Il sistema indiano di agenzie e intermediari per il reclutamento di manodopera
India La crisi dell’occupazione giovanile, che ha raggiunto una quota del 45,4%, alimenta una spinta costante verso l’emigrazione. In questo scenario opera la Dynamic Staffing Services
In India, la crisi dell’occupazione giovanile, che ha raggiunto una quota del 45,4%, alimenta una spinta costante verso l’emigrazione, sia sotto forma di studenti che di lavoratori. In questo scenario opera la Dynamic Staffing Services (Dss), passata alle cronache come Dynamic House, che ha procurato gli operai per i lavori al consolato Usa di Milano. L’agenzia fondata nel 1977 da S.P. Khosla, ex maggiore dell’esercito, fin dai suoi albori ha inviato manodopera indiana all’estero. Sebbene la società si presenti come un soggetto strutturato con oltre venti anni di esperienza nel collocamento e nella formazione di operai qualificati, il sistema in cui si inserisce rivela un asimmetria di potere che spesso sfocia in forme di sfruttamento.
Le agenzie di reclutamento devono essere certificate dal governo, se ne stimano circa 2mila in tutta l’India. Parallelamente a quelle autorizzate c’è una fitta rete di oltre 100mila società non autorizzate.
Il meccanismo di selezione dei lavoratori non è un processo lineare gestito esclusivamente da uffici formali. Ci sono infatti intermediari che operano principalmente nei villaggi e nelle zone più marginalizzate delle grandi città, sfruttando i legami di fiducia personali per rintracciare i candidati più vulnerabili. Le agenzie certificate come Dss spesso non si interfacciano direttamente con i singoli lavoratori, preferendo esternalizzare la mobilitazione della manodopera a questa catena di intermediari non autorizzati. Il sub-agente diventa così l’unico punto di contatto per l’operaio, con il ruolo di assistente personale per la gestione di colloqui e documenti. Questo rende impossibile per il candidato, già vulnerabile, capire se si sta interfacciando con un agente reale o un truffatore.
Il costo per ottenere un impiego all’estero è uno dei principali strumenti di coercizione. Sebbene il ministero degli Affari Esteri indiano fissi a 20mila rupie (circa 180 euro) il limite massimo che un’agenzia può richiedere, la realtà è differente. I lavoratori finiscono per pagare tra le 70.000 e 1,5 milioni di rupie (tra i 600 e 1.400 euro) per facilitare il processo. Queste somme vengono giustificate come spese per il visto, voli, certificati medici e corsi di formazione. Per coprire tali esborsi, le famiglie degli operai sono spesso costrette a vendere beni essenziali come oro e terreni agricoli, o a contrarre prestiti con interessi elevati, entrando in una spirale di debito che annulla i vantaggi economici del futuro salario.
La mancanza di trasparenza è un elemento costante. Molti operai partono senza conoscere la natura del lavoro, l’entità esatta della retribuzione e le condizioni di vitto e alloggio. Frequentemente vengono fatti firmare contratti in lingue straniere che i candidati non sono in grado di comprendere. Nei casi più estremi, molti operai partiti per lavorare nel campo dell’edilizia in Russia si sono ritrovati arruolati nell’esercito russo per combattere al fronte ucraino. Un esempio è quello di Ravi Moun, un ventunenne che, dopo aver pagato 1,1 milioni di rupie (circa mille euro), è stato inviato al fronte per scavare trincee dopo un addestramento di soli 15 giorni. Il giovane è morto poco dopo, vittima di un inganno che lo ha trasformato da operaio in combattente forzato. Secondo i dati ufficiali, almeno 126 indiani sono stati coinvolti in questo specifico schema fraudolento. Per non parlare di quelli reclutati da Israele.
Il sistema della manodopera globale si regge su un equilibrio
precario tra la necessità di lavoro dell’India e la domanda di
manodopera a basso costo delle economie estere come carne da macello.
Nonostante i tentativi di regolamentazione, la figura del sub-agente
rimane parte integrante del meccanismo, rendendo difficile sradicare le
pratiche di sovrapprezzo e le false promesse che caratterizzano
l’esperienza di migliaia di migranti indiani.
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