
Operai di Cassino fermi: solo 24 giorni di lavoro nei primi cinque mesi. E il futuro non induce affatto all'ottimismo, nonostante le promesse di Stellantis
La fabbrica Stellantis di Cassino è praticamente ferma. Nei primi cinque mesi dell’anno gli operai hanno lavorato solo 24 giorni: il resto del tempo è stato segnato da fermate produttive, ferie forzate e cassa integrazione. Un dato drammatico che fotografa la crisi più profonda degli ultimi anni per uno degli stabilimenti simbolo dell’automotive italiano, dove si producono (molto a singhiozzo) Alfa Romeo Stelvio, Tonale e Jeep Compass. La situazione rischia di diventare insostenibile per oltre 3.000 lavoratori diretti e per l’indotto locale.
Da gennaio a maggio 2026 lo stabilimento laziale ha accumulato una serie interminabile di stop e a giugno non andrà meglio, essendo già stato programmato il fermo dal 1° al 5 che interesserà
lastratura, verniciatura, montaggio e reparti collegati. Dopo la chiusura di fine aprile, la linea è ripartita a rilento, con intere settimane senza un’auto prodotta. La causa principale è la scarsa domanda dei modelli attualmente in gamma, unita a una strategia aziendale che privilegia altri siti europei. Il risultato è che la capacità produttiva installata è utilizzata solo per una frazione minima: interi reparti restano spenti e gli operai alternano giorni di lavoro a periodi di ammortizzatori sociali. Una situazione che erode competenze, demoralizza il personale e fa lievitare i costi fissi dello stabilimento.SINDACATI E REGIONE CHIEDONO UN TAVOLO DIRETTO
Di fronte all’emergenza, FIOM e CGIL hanno alzato il tono. Durante la riunione convocata in Regione Lazio hanno chiesto con forza un confronto diretto con Stellantis, senza intermediari, per conoscere il vero piano industriale sul sito di Cassino. I sindacati denunciano il rischio di desertificazione produttiva e pretendono garanzie occupazionali concrete, non semplici promesse. Il presidente Rocca ha ascoltato le parti sociali e ha ribadito la necessità di interventi immediati, sottolineando che la Regione è pronta a fare la propria parte ma non può accettare un lento declino dello stabilimento. L’incontro ha messo in luce una frattura profonda tra le esigenze del territorio e le scelte del gruppo multinazionale.

ROCCA APRE A DONGFENG, ALTAVILLA NON ESCLUDE BYD
Il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca ha aperto esplicitamente alla possibilità di coinvolgere nuovi partner, citando tra le ipotesi Dongfeng, per riportare Cassino a piena produttività. “Serve un piano ambizioso – ha detto – che garantisca volumi e futuro“. Parole che segnano un cambio di passo istituzionale: non più solo richieste, ma disponibilità a esplorare alleanze anche extra-europee pur di salvare i posti di lavoro. In parallelo, Alfredo Altavilla di BYD, nel confermare che il suo Gruppo è potenzialmente interessato a qualsiasi capacità produttiva esistente in Europa (Cassino inclusa), ha lanciato in un’intervista un messaggio chiaro al management Stellantis e all’Europa intera: senza una svolta radicale – compresa una maggiore apertura a joint-venture strategiche – il Vecchio Continente rischia di perdere pezzi importanti della sua industria auto. Altavilla ha criticato l’attuale approccio troppo cauto di fronte all’avanzata cinese e ha invitato a scelte coraggiose per difendere la manifattura italiana.
La vertenza di Cassino non è più solo una questione aziendale: è diventata un banco di prova per l’intero settore automotive nazionale. Tra cassa integrazione prolungata, pressing sindacale e aperture istituzionali a nuovi partner, i prossimi mesi saranno decisivi. I lavoratori attendono risposte concrete, non altre riunioni. Perché 24 giorni di lavoro in cinque mesi non sono più sostenibili: è arrivato il momento di decidere se Cassino tornerà a essere una fabbrica o diventerà un ricordo
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