sabato 6 giugno 2026

pc 6 giugno - Da Milano, sempre e ancora per la Palestina

 

pc 6 giugno - ORE 12 Controinformazione rossoperaia - Oggi alla manifestazione di Amendolara, corrispondenza da Taranto

 

pc 6 giugno - In nome dei 4 lavoratori braccianti uccisi da caporali e dai loro mandanti i padroni dello sfruttamento/schiavista - Oggi ad Amendolara

pc 6 giugno - Oltre 60 denunce e multe a Pisa - la repressione in servizio permanente effettivo - info solidale

In questi giorni è arrivata una vera e propria pioggia di denunce e sanzioni pecuniarie ad attiviste e attivisti di vari movimenti e organizzazioni di Pisa. Si tratta di un insieme di oltre 140 ipotesi di reato per 54 persone, a cui vanno aggiunte diverse multe, per un totale di oltre 60 misure riguardanti una serie di iniziative e manifestazioni che vanno dal luglio 2025 a questa primavera.

Il carattere repressivo e intimidatorio è evidente, sia nella mole degli atti contestati e del danno economico annesso per vicende che si sono svolte in maniera assolutamente pacifica, sia nell’aver sparato nel mucchio cercando di portare a processo una lunga sfilza di soggetti per eventi che si svolti nel corso di una decina di mesi.

pc 6 giugno - Ilva "Ambiente svenduto" - Un processo al processo - Ma solo lo Slai cobas e le sue parti civili sono presenti, fanno presidi, denunciano

Ormai il processo "Ambiente svenduto" non è più un processo/atto d'accusa contro i padroni Riva, i loro complici, responsabili di sfruttamento, morte dentro la fabbrica e nei quartieri vicini, di repressione verso i lavoratori che denunciavano, di disastro ambientale, di associazione a delinquere, ecc, ecc.,

sta diventando in realtà un "PROCESSO AL PROCESSO". Un processo ai giudici di Taranto, agli operai e abitanti dei quartieri, alle parti civili. 

Un processo che da essere "la madre di tutti i processi" di questo tipo, con condanne esemplari, sta diventando "la madre di tutte le ingiustizie di classe"! 

Ma c'è solo lo Slai cobas e le sue parti civili, i suoi avvocati che sono presenti alle udienze, denunciano, fanno presidi davanti al tribunale di Potenza, come è accaduto anche ieri, con la solidarietà, presenza di rappresentanti di operai della Stellantis, di compagne di Potenza, di giornalisti democratici.

Un processo che a Potenza, dopo 12 anni dal suo inizio a Taranto, ha già portato per le infinite prescrizioni a passare da 52 imputati a 16 imputati e da 4 società a una sola: Ilva Spa (che in cassa ha solo debiti e quindi non potrà mai risarcire le parti civili). 

Un processo che ha archiviato la maggiorparte dei reati, tra cui associazione per delinquere, rimozione

venerdì 5 giugno 2026

pc 5 giugno - Bergamo: l'esempio di repressione generale - Palermo: il punto della lotta contro la guerra, solidarietà con la Palestina - Linea e azione di proletari comunisti

Bergamo

La questione della repressione vogliamo trattarla a partire da un episodio che sta colpendo Bergamo all'interno della campagna repressiva più generale contro il movimento della Palestina e vogliamo centrarla sull'azione necessaria per contrastarla, facendo anche la nostra parte a livello locale in tutte le realtà dove siamo colpiti.

Partiamo da un dato: dal nostro punto di vista la repressione non è un accidente, la repressione è parte inevitabile della lotta di classe e va quindi affrontata come una battaglia di classe, questo è molto importante. Una repressione che da un lato c'è sempre stata, dove c'è lotta c'è repressione, dove c'è sfruttamento c'è ribellione, ma questo governo moderno fascista, da Stato di polizia, ci mette del suo con la sua ideologia e, attraverso i decreti sicurezza, inserisce tutta una serie di misure per aumentare questo attacco verso chi lotta e per criminalizzare il dissenso.

Questo è un governo schierato apertamente dalla parte della polizia, è ossessionato da tutto quello che si muove contro ed è pronto a reprimere in tutte le forme, dai giovani di Extinction Rebellion alle piazze per la Palestina ai lavoratori metalmeccanici che bloccano l'autostrada per il contratto.

Parliamo di Bergamo come esempio per restituire ai lavoratori, al movimento, come si sta muovendo la repressione al tempo del governo moderno fascista della Meloni e come e su quali basi unirsi per rispondere.

Nel movimento a sostegno della lotta di liberazione del popolo palestinese, nato dal 7 ottobre 2023, la rete Bergamo per la Palestina è diventata una realtà rappresentativa per continuità e durata, formata da molte realtà sociali, sindacali, politiche che, nel sostegno alla resistenza palestinese, si sono messe in rete diventando, pur tra mille contraddizioni inevitabili, comunque un punto di riferimento con numerose e diverse iniziative di mobilitazione, di denunce, di solidarietà che abbiamo tenuto in questi anni, tra queste la buona partecipazione al corteo del 25 aprile del 2025 e il pieno sostegno alle mobilitazioni di massa di settembre/ottobre di quell'anno.

Nel 25 aprile 2025 della resistenza e della lotta partigiana antifascista e antinazista la rete decide di partecipare al corteo con la parola d'ordine “antifascismo è antisionismo”, “contro il governo fascista Meloni, della guerra, del riarmo”, la sua complicità nel genocidio di Netanyahu e delle realtà locali - amministrazione comunale in testa di area PD - presenti nel corteo, di falsa opposizione parlamentare e guerrafondaie, filosioniste o contigue nei fatti con queste posizioni.

