La guerra scatenata da Trump e dal nazisionismo israeliano all’Iran
e che ha bloccato di fatto lo stretto di Hormuz dove passa circa il 20% del
petrolio mondiale, ha messo in serio pericolo l’approvvigionamento di petrolio
e dei suoi derivati, di quasi tutti i paesi del mondo.
Una guerra che ha costretto tutti gli altri paesi
imperialisti a darsi da fare, da quelli europei al Canada, e paesi dipendenti
dall’imperialismo, a cercare vie per risolvere il problema dell’approvvigionamento.
Spinti da questa esigenza 48 paesi si sono riuniti il 4 maggio
in Armenia prendendo parte all’8a Riunione della Comunità Politica Europea su
"sicurezza e resilienza
collettiva". In Armenia che si trova proprio al confine con l’Iran,
attaccata all’Azerbaigian, altro grande paese produttore di petrolio e uno dei
transiti della nuova via della seta cinese. Non hanno partecipato gli Stati
Uniti.
Anche la Meloni in nome dell’imperialismo italiano era presente. Mentre la dichiarazione finale e gli altri interventi, nel quadro della necessità di “ridurre le eccessive dipendenze dell’Europa” e di
“rafforzare i rapporti con l’Armenia”, hanno ipocritamente straparlato come sempre in questi casi di “rispetto della democrazia”, “diritti umani”, “libertà fondamentali” e “stato di diritto”, l’intervento della Meloni, ancora una volta di stampo fascista, si è invece tutto concentrato sulla questione immigrazione, portandola come esempio della “policrisi” che sebbene sia fatta di tanti aspetti è proprio sull’immigrazione che si deve soffermare. E bisogna dire che le ha sparate proprio grosse, come è solita fare, dicendo che “i flussi migratori incontrollati mettono sotto pressione la sicurezza dei cittadini e, quando vengono utilizzati come minaccia ibrida” addirittura mettono in pericolo “anche la stabilità degli Stati.”“Ma non finisce qui.”
Ha proprio detto così, cercando probabilmente di impressionare o terrorizzare
tutti i presenti! perché l’immigrazione, secondo lei, “incide anche
sull’economia, mettendo a dura prova le risorse pubbliche e impattando sui
mercati del lavoro, il che indebolisce la competitività, aumentando
l’incertezza e le tensioni sociali.” Insomma peggio delle bombe di Trump!!
Ma quante balle spara la Meloni! E non le bastano mai perché
ha continuato pure con i legami tra immigrazione e settore energetico: “Vi sono
inoltre legami con il settore energetico, poiché dobbiamo anche fare i conti
con il fatto che molti flussi [di immigrati? di petrolio?] provengono da
regioni instabili che sono fondamentali per il nostro approvvigionamento.” E
tutto questo sproloquio si trova pari pari sul sito del governo.
Non possiamo sapere quanto i presenti siano stati a sentire
queste assurdità, sappiamo che subito dopo la Meloni, in questo 60esimo viaggio
all’estero! è andata proprio in Azerbaigian per un altro incontro alla ricerca disperata
di altre fonti di petrolio e gas perché non basta quello comprato dall’Algeria o
quello comprato a carissimo prezzo dagli Stati Uniti del nazimperialista Trump!
"Sto volando adesso, come voi sapete” ha detto la
Meloni ai giornalisti “in Azerbaigian dove c'e' un altro partner strategico per
quello che ci riguarda dell'approvvigionamento tanto di gas quanto di petrolio,
dopo il viaggio in Algeria, dopo il viaggio nel Golfo, chiaramente
anche questo fa parte di una diplomazia dell'energia che serve a difendere i
nostri interessi [vuole dire gli interessi della borghesia imperialista italiana!, ndr] ma non a farlo semplicemente sul piano episodico, a farlo su
un piano strutturale di lungo termine e quindi cerchiamo di fare la nostra
parte".
Sembrano i viaggi della speranza! che non bastano perché la dipendenza energetica dell’It
alia è enorme: “Secondo i dati più aggiornati pubblicati due settimane fa dal ministero dell’Economia, l’Italia importa dall’estero circa il 74 per cento dell’energia di cui ha bisogno”. Nel 2015 importava il 77%, ciò significa che oltre ogni chiacchiera in tutti questi anni il governo non ha fatto niente, nonostante tutti viaggi!Anche in Azerbaigian, dove ha incontrato il presidente
Aliyev, la Meloni ha detto frasi di circostanza per ingraziarsi l’ospite e
cercare di strappare qualche accordo conveniente: “Più l’instabilità intorno a
noi aumenta” ha detto, senza mai avere il coraggio di nominare chi aumenta
questa instabilità, “più è importante rafforzare le certezze che abbiamo, e la
relazione tra Italia e Azerbaigian è certamente una di queste certezze”. Ma quali
certezze! Proprio in virtù di questa “instabilità” nessuno ha più certezze, ma
alla Meloni piace sentirsi importante mentre dice vere e proprie sciocchezze.
Ed è inutile dire che pur di fare affari si chiudono
naturalmente sempre gli occhi sui regimi definiti “autocratici”, come quello
dell’Azerbaigian.
Ma la Meloni è stata costretta a fare questi viaggi per calmare
i bollenti spiriti della Confindustria che con Orsini ogni giorno grida che
bisogna fare qualcosa non solo per trovare petrolio e gas per le industrie, ma
che bisogna continuare a sostenere le imprese con incentivi visti gli alti
costi dei carburanti e soprattutto che il governo faccia qualcosa per tenere
bassa l’inflazione che aumenta tutti i prezzi e fa diminuire la spesa. E sono
grida, quelle dei padroni, che sembrano ultimatum!
A questi lamenti, meglio dire a queste richieste esplicite
dei padroni, vuole rispondere la Meloni con questa frenesia di incontri e giravolte.
Ma tra le pressioni dei padroni e lo scontro interno al governo in vista delle
prossime elezioni, la “via d’uscita” la Meloni non la può trovare se non
peggiorando in maniera ancora più forte le condizioni di vita delle lavoratrici,
dei lavoratori e delle masse popolari di questo paese, che ogni giorno che
passa hanno tanti motivi in più per organizzarsi e mobilitarsi per cacciare la Meloni
e tutto il suo governo moderno fascista.

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