da ORE12 Controinformazione rossoperaia del 03.06.26-1
Come mai i giornali ora sono così pieni di dettagli precisi sulla strage dei braccianti di Amendolara? Ora sanno tutto, descrivono tutto, all'improvviso gli "invisibili" diventano immediatamente visibili. Non dovremmo aggiungere niente a quello che descrivono i giornali sulla condizione dei braccianti in Calabria, in Puglia, in Basilicata; eppure, oltre al fatto che non bisogna mai stancarsi di descrivere questa condizione "schiavista" e di denunciarla, il punto ora è il che fare.
E sul che fare siamo alle solite: la catena di inchieste giudiziarie - ma non c'erano prima e finora, cosa hanno prodotto? Le denunce apparse sui giornali, che cosa hanno prodotto? Cos'ha prodotto l'attività, anche spesso lodevole, dei sindacati, della CGIL sostanzialmente? perché la CISL e la UIL o non sono presenti nelle campagne oppure sono completamente d'accordo per lo sfruttamento schiavista dei lavoratori e spesso vi è un intreccio molto stretto tra padroni e padroncini che gestiscono questo lavoro nelle campagne e organizzazioni sindacali che lo favoriscono.
Così come è del tutto evidente che questo sistema, chiamato caporalato, in realtà si chiama capitalismo, sfruttamento selvaggio, riduzione in schiavitù dei lavoratori migranti approfittando delle leggi del
governo che permettono questo sfruttamento.Quindi, dove vanno a finire tutte queste denunce? Quanti altri morti ci devono essere nelle campagne perché questa cosa diventi materia di uno sciopero generale, diventi materia di manifestazioni, di proteste anche violente nei confronti dei padroni sfruttatori e, naturalmente, del sistema economico, politico, militare, criminale, che lo mantiene.
Tutto questo avviene ogni estate, ogni giorno, si condisce sempre più di sfruttamento e di razzismo, un razzismo diffuso, un razzismo istituzionale, la cui matrice è il governo, lo Stato, le istituzioni. E' da questo che bisogna partire per non ripetere l'eterna giaculatoria.
Ovunque i migranti vengono sfruttati e schiavizzati, sia alla costruzione del nuovo Consolato a Milano degli Stati Uniti, sia nelle campagne della Calabria, della Puglia e della Basilicata.
La lotta nelle campagne richiede l'autonomia e l'organizzazione della Lega dei Migranti, un tentativo in questo senso è stato fatto negli anni scorsi, con “Campagne in lotta” che, nei limiti del possibile, come Slai cobas abbiamo supportato. Ma chiaramente siamo ben distanti dalla necessità di combattere lo schiavismo, lo sfruttamento.
Quindi tocca al sindacalismo di classe, tocca allo Slai cobas per quanto ci riguarda nei territori della Puglia e della Basilicata - e se ci arriviamo anche della Calabria - offrire un punto di riferimento che richiede anche una presenza sul territorio e un appello ai compagni del territorio perché siano presenti, perché si lavori verso le campagne. Noi proviamo a farlo ogni volta che riusciamo ad andarci, ma chiaramente siamo una realtà di Taranto, siamo una realtà che per raggiungere questi territori ogni volta deve fare viaggi, deve girare, non può starci stabilmente.
Ma oggi il problema è organizzare i braccianti, trasformare la denuncia in organizzazione, e per organizzare i braccianti bisogna capire che si ha a che fare con caporali che spesso provengono dalle etnie, come è il caso della cosiddetta mafia pakistana, ma ce ne sono anche altre, che operano per conto di quelli per cui lavorano. Quindi che cosa facciamo senza colpire le aziende piccole, medie e grandi che li sfruttano? Evidentemente nulla.
Senza bloccare la produzione, senza trasformare la denuncia in lotta, organizzazione non è possibile neanche una minima difesa. Ma basta parlare del fermo delle attività produttive in questa zona, basta parlare di colpire i padroni e padroncini che quotidianamente producono schiavismo e subito si ha a che fare con amministrazioni comunali complici, con parti degli apparati statali complici, con parti della magistratura complici e chiaramente con il braccio armato dei padroni e padroncini che chiamano la “malavita organizzata” che è parte di questo sistema di sfruttamento.
Ora però la catena si sta allargando a dismisura e si fonde con il razzismo di Stato, con la politica dei governi e questo lo vediamo proprio in questi giorni perché non c'è solo la strage di Amendolara, ci sono state anche le aggressioni sempre più frequenti dei migranti, fino ad ammazzarli; c'è stato il caso del bracciante di Taranto, Bakari Sako, ucciso selvaggiamente da razzisti, razzisti che vengono anche dalle file del popolo e che sono più o meno legati alla bassa malavita.
Razzisti sono gli esecutori ma i mandanti restano uguali: questa catena dello sfruttamento capitalistico è sistemica ed è una catena il cui cuore sono le leggi del capitale, del massimo profitto, il minimo del salario e delle condizioni di lavoro più disumane, sono le leggi delle catene commerciali che partono dallo sfruttamento dei braccianti pagati anche 1 euro all'ora e arrivano ai grandi centri commerciali dove i prezzi di quei prodotti raccolti dai migranti sono sempre più alti; è evidentemente l'applicazione sul territorio delle leggi dello Stato, di un governo, della Meloni, Salvini, e tutta la banda, che li vuole cacciare, che li vuole affondare con un blocco navale, di un governo che vuole rinchiudere i migranti nei lager CPR, un governo che vuole trasferire i migranti nei centri in Albania.
Sul territorio cosa diventa tutto questo se non quello che assistiamo in questi giorni?
Si vuole colpire una parte consistente di quello che è il proletariato di questo Paese, si vuole dividere e isolare i proletari più sfruttati dai proletari nelle fabbriche e nei posti di lavoro, alimentando il razzismo, nell'interesse esclusivo dei padroni e del governo fascista.
Ma per fare questa parte abbiamo bisogno che tutti i compagni e compagne, associazioni, si uniscano intorno a una linea di sindacalismo classista e combattivo, un sindacalismo in grado di fare la guerra di classe contro i padroni e gli sfruttatori.
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