Una prima denuncia viene fatta provando a mettersi alla testa del corteo quel giorno come critica attacco alla parte istituzionale segnando concretamente il loro distacco dai valori della Resistenza. Manovre di piazza favorite anche da Digos, Polizia e soprattutto rapporti di forza non sufficienti non hanno dato il risultato cercato, ma questo era solo l'inizio.

Filosionisti e usurpatori della Resistenza a segnare quanto profondo e irreversibile sia il loro cambio di pelle, in pieno genocidio manovrano per far entrare e far sfilare tra le loro fila quella che falsamente viene chiamata “Brigata ebraica” ma che in realtà raccoglie esponenti dell'Associazione Italia/Israele

pc 5 maggio - Modi in India accelera come mai prima d'ora la corsa agli armamenti

Avanzano i preparativi di guerra nell’Indo-Pacifico 

Profitti stellari delle industrie delle armi indiane scaricati sulle masse con maggiore povertà, guerra interna genocida contro il suo stesso popolo e i maoisti, deportazioni forzate, violazioni dei diritti umani. 

Italia complice. Su questo vedi pc 26 maggio – Italia-India e gli accordi del nuovo Partenariato Strategico Speciale - 1

https://proletaricomunisti.blogspot.com/2026/05/pc-26-maggio-italia-india-e-gli-accordi.html

https://proletaricomunisti.blogspot.com/2026/05/pc-27-maggio-italia-india-e-i-nuovi.html

Alcune info:

Da Reuters 3 giugno 2026

l'India si prepara a ricevere un ordine di droni da aziende nazionali da 2 miliardi di dollari, il più grande acquisto di sempre

Il più grande appalto mai realizzato, con consegna prevista in un periodo compreso tra 18 e 24 mesi.

Gli scontri in Pakistan e la guerra in Ucraina aumentano la domanda di droni.

L'acquisto accelerato mira a soddisfare esigenze urgenti

I piani sono in fase avanzata e le consegne sono previste entro 18-24 mesi, il che rappresenta un incremento di valore rispetto ai recenti ordini governativi di 30 miliardi di rupie (313 milioni di dollari) per droni di classe tattica.

Da marketscreener (quotidiano finanziario)

'Nella prossima fase, gli approvvigionamenti di droni tattici in India potrebbero superare i 200 miliardi

pc 5 giugno - Iran - Lavoratori contro la guerra imperialista di aggressione

Una guerra devastante ha completamente sconvolto le vite e le lotte di noi lavoratori in ogni modo immaginabile. Dai bombardamenti incessanti da parte di Stati Uniti e Israele – che hanno reso fin troppo chiaro a tutti che gli “attacchi di precisione”, gli “aiuti militari” e gli “interventi umanitari” non erano altro che un vergognoso e distruttivo inganno – alla presenza delle forze di sicurezza e delle milizie paramilitari Basij a ogni angolo di strada. Ciò ha generato paura, ansia e panico diffusi tra la popolazione, sia per i bombardamenti che per la dura repressione, aggravati dall’inflazione galoppante e dall’inaccettabile blocco di internet da parte del governo, che ha sconvolto il lavoro e la vita di milioni di persone. Ha privato la stragrande maggioranza della popolazione, così come le organizzazioni indipendenti, incluso il nostro Sindacato (Sindacato dei Lavoratori della Compagnia di Autobus di Teheran e dintorni), della possibilità di comunicare ed esprimersi pubblicamente.

Per anni, il Sindacato ha messo in guardia contro la guerra, le politiche di guerra e le sanzioni economiche che hanno impoverito e privato la classe lavoratrice dei suoi diritti, rafforzando al contempo chi detiene il potere e la ricchezza. Sia nei mesi precedenti la recente guerra, sia durante la guerra dei dodici giorni stessa, abbiamo ripetutamente sottolineato che le principali vittime della guerra non sono coloro che detengono il potere, bensì i lavoratori e le masse oppresse e diseredate. Come abbiamo sempre ribadito, condanniamo fermamente gli attacchi militari degli Stati Uniti e di Israele sul territorio iraniano, l’uccisione di civili e la grave distruzione inflitta a infrastrutture, fabbriche, abitazioni, ospedali e scuole.

Lotta di classe e movimenti sociali per la giustizia

In seguito alla rivolta di gennaio nel nostro Paese, abbiamo dichiarato che le stragi di massa e le esecuzioni in corso nella vasta, consapevole e diversificata società iraniana non solo non riusciranno a frenare le proteste e il profondo malcontento sociale, ma intensificheranno anche la rabbia popolare. Abbiamo sottolineato che il rafforzamento e la continuazione della lotta di classe e dei movimenti sociali che rivendicano giustizia, libertà e uguaglianza è l’unica via per la liberazione per noi lavoratori e per il popolo iraniano, laborioso e oppresso – e non l’intervento militare degli Stati Uniti, di Israele o di altri governi stranieri assetati di potere, né delle forze a loro affiliate e dei loro sostenitori.

Questa guerra non solo ha causato la morte di migliaia di innocenti, ma ha anche preso di mira abitazioni, ospedali, scuole e infrastrutture, comprese le industrie vitali del Paese, con la conseguente distruzione diretta o indiretta di milioni di posti di lavoro, resi ancora più precari e insicuri di prima. I colpi inferti da questa guerra, in particolare alla classe operaia e ai settori più impoveriti dell’Iran, ai nostri movimenti e alla nostra capacità di organizzarci, non saranno facili da riparare, ma non fermeranno la lotta dei movimenti che cercano giustizia.

