A Gioia Tauro ci sono 16 container fermi con forniture militari per Israele: la Flotilla protesta in mare
Da Fanpage
Al porto di Gioia Tauro restano bloccati 16 container diretti in Israele con acciaio dual use di grado militare partito dall’India. Dopo i controlli della Guardia di finanza, il nodo passa al Viminale: deve nominare un perito per verificare la lega del metallo. Flotilla denuncia l’uso dei porti italiani per “l’economia di guerra” e organizza un presidio sul posto.
Al porto di Gioia Tauro ci sono 16 container, alcuni arrivati già a marzo dall'India, che sono diretti verso Israele a bordo navi di Msc, società che gestisce il terminal dedicato ai container nel porto della città calabrese. La spedizione è partita da una ditta indiana che produce anche acciaio balistico destinato all'industria militare. Dopo le segnalazioni di sindacati, attivisti, parlamentari ed europarlamentari, le verifiche della Guardia di finanza hanno stabilito che al loro interno ci sarebbe acciaio di grado militare, attualmente classificato come dual use, che potrebbe essere utilizzato per scopi bellici.
Otto di questi container erano segnalati in partenza per venerdì 29 maggio e sarebbero dovuti arrivare al porto di Haifa entro il 14 giugno, ma il loro invio è stato rimandato. Nel frattempo il collo è fermo al porto di Gioia Tauro, perché la legge italiana impedisce il commercio e il transito di materiali d'armamento verso Paesi in conflitto. Per sbloccare la situazione, il ministero dell'Interno deve nominare un perito che possa verificare la composizione della lega di questi materiali, ma le risposte tardano ad arrivare e la situazione è immobilizzata.
Proprio per la giornata di oggi il sindacato di base Usb, insieme agli attivisti della Global sumud flotilla,
La vicenda di Gioia Tauro non è una novità. Al porto della città già a giugno 2025 erano arrivati due carichi di armi, diretti sempre verso Israele, che sono stati poi sequestrati dalla Guardia di finanza e dall'Agenzia delle dogane e dei monopoli. Il porto calabrese non è l'unico interessato dalla presenza di container sospetti, diretti verso le coste israeliane: la Cgil a marzo segnalava l'arrivo a Cagliari di altre casse contenenti armi e munizioni dirette a Tel Aviv. Il carico è stato poi fermato e sottoposto a controlli.Sempre a metà marzo sono arrivati i primi 8 carichi di quest'anno anche a Gioia Tauro, tutti trasportati dall'India dalle navi Msc Siena e Marie Lesclie. Il mittente è l'azienda R. L. Steels & Energy Ltd, come segnalato già nelle pagine del Fatto quotidiano a marzo, un'azienda che si occupa di produzione di acciaio balistico per uso militare. Gli attivisti dei collettivi pro-Palestina locali e i sindacalisti della città hanno chiesto alla Guardia di finanza di effettuare delle verifiche sui materiali scaricati in Calabria. La richiesta è stata presentata anche dalla deputata del Movimento 5 Stelle, Anna Laura Orrico e dall'eurodeputato di Alleanza Verdi Sinistra, Mimmo Lucano. La legge 185/90, infatti, vieta "l'esportazione ed il transito di materiali di armamento verso i Paesi in stato di conflitto armato" e "verso i Paesi i cui governi sono responsabili di gravi violazioni delle convenzioni internazionali in materia di diritti umani, accertate dai competenti organi delle Nazioni unite, dell'Ue o del Consiglio d'Europa".
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