la chiusura dell'area a caldo gli operai addetti non potranno lavorare, ci vuole la riduzione generalizzata dell'orario di lavoro a parità di salario e l'integrazione all'indennità di una cassintegrazione strettamente necessaria;
- gli operai devono essere loro protagonisti della messa in sicurezza della fabbrica; hanno fatto, e stanno tuttora in atto, corsi di formazione totalmente inutili, soldi buttati, quando si possono e si devono fare corsi di formazione per bonifiche, ristrutturazione impianti, ecc.
- serve una postazione ispettiva in fabbrica, per l'emergenza sicurezza.
Questo sarebbe il minimo. MA LO PORRANNO FIM-FIOM-UILM-USB al Tavolo che si tiene oggi a Roma? (domanda retorica...)
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