Il capitalismo dominante nel nostro Paese e il capitalismo globale non attribuiscono alcun valore alle

pc 5 giugno - Protesta in Albania contro un insediamento turistico targato Israele/Trump

Sono 4 giorni di proteste, il popolo albanese si è rivoltato contro il mega-investimento da 1,4 miliardi di dollari del genero sionista di Trump, Jared Kushner, e di Ivanka Trump, per un lussuoso progetto turistico legato a Israele su terreni protetti in Albania.  

A Tirana i manifestanti hanno circondato l'edificio del Ministero dell'Interno con filo spinato. 





InsideOver

"L'Albania è una discarica, una terra inquinata. Con questo progetto porteremo 4 miliardi di dollari a Valona e diventerà il fiore all’occhiello del Mediterraneo. Ripulitevi dal veleno della guerra informativa online. Buona giornata".

Queste parole accompagnano un video postato su Instagram dal Primo Ministro albanese, Edi Rama, che mostra una vera e propria discarica a cielo aperto nei pressi di Valona, nella stessa area destinata a

pc 5 giugno - CHI STA DIETRO AI CAPORALI?

 Dal Presidio Permanente di Castelnuovo Scrivia

CHI STA DIETRO AI CAPORALI?

Si chiamavano Ullah Ismat Quiem, 19 anni, Waseem Khan, 29 anni, Amin Fazal Khogjani, 28 anni, Safi Layiad, 27 anni, tre braccianti afghani e un pakistano, costretti a raccogliere frutta e verdura in quelle campagne per 12 – 13 ore di lavoro al giorno, sotto il solleone, trattati come schiavi, senza diritti, senza contratto, salari mai pagati. I caporali, al soldo dei clan mafiosi e dei padroni di quelle terre, li hanno bruciati vivi nella loro auto, perché si erano ribellati, in una squallida stazione di servizio Ip di Amendola, nel cosentino.

Erano in cinque, quattro sono morti carbonizzati, il quinto – Taj Mohammad Alamyar, pure lui di nazionalità afghana – è riuscito a salvarsi ed ha raccontato, terrorizzato, a stampa e Tv, del ruolo della mafia afghana in quelle campagne e di un sistema schiavile a cui lui e i suoi compagni erano sottoposti.

Ci dobbiamo chiedere per chi lavoravano questi caporali che costringevano lavoratori agricoli in quelle condizioni bestiali, sfruttati per intere giornate lavorative e, per giunta, senza paga?

Lavoravano per aziende agricole regolari che, a loro volta, rifornivano, di frutta e verdura, i banchi delle principali aziende della grande distribuzione organizzata.

E’ quel che avviene nelle campagne di tutt’Italia, dal Sud al Nord, è un sistema schiavile che funziona così. Ovunque.

Non è vero - come dicono alcune associazioni imprenditoriali agricole – che il sistema è

giovedì 4 giugno 2026

pc 4 giugno - Info x Amendolara - Da Slai cobas per il sindacato di classe - Taranto

Lo Slai Cobas per il sindacato di classe Taranto ad Amendolara sabato alla manifestazione di rilievo nazionale promossa dalla CGIL - concentramento ore 16,30 alla stazione di servizio della strage dei braccianti.

Partenza da Taranto sede Slai Cobas via Livio Andronico 47 ore 14 - info 3475301704 Margherita

pc 4 giugno - Sulla strage di braccianti immigrati ad Amendolara

da ORE12 Controinformazione rossoperaia del 03.06.26-1

Come mai i giornali ora sono così pieni di dettagli precisi sulla strage dei braccianti di Amendolara? Ora sanno tutto, descrivono tutto, all'improvviso gli "invisibili" diventano immediatamente visibili. Non dovremmo aggiungere niente a quello che descrivono i giornali sulla condizione dei braccianti in Calabria, in Puglia, in Basilicata; eppure, oltre al fatto che non bisogna mai stancarsi di descrivere questa condizione "schiavista" e di denunciarla, il punto ora è il che fare.

E sul che fare siamo alle solite: la catena di inchieste giudiziarie - ma non c'erano prima e finora, cosa hanno prodotto? Le denunce apparse sui giornali, che cosa hanno prodotto? Cos'ha prodotto l'attività, anche spesso lodevole, dei sindacati, della CGIL sostanzialmente? perché la CISL e la UIL o non sono presenti nelle campagne oppure sono completamente d'accordo per lo sfruttamento schiavista dei lavoratori e spesso vi è un intreccio molto stretto tra padroni e padroncini che gestiscono questo lavoro nelle campagne e organizzazioni sindacali che lo favoriscono.

Così come è del tutto evidente che questo sistema, chiamato caporalato, in realtà si chiama capitalismo, sfruttamento selvaggio, riduzione in schiavitù dei lavoratori migranti approfittando delle leggi del

pc 4 giugno - Sulla lotta contro la guerra, contro la repressione e per la solidarietà alla Palestina, corrispondenze da Bergamo e Palermo

pc 3 giugno - Sostegno alla battaglia degli abitanti dei quartieri di Milano contro Aler, Comune - Domani assemblea popolare

Ci sono due classi: quelli che abitano e frequentano la Milano "bene", la Milano dei turisti, delle abitazioni solo per chi ha molti soldi, e quelli dei quartieri, delle case popolari che devono vivere nel degrado, nella sporcizia e con i topi....

