le iniziative dello slai cobas per il sindacato di classe - aderente allo sciopero sono state espresse in altri post
queste ulteriori notizie sono prese da pungolo rosso

Quella di venerdì 29 maggio – è stata una giornata di lotta riuscita al di là delle aspettative (e delle preoccupazioni) della vigilia.
Uno sciopero contro il genocidio in Palestina, le guerre del capitale e l’economia di guerra, il governo Meloni e lo stato di polizia, per affermare le stringenti necessità della classe lavoratrice, a cominciare da forti aumenti salariali e dalla reintroduzione della scala mobile, per difendere il diritto di sciopero e l’organizzazione operaia sui luoghi di lavoro sempre più sotto attacco.
I tre settori proletari maggiormente coinvolti sono stati la logistica, le ferrovie e i trasporti locali.
Nella logistica è stato determinante per la buona riuscita dello sciopero l’impegno del SI Cobas, da anni fortemente radicato in tanti magazzini, anzitutto quelli del centro-nord ma anche a Roma e in Campania, come portatore di istanze di lotta mai chiuse in logiche aziendaliste. E con una particolare sensibilità per la causa palestinese dovuta anche alla sua composizione, di sindacato che organizza proletari/e di tante diverse nazionalità, molte/i dei quali provenienti dai paesi arabi e di tradizione islamica.
Per le ferrovie, i dati ufficiali sono: il 40.3% dei convogli soppressi, il 36,8% delle adesioni, nettamente al di sopra di circa il 25% delle adesioni lo scorso 18 maggio – lo sciopero indetto in solitaria da USB, che ha indubbiamente pesato in negativo (l’Assemblea PdM-PdB aveva indicato una doppia adesione, una perdita di salario significativa).
Nel comunicato dei Ferrovieri CUB Trasporti si registra come l’intreccio tra temi sindacali e temi politici sia stato reale, e non semplicemente dichiarato: molte/i delle/dei ferroviere/i che “ci hanno contattato per porre casistiche da incrociare con le norme tecniche”, si sono al contempo espressi “circa le porcate della guerra, del riarmo e dell’indigeribile finanziamento delle stragi. Si fa strada la consapevolezza che queste scellerate spese sottraggono poi risorse per tutti i bisogni sociali e per il sostegno dei redditi”. Ecco, detto senza vuota demagogia: si fa strada la consapevolezza… E in questo cammino, che è finalmente iniziato, è degna di nota l’instancabile attività di Ferrovieri contro la guerra, a cui partecipiamo come promotori, così come – sul piano sindacale – quella dell’Assemblea PdM-PdB.
Per quanto sia un universo molto più frammentato, anche tra i lavoratori dei trasporti locali questa presa di coscienza sta andando avanti, come testimonia (tra gli altri) il presidio organizzato dall’SGB a Mestre, in piazzetta Coin. In questo presidio – a cui abbiamo partecipato come compagne/i della TIR e del Comitato permanente contro le guerre e il razzismo di Marghera – la denuncia del genocidio di Gaza e della corsa al riarmo e ad una nuova possibile, apocalittica guerra mondiale, è stato tutt’uno con la denuncia degli effetti anti-proletari delle politiche del governo Meloni e dell’Unione europea, e con la forte rivendicazione di salari adeguati al costo della vita, di una sanità che torni ad essere universale e gratuita, del diritto alla casa in mille modi negato, di trasporti pubblici ricostituiti dopo decenni di tagli che hanno peggiorato il servizio e aumentato i carichi di lavoro, e così via.
Lo sciopero, molto debole nelle scuole sia tra gli insegnanti che tra gli studenti (complice la situazione di fine anno scolastico), ha avuto una discreta adesione negli altri dipendenti del pubblico impiego: al momento in cui scriviamo (a fronte dell’1,21% dello sciopero indetto dall’USB il 18 maggio scorso) si registra il 4% delle adesioni – un dato provvisorio, probabilmente destinato a crescere.
Per quanto molto limitata se rapportata all’insieme dei 15 milioni di salariate/i, la riuscita dello sciopero del 29 e delle relative manifestazioni cittadine è una spinta a continuare con tenacia e fiducia nell’iniziativa unitaria.
In molti luoghi di lavoro, inclusi alcuni impianti industriali, si è manifestata una disponibilità a lottare sulla piattaforma del 29 maggio che va raccolta e organizzata. Una delle condizioni fondamentali per farlo davvero è superare la frammentazione che affligge quel tanto di conflittualità operaia e sociale che tuttora si esprime, nonostante una spontaneità operaia e proletaria vicina allo zero.
Milano
A Milano lo sciopero generale ha bloccato i principali centri logistici: SDA, GLS, DHL Hanno scioperato anche i lavoratori delle linee della Metropolitana: la 1, 2 e 3 sono rimaste chiuse al di fuori delle fasce di garanzia, e anche la 4 è rimasta in funzione solo per un tratto; gran parte dei treni regionali non hanno circolato, a conferma della forte adesione dei ferrovieri e delle ferroviere allo sciopero

