venerdì 5 giugno 2026

pc 5 giugno - Sulla lotta contro la guerra, contro la repressione e per la solidarietà alla Palestina, corrispondenze da Bergamo e Palermo

Bergamo

La questione della repressione vogliamo trattarla a partire da un episodio che sta colpendo Bergamo all'interno della campagna repressiva più generale contro il movimento della Palestina e vogliamo centrarla sull'azione necessaria per contrastarla, facendo anche la nostra parte a livello locale in tutte le realtà dove siamo colpiti.

Partiamo da un dato: dal nostro punto di vista la repressione non è un accidente, la repressione è parte inevitabile della lotta di classe e va quindi affrontata come una battaglia di classe, questo è molto importante. Una repressione che da un lato c'è sempre stata, dove c'è lotta c'è repressione, dove c'è sfruttamento c'è ribellione, ma questo governo moderno fascista, da Stato di polizia, ci mette del suo con la sua ideologia e, attraverso i decreti sicurezza, inserisce tutta una serie di misure per aumentare questo attacco verso chi lotta e per criminalizzare il dissenso.

Questo è un governo schierato apertamente dalla parte della polizia, è ossessionato da tutto quello che si muove contro ed è pronto a reprimere in tutte le forme, dai giovani di Extinction Rebellion alle piazze per la Palestina ai lavoratori metalmeccanici che bloccano l'autostrada per il contratto.

Parliamo di Bergamo come esempio per restituire ai lavoratori, al movimento, come si sta muovendo la repressione al tempo del governo moderno fascista della Meloni e come e su quali basi unirsi per rispondere.

Nel movimento a sostegno della lotta di liberazione del popolo palestinese, nato dal 7 ottobre 2023, la rete Bergamo per la Palestina è diventata una realtà rappresentativa per continuità e durata, formata da molte realtà sociali, sindacali, politiche che, nel sostegno alla resistenza palestinese, si sono messe in rete diventando, pur tra mille contraddizioni inevitabili, comunque un punto di riferimento con numerose e diverse iniziative di mobilitazione, di denunce, di solidarietà che abbiamo tenuto in questi anni, tra queste la buona partecipazione al corteo del 25 aprile del 2025 e il pieno sostegno alle mobilitazioni di massa di settembre/ottobre di quell'anno.

Nel 25 aprile 2025 della resistenza e della lotta partigiana antifascista e antinazista la rete decide di partecipare al corteo con la parola d'ordine “antifascismo è antisionismo”, “contro il governo fascista Meloni, della guerra, del riarmo”, la sua complicità nel genocidio di Netanyahu e delle realtà locali - amministrazione comunale in testa di area PD - presenti nel corteo, di falsa opposizione parlamentare e guerrafondaie, filosioniste o contigue nei fatti con queste posizioni.

Una prima denuncia viene fatta provando a mettersi alla testa del corteo quel giorno come critica attacco alla parte istituzionale segnando concretamente il loro distacco dai valori della Resistenza. Manovre di piazza favorite anche da Digos, Polizia e soprattutto rapporti di forza non sufficienti non hanno dato il risultato cercato, ma questo era solo l'inizio.

Filosionisti e usurpatori della Resistenza a segnare quanto profondo e irreversibile sia il loro cambio di pelle, in pieno genocidio manovrano per far entrare e far sfilare tra le loro fila quella che falsamente viene chiamata “Brigata ebraica” ma che in realtà raccoglie esponenti dell'Associazione Italia/Israele ovvero sostenitori aperti delle ragioni di Israele nell'occupazione e nel genocidio in sintonia con Sinistra per Israele.

Non si poteva certo restare a guardare passivi i compici di Netanyahu ed è partita la contestazione da parte della rete chiedendo che i sionisti genocidi lasciassero il corteo della Resistenza partigiana che ha combattuto il criminale occupante nazifascista, che ci unisce al popolo palestinese e la sua resistenza oggi contro il criminale occupante nazisionista.

In stile fascista la polizia ha attaccato il corteo del 25 aprile entrando tra i manifestanti con una violenta e ingiustificata carica a caccia di compagni e fermandone uno. La contestazione ha comunque costretto gli amici di Netanyahu ad andarsene e da lì in poi per tutta la durata del corteo i compagni della rete si sono ricomposti e difesi da altri tentativi di Digos e polizia, manganelli alla mano, per isolarli e cacciarli dal corteo, fino ad arrivare alla piazza finale quando la determinazione a non mollare dei compagni della rete di fronte all'ultimo tentativo di chiuderli in un angolo, ha conquistato la piazza democratica e sinceramente antifascista che si è ribellata travolgendo ogni sbarramento e transenna e cacciando, tutti insieme, polizia e carabinieri dalla manifestazione.