Dal blog slai cobas

Abbiamo ricevuto questa denuncia da parte degli abitanti di piazza Insubria sullo stato di estremo degrado in cui sono costretti a vivere gli abitanti delle case popolari, ma che è anche la realtà che vivono i proletari nelle periferie milanesi, frutto delle politiche del governo Meloni che al diritto all'abitare contrappone campagne di criminalizzazione di chi è costretto ad occupare visto che gli affitti a Milano sono diventati impossibili per lavoratori, pensionati, giovani, migranti, donne con bambini piccoli, sottoposti a continui sgomberi selvaggi anziché ristrutturare/sanificare gli edifici di edilizia popolare. Ma come denunciano gli abitanti stessi la giunta Sala di certo non si è distinta per salvaguardare gli interessi delle fasce più deboli, anzi il sindaco è stato il primo a gridare "legalità" ma per gli speculatori, a non fare nulla per i diritti delle persone a abitare senza essere invasi dai topi, a sostenere gli sgomberi selvaggi

"Nei giorni scorsi - denunciano alcuni abitanti di piazza Insubria - alcuni fascisti della zona hanno strappato questi avvisi. Non vogliono che si indichi come responsabile l’Aler e quindi la Regione Lombardia (amici di centro destra) come responsabili della situazione facendo ricadere ogni responsabilità sugli occupanti di casa in primis e poi sul Comune (di centro sinistra). Quest’ultimo responsabilità ne ha, fosse altro perché qui il problema è ormai andato oltre i cancelli delle case popolari ed è diventato un’emergenza di salute pubblica cittadina sempre più grave. Ma l’Aler è il proprietario e spetta a esso liberare gli abitanti delle case che ha ingestione dalla invasione dei topi."

"Grazie alla nostra iniziativa, Aler ha risposto. Il servizio Rai è servito a fare promesse di sgomberare alcune cantine, infestate dai topi. Sarebbe un primo passo importante, ma lo farà davvero? E perché vengono esclusi ora dei civici di piazza Insubria? E la derattizzazione vera e propria quando? Dobbiamo continuare come abitanti a esercitare una forte pressione collettiva. 

Giovedì tutti in assemblea nel cortile di piazza Insubria 3 per decidere insieme che altre iniziative mettere in campo. 


pc 3 giugno - Un saluto militante al compagno Visconte Grisi che ci ha lasciato

 

Medico e intellettuale rivoluzionario 

Lo abbiamo conosciuto e condiviso la militanza nel movimento marxista leninista maoista, da Servire il Popolo a Voce Operaia, da Cutro/Calabria a Milano

Abbiamo continuato a prestare attenzione ai suoi scritti e saggi nell'area operaista e sulla rivista Collegamenti.

Visconte ha partecipato al convegno da noi organizzato a Milano sul 50° sull' Autunno caldo 69 'Uscire dal lungo inverno per un nuovo autunno caldo',e anche recentemente ad alcune iniziative di dibattito da noi organizzate. 

Pubblichiamo alcuni suoi articoli condivisibili sul sistema sanitario e la medicina generale. 

La crisi della medicina generale inizia già negli anni 50 – 60, ai tempi delle mutue, e si protrae fino ad oggi con l’istituzione del Servizio Sanitario Nazionale nel 1978. Una crisi di ruolo e di professionalità del medico generale che passa dalla figura del vecchio medico condotto, esperto di tutte le arti mediche e anche del territorio, alla figura del medico della mutua, poi di famiglia, poi di base che vede ridursi la sua competenza alla cura delle malattie più semplici e aumentare il suo carico burocratico. Oggi l’ambulatorio del medico di famiglia, nella maggior parte dei casi e salvo alcune lodevoli eccezioni, è diventato poco più di un ufficio decentrato dell’ ASL in cui si svolgono adempimenti burocratici e vengono smistati i pazienti verso gli specialisti, gli ospedali e i vari esami di approfondimento diagnostico.

Tutto questo è stato ratificato dall’assegnazione di un “budget”, un tetto di spesa che riguarda sia la farmaceutica che gli esami, ad ogni singolo medico, che viene così qualificato come “ordinatore di spesa”. Viene calcolata una media di spesa a livello regionale, di ASL, di distretto e chi sfora di una certa percentuale (circa il 20%) quel tetto viene chiamato a fornire spiegazioni e, in certi casi, si vede costretto a restituire l’importo di spesa ordinato in più. Ciò vale soprattutto per la prescrizione di farmaci, come poi vedremo.

Di questa crisi si è accorto anche il regime, per cui il Ministero e i governatori regionali spingono, anche con incentivi economici, per decretare la fine del medico di famiglia singolo e per la formazione di poliambulatori distrettuali o di quartiere, strutture di prima diagnosi formate da diverse figure sanitarie (medici generali, guardia medica, eventualmente specialisti, infermieri ecc.) e con l’impiego anche di un minimo di strumentazione medica (elettrocardiogramma, ecografia ecc.). Ufficialmente questa svolta viene giustificata dal fatto di voler sgravare i vari Pronto Soccorso dalla diagnosi e cura della patologia minore, esigenza indubbiamente sentita. Questa svolta però incontra diverse resistenze, sia da parte di una classe medica abituata a gestire in proprio l’organizzazione (e i profitti) del proprio ambulatorio e che vede nella nuova organizzazione del lavoro, forse non a torto, una anticamera della dipendenza e dell’aumento del controllo sul proprio lavoro, oltretutto organizzato 24 ore su 24, ma

pc 3 giugno - Bolivia: le proteste contro il governo stanno diventando una vera insurrezione - info