Per dare concretezza alla lotta contro riarmo e politiche di guerra, e al sostegno alla lotta per una Palestina libera dal fiume al mare, oltre che la difesa del salario taglieggiato dall’inflazione provocata dalle guerre, SI Cobas, GPI e Sumud Flotilla, TIR, FGC, Rete Libere/i di lottare, T28, Panetteria occupata e Giovani contro la Guerra hanno organizzato un presidio ai cancelli della DSV di Pioltello, un hub intermodale collegato alla ferrovia per il quale passano anche spedizioni militari rivolte ai teatri di guerra, verso Israele come verso l’Ucraina. Il centro logistico è stato presidiato da centinaia di lavoratori e solidali dalle 7.30 al primo pomeriggio.
Nel presidio forte è stata anche la denuncia della delibera della Commissione di Garanzia che sottopone la logistica alle procedure anti-sciopero della legge 146 del 1990, e l’opposizione a qualsiasi tipo di accordo che faccia propria la logica di quella delibera, il cui scopo evidente è quello di soffocare la lotta nel comparto industriale che negli ultimi 15 anni ha dato più filo da torcere al padronato.
Qui sotto il blocco di uno dei tre cancelli della DVS

Scioperi con presidi si sono tenuti anche alla SDA di Landriano, alla Ingram e presso diversi magazzini logistici.
Nel centro di Milano, da piazza Scala (ribattezzata “Piazza Gaza”) fino alla Prefettura si è mosso un corteo di diverse centinaia di lavoratori organizzato da CUB, USI, AdL Varese, con gli stessi contenuti, per la Palestina, contro l’economia di guerra e contro l’estensione della 146 alla logistica.
Significativo anche quanto accaduto ad una delle istituzioni culturali storiche della città di Milano, la Scala. Come sottolinea un comunicato della CUB Info spettacolo, per la grande adesione dei reparti tecnici allo Sciopero Generale contro il genocidio in Palestina, sono saltate le prove pomeridiane di Carmen e ieri sera il Nabucco ha aperto il sipario in maniera raffazzonata, mancando importanti elementi scenografici, con addirittura tagli di regia nella messa in scena. Gli addetti ai reparti tecnici, del resto, si sono sempre distinti nella solidarietà con Gaza negli scorsi mesi, partecipando sempre agli scioperi e alle grandi manifestazioni per la Palestina, dal primo sciopero del 20 giugno 2025 a quelli autunnali.
Torino
In città ci sono state due iniziative che si sono richiamate a vicenda: il SI Cobas, con l’apporto dei compagni della Tir e di un buon gruppo di solidali, ha organizzato dall’alba un picchetto davanti alla Fiorentini alimentari, rimasta bloccata totalmente per molte ore – una iniziativa di lotta con al centro la denuncia del super-sfruttamento del lavoro operaio. Questa fabbrica (che ha oltre 500 dipendenti) costituisce un caso-limite, all’insegna della totale illegalità, di utilizzo massiccio degli operai in appalto, pagati per di più con il contratto-capestro dei multiservizi sottoscritto da Cgil-Cisl-Uil, pur essendo sulle linee di produzione (l’impresa appartiene al settore alimentare). Dal picchetto è stata lanciata una campagna di boicottaggio contro la Fiorentini.

