giovedì 7 maggio 2026

pc 7 maggio - Stellantis Melfi - ma davvero il dibattito tra gli operai deve essere prendersi gli incentivi all'esodo o no?

Stellantis, Melfi: Prendere il malloppo o restare?

Questo il dilemma tra gli operai dopo la presentazione dei nuovi incentivi all’esodo per il 2026. L’ala dura: “Non conviene, resisteremo fino all’ultimo”

"L’azienda non va mai a perdere, siamo noi che potremmo perderci, se non abbiamo gli anni di contributi per la pensione”. Calcolatrice alla mano, impazza il dibattito tra gli operai Stellantis di Melfi, da quando, ieri, è stato reso noto il piano di incentivi all’esodo per l’anno 2026. Incentivo, Naspi e (ovviamente) tfr per chi accetta di lasciare “su base volontaria” fino al raggiungimento di “425” unità entro l’anno. Il licenziamento con incentivo cambia in base all’età e si va dalle ’12 mensilità più 20mila euro’ per chi ha tra 35 e 39 anni, fino a 33 mensilità più 30mila euro per chi supera la soglia dei 55 anni. Con fasce intermedie. Al di là del calcolo economico, è proprio però sull’ultima fascia di età, quella a cavallo dei 55 e oltre, che si proietta “l’offerta”.

Abbiamo provato a sentire qualche voce. “Anche se ho 55 anni, mi mancano comunque 10 anni di contributi per agganciare la pensione, e 85mila euro sono pochi”, ci dice un lavoratore che abbiamo appena ascoltato. E aggiunge: “Ci conviene aspettare che facciano un ‘abbuono’, un accompagnamento alla pensione, quelli dei 7 anni…”. Tra scivoli, scalini e scaloni, in molti sono però tentati e sarà il tema che scalderà non solo la primavera, ma si protrarrà fino all’estate, fino cioè al raggiungimento della soglia dei “425” previsti. “Chi ha un lavoro, una prospettiva chiara, magari accetterà, e ce ne sono, certo che ce ne sono”, prosegue la fonte. C’è poi però l’ala dura degli operai, 55enni vecchia scuola Fiat. “Sono tentato di restare e resistere fino all’ultimo – ci dice un altro lavoratore – quando sarà finita e chiuderanno, ‘appanneranno’ per tutti, non solo per noi, ma anche per dirigenti, capi e capetti”. La pensa così lo ‘lo zoccolo duro’ Fiat, parliamo di chi è entrato dalla prima ora, nel ’93, e ha deciso di investire tutta la propria vita nello stabilimento, famiglia compresa.

“Non bisogna mollare, senza i contributi giusti arriveremmo alla pensione con grosse perdite, abbiamo sacrificato una vita nel prato verde voluto da Gianni Agnelli”. Ma, tra calcoli e sogni di una vita migliore, il dibattito è aperto, anzi infiammato. Infine un dato. Con gli incentivi di quest’anno la forza lavoro direttamente impegnata a San Nicola di Melfi con Stellantis si ridurrà a 4mila unità, se non meno. Mentre 5 anni fa, con l’arrivo della multinazionale italofrancese, erano ben 7200. “Forse l’obiettivo è proprio quello, ridurci all’osso come numeri, per poi dire che non vale la pena mantenere aperto lo stabilimento”. Chiude così uno dei lavoratori con cui abbiamo parlato. Amara sintesi: con l’Indotto già a pezzi, ridurre ancora di più la fabbrica madre sarebbe un’altra piccola tessera nel mosaico della deindustrializzazione in corso a San Nicola di Melfi.

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