Una giornata terminata con un corteo spontaneo alla questura di centinaia di antifascisti e giovani ottenendo la liberazione immediata del compagno fermato.

Questa si inserisce appunto nella specificità, nell’ eccezionalità che in quella 25 aprile del 2025 ha visto Bergamo tra le tre città con le mobilitazioni più importanti e rilevanti. Un fatto nuovo che andava raccolto e alimentato, che resta un esempio ed un'esperienza importante di lavoro tra le masse che, dal punto di vista dei nemici di classe, non poteva restare impunita e quindi attaccata a partire dalle sue avanguardie dentro un'azione intimidatoria più generale verso il movimento antifascista/antisionista e ribelle.

Ora in questi giorni sono state chiuse le indagini che riguardano 21 compagni di vari realtà e alcuni giovanissimi ma la campagna di criminalizzazione era partita nei giorni successivi sui giornali locali con titoli del tipo “scontri del 25 aprile, la Digos esamina i filmati” e poi proseguita il 22 luglio con la perquisizione da parte della Digos, alla mattina all'alba, a casa di tre compagni e con il sequestro dei cellulari, tre compagni individuati come organizzatori dei fatti - ovviamente dal loro punto di vista considerati criminosi - tra cui due nostri compagni di proletari comunisti e dello Slai cobas con il chiaro intento di colpire chi ha avuto un ruolo attivo nella rete per la Palestina a Bergamo.

Non è un caso che poi la rete abbia risposto immediatamente anch'essa con un comunicato di solidarietà dove denunciava la vergognosa protezione da parte della Polizia della Brigata ebraica in piazza e le provocazioni politiche.

Il comunicato diceva appunto che “a luglio, a tre mesi esatti da quel 25 aprile, la repressione non demorde anzi, colpisce sempre più duramente più forte ed è intimidatoria, rimane solo da capire se sarà efficace perché la Bergamo antifascista e antisionista risponderà adesso con maggiore convinzione e maggiore vigore”.

Da questi fatti concreti che descriviamo emerge anche l'uso degli articoli, la scelta degli episodi da denunciare da parte delle forze dell'ordine che parte non dall'utilizzo reale di fatti, atteggiamenti, comportamenti violenti che come sempre poi vengono da loro strumentalizzati ma dal fatto stesso di pretendere di portare la propria contestazione all'interno della manifestazione, del proprio pensiero o il fatto di tentare di tenere fuori lo spezzone dal corteo tramite le squadre di celere e quindi stravolgendo anche il concetto democratico di protesta in sostanza, come se fosse normale impedire il dissenso usando gli articoli di legge che diventano fortemente repressivi aumentando a dismisura le pene per puntare a spegnere il dissenso.

Ad esempio hanno inserito in questa indagine una serie di fatti inerenti alle mobilitazioni della Palestina che vanno dal corteo del 25 aprile all'entrata alla stazione del 3 ottobre a Bergamo durante lo sciopero generale - grandissimo sciopero generale di milioni di persone, di giovani, di lavoratori - tra l'altro una stazione che era già ferma per lo sciopero, all'entrata nel comune di Bergamo dell'8 ottobre dove è finita una manifestazione con un'assemblea all'interno del Comune, e il Comune comunque è il nostro spazio.

Tutte azioni che hanno avuto un riscontro a livello di massa e di opinione pubblica e quindi l'obiettivo della repressione è quello di colpirle al fine di impedire l'opposizione e il legittimo dissenso delle masse che, come ben sappiamo, se vogliono farsi sentire devono andare per strada come hanno fatto i metalmeccanici per il contratto bloccando l'autostrada a Bologna.

Questo è appunto il carattere fascista della repressione, un cammino aperto verso la dittatura aperta per impedire il dissenso e l'opposizione, per impedire di protestare e di scioperare per cui ogni tipo di accusa deve trasformarsi in un momento di risposta ad ogni attacco, da quello minore delle multe per attraversamento dei binari che non devono essere pagate come hanno definito e fatto altri compagni, a quelle delle denunce per il blocco stradale ferroviario.

Ogni attacco è parte di questa strategia repressiva e quindi ogni risposta deve formare una strategia di lotta che parta dei singoli fatti che sia mirata ad unirli dentro un fronte di classe contro la repressione per aumentare la forza che integri la difesa legale con la mobilitazione, mettendo al centro gli interventi tra la classe operaia che deve assolutamente occuparsi di repressione.