Dimezzamento dello stipendio e abrogazione della riforma agraria non stanno servendo a salvare la testa del presidente boliviano Rodrigo Paz Pereira, in carica da meno di un anno. Dopo un mese di proteste e decine di blocchi stradali, la capitale La Paz risulta ancora isolata, e i manifestanti – cittadini e lavoratori provenienti da tutti i settori – puntano verso un solo obiettivo: le dimissioni del governo. I colloqui con opposizioni e rappresentanti delle dimostrazioni sono bloccati, mentre dall’estero arrivano aiuti per arginare le ripercussioni dei blocchi delle infrastrutture stradali del Paese da parte dei manifestanti. A fare scattare le proteste è stato un miscuglio di elementi, tutti riconducibili al fallimento della politica del «capitalismo per tutti» del presidente Paz. La ricetta neoliberista della nuova Bolivia filo-statunitense sta venendo applicata da una manciata di mesi, ma tanto è bastato per fare sprofondare il Paese nel caos, e mettere a serio rischio la stabilità dell’esecutivo.

È complicato tracciare il filo che ha portato le proteste antigovernative boliviane a quello che sta gradualmente iniziando ad assumere i tratti di un moto insurrezionale. I primi lavoratori a mobilitarsi sono stati gli insegnanti, per chiedere un sistema educativo pubblico e gratuito; a essi si sono aggiunti gli agricoltori, che hanno contestato la nuova riforma agraria, i minatori, e gli indigeni, che già portatori di malcontento si sono trincerati attorno all’ex presidente Morales, attualmente sotto processo per accuse che egli definisce politicamente motivate. Rapidamente, le proteste sono finite per includere porzioni diverse e diversificate della popolazione boliviana.

A un mese dallo scoppio delle proteste – iniziate a cavallo tra la fine di aprile e l’inizio di maggio – si

pc 3 giugno - Un libro rivela come la Cia creò il consenso tramite gli intellettuali

Andrea Cauti - 1 giugno 2026

Accoglienza in Italia

Il congresso per la libertà della cultura

martedì 2 giugno 2026

pc 2 giugno - ORE 12 Controinformazione rossoperaia - Contro la Repubblica della guerra della repressione, del moderno fascismo e dello sfruttamento

 

pc 2 giugno - Quattro migranti pakistani bruciati nel Cosentino - stavano andando a lavorare nel metapontino - Sono stati uccisi!

Auto in fiamme nel Cosentino, dentro i cadaveri di quattro migranti: si ipotizza siano stati uccisi

Sarebbero stati uccisi i quattro migranti, probabilmente pakistani, trovati carbonizzati all'interno di un'auto in un distributore di carburante lungo il vecchio tracciato della Statale 106 ad Amendolara.
E' questa l'ipotesi che sta prendendo corpo tra gli investigatori.
Sui corpi delle quattro vittime, visto il loro stato, al momento non è stato possibile verificare se vi fossero segni di colpi d'arma da fuoco, ma lo stato dei luoghi e della vettura al momento dell'arrivo dei vigili del fuoco sembra fare escludere la pista dell'incidente.

Gli investigatori sperano di avere un aiuto nelle loro indagini dai sistemi di videosorveglianza presenti nel distributore e nella zona. la visione dei filmati è già iniziata. Nel caso dovesse essere confermata l'ipotesi dell'omicidio, comunque, non verrebbe attribuita alla 'ndrangheta, visto il luogo dove si trovava l'auto.
Le cosche, in questa parte di territorio, hanno già usato il fuoco per distruggere i corpi delle loro vittime, ma sempre in campagna, luoghi isolati, e mai in un luogo come un distributore di carburante e su una strada ad alta frequentazione.

Le vittime erano tutte braccianti agricoli, impiegati nei campi della Sibaritide e diretti verso la Piana del Metapontino, nel Materano.

pc 2 giugno - Padroni assassini a Bassano del Grappa - Migranti usa e getta: lavoratore indiano sfruttato a nero e scaricato in strada dopo infortunio - denuncia lotta organizzazione!

Cade da 3 metri mentre lavora in nero: gli imprenditori non lo soccorrono e lo abbandonano in strada

di Repubblica

L'episodio nel vicentino. Il 56enne è stato trovato in una pozza di sangue

Si è ferito cadendo dal tetto di un capannone in un maneggio in cui era impiegato a nero, ma invece di soccorrerlo i titolari lo hanno scaricato in strada. A due anni dalla morte di Satnam Singh, il bracciante morto dopo essere stato abbandonato davanti a casa con accanto il braccio che il macchinario gli aveva falciato, il copione si ripete a Bassano del Grappa. Una coppia di imprenditori, un uomo di 56 anni e la compagna di 48, titolari di un maneggio in provincia di Vicenza, giovedì sera un lavoratore indiano, regolarmente residente in Italia, è stato trovato gravemente ferito non lontano dall’ospedale.

A dare l’allarme, una chiamata anonima di una sedicente passante... a telefonare era stata la titolare dell’azienda agricola, che insieme al marito lo aveva poco prima scaricato in strada. Confuso, provato, l’uomo ai soccorritori di aver avuto un incidente mentre si trovava al lavoro in un maneggio della zona, senza riuscire però a precisare ulteriori dettagli.

Accompagnato immediatamente in ospedale, l'uomo è stato portato nel reparto di chirurgia per via delle fratture riportate e ricoverato con una prognosi di 60 giorni. Sul caso è stata aperta un’inchiesta, affidata ai carabinieri che sono rapidamente risaliti ai titolari del maneggio, dove l’uomo lavorava da alcuni giorni senza alcun tipo di contratto. A incastrare i due, denunciati per omissione di soccorso e lesioni colpose, alcune tracce di sangue trovate nell’auto.