In contemporanea si è svolto un folto presidio organizzato dal Coordinamento Torino per Gaza davanti alla sede torinese della Leonardo, durato alcune ore, che ha preso a suo bersaglio questa impresa-simbolo del “made in Italy per il genocidio di Gaza”. La Leonardo lo è – più in generale – della attiva partecipazione dell’Italia di Mattarella-Meloni alla corsa al riarmo e alla guerra: Torino non si arruola, Leonardo arma la guerra, gli slogan centrali del presidio che ha anche fatto un collegamento molto applaudito con il picchetto in corso davanti alla Fiorentini, esplicitando così il nesso tra le due facce complementari di questo sciopero generale: la lotta contro le guerre del capitale, la lotta per le più stringenti necessità della classe operaia e del lavoro salariato in genere.

Nel pomeriggio un corteo di 1.500-2.000 dimostranti ha rinnovato la solidarietà militante con la resistenza del popolo palestinese, per una Palestina libera dal fiume al mare.

Napoli

I manifestanti hanno poi proseguito in corteo (foto di testa) passando davanti alle sedi dei grandi gruppi Grimaldi e MSC, dirigendosi poi davanti al Municipio per pressare le istituzioni a sciogliere immediatamente l’ennesimo intoppo burocratico che si è frapposto in questi giorni al cammino di 1.200 disoccupati verso un posto di lavoro stabile e sicuro conquistato con la lotta dal Movimento 7 novembre e dal Cantiere 167.
centinaia di lavoratori, disoccupati, attivisti e solidali hanno risposto alla chiamata in piazza del SI Cobas, Cub, SGB, centro culturale Handala Ali, disoccupati 7 novembre e Cantiere 167 Scampia.
Il presidio indetto a prima mattina presso l’autorità Portuale ha raggiunto l’obiettivo di essere ricevuto in delegazione dal presidente, dott. Eliseo Cuccaro, al quale abbiamo denunciato il carattere ritorsivo e antisindacale dei licenziamenti alla Logiport di Salerno e alla De Luca di Napoli, rappresentando come essi siano il frutto delle battaglie che come SI Cobas portiamo avanti da anni su tutti i Terminal Campania per la tutela della salute e della sicurezza degli operai.
Il presidente Cuccaro ha dato la sua disponibilità ad approfondire la questiona e ad esaminare l’ampia documentazione che al riguardo abbiamo prodotto in questi mesi.
All’incontro unitario (presente anche una delegazione della Freedom Flotilla Italia che è in queste ore a Napoli e del FGC, nonché il deputato 5 stelle Dario Carotenuto di ritorno dai lager dell’Idf come componente della Sumud Flotilla) abbiamo poi affrontato il tema, finora eluso e silenziato da tutte le istituzioni locali e nazionali con in testa il governo Meloni, del ruolo dei Terminal campani nel traffico e nel rifornimento di armi verso lo stato coloniale e genocida di Israele, dunque la complicità oggettiva e attiva dei grandi terminalisti (in primis MSC) nel massacro del popolo palestinese.
Terminato l’incontro, il corteo si è mosso in direzione degli uffici della Grimaldi, gruppo che detiene il controllo di Logiport e quindi responsabile del licenziamento di Ciccio e, indirettamente, di Giuseppe e Salvatore per la De Luca, poi all’esterno della sede di MSC e infine in piazza Municipio, dove i disoccupati 7 novembre e Cantiere 167 Scampia hanno portato la loro rabbia a seguito degli ennesimi intoppi burocratici nell’avvio dei tirocini formativi che dovevano partire stamane.