Questo dovrebbe essere sufficientemente chiaro per dire che non ci sono giochini o scappatoie che tengano. La via legale portata avanti da alcune organizzazioni politico-sindacali come soluzione è una resa perdente. I fatti sotto accusa sono lotte, non reati e vengono colpiti in quanto mobilitazioni anche con i decreti sicurezza del governo che tendono a trasformare tutto in reato e con condanne con pene pesanti rispetto al reato stesso, tutti aspetti che approfondiremo in una successiva controinformazione inerente anche questo attacco repressivo per dare un nostro contributo anche a livello nazionale.

Per questo la mobilitazione e la solidarietà di classe contro la repressione non può che essere una risposta collettiva, una risposta collettiva, di unità nella lotta contro la repressione, contro la falsa linea di rispondere solo ai propri attacchi o di piegare la risposta alla difesa tecnico-legale.

E tutto questo deve essere collegato a tutto quello che si muove a livello nazionale sullo stesso terreno e nella stessa direzione per rafforzare i rapporti di forza e farla finita con questo sistema capitalista/imperialista.

In questo senso “la repressione non spegne ma alimenta la ribellione".

 

Palermo

Dallo scoppio della guerra e dell'attacco al popolo palestinese da parte del governo genocida di Israele che anche a Palermo si susseguono naturalmente diverse manifestazioni perché non c'è una tregua in questa faccenda, non è una tregua vera quella firmata degli USA e di Israele, detta pubblicamente e sventolata come iniziativa seria ma che invece è solo una finzione.

Non c'è una pausa nella guerra genocida e lo si vede quotidianamente, Israele non solo continua il genocidio oramai certificato ad ogni livello del popolo palestinese ma sta approfittando anche della situazione di caos che hanno creato appositamente nell'area con l'attacco in particolare all'Iran per allargare l'area di controllo militare di Israele per esempio fino in questo momento addirittura a metà del Libano.

Non c'è tregua quindi e non ci può essere tregua per l'azione dei militanti, per la denuncia, per le manifestazioni, naturalmente parliamo soprattutto dei militanti con l'eccezione delle manifestazioni di settembre, dell'ottobre scorso e poi di quella di Roma che ha segnato un punto di svolta nella quantità e qualità di chi ha partecipato alle manifestazioni e a quella nazionale e tutte queste manifestazioni hanno avuto una corrispondenza locale anche qui a Palermo con una partecipazione molto più alta rispetto alle alle normali manifestazioni che si sono svolte all'inizio della lotta contro la guerra, della solidarietà alla Palestina “libera dal fiume fino al mare”. Le ultime sono state quelle del 16 maggio a sostegno della Flotilla che è stata attaccata da Israele con tutte le conseguenze, con i reati, con crimini contro l'umanità anche in quel caso con violenze, torture e sequestri illegali e poi quelle del 29 maggio all'interno della giornata di lotta generale.

In Sicilia in particolare la questione della guerra tocca naturalmente anche il fatto che ci sono le Basi e che quindi alcune manifestazioni sono specifiche per esempio a Trapani quella dell'installazione di F35, il nuovo aeroporto che dovrebbe diventare proprio base militare, così come Niscemi e il MUOS che è pienamente attivo all'interno della guerra attuale e Sigonella da dove partono aerei, droni e un controllo generale sull'area dove si sviluppa la guerra.

In questo senso la lotta contro la guerra si è intrecciata man mano con quella della solidarietà alla Palestina che gridiamo nei cortei “libera dal fiume fino al mare” per esprimere tutta la serietà delle rivendicazioni di solidarietà alla Palestina e con la resistenza senza se e senza ma.

Queste manifestazioni è chiaro che sono fatte praticamente fondamentalmente da militanti, quando il momento importante cala come attenzione generale, vengono fatte dai militanti e sono proteste vive con cortei, presidi, presidi vivaci, sempre contro il genocidio e lo stato nazisionista di Israele.

In questo contesto quello che risalta però è meno chiarezza o determinazione sia nella denuncia contro il governo Meloni e questo riguarda anche le organizzazioni palestinesi e di Palermo per esempio, ma non solo la denuncia ma anche il tipo di manifestazioni, delle forme di lotta che vengono utilizzate.

