lunedì 31 agosto 2026

la strage di agosto sui posti di lavoro

 18 VITE SPEZZATE IN SOLI 4 GIORNI

Dietro ai numeri ci sono i nomi, i volti e i sogni interrotti di chi era uscito di casa semplicemente per lavorare.

I dati al 25 agosto 2026:

  • Agosto 2026: 80 morti sui luoghi di lavoro (esclusi morti in itinere cioè nel tragitto casa-lavoro). Nello stesso periodo del 2025 erano 67.
  • Da inizio 2026 ad oggi: 747 lavoratori deceduti (oltre 950 contando gli incidenti in itinere). Nello stesso periodo del 2025 erano 687 (932 con l’itinere).
  • Una realtà drammatica: Il 32% delle vittime ha più di 60 anni.

Chi sono i 18 caduti sul lavoro dal 21 al 25 agosto:

  • Gabriele Tullio (15 anni) e Francesco Di Fazio (32 anni)Roma: uccisi dal monossido di carbonio mentre si riposavano nel furgone dopo il lavoro a una sagra. Non si possono far lavorare i bambini, il povero Gabriele lavorava in nero.
  • Paolo Lettieri (18 anni) – Morto in un tragico incidente stradale mentre andava a lavorare (in itinere).
  • Fabrizio Valente (62 anni)Savona: bagnino, deceduto nel tentativo di salvare un bagnante in mare.
  • Don Aloys Mbala Ghislain Mewoli (47 anni)Campobasso: parroco di origine camerunense, stroncato da un malore (Karoshi) durante la messa.
  • Sotiris Chaikalis (35 anni)L’Aquila: impiegato di origine greca, deceduto per stress lavorativo cioè Karoshi.
  • Hichem Karkar (55 anni)Ragusa: agricoltore di origine tunisina, schiacciato dal trattore a Roccazzo.
  • autista di 43 anniReggio Emilia: camionista bielorusso, se ne ignora il nome: stroncato dal caldo e dal lavoro eccessivo (Karoshi).
  • Maurizio Bonati (72 anni)Milano: caduto da una scala durante lavori a Quarto Oggiaro.
  • Alessandro Pizzato (52 anni) – autostrada A4 (in Friuli Venezia Giulia): deceduto in un incidente stradale durante il trasporto merci.
  • Agricoltore (66 anni)Pisa: Trovato senza vita all’interno di un capanno in un oliveto.
  • Lavoratore (73 anni)Cuneo: travolto e ucciso da un cancello che stava riparando in un agriturismo.
  • Giovanni Piccolo (54 anni)Campobasso: ristoratore, deceduto per stress e sfinimento lavorativo (Karoshi).
  • Nicola Cavazzi (43 anni)Sondrio: autotrasportatore, precipitato con il fuoristrada su un sentiero per evitare una strada interrotta.
  • Fabio Nani (53 anni)Sondrio: allevatore, deceduto durante la sua attività lavorativa.
  • Autista (76 anni)Livorno: scontratosi in furgone contro un camion a Rosignano Marittimo.
  • Giuliano Furlan (76 anni)Udine: caduto all’interno di una cisterna di gasolio.
  • Autotrasportatore (nome ed età non resi noti)Autostrada A4 (Veneto): Coinvolto in un tragico tamponamento fra Tir.
  • Agricoltore (74 anni)Taranto: morto tra le fiamme mentre bruciava le sterpaglie.

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Venezuela - la traettoria del Chavismo e post chavismo fino alla riconsegna del Venezuela all'imperialismo USA

 infostampa INSIDER

Accordo con Caracas: gli Usa predano il petrolio venezuelano


Accordo con Caracas: gli Usa predano il petrolio venezuelano

Trump ha annunciato di aver portato a compimento il più grande accordo petrolifero della storia. Vero, il furto del petrolio venezuelano consentirà alle compagnie petrolifere americane di sfruttare giacimenti da cui si potranno ricavare 65 miliardi di barili. Il furto è stato fatto passare come un accordo con il Venezuela, sotto occupazione da quando Washington ne ha rapito il legittimo presidente, e dovrebbe portare alle casse di Caracas circa 200 miliardi di dollari.