Alessandria
In questo caso l’iniziativa è stata animata dal SI Cobas di Genova, ed è stata centrata sui temi generali dello sciopero intersecati con l’attacco repressivo subito di recente dall’organizzazione sindacale proprio in quella città. La denuncia del genocidio di Gaza e della corsa alla guerra si è intrecciata strettamente con la denuncia dei salari da fame, con la rivendicazione (che ha trovato eco anche nella stampa locale) di forti aumenti salariali e del ripristino della scala mobile. Buona la partecipazione attiva dei lavoratori in sciopero.
Modena, Bologna, e Appennino bolognese
Sulla giornata di sciopero e di significative manifestazioni di piazza di venerdì 29 nell’area Modena-Bologna, riprendiamo il comunicato del SI Cobas.
Il 29 è stato sentito e vissuto come un importante momento di lotta e di mobilitazione anche sull’Appennino bolognese dove l’Assemblea permanente dell’Appennino ha organizzato un corteo a Vergato ed una conferenza stampa con la partecipazione di Carla Biavati (del BDS Italia) e di FRanmcesco Gilli (della Global Sumud Flotilla).
A Modena la giornata è iniziata dalle prime luci dell’alba davanti al magazzino FedEx, luogo simbolico di una dura vertenza portata avanti per settimane per chiedere il reintegro di un lavoratore licenziato solo perché parzialmente idoneo.
Da lì il corteo si è mosso attraversando le vie del centro, portando nelle strade le ragioni dello sciopero e il legame tra le vertenze concrete nei luoghi di lavoro e la più generale opposizione a un modello sociale fondato su sfruttamento, guerra e repressione.
Il corteo si è poi concluso nei pressi del luogo in cui, nei giorni precedenti, diverse persone sono state gravemente ferite da un’auto.
Una scelta precisa, per esprimere solidarietà ai feriti e per respingere con forza ogni tentativo di strumentalizzare quanto accaduto in chiave razzista e xenofoba, colpendo le comunità straniere e alimentando divisioni tra lavoratrici e lavoratori.
Nel pomeriggio, a Bologna, SI Cobas, SGB, CUB, USI e le altre realtà aderenti allo sciopero si sono ritrovate per un secondo corteo, anch’esso partecipato e combattivo.
Lavoratrici, lavoratori e solidali hanno attraversato le vie del centro con interventi che hanno denunciato come i costi della guerra vengano scaricati direttamente sulle classi popolari: salari sempre più poveri, servizi pubblici sempre più deboli, aumento delle spese militari, repressione del dissenso e attacco ai diritti sociali e sindacali.
Nel corso del corteo è stata ribadita con forza la solidarietà alla resistenza del popolo palestinese e la denuncia della complicità dei governi occidentali nel genocidio in corso.
Perché la guerra non è lontana dai luoghi di lavoro: la guerra significa più profitti per pochi, più sacrifici per molti, più repressione, meno salario, meno diritti e meno libertà.
Il corteo bolognese si è concluso davanti alla Prefettura, dove una delegazione è stata ricevuta.
In quella sede è stata ribadita la richiesta di ritiro della delibera che allarga l’applicazione della legge 146/1990 al settore della logistica, riaffermando che il diritto di sciopero non può essere svuotato proprio nei settori in cui il conflitto è più efficace e dove più evidente è il peso reale del lavoro nella produzione della ricchezza.
Roma
Sullo sciopero di venerdì a Roma caratterizzato contro il carovita, il precariato, le guerre e la repressione di chi lotta per i propri diritti, ecco delle immagini che ci sono pervenute sul presidio organizzato dal SI Cobas alla CDF di Passo Cores

Mestre – Padova
In Veneto la giornata di sciopero generale del 29 maggio è stata un po’ sottotono. Non tanto per quello che concerne l’adesione allo sciopero, che è stata decisamente massiccia tra i lavoratori e le lavoratrici dei trasporti urbani, come ha dovuto riconoscere anche la stampa locale (vedi sotto). Quanto piuttosto per quel che riguarda le manifestazioni cittadine. Purtroppo non è stato possibile dar vita ad un corteo regionale che ponesse, accanto ai temi generali della giornata, il tema specifico della produzione di morte e dei traffici di morte a Venezia e dintorni (sul “modello” della manifestazione unitaria molto riuscita del Primo Maggio 2024, che si concluse davanti alla Fincantieri di Marghera). Tuttavia nei presidi di Mestre (a piazzetta Coin) e di Padova (vicino al Bo, sede centrale dell’ateneo) questa tematica è stata centrale. Del primo abbiamo già detto nella introduzione. Il secondo, organizzato dai GPI, ha visto anche la partecipazione, oltre che di compagni/e della TIR, degli universitari per Gaza, dei Sanitari per Gaza, della Global Sumud Flotilla, di Docenti per Gaza. Nel corso del presidio è stato lanciato anche l’appello a partecipare il 6 giugno alla manifestazione indetta ad Aviano da un’ampia area pacifista (e/o “pacifista”, nel senso di pacifista per modo di dire).

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