mercoledì 3 giugno 2026

pc 3 giugno - Contro la Repubblica della guerra della repressione, del moderno fascismo e dello sfruttamento

Il 2 giugno è la Festa della Repubblica. La data fa riferimento all’elezione dell’Assemblea Costituente che approvò la Costituzione entrata in vigore il 1º gennaio 1948, e le elezioni per questa Assemblea si sono svolte il 2 giugno 1946.

Il nostro popolo, i lavoratori, i tanti giovani e donne che avevano preso le armi contro il fascismo e contro quello che era il suo “padrone” di allora - e questo va sempre ricordato perché dietro la prosopopea propagandistica degli interessi nazionali, della patria, fatta dai fascisti di oggi come di allora c’è sempre stata la subordinazione, il servilismo - e quel loro padrone di allora aveva occupato militarmente il nostro paese proprio grazie ai fascisti tronfi di “patria”, di nazionalismo, quindi la data dell’elezione della Costituente originariamente è la data che ha espresso la forza della Resistenza partigiana per una Nuova Italia, idee e programmi per una nuova società.

Ma le vicende storiche fino ai giorni nostri non sono andati certo avanti di vittoria in vittoria, di applicazione della Costituzione Antifascista, i governi borghesi che si sono succeduti hanno lasciato il simulacro della Costituzione ancora in vita ma senza la sua forza materiale, i partigiani venivano disarmati e ai fascisti venivano aperte le porte delle carceri proprio grazie alla politica del Partito Comunista con la sua direzione sempre più convinta che democrazia, riforme, elezioni rappresentavano la “via italiana al socialismo” senza però mettere in discussione il potere dei padroni.

Dietro quelle illusioni c’era la conciliazione con i padroni, lo Stato borghese si rafforzava e mandava la polizia a sparare ai lavoratori e, se questa non bastava, fece affidamento allo stragismo neofascista per contrastare la forza operaia, forza che era tale perché faceva politica e voleva risolvere il problema del potere politico in questo paese, nelle mani dei lavoratori, così è esploso l’Autunno caldo, la lotta armata degli anni ’70 contro cui lo Stato mise le bombe sui treni, scatenò la sua repressione, mise in piedi tribunali, anni e anni di carcere per i compagni.

In questa data oggi c’è la retorica della prima volta, nella storia italiana, che le donne parteciparono al voto e furono quasi 13 milioni ad affollare i seggi, una retorica che serve a seminare illusioni che con le elezioni, con la delega ad un sistema elettorale oggi che favorisce i partiti espressione degli interessi dei padroni si possa sconfiggere la violenza femminicida, il potere patriarcale, il ricatto e le discriminazioni nel lavoro delle donne oggi.

Quindi è da molto tempo che il 2 giugno i proletari non hanno niente da festeggiare. Ma i borghesi liberali e i fascisti non mollano la presa e ci provano ancora a cancellare qualche articolo della Costituzione, i cosiddetti “democratici” hanno fatto politiche antidemocratiche e hanno preparato il terreno al ritorno dei nuovi mostri che sono la consorteria impresentabile dei fascisti moderni al potere oggi nel nostro paese, il peggio che la società italiana potesse esprimere, “sono tornati” aveva detto qualcuno e sono tornati con l’obiettivo di sempre: conquistare il potere politico per servire i padroni.

Lo ripetiamo: i proletari in lotta contro padroni e governi, gli antifascisti, chi lotta contro la guerra, chi si batte in maniera coerente per la difesa dei diritti democratici, chi sostiene i diritti degli immigrati, chi solidarizza con i popoli che resistono o che vengono colpiti dalla violenza delle bombe e di tutta la tecnologia di morte che i governi imperialisti - compreso il nostro - hanno creato per le loro nuove guerre, che si battono contro i cambiamenti climatici e la distruzione ambientale, ma quale Repubblica dovrebbero festeggiare?