L’intesa ha tutta l’apparenza di un colpo di genio da parte di Trump, tale da spazzare via le critiche circolate in questi mesi sull’assedio imposto all’Iran che ha avuto come conseguenza il blocco del transito delle petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz, provocando un aumento vertiginoso dei prezzi del petrolio (con tutte le conseguenze del caso).


Questo accordo, permettendo l’afflusso di nuove quantità di oro nero nel commercio globale dovrebbe placare la corsa al rialzo dei prezzi e derubricare la crisi energetica mediorientale, che riguarda tutti i Paesi della regione, a qualcosa di gestibile.

Uno sviluppo che, quindi, dovrebbe consentire agli Stati Uniti una maggiore libertà di manovra riguardo le criticità mediorientali. In particolare, gli dovrebbe dare agio di proseguire la stretta economica contro l’Iran a lungo, per la gioia dei fautori delle guerre infinite.

APPELLO CONTRO IL DDL ANTISEMITISMO - PRESIDIO-MARATONA DAVANTI A MONTECITORIO - info e sostegno

 

APPELLO CONTRO IL DDL ANTISEMITISMO BASATO SULLA DEFINIZIONE IHRA
IL 9/09 RIPRENDE LA DISCUSSIONE ALLA CAMERA IN COMMISSIONE AFFARI COSTITUZIONALI
PRESIDIO-MARATONA DAVANTI A MONTECITORIO
PER CHIEDERE LO STOP DELLA NORMA LIBERTICIDA
Il ddl Antisemitismo, in discussione il 9 settembre in Commissione Affari Costituzionali alla Camera, vuole introdurre nella legge italiana la definizione IHRA (International Holocaust Remebrance Alliance), la quale, in ben 7 degli 11 esempi esplicativi citati di presunti atti di antisemitismo, tende a sovrapporre le critiche alle politiche di Israele con il razzismo antisemita.
In un periodo in cui il  antisemitismo sta riemergendo con forza e violenza in Italia, in Europa e nel mondo, la maggioranza di governo lo utilizza per mascherare le proprie responsabilità storiche e per contrastare la libertà di espressione. Questo significherebbe tacciare di odio razziale la denuncia delle politiche coloniali, delle violazioni dei diritti umani e del genocidio del popolo palestinese - denunciato anche dall’Onu circa un anno fa - della pulizia etnica e dell’apartheid.
Opporsi al DDL significa prendere sul serio l'antisemitismo e il suo riemergere nel presente in varie forme, anche violente, e credere che sia necessario contrastarlo con strumenti di lotta e solidarietà efficaci, proteggendo al contempo lo spazio per la legittima e necessaria critica a Israele e alle sue politiche.
Il ddl Antisemitismo si propone il paradossale obiettivo di trasformare in legge una definizione come quella dell’IHRA che invece nasce come giuridicamente non vincolante.
Si tratterebbe dunque di una nuova, anomala, norma che amplierebbe, forzatamente, il concetto di antisemitismo, snaturandolo e trasformandolo in uno strumento per la repressione del dissenso politico e della documentazione dei crimini commessi dal governo israeliano e per colpire il diritto di critica, incentivando forme di autocensura letali per la nostra democrazia.
L’Italia sarebbe quindi il primo Paese in Europa, assieme alla Romania, ad assumere interamente la definizione IHRA con un’apposita legge dello Stato.
A questi si aggiungono, tra i primi ad averla adottata in Europa ma con provvedimenti non vincolanti, Austria (tramite delibera del Consiglio dei Ministri) e Regno Unito (dichiarazione politica del Primo Ministro e dichiarazione scritta ministeriale).
