“...il consumo individuale della classe operaia è riconversione dei mezzi di sussistenza, alienati dal capitale in cambio di forza-lavoro, in forza-lavoro di nuovo sfruttabile dal capitale. Esso è produzione e riproduzione del mezzo di produzione più indispensabile per il capitalista, cioè dell’operaio stesso. Il consumo individuale dell’operaio continua dunque ad essere sempre un momento della produzione e della riproduzione del capitale, tanto che avvenga dentro o fuori dell’officina, fabbrica, ecc., dentro o fuori del processo lavorativo, proprio come la pulizia della macchina, tanto che avvenga durante il processo lavorativo o durante determinate pause di questo...”
“...nulla cambia il fatto che l’operaio compia il proprio consumo individuale per amore di sè stesso e non per amore del capitalista. Neppure il consumo delle bestie da soma cessa di essere un momento del processo di produzione per il fatto che il bestiame stesso gusta quello che mangia. La conservazione e la riproduzione costante della classe operaia rimane condizione costante della riproduzione del capitale. Il capitalista può tranquillamente affidare all’istinto di conservazione e di procreazione degli operai il soddisfacimento di questa condizione. Egli provvede soltanto a limitare il più possibile al puro necessario il loro consumo individuale, ed è lontanissimo da quella rozzezza sudamericana che costringe l’operaio a nutrirsi di cibi più sostanziosi invece che di cibi meno sostanziosi...”