"Quando deliberatamente i datori di lavoro manomettono i sistemi di sicurezza per andare più veloci, quando non garantiscono pienamente la sicurezza e un lavoratore si ferisce, parliamo di tentato omicidio", sottolinea il segretario generale della Uil Veneto Roberto Toigo, commentando la vicenda. "Trattare un essere umano come merce da utilizzare e poi gettare sul ciglio di una strada quando si fa male è la negazione violenta di ogni diritto e della stessa dignità umana”, attacca la segretaria nazionale della Flai, Silvia Guaraldi. “Questo orrore è il prodotto diretto di un sistema che si regge sulla vulnerabilità, sul ricatto occupazionale e sull'indifferenza imperante. Il Governo – sottolinea - deve intervenire subito: servono ispezioni a tappeto, il potenziamento degli organi di controllo e l'applicazione rigorosa della legge 199 contro lo sfruttamento e il caporalato".

pc 2 giugno - Lo sciopero generale... una forte giornata di lotta - info

Le iniziative dello Slai cobas per il sindacato di classe - aderente allo sciopero - sono state espresse in altri post.

Queste ulteriori notizie sono prese da 'pungolo rosso' 

Quella di venerdì 29 maggio – è stata una giornata di lotta riuscita al di là delle aspettative (e delle preoccupazioni) della vigilia.

Uno sciopero contro il genocidio in Palestina, le guerre del capitale e l’economia di guerra, il governo Meloni e lo stato di polizia, per affermare le stringenti necessità della classe lavoratrice, a cominciare da forti aumenti salariali e dalla reintroduzione della scala mobile, per difendere il diritto di sciopero e l’organizzazione operaia sui luoghi di lavoro sempre più sotto attacco.

I tre settori proletari maggiormente coinvolti sono stati la logistica, le ferrovie e i trasporti locali.

Nella logistica è stato determinante per la buona riuscita dello sciopero l’impegno del SI Cobas, da anni fortemente radicato in tanti magazzini, anzitutto quelli del centro-nord ma anche a Roma e in Campania, come portatore di istanze di lotta mai chiuse in logiche aziendaliste. E con una particolare sensibilità per la causa palestinese dovuta anche alla sua composizione, di sindacato che organizza proletari/e di tante diverse nazionalità, molte/i dei quali provenienti dai paesi arabi e di tradizione islamica.

Per le ferrovie, i dati ufficiali sono: il 40.3% dei convogli soppressi, il 36,8% delle adesioni, nettamente al di sopra di circa il 25% delle adesioni lo scorso 18 maggio – lo sciopero indetto in solitaria da USB, che ha indubbiamente pesato in negativo (l’Assemblea PdM-PdB aveva indicato una doppia adesione, una perdita di salario significativa).

Nel comunicato dei Ferrovieri CUB Trasporti si registra come l’intreccio tra temi sindacali e temi politici sia stato reale, e non semplicemente dichiarato: molte/i delle/dei ferroviere/i che “ci hanno contattato per porre casistiche da incrociare con le norme tecniche”, si sono al contempo espressi “circa le porcate della guerra, del riarmo e dell’indigeribile finanziamento delle stragi. Si fa strada la consapevolezza che queste scellerate spese sottraggono poi risorse per tutti i bisogni sociali e per il sostegno dei redditi”. Ecco, detto senza vuota demagogia: si fa strada la consapevolezza… E in questo cammino, che è finalmente iniziato, è degna di nota l’instancabile attività di Ferrovieri contro la guerra, a cui partecipiamo come promotori, così come – sul piano sindacale – quella dell’Assemblea PdM-PdB.

Per quanto sia un universo molto più frammentato, anche tra i lavoratori dei trasporti locali questa presa di coscienza sta andando avanti, come testimonia (tra gli altri) il presidio organizzato dall’SGB a Mestre, in piazzetta Coin. In questo presidio – a cui abbiamo partecipato come compagne/i della TIR e del Comitato permanente contro le guerre e il razzismo di Marghera – la denuncia del genocidio di Gaza e della corsa al riarmo e ad una nuova possibile, apocalittica guerra mondiale, è stato tutt’uno con la denuncia degli effetti anti-proletari delle politiche del governo Meloni e dell’Unione europea, e con la forte rivendicazione di salari adeguati al costo della vita, di una sanità che torni ad essere universale e

lunedì 1 giugno 2026

pc 1 giugno - ORE 12 Controinformazione rossoperaia - La battaglia per un vero sciopero generale continua, l'esperienza di Taranto

 

pc 1 giugno - Alla Stellantis di Cassino di male in peggio

Cassino, fabbrica Stellantis quasi ferma: 24 giorni di lavoro in 5 mesi

Operai di Cassino fermi: solo 24 giorni di lavoro nei primi cinque mesi. E il futuro non induce affatto all'ottimismo, nonostante le promesse di Stellantis

29 Maggio 2026 - 17:00

La fabbrica Stellantis di Cassino è praticamente ferma. Nei primi cinque mesi dell’anno gli operai hanno lavorato solo 24 giorni: il resto del tempo è stato segnato da fermate produttive, ferie forzate e cassa integrazione. Un dato drammatico che fotografa la crisi più profonda degli ultimi anni per uno degli stabilimenti simbolo dell’automotive italiano, dove si producono (molto a singhiozzo) Alfa Romeo Stelvio, Tonale e Jeep Compass. La situazione rischia di diventare insostenibile per oltre 3.000 lavoratori diretti e per l’indotto locale.