Si costruisce così un quadro che legittima misure sempre più repressive che minaccia direttamente le organizzazioni e ong impegnate nella denuncia della violazione dei diritti umani, le associazioni, i movimenti che lottano per l’autodeterminazione del popolo palestinese e in generale tutte/i le/gli attiviste/i, militanti, cittadine/i, studentesse e studenti e tutti i movimenti per la Palestina e le campagne di boicottaggio come BDS, che in questi mesi a milioni sono scese/i in piazza e si sono mobilitate/i e si mobilitano sempre più in difesa dei diritti umani, civili e politici in Palestina e della libertà di espressione, diritto di critica e la libera informazione.
Il ddl Antisemitismo mette a rischio insegnanti, docenti universitari, ricercatori, giornalisti, operatori culturali e artisti, associazioni sportive e atleti, che potrebbero essere accusati di antisemitismo semplicemente per analizzare, raccontare o denunciare le politiche israeliane e il genocidio in corso o per azioni non violente di boicottaggio di Israele.
La definizione IHRA inclusa nelle “Linee guida sul contrasto all’antisemitismo nella scuola” sta già esercitando forti pressioni contro insegnanti e docenti universitari che hanno subito provvedimenti e accuse di antisemitismo.
Colpisce anche quei gruppi ebraici e internazionali che, proprio partendo dalla memoria dell’antisemitismo e dell’Olocausto, si oppongono apertamente al genocidio del popolo palestinese, alle politiche di apartheid (definite tali dalla Corte internazionale di giustizia) e alle politiche del governo Netanyahu.
In netto contrasto con questa deriva, come già approvato dall’Ordine dei Giornalisti, si può e si deve scegliere di abbandonare la definizione IHRA e adottare la Dichiarazione di Gerusalemme, che non vuole essere definizione vincolante dal punto di vista giuridico, ma uno strumento per identificare, monitorare e combattere l’antisemitismo attraverso una serie di linee guida, legando  la lotta all’antisemitismo alla protezione dei diritti umani e alla libertà di critica.
Serve una mobilitazione nazionale per fermare una norma che confonde deliberatamente critica politica e discriminazione, e per far rispettare le leggi già esistenti in modo  che combattano davvero ogni forma di razzismo senza diventare un bavaglio contro chi denuncia il genocidio e le politiche disumane del governo israeliano.
CHIAMIAMO IL MONDO DELLA CULTURA, SCUOLA, UNIVERSITÀ, RICERCA, INFORMAZIONE, ARTE, SPORT, TUTTE LE REALTÀ SOCIALI, CULTURALI, SINDACALI, POLITICHE DAVVERO DEMOCRATICHE A FARE FRONTE COMUNE
Per una normativa che: difenda la memoria della Shoah senza trasformarla in arma politica; protegga davvero le persone ebree da ogni forma di odio; impedisca che l’antisemitismo venga manipolato per giustificare l’oppressione di un altro popolo e mettere in campo forme di repressione e derive autoritarie; garantisca che la lotta al razzismo sia una lotta unica, indivisibile, senza gerarchie né eccezioni.
A tal fine è bene ricordare che gli strumenti normativi per prevenire e punire i crimini d’odio di diversa estrazione già ci sono, quali ad esempio la Legge Mancino (legge 25 giugno 1993, n. 205): sarebbe sufficiente garantirne la piena applicazione, senza il bisogno di evocare, strumentalmente, ulteriori norme, per di più liberticide come appunto quelle previste dal Ddl Antisemitismo.
SERVE UNA PRESA DI POSIZIONE PUBBLICA
Una maratona di interventi davanti a Montecitorio il 9 settembre 2026, giorno in cui è prevista la votazione del ddl in Commissione Affari Costituzionali della Camera.
Una pressione sul Parlamento per fermare una legge che minaccia la democrazia e la libertà di parola.

Israele sta incendiando il Libano meridionale

 bruciando deliberatamente foreste e uliveti più antichi dello stesso Israele.

Dov’è l’indignazione internazionale?

Dov’è la condanna globale?
il governo @giorgiameloni commercia in armi con lo Stato genocida, violando tutto il violabile.