Nello stabilimento di Campiglione Fenile si producono sistemi elettronici per Bmw, Audi e Hyundai. Sono impiegati 500 lavoratori, la linea vale 15 milioni su 200 di fatturato
Vivono ore di forte preoccupazione i lavoratori della Hanon Systems di Campiglione Fenile: una linea produttiva strategica sarà trasferita in Cina. L'annuncio è arrivato dai vertici aziendali nel corso di un incontro con le organizzazioni sindacali, svoltosi a Torino nella sede dell'Unione Industriale, e ha immediatamente acceso i riflettori sul futuro dello stabilimento Pinerolese.
Il valore dell’azienda e la linea avanzata
La linea interessata, infatti, non è marginale: si tratta di una delle più avanzate, dedicata alla produzione di pompe di raffreddamento per veicoli di fascia medio-alta. Un segmento che genera valore e marginalità, e che negli anni ha contribuito in maniera significativa ai risultati dello stabilimento. La scelta di smantellarla per trasferirla in Cina, dove i costi di produzione risultano più contenuti, viene letta come un segnale di progressivo ridimensionamento.
La scoperta degli operai
La scoperta «Abbiamo scoperto che questa multinazionale coreana aveva deciso la delocalizzazione - spiega Arcangelo Montemarrano della Fim Cisl - solo quando alcuni dipendenti si sono accorti che un plico contenente i disegni della linea 5Ewp era in partenza per la Cina. Fino a quel momento non avevamo ricevuto alcuna comunicazione né avvisaglia di trasferimenti produttivi».
Un episodio che ha alimentato ulteriore tensione tra i lavoratori, già scossi da precedenti segnali provenienti dal gruppo. Lo stabilimento di Campiglione Fenile è infatti l'unico presidio rimasto in Italia dopo la chiusura del sito di Benevento, dove erano occupati circa 60 dipendenti. Un precedente che pesa e che rende ancora più delicata la situazione attuale.
Cosa succede ora e l’impatto sul territorio
Un valore strategico Ogni giorno circa 500 persone varcano i cancelli dello stabilimento pinerolese: una realtà che ha un impatto diretto e rilevante sul tessuto occupazionale del territorio. «Il problema - precisa Montemarrano - non può essere valutato solo in base al numero di lavoratori direttamente coinvolti nella linea, circa una ventina, che potranno anche essere ricollocati all'interno dell'azienda. Il punto è il valore strategico della linea stessa».
E aggiunge: «Parliamo di una produzione ad alto contenuto tecnologico, destinata a un segmento di mercato importante. Per realizzarla l'azienda ha investito oltre 4 milioni di euro e, su un fatturato complessivo previsto di circa 200 milioni, questa linea genera da sola un reddito di circa 15 milioni. È evidente che la sua uscita indebolisce l'intero sistema produttivo
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