FABBRICA STELLANTIS DI CASSINO: PRODUZIONE RIDOTTA AL MINIMO

Da gennaio a maggio 2026 lo stabilimento laziale ha accumulato una serie interminabile di stop e a giugno non andrà meglio, essendo già stato programmato il fermo dal 1° al 5 che interesserà

pc 1 giugno - Contro i nuovi CPR decisi dal governo fascio/razzista della Meloni / Denuncia e mobilitazione

Un contributo

«Un nuovo metodo per ottenere un potere della mente sulla mente, in una misura finora senza precedenti». Così Jeremy Bentham descriveva nel 1791 il Panopticon: una struttura circolare in cui i detenuti, rinchiusi lungo la circonferenza, possono essere osservati in ogni momento da una torre centrale senza sapere se qualcuno li stia davvero guardando. È l’idea di una sorveglianza permanente che finisce per trasformarsi in disciplina psicologica. Più di due secoli dopo, quel modello appare nei documenti progettuali del nuovo Centro di permanenza per il rimpatrio (CPRO) che il governo Meloni vuole costruire a Castel Volturno, in provincia di Caserta.

Negli elaborati, pubblicati da Invitalia per conto del Ministero dell’interno, si parla di moduli abitativi

pc 1 giugno - Aggressione razzista - stile Taranto - a Marsala / Denuncia e mobilitazione

Marsala, giovane migrante bastonato mentre va al lavoro

Aggressione Ischia

MARSALA (TRAPANI) – Un giovane migrante è stato aggredito e colpito a bastonate mentre, in bicicletta, stava andando al lavoro. È accaduto ieri mattina, sabato 30 maggio, nell’entroterra di Marsala, lungo la strada provinciale 53, nella zona di contrada Santo Padre delle Perriere.

Secondo quanto riportato nella denuncia presentata alla stazione dei carabinieri di Marsala, il ragazzo, dopo avere superato il santuario e i vivai Zichittella, avrebbe incrociato quattro giovani su due scooter provenienti dalla direzione opposta, che dopo avere fatto inversione di marcia l’avrebbero superato, mettendosi davanti la sua bici e quindi, senza alcun apparente motivo, lo

pc 1 giugno - Contro l'aggressione imperialista USA a Cuba... Ma noi non abbiamo alcuna fiducia dell'attuale governo cubano

A Guantanamo storico incontro tra i generali americani e cubani

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Mistero sul meeting nella base statunitense sull’isola, il primo da decenni mentre monta la pressione Usa per cacciare il regime.

pc 1 giugno - Electrolux - tavoli senza futuro al Ministero Urso/Meloni - La protesta operaia si deve fare più dura

domenica 31 maggio 2026

pc 31 maggio - Lo sciopero del 29 maggio - Corrispondenza dallo Slai cobas sc di Bergamo

Per lo sciopero generale del 29 maggio abbiamo fatto una campagna che ha toccato principalmente le fabbriche, in particolare la Tenaris Damine, tutti i reparti e turni oltre che le imprese esterne.

Siamo andati una prima volta con un volantino doppio, da un lato l'indizione con la piattaforma con le motivazioni dello sciopero e l'altro con le indicazioni più generali del contesto della guerra imperialista che collegava appunto la questione della guerra, del genocidio alla questione delle condizioni di vita e sfruttamento degli operai nei posti di lavoro; una seconda volta spiegando ulteriormente con una locandina più sintetica la questione del perché questo sciopero è e deve essere un passo avanti per organizzarsi in autonomia e contro le posizioni dei sindacati collaborazionisti che stanno a guardare la situazione (crisi, guerra, etc) ma anche di quelli autoreferenziali come la USB che è presente alla Tenaris Damine.

Questo è servito oltre a fare chiarezza su queste posizioni sbagliate, a raccogliere elementi che dicono che c'è questa esigenza tra gli operai dell'unità, di raccogliere le forze; quindi queste posizioni autoreferenziali in questo contesto sono ancora più dannose. Parlando con i lavoratori, c’è bisogno di chiarezza e di schieramento sul campo.

Interventi poi alla Same, alla Beretta e anche alla Montello. In particolare alla Montello si è parlato con delegate e attiviste per riprendere l’attività e costruire un'assemblea per far ripartire l'attività sindacale necessaria ma collegata alla situazione più generale e alle mobilitazioni necessarie.

Giovedì alle ore 17 c'è stato un presidio che hanno chiamato per Cuba anche a Bergamo e siamo comunque intervenuti portando anche qui la situazione della mobilitazione, dello sciopero e della repressione: i popoli si prendono la mano chiedono unità cosi come gli operai.

Il giorno dello sciopero siamo andati al corteo di Milano, come necessaria manifestazione pratica dell’appello delle associazioni palestinesi all’unità dei sindacati e delle forze politiche e sociali.
Questo però nella realtà è avvenuto parzialmente, sia da parte dell’area Palestina, sia come presenza effettiva dei lavoratori e sindacati di base. Il resto alcuni gruppi

pc 31 maggio - Formazione rivoluzionaria delle donne - "Il lavoro della donna nel sistema capitalista è valore d’uso senza valore" - Da Produzione e riproduzione - 2

 Continuiamo sul tema "produzione e riproduzione", pubblicando un intervento della filosofa Carla Filosa - Napoli, in una assemblea on line del Mfpr:

"Il lavoro della donna è valore d’uso senza valore"
Un intervento della filosofa Carla Filosa - Napoli
E' molto importante capire in quale sistema siamo oggi prima di arrivare alle sue conseguenze di cui il problema di genere è una. 
Allora per capire questo mi sembra assolutamente prioritaria dare un’informazione rispetto alla situazione femminile oggi in termini di occupazione dovuta non solo alla crisi del capitale, ma alla crisi pandemica. Noi vediamo dai dati emersi che nel 2020, cioè l’anno scorso, l’occupazione femminile è diminuita del 5% rispetto addirittura al 3,9 degli uomini; la maggiorparte di queste persone, cioè donne che sono fuoriuscite dal mercato del lavoro, rimane fuori, cioè viene definita inattiva. Si è di fronte, questo lo dice l’OCSE, a una ritradizionalizzazione dei ruoli di genere e quindi in tutti questi ultimi anni c’è stato un aumento discriminante chiaramente nei confronti delle donne che hanno perso il lavoro. 
Perchè questo dato mi sembra importante? Perché innanzitutto ci permettere di cogliere nella realtà presente una espulsione dal mercato del lavoro da parte di un sistema che si  serve delle donne, e si è sempre servito del lavoro femminile, a seconda di come questo fa comodo, siccome le donne sono più....
(continua a leggere in)

pc 31 maggio - Lo sciopero del 29 maggio - corrispondenza da Milano sull'attività dello Slai cobas sc

Report Milano sciopero del 29:

Come è andata la nostra mobilitazione/propaganda: 1) all'Eurotranciatura, gli operai cominciano a riconoscerci e non ci vedono come un corpo strano, non siamo quelli che vogliono “cantargli messa”; ma mettiamo al centro la necessità dell'unità di classe al di là delle appartenenze, la necessità di combattere la passività e ritornare ad essere presenti/protagonisti nella battaglia contro governo e padroni. Sulla questione razzismo c’è stato interesse/condivisione da parte degli operai africani, ma non solo, a partire dell'omicidio di Sako e del nostro lavoro a Taranto ma di respiro nazionale. Occorre ora approfondire le questioni specifiche della fabbrica per entrare nel merito per i prossimi interventi.

2) All'Electrolux, vi è stata la contemporanea presenza di PaP/USB che è stato pietosa, hanno distribuito un volantino in cui parlavano della “manifestazione operaia” del 23 e dall'altoparlante parlavano della linea USB all'Electrolux ma senza una posizione diversa da quella dei confederali (dare vita ad azioni di lotta più incisivi e allo stesso tempo rivendicare l'intervento al tavolo del MIMIT).

Le operaie, in particolare, e gli operai sono stati contenti di vederci e ci hanno ringraziato. Il nostro volantino è stato preso da tutte le operaie, dalle più anziane alle giovanissime. Molto interessati i lavoratori alle questioni come l’unità di tutto il gruppo, nella prospettiva di unità di classe con le altre fabbriche per ricostruire la forza operaia e combattere le politiche di governo e padroni; condivisione della necessità di combattere passività e rassegnazione; la necessità di combattere guerra-riarmo e corsa verso la guerra mondiale per farla finita con questo sistema di sfruttamento/miseria e lutto. Con le operaie è stato veramente rincuorante la loro gioia nella lotta, la determinazione, la disponibilità con chi non gli racconta balle ma parla di unità e lotta.

3) Al Mercato di Transiti è stato un momento fruttuoso di confronto con giovani-pensionati-donne-migranti sui temi che leggevano sul volantino e sul cartello. I temi che hanno fatto maggior presa sono stati: la necessità di un fronte di classe operai/proletari che combatta contro il governo e le sue politiche; combattere il fascismo riprendendo gli insegnamenti della Resistenza Partigiana; combattere un governo che attacca le donne e pratica il razzismo; la solidarietà internazionalista, a partire dalla Palestina, coi popoli che lottano nella prospettiva di una rivoluzione che spazzi via questo sistema imperialista. 

Slai cobas per il sindacato di classe Milano 

pc 31 maggio - Gioia Tauro - fermare le forniture militari ad israele - protesta in mare della Flotilla

A Gioia Tauro ci sono 16 container fermi con forniture militari per Israele: la Flotilla protesta in mare
Da Fanpage

Al porto di Gioia Tauro restano bloccati 16 container diretti in Israele con acciaio dual use di grado militare partito dall’India. Dopo i controlli della Guardia di finanza, il nodo passa al Viminale: deve nominare un perito per verificare la lega del metallo. Flotilla denuncia l’uso dei porti italiani per “l’economia di guerra” e organizza un presidio sul posto.

Al porto di Gioia Tauro ci sono 16 container, alcuni arrivati già a marzo dall'India, che sono diretti verso Israele a bordo navi di Msc, società che gestisce il terminal dedicato ai container nel porto della città calabrese. La spedizione è partita da una ditta indiana che produce anche acciaio balistico destinato all'industria militare. Dopo le segnalazioni di sindacati, attivisti, parlamentari ed europarlamentari, le verifiche della Guardia di finanza hanno stabilito che al loro interno ci sarebbe acciaio di grado militare, attualmente classificato come dual use, che potrebbe essere utilizzato per scopi bellici.

Otto di questi container erano segnalati in partenza per venerdì 29 maggio e sarebbero dovuti arrivare al porto di Haifa entro il 14 giugno, ma il loro invio è stato rimandato. Nel frattempo il collo è fermo al porto di Gioia Tauro, perché la legge italiana impedisce il commercio e il transito di materiali d'armamento verso Paesi in conflitto. Per sbloccare la situazione, il ministero dell'Interno deve nominare un perito che possa verificare la composizione della lega di questi materiali, ma le risposte tardano ad arrivare e la situazione è immobilizzata.

Proprio per la giornata di oggi il sindacato di base Usb, insieme agli attivisti della Global sumud flotilla,