Con i fascisti moderni al governo lo Stato borghese gli ha creato la copertura necessaria, è dal consenso delle masse alla formazione di un regime con non può prescindere, ed è il solito Mattarella alla Presidenza della Repubblica che corre in aiuto, ancora una volto, al governo, il Mattarella delle firme ai decreti sicurezza, della grazia a Minetti mentre in carcere i proletari continuano a morire ma nella giornata di oggi la Presidenza della Repubblica è ai “fragili” che rivolge le sue preoccupazioni ma perché non si ribellino innanzi tutto: «Bisogna consolidare l’architettura della fiducia tra istituzioni e cittadini»: il messaggio del Colle annuncia lo spirito dell’apertura del palazzo presidenziale al mondo dei cosiddetti «fragili», riporta un quotidiano.

Scrive Il Messaggero: “Per celebrare l'ottantesimo anniversario della Repubblica, la Festa Nazionale avrà luogo domani - oggi, ndr - nella Piazza del Quirinale. Coinvolge la comunità dei cittadini con eventi mirati e piazze collegate da grandi e piccole città, attraverso maxischermi in 100 Comuni. Una scelta simbolica: uscire dal Palazzo e tornare nell'agorà, luogo iconico della nascita della democrazia della Grecia classica. Un segnale forte che arriva in un momento in cui la memoria di come è stata fondata la Repubblica e di come è stata scritta la Costituzione resta nel profondo della coscienza collettiva, ma si è un po' appannata in un esercizio retorico-politico di memoria quasi di routine, che significa più̀ un ricordo di facciata che di contenuto”. Lo dice la stessa stampa borghese.

Sempre ieri - riporta il manifesto - un centinaio di attivisti di Extinction Rebellion ha montato un accampamento-presidio a piazza dell’Esquilino, a poche centinaia di metri dai Fori imperiali dove passerà la parata. Il presidio si è aperto con l’installazione di una grande riproduzione della terra e di un missile con le caricature di Donald Trump e Giorgia Meloni, con lo striscione «Fascisti su Marte, Democrazia sulla Terra». Ad un certo punto alcuni agenti di polizia, evidentemente non impegnati a recuperare i cavalli alla Terme di Caracalla, hanno strappato le caricature di Trump e Meloni, secondo quanto riferiscono i manifestanti, calpestando alcuni di loro. «Questa è l’idea di democrazia e libertà di espressione di Meloni: una semplice caricatura e un messaggio sarcastico fanno così paura? – denunciano gli attivisti – Questa piazza è diventata zona rossa per i principi fondanti della Repubblica, quelli che questo governo celebrerà tra pochi giorni». Per ER « non ci sono diritti se si inaspriscono le pene e i controlli contro la libertà di dissenso. Non c’è pace se si sostiene un genocidio e si aumentano le spese militari. Non c’è solidarietà se si lasciano morire persone in mare”.

Quindi è a questa Repubblica a cui si dovrebbero riconoscere i lavoratori, i giovani, le donne, gli immigrati che vivono e lavorano in questo paese?

In realtà oggi governo/Stato/Istituzioni celebrano la Festa delle parate militari, delle truppe e dei mezzi militari in pompa magna, del militarismo esibito che tradisce l’articolo 11 della Costituzione, si celebra la repubblica della guerra, del riarmo, del nazionalismo imperialista aizzati dal complesso militare industriale che è colonna portante di questo governo, che non intenzione più di agire più sulla difensiva ma sull’attacco, un processo comunque generale dei governi a livello mondiale.

“L’Italia raddoppia i soldati “di pace” e nessuno in Parlamento si è svegliato, titola il giornale online Kulturjam.

