Vivono ore di forte preoccupazione i lavoratori della Hanon Systems di Campiglione Fenile: una linea produttiva strategica sarà trasferita in Cina. L'annuncio è arrivato dai vertici aziendali nel corso di un incontro con le organizzazioni sindacali, svoltosi a Torino nella sede dell'Unione Industriale, e ha immediatamente acceso i riflettori sul futuro dello stabilimento Pinerolese.

chi è e cosa fa Hanon
Il sito di Campiglione opera nel settore automotive con la produzione di sistemi elettrici ed elettronici destinati ai dispositivi di raffreddamento. Una filiera ad alta specializzazione che rifornisce marchi di primo piano come Bmw, Audi e Hyundai. Proprio questa vocazione produttiva, finora, aveva garantito continuità e prospettive industriali solide. La decisione di delocalizzare una linea ritenuta nevralgica rappresenta quindi un cambio di rotta che preoccupa non poco lavoratori e sindacati.
 

Il valore dell’azienda e la linea avanzata

La linea interessata, infatti, non è marginale: si tratta di una delle più avanzate, dedicata alla produzione di pompe di raffreddamento per veicoli di fascia medio-alta. Un segmento che genera valore e marginalità, e che negli anni ha contribuito in maniera significativa ai risultati dello stabilimento. La scelta di smantellarla per trasferirla in Cina, dove i costi di produzione risultano più contenuti, viene letta come un segnale di progressivo ridimensionamento.

La scoperta degli operai

 La scoperta «Abbiamo scoperto che questa multinazionale coreana aveva deciso la delocalizzazione - spiega Arcangelo Montemarrano della Fim Cisl - solo quando alcuni dipendenti si sono accorti che un plico contenente i disegni della linea 5Ewp era in partenza per la Cina. Fino a quel momento non avevamo ricevuto alcuna comunicazione né avvisaglia di trasferimenti produttivi».

Un episodio che ha alimentato ulteriore tensione tra i lavoratori, già scossi da precedenti segnali provenienti dal gruppo. Lo stabilimento di Campiglione Fenile è infatti l'unico presidio rimasto in Italia dopo la chiusura del sito di Benevento, dove erano occupati circa 60 dipendenti. Un precedente che pesa e che rende ancora più delicata la situazione attuale.

Cosa succede ora e l’impatto sul territorio

Un valore strategico Ogni giorno circa 500 persone varcano i cancelli dello stabilimento pinerolese: una realtà che ha un impatto diretto e rilevante sul tessuto occupazionale del territorio. «Il problema - precisa Montemarrano - non può essere valutato solo in base al numero di lavoratori direttamente coinvolti nella linea, circa una ventina, che potranno anche essere ricollocati all'interno dell'azienda. Il punto è il valore strategico della linea stessa».

E aggiunge: «Parliamo di una produzione ad alto contenuto tecnologico, destinata a un segmento di mercato importante. Per realizzarla l'azienda ha investito oltre 4 milioni di euro e, su un fatturato complessivo previsto di circa 200 milioni, questa linea genera da sola un reddito di circa 15 milioni. È evidente che la sua uscita indebolisce l'intero sistema produttivo