Le forme in cui si fanno, c'è una specie di ritualità rispetto al tipo di manifestazione che si fanno, mentre nel contesto generale quando si fanno gli interventi ci si lamenta comunque sempre della non partecipazione popolare, a parte le eccezioni di cui abbiamo detto e questo contrasta col fatto che non ci si impegna poi nella quotidianità delle iniziative di lotta, delle iniziative di propaganda, a svilupparla tra i proletari, i lavoratori, le masse popolari, questa denuncia contro la guerra, contro il governo, contro il genocidio e al sostegno della Palestina, quindi ci si limita ai cortei al centro, presidi importanti, necessari che danno visibilità e sono un fastidio oggettivo contro il governo che però deve tenere conto di volta in volta con le manifestazioni che si fanno, che però non incidono sul fatto che si allarga la propaganda a settori più larghi, si fanno tentativi unitari, quando ci sono riescono e riescono tra le diverse sigle che sono attive nelle manifestazioni, nella denuncia sia del genocidio che del governo e quindi lì in quei casi si riesce ad ottenere manifestazioni un po' più importanti dal punto di vista numerico.

Per quanto ci riguarda noi portiamo alla manifestazione, la denuncia oltre che nelle manifestazioni nel quartiere, tra i lavoratori - abbiamo fatto anche ultimamente esattamente la stessa cosa, sia nella manifestazione del 16 che è stata a sostegno della Flotilla che nella giornata dello sciopero del 29, in particolare in questo caso tra gli operai della Fincantieri per esempio come nucleo importante di lavoratori, di operai a Palermo e verso altri lavoratori, abbiamo portato le ragioni di questa lotta, della lotta necessaria contro il governo, in particolare contro la guerra, un governo che è sempre più complice del genocidio, ogni giorno che passa si fa complice del genocidio ed è una lotta che deve essere non solo dal punto di vista economico, perché chiaramente le masse popolari in particolare tutti quanti stiamo risentendo, si risente dell'effetto che ha sull'aumento dei prezzi in generale, sul peggioramento in generale delle condizioni, ma anche oggi portiamo il problema del lato ideologico e politico che viene sviluppato, perché appunto questo governo ha questo in più di ideologico nel sostegno a Israele, nel sostegno agli Stati Uniti che a loro volta sono il puntello fondamentale di Israele e nell'area. Per questo insistiamo nel fatto che la lotta contro il governo deve essere a 360 gradi e deve essere portata in ogni ambito fino alla sua eventuale necessaria cacciata e lo abbiamo detto esplicitamente.

Quindi non si tratta di parlare genericamente di far prendere posizione al governo, perché la posizione del governo è abbastanza chiara, più chiara di così non potrebbe essere, ed è anche inserita nel contesto che porta verso il moderno fascismo.

Quindi la propaganda deve continuare, le manifestazioni devono continuare e devono continuare con una discussione più aperta, chiara, sulle forme, anche sulle posizioni che man mano si prendono nelle manifestazioni, nelle assemblee di chi effettivamente si occupa come militante di queste iniziative, è chiaro che queste manifestazioni abbiamo detto danno fastidio al governo, tanto danno fastidio al governo che anche a Palermo hanno portato per esempio ai tentativi di repressione, alla repressione vera e propria che in particolare ha colpito alcuni militanti di Antudo con Luigi che è stato addirittura 8 mesi in un carcere di massima sicurezza accusato di aver attaccato la sede della Leonardo S.P.A. a Palermo che è coinvolta pienamente nelle attività con grandi profitti, in particolare nell'attività della produzione di qualsiasi materiale di tipo elettronico che serve poi per la guerra.

Quindi una repressione che in maniera più “leggera” aveva toccato addirittura altri 7 manifestanti qualche mese fa per manifestazioni non autorizzate sempre a favore della Palestina che sono cadute poi nel vuoto, come sta cadendo nel vuoto la repressione più pesante che riguarda Luigi che è stato condannato in primo grado per il reato di terrorismo che è decaduto, però c'è ancora in ballo il reato di aver lanciato secondo l'accusa una molotov all'interno della Leonardo. Queste sono le repressioni pesanti, ci sono quelle un po' più “leggere”, ma sempre di repressione si tratta e quindi è chiaro che il Governo, lo Stato, all'interno di un piano nazionale, alle iniziative contro la guerra e di sostegno alla Palestina risponde con la repressione, su questo non c'è dubbio, è il modo del Governo di tentare di fermare la solidarietà, la lotta necessaria contro la guerra e le sue conseguenze che invece non può fermare e in questo senso le prossime iniziative che si faranno saranno anche all'insegna della necessità di una lotta contro il Governo e contro tutti gli aspetti non solo della guerra e di complicità nel genocidio ma anche contro la repressione messa in atto da questo Governo.


 

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