L’Italia raddoppia i soldati in pronto intervento: da 2.867 a oltre 6.500. Tre nuove missioni in Iraq, Somalia e Tunisia. Costo totale: 1,8 miliardi..Il 14 maggio scorso il governo italiano ha approvato le delibere sulle missioni militari internazionali per il 2026, trasmesse al Parlamento il 19 maggio in un documento di oltre 800 pagine...Il dato più significativo, però, non riguarda il numero totale di truppe dispiegate — leggermente diminuito rispetto all’anno precedente — ma la componente delle Forze ad alta e altissima prontezza, il contingente disponibile per dispiegamenti immediati senza ulteriore autorizzazione parlamentare”. In Tunisia i militari andranno per addestrare la guardia marittima e fare manutenzione navale. La Tunisia è il paese con cui l’Italia ha stipulato accordi per il controllo dei flussi migratori, pagando generosamente un governo autoritario perché faccia il lavoro sporco di respingimento che l’Italia non può fare apertamente senza violare il diritto internazionale”. Questa è la sostanza, dietro ogni retorica propagandista, del cosiddetto Piano Mattei del governo Meloni/Crosetto. E tutto questo passa senza un’opposizione in Parlamento.

Il quadro economico del rapporto Eurispes è allarmante: più di sei cittadini su dieci arrivano a fine mese con difficoltà e circa un terzo (33,1%) deve attingere ai propri risparmi. Il 10% più ricco delle famiglie italiane detiene il 59,9% dell’intera ricchezza nazionale.

E di fronte a tutto questo governo che cosa fa?

Destina risorse alle armi, sta preparando il tredicesimo pacchetto di aiuti all’Ucraina, con il ministro Giorgetti richiederà i fondi Safe europei - cioè nuovo debito scaricato sui lavoratori e sulle masse, perché sullo Stato sociale il governo ha fatto pesanti tagli mentre la priorità è il loro sistema di Difesa, sono i mezzi anti-aerei e anti-droni, il Samp/T di produzione italo-francese, con la Leonardo, azienda di Stato, produrrà nuovi droni assieme alla Polonia.

Niente fondi per i lavoratori, per i salari, per la sicurezza sul lavoro, per la Scuola, Sanità, Trasporti, ma tutto per il riarmo e la celebrazione della “mala parata” del 2 giugno di questo governo con la benedizione di Mattarella, dove non sono a sfilare gli attivisti della Flotilla, chi si batte ogni giorno nei luoghi di lavoro, nelle piazze, contro la guerra, le brigate di solidarietà che si attivano quando il nostro popolo subisce le pesanti conseguenze di un’alluvione o di un terremoto, ma a sfilare saranno i militari con i passi cadenzati e il petto gonfio, armi in pugno e sfoggio di mezzi militari per celebrare gli avanzamenti tecnologici al servizio della guerra, della morte, della distruzione.

E come non bastasse ci sono anche più soldi per mantenere questa casta di parassiti ingannapopolo al governo, infatti “tra una spesa del sabato al supermercato e l’altra, Meloni ha trovato 9 miliardi di risorse in più da distribuire per compensi di ministri, sottosegretari, commissari straordinari, consulenti, portaborse, eventi,voli di Stato, auto blu, fondi all’editoria (+4,5 mln)”, come riporta il Fatto Quotidiano.

I proletari e le masse non hanno niente da festeggiare, il 2 giugno serve al rilancio del nazionalismo, della guerra, dei preparativi di tutto questo scaricati sui lavoratori e sulle masse.

I fondi per i programmi di acquisto di armamenti previsti per il 2026 raggiungono un record storico di oltre 13,1 miliardi di euro, in crescita di circa il 60% rispetto al 2022. In tre anni di questa legislatura, il Parlamento ha approvato 78 programmi di riarmo con stanziamenti pluriennali per 36 miliardi di euro complessivi. Nei prossimi 15 anni sono programmati oltre 130 miliardi per nuovi sistemi d’arma.

Dietro tutta la retorica propagandistica per cementare il consenso delle masse verso questo governo e questo Stato c’è la sostanza di queste scelte contro i lavoratori e le masse, contro i popoli, che per un’altra Repubblica e per un altro governo devono cominciare a ragionare e a lavorare, politicamente, organizzativamente.

 

 

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