ORE12 Controinformazione rossoperaia de 08.05.26
Il 6 e 7 maggio sono state due giornate di mobilitazione, in particolare studentesca, a cui si è collegato anche lo sciopero che ha coinvolto il mondo della scuola indetto da alcune organizzazioni sindacali di base, come USB, Cub, Cobas. Due giornate in cui maggiormente studenti e studentesse, ma in alcune città anche insieme ai lavoratori e lavoratrici della scuola, hanno fatto manifestazioni in tante città di questo paese, dal nord al sud, con mobilitazioni grosse, come a Milano, a Torino e a Roma. A Milano gli studenti in Corteo insieme al lavoratori sono arrivati fino all'Ufficio Scolastico Regionale, così a Roma si è presidiato il Ministero dell'Istruzione e del Merito.
A Palermo dove noi operiamo, abbiamo partecipato direttamente al corteo in sostegno degli studenti, sostenendo questa giornata a livello nazionale, perché giuste erano le ragioni della denuncia e della protesta. Al centro di queste ragioni c'è stata la questione della riforma degli istituti tecnico-professionali del Ministro Valditara.
Alcuni giorni fa in un evento specifico al premio maestro del Made in Italy, il Ministro Valditara aveva sponsorizzato questa riforma con grandi paroloni, dicendo che è una delle grandi sfide del futuro, uno dei pilastri del sistema formativo italiano, per cui è arrivato il momento di rompere un giudizio in base al quale, talvolta in passato, questa istituzione tecnica professionale era considerata di serie B. Aggiungendo che non ha più senso distinguere tra i licei e gli istituti tecnici e professionali, usando parole come “modernizzazione” per sponsorizzare questa riforma che in realtà - come hanno denunciato studenti e studentesse e quei lavoratori e lavoratrici che hanno scioperato e partecipato alle
manifestazioni - è un altro attacco pesante alla scuola pubblica, che si unisce a tutti i precedenti attacchi che già questo governo Meloni ha sferrato contro la scuola - vedi le nuove indicazioni nazionali per i licei, il voto in condotta e quindi una scuola della repressione, il nuovo esame di maturità, il disegno di legge sul “consenso informato” per limitare o addirittura impedire l'educazione sessuo-affettiva nelle scuole; per non parlare anche della condizione dei lavoratori e dei lavoratrici della scuola con rinnovi contrattuali che questo governo ha fatto passare come un “risultato eccezionale” che mai un governo aveva raggiunto precedentemente, quando invece si tratta di rinnovi contrattuali dovuti da anni ai lavoratori e dei lavoratrici della scuola, e che comunque non adeguano gli stipendi all'aumento dei prezzi che ancora di più in questa fase aumentano a fronte delle conseguenze della guerra.In questo, la riforma degli istituti tecnici professionali possiamo dire che è come un ultimo punto del progetto che sta a cuore a questo governo di matrice ideologica fascista, di trasformare sempre di più la scuola in una vera e propria fabbrica di manodopera gratuita per i padroni.
In alcuni striscioni, gli studenti, le studentesse che sono scesi in piazza avevano scritto: “siamo studenti e non prodotti”, “Valditara, nemico del popolo”, sono stati anche presi a pomodori e a verdura, cartoni raffiguranti il volto della Meloni, di Valditara, di Crosetto e della Bernini, e gli studenti organizzati in diversi collettivi, dalla Rete degli studenti medi, ad OSA, Cambiere Rotta, ma anche non organizzati, hanno denunciato questa riforma, hanno protestato contro il percorso quadriennale di scuola superiore collegato in modo diretto a due anni negli istituti tecnologici superiori; quindi hanno detto no ai nuovi quadri orari che andrebbero a diminuire le ore delle discipline umanistiche a favore di una progressiva specializzazione, così come hanno denunciato l'introduzione della formazione lavoro ex-PTCO, ex scuola alternanza-lavoro, con cui gli studenti già da 15 anni vengono introdotti nel mondo del lavoro.
Gli studenti hanno denunciato che questa riforma vuole che gli studenti non diventino e non siano persone pensanti, ma che siano trasformati sin da subito in lavoratori silenziosi e obbedienti; che la scuola non deve essere un ambito di conoscenza a 360 gradi, ma deve diventare luogo sempre più di addestramento al cosiddetto "mercato dei padroni", quindi che la scuola non deve essere luogo di emancipazione ma luogo di sfruttamento.
In questo c'è, per esempio, la questione delle materie che vengono ridotte o tagliate nelle ore, che significa anche tagli, non solo delle ore di studio, ma anche tagli ai posti di lavoro dei docenti e quindi delle cattedre. Questa riforma prevede infatti la diminuzione delle ore di studio di materie come la storia, la geografia o la matematica, mentre prevede l'accorpamento di diverse materie - in particolare le materie scientifiche - in nuove classi di concorso, un vero e proprio il calderone allo scopo di impedire agli studenti di sviluppare un’autonoma coscienza critica, un autonomo pensiero critico e imporre invece più formazione-lavoro, più subordinazione alle esigenze delle aziende, più presenza dei privati nella formazione pubblica - vedi per esempio l'inserimento dei privati nei consigli di istituto.
Cioè la scuola deve essere ridotta per questo governo a uno strumento del cosiddetto “mercato” dei padroni, la scuola deve allinearsi sempre più alle esigenze e agli interessi di questo sistema capitalistico, in una logica sempre più classista che porrà sempre più disuguaglianze sociali. E mentre il ministro Valditara dice che questa riforma toglierà le differenze, al contrario questa riforma accentuerà sempre più le differenze e le disuguaglianze sociali, per una scuola che da un lato deve essere funzionale a formare la nuova classe dei padroni e dall'altro funzionale a formare il nuovo esercito dei proletari che devono essere sfruttati nelle fabbriche e nei posti di lavoro.
In questo disegno entra anche la questione dei test Invalsi che le studenti e studentesse ieri hanno denunciato nelle manifestazioni, perché in queste due giornate del 6 e del 7 maggio, in concomitanza nelle scuole c'era la somministrazione dei test Invalsi, e quindi lo sciopero dei lavoratori e dei lavoratrici era anche contro questi strumenti di selezione e di standardizzazione che li trasformano in meritati, in classifiche, in performance. Gli studenti hanno denunciato che gli Invalsi soffocano quello che deve essere la libertà di pensiero, lo sviluppo della coscienza critica e della creatività, perché sono impostati in una logica di addestramento, di competizione, di obbedienza, in una logica del merito. Si fa passare l'idea che questi test annullino le disuguaglianze mentre in realtà non solo queste si normalizzano, ma addirittura si estendono mascherandole, travestendole dietro il parametro del merito.
Tutto questo è stato portato in piazza dagli studenti nelle mobilitazioni del 7, ma hanno anche esteso la protesta. Attraverso le parole d'ordine sugli striscioni, gli slogan è stata anche portata nuovamente la denuncia contro una scuola sempre più militarizzata, una scuola in cui sempre più entrano l'esercito, le forze di polizia a fare "lezioni", vi sono i protocolli con le industrie belliche; e non si tratta più di episodi isolati ma sono parte del progetto reazionario che questo governo vuole mettere in atto per una scuola che deve essere sempre più funzionale da un lato al Capitale, al profitto e dall'altro alla guerra imperialista.
In queste manifestazioni vi è stata nuovamente la solidarietà anche verso il popolo palestinese, contro il genocidio e anche a sostegno della Flotilla.
Quindi, gli studenti e le studentesse ieri, insieme a quei lavoratori, a quelle lavoratrici che hanno scioperato - che comunque restano ancora minoritari a fronte della necessità di una mobilitazione dei lavoratori più grande ed estesa, hanno lanciato dei messaggi chiari: la scuola non è un'impresa, gli studenti non sono prodotti, il sapere non è una merce, no alla scuola del profitto, no alla scuola della guerra.
Però quello che deve essere chiaro, così come abbiamo detto altre volte, è che questa lotta che ha toccato il mondo della scuola e quindi tutti gli attacchi che questo governo, sin da quando si è insediato, ha sferrato contro la scuola pubblica, deve essere inserita in una lotta sicuramente più grande, più ampia che deve avere come obiettivo centrale la lotta proprio contro l'intero governo Meloni, che vuole avanzare rapido nel moderno fascismo, con l'obiettivo di lottare a 360 gradi contro il governo per cacciarlo.
Resta il problema della mobilitazione dei lavoratori e delle lavoratici, ma questo è un problema più generale che tocca in questo paese tutti i posti di lavoro e il cuore dei posti di lavoro che sono le fabbriche.
Occorre, quindi, avanzare nella consapevolezza e nella coscienza che ogni singola lotta, ogni specifica lotta, deve confluire in un'unica lotta contro il governo, contro questo governo Meloni e arrivare a quello che noi riteniamo necessario, cioè lo sciopero generale, un vero sciopero generale per la cacciata di